MA DAVVERO PUTIN

ha fatto una mossa filoisraeliana?
Tutti in festa per l’annuncio di Putin sul riconoscimento di Gerusalemme Ovest capitale di Israele, acchebbello, la Russia ha anticipato l’America, Putin ha fregato Trump e blablabla e blablabla e blablabla. Gente, ma siamo impazziti?! Con questa mossa Putin ha stabilito che Gerusalemme non è UNA città come è stata per tremila anni, bensì due, come imposto dall’illegale occupazione giordana durata dal 1948 al 1967. Con questa mossa Putin ha stabilito che quella parte della città che contiene una cosa chiamata “Quartiere ebraico” non è ebraica bensì araba, palestinese e musulmana. Con questa mossa Putin ha stabilito che il Kotel (muro del pianto) resterà per sempre in mano islamica – e naturalmente la prima conseguenza sarà che a nessun ebreo al mondo sarà più consentito avvicinarvisi, come è stato nei diciannove anni di illegale (non dimentichiamolo, per favore, ILLEGALE, anche se contro quella occupazione ILLEGALE nessuno al mondo si è mai sognato di protestare) occupazione giordana. Sveglia gente! Quella lurida faina, con la sua subdola mossa, sta tentando di mettere le sue luride zampe sul futuro di Gerusalemme e di Israele!

barbara

16 BAMBINI PALESTINESI RITROVANO L’UDITO

GRAZIE A DEI CHIRURGHI ISRAELIANI

Sedici bambini palestinesi affetti da sordità hanno potuto udire per la prima volta dopo un intervento chirurgico all’ospedale Hadassah Ein Kerem a Gerusalemme, hanno informato sabato degli organi di informazione israeliani.
Gli interventi, conosciuti come chirurgia dell’impianto cocleare, sono stati effettuati da alcuni medici nel corso degli ultimi mesi, riferisce il quotidiano israeliano Ynet.
La dottoressa Michal Kaufmann, che ha praticato gli interventi, ha dichiarato a Ynet che eseguire gli interventi è stato molto difficile a causa di “carenze logistiche”.
“Il ministero della Difesa ha richiesto molte autorizzazioni”, ha dichiarato, aggiungendo che “alcuni bambini sono arrivati senza cartella clinica e hanno dovuto essere sottoposti a vari esami sul posto”.
L’operazione consiste nell’introdurre un piccolo apparecchio elettronico inserito direttamente nel nervo uditivo cocleare nell’orecchio per stimolare il senso dell’udito, con l’aiuto di un microfono esterno in modo da trasferire poi i suoni nella parte interna dell’apparecchio permettendo al paziente di udire, spiega il dottor John Hopkins dell’ospedale Hadassah.
Benché il dispositivo non restituisca completamente la capacità uditiva, i pazienti sottoposti all’intervento sono finalmente in grado di recuperare la capacità di distinguere i suoni con l’aiuto di una terapia costante.
Le operazioni sono state condotte nel quadro di un programma del Centro della Pace Peres, fondato dal defunto presidente israeliano Shimon Peres, per i bambini palestinesi di Cisgiordania [Giudea e Samaria] e della striscia di Gaza.
Kaufmann ha definito il programma del Centro della Pace Peres “un progetto strepitoso” perché “offre a questi bambini l’occasione di uscire dal loro mondo di silenzio e di vivere normalmente e pienamente la loro vita.
“Questi bambini non potevano parlare prima dell’intervento, erano privi di qualunque sostegno. La chirurgia ha aperto il loro mondo, la capacità di comunicare e di prendere il volo… Noi siamo orgogliosi di avere potuto contribuire a un tale cambiamento nelle loro vite” ha concluso. (qui, traduzione mia)
udito
Come lo vogliamo chiamare? Razzismo ebraico? Apartheid israeliana? Scene da un genocidio? Fate un po’ voi: non c’è che l’imbarazzo della scelta.

barbara

PESCATO CASUALMENTE IN UN BLOG

12 gennaio 1978

Padova: in programmazione al cinema Cristallo: Guerre stellari, di George Lucas; al cinema Eden: I nuovi mostri, con Vittorio Gassman, Alberto Sordi, Ornella Muti e Ugo Tognazzi.

Italia: travestiti da carabinieri rapinano 655 milioni nell’ufficio postale della stazione di Messina.

Mondo: il papa, durante il colloquio con il ministro degli Esteri israeliano Dayan, ha posto l’accento sul riconoscimento dei diritti dei palestinesi. Il Vaticano ha inoltre insistito sull’urgenza dell’internazionalizzazione di Gerusalemme. (qui)

