IL PRIMO DOVERE DI UNA MAMMA

È quello di educare i propri figli. Di crescerli bene. Di insegnare loro le cose giuste e la differenza fra il bene e il male. E poi, con la coscienza del dovere compiuto, osservare compiaciuta i risultati ottenuti. Come questa madre qui (clic per ingrandire).
Children-Rifles-Temple-Mount
Qui qualche spiegazione e il video, che non è riproducibile.

barbara

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LE NOTIZIE DA ISRAELE

E i miei commenti alle notizie

Gerusalemme, scontri alla Spianata delle moschee: tre palestinesi uccisi. Tre israeliani accoltellati a morte in Cisgiordania
Mi raccomando: PRIMA i morti palestinesi, POI quelli israeliani, non sia mai che ci dimentichiamo le priorità.

Gli incidenti dopo che il governo ha lasciato in funzione i metal detector
che sono, notoriamente, quella cosa che impedisce di portare con sé i libri di preghiera e quindi, giustamente, chi va a pregare protesta per questo inaudito impedimento
e inasprito le misure di sicurezza
e chissà mai perché il governo avrà avuto l’idea di mettere in atto misure di sicurezza
impedendo l’accesso agli under 50. Fonti mediche:
di quale parte?
quasi 200 feriti, contusi, ustionati e intossicati. Il presidente palestinese Abu Mazen sospende i rapporti per i colloqui di pace. E in serata un palestinese ha ucciso due donne anziane e un uomo in una colonia,
colonia, eh? Ricordiamoci che è una colonia, mica un posto in cui vivono esseri umani. Come Itamar, per dire
e ferendo una quarta persona prima di essere ucciso a sua volta

GERUSALEMME – Tre palestinesi sono stati uccisi negli scontri avvenuti a Gerusalemme est nei pressi della spianata delle moschee,
cioè il Monte del Tempio
dopo la decisione delle autorità dello Stato ebraico di permettere l’ingresso nel terzo luogo sacro dell’Islam esclusivamente alle persone con più di cinquant’anni di età. Secondo l’agenzia di stampa palestinese Maan una delle tre vittime è un ragazzo di 17 anni,
ragazzo, sottolineiamo ragazzo, cioè una creatura innocente, sarà stato lì a giocare a calcetto, immagino
colpito da un colono israeliano
colono, cioè di quelli cattivi. Perché l’avrà ucciso? Mah, non si sa
a Gerusalemme Est, nel quartiere a maggioranza araba di Ras Al-Amoud
diventato a maggioranza araba nel 1948 con l’occupazione illegale della Giordania che ne ha espulso tutti gli ebrei che ci vivevano (quindi in quel periodo era diventata non a maggioranza, ma esclusivamente araba), devastato sinagoghe e dissacrato cimiteri.
La seconda vittima è Muhammad Abu Ghannam. Il suo corpo è stato prelevato dalla famiglia dall’ospedale Muqassed di Gerusalemme est, per impedire che fosse preso in custodia dalle autorità israeliane.
Che cosa temevano che scoprissero, le autorità israeliane?
Testimoni hanno infatti raccontato che la polizia israeliana hanno fatto irruzione nella clinica per arrestare i palestinesi feriti che vi erano stati portati. Il terzo palestinese ucciso, un altro diciassettenne,
ragazzino, povero piccolo innocente. Ucciso perché? Non si sa. Mentre stava facendo che cosa? Non si sa. Forse si stava semplicemente scaldando per combattere il freddo polare di questi giorni, come questi altri suoi compari, tutti giovani, tutti angioletti
proteste 21-07
si chiamava Mohammed Mahmud ed è stato colpito al petto da un proiettile israeliano nel rione di Abu Dis.
La tensione, altissima, si è estesa in Cisgiordania,
si chiama Giudea-Samaria, (in ebraico: ושומרון יהודה, Yehuda VeShomron, in arabo: اليهودية والسامرة, al-Yahudiyyah was-Sāmarah: anche gli arabi sanno benissimo come si chiama)
già teatro di proteste durante la giornata: in serata un palestinese di 19 anni, Omar al Abed, proveniente dal vicino villaggio di Kobar, è riuscito ad infiltrarsi nella colonia di Neve Tsuf
che significa oasi del nettare
e ha accoltellato quattro coloni,
coloni, eh, ricordiamoci sempre che erano coloni, non esseri umani
uccidendone tre, due uomini di 40 e 60 anni ed una donna di 40. Ferita gravemente un’altra donna di circa 60 anni. Poi il giovane è stato a sua volta ucciso a colpi di pistola.
Poi hai dimenticato di dire che il “giovane” – mi raccomando, non dimentichiamo che era giovane, povero caro – era un affiliato di Hamas. Poi hai dimenticato di dire che due ore prima di colpire aveva chiamato, sulla sua pagina facebook, alla “difesa della moschea” sul Monte del Tempio: Take your weapons and resist… I only have a knife and it will answer the call of Al-Aqsa… I know I am going and will not return. Secondo varie testate israeliane comunque, ancora non si sa con certezza se sa stato ucciso o solo ferito. Il teatro della macelleria, chi è di stomaco molto molto robusto, può andarlo a vedere qui.
Alla periferia nord di Gerusalemme, nel rione di a-Ram, un bambino di sette anni è rimasto intossicato da gas lacrimogeni, mentre era nelle braccia del padre. Fonti palestinesi riferiscono che le sue condizioni sono ritenute gravi.
E che cosa ci faceva un bambino di sette anni in mezzo a quei violentissimi disordini? Perché, in previsione di violenti disordini, suo padre l’ha portato lì? Nella speranza di fabbricare un altro martire, come quest’altro padre?

