TORNIAMO UN MOMENTO AL VACCINO

Alessandro Litta Modignani

Parole definitive di Andrea Babini da scolpire sulla pietra: Il vaccino è approvato da FDA e EMA. È sostenuto da uno studio in doppio cieco imponente su 40mila volontari.. Non è “nato in pochi mesi” ma è il frutto di studi su una nuova tecnologia che durano da anni e in questo caso per fortuna funziona.. È da sempre la categoria di farmaci con meno effetti collaterali.. È stato somministrato a 4 milioni di persone (oramai saranno di più visto che solo Israele ne ha fatti mezzo milione [al 10 gennaio, tolti i 9 milioni dichiarati dalla Cina, sia perché non mi fido dei loro numeri, sia perché usano il loro, credo, nel resto del mondo sono circa 15 milioni]) senza NESSUN evento avverso fatale e solo poche allergie risolte in poche ore.. La patologia ha bassa mortalità per modo di dire visto che mezzo mondo ne contiene il contagio a suon di lockdown e comunque i dati sulla mortalità generale rilevano ovunque un incremento significativo. Ma soprattutto la patologia blocca l’economia e paralizza i sistemi sanitari per cui prima finisce e prima torniamo a vivere.
Fare i no vax oggi è la cosa più assurda che ci possa essere.

Assurda certamente (sempre, non solo oggi), ma anche supremamente idiota. Poi leggete questa cosa spettacolare (lo so che voi non leggete la stampa cattolica, e quindi lo faccio io per voi).

Il governo ci prepara un vaccino alla vaccinara

Luigi Amicone 6 gennaio 2021 

Vogliono farci credere (senza alcuna prova scientifica) che un rimedio italiano al Covid è in arrivo per giustificare un fiume di finanziamenti statali allo Spallanzani

Un terzo della popolazione italiana disdegna il vaccino e se ne tiene lontano. Cosa fanno allora i grandi geni giù a Roma per convincere gli italiani a vaccinarsi e a non aver timore della disorganizzazione del governo Conte, che ha prenotato 42 milioni di dosi al produttore inglese sbagliato (nel senso che il vaccino Oxford non arriverà prima di qualche mese)? [Lo sapete perché tutti continuano a segnalare tutte le cose che il nostro governo sbaglia e mai nessuno parla di quelle giuste? No? Dai, provate a indovinare…] A scopo bellamente propagandistico mettono insieme il ministro della Sanità, il presidente del Consiglio superiore della sanità (il famoso organo statale Css che suggerisce a Conte il gioco della strega comanda color “giallo rinforzato” [diciamolo: il giallo rinforzato è davvero un colpo di genio, tipo il caffè corretto, la marmitta modificata, la proprietà col prestanome, la pistola col silenziatore, la legge per il suocero…), il direttore dell’ospedale romano per le malattie infettive Spallanzani, che è appunto un ospedale per gli infettivi. E naturalmente il commissario Arcuri. Tutti insieme, costoro salgono sul palco in conferenza stampa giù a Roma e sparano la notizia bomba che c’abbiamo il vaccino autocrate. Alè bambulè, dicevano i fumati del Macondo.
Non ci date l’Oxford? E allora noi spezzeremo le reni agli inglesi con un vaccino tutto italiano. Insomma, la notizia autocrate sarebbe questa: dopo 45 test – dicasi: quarantacinque! – che avrebbero concluso la “fase 1” il direttore dello Spallanzani di Roma, ovvero l’Imperial College de’ noantri, annuncia trionfante che «il vaccino ha dimostrato di essere sicuro, di avere capacità di indurre risposta immunitaria degli adulti e la risposta è simile a quella di altri vaccini con due dosi. Il 92,5% dei vaccinati ha avuto livello di anticorpi rilevabili e con una singola dose abbiamo risultati in linea con Moderna e Pfizer». Il ministro Speranza si commuove e plaude. Perbacco, mi si inalbera invece un amico biologo, genetista, docente universitario, «dopo la sola fase 1 (!!) e senza neppure un dato preliminare di fase 2, il vaccino viene dichiarato “sicuro” ed “efficace”? Ma qui stiamo dando i numeri: cosa che in farmacologia e immunologia non si è mai sentita e non sta né in cielo né in terra!».
Altro che, prosegue il direttore dello Spallanzani spalleggiato dal ministro e dal commissario unico: «I livelli di anticorpi sono coerenti con uno schema di somministrazione singola e verosimilmente potranno aumentare con altre dosi». E veniamo al dunque per cui era necessaria la sfilata di presidente, ministro e commissario unico per raccontare una storia che «non sta né in cielo né in terra». E che a dirla tutta ha più di un’assonanza con l’Italia salvata dal trenino carico carico di mascherine cinesi intermediate dal giornalista Rai «per dare una mano al governo nella persona del commissario Arcuri». Non so se avete capito perché dopo 45 test e neanche una prova provata che il livello di sperimentazione 1 (sui 3 necessari per poter parlare di “sperimentazione scientifica”) è superato, questi cantano e propagandano di un vaccino italiano “sicuro” ed “efficace”.
Però, se proprio non lo avete capito, devo ancora una volta chiedervi di tendere l’orecchio per cogliere dove va a parare l’annuncio del direttore dello Spallanzani all’Ansa, annuncio che scientificamente non sta né in cielo né in terra, ma riguarda eccome il portafogli degli italiani: «Ora ci aspetta la fase 2 per la quale è necessario l’impegno dello Stato». Cioè fateci capire, avete messo in piedi tutto questo ambaradan perché dovevate giustificare il fiume di finanziamenti statali che verosimilmente stanno per atterrare allo Spallanzani? È così. E anche qui siamo nelle mani del commissario unico Domenico Arcuri. Il quale, ciliegina sulla notizia, la racconta così: «Il governo, tramite una società pubblica, entrerà in ReiThera anche con una operazione di equity, e i contratti di sviluppo serviranno a finanziare la ricerca e una stabilizzazione incrementale della produzione». [stabilizzazione incrementale. Come i genitori di una volta che quando dovevano parlare della povera cugina che era rimasta incinta parlavano in francese perché i bambini non capissero]
Produzione di che cosa se sono a 45 test e nella fase 1 nemmeno comprovata? Vabbè, noi per essere Lombardia, che ci raccontano come siamo indietro e ritardati, intanto abbiamo vaccinato col lotto Pfizer la figlia infermiera. Vediamo quando arriverà il vaccino alla vaccinara. E quanta intermediazione ci costerà. (qui)

E magari vorrà farlo qualcuno che non si fida di Pfizer. A proposito del quale

È vero che alcune persone sono morte durante i trial clinici dei vaccini per il Covid?

Sì, ma nessuna fatalità era legata al vaccino. Nel documento informativo della Pfizer sono stati annotati sei decessi nella popolazione in studio, 2 nel gruppo vaccinato e 4 nel gruppo di controllo (non vaccinato). Nel documento informativo di Moderna invece sono stati annotati 13 decessi, 6 nel gruppo vaccinato e 7 in quello di controllo. Questi numeri sono in linea con la mortalità della popolazione, quindi niente di cui preoccuparsi. (Qui tutto l’articolo)

Una importante considerazione sulle modalità di distribuzione e somministrazione.

Potere assoluto: con il monopolio sui vaccini anti-Covid lo Stato ha messo in scacco vita e libertà dei cittadini

La diffusione della pandemia da Covid-19 ha permesso sino a questo momento a Governo e Parlamento di affrontare l’emergenza epidemiologica con una disciplina giuridica fortemente limitativa dei diritti e delle libertà fondamentali degli individui.
Al di là di alcune critiche, per lo più fondate, sull’eccesso di compressione delle garanzie costituzionali, è passata infatti l’idea secondo la quale il contenimento degli effetti negativi dell’epidemia possa essere raggiunto pressoché esclusivamente con il distanziamento sociale e il lockdown intermittente.
L’esistenza di alcuni vaccini prodotti da diverse case farmaceutiche muta radicalmente, però, lo scenario all’interno del quale le autorità statali hanno sin qui operato.
Sebbene, a quanto sembra, la somministrazione del vaccino non arresterà la contagiosità dei soggetti ai quali sarà somministrato, la stessa tuttavia permetterà di conferire l’immunità necessaria a non ammalarsi e a non finire, in definitiva, in terapia intensiva o al Creatore anticipatamente.
Il vaccino rappresenta, pertanto, un salvavita in senso proprio e un salvacondotto per tornare a esercitare le libertà fondamentali con le più ampie facoltà previste dall’ordinamento.
Com’è oramai noto i governi europei hanno deciso di monopolizzare l’acquisto dei vaccini prodotti dalle case farmaceutiche, rendendo così di fatto impossibile ai singoli cittadini provvedere autonomamente a immunizzarsi, almeno per alcuni anni. L’unanime scelta della maggior parte degli Stati del Vecchio Continente è stata giustificata innanzitutto per assicurare la gratuità del vaccino all’intera popolazione; un obiettivo condivisibile al quale però è seguita la determinazione di stampo dirigista e statalista di assegnare solo alle pubbliche amministrazioni statali e locali anche la somministrazione del vaccino a decine di milioni di cittadini.
L’evidente conseguenza delle politiche adottate dagli Stati nazionali, Italia compresa, è che da questo momento in poi la vita e la libertà di ogni singolo individuo dipendono dall’efficacia e dall’efficienza degli apparati amministrativi. Più tempo occorrerà per vaccinare la popolazione più lungo nel tempo ed elevato nelle probabilità sarà il rischio di contrarre il virus e di andare incontro a possibili infauste conseguenze.
D’altro canto maggior tempo impiegherà lo Stato a immunizzare la popolazione più a lungo nel tempo potrà reggere la giustificazione della privazione radicale delle libertà fondamentali di ciascun individuo.
Sembra logico pensare, pertanto, che il Governo italiano, per rimanere all’interno di un’ottica nazionale, debba imporsi un cronoprogramma per iniziare e concludere la campagna di vaccinazione.  Ad oggi, contrariamente da quello che affermano il Commissario Arcuri e gli esponenti del Governo, esiste solo un piano di vaccinazione che prevede i tempi di consegna dei lotti del farmaco da parte delle aziende produttrici. Ma quello stesso piano non prevede da nessuna parte i tempi entro i quali lo Stato, o le Regioni per esso, provvederanno a somministrare il vaccino alle diverse categorie della popolazione. Non esiste poi un vero e proprio programma di mobilitazione generale di uomini e mezzi che possa assicurare la massima celerità della vaccinazione sull’intero territorio nazionale.
Sotto questo ultimo profilo risulta davvero singolare che Governo e Parlamento, sempre solerti ad adottare misure eccezionali e straordinarie di limitazioni delle libertà fondamentali, non riescano a pensare a una disciplina temporanea che, derogando alle regole ordinarie del pubblico impiego, dell’utilizzo del personale militare e di numerosi altri settori dell’ordinamento giuridico, assicuri la necessaria mobilitazione per la campagna di vaccinazione. Non è ad esempio all’orizzonte alcuna norma che consenta entro tempi certi il commissariamento di quelle regioni o di quelle amministrazioni periferiche che dovessero risultare, senza alcuna ragione, inadempienti rispetto al cronoprogramma  che dorrebbe essere loro assegnato. Un pregiudizio ideologico statalista e dirigista, come detto, ha escluso infine l’intero comparto privato dalla catena di distribuzione e somministrazione del vaccino, rendendo così ancora più lunghi e incerti i tempi entro i quali far cessare lo stato di emergenza e le conseguenti misure adottate.
A dire il vero, poi, spetterebbe proprio al Parlamento vincolare il Governo all’indirizzo preciso di completare la campagna di vaccinazione entro un determinato lasso di tempo (dipendente naturalmente dalle consegne del farmaco), pena l’insorgere della responsabilità politica nei confronti della Camere (dimissioni dell’intero esecutivo) e di quella  giuridica nei confronti dei cittadini che vantano tutti un diritto soggettivo perfetto alla vaccinazione da parte dello Stato.
Non è lontanamente possibile, infatti, pensare di riconoscere allo Stato il potere assoluto di scegliere a suo piacimento i tempi entro i quali salvare la vita e restituire la libertà a milioni di essere umani, allorché è l’Autorità medesima che impedisce di fatto a ciascun individuo di reperire il vaccino sul mercato e di provvedere dunque da sé alla tutela della vita e all’esercizio delle libertà fondamentali.
Il Governo ha espropriato di fatto e di diritto il cittadino della libertà di potersi salvare autonomamente attraverso l’acquisto e la somministrazione del vaccino anti Covid, ma ha di conseguenza assunto su di sé l’inderogabile obbligo morale e giuridico di compiere ogni umano sforzo concepibile per sottrarre nel più breve tempo possibile milioni di individui dal rischio della morte e dal regime di un’insopportabile schiavitù che dura oramai da un anno.
Nel dibattito pubblico non è emersa con la dovuta evidenza la singolare circostanza che vede il Governo essere contemporaneamente il soggetto sul quale grava la responsabilità di restituirci alle nostre più elementari libertà e di assicurarci la vita e colui che può sottrarsi a questi inderogabili obblighi invocando a tempo indeterminato il mancato completamento della campagna di vaccinazione di cui ha assunto immotivatamente il monopolio. Una condizione nella quale lo Stato ha messo in scacco la vita e la libertà dei suoi cittadini.
Rocco Todero

Un avviso di Deborah Fait.