Praticamente all’indomani di una guerra in cui Israele ha seriamente rischiato di essere annientata e nel pieno dell’attività terroristica dell’OLP… Il papa era Paolo VI, quello che si è rivolto a uno stato che non riconosceva per chiedere la liberazione di Hilarion Capucci, prendendo solennemente impegni mai rispettati e regalando al terrorista altri quarant’anni di libera attività terroristica. Quello che il 21 settembre 1963 comunicava in un manoscritto che «Dopo lunga riflessione, e dopo aver invocato il lume divino… sembra doversi studiare positivamente se e come possibile una visita del Papa ai Luoghi Santi nella Palestina… », perché Israele, ovviamente, non esiste. Sembra anche ignorare, il signor papa, che l’internazionalizzazione di Gerusalemme proposta nella risoluzione 181 del 1947 è stata immediatamente rifiutata, con le parole e soprattutto con i fatti (leggi: armi) dagli arabi tutti, compresi i cosiddetti palestinesi – che all’epoca rifiutavano violentemente di essere definiti palestinesi, dato che ad essere chiamati palestinesi erano gli ebrei e che il “popolo palestinese” è stato fabbricato a tavolino molto tempo dopo – e che quindi l’internazionalizzazione di Gerusalemme non andava affatto incontro a quegli interessi dei palestinesi che tanto sembravano stargli a cuore. Ignora, altresì, che l’internazionalizzazione, secondo la 181, doveva durare dieci anni, dopodiché lo status di Gerusalemme sarebbe stato sottoposto a referendum, e dato che la popolazione di Gerusalemme è da sempre a maggioranza ebraica, non si possono avere dubbi sul risultato che avrebbe avuto tale referendum.

barbara

 

LO STATO DI PALESTINA

Cioè quella cosa che non c’è. E il fatto che non ci sia è la causa di tutti i mali del mondo, di tutte le guerre, di tutto il terrorismo, di tutti gli sfracelli che si verificano in giro per il mondo, che se solo si decidessero a farlo nascere regnerebbe la pace universale e tutti gli uomini si abbraccerebbero e si amerebbero all’istante. Quello. E volete sapere perché non c’è? Ecco, guardate qui.
stato-di-palestina
E poi vi invito a leggere questo testo di Yair Lapid, precisando che Lapid è all’opposizione, vale a dire che non fa parte di quella compagine politica che le anime belle amano chiamare fanatici di estrema destra. Ecco il testo:

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, di cui ora l’Italia fa parte, recentemente ha approvato una risoluzione che dichiara illegali gli insediamenti israeliani – compresa la nostra capitale Gerusalemme e la spianata delle Moschee, dove sorgeva il Tempio – e chiede a Israele di lasciarli. Quando i membri del Consiglio si sono resi conto che la decisione ha indignato la grande maggioranza degli israeliani, compresa l’opposizione, hanno fatto finta di non capire. «Non è una decisione contro Israele» ci hanno detto i capi di governo di diversi Paesi, «riguarda solo gli insediamenti». È come se Israele annunciasse il suo appoggio alla Lega Nord che rivendica l’indipendenza del Nord Italia. «Non è una decisione contro l’Italia» potremmo dire ai nostri amici italiani, «si tratta solo di Milano». Credo che perfino i simpatizzanti della Lega Nord ci direbbero che è una grave interferenza negli affari interni italiani. L’ambasciatore israeliano sarebbe convocato dal ministro degli Esteri italiano e cortesemente invitato a non immischiarsi più in argomenti di cui non sa nulla. Ed è proprio così che ci sentiamo. Ci sono molti ostacoli che bloccano il processo diplomatico tra Israele e i palestinesi. Quello centrale è che per almeno tre volte i palestinesi hanno rifiutato di accettare uno Stato che comprendeva il 90% del territorio. Se davvero volevano uno stato bastava dire: «Sì». Invece hanno detto «No». Perché? Perché il Consiglio di Sicurezza dell’Onu li ha convinti che non c’è motivo di fare uno sforzo per raggiungere un compromesso che porterà alla pace. Tutto quello che devono fare è dire «no» e le pressioni su Israele cresceranno ancora. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha dimenticato che ogni volta che ai palestinesi è stata data l’opportunità di autogovernarsi hanno preferito ripiegare sul terrorismo. L’ultima volta è stato nel 2005 quando Israele si è ritirato dalla Striscia di Gaza senza lasciarvi nemmeno un soldato o un colono. I palestinesi hanno risposto eleggendo Hamas, un’organizzazione terroristica, e lanciando oltre 15 mila razzi sui civili israeliani. Se rivolgiamo lo sguardo a Nord, al nostro confine con la Siria, vediamo cosa accade ai Paesi che hanno perso il controllo della loro stessa sicurezza. Più di 400 mila persone sono state uccise in quella guerra civile e il Consiglio di Sicurezza si è limitato a esprimere educatamente il suo disappunto. Per qualche motivo il Consiglio di Sicurezza ha ritenuto più urgente attaccare Israele, un Paese che vuole la pace ed è ligio alla democrazia. Israele era, e rimane, intenzionato a cercare una soluzione diplomatica; semplicemente non vogliamo obbedire a ultimatum che arrivano dall’estero. I membri del Consiglio di Sicurezza probabilmente non si fanno problemi a mettere a rischio la nostra sicurezza ma se perdono la scommessa nessuno lancerà i prossimi 15 mila razzi sui bambini italiani. I bersagli saranno i bambini israeliani. I nostri figli. Per il futuro ci aspettiamo dall’Italia, nostra stretta amica e alleata, l’apporto di una voce più equilibrata e ragionevole in seno al Consiglio di Sicurezza. (La Stampa, 07/01/17, Traduzione di Carla Reschia)

