INSALATA MISTA

De governeide

Emanuel Segre Amar

Lettera aperta al presidente Conte Giuseppe.

Oggetto: cassa integrazione

Signor presidente,

le scrivo questa mia dopo aver letto che lei ha affermato, in proposito: “Ammetto ritardi, non rispondo su carenze strutturali (?)”.
Le chiedo, signor presidente come giustifica che una operatrice sanitaria, messa in cassa integrazione il 7 marzo, ha ricevuto una comunicazione che la sua cassa integrazione sarebbe stata pagata in settembre.
Le chiedo, signor presidente, come giustifica che un’impiegata romana con 20 anni di anzianità ha ricevuto una cassa integrazione di € 480.- (quattrocentoottanta). Le faccio osservare, signor presidente Conte Giuseppe, che questa italiana deve vivere per un mese, comprendendo tutte le spese, con quanto viene dato in 12 (dodici) giorni come argent de poche ai migranti che, loro, sono mantenuti in alberghi e strutture apposite.
Mi permetta, signor presidente, ma io vedo grosse carenze strutturali.

Con ossequio

Emanuel Segre Amar

Emanuel Segre Amar

Lettera aperta al ministro della Giustizia Bonafede

Gentile signor Ministro,

mi permetto qui di portare alla sua attenzione la necessità che, per il tramite della burocrazia che la circonda, lei si preoccupi di far funzionare i tribunali anche a beneficio del cittadino comune.
Dopo code estenuanti, iniziate ore prima dell’apertura degli uffici del tribunale di Torino (è normale che gli uffici aprano al pubblico alle ore 9.30?) rese necessarie per la disponibilità di ricevere inizialmente solo 10 cittadini, poi cresciuti a 40, sempre troppi pochi, con code organizzate da personale che non conosce gli uffici (sono infatti appartenenti all’arma dei carabinieri), io mi sono sentito rispondere che, per avere una semplice postilla su un documento rilasciatomi in precedenza dallo stesso tribunale, ma che, per essere riconosciuto valido, ha bisogno anche di questo ulteriore timbro, dovevo rivolgermi ad un altro ufficio (gentilmente mi è stato indicato il numero di telefono), al quale non potevo comunque accedere direttamente.
Dopo aver dunque parlato telefonicamente con un’impiegata di questo ufficio, che mi ha detto di chiamare un altro numero, mi sono sentito rispondere: ma chi le ha dato il mio numero? Lei deve inviare una mail e le fisseremo un appuntamento. Lo stesso mi sarà fissato… a fine luglio.
Signor ministro, capisco che questo genere di inconvenienti siano da classificare tra i minori, ma, siccome la Giustizia dovrebbe essere al servizio di noi cittadini, le invio questa mia lettera aperta per invitarla ad utilizzare i suoi ispettori non soltanto per controllare chi libera pericolosi malavitosi con motivazioni non sempre chiare, ma anche a chi non rispetta i diritti di noi cittadini.

La ringrazio per la sua attenzione e le invio distinti saluti

Emanuel Segre Amar

Torino

Rebecca Mieli

Israele è una minaccia nucleare?

No, non l’hanno detto a Teheran, ma a Roma. E non l’hanno detto degli studenti, ma in Senato, contro L’Ambasciatore di Israele.
Il movimento cinque stelle continua imperterrito a collezionare figure di mer*a.
Sarebbe da chiedersi se l’onorevole Petrocelli ha mai avuto la possibilità di apprendere qualche elemento di storia e-o strategia nucleare, o se invece – proprio come la gaffe su Pinochet, o quella su Matera in Basilicata – sia proprio un format dei grillini quello di non sapere assolutamente niente su nessuna area geografica, di ignorare qualsiasi regola del dialogo internazionale, di essere totalmente incredibilmente inetti e inadatti a qualsiasi tipo di ruolo istituzionale.
Speriamo si dimetta. Per la poca credibilità che é rimasta a questo paese.

“In Commissione Affari Esteri al Senato il M5S ha messo in imbarazzo il Paese di fronte a Israele: ieri – nel corso dell’audizione in teleconferenza con l’ambasciatore israeliano – il presidente della Commissione Vito Rosario Petrocelli, forse convinto di non essere sentito, ha ironizzato contro l’ambasciatore perché non aveva risposto ad una domanda provocatoria sul fatto che Israele possa essere o meno una ‘minaccia nucleare’, scatenando le comprensibili ire dello stesso ambasciatore. Purtroppo per lui e anche per i membri della Commissione, visibilmente in imbarazzo per l’accaduto, la teleconferenza era ancora aperta e tutti hanno sentito le parole sgradevoli del presidente Petrocelli. ‘Lasciamo questo incontro senza sapere se Israele è una minaccia nucleare’ – ha chiosato il davvero poco diplomatico presidente 5 Stelle. ‘Questo è il problema dell’Italia – ha risposto l’ambasciatore israeliano -: che deve capire qual è la realtà del medioriente, non è questa la domanda giusta, noi dobbiamo difenderci, questo è il punto, ottanta anni dopo l’Olocausto’. “L’evidente visione ideologica e di parte di Petrocelli – dice Stefano Lucidi, capogruppo della Lega in Commissione Esteri – non può mettere in imbarazzo l’intero parlamento, con una gestione faziosa e antagonista della Commissione. Il M5S si scusi con il governo israeliano e Petrocelli rassegni le dimissioni”. “Siamo stanchi delle gaffe in politica estera dei Cinque Stelle, che guarda a regimi dittatoriali come Cina e Venezuela e che genera continue fratture con partner importanti come Israele”

 

 

De statueide

Giacomo Manzoli

Vorrei lanciare una petizione per una modifica di tutte le statue che raffigurano la cosiddetta “lupa capitolina”. Vorrei fosse chiaro che si tratta di una proposta ragionevole e moderata: non intendo distruggere queste statue, anche perché il messaggio di una lupa che allatta un umano mi pare vada incontro a istanze animaliste senz’altro condivisibili. La proposta è modificare queste statue, rimuovendo uno dei due gemelli, segnatamente Romolo.
lupa
Trovo infatti inaccettabile che si renda omaggio ad un bieco figuro, imperialista, fratricida e predatore sessuale seriale (il ratto delle sabine). Propongo quindi di lasciare la lupa ad allattare il solo Remo, prototipo della vittima innocente. E in questa saggia damnatio memoriae, si potrebbe approfittarne per modificare il nome della Capitale, troppo vicino alla radice del nome Romolo. Basta cambiare una vocale e chiamarla Rema, per ricondurla ad una più consona vicinanza col gemello buono.