Gentili Signori del BDS e propal,

Mi sento in dovere di informarvi che i due vaccini attualmente in uso contro il Covid 19, Pfizer e Moderna, potrebbero essere nocivi per voi e per la vostra salute sia fisica che mentale. Il vaccino Pfizer è stato studiato da anni nell’azienda guidata dal CEO ebreo Albert Bourla, sopravvissuto alla Shoah. Il vaccino Moderna è ancora peggio, perché il direttore dell’equipe medica è un ebreo, per giunta israeliano, che si chiama Tal Zaks, laureato alla Ben Gurion University del Negev, Israele. Mi auguro che, per la coerenza che non dovrebbe farvi difetto, vogliate optare per vaccini diversi come lo Sputnik russo [che è stato messo in uso senza completare le tre fasi di sperimentazione previste nel mondo civile] oppure, considerando l’amore che vi lega ai palestinesi, vi consiglierei di aspettare un vaccino inventato da Abu Mazen & co. Boicottaggio è boicottaggio, ricordatevelo sempre, quindi vi invito ad evitare sofferenze inutili iniettando nel vostro corpo così puro sostanze ebraico-sioniste che potrebbero essere fonte di rigetto.
Sono consigli spassionati da parte di un’ebrea israeliana sionista. Vi auguro ogni bene. (qui)

E questa cosina trovata in rete, che mi è molto piaciuta.

“Io lo so perché quelli che ricevono il vaccino lo esibiscono con un selfie. Perché nel momento in cui hanno sentito il liquido entrare nel loro corpo hanno capito che lì dentro c’erano soprattutto i baci e gli abbracci dimenticati, le gite scolastiche, gli anziani a capotavola il giorno di Natale, le mense affollate. C’erano i ragazzi con lo zaino sulle spalle, i cinema all’aperto, i teatri pieni e il concerto di Vasco che dall’alto sembravamo tanti puntini attaccati. C’era la tavolata di amici al ristorante, prendo la pizza diversa dalla tua così ce la dividiamo, il viaggio a Tokyo senza prenotare, la cena con i compagni del liceo che in fondo siamo sempre gli stessi e la libertà di poter rimanere a casa che poi, chi ci rimane più, dentro quelle quattro mura?
C’era il lavoro, gli aerei che ripartono e le stazioni piene.
C’era il rossetto rosso che più rosso non si può, la valigia stipata, l’invito a casa che ognuno porta qualcosa, il pigiama party e la corsa tutti insieme. C’era piacere mi chiamo Anna stringendo la mano dell’altro senza avere paura, un sonno tranquillo e confini aperti. C’erano i computer chiusi e gli insegnanti che parlavano zigzagando tra i banchi, l’ora di religione a studiare latino e i bigliettini passati di mano in mano.
C’erano i visi tutti interi con labbra sottili, carnose, irregolari o rifatte.
C’era la palestra con l’odore di sudore, up and down al ritmo della musica, le candeline soffiate su una torta e poi tutti a mangiare la propria fetta incuranti degli sputi.
C’erano starnuti e tosse in libertà, la telefonata con tua sorella che quando vieni ti porto a Palazzo Strozzi, i bambini che signora mia quanto sono cresciuti e la libertà, quella che abbiamo sempre difeso sopra ogni cosa.
C’erano i vecchi, accuditi e coccolati che raccontano sempre la stessa storia e sempre nello stesso modo ma tu l’ascolti come fosse la prima volta.
C’era il senso di altruismo perché il vaccino si fa per se stessi ma soprattutto per gli altri e c’era quel senso di pace che si impossessa di te quando stai lavorando per tutti.
Ecco perché chi si vaccina lo fa vedere.
Perché in quel momento ha vissuto un bellissimo viaggio e, soprattutto, perché ce lo augura con tutto il cuore.”
Anna Fracassini

Gli abbracci non mi mancano, perché li ho sempre dati e ricevuti. Il rossetto rosso che più rosso non si può invece sì, quello mi manca proprio (sì, anche tutto il resto, naturalmente).
Concludo con una piccola riflessione: ho letto, in tono tra lo scandalizzato e l’inorridito, che alcuni medici usavano le dosi avanzate per i parenti, e per questo sono stati sospesi dall’incarico. Ora, sappiamo che una fiala contiene più dosi; sappiamo che il vaccino, una volta scongelato non si può ricongelare; sappiamo che non si può in alcun modo conservare, e mi sembra ragionevole chiedermi: ma delle dosi avanzate cosa diavolo dovevano fare? Buttarle via? Se poi qualcuno si chiedesse perché questo favoritismo ai parenti, non credo ci voglia troppa fantasia per immaginare la risposta: dei parenti hanno il numero di telefono, di me no, tutto qui. E ne abbiamo troppi di medici vaccinatori, in questo momento, da poterci permettere di mandarne a casa con pretesti così ridicoli. Ma riusciranno una volta, dico una, a fare qualcosa di giusto e sensato?

barbara

AGGIORNAMENTO SUGLI EFFETTI DEL SEQUESTRO DI PERSONA PREVENTIVO PRECAUZIONALE

per timore che i festeggiamenti potessero fare aumentare i contagi.

23/12/2020 ultimo giorno di semilibertà per gli italiani prima dell’imprigionamento: tasso di positività sostanzialmente stabile, assestato sull’8,2%.
29/12/2020, sesto giorno di sequestro di persona: 8,7%
30/12/2020, settimo giorno di sequestro di persona: 9,58%
31/12/2020, ottavo giorno di sequestro di persona: 12,6%
01/01/2021, nono giorno di sequestro di persona: 14,1%
02/01/2021, decimo giorno di sequestro di persona: 17,6%; aumentati di 16 unità i pazienti in terapia intensiva e di 126 unità quelli ricoverati nei reparti, mentre in tutti i giorni precedenti il sequestro di persona entrambi i dati erano andati costantemente calando.

Grazie governo. Grazie signor Conte. Grazie signor Mattarella. Grazie signor Speranza. Grazie signor Arcuri. Grazie signora Lamorgese. Grazie a tutta l’associazione per delinquere di stampo mafioso che ha preso il potere – anzi, i pieni poteri – in un’Italia sempre più anestetizzata dal terrore del covid e allucinata dal miraggio del rischio zero.
Propongo ora uno splendido articolo di chiarimenti sul vaccino, il migliore in assoluto fra quanti visti finora. Io per la verità queste cose le sapevo già tutte, ma magari qualcuno intontito da byoblu e analoghe cloache ancora si trova, e quindi eccovelo.

Medico di Torino smonta punto per punto le obiezioni al vaccino anti Covid-19

Di Gabriele Farina,  1 Gennaio 2021 

Ottavio Davini, medico con 40 anni di esperienza, ultimo incarico all’Azienda ospedaliero-universitaria San Giovanni Battista di Torino e autore di alcuni libri di divulgazione sanitaria (“Nella bolla del virus”, Neos Edizioni – “Il prezzo della salute”, Nutrimenti Edizioni), ha spiegato in maniera approfondita e dettagliata perché bisogna fidarsi del vaccino contro il coronavirus Covid-19, smontando punto per punto le obiezioni di chi per varie ragioni teme la campagna di vaccinazione appena cominciata.

Quello che segue è il testo:

Devo capire. Provo a mettere le idee in fila, per chiarirmele.
Allora, i fatti sono questi: nel febbraio 2020 arriva in Europa (dalla Cina) un virus nuovo, nei confronti del quale nessuno ha difese immunitarie. Ha una letalità abbastanza bassa, ma è piuttosto contagioso. Quindi si diffonde rapidamente: in Italia, poi in Europa, poi nel Mondo.
I Paesi (tutti, chi più chi meno) adottano l’unica strategia possibile: quella delle chiusure, e si cerca di spiegare ai cittadini che le cose che funzionano sono 3: lavarsi le mani, indossare la mascherina e stare lontani. Perché una cura non c’è: è normale, per i virus, e questo non fa eccezione.
Cosa c’è di strano?
Purtroppo, niente. Avremmo voluto che non capitasse, ma è capitato. La cosa più probabile è che si tratti di una zoonosi, cioè un virus che è saltato di specie: da un animale all’uomo. (Lettura consigliata: David Quammen, Spillover).
E già su questa ricostruzione (che è sintetica ma basata su fatti e studi scientifici) si fanno milioni di pippe (il laboratorio di Wuhan, l’esperimento, il complotto internazionale, Soros, Bill Gates che già lo sapeva e si era organizzato e così via). Qui vale veramente il rasoio di Occam (e il mio virologo di Facebook faccia lo sforzo di andare su Wikipedia a vedere chi era): se ci sono diverse ipotesi, la più semplice è quella vera, e le altre le taglio via (con il rasoio, appunto).
Ma non voglio parlare di questo, e neanche dei negazionisti/complottisti, né degli errori fatti – in tutto il mondo – nella gestione della pandemia.
Voglio invece capire perché adesso c’è questa feroce e scomposta opposizione al vaccino.
Dato che continuiamo a ripeterci che, con chi è contrario ai vaccini, non bisogna essere aggressivi, ma che occorre essere pacati, argomentando serenamente e cercando di spiegare, mi sforzerò di essere educato, ma non sono certo di riuscire nell’intento [sapessi come ti capisco].

Andiamo per punti.
1. Non si sa cosa c’è dentro.
Si sa benissimo (vedere sito AIFA), e certamente non ci sono 5g, feti morti, metalli pesanti e altre cagate del genere: in pratica ci sono particelle di grasso che includono l’mRNA (vedi dopo), colesterolo, sali, saccarosio e acqua. E basta.

2. Non è stato abbastanza sperimentato.
No, è stato sperimentato in tempi molto rapidi, questo sì, perché i Paesi e le istituzioni hanno messo sul tavolo una quantità mai vista di danaro, il che ha permesso di correre molto, molto più velocemente del solito. Comunque, sono state rispettate le tre fasi dei trial clinici che sono OBBLIGATORIE per qualunque nuovo farmaco, e che vengono monitorate da FDA ed EMA, coinvolgendo centinaia di ricercatori. E i dati sono pubblicati e quindi di pubblico dominio. Se qualcosa non vi convince prima leggeteli (ma vi ci vorrà una decina d’anni, perché per capirli dovrete laurearvi in medicina o in scienze biologiche, e avere studiato a fondo virologia, immunologia, epidemiologia, statistica e qualcos’altro che adesso non mi viene in mente. E naturalmente dovete capire l’inglese scientifico). Io, per esempio, che ho solo una laurea in Medicina, una specializzazione e quarant’anni di ospedale, riesco a interpretarli solo a grandi linee (e li trovo convincenti). Quindi mi fido di quello che mi dicono quelli che hanno studiato. E comunque i soggetti sottoposti al primo dei vaccini somministrati (Pfizer) sono stati oltre ventimila (altri ventimila sono nel braccio di controllo, anche questo lo trovate su Wikipedia). E la differenza nel rischio di infettarsi è talmente clamorosa che dovrebbe capirla chiunque. (Letture consigliate: gli articoli di Forni e Tagliabue su Huffington Post).

3. Il vaccino con l’RNA messaggero può modificare il DNA.
Ecco, questa è proprio una di quelle cose che – se uno avesse fatto le scuole giuste – non potrebbe dire. Non so se oggi è nel programma delle scuole superiori, ma a Medicina l’ho studiato. L’mRNA serve (mi perdonino gli esperti veri per la semplificazione) per trasferire le informazioni dal DNA e produrre le proteine. Dire che l’mRNA (che tra l’altro ha vita molto breve) può modificare il DNA è come dire che se ho un dado di carne per il brodo posso farmi la mucca in casa. [Standing ovation]

4. È pericoloso.
Questa è un’obiezione con un minimo di senso. Qualunque sostanza introdotta nel nostro organismo può scatenare imprevedibili effetti. Basta leggere il bugiardino di una cosa qualunque che avete in casa, anche la tachipirina. I vaccini sono – tra queste sostanze – tra le più sicure. I vaccini correntemente in uso hanno effetti molto severi (fino alla morte) nell’ordine – quando va male – di qualche unità per milione di somministrazioni. Il tema, come per qualunque farmaco, è il rapporto tra rischio ipotetico e beneficio certo: la copertura dei vaccini per la Covid-19 è superiore al 90%. C’è un abisso tra il beneficio (enorme) e il rischio (remotissimo).

5. Ma io ho paura.
Come sopra: ragionevole. Io non ce l’avrei, perché vaccinarsi è pericoloso più o meno come attraversare la strada, ma capisco. E, tanto per chiarire, è possibile, anzi probabile che nei prossimi mesi ogni tanto comparirà sui giornali la notizia di qualcuno che se l’è vista brutta. Consiglio: verificate la notizia (non si sa mai) e mettetelo comunque in conto. Il rischio zero non esiste, nella vita, per nessuna attività. Ma quello per vaccino è basso, bassissimo. E per il resto vale quanto sopra.

6. No, va be’, ma non ci dicono la verità, non mi fido degli scienziati, sono tutti al soldo di Big Pharma.
È come dire che non mi fido degli ingegneri aeronautici che progettano l’aereo su cui voliamo perché sono al soldo della Boeing o della Airbus. Segnalo – en passant – che la nostra conoscenza delle leggi della fisica che consentono il volo è uguale a quella che abbiamo dei meccanismi immunitari. Ma l’aereo lo prendono alcuni miliardi di persone ogni anno (pochissimi con la laurea in fisica, immagino).

