IL COSIDDETTO CONSOLATO ITALIANO A GERUSALEMME

Lo scandalo del Consolato italiano a Gerusalemme

Vergognoso messaggio del nuovo Console Giuseppe Fedele “I principi del 2 Giugno per sostenere le istituzioni dell’Autorità palestinese”

L’Italia, così come il resto dei paesi dell’Unione Europea, non riconosce Gerusalemme come capitale d’Israele e notoriamente mantiene la sua Ambasciata in Israele a Tel Aviv. Ciò genera ovviamente delle situazioni paradossali. In primis, dal momento che il Presidente riceve gli accrediti dei diplomatici stranieri e risiede a Gerusalemme, per presentare le proprie credenziali, all’atto dell’assunzione del loro incarico, gli ambasciatori devono recarsi da Tel Aviv a Gerusalemme. Non solo. Le massime cariche della Repubblica sono sistematicamente venute a Gerusalemme, qui hanno avuto qui incontri con Presidenti e Premier ed hanno parlato alla Knesset. Tutto a Gerusalemme. Tutto ufficiale. Peccato che a pochi metri in linea d’aria dalla Residenza del Presidente d’Israele dove Inno di Mameli ed Hatikvà hanno più volte risuonato, il Consolato Generale d’Italia continui ad essere uno schiaffo in faccia ad ogni israeliano ed ogni ebreo.

Il Consolato – simbolo del non riconoscimento della sovranità israeliana – non dipende dall’Ambasciata e non è accreditato in Israele. Dipende direttamente dalla Farnesina. In effetti il Consolato Generale d’Italia a Gerusalemme funziona come una vera e propria Ambasciata presso l’Autorità Palestinese. Spieghiamoci meglio: l’Italia non riconosce Israele a Gerusalemme (salvo doverci venire per incontrarne le cariche), tiene la sua Ambasciata in Israele a Tel Aviv, ma vi mantiene la sua Ambasciata presso i palestinesi. Non è una supposizione, è scritto nero su bianco sul sito ufficiale del Consolato.

Il Consolato Generale cura le relazioni che il Governo italiano intrattiene con le autorità palestinesi e che si sostanziano in rapporti politici, economici, culturali, di cooperazione allo sviluppo e di dialogo tra realtà locali e tra società civili.

È questo il primo scopo del Consolato. Solo dopo:

Il Consolato Generale assicura inoltre assistenza agli italiani a Gerusalemme, in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza: dalla comunità israelitica italiana di Gerusalemme, ai connazionali impegnati in attività di cooperazione internazionale; dai numerosi religiosi di nazionalità italiana qui presenti, al personale italiano che opera presso missioni internazionali, oltre che a tutti i connazionali che si trovino a risiedere o anche solo di passaggio.

Da notare la dicitura comunità israelitica. Non israeliani.

Gli uffici sono dislocati in due sedi, situate rispettivamente a Gerusalemme ovest e a Gerusalemme est, dove si trova anche l’Ufficio dell’AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo).”

Da qui le continue vessazioni contro la popolazione ebraica che ha bisogno di servizi consolari. Dal celeberrimo codice Gerusalemme (ZZZ) che sui Passaporti Italiani cancella Israele, alle cartoline elettorali con dicitura Gerusalemme (Palestina), salvo poi nascondersi dietro “sviste dei Comuni di origine”.

Da pochi giorni è arrivato a Gerusalemme un nuovo Console Generale, Giuseppe Fedele che ieri ha diramato un messaggio in occasione della Festa della Repubblica. La rinascita del 2 Giugno – che ricordiamolo mette fine alla persecuzione degli ebrei italiani da parte del Governo Italiano – viene trasformata nel preambolo per il sostegno ai palestinesi. (continua)

Jonathan Pacifici, 2 Giugno 2020

Questo che segue è il messaggio integrale di quel signore, cortesemente inviato da Cecilia Nizza. Tutto ciò che troverete inserito nel testo, link, parole e immagini, rappresenta il mio personale commento.