De pedo-statueide

Marina Erroi

Quando scopriranno che Jean-Paul Sartre nel 1977 firmò una petizione per legalizzare i rapporti sessuali con ragazzini di 12 anni (petizione che firmò assieme alla sua compagna femminista [Simone de Beauvoir] e a decine di intellettuali progressisti francesi da sempre osannati dalla sinistra) questa statua parigina sarà a rischio?
Sartre
[di aspetto talmente ripugnante che non sono riusciti a ridurne la repellenza neppure nel monumento]
(Tra l’altro, la petizione non fu fine a sé stessa. L’intento principale era quello di salvare il culo ad alcuni amici pedofili in carcere). Grazie a David Barra

De Antirazzisteide

Lorenzo Capellini Mion

Il momento dell’aggressione non provocata alla povera signora Geraldine di 92 anni, per le strade di una New York abbandonata a se stessa.
aggressione
Per la cronaca il criminale è stato identificato, nel passato è stato arrestato 103 volte, a partire dal 2005, per reati minori e violenze sessuali.

Ora invertite il colore della pelle dei due protagonisti e avrete la foto in prima pagina del Giornale Unico, le accuse all’uomo arancione cattivo di alimentare l’odio e la rivolta per le strade.
No, non cambierò idea.

De virus-cineide

Niram Ferretti

SALMONE DI GIUGNO

La nuova strategia di disinformatia cinese a proposito dei casi di Covid-19 a Pechino e del rischio di una nuova ondata epidemica è dare la colpa al salmone norvegese.
Si cerca di sostenere che il virus sia stato importato, così come, ci provarono ad attribuirlo agli USA quando cercarono senza molto successo, di sostenere che fosse da attribuire ai soldati americani di stanza in Cina.
Adesso tocca al salmone. Bisogna fare di tutto per salvaguardarsi affinché non si possa dire che il virus, “the Chinese virus” come lo ha definito Donald Trump, sia autoctono.
Il salmone viaggia dalla Norvegia alla Cina contenendo il virus che resta intatto, dormiente, lungo il tragitto e poi, di incanto, si sprigiona guarda caso proprio sul bancone di un mercato di Xinfadi dove lo si tagliava.

De Trumpeide
Black-Trump
«A rivelare cosa pensa davvero la sinistra Usa della minoranza afroamericana è stato proprio il candidato alla presidenza Democratico, Joe Biden, che ha detto testuali parole: “Se un americano di colore vota per Trump allora vuol dire che non è un vero afroamericano”.» [cioè, non è degno del colore che porta, ndb] (leggi il seguito, e anche qui)

De nonsenepuòpiùeide

Arriva una nuova task force, un nuovo branco di esperti. Sì, lo so, sembra un’esagerazione, ma questa è veramente necessaria. Perché voi, non offendetevi, ma bisogna proprio che ve lo dica, non sapete scopare come si deve, e quindi loro vi spiegheranno tutto per benino. No, non è Lercio, è il governo italiano (dovete assolutamente leggerlo).

Lo sapete che cos’è la soluzione finale? Sì, lo so, siete tutti convinti di saperlo, ma la verità è che non sapete un accidente non sapete! E allora ve lo dico io: la soluzione finale è mandare i professori a scuola senza che si sia raggiunto il rischio zero, e magari addirittura senza che gli alunni siano obbligati a portare la mascherina costringendo i poveri insegnanti a passare tutta la mattina in mezzo a gente che sputacchia da tutte le parti: leggere qui nei commenti per credere. Altre perle, sempre nei commenti:

“Non vado in una classe di alunni che mi respirano addosso.”
[a proposito della proposta di chiedere agli alunni di portarla almeno nelle proprie ore] “nelle mie ore??? e nelle altre hanno infettato banchi e cattedra e aria e tutto il resto??? ma sai come si trasmette il virus?”
“Ridotti a cavie”

Gente che finora è entrata in classi con alunni che tossivano a tutto spiano, con influenze che giravano, anche piuttosto toste come la suina, l’aviaria, la SARS, senza battere ciglio. Gente che da sempre usa l’auto, prende l’aereo, attraversa strade, scia magari fuori pista, nuota in mare, prende il sole, fa l’amore – magari anche in rapporti occasionali e non sempre protetti, beve alcol, caffè, fuma, mangia fritti, carni rosse, insaccati, frutti potenzialmente allergenici, si sottopone a interventi chirurgici, prende farmaci… e potrei continuare fino a domani – e improvvisamente qualcuno lancia la delirante moda del rischio zero e di colpo tutti lì bloccati, se non si arriva al rischio zero io non mi muovo. E allora tiratevi una bella pallottola in testa, e lì potete stare tranquilli che da quel momento in poi di rischi non ne correte più.

De sconforteide

Qui. E qui tutti i brani.

barbara

DELIRANDO

Delirio N° 1
villa pamphili
Delirio N° 2
scuole
Delirio N° 3

Ricordiamo che il leitmotiv dei disordini è la guerra contro Trump, responsabile, lui e il suo partito, di tutto ciò che di ingiusto avviene in America
dem
E, a proposito dei partiti americani:
rep-dem
Delirio N° 4

Dobbiamo importare duecentomila immigrati clandestini sconosciuti e senza documenti, forse sani o forse malati, forse onesti o forse criminali, forse desiderosi di lavorare o forse desiderosi di farsi mantenere, forse tranquilli o forse terroristi, dobbiamo  importarli, dicevo, se no i campi coltivati vanno in malora perché non c’è nessuno a provvedere al raccolto. E perché non c’è nessuno? Perché il governo non permette alla Coldiretti di assumere duecentomila disoccupati italiani, qui.

Delirio N° 5

Questo video non è stato girato nel 1944, bensì nel giugno del 2020. Non in Siria o in Somalia, bensì in Francia

Il commento lo lascio a

Giulio Meotti

L’Europa che conoscevamo è finita. Ce lo ricordano le scene di queste ore a Digione, un tempo bel capoluogo della Borgogna francese. Oggi sembra Mogadiscio. E’ guerra fra bande di ceceni e maghrebini. Si sparano in pieno giorno. Si rincorrono con le spade. Bloccano il traffico. Assaltano le auto. Compiono raid e ronde. Non temono niente, di certo non lo stato o la polizia francesi. In queste immagini c’è tutto, il punto di non ritorno di tanti paesi europei, i danni spaventosi di tanta immigrazione, l’abbandono di intere città e quartieri, il fallimento del multiculturalismo, le colpe di chi ci ha governato, la miopia dei media. Sono le nuove invasioni barbariche. Difficile sperare che finisca bene.