7. Ah, ma io aspetto, lasciamo che si vaccinino gli altri, non si sa nulla degli effetti a lungo termine.
Non è vero, quelli li conosciamo: gli effetti a lungo termine delle vaccinazioni del secolo scorso sono stati la scomparsa del Vaiolo (eradicato nel 1980), e il contenimento ai minimi termini di almeno altre sette-otto malattie contagiose che facevano morti e invalidi a MILIONI (poliomielite, morbillo, difterite, rosolia, parotite, pertosse, tetano, epatite B, etc.). Anche qui basta Wikipedia (ci sarebbero anche i siti OMS e ISS, ma capisco che possano apparire anche loro al soldo di qualcuno), ma se vi informate su Byoblu mi spiace dirvelo, sono proprio fatti vostri. Infatti, l’altro effetto a lungo termine si chiama selezione darwiniana: chi non si vaccina ha meno probabilità di avere figli (e non voglio spiegare perché, dato che è cinico e politicamente scorretto).

8. Ma sui siti AIFA ed EMA ci sono un sacco di dubbi.
Benvenuti nel modo reale della scienza. Quando leggete che “i dati sono insufficienti” vuol dire che non si dispone ancora di un volume di dati che consenta affermazioni categoriche, cosa che abbiamo visto in passato e che vedremo in futuro: funziona così, quando si fanno le cose seriamente e non si urla “il plasma”, “la clorochina”, perché te l’hanno detto su FB. Quindi è ovvio che non si conoscano ancora gli effetti, per esempio, su gravidanza e allattamento, semplicemente perché non c’è ancora una casistica sufficientemente ampia per trarre conclusioni definitive, ma gli studi proseguono e presto avremo risposte anche a queste domande. Così come non possiamo sapere con certezza (anche se i dati preliminari sono incoraggianti) quanto durerà la protezione: è ovvio che per saperlo deve trascorrere del tempo.

9. Ah, ma i vaccini fanno venire l’autismo.
AAAAARGHHH! BASTA! È una bufala spaventosa, smentita da decenni, la vogliamo smettere! [A proposito, guardate che spettacolo questa chicca!] E se qualcuno mi tira fuori qualche correlazione (crescita vaccini-crescita casi autismo) provo educatamente a segnalare che CORRELAZIONE NON SIGNIFICA CAUSALITA’ (e se non capite il concetto non c’è speranza per voi e i vostri discendenti). Perché, se proprio ci tenete, vi faccio vedere un bel grafico che dimostra un’altra correlazione: quello tra autismo e aumento del consumo dei famosi cibi “bio”.

10. Ah, ma fanno finta di iniettare il vaccino, in realtà è solo acqua distillata.
Eh, certo: milioni di medici e infermieri si stanno facendo iniettare in tutto il mondo acqua distillata. Milioni di coglioni, che tra qualche settimana lavoreranno con i pazienti Covid convinti di essere immunizzati, e invece moriranno come mosche. Ma cosa avete nel cervello?

11. Avete visto l’infermiera che è svenuta? E poi è morta, ma non cielodicono. L’infermiera è svenuta per quel fenomeno fisiologico noto come sindrome vagale: è effetto dell’ago, dello stress e di molti fattori concomitanti: ho visto pazienti svenire quando mi avvicinavo con l’ago in mano. Capita, e non è grave (lezione gratis di primo soccorso: sdraiate il malcapitato e alzategli le gambe: sarà dei nostri in pochi secondi). E non è morta, naturalmente, come ha dovuto (!) confermare l’ospedale dove lavora.

12. In Russia e in Cina hanno fatto prima.
Ecco, questo non è bellissimo, perché in quei Paesi hanno iniziato le somministrazioni prima della fine della fase 3. Meglio abbiamo fatto noi, dove quei venduti dell’EMA hanno voluto controllare TUTTI I DATI GREZZI di TUTTI i casi del Trial.

13. Ma avete visto il curriculum di Pfizer? Hanno fatto ogni sorta di nefandezze. E adesso ci fidiamo di questi?
Guardate, non sarò certo io a difendere le grandi industrie farmaceutiche, ed è giusto star loro sul collo. Ma se oggi un bambino che nasce in Italia può sperare di vivere mediamente novant’anni è anche merito loro (lettura consigliata: Adam Smith, La ricchezza delle nazioni), e naturalmente della Medicina moderna. Se in questo caso hanno fatto un buon lavoro, a me va bene. E comunque quando hanno sfornato il Viagra non ho visto tanta gente preoccupata.

14. Perché i politici si vaccinano per primi, questi privilegiati? Perché non si vaccinano i politici, così fanno da cavie?
Mettetevi d’accordo. A me non frega niente.

15. Non vorranno mica metterlo obbligatorio? È anticostituzionale.
Allora, io penso che per la popolazione generale l’obbligo per ora non sia da prendere in considerazione, perché è molto meglio che i cittadini capiscano da soli l’utilità di vaccinarsi. Ma anche ergersi a costituzionalisti senza capire quello che si legge no, vi prego. L’articolo 32 dice che “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.” Quindi è sufficiente una legge, come per altre vaccinazioni – in tutto il mondo – o come con i TSO (che qui non cito a caso). Perché (sempre la costituzione) sancisce che la tutela della salute è “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. Quindi, se fosse interesse della collettività vaccinare l’intera popolazione, si potrebbe fare. Che è quello che ha riaffermato proprio la Corte costituzionale (sentenza 307/1990):
La legge impositiva di un trattamento sanitario non è incompatibile con l’art. 32 della Costituzione se il trattamento sia diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri, giacché è proprio tale ulteriore scopo, attinente alla salute come interesse della collettività, a giustificare la compressione di quella autodeterminazione dell’uomo che inerisce al diritto di ciascuno alla salute in quanto diritto fondamentale.
Chiaro, no?
Sui sanitari, onestamente credo che ci si potrebbe pensare. Io, tanti anni fa, per iscrivermi a Medicina dovetti fare la vaccinazione antitubercolare e poi, per lavorare, quella contro l’epatite B. Per dire.

Potrei andare avanti (bellissima la discussione sulla logistica che impazza adesso), ma mi fermo qui per stanchezza, anche perché vorrei tentare di fare qualche ipotesi sul perché succede tutto questo.
Proviamo:

1. Perché siamo nella società globalizzata, dove merci, persone e idee viaggiano velocissime. E che viaggino le idee è una bella cosa, perché è una delle ragioni che ci ha portato ad avere il vaccino in tempi così straordinariamente brevi. Ma le idee che viaggiano non sono tutte “solide”, basate sui fatti, sulle prove. Molte sono idee che originano dalla paura, dall’ignoranza, dalla fragilità emotiva, dall’opposizione preconcetta all’altro, dalla strumentalizzazione politica. Dato che molti di quelli che fanno le domande e le obiezioni che ho elencato sono convinti che ci sia un grande burattinaio che muove tutti i fili, vorrei dire a costoro che sono loro gli inconsapevoli burattini di qualcuno che – per interessi personali, economici, politici – cerca di gettare discredito su quello che di buono riesce a fare ogni tanto la comunità internazionale (penso a QAnon, naturalmente, ma non solo).

2. Poi c’è un’altra questione: per millenni i nostri cervelli sono stati abituati a elaborare un numero limitato di informazioni (lettura consigliata: Daniel Kahneman, Pensieri lenti e veloci). Da qualche decennio siamo sottoposti a un volume di informazioni (la maggior parte delle quali, come detto, inattendibili) che il nostro cervello non è in grado di elaborare e per gestire le quali non abbiamo sufficiente cultura (in particolare scientifica); la conseguenza è che quelle più clamorose, rumorose e strampalate si fissano nella nostra mente. E i meccanismi di rinforzo tipici dei social (dialogo a piccoli gruppi che rilanciano le stesse tesi: gated communities) ci accrescono nelle nostre convinzioni. (Lettura consigliata: Prevenire, di Vineis, Carra e Cingolani).

3. Un altro effetto dei social e del web (che ho alimentato anche io, suggerendo di esplorare Wikipedia per avere risposte) è la scomparsa della intermediazione: agli esperti non viene più riconosciuto il loro ruolo (solitamente conquistato con decenni sui libri e nei laboratori), e si pensa di poter confutare le loro affermazioni basandosi su qualche informazione raccolta qua e là. Senza considerare, appunto, l’enorme complessità della scienza e della società moderna; pensate che già George Bernard Shaw diceva: “Ogni problema complesso ha una soluzione semplice. Ed è sbagliata.” (Lettura consigliata: The game, Alessandro Baricco).

4. I media hanno giocato male la loro partita, non meglio dei politici, per intenderci. Non tanto sul versante dell’informazione, ma sulla gestione dei dibattiti e dei talkshow. Per essere chiari: non mettete uno scienziato a discutere di vaccini con un DJ, una soubrette o un critico d’arte (e stendo un velo pietoso sull’ego di qualche collega). Otterremo solo di svilire la scienza e di confondere i cittadini. Per essere chiaro – e un po’ autoritario – non dovrebbe essere consentito. Perché la democrazia non è la libertà di dire minchiate, la democrazia è fatica, è studio.
Come ha detto Kamala Harris, “la democrazia non è uno stato ma un atto”. (Lettura consigliata: gli articoli di Giovanni Boniolo su scienzainrete.it).

Lo so, non sono stato bravo, non ho mantenuto la calma come avrei voluto, ogni tanto sono andato sopra le righe. Chiedo scusa.
Comunque, io e i miei familiari possiamo vaccinarci, quindi lo faremo tutti appena possibile.
Chi non vuole farlo, per ora è libero di scegliere; pensi solo che la sua scelta potrà avere sulla coscienza la malattia e la morte di coloro che non potranno vaccinarsi per ragioni di salute, e che possono solo sperare nell’immunità di gregge.

dr. Ottavio Davini, qui.

Ecco. Meglio di così non si sarebbe potuto dire. Resta il fatto che in Italia molti problemi per chi continua a nutrire dubbi saranno risolti alla radice dal fatto che i vaccini non arrivano, e quando arriveranno non ci saranno le siringhe perché l’immaginifico arcuri ha ordinato quelle speciali che costano un bordello e che sono rare, per cui gliele dovranno fabbricare apposta. E quando arriveranno le siringhe non si saprà dove fare i vaccini perché prima dobbiamo riempire l’Italia di meravigliose primule,

ancora tutte di là da venire, mentre in Israele si accontentano di questi sobri padiglioni

(qui siamo a Tel Aviv. Qualcuno più esperto di me mi saprebbe dire se è kikar Habima?) nei quali in poco più di una settimana hanno vaccinato un milione di persone. E quando tutte le primule necessarie saranno fiorite non si saprà da chi far fare i vaccini dal momento che il bando sta partendo adesso.

Una cosa però bisogna riconoscerla: per quante critiche si possano fare al governo, non si può certo dire che non pratichino la divisione dei poteri

Quando alla distribuzione dei fondi, penso resti ancora valida questa vecchia vignetta

In ogni caso, per tornare al tema iniziale di questo post, ricordatevi che se le cose vanno bene è sempre merito del governo, e se vanno male è sempre colpa vostra

barbara

E PASSIAMO ALLE COSE SERIE: IL CINEGIORNALE

Seguito da qualche considerazione sulla drammatica situazione che stiamo vivendo.

Giovanni Bernardini

DUE CASI, FORSE TRE.

Stando alle cifre ufficiali l’Italia ha avuto ad oggi 71.319 decessi per covid, 1.188 per milione di abitanti. Siamo al secondo posto nel mondo, dopo l’ultra europeo Belgio, per numero di decessi raffrontato all’ammontare della popolazione.
Ora, i casi sono due, forse tre.
A) Il numero dei decessi è artificiosamente gonfiato per terrorizzare la popolazione e farle accettare le misure incostituzionali messe in atto dal governo Conte. In questo caso siamo governati da mascalzoni.
B) Il numero dei decessi è veritiero. In questo caso le misure di lokdown sono del tutto inutili al fine di contenere l’epidemia ed hanno il solo risultato di distruggere l’economia. In questo caso siamo governati da perfetti imbecilli.
C) Sono possibili diverse combinazione fra A e B.
In ogni caso, prima il signor Conte e la sua schiera di buoni a nulla capaci di tutto vanno a casa meglio è. Per tutti.

Io propendo decisamente per il C. Più D: sono venduti. E sappiamo benissimo a chi.

Piergiorgio Molinari

Finito di festeggiare il primo Natale EC (Era Covid) – perché a capire che, senza ribellione, questo sarà solo il primo di tanti altri ci siete arrivati anche voi, vero? – con la Costituzione sospesa da dieci mesi e la gente costretta ad andare in giro mascherata, con il coprifuoco notturno, con trattamenti sanitari sperimentali imposti a una popolazione di zombie, la propaganda martellante e l’economia in ostaggio, e mentre negli USA un altro “partito democratico” ha grossolanamente falsificato i risultati elettorali per mandare al potere un candidato manciuriano, e mentre autobombe dotate di altoparlante esplodono qua e là, sembra davvero di essere in uno di quei cupi film di fantapolitica dove il cielo è sempre piovoso. Film che sono sì angoscianti per il mondo di follia, miseria e oppressione che rappresentano, ma che poi finiscono sempre per essere noiosamente ripetitivi e sconclusionati. Più che altro, spiace constatare che noi, in questa specifica produzione, ci stiamo lasciando trattare da comparse, di quelle che si intravedono sullo sfondo nelle scene di massa e poi non hanno neanche il nome nei titoli di coda.
(Inoltre, penso che Conte, il PD e i Cinque Stelle debbano essere trascinati a processo per i loro crimini, assieme ai magistrati eversivi e golpisti.)

Il problema è la qualità della poltrona

e mi sa che ci hanno messo sopra il Bostic.

