CHE BRUTTA BESTIA OSTINATA CHE È LA VERITÀ!

Puoi sotterrarla quanto vuoi, ma prima o poi finisce per riemergere.

La Russia avanza nel Donbass, l’esercito ucraino è allo sbando

Una rara intervista del Washington Post al comandante di una compagnia di volontari ucraini in prima linea nel Donbass svela la realtà drammatica della guerra. «Non abbiamo armi né cibo. Ci mandano incontro a morte certa»

«Stiamo facendo tutto il possibile, ma la Russia è in vantaggio». Nell’ultima settimana l’avanzata russa nel Donbass ha avuto un’accelerata come mai accaduto negli ultimi tre mesi e anche il generale ucraino Oleksiy Gromov è costretto ad ammetterlo. La regione di Luhansk è al 95 per cento in mano a Mosca, l’accerchiamento di Severodonetsk è quasi completato e anche la presa di Slovyansk e Kramatorsk appare ora più probabile. Soprattutto perché le divisioni dell’esercito ucraino che combattono al fronte, molte delle quali composte da semplici volontari, sono demoralizzate, male equipaggiate, poco addestrate e soverchiate dalla superiore potenza russa.

L’esercito ucraino è allo sbando nel Donbass

Lo hanno dichiarato al Washington Post in una rara intervista, che potrebbe costare loro un processo davanti alla corte marziale, il comandante Serhi Lapko e il suo luogotenente Vitaliy Khrus, a capo di una compagnia del quinto battaglione di fucilieri composta da 120 uomini e dislocata a Toshkivka, villaggio chiave per impedire il totale accerchiamento di Severodonetsk, nella regione di Luhansk.
I due ufficiali descrivono in modo realistico e drammatico le carenze dell’esercito ucraino e le enormi perdite che ha già subìto, anche se simili informazioni non vengono rilasciate ai media né dall’esercito né dal ministero della Difesa ucraino. Il battaglione di Lapko contava 120 uomini tre mesi fa, oggi ne sono rimasti appena 54. Molti sono morti, altri feriti, altri ancora sono fuggiti.

«Ci mandano incontro a morte certa»

«Il nostro comando non si prende alcuna responsabilità, non ci sostiene. Si prende solo il merito dei nostri successi», dichiara Lapko al Washington Post, descrivendo come i suoi uomini vivano stesi nelle trincee giorno e notte, con solo una patata al giorno da mangiare da due settimane, poca acqua e ancora meno armi, «mentre i russi ci attaccano con artiglieria, mortai, razzi, qualunque cosa».
I due ufficiali, entrati volontariamente nell’esercito, si sentono abbandonati e per questo si sono ritirati dal fronte con i loro uomini per sfuggire a un massacro che giudicano certo. E non sono gli unici. Il 24 maggio un plotone del terzo battaglione della 115esima brigata, vicino alla città di Severodonetsk, ha diffuso un messaggio su Telegram spiegando di non essere più disposto a combattere in mancanza di armi e adeguate istruzioni militari da parte dei superiori. «Ci mandano incontro a una morte certa. E non siamo solo noi in questa situazione, siamo in tanti».

«Ci hanno abbandonato. Non siamo disertori»

I vertici dell’esercito hanno definito gli uomini che hanno girato il video «disertori» e lo stesso hanno fatto con Lapko e Khrus: i due ufficiali e molti dei loro uomini sono già stati arrestati con la stessa accusa. «Ma non siamo noi i disertori», spiegano, «sono loro che ci hanno voltato le spalle».
Entrambi raccontano che il loro addestramento militare è durato appena mezz’ora. Il tempo di sparare trenta colpi con un AK-47 e subito sono stati inviati sul fronte nel Donbass. Alcuni volontari si sono rifiutati di essere scaraventati così in prima linea e sono stati arrestati.
Nelle trincee la compagnia di Lapko aveva appena qualche kalashnikov, una manciate di granate e quattro lanciarazzi che nessuno sapeva come utilizzare. «Non abbiamo difese di fronte all’esercito russo», continua, lamentando anche di non essere stato provvisto nemmeno di una radio per chiedere aiuto ai superiori.

«Nessuno dice la verità»

Nonostante questo hanno eliminato un centinaio di soldati russi, organizzando imboscate contro le loro unità mobili: «Khrus è un eroe», spiega. «La nostra fortuna è che dopo le imboscate i russi non ci hanno mai seguito. Se lo avessero fatto ci avrebbero sconfitto facilmente e ora non saremmo qui a raccontarlo».* Le perdite tra i suoi uomini però sono già tante e dovute per la maggior parte a ferite da guerra non curate prontamente: «Sulla televisione ucraina non si parla delle nostre perdite. Nessuno dice la verità».
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è quando la scorsa settimana, arrivato al quartier militare di Lysychansk, Lapko ha scoperto che il comandante del suo battaglione era stato spostato in un’altra città, portandosi via tutti i rifornimenti e senza dirgli niente. «Ci hanno abbandonati senza spiegazione. Ci hanno inviati qui per tappare un buco, a nessuno importa se viviamo o moriamo».
Per questo Lapko e Khrus, con molti membri della sua compagnia, sono andati via dal fronte per prendersi qualche giorno di riposo, convinti però a ritornare a combattere: «Proteggeremo ogni centimetro del nostro paese, ho giurato di difendere il popolo ucraino e lo farò. Ma abbiamo bisogno di comandanti adeguati, non di ordini irrealistici». Entrambi però sono stati arrestati con l’accusa di essere dei disertori. Al fronte, nel Donbass, regna il caos.

@LeoneGrotti, qui.

* Ma come? Ma cosa dice?! Dai, lo sanno tutti che i russi sono quelle belve assetate di sangue che sparano a tutto quello che si muove, che massacrano e stuprano e ammazzano gli ucraini a migliaia e li seppelliscono nelle fosse comuni! Avanti su, smettetela di raccontare balle!

Dice, ma come senza armi? Con tutti quei miliardi di tonnellate di armi di ogni sorta che gli stiamo mandando? Ma come sarebbe a dire? Beh, ecco, una spiegazione forse c’è, e ve la faccio dire da un comico – perché esistono anche i comici veri, quelli che fanno divertire e in mezzo al divertimento ci mettono anche un po’ di sana satira. E che soprattutto non soffrono della sindrome del demiurgo.

Conforta, comunque, sapere che le teste di cazzo in Italia non superano il 25%: sempre troppi, per carità, ma pur sempre molto meno di quello che quelle amebe immaginano di essere. Peccato che siano quelli che scrivono sui giornali, che parlano alla televisione, gli “intellettuali”, gli “opinion maker”, che però più di quel tanto non ce la fanno a convincere. Quanto al filmato di Report, ne è stato pubblicato uno in questo blog, che credo sia lo stesso, e non ho voglia di andarlo a cercare.
Poi c’è un altro motivo per cui l’Ucraina sta perdendo e alla fine perderà la guerra: come i tedeschi, quando non c’erano abbastanza treni per portare armi e rinforzi al fronte e carichi di ebrei ai campi di sterminio, davano la precedenza a quest’ultimo obiettivo, così i nazisti ucraini, anche mentre si trovano in guerra con l’esercito russo, scelgono di continuare ad ammazzare i civili del Donbass, come hanno fatto in tutti gli scorsi otto anni.

Donbass, chi sono i carnefici? La verità da censurare

Cinicamente i traditori scrivono che per i prigionieri dell’Azovstal la Russia prepara un “processo farsa stile Norimberga” (!!) e valuta il trattamento da riservare ai combattenti dell’acciaieria dalla forca al tribunale internazionale per fugare l’accusa di genocidio” – come se la penna traditrice non sapesse che da 8 anni gli ucraini stanno compiendo un genocidio nel Donbass!
Tali pseudo giornalisti eseguono gli ordini: l’Occidente esige indulgenza verso i sadici, assassini e violentatori nazisti dell’Azov. Scholz e Macron vogliono che siano messi in libertà!
E invece il popolo del Donbass vuole un giusto tribunale per chi ha le mani imbrattate di sangue, anche dei bambini. E tuttora nel Donbass la guerra dei nazi ucraini continua. Ma ovviamente tacciono di questo, come in tutti questi 8 anni. Con l’aiuto delle armi occidentali, Kiev continua a uccidere civili, donne, anziani, ci sono molti bambini feriti. I genieri russi hanno trovato mine anticarro tedesche. Nella cittadina Avdeevka: nella foto un’automobile brucia, colpita da una bomba ucraina, è morto così bruciato vivo il suo conducente.
L’altro ieri una donna di 73 anni colpita a morte e un uomo ferito, sotto una pioggia di 8 proiettili da 122 mm..
Sotto il fuoco anche la periferia di Donezk stanotte e oggi: nel quartiere Kujbyshevskij è morta una ragazza di appena 27 anni. Altri morti e feriti nel quartiere Petrovskij. 47 bombardamenti in 1 giorno, anche con i missili Grad. Nelle altre foto case e finestre già distrutte svariate volte vengono centrate ogni giorno.
Sono 125 morti negli ultimi 3 mesi.
Ciò dimostra la volontà degli ucraini di uccidere proprio i civili.
Una verità da nascondere, o la fanno passare per “propaganda russa” oppure scrivono che sono i russi a bombardare il Donbass.
Marinella Mondaini, qui con le immagini.

La menzogna, però, combatte senza esclusione di colpi, soprattutto là dove è più facile vincere: fra i meno preparati, fra i meno corazzati, fra i meno attrezzati. Ma che potrebbero essere ancora abbastanza aperti da poter accogliere la verità: in questo caso l’arma migliore è quella di impedire a questi soggetti di venire a contatto con la verità, per non rischiare che possano accorgersi che quella è davvero la verità, e non quella che raccontano loro.

Fulvio Del Deo

L’altroieri l’amico Giorgio Bianchi doveva parlare presso un Istituto Tecnico milanese (che non nomino per carità di patria) dove era stato invitato.
E’ accaduto che, prima dell’incontro, 50 docenti dell’istituto abbiano firmato un documento per chiedere che l’incontro stesso non avesse luogo.
Nonostante ciò l’evento programmato si è tenuto egualmente, tuttavia ad esso hanno partecipato soltanto due classi, mentre l’incontro veniva funestato da “incidenti tecnici” (blackout, impossibilità di usare l’amplificazione [e di mostrare le immagini raccolte in loco], – cose che – a detta di un docente – non erano mai avvenute prima).
Durante l’evento i docenti presenti (si suppone inclusi quelli che avevano espresso la propria censura) si sono limitati a criticare nelle retrovie, guardandosi bene dall’intervenire pubblicamente.
Ecco, il quadro che qui emerge è un’immagine abbastanza rappresentativa della società e cultura italiana odierna.
Essa si presenta come caratterizzata da tre fattori dominanti:
1) il più assoluto conformismo: ci si informa su cosa è permesso pensare e cosa no da canali sorvegliati e bollinati dal padrone di turno, politico o economico;
2) l’impreparazione più totale sia in termini di formazione che informazione, che non mette in grado davvero di affrontare mai discussioni nel merito (quando lo si fa ci si limita alla retorica e agli attacchi personali);
3) il desiderio di far tacere ogni voce dissenziente o eccentrica attraverso un fuoco di sbarramento a priori.
A guidare la formazione (docenti) e l’informazione (giornalisti) sono oggi con rimarchevole frequenza personaggi privi di qualunque formazione o informazione che non sia stata accuratamente fltrata e manipolata, e simultaneamente privi di ogni coraggio intellettuale, quel coraggio che anche a fronte della disinformazione consentirebbe di ampliare l’orizzonte e di accedere, magari per gradi, ad una visione critica.
Di fronte ad una potenza di fuoco come quella mediatica odierna – con la sua ulteriore capacità di innalzare a modelli culturali e intellettuali delle figurine di pongo – ogni cittadino può trovarsi in una posizione di sviamento e accecamento.
E’ una disgrazia, ma non è ancora una colpa.
La colpa, la tara morale, emerge però nel debordante conformismo censorio, quell’atteggiamento che non solo cerca sempre soltanto di incistarsi – allineati e coperti – sotto l’ombrello del potere di turno, ma che soccombe al terrore, incapace di reggere alcuna verità inattesa, e che perciò si sbraccia e sforza in tutti i modi per censurare gli altri, per denigrare, per impedire ad ogni difformità non prefiltrata di venire alla luce.
L’ignoranza non è una colpa, non necessariamente; la disinformazione non è una colpa, non necessariamente; ma la vigliaccheria che si erge a censura, questa sì che è una colpa, una colpa imperdonabile per chi di mestiere forma le menti altrui.
Andrea Zhok

Però, a pensarci bene, magari la guerra potrebbero anche vincerla, essendo stato documentato che qualcuno è anche capace di fare miracoli.

E ora godiamoci la tredicenne Sofia Titova.

barbara

IL DISCORSO INTEGRALE DI PUTIN A MOSCA

Ne ho lette di tutti i colori, su questo discorso, tutte in tema coi deliri a cui certi personaggi da due mesi e mezzo ci hanno abituati: beh, io non ci trovo niente che non vada. C’è retorica? Certo: avete mai sentito un discorso in una cerimonia commemorativa che ne sia privo? Io no, e sicuramente ne trovo molta di più in tutti i discorsi di tutti i nostri presidenti della repubblica o del consiglio. E, più che le falsità che da molte parti ho visto denunciare, ci trovo affermazioni che contrastano con la propaganda filo nazista. Comunque il discorso è questo: se vi va leggetelo.