Sono centinaia le persone ferite da proiettili di gomma o intossicate da gas lacrimogeni. Le forze israeliane hanno impedito alle ambulanze palestinesi di raggiungere la zona degli scontri
in nessun posto al mondo è consentito ai veicoli – di qualunque genere – di entrare nelle zone di scontri durante gli scontri, imbecille!
e la Mezzaluna rossa ha fatto sapere che alcuni suoi addetti sono stati colpiti da candelotti lacrimogeni.
Cioè stai dicendo che, non potendo arrivare lì con le ambulanze, hanno raggiunto la zona degli scontri a piedi: per fare cosa? Per partecipare agli attacchi, come spesso succede?
Altri incidenti si sono verificati in Cisgiordania: all’ingresso di Betlemme e al valico di Qalandya, presso Ramallah.
Sempre secondo la Mezzaluna Rossa,
eh, quella sì che è una fonte attendibile!
i feriti sono almeno 193, sia a Gerusalemme sia in Cisgiordania.
? 193 a Gerusalemme e 193 in Giudea-Samaria?
Oltre 4 poliziotti, sono 41 i feriti nel centro di Gerusalemme, portati in centri di soccorso medico, in maggioranza perché sono stati colpiti da oggetti,
? Oggetti? Gli israeliani tirano “oggetti”? Scarpe, paralumi, posacenere, bicchieri da cocktail, soprammobili di ceramica, bambole da collezione…
proiettili di gomma e hanno riportato ustioni,
ustioni? Ustioni come? Gli israeliani gli hanno dato fuoco?
mentre altri 31 sono stati curati sul posto. Nel quartiere di Isariya, due persone sono state ferite da munizioni vere, 10 da proiettili di gomma, 40 sono state curate per aver inalato gas lacrimogeni e ustioni.
In Cisgiordania, 11 feriti sono stati registrati a Ramallah, a causa di granate stordenti, gas lacrimogeni e munizioni vere, mentre 38 a Betlemme, in gran parte per asfissia da gas.
Bella questa ammucchiata di numeri: dobbiamo sommarli? Dobbiamo aggiungerli ai primi dati? Lo scopo, comunque, è chiaramente quello di “fare mucchio” per impressionare il lettore.
Disordini sono avvenuti anche nel nord e nel sud del Territorio paletinese,
territorio conteso: NON esistono territori palestinesi, perché gli arabi hanno sempre rifiutato uno stato palestinese, nel 1937, nel 1947, nel 1967, nel 2001…
con tre feriti a Qalqilia, sei a Tulkarem e sei a Hebron, di cui due per proiettili veri.
E gli altri?
La Spianata delle moschee – per gli ebrei il monte del tempio,
“Spianata” maiuscolo, “monte” minuscolo
ugualmente un luogo santo – è stata fonte di gravi tensioni negli ultimi giorni in seguito all’attacco terroristico contro due poliziotti israeliani, uccisi il 14 luglio scorso: gli assalitori infatti vi si erano rifugiati prima di essere abbattuti
abbattuti! Ma quanto ci piace questo verbo: abbattuti come selvaggina, come birilli, come innocenti passanti dai perfidi cecchini appostati sui tetti
dalla sicurezza.
Poi – alla scuola di giornalismo non lo insegnano più che le notizie devono essere date in modo completo? – ci sarebbe da dire che non vi si erano semplicemente rifugiati “dopo”: ci erano stati anche prima per prendersi le armi, perché la moschea – a suo tempo ne ho postato la documentazione – è un vero e proprio deposito di armi.
Da allora il governo israeliano ha deciso di installare dei metal detector all’ingresso del sito, misura aspramente contestata dai palestinesi che per protesta hanno deciso da domenica scorsa di radunarsi a pregare all’esterno della spianata.
metal detector
Poi arriva il re dell’Arabia Saudita a spiegare che i metal detector nei luoghi santi sono una cosa assolutamente normale, ma pensa te.
Proprio per evitare un eccessivo affollamento della città vecchia nel venerdì, principale giornata di preghiera islamica, e quindi ulteriori problemi di sicurezza
bello quel “quindi”: pregare significa porre automaticamente problemi di sicurezza, come quando le nostre bisnonne dopo avere lavato i piatti recitavano il rosario, vi ricordate? Tutta la polizia in allarme coi mitra spianati
la polizia israeliana ha deciso di consentire l’ingresso nella zona ai soli ultracinquantenni, provvedimento peraltro non inedito e che mira a ridurre il rischio di attentati.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha tuttavia più volte assicurato di non voler alterare in alcun modo lo statu quo (non scritto) che permette ai musulmani di accedere liberamente al sito mentre gli ebrei devono limitarsi ad ore precise e senza potervi pregare. Di fatto lo stato ebraico controlla l’accesso alla spianata ma la gestione degli edifici di culto è affidata alla Giordania.

Amman ha chiesto la “immediata e totale” riapertura del sito ai fedeli, lanciando un appello alla comunità internazionale perché intervenga sulla questione. Ieri era stato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan a chiedere la rimozione dei metal detector “vista l’importanza della spianata delle moschee per tutto il mondo musulmano” e sembrava che il premier ne stesse valutando la rimozione per oggi, giorno della preghiera del venerdì. Ma dopo le consultazioni con i capi della sicurezza e i membri del governo, Benjamin Netanyahu ha deciso di mantenerli attivi.
(se li toglieva andavo a castrarlo col machete, andavo)
Nei giorni scorsi il Mufti di Gerusalemme ha ordinato che le moschee cittadine siano tenute chiuse e che i fedeli convergano invece verso la Spianata, al massimo delle loro capacità date le limitazioni imposte dalla polizia. In ogni caso, ha aggiunto, i fedeli avrebbero dovuto rifiutarsi di passare dalle porte elettroniche. Il presidente palestinese Abu Mazen ha convocato a Ramallah in Cisgiordania una riunione urgente dei vertici dell’Olp e di al-Fatah per discutere la “pericolosa escalation israeliana alla moschea al-Aqsa”.
Lo so che non dovrei, perché sono cose serie, ma a me, quando sento queste sparate, scappa tanto da ridere.
Abu Mazen è stato costretto ad abbreviare una visita ufficiale in Cina per seguire da vicino l’evolversi della crisi a Gerusalemme. In serata il presidente ha annunciato il congelamento dei contatti con le autorità israeliane fino a che non sarà risolta la crisi dei metal detector agli ingressi della Spianata. (qui)