Altre notizie qui.

barbara

QUALCHE ALTRA DOMANDA

Domanda N° 1

Perché ci sono fotografi che sentono il bisogno di scattare, e giornali di pubblicare, foto prese col teleobiettivo che trasforma persone sgranate in 150 metri in un’ammucchiata di pazzi incoscienti concentrati nel mio soggiorno?
foto tarocche 1
foto tarocche 2
foto tarocche 3
(qui tutta la documentazione) Non staranno per caso prefabbricando un alibi per colui che regna colà dove si puote ciò che si vuole, che per ora ha magnanimamente concesso di aprire un filino il rubinetto ma avverte minaccioso che se non ci comporteremo bene tornerà a chiuderlo? Non gli staranno fornendo il pretesto per richiuderlo quando e come vorrà con la motivazione, “documentata” da quelle immagini, del pericolo rappresentato dal nostro incosciente, sconsiderato e criminale comportamento?

Domanda N° 2

Lo sapevate che si può guarire per decreto ministeriale? No, eh?

Posso solo aggiungere che mio marito, è uscito dall’ospedale dove era stato ricoverato per covid con la solita lettera di dimissioni dove oltre alle cure e all’anamnesi medica stava scritto: “guarito come da decreto ministeriale n 6658 del 26/02/2020”. (qui)

Domanda N° 3

Come mai non si trova un giornalista che sia uno capace di fare le pulci al governo? Semplice: perché sono impegnati a tempo pieno a tentare di farle all’opposizione, venendone peraltro asfaltati alla grande

E notiamo, per inciso, che l’opposizione risponde alle domande, risponde puntualmente, e risponde nel merito, a differenza di chi sta al governo
conte bergamo
Domanda N° 4

E a proposito di governo, la protezione civile chi dovrebbe proteggere? Perché quando leggo che spende, pagando anticipatamente, 12 milioni di euro nostri per comprare dalla Cina del materiale che poi viene bloccato perché è difettoso e noi qui senza materiale e senza soldi, io qualche domanda me lo faccio (e colgo l’occasione per spiegare a Elena che questo è esattamente il motivo per cui mi sono ben guardata dal comprare il vostro libro: per il destinatario che avete scelto per la vostra opera di beneficenza. Soldi miei in mano a quella gentaglia, neanche morta).

Domanda N° 5

Perché questo è un reato da punire con una multa di 400 euro a testa
ristoratori
e questo
x Silvia 1
x Silvia 2
no?

Domanda N° 6

Che è una domanda con molte ramificazioni, ma metterò tutto insieme, e riguarda la vergognosa vicenda di Silvia Romano. Parto da un paio di considerazioni in parte anche personali.

Silvia Romano non era una “volontaria”. Volontario è il medico, l’infermiere, l’ingegnere, il geometra, che nel mese di ferie anziché andarsi a spaparanzare sulla spiaggia o fare qualche bel viaggio esotico prende un aereo (a spese proprie!) e se ne va in Africa, in Sud America, nel Sudest asiatico a fare gratuitamente il suo mestiere a favore delle popolazioni bisognose. Silvia Romano era andata con una ONG, profumatamente pagata. La sua qualifica era quella di “cooperante”; anche la mia qualifica in Somalia era quella di cooperante, ossia partecipante al programma di cooperazione allo sviluppo, e col mio lavoro, nel quale avevo dieci anni di esperienza, ho contribuito a mettere centinaia di studenti in condizione di poter frequentare l’università e diventare medici, veterinari, ingegneri, biologi eccetera. Il mio stipendio era quasi il quadruplo di quello che percepivo in Italia.

Quello che indossa Silvia Romano non è un tipico abito somalo, i tipici abiti somali sono questi
constud.2
Poi sono arrivati gli Shabaab e hanno imposto tutt’altro. Qualche giornalista, pescando evidentemente parole colte nell’aria senza sapere di che cosa si sta parlando, ha chiamato “dirac” il telone copri-auto color verde terrorismo islamico che Silvia Romano porta addosso:
telone
no, il dirac è l’abito che porta la bidella a destra appoggiata al muro: non assomiglia tantissimo, vero? E non è un dirac neanche l’abito che ha sotto il telone (che ha le maniche lunghe).

E passo alle domande vere e proprie: quale sarebbe la cosa da festeggiare? L’avere regalato 4 milioni di euro ai terroristi islamici? Quanti respiratori ci stanno dentro, in quella cifra? Quanti aiuti a commercianti e artigiani che stanno portando al monte di pietà catenine e fedi nuziali perché non hanno da mangiare? E quanta gente morirà con le armi ed esplosivi comprati con quei 4 milioni? O forse c’è da festeggiare il debito morale, che non mancherà di essere concretizzato, che abbiamo contratto con la Turchia?

E perché l’ex Silvia ha immediatamente voluto dichiarare “chiamatemi Aisha”? Ricordate le prime parole di Domenico Quirico? “Non siamo stati trattati bene”. Un prigioniero può dire e fare qualunque cosa per salvarsi la vita o alleviare i tormenti della prigionia, ma dopo il ritorno? Chi ci garantisce che tanto entusiasmo non sia sincero e non l’abbiano trasformata in una combattente al loro servizio? E, a proposito del suo essere stata trattata bene, chi è che le ha tirato un pugno in un occhio circa 10-12 giorni fa?
Silvia occhio
E davvero quella di essere rapita è stata una imprevedibile disgrazia? Davvero lei non ha fatto niente perché ciò accadesse? Leggiamo un po’ qua:
Ait1
Ait2
Eccola qua dunque, l’ochetta viziata e velleitaria, che invece di cercarsi un lavoro e fare del volontariato nel tempo libero – come tante brave persone che conosco – sceglie di fare la “volontaria” di professione, ben pagata, senza regole, che si sa che le regole sono di un fastidioso signora mia, ma di un fastidioso guardi, uscendo la sera, alzandosi quando voleva, e che per poter vivere senza quelle fastidiose regole sceglie di andare in un posto che le viene sconsigliato in quanto più pericoloso del precedente. E poi le faccio dire due parole da Silvana De Mari:

E concludo con quest’ottima analisi di Federico Punzi.

