ORI ANSBACHER

Ori è la diciannovenne israeliana stuprata e assassinata a coltellate, fatta praticamente a pezzi, qualche giorno fa.
Ori
In questi giorni non ne ho scritto, perché ci sono cose che dici no, è troppo, non ce la faccio. Poi ti fai forza e ti imponi di farlo, perché glielo devi. Almeno questo glielo devi, e dunque eccomi. Riporto alcuni pezzi di persone che hanno saputo dire molto meglio di me quello che va detto.

Sull’assassinio di Ori Ansbacher da parte di un terrorista palestinese a Gerusalemme risultano ancora non pervenuti:

– l’Unione Europea, sempre rapida nel condannare la costruzione di nuove case israeliane
– l’Onu, sempre riunita in sessione d’emergenza quando Israele uccide un terrorista
– i giornali, sempre pronti a far spazio ai terroristi morti sul confine di Gaza e alla pin-up Ahed Tamimi
– Papa Francesco, sempre distratto quando Israele subisce un terribile lutto
– Abu Mazen e i “palestinesi moderati”, sempre generosi nel fare bonifici ai terroristi con i soldi europei
– il mondo islamico, sempre pronto a nascondere terroristi in una loro moschea
– le femministe, sempre in cerca di un femminicidio tranne quando c’è di mezzo una ragazza israeliana

Buona visione del più agghiacciante film di successo della storia: l’antisemitismo che uccide.
Giulio Meotti

corpo

I MANDANTI

Chi sono i mandati del brutale assassinio di Ori Ansbacher? Prima di tutto Hamas e l’Autorità Palestinese che per decenni hanno fomentato il clima di odio virulento nei confronti degli ebrei israeliani, poi subito dopo l’Europa, l’Europa pro palestinese dalla fine della Guerra dei Sei Giorni del 1967, che progressivamente si è inchinata ai desiderata arabi e islamici, l’Europa che ogni volta che Israele si difende le da addosso accusandola di crimini contro l’umanità, l’Europa che mette i bollo su i prodotti che escono dalla Cisgiordania, l’Europa delle ONG per i diritti umani, come Amnesty International che accusa Israele di occupare abusivamente territori che le vennero conferiti dal Mandato Britannico per la Palestina, l’Europa che all’ONU vota sempre con i paesi islamici, satrapie, dittature, teocrazie, contro l’unica democrazia Mediorientale, e con l’UNESCO quando sottrae agli ebrei la loro storia millenaria da Gerusalemme e da Hebron, imponendo a luoghi storicamente ebraici, nomi islamici, l’Europa che non rende illegale il movimento antisemita BDS, l’Europa che fa affari con l’Iran e cerca di aggirare le sanzioni americane.
Insieme a loro tutti quegli “intellettuali”, politici, giornalisti, che non hanno fatto e non fanno altro che criminalizzare Israele, mentre al contempo sono teneri con regimi assassini e nemici della libertà, e tra di loro non pochi ebrei con il cervello distrutto dalla metastasi ideologica che gli ha fatto scambiare i terroristi per vittime e chi si difende dalla loro cieca violenza per carnefici.
Questi sono i mandanti. Teniamolo bene a mente.
Niram Ferretti

funerale

Ora un po’ di conti, che non fanno mai male.

DUEMILAQUATTROCENTO EURO AL MESE.

Questo è lo stipendio che Hamas pagherà ad Arafat Aryah, il palestinese che ha sgozzato la ragazza diciannovenne ebrea Ori Ansbacher dopo averla violentata e deturpatone il corpo con dodici coltellate.
Israele farà (forse) saltare in aria la casa del terrorista ma Hamas ne costruirà una nuova e più moderna.
Anche i genitori prenderanno una pensione a vita.
Uccidere gli ebrei conviene tutto sommato.
Nelle carceri Israeliane molti palestinesi si sono laureati studiando nelle università israeliane.
Una volta scontata la pena usciranno con tanti soldi in tasca, una casa nuova ed una bella laurea.
Si uccidere ebrei conviene.
Da dove vengono tutti questi soldi?
Dalle vostre buste paga.
La Guerra Santa costa.
L’Italia e la UE mandano e hanno mandato miliardi di euro alla Palestina.
Miliardi con i quali non è stata mai costruita una strada, una scuola, una fabbrica o un ospedale.
Miliardi usati per costruire migliaia di tunnel in cemento per invadere Israele.
Miliardi usati per armare terroristi e per pagare loro una pensione d’oro.
Si, la Guerra Santa costa.
Costa tanto.
12.000 shekels è la pensione minima per un terrorista palestinese; pari a circa 2.400 euro.
Se considerate che in Palestina un buon stipendio è 300 euro…..
Si, decisamente si.
È stato un ottimo affare uccidere la obiettrice di coscienza e volontaria del servizio civile Ori Ansbacher. 19 anni.
Riposi in pace.
Noi non riusciamo a trovar pace oggi.
Buona giornata Italia da un paese in lutto. (qui)

LA BELVA DELLO ZOO DI GERUSALEMME

Il corpo nudo, spezzato, dell’israeliana Ori Ansbacher lo hanno ritrovato vicino allo zoo di Gerusalemme. Già arrestato l’animale scappato dal parco e che l’ha uccisa, un palestinese di Hebron.
Se l’Onu, pronto a scomodarsi per difendere il burqa in quanto rientra fra i “diritti delle donne”, non condanna entro le prossime ore questo delitto che non ha nome, da quanto è indicibile, suggerisco di andare a prendere un paio di funzionari di alto grado delle Nazioni Unite e metterci loro dentro allo zoo. Scommetto che neanche i lama si degnerebbero di sputargli in faccia.
Giulio Meotti

La belva.

Ho guardato e riguardato il volto del terrorista palestinese che ha violentato e ucciso Ori Ansbacher, questo sorriso inerte, inebetito. E non ho visto niente. Poi mi sono ricordato quanto aveva raccontato Francesco De Rosa, il comandante dell’Achille Lauro che nel 1985 fu dirottata da un commando di terroristi palestinesi. Di Abu Abbas e dei suoi uomini, che gettarono in mare un passeggero ebreo in carrozzella, Leon Klinghoffer, De Rosa ricordava il sorriso. “Un sorriso maligno, che mi ha accompagnato sempre”. Eccolo qui.
Giulio Meotti
Arafat Irfaiya
Ma anche Cesare Battisti. O Angelo Izzo.

Sicuramente molti di voi avranno visto qualche immagine di funerali palestinesi, in cui i dolenti si divertono a sparacchiare in giro, così, tanto per gradire. I funerali israeliani, in mezzo al dolore più atroce per il crimine più efferato, si svolgono così.

E infine un pensiero riconoscente all’eroe che ha permesso la cattura dell’assassino. Grazie Rambo!
Rambo
barbara

ERRATA CORRIGE: il nome “Rambo” che avevo trovato in un articolo era evidentemente un attributo, non il suo vero nome, che è in realtà Zili.

Annunci

PER LIBERTÀ E VERITÀ NON HA POSTO L’UNIVERSITÀ

Baroni inquisitori

È piuttosto lungo, ma vale la pena di leggerlo tutto, perché queste cose bisogna saperle.