Aggiungo questo grafico

E una mia osservazione: ogni santo giorno sentiamo e leggiamo (con qualche variante) che “il maggior numero dei contagi si registra in Lombardia Veneto Piemonte Emilia Romagna Lazio Toscana…” Ci fosse un cane che si ricordasse che

Lombardia: 10.060.000
Lazio: 5.879.000
Veneto: 4.894.000
Emilia Romagna: 4.474.000
Piemonte: 4.356.000
Toscana: 3.722.000

Umbria: 880.285
Prov. Aut. di Bolzano: 532.250
Prov. Aut. di Trento: 541.214
Molise: 300.116
Valle d’Aosta: 124.968

Così, giusto per dire.

Concludo con una spettacolare profezia della nostra maga merlina nazionale

E con l’angolo della poesia

Angelo Michele Imbriani

“Il furgone passava e quell’uomo gridava: ‘Vaccini!’.
Al 21 del mese i nostri anticorpi erano già finiti.
Io pensavo a Borrelli e rivedevo i suoi bollettini.
Il più bello era quello con gli asintomatici non ancora guariti.
Che anno è? Che V day è?
Questo è il tempo di vaccinarmi insieme a te…
Mascherine, retrovirus ed allergie
Dove corrono gravissime le mie ipocondrie
L’Rna cerca spazio dentro me…
Ma il coraggio di uscire quello ancora non c’è… “

barbara

ARTE SACRA E DINTORNI

Arte sacra dei secoli bui

Siracusa, IV secolo

Arte sacra dei secoli illuminati

Che poi il punto non è neanche quanto è brutta questa roba: il punto è che col Natale ha meno di niente a che fare: qualcuno riesce a vederci una natività? Qualcuno riesce a ritrovarci qualcosa che ricordi, anche solo vagamente, la narrazione evangelica? Qualcuno vede un neonato? Perché i casi sono due: o sei un cattolico credente, e allora fai il presepio, o non lo sei, e allora non lo fai; e questa roba non rientra in nessuna delle due casistiche (e che dire della biondona coi capelli arrotolati stile anni Sessanta, che mi hanno detto essere un angelo? Per non parlare del bue e l’asino che riscaldano amorosamente la pecora). Il commento comunque ve lo faccio fare da uno più bravo di me.

Giovanni Bernardini

Molti dicono che questo presepe è brutto. Però non è la bruttezza il problema. A me non piace, ma in fondo qualcuno lo può anche trovare bello.
Il fatto grave è che questo NON è un presepe. I cilindri che lo costituiscono possono essere qualsiasi cosa. Immagini stilizzate di Giuseppe, Maria e Gesù, ma anche di fedeli musulmani, o buddisti. Paracarri, astronauti marziani o venusiani, qualsiasi cosa.
Non si tratta di contrapporre l’arte figurativa a quella astratta, si tratta di stabilire se il presepe è ancora simbolo, richiamo ad una tradizione, una storia, una fede.
Il presunto presepe di piazza San Pietro è solo astrazione, simbolo separato da ciò che si vuole simbolizzare.
E’ simbolo, a ben vedere le cose, della Chiesa di Bergoglio. Una Chiesa interessata a ridurre al minimo, fino ad eliminare, ogni differenza fra se e gli altri. Una Chiesa che aborre il concetto stesso di identità e fa di tutto per non avere identità alcuna, ed esaltare le identità altrui. Sempre, comunque, anche quando c’è ben poco da esaltare.
E simboleggiano, questi cilindri e questi massi con la vaga forma di bue, asino e pecora, l’occidente della non differenza. Una grandissima civiltà che oggi si vergogna di se stessa e si vuole senza identità. E non a caso ha in Bergoglio uno dei suoi massimi esponenti.

Nel frattempo i nostri premurosi governanti hanno genialmente trovato il modo di farci passare un Natale praticamente normale

mentre, sempre grazie ai nostri premurosi e benevoli e paterni governanti, le file davanti alle mense dei poveri, a Milano

come a Napoli

e in ogni altra parte d’Italia si allungano sempre più.

barbara

ED È ARRIVATA L’EPOCA DEI TRE PAPI

Il Natale del Conte-fice

Papa Conte I ha inviato un messaggio ai fedeli italiani sul Natale: «Considereremo la curva epidemiologica
che avremo a dicembre, ma il Natale non lo dobbiamo identificare solo con lo shopping, fare regali e dare un impulso all’economia. Natale, a prescindere dalla fede religiosa, è senz’altro anche un momento di raccoglimento spirituale». Poi ha aggiunto: «Il raccoglimento spirituale, farlo con tante persone non viene bene». Sua Contità ha espresso questo suo monito in occasione di “Futura: lavoro, ambiente, innovazione”, la tre giorni della Cgil.

Qualche riflessione. La prima. A Conte sta ormai stretto il ruolo di premier e punta al pontificato. L’onnipotenza manifestata in questi mesi di Covid da parte del governo a danno della vita dei cittadini non poteva che portarlo a varcare la soglia che divide gli affari temporali con quelli spirituali. In effetti ormai al di là delle Mura Leonine si fanno discorsi che potrebbero articolare benissimo dei capi di Stato laici e quindi, si sarà domandato il nostro premier, perché io, a rovescio, non posso pontificare?

La decenza è finita in lockdown anche lei. Davvero ormai possiamo parlare di religione di Stato con un presidente del Consiglio che somministra fervorini sul Natale e si sente in dovere di ammaestrare i fedeli cittadini su tematiche spirituali. Se c’è una laicizzazione e secolarizzazione della Chiesa a rovescio stiamo assistendo ad una spiritualizzazione e clericalizzazione dello Stato, anche perché il munus docendi è di recente un po’ vacante e quindi, forse, Conte ha pensato bene che poteva supplire egregiamente ad interim. Tra poco i Dpcm cambieranno nome e prenderanno quello di esortazioni apostoliche governative.

In secondo luogo il divorziato Conte non ci ha pensato due volte in primavera a chiudere le Chiese, ma ora, inaspettato, riemerge in lui un afflato spirituale potente che lo spinge a difendere il vero spirito del Natale dal montante consumismo. Lasciamo perdere i regali che ci distraggono dall’estatica contemplazione del Bambinello, ci suggerisce il Contefice. Oppure l’intento è un altro? Ahinoi è proprio un altro. È da Malox plus constatare che Conte usi strumentalmente la religione e il senso religioso per costringere gli italiani a celebrare il Natale in solitudine e per prepararli all’idea che vieterà loro di trovarsi con cugini, zii e nonni. È solo un evidente pretesto quello del richiamo ai valori spirituali, un irritabile trucchetto per far digerire la pillola amara: niente cenoni. Questo il regalo del governo per noi italiani avvolto nella carta di fasulla spiritualità di Stato.

In terzo luogo il Contefice offre indicazioni pastorali curiose. Il premier ci ricorda che il Natale non è solo fare regali – vaga avvertenza sul fatto che i negozi rimarranno chiusi anche a Natale? – bensì è anche «un momento di raccoglimento spirituale». Se è un momento spirituale è bene viverlo da soli. E dove sta scritto? Nel Vangelo all’opposto c’è scritto che davanti alla grotta si radunarono dei pastori a cui si aggiunsero molti angeli (cfr. Mt 2, 13) e infine i Re Magi. Un vero e proprio assembramento non autorizzato. Non si comprende davvero perché laddove c’è un momento spirituale, questo di necessità debba essere vissuto in splendida solitudine. Anche la celebrazione del matrimonio è un momento spirituale ma non per questo non si invitano parenti e amici per far festa. Papa Conte I ribadirebbe che così non dovrebbe essere e infatti ha limitato anche il numero di invitati ai matrimoni. Non c’è che dire: assai coerente.

In breve, il prossimo Natale sarà a numero chiuso. (qui)

Ho poi trovato questo video, che vuole essere uno “spiritoso” incoraggiamento a chiuderci in casa

con questo commento:

Alfredo Valente

Ogni volta che vi definite reclusi date una mano ai sovranisti e negazionisti del COVID19. Impariamo ad utilizzare il termine appropriato. Il recluso è colui che sta in carcere perché ha commesso un reato gravissimo…e non è il nostro caso.

Verissimo, non è il nostro caso: noi non abbiamo commesso alcun reato, quindi non siamo reclusi, siamo prigionieri di guerra. O, se preferite, sequestrati, come quelli delle Brigate Rosse o dell’anonima sequestri. Sempre comunque tenendo presente che esistono anche reclusi che stanno in carcere innocenti, o per errore giudiziario o perché si trovano a vivere in una dittatura in cui l’arbitrio regna sovrano. Interessante poi il motivo per cui non dobbiamo definirci reclusi: non perché sia lessicalmente sbagliato, non perché sia utile e quindi dobbiamo farlo con gioia e di propria spontanea volontà, no: è solo perché facendolo daremmo una mano ai sovranisti, incarnazione del male assoluto. Quanto poi a quell’infame “negazionisti”, ogni volta che qualcuno lo pronuncia invano dovrebbe ricevere novantacinque randellate sulle gengive: trenta perché la parola negazionista ha un suo ambito specifico; trenta perché nessuno si sogna di negare l’esistenza del virus e dell’epidemia, ma semplicemente si mette in discussione, con fondate ragioni, l’opportunità e l’utilità di queste misure prese cinofallicamente, e in più autocontraddicentisi: ci si avverte che gli effetti delle misure si vedranno dopo due settimane – evidentemente per evitare che qualcuno dopo tre giorni dica vedi, la curva non cala quindi non serve a niente – e dopo tre giorni viene imposta una nuova limitazione perché il provvedimento precedente non è stato sufficiente a far calare la curva (e chiudendo, oltretutto, tutti quegli spazi come teatri piscine palestre ristoranti, in cui in quattro mesi non si era registrato un solo contagio, la vedo dura far migliorare la situazione); trenta perché, anche a voler usare il termine fuori contesto, negazionista è chi nega una realtà documentata e inconfutabile: il genocidio ebraico, il genocidio armeno, il virus HIV come causa dell’AIDS. Chi mette in discussione le misure prese nei confronti del covid, chi mette in discussione l’emergenza climatica e, ancor di più, la causa antropica della presunta emergenza climatica, NON è un negazionista perché in tutto questo non c’è assolutamente niente di accertato, documentato, inconfutabile. E cinque di mancia perché siamo generosi.
E concludo con questo interessante commento che ho trovato qui:

wwayne ha detto:

Come avevo previsto, dopo la Francia anche tutti gli altri paesi europei si sono sentiti autorizzati a fare un secondo lockdown.
In Francia hanno chiuso tutto ma non le scuole: il suo ministro dell’Istruzione Jean-Michel Blanquer ha motivato la scelta sottolineando che le scuole sono al cuore della vita del Paese.
In Germania hanno chiuso tutto ma non le scuole: la Merkel ha motivato la scelta citando l’importanza suprema dell’educazione come diritto fondamentale.
In Inghilterra hanno chiuso tutto ma non le scuole: Boris Johnson ha motivato la scelta dicendo “Non possiamo permettere che questo virus danneggi il futuro dei nostri figli più di quanto non abbia già fatto”.
In Italia hanno chiuso tutto comprese le scuole superiori, nonostante Conte abbia pronunciato per mesi delle frasi identiche nella sostanza a quelle appena citate. Questa è la differenza tra chi alla scuola ci tiene davvero e chi ci tiene soltanto a parole.
Mi si potrebbe dire che noi non abbiamo dei trasporti pubblici come quelli degli altri paesi, e quindi da noi andare a scuola è più pericoloso. Ebbene, questo era un problema al quale si poteva pensare per tempo, ma si è scelto di non farlo: un po’ perché i numeri dei contagi estivi aveva illuso i nostri governanti che il problema si fosse risolto da solo, un po’ perché, come dicevo prima, la scuola e i problemi ad essa collegati non sono mai stati una reale priorità di questo governo.
Le dichiarazioni che ho riportato sono tratte da 
https://www.open.online/2020/11/01/coronavirus-francia-germania-lockdown-scuole/.

Già: parole parole parole… Parole sull’essere prontissimi, parole sulla bodenza di fuogo, parole sull’essere prontissimi in caso di seconda ondata, parole sulla scuola… Peccato che con le parole non si mangi. O meglio, lui ci mangia alla grande, ma i suoi sudditi no. E dunque, per concludere,

barbara

CIÒ CHE I VAMPIRI NON POTRANNO MAI CAPIRE

Non prima, perché quando sono in crisi d’astinenza non capiscono niente, e non dopo perché, una volta ottenuta la loro dose quotidiana di sangue, si adagiano appagati e non si interessano più a niente.