“Cari cittadini russi!
Cari veterani!
Compagni soldati e marinai, sergenti!
Compagni ufficiali, generali e ammiragli!
Mi congratulo con voi per il Grande Giorno della Vittoria!
La difesa della Patria, quando si decideva il suo destino, è sempre stata sacra. Con tali sentimenti di autentico patriottismo, la milizia di Minin e Pozharsky si alzò per la Patria, attaccò il campo di Borodino, combatté il nemico vicino a Mosca e Leningrado, Kiev e Minsk, Stalingrado e Kursk, Sebastopoli e Kharkov.
Quindi ora, in questi giorni state combattendo per la nostra gente nel Donbass. Per la sicurezza della nostra Patria – la Russia.
Il 9 maggio 1945 è per sempre iscritto nella storia mondiale come un trionfo del nostro popolo sovietico unito, della sua unità e del suo potere spirituale, un’impresa senza precedenti al fronte e alle retrovie.
Il Giorno della Vittoria è vicino e caro a ciascuno di noi. Non c’è famiglia in Russia che non sia stata bruciata dalla Grande Guerra Patriottica. La sua memoria non svanisce mai. In questo giorno, nel flusso infinito del “Reggimento immortale” – figli, nipoti e pronipoti degli eroi della Grande Guerra Patriottica – vengono portate fotografie dei soldati caduti che sono rimasti per sempre giovani e veterani che ci hanno già lasciato.
Siamo orgogliosi della generazione invincibile e valorosa di vincitori, di cui siamo eredi, ed è nostro dovere conservare la memoria di coloro che hanno schiacciato il nazismo, che ci hanno lasciato in eredità il compito di essere vigili e di fare di tutto affinché l’orrore di una guerra globale non accada più.
E quindi, nonostante tutti i disaccordi nelle relazioni internazionali, la Russia ha sempre sostenuto la creazione di un sistema di sicurezza uguale e indivisibile, un sistema vitale per l’intera comunità mondiale.
Nel dicembre dello scorso anno abbiamo proposto di concludere un accordo sulle garanzie di sicurezza. La Russia ha invitato l’Occidente a un dialogo onesto, a cercare soluzioni ragionevoli e di compromesso, a tener conto dei reciproci interessi. Tutto invano. I paesi della Nato non volevano ascoltarci, il che significa che in realtà avevano piani completamente diversi. E l’abbiamo visto.
Apertamente, erano in corso i preparativi per un’altra operazione punitiva nel Donbass, per un’invasione delle nostre terre storiche, compresa la Crimea. A Kiev hanno annunciato la possibile acquisizione di armi nucleari. Il blocco Nato ha avviato lo sviluppo militare attivo dei territori a noi adiacenti.
Una minaccia per noi assolutamente inaccettabile è stata sistematicamente creata direttamente ai nostri confini. Tutto indicava che uno scontro con i neonazisti, sostenitori di Bandera, su cui puntavano gli Stati Uniti e i loro partner, sarebbe stato inevitabile.
Ripeto, abbiamo visto come si stava sviluppando l’infrastruttura militare, come avevano iniziato a lavorare centinaia di consulenti stranieri, ci sono state consegne regolari delle armi più moderne dai paesi della Nato. Il pericolo cresceva ogni giorno.
La Russia ha evitato preventivamente l’aggressione. È stata una decisione forzata, tempestiva e l’unica giusta. La decisione di un Paese sovrano, forte, indipendente.
Gli Stati Uniti d’America, soprattutto dopo il crollo dell’Unione Sovietica, hanno iniziato a parlare della sua esclusività, umiliando così non solo il mondo intero, ma anche i suoi satelliti, che devono fingere di non accorgersi di nulla e ingoiare docilmente tutto.
Ma siamo un paese diverso. La Russia ha un carattere diverso. Non rinunceremo mai all’amore per la Patria, alla fede e ai valori tradizionali, ai costumi dei nostri antenati, al rispetto per tutti i popoli e le culture.
E in Occidente, questi valori millenari, a quanto pare, hanno deciso di cancellarli. Tale degrado morale è diventato la base per ciniche falsificazioni della storia della seconda guerra mondiale, incitando alla russofobia, elogiando i traditori, deridendo la memoria delle loro vittime, cancellando il coraggio di coloro che ci portarono alla Vittoria.
Sappiamo che ai veterani americani che volevano partecipare alla parata di Mosca è stato espressamente vietato. Ma voglio che sappiano che siamo orgogliosi delle loro imprese, del loro contributo alla Vittoria comune.
Onoriamo tutti i soldati degli eserciti alleati – americani, britannici, francesi – partecipanti alla Resistenza, soldati coraggiosi e partigiani della Cina – tutti coloro che hanno sconfitto il nazismo e il militarismo.
Cari compagni!
Oggi i miliziani del Donbass, insieme ai combattenti dell’esercito russo, stanno combattendo nella propria terra, dove i combattenti di Svyatoslav e Vladimir Monomakh, i soldati di Rumyantsev e Potemkin, Suvorov e Brusilov, hanno combattuto il nemico, dove gli eroi della Grande Guerra Patriottica – Nikolai Vatutin, Sidor Kovpak, Lyudmila Pavlichenko – hanno combattuto fino alla morte.
Mi rivolgo ora alle nostre forze armate e alla milizia del Donbass. State combattendo per la Patria, per il suo futuro, in modo che nessuno dimentichi le lezioni della Seconda Guerra Mondiale. In modo che non ci sia posto nel mondo per carnefici, punitori e nazisti.
Oggi chiniamo il capo davanti al ricordo benedetto di tutti coloro la cui vita è stata tolta dalla Grande Guerra Patriottica, davanti al ricordo di figli, figlie, padri, madri, nonni, mariti, mogli, fratelli, sorelle, parenti, amici.
Chiniamo il capo davanti alla memoria dei martiri di Odessa, bruciati vivi nella Camera dei sindacati nel maggio 2014. Davanti alla memoria degli anziani, delle donne e dei bambini del Donbass, dei civili morti per i bombardamenti spietati, i barbari attacchi dei neonazisti. Chiniamo il capo davanti ai nostri compagni d’armi, che sono morti coraggiosamente in una giusta battaglia – per la Russia.
Viene annunciato un momento di silenzio.
(Momento di silenzio.)
La morte di ciascuno dei nostri soldati e ufficiali è un dolore per tutti noi e una perdita irreparabile per parenti e amici. Lo Stato, le regioni, le imprese, le organizzazioni pubbliche faranno di tutto per prendersi cura di queste famiglie e aiutarle. Daremo un sostegno speciale ai figli dei compagni morti e feriti. Ho firmato oggi il decreto presidenziale in merito.
Auguro una pronta guarigione ai soldati e agli ufficiali feriti. E ringrazio i medici, i paramedici, gli infermieri, il personale medico degli ospedali militari per il loro lavoro disinteressato. Un profondo inchino a voi per aver combattuto per ogni vita – spesso sotto tiro, in prima linea, senza risparmiarvi.
Cari compagni!
Ora qui, sulla Piazza Rossa, stanno spalla a spalla soldati e ufficiali di molte regioni della nostra vasta Patria, compresi quelli che sono arrivati ​​direttamente dal Donbass, direttamente dalla zona di combattimento.
Ricordiamo come i nemici della Russia hanno cercato di usare contro di noi bande di terroristi internazionali, hanno cercato di seminare inimicizia nazionale e religiosa per indebolirci e dividerci dall’interno. Niente è riuscito.
Oggi, i nostri combattenti di diverse nazionalità sono insieme in battaglia, coprendosi a vicenda da proiettili e schegge come fratelli.
E questa è la forza della Russia, la grande, indistruttibile forza del nostro popolo unito e multinazionale.
Oggi difendete ciò per cui hanno combattuto i vostri padri, i vostri nonni, i vostri bisnonni. Per loro, il senso più alto della vita è sempre stato il benessere e la sicurezza della Patria. E per noi, loro eredi, la devozione alla Patria è il valore principale, un supporto affidabile per l’indipendenza della Russia.
Coloro che hanno schiacciato il nazismo durante la Grande Guerra Patriottica ci hanno mostrato un esempio di eroismo per tutti i tempi. Questa generazione di vincitori, e noi li ammireremo sempre. (Qui)

E visto che siamo in clima di discorsi ufficiali, vi metto anche la traduzione del discorso di Giorgio Bianchi al Consiglio di Sicurezza dell’ONU (06/05/2022).

Giorgio Bianchi Photojournalist

Buonasera, è davvero un onore per me essere qui.
Sono tornato da poco dal Donbass, dove per circa due mesi ho documentato il conflitto.
Devo dire che mi aspettavo una differenza tra la realtà sul campo e quella mediatica, ma non a questi livelli.
Posso capire la propaganda russa, posso capire la propaganda ucraina, ciò che per me resta incomprensibile è la propaganda europea.
Con i media russi censurati, e con tutti gli altri cosiddetti media ufficiali allineati sulla propaganda ucraina, per il pubblico europeo, io sono europeo, è praticamente impossibile formarsi un’opinione obiettiva sulla realtà sul campo. Per questo sempre più persone si rivolgono al web per ricevere un’informazione equilibrata.
Governi e piattaforme digitali, invece di interrogarsi su questo fenomeno, stanno cercando di limitare l’accesso alle informazioni online. Sembra che il loro obiettivo sia quello di sostenere un’unica narrazione dei fatti.
La guerra è di per sé drammatica, ne so qualcosa, quindi non c’è bisogno di renderla ancora più orribile inondando etere e carta di notizie false. Penso che non sia utile alimentare il conflitto o addirittura ampliarlo, con campagne d’odio.
Mi sembra che ci sia una sorta di interesse per far sì che il conflitto duri a lungo e si allarghi.
Ho personalmente smascherato diverse fake news diffuse sui media europei: la vergognosa prima pagina de La Stampa che surrettiziamente attribuiva ai russi la strage avvenuta a Donetsk il 14 marzo; il fatto che Mariana, la ragazza simbolo del bombardamento dell’ospedale Mariupol, non sia stata rapita dai russi; il fatto che i russi non stiano deportando civili da Mariupol (non riescono ad evacuare tutti i civili che desiderano partire, di certo non riescono a portare via quelli che vogliono restare).
Al contrario, ho dimostrato che i soldati e le milizie ucraine hanno ampiamente utilizzato i civili come scudi umani.*
Le testimonianze che ho raccolto sono decine e la stragrande maggioranza lo conferma.
Non c’è traccia di tutto questo lavoro di fact checking sul campo, nella stampa mainstream.
A che gioco stiamo giocando?
Vogliamo la Terza Guerra Mondiale?
Vogliamo ridurre alla miseria le popolazioni europee a furia di sanzioni?
Sono un giornalista indipendente.
Il mio lavoro è riconosciuto a livello internazionale. Ma non posso lavorare in Ucraina perché sono su una lista nera, Myratvorets, nella quale vengo etichettato come un “criminale”.
Solo per aver fatto il mio lavoro e per aver condiviso il mio punto di vista con il pubblico… Un punto di vista documentato da otto anni di lavoro sul campo.
Vengo accusato di essere un professionista “embedded”. Ma non posso lavorare dall’altra parte perché rischio di essere arrestato.
Pensate sia normale?
Un’altra volta: a che gioco stiamo giocando?
Di sicuro è un gioco molto pericoloso. (Qui)

* Qui – link trovato da un solerte lettore di questo blog – la conferma sia che i civili sono tenuti in ostaggio come scudi umani, sia che i miliziani intendono scambiarli con derrate alimentari.
E un efficace esempio dell’anima ucraina lo trovate in questo breve video, che sta costando la chiusura degli account di tutti i social che lo pubblicano

Queste altre immagini invece non sono fiction: sono quelle di un cimitero olandese della seconda guerra mondiale vandalizzato da quei poveri rifugiati ucraini che abbiamo il dovere di accogliere con tutto l’amore possibile

D’altra parte bisogna capirli: si tratta delle tombe degli alleati, quelli che combattevano contro i nazisti: come potrebbero gli ucraini non odiarli!

Ma per concludere, tiriamoci su il morale con questa bella combinazione di Russia, Armenia, Israele, con spruzzate klezmer e zingare:

barbara

QUALCHE RIFLESSIONE E QUALCHE FATTO

QUANTO È DIFFICILE EVITARE LA TERZA GUERRA MONDIALE? PIÙ FACILE DI QUANTO SI PENSI

L’Elbe Day, il 25 aprile 1945, è il giorno in cui le truppe sovietiche e americane si incontrarono sul fiume Elba. La Germania era ormai spezzata in due, ora che i soldati di Usa e Urss, attaccando da ovest e da est, erano arrivati a incontrarsi sul fiume Elba. Fu un grande giorno di liberazione e di festa, in cui i rapporti di amicizia tra le due superpotenze furono forse al loro massimo storico.  Il Giorno dell’Elba non è diventata una festa ufficiale. La Russia serviva  come nemico. Iniziò la Guerra Fredda. 

WWII GERMANY TORGAU U.S. USSR
A soldier with the 1st U.S. Army shakes hands with a Soviet counterpart, emulating the ‘East Meets West’ sign in the background, during the historic meeting of Allied fronts, by the river Elbe at Torgau, Germany, April 26, 1945. (AP Photo/William C. Allen)

Il tempo scorre e le porte di un brillante futuro di cooperazione si chiudono sempre più velocemente ogni minuto che passa. 

La diplomazia, non più armi, è necessaria per evitare la terza guerra mondiale con la Russia

By Edward Lozansky and Matthew Ehret   

OPINIONE:

Ogni giorno che passa, è sempre più evidente che i pazzi hanno preso il controllo del manicomio, e parole che sarebbero state considerate il massimo della follia autodistruttiva solo pochi anni fa, stanno diventando normali nel discorso politico di oggi.
Gli elementi più radicali, compresi alcuni membri del Congresso, stanno chiedendo l’invio di truppe statunitensi in Ucraina, dove si unirebbero alle truppe britanniche che sono già sul terreno per “addestrare” i combattenti. Questo naturalmente significa che le forze della NATO vengono messe direttamente in pericolo nonostante il rischio di attivare il “Patto di Sicurezza Collettiva” in un momento di preavviso, tirando l’intera alleanza di 29 nazioni in un conflitto attivo con la Russia nucleare.
Invece di usare la diplomazia per cercare una via d’uscita, la NATO e anche alcuni paesi non appartenenti alla NATO stanno inviando enormi quantità di armi in Ucraina, il che amplifica solo le uccisioni inutili. In realtà, il flusso di armi e consiglieri militari occidentali in Ucraina è iniziato molti anni prima della crisi attuale.
Mentre ogni giorno ci avvicina all’impensabile, cioè alla terza guerra mondiale con l’uso di armi nucleari, è importante, almeno a beneficio dei sopravvissuti e degli storici futuri, descrivere correttamente perché la nostra civiltà ha deciso di suicidarsi.
Se solo la famosa assicurazione “non un centimetro verso est” sull’espansione della NATO, promessa dal Segretario di Stato americano James Baker al presidente sovietico Mikhail Gorbaciov il 9 febbraio 1990, fosse stata rispettata, l’intera catastrofe sarebbe stata facilmente evitata. L’impegno di Baker fu seguito da una valanga di altre assicurazioni per la sicurezza date dai leader occidentali a Gorbaciov e altri funzionari sovietici durante il processo di unificazione tedesca tra il 1990 e il 1991, secondo documenti declassificati statunitensi, sovietici, tedeschi, britannici e francesi pubblicati dal National Security Archive della George Washington University. In base a questo paradigma, si celebrava a Washington e in Europa che “una nuova architettura di sicurezza da Vancouver a Vladivostok” era in arrivo.
Purtroppo, quella promessa è stata di breve durata, e in breve tempo, il processo di espansione della NATO è stato messo in moto con l’alleanza che ha inghiottito altri 13 stati dell’Europa orientale con obiettivi sull’Ucraina e la Georgia. Allora un Joe Biden più giovane e lucido era un senatore che prese parte attiva a questa nuova conquista. Ha avuto la possibilità di risolvere questo problema durante gli anni di Obama, quando Biden, come suo VP, aveva un portafoglio ucraino. Se questa amministrazione avesse proceduto onestamente con il reset annunciato, non c’è dubbio che l’amicizia e l’armonia degli interessi comuni avrebbero potuto essere facilmente mantenute. Invece, ha facilitato un colpo di stato di Maidan nel febbraio 2014, quando Victoria “F– l’UE” Nuland si è trovata a lavorare a fianco del VP Biden supervisionando una rivoluzione di colore che ha spodestato un presidente ucraino democraticamente eletto, rimettendo l’Ucraina sulla corsia preferenziale per l’adesione alla NATO. Coloro che hanno seguito questi eventi ricordano bene come la signora Nuland stava discutendo la composizione del nuovo gabinetto ucraino con l’ambasciatore statunitense Geoffrey Pyatt quasi tre settimane prima che il colpo di stato avesse effettivamente avuto luogo.
Un’altra possibilità di pace è stata persa quando il signor Biden non è riuscito a pronunciare la parola “neutralità” prima del 24 febbraio di quest’anno. Questo voleva dire semplicemente accettare la neutralità per l’Ucraina. Mantenere questo paese sovrano e integro senza unirsi alla NATO o a qualsiasi blocco militare era la richiesta più facile da soddisfare per l’alleanza occidentale. Se questo fosse stato fatto, non ci sarebbe stata l’invasione russa, i colloqui di sicurezza USA-Russia sarebbero proceduti con buone possibilità di successo simili allo scenario Reagan-Gorbaciov che pose fine alla prima guerra fredda.
E, naturalmente, chi ne avrebbe beneficiato più dell’Ucraina, a cui il creatore ha dato la terra fertile più ricca, il clima favorevole, nessun deserto, nessun vulcano, l’accesso al mare, forniture di acqua potabile più che sufficienti, oltre 40 milioni di abitanti e una forte base industriale rimasta dai tempi sovietici. Avere la Russia come vicino non è stato uno svantaggio ma un enorme vantaggio grazie ai loro radicati legami storici, familiari, religiosi, economici e culturali.
Sfortunatamente, c’erano altre forze, sia all’interno che all’esterno dell’Ucraina, che avevano altri piani per questo paese che hanno acceso la miccia dell’attuale disastro che potrebbe propagarsi al resto del mondo. Il piano era di trasformare l’Ucraina in una zona di conflitto anti-russo e finora sembra che queste forze stiano prevalendo.
Una delle poche voci di buonsenso che parla al riguardo di questa crisi crescente negli ultimi giorni è venuta dagli uffici dell’ex presidente Donald Trump, che gode ancora di una grande base di sostegno popolare all’interno del popolo americano, così come i migliori membri della classe politica e imprenditoriale che devono svolgere un ruolo nello spegnere i fuochi di guerra prima che diventino nucleari in breve tempo.
Il 18 aprile, il signor Trump ha scritto: “Non ha senso che la Russia e l’Ucraina non si stiano sedendo per elaborare una sorta di accordo. Se non lo fanno presto, non ci sarà altro che morte, distruzione e carneficina. Questa è una guerra che non sarebbe mai dovuta accadere, ma è successo. La soluzione non potrà mai essere buona come lo sarebbe stata prima che iniziasse lo scontro a fuoco, ma c’è una soluzione, e dovrebbe essere trovata ora – non dopo – quando tutti saranno morti!
Questo fa eco alle precedenti dichiarazioni del signor Trump in occasione del 75° anniversario delle celebrazioni della Giornata dell’Elba che ha visto le forze americane e russe unirsi nella città tedesca di Torgau sul fiume Elba per il colpo finale alla macchina nazista nella seconda guerra mondiale e il cui spirito deve essere risvegliato velocemente se vogliamo sopravvivere alla tempesta attuale. Il 25 aprile 2020, il signor Trump e il signor Putin hanno rilasciato una dichiarazione congiunta che dice: “Lo ‘Spirito dell’Elba’ è un esempio di come i nostri paesi possono mettere da parte le differenze, costruire la fiducia e cooperare per perseguire una causa più grande. Mentre lavoriamo oggi per affrontare le sfide più importanti del 21° secolo, rendiamo omaggio al valore e al coraggio di tutti coloro che hanno combattuto insieme per sconfiggere il fascismo. La loro eroica impresa non sarà mai dimenticata”.
Le stesse forze che hanno promosso una falsa storia di “Russiagate” che ha rovinato la presidenza del signor Trump stanno ora spingendo per un altro misfatto che potrebbe risultare in un Armageddon senza vincitori. Poiché questa settimana molti negli Stati Uniti e in Russia hanno celebrato il 77° anniversario della Giornata dell’Elba, perché non fare un tentativo per evitare questo disastro dando una possibilità alla diplomazia invece di aggiungere benzina al fuoco?

Edward Lozansky è il presidente dell’American University di Mosca. Matthew Ehret è un collaboratore dell’Università Americana di Mosca.

TRADUZIONE a cura di Nogeoingegneria – CANALE TELEGRAM https://t.me/NogeoingegneriaNews  (qui)

Un intervento del generale Leonardo Tricarico, ex Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, che mostra come la NATO stia patentemente violando il proprio statuto.

E ora ancora un po’ di documentazione sui crimini delle belve naziste.

Le testimonianze della popolazione di Mariupol sono molto numerose, chi si cura di ascoltare?

Un estratto di questa intervista  è stato ampiamente distribuito nei social network mondiali ed è apparso persino sui canali TV del Giappone.

Nel video, il giornalista americano Patrick Lancaster chiede più volte sorpreso alla ragazza ferita se ha confuso qualcosa, perché ella sostiene che la sua casa è stata incendiata dai nazisti del reggimento Azov. “Azov sta sparando a persone pacifiche! I russi non sparano ai civili!”, ha risposto la ragazza.
La ragazza ha spiegato che al momento del bombardamento, solo l’esercito ucraino e Azov si trovavano sul territorio della città, che hanno deliberatamente distrutto edifici residenziali. Di conseguenza, la ragazza non sa dove siano ora i suoi genitori. Solo pochi giorni dopo sono comparsi i combattenti della DPR, che l’hanno immediatamente fasciata e medicata proprio nel seminterrato e le hanno dato acqua e cibo.
Quando l’americano ha filmato la vittima, stava già aspettando l’evacuazione.
Questo tipo di testimonianza è stato dato anche nelle numerose interviste dai giornalisti Rangeloni e Giorgio Bianchi (Visione TV) che hanno canali telegram e Youtube.
Qui il canale di Lancaster:  https://www.youtube.com/channel/UCbjTWVaRx6jMN5ZYgbqe2_w
Ovviamente ci troviamo ad est in zona russofona, ma il comportamento dell’Azov è oggettivo.
Ma per Kiev ora che Mariupol è persa, non c’è bisogno di prendersi cura di centomila concittadini… Questo forse è visto con sollievo, inutile distrarre forze per la ‘battaglia decisiva’. La misura di questo sentimento è che oggi ho visto Kiev che sta sabotando anche gli aiuti umanitari, se sono russi…
Ribadisco che non può essere trovata una soluzione di forza, bisogna impegnarsi a trovare una soluzione equa, soprattutto per la popolazione stremata.
Siamo in una situazione di crisi oggettiva, abbandonata a sé stessa. Si sviluppa, secondo una regola empirica, di male in peggio, e di peggio in impensabilmente brutta. In generale, il mondo è già vicino a uno stato impensabilmente brutto in cui la crisi si ferma da sola (come un fuoco si ferma quando non c’è più niente da bruciare).
E sarà necessario in qualche modo continuare a vivere.
Patrizio Ricci23 Aprile 2022, VP news, qui.

Ed ecco il video: forza, amanti dei nazisti, guardatelo, se ne avete il coraggio. Guardatelo fino in fondo. Guardate come vengono usate le armi che continuate a mandare “per salvare la democrazia dal criminale aggressore”. Guardatelo, e che la vergogna vi accompagni fino all’ultimo dei vostri giorni.

Aggiungo due commenti in polacco lasciati sotto il video

Patrick, grazie per averci mostrato il vero volto di questa guerra. Sfortunatamente, manipolazione completa sulla TV polacca.

I polacchi non vogliono nessuna guerra con nessuno! Né con Ucraina, Russia o chiunque altro! I politici vogliono le guerre!!!!!!!

Un’altra cosa: questo è l’elenco completo (fino alla data in cui ho pubblicato il post. Dato che il cannocchiale da almeno una dozzina d’anni ama fare le bizze, se vi dice che il sito non è raggiungibile riprovate più tardi) dei giornalisti ammazzati durante il regno di Vladimir Putin, perché io (IO) non distinguo fra personaggi simpatici e personaggi antipatici, io (IO): io distinguo unicamente fra verità e menzogna. VOI quando pubblicherete la lista dei giornalisti fatti sparire nel regno dell’Ucraina nazista?
Come documento conclusivo riprendo questo autentico delirio (di un’amica carissima, ahimè) che costituisce la prima parte di un articolo recentemente pubblicato, cui non posso non aggiungere qualche nota all’interno.

Negli ultimi mesi non si fa in tempo a digerire un programma che ne arriva subito un altro peggiore del primo. Nella trasmissione Fuori dal coro, condotta da Mario Giordano, il giornalista si lancia in un’invettiva contro il boicottaggio degli atleti russi, dell’esclusione dei tennisti russi da Wimbledon e da altre gare. Poi, con il solito impeto e facendo un’ “insalata russa” un po’ confusa, mescola lo sport con la cultura e qui sta l’errore in cui è caduto come un pero [come cadono i peri? Perché finora non mi è ancora capitato di vederne, per cui mi piacerebbe venirne edotta]. Gli atleti che vanno nei tornei internazionali portano l’immagine del loro presidente [?! L’immagine del presidente?! Sulla maglia tipo Che Guevara? Sulla bandiera? O in quale altro modo?] e del loro paese, i loro organizzatori rappresentano un apparato burocratico [rappresentano? In che senso?] gestito dalle banche [gestito in che senso? Le banche gestiscono apparati burocratici? E io che credevo che gestissero soldi, investimenti e affini!] e da un sistema economico gigantesco [quale? Costituito da quali enti, oltre alle banche?], nel caso in questione banche russe che i paesi liberi hanno deciso di boicottare [a parte il fatto che sul “liberi” stenderei un lenzuolo matrimoniale pietoso, a parte anche l’oscenità del provvedimento, secondo questa logica, se io ho una badante russa e questa ha i risparmi in una banca russa, in aggiunta al fatto che ora ai suoi risparmi non ha più accesso devo anche buttarla fuori di casa?]. È logico quindi [??????????????????] impedire a chi rappresenta tale sistema [rappresenta in che senso?] di partecipare agli eventi sportivi internazionali, in un momento storico così delicato e barbaro, e di fare propaganda [in che senso farebbero propaganda?] a un governo di banditi.

Un governo che qualcuno ha stabilito di chiamare banditi. Anche i nazisti chiamavano banditi i partigiani che uccidevano, e chiamavano partigiani ossia, per quella famosa proprietà transitiva, banditi, gli ebrei che sterminavano, e qui il cerchio si chiude, e tutti i conti alla fine tornano. Ecco, questo è un magnifico esempio dell’espressione “il sonno della ragione genera mostri”.
Siccome la mia, di ragione, è invece ben sveglia, lascio spazio a due meravigliosi atleti russi che si esibiscono in una serie di prodigiose acrobazie.

barbara

UNA BELLA INFILATA DI VIDEO

A completamento del post con le immagini dei bambini ucraini addestrati dai nazisti del battaglione Azov, guardatevi questo tenero bambino (per qualche motivo che ignoro, postando direttamente il video, questo non risulta accessibile).

A un amico che ha ripreso dal mio blog alcune di quelle foto, una banda di buontemponi hanno scritto nei commenti: “Ma per piacere. Piantatela con queste str… dove è scritto che si addestra? Diffondete odio inutile e pericoloso”, “Sta al lunapark”, “evidentemente gli piace far figure di emme!”, “siete voi che fate una propagansa filorussa vergognosa. Si vede benissimo che è un luna park” “è un luna park”, “E’ evidente che quel bambino si sta divertendo in un Luna Park. Basta osservare attentamente tutt’intorno. Il resto è mala fede condita di forte risentimento ideologico” “È in un luna park mi sa…” “È un luna park”. Bene, ora vi porto a fare un giro al luna park. Il titolo del film, del 2017, è “Azovets”: Figli della Grande Ucraina. La didascalia recita: Un cortometraggio sul campo di Azov. Chi sono i “cadetti”? Perché i bambini escono con le mitragliatrici? Come viene costruita la Grande Ucraina in questo momento?

Qualche differenza rispetto alla gioventù hitleriana? Da questo film sono passati quattro anni e mezzo: quanti di loro sono stati mandati a farsi ammazzare? A quanti di quei genitori fieri dei figli che imparano la disciplina e il patriottismo, adesso non è rimasta che una foto? E, cosa importante da ricordare: quando vengono armati i civili – cosa ammiratissima dai coglioni di casa nostra – questi cessano automaticamente di essere civili: in base alle convenzioni di Ginevra e dell’Aja, una persona con un’arma NON è un civile, con l’aggravante di non avere una divisa che lo contrassegni specificamente come combattente; il che comporta che il nemico, sapendo che ci sono civili armati, nel momento in cui ne vede uno davanti a sé non aspetta di vedere se quello gli spara addosso per sapere se è armato o no. Il secondo obiettivo del soldato è sconfiggere il nemico e vincere la guerra, il primo è cercare di restare vivo. Se sai che ci sono combattenti privi di divisa e di qualunque segno di riconoscimento, tu spari, legittimamente, su tutto quello che si muove. A proposito, sento da ogni parte che chi riconosce le ragioni della Russia, o anche, molto più semplicemente, si pone domande su cose ambigue propinate dai mass media, odia l’occidente. Beh, gli altri non so, ma io non mi sogno minimamente di odiare l’occidente. Sono semplicemente allergica ai cretini, tutto qui.

Poi una (ennesima) testimonianza di una ragazza ucraina russofona in fuga dalle milizie ucraine

L’immancabile Soros

Un piccolo promemoria per gli smemorati

Un altro video importantissimo. Vedo continuamente sbeffeggiare quelli che “credono” all’esistenza di laboratori sotterranei per lo sviluppo di armi batteriologiche. Ecco, questo video lo dedico a loro. Non perché mi illuda che qualcuno di loro sia capace di aprire gli occhi, ma semplicemente per togliergli l’alibi dell’ignoranza in buona fede.

Poi, per distrarci un attimo dalle tragedie, ammiriamo l’uomo che ha scatenato la guerra in Ucraina e che ha in mano i codici nucleari, mentre porge la mano al suo angelo custode che però è timidissimo e ha preferito eclissarsi

mentre questa è la caricatura del suddetto apparsa alla televisione saudita

Due parole sull’informazione scientifica che viene propinata dai mass media: uno, e due.

Poi, sempre a proposito di palle stratosferiche, avrete sicuramente sentito quella dei forni crematori portatili che i russi usano per far sparire le prove dei propri crimini (salvo dimenticarne qualche centinaio sulla strada, ma non stiamo a sottilizzare), il tutto dimostrato dalle foto. Peccato che queste risalgano al 2013 (come cantava l’immortale George Brassens, co uno zé mona, el zé mona).
E infine un altro po’ di sbufalamenti.

DA MARIUPOL/ “Bombe, fake news, corridoi umanitari: vi racconto quello che ho visto”

“L’esercito russo sta combattendo con le mani legate: non vuole causare troppe distruzioni”. Da Mariupol, parla il fotografo Giorgio Bianchi

Da quando è cominciata la guerra in Ucraina si sente continuamente dire che la prima vittima è la verità. Le fake news da una parte e dall’altra sarebbero innumerevoli, tanto che c’è anche chi è convinto che i civili massacrati nelle città occupate dai russi sarebbero una invenzione o più semplicemente “vittime collaterali”. In fondo in tutte le guerre i civili sono vittime.
Per questo abbiamo raggiunto a Donetsk Giorgio Bianchi, giornalista e fotoreporter, inviato di guerra per Visione TV in Ucraina: “Gli ucraini sono condannati a combattere perché l’Occidente ha messo a disposizione l’apparato propagandistico: la vera arma in mano a Zelensky non sono i carri armati o i missili, ma l’apparato propagandistico, che però è un’arma a doppio taglio. Sono condannati a stare dentro la narrazione che è stata costruita”, ci ha detto in questa intervista.