Diceva un mio amico americano: se non leggi il NYT sei uninformed, se lo leggi sei misinformed. Mi sembra che la definizione vada benissimo anche per parecchie testate nostrane.

barbara

STATUS QUO

E lo so che parlare male dei morti non sta bene. Meno che mai quando si tratta di un eroe nazionale, di una leggenda, di un mito; ma quando si parla di storia servono i fatti, non le buone maniere, e i fatti parlano chiaro: Moshe Dayan ha commesso il più catastrofico errore che mai si potesse fare, dando il via a un disastro che continua a provocare sciagure e che difficilmente potrà diventare reversibile – a meno di una guerra, che naturalmente nessuno vuole. Ma torniamo indietro, a quel giugno del 1967 in cui la cosiddetta Gerusalemme est fu finalmente liberata, dopo 19 anni, dall’illegale occupazione giordana, che aveva provocato l’espulsione di tutti gli ebrei che lì vivevano, distruzione di sinagoghe, devastazione di cimiteri, divieto di accesso a tutti i luoghi santi ebraici per tutti gli ebrei del mondo e pesanti limitazioni a quelli cristiani. E qual è la geniale idea di Moshe Dayan? Sicuramente grandissimo genio militare ma, come molti militari, col deprecabile vizio di essere un inguaribile pacifista e tanto tanto comprensivo nei confronti dei palestinesi, la prima cosa che fa, è di rassicurare i musulmani e affidare loro la sovranità sul Monte del Tempio. Quella cosa su cui Salomone aveva costruito il Primo Tempio. Quella cosa su cui Erode aveva costruito il secondo Tempio. Quella cosa su cui dopo la distruzione di Gerusalemme da parte dei romani era sorta una chiesa cristiana. E poi, buoni ultimi, sono arrivati i musulmani e hanno detto che quella è roba loro, e Moshe Dayan gli ha dato ragione e gli ha consegnato su un piatto d’argento il più prezioso luogo sacro ebraico, affinché provvedessero a devastarlo per cancellare il più possibile le tracce della presenza ebraica, e infatti adesso anche l’Unione Nazisti Esperti in Stravolgimenti Ciclopicamente Obbrobriosi ha stabilito che quella è tutta roba musulmana da cui gli invasori ebrei devono togliere il disturbo.

Ecco, questo devastante disastro messo in atto da Moshe Dayan si chiama status quo: cioè le cose devono rimanere nello stato in cui sono, senza apportare alcun cambiamento. E gli arabi musulmani lo stanno rispettando alla grande:
status quo
il primo status si chiamava Kamil Shnaan e aveva ventidue anni
Kamil Shnaan
il secondo si chiamava Ha’il Satawi: aveva trent’anni e un bambino di tre settimane, il suo primo figlio.
Ha'il Satawi
barbara

 

MA DAVVERO PUTIN

ha fatto una mossa filoisraeliana?
Tutti in festa per l’annuncio di Putin sul riconoscimento di Gerusalemme Ovest capitale di Israele, acchebbello, la Russia ha anticipato l’America, Putin ha fregato Trump e blablabla e blablabla e blablabla. Gente, ma siamo impazziti?! Con questa mossa Putin ha stabilito che Gerusalemme non è UNA città come è stata per tremila anni, bensì due, come imposto dall’illegale occupazione giordana durata dal 1948 al 1967. Con questa mossa Putin ha stabilito che quella parte della città che contiene una cosa chiamata “Quartiere ebraico” non è ebraica bensì araba, palestinese e musulmana. Con questa mossa Putin ha stabilito che il Kotel (muro del pianto) resterà per sempre in mano islamica – e naturalmente la prima conseguenza sarà che a nessun ebreo al mondo sarà più consentito avvicinarvisi, come è stato nei diciannove anni di illegale (non dimentichiamolo, per favore, ILLEGALE, anche se contro quella occupazione ILLEGALE nessuno al mondo si è mai sognato di protestare) occupazione giordana. Sveglia gente! Quella lurida faina, con la sua subdola mossa, sta tentando di mettere le sue luride zampe sul futuro di Gerusalemme e di Israele!

barbara

16 BAMBINI PALESTINESI RITROVANO L’UDITO

GRAZIE A DEI CHIRURGHI ISRAELIANI

Sedici bambini palestinesi affetti da sordità hanno potuto udire per la prima volta dopo un intervento chirurgico all’ospedale Hadassah Ein Kerem a Gerusalemme, hanno informato sabato degli organi di informazione israeliani.
Gli interventi, conosciuti come chirurgia dell’impianto cocleare, sono stati effettuati da alcuni medici nel corso degli ultimi mesi, riferisce il quotidiano israeliano Ynet.
La dottoressa Michal Kaufmann, che ha praticato gli interventi, ha dichiarato a Ynet che eseguire gli interventi è stato molto difficile a causa di “carenze logistiche”.
“Il ministero della Difesa ha richiesto molte autorizzazioni”, ha dichiarato, aggiungendo che “alcuni bambini sono arrivati senza cartella clinica e hanno dovuto essere sottoposti a vari esami sul posto”.
L’operazione consiste nell’introdurre un piccolo apparecchio elettronico inserito direttamente nel nervo uditivo cocleare nell’orecchio per stimolare il senso dell’udito, con l’aiuto di un microfono esterno in modo da trasferire poi i suoni nella parte interna dell’apparecchio permettendo al paziente di udire, spiega il dottor John Hopkins dell’ospedale Hadassah.
Benché il dispositivo non restituisca completamente la capacità uditiva, i pazienti sottoposti all’intervento sono finalmente in grado di recuperare la capacità di distinguere i suoni con l’aiuto di una terapia costante.
Le operazioni sono state condotte nel quadro di un programma del Centro della Pace Peres, fondato dal defunto presidente israeliano Shimon Peres, per i bambini palestinesi di Cisgiordania [Giudea e Samaria] e della striscia di Gaza.
Kaufmann ha definito il programma del Centro della Pace Peres “un progetto strepitoso” perché “offre a questi bambini l’occasione di uscire dal loro mondo di silenzio e di vivere normalmente e pienamente la loro vita.
“Questi bambini non potevano parlare prima dell’intervento, erano privi di qualunque sostegno. La chirurgia ha aperto il loro mondo, la capacità di comunicare e di prendere il volo… Noi siamo orgogliosi di avere potuto contribuire a un tale cambiamento nelle loro vite” ha concluso. (qui, traduzione mia)
udito
Come lo vogliamo chiamare? Razzismo ebraico? Apartheid israeliana? Scene da un genocidio? Fate un po’ voi: non c’è che l’imbarazzo della scelta.