Qualcuno ha detto che c’è un solo modo per far nascere lo stato di Palestina: obbligare i palestinesi con la forza ad accettarlo. Io, per la verità, conoscendo la loro ferrea determinazione a rifiutarlo, pronti da sempre a combattere fino alla morte per impedirne la nascita, sono convinta che non ci si riuscirebbe neanche in quel modo lì.

barbara

PROFETI A CONFRONTO

Adolf Hitler, gennaio 1939

«In questo giorno, che forse non sarà memorabile solo per i Tedeschi, vorrei aggiungere questo. […] Oggi sarò di nuovo profeta: se la finanza ebraica internazionale d’Europa e fuori d’Europa dovesse arrivare, ancora una volta, a far precipitare i popoli in una guerra mondiale, allora il risultato non sarà la bolscevizzazione del mondo, e dunque la vittoria del giudaismo, ma, al contrario, la distruzione [Vernichtung] della razza giudea in Europa».

Armin Wegner, 11 aprile 1933

Signor Cancelliere del Reich!
Con la Sua comunicazione del 29 marzo di quest`anno il Governo ha decretato il bando delle attività commerciali di tutti i cittadini ebrei.
Scritte offensive, «Imbroglioni», «Non comperare», «Morte ai giudei», «A Gerusalemme», risaltavano sui vetri dei negozi, uomini con manganelli e pistole montavano la guardia davanti alle porte e per dieci ore la capitale è stata trasformata in teatro per il divertimento delle masse. Poi, contenti di questa beffarda punizione, fu tolto nuovamente il divieto e la città e le strade mostrarono il loro volto abituale.
Ma quello che poi seguì non fu ancor peggio? Giudici, procuratori e medici vengono espulsi dai loro incarichi ben retribuiti, si chiudono le scuole ai loro figli e figlie, insegnanti di scuole superiori vengono cacciati dalle cattedre e mandati in congedo – una concessione che a nessuno può non sembrare sospetta -, direttori di teatro, attori e cantanti vengono privati dei loro palcoscenici, agli editori di giornali si vietano le pubblicazioni, tutti i libri di poeti e scrittori ebrei vengono raccolti per condannare al silenzio i custodi dell’ordine morale, e si colpisce l’ebraismo, anziché nel commercio, proprio là dove sono i suoi valori più nobili per la comunità: nel pensiero.
Lei afferma, Signor Cancelliere del Reich, che il popolo tedesco è stato diffamato, che i suoi vicini lo accusano di azioni indegne che non ha compiuto; e tuttavia, errori e cattiva fama non hanno sempre preceduto onore e gloria? Sì, non ci hanno forse insegnato gli ebrei a sopportare come un onore la diffamazione? Perché non è un caso se così tanti ebrei vivono sul suolo tedesco, è la conseguenza di un destino comune! Nelle loro migrazioni di secoli, cacciati dalla Spagna, rifiutati dalla Francia, la Germania da un millennio ha offerto ospitalità a questo grande infelice popolo. L’ebreo ubbidiva alla sua vocazione interiore quando andava là dove la sua vita era al sicuro, dove il più alto livello di sapere attirava il suo cuore avido di cultura; la Germania, una Germania smembrata che lottava in mezzo a molti nemici, ubbidì alla dottrina della sua libertà quando offrì rifugio al perseguitato.
Ed ora, ciò che è stato fatto in un millennio deve essere annullato per sempre?
Noi abbiamo sempre dato ad altri popoli il meglio delle nostre forze, in Occidente, in Sud America, in Russia. Eterno viaggiatore sulla terra, il tedesco sentì sempre un forte richiamo per la povera patria che cresceva nei possedimenti d’oltremare. Costruttori di ponti, commercianti, coloni tedeschi hanno contribuito ad accrescere ricchezza e fama di tutti i popoli. E per questi meriti non siamo forse stati denigrati prima della grande guerra e fino a ora? Quindi noi che così spesso abbiamo sperimentato questa ingiustizia dobbiamo fare la stessa cosa e causare la stessa sofferenza a un altro popolo che come noi non l’ha meritata? La giustizia è stata sempre un vanto per tutti i popoli e se la Germania è diventata grande nel mondo, a ciò hanno contribuito anche gli ebrei. Non si sono forse mostrati grati in tutti i tempi per la protezione loro offerta?
Si ricorda che Albert Einstein è un ebreo tedesco, uno scienziato che ha sconvolto l’idea dello spazio, che come Copernico ha steso la sua mano oltre se stesso verso il Tutto e ci ha regalato una nuova immagine del mondo?
Si ricorda che Albert Ballin, un ebreo tedesco, è stato il creatore della più grande linea di navi verso Occidente, da dove partì la nave più grande del mondo verso la terra della libertà, mentre lui, Ballin, non riuscì a sopportare la vergogna che il suo adorato sovrano abbandonasse il suo Paese e perciò si uccise?
Si ricorda che Emil Rathenau, un ebreo tedesco, ha fatto diventare un’impresa mondiale la Società Generale per la Produzione di energia e luce in paesi stranieri?
E che Haber, un ebreo tedesco, come un mago, con la sua bottiglia a pistone riuscì a ricavare l’azoto dall’aria?
Che Ehrlich, un ebreo tedesco e un medico saggio col suo medicamento ha scongiurato la sifilide, questa malattia strisciante nel nostro popolo?
