LA VERITÀ, TUTTA LA VERITÀ, NIENT’ALTRO CHE LA VERITÀ

Ecco: se qualcuno dovesse venirvi a raccontare che è un bugiardo, sappiate che sono voci false e tendenziose, volgari calunnie, e se le propagate a vostra volta andrete all’inferno, perché lui dice sempre la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità.

Altra verità sacrosanta è che bisogna assolutamente ridurre il numero dei parlamentari di 345 unità, perché ci costano troppo.
450
No ma cosa c’entra? Quelli ci servono assolutamente per consigliare Conte, no? No?
da solo
Sì, ok, ha fatto tutto da solo, i 450 li ha ignorati, ha fatto tutto di testa sua, però è vero che ha fatto tutto bene e tutto giusto, no? No?

Angelo Michele Imbriani

Dopo Cassese e Ainis, un altro autorevole costituzionalista si esprime in modo molto critico sulla gestione dell’emergenza. Si tratta di Cesare Mirabelli che è stato anche Presidente della Consulta. Sebbene sottolinei che “la tenuta della democrazia è salda”, Mirabelli muove obiezioni sostanziali alla condotta del governo.
La proroga dello stato di emergenza non si giustifica, perché mancano alla base del provvedimento gli elementi di straordinarietà e temporaneità. Infatti, l’emergenza sanitaria attualmente non c’è ed è al massimo una eventualità futura. Non si può dichiarare una emergenza preventiva, anche perché se davvero accadesse qualcosa di improvviso e di grave ci sarebbero gli strumenti per affrontare la situazione anche senza stato di emergenza.
Il punto più delicato riguarda “l’esercizio dei diritti di libertà: i diritti costituzionali non possono essere soppressi o sospesi. E’ legittimo limitarli, se la legge lo dispone per salvaguardare un altro bene costituzionale come la salute, ma ciò deve essere giustificato, temporaneo, proporzionato al fine da seguire, con un bilanciamento tra i diritti in gioco”.
Ad esempio, la libertà di circolazione, secondo la Costituzione, può essere limitata in via generale solo se la legge lo stabilisce. Con dei provvedimenti amministrativi, come Dpcm e ordinanze regionali, lo si può fare solo per situazioni locali circoscritte, come terremoti o altre catastrofi naturali. “Al contrario, desta preoccupazione vietare in modo assoluto la libertà di circolazione o il diritto di riunione”.
Mirabelli rileva anche che il tribunale costituzionale tedesco ha dichiarato illegittimo il provvedimento che chiudeva gli edifici di culto, ritenendo che esso equivalesse alla soppressione della libertà religiosa.
Mirabelli è molto critico nei confronti dei Dpcm, che mancano di quelle forme di garanzia – controllo del Parlamento e del Presidente – che è invece prevista per i decreti legge.
Infine, il monito più preoccupante: “quando si toccano i diritti costituzionali e di libertà, temo un rischio di assuefazione”.
Per quanto mi riguarda non è già più un rischio ma una realtà: l’assuefazione alla soppressione delle libertà personali in cambio del feticcio della sicurezza sanitaria.

Però almeno i verbali li ha resi pubblici, no? No?
verbali
Restando in tema sanitario, immagino che avrete già visto – e doverosamente festeggiato, come minimo a champagne – la splendida novità:

August 13, 2020

È di oggi, mercoledì 12 agosto, la notizia della nomina dell’ex premier Mario Monti alla presidenza della Commissione per la Salute e lo Sviluppo sostenibile, appena istituita dall’Oms Europa.
Lo scopo? “Ripensare le priorità relative alle politiche da attuare alla luce della pandemia e formulare raccomandazioni circa gli investimenti e le riforme per migliorare la resilienza dei sistemi sanitari e di protezione sociale”.
(…) MG Maglie su Twitter c(ommenta): “Mi pare naturale che quei venduti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha coperto la Cina, ora diano incarico a Mario Monti  di controllare la spesa sanitaria. E’ quello che ci ha fatto tagliare la sanità per 8 miliardi. L’uomo giusto al posto giusto”.

https://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/24170711/mario-monti-maria-giovanna-maglie-oms-poltronissima-uomo-giusto-posto-giusto-ricordate-cosa-fece-tempo-adietro.html

Poi ci sono le pistole che ci misurano la temperatura: fidatevene, perché anche loro non possono che dire la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità, no? No?