Hai notizie precise da Mariupol? Gli indipendentisti hanno detto di aver occupato il porto commerciale. Ti risulta?
Sì, da quello che so il porto è stato preso; tornerò a Mariupol nei prossimi giorni.

Ma la città non è circondata? Si può entrare?
In realtà, a Mariupol si entra e si esce come si vuole. Ci sono andato alcuni giorni fa, dovevo girare delle riprese in un carcere dove gli ucraini, da prima dell’invasione, tengono i prigionieri politici, ma ci siamo dovuti fermare, perché erano in corso combattimenti troppo violenti e la strada era bloccata.

In altre occasioni sei riuscito a entrare a Mariupol?
Sì, sono stato in un palazzo alto tredici piani, da lassù si vedevano tutti i combattimenti in corso, si scorgeva la grande acciaieria, che è una delle basi ucraine, andata in fumo per i bombardamenti massicci dei russi.

Che cosa hai visto in quella città?
A Mariupol ormai vivono solo donne, anziani e bambini. Ci sono ancora cellule di soldati ucraini, che cercano di confondersi con i civili, ma è difficile passare inosservati se sei un uomo, perché vieni subito fermato per controlli.

Mariupol è davvero stata rasa al suolo come viene detto?
No. Quando sono andato la prima volta mi avevano inviato una infografica in cui si diceva che il 90% della città era distrutto. Ho tentato di sapere da dove avessero estrapolato quel dato e si sono giustificati dicendo che allora poteva essere il 70%. Una seconda volta, usando dei dati ritenuti ufficiali dal sindaco ucraino, mi hanno parlato di 5mila civili morti, sostenendo che era stato distrutto il 50-60% della città. Si diceva che a Mariupol c’erano ancora 250mila civili, un altro dato che contraddice quello di chi parla di 100mila persone. Era evidente che usavano solo dati parziali, a seconda di come fa loro comodo.

Ma tu cosa hai visto direttamente?
Sicuramente la periferia è devastata, perché i suoi edifici vengono utilizzati come se fossero le mura di una fortezza, con palazzi alti dodici o tredici piani di cemento armato, in cui le finestre sono delle feritoie. Gli ucraini hanno messo i civili nelle cantine o li hanno spostati in altri quartieri. Hanno usato i palazzi civili come mura difensive, quindi sono stati colpiti e distrutti. La gente che ho intervistato afferma che ci sono state discussioni accese con i militari. Dicevano loro: ma se mettete un carro armato all’angolo del palazzo, poi sparate e ve ne andate, è chiaro che i russi rispondono e colpiscono le nostre case.

E i soldati cosa rispondevano?
Dicono che c’è la legge marziale e possono fare quello che vogliono. Ho intervistato una signora che mi ha raccontato di una coppia andata dai militari a chiedere spiegazioni. Un soldato ha detto al marito: fai stare zitta quella c…, se no ci pensiamo noi. Un’altra donna è stata colpita in faccia con il mitra. Mariupol non è tutta a fianco degli ucraini, buona parte della popolazione è russa, è una città particolare, in cui molti aspettavano i russi come liberatori.

In realtà, un tuo collega che si trova anche lui nel Donbass ha dichiarato alla televisione italiana che anche i russofoni sono delusi da come si comportano i russi: non si aspettavano bombardamenti e attacchi così violenti, tanto da colpire anche loro. È così?
Non è vero, sono tutti a favore dei russi, si aspettavano di essere inglobati nella Federazione Russa, come è successo in Crimea. È chiaro che dopo un mese senza luce, acqua e gas, staccati dagli ucraini, non siano contenti. Ma anche il Washington Post ha rivelato che gli ucraini usano i civili come scudi umani. Chi vuole andare via deve essere messo in condizione di andare via e chi vuole restare resti.

I corridoi umanitari, però, non ci sono o vengono bombardati e si parla anche di migliaia di ucraini deportati in Russia, è vero?
Questa è una cosa assurda. All’inizio dicevano che non c’erano corridoi umanitari, ma non è vero, c’è gente che entra ed esce in continuazione. Chi afferma che i russi bombardano i corridoi umanitari verso ovest e lasciano liberi quelli verso la Russia, sempre ammesso che sia vero, non tiene conto che l’importante è mettersi in salvo. In un attacco in cui si prevede che anche la zona occidentale del Paese possa essere invasa, meglio scappare a oriente, perché i russi sono più forti.

Meglio cioè mettersi in mano agli invasori pur di non morire?
Solo in Italia si dice che l’esito della guerra non è scontato. In realtà, se i russi volessero, potrebbero vincere e chiudere la guerra in una settimana. Se questo non è stato fatto, è perché c’è un legame con il popolo, visto che 17 milioni di ucraini sono russi e Mosca non vuole fare un massacro. Non si può definire deportazione il legittimo desiderio di fuggire dove è più facile.

Da quanto vedi e senti gli ucraini combatteranno fino all’ultimo?
Gli ucraini sono condannati a combattere, perché non possono fare altrimenti.

In che senso?
L’Occidente ha messo a disposizione il suo apparato propagandistico: la vera arma in mano a Zelensky non sono i carri armati o i missili, ma l’apparato propagandistico. Però è un’arma a doppio taglio e ormai gli ucraini sono condannati a stare dentro questa narrazione. Prendiamo l’esempio delle trattative: l’Occidente non vuole che si facciano. L’esempio del diplomatico ucciso dopo il primo giro di incontri è emblematico: era uno che non ci stava a questo gioco ed è stato fatto fuori.

Quindi, secondo te, si andrà avanti a oltranza?
L’esito della guerra è scontato, vinceranno i russi. I soldati russi combattono con le mani legate dietro la schiena, non devono ammazzare i civili, non devono causare troppa devastazione. La Russia ha ancora diverse marce a disposizione, per ora stanno usando solo la prima. Mosca potrebbe, ad esempio, chiedere aiuto alla Bielorussia per occupare Kiev, visto che hanno un esercito motivato e ben addestrato, ma la Bielorussia non sarebbe in grado di sostenere le sanzioni economiche imposte dall’Occidente. (Qui)

E dopo le foto del modello cicciobello in posa da grullo

e una serie di domande senza risposta,

(e, ultim’ora, l’ipotesi che a colpire la nave russa possa essere stato un missile inglese o americano, nel qual caso la guerra mondiale sarebbe davvero alle porte) concludo con una bella tempesta russa

barbara

COSE VARIE

I paragoni
Vanno molto di moda, di questi tempi: Putin come Hitler, Putin come Stalin, Zelensky come Churchill (scusate, mi scappa da ridere), Zelensky come Pericle (ebbene sì, è stato detto anche questo), Ucraina come la Palestina (cioè con un bordello di terroristi? Beh, questo effettivamente…), Israele uguale alla Cina comunista, ucraini che lasciano il Paese per andare a fare per un po’ i rifugiati uguali agli ebrei deportati nei campi di sterminio… Quindi, visto che è di moda, ne voglio fare qualcuno anch’io. Del Vietnam ho già parlato: l’America ha cominciato inviando soldi, poi armi, poi soldati. È andata a finire così

In Afghanistan l’America ha cominciato inviando soldi, poi armi, poi soldati. È andata a finire così

In Ucraina l’America ha cominciato inviando soldi, poi armi, adesso pare che voglia mandare anche soldati. Ho un fiume a 500 metri giusti da casa: io mi siedo e aspetto.
Sempre in tema di confronti

E a proposito di rifugiati ucraini, guardate un po’ questa:

Ma tornartene a casina tua, bella, visto che qua siamo così cattivi?

Quelli che smontano le bufale
L’articolo è questo, e non essendo copiabile, se il tema vi interessa dovrete andare a leggerlo lì. Si tratta di “Open”, il sito di Mentana che ha il sublime compito di informarci su che cosa è vero e che cosa è falso tra le cose che vengono pubblicate, e che ha pubblicato quattro cose false in tre giorni.

Le schedature
Ieri ho parlato delle proscrizioni, oggi invece vi parlo delle schedature; guardate per esempio qui

e, per chi ha un po’ di tempo in più, anche qui

Dedicato agli amanti dei martiri ucraini belli buoni bravi santi
Questo video è dell’aprile 2021

E ricordiamo, ricordiamo sempre: in Donbass, in questi ultimi otto anni, non è successo niente. Se sentite dire che è successo qualcosa, è tutta e solo volgare propaganda russa: non dovete credere una sola parola.

Un uomo saggio tutto da ascoltare

Mariupol e la modella incinta

Michele Ferretti

Chi odia davvero l’occidente? 300 morti al teatro di Mariupol’, poi in realtà no (forse uno solo); sempre a Mariupol’, distrutta la moschea, solo che poi non era vero; annientato il Babi Yar di Kiev, poi un giornalista israeliano si reca sul posto e lo trova intatto; parla la ragazza evacuata dall’ospedale di Mariupol’ e smentisce la versione diffusa dai media ucraini e rilanciata dai nostri giornali [come ha dichiarato in un video che ho precedentemente postato, dell’ospedale era agibile solo una piccolissima parte perché tutto il resto era stato occupato dai miliziani ucraini; quel giorno nessuno ha sentito aerei arrivare, non c’è stato nessun bombardamento, solo uno (o forse due, adesso non sono sicura di ricordare bene) colpi sparati da terra – e lì NON c’erano russi ma unicamente le milizie ucraine]: reagiscono subito le maggiori testate italiane, deducendone il rapimento per mano dei russi. Poi succede che un giornalista vero, Giorgio Bianchi, attualmente in Donbass e che segue sul posto le vicende da otto anni, prova a intervistarla. Tranquillamente, lei, col figlio neonato e il marito, lo raggiunge in taxi e spiega inequivocabilmente come stanno le cose.

Con gli elementi che abbiamo, è sensato continuare a credere ciecamente a quelli del massacro di Timisoara, della testimonianza di Nayirah, delle provette all’ONU e dei forni di Saydnaya, oppure vale la pena porsi qualche domanda? Odia di più l’occidente chi si pone qualche domanda o chi arma i nazisti col rischio incombente di un’escalation nucleare?

E ancora Orsini e le sue frasi incriminate

Ma naturalmente chi ha deciso che Orsini è il male assoluto, un servo di Putin, un assassino del popolo ucraino, continuerà a tirare fuori dal discorso tre parole utili alla propria narrativa e inchiodare Orsini a queste perché si sa: quando mai potrebbe essere Francesca?

E concludiamo, ancora una volta, con qualcosa di bello. E russo.

barbara

PER APPROFONDIRE ANCORA UN PO’

Alcune riflessioni di Toni Capuozzo

Alcune riflessioni di Fausto Biloslavo

Per chi ha più tempo, un’analisi approfondita

Quest’ultima cosa non la metto in chiaro, perché già il fermo immagine iniziale non credo sia per tutti. C’è un video, che NON ho guardato, accompagnato da questa descrizione:

These are Russian paratroopers lying on the ground, they were ambushed while retreating on March the 30th.
So they were held captive, strapped and then the Ukrainians cut their throats, that is why you can hear that horrendous rattle.
After that Ukrainian thugs were mocking helpless prisoners of war listening to them gasping for air through cut open throats and only after that killed them off with a gun.

Lo guardi chi se la sente.
Quanto a me, concludo con la domanda che le persone più ragionevoli si sono poste: è davvero credibile, pensabile, che un esercito in ritirata – ritirata, non la rotta di Caporetto – e che è sotto la lente d’ingrandimento del mondo intero, si lasci dietro centinaia di cadaveri massacrati per farsi accusare di crimini di guerra e costringere – guarda caso… – la NATO a intervenire direttamente?

barbara

LA SIGNORA UCRAINA E LA RAGAZZA RUSSA

La moglie dell’ex membro del parlamento ucraino Ihor Kotvytskyy ha tentato di lasciare il Paese al confine ungherese con 28 milioni di dollari e 1,3 milioni di euro in contanti, secondo la stampa ucraina. Il denaro comunque è stato trovato dalle guardie di frontiera ungheresi. (qui)

La russa più forte del mondo a Schwarzenegger: “Vieni nel Donbass”

È una delle star del sollevamento pesi mondiale, Maryana Naumova, a rispondere da Mosca all’appassionato appello di Arnold Schwarzenegger a Vladimir Putin perchè fermi la guerra

AGI – “Non hai letto le lettere dei bambini nel Donbass, ora non deluderli: vieni a vedere con i tuoi occhi la realtà delle cose”.

È una delle star del sollevamento pesi mondiale, Maryana Naumova, una bella 23enne bruna alta e dai muscoli scolpiti, famosa per aver scalato giovanissima vette mondiali, a rispondere da Mosca all’appassionato appello di Arnold Schwarzenegger a Vladimir Putin perchè fermi la guerra. 
E l’appello di Maryana, una lunga lettera, in risposta al video visto da milioni di persone, non è meno coinvolgente perchè chiama in causa i bambini che hanno vissuto per anni sotto le bombe nel Donbass. 
Maryana Naumova divenne famosa da adolescente quando fu la prima donna sotto i 18 anni a competere in gare di sollevamento pesi, gare tra cui anche la famosa competizione di forza organizzata proprio da Arnold Schwarzenegger.
Proprio in quell’occasione conobbe Terminator consegnandogli le lettere dei bambini del Donbass.
A distanza di anni, quando ormai a causa del Donbass è scoppiata una guerra che fa vacillare la pace mondiale, Maryana ricorda a Terminator proprio quell’episodio e lo coglie in fallo. 
Nel 2015, alla competizione Arnold Classic negli Stati Uniti, io, una ragazza russa di 15 anni, stabilii un record mondiale sollevando un bilanciere del peso di 150 chilogrammi. Ti congratulasti con me, chiedendo della Russia e io piangevo di gioia. Mi sembravi così premuroso, gentile e intelligente. Le portavo, signor Schwarzenegger, lettere e foto dei bambini del Donbass in guerra, una zona che a marzo 2015 avevo già visitato due volte.
Sì, non potevo stare a casa, a Mosca, quando l’Ucraina aveva dichiarato guerra al Donbass, quando per i miei coetanei del Donbass la campanella della scuola significava non solo una pausa scolastica, ma anche l’inizio di bombardamenti. In ogni scuola dove mi sono esibita e ho incontrato i bambini -continua la lettera appello- ho parlato prima di tutto di te, del mio idolo sia nello sport che nella vita: un ragazzo qualunque di una povera famiglia austriaca diventato un famoso atleta, poi un attore cinematografico, infine un politico; e tutto questo grazie allo sport e alla dedizione.