Iniziarono colpendo che più in alto non si poteva, sul vicario di Cristo. Papa Benedetto XVI doveva andare a parlare alla Sapienza in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico. Ratzinger non parteciperà mai all’evento nel più antico ateneo romano. Troppo “incongruo” e non in linea con la “laicità della scienza”, dissero un centinaio di docenti firmatari di una lettera al rettore, Renato Guarini. Dieci anni fa, quell’episodio fu visto e giudicato come un fatto gravissimo: una grande università ostracizzava un pontefice nell’esercizio di quel pluralismo intellettuale che avrebbe dovuto essere il vanto di un ateneo. Oggi è prassi ordinaria e quotidiana, talmente banalizzata che sulla stampa italiana le centinaia di casi di professori messi alla gogna e alla berlina non fanno più notizia.
Di questa settimana è la campagna contro il celebre filosofo del diritto John Finnis, professore emerito presso l’Università di Oxford. Centinaia di studenti hanno lanciato una petizione perché l’università cacciasse questo famoso docente reo di “condotta discriminatoria”, per usare l’espressione presente nella petizione. La “colpa” di Finnis sarebbe quella di “essere omofobico e transfobico”.
Sul Guardian sono apparsi articoli dal titolo: “Ecco perché Finnis non dovrebbe insegnare a Oxford”. Poche ore dopo, la Oxford Union ritirava l’invito a William Donohue, presidente della Catholic League, un gruppo americano per i diritti civili, e Donohue si è detto “inorridito” per il modo in cui è stato trattato da quel prestigioso sindacato universitario che risale a ottocento anni fa. “A un certo punto devi fare una scelta: o esci dal business perché sei un paria o vai avanti e te ne freghi”, ha detto Bruce Gilley Le università occidentali sono diventate luoghi di timore e terrore intellettuale, dove minoranze accademiche agguerrite dettano la linea a fronte di un corpo docente silenzioso o, peggio, compiacente.
L’accademia è sempre più erosa da una tendenza all’integralismo ideologico e dal tentativo di determinare non solo quali azioni siano accettabili, ma anche quali pensieri e parole lo siano. Non dovrebbe una società accademica abbracciare, piuttosto che punire, la differenza intellettuale?
Le vendette, le delazioni, le petizioni, l’ostilità abbondano invece contro chi esercita il diritto al dissenso in quel mutuo “consenso”. Siamo arrivati alla partecipazione al culto della violenza celebrato su larga scala e alla fabbricazione di capri espiatori, bersagli dell’odio ideologico su cui sfogare una aggressività accumulata e repressa. I casi si contano a centinaia ormai.
A una dissidente iraniana, Maryam Namazie, è stato impedito di parlare in alcuni college inglese, come il Goldsmiths e il Warwick La sua difesa del free speech avrebbe `offeso” gli studenti di fede islamica.
Thilo Sarrazin, ex banchiere centrale tedesco e durissimo critico dell’immigrazione, ha parlato fra le proteste di studenti e insegnanti all’Università di Siegen.
Il professor Paul Griffiths, teologo americano di fama, aveva ricevuto una email di alcuni professori per indire due giornate su “come riconoscere e combattere il razzismo”. Siamo alla Duke Divinity School, una delle più importanti università d’America. Griffiths risponde così alla email dei colleghi: “E’ una sessione illiberale e dalle tendenze totalitarie”. Ed è stato gentilmente messo alla porta. Un professore della New York  University, Michael Rectenwald, si era creato un account Twitter anonimo per sbeffeggiare il politicamente corretto senza timore di conseguenze da parte dei “guerrieri della giustizia sociale”. I colleghi si sono lamentati per la sua “inciviltà” e il docente è stato costretto a prendere un lungo congedo forzato per “mancanza di disciplina”.
Il Premio Nobel inglese Tim Hunt è finito malissimo. Lo University College di Londra lo ha estromesso per la leggerezza commessa a una conferenza a Seoul, dove Hunt si lasciò scappare una frase sulle donne inadatte alla vita in laboratorio. “Maschilismo”. Hunt oggi vive in Giappone, dove ha scelto di autoesiliarsi con la moglie, anche lei accademica. L’ha pagata cara il fisico italiano Alessandro Strumia. “La fisica è stata inventata e costruita dagli uomini”, aveva detto questo scienziato e docente nel workshop organizzato dal Cern di Ginevra. “C’è una cultura politica che vuole sostituire competenza e merito con una ideologia della parità”.
Strumia si è visto sospendere dall’Istituto nazionale di fisica nucleare e anche l’Università di Pisa, dove insegna Strumia, ha disposto un “procedimento etico” contro il fisico.
Bret Weinstein e sua moglie, Heather Heying, si sono dimessi dalle loro posizioni all’Evergreen State College. Weinstein aveva criticato l’annuale Day of Absence della scuola dopo che agli studenti bianchi che avevano scelto di partecipare era stato chiesto di uscire dal campus per parlare di razzismo, il loro, quello congenito dei bianchi. Weinstein aveva definito l’evento “un atto di oppressione”.
Nel libro “Aristotele a Mont-SaintMichel”, lo storico francese Sylvain Gouguenheim, ordinario alla Scuola Normale di Lione, aveva spiegato che l’eredità greca nel Medioevo fu trasmessa all’Europa occidentale da Costantinopoli, riducendo il ruolo intermediario del mondo islamico. “La cultura greca non tornò all’occidente solo grazie all’islam: a salvare dall’oblio i filosofi antichi sarebbe stato innanzitutto il lavoro dei cristiani d’Oriente, caduti sotto dominio musulmano, e dunque arabizzati”, si legge nel testo.
Apriti cielo! Iniziarono a circolare numerose petizioni contro Gouguenheim. Una prima firmata da Hélène Bellosta e trenta accademici esce sul Monde. Poi arriva un appello di duecento dall’École normale supérieure. Infine, un testo di 56 ricercatori di storia e filosofia del Medioevo su Libération, in cui si accusa Gouguenheim di “razzismo culturale”. “Uno storico al servizio dell’islamofobia”, titola Main Gresh del Monde Diplomatique. Stesso destino per un altro storico di rango dell’Université de Bretagne-Sud, Olivier Pétré-Grenouilleau, reo di aver scritto il libro “La Traite des Noirs”, in cui dice: “Il numero degli schiavi cristiani razziati dai musulmani supera quello degli africani deportati nelle Americhe”. In un’intervista al Journal du Dimanche, Petre-Grenouilleau andò oltre, rifiutando di riconoscere la schiavitu come “genocidio” e di equipararla alla Shoah. Il “Collectif des Antillais, Guyanais et Reunionnais” sporse querela contro lo storico. “L’ostracismo dei ricercatori che si avvicinano ai temi sensibili dell’islam e dell’immigrazione”. Così il Figaro qualche giorno fa ha definito un fenomeno sempre più dilagante in Francia in ambito universitario. Uno è Christophe Guilluy, lo studioso di riferimento della “Francia periferica”. Il suo ultimo libro, “No society” (uscirà in italiano per le edizioni universitarie della Luiss), è il resoconto della fine della classe media.
Su France Culture lo si addita come “ideologo del Rassemblement national”, un lepenista. L’altro è Stephen Smith, studioso di immigrazione, autore del libro “La ruée vers l’Europe”, un macroniano.
Dal College de France, il demografo François Héran lo accusa di “agitare lo spettro del pericolo nero”. “Ho ricevuto un messaggio da un collega accademico che mi ha detto `fai attenzione al nazista Finkielkraut che ti ha appena citato”‘, ha detto Guilluy al Figaro. Questo il clima. Erika Christakis, docente a Yale di Psicologia, aveva osato lamentarsi che l’università era diventata “un luogo di censura” dopo la richiesta degli studenti di bandire i costumi “offensivi” per Halloween. Sia Erika sia il marito, Nicholas Christakis, anche lui professore a Yale, iniziano a ricevere email violente e solo pochi colleghi firmano la lettera di solidarietà. Così, Erika e Nicholas si sono dimessi.
Gli studenti di Medicina del King’s College di Londra avevano chiesto a Heather Brunskell Evans, ricercatrice e portavoce del Women’s Equality Party, di tenere una conferenza su “pornografia e sessualizzazione delle donne”. La facoltà le ha fatto sapere che l’evento era stato cancellato perché le sue opinioni sui transessuali avrebbero violato la politica dello “spazio sicuro”. Brunskell Evans ha detto al Times che “le brave persone stanno indietro, non fanno niente, come altre vengono messe alla berlina. Le organizzazioni e gli individui sono pietrificati dall’idea di essere viste come portatori di idee che non sostengono in modo inequivocabile la dottrina transgender.
E’ scioccante”.
Un’altra femminista, Linda Bellos, era stata invitata al Peterhouse College, annunciando che avrebbe “messo in discussione pubblicamente alcune `transpolitiche”.
Linda Bellos è donna, nera, ebrea, lesbica e femminista. Ma non ancora abbastanza politically correct.
Jenni Murray, veterana del giornalismo e conduttrice di Woman’s Hour su Radio 4, era stata a Oxford per discutere delle “potenti donne britanniche nella storia e nella società”. Ma l’evento è decaduto dopo che una serie di lettere sono state inviate all’università, condannando Murray come una “transofoba”.
Toby Young, dopo che era stato nominato uno dei membri dell’Ufficio britannico per gli studenti, è stato distrutto professionalmente. Su Twitter sono stati ripescati suoi commenti sulle donne scritti diciassette anni prima. L’Università di Buckingham lo ha dimesso da “visiting fellow”.
Rachel Fulton Brown, medievista all’Università di Chicago, è stata oggetto di una campagna d’odio per l’articolo “Three Cheers for White Men”, dove sostenne che gli uomini bianchi hanno avuto un ruolo nello sviluppo di certi diritti goduti dalle donne in tutto il mondo occidentale. Fulton valorizzò la cavalleria e l’amor cortese, lo sviluppo del matrimonio e alcuni elementi del femminismo, che sono stati sostenuti da filosofi come John Stuart Mill. “Suprematista bianca”!
Bruce Gilley è l’accademico che ha più chance oggi di essere cacciato da una conferenza accademica in Gran Bretagna. Questo docente alla Portland State University in Oregon, agli occhi di molti, dice l’indicibile, e molto forte: loda il colonialismo in generale e l’impero britannico in particolare. In un articolo intitolato “The case for colonialism” nella rivista Third World Quarterly, Gilley aveva scritto che “il colonialismo occidentale era, come regola generale, oggettivamente benefico e legittimo”. L’editore ha ricevuto “minacce serie di violenza personale”. Quindici membri del consiglio di amministrazione della rivista si sono dimessi e l’articolo è stato ritirato. Gilley ha compreso la decisione di tirare giù il suo articolo su Third World Quarterly: “Stavano ricevendo minacce di morte da parte di fanatici”, ha detto al Times. “Una cosa è difendere la libertà di parola, ma queste riviste non hanno la capacità di resistere al contraccolpo: proteste, inondazioni di e-mail, cause per presunta promozione del nazismo”.
A Londra, il professore ha tenuto lezione a un seminario privato per studenti e preso parte a una tavola rotonda, ma ha evitato un evento pubblico. “Il risultato sarebbe stato una tempesta di merda e sarebbe stato inutile. Ma avrebbe mostrato fino a che punto in Gran Bretagna, in tutti i posti, le persone hanno smesso di pensare”.
Parlando sempre col Times, Gilley ha detto: “Se non sei di sinistra nel mondo accademico, ti trovi in un ambiente di lavoro molto ostile e a un certo punto devi fare una scelta, o esci dal business perché sei un paria, o decidi di fregartene e semplicemente di `offendere”. Il Middlebury College nel Vermont, lo stato più liberal d’America, aveva invitato Charles Murray, sociologo conservative autore di saggi importanti contro il welfare state. Quando Murray è salito sul palco, quattrocento studenti gli hanno urlato “razzista, sessista, antigay”. Murray ha continuato la conferenza in un ufficio, in streaming. Poi, all’uscita, è stato attaccato fisicamente da un gruppo di manifestanti. Noah Carl, studioso arruolato dall’Università di Cambridge, ha visto il suo nome dato in pasto all’opinione pubblica da trecento professori di tutto il mondo che avevano firmato una lettera aperta in cui si denunciava la sua nomina.
In Francia, un professore di Filosofia di Tolosa, Philippe Soual, si è visto cancellare un corso su Hegel dall’ateneo Jean Jaurès di Tolosa, dopo che Soual è stato accusato da un’associazione di studenti di essere un “portavoce della Manif pour tous”, il movimento che ha riempito le piazze di Francia per manifestare a favore dell’unicità del matrimonio tra uomo e donna.
Sempre a Oxford Nigel Biggar, professore di teologia morale, è stato attaccato per le sue tesi troppo indulgenti nei confronti dell’imperialismo. Biggar a dicembre ha dovuto tenere una conferenza accademica in privato per paura di vedersi interrompere dagli attivisti. Un altro motivo per tenere l’evento a porte chiuse era che un giovane studioso avrebbe partecipato solo a condizione di rimanere anonimo, “per timore che la sua presenza arrivasse all’attenzione di alcuni dei suoi colleghi più anziani”.
Peter Boghossian, docente di filosofia all’Università di Portland, sta rischiando il lavoro per aver scritto articoli-farsa pubblicati in alcune delle maggiori riviste accademiche americane sul gender e altri critical studies. “Falsificazione dei dati”, questa l’accusa. La dissidente somala Ayaan Hirsi Ali, critica dell’islam e riparata in America dall’Olanda, è stata cacciata dalla Brandeis University, una delle culle del liberalismo accademico americano che avrebbe dovuto onorarla con una laurea. Cento professori dell’ateneo nel Massachusetts, uno degli stati più di sinistra d’America, erano troppo imbarazzati a ospitare una portavoce del Terzo mondo che non rientrava nei loro stereotipi.
E quando un professore venne minacciato di decapitazione dagli islamisti, i colleghi lo attaccarono e lasciarono solo. E’ il caso Robert Redeker, autore di un articolo sul Figaro molto duro sull’islam e finito sotto scorta. “I colleghi parlano di te come di un morto”, gli dicono dall’istituto Pierre-Paul Riquet di Saint-Orens de Gameville, a Tolosa, dove Redeker insegnava prima della fatwa.
I sindacati francesi di insegnanti annunciarono di “non condividere le idee di Redeker”. Detto fatto, il professore di filosofia non insegnerà più. Insegnava, oltre a un liceo, in una scuola per ingegneri, molto prestigiosa, la scuola nazionale dell’Aviazione civile, a Tolosa. Quando, nel gennaio 2007, i mass media annunciarono che un terrorista internazionale, che aveva lanciato contro Redeker la condanna a morte pubblicata su un sito web islamista, i dirigenti di quella scuola gli comunicarono che non poteva più insegnare.
Anche il rettore della facoltà di Scienze sociali di Toulouse ne disdisse il ciclo di conferenze, per ragioni di sicurezza. Le autorità trovarono a Redeker una nuova occupazione: correttore di bozze al Centre national de la recherche scientifique.
Lì il reprobo non avrebbe più dato fastidio a nessuno.
L’università occidentale – che dovrebbe essere la casa del pluralismo, del dibattito, della ricerca intellettuale, della libertà di pensiero – sta diventando un posto molto pericoloso, una pira per eretici, dove la tendenza dominante è quella di considerare come insubordinazione o eversione ogni apostasia dall’ordine costituito e il conformismo di ogni colore stringe sempre più le maglie. Chi non si integra è perduto o rimane, nella migliore delle ipotesi, un personaggio marginale. Sono loro, queste mosche bianche, non gli studenti e i professori alleati nella censura e nella recriminazione, ad avere oggi bisogno di uno “spazio sicuro”, come usa chiamarli nel linguaggio impazzito del politicamente corretto.