Covid, lo scanner confonde le vampate della menopausa con la febbre

Lunedì 10 Agosto 2020

Le donne in menopausa potrebbero vedersi ingiustamente negare l’accesso ad aeroporti, pub e ristoranti in cui si misura la temperatura all’ingresso. Questo a causa del fatto che le vampate di calore potrebbero essere scambiate per febbre, uno dei sintomi del Covid-19. A sollevare il tema sono i gestori di una app inglese sulla menopausa, Meg’s Menopause, in un articolo sul quotidiano britannico Daily Mail. Gli scanner della temperatura in uso per l’accesso ai luoghi pubblici, come le pistole puntate in fronte, secondo i gestori della app non misurano la temperatura interna del corpo. Rilevano invece la temperatura della pelle che, sebbene tenda a correlarsi con i picchi della temperatura corporea interna, può variare a seconda dell’ambiente e dell’attività.

I dispositivi possono solo effettuare una stima della temperatura corporea interna misurando il calore irradiato dalla pelle utilizzando la tecnologia a infrarossi. Per questo motivo, secondo la dottoressa Ornella Cappellari, di Meg’s Menopause, vi è un possibile rischio che con le donne in menopausa si venga erroneamente tratti in errore in caso di vampate di calore. «La maggior parte delle donne – evidenzia la dottoressa Cappellari, già ricercatrice dello Univerity College London – soffre di vampate di calore, che possono causare un aumento della temperatura della pelle rilevabile dai controlli della temperatura del Covid-19. La menopausa è una delicata fase di transizione per la maggior parte delle donne. Può capitare di andarvi incontro molto facilmente oppure no». Anche Derek Hill, professore di scienza dell’imaging medico dello University College London, sentito dal Mail Online spiega che è possibile che una termocamera possa erroneamente contrassegnare una vampata di calore come temperatura elevata. Per l’esperto «non è necessariamente sbagliato usare questi dispositivi senza contatto per la lettura di massa» ma un termometro a infrarossi inserito nell’orecchio con un marchio CE potrebbe essere meglio. (qui)

Ma passiamo alle cose veramente serie, come per esempio i dolori del giovane George.

Niram Ferretti

LE PREOCCUPAZIONI DI GEORGE

George Soros, in una intervista oggi pubblicata su “La Repubblica” esprime la sua preoccupazione. Per che cosa? Per L’Italia.

Ascoltiamolo.

“La mia principale preoccupazione in questo momento riguarda l’Italia. Matteo Salvini, leader antieuropeo ha guadagnato consensi finché, sopravvalutando il suo successo, ha commesso l’errore fatale di provocare la crisi di governo. La sua popolarità è in declino, ma è in ascesa quella di Giorgia Meloni di Fratelli di Italia, ancora più estremista e della stessa coalizione”.

L’estremista ancora più estremista Giorgia, sarà forse lusingata da questa caratterizzazione fatta dal grande speculatore, che, nella stessa intervista, qualifica Trump come un imbroglione e un violatore della Costituzione americana (varie volte), anche se non spiega come l’avrebbe violata.
Dobbiamo preoccuparci noi per la preoccupazione di Soros?
Nel mentre, apprendiamo dalla stessa intervista che ha donato 220 milioni di dollari alla “causa dell’eguaglianza razziale e alle cause dei neri”. L’intervistatore gli chiede cosa ne pensa di Black Lives Matter e lui risponde prevedibilmente:

“E’ davvero importante. E’ la prima volta che una larga maggioranza della popolazione, non solo gli afroamericani, riconosce che l’attuale discriminazione contro i neri può essere ricondotta alla schiavitù”.