Naturalmente, quei bambini del Donbass ti conoscevano e guardavano i tuoi film: dissi loro che sarei tornata negli Stati Uniti e che ci saremmo visti. E quei bambini, normali alunni delle repubbliche di Luhansk e Donetsk, iniziarono a scrivermi lettere e inviarmi foto con la richiesta di darvele. Raccontavano a Terminator come vivono in guerra e volevano il consiglio più semplice: come fare sport in condizioni così difficili, come crescere, come diventare una persona di successo. I bambini di Donetsk ti consideravano un eroe forte che speravano sarebbe stato in grado di proteggerli. Ho stampato le foto, tradotto le lettere, ti ho consegnato una busta e ti ho detto: ‘Arnold, sono stata di recente in Donbass con una missione sportiva umanitaria, c’è una guerra in corso e i bambini, gli scolari, mi hanno chiesto di consegnarti questi lettere’.
Tu hai risposto: ‘Ucraina, sì, sì, lo so. Darò un’occhiata, ci lavorerò’, e hai passato la busta al tuo assistente. Schwarzenegger, ho visto il tuo appello ai miei concittadini russi. Ovviamente non hai ‘lavorato’ sulle lettere che ti ho dato, anche se l’avevi promesso. La verità su quello che è successo, Arnold, è nelle lettere che sono state conservate dai tuoi assistenti dal 2015. La vera realtà, Arnold, è sul memoriale del ‘Vicolo degli angeli’, a Donetsk, dove tutti possono leggere i nomi dei bambini che sono stati uccisi da proiettili e bombe dell’esercito ucraino. La realtà, Arnold, è che Terminator non solo non ha protetto, non ha aiutato, non ha salvato i bambini del Donbass, ma non ha nemmeno letto le loro lettere e non ha cercato di capire la situazione”.
“Signor Schwarzenegger – è la conclusione – ho visitato il Donbass più di 20 volte dal 2014, ho visitato le zone di combattimento più pericolose. Ho visitato più di 120 scuole, parlato con migliaia di bambini, tenuto più di cento eventi sportivi per bambini, anche se sono una normale ragazza russa, non una feroce guerriera Terminator. Arnold, a volte è molto difficile da capire, essendo a migliaia e migliaia di chilometri da noi, ma hai ancora quelle lettere e quelle foto del 2015, vero? In effetti, potresti semplicemente venire a vedere tutto di persona, sei un uomo coraggioso”.
Nuccia Bianchini, qui.

E magari mettiamoci anche la giornalista francese

Lorenzo Capellini Mion

Western Democracy

La giornalista di guerra francese Anne-Laure Bonnel – Reporter, attualmente in Ucraina, da tempo filma le scene di guerra che si svolgono nel Donbass e ci ricorda costantemente che questa guerra è iniziata nel 2014 e che da allora l’esercito ucraino bombarda i russofoni.
“Il mio lavoro non ha un messaggio politico. Filmo e fotografo solo dozzine di morti e feriti ogni giorno”, ha detto Bonnel all’outlet CNews dicendo che il governo di Kiev considera queste persone come terroristi solo per il fatto di essere russofoni.
Sabato scorso Le Figaro ha cancellato dal sito e dalla pagina FB un suo articolo dal titolo “Il Donbas, dove tutto ebbe inizio” in cui parla della vita della popolazione civile di quelle tormentate zone .
«Da oltre otto anni queste persone rimaste indietro vivono in cantine, (sotto le bombe) senza accesso a un lavoro e ad altri diritti fondamentali per il pieno godimento di una vita dignitosa».
Le Figaro non ha ancora spiegato il motivo della censura.
Anne-Laure ora non ha più nemmeno accesso al suo profilo Twitter e, mentre farà del suo meglio per trovare una piattaforma alternativa,
ringrazia per il sostegno ma annuncia che dopo le minacce e le pressioni subite se ne starà in silenzio almeno per un po’; deve pensare a se stessa e a chi ama perché teme per la sua vita.
Intanto in Ucraina esiste una sola tv megafono del regime e l’opposizione è stata definitivamente spazzata via.
È questa la democrazia a difesa della quale vogliono portarci in guerra?

Una considerazione sulla bellezza del vivere in democrazia.

Raffaele Zagni

Da Hanna Zyskowska: Non so se anche per voi è stato bello così come lo è stato per me vedere in Parlamento gli affiliati dei partiti alzarsi in piedi e applaudire Zelensky il giorno dopo che lui, in Ucraina, i partiti li ha sciolti tutti. Non so se anche per voi è stato bello così come lo è stato per me ascoltare le sviolinate dei conduttori televisivi dopo che lui, sempre ieri, ha chiuso tutte le TV tranne la sua. A me la cosa ha regalato un momento di allegria, sopra tutto dopo che Draghi e prima di lui Fico e la Casellati ci hanno parlato dei valori inalienabili della democrazia occidentale, non come in Russia dove troneggia l’Autocrate.

E infine un altro bel documentario che regalo ai soliti amici negazionisti amanti del guitto in calzamaglia.

barbara

1939, PICCOLO PROMEMORIA STORICO

Stalin non aveva tardato a cogliere, anche se non pubblicamente conclamati, gli intendimenti delle potenze occidentali manifestati con la resa di Monaco a Hitler: spingere cioè il dittatore tedesco a realizzare i propri sogni espansionistici verso Oriente, in chiave antisovietica. Il momento di scelte decisive si stava rapidamente avvicinando. Egli decise pertanto di convocare per il marzo del 1939 il congresso del partito, che non si riuniva più dal gennaio del 1934. Tutti i suoi oppositori, veri o presunti, erano stati nel frattempo fisicamente soppressi a ogni livello. Il paese ancora una volta dopo le sanguinose purghe si trovava in uno stato di profonda debilitazione, con le nuove leve dirigenziali fedeli allo stalinismo ma impari ai compiti cui erano chiamate, in particolare tra le forze armate, i cui vertici erano stati letteralmente massacrati.
Era tempo di porre fine alla carneficina. Come suo costume, Stalin parlando ai congressisti, scaricò le proprie responsabilità sugli apparati: «Non si può dire che le epurazioni siano state condotte senza gravi errori. Purtroppo sono stati commessi più errori di quanto si potesse prevedere». E dalla tribuna vennero elencati in gran copia episodi di palesi ingiustizie e illegalità. Il messaggio che il dittatore intendeva inviare era chiaro: l’epoca del terrore di massa doveva considerarsi conclusa. Lo richiedeva in particolare la preoccupante situazione internazionale, per far fronte alla quale era necessario riportare un minimo di tranquillità e di ordine negli sconquassati apparati del potere sovietico. Fu difatti alla politica estera che Stalin dedicò la parte preponderante del suo intervento. Un evidente messaggio rivolto a tutti gli interlocutori. Germania, Italia e Giappone vennero da lui definiti «paesi aggressori» contro i quali però le potenze occidentali non sapevano che indietreggiare «facendo una concessione dopo l’altra». La condanna dello spirito di Monaco non poteva essere più esplicita anche perché ne veniva svelato il disegno recondito: quello di portare allo scontro Germania e Unione Sovietica di modo che «si indeboliscano e si logorino reciprocamente, e poi, quando saranno ufficialmente spossate, farsi avanti con forze fresche… e dettare ai belligeranti indeboliti le proprie condizioni. Con eleganza e a buon mercato». Fin dal marzo del 1939, dunque, Stalin metteva in guardia l’Occidente democratico: l’Urss non si sarebbe prestata a togliere le castagne dal fuoco per conto terzi, e ad assistere impotente alla propria distruzione. La fulminea occupazione di Praga da parte delle truppe tedesche, proprio in quei giorni, denotava del resto l’assoluta libertà d’azione del nazismo, che non esitava a farsi beffe degli stessi pur vantaggiosi accordi di Monaco.
Il definitivo scacco costrinse finalmente i governi di Parigi e di Londra a prendere atto del fallimento della politica di «appeasement» verso Hitler. Si apri un periodo confuso nel quale le democrazie occidentali attivarono canali diplomatici con Mosca ma senza un disegno organico. Si chiese a Stalin se fosse disposto a garantire le frontiere di Polonia e Romania, presumibili nuovi obiettivi del Führer, ma quando egli rispose, il 17 aprile 1939, proponendo un patto a tre, Urss, Francia e Inghilterra, che garantisse l’intangibilità di tutti i paesi che dal Baltico al Mar Nero si interponevano tra Germania e Russia, non ricevette alcuna risposta. La pregiudiziale anticomunista continuava a fare velo, del resto identica a quella di Polonia, degli Stati baltici e della Romania, anch’essi convinti che il pericolo principale risiedesse nel bolscevismo.
Il messaggio che Stalin aveva inviato alla tribuna del congresso del suo partito non veniva dunque recepito. Non ci si rendeva conto che senza precise garanzie di alleanza e di reciprocità, l`Urss non poteva impegnarsi da sola contro la sempre più possente e temibile forza militare tedesca. È bene tener presente questo inoppugnabile dato di fatto per comprendere gli avvenimenti successivi, tanto più oggi quando uno sconsiderato revisionismo tende ad addossare a Stalin la responsabilità primaria nello scoppio della seconda guerra mondiale.
Il 28 aprile 1939, Hitler, in uno dei suoi consueti sfoghi oratori, lanciava al mondo una nuova sfida rivendicando pretese territoriali nei confronti della Polonia. Il discorso produsse ulteriore e profonda preoccupazione al Cremlino: l’apertura della vertenza polacca preludeva a un confronto che avrebbe avuto come posta in palio un paese confinante con l’Unione Sovietica. Se si fosse risolto come già accaduto in Cecoslovacchia, il risultato sarebbe stato quello di vedere le armate naziste proiettate verso Leningrado, Mosca e Kiev. Stalin ritenne giunto il momento di avere le «mani libere»: insistere con gli occidentali per un’alleanza che continuava a non tradursi in realtà lo esponeva a un grave pericolo, quello di uno scontro diretto con Hitler, senza poter fruire di alcun appoggio internazionale. Il 3 maggio il Cremlino lanciava un segnale inequivocabile: il ministro degli Esteri Litvinov, fautore da anni di un’intesa, purtroppo mai realizzata, con le democrazie occidentali, veniva sostituito da Molotov, uno dei fedelissimi del dittatore, a riprova che le redini della politica estera erano tornate nelle mani di Stalin. La cecità di Londra e di Parigi permaneva intatta: quei governi si affannavano difatti a concedere patti di mutuo appoggio a singoli Stati, come Polonia e Romania, senza comprendere che in mancanza del sostegno militare sovietico sarebbero rimasti pezzi di carta, data la lontananza dall’apparato bellico di Francia e Inghilterra.
Nel mese di luglio mentre Hitler accentuava la pressione su Varsavia per ottenere il corridoio di Danzica, così da consentirgli la contiguità territoriale con la Prussia orientale, e i rumori di guerra si facevano sempre più concreti, Stalin, ancora esitante sulla linea da scegliere, avviò contemporanei contatti con la Germania e con le potenze occidentali. Con la prima accettando di intavolare trattative commerciali «senza condizioni «politiche» – e con le altre dichiarandosi disposto ad accogliere a Mosca una missione militare per un serio negoziato. Giorni febbrili in cui si giocavano i destini del mondo. Il Führer si era spinto troppo avanti nella questione polacca, indietro non poteva più tornare. Pur di vincere era disposto a tutto. L’11 agosto a un gruppo di collaboratori illustrerà senza infingimenti e con lucido cinismo le proprie intenzioni: «Tutti i miei sforzi sono diretti contro la Russia: se l’Occidente è tanto stupido e cieco da non capirlo, sarò costretto a mettermi d’accordo con i russi, colpire l’Occidente e poi, dopo la sua sconfitta, rivolgermi con tutte le mie forze contro l’Unione Sovietica. lo ho bisogno dell’Ucraina, così che non ci si potrà affamare nuovamente come durante l’ultima guerra».
A vincere le ultime esitazioni del Cremlino concorsero due fatti: l’aperto rifiuto opposto da numerosi e influenti circoli occidentali di «morire per Danzica», che confermava la pochissima voglia di battersi in difesa della Polonia, e l’irridente comportamento dei governi di Londra e Parigi a proposito della loro missione militare in procinto di partire per Mosca. Composta da personalità pressoché sconosciute e prive di qualsiasi vincolante mandato negoziale, essa decise di avviarsi servendosi di una nave, un viaggio che sarebbe durato ben 11 giorni col risultato di giungere nella capitale sovietica il 12 agosto, a giochi ormai quasi fatti. Hitler – secondo il suo nuovo progetto – premeva sui vertici del Cremlino affinché accettassero la proposta di un’alleanza che tenesse conto degli interessi sovietici nel caso di un’invasione tedesca della Polonia.
La guerra voluta dai nazisti bussava alle porte: non era più il tempo delle sofisticate manovre diplomatiche. Di fronte a un nuovo perentorio invito del Führer, quasi un ultimatum Stalin accondiscendeva a ricevere a Mosca il ministro degli Esteri nazista, Ribbentrop, latore di un piano segreto che prevedeva la spartizione della Polonia: due terzi alla Germania, un terzo all’Unione Sovietica. Il dittatore georgiano lo accettò, convinto di avere dalla sua quattro buone ragioni: 1°) un accordo con Hitler avrebbe impedito uno scontro diretto con la Germania, impossibile da sostenere a causa dell’impreparazione militare dell’Armata rossa; 2°) l’annessione della Polonia orientale consentiva di tenere l’esercito tedesco a distanza di sicurezza dai centri nevralgici del paese; 3°) il disegno delle potenze occidentali di servirsi di Hitler in chiave antibolscevica veniva temporaneamente stroncato; 4°) Se la guerra fosse scoppiata tra Germania e anglo-francesi, l’Unione Sovietica ne sarebbe rimasta fuori, in posizione d’attesa e pronta a sfruttarne le potenzialità «rivoluzionarie».

Gianni Rocca, Caro revisionista ti scrivo, Editori Riuniti (1998), pagg. 76-79

In una fonte che al momento non trovo ho letto di un’ammissione di Churchill di avere ricevuto da Stalin diverse “oneste proposte” e di averle regolarmente respinte. A questo punto, per salvare l’Unione Sovietica, non era rimasta altra carta da giocare che l’osceno patto col diavolo e lo smembramento della Polonia.

Morale della favola: se metti la Russia con le spalle al muro, poi sono cazzi acidi. E te li devi digerire tu.

83 anni più tardi… Lo leggerete domani.

(Nel frattempo aggiungo una piccola nota a margine: i veri profughi di guerra, come sempre, passano la frontiera e lì si fermano in attesa di poter rientrare il più presto possibile, non appena le acque si saranno calmate. Chi si sposta di 3000 chilometri tutto potrà essere, ma profugo di guerra proprio no)

Sempre nel frattempo, visto che il post è relativamente corto, facciamo anche un salto a casa nostra.