barbara

PESCATO CASUALMENTE IN UN BLOG

12 gennaio 1978

Padova: in programmazione al cinema Cristallo: Guerre stellari, di George Lucas; al cinema Eden: I nuovi mostri, con Vittorio Gassman, Alberto Sordi, Ornella Muti e Ugo Tognazzi.

Italia: travestiti da carabinieri rapinano 655 milioni nell’ufficio postale della stazione di Messina.

Mondo: il papa, durante il colloquio con il ministro degli Esteri israeliano Dayan, ha posto l’accento sul riconoscimento dei diritti dei palestinesi. Il Vaticano ha inoltre insistito sull’urgenza dell’internazionalizzazione di Gerusalemme. (qui)

Praticamente all’indomani di una guerra in cui Israele ha seriamente rischiato di essere annientata e nel pieno dell’attività terroristica dell’OLP… Il papa era Paolo VI, quello che si è rivolto a uno stato che non riconosceva per chiedere la liberazione di Hilarion Capucci, prendendo solennemente impegni mai rispettati e regalando al terrorista altri quarant’anni di libera attività terroristica. Quello che il 21 settembre 1963 comunicava in un manoscritto che «Dopo lunga riflessione, e dopo aver invocato il lume divino… sembra doversi studiare positivamente se e come possibile una visita del Papa ai Luoghi Santi nella Palestina… », perché Israele, ovviamente, non esiste. Sembra anche ignorare, il signor papa, che l’internazionalizzazione di Gerusalemme proposta nella risoluzione 181 del 1947 è stata immediatamente rifiutata, con le parole e soprattutto con i fatti (leggi: armi) dagli arabi tutti, compresi i cosiddetti palestinesi – che all’epoca rifiutavano violentemente di essere definiti palestinesi, dato che ad essere chiamati palestinesi erano gli ebrei e che il “popolo palestinese” è stato fabbricato a tavolino molto tempo dopo – e che quindi l’internazionalizzazione di Gerusalemme non andava affatto incontro a quegli interessi dei palestinesi che tanto sembravano stargli a cuore. Ignora, altresì, che l’internazionalizzazione, secondo la 181, doveva durare dieci anni, dopodiché lo status di Gerusalemme sarebbe stato sottoposto a referendum, e dato che la popolazione di Gerusalemme è da sempre a maggioranza ebraica, non si possono avere dubbi sul risultato che avrebbe avuto tale referendum.

barbara

 

LO STATO DI PALESTINA

Cioè quella cosa che non c’è. E il fatto che non ci sia è la causa di tutti i mali del mondo, di tutte le guerre, di tutto il terrorismo, di tutti gli sfracelli che si verificano in giro per il mondo, che se solo si decidessero a farlo nascere regnerebbe la pace universale e tutti gli uomini si abbraccerebbero e si amerebbero all’istante. Quello. E volete sapere perché non c’è? Ecco, guardate qui.
stato-di-palestina
E poi vi invito a leggere questo testo di Yair Lapid, precisando che Lapid è all’opposizione, vale a dire che non fa parte di quella compagine politica che le anime belle amano chiamare fanatici di estrema destra. Ecco il testo:

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, di cui ora l’Italia fa parte, recentemente ha approvato una risoluzione che dichiara illegali gli insediamenti israeliani – compresa la nostra capitale Gerusalemme e la spianata delle Moschee, dove sorgeva il Tempio – e chiede a Israele di lasciarli. Quando i membri del Consiglio si sono resi conto che la decisione ha indignato la grande maggioranza degli israeliani, compresa l’opposizione, hanno fatto finta di non capire. «Non è una decisione contro Israele» ci hanno detto i capi di governo di diversi Paesi, «riguarda solo gli insediamenti». È come se Israele annunciasse il suo appoggio alla Lega Nord che rivendica l’indipendenza del Nord Italia. «Non è una decisione contro l’Italia» potremmo dire ai nostri amici italiani, «si tratta solo di Milano». Credo che perfino i simpatizzanti della Lega Nord ci direbbero che è una grave interferenza negli affari interni italiani. L’ambasciatore israeliano sarebbe convocato dal ministro degli Esteri italiano e cortesemente invitato a non immischiarsi più in argomenti di cui non sa nulla. Ed è proprio così che ci sentiamo. Ci sono molti ostacoli che bloccano il processo diplomatico tra Israele e i palestinesi. Quello centrale è che per almeno tre volte i palestinesi hanno rifiutato di accettare uno Stato che comprendeva il 90% del territorio. Se davvero volevano uno stato bastava dire: «Sì». Invece hanno detto «No». Perché? Perché il Consiglio di Sicurezza dell’Onu li ha convinti che non c’è motivo di fare uno sforzo per raggiungere un compromesso che porterà alla pace. Tutto quello che devono fare è dire «no» e le pressioni su Israele cresceranno ancora. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha dimenticato che ogni volta che ai palestinesi è stata data l’opportunità di autogovernarsi hanno preferito ripiegare sul terrorismo. L’ultima volta è stato nel 2005 quando Israele si è ritirato dalla Striscia di Gaza senza lasciarvi nemmeno un soldato o un colono. I palestinesi hanno risposto eleggendo Hamas, un’organizzazione terroristica, e lanciando oltre 15 mila razzi sui civili israeliani. Se rivolgiamo lo sguardo a Nord, al nostro confine con la Siria, vediamo cosa accade ai Paesi che hanno perso il controllo della loro stessa sicurezza. Più di 400 mila persone sono state uccise in quella guerra civile e il Consiglio di Sicurezza si è limitato a esprimere educatamente il suo disappunto. Per qualche motivo il Consiglio di Sicurezza ha ritenuto più urgente attaccare Israele, un Paese che vuole la pace ed è ligio alla democrazia. Israele era, e rimane, intenzionato a cercare una soluzione diplomatica; semplicemente non vogliamo obbedire a ultimatum che arrivano dall’estero. I membri del Consiglio di Sicurezza probabilmente non si fanno problemi a mettere a rischio la nostra sicurezza ma se perdono la scommessa nessuno lancerà i prossimi 15 mila razzi sui bambini italiani. I bersagli saranno i bambini israeliani. I nostri figli. Per il futuro ci aspettiamo dall’Italia, nostra stretta amica e alleata, l’apporto di una voce più equilibrata e ragionevole in seno al Consiglio di Sicurezza. (La Stampa, 07/01/17, Traduzione di Carla Reschia)