Silvia Romano consegnata ai servizi turchi. Non una brillante operazione di cui andare fieri, ma una resa ai terroristi

Una ragazza partita in canottiera per far del bene in Africa, torna ricoperta dalla testa ai piedi con un lenzuolo verde, una tunica indossata dalle donne somale islamizzate nei territori ancora controllati dagli al Shabaab. Si è convertita all’islam durante la sua prigionia. Costretta, secondo le prime cronache. Per libera scelta, dirà lei agli inquirenti una volta rimessi i piedi in Italia. “Ho chiesto io di avere il corano, ho anche imparato qualche parola di arabo”. Secondo qualcuno costretta anche al matrimonio islamico con uno dei suoi carcerieri, ma lei smentisce. Altri l’hanno notata, nelle riprese televisive di ieri a Ciampino, mentre si accarezzava teneramente il ventre.
Lo diciamo subito a scanso di equivoci: non si lascia una connazionale nelle mani dei tagliagole islamici. C’è un però. Ed è un però che riguarda lo status del nostro Paese, un dato che ci deve interrogare come comunità. La consapevolezza che il denaro consegnato a quei tagliagole metterà in pericolo molte altre vite, italiane ma principalmente africane. Italiani che si sono messi in gioco, per lavoro o per volontariato, in zone del mondo a rischio. E africani che rischiano tutti i giorni di essere trucidati da jihadisti da noi rinforzati nelle loro casse e nella loro immagine. Questo è purtroppo un argomento che, per quanto si possa gioire per il ritorno sana e salva di una ragazza di 25 anni, non può essere eluso nel dibattito pubblico.
Il ritorno di Silvia è una festa per la sua famiglia e non potrebbe essere altrimenti, ma è una resa per la Repubblica italiana e il mondo civile.
Trattare con i terroristi islamici di al Shabaab, affiliati ad al Qaeda e tra i più sanguinari, che in Africa – forse non tutti lo sanno – si sono macchiati di stragi orrende di uomini, donne e bambini, ed eventualmente pagare un riscatto, è forse una via obbligata, ma non un qualcosa che possa essere ostentato e celebrato all’aeroporto come una brillante operazione di cui andare fieri e da sbandierare al mondo intero. Anche perché, come spiega bene Romana Mercadante nella sua nota, [articolo che raccomando di leggere] non è il riscatto in sé, è la passerella mediatica del presidente del Consiglio e del ministro degli esteri a mandare un messaggio devastante. Il messaggio di un governo pronto non solo a pagare i terroristi, ma anche a prestarsi alla propaganda jihadista (tale è stata riabbracciare festanti un ostaggio convertito all’islam, non si sa bene come, dopo 18 mesi di prigionia, sceso dall’aereo con indosso una tunica islamica), pur di trarre un qualche vantaggio in termini di consenso da un lieto fine dal punto di vista umano e famigliare, ma non certo politico. Certe cose, se si fanno, si fanno in silenzio e poi non si sbandierano ai quattro venti.
La foto che vedete di Silvia Romano
silviaromano
è stata scattata molto probabilmente in Somalia, subito dopo la sua consegna da parte di chi l’ha tenuta in ostaggio per 18 lunghi mesi. La ragazza è ripresa sul sedile posteriore di un pick-up e indossa un giubbetto antiproiettile turco.
Pubblicata dall’agenzia di stampa Anadolu, ieri sera ha fatto il giro di tutti i media turchi, ma sui social italiani l’ha rilanciata Mariano Giustino, il corrispondente di Radio Radicale dalla Turchia.
Questa foto suggerisce un ruolo ben più centrale dei servizi segreti turchi nella conclusione della vicenda, non un semplice “aiuto”. E cioè, che siano stati proprio i turchi a prelevarla e poi consegnarla alle autorità italiane. I nostri servizi non c’entrerebbero quasi nulla, se non per la richiesta d’aiuto avanzata nel dicembre 2019 all’intelligence turca (Mit) per rilevare e portare in salvo l’ostaggio. Insomma, l’operazione conclusa con successo sarebbe turca, solo i soldi italiani.
E questo dovrebbe suonare come un campanello d’allarme: in Somalia, così come in Libia, per combinare qualcosa dobbiamo telefonare ad Ankara. Il che la dice lunga sulla nostra irrilevanza persino nelle nostre (ormai ex) aree di influenza.

Federico Punzi, 11 Mag 2020, qui.

Parafrasando quel vecchio film, mio Dio come siamo caduti in basso.

barbara

I CRIMINALI ABUSI DEL GOVERNO – PARTE PRIMA

Di questo lungo documento mi lascia alquanto perplessa, a dire poco, la levata di scudi contro l’obbligo vaccinale riguardante i bambini, mentre concordo sulla scarsa validità di quello antinfluenzale, esattamente per i motivi qui esposti: il vaccino è basato sul virus dell’anno precedente, che è inevitabilmente diverso da quello successivo. Pienamente d’accordo invece su tutto il resto, e soprattutto sulle richieste.

Comunicato AMPAS del 21/4

Con serenità, ma anche con determinazione, i medici del gruppo della medicina di segnale (735 iscritti all’AMPAS, la nostra associazione, di cui tanti impegnati in prima linea), preoccupati per le possibili derive autoritarie in atto, desiderano fare chiarezza circa la possibilità che siano lesi dei diritti costituzionalmente garantiti per i cittadini.

1. Lesione libertà costituzionalmente garantite

In questo periodo sono stati gravemente lesi alcuni diritti costituzionali (la libertà di movimento, il diritto allo studio, la possibilità di lavorare, la possibilità di accedere alle cure per tutti i malati non-Coronavirus) e si profila all’orizzonte una grave lesione al nostro diritto alla scelta di cura. Tutto questo in assenza di una vera discussione parlamentare, e a colpi di decreti d’urgenza. Ci siamo svegliati in un incubo senza più poter uscire di casa se non firmando autocertificazioni sulla cui costituzionalità diversi giuristi hanno espresso perplessità, inseguiti da elicotteri, droni e mezzi delle forze dell’ordine con uno spiegamento di forze mai visto neppure nei momenti eversivi più gravi della storia del nostro paese.
Ora sta entrando in vigore un’app per il tracciamento degli spostamenti degli individui, in patente violazione del nostro diritto alla privacy, e che già qualcuno pensa di utilizzare per scopi extrasanitari.
Ma tra le lesioni più gravi ai nostri diritti costituzionali spicca quella legata al diritto di scelta di cura, ben definito sia nella costituzione che nel documento europeo di Oviedo. Noi medici siamo colpevoli di non aver adeguatamente contrastato, due anni fa, una legge che toglieva al pediatra di fatto ogni dignità e autonomia decisionale.
Ricordiamoci che una lesione di diritti non giustificata è sempre la premessa ad altre possibili lesioni.

2. Conflitti di interesse

Gli attori “scientifici” della redazione e della promozione della citata legge Lorenzin non sembrano essere molto diversi dai “consulenti” dell’emergenza di oggi.
Ci chiediamo se le informazioni provenienti dalle figure che operano come consulenti del Ministero della Salute siano diffuse con la comunicazione dei conflitti di interesse che essi possano avere con aziende del settore. Non sarebbe etico né lecito avere consiglieri che collaborano con grandi aziende farmaceutiche.
Sempre in tema di conflitto di interessi: è stato il Parlamento a stabilire i componenti della Task force costituita recentemente per affrontare la cosiddetta fase2? Sono presenti possibili conflitti di interesse? Tali soggetti pare abbiano chiesto l’immunità dalle conseguenze delle loro azioni. Ma non dovrebbero essere figure istituzionali a prendere “decisioni” sul futuro del nostro paese? Una cosa è la consulenza, altro è decidere “in nome e per conto”. Con quale autorità?