In difesa del “superfluo”: perché è pericoloso lasciare che il governo decida cosa è “essenziale” e cosa no

La richiesta di rinuncia al “superfluo” sembra ragionevole, perché si innesta su una narrazione moralistica della vita a cui siamo stati da sempre sottoposti. Ma ciò che sfugge è che il nostro “superfluo” è l’”essenziale” di altri: per il ristoratore, i suoi camerieri, gli insegnanti di fitness, gli albergatori o gli attori, quel nostro “superfluo” è la vita

Certo, che “brutto”, che “sconveniente” sentire la mancanza dell’aperitivo o della sessione in palestra. E come appaiono “sensati”, “ragionevoli”, “morali” gli appelli a rinunciare al “vizio” e agli “sfizi” in questa fase così seria dell’emergenza Covid.
Per quanto il sostanziale divieto delle “attività non essenziali” rappresenti una discriminazione drammatica tra i cittadini, che aggrava il divario di status tra “garantiti” e “non garantiti”, ci sono buone possibilità che venga digerito senza proteste eccessive. L’argomentazione portata dal governo appare, almeno superficialmente, alta e incontrovertibile: come si può mettere questo o quel “capriccio” davanti alla “salute”?
Il fatto è che la richiesta della rinuncia al “superfluo” è tutto sommato “agevole” perché si innesta su una narrazione moralistica della vita a cui siamo stati da sempre sottoposti – e che quindi in larga misura, anche inconsciamente, abbiamo recepito.
L’anatema nei confronti del “consumo” e del “lusso” è stato, per molti versi, un punto di incontro tra la cultura socialista, quella ambientalista e quella cattolica e qualsiasi intellettuale che si rispetti ha da sempre stigmatizzato gli usi e i costumi decadenti della società moderna.
Certo, abbiamo continuato a consumare e a desiderare quanto andava oltre l’essenziale, ma in ogni occasione ci è stato spiegato che per lo meno dovevamo farlo provando “senso di colpa”.
Insomma, da ben prima del coronavirus, ci sono biblioteche piene di libri e prolifici filoni di “opinionismo” che ci spiegano come il mondo sarebbe migliore se solo recuperassimo gli stili di vita più morigerati di un imprecisato passato, in cui certo non si spendevano soldi in costosi divertimenti.
La tipica argomentazione dei “bacchettoni” è che quanto di più cerchiamo per noi, quanto più togliamo agli altri – e dunque la via maestra per l’equità sociale passa dall’accontentarci di poco.
In realtà, però, le cose vanno non solo in maniera diversa, ma addirittura opposta. Il nostro “superfluo” non solo non toglie niente agli altri, ma anzi, è l’”essenziale” di altri. Perché tutto sommato noi possiamo anche rinunciare ad andare al ristorante, in palestra, sulle piste da sci o a teatro – e magari questo ci aiuta a sentirci più “morali”.
Ma per il ristoratore, i suoi camerieri, gli insegnanti di fitness, gli albergatori di montagna o gli attori – e per moltissime persone anche meno visibili che lavorano come indotto delle attività “di prima linea” vietate – quel nostro “superfluo” è la vita. È la possibilità di portare a casa la pagnotta per sé e per i propri figli.
In qualche modo la “ricerca del superfluo” da parte di chi può permetterselo è un potente veicolo di ridistribuzione della ricchezza, in quanto conferisce ad una platea più ampia di persone l’accesso al lavoro e quindi al guadagno.
Un mondo “senza superfluo” è un mondo a bassissima domanda e quindi con pochissime possibilità di impiego. È, in definitiva, un mondo incapace di produrre livelli minimi di ricchezza per parte importante della sua popolazione – o comunque destinato a regredire verso un’economia sostanzialmente di sussistenza.
Per di più, il venir meno di interi settori dell’economia va a ridurre la nostra capacità di finanziare individualmente e collettivamente anche i settori considerati “primari”, a cominciare da quello della sanità.
Per quanto a molti non risulti chiaro, meno aperitivi e meno discoteche vuol dire meno medici, meno infermieri, meno macchinari sanitari, meno soldi alla ricerca contro il cancro, meno possibilità per tante persone di pagarsi un esame medico che potrebbe risultare decisivo.
La verità è che in un’economia interdipendente e complessa come quella in cui ci muoviamo, semplicemente non esiste il “superfluo”. Non esistono attività “non essenziali”. Se non lo comprenderemo alla svelta – se non comprendiamo le dinamiche di causa-effetto che sono alla base della creazione di ricchezza – ci sveglieremo presto fuori dal “primo mondo”, senza nemmeno esserci resi conto di cosa è accaduto.

Marco Faraci, 27 Ott 2020, qui.

Un governo sfiduciato dal Paese

Ora anche la sinistra ha capito che l’esecutivo Conte è inadeguato. Stiamo in piedi solo grazie alla Bce, ma fino a quando?

Tra i tanti che hanno sbagliato a fare delle previsioni, ci siamo anche noi. La nostra copertina di giugno “Fase 4. Avanti un altro” si è rivelata un wishful thinking, un pio desiderio, un’illusione e niente più. D’altronde, eravamo noi stessi i primi a sapere che questo esecutivo ce lo saremmo tenuti a lungo, più per mancanza d’alternative che per suoi meriti. Però, ora come allora, la domanda che ponemmo rimane attuale: «Per gestire la più grande crisi dal Dopoguerra serve un governo all’altezza del compito. Ce l’abbiamo?».
L’interrogativo inizia a fare capolino anche nelle analisi degli osservatori di sinistra. E non stiamo parlando solo di Walter Veltroni che si arrabbia per le chiusure di cinema e teatri o di Matteo Renzi che gioca la solita partita da guastatore, ma anche degli articoli che ormai da un po’ di tempo vengono pubblicati su Repubblica Corriere della Sera, dove osservatori come Stefano Folli, Paolo Mieli e Antonio Polito non risparmiamo critiche a Conte e ministri. Scriveva Polito ieri sul Corriere che la situazione di confusione ingenerata dagli ultimi provvedimenti «ci stanno facendo perdere fiducia nella capacità del guidatore di tenere la strada». [Perché, sei mesi fa, quattro mesi fa, due mesi fa avevate l’impressione che ce l’avesse? Siamo svegli forte, eh ragazzi?]
Non è il solo. Sul Domani, Stefano Feltri ha intitolato così l’editoriale di apertura del suo giornale: “Questo governo non può continuare a gestire il virus”. Le critiche di Massimo Cacciari si fanno ogni giorno più pungenti, soprattutto sul «delirio normativo» introdotto con i Dpcm. E potremmo continuare a lungo, ma avete capito la solfa.

Cosa è stato fatto?

C’è una brutta aria nel paese, come si vede dalle proteste di piazza. Ma non è solo una questione che riguarda qualche facinoroso (prontamente bollato come «fascista» o «no mask» dalle solite anime belle), ma larghi strati della popolazione, quei ceti produttivi che prima si sono sentiti dire che dovevano chiudere, poi riaprire ma solo secondo norme, e ora – dopo aver speso quattrini per adeguarsi – chiudere comunque.
L’altro giorno, Italia Oggi riportava uno studio Istat secondo cui «più della metà delle Pmi italiane prevede una mancanza di liquidità almeno fino alla fine dell’anno, e il 38 per cento delle aziende italiane segnala rischi operativi e di sostenibilità della propria attività, cioè il rischio di chiusura, particolarmente grave per le microimprese (da 3 a 9 addetti), anche perché il 48,7 per cento di esse ha sospeso l’attività durante il lockdown, contro il 14,5 per cento delle grandi».
È normale che questa gente sia arrabbiata. La pandemia ha aperto una frattura sociale tra «garantiti» e «non garantiti»: per questo ultimi il lockdown (o simil-lockdown, come l’attuale) non è una alternativa, ma un modo per arrivare alla medesima infausta conclusione cui ci porterà il virus letale. Che dunque il governo sia inadeguato a gestire la situazione è una cosa che capiscono tutti: lo si è visto in questi mesi perdersi dietro a chiacchiere inutili e non preparare nulla per affrontare la situazione. Scuole, trasporti, medicina territoriale: cosa è stato fatto? È chiaro che ci troviamo di fronte a una situazione inedita e che non esiste la soluzione perfetta, ma avere come unica strategia “chiudere tutto e distribuire soldi” non è una strategia: è una resa.

Fino a quando durerà?

L’unica cosa che c’è davvero di nuovo è che il paese non si fida più di Conte. Se a marzo e aprile ne aveva accettato, sin troppo supinamente, i comandi, ora giustamente chiede cosa si è fatto da allora a oggi. Promettere una nuova infornata di aiuti (ora si chiamano “ristori”) sa di presa in giro, ed è normale che nessuno ci creda, visto anche come è andata la prima volta.
E, poi, quali soldi? Ci si accapiglia sul Mes – tema economico – per nascondere il tema politico: la credibilità del nostro presidente del Consiglio sullo scenario nazionale e internazionale. Fosse credibile e avesse messo sul piatto interno e europeo una serie di misure che davano prospettiva e slancio al paese, il problema non si porrebbe nei termini odierni. Secondo voi, se oggi il nostro premier fosse Mario Draghi, l’Europa ci guarderebbe così in cagnesco? Invece abbiamo Conte e quel che Conte può fare è tergiversare, poco altro. Se oggi può ancora fare melina sul Mes è solo perché la Bce sta “drogando” la situazione comprando a carrettate i nostri titoli di Stato. Fino a quando durerà? La credibilità per un governo è tutto e questo l’ha persa. Il dramma è che non abbiamo alternative. [Ecco, sulla conclusione mi permetto di dissentire fortemente]
Emanuele Boffi 28 ottobre 2020, qui.

Aggiungo una considerazione. Si continua a ripetere da ogni parte il mantra della “più grande crisi dal Dopoguerra” (e chissà perché maiuscolo). E i 20.000 morti della spaziale nel 1968? E i 30.000  dell’asiatica nel 1957 su una popolazione di 49 milioni di abitanti? E le Brigate Rosse (arrivate a colpire addirittura i vertici dello stato) e tutta la galassia intorno a loro – compresi vari settori del terrorismo palestinese – più l’analoga galassia nera, il terrorismo, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Italicus, Bologna, Ustica, Fiumicino 1, Fiumicino 2 – e potrei continuare fino a domani – ? Tutto sparito? Mai successo niente prima del covid? Ma andate a catramare le zucche, va’.
Sì, lo so, sono mostruosamente cinica, con tutta la povera gente che continua a morire DI COVID!

Angelo Michele Imbriani

I morti di Covid.

All’ospedale Moscati di Avellino viene ricoverato un uomo di 71 anni per frattura del femore. Gli fanno il tampone, come da protocollo, e risulta positivo. Ma il suo problema, quello che lo ha portato in ospedale, è il femore, non certo il Covid. Viene operato. Muore. Purtroppo le complicazioni fatali delle operazioni al femore sono molto frequenti (e non solo nei pazienti anziani: pochi anni fa morì dopo l’operazione un mio collega sessantenne): pare che la mortalità entro un mese dall’intervento sia addirittura del 10%. Ma il pover’uomo passa, sui giornali locali e nel computo nazionale, come vittima del Covid.
Bisognerebbe incominciare con le denunce per procurato allarme. [Mi permetto una correzione: “procurato allarme” si configura quando viene richiesto l’intervento delle autorità addette al Pubblico Servizio: grido “Al fuoco” e faccio uscire i pompieri, per esempio. Penso che anche questo terrorismo psicologico configuri un qualche reato, ma non questo]

Aggiungo una nota personale. Io sono assolutamente refrattaria alle infezioni cutanee: graffi tagli escoriazioni, squarci, in mezzo alla terra, in mezzo all’asfalto, con chiodi arrugginiti: niente, non mi infetto. E sapete perché? Per un motivo tanto semplice quanto logico: non mi sono mai, in tutta la mia vita mai una volta, disinfettata. Graffi tagli escoriazioni, squarci, in mezzo alla terra, in mezzo all’asfalto, con chiodi arrugginiti: mai disinfettata. E neanche lavata, tranne il caso che sotto alla pelle, in mezzo al sangue, ci siano terra o pezzi di asfalto o altri materiali estranei. Mi sono fatta un tale esercito di anticorpi che appena si affaccia il solito plotoncino di batteri, gli fanno il culo quadro. Una volta, in realtà, ho fatto infezione. È stato in Somalia: trasportando un mobile mi sono graffiata un polpaccio; come al solito non ci ho fatto caso, e qualche giorno dopo, quando per caso mi è capitato di guardarlo, ho trovato che avevo la gamba gialla di infezione per una buona ventina di centimetri (fortuna che sono un chirurgo di prim’ordine e me la cavo anche adattando strumenti improvvisati: ho tagliato la pelle, perché trattandosi di un semplice graffio si era completamente richiusa, sono entrata a pulire bene tutta l’infezione sotto la pelle, e dopo una settimana non si vedeva neanche più la cicatrice). Il motivo? Ovvio: lì c’erano altri batteri, per i quali non avevo anticorpi. Per la stessa ragione lì ho sempre – unica fra tutti i miei colleghi – mangiato verdura cruda, e per giunta lavata non con l’acqua bollita ma sotto il rubinetto. E fra tutti sono stata quella che ha avuto meno problemi intestinali, sempre per lo stesso ovvio motivo: qualche schifezzina mi sarà sicuramente entrata, e quando è capitato che arrivasse qualche schifezzona più grossa ha trovato gli anticorpi pronti a farle il culo e a limitare i danni. Gli altri, quando, cosa inevitabile anche per chi si tiene sotto una campana di vetro, incontravano il batterietto, si facevano trovare del tutto disarmati, e giù scagotti a non finire. Tutto questo discorso lo sto facendo per via dell’allucinante delirio dell’igienizzazione che ha ormai investito l’intera umanità – o almeno quella italiana: gel igienizzante prima di toccare una matita, gel igienizzante dopo avere toccato una matita, igienizzazione della maniglia della porta, igienizzazione della borsa della spesa, igienizzazione del tavolo su cui è stata posata la borsa della spesa, igienizzazione di tutte le confezioni dopo averle tirate fuori dalla borsa della spesa… OOOOOHHHHH, SVEGLIA! Ma vi rendete conto, gente, che vi state scavando la fossa? Vi rendete conto che dopo mesi di sterilizzazione, il primo batterio o virus che vi attraversa la strada vi fa secchi? E che non solo, se continuate così, creperete trent’anni prima del dovuto, ma creperete senza neppure avere vissuto in tutti gli ultimi mesi della vostra vita, senza avere avuto il conforto di un abbraccio, il calore di una stretta di mano, adattati alla buffonata del gomito, il tutto per paura di prendere una malattia che novantanove su cento, oggi come oggi, vi procurerà al massimo un po’ di tosse e mal di gola, o, mal che vada, se non avete novant’anni diabete ipertensione colesterolo alle stelle ed enfisema polmonare, qualche giorno di ospedale. E senza magari concedervi neanche qualche sana scopata, perché vi hanno detto che è pericolosissimo, peggio di AIDS e sifilide e peste e colera messi insieme.