Qualcuno ha detto che c’è un solo modo per far nascere lo stato di Palestina: obbligare i palestinesi con la forza ad accettarlo. Io, per la verità, conoscendo la loro ferrea determinazione a rifiutarlo, pronti da sempre a combattere fino alla morte per impedirne la nascita, sono convinta che non ci si riuscirebbe neanche in quel modo lì.

barbara

PROFETI A CONFRONTO

Adolf Hitler, gennaio 1939

«In questo giorno, che forse non sarà memorabile solo per i Tedeschi, vorrei aggiungere questo. […] Oggi sarò di nuovo profeta: se la finanza ebraica internazionale d’Europa e fuori d’Europa dovesse arrivare, ancora una volta, a far precipitare i popoli in una guerra mondiale, allora il risultato non sarà la bolscevizzazione del mondo, e dunque la vittoria del giudaismo, ma, al contrario, la distruzione [Vernichtung] della razza giudea in Europa».

Armin Wegner, 11 aprile 1933

Signor Cancelliere del Reich!
Con la Sua comunicazione del 29 marzo di quest`anno il Governo ha decretato il bando delle attività commerciali di tutti i cittadini ebrei.
Scritte offensive, «Imbroglioni», «Non comperare», «Morte ai giudei», «A Gerusalemme», risaltavano sui vetri dei negozi, uomini con manganelli e pistole montavano la guardia davanti alle porte e per dieci ore la capitale è stata trasformata in teatro per il divertimento delle masse. Poi, contenti di questa beffarda punizione, fu tolto nuovamente il divieto e la città e le strade mostrarono il loro volto abituale.
Ma quello che poi seguì non fu ancor peggio? Giudici, procuratori e medici vengono espulsi dai loro incarichi ben retribuiti, si chiudono le scuole ai loro figli e figlie, insegnanti di scuole superiori vengono cacciati dalle cattedre e mandati in congedo – una concessione che a nessuno può non sembrare sospetta -, direttori di teatro, attori e cantanti vengono privati dei loro palcoscenici, agli editori di giornali si vietano le pubblicazioni, tutti i libri di poeti e scrittori ebrei vengono raccolti per condannare al silenzio i custodi dell’ordine morale, e si colpisce l’ebraismo, anziché nel commercio, proprio là dove sono i suoi valori più nobili per la comunità: nel pensiero.
Lei afferma, Signor Cancelliere del Reich, che il popolo tedesco è stato diffamato, che i suoi vicini lo accusano di azioni indegne che non ha compiuto; e tuttavia, errori e cattiva fama non hanno sempre preceduto onore e gloria? Sì, non ci hanno forse insegnato gli ebrei a sopportare come un onore la diffamazione? Perché non è un caso se così tanti ebrei vivono sul suolo tedesco, è la conseguenza di un destino comune! Nelle loro migrazioni di secoli, cacciati dalla Spagna, rifiutati dalla Francia, la Germania da un millennio ha offerto ospitalità a questo grande infelice popolo. L’ebreo ubbidiva alla sua vocazione interiore quando andava là dove la sua vita era al sicuro, dove il più alto livello di sapere attirava il suo cuore avido di cultura; la Germania, una Germania smembrata che lottava in mezzo a molti nemici, ubbidì alla dottrina della sua libertà quando offrì rifugio al perseguitato.
Ed ora, ciò che è stato fatto in un millennio deve essere annullato per sempre?
Noi abbiamo sempre dato ad altri popoli il meglio delle nostre forze, in Occidente, in Sud America, in Russia. Eterno viaggiatore sulla terra, il tedesco sentì sempre un forte richiamo per la povera patria che cresceva nei possedimenti d’oltremare. Costruttori di ponti, commercianti, coloni tedeschi hanno contribuito ad accrescere ricchezza e fama di tutti i popoli. E per questi meriti non siamo forse stati denigrati prima della grande guerra e fino a ora? Quindi noi che così spesso abbiamo sperimentato questa ingiustizia dobbiamo fare la stessa cosa e causare la stessa sofferenza a un altro popolo che come noi non l’ha meritata? La giustizia è stata sempre un vanto per tutti i popoli e se la Germania è diventata grande nel mondo, a ciò hanno contribuito anche gli ebrei. Non si sono forse mostrati grati in tutti i tempi per la protezione loro offerta?
Si ricorda che Albert Einstein è un ebreo tedesco, uno scienziato che ha sconvolto l’idea dello spazio, che come Copernico ha steso la sua mano oltre se stesso verso il Tutto e ci ha regalato una nuova immagine del mondo?
Si ricorda che Albert Ballin, un ebreo tedesco, è stato il creatore della più grande linea di navi verso Occidente, da dove partì la nave più grande del mondo verso la terra della libertà, mentre lui, Ballin, non riuscì a sopportare la vergogna che il suo adorato sovrano abbandonasse il suo Paese e perciò si uccise?
Si ricorda che Emil Rathenau, un ebreo tedesco, ha fatto diventare un’impresa mondiale la Società Generale per la Produzione di energia e luce in paesi stranieri?
E che Haber, un ebreo tedesco, come un mago, con la sua bottiglia a pistone riuscì a ricavare l’azoto dall’aria?
Che Ehrlich, un ebreo tedesco e un medico saggio col suo medicamento ha scongiurato la sifilide, questa malattia strisciante nel nostro popolo?
Anche quella ragazza sedicenne che a Amsterdam ai Campionati del Mondo con la sua sciabola ha conquistato la vittoria per la Germania era una fanciulla ebrea, figlia di un procuratore, proprio uno di quei procuratori che si è in procinto di cacciare dalle nostre Corti.
Si ricorda di tutti quelli – ah, dovrei riempire fogli se volessi solo elencare i loro nomi – la cui intelligenza e il cui zelo hanno inciso per sempre nella nostra storia?
Quindi Le domando, tutti questi uomini e donne hanno agito come ebrei o come tedeschi? Scrittori e poeti hanno scritto una storia del pensiero tedesca o giudaica? I loro attori hanno coltivato la lingua tedesca o una lingua straniera? I loro grandi propugnatori di una nuova dottrina sociale sono stati profeti e ammonitori del popolo ebraico o del popolo tedesco quando hanno lanciato le loro esortazioni che per nostra disgrazia non abbiamo accolto?
Abbiamo accettato in guerra il sacrificio di sangue di dodicimila ebrei, e ora possiamo – se abbiamo un minimo di equità nel cuore – togliere ai loro genitori, figli, fratelli, nipoti, alle loro donne e sorelle ciò che si sono meritati nel corso di generazioni, il diritto a una patria e a un focolare?
Quale sventura è questa per coloro che hanno amato più di se stessi il Paese che li ha accolti!
L’ebreo, legato a noi per interiorità e per il fatto di porsi gli stessi interrogativi, non è forse diventato il portatore dei costumi tedeschi e della lingua tedesca fino nella profonda Russia? Nei vicoli ebraici dei villaggi polacchi risuonano ancor oggi melodie medioevali tedesche; gli antenati degli ebrei scacciati mille anni fa non rubarono l’oro da queste terre ma le loro melodie il cui suono ancor oggi esce dalle loro bocche e ci commuove e che noi stessi abbiamo dimenticato.