3. Libertà di espressione e contraddittorio

Il giornalismo dovrebbe essere confronto di idee, discussione, valutazione di punti di vista diversi. Ci chiediamo quanto sia garantita la libertà di espressione anche di professionisti che non la pensano come noi. Vediamo invece giornalisti che festeggiano la “cattura” di un povero runner sulla spiaggia da parte di un massiccio spiegamento di forze, e la sistematica cancellazione di ogni accenno a diversi sistemi di cura rispetto alla “narrazione ufficiale” del salvifico vaccino, si tratti di vitamina C o di eparina, in totale assenza di contraddittorio.
In questo quadro intossicato, le reti e i giornali maggiori mandano in onda continuamente uno spot, offensivo per l’intelligenza comune, in cui si ribadisce a chiare lettere che la loro è l’unica informazione seria e affidabile: il resto solo fake. Viene così creata l’atmosfera grazie alla quale si interviene su qualunque filmato, profilo social, sito internet che non si reputi in linea con la narrazione ufficiale. Nessuna dittatura può sopravvivere se non ha il supporto di una informazione asservita.

4. Vaccino: soluzione a tutti i mali?

Tutti aspettano come una liberazione il nuovo vaccino (che giornalisti e virologi a senso unico continuano a vantare come l’unica possibile soluzione), dimenticando alcuni fatti. Il primo è che il vaccino viene sviluppato sulla base delle proiezioni teoriche sui virus in circolo l’anno precedente, e dunque è una “scommessa” (è esperienza comune ad ogni inverno che molte persone vaccinate si ammalino comunque). Il secondo è la continua forte variabilità di un virus a RNA come il Coronavirus, di cui pare esistano già diverse varianti. Ciononostante, in dispregio anche del rischio di interferenza virale (per cui il vaccino per un virus diverso può esacerbare la risposta ad un altro virus) la regione Lazio propone l’obbligatorietà per tutti i sanitari e tutti gli over65 di effettuare vaccinazione antinfluenzale ordinaria, violando ancora una volta (se l’obbligo fosse reale) il diritto costituzionale alla scelta di cura. E i difensori della costituzione, muti. Facile immaginare cosa succederà non appena sarà reso disponibile, con iter accelerati e prove di sicurezza minimali, il nuovo vaccino salvavita. Da medici vogliamo ribadire l’importanza del rispetto della libertà di scelta di cura così come costituzionalmente definita.

5. Bambini e movimento fisico

Una nota è necessaria per capire la gravità della situazione anche per quanto concerne movimento fisico e chiusura in casa dei nostri bambini. La stessa OMS si è pronunciata nel merito raccomandando l’uscita all’aria aperta e il movimento fisico come indispensabili presidi di salute e di sostegno immunitario. Quasi tutti gli altri paesi europei hanno consentito l’uscita in solitaria per fare sport e la passeggiata con i bambini. Noi no. Con una regola di incredibile durezza, venata di un inaccettabile paternalismo (“se li lasciamo liberi poi non sono capaci di stare distanti”) abbiamo creato disagi psicologici e fisici (obesità e sedentarietà) e costretto a salti mortali i pochi obbligati al lavoro (sanitari, agricoltori, trasportatori, negozi alimentari).
Non possiamo inoltre non rimarcare la totale disattenzione di questi draconiani provvedimenti nei confronti delle famiglie con figli disabili (e in particolare autistici) per i quali il momento quotidiano di uscita all’aria aperta rappresenta un indispensabile supporto alla propria difficile condizione. I più fragili, come sempre, pagano il pedaggio più duro.
Tutto ciò non bastasse è stata scatenata la guerra del sospetto e della delazione tra gli invidiosi delle libertà altrui.
Come lucidamente scrive Noam Chomsky, mettere i propri sudditi uno contro l’altro è uno splendido sistema per qualunque dittatura per distrarre il popolo da quello che veramente il potere sta perpetrando a suo danno.
L’intervento di squadre di polizia con quad ed elicotteri ad inseguire vecchietti isolati sui sentieri non fa che rafforzare l’idea di poter essere tutti sceriffi, a dimostrazione della perfetta riuscita di induzione della psicosi da parte del potere.

6. Danni economici del lockdown: un disastro epocale

Alcuni comparti, come quello del turismo, della ristorazione o automobilistico hanno avuto riduzioni di fatturato vicine al 100%. Questo significherà, come dicono le prime stime, una decina di milioni di disoccupati. Che smetteranno di pagare i mutui in corso. Smetteranno di acquistare beni di consumo. Perderanno le loro attività o le loro aziende costruite in decenni di sacrifici. Noi medici sappiamo cosa significhi questo a livello sanitario: migliaia e migliaia di nuovi decessi. Persone che si ammaleranno, si suicideranno (le prime avvisaglie sono già visibili), ritireranno i propri risparmi in banca. Serve ripartire subito, tutti, senza tentennamenti. Per ridurre i danni, che comunque, anche si ripartisse oggi, saranno epocali. Se domani si dovesse scoprire che qualcuno ha surrettiziamente prolungato il lockdown italiano (ad oggi il più duro d’Europa) per mantenere alto il panico e trovare un ambiente più pronto all’obbligo vaccinale, ci auguriamo solo che la giustizia possa fare il suo corso con la massima durezza. La gente perde il lavoro e muore di fame, e lorsignori pontificano.