Frase memorabile. Tutta colpa della schiavitù se George Floyd è stato ucciso e se altri neri americani vengono uccisi dalla polizia, così come è senz’altro colpa della schiavitù se percentualmente la maggioranza dei crimini negli Stati Uniti è commessa dai neri americani.
Trump l’imbroglione, la Meloni estremista, Black Lives Matter un movimento importante (quanti sono i denari da parte di Soros che sono arrivati direttamente nelle sue casse?)
Il pensiero di Soros è luminoso, lui è l’alfiere della Società Aperta, di un mondo senza confini e paratie in cui le differenze nazionali, le identità troppo connotate (come quella ebraica, per esempio) saranno dissolte e finalmente verrà alla luce l’Umanità.
Non è un pensiero particolarmente originale. Idee simili le avevano già avute Saint Simon, il suo discepolo Auguste Comte e, naturalmente, Karl Marx. Ognuno, a suo modo, voleva disalienare gli uomini e renderli più felici. E’ esattamente l’impegno di Soros, il quale, ha devoluto la parte più consistente della sua enorme sostanza, 32 miliardi di dollari (sì, leggete bene) alla costellazione di ONG che compone la sua creatura, la Open Society Foundations, la quale, in suo nome, continuerà a operare anche dopo la sua morte.

Già, il razzismo, problema sempre attuale e veramente drammatico, soprattutto quello fra bianchi e neri

WHITE LIVES DON’T MATTER

Lorenzo Capellini Mion

North Carolina

Lunedì Darius Sessoms, 25 anni, si è avvicinato a Cannon Hinnant di 5 anni mentre il piccoletto era sulla sua bicicletta e gli ha sparato in testa uccidendolo. Sessoms è un vicino di casa della famiglia del bambino ammazzato e avrebbe agito senza apparente motivo.
Darius-Cannon
Ad assistere alla scena le sorelline di 7 e 8 anni del povero bimbo che sono sotto shock e lo saranno per la vita.
Se non abbiamo sentito parlare della sorte di Cannon Hinnant è perché è totalmente inutile alla narrativa. Non si inginocchierà nessuno ma lo ricordiamo noi, perché anche la sua vita conta.
R.I.P. Cannon

Fulvio Del Deo

Roma 10 Agosto: stanotte clandestino della Guinea aggredisce passanti con una bottiglia spaccata. Arrivano i poliziotti e li ferisce.
3 somali aggrediscono alle spalle una ragazza per rubarle il marsupio, il compagno la difende e viene pestato con calci, pugni e un bastone.
Un clandestino del Mali dopo apprezzamenti ad una donna, aggredisce il compagno e lo ferisce con le forbici, mandandolo in ospedale.
Questo in una sola notte.. ed è solo un assaggio di cosa verrà
avanguardia
E infine questo (attenzione: non è per stomaci delicati)

(mi viene indicato come non disponibile, provate ad andarlo a vedere qui, dove io lo vedo)

barbara

MINNEAPOLIS E DINTORNI

I fatti: un negro viene assassinato a sangue freddo da un poliziotto bianco. In conseguenza di questo episodio si scatena la protesta contro la sistematica violenza dei bianchi contro i negri.

Veramente? Ma proprio veramente veramente? Proviamo a guardare un paio di grafici:
uccisi-razze
Uhm… non sembrerebbe proprio che i neri siano le vittime principali. Guardiamo allora la questione da un’altra prospettiva:
violenza interrazziale

Anche qui la leggenda della violenza bianca contro i poveri indifesi negretti fa un po’ acqua, vero? Ma, restando allo specifico fatto di cronaca che ha dato il via a un vero e proprio attacco allo stato, come si comporta la polizia dal punto di vista razziale?
uccisi polizia

Leggiamo poi qui che

“lo studio dimostra altresì come sia il tasso di criminalità violenta da parte di un gruppo razziale a determinare la maggiore probabilità che gli agenti di polizia ricorrano ad uno strike e, tra il 1980 e il 2008, i dati del Dipartimento di Giustizia riportano che il 51 per cento degli omicidi (tipico esempio di criminalità violenta a cui si fa riferimento) totali commessi negli Stati Uniti sia stato eseguito da afroamericani.”