Giorgio Bianchi

Come è accaduto con Trieste al tempo della pandemia, è dal mondo del lavoro, quello vero, che arrivano sempre le risposte più incisive e concrete.
Massimo sostegno ai lavoratori di Pisa, veri costruttori di pace.
Non si spengono gli incendi con la benzina.
Dall’aeroporto di Pisa armi all’Ucraina mascherate da “aiuti umanitari”: i lavoratori rifiutano di caricare gli aerei. Sabato 19 manifestazione USB al Galilei
Alcuni lavoratori dell’aeroporto civile Galileo Galilei di Pisa ci hanno informato di un fatto gravissimo: dal Cargo Village sito presso l’Aeroporto civile partono voli “umanitari”, che dovrebbero essere riempiti di vettovaglie, viveri, medicinali e quant’altro utile per le popolazioni ucraine tormentate da settimane da bombardamenti e combattimenti. Ma non è così!
Quando si sono presentati sotto l’aereo, i lavoratori addetti al carico si sono trovati di fronte casse piene di armi di vario tipo, munizioni ed esplosivi.
Una amara e terribile sorpresa, che conferma il clima di guerra nel quale ci sta trascinando il governo Draghi.
Di fronte a questo fatto gravissimo, i lavoratori si sono rifiutati di caricare il cargo: questi aerei atterrano prima nelle basi USA/NATO in Polonia, poi i carichi sono inviati in Ucraina, dove infine sono bombardati dall’esercito russo, determinando la morte di altri lavoratori, impiegati nelle basi interessate agli attacchi.
Denunciamo con forza questa vera e propria falsificazione, che usa cinicamente la copertura “umanitaria” per continuare ad alimentare la guerra in Ucraina
Chiediamo:
1) alle strutture di controllo del traffico aereo dell’aeroporto civile di bloccare immediatamente questi voli di morte mascherati da aiuti “umanitari”;
2) ai lavoratori di continuare a rifiutarsi di caricare armi ed esplosivi che vanno ad alimentare una spirale di guerra, che potremo fermare solo con un immediato cessate il fuoco e il rilancio di dialoghi di pace;
3) alla cittadinanza di partecipare alla manifestazione di sabato 19 marzo di fronte all’aeroporto Galilei (ore 15) sulla parola d’ordine “Dalla Toscana ponti di pace, non voli di guerra!”.
Unione Sindacale di Base – Federazione di Pisa.

E come se non bastasse

E quando ci ritroveremo sopra la testa i caccia russi a bombardare – legittimamente – le nostre città, sappiamo ESATTAMENTE chi dovremo ringraziare.

E per concludere, il russo stavolta ve lo metto anche in divisa

barbara

SGRANOCCHIANDO PISTACCHI 2

Sgranocchiando pistacchi è un post di tre anni e mezzo fa che ne riprendeva uno scritto tredici anni prima (guardatelo, non prende più di due minuti, e serve per capire quello che segue). E dunque, abbiamo continuato a sgranocchiare pistacchi mentre, per un intero quarto di secolo, la NATO violava tutti gli impegni formalmente presi. Abbiamo continuato a sgranocchiare pistacchi mentre Putin, periodicamente, avvisava che si stavano pericolosamente avvicinando a quella linea rossa che la Russia non si poteva permettere di lasciar loro oltrepassare – e quando da un pezzo avevano superato quella che fin dall’inizio Biden aveva indicato come estremamente pericolosa e foriera di tempeste. Abbiamo continuato a sgranocchiare pistacchi quando, per otto anni, il Donbass veniva bombardato, devastato, massacrato.  E abbiamo continuato a sgranocchiare pistacchi mentre in quella “democrazia” per la quale oggi ci si strappano le vesti

Beatrice Carpenito

BREVE STORIA TRISTE :

Il 9 maggio in Ucraina si festeggiava la giornata della “Liberazione dal Nazismo”, era l’equivalente del nostro 25 aprile. Per tradizione, tutti i “veterani” scendevano in piazza, assieme alle famiglie e sfilavano in divisa, con le proprie bandiere, i propri simboli ed in mano le foto dei compagni e dei parenti caduti nella guerra di liberazione contro i Nazifascisti.
Dal 2015 questa ricorrenza è severamente vietata, perché considerata “fortemente divisiva”, in quell’anno il Parlamento ucraino ha infatti emanato una legge che, oltre a prevedere la cancellazione del 9 maggio come “festa della Vittoria”, ha vietato anche l’attività del partito comunista e l’uso di simboli comunisti in Ucraina.
Da quel momento in poi è stato impedito con la forza dalla polizia (con la collaborazione dei militanti ultranazionalisti “pro-ucraina”) ai veterani di andare in piazza con simboli e bandiere . Qualsiasi tentativo di scendere in strada, nonostante il divieto, è stato duramente represso. Da quel momento la festa ha cambiato nome, ora si chiama festa “della memoria e della riconciliazione” (sic).
A partire dal 1 gennaio 2019, il parlamento di Kiev ha invece deciso di celebrare ufficialmente il compleanno di Stepan Bandera, leader dell’Organizzazione dei nazionalisti ucraini (Oun) e stretto collaboratore dei nazisti. Bandera aveva guidato l’Oun dal 1941 al 1956.
Durante la Seconda guerra mondiale l’Oun (attraverso il suo braccio militare, l’Upa) aveva partecipato, assieme ai tedeschi, alle operazioni di guerra contro l’unione sovietica e, a partire dal febbraio del 1943, aveva cominciato ad aggredire militarmente anche la popolazione civile soprattutto nella zona dell’oblast di Volyn’, attaccando tutti i villaggi e sterminando oltre centomila persone (in maggioranza donne, bambini e anziani polacchi) in una sorta di vera e propria azione pianificata di pulizia etnica. Dopo la liberazione aveva continuato a combattere contro i soldati dell’Armata rossa e l’attività delle divisioni dell’Oun-Upa era cessata formalmente il 3 settembre 1949, ma piccoli gruppi indipendenti rimasero attivi fino all’inizio del 1956.
In Polonia Bandera è considerato un criminale di guerra, nel 2016 il parlamento polacco ha emanato una disposizione in cui i crimini dell’Oun vengono riconosciuti come genocidio.
A dispetto di quanto sopra, a partire dal gennaio 2019, Stepan Bandera, viene solennemente commemorato, con tanto di benedizione da parte del capo di Stato ucraino, in occasione della festa a lui dedicata nel giorno della sua nascita. Nella risoluzione del parlamento ucraino che la istituisce si legge: “Stepan Bandera fu figura di rilievo e teorico del movimento di liberazione”. È considerato eroe nazionale ucraino.

Poi un bel giorno, prima che quell’ultima linea rossa venisse superata, Putin ha detto basta, e improvvisamente i pistacchi sono finiti. Solo quelli di una marca, però. Perché mentre i nostri mass media e social uniti come un sol uomo ci raccontano dell’eroica resistenza all’invasore del popolo ucraino con le armi che gli abbiamo generosamente fornito,

Julia Samarina

Ukrainian army is still bombing Donbass heavily as Ukrainian Army was going to attack Donbass in the beginning of March in a very special way, they’ve congregated the largest part of Ukrainian Army over there to kill everybody in Donbass, but Russian Army has prevented that – although Ukrainian army is still bombing it is nearly in a circle and doesn’t want to let civilians go to defend itself and continue bombing. That’s a kind of last evil to bomb everything in this region before the end.

e anche questo (continuando a sgranocchiare pistacchi).

Vi invito ora a guardare questo video, che probabilmente avrete già visto (qui articolo con riflessione)

Ora, vedendo questo video che, se non sapessimo che si tratta di propaganda, potremmo benissimo prendere per un vero bombardamento su Parigi, e avendo visto decine di immagini e video che pretendono di raccontare le distruzioni perpetrare dall’esercito russo in Ucraina e che sono in realtà fotomontaggi, videogiochi o immagini rubate da altri scenari, quale strana follia dovrebbe indurci a credere che tutte le immagini e tutti i filmati che ci vengono quotidianamente ammanniti siano autentici?

Spostando leggermente il bersaglio, leggo anatemi e parole di fuoco contro Luciano Canfora. Luciano Canfora non l’ho mai frequentato, il suo nome è l’unica cosa che conosco di lui, ne ignoro posizioni, opinioni e parte politica. Adesso ho letto l’intervista incriminata e, perplessa, continuo a chiedermi: che cosa c’è in questa intervista che non va?

“Zelensky salito al potere con un colpo di Stato, guerra è tra Russia e Nato”, intervista a Luciano Canfora

Una voce fuori dal coro. Per “vocazione”. Controcorrente, anche quando sa che le sue considerazioni si scontrano con una narrazione consolidata, mainstream. Luciano Canfora, filologo, storico, saggista, professore emerito dell’Università di Bari, membro del Consiglio scientifico dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana e direttore della rivista Quaderni di Storia (Dedalo Edizioni), è così. Sempre stimolante, comunque la si pensi. E le sue riflessioni sulla guerra d’Ucraina ne sono una conferma.

Professor Canfora, in queste drammatiche settimane, in molti si sono cimentati nel definire ciò che sta avvenendo ad Est. Qual è la sua di definizione?
Punto uno, è un conflitto tra potenze. È inutile cercare di inchiodare sull’ideologia i buoni e i cattivi, le democrazie e i regimi autocratici… Ciò che sfugge è che il vero conflitto è tra la Russia e la Nato. Per interposta Ucraina. Che si è resa pedina di un gioco più grande. Un gioco che non è iniziato avanti ieri ma è cominciato almeno dal 2014, dopo il colpo di Stato a Kiev che cacciò Yanukovich. È una guerra tra potenze. Quando i vari giornaletti e giornalistucoli dicono ecco gli ex comunisti che si schierano… Una delle solite idiozie della nostra stampa. Io rivendico il diritto di dire che le potenze in lotta sono entrambe lontane dalla mia posizione e dalle mie scelte, perché le potenze in lotta fanno ciascuna il loro mestiere. E né gli uni né gli altri sono apprezzabili. Nascondere le responsabilità degli uni a favore degli altri è un gesto, per essere un po’ generosi, perlomeno anti-scientifico.

C’è chi sostiene che per Putin la vera minaccia non era tanto l’ingresso dell’Ucraina nella Nato o la sua adesione all’Ue, quanto il sistema democratico che in quel Paese ai confini con la Russia si stava sperimentando. Lei come la pensa?
Usiamo un verso del sommo Leopardi: “Non so se il riso o la pietà prevale” dinanzi a schemi di questo tipo…

Dalla poesia alla prosa…
Se dobbiamo ritenere che sia democratico chi arriva al potere dopo un colpo di Stato, perché quando in Ucraina fu cacciato il governo in carica quello era un golpe, come quello di al-Sisi in Egitto contro i Fratelli Musulmani. Ognuno è libero di dire le sciocchezze che vuole ma adoperare queste categorie per salvarsi la coscienza, è cosa poco seria. Il figlio di Biden è in affari con Zelensky. Zelensky è un signore che dice di voler combattere per degli ideali, ma questi ideali hanno anche dei risvolti meno idealistici…

Vale a dire?
Il Guardian, non la Pravda, nell’ottobre del 2021 fece un ritratto di Zelensky, dal punto di vista affaristico, molto pesante. Incitiamo i nostri simpatici gazzettieri ad andarsi a leggere il Guardian dell’anno passato per avere un ritratto realistico di Zelensky. Dopodiché non mi scandalizzo, perché quando si usano le parole libertà e democrazia c’è odore di propaganda lontano un miglio. O parliamo seriamente o facciamo propaganda. La propaganda peraltro è cosa molto seria, basta non crederci.

C’è chi accusa la Russia di disinformatia…
Beh, anche il nostro apparato informativo è spaventoso, da quel punto di vista lì. Non ho nessuna tenerezza per la disinformatia russa, però lo spettacolo della nostra stampa, cartacea e televisiva, è peggio del Minculpop. A confronto il Minculpop è un’Accademia dell’Arcadia. Una stampa con l’elmetto, in cui dalla mattina alla sera non si fa altro che blaterare, urlare, protestare, piangere, sentenziare, per creare una psicosi di massa. Devo confessarle che nonostante ne abbia viste tante in vita mia, sono rimasto piuttosto stupito di cotanta prontezza, che fa pensare ad a ordini precisi, con cui la stampa si sia messa l’elmetto. Una cosa francamente penosa. Anche nella psicologia diffusa. Le racconto questa: l’altro ieri ho incontrato un tizio per la strada che mi ferma e mi dice: “Professore, ma lei cosa pensa di quel pazzo di Putin?”. “Qualche responsabilità c’è anche dall’altra parte”, gli rispondo. “Ah”, dice, “ma allora lei la pensa come me”. Questo è un episodio emblematico. Siamo arrivati all’autocensura per timore di scoprirsi. Come durante il fascismo, quando si diceva ma allora anche Lei è contro… Siamo ridotti a questo. Lanciamo almeno un campanello d’allarme affinché la stampa ridivenga dignitosa. Se ce la fa.

I pacifisti che hanno manifestato sabato scorso a Roma, sono stati additati da più parti come dei “filo-Putin”…
È maccartismo puro. Non mi stupisce questo, una volta si diceva sono pagati per questo. È talmente in malafede dire una cosa del genere che non merita neanche un’argomentazione complessa. Perché rivela da sé la natura maccartistica, persecutoria, isterica, di falsa coscienza di una tale valutazione. È chiaro che tutti auspichiamo che si torni a una vera situazione pacifica. Ma ricordiamoci il passato, però…

Ricordiamolo, professore.
Gorbaciov auspicò la Casa comune europea. E fu respinto. Aggiungiamo anche che dopo la disintegrazione dell’Unione Sovietica, nacque la Comunità degli Stati Indipendenti, di cui facevano parte l’Ucraina, i Paesi baltici, l’Asia centrale russa, la Georgia. La Comunità degli Stati Indipendenti è un concetto. Comunità vuol dire qualche cosa. Se tu dopo un colpo di Stato, quello del 2014, cominci a chiedere di entrare nella Nato, stai disattendendo un impegno preso non molti anni prima. Ci vuole una Conferenza per la sicurezza europea. Una via di uscita. Se esistesse l’Unione Europea, che purtroppo non esiste, la soluzione sarebbe quella di prendere una iniziativa per una Conferenza per la sicurezza in Europa. Di cui gli Stati Uniti non fanno parte. Invece l’Europa è ingabbiata dentro la Nato il cui vertice politico e militare sta negli Stati Uniti. Il comandante generale della Nato per statuto deve essere un generale americano. Il segretario generale della Nato per entrare in carica, anche se si chiama Stoltenberg ed è norvegese, deve avere il placet del governo degli Stati Uniti. Imbavagliati così, balbetteremo sempre.

In queste settimane di guerra, ci si è molto esercitati nella decodificazione dei vari discorsi pronunciati da Putin, nei quali il presidente russo ha evocato la Grande Guerra Patriottica, la Madre Terra Russia, il panrussismo etc. Da storico: non c’è da temere quando un politico, soprattutto se questo politico ha in mano una potenza nucleare, sembra voler riscrivere la Storia?
Questo mi pare evidente. Solo che il paragone storico più calzante sarebbe un altro…

Quale?
Quello che un ottimo studioso italiano, Gian Enrico Rusconi, quando la Nato si affrettò a disintegrare la Jugoslavia, intitolò un suo libro, un bel libro, a riguardo Rischio 1914. Ci siamo dimenticati che dopo la disintegrazione dell’Unione Sovietica, la Nato ha voluto, pezzo a pezzo, mangiarsi lo spazio intermedio fino ai confini della Russia? E il primo ostacolo era la Jugoslavia. E quando ci fu la secessione della Croazia, analoga se vogliamo alla secessione del Donbass, il primo a riconoscere il governo croato fu il Papa e il secondo fu il governo federale tedesco. E tutti applaudivano. La secessione della Croazia era un gioiello, una bellezza. Adesso la secessione del Donbass è un crimine. Rischio 1914. Lo dico con allarme. Sul Corriere della Sera, una voce sensata, quella di Franco Venturini, dice: ma ci rendiamo conto che Zelensky sta continuando a chiedere l’intervento militare della Nato, cioè vuole la Terza guerra mondiale…Ce ne rendiamo conto o no?