Anche quella ragazza sedicenne che a Amsterdam ai Campionati del Mondo con la sua sciabola ha conquistato la vittoria per la Germania era una fanciulla ebrea, figlia di un procuratore, proprio uno di quei procuratori che si è in procinto di cacciare dalle nostre Corti.
Si ricorda di tutti quelli – ah, dovrei riempire fogli se volessi solo elencare i loro nomi – la cui intelligenza e il cui zelo hanno inciso per sempre nella nostra storia?
Quindi Le domando, tutti questi uomini e donne hanno agito come ebrei o come tedeschi? Scrittori e poeti hanno scritto una storia del pensiero tedesca o giudaica? I loro attori hanno coltivato la lingua tedesca o una lingua straniera? I loro grandi propugnatori di una nuova dottrina sociale sono stati profeti e ammonitori del popolo ebraico o del popolo tedesco quando hanno lanciato le loro esortazioni che per nostra disgrazia non abbiamo accolto?
Abbiamo accettato in guerra il sacrificio di sangue di dodicimila ebrei, e ora possiamo – se abbiamo un minimo di equità nel cuore – togliere ai loro genitori, figli, fratelli, nipoti, alle loro donne e sorelle ciò che si sono meritati nel corso di generazioni, il diritto a una patria e a un focolare?
Quale sventura è questa per coloro che hanno amato più di se stessi il Paese che li ha accolti!
L’ebreo, legato a noi per interiorità e per il fatto di porsi gli stessi interrogativi, non è forse diventato il portatore dei costumi tedeschi e della lingua tedesca fino nella profonda Russia? Nei vicoli ebraici dei villaggi polacchi risuonano ancor oggi melodie medioevali tedesche; gli antenati degli ebrei scacciati mille anni fa non rubarono l’oro da queste terre ma le loro melodie il cui suono ancor oggi esce dalle loro bocche e ci commuove e che noi stessi abbiamo dimenticato.
Se un tedesco in terra straniera ha bisogno d’aiuto, se cerca qualcuno che parli la sua lingua dove lo trova? Nel negozio di medicinali di un ebreo del Caucaso, nella sartoria di un ebreo presso il pozzo di un deserto arabico.
In Polonia si sono derubate e gettate in prigione famiglie ebree che si erano riconosciute nella cultura tedesca e ora, dopo che sono fuggite in Germania, si vuole riservare loro lo stesso destino? Che amore infelice! Perché non crederanno all’affermazione che gli ebrei non sono in grado di amare la nostra patria perché sono di ceppo estraneo. Anche nel popolo tedesco non si sono forse mescolati ceppi diversi, Franchi, Frisoni e Vendi? Napoleone non era forse un corso? Lei stesso non viene forse da un Paese vicino? […]
Se Lei avesse potuto vedere con me le lacrime di madri ebree, il turbamento dei visi impalliditi dei padri, gli occhi dei bambini, avrebbe capito questo forte attaccamento tipico di una stirpe che per lungo tempo è stata costretta a girovagare senza sosta. Perché per loro la terra costituisce un legame più forte che per quelli che non l’hanno mai perduta. «Amo la Germania», ho sentito dire in questi giorni da un ragazzo e una ragazza ai loro genitori che, sbigottiti per le infinite minacce del momento volevano lasciare per sempre la Germania. «Andate voi soli!», rispondevano ai loro genitori, «preferiamo morire qui anziché non essere felici in un paese straniero». Non è da ammirare una tale forza del sentimento?
Signor Cancelliere del Reich,
non si tratta solo del destino dei nostri fratelli ebrei. Si tratta del destino della Germania! In nome del popolo per il quale ho il diritto non meno che il dovere di parlare, così come qualsiasi altro che viene dalsuo sangue, come tedesco a cui non è stato dato il dono della parola per rendersi complice col silenzio quando il suo cuore freme di sdegno, mi rivolgo a Lei: Fermate tutto questo!
L’ebraismo è sopravvissuto alla prigionia babilonese, alla schiavitù in Egitto, ai tribunali dell’Inquisizione spagnola, alle calamità delle Crociate e alle persecuzioni del milleseicento in Russia. Con la tenacia che ha permesso a questo popolo di diventare antico gli ebrei riusciranno a superare anche questo pericolo, ma la vergogna e la sciagura che a causa di ciò si abbatterà sulla Germania non saranno dimenticate per lungo tempo! Infatti, su chi cadrà un giorno lo stesso colpo che ora si vuole assestare agli ebrei se non su noi stessi?
Se gli ebrei hanno recepito la nostra natura, hanno accresciuto la nostra ricchezza, allora, se li si vuole distruggere, questa azione deve necessariamente portare alla distruzione di beni tedeschi. La storia ci insegna che popoli che hanno scacciato gli ebrei dai loro confini hanno poi sempre dovuto scontare questa azione cadendo vittime di disprezzo e di impoverimento.
In verità oggi non li si butta in strada come nei primi giorni, in pubblico si ostenta rispetto per la loro vita per rubare a loro in segreto e in modo ancor più penoso. Non so quante delle notizie che si sussurrano fra il popolo siano vere: interi quartieri della città vengono abbandonati al saccheggio, scritte divampano di notte sopra le case, autocarri ricoperti di gagliardetti con soldati che cantano percorrono urlanti le strade e tutti osservano con paura questa marea che minaccia di trascinare tutto con sé.