Giulio Meotti, Il Foglio, 19/01/2019

E come ci si ammala e si muore di troppa igiene, così, se non ci sarà una radicale inversione di rotta, di politicamente corretto moriremo tutti.

barbara

A PROPOSITO DELLE DUE RAGAZZE

violentate e decapitate in Marocco, rubo ancora una volta, anzi, ancora due volte, la parola a Giulio Meotti

Ho appena visto il video della decapitazione delle due ragazze scandinave in Marocco. L’umanità ha una tendenza naturale ad abituarsi alle peggiori atrocità. E in quindici anni di giornalismo ne ho visti tanti di macellamenti simili: soldati americani, fedeli cristiani, giornalisti ebrei… E non ho mai abbassato lo sguardo di fronte a questa terribile Gorgone jihadista. Ho letto ogni dettaglio di come hanno evirato gli atleti israeliani a Monaco ’72 e hanno fatto bere la pipì ai bambini di Beslan prima di ucciderli. Ma con il video delle due ragazze non ce l’ho fatta e ho tolto l’audio, dopo aver sentito le prime urla mentre le staccavano la testa, facendo fatica con l’osso del collo. Sarà irrazionale, ma con una donna è diverso. Neppure ai maiali i contadini di una volta, delle mie terre, impartivano una morte simile. Nel video si vede una ragazza sola, a terra, in mutande, con una maglietta, nelle mani di un branco di animali. Pensavo ai loro genitori mentre scorrevano le immagini. Non c’è molto da commentare. Se non sperare che i loro assassini vengano trovati e uccisi. E che l’Occidente, cui è rivolto quel video, capisca una volta per tutte che non è possibile negoziato, debolezza o codardia con l’ideologia di chi fa questo, ma soltanto la guerra.