Lei come giudica la decisione del governo italiano di inviare equipaggiamenti militari all’Ucraina?
L’Unione europea, che purtroppo non esiste, avrebbe dovuto avere una politica unica su questo come su altri terreni. È piuttosto sconcertante e politicamente sbagliato che ognuno vada per conto suo. Nel caso particolare l’Italia vuole fare la prima della classe. Spero che si mantenga entro limiti accettabili per la controparte, stante che noi abbiamo in casa le basi Nato. Se continuiamo a scherzare col fuoco, facciamo quello che Zelensky insistentemente chiede. A questo proposito mi permetto di raccontare una cosa che peraltro è verificabile. Giorni fa, sulla Rete Tre della televisione, in un talk show c’è in studio una studiosa ucraina, e viene mandato in onda un discorso di Zelensky che viene tradotto, in simultanea, in italiano. A un certo punto, la studiosa ucraina dice “attenzione, la traduzione è sbagliata”, perché lui sta dicendo altro. “E che sta dicendo, le chiede la conduttrice?”. “Sta dicendo che bisogna che la Nato intervenga militarmente”. La traduzione voleva occultare questo. Figuraccia della televisione italiana. Rischiamo di raccontarle queste cose, perché tra breve, non so, leggeremo il Vangelo secondo Riotta? Spero di no.

Se qualcuno alzasse l’indice accusatorio e dicesse: ecco, il professor Canfora ha svelato di essere un nostalgico del tempo che fu… Come risponderebbe?
Io non credo di aver manifestato nostalgie nel momento che mi sono più volte espresso intorno agli scenari conseguenti alla sconfitta dell’Unione Sovietica nella Guerra Fredda. Nessuno, però, può toglierci il diritto di dire quello che ha scritto, poco prima di morire, Demetrio Volcic. E cioè che la situazione di equilibrio esistente al tempo delle due super potenze, garantiva la pace nel mondo. Demetrio Volcic. Spero che sia considerato al di sopra di ogni sospetto.
Umberto De Giovannangeli — 12 Marzo 2022, qui.

Concludo con due piccole cose.
La prima decisamente spassosa: un tizio che da quando ho letto per la prima volta un suo commento ho inquadrato come un cretino integrale, e mai, nel corso dei mesi e degli anni, mi ha dato occasione di ricredermi, ha dottamente spiegato che quelli che stanno dalla parte di Putin non è che lo difendano: è che ne hanno una paura folle e per questo consigliano la resa (e uno che confonde un trattato in cui ognuna delle parti in causa accetta un compromesso rinunciando a qualcosa, con una resa, ho o non ho ragione a definirlo un cretino integrale?) per salvarsi il culo da una guerra mondiale, che ovviamente sarebbe una bazzecola, a occhio e croce non dovrebbe fare più di tre-quattro miliardi di morti e non dovrebbe distruggere più del 50% del pianeta. Cioè, dopo averci doviziosamente spiegato che cosa esattamente c’è nella testa di Putin, adesso ci spiegano anche che cosa c’è nella nostra: fenomeni.
La seconda invece è semplicemente agghiacciante:

Alessandro Perrone

Stiamo selezionando i veri amici in questa circostanza. Se tutto finirà sapremo su chi abbiamo puntato sbagliando clamorosamente. Sarà tutto da rivedere…

Cioè gli “amici” sono dei cavalli su cui puntare, e alla fine della corsa sapremo se abbiamo puntato sul cavallo giusto o su quello sbagliato. E chi ha un’opinione diversa dalla propria su una questione di straordinaria complessità che ha cominciato a snodarsi un quarto di secolo fa e si è via via arricchita di nuovi attori e nuove complicazioni, è né più né meno che un nemico. E mi chiedo: se alla fine “vinceranno” “loro”, verremo giustiziati?

E chiudo definitivamente con la tragedia di Romeo e Giulietto

barbara

NARRATIVA BATTE REALTÀ DIECI A ZERO

Su tutti i media e quasi tutti i social leggiamo continuamente della mostruosa disinformazione diffusa dalla Russia, veniamo messi in guardia dal credere alle menzogne russe, si grida allo scandalo per l’odiosa disinformazione russa… Ora, io e alcuni altri abbiamo inoppugnabilmente documentato molte bufale ucraine, alcune delle quali veramente criminali, come quella del  bombardamento del memoriale della Shoah di Kiev, criminale e pienamente consapevole, perché chi ha ripreso la “notizia” qui può anche ignorare come stiano realmente le cose (anche se non è mai del tutto innocente chi fa girare una notizia senza un minimo di verifica), ma il buffone che da attore di professione consumato annuncia sconvolto al mondo – e soprattutto al mondo ebraico – lo scempio antisemita (“è stato colpito intenzionalmente come atto di antisemitismo”), il memoriale lo ha in casa: lui ha mentito intenzionalmente sapendo perfettamente che il memoriale era intatto. Altre invece, come il videogioco spacciato per bombardamento che la televisione italiana si è bevuta come il peggiore dei polli, sono semplicemente cretine. Ecco: dove sono le documentazioni della disinformazione russa? Intendiamoci: non mi passa neanche per la testa di pensare che uno stato in guerra dica la verità, sempre la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità: la disinformazione è parte integrante sia della tattica che della strategia; ma il punto non è questo, il punto non è se e quanto menta la Russia: il punto è che la disinformazione ucraina è stata documentata, quella russa è stata raccontata: ossia, siamo a livello di chiacchiere da bar sport, e ciononostante tutti continuano a riprendere e diffondere tutte le notizie di fonte ucraina con l’assoluta certezza che si tratti di verità assodata e garantita. E, a proposito: com’è che tutti parlano dei mercenari chiamati da Putin e nessuno di quelli chiamati da Zelensky? Come mai si inorridisce per il fatto che Putin ha mandato a combattere – almeno così è stato raccontato – i militari di leva (“ragazzini di vent’anni”. E chi altro dovrebbe essere mandato a combattere se non i militari, scusate? E invece che ragazzini di vent’anni dovrebbe mandare gli ottantenni che tanto fra poco muoiono lo stesso?) e si parla con ammirazione del fatto che Zelensky mandi a combattere i civili, sorvolando sul fatto che i civili in fuga vengono setacciati e gli uomini mandati indietro perché devono andare a combattere?

E a proposito di chiacchiere da bar sport, una delle barzellette più strepitose in merito è che il motivo vero per cui Putin ha attaccato l’Ucraina (cazzo, loro conoscono IL motivo vero!!!!) è che l’Ucraina sarebbe una democrazia (HAHAHAHAHAHAHA) e allora (HAHAHAHAHAHAHA. Scusate, ma non riesco a smettere di ridere) Putin ha paura che la democrazia ucraina (HAHAHAHAHAHAHA) contagi anche la Russia e che questa a sua volta pretenda di diventare uno stato libero e democratico: non è spettacolare?
E a proposito di Ucraina democratica:

Ucraina e Democrazia, l’ossimoro che trascina l’Europa verso la catastrofe nucleare

Di Maurizio Merlo

L’ultimo momento di mobilitazione popolare internazionale che si ricordi contro una guerra, è del 2003, in occasione dell’invasione militare dell’Iraq ad opera degli Stati Uniti e dei loro alleati, sulla base di notizie inventate di sana pianta, ovvero che Saddam fosse in possesso di armi di distruzione di massa [beh, no, questa non era una notizia inventata, anche se i pacifisti hanno scelto di credere che così fosse] e fosse pronto ad utilizzarle. Allora milioni di persone marciarono in tutto il mondo per chiedere agli Usa di non intervenire in Iraq. Eppure in quei tragici momenti nessun corteo pacifista al mondo osò sfidare la propaganda di guerra, sventolando bandiere irachene o chiedendo di armare il popolo iracheno contro l’invasore.
Oggi invece i cortei “pacifisti” chiedono apertamente di fornire armi a Kiev o, in alternativa di intervenire con la Nato per creare una No fly zone, scatenando così una guerra mondiale.
Poco importa se il presidente ucraino abbia fatto tutto il possibile per far precipitare il paese in guerra con la Russia, con azioni irresponsabili, sempre più sprezzanti nei confronti della sicurezza del paese confinante, tanto da arrivare a dichiarare, durante la conferenza sulla Sicurezza, tenutasi a Monaco il 20 febbraio 2022, che l’Ucraina avrebbe abbandonato il patto di non proliferazione nucleare, dotandosi così di armi atomiche. Se ciò non fosse sufficiente, l’8 marzo arriva la conferma sia dagli Usa che dalla Russia che in Ucraina sono presenti laboratori militari per la produzione di armi batteriologiche di distruzione di massa. Altro che paese aggredito, l’Ucraina si stava preparando ad aggredire, prima il Donbass e poi la Russia.
Il problema però non è solo Zelensky, ma il sistema politico repressivo estremamente violento e razzista ucraino, che coltiva l’odio nei confronti dei russi e dei russofoni, con un progetto chiaro: ripulire etnicamente il paese da qualsiasi influenza russa. Subito dopo il colpo di stato del 2014, la prima legge approvata riguardava la lingua ucraina e poneva forti limitazioni all’uso di quella russa, nonostante l’est del paese fosse abitato prevalentemente da russofoni. Un’ulteriore spaccatura, in un paese ancora scioccato dal massacro di Odessa e dalla violenta presa del potere dei nazisti.
Se la narrazione ufficiale dipinge l’Ucraina come una democrazia aggredita dall’imperialismo russo, beh in tutta onestà bisogna dire che Ucraina e democrazia sono un ossimoro, l’una esclude l’altra. Come potrebbe esserci democrazia in un paese che ha riabilitato i carnefici nazisti della seconda guerra mondiale, che ha legalizzato le squadre fasciste che per otto anni, hanno seminato il terrore in tutto il paese, sequestrando e torturando, a volte uccidendo, oppositori politici? La guerra del regime di Kiev al Donbass ha provocato circa 14000 morti e probabilmente, senza l’intervento russo, avremmo assistito ad una invasione su larga scala dell’esercito ucraino già alla fine di febbraio. A testimonianza di questa ipotesi, c’è l’alto numero di effettivi dell’UAF al confine con le due repubbliche indipendentiste e il fitto lancio di colpi di artiglieria sulle città orientali nei giorni precedenti l’operazione militare russa.
Tutti questi fatti sono stati semplicemente censurati dai media occidentali, che hanno l’esigenza di arruolare i popoli europei contro il popolo russo. Negli ultimi giorni, molti eventi hanno dimostrato ancora una volta il carattere fascista del governo e delle istituzioni ucraine, ma i media li hanno ignorati o, nella peggiore delle ipotesi, hanno rilanciato la propaganda di Kiev.
Il 5 marzo avviene l’esecuzione di uno dei mediatori ucraini, Denis Borisovich, ucciso nel centro di Kiev dagli uomini del servizio segreto ucraino, per presunto tradimento. Immaginiamo se ciò fosse avvenuto a Caracas o a Mosca.  La stampa occidentale però, ha ripreso senza alcuna analisi critica, la versione di Kiev, giustificando l’omicidio del banchiere. Se Borisovich fosse una spia russa non lo sapremo mai con certezza. Nessun processo verrà mai celebrato per appurarlo, nessuno si chiederà più perché quell’uomo fosse nella delegazione ucraina.
All’omicidio di Borisovich, si aggiunge il sequestro di un parlamentare ucraino il 4 marzo scorso, Nestor Shufrich, già più volte colpito dalla violenza fascista per le sue posizioni di contrasto al pensiero unico nazionalista. Etichettato come spia russa, Nestor Shufrich è stato tratto in arresto e allo stato attuale non si hanno sue notizie.
Un’altra vittima presunta del regime di Kiev è il sindaco del villaggio di Kremennayam, Vladimir Struk trovato morto il primo marzo scorso. Aveva proposto ai deputati locali di avviare comunicazioni con la Russia. Secondo la moglie, è stato sequestrato da uomini armati. Il suo corpo è stato ritrovato con un colpo di arma da fuoco al cuore.
Un altro caso è quello dei fratelli Mikhail e Aleksander Kononovich dell’Unione Giovanile Comunista Leninista dell’Ucraina, arrestati il 7 marzo dal regime neofascista ucraino e accusati di essere spie russe e bielorusse. Probabilmente saranno uccisi nelle prossime ore.
Questo è quello che sappiamo, ma gli omicidi mirati, i sequestri di persona, le torture, rappresentano un fenomeno molto più ampio, ormai fuori controllo dopo la distribuzione di armi alla popolazione e la dichiarazione della legge marziale che hanno aumentato a dismisura le violenze sulla popolazione russofona. Chiunque sia solo sospettato di essere una spia, viene spesso ucciso sul posto o incarcerato e torturato senza alcun processo. Inoltre le città sono teatro di saccheggi e scorribande di gruppi criminali, che esercitano violenza su chiunque.
A dispetto della propaganda occidentale che mostra presunti civili ucraini che rifocillano i soldati russi catturati, sul campo si assiste al pestaggio, alla tortura e all’esecuzione dei prigionieri. Le autorità ucraine utilizzano gli avversari catturati come vessilli di propaganda, costringendoli a chiamare i propri congiunti per spingerli a protestare contro il governo russo.
A questi episodi, non certo isolati, si aggiungono le documentate pratiche dei battaglioni nazisti, di utilizzare i civili come scudi umani, per impedire l’avanzata russa nei centri urbani, anche attraverso il sabotaggio dei corridoi umanitari, l’esecuzione di intere famiglie che cercano di scappare, di disertori o di uomini che cercano di evitare l’arruolamento. Una pratica più che logica, dato che dopo l’evacuazione dei civili, i coraggiosi combattenti fascisti dovrebbero vedersela con le truppe regolari russe. L’esito sarebbe scontato.
Tutti questi eventi non disegnano i tratti di una democrazia matura sotto attacco, ma di una feroce dittatura fascista, pronta a tutto pur di combattere la Russia e trascinare il mondo in una terza guerra mondiale. I popoli dell’Ucraina sono utilizzati come agnello sacrificale in uno scontro tra Russia e Nato, già in atto sin dai primi giorni di conflitto e presto o tardi, la narrazione hollywoodiana del coraggioso popolo che lotta contro l’occupante cadrà come un castello di carte, al primo soffio di vento. (Qui)

Quanto all’improvvisa inaspettata immotivata aggressione, questo spezzone di un’intervista di quattro ore di Oliver Stone è di cinque anni fa

E ancora:

Più o meno come dire che Lorena Bobbit ha depisellato il marito così, perché un bel giorno le è saltato il ghiribizzo di dedicarsi all’arte del découpage.