Prendiamo per esempio questa storia.
Justine-Mohamed
Nella tarda serata del 15 luglio 2017 Justine Ruszczyk Damond (usava anche il cognome del compagno, Don, con lei nella foto), veterinaria australiana, sente grida di donna provenire dal vicolo dietro casa sua, nel quartiere, considerato a basso crimine, Fulton, a Minneapolis, temendo che sia in atto un’aggressione o un tentativo di stupro telefona alla polizia, arriva un’automobile di servizio guidata dell’agente Matthew Harrity, al suo fianco il capo pattuglia, Mohamed Noor, cittadino statunitense di origine somala, durante la perlustrazione dichiarano di non notare attività criminali, mentre sono ancora in automobile nel vicolo Justine Damond si avvicina, in ciabatte e pigiama, presumibilmente per chiedere informazioni sulla situazione (e magari essere tranquillizzata), Mohamed Noor “sente se stesso e il collega in pericolo”, estrae la pistola e le spara all’addome, uccidendola. (Nel giugno 2019 viene condannato a 12 anni e sei mesi per omicidio di terzo e secondo grado). Non ricordo di manifestazioni violente e saccheggi da parte della popolazione per protestare contro l’uccisione di quella donna (bianca) da parte di un poliziotto (nero), ma veglie di preghiera e raduni per ricordarla.
(proteste della comunità somala, per la condanna a loro dire troppo severa), qui.

Se poi qualcuno si immagina che siano rivolte spontanee – che ci vuole comunque tanta ma tanta fantasia per crederlo – guardiamo questo appello:
fuck the city
Quello che gli appartiene, certo, perché sappiamo che black lives matter, only black lives and no other life.

Ma non è solo il prendere: qui c’è proprio il piacere orgasmico della devastazione
devastazione
e del colpire, massacrare, assassinare. Vi risparmio il video della donna selvaggiamente aggredita, bestialmente sprangata di fronte al suo negozio, e vi propongo invece questo breve articolo che mostra gli abissi di perversione e di infamia di queste belve mai sazie di sangue umano.

Lorenzo Capellini Mion
capo dip. Richmond
Il capo del dipartimento di polizia di Richmond, Virginia, non ha retto all’emozione raccontando di come i rivoltosi abbiano dato fuoco ad una casa plurifamiliare bloccando poi l’accesso ai vigili del fuoco che accorrevano per mettere in salvo un bambino bloccato all’interno.
È solo un esempio, non cercano giustizia, vogliono la guerra civile.
Media partigiani complici. (qui)

Poi chi sa il francese può leggere anche questo (chi non lo sa può sempre metterlo in un traduttore)

E di chi è la colpa di tutto questo? Ma come, non lo avete ancora capito?

Da Ema Bolo:

Ricapitolando: il Minnesota è uno stato che vota democratico, Minneapolis ha una amministrazione democratica, l’agente indagato s’era già reso protagonista di dubbi episodi di violenza, tra cui l’uccisione di una ventunenne con 2 colpi di pistola all’addome che l’avrebbe aggredito, ma mai rimosso dall’incarico, né dal capo della polizia (afroamericano) né dal sindaco, ma le colpe sono di Trump e dei repubblicani.

E cavalcare la tigre dell’antitrumpismo sembra essere uno sport particolarmente gratificante.

ANARCHIA ORGANIZZATA

“Un uomo di colore viene arrestato e ucciso in un atto di violenza atroce mentre è ammanettato e indifeso. Tre colleghi, nelle immediate vicinanze del poliziotto assassino, osservano il crimine, ascoltano l’uomo di colore che implora e non fanno nulla per fermarlo. Per i successivi giorni orde inferocite mettono a ferro e fuoco le città americane, saccheggiando negozi, bruciando edifici, macchine della polizia e bandiere americane e persino uccidendo persone sul loro cammino. La giustificazione offerta per la loro violenza e i loro atti criminali è che stanno protestando contro un sistema razzista – o nelle pittoresche parole del senatore Bernie Sanders, “Un sistema grottesco di razzismo radicato e disparità economica che ora più che mai ha bisogno di essere abbattuto”. Questi attacchi all’America sono ciò di cui ci stanno realmente parlando le rivolte. Il “sistema grottesco di razzismo radicato” di Sanders è una fantasticheria di sinistra che alimenta la rabbia dei rivoltosi e la loro violenza, la quale è diretta non solo contro gli americani bianchi ma anche contro gli americani di colore ai cui quartieri, centri commerciali e attività commerciali i compagni di Sanders sono lieti di appiccare il fuoco”.

Così comincia il lungo editoriale di David Horowitz su Frontpage Magazine.