7. Le cure

Anche qui l’argomento è imbarazzante. È comprensibile che un virus nuovo possa spiazzare anche i migliori medici per qualche tempo. Ma via via che le informazioni si accumulano occorrerebbe ascoltare coloro che sul campo hanno potuto meglio capire. Un gruppo Facebook di cui molti di noi fanno parte, nato spontaneamente come autoaiuto, e che conta circa 100.000 iscritti, ha elaborato delle raccomandazioni di cura efficaci poi inviate al ministero.
Oggi che pare chiaro e assodato che il decesso avvenga a causa di una forte coagulazione intravascolare molte vite possono essere salvate con l’uso della semplice eparina. Ma non basta: servono anche attenzioni specifiche a seconda del timing della malattia: ai primi sintomi, ai primi aggravamenti, o in fase procoagulativa. In particolare a noi medici di segnale risulta difficile comprendere l’uso massivo di paracetamolo o di altri antipiretici una volta acclarato che la febbre è un potente antivirale per l’organismo. È in preparazione un documento interassociativo anche su questo delicato argomento che merita più ampia trattazione.
Ove qualcuno, tuttavia, si permetta di ritardare l’adozione di sistemi di cura efficaci, per motivi meno che chiari (e alcuni interventi televisivi volti a screditare l’eparina sembrano andare in quella direzione) si aspetti reazioni forti da chi ha rischiato la propria vita in prima linea.
La magistratura sta ora indagando sui gravi errori commessi in alcune regioni nella gestione delle residenze per anziani, veri e propri focolai d’infezione con purtroppo un numero elevatissimo di decessi, stante la fragilità e la polimorbilità degli ospiti, quasi sempre in trattamento con statine, antipertensivi, analgesici, antidiabetici. Al di là delle responsabilità regionali, che la magistratura valuterà, preme fare dei numeri: dei 22000 decessi totali nazionali ben 7000 (il 30%!) sono di degenti in RSA. Un dato sconvolgente, ma che deve farci riflettere sull’incremento importante dei decessi in alcune province.
Gli errori fatti, in buona o cattiva fede, sono costati la vita a più di 100 medici e ad un alto numero di altri operatori sanitari che sono stati mandati allo sbaraglio senza un piano preciso e senza i necessari dispositivi di protezione. A loro va la nostra più profonda gratitudine.

8. Test sierologici ritardati o non autorizzati

Uno dei modi per capire quante persone hanno già incontrato il virus (smettiamo di chiamarli “contagiati”, perché talvolta hanno avuto solo lievi sintomi influenzali e prodotto splendidi anticorpi) è quello di effettuare un test sierologico, che è di costo contenuto e che evidenzia malattia in corso (IgM+) o malattia superata e presenza di anticorpi memoria (IgG+). Chi sia IgG+ potrebbe già serenamente ricominciare a muoversi senza particolari cautele né per sé né per gli altri. Sensibilità e specificità di questi test sono altissime a differenza di quelle dei tamponi. Perché tanta ostilità da parte di governo e istituzioni sanitarie tanto da vietarne l’uso “fino ad approvazione di un test affidabile”? I casi di Ortisei (45% di positivi) e di Vò Euganeo (75%) ci dicono che probabilmente il virus si è già diffuso molto più di quanto pensiamo e che le misure in essere potrebbero non essere poi così necessarie, almeno in alcune zone d’Italia.

9. Qualche numero

Vi prego risparmiateci il teatrino delle 18. Quei numeri non sono affidabili e fanno parte di una consumata regia. A fianco di Borrelli sfilano talvolta alcune figure i cui potenziali conflitti d’interesse non vengono mai dichiarati.
Il numero dei “contagiati” è privo di senso, visto che dipende dal numero di tamponi effettuato. E la stragrande maggioranza della popolazione potrebbe già avere incontrato il virus senza saperlo. Stime della Oxford University parlano di 11 milioni di potenziali positivi già ora. Se questo dato fosse vero la letalità di Sars-Cov2 sarebbe veramente irrisoria: lo 0,05%, anche prendendo per veri i dati di mortalità. Ma anche su questi permane il terribile dubbio sui decessi PER e CON Coronavirus. Diverse testimonianze mettono in forte dubbio il dato, visto che ogni giorno in Italia ci lasciano circa 1900 persone (dati ISTAT) e non si fa fatica ad estrarne 400, tra questi, che siano anche positivi al virus. Tuttavia è dato chiaro a chi lavori in prima linea che la grave coagulazione intravascolare indotta dall’incontro tra il virus e un terreno per lui fertile (età media decessi 78 anni, media 3,3 patologie presenti) possa portare rapidamente alla morte individui fragili che tuttavia avrebbero volentieri vissuto qualche anno ancora. In Inghilterra hanno rilevato che il 73% dei pazienti ricoverati in Terapia Intensiva per CoronaVirus è sovrappeso o obeso. Come dice il dr. Lustig: “Il virus non distingue chi infetta ma distingue benissimo chi uccide”.
Questi pazienti fragili comunque avrebbero preferito morire tra le braccia dei loro cari piuttosto che da soli in questo modo terribile.
In altri paesi hanno usato modalità di calcolo diverse. Non potremmo chiedere dati più precisi e affidabili evitando di diffondere panico e preoccupazione?

10. Altri Paesi europei e non: lockdown molto diversi

Altri paesi sia in Europa che nel mondo stanno adottando lockdown parziali molto meno rigidi di quello italiano, tanto che il lockdown completo viene ormai tristemente chiamato “all’italiana”. Eppure abbiamo il problema da prima di tutti gli altri e ci stanno facendo credere che lo chiuderemo buoni ultimi. Per colpa dei runner e dei bimbi a passeggio, ovviamente. Peccato che in molti paesi europei la passeggiata di adulti e bambini, la gita al mare, l’accesso alle seconde case sia quasi ovunque consentito, a patto di mantenere il distanziamento sociale. Ma non eravamo nell’Europa unita? Perché questa crudeltà nella sola Italia? Siamo ancora il paese cavia? Richiediamo con forza di allinearci al più presto alle direttive in essere nella maggior parte dei paesi europei.

11. Sostegno al sistema immunitario: i sani proteggono

Un punto chiave, che è sfuggito totalmente ai nostri governanti e ai nostri media è che i sani (quell’85% delle persone che ha incontrato il virus e nemmeno se ne é accorto, o ha subito lievi sintomi, costruendo presto gli anticorpi necessari) conducono uno stile di vita più sano che ne ha irrobustito e forgiato il sistema immunitario. Mangiare sano, fare sport quotidiano, condurre una vita meno stressante (magari abitando fuori città), assumere vitamine e integratori naturali, fare a meno di farmaci inutili, rinunciare a fumare, a drogarsi o a bere senza controllo, rappresenta un impegno che si vorrebbe vedere in qualche modo valorizzato come comportamento virtuoso quantomeno in relazione al risparmio che consente al sistema sanitario nazionale e, in questo caso, alla protezione dalla diffusione del virus e alla non occupazione di un posto letto, lasciato così libero per un altro.
Invece se accendiamo la TV vediamo solo pubblicità di farmaci e di dolciumi. E tra i pochissimi negozi aperti, in pieno lockdown, lo stato ha pensato bene di lasciare le tabaccherie. Fuma, riempiti di dolci, stai sedentario e ingozzati di farmaci: questo il messaggio che lo stato ci ha dato in questo periodo. Tanto, presto, arriverà il vaccino.