Messaggio del Console Generale d’Italia a Gerusalemme, Giuseppe Fedele, in occasione della Festa della Repubblica Italiana – 2 giugno 2020

Cari Amici,

quest’anno, nel rispetto delle vittime della pandemia in Italia e nel mondo, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha deciso di evitare di celebrare con eventi sociali, tramite la sua rete diplomatica e consolare, la ricorrenza della Festa della Repubblica Italiana. Ma questa giornata costituisce comunque una doverosa occasione di riflessione e ricordo.

Dal presente momento di difficoltà il nostro Paese saprà riprendersi come ha già dimostrato di poter fare più volte in passato, a partire da quel fondamentale 2 giugno del 1946 che, con la definitiva scelta in favore della Repubblica, ha marcato anche il punto di partenza della rinascita dalla deriva totalitaria del ventennio fascista

ragazzo, il ventennio non è stato una “deriva” totalitaria – come quella che stiamo vivendo dall’inizio di marzo, tanto per intenderci – : quella è stata una dittatura. Ma capisco che non tutti sono all’altezza di comprendere certe finezze.

e dalle macerie della seconda guerra mondiale.

Questa rinascita non sarebbe potuta avvenire senza una collaborazione tra le diverse anime politiche e sociali del Paese, che scelsero di sedersi allo stesso tavolo per dar vita alla Costituzione. Questa e` da allora faro del nostro lavoro ed e` basata su principi più che mai attuali oggi, mentre ci risolleviamo insieme ai nostri partner del mondo dall’emergenza sanitaria: libertà,

Libertà?! Con sessanta milioni di persone agli arresti domiciliari? Col divieto di incontrare gli amici? Col controllo capillare di ogni movimento?

uguaglianza,

uguaglianza?! Con ottanta comunisti per metro quadro il 25 aprile senza alcuna sanzione, [NOTA: la foto precedente è stata sostituita in quando scattata in altra occasione, grazie alla segnalazione di “libberosthoughts”]
25 aprile 2020
con ottocento curiosi per metro quadro ammucchiati per la “liberazione” di “Aisha” senza alcuna sanzione
x Silvia 2
x Silvia 1
e un ristoratore sull’orlo del fallimento ogni quattro metri quadri tutti multati?
ristoratori
giustizia

giustizia?! Con persone multate per avere acquistato una bottiglia di vino? Per avere preso il sole in una spiaggia deserta? Per avere fatto una corsa nel parco?

e democrazia.

Con la Costituzione sospesa e il Parlamento esautorato sine die?

Si tratta degli stessi principi che guidano la presenza dell’Italia e dell’Unione Europea in quest’area. Continuiamo a sostenere le istituzioni dell’Autorità palestinese in vista della creazione di uno Stato palestinese indipendente e democratico, che viva in pace e sicurezza al fianco dello Stato di Israele,

Dalla Costituzione di Al-Fatah
Articolo (2) Il popolo palestinese ha un’identità indipendente. Essi sono l’unica autorità che decide il proprio destino e hanno completa sovranità su tutte le loro terre.
Articolo (3) La rivoluzione palestinese ha un ruolo guida nella liberazione della Palestina.
Articolo (4) La lotta palestinese è parte integrante della lotta mondiale contro il sionismo, colonialismo e imperialismo internazionale.
Articolo (5) La liberazione della Palestina è un obbligo nazionale che ha bisogno del supporto materiale e umano della Nazione Araba.
Articolo (6) Progetti, accordi e risoluzioni dell’Onu o di singoli soggetti che minino il diritto del popolo palestinese nella propria terra sono illegali e rifiutati.
Articolo (9) La liberazione della Palestina e la protezione dei suoi luoghi santi è un obbligo arabo religioso e umano.
Articolo (17) La rivoluzione armata pubblica è il metodo inevitabile per liberare la Palestina.
Articolo (19) La lotta armata è una strategia e non una tattica, e la rivoluzione armata del popolo arabo palestinese è un fattore decisivo nella lotta di liberazione e nello sradicamento dell’esistenza sionista, e la sua lotta non cesserà fino a quando lo stato sionista non sarà demolito e la Palestina completamente liberata. (Enfasi mia, qui, traduzione mia)

nell’ambito di una soluzione negoziata del conflitto che preservi lo status di Gerusalemme quale capitale condivisa dei due Stati.