Io ho visto quello di Daniel Pearl, che doveva essere pesantissimamente drogato e non ha avuto alcuna reazione. Poi non ne ho visti altri. È bene che qualcuno abbia il coraggio – lo stomaco, più che altro – di farlo, ma quella non sono io. Quanto al post di Giulio Meotti, concordo pienamente con la conclusione: contro questa barbarie c’è solo la guerra. E aggiungo questa sua ulteriore riflessione.

Ieri notte ho fatto un sogno. Ero un estremista islamico che pensava fra sé e sé: “Strani questi occidentali. Ci siamo schiantati con gli aerei nei loro grattacieli a New York; li abbiamo macellati nei teatri e nei ristoranti di Parigi, nei treni di Madrid, negli autobus e nella metro di Londra, nelle strade di Nizza e Stoccolma e Berlino e Barcellona, all’aeroporto di Bruxelles, nei centri ebraici di Tolosa e Roma, negli alberghi di Mumbai, nelle spiagge di Sousse e Sharm; abbiamo ucciso i loro vignettisti e li abbiamo costretti a non disegnare e a scrivere più nulla; abbiamo messo in fuga i loro ebrei; abbiamo portato in tribunale i loro scrittori; abbiamo costretto a girare sotto scorta i loro giornalisti; abbiamo trasformato i loro mercatini di Natale in bunker; abbiamo violentato le loro donne a Colonia; ne abbiamo cacciato i fratelli cristiani dalle terre di origine; abbiamo cambiato i connotati di alcune loro bellissime città facendole assomigliare alla nostra casbah e riempiendole di denaro e moschee e veli e spose bambine e mutilazioni genitali e delitti d’onore; abbiamo pure fatto a pezzi due loro ragazze in Marocco. Sono vent’anni che diamo loro la caccia, che li sbraniamo, che li attacchiamo per quello che sono ovvero giudeo-cristiani-illuministi. Abbiamo ucciso non so quanti dei loro bambini. Li abbiamo costretti a togliersi anche le scarpe prima di salire su un aereo. Ma questi occidentali ancora non hanno capito e continuano a dire che è solo colpa loro, il petrolio, il razzismo, Guantanamo, la disoccupazione, le crociate, certi giornalisti cattivi, Israele, le guerre, che noi non conosciamo davvero l’Islam, che dobbiamo andare da uno psicologo e che tutto andrà bene, perché vogliamo tutti le stesse cose e che, comunque, non avremo mai il loro odio”. Poi mi sono svegliato. Non era un sogno. Era tutto terribilmente vero.

Credo valga la pena di ricordare ogni tanto le sagge e, temo, profetiche, parole di Mordechai Horowitz: «Gli arabi amano i loro massacri caldi e ben conditi…e se un giorno riusciranno a “realizzarsi”, noi ebrei rimpiangeremo le buone camere a gas pulite e sterili dei tedeschi….».

Vorrei dire ancora due parole su questo insulso e sconclusionato articolo (pare che i giornali femminili stiano diventando sempre più insulsi e sconclusionati, oltre che inutili), che parte con condivisibili considerazioni sul prezzo che accade di dover pagare quando, in nome della libertà, si sceglie di viaggiare da soli in luoghi pericolosi, soprattutto quando si tratta di donne (e cita come esempio il caso di Pippa Bacca), per poi concludere polemizzando con chi richiama l’attenzione sul fatto che una maggiore prudenza non guasterebbe. Meno male che i giornali femminili ho smesso di leggerli da almeno un quarto di secolo.

Quanto a quelli che ci invitano a non generalizzare, a ricordare che dopotutto gli estremisti sono una minoranza, che l’islam moderato esiste, che non si può fare di tutta l’erba un fascio, che da noi è pieno di musulmani onesti che lavorano dalla mattina alla sera, che… potrà essere utile un’occhiata a questo
reazioni decapitate
barbara

MISCELLANEA

1. Prossimamente anche da queste parti
big brother
dove comunque i blocchi su FB sono già da molto la regola.

2. Le priorità

Perdonaci Asia Bibi, perché leggo che trascorrerai un altro Natale chiusa in una stanza assieme ai tuoi ex carcerieri. Perdonaci, ma gli inglesi se la fanno sotto della reazione dei propri musulmani se ti accogliessero. Perdonaci, ma per il Vaticano è solo “un problema interno del Pakistan”. Perdonaci, ma per le femministe è prioritario non far morire la Carmen di Bizet per combattere il femminicidio. Perdonaci, ma per i giornalisti ormai è solo tutto un farsi i pompini a vicenda, come direbbe Mr Wolf in Pulp Fiction. Perdonaci, ma per la nostra classe politica l’impegno a tirarti fuori è durato il tempo di un tweet raccatta voti. Perdonaci, ma non ce la facciamo davvero più in Occidente a batterci per qualcosa che non sia l’apertura domenicale dei negozi e la coperta scaldasonno. Ma tranquilla, cara Asia Bibi, la pagheremo cara. Giulio Meotti

3. La vergognosa apartheid antipalestinese
Questo è Muhammad Wahaba,
Muhammad Wahaba 1
bambino palestinese del campo profughi “Al-Bard” in Libano. E’ morto
Muhammad Wahaba 2
a causa del rifiuto degli ospedali libanesi di prestargli, in quanto palestinese, le cure mediche di cui aveva bisogno (e mentre gli ospedali libanesi si rifiutano di curare palestinesi, migliaia di palestinesi vengono accolti ogni giorno negli ospedali israeliani). Alla fine di questo post qualche ragguaglio sulla condizione dei palestinesi in Libano.

4. I tunnel libanesi
che penetrano in territorio israeliano: guardate come sono belli!
tunnel 2
tunnel 3
tunnel 4
E come potrebbero non esserlo, con tutti i milioni di dollari che ci hanno investito! (Ma una penetrazione armata in uno stato sovrano non era un’azione di guerra, una volta? O forse lo è anche adesso ma si fa eccezione quando si tratta di Israele?)

5. Nel frattempo hamas
manda in scena i suoi deliziosi bambini
1
2
3
4
5
6. E intanto dall’Europa gli ebrei continuano a scappare a decine di migliaia.

barbara

DA GAZA CON AMORE

Cronaca di una giornata nel sud di Israele, che faccio introdurre da Giulio Meotti.

400 missili lanciati oggi da Gaza verso Israele! 400. 1 missile al minuto nelle ultime cinque ore. Come scrive l’analista israeliano Yossi Melman, “non era mai successo prima”. Che avrebbero fatto e detto, ad esempio, i cazzoni inglesi se da Calais i francesi avessero lanciato lo stesso numero di missili sulle città della costa britannica?
se Inghilterra
E che avremmo detto, noi italiani, se da Mentone i francesi avessero bombardato a questo ritmo Ventimiglia? Com’è invece che 400 missili da Gaza contro le scuole, le case, gli autobus e gli ospedali di Israele non fanno notizia né scandalo ma si chiede a Israele di difendersi con le mani legate, suicidandosi quindi e chiedendo pure scusa di esistere? Cos’è questo se non il vecchio, puzzolentissimo, antisemitismo?

E adesso vi faccio vedere un po’ di cose, cominciando dai missili: guardate come sono belli, così fioriti!
missili
E ora anche dal vivo: trenta secondi ad Ashkelon

e altri trenta in un’altra parte del sud.