Ancora due parole sulla teppaglia che sta devastando alcune città – e molte altre sicuramente ne devasterà. Io la vedo più o meno come le patologie opportunistiche dell’AIDS: il virus annienta le difese immunitarie e il sarcoma di kaposi ne approfitta per infilarsi nel vostro organismo e distruggerlo. Mi sembra un’analogia perfetta: il virus HIV è il governo, che ha annientato e ridotto alla fame la classe lavoratrice, la quale giustamente tenta di far sentire le proprie ragioni; il governo però non ne vuole sapere, si rifiuta di ascoltare, anzi, aggrava ulteriormente la situazione, costringendoli a protestare (sì lo so, le concordanze sono tutte a senso e a volte anche con poco senso, e non solo qui, e dovrete farvele andare bene così). E a questo punto il sarkoma ne approfitta e fa irruzione, devastando tutto. Sarkoma che, non dimentichiamolo, è in buona parte un elemento esterno, fatto entrare da un altro ramo del governo, ed è coadiuvato da bande che stanno dalla stessa parte politica del governo. Loro sono indiscutibilmente e pienamente responsabili delle proprie azioni, ma se il governo non avesse messo in ginocchio la classe lavoratrice (e per giunta senza alcun vantaggio, perché le persone non si contagiano al ristorante, non si contagiano al bar, non si contagiano in piscina, non si contagiano in palestra al cinema o a teatro, quindi tutta questa ecatombe di sacrifici umani che il governo ha messo in atto per placare il dio covid, non servirà a nulla se non a far morire decine di migliaia di persone per altre patologie), la classe lavoratrice non avrebbe dovuto scendere in piazza e loro non avrebbero avuto spazi in cui infiltrarsi. IL VIRUS È IL GOVERNO. Adesso ci manca solo che come antiretrovirale ci mandi l’esercito, e saremo al gran completo.

Comunque almeno una consolazione ve la posso dare: alla Camera stanno lavorando per voi.

barbara

POST SCRIPTUM
Me n’ero completamente dimenticata e mi è tornato in mente dopo avere pubblicato: la nostra ineffabile ministressa dell’Interno, signora Lamorgese, ha rivolto un appello ai dimostranti pacifici: “Isolate le frange violente”. Cioè, li avete privati del lavoro, li avete costretti a spendere cifre enormi per permettergli di tornare a lavorare, guadagnando comunque un quarto di prima, non hanno neanche fatto in tempo a cominciare a respirare che li avete nuovamente privati del lavoro, e chiedete a loro di farsi carico del contenimento di bande violente e armate che distruggono tutto quello che trovano davanti a sé?! Non scriverò quello che d’istinto mi verrebbe da scrivere di questa signora perché mi dispiacerebbe offendere delle oneste signorine che si guadagnano il loro onesto pane su un onesto marciapiede.
E il signor HIV, che cosa dice il signor HIV? “Se rispettiamo le norme abbiamo buone chance di affrontare dicembre con serenità, in caso contrario ci sarà il lockdown”. Cioè: chiude tutte le attività che NON SONO FONTI DI CONTAGIO, di conseguenza il contagio non diminuirà perché è materialmente impossibile che lo faccia, e quindi ci sbatterà nuovamente in galera. Ho cominciato a dirlo molti mesi fa e continuerò a ripeterlo con sempre maggiore convinzione: l’unica soluzione è la lotta armata.

E IL VAMPIRO HA MORSO ANCORA

e la giugulare, ormai semivuota, si sta afflosciando. Di cose da dire e citare ne avrei da qui all’eternità, ma per oggi mi accontento di questi due importanti articoli.
Le immagini che troverete inserite negli articoli, sono prese dalla rete e inserite da me
, e lo stesso vale per i video.

Così il Palazzo e i media complici cercano di screditare la protesta: i ceti invisi alla sinistra diventano fascisti e camorristi

È in atto un processo di cinesizzazione: i nuovi ultimi, piccoli imprenditori, bottegai e filistei invisi alla sinistra, non possono nemmeno lamentarsi. A Napoli, a Roma scendevano in piazza, miti anche da spaventati, da esasperati, ma con la complicità dell’informazione organica conviene dire che ogni protesta è infiltrata dalla delinquenza organizzata e dai fascisti, mai da altre forme. La sinistra sovversivista che sostiene le rivolte del Black Lives Matter in America, qui tiene i dimostranti in sospetto di criminali, di carogna e vuole sparargli addosso

L’infiltrazione è la strategia del potere quando vuole bloccare il malcontento. Ce la ricordiamo, noi figli del secolo scorso, avevamo imparato a sgamarli subito i personaggi targati alle manifestazioni sul terrorismo, la buonanima di Cossiga teorizzava apertamente la sedizione inscenata per poter domare quella vera. Serve a paralizzare la protesta ma, prima e meglio ancora, a ritorcerla, a strumentalizzarla. Roba da professionisti, ma l’hanno imparata subito gli avventizi attuali, che possono dire: avete visto, non siete affidabili; tumulti a Napoli, tumulti a Roma e noi chiudiamo tutto; lo facciamo per voi, per tenervi in sicurezza. È un colpo basso e lo sanno e lo sappiamo: a Napoli, a Roma scendeva in piazza la gente comune, i bottegai e i precari a vita, miti anche da spaventati, da esasperati, ma conviene dire che erano tutte escandescenze fasciste e camorriste. La verità essendo che in ogni adunata c’è una quota fisiologica di mattocchi o di provocatori e anche a Napoli, a Roma, a quelli di Forza Nuova si saldavano gli altri balordi dei centri sociali e la manovalanza delle famiglie di malaffare. A Napoli, poi! Dove i centri sociali sono tenuti in palmo di mano dal sindaco De Magistris che ha fatto assessora una di loro e di fronte allo spettacolo dei Masanielli magari si leccava i baffi.

e a proposito di infiltrati

Bello, vero?

Ma come la mettiamo col piazzale di Montecitorio, blindato ai cittadini e perfino agli operatori dell’informazione già sere prima degli scontri napoletani e romani, come ha fatto vedere Barbara Paolombelli? La mettiamo che il Potere – per una volta lasciatecelo identificare con la retorica maiuscola, pasoliniana – il Potere sa di essere inviso ai cittadini, per quanto l’informazione organica propali il contrario, e si premunisce; sa che le misure assurde, grottesche in gestazione potranno scatenare autentiche rivolte e agisce per neutralizzarle e per dirottarle.
C’è una tecnica del colpo di stato, ma anche una tecnica dello stato che colpisce, che protegge se stesso. Oggi la tecnica è elementare, sta in questo: dire che ogni protesta è infiltrata dalla delinquenza organizzata e dai fascisti – mai da altre forme. La sinistra sovversivista che sostiene le rivolte del Black Lives Matter in America, qui tiene i dimostranti in sospetto di criminali, di carogna e vuole sparare sulla feccia, come dice quell’esponente piddino.

occhio però, che a mandare le forze dell’ordine per sparare potrebbe andare a finire così

e per voi potrebbe non mettersi troppo bene

Annuncia la titolare del Viminale, la Lamorgese degli sbarchi incontrollati: sono pronta a militarizzare tutto il Paese.

Segnali preoccupanti, che l’informazione controllata non raccoglie e, se li raccoglie, è per legittimarli, per propagandarli. Il ministro Speranza va da Fazio a gettare il suo ballon d’essai, quasi a far intendere che si potrebbe mandare la polizia politica casa per casa, contando sullo spionaggio diffuso. Com’è ovvio ci rimette la faccia ma niente paura, c’è pronto lo Scanzi non più antipiddino il quale lo ospita nel suo piccolo talk show, gli stende rossi tappeti d’amore.

Ai tempi si chiamava collaborazionismo, oggi conviene dire senso di responsabilità. Come i testimonial del Covid, cantanti, sportive, perfino politiche in fama di gossippare che annunciano orgasmiche: anche io sono positiva! Sono spontanee o ispirate simili pagliacciate? Lo sanno o non lo sanno che così facendo contagiano di isteria somatizzante migliaia di anime semplici? Ma sì, ma quante storie, l’importante è esserci, mettersi in mezzo, ci può sempre scappare un affare, la logica influencer ha contagiato anche loro, ha contagiato tutti.
Il ceto medio che fu, la borghesia mercadora sempre in fama di meschina e farabutta, non ha più voce in capitolo; se scende in piazza la confondono coi fascisti e i mafiosi, se protesta in televisione la prendono in giro, la zittiscono. Pierluigi Bersani, che proviene dal PCI, ha fatto capire senza timor di vergogna che non meritano alcun sostegno perché tanto sono più o meno tutti evasori. Il governo che chissà perché si ostinano a definire rosso-giallo quando è semmai rosso antico, cambogiano o socialfascista, per l’intera filiera produttiva ha stanziato l’elemosina di 6 miliardi e il Pd è chiaramente per un atteggiamento punitivo, basta sentirli parlare. E più ci si sposta all’estrema e più si avallano misure concentrazionarie: chi è che spalleggia senza scrupoli le trovate devastanti e repressive di Conte? La sinistra fantasma delle sigle evanescenti di Liberi e UgualiSinistra e Libertà.
È in atto un processo di cinesizzazione, o, come diceva il Mussolini proveniente dal socialismo massimalista rivoluzionario: “Tutto nello stato, nulla al di fuori dello stato, niente contro lo stato”. Ma lo stato è in braghe di cartone e i soldi dell’Europa non arriveranno. I nuovi ultimi, i piccoli imprenditori, i bottegai e filistei invisi alla sinistra, e purtroppo anche alla destra romantica e parolaia, muoiono senza potersi neppure lamentare, ma solo chi ci è passato sa che abbassare una saracinesca per l’ultima volta non è la morte di un’attività ma della propria vita, dei propri sforzi, delle speranze, della fatica, della libertà di una vita.
Max Del Papa, 26 Ott 2020, qui.

Una Caporetto sanitaria, economica, giuridica. Ma ora guai a farsi tentare da “governissimi”

Che il governo fosse allo sbando, del tutto inadeguato ad affrontare questa emergenza, noi di Atlantico Quotidiano l’avevamo ben chiaro già dal marzo scorso [beh, non solo voi, ma chiunque avesse occhi da vedere, orecchie da sentire e neuroni da connettere]. Che l’uso, anzi l’abuso dei Dpcm fosse una deriva pericolosa, uno strappo allo stato di diritto e alla dinamica democratica, anche. Sulla comunicazione irresponsabile di Palazzo Chigi siamo tornati più volte. Ma tutto si sta ripetendo.

Sì, ma non proprio proprio uguale:

La linea dello scaricabarile sugli italiani non cambia: il governo è capace solo di scaricare l’emergenza su cittadini e attività economiche, cioè sulla sfera privata, prima imputando loro l’aumento dei contagi, poi disponendo obblighi e divieti, mentre continua a dimostrarsi totalmente incapace di occuparsi di ciò di cui è responsabile: la sfera pubblica. Le misure contenute nell’ultimo Dpcm – il terzo in dieci giorni! – ne sono la prova. Dopo nemmeno un mese di risalita dei contagi, il sistema sanitario (e di protezione civile) si trova nuovamente del tutto impreparato dinanzi a ciò che era ampiamente e da tutti previsto, nonostante il governo abbia avuto 5-6 mesi di tempo per rafforzarlo e riorganizzarlo.
Quello che andava fatto, e non è stato fatto, è sotto i nostri occhi

e oggi, a differenza della primavera scorsa, è sotto gli occhi dei cittadini, aumentandone l’esasperazione. Non sono state aumentate a sufficienza le terapie intensive né create strutture temporanee idonee a ospitare malati Covid; non è stato potenziato a sufficienza il personale negli ospedali e nelle Asl, per cui l’esito dei test non è ancora tempestivo come dovrebbe, il tracciamento dei contatti è lento ed è andato subito in tilt; non è stato potenziato il trasporto pubblico locale né sono stati implementati test rapidi per le scuole; non esistono protocolli per seguire nelle loro case i pazienti meno gravi, che invece vanno a intasare gli ospedali con ricoveri al 20-30 per cento non necessari.
Ad agosto, ricorderete, la telenovela del bando per i banchi a rotelle… Non sapevamo, all’epoca, che il bando per le nuove terapie intensive sarebbe arrivato solo a ottobre. E solo sabato scorso, 24 ottobre, la Protezione civile si è degnata di far partire i bandi per 1.500 unità di personale medico e sanitario e 500 addetti amministrativi a supporto del contact tracing.
Insomma, un disastro. Il conto, salato, è arrivato con il Dpcm di ieri a cittadini e imprese. Subdolamente: un inizio di lockdown senza chiamarlo lockdown.
Misure adottate con l’unico scopo di far vedere che il governo sta facendo qualcosa, purchessia. Il loro impatto sulla diffusione del virus sarà probabilmente trascurabile, visto che non sono supportate dai dati dei contagi nelle attività che si vanno a chiudere e limitare.