Ragazzo, “preservare” significa conservare qualcosa nello stato in cui si trova. Ora, Gerusalemme è da oltre tremila anni la capitale indivisa di Israele, tranne i diciannove anni in cui è stata illegalmente occupata dalla Giordania. Capitale di uno “stato palestinese” non lo è stata mai, perché…

L’intera collaborazione dell’Italia con la Palestina – a tutti i livelli: politico,
stato-di-palestina
state-of-palestine
economico,
soldigaza
tunnel costo
culturale
libri palestinesi
– resta ispirata a questo obiettivo di fondo.

La relazione bilaterale tra Italia e Palestina è di lungo corso e si articola in una molteplicità di settori di collaborazione: agricoltura,
serretun
istruzione,
festa Gaza
ambiente,
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giustizia e diritti umani,
colab1    colab3
colab6
formazione dei diplomatici, protezione del patrimonio culturale
josephs-tomb
e training delle forze di sicurezza palestinesi, grazie alla professionalita’ messa a disposizione dall’Arma dei Carabinieri. E’ mio auspicio che questa ricchezza di rapporti possa essere presto sancita e ulteriormente intensificata grazie a un nuovo incontro ad alto livello tra i rispettivi Governi, non appena le condizioni lo consentiranno. Intanto, lo scorso dicembre, la terza riunione del Joint Business Forum italo-palestinese tenutasi a Ramallah ha consentito di approfondondire i rapporti economici e commerciali e la conoscenza reciproca tra i due sistemi imprenditoriali.

E ancora, resta intensa la collaborazione tra Italia e Palestina nei settori della cultura e della tutela del patrimonio, attraverso missioni archeologiche,

cioè collaborate anche alla sistematica distruzione di tutte le testimonianze ebraiche sotto il Monte del Tempio?

opere di restauro, formazione di esperti locali. Basti pensare all’intervento sulla Basilica della Nativita’ a Betlemme, patrimonio dell’umanita’ (L’ASSEDIO DELLA NATIVITÀ), o alle inziative in programma per celebrare Betlemme Capitale della cultura araba, al piu` tardi il prossimo anno.

Non si puo` poi omettere di ricordare il lavoro che AICS – Gerusalemme, insieme alle agenzie internazionali, alle nostre Organizzazioni della Societa` Civile e agli enti territoriali, svolge quotidianamente per migliorare le condizioni di vita della popolazione palestinese a cominciare dai settori della salute e delle politiche di genere, messi duramente alla prova dalla pandemia in corso.

Tengo inoltre a ricordare il nostro impegno per diffondere la lingua e la cultura italiana nella circoscrizione, anche grazie alla preziosa azione della Societa’ Dante Alighieri con i suoi Comitati di Gerusalemme e di Ramallah-Betlemme, e per fornire quanto più efficacemente possibile i consueti servizi alla Comunità italiana di Gerusalemme, della Cisgiordania

si chiama Giudea e Samaria, (in ebraico: יהודה ושומרון, Yehuda VeShomron, anche יוש Yosh o שי Shai; in arabo: اليهودية والسامرة, al-Yahudiyyah was-Sāmarah, quindi a chiamarla Cisgiordania o West Bank, oltre a violentare la storia, non fai neppure un favore agli arabi)

e della Striscia di Gaza, rappresentata dal Comites che ringrazio per la sempre fruttuosa collaborazione. Mi piace ricordare quanto questa Comunita` sia ricca, articolata e radicata: da quella israelitica

non sia mai che capiti per sbaglio di parlare di israeliani, e sempre meglio parlare di israeliti piuttosto che usare quell’orrenda parolaccia di ebrei

a quella palestinese, dai connazionali attivi nella cooperazione allo sviluppo al personale impegnato nelle Organizzazioni

come l’UNRWA che coi soldi delle nostre tasse arruola tra le sue file un immenso numero di terroristi palestinesi?