Ancora un paio di immagini: qui c’era una casa
casa
e questo era un autobus,
autobus
colpito un minuto esatto dopo che ne erano scesi 50 soldati e a bordo era rimasto solo l’autista – arabo, per inciso, a ulteriore riprova del fatto che per i terroristi la priorità assoluta è uccidere, se sono ebrei meglio, se non sono ebrei pazienza – rimasto ferito. E questo è un video dell’azione:

come possiamo vedere, le didascalie sono in arabo: sono gli stessi terroristi che riprendono le proprie azioni gloriose, per esibirle come trofei, come da noi la coppa del tennis sullo scaffale o la medaglia della gara di atletica al liceo nella bacheca.

Credo, per concludere, che non sia male rivedere questo video di alcuni anni fa, per ricordare come funzionano le cose da quelle parti

e magari anche questo, di dieci anni fa.

E riflettiamo che Gaza, con le decine di miliardi di dollari che le abbiamo regalato
Gaza-Singap
barbara

LE ELEZIONI DI MIDTERM

midterm 2018
Questa è la mappa dei risultati: il rosso è repubblicano (ossia Trump), il blu democratico. Per un commento più competente di quelli che potrei proporre io, lascio la parola a due persone spesso presenti da queste parti, innanzitutto Giulio Meotti

Oggi i media mainstream, non potendo cantare vittoria su Trump che ha conservato il Senato a differenza di Obama, gongolano per l’elezione al Congresso degli Stati Uniti della “prima donna somala”, della “prima donna musulmana”, della “più giovane donna”, della “prima lesbica nativa” e così via…. E’ anche questa la grandezza dell’America. Ma strani questi progressisti, parlano sempre di “inclusione” ma dividono l’umanità per razze sesso età etc.. come se fosse un supermercato. Gli Stati Uniti sono un grande mare rosso repubblicano, eccetto le coste orientali e occidentali, alcune città attorno ai Grandi Laghi, i cluster urbani del sud e pochi altri in Colorado e New Mexico. C’è questa perfetta spaccatura fra la middle America rauca e ruvida e quella delle coste sofisticata e ricercata. La prima ha come ideale la libertà, la seconda l’uguaglianza. E’ la vecchia storia dei “deplorevoli” contro gli “intelligenti” alla senatrice Warren che si fa il test del Dna sperando di avere sangue Cherokee. Tutte e due importanti. Eppure, io continuo a pensare che se l’America è quello che è, se dopo diciassette anni continua a stanare Talebani in Afghanistan e se è diversa ancora dall’Europa bollita, è anche grazie al fatto che ci sono in giro ancora un po’ di quei vecchi bianchi zozzoni che non sanno distinguere la Slovenia dalla Slovacchia, grammaticalmente scorretti, sovrappeso, tatuati, tutto casa, lavoro, canestro in giardino, barbecue, chiesa, bandiera e che detestano che gli si sputi in testa dicendo che piove. E’ il motivo per cui Trump ha vinto due anni fa e (se l’economia continua ad andare da paura) rivincerà nel 2020. Ma vallo a spiegare ai media.

e poi Giovanni Bernardini

MEZZO TERMINE

I soloni della informazione (si fa per dire) ufficiale hanno fatto finta di non saperlo, ma nelle elezioni di mezzo termine ha sempre prevalso, salvo due o tre casi, il partito di opposizione. Obama, tanto per fare un esempio importante, aveva perso il controllo di TUTTO il congresso, camera e senato.
I democratici ed i loro sostenitori in Italia ed Europa speravano in una vittoria schiacciante che permettesse loro di avviare con qualche speranza di successo la procedura di impeachment, a prescindere ovviamente dalla serietà delle accuse mosse al presidente.
La vittoria schiacciante NON c’è stata. I democratici conquistano la camera, ma i repubblicani conservano il senato, riuscendo forse a consolidare la loro maggioranza.
Le sfide per i governatori vedono la vittoria in fondamentali stati chiave di candidati sostenuti apertamente da Trump.
Certo, questi risultati renderanno più difficile la attività del presidente. Non c’è nulla di particolarmente negativo in un fatto simile. La sostanza di una democrazia liberale è proprio questa: non esiste un potere che abbia la assoluta preminenza sugli altri.
Ma è altrettanto certo che queste elezioni di mezzo termine seppelliscono definitivamente la prospettiva dell’impeachment che era il grande sogno di tanti democratici e dei loro sostenitori fuori dagli states.
Si rassegnino i vari Alan Friedman, Federico Rampini, Vittorio Zucconi, Giovanna Botteri, Lilli Gruber e compagna brutta. Il cosiddetto trumpismo non è un accidente della storia; è l’espressione di tendenze reali, profonde, che attraversano l’occidente in questa tormentata fase storica.
Se i democratici non saranno in grado di darsi una politica degna di questo nome e continueranno con la pratica delle inchieste sul nulla, degli insulti e del gossip vedranno “lupo cattivo” Trump riconfermato alle prossime presidenziali. Tanto peggio per loro.

E dovranno farsene una ragione i numerosi – e abbastanza rumorosi, benché privi di nomi noti – antitrumpisti e antitrumpiste nostrani, convinti che la nota caratterizzante di Donald Trump – l’unica – sia il riportino e che sotto di esso galleggi il vuoto, e tanto certi della propria superiorità morale da non poter neppure prendere in considerazione la possibilità di essersi sbagliati: anche per loro, tanto peggio.

barbara

SGRANOCCHIANDO PISTACCHI

Questo post è di un po’ più di tredici anni fa.

Dal Corriere della Sera di oggi: “Il presidente della Repubblica Jalal Talabani ieri ha redarguito i Paesi arabi che si dicono «fratelli» del nuovo Iraq ma poi non mandano a Bagdad un ambasciatore che sia uno. Il suo predecessore, il sunnita Ghazi Al Yawar, un anno fa accusò gli stessi vicini di star seduti «dondolando le gambe e sgranocchiando pistacchi», mentre gli iracheni «muoiono per mano dei terroristi»”. Sembra, in effetti, che sgranocchiare pistacchi sia una delle attività preferite da gran parte dell’umanità: un sacco di europei sgranocchiavano pistacchi mentre la più nefasta delle dittature si impossessava della Germania per estendere poi i suoi tentacoli su tutta l’Europa. E continuavano a sgranocchiare pistacchi mentre gli ebrei venivano sterminati nelle camere a gas. E tutto il mondo arabo ha sgranocchiato pistacchi mentre una parte del mondo arabo induceva i palestinesi a lasciare le proprie case e li rinchiudeva in squallidi campi profughi. E il mondo ha continuato a sgranocchiare pistacchi mentre agenti stranieri, perseguendo le proprie politiche personali, inventavano la “causa palestinese” e la prendevano in mano, usando sia come armi che come proiettili sempre i palestinesi. Il mondo intero ha sgranocchiato pistacchi mentre in Cambogia veniva eliminato un quarto dell’intera popolazione. E ha sgranocchiato pistacchi mentre in Ruanda si consumava un genocidio. E sgranocchiamo pistacchi sui massacri del Darfur, sulle donne musulmane private di ogni diritto e di ogni dignità, sulle bambine arabe prima stuprate e poi assassinate – o “legalmente” condannate a morte – perché portatrici di disonore, sugli omosessuali impiccati, sui giornali chiusi, su una “resistenza” che massacra i propri inermi concittadini, su un terrorismo che avanza e ci incalza, e non si trova di meglio che puntare il dito contro le vittime.
E se provassimo tutti, una volta al giorno, per cinque minuti, a smettere di sgranocchiare?

Mi è ritornato alla mente leggendo l’ultimo post di Giulio Meotti.