L’omicidio di George Floyd da parte di un poliziotto brutale, una mela marcia del corpo di polizia, è diventato il pretesto per azioni coordinate di violenza urbana ben manovrate in cui si sono inseriti gruppi di estrema sinistra come “Black Life Matters” e “Antifa”.
Il loro scopo, dietro sigle roboanti e strumentali, è quello di generare il caos e di mantenerlo in vita il più a lungo. Si tratta di delinquenti comuni, di teppisti travestiti da “social warriors” e che hanno in personaggi come Bernie Sanders, ammiratore di Castro e Chavez, ottimi fiancheggiatori.
La risposta del governo non può che essere ferma.
Il Procuratore Generale William Barr ha dichiarato:
“Sfortunatamente, con le rivolte che si stanno verificando in molte delle nostre città in tutto il paese, le voci delle proteste pacifiche vengono dirottate da violenti elementi radicali. In molti luoghi sembra che la violenza sia pianificata, organizzata e guidata da gruppi estremisti di estrema sinistra e gruppi anarchici che usano tattiche simili all’Antifa”.
Stiamo assistendo a una concertata manovra il cui scopo ultimo è quello di colpire la presidenza Trump, nonostante il fatto che Minneapolis, la città dove è avvenuto l’episodio sia un feudo democratico, nonostante il fatto che Derek Chauvin, il poliziotto che ha ucciso George Floyd, fosse stato mantenuto al proprio posto malgrado si sapesse che era un poliziotto molto problematico, dal capo della polizia di Minneapolis, che è di colore.
La strategia progressista in atto da quando Trump fu eletto, è stata quella della demonizzazione costante della sua persona, della manipolazione e deformazione della realtà atta a fare credere che il responsabile di tutto ciò che di negativo accade negli Stati Uniti sia lui.
La società che i Sanders hanno in mente, la società che i Soros hanno in mente (e Soros è tra i finanziatori di Antifa e Black Life Matters), più “equa”, “libera”, “umana”, è la fantasia degli utopisti senza scrupoli per i quali, il venire in essere di un mondo irrealizzabile, che in realtà altro non è se non il loro modello di mondo giusto (e sappiamo che regimi modello abbia saputo indicare Sanders), si deve, all’occorrenza anche servire di estremisti e delinquenti.
Niram Ferretti, qui.

Il POPOLO

Per Joe Biden candidato sfidante di Donald Trump alle presidenziali del 2020, la decisione di Donald Trump di ricorrere all’Insurrection Act, la legge del 1807 che attribuisce al presidente degli Stati Uniti in casi di emergenza di mobilitare l’esercito federale e la Guardia Nazionale, significa usare “l’esercito americano contro il popolo”.
Per Biden dunque “il popolo” sarebbero le orde di teppisti e saccheggiatori, di delinquenti che in queste ultime ore hanno vandalizzato e saccheggiato. Ultimi episodi a New York dove sono stati presi di mira i grandi magazzini Macey’s e negozi sulla Quinta Avenue, come è accaduto precedentemente a Los Angeles a Rodeo Drive.
E’ bene saperlo. Joe Biden aspirante presidente abbraccia la marmaglia definendola “il popolo”, mentre il presidente in carica, come è nelle sue prerogative, ha il dovere di attivarsi per mantenere l’ordine e la legalità.
“Sono il vostro presidente, di legge e ordine alleato di tutti i manifestanti pacifici. Negli ultimi giorni la nostra nazione è stata tenuta nella morsa di anarchici professionisti, boss violenti, persone incendiarie, saccheggiatori, criminali, rivoltosi, antifa e altri” ha dichiarato Trump.
Fermare il caos è necessario. Tutto ciò non ha nulla a che vedere con “il popolo” e il diritto a manifestare pacificamente. Qualcuno dovrebbe spiegarlo al candidato Biden.
Niram Ferretti, qui.

Per qualcuno, a quanto pare, cogliere certe differenze è cosa troppo complicata
protest-crime
Ma gli inutili – e spesso pericolosi – idioti, non sono una prerogativa d’oltre oceano.