e missioni internazionali, fino ai religiosi, che da secoli svolgono un ruolo cruciale in Terra Santa. Superate le limitazioni imposte dall’emergenza sanitaria, le porte del Consolato Generale tornano a essere aperte per tutti, per mettere insieme le formidabili energie della nostra collettività.

La ripresa dalla pandemia richiede collaborazione tra individui, tra comunita’ scientifiche, tra governi. Grazie alla solidarieta’ e ai valori dimostrati dai nostri connazionali, agli eroici sacrifici del personale sanitario, all’impegno di ricercatori e scienziati, alla generosa assistenza di partner vicini e lontani, l’Italia si sta rimettendo in piedi e mette a disposizione dei suoi amici l’esperienza che ha maturato.

Cioè l’esperienza dello stato che ha sospeso la Costituzione, esautorato il Parlamento, emanato decreti privi di alcun valore legale, messo in atto la segregazione più lunga e più feroce del mondo civile ottenendo in cambio la più alta concentrazione di morti? L’esperienza di mezzo migliaio di “esperti” che per mesi hanno parlato ognuno per conto proprio? L’esperienza di un governo che ha messo in ginocchio un’intera nazione e chissà se riusciremo mai a rimetterci in piedi? Questo vuoi mettere a disposizione, ragazzo? Ma fino a questo punto ti manca il senso del ridicolo?

Questo stesso spirito di collaborazione sara’ cruciale in Terra Santa, non solo per superare l’attuale crisi sanitaria, ma soprattutto affinche’ Israele e Palestina tornino al tavolo delle trattative per riprendere i negoziati di pace e raggiungere una soluzione giusta e duratura, in linea con le esigenze e le aspirazioni legittime di entrambi i popoli.

Aspirazioni legittime? Di entrambi i popoli? Ma davvero davvero?

L’augurio a tutti i cittadini italiani, e a tutti gli amici dell’Italia nel mondo, e’ quello di seguire l’esempio fornitoci nel 2 giugno di 74 anni fa e di fare tesoro degli insegnamenti che questa lunga lotta contro il virus ci sta lasciando. Dalle difficolta` puo` nascere piu` solidarieta`.

E se veramente hai visto in giro questo, hai davvero problemi grossi, ragazzo.

Buona Festa della Repubblica!

Buona festa a te caro, e che buon pro ti faccia.

barbara

I VIOLINI DI AUSCHWITZ

Dalla Shoah ai palcoscenici del mondo, note di speranza

Amnon Weinstein si imbatté per la prima volta in un violino della Shoah 50 anni fa. Era un giovane liutaio in Israele, e un cliente gli portò un vecchio strumento in condizioni terribili, chiedendo di restaurarlo. L’uomo raccontò di aver suonato il violino sulla strada che lo portava alle camere a gas, ma sopravvisse per un caso fortuito: i nazisti avevano bisogno di lui per la loro orchestra del campo di sterminio. Da allora non ci aveva più suonato. “Così ho aperto il violino, e lì dentro c’erano delle ceneri”, raccontò Weinstein in un’intervista all’emittente Npr. Ne fu inorridito; si chiese se quelle ceneri appartenessero alle vittime dei Lager, ai suoi famigliari assassinati. E abbandonò il lavoro di restauro. Gestire uno di quegli strumenti era troppo per lui.