Nei giornali e nelle illustrazioni invece, nell’ora più difficile che si prepara per l’uomo, si provvede alla più triste umiliazione, alla derisione. Cent’anni dopo Goethe e dopo Lessing ritorniamo a ciò che ha causato le più dure sofferenze di tutti i tempi, allo zelo della superstizione. Inquietudine e insicurezza crescono, fanno la loro comparsa disperazione, terrore e suicidio!
E mentre una parte della popolazione che non potrebbe mai difendere un tale comportamento davanti alla propria coscienza approva questi avvenimenti nella speranza di un guadagno, lascia la responsabilità di questi al Governo del Paese che porta avanti questi provvedimenti con fredda determinazione in modo ancor peggiore che in una carneficina e meno scusabile di questa perché è il risultato di una riflessione a freddo e non può che terminare in un autodilaniamento del nostro popolo.
Quindi, quali saranno le conseguenze?
Al posto del principio morale della giustizia subentra l’appartenenza a una specie, a un ceppo. Ciò che fino a ora valeva nella vita di un popolo nella suddivisione dei compiti non erano la fede o la stirpe ma la capacità di svolgere un lavoro. Lei stesso ha lodato lo spirito creativo come il bene più prezioso di un popolo, ha lodato i pensatori e gli inventori come le forze più nobili. D’ora in poi anche l’inetto, la persona senza scrupoli, potrà dire a se stesso: solo perché io non sono ebreo posso ora assumere questo compito, il mio essere tedesco è sufficiente a ciò e forse dietro questo scudo potrò anche compiere impunito qualche cattiva azione. Nel momento in cui adulatori e persone servili solo per mettersi al servizio di un nuovo padrone si piegano a una nuova dottrina a loro estranea, per la quale Lei e i Suoi amici hanno messo a rischio vita e nome, si rilasciano mandati di cattura del sangue, si offre agli umori di infime nature il cuore delle famiglie, si permette che vengano perseguitate se questo serve a eliminare un fastidioso concorrente.
Può la sola partecipazione alla guerra essere decisiva per l’arte e il talento necessari a svolgere una mansione?
Se oggi fosse ancora vivo Walter Rathenau che fu Ministro del popolo tedesco in uno dei periodi più difficili del dopoguerra, non potrebbe essere né medico né procuratore perché non fu sul campo di battaglia ma salvaguardò la patria da una precoce sconfitta organizzando un’economia di guerra che non era stata precedentemente prevista dallo Stato. La pallottola a lui diretta alla quale si è esposto con non minore coraggio non gli è venuta dalla trincea, ma da un agguato in tempo di pace.
La distinzione tra male e bene è venuta meno, e così non è forse stata messa in discussione la stessa comunità di un popolo?
Lei mi risponderà che il sangue tedesco ci impedirebbe un agire in modo disonorevole – certamente origini e retaggio sono obblighi, ma ancor più lo è, a parer mio, quello di battersi «per» anziché «contro» l’ebreo.
Può essere vero che gli ebrei nei tempi più recenti non diedero alla patria molti eroi in campo militare se li si confronta con i combattenti del nostro popolo. In compenso non hanno dato meno saggi, martiri e santi. Anche i salvatori del popolo ridestato dovranno riconoscere che non possono fare a meno di santi come quelli in cui non è mai venuta a tacere la voce di antichissime profezie e della più alta legge morale della terra.
Allora, perché si perseguitano, perché si odiano questi straordinari stranieri nel mondo?
Perché questo popolo ha posto legge e giustizia al di sopra di ogni cosa, perché ha amato e stimato la legge come sua sposa, e perché quelli che vogliono l’ingiustizia nulla detestano di più che quelli che promuovono il diritto.
Signor Cancelliere del Reich,
i popoli e gli uomini non si conoscono vicendevolmente, e questo è il male maggiore. I tedeschi si sono mai sforzati di prendere in considerazione qualcosa che hanno evitato come la lebbra dalla loro giovinezza in avanti, un pregiudizio che ha colto perfino qualche ebreo tanto che ha cominciato a vergognarsi delle sue meravigliose origini?
Sì, quelli che Lei e i Suoi amici ora combattono in Germania – se dobbiamo fidarci delle Sue parole – non sono più ebrei, ma dei rinnegati che travolti dall’avidità e dalla sensualità hanno perduto e dimenticato i doveri della loro fede e che vengono rifiutati dai loro fratelli ebrei non meno che dai tedeschi. Forse che i tedeschi hanno sempre agito meglio? I tesorieri dei grandi patrimoni non si lamentano degli ebrei solo perché vorrebbero essere al loro posto? Forse che i cittadini tedeschi hanno ridotto gli interessi dei loro crediti e delle loro case? Ed è possibile punire gli errori di alcune centinaia di persone che nell’antica lotta di questo popolo fra il peccato e la santità hanno tradito il più profondo impulso della loro razza, sacrificando per questo schiere di innocenti? Non abbiamo forse ripudiato la vendetta del sangue a favore della responsabilità del singolo?