Se un tedesco in terra straniera ha bisogno d’aiuto, se cerca qualcuno che parli la sua lingua dove lo trova? Nel negozio di medicinali di un ebreo del Caucaso, nella sartoria di un ebreo presso il pozzo di un deserto arabico.
In Polonia si sono derubate e gettate in prigione famiglie ebree che si erano riconosciute nella cultura tedesca e ora, dopo che sono fuggite in Germania, si vuole riservare loro lo stesso destino? Che amore infelice! Perché non crederanno all’affermazione che gli ebrei non sono in grado di amare la nostra patria perché sono di ceppo estraneo. Anche nel popolo tedesco non si sono forse mescolati ceppi diversi, Franchi, Frisoni e Vendi? Napoleone non era forse un corso? Lei stesso non viene forse da un Paese vicino? […]
Se Lei avesse potuto vedere con me le lacrime di madri ebree, il turbamento dei visi impalliditi dei padri, gli occhi dei bambini, avrebbe capito questo forte attaccamento tipico di una stirpe che per lungo tempo è stata costretta a girovagare senza sosta. Perché per loro la terra costituisce un legame più forte che per quelli che non l’hanno mai perduta. «Amo la Germania», ho sentito dire in questi giorni da un ragazzo e una ragazza ai loro genitori che, sbigottiti per le infinite minacce del momento volevano lasciare per sempre la Germania. «Andate voi soli!», rispondevano ai loro genitori, «preferiamo morire qui anziché non essere felici in un paese straniero». Non è da ammirare una tale forza del sentimento?
Signor Cancelliere del Reich,
non si tratta solo del destino dei nostri fratelli ebrei. Si tratta del destino della Germania! In nome del popolo per il quale ho il diritto non meno che il dovere di parlare, così come qualsiasi altro che viene dalsuo sangue, come tedesco a cui non è stato dato il dono della parola per rendersi complice col silenzio quando il suo cuore freme di sdegno, mi rivolgo a Lei: Fermate tutto questo!
L’ebraismo è sopravvissuto alla prigionia babilonese, alla schiavitù in Egitto, ai tribunali dell’Inquisizione spagnola, alle calamità delle Crociate e alle persecuzioni del milleseicento in Russia. Con la tenacia che ha permesso a questo popolo di diventare antico gli ebrei riusciranno a superare anche questo pericolo, ma la vergogna e la sciagura che a causa di ciò si abbatterà sulla Germania non saranno dimenticate per lungo tempo! Infatti, su chi cadrà un giorno lo stesso colpo che ora si vuole assestare agli ebrei se non su noi stessi?
Se gli ebrei hanno recepito la nostra natura, hanno accresciuto la nostra ricchezza, allora, se li si vuole distruggere, questa azione deve necessariamente portare alla distruzione di beni tedeschi. La storia ci insegna che popoli che hanno scacciato gli ebrei dai loro confini hanno poi sempre dovuto scontare questa azione cadendo vittime di disprezzo e di impoverimento.
In verità oggi non li si butta in strada come nei primi giorni, in pubblico si ostenta rispetto per la loro vita per rubare a loro in segreto e in modo ancor più penoso. Non so quante delle notizie che si sussurrano fra il popolo siano vere: interi quartieri della città vengono abbandonati al saccheggio, scritte divampano di notte sopra le case, autocarri ricoperti di gagliardetti con soldati che cantano percorrono urlanti le strade e tutti osservano con paura questa marea che minaccia di trascinare tutto con sé.
Nei giornali e nelle illustrazioni invece, nell’ora più difficile che si prepara per l’uomo, si provvede alla più triste umiliazione, alla derisione. Cent’anni dopo Goethe e dopo Lessing ritorniamo a ciò che ha causato le più dure sofferenze di tutti i tempi, allo zelo della superstizione. Inquietudine e insicurezza crescono, fanno la loro comparsa disperazione, terrore e suicidio!
E mentre una parte della popolazione che non potrebbe mai difendere un tale comportamento davanti alla propria coscienza approva questi avvenimenti nella speranza di un guadagno, lascia la responsabilità di questi al Governo del Paese che porta avanti questi provvedimenti con fredda determinazione in modo ancor peggiore che in una carneficina e meno scusabile di questa perché è il risultato di una riflessione a freddo e non può che terminare in un autodilaniamento del nostro popolo.
Quindi, quali saranno le conseguenze?
Al posto del principio morale della giustizia subentra l’appartenenza a una specie, a un ceppo. Ciò che fino a ora valeva nella vita di un popolo nella suddivisione dei compiti non erano la fede o la stirpe ma la capacità di svolgere un lavoro. Lei stesso ha lodato lo spirito creativo come il bene più prezioso di un popolo, ha lodato i pensatori e gli inventori come le forze più nobili. D’ora in poi anche l’inetto, la persona senza scrupoli, potrà dire a se stesso: solo perché io non sono ebreo posso ora assumere questo compito, il mio essere tedesco è sufficiente a ciò e forse dietro questo scudo potrò anche compiere impunito qualche cattiva azione. Nel momento in cui adulatori e persone servili solo per mettersi al servizio di un nuovo padrone si piegano a una nuova dottrina a loro estranea, per la quale Lei e i Suoi amici hanno messo a rischio vita e nome, si rilasciano mandati di cattura del sangue, si offre agli umori di infime nature il cuore delle famiglie, si permette che vengano perseguitate se questo serve a eliminare un fastidioso concorrente.
Può la sola partecipazione alla guerra essere decisiva per l’arte e il talento necessari a svolgere una mansione?
Se oggi fosse ancora vivo Walter Rathenau che fu Ministro del popolo tedesco in uno dei periodi più difficili del dopoguerra, non potrebbe essere né medico né procuratore perché non fu sul campo di battaglia ma salvaguardò la patria da una precoce sconfitta organizzando un’economia di guerra che non era stata precedentemente prevista dallo Stato. La pallottola a lui diretta alla quale si è esposto con non minore coraggio non gli è venuta dalla trincea, ma da un agguato in tempo di pace.
La distinzione tra male e bene è venuta meno, e così non è forse stata messa in discussione la stessa comunità di un popolo?
Lei mi risponderà che il sangue tedesco ci impedirebbe un agire in modo disonorevole – certamente origini e retaggio sono obblighi, ma ancor più lo è, a parer mio, quello di battersi «per» anziché «contro» l’ebreo.
Può essere vero che gli ebrei nei tempi più recenti non diedero alla patria molti eroi in campo militare se li si confronta con i combattenti del nostro popolo. In compenso non hanno dato meno saggi, martiri e santi. Anche i salvatori del popolo ridestato dovranno riconoscere che non possono fare a meno di santi come quelli in cui non è mai venuta a tacere la voce di antichissime profezie e della più alta legge morale della terra.