Diversi anni dopo, nel 1996, Weinstein tornò sui suoi passi e lanciò un appello per raccogliere i violini della Shoah. E così è nato il progetto Violins of hope: una collezione di strumenti proveniente da ebrei sopravvissuti alla Shoah o dai famigliari di chi fu ucciso. “Tutti questi strumenti sono simboli di speranza. Sono un modo per dire: ricordati di me, ricordati di noi”, ha spiegato Weinstein, che porterà i “suoi” violini a Cremona in occasione della rassegna Cremona Musica (27- 28 settembre). E con la cittadina lombarda, Weinstein ha un legame particolare: qui si diplomò alla Scuola di Liuteria, segnando il suo futuro. La città gli renderà omaggio conferendogli il Cremona Musica Award ma soprattutto dando spazio ai Violini della speranza, suonati nei palcoscenici di mezzo mondo e a Cremona dal violinista turco Cihat Askin.
“I nazisti usavano la musica e soprattutto i violini per umiliare e degradare gli ebrei nei ghetti e nei campi. – racconta Weinstein nel sito dedicato al progetto – Hanno sequestrato migliaia di strumenti ad ebrei di tutta Europa. I nostri concerti sono la risposta definitiva al loro piano di annientare un popolo e la sua cultura, di distruggere vite umane e libertà. Il suono dei violini è spesso paragonato alla bellezza della voce umana. Quando suonato con talento e spirito, è noto per raggiungere e toccare i cuori. Questo è stato il ruolo dei violini nella guerra – per toccare i cuori, accendere la speranza di tempi migliori e diffonderla ovunque. Ovunque c’era musica, c’era speranza”.
“Durante una visita a Tel Aviv, sono andato al negozio dove Amnon Weinstein mi ha mostrato un violino che era stato deturpato con una svastica da un restauratore tedesco negli anni ’30 – ha raccontato il violinista ltzhak Perlman -. Un atto così degenerato, tuttavia, non è riuscito ad impedire al violino di creare bellezza. Penso che il violino sia una replica della nostra anima. E i violini di Weinstein sono ancor di più un esempio potente di perseveranza. Un tempo rappresentavano per i loro proprietari l’idea di sopravvivenza, e simboleggiano lo stesso per noi oggi”.
Questi strumenti rappresentano le storie di vite spezzate e restituiscono dignità ai loro proprietari, ha ricordato Perlman.
A Cremona Musica Amnon Weinstein sarà anche protagonista di una seconda esposizione, dove verranno messi in mostra alcuni strumenti realizzati da lui e dagli altri allievi che hanno frequentato la Scuola di Liuteria di Cremona nel suo stesso periodo.

(Italia Ebraica, agosto 2019, via Il vangelo)

Ed eccoli, i violini di Auschwitz, in azione nel migliore dei modi possibili, nel migliore dei posti possibili

barbara

LA MARATONA DI GERUSALEMME

Che si terrà oggi, 15 marzo, con migliaia di partecipanti. Questo è il percorso
maratona Gerusalemme 1
che copre l’intera città. Fra il 1948 e il 1967 non sarebbe stato possibile, per via di questo
maratona Gerusalemme 2
il muro che separava la Gerusalemme libera da quella illegalmente occupata dalla Giordania (occupazione illegale ripetutamente trattata in questo blog) nel corso della guerra scatenata dagli arabi nel tentativo di annientare Israele. Quel muro che gli amanti dei popoli oppressi e della pace e della giustizia e dell’amore universale e soprattutto del meraviglioso slogan “non muri ma ponti” vorrebbero al più presto vedere ricostruito. E neppure vi si sarebbero potuti avvicinare, per via dei cecchini giordani sempre pronti a fare il tiro al piccione.
maratona Gerusalemme 3
In compenso è arrivato anche a Tel Aviv qualcosa a cui noi siamo disabituati da settantaquattro anni, e che in Israele è invece più o meno pane quotidiano.