Hanno iniziato con Asia Bibi e hanno continuato con un diplomatico europeo. In Pakistan è stata appena rafforzata la sicurezza attorno all’ambasciatrice olandese, Ardi Stoios-Braken, minacciata di morte. Bruciano la foto di Asia Bibi.
f pak 2
Bruciano la foto di Wilders.
f pak 1
Bruciano le bandiere americane e israeliane.
f pak 5
Bruciano i libri. Bruciano vive coppie di cristiani. Bruciano i manichini di Rushdie.
f pak 4
Bruciano le croci e le chiese.
f pak 3
Se continueremo a fischiettare e non ci opporremmo loro con tutta la forza politica, diplomatica, culturale, morale, e se necessario con la forza bruta, finiranno per bruciare tutto.

E finiranno, soprattutto, per bruciare noi.

barbara

PRIMA IL SABATO, POI LA DOMENICA

Così si trovò scritto sui muri della basilica della Natività a Betlemme quando, il 10 maggio 2002, fu finalmente possibile liberarla dai terroristi palestinesi che vi avevano fatto irruzione – evento regolarmente citato come “l’assedio della Natività” trasferendo il crimine, come d’abitudine, dai terroristi palestinesi all’esercito israeliano. Prima il sabato poi la domenica, ossia prima provvediamo a far fuori gli ebrei, poi toccherà ai cristiani. E infatti dopo avere svuotato l’intero nord Africa e Medio Oriente degli ebrei che vi risiedevano da millenni, sono passati a svuotarli dei cristiani che vi risiedevano da molti secoli prima che le loro terre venissero invase, conquistate e devastate dalle orde islamiche. Quei pochi, eroici, che resistono, stanno camminando su un filo a venti metri da terra, e la rete non c’è. E il mondo? Tace. Ha taciuto mentre milioni di ebrei venivano portati via dalle nostre città e dalle nostre vie, ha continuato a tacere per tutti questi decenni di carneficina israeliana da parte dei palestinesi (“mai più”, eh?) seguita a tacere mentre, massacro dopo massacro, la presenza cristiana sta scomparendo. E non importa quanto sia grave, sanguinaria, efferata la strage di turno, la consegna è sempre la stessa: ignorare, tacere (anche in Alto Loco: sopire, troncare, padre molto reverendo, troncare, sopire”). Propongo, come ulteriore riflessione, questo ottimo articolo.

Massacro di cristiani in Egitto: dopo quelli del sabato, quelli della domenica

Nazismo ed estremismo islamico vanno da sempre a braccetto, sin dai tempi di Hitler e del gran Mufti di Gerusalemme. Ma la “quasi indifferenza” mostrata in questi giorni dopo due terribili massacri dimostra che il mondo non ha ancora capito la pericolosità di questa strana alleanza

Franco Londei

novembre 3, 2018

Un pazzo nazista e suprematista bianco entra in una sinagoga di Pittsburgh e uccide 11 persone, ebrei, quelli del sabato. Meno di una settimana dopo tocca a un pulman che trasportava pellegrini cristiani copti il quale viene assaltato da un commando di estremisti islamici in Egitto. Sette morti, cristiani, quelli della domenica.
Apparentemente i due episodi sono scollegati. Da un lato c’è un nazista bianco che spara e uccide al grido di “morte agli ebrei”, dall’altro ci sono terroristi islamici, presumibilmente legati all’ISIS che al grido di “Allah è grande” sparano su dei poveri pellegrini cristiani.
In realtà i due episodi sono meno scollegati di quanto si pensi, se non altro a livello ideologico. Nazismo ed estremismo islamico sono sempre andati a braccetto, sin dai tempi dell’amicizia tra Adolf Hitler e il gran Mufti di Gerusalemme Amin al-Husseini.
Se l’obiettivo comune primario di nazismo ed estremismo islamico è sicuramente l’ebraismo, anche il cristianesimo non è poi tanto da meno. Lo stesso Hitler, che rimane il faro nei moderni nazisti, rifiutava i principi del cristianesimo e secondo i Diari di Joseph Goebbels era estremamente cristianofobo, un fatto questo confermato anche nelle Memorie del Terzo Reich scritte da Albert Speer e nelle trascrizioni delle conversazioni private di Hitler registrate da Martin Bormann in conversazioni a tavola di Hitler.
Nazismo ed estremismo islamico sono quindi storicamente complementari. Quello che è strano è la “normalità” con la quale questo assunto viene trattato dalla stampa e dai media occidentali, come se massacrare ebrei in una sinagoga o uccidere pellegrini cristiani sia un fatto non dico normale ma accettabile, come se fosse nell’ordine delle cose.
La cosa è diventata così normale che persino il Papa, a poche ore dal massacro di Pittsburgh non ha sentito il dovere di parlarne o quantomeno di citarlo, mentre ormai uccidere o perseguitare i cristiani copti in Egitto è diventato quasi la norma. Per non parlare poi della stampa. Poche righe su Pittsburgh, qualche trafiletto sul massacro di cristiani di ieri (non so se ne parleranno più nel dettaglio stamattina, ma ho poca fede. Spero di essere smentito). E’ come se tutto questo fosse una cosa normale.
Mi chiedo allora cosa sarebbe successo a parti invertite, se cioè un ebreo avesse sparato su un raduno di nazisti o se un cristiano avesse sparato su dei musulmani uccidendone alcuni. Beh, vi posso garantire che sarebbe successo il finimondo. Titoloni sui giornali, servizi televisivi e breaking news a non finire. Se ne parlerebbe per settimane e non per poche ore com’è successo la scorsa settimana per il massacro di Pittsburgh e come succederà per il massacro di cristiani copti avvenuto ieri in Egitto. Perché? Perché ammazzare ebrei e cristiani è normale, ma provate a toccare un musulmano per ragioni religiose. Basta guardare a cosa sta succedendo in Pakistan con Asia Bibi, che poi non aveva ammazzato nessuno ma secondo l’accusa aveva offeso Maometto e per questo doveva morire.
C’è qualcosa che non funziona in questo mondo se si considera “quasi normale” il massacro di ebrei da parte di un nazista e il massacro di cristiani da parte di estremisti islamici. C’è qualcosa di distorto in questa società se sfugge il nesso tra nazismo ed estremismo islamico.
Prima quelli del sabato e poi quelli della domenica, è così che alcuni nazi-islamici vedono il futuro. E non fanno nemmeno niente per nasconderlo, tanto nessuno avrà il coraggio di contrastarli o quantomeno di denunciarli. Chi ci ha provato non ha fatto una gran bella fine. (qui)

Credo che dovremmo avere il coraggio di guardare in faccia la realtà e prendere atto che, se lasciamo andare avanti le cose ancora per poco – ma veramente poco, e in alcune parti, per esempio in Francia, forse il tempo è già scaduto – abbiamo di fronte due sole possibilità: guerra civile o totale sottomissione. A noi la scelta.

barbara

LE DONNE, I CAVALLIER, L’ARME, GLI AMORI

le cortesie, l’audaci imprese io canto

Le donne
di Gianni Pellegrini
Asie
I cavallier

Compito del cavaliere, come è noto, è uccidere il drago e liberare la principessa. La principessa naturalmente è la giustizia, la Sacra Giustizia Islamica mostruosamente violata; quanto ai draghi, qui ce ne sono molti, per la verità: Asia Bibi, per cominciare,
Asia-Bibi
che ha osato, lei cristiana, bere a un pozzo a cui si abbeveravano donne musulmane, contaminandolo irrimediabilmente, e alle violente rimostranze delle donne aveva addirittura ribattuto, e sentite con quali inqualificabili parole: “Credo nella mia religione e in Gesù Cristo, morto sulla croce per i peccati dell’umanità. Cosa ha mai fatto il vostro profeta Maometto per salvare l’umanità?” Giustamente era stata condannata a morte, ma ecco altri draghi che si levano a tenere prigioniera la Giustizia: prima il governatore musulmano e liberale Salman Taseer,
Salman Taseer
difensore della blasfema, subito sistemato da una delle sue guardie del corpo con nove colpi alla testa (difendeva non solo Asia, ma anche i cristiani perseguitati); dopo di lui si è levato a difenderla il ministro cattolico del Pakistan Shahbaz Bhatti,
Shahbaz Bhatti
ammazzato con trenta colpi di arma da fuoco. Ma siccome le Forze del Male non demordono, ecco un terzo difensore, l’avvocato Saif-ul-Mulook,
Saif-ul-Mulook
che è riuscito a farla assolvere dai tre giudici Asif Saeed Khosa
Asif Saeed Khosa
Mazhar Alam Khan Miankhel
Mazhar Alam Khan Miankhel
Mian Saqib Nisar
Mian Saqib Nisar
Ma anche i cavalieri sono molti, e ben determinati.
pva1
pva2
pva3
pva4
pva5
pva6
pva7
pva8
pva9
L’arme

Per quelle non ci sono problemi: gliele procuriamo noi, con la massima generosità.