E tornando alla questione della democrazia

E ora vorrei tornare ancora un momento al fatidico 2014. Con una precisazione: non amo granché byoblu: è un canale totalmente libero, vale a dire che chiunque può andare lì e dire quello che gli pare, senza nessun controllo né verifica, e non è raro che vi si sentano giganteschi complottismi e ciarlatanerie. Ma a volte vi si trovano anche cose interessanti  che non trovano spazio altrove. In questo caso il giornalista presenta fatti confermati da altri testimoni e ripresi qui in diretta, per cui ho deciso di proporlo.

E ora vi faccio fare un salto a casa nostra e vi propongo, con qualche giorno di ritardo, il discorso del nostro draghetto preferito, nel caso ve lo foste perso.

“Putin come i nazisti nel ’39”. Cosa ha detto Draghi in Senato

Il duro intervento del premier in Senato sulla situazione della guerra in Ucraina. L’attacco a Putin
Signor Presidente,
Onorevoli Senatrici e Senatori,
L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia segna una svolta decisiva nella storia europea.
Negli ultimi decenni, molti si erano illusi che la guerra non avrebbe più trovato spazio in Europa. Che gli orrori che avevano caratterizzato il Novecento fossero mostruosità irripetibili.
Che l’integrazione economica e politica che avevamo perseguito con la creazione dell’Unione Europea ci mettesse a riparo dalla violenza. Che le istituzioni multilaterali create dopo la Seconda Guerra Mondiale fossero destinate a proteggerci per sempre [ehm… dal 1945 a oggi ci sono state 82 guerre con diverse decine di milioni di morti, signor presidente, di cui 24 negli ultimi due decenni: lei dov’era?]. In altre parole, che potessimo dare per scontate le conquiste di pace, sicurezza, benessere che le generazioni che ci hanno preceduto avevano ottenuto con enormi sacrifici.
Le immagini che ci arrivano da Kiev, Kharkiv, Maripol e dalle altre città dell’Ucraina in lotta per la libertà dell’Europa segnano la fine di queste illusioni. L’eroica resistenza del popolo ucraino, del suo presidente Zelensky, ci mettono davanti una nuova realtà e ci obbligano a compiere scelte fino a pochi mesi fa impensabili. Voglio ribadire, ancora una volta, tutta la mia solidarietà, quella del Governo e degli italiani [li hai interpellati? Tutti 60 milioni?] al Presidente Zelensky, al Governo ucraino e a tutte le cittadine e cittadini dell’Ucraina.

L’aggressione premeditata di Putmin

L’aggressione – premeditata e immotivata [di cui TU sei tanto cieco e ottuso da non vedere i motivi] – della Russia verso un Paese vicino ci riporta indietro di oltre ottant’anni, all’annessione dell’Austria, all’occupazione della Cecoslovacchia e all’invasione della Polonia. Non si tratta soltanto di un attacco a un Paese libero e sovrano [chiedere a Biden per chiarimenti], ma di un attacco ai nostri valori di libertà e democrazia e all’ordine internazionale che abbiamo costruito insieme. (…) L’Italia non intende voltarsi dall’altra parte.
Il disegno revanscista del Presidente Putin si rivela oggi con contorni nitidi, nelle sue parole e nei suoi atti. Nel 2014, la Russia ha annesso la Crimea con un referendum illegale [illegale in che senso? In base a quale legge?], e ha incominciato a sostenere dal punto di vista finanziario e militare le forze separatiste nel Donbass.
La settimana scorsa, ha riconosciuto – nel più totale sprezzo della sovranità ucraina e del diritto internazionale [come quando parlate di diritto internazionale a proposito di Israele?] – le due cosiddette repubbliche di Donetsk e Lugansk. Subito dopo, in seguito a settimane di disinformazione, ha invaso l’Ucraina con il pretesto di “un’operazione militare speciale”. Le minacce di far pagare con “conseguenze mai sperimentate prima nella storia” chi osa essere d’intralcio all’invasione dell’Ucraina, e il ricatto estremo del ricorso alle armi nucleari, ci impongono una reazione rapida, ferma, unitaria. Tollerare una guerra d’aggressione nei confronti di uno Stato sovrano europeo vorrebbe dire mettere a rischio, in maniera forse irreversibile, la pace e la sicurezza in Europa. Non possiamo lasciare che questo accada. (…) [Pare di sentire i film Luce del fascismo: stessa roboante retorica, stessa vagonata di falsità, stesso vuoto di contenuti]

La risposta militare dell’Italia

In seguito all’intensificarsi dell’offensiva russa, abbiamo adottato una risposta sempre più dura e punitiva nei confronti di Mosca. Sul piano militare, il Comandante Supremo Alleato in Europa ha emanato l’ordine di attivazione per tutti e 5 i piani di risposta graduale che ho illustrato la settimana scorsa. Questo consente di mettere in atto direttamente la prima parte dei piani e incrementare la postura di deterrenza sul confine orientale dell’Alleanza con le forze già a disposizione. Mi riferisco al passaggio dell’unità attualmente schierata in Lettonia, alla quale l’Italia contribuisce con 239 unità. Per quanto riguarda le forze navali, sono già in navigazione e sotto il comando NATO. Le nostre forze aeree schierate in Romania saranno raddoppiate in modo da garantire copertura continuativa, assieme agli assetti alleati. Sono in stato di pre-allerta ulteriori forze già offerte dai singoli Paesi Membri all’Alleanza: l’Italia è pronta con un primo gruppo di 1.400 militari e un secondo di 2.000 unità. (…) [nel caso qualcuno avesse ancora qualche dubbio sul fatto che abbiamo dichiarato guerra alla Russia; tipo che mi arrabbio con Mike Tyson e faccio la faccia cattiva cattiva cattivissima e poi gli do anche un pestone su un piede]
L’Italia ha risposto all’appello del Presidente Zelensky che aveva chiesto equipaggiamenti, armamenti e veicoli militari per proteggersi dall’aggressione russa. È necessario che il Governo democraticamente eletto sia in grado di resistere all’invasione e difendere l’indipendenza del Paese.
A un popolo che si difende da un attacco militare e chiede aiuto alle nostre democrazie, non è possibile rispondere soltanto con incoraggiamenti e atti di deterrenza. Questa è la posizione italiana, dell’Unione Europea, dei nostri alleati. (…) [E poi hanno anche la faccia da culo di mandare da Putin il gigetto in missione diplomatica][E adesso arrivano le randellate sulla testa degli italiani]

Le sanzioni alla Russia

Abbiamo adottato tempestivamente sanzioni senza precedenti, che colpiscono moltissimi settori e un numero importante di entità e individui, inclusi il presidente Putin e il ministro Lavrov.
Sul piano finanziario le misure restrittive adottate impediranno alla Banca centrale russa di utilizzare le sue riserve internazionali per ridurre l’impatto delle nostre misure restrittive. In ambito UE si sta lavorando a misure volte alla rimozione dal sistema SWIFT di alcune banche russe. Questo pacchetto ha inflitto già costi molto elevati a Mosca. Nella sola giornata di lunedì, il rublo ha perso circa il 30% del suo valore rispetto al dollaro. La Borsa di Mosca è chiusa da ieri e la Banca centrale russa ha più che raddoppiato i tassi di interesse, passati dal 9,5% al 20%, per provare a limitare il rischio di fughe di capitali. Stiamo approvando forti misure restrittive anche nei confronti della Bielorussia, visto il suo crescente coinvolgimento nel conflitto. La Russia ha subito anche un durissimo boicottaggio sportivo, con l’annullamento di tutte le competizioni con squadre russe in ogni disciplina. [Così gli facciamo vedere, a quel buzzurro di Putin, cosa significa democrazia e libertà e stato di diritto, tiè]
L’Italia è pronta a ulteriori misure restrittive, ove fossero necessarie. In particolare, ho proposto di prendere ulteriori misure mirate contro gli oligarchi. L’ipotesi è quella di creare un registro internazionale pubblico di quelli con un patrimonio superiore ai 10 milioni di euro.
Ho poi proposto di intensificare ulteriormente la pressione sulla Banca centrale russa e di chiedere alla Banca dei Regolamenti Internazionali, che ha sede in Svizzera, di partecipare alle sanzioni.
Allo stesso tempo, è essenziale mantenere aperta la via del dialogo con Mosca. [E ci vengono a raccontare che questo sarebbe uno statista]
Ieri, delegazioni russe e ucraine si sono incontrate in Bielorussia, al confine con l’Ucraina.
Auspichiamo il successo di questo negoziato, anche se siamo realistici sulle sue prospettive.

Le forniture di Gas

Il governo è inoltre al lavoro per mitigare l’impatto di eventuali problemi per quanto riguarda le forniture energetiche. Al momento non ci sono segnali di un’interruzione delle forniture di gas. [al momento… Ricordiamo che stiamo avendo l’inverno più freddo da decenni, con temperature da gennaio a metà marzo]]
Tuttavia è importante valutare ogni evenienza, visto il rischio di ritorsioni [ah, potrebbe esserci il rischio di ritorsioni? Ma va?] e di un possibile ulteriore inasprimento delle sanzioni. L’Italia importa circa il 95% del gas che consuma e oltre il 40% proviene dalla Russia [un  sentito grazie a tutti i governi che ci hanno sottratto tutte le risorse che avevamo]. Nel breve termine, anche una completa interruzione dei flussi di gas dalla Russia a partire dalla prossima settimana non dovrebbe comportare problemi. L’Italia ha ancora 2,5 miliardi di metri cubi di gas negli stoccaggi e l’arrivo di temperature più miti dovrebbe comportare una significativa riduzione dei consumi da parte delle famiglie [cioè ci affidiamo alla sorte, come nel medioevo]. La nostra previsione è che saremo in grado di assorbire eventuali picchi di domanda attraverso i volumi in stoccaggio e altra capacità di importazione [e visto che con le previsioni vi siete sempre mostrati dei fenomeni…].
Tuttavia, in assenza di forniture dalla Russia, la situazione per i prossimi inverni rischia di essere più complicata.
Il Governo ha allo studio una serie di misure per ridurre la dipendenza italiana dalla Russia.
Voglio ringraziare il Ministro Cingolani per il grande lavoro che sta svolgendo su questo tema. Le opzioni al vaglio, perfettamente compatibili con i nostri obiettivi climatici, riguardano prima di tutto l’incremento di importazioni di gas da altre fornitori – come l’Algeria o l’Azerbaijan; un maggiore utilizzo dei terminali di gas naturale liquido a disposizione; eventuali incrementi temporanei nella produzione termoelettrica a carbone o petrolio, che non prevedrebbero comunque l’apertura di nuovi impianti.
Se necessario, sarà opportuno adottare una maggiore flessibilità sui consumi di gas, in particolare nel settore industriale e quello termoelettrico [cioè?].
La diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico è un obbiettivo da perseguire indipendentemente da quello che accadrà alle forniture di gas russo nell’immediato. Non possiamo essere così dipendenti dalle decisioni di un solo Paese [e questa sì che è una scoperta geniale!]. Ne va anche della nostra libertà, non solo della nostra prosperità. Per questo, dobbiamo prima di tutto puntare su un aumento deciso della produzione di energie rinnovabili [VAFFANCULO] – come facciamo nell’ambito del programma “Next Generation EU”. Dobbiamo continuare a semplificare le procedure per i progetti onshore e offshore – come stiamo già facendo – e investire sullo sviluppo del biometano. Il gas rimane un utile combustibile di transizione. Dobbiamo ragionare su un aumento della nostra capacità di rigassificazione e su un possibile raddoppio della capacità del gasdotto TAP [ma vorrai scherzare! Non te l’hanno detto che TAP è Satana in persona?].

La difesa militare dell’Ue

L’Europa ha dimostrato enorme determinazione nel sostenere il popolo ucraino. Nel farlo, ha assunto decisioni senza precedenti nella sua storia – come quella di acquistare e rifornire armi a un Paese in guerra [e se ne vanta pure!]. Come è accaduto altre volte nella storia europea, l’Unione ha accelerato nel suo percorso di integrazione di fronte a una crisi. Ora è essenziale che le lezioni di questa emergenza non vadano sprecate.
In particolare, è necessario procedere spediti sul cammino della difesa comune, per acquisire una vera autonomia strategica, che sia complementare all’Alleanza Atlantica. La minaccia portata oggi dalla Russia è una spinta a investire nella difesa più di quanto abbiamo fatto finora. Possiamo scegliere se farlo a livello nazionale, oppure europeo. Il mio auspicio è che tutti i Paesi scelgano di adottare sempre più un approccio comune. Un investimento nella difesa europea è anche un impegno a essere alleati. (…)
In caso di interruzioni nelle forniture di gas dalla Russia, l’Italia avrebbe più da perdere rispetto ad altri Paesi europei che fanno affidamento su fonti diverse. Questo non diminuisce la nostra determinazione a sostenere sanzioni che riteniamo giustificate e necessarie [tanto non ci stai mica tu al freddo, pezzo di merda. Tanto non resti mica tu con la macchina ferma, pezzo di merda]. È però importante muoverci nella direzione di un approccio comune per lo stoccaggio e l’approvvigionamento di gas. Farlo permetterebbe di ottenere prezzi più bassi dai Paesi produttori e assicurarci vicendevolmente in caso di shock isolati.
La guerra avrà conseguenze sul prezzo dell’energia, che dovremo affrontare con nuove misure a sostegno delle imprese e delle famiglie. È opportuno che l’Unione Europea le agevoli, per evitare contraccolpi eccessivi sulla ripresa. Nel lungo periodo, questa crisi ci ricorda l’importanza di avere una visione davvero strategica e di lungo periodo nella discussione sulle nuove regole di bilancio in Europa. A dicembre, insieme al Presidente francese Macron, abbiamo proposto di favorire con le nuove regole gli investimenti nelle aree di maggiore importanza per il futuro dell’Europa, come la sicurezza, o la difesa dell’ambiente. Il disegno esatto di queste regole deve essere discusso con tutti gli Stati membri. Tuttavia, questa crisi rafforza la necessità di scrivere regole compatibili con le ambizioni che abbiamo per l’Europa [cioè, fammi capire: tu saresti convinto di poterti permettere di avere delle ambizioni?! Ma veramente veramente?].
L’invasione da parte della Russia non riguarda soltanto l’Ucraina. È un attacco alla nostra concezione dei rapporti tra Stati basata sulle regole e sui diritti [perché non lo hai detto alla NATO in tutti gli ultimi 25 anni in cui ha ininterrottamente violato tutti i patti sottoscritti?] Non possiamo lasciare che in Europa si torni a un sistema dove i confini sono disegnati con la forza. E dove la guerra è un modo accettabile per espandere la propria area di influenza. Il rispetto della sovranità democratica è una condizione alla base di una pace duratura. Ed è al cuore del popolo italiano che, come disse Alcide De Gasperi, è pronto ad associare la propria opera a quella di altri Paesi, “per costruire un mondo più giusto e più umano”. La lotta che appoggiamo oggi, i sacrifici che compiremo domani sono una difesa dei nostri principi e del nostro futuro.
Ed è per questo che chiedo al Parlamento il suo sostegno.
Grazie.

Non so a voi, ma a me tutta questa retorica bolsa fa venire il vomito. Comunque prepariamoci, perché una volta che Putin avrà finito di saldare il conto con l’Ucraina, poi tocca a noi. Nel frattempo, in attesa che il Titanic finisca di affondare, balliamo. Balletti russi, naturalmente.

barbara