Lei cita nei Suoi discorsi l’Onnipotente – ma non è dunque un’Onnipotenza che ha mescolato i dispersi di questo popolo fra i tedeschi come il sale nella pasta del pane?
Non sono forse essi socialmente e moralmente una necessità per noi con la loro innata rettitudine che ci permette di distinguere più chiaramente debolezze e pregi della nostra propria natura?
Lei si richiama al fatto che la Germania si troverebbe in stato di necessità, ma anziché adottare la causa di tutti gli oppressi si tenta di placare le disgrazie di una parte del popolo con la sofferenza dell’altra parte, addirittura si afferma che incolpare gli ebrei sarebbe necessario per la salvezza della patria. Ma non c’è patria senza giustizia! C’è un ebreo ogni cento tedeschi e questo dovrebbe essere più forte? Un popolo potente non si degrada lasciando degli indifesi in balia dell’odio di persone frustrate? Lei parla di ebrei che susciterebbero inimicizia per la loro presunzione. Questo è forse avvenuto senza un nostro contributo? Quando gli ebrei hanno contribuito a preparare il terreno a idee rivoluzionarie, la loro ribellione non era forse dovuta al fatto di essere stati trattati ingiustamente? Non abbiamo forse recato loro offese fin da quando eravamo giovani e ogni comunità di destini non produce forse, oltre a un diritto comune, anche una colpa comune?
Io contesto questa folle credenza che tutto il male del mondo provenga dagli ebrei, la contesto con il diritto, con le dimostrazioni, con la voce dei secoli e se io ora indirizzo a Lei queste parole ciò avviene perché non mi riesce di essere ascoltato per nessun’altra via. Non come amico degli ebrei ma come amico dei tedeschi, come rampollo di una famiglia prussiana in questi giorni, quando tutti rimangono muti, io non voglio tacere più a lungo di fronte ai pericoli che incombono sulla Germania.
L’opinione delle masse può mutare facilmente nel suo contrario. Presto può succedere che esse condannino ciò che oggi promuovono impetuosamente. Anche se dovesse passare del tempo un giorno si avvicinerà l’ora della liberazione dei perseguitati, così come si avvicinerà la punizione del delinquente. Verrà un giorno in cui il primo aprile di quest’anno sarà richiamato alla memoria di tutti i tedeschi soltanto come una penosa vergogna quando avranno pronunciato nei loro cuori un giudizio sulle loro azioni. Se la Germania fosse stata veramente calunniata allora avrebbe bisogno di questi provvedimenti solo per difendere una buona coscienza?
Ci si assicura che all’estero si sono completamente tranquillizzati. Perché allora si continuano in silenzio queste persecuzioni? Non c’era un mezzo più semplice per far fronte alle calunnie sui nostri misfatti: non umiliare gli ebrei ma dare loro delle prove di amicizia? Qualsiasi cattiva fama non cesserebbe al più presto al cospetto di atti di discernimento e di amore e la miglior conversione non è sempre quella della buona azione?
Signor Cancelliere del Reich,
Le invio queste parole che sgorgano dal tormento di un cuore straziato, e non sono solo le mie, è la voce del destino che per mezzo della mia bocca La ammonisce: protegga la Germania proteggendo gli ebrei.
Non Si lasci fuorviare dagli uomini che lottano assieme a Lei! Lei è mal consigliato!
Interroghi la Sua coscienza come in quell’ora in cui tornando dalla guerra in mezzo a un mondo liberato cominciò da solo la via delle Sue battaglie. È stata sempre una prerogativa dei grandi spiriti riconoscere un errore. Ci sono chiari segni di che cosa ha bisogno la moltitudine della gente. Riporti i ripudiati nei loro uffici, i medici nei loro ospedali, i giudici nei tribunali, non chiuda più le scuole ai bambini, guarisca i cuori afflitti delle madri e tutto il popolo La ringrazierà.
Perché anche se la Germania potesse forse fare a meno degli ebrei, ciò di cui non può fare a meno è della sua virtù.
«C’è soltanto una vera fede», grida il saggio Immanuel Kant dalla cripta della sua centenaria tomba, «anche se ci possono essere molte diverse confessioni».
Segua questa dottrina che Le permetterà di comprendere anche quelli che Lei oggi combatte. Che cosa sarebbe una Germania senza verità, senza bellezza e giustizia?
Invero se un giorno le città fossero ridotte in cumuli di macerie, le stirpi estinte, le voci della tolleranza per sempre ammutolite, le montagne della nostra patria svetterebbero ancora verso il cielo e le foreste perenni continuerebbero a stormire, ma non sarebbero più ripiene dell’aria della libertà e giustizia dei nostri padri. Con vergogna e disprezzo parlerebbero di stirpi che misero in gioco con leggerezza non soltanto la fortuna del Paese ma ne disonorarono per sempre la memoria. Vogliamo dignità quando esigiamo giustizia.
La scongiuro! Difenda la nobiltà d’animo, la fierezza, la coscienza senza le quali noi non possiamo vivere, difenda la dignità del popolo tedesco!