barbara

UN BUON MOTIVO IN PIÙ PER DETESTARLO

E diffidarne. E se possibile boicottarlo. Sto parlando del signor Jair Bolsonaro, anzi, per la precisione, Jair Messias Bolsonaro, dove per Messias è da intendere esattamente ciò che pensate si debba intendere, nuovo presidente del Brasile. Perché il signor Jair Messias Bolsonaro, eletto con quasi il 56% dei voti, non solo è di estrema destra, non solo è fascista, non solo è sessista, non solo è razzista, non solo è sovranista che figurati se quello può mancare, non solo è un tale sacco di bruttissime cose che non provo neanche a elencarle che uno quasi non ci crederebbe ma se lo dice gente seria come questa bisognerà che sia vero per forza, ma è anche la quintessenza dell’abominio supremo: è pro Israele! Siete scioccati? Traumatizzati? Cercate di riprendervi in fretta, perché adesso arriva una bordata ancora più grossa: vuole portare l’ambasciata a Gerusalemme!! Vero che lapidarlo sarebbe il minimo?

E magari ci molla anche Cesare Battisti.

barbara

E SHANAH TOVAH ANCHE DA UGO VOLLI

Oggi per l’ebraismo si conclude l’anno 5778 e stasera si apre il nuovo anno 5779. Dato che capodanno nella tradizione ebraica è l’inizio di un periodo di giudizio, più che una festa, e dunque richiede l’esame di sé, della propria condotta passata e il raddrizzamento dei torti compiuti e il pentimento dei peccati commessi, è inevitabile fare bilanci individuali e collettivi.
Il 5778 è stato per Israele un anno intenso, difficile e ricco però di risultati. Fra le cose che sono accadute bisogna ricordare il settantesimo compleanno dello Stato, che è certamente un risultato assai notevole cui si è aggiunto il trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme: un riconoscimento del rapporto millenario del popolo ebraico con la Città Santa che ha rotto una lunga ipocrisia. Israele ha dovuto difendersi da numerosi attacchi terroristi, dal ripetuto tentativo organizzato da Hamas di sfondare il confine e invadere il territorio israeliano, dalla pressione iraniana che lavora per portare armi e truppe a distanza utile per attaccare lo stato ebraico. Su tutti questi fronti la difesa di Israele è stata energica e misurata e ha ottenuto sostanziali successi. Sul fronte diplomatico il lungo lavoro per normalizzare le relazioni con paesi tradizionalmente ostili ha provocato frutti importanti: non solo le intese con Egitto, Giordania, Arabia e paesi del Golfo per resistere al terrorismo iraniano, a quello dell’Isis e di Hamas; ma anche la fioritura dei rapporti con India e Cina, l’apertura di scambi con molti stati africani e sudamericani, l’appoggio pieno da parte degli Stati Uniti, il dialogo difficile ma produttivo con la Russia lasciano Israele in una posizione di rispetto e ascolto internazionale che non aveva mai avuto prima. Certo, restano i nemici, i terroristi, l’Iran e i suoi satelliti, la Turchia islamizzata, per certi versi l’Unione Europea che coltiva al suo interno e anche al suo vertice focolai di antisemitismo, in generale una sinistra così disperata e priva del suo senso che sembra aver smarrito anche i principi etici che la tenevano lontana dall’odio contro gli ebrei. E dunque sul piano internazionale, militare e diplomatico, c’è molto lavoro da fare per uno stato che forse è il solo al mondo a dover difendere ininterrottamente la sua esistenza dalla sua fondazione e anche prima.