Beppe Sala ieri chiedeva indignato la denuncia dei gilet arancioni che hanno fatto folklore ma nessuna violenza e oggi giustifica gli Antifa che stanno mettendo a ferro e fuoco l’America facendo danni a cittadini di ogni colore e credo?
beppe sala
Marco Lancini

Quando l’ignoranza e la mediocrità si incontrano, ne risulta solitamente una dichiarazione politica di Beppe Sala.
Le sue parole infatti non solo sono pericolose perché sdoganano l’esercizio della violenza come metodo per far sentire la propria voce, a danno di tutti coloro i quali stanno vedendo distrutto il lavoro di una vita dai riottosi, ma evidenziano una chiara mancanza di conoscenza dell’assetto istituzionale americano.
Affermare infatti che vi sia una centralità del Presidente nella gestione dell’ordine pubblico significa mancanza di conoscenza oppure malafede (e conoscendo il background di Sala propenderei per la prima) [io invece propenderei per una combinazione di entrambe: conciliare quell’individuo e la buonafede è come mettere l’acqua e l’olio nella stessa ciotola].
L’imposizione del coprifuoco al pari della richiesta di intervento della Guardia Nazionale è una scelta a discrezione dei governatori dei singoli stati federati.
E praticamente tutti gli stati interessati dalle rivolte sono a guida Democratica (Minnesota, Pennsylvania, California, New York).
Ps: quelli come Sala sono tendenzialmente gli stessi che nel 2014 quando Ferguson era una pentola a pressione scagionavano Obama da qualsiasi responsabilità. (qui)

Poi ci sono gli imbecilli ancora più imbecilli, ma talmente imbecilli da essere veramente convinti che nutrendo il coccodrillo si possa ottenere il privilegio di essere  mangiati per ultimi. È il caso di Bill Gates, che si è schierato anima e corpo dalla parte dei vandali devastatori assassini. E questa è stata la riconoscente risposta dei suddetti signori

In tedesco si chiama Schadenfreude: ebbene sì, sto godendo come un riccio.

Comunque non preoccupatevi: All you need is love, cantavano quelli là; e questo, esattamente, è ciò che ci stanno offrendo: pace, bene e amore universale
love
barbara

QUEL GRAN BRAV’UOMO, BENEFATTORE DELL’UMANITÀ

George Soros, lo speculatore (non) pentito: “Giusto l’attacco all’Italia del 1992. Noi solo messaggeri di cattive notizie”

Ventuno anni fa, con il suo fondo Quantum, contribuì a portare la lira, e la nostra economia, a un passo dal baratro. Ora, George Soros, finanziare americano di origini ungheresi con un patrimonio da 14 miliardi di dollari e una seconda vita da filantropo, è fresco vincitore del premio Terzani, ricevuto ieri a Udine per il suo saggio “La crisi globale e l’instabilità finanziaria europea”. Da lì, parlando con Repubblica e La Stampa, ripercorre la massiccia operazione speculativa che mise in ginocchio nel 1992 il Paese. E difende, non senza un certo cinismo, tutte le sue mosse.
“L’attacco speculativo contro la lira – esordisce Soros – fu una legittima operazione finanziaria”. “Mi ero basato sulle dichiarazioni della Bundesbank, che dicevano che la banca tedesca non avrebbe sostenuto la valuta italiana. Bastava saperle leggere”. Nessun segreto, insomma. Nessuna informazione riservata o soffiata nei salotti dell’alta finanza. Solo una lucida, ma spietata, comprensione della realtà, che Soros sintetizza con una formula particolarmente efficace: “Gli speculatori fanno il loro lavoro, non hanno colpe. Queste semmai competono ai legislatori che permettono che le speculazioni avvengano. Gli speculatori sono solo i messaggeri di cattive notizie”.
“In Italia la tregua non durerà”. Quindi una riflessione sul nostro Paese. La tregua dei mercati verso l’Italia, secondo Soros, “non durerà a lungo. Siamo in una situazione lontana dall’equilibrio”. “L’Italia – dice – “è in grave difficoltà anche se “non è senza speranza. Con dei cambiamenti alla struttura dell’euro potrà risolvere i suoi problemi”. E ancora. “La grave recessione deriva dalle regole di austerità imposte dall’Europa”. Ma ” l’Italia “non rischia di fare la fine di Cipro” afferma ancora Soros per il quale pesa la crisi politica interna. “C’è una tragedia dell’Europa e anche una tragedia dell’Italia: la crisi dell’euro sta lavorando per far tornare Berlusconi…” conclude il magnate.
L’operazione. L’azione di Soros nel 1992 – la vendita di lire allo scoperto comprando dollari – costrinse la Banca d’Italia a vendere 48 miliardi di dollari di riserve per sostenere il cambio, portando a una svalutazione della nostra moneta del 30% e l’estromissione della lira dal sistema monetario europeo.
Le conseguenze. Per rientrare nello Sme, il governo italiano fu obbligato a una delle più pesanti manovre finanziarie della sua storia – circa 93 mila miliardi di lire – al cui interno, tra le tante misure, fece per la prima volta la sua comparsa l’imposta sulla casa (Ici), oggi divenuta Imu. Soltanto cinque mesi prima il presidente del consiglio di allora Giuliano Amato, proprio a causa della difficile situazione economica in cui versava il nostro Paese anche prima dell’attacco speculativo di Soros, era stato obbligato a dare il via libera al prelievo forzoso del 6/1000 sui conti correnti nella notte tra il 9 e 10 luglio.