Si tratta quindi di misure prive di logica, ragionevolezza e proporzionalità, principi cardine che dovrebbero guidare le decisioni quando sono in gioco limitazioni così profonde delle libertà fondamentali. Esiste una stima dei contagi avvenuti nei locali di quelle attività, nelle ore in cui saranno obbligate a chiudere? Una rapida verifica si potrebbe fare: quanti ristoranti e locali sono stati chiamati dalle Asl per risalire ai contatti di un positivo tramite i loro registri? L’emergenza Covid sembra ormai autorizzare in astratto qualsiasi limitazione di diritti che, al pari della salute, sono tutelati dalla Costituzione. E per di più, con atto amministrativo, non avente forza di legge.
Bar e ristoranti, piscine e palestre, cinema e teatri, che in questi mesi hanno investito tempo e denaro per adeguare i loro locali, applicato i protocolli, insomma si sono preparati a tenere duro, rispettando le regole e accettando di dover comunque perdere clienti e fatturato, ora sono costretti di nuovo a chiudere da un governo che invece non ha fatto la propria parte, li ha (e ci ha) traditi.

Ieri il presidente del Consiglio Conte ha assicurato che le “misure di ristoro” per i titolari delle attività interessate dalla chiusura saranno in Gazzetta Ufficiale “già martedì” [con potenza di fuoco, immagino]. Ma quanto? Entro quando? In che forma? Con quali criteri? Ha parlato addirittura di accredito in conto corrente. Ma se si può fare oggi, perché non si è fatto la primavera scorsa?
Il ministro dell’economia e delle finanze Gualtieri ha parlato di indennizzi “entro metà novembre” per 350 mila aziende, credito di imposta sugli affitti, eliminazione della rata Imu, cassa integrazione per i dipendenti e 1.000 euro per i collaboratori.
Sono evidentemente consapevoli che la rabbia sta montando. Ma quale residua credibilità hanno, visto che le “misure di ristoro” promesse nei mesi scorsi, e introdotte con il “Decreto Agosto”, convertito in legge il 13 ottobre, non sono ancora arrivate?
Il Paese è una pentola a pressione pronta ad esplodere. Avrebbero dovuto immaginare – Daniele Capezzone, dalle trasmissioni tv in cui è ospite, lo ripete da mesi, fino alla noia – che in autunno i nodi di misure di “ristoro” gravemente insufficienti sarebbero venuti al pettine, e la crisi economica e sociale si sarebbe manifestata in tutta la sua drammaticità.
E per quanto il Palazzo e i media compiacenti possano chiamare in causa criminalità organizzata e fascisti per screditare le proteste, come spiega bene Max Del Papa oggi, sarebbe un grave errore sottovalutare l’esasperazione diffusa – e acuita dalla ormai palese inadempienza delle istituzioni. Sapevamo che il lockdown era una misura “one shot”, che un secondo sarebbe stato insostenibile, ma l’hanno sprecato…
Uno degli effetti dell’uso dei Dpcm, combinato con un sistema mediatico “corrotto”, perché militante,

è anche un processo decisionale deviato e un dibattito politico schiacciato sulle dinamiche interne alla maggioranza. Esautorato il Parlamento, le opposizioni si trovano in un cono d’ombra. Le misure da inserire nei Dpcm sono discusse in riunioni informali tra il premier, alcuni ministri e i capi delegazione dei partiti di maggioranza, poi tra governo e presidenti di regione,

e se i presidenti di regione – TUTTI i presidenti di regione – sono contrari, nessun problema: li si ignora, e si procede oltre:

quindi anticipate e commentate dalla stampa, e infine diventano esecutive senza passare per le aule parlamentari (che vengono “edotte” solo diversi giorni dopo). Le obiezioni di chi è fuori da questo circuito valgono quasi zero.
Da qui derivano, per esempio, le difficoltà del leader della Lega Matteo Salvini nel formulare una linea coerente, che rischia di venire contraddetta nella dialettica tra i governatori leghisti e il governo. E d’altra parte, farebbe il gioco dei suoi avversari se entrasse in conflitto aperto con essi su questa o l’altra misura. Non si parlerebbe d’altro.
In questa situazione di emergenza sanitaria ed economica, e di estrema debolezza del governo Conte, non sorprende che si torni a parlare di governo di unità nazionale – anche se ci sembra che non stiano arrivando segnali in questo senso dagli ambienti della maggioranza o dal Quirinale, e che si tratti più di un wishful thinking di alcuni commentatori e di settori dell’opposizione ansiosi di tornare in gioco.
Ma dopo essere state emarginate per mesi, le opposizioni dovrebbero davvero mettere la faccia nella gestione di un simile disastro? E per fare cosa esattamente?
Non vediamo all’orizzonte un “Dream Team” in grado di fare in 2-3 settimane ciò che si sarebbe potuto e dovuto fare in 5-6 mesi. La prima misura da adottare, condividendone la responsabilità, sarebbe un nuovo lockdown. L’unità nazionale sarebbe stata auspicabile all’inizio di questa emergenza, o al più tardi alla fine del lockdown della primavera scorsa, fissando una data certa entro cui tornare al voto. Ma oggi, se dovesse giungere un simile invito, sarebbe unicamente perché Pd e 5 Stelle non vogliono essere i soli a intestarsi il secondo lockdown. Hanno fatto un disastro e le opposizioni dovrebbero arrivare in soccorso per spartirsi le colpe? Ricordiamo, tra l’altro, che l’ultima volta, dopo le “larghe intese”, ci siamo ritrovati con un certo movimento prima al 25, poi al 33 per cento…
Basta isteria. Non si può ridurre alla fame metà della popolazione, i partiti di maggioranza e più alti sponsor di questo governo si assumano per intero la responsabilità della totale impreparazione alla seconda ondata, dei decessi e dei fallimenti, e si voti in primavera. Un governo di unità nazionale, oggi, servirebbe solo ad annacquare le responsabilità, non certo per trovare ricette miracolose.
“Quella di far passare gli anti-lockdown per negazionisti è forse una delle truffe intellettuali più miserabili degli ultimi decenni”, ha osservato su Twitter il nostro Enzo Reale. E, ha aggiunto:

“Se sul merito delle misure adottate o da adottare le opinioni possono essere divergenti, è stupefacente come si accetti senza fiatare la loro imposizione al di fuori delle minime garanzie costituzionali, rinunciando in nome dell’emergenza ai principi dello stato di diritto. Ancora più sorprendente se si pensa che questa rinuncia proviene da quella parte dello spettro politico che ha fatto della legalità la sua bandiera contro gli avversari politici negli ultimi tre decenni. Ma evidentemente è una legalità selettiva, come la memoria”.
Federico Punzi, 26 Ott 2020, qui.

Poi chi ha ancora un po’ di tempo ed è interessato ai numeri completi e non taroccati, può magari andare a dare un’occhiata qui.
Ricordiamo, in ogni caso, che il mondo ci guarda e ci ammira, ma proprio tanto tanto tanto

Comunque non è il caso di preoccuparci eccessivamente, dal momento che adesso sappiamo esattamente come si diffonde il contagio

e abbiamo a disposizione un modo sicurissimo per evitarlo

e sappiamo con certezza che prima o poi smetterà di piovere e sorgerà l’arcobaleno

So che c’è poi una domanda, di carattere lessical-giuridico, che vi tormenta, ma io ho trovato la risposta, eccola:

Un’altra ottima notizia è che, alla faccia di quel genio del virologo (VIROLOGO eh, ho detto VIROLOGO!) Fabrizio Pregliasco che raccomanda alle coppie sposate o comunque conviventi l’astinenza o il fai-da-te (separato, mi raccomando, non reciproco!) perché lì è tuttotuttotutto pericolosissimo, anche le variazioni sul tema, anche le posizioni diverse che permettono di non respirarsi in faccia, il pericolo è annidato ovunque, alla facciaccia sua, dicevo, il sesso sicuro esiste anche al tempo del coronavirus

e comunque dobbiamo stare tranquilli, perché sappiamo con certezza che

ANDRÀ TUTTO BENE!

barbara

L’UNICO VIRUS È IL GOVERNO

Che non è poi molto lontano dallo slogan iniziale secondo cui “l’unico virus è il razzismo”: lì il presunto obiettivo del razzismo era il popolo cinese, qui l’obiettivo reale è il popolo italiano. Con la differenza però che lì si trattava di chi – non necessariamente cinese – arrivava dalla Cina e lo strumento proposto era una quarantena di un paio di settimane, con la finalità di verificare se erano contagiosi, mentre oggi l’obiettivo siamo tutti noi italiani al gran completo, lo strumento è la cancellazione dei nostri diritti, della nostra libertà, della nostra socialità, e la finalità è il nostro annientamento. Qualche dubbio? Basta guardare un solo provvedimento. Qual è la cosa da evitare nel modo più assoluto in caso di epidemia? Gli assembramenti, lo sanno tutti – e non a caso il governo approfitta dei morti di fine ottobre per lanciare anatemi sui giovani che sono andati in discoteca (col benevolo permesso del governo, non dimentichiamolo) a luglio: si sono assembrati, si sono ammucchiati, si sono strusciati, e hanno assassinato i loro nonni. Ma lasciamo stare. Gli assembramenti. Da evitare come la peste perché ci fanno ammalare. E dunque che cosa fa il nostro conticino bello? Accorcia gli orari. Lo aveva già fatto la primavera scorsa: orari dei supermercati accorciati e chiusura domenicale, provvedimento di cui sembrerebbe prospettarsi la reintroduzione. Adesso qualche presidente di regione ha istituito, e qualcuno auspica di estenderlo a tutto il territorio nazionale, il coprifuoco (mai applicato se non durante la guerra, e solo nel periodo più drammatico dell’occupazione – la prova più lampante, se mai ne servisse una, che quei signori non sono i nostri governanti, bensì una POTENZA OCCUPANTE). Conseguenze: nei negozi, avendo meno tempo a disposizione e lo stesso numero di persone con la necessità di approvvigionarsi, un maggiore assembramento. Poi pensiamo a quante persone posso incontrare in un’ora di passeggiata, anche in pieno centro, alle due di notte e quante alle quattro del pomeriggio, e il quadro diventa perfettamente chiaro: il governo sta prendendo tutte le misure possibile per farci ammalare. Possibilmente, vista l’età media della popolazione con annesse patologie legate all’età, farci morire. E mettiamoci anche questo

Ma veramente lasciare mezzi posti a sedere vuoti e tenere la gente in piedi tutta appiccicata è più salutare che far occupare tutti i sedili e sfoltire i corridoi?

Se poi aggiungiamo il ventilato progetto di far partire il coprifuoco alle sei di sera, ciò significa che dovranno chiudere, e quindi morire anche se giovani – di fame questa volta – i titolari di bar ristoranti pizzerie e ogni altro genere di locali. E i dipendenti che saranno costretti a licenziare. E i fornitori che non avranno più nessuno da rifornire. E tecnici manutentori e riparatori che non avranno più niente da controllare o riparare. Insomma, per come l’hanno organizzata – soprattutto lavorandoci duro per tutta l’estate –

il dubbio che l’obiettivo sia proprio quello di farci ammalare e possibilmente morire, a me sembra legittimo. E quando tanti tanti tanti di noi saranno morti, di cervelli capaci di rifiutare di farsi friggere dalla narrativa del terrore ne resteranno così pochi da non rappresentare più una minaccia.

E poi parliamo dell’annientamento della dimensione sociale – ossia umana – in atto, con sempre maggiore successo da ormai otto mesi.

IL PARADIGMA TOTALITARIO DEL “DISTANZIAMENTO SOCIALE”. Sul libro di Giorgio Agamben “A che punto siamo? L’epidemia come politica”