Una donna austriaca è stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), la quale è giunta alla conclusione che le sue osservazioni che paragonavano il matrimonio tra il profeta Maometto e la sua terza moglie alla pedofilia minacciavano la pace religiosa. La donna, descritta come un conferenziere con le iniziali E.S, è stata ritenuta colpevole di aver denigrato l’Islam per aver paragonato il profeta Maometto a un pedofilo per aver sposato Aisha, una bambina di sei anni. L’oratrice era stata condannato da un tribunale austriaco a 480 euro di multa per queste osservazioni, condanna per la quale la donna si era appellata alla Corte europea per un ricorso. I sette giudici della CEDU hanno così confermato questo giudizio, ritenendo che il suo paragone sia andato “oltre i limiti di un dibattito oggettivo”, dando ragione al tribunale austriaco che ha considerato l’affermazione “un attacco abusivo suscettibile di provocare pregiudizi e minacciare la pace religiosa”.

La donna aveva prima fatto appello alla Corte Suprema austriaca senza successo prima di adire la Corte europea dei diritti dell’uomo. Sosteneva che le sue osservazioni, pronunciate durante i seminari con membri del Partito della libertà (FPO) nel 2008 e nel 2009, erano finalizzate a far rivivere il dibattito pubblico sul matrimonio infantile. “Un uomo di 56 anni e una bambina di sei anni? […] Come chiamiamo questo, se non la pedofilia? “, aveva detto in riferimento al matrimonio tra il profeta Maometto e Aisha, una bambina di sei anni al tempo dell’unione [e nove al momento della consumazione del matrimonio, ndb]. La CEDU ha assicurato di “aver valutato in modo esaustivo il contesto più ampio” nel rendere il suo giudizio, sottolineando che era necessario bilanciare “il diritto alla libertà di espressione con il diritto degli altri di proteggere i loro sentimenti religiosi”. I sette giudici hanno sostenuto che le espressioni del profeta Maometto non erano “formulate in modo neutrale” e non potevano essere considerate un contributo legittimo al dibattito pubblico sulla delicata questione del matrimonio infantile.

(Fonte: rt.com), qui

Gli amori

L’amore per il rispetto, per esempio. E per la libertà. Quella vera, naturalmente, che non ha niente a che vedere con certe pseudo libertà di cui tanti da noi si riempiono la bocca. Ed è proprio questo immenso amore che di fronte al video disgustoso e razzista girato da Bar Refaeli

suscita le reazioni sdegnate delle anime più nobili.
tweet bar 1
tweet bar 2

NOTA del 21/11/2018: il video che avevo postato è stato rimosso. Sono riuscita a trovarne un altro “pulito” (tutti gli altri sono inseriti, interi o a spezzoni, in notiziari o dibattiti sulla polemica che ne è nata). Se qualcuno in futuro dovesse leggere questo post e trovarlo nuovamente rimosso, è cortesemente pregato di segnalarmelo. Grazie.

Le cortesie

Quelle elargite alla Religione di Pace dal nostro immaginifico TG5

Il TG5 non finisce mai di superare se stesso. Parlando della assoluzione di Asia Bibi e delle ignobili manifestazioni che la hanno seguita un valoroso “giornalista” ha parlato di contrasto in Pakistan fra i “fautori dello stato di diritto” e settori “estremisti” della società.
I fanatici che invocano l’impiccagione di una povera donna sono solo un settore della società pakistana, ebbene, dove si trova l’altro settore? In quanti hanno manifestato A FAVORE di Asia Bibi?
Quanto ai fautori dello stato di diritto… forse i “giornalisti” del TG 5 non se ne sono accorti ma Asia Bibi è stata assolta dalla accusa di “blasfemia” perché la sua colpevolezza non era sufficientemente provata. Una sentenza che non può che rendere felice ogni persona civile, ma che con lo “stato di diritto” non ha assolutamente nulla a che vedere. In uno stato di diritto la blasfemia NON E’ un reato, meno che mai un reato punibile con la morte. “Ragionando” (si fa per dire) con le categorie del TG5 il tribunale della santa inquisizione sarebbe stata una istituzione da “stato di diritto” perché a volte qualche imputato veniva assolto dalla accusa di eresia.
A proposito della legge che punisce con la morte la blasfemia infine il TG5 ha annunciato al popolo bue che si tratterebbe di una legge che dà adito ad abusi. Molti cercano di utilizzare questa legge per compiere vendete personali o perseguitare i fedeli di altri credo. Insomma, impiccare un bestemmiatore va benone, basta evitare gli “usi distorti” della legge.
Al peggio non c’è mai fine. L’informazione ufficiale italiana lo dimostra. Per fortuna sempre meno gente le presta fede.
Giovanni Bernardini

L’audaci imprese

E ditemi voi se non è impresa più che audace riuscire a tacere di fronte al genocidio cristiano in atto in tutto il mondo islamico, all’annientamento di intere comunità cristiane, ai massacri quotidiani, alle efferate torture, le cui immagini abbiamo continuamente davanti agli occhi e che ciononostante riusciamo, con la massima determinazione, a ignorare – com’era quella storiella tanto carina e divertente? Ah sì: mai più. Mai più indifferenza, mai più silenzio, mai più connivenza, mai più…

Il Foglio – Giulio Meotti: “Asia Bibi e il silenzio degli indecenti”