Sulla prima “profezia” non credo ci sia molto da dire: aveva previsto il totale annientamento (questo è l’esatto significato di “Vernichtung”) della “razza giudaica” e ha ottenuto, con le sue scelte e le sue azioni, l’annientamento del “Reich millenario”. Molto c’è invece da dire su quella di Armin Wegner (del quale mi ha sempre colpito, tra l’altro, l’incredibile bellezza,
armin-wegner
fin dai tempi dell’università), straordinaria figura di combattente per la giustizia e per i diritti umani, Giusto per gli ebrei e Giusto per gli armeni: ben sei anni e mezzo prima dell’inizio della guerra e dodici prima della sua conclusione, aveva lucidamente previsto il disastro a cui la politica hitleriana avrebbe condotto, aveva previsto la vergogna che avrebbe accompagnato la memoria dei crimini commessi, e la punizione per essi, e le città ridotte a cumuli di macerie… senza vantarsi di essere profeta.
Una considerazione a parte merita quel “A Gerusalemme”, riportato da un testimone oculare: gli ebrei, ottant’anni fa, percepiti come stranieri in Europa, venivano invitati a TORNARE A CASA LORO, A GERUSALEMME! Com’è che adesso non è più casa loro e vengono invitati ad andarsene da lì? 

barbara

O GENTILONI, CI SEI O CI FAI?

Immaginate che qualcuno dica: “Siccome so benissimo che Chessman non è l’uomo della luce rossa, se il mese prossimo mi chiedono di rivotare, voto per la sua innocenza”. Peccato che il mese prossimo non ci sarà nessunissima votazione, perché il processo è concluso, la sentenza è stata pronunciata e Chessman ha finito di respirare nella camera a gas.
Ecco, ora il nostro ineffabile ministro Gentiloni ci racconta che “Se le stesse proposte ci saranno ripresentate ad aprile, il governo italiano passerà dall’astensione al voto contrario”. Ma vede, tesorodolce, ad aprile non verranno ripresentate le stesse proposte, perché quelle proposte lì sono già state presentate, e sono già state votate e, grazie anche a lei, sono state approvate. Perché mai dovrebbero essere ripresentate? E le parole del signor Gentiloni non sono, come è stato scritto, “Parole ferme e inequivocabili”, bensì parole da corazzata Potiomkin.
(e se qualcuno mi riprende l’articolo e se lo pubblica senza citarmi, vado lì e gli frantumo i gioielli di famiglia)

barbara

LETTERA APERTA AL PAPA

Santità, devo iniziare dicendole che, in quanto rabbino ebreo ortodosso, non ho generalmente l’abitudine di scrivere al Papa. Ma questi in cui viviamo sono tempi speciali e quindi credo di dovermi rivolgere a lei, per chiedere la sua assistenza.
Come lei indubbiamente sa, l’UNESCO ha recentemente votato in Commissione e poi ratificato a livello esecutivo che non esiste alcun legame storico tra il Monte del tempio, il muro occidentale e l’ebraismo. E anche se questo può sembrare una questione banale, le assicuro che non è per niente banale.
Prima di chiedere il suo aiuto, forse sarebbe appropriato un mea culpa nazionale. È stato fatto notare a me e a molti altri: come possiamo aspettarci qualcosa di diverso dall’UNESCO se Israele stessa non sembra reclamare il suo naturale dominio sul sito. Sì, non abbiamo fatto per niente bene in questo, e questa è una questione separata che dobbiamo affrontare qui in Israele. Il voto dell’UNESCO è di un antisemitismo di proporzioni gigantesche. E se questo è chiaramente antisemita, la sua azione va ancora oltre: tenta di cancellare il collegamento storico di un popolo col suo passato. Dato che stiamo parlando della storia EBRAICA, perché mi sto rivolgendo al capo di oltre 2 miliardi di cattolici del mondo? In poche parole: la decisione dell’UNESCO è uno schiaffo in faccia a lei personalmente e non solo al popolo ebraico. Dato che non sono molto esperto nelle Scritture, come promulgate dalla Chiesa, mi sono rivolto a internet per procurarmi qualche rudimentale informazione sui collegamenti tra Gesù e il Monte del tempio. Ecco un esempio di quello che ho trovato.

Il Monte del Tempio è significativo per i cristiani come il luogo in cui Gesù ha lanciato la sua sfida contro le autorità del Tempio, un atto che può essere visto come causa diretta del suo arresto e crocifissione. Gesù ha deplorato la corruzione delle autorità del tempo, come pure l’uso di una delle porte del tempio per il commercio. Secondo il Vangelo di Marco, Gesù compì una “pulizia” del tempio, scacciando i mercanti e cambiavalute nelle vicinanze del tempio.
Il Monte del tempio è significativo per i cristiani anche come il luogo dove Gesù ha celebrato le festività da bambino.