Per quanto riguarda la situazione interna di Israele, la popolazione a oggi è stimata in 8,9 milioni, di cui 6,6 sono ebrei (il 75%), 1,86 arabi (21%) e 418 mila non appartengono alle due comunità (immigrati non riconosciuti come ebrei, drusi, circassi ecc.). In un anno la popolazione è aumentata di 162.000 persone (1,9%). Di questi 25.000 sono nuovi immigrati, provenienti soprattutto da Russia, Ucraina, Francia, Stati Uniti. Gli israeliani sono contenti della loro vita Secondo l’indagine CBS, l’89% è molto soddisfatto o soddisfatto della propria vita, il 6% si sente solo, il 37% è insoddisfatto della propria situazione finanziaria e il 31% trova difficile coprire le proprie spese mensili. Il reddito medio delle famiglie era di 19.187 shekel (4.600 euro) lordi al mese (al netto delle tasse 15.751 NIS o 3800 euro). Circa due terzi delle famiglie israeliane vivono in appartamenti di proprietà, le altre pagano in media 800 euro di affitto. 52.809 coppie si sono sposate in Israele nel 2016 mentre 14.819 coppie hanno divorziato. Israele ha più di 2,5 milioni di famiglie e il numero medio di persone per ciascuna è 3,32.L’aspettativa di vita media delle donne è di 84,6 anni, quella degli uomini dell’80,7% (dati tratti qui).
Sono dati molto positivi, superiori a quelli che si possono trovare in Europa che insieme al quadro costante di un’economia forte e in crescita, di un settore della ricerca scientifica fra i migliori del mondo, di un’imprenditoria brillante e attiva, di una cultura vivace e critica disegnano uno stato in ottima salute, pieno di fiducia e di energia, nonostante le sfide da affrontare e le diversità che lo attraversano, o proprio grazie a queste.
Nel 5779 ci saranno certamente nuovi problemi. Non finirà il terrorismo, purtroppo, né la minaccia di un’aggressione da parte dell’Iran e dei suoi satelliti. Ci saranno le elezioni che nel sistema politico israeliano segnano sempre turbolenze e tentativi di interferenza dall’estero (ricordiamoci il massiccio tentativo di Obama di rovesciare Netanyahu quattro anni fa, finanziando e appoggiando i suoi nemici). Ci sono le inchieste giudiziarie aperte. Sul piano internazionale Israele dovrà lavorare per sventare le manovre propagandistiche dei palestinisti, che assai più che a costruire un loro stato sono interessati a danneggiare Israele in qualunque modo. Vi è una crescente alienazione della principale comunità della Diaspora ebraica, quella americana, che in maggioranza fra la lealtà al popolo ebraico e la propria appartenenza partitica alla sinistra sembra aver scelto la politica. C’è anche un’emergenza naturale, quella della siccità che dura ormai da sei anni: la tecnologia israeliana riesce a limitarne i danni, ma non ad annullarli del tutto.
Queste sono le sfide, i problemi aperti: difficili, in certi casi gravi, ma non certo insuperabili. Il clima dominante in Israele è di fiducia, come si è visto anche di soddisfazione generale. Lo stato ebraico non è mai stato così potente sul piano militare ed economico, così inserito nel contesto regionale e internazionale. Le preoccupazioni vere vanno piuttosto verso l’ebraismo della Diaspora, che è soggetto a un’ondata di antisemitismo, che a tratti non è ben riconosciuta perché proviene dall’alleanza fra sinistra e islamismo. E’ duro riconoscere che lo schieramento politico di cui ci si è maggioritariamente sentiti parte da almeno un secolo è diventato il nemico e il pericolo, mentre buona parte dei vecchi nemici della destra sono diventati alleati oggettivi e spesso consapevole. Ci vuole lucidità e coraggio per affrontare questo rovesciamento politico e non tutto il mondo ebraico ne è abbastanza fornito. Ma anche questo è un problema che si può superare, come ha mostrato il caso della Gran Bretagna, dove un ebraismo tradizionalmente vicino ai laburisti ha dovuto staccarsene, constatando il prevalere nel partito e non solo nel leader Corbyn di veleni antisemiti. Del resto i nuovi possibili alleati sono in crescita in tutto il mondo, Europa compresa.
Insomma c’è motivo di avere fiducia e speranza per il prossimo anno. Ma questo richiede di non abbassare la guardia, anzi a raddoppiare gli sforzi per spiegare la ragioni di Israele e dell’ebraismo. L’impegno è questo: chi si sente parte del popolo ebraico deve assumerselo come può e come sa.
Ai lettori l’augurio non solo di un anno buono e dolce, di salute e successi, di pace e progresso. Ma anche di un anno di impegno e responsabilità. (qui)

E poi anche da lei.

barbara