Allora, perché si perseguitano, perché si odiano questi straordinari stranieri nel mondo?
Perché questo popolo ha posto legge e giustizia al di sopra di ogni cosa, perché ha amato e stimato la legge come sua sposa, e perché quelli che vogliono l’ingiustizia nulla detestano di più che quelli che promuovono il diritto.
Signor Cancelliere del Reich,
i popoli e gli uomini non si conoscono vicendevolmente, e questo è il male maggiore. I tedeschi si sono mai sforzati di prendere in considerazione qualcosa che hanno evitato come la lebbra dalla loro giovinezza in avanti, un pregiudizio che ha colto perfino qualche ebreo tanto che ha cominciato a vergognarsi delle sue meravigliose origini?
Sì, quelli che Lei e i Suoi amici ora combattono in Germania – se dobbiamo fidarci delle Sue parole – non sono più ebrei, ma dei rinnegati che travolti dall’avidità e dalla sensualità hanno perduto e dimenticato i doveri della loro fede e che vengono rifiutati dai loro fratelli ebrei non meno che dai tedeschi. Forse che i tedeschi hanno sempre agito meglio? I tesorieri dei grandi patrimoni non si lamentano degli ebrei solo perché vorrebbero essere al loro posto? Forse che i cittadini tedeschi hanno ridotto gli interessi dei loro crediti e delle loro case? Ed è possibile punire gli errori di alcune centinaia di persone che nell’antica lotta di questo popolo fra il peccato e la santità hanno tradito il più profondo impulso della loro razza, sacrificando per questo schiere di innocenti? Non abbiamo forse ripudiato la vendetta del sangue a favore della responsabilità del singolo?
Lei cita nei Suoi discorsi l’Onnipotente – ma non è dunque un’Onnipotenza che ha mescolato i dispersi di questo popolo fra i tedeschi come il sale nella pasta del pane?
Non sono forse essi socialmente e moralmente una necessità per noi con la loro innata rettitudine che ci permette di distinguere più chiaramente debolezze e pregi della nostra propria natura?
Lei si richiama al fatto che la Germania si troverebbe in stato di necessità, ma anziché adottare la causa di tutti gli oppressi si tenta di placare le disgrazie di una parte del popolo con la sofferenza dell’altra parte, addirittura si afferma che incolpare gli ebrei sarebbe necessario per la salvezza della patria. Ma non c’è patria senza giustizia! C’è un ebreo ogni cento tedeschi e questo dovrebbe essere più forte? Un popolo potente non si degrada lasciando degli indifesi in balia dell’odio di persone frustrate? Lei parla di ebrei che susciterebbero inimicizia per la loro presunzione. Questo è forse avvenuto senza un nostro contributo? Quando gli ebrei hanno contribuito a preparare il terreno a idee rivoluzionarie, la loro ribellione non era forse dovuta al fatto di essere stati trattati ingiustamente? Non abbiamo forse recato loro offese fin da quando eravamo giovani e ogni comunità di destini non produce forse, oltre a un diritto comune, anche una colpa comune?
Io contesto questa folle credenza che tutto il male del mondo provenga dagli ebrei, la contesto con il diritto, con le dimostrazioni, con la voce dei secoli e se io ora indirizzo a Lei queste parole ciò avviene perché non mi riesce di essere ascoltato per nessun’altra via. Non come amico degli ebrei ma come amico dei tedeschi, come rampollo di una famiglia prussiana in questi giorni, quando tutti rimangono muti, io non voglio tacere più a lungo di fronte ai pericoli che incombono sulla Germania.
L’opinione delle masse può mutare facilmente nel suo contrario. Presto può succedere che esse condannino ciò che oggi promuovono impetuosamente. Anche se dovesse passare del tempo un giorno si avvicinerà l’ora della liberazione dei perseguitati, così come si avvicinerà la punizione del delinquente. Verrà un giorno in cui il primo aprile di quest’anno sarà richiamato alla memoria di tutti i tedeschi soltanto come una penosa vergogna quando avranno pronunciato nei loro cuori un giudizio sulle loro azioni. Se la Germania fosse stata veramente calunniata allora avrebbe bisogno di questi provvedimenti solo per difendere una buona coscienza?
Ci si assicura che all’estero si sono completamente tranquillizzati. Perché allora si continuano in silenzio queste persecuzioni? Non c’era un mezzo più semplice per far fronte alle calunnie sui nostri misfatti: non umiliare gli ebrei ma dare loro delle prove di amicizia? Qualsiasi cattiva fama non cesserebbe al più presto al cospetto di atti di discernimento e di amore e la miglior conversione non è sempre quella della buona azione?
Signor Cancelliere del Reich,
Le invio queste parole che sgorgano dal tormento di un cuore straziato, e non sono solo le mie, è la voce del destino che per mezzo della mia bocca La ammonisce: protegga la Germania proteggendo gli ebrei.
Non Si lasci fuorviare dagli uomini che lottano assieme a Lei! Lei è mal consigliato!
Interroghi la Sua coscienza come in quell’ora in cui tornando dalla guerra in mezzo a un mondo liberato cominciò da solo la via delle Sue battaglie. È stata sempre una prerogativa dei grandi spiriti riconoscere un errore. Ci sono chiari segni di che cosa ha bisogno la moltitudine della gente. Riporti i ripudiati nei loro uffici, i medici nei loro ospedali, i giudici nei tribunali, non chiuda più le scuole ai bambini, guarisca i cuori afflitti delle madri e tutto il popolo La ringrazierà.
Perché anche se la Germania potesse forse fare a meno degli ebrei, ciò di cui non può fare a meno è della sua virtù.
«C’è soltanto una vera fede», grida il saggio Immanuel Kant dalla cripta della sua centenaria tomba, «anche se ci possono essere molte diverse confessioni».
Segua questa dottrina che Le permetterà di comprendere anche quelli che Lei oggi combatte. Che cosa sarebbe una Germania senza verità, senza bellezza e giustizia?
Invero se un giorno le città fossero ridotte in cumuli di macerie, le stirpi estinte, le voci della tolleranza per sempre ammutolite, le montagne della nostra patria svetterebbero ancora verso il cielo e le foreste perenni continuerebbero a stormire, ma non sarebbero più ripiene dell’aria della libertà e giustizia dei nostri padri. Con vergogna e disprezzo parlerebbero di stirpi che misero in gioco con leggerezza non soltanto la fortuna del Paese ma ne disonorarono per sempre la memoria. Vogliamo dignità quando esigiamo giustizia.
La scongiuro! Difenda la nobiltà d’animo, la fierezza, la coscienza senza le quali noi non possiamo vivere, difenda la dignità del popolo tedesco!

