L’ESSENZA DELLE FESTIVITÀ EBRAICHE

chanukkah
Ma non si mangia solo: si balla, anche

e si suona!

barbara

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SUL TUO CORPO METTI I COLORI

Che i colori non piangono mai.
colori-1
colori-2
colori-3
colori-4
colori-5
colori-6
(soprattutto quando viene l’inverno che uccide il colore)
(niente, così: sono in vena di cose allegre)

barbara

MA COM’È CHE VOI EBREI SUONATE TUTTI IL VIOLINO?

Eh, prova un po’ tu a scappare per mezza Europa tirandoti dietro un pianoforte.

Sì, sono ridicoli con quei vestiti da signorotti polacchi del Settecento. E con quei chilometrici riccioli davanti alle orecchie. E sono fanatici, con quella loro rigorosa separazione fra uomini e donne. Sono religiosi nel senso più integralista del termine. Ma non vanno in giro a farsi saltare in aria fra quelli che non condividono il loro modo di vivere e di pregare. E le energie in eccesso non le scaricano piantando coltelli nella schiena del primo che passa, ma ballando e suonando fino a rompere le corde dei violini. Qualcuno talmente intollerante da armarsi e colpire ogni tanto si trova, ma si contano, letteralmente, su una mano sola. E dopo che hanno colpito non si intitolano loro scuole e piazze, ma si sbattono in galera.
Siccome oggi è la mia personale giornata della bontà, non dirò che quelli che cianciano delle religioni causa di tutti i mali del mondo possono andare affanculo, ma meriterebbero che glielo dicessi, lo si sappia.
(No, della Turchia non parlo. Ma una cosa la voglio dire: per come si sono svolti i fatti, e per le conseguenze che Erdogan ha già cominciato a mettere in atto, per la prima volta in vita mia mi viene una gran voglia di cedere alla tentazione del complottismo)

barbara

TEL NOF

Sarà perché in aeronautica militare ci sono nata. Sarà perché ho avuto il battesimo dell’aria a sei mesi, su un aereo militare. Sarà perché gli aerei li ho pilotati e ci ho fatto acrobazie, sempre in aeronautica militare. Sarà quello che si vuole, sta di fatto che l’aeronautica militare ce l’ho sotto la pelle, e poche cose mi emozionano come il rombo di un caccia.
Grande è stata dunque l’emozione regalatami dalla visita alla base di addestramento della IAF (Israeli Air Force) di Tel Nof, soprattutto sapendo quanto sia fondamentale l’arma aeronautica per la difesa di questo piccolo, meraviglioso Paese, costantemente minacciato di annientamento da nemici tanto più grandi e potenti; vedere questi splendidi animali da combattimento nonché autentici gioielli tecnologici

An Israeli air force F15-E fighter jet takes off for a mission over the Gaza Strip, from the Tel Nof air base in central Israel November 19, 2012. Israel bombed dozens of targets in Gaza on Monday and said that while it was prepared to step up its offensive by sending in troops, it preferred a diplomatic solution that would end Palestinian rocket fire from the enclave. REUTERS/Baz Ratner (ISRAEL - Tags: CIVIL UNREST POLITICS MILITARY)

(illustrati dalla voce calda dell’ufficiale addetto alla nostra accoglienza, colonnello Kaufmann – che poi io non ho mai capito come facciano i soldati israeliani a essere tutti così belli, ma questa è un’altra storia) è stata davvero una festa per gli occhi e per lo spirito. Dopo le spiegazioni, le domande, e dopo le domande serie, la domanda mia: il grande sogno della mia vita è sempre stato di volare su un caccia, F15 o F16: devo rinunciare al mio sogno? Naturalmente se avesse detto di sì, avrei risposto: “Ma io non lo farò”; lui però ha risposto: “Ma no, è semplicissimo: basta che si arruoli, e potrà volare su tutti i caccia che vuole”.
La giornata è idealmente proseguita con l’intervento (tra gli altri), al ricevimento presso il kibbutz Maalè Ha’Hamisha, del giornalista televisivo Alon Ben David che ha esaustivamente illustrato la situazione attuale, i pericoli rappresentati da Hamas ma soprattutto dall’Iran, in particolare dopo il famigerato accordo voluto da Obama. E poi i discorsi sono finiti ed è iniziata la musica, e abbiamo riso e cantato e saltato e ballato fino allo sfinimento (anch’io, per un’ora di fila, senza stancarmi mai, con un fiato che non sospettavo di avere; anzi, con un fiato che non avevo mai avuto neanche quando avevo quindici anni e non avevo ancora incominciato a fumare): centinaia di persone di trenta Paesi diversi, gioiosamente unite in un unico, immenso, festoso inno alla gioia, all’amore, alla vita. Perché sta scritto: “E tu sceglierai la vita”, e noi l’abbiamo scelta. E sempre la sceglieremo, qualunque inferno i nostri nemici promettano di prepararci.
Am Israel chai.

barbara

 

E POI

E poi ho camminato per strade infinite
    
                                
e ho visto cose antiche

e il mare, ancora il mare, un po’ nervoso, come mi piace guardarlo


e il sole sulla pelle

(con la sbucciatura ancora visibile sul ginocchio destro)

E ancora notti di musica

tra un De Andrè d’annata e un Baglioni storico, un intramontabile Roberto Carlos (e si raccomanda caldamente la ripica, con una c sola!), qualche chicca che pochi fra i più giovani probabilmente conoscono, come questa, un po’ di sano cazzeggio, che non guasta mai, per concludere, naturalmente, con l’inno più bello del mondo.

(e no, non mi sono dimenticata che giorno è oggi, ma ho deciso che non ne parlo. Voi però andate a rileggere questo)

barbara