12. Le richieste

Consapevoli del fatto che il futuro sarà nuovo e diverso solo se capiremo che la nostra biologia non ci consente di vivere in città superaffollate, inquinate, fumando, drogandoci e mangiando solo cibi industriali e raffinati in completa sedentarietà, vogliamo sperare che il “dopo emergenza” possa essere migliore del “prima”. Ma questo potrà avvenire solo se avverranno molte delle cose che siamo qui a richiedere, alcune immediate, altre a breve.
Richiediamo dunque con forza, a nome dell’associazione AMPAS e dei 735 medici che ne fanno oggi parte (nonché dei numerosi simpatizzanti non medici):

  • L’immediato ripristino della legalità istituzionale e costituzionale, richiamando il parlamento alle sue funzioni democratiche e al dibattito che necessariamente deve scaturirne.
  • L’immediata cancellazione di task force e di consulenti esterni i cui conflitti di interesse potrebbero essere letti, nel momento in cui si affidino loro responsabilità non previste istituzionalmente, come un aggiramento delle regole democratiche.
  • L’immediato ripristino del diritto al lavoro per milioni di italiani, che se non possono avere il proprio stipendio saranno presto alla fame con conseguenze prevedibili di ordine pubblico (nel rispetto delle nuove regole di distanziamento fino a che sarà necessario)
  • L’immediato ripristino del diritto allo studio per milioni di bambini, ragazzi, studenti universitari che sono stati da un giorno all’altro privati di uno dei loro diritti fondamentali (nel rispetto delle nuove regole, fino a che sarà necessario)
  • La protezione del diritto alla scelta di cura, già violato da precedenti leggi, per impedire l’obbligatorietà di ogni possibile nuovo trattamento sanitario. Ogni nuovo provvedimento emesso in emergenza dovrà obbligatoriamente prevedere una data di fine del provvedimento, al fine di non “tentare” alcuni a rendere le restrizioni alle libertà una regola.
  • Il blocco di qualunque “app” o altro dispositivo informatico volto al controllo dei movimenti delle persone in palese violazione della nostra privacy.
  • L’immediata riapertura della possibilità per adulti e bambini di uscire all’aperto a praticare sport, passeggio, vita sociale, seppur nel rispetto delle regole necessarie.
  • Il ripristino immediato di una par condicio televisiva o mediatica, con ospitalità nelle trasmissioni di esponenti, ovviamente qualificati, di diversi punti di vista, con allontanamento immediato (o retrocessione a mansioni diverse) di conduttori che non abbiano saputo tener fede al loro dovere di giornalisti.
  • Dichiarazione dei propri conflitti di interesse da parte di qualunque professionista sanitario che esprima un parere televisivo o partecipi a un dibattito. L’omissione deve essere punita con un allontanamento mediatico proporzionato. Lo spettatore deve sapere se chi sta parlando riceve milioni di euro da un’azienda, o meno.
  • Il divieto di chiudere o cancellare siti o profili social in assenza di gravi violazioni di legge. Eventuali cancellazioni dovranno comunque essere tempestivamente notificate e giustificate. La rimozione di idee ed opinioni solo perché diverse dal mainstream ufficiale non è degna di un paese civile.
  • Il divieto per le forze dell’ordine di interpretare a propria discrezione le regole di ordine pubblico fissate dai decreti. Qualunque abuso, anche minimo, dovrà essere perseguito.
  • Il divieto di radiazione di medici per la sola espressione di idee diverse da quelle della medicina ordinaria. Da sempre il dialogo e il confronto tra idee diverse ha arricchito la scienza, che cambia e si evolve. Non sopravvalutiamo le nostre attuali misere conoscenze.
  • L’attivazione tempestiva di nuovi protocolli di cura in tutti gli ospedali Covid19 che, oltre a garantire la salute del personale sanitario, prevedano l’utilizzo di vitamine, minerali, ozonoterapia e tutte le cure naturali e di basso costo efficaci e documentate, accompagnando via via con farmaci più a rischio di effetti collaterali solo in caso di aggravamento, e attivando solo per la fase di crisi o pre-crisi l’utilizzo dei farmaci immunosoppressori e dell’eparina.
  • La disponibilità immediata e per tutta la popolazione di test sierologici IgM e IgG che possano consentire da subito sia di monitorare lo stato di diffusione del virus nelle diverse aree, sia dare la possibilità a chi sia IgG+ di riprendere la propria vita senza alcuna limitazione.
  • In una ipotesi di graduale diffusione dell’immunità virale, particolare attenzione dovrà essere riservata alla popolazione fragile: anziani, obesi, ipertesi, diabetici, infartuati (le categorie più colpite). Nel rispetto del diritto di scelta di cura nessun obbligo potrà essere dato se non temporaneamente, ma solo forti raccomandazioni e informazioni dettagliate sui rischi di infezione. Un individuo fragile deve poter scegliere se rischiare di morire abbracciando il suo nipotino, o restare vivo recluso in casa senza vedere nessuno.
  • Una forte campagna informativa sui rischi legati ad un cattivo stile di vita e su come tale stile aumenti il rischio di essere infettati. O vogliamo essere costretti a tenere le mascherine tutta la vita e a non poterci più abbracciare per consentire a qualcuno di fumare e di gonfiarsi di farmaci e di merendine zuccherate, disdegnando qualsiasi tipo di movimento fisico? Ciascuno resterà libero di farsi del male ma almeno lo stato non potrà dirsi complice.
  • Il divieto, almeno in questo periodo, di pubblicizzare sulle reti televisive e sui giornali farmaci e prodotti dolciari ingrassanti, al pari di come già in atto con il fumo.
  • Un aiuto immediato alle tante famiglie in crisi che a causa di questo lockdown totale hanno smesso di lavorare e di produrre reddito, con modalità molto semplici (ad esempio ticket a valore per acquisti di derrate alimentari). L’aiuto migliore per le aziende, invece dell’elemosina, sarà una tempestiva riapertura.

Medici migliori, in un paese migliore

AMPAS

www.medicinadisegnale.it

E torno per un momento a Israele, che ha messo in atto un lockdown molto severo. Ora guardate questa foto (cliccateci sopra per vedere l’originale, che è più grande, e poi cliccate anche quella, per ingrandirla ulteriormente)

  spiaggia Tel Aviv

Fatto? Bene. Ora contate quante persone ci sono sulla spiaggia. E poi contate quante persone delle forze di polizia riuscite a vedere, e quante auto, quad, elicotteri e droni. E se qualcuno volesse venirmi a dire che agli israeliani si può lasciare la corda lunga mentre a noi bisogna imporre guinzaglio corto e museruola perché noi siamo indisciplinati e loro no, beh, permettetemi di fare, in faccia ai maligni e ai superbi, una grassa risata.

barbara

TROVA LA DIFFERENZA

 

Questa invece è la manifestazione di protesta contro il governo di oggi (questa è una sola piazza, poi ci sono le vie intorno e il resto), organizzata in quattro e quattr’otto in un giorno lavorativo..
proteste roma
E poi beccatevi anche questa

E per chiudere in bellezza
esteri
barbara

QUAL È IL COMPITO DI UN MINISTRO?