Sulla prima “profezia” non credo ci sia molto da dire: aveva previsto il totale annientamento (questo è l’esatto significato di “Vernichtung”) della “razza giudaica” e ha ottenuto, con le sue scelte e le sue azioni, l’annientamento del “Reich millenario”. Molto c’è invece da dire su quella di Armin Wegner (del quale mi ha sempre colpito, tra l’altro, l’incredibile bellezza,
armin-wegner
fin dai tempi dell’università), straordinaria figura di combattente per la giustizia e per i diritti umani, Giusto per gli ebrei e Giusto per gli armeni: ben sei anni e mezzo prima dell’inizio della guerra e dodici prima della sua conclusione, aveva lucidamente previsto il disastro a cui la politica hitleriana avrebbe condotto, aveva previsto la vergogna che avrebbe accompagnato la memoria dei crimini commessi, e la punizione per essi, e le città ridotte a cumuli di macerie… senza vantarsi di essere profeta.
Una considerazione a parte merita quel “A Gerusalemme”, riportato da un testimone oculare: gli ebrei, ottant’anni fa, percepiti come stranieri in Europa, venivano invitati a TORNARE A CASA LORO, A GERUSALEMME! Com’è che adesso non è più casa loro e vengono invitati ad andarsene da lì? 

barbara