Roma. “Ostaggio non dei barbari dell’Isis, ma di una legge” ha scritto sul Figaro Pierre-Hervé Grosjean, a capo della commissione etica della diocesi di Versailles. “Come potrebbe il paese dei diritti umani (la Francia, ndr) tacere di fronte a questa ingiustizia? Come potremmo chiudere gli occhi in nome di interessi superiori? Come si possono salvare i cristiani dell’Iraq dai barbari dell’Isis, se non si è in grado di salvare un cristiano dalle leggi di un paese alleato?”. Grosjean si è poi rivolto ai laici: “Amici non credenti, il destino di Asia Bibi riguarda anche voi: attraverso di lei, è la libertà e la dignità di ciascuno che difendete. La vostra parola è preziosa e coraggiosa. Il vostro silenzio sarebbe terribile”. E silenzio fu. Asia Bibi, colpevole di essere cristiana, di aver bevuto dell’acqua e di non aver abiurato la propria fede in carcere, ha vinto grazie alla propria volontà e all’aiuto di pochi. Perché i più hanno taciuto. Hanno taciuto gli organismi internazionali, come l’Onu e il Consiglio dei diritti umani di Ginevra, che non hanno mai perorato la sua causa, troppo occupati ad accusare Israele di “apartheid”. Hanno taciuto i laici, che pensavano che il destino di quella cristiana non li riguardasse, come se anche lei non fosse stata “colpevole” dello stesso crimine dei vignettisti di Charlie Hebdo: “Blasfemia”. Hanno taciuto gli umanisti e gli intellettuali. Hanno taciuto le amministrazioni delle grandi città europee, tranne Parigi, che ha adottato all’unanimità la proposta del sindaco Anne Hidalgo di dare ad Asia Bibi la cittadinanza onoraria. “Una rara distinzione attribuita ai più emblematici difensori dei diritti umani nel mondo” aveva spiegato la Hidalgo. Hanno taciuto le organizzazioni non governative, sempre pronte a impugnare ogni causa di ogni minoranza oppressa (se il Colosseo e la Fontana di Trevi si sono colorati di rosso per Asia Bibi e i cristiani oppressi è stato soltanto grazie ad Aiuto alla chiesa che soffre). Quelle ong che hanno battuto la grancassa sul destino dei Rohingya birmani, ma mai su Asia Bibi. Hanno taciuto le femministe, che avrebbero potuto lanciare un #metoo per questa madre illetterata e che per nove anni, 3.422 giorni, ha dovuto vivere in una cella senza finestre. Da nove anni, Asia Bibi ha festeggiato l’8 marzo dentro a una lurida galera, senza poter ricevere né fiori né i figli. Quelle femministe occidentali che non hanno esitato, nell’ultimo anno, a brandire la causa di Ahed Tamimi, la ragazza palestinese che ha preso a pugni dei soldati israeliani. Hanno taciuto i media, perché quella dei cristiani perseguitati non è mai stata una cause célèbre, non ha mai portato loro gloria né consenso. Hanno taciuto i politici della Commissione europea, tranne poche eccezioni, come Antonio Tajani, che da presidente del Parlamento europeo pochi giorni fa aveva chiesto al Pakistan di liberare la donna. Hanno taciuto i musulmani, tranne una manciata di eroi. Uno è Salman Taseer, il governatore del Punjab ucciso con nove colpi di pistola alla testa perché aveva osato difendere Asia Bibi. Era un laico, un liberale, un riformista, in un paese sempre più fanatico come il Pakistan. Taseer aveva definito la legge che aveva portato Asia Bibi in carcere e quasi alla forca una “kala kanoon”, in urdu legge nera. Ma è il suo assassino, Malik Qadri, a essere diventato un eroe in Pakistan. C’è almeno una moschea che porta il suo nome; le famiglie con i figli al seguito facevano la coda per vederlo in prigione e avere le sue benedizioni; ha prodotto cd in cui canta inni e lodi del Profeta. E poi i giudici che ieri hanno scagionato Asia Bibi. Sapevano di rischiare la vita, in un paese dove non è possibile fidarsi neppure delle guardie del corpo (Taseer è stato ucciso da un bodyguard e Asia Bibi in carcere cucinava da sola il suo cibo per non correre il rischio di essere avvelenata). Porteranno anche i giudici fuori dal paese, oltre ad Asia Bibi e al suo avvocato? La battaglia per abolire l’orrenda legge che stava per mandare a morte quella donna cristiana non riguardava soltanto il lontano Pakistan. Riguardava tutti noi. E la stiamo perdendo. Adesso ci sono persino dei giudici a Strasburgo che sembrano ispirati dalla “legge nera” pachistana. Laici antiblasfemia crescono.

Io canto

BANDIERA VERDE LA TRIONFERÀ
BANDIERA VERDE LA TRIONFERÀ
BANDIERA VERDE LA TRIONFERÀ
E VIVA L’ISLAMISMO E LA SHA-RI-ÀÀÀÀÀ

barbara

FRANCIA: IL TRIONFO DEL MULTICULTURALISMO

E’ la vita degli ebrei di Francia

Interi quartieri che si svuotano, proiettili a casa, omicidi e l’abbandono dell’intellighenzia.

di Giulio Meotti

ROMA – “Gli ebrei si sentono minacciati nelle loro case”, aveva detto appena il mese scorso Francis Kalifat, che guida le comunità ebraiche francesi. Due giorni fa, il portone di una casa nel Diciottesimo arrondissement di Parigi è stata imbrattata con la frase: “Qui vive la feccia ebraica”. Racconta un corposo dossier del mensile Causeur che “un nuovo antisemitismo imperversa nei sobborghi francesi e spinge molti ebrei a partire”. In un anno, ci sono stati due omicidi islamisti dentro alle case degli ebrei (Sarah Halimi e Mireille Knoll, che si aggiungono ad altre dieci uccisioni).
A fine agosto, un’ala del Parlamento francese è stata evacuata a causa di una lettera di minacce di morte contro un parlamentare di origine ebraica, insieme a diversi grammi di polvere bianca. Il “maiale sionista” è Meyer Habib, che da questa estate è protetto da quattro agenti della gendarmeria. “Hanno minacciato di decapitarmi”, ha rivelato Habib.
Il magazine Causeur di Élisabeth Lévy racconta l’islamizzazione dei quartieri ebraici. “In dieci anni, la comunità si è dimezzata, da 800 famiglie a 400, gli ebrei fuggono dall’islamizzazione”, testimonia David Rouah, presidente della comunità di Vitry-sur-Seine. “Quando usciamo dalla sinagoga, ci sputano, ci tirano lattine, uova, pomodori. Moto e auto ci suonano il clacson, gridando ‘Allahu Akbar’. Quando c’è un evento politico in Israele, i musulmani attaccano gli ebrei. Gli ebrei vogliono trasferirsi. Rimangono i poveri, chi non può permettersi di mettere i figli nelle scuole private o trasferirsi. Ebrei e poveri. Doppia punizione”.
A Villepinte ci sono 60-70 famiglie ebree delle 150 di dieci anni fa, ha spiegato Charly Hannoun, presidente della comunità: “La maggior parte è andata in Israele. Chi rimane si sta facendo la domanda: restare o andarsene?”
Tanti ebrei sono scappati nel 17esimo arrondissement di Parigi. Di 173 mila abitanti, 42 mila oggi sono ebrei. “E’ un esodo interno e quasi tutti i sabati si ricevono nuove famiglie”. Jean-Pierre S., direttore di una società di costruzioni, ha ricevuto una lettera con un proiettile accompagnato da “Allahu Akbar, siete tutti morti”. E’ solo una parte del numero del dossier di Causeur. “Sono estremamente preoccupato, tanto per gli ebrei francesi quanto per il futuro della Francia”, ha detto Alain Finkielkraut in un’intervista di poche settimane fa con il Times of Israel. “E’ il peggiore antisemitismo che abbia mai visto in vita mia e peggiorerà”. Finkielkraut ha raccontato che non si sente più sicuro a vivere nel quartiere dove è cresciuto con i genitori tra Place de la République e la stazione della Gare du Nord. “Quello che mi preoccupa molto è l’abbandono degli ebrei da parte di una parte importante dell’intellighenzia”, ha spiegato Finkielkraut. “Hanno scelto il loro campo, che è quello dei palestinesi contro gli israeliani, e in Francia, i musulmani contro gli ebrei. Questa è una delle cose più difficili con cui vivere oggi”.
Il New York Times ha appena raccontato che a Aulnay-sous-Bois da 600 famiglie ebraiche si è scesi a 100; a Le Blanc Mesnil da 300 a 100; a Clichy-sous-Bois da 400 a 80; a La Courneuve da 300 a 80. Ouriel Elbilia, rabbino, ha detto che il fratello a Clichy ormai non officia più i servizi in sinagoga: ché non c’è più nessuno. “Negli ultimi venti anni, intere comunità si sono trasferite”, ha detto Ariel Goldmann, che guida una agenzia di servizi sociali ebraici. “Questi posti si stanno svuotando”.
Per un quadro più generale, oggi a Montecitorio il Centro Machiavelli presenta il dossier realizzato da Fiamma Nirenstein sull’antisemitismo nell’Europa contemporanea. Si parla di “israelofobia” e di una nuova “malattia cognitiva della società”. C’è quel dato, terribile: E’ fuggito dall’Europa un ebreo su quattro”. I minatori erano soliti portarsi dietro dei canarini per avvertire la presenza di gas. Se cadevano a terra significava che l’aria era ammorbata. Gli ebrei sono i canarini delle società europee.

(Il Foglio, 26 settembre 2018)

Gli atti di intimidazioni, minacce, aggressioni verbali e fisiche contro gli ebrei, attacchi vandalici su sinagoghe e cimiteri durano da decenni, con una interessante particolarità: quando la matrice era presumibilmente neonazista, l’intera Francia si levava indignata; ora che sono indiscutibilmente di matrice islamica, non fiata più nessuno (ma il cattivo pericolosissimo fascista razzista eccetera eccetera e naturalmente antisemita è Orban. Con Salvini a fargli da valletto).
Coexistence
barbara