Questo voto dunque non solo tenta di cancellare la storia EBRAICA, sta cancellando anche ciò che è vicino e caro a LEI, personalmente e agli oltre 2 miliardi di devoti della sua Chiesa. Mentre Papa Pio XII è stato accusato per la sua azione/inazione durante seconda guerra mondiale, è emerso che in realtà ha salvato oltre 850.000 vite ebraiche [uhm, ndb] Ora è il tuo turno di alzarsi per il suo popolo e per il popolo da cui germogliano le sue radici. Non si tratta di bene e male. Non si tratta di giusto e sbagliato. SI TRATTA DI VERITÀ. E la verità è che la risoluzione passata dall’UNESCO è un globale schiaffo in faccia a ebrei e cristiani.
Come capo dei miliardi di cattolici sulla terra, la prego di prendere posizione e di fare una dichiarazione pubblica. Se non farà tale dichiarazione, questo permetterà di riscrivere la storia e l’accettazione di queste modifiche. Se non crede che ciò sia vero, allora com’è che il mondo musulmano celebra una festa per il sacrificio di Ismaele… e non ISACCO come scritto nella Bibbia. La riscrittura della storia da parte del mondo musulmano ha infatti lavorato per loro e a loro vantaggio. Per favore, si unisca agli ebrei e condanni in modo inequivocabile la spregevole risoluzione dell’UNESCO. La ringrazio in anticipo e le auguro buona fortuna.
Rabbi Zev M Shandalov
Maale Adumim, ISRAELE (qui, traduzione mia)

barbara

IO (11/8)

Concedetemi una botta di protagonismo

E per cominciare in modo logico la botta di protagonismo, parto con la sala delle botti alla cantina del Golan,
botti-golan
naturalmente sempre col foulard sulle spalle per via del freddo polare che tocca patire in qualunque spazio interno da queste parti.
Poi c’è questa ai piedi del monte Sodoma,
monte-sodoma
di cui ancora non vi ho parlato, ma ve ne parlerò, perché c’è un bel po’ di cose da dire e di immagini da vedere (in realtà ne ho già parlato in altra occasione, ma su tutt’altro aspetto).
E come quelli ballavano sul Titanic che affondava, qui vedete l’incosciente che sorride sull’orlo dell’abisso, sopra Maktesh Gadol,
maktesh-gadol-2
mentre sul fondo, precedentemente, si era comodamente adagiata all’ombra.
maktesh-gadol-1
Qui sono su uno dei sentieri che collegano le varie cave a campana
cave-campana
– e anche la gonna giustamente a campana – vicino a quello che avevo indicato come un cappero e invece poi sono stata severamente bacchettata sulle dita perché col cappero che era un cappero.
E qui a Wadi Kelt,
wadi-kelt
nello spazio in cui i turisti si fermano per ricevere spiegazioni dalle guide, scattare foto, e resistere eroicamente ai tampinamenti dei venditori arabi che ad ogni auto o autobus che si ferma si precipitano fulmineamente sui malcapitati assediandoli con ogni sorta di cianfrusaglie da vendere e seguendoli poi accanitamente in ogni spostamento.
Per le foto di Gerusalemme occorre qualche spiegazione preliminare. La città vecchia – chi la conosce lo sa bene – è sostanzialmente fatta di scale. Per spostarsi lì dentro bisogna fare scale, tante scale, centinaia e centinaia di gradini, credi di avere finito e c’è un’altra rampa, pensi che sia l’ultima e invece no, non finisce mai. A parte il fatto che fare scale mi era stato severamente vietato dal fisiatra, c’era l’immane fatica del muoversi in quel modo per ore da parte di una persona reduce da tre mesi di quasi immobilità più tre settimane di mobilità estremamente ridotta. Questa è la ragione della mia faccia sfinita, pressoché catatonica, qui presso uno degli infiniti banchi della città vecchia,
jerush-1
e qui coi due poliziotti che impediscono il passaggio a uno degli ingressi al Monte del Tempio
jerush-2
– ah no, scusate, alla spianata delle moschee, quella che è islamica fin dalla creazione del mondo e sulla quale il profeta musulmano Issa a dodici anni disputava con gli imam nella moschea, stupendoli con la propria sapienza, mentre più avanti ne avrebbe cacciato cambiavalute e venditori di colombe che avevano la deplorevole abitudine di condurre i propri affari dentro la moschea. Quella. Poi poco dopo è intervenuto il cuore a informarmi che ero arrivata al limite e dovevo fermarmi immediatamente. Per fortuna i segnali di allarme li so riconoscere, e a quelli obbedisco – a prescrizioni e divieti dei medici non sempre, soprattutto se titolari di un culo brutto, ma a quelli del mio corpo sì – e mi sono fermata all’istante. Ho avuto la fortuna che proprio nel punto in cui mi sono fermata c’era un muretto basso, e mi ci sono stesa. Ho avuto l’altra fortuna che nel gruppo c’era un medico, che ha provveduto a mettermi uno zaino sotto la testa e due sotto le gambe, e dopo un po’ mi sono ripresa.
Poi c’è questa al ristorante armeno, la sera dell’arrivo a Gerusalemme,
io-e-gatto
che a qualcuno sicuramente piacerà.
E infine, per concludere, i soliti due (attenti a quei),
mar-morto
in cui lei come al solito ha dimenticato di tirare dentro la pancia, a differenza di lui che non se ne dimentica mai.

barbara