L’Huffington Post, 12/07/2013

E ora guardatelo, col suo smagliante, affascinante e soprattutto candido e disarmante sorriso, e ascoltatelo

Del signor Soros in questo blog si è parlato qui e qui. Per ricordare la sua “funny” esperienza durante l’occupazione tedesca e lo sterminio degli ebrei guardiamoci questo (per i sottotitoli, per qualcuno più facili da seguire del parlato, cliccare il rettangolino in basso)

E chi chiama antisemita chiunque critichi o detesti o disprezzi il signor Soros, dimostra di essere razzista fino alle budella, dato che per giudicare e valutare una persona, non guarda il carattere, il comportamento, le azioni, ma unicamente la razza. Io invece, non essendo razzista, per giudicare una persona guardo la persona, e la persona Soros è un farabutto, un criminale, un traditore del proprio popolo e tante altre cose ancora.

NOTA: un paio delle cose che formano questo post le ho rubate a Enrico Richetti.

barbara

UN COMMENTO AL COMMENTO DI DEBORAH

Chi è George Soros?
Commento di Deborah Fait

Chi è George Soros?
Uno dei più ricchi magnati del mondo, il suo capitale è stimato in 25 miliardi di Dollari. Nato a Budapest da una famiglia ebraica, completamente assimilata, che viveva anche molto male il proprio ebraismo, sopravvisse al nazismo grazie a documenti falsi. Emigrò negli USA nel 1947 si iscrisse all’università e incominciò la sua carriera di abilissimo investitore.
Quale è la filosofia di Soros?
La sua visione del mondo è monolitica, abolire i confini, essere tutti uguali, sostituire le popolazioni con una forte immigrazione. E’ fautore di una società aperta e di un nuovo ordine mondiale che in realtà limiterebbe la libertà delle persone. Per alcuni complottisti, che però a volte la imbroccano, Soros vuole omologare la società, liberalizzare le droghe, l’eutanasia e influenzare il modo di pensare di milioni di persone. Caroline Glick, giornalista e intellettuale ebrea, sionista, israelo-americana, ha scritto sul Jerusalem Post:” “La natura megalomane del progetto filantropico di Soros ha come obiettivo di sovvertire le democrazie occidentali e rendere impossibile per i governi mantenere l’ordine o per le società mantenere la propria identità e i propri valori unici”. Ha aggiunto inoltre che Soros, con le sue Ong, alimenta l’immigrazione clandestina in Europa e in Usa “per minare l’identità nazionale e la composizione demografica delle democrazie occidentali” con lo scopo di “indurre il caos”. La Glick non è certo una complottista ma tutte le ONG finanziate dal magnate sono la prova di quello che scrive.
Quali sono le maggiori ONG finanziate da Soros?
Finanzia da anni movimenti e organizzazioni palestinesi o ebraiche anti-israeliane. La sua Open Society Fundation con sede in Giordania, distribuisce soldi a palate al BDS che tutti conosciamo, a Adalah che promosse la condanna di Israele per crimini di guerra, Breaking the Silence che diffama l’esercito di Israele senza portare prove ma che è presente ormai un po’ in tutto l’occidente. Le associazioni antisemite e antisioniste che il magnate finanzia sono innumerevoli.
Perché Soros odia Israele?
Soros è contro ogni nazione del mondo, lui odia proprio l’idea di nazione, ogni realtà che difenda la propria sovranità, le proprie tradizioni, la propria identità culturale. Israele sente fortemente tutti questi valori che lui aborre perciò, unita al fatto che è la patria degli ebrei, popolo in cui non si riconosce, è forse il paese che odia di più, Israele è il nemico. Per Soros non esistono i popoli, non esiste la patria che considera una parolaccia, lui, filoislamico, vorrebbe, esattamente come l’islam, creare un enorme califfato tra MedioOriente, senza israeliani, e Europa, ripulita dagli europei. Siccome aborrisce anche le religioni questo enorme califfato dovrebbe diventare ateo (un bel problema) e assomigliare di più a un gigantesca Cina stile MaoTsè Tung, tutti uguali, vestiti di grigio, in marcia come tanti robot, senza pensieri, senza valori, senza patria.