L’articolo che apre questa raccolta di Giorgio Agamben fu pubblicato il 26 febbraio su “Il Manifesto”. Era ancora il periodo – ma sarebbe finito prestissimo – in cui la sinistra declamava che “l’unico contagio è il razzismo”, correva ad abbracciare cinesi e a prendere aperitivi. Ben più seria e addirittura profetica era però la posizione espressa da Agamben, isolata sul quotidiano “comunista”. Agamben notava la sproporzione fra la realtà, in quel momento, del Covid 19 in Italia e i provvedimenti eccezionali che venivano presi e denunciava la restrizione delle fondamentali libertà costituzionali, paventando e prevedendo che il decreto adottato per le regioni del Nord potesse essere esteso a tutto il territorio nazionale. Lamentava, infine, che una gigantesca, irrazionale onda di paura stesse percorrendo l’umanità e denunciava la sua strumentalizzazione da parte dei potenti: «Così, in un perverso circolo vizioso, la limitazione della libertà imposta dai governi viene accettata in nome di un desiderio di sicurezza che è stato indotto dagli stessi governi che ora intervengono per soddisfarlo».
Passati non molti giorni, Agamben venne investito da reazioni furibonde e da veri insulti. Quell’articolo fu l’ultimo da lui scritto sul “Manifesto”. Anzi, fu l’ultimo scritto su un qualsiasi giornale. Circa un mese dopo, il Corriere della Sera, gli chiese un intervento, ma quando Agamben lo inviò, benché la sua denuncia fosse piuttosto “edulcorata” rispetto agli altri articoli, il quotidiano milanese glielo rifiutò (Agamben lo ha comunque inserito nella raccolta). E così tutti gli articoli che compongono il libro, a parte il primo, hanno trovato ospitalità solo sul sito di “Quodlibet” (“Quodlibet è la casa editrice fondata da alcuni allievi dello stesso Agamben, dopo la sua rottura con Einaudi). La raccolta è poi completata da alcune interviste, tutte a media esteri: a “Le Monde”, alla radio svedese, alla rivista greca “Babylonia”.
Dopo gli insulti, quindi, il silenzio, la rimozione, la censura.
Ma cosa dice di così scandaloso e forse “pericoloso per il sistema” – come si sarebbe detto una volta – quello che fino a pochi mesi fa era uno dei più prestigiosi e celebrati filosofi italiani?
I poteri del mondo, scrive Agamben, hanno colto il pretesto di una pandemia – vera, simulata o ingigantita è ora questione secondaria – per trasformare radicalmente, attraverso lo strumento dello “stato di eccezione” (volgarmente: emergenza) il paradigma politico dominante, abbandonando definitivamente la democrazia borghese, liberale e parlamentare, costituzionale che era già in crisi. Lo stato di eccezione ha infatti comportato “la pura e semplice sospensione delle garanzie costituzionali”. Si è innanzitutto instaurato un “regime di terrore sanitario”, fondato su una sorta di “religione della salute”. «Quello che nelle democrazie borghesi era il diritto del cittadino alla salute si rovescia, senza che la gente sembri accorgersene, in un’obbligazione giuridico-religiosa che deve adempiersi a qualunque prezzo». E il prezzo, come ora vedremo, è altissimo, pressoché inestimabile.
L’incrocio fra questa religione della salute e il potere statale fondato sullo stato di eccezione ha portato così a un nuovo paradigma di governo che Agamben definisce “biosicurezza”. Si tratta probabilmente del paradigma di potere più efficace di tutta la storia dell’Occidente. Mettendo in questione una minaccia alla salute, ma in realtà in nome di una “sicurezza sanitaria” del tutto astratta e largamente fittizia, gli uomini si sono infatti mostrati pronti ad accettare limitazioni della loro libertà che mai erano stati disposti a tollerare, neanche durante le due guerre mondiali e sotto le dittature totalitarie. I cittadini sono stati disposti a sacrificare praticamente tutto: non solo le fondamentali libertà personali, ma le condizioni normali di vita, le relazioni sociali, il lavoro, le convinzioni religiose e politiche, perfino l’amicizia, gli affetti, l’amore. Ciò che più sconcerta è che il sacrificio della libertà e di tutto ciò che caratterizza una vita degna, umana e normale viene spacciato e viene accettato come massimo esempio di civismo, di responsabilità e di altruismo. Con l’acquiescenza delle chiese, è stato finanche abolito il “prossimo”, ridotto a una possibile fonte di contagio, ad un potenziale ammalato da non visitare. La chiesa – e quella cattolica è guidata da un papa che porta il nome di uno che i lebbrosi li baciava – ha così completamente rinnegato e tradito i propri valori, inchinandosi al Baal della religione della scienza.
Di fronte – non alla malattia o alla morte – ma al semplice “rischio” di ammalarsi – un rischio peraltro del tutto imprecisato, perché basato su dati scientificamente inconsistenti e su una colossale operazione di falsificazione della verità portata avanti dal coro unanime dei media –  tutti o quasi si sono aggrappati soltanto a ciò che Agamben chiama la “nuda vita”, una entità puramente biologica, spogliata di ogni componente affettiva e culturale, ossia di tutto ciò che rende l’esistenza umana
Di questa “Grande trasformazione”, l’Italia è stata il laboratorio, mostrandosi pronta ad adattare il modello cinese a un paese occidentale formalmente democratico (è stato questo il vero “modello italiano”). Quando gli storici del futuro avranno chiaro che cosa era in gioco in questa pandemia, scrive Agamben, questo sembrerà loro uno dei momenti più vergognosi della storia italiana e coloro che lo hanno guidato e governato saranno giudicati degli irresponsabili privi di ogni scrupolo etico.
Non vale per Agamben, la confortante obiezione secondo cui tutto ciò sarebbe temporaneo, perché governo ed esperti dichiarano esplicitamente che ciò a cui dovremo abituarci, anche finita la fase acuta della cosiddetta emergenza, è il “distanziamento sociale”, ossia proprio il nucleo essenziale e fondante del nuovo paradigma di potere, il nuovo principio di organizzazione della società. Del resto, lo stesso termine adottato tradisce l’intenzione di trasformare il distanziamento in qualcosa di permanente e in un nuovo paradigma di società: non è stata scelta infatti l’espressione che sarebbe stata più ragionevole, se si fosse trattato di un semplice dispositivo medico, non si è parlato di distanziamento “fisico” , ma si è subito parlato di “distanziamento sociale”, forse per far comprendere che si trattava di una nuova forma di vita in società a cui dovevamo abituarci
Il paradigma del  “distanziamento sociale” comporta “nulla di meno che la pura e semplice abolizione di ogni spazio pubblico” e questa assoluta cessazione di ogni attività politica e di ogni rapporto sociale viene poi presentata ed accettata, ironicamente, come la massima forma di partecipazione civile.
Ancora una volta la pandemia viene usata per portare alle estreme conseguenze processi in atto che senza di essa sarebbero rimasti limitati: si approfitterà del distanziamento per sostituire i dispositivi tecnologici ai rapporti umani nella loro fisicità, per vietare ogni tipo di riunione e comunione umana “in presenza”. In pagine molto efficaci, Agamben scrive, tra l’altro, che ciò costituisce un vero requiem per l’università.
Ci sono prospettive di resistenza? Certamente ci sono, per Agamben, a patto che si raggiunga una coscienza del problema che al momento sembra completamente assente. Ma dovranno essere nuove forme di resistenza e pensare a nuovi paradigmi politici, che sfuggano all’alternativa fra una democrazia che degenera in dispotismo – come aveva già rilevato Tocqueville – e un totalitarismo che assume forme apparentemente democratiche, e che prendano atto della crisi probabilmente irreversibile delle tradizionali democrazie liberali.
Vale la pena infine di citare la splendida citazione di Montaigne, con la quale Agamben risponde alla giornalista straniera che gli chiede se, data la sua età (Agamben è del 1942), non sia preoccupato per un possibile contagio:
«Noi non sappiamo dove la morte ci aspetta, aspettiamola ovunque. La meditazione della morte è meditazione della libertà. Chi ha imparato a morire, ha disimparato a servire. Saper morire ci libera di ogni soggezione e di ogni costrizione»
Angelo Michele Imbriani, qui.

Ma nonostante tutto questo – così come tante altre cose di cui si è già abbondantemente parlato – sia sotto gli occhi di tutti, vedo crescere ovunque l’isteria collettiva, il terrore della morte nera in agguato, l’invocazione di nuove ulteriori misure restrittivi, la chiusura di tutto prima di Natale, divieto di circolare in qualunque condizione fino a quando non arriverà il vaccino, anche se probabilmente dovremo aspettare ancora un anno o forse più – perché tanto hanno il cervello fritto e fulminato, da immaginare che dopo altri sei o dodici mesi di chiusura ci possa ancora essere qualcuno di vivo qua intorno.

barbara

PROGRESSISMO VS CONSERVATORISMO RETROGRADO OSCURANTISTA

Parto con la destra, l’orrendissima destra illiberale, intrinsecamente fascista, nemica della democrazia, che vorrebbe riportarci al medioevo (che nessuno sa che cosa diavolo voglia dire, ma è un modo di dire che riempie bene la bocca). Parto da quella perché poi potrete rialzarvi il morale con la parte migliore della società.

Visto che brutta roba? (Anche eccellente attore, tra l’altro) A proposito, per chi se lo fosse perso, l’invito di Sgarbi lo trovate qui. Ma adesso rallegratevi, che arrivano le magnifiche sorti e progressive ad opera di chi va a conquistar la rossa primavera dove sorge il sol dell’avvenir.

Visto che meraviglia lo spettacolo di vauretto nostro che di fronte al coro di proteste per la puttanata che ha detto, recita la parte del martire del Libero Pensiero? (Che poi, a dirla proprio tutta, questo Vauro ciccione non vi sembra che abbia l’aria un po’…?) E a proposito di Babbo Natale e quindi Natale, che ormai non è più lontanissimo, e quindi Gesù Bambino e quindi presepe, eccovi qualche suggerimento utile

E poi succede, in questa nostra epoca strana, di sentire un signore molto molto sinistro che dice cose tremendamente sensate

E poi abbiamo un altro signore talmente universale, talmente bravo, talmente poliedrico, da riuscire a farsi perculare da tutti, di destra come di sinistra

E infine una cosa da leggere, che se no mi ci perdete l’abitudine e questo non va bene.

Cosa resta di “liberale” in Italia? Il declino economico va di pari passo con il declino della libertà

Chiunque abbia letto Hayek potrà dirvi che è un film già visto: lo Stato che si aggrappa all’emergenza per espandere i propri poteri, il ricorso agli “esperti” che nessuno può contraddire, la totale subordinazione delle assemblee democratiche al potere dell’esecutivo e di quelle figure “speciali” scelte per affrontare l’emergenza. È proprio questo il modo in cui uno Stato si avvicina al totalitarismo, su una strada lastricata di buone intenzioni, di “competenze”, di “necessità di protezione”

I difficili giorni che stiamo vivendo, mentre affrontiamo una seconda ondata di contagi da coronavirus, ci presentano un Paese profondamente diviso, inquieto e confuso. Mentre la recessione minaccia la nostra economia, il caos regna sovrano anche nelle istituzioni, come mostrano i battibecchi continui tra Stato e Regioni. E non si possono tacere grandi perplessità, da un punto di vista liberale, circa l’opportunità e la legittimità morale del modo in cui il governo sta intervenendo per fronteggiare l’emergenza. 
La totale assenza di chiarezza e sensatezza nei provvedimenti presi (basti pensare al barista di Catanzaro, che chiude a mezzanotte e riapre a mezzanotte e un quarto, nel pieno rispetto del Dpcm) richiede una volta di più una riflessione su quello che è diventato il nostro Paese: siamo ancora una democrazia liberale?
La prima vera domanda che dovremmo porci è se lo siamo mai stati: una Costituzione profondamente rigida che mette il lavoro prima della libertà, che non concede ai popoli che fanno parte del Paese di decidere democraticamente di percorrere strade diverse, che addirittura non vuole che i cittadini si esprimano sulle tasse, sulle questioni internazionali e sulla forma dello Stato, non pone le migliori premesse per quella che dovrebbe essere una democrazia liberale.
Questo governo però sta riuscendo, con i suoi metodi, con la sua comunicazione e con l’aiuto di drappelli di esperti e giornalisti, a estirpare qualsiasi residuo germe di libertà rimasto in Italia, e la mia non è una “sparata”, qualcosa per “alzare i toni”, ma la semplice constatazione del fatto che il declino di questo Paese sta andando di pari passo con il declino delle sue libertà. Ho parlato di “declino” perché è proprio questa la parola che Hayek, uno dei padri del liberalismo di scuola austriaca, usa nella sua opera “La società libera” per descrivere la situazione di uno Stato in cui avere opinioni diverse da quella corrente costituisce motivo di riprovazione.
Se pensiamo a quello che succede in Italia, dove a comandare non è più la politica ma l’opinione di questo o quel virologo, stiamo arrivando alla fotografia perfetta del declino. In Hayek c’è tutto: lo Stato che si aggrappa all’emergenza per espandere i propri poteri, il ricorso agli “esperti” che nessuno può contraddire, addirittura (ed è il nostro caso) la totale subordinazione delle assemblee democratiche (in cui dovrebbe risiedere il potere vero, quello emanato dal voto popolare) alle decisioni e al potere dell’esecutivo e di quelle figure “speciali” scelte per affrontare l’emergenza. È la democrazia che si mangia da sola cancellando ogni tratto liberale e cedendo ai nuovi valori della “competenza”, della “pianificazione” e del “controllo”. La competenza peraltro è davvero un valore, ma non quando viene sventolato per mettere a tacere gli altri.
Cosa rimane quindi di “liberale” al nostro Paese? Ben poco ormai: accanto a larghe fasce di popolazione stufe di questo modo di fare ci sono ampie schiere di esperti, giornalisti e quant’altro pronti a difendere ogni mossa del premier e ad accusare chiunque la pensi in modo diverso di “negazionismo” e ignoranza. Lo Stato si inserisce prontamente emanando Dpcm confusi e pieni di falle, prolungando lo stato di emergenza per poi non garantire una effettiva preparazione alla seconda ondata, giustificando atti e affermazioni liberticide con la retorica del “è necessario”.
Chiunque abbia letto Hayek e la scuola austriaca potrà dirvi che è un film già visto: è proprio questo il modo in cui lo Stato si avvicina al totalitarismo, ossia su una strada lastricata di buone intenzioni, di “competenze”, di “necessità di protezione”. È lo stesso meccanismo per cui, in economia, lo Stato cresce sempre senza mai fermarsi: trovando di volta in volta un’azienda decotta da salvare, un’ingiustizia da sanare o una disuguaglianza da “riequilibrare”, lo Stato continua a spendere i soldi dei contribuenti e se possibile a ingigantire la mole del debito. Questo è frutto del pericolo di cui parlava Hayek in “La via della schiavitù”, una delle sue opere più celebri: scambiare la democrazia per un “fine” politico, quando essa in realtà è solo uno dei molteplici strumenti utilizzabili per arrivare alla libertà. Se la “legittimazione democratica” di uno Stato porta lo Stato stesso a potersi permettere provvedimenti illiberali e a mettere a tacere chi la pensa in modo diverso, la schiavitù diventa un dato di fatto, il totalitarismo una realtà.

Francesco Zanotti, 21 Ott 2020, qui.

E ormai, infatti, lo è.

barbara