Uno – uno di noi profani – si immagina che sia quello di far funzionare bene lo stato nell’ambito delle sue competenze:  il ministro dell’istruzione cerca di far funzionare bene la scuola e, se possibile, migliorarla, meglio se è qualcuno che abbia una qualche idea di che cosa sia la scuola (non come quello che per un incarico annuale accettava il mio corso di laurea ma pretendeva come condizione imprescindibile un esame che in quel corso di laurea non esiste). Il ministro dell’agricoltura dovrebbe favorire lo sviluppo delle risorse agricole e forestali, e sarebbe bello se avesse qualche competenza in materia, come un laureato in agraria o in scienze forestali. O magari anche un perito agrario: sempre meglio di una sindacalista con la terza media. E il ministro della difesa? Su questo l’ex ministro – e sottolineo ministro – Elisabetta Trenta, che non si capacita di non essere stata premiata per l’impegno profuso nell’adempimento del dovere, ha le idee ben chiare: “Sono stata una delle persone che ha lottato più di tutti contro Salvini“ (e al diavolo la grammatica). Il compito istituzionale del ministro della difesa è di lottare contro un ministro dello stato, democraticamente eletto dal popolo italiano – quello che la signora Trenta è profumatamente pagata (coi soldi del suddetto popolo) per servire e, nell’ambito delle sue funzioni e competenze, difendere (da intrusi clandestini, per dirne una) – in libere elezioni. E non mi si venga a dire la solita cazzata di Hitler democraticamente eletto in libere elezioni: se quelle erano elezioni libere, io sono Biancaneve con tutti i sette nani. Senza contare che il partito era in calo e alle ultime elezioni non aveva affatto la maggioranza, quindi piantiamola con questo mantra idiota allo scopo di hitlerizzare chiunque, democraticamente eletto, sia antipatico al coglione di turno. Salvini, democraticamente eletto in libere elezioni, era un collega di governo della signora Trenta e lei ha usato tutto il potere di cui disponeva per lottare contro di lui. Con quali armi? I cosiddetti migranti, usati – e non solo in senso metaforico – come carne da cannone nella sua battaglia personale. Ora si dice sorpresa e arrabbiata per non essere stata ricompensata per i suoi meriti sul campo con una riconferma al ministero. Ma non dovrebbe esserlo, cara signora: come lei ha usato come carne da cannone i cosiddetti migranti, i suoi burattinai hanno usato come carne da cannone lei: lei ha scaricato i suoi migranti una volta raggiunto lo scopo di schiaffeggiare Salvini facendoli entrare, e i suoi burattinai hanno scaricato lei, utile idiota, una volta raggiunto lo scopo di buttare giù Salvini. Nei circoli in cui si gioca sporco è così che funziona. Un’altra volta si scelga meglio i circoli. E magari anche il gioco.

Certo che vedere la signora Trenta con questa faccia da rigurgito acido non ha prezzo.
Elisabetta-Trenta
barbara

A MARGINE

A margine dell’eclissi
Quella spettacolare dell’ottobre 1986, a Mogadiscio. E il baccano infernale, per tutta la città, della gente uscita in strada con pentole, coperchi o qualunque altro oggetto capace di produrre rumore, sbattuti freneticamente per spaventare il mostro che stava mangiando la luna e farlo scappare. E non ridacchiate voi moderni progrediti eruditi scientificizzati: si è sempre fatto così, e ha sempre funzionato. Dal che si desume che è scientificamente dimostrata la realtà del fatto che la causa dell’autismo sono i vaccini.

A margine dello smalto
Qualche anno fa un amico mi ha raccontato di una volta che era a pranzo al ristorante con la famiglia. Mentre erano lì è entrata la loro nuova vicina di casa (sposata) insieme a un uomo. Conoscevano pochissimo lei, e per niente le sue frequentazioni, quindi quell’uomo poteva essere chiunque: un parente, un amico, un collega con pausa pranzo in comune, un conoscente incontrato per caso. Se la signora li avesse salutati, avrebbero continuato a ignorarlo; senonché, non appena li ha visti, si è girata dall’altra parte, fingendo di non averli visti o riconosciuti, e a questo punto è stato chiaro chi era l’uomo in sua compagnia.
Se l’articolo sullo smalto fosse stato ignorato; se, a eventuale domanda specifica, si fosse risposto qualcosa come “E che ne so! Ma le pare che in mezzo a un naufragio abbiamo tempo e testa da badare a queste cazzate?!” il tutto sarebbe passato inosservato. Ma, come per la signora al ristorante, qualcuno ha sentito il bisogno di montare tutta una messinscena: nooooo! Non lo aveva quando l’abbiamo raccolta! Gliel’abbiamo messo noi a bordo per distrarla e farla parlare! Poteva bastare questa ridicola spiegazione? Ma neanche per sogno! Bisogna indagare sulla giornalista. La quale a quanto pare collabora anche con il giornale di Casa Pound, il che diventa automaticamente “pagata da Casa Pound” (se Francesco Schettino chiamasse i carabinieri per avvertire che il suo vicino sta massacrando di botte la moglie, è il caso di verificare se è vero o si rifiuteranno di prenderlo in considerazione e gli diranno “chiuda il becco, cazzo!” perché è un delinquente e quindi automaticamente non affidabile?), e poi collabora al sito di Luca Donadel, definito con disprezzo “noto sovranista” e anti immigrati. Ora, a parte il fatto che Donadel si è occupato di islam, brexit, Trump, Kekistan, spot pubblicitari, violenze all’università, Licia Colò, per quanto riguarda il tema in questione ha provveduto a dimostrare che i presunti salvataggi non sono affatto salvataggi, che non avvengono del Canale di Sicilia, e che le Ong non sono figlie degli angeli. Esternazioni contro i migranti, a quanto mi risulta, zero.
E qui, come si suol dire, la domanda sorge spontanea: perché tutto questo polverone sulla faccenda dello smalto, oltretutto alterando quanto scritto dalla giornalista? Perché questo attacco a 360° contro la persona e contro un onesto sbufalatore come Luca Donadel? A me tutto questo giochetto ricorda quello dei prestigiatori: guardate la mia mano destra guardate la mia mano sinistra niente nella mano destra niente nella mano sinistra, il cui unico scopo è quello di non farvi guardare là dove il trucco si sta svolgendo.

A margine e basta
Qui.

barbara