Soros è un intellettuale?

Certamente e questo è il guaio.  E’ uno che pensa, il problema è che pensa male. Se fosse semplicemente una macchina per soldi si limiterebbe a contarli e a fare beneficienza, lui invece è, a modo suo, un idealista pericoloso, vuole cambiare il mondo, plasmarlo a modo suo. E’ un idealista nefasto che, se riuscisse a portare avanti il suo sogno, tutto il mondo occidentale sarebbe invaso dall’islam
Criticare Soros significa essere antisemiti? 
No. Innanzitutto perché lui non si sente ebreo, anzi credo che odi esserlo. Lui è criticabile perché pericoloso, ha portato al potere Obama, il peggior presidente nella storia degli Stati Uniti, finanzia tutti o quasi tutti i movimenti di protesta, quelli che vogliono dare un grande scossone alla società civile e produrre il caos. E’ lui stesso che alimenta l’antisemitismo con tutte le sue organizzazioni antigovernative filopalestinesi che vorrebbero la fine di Israele e del popolo ebraico. Soros è nemico di tutti i popoli che rivendicano le proprie tradizioni e la propria cultura. Per questo criticarlo non è antisemitismo, un’accusa che i suoi sostenitori diffondono in sua difesa e che purtroppo gode di vasta popolarità. Ebreo suo malgrado, combatterne le iniziative non solo è lecito ma doveroso.

Link di un mio precedente articolo su George Soros.

Leggendo questo articolo mi è venuto in mente Stalin: a volte accadeva che “venisse alla luce” una congiura per ucciderlo; centinaia di persone venivano arrestate, operai semianalfabeti, interrogati con le dovute maniere, confessavano di avere avuto intensi contatti con agenti nemici americani, francesi, tedeschi, di avere lungamente complottato insieme a loro e di avere ricevuto da loro la pistola per ucciderlo, grigi professori confessavano di avere per anni insegnato ai loro allievi a odiare il compagno Stalin eccetera eccetera; il tutto si concludeva, tra esecuzioni e deportazioni in Siberia, che nel 99% dei casi equivalevano a esecuzioni differite, con un migliaio di vittime. Accurati studi posteriori rivelavano che il tutto aveva avuto lo scopo di eliminare un unico nemico, confondendo le acque in modo che nessuno potesse capire quale fosse l’obiettivo. E torniamo a Soros: il sospetto, che sempre più prepotente mi si affaccia alla mente, è che l’obiettivo di cancellare popoli e nazioni e culture sull’intero pianeta, abbia in realtà lo scopo di annientarne uno in particolare, quello che gli fa ribollire il sangue e contorcere lo stomaco: il suo, il popolo ebraico, la cultura ebraica, e lo stato di Israele. Con l’aggiunta del fatto che, per quanto rinnegato, è pur sempre, per tutti gli antisemiti, “Soros l’ebreo”, che compie azioni abominevoli in modo che si possa dire: “Vedi che gentaglia immonda sono gli ebrei” (a pensar male, come diceva quel tale che di male se ne intendeva eccome…)

barbara