GRANDANGOLO

È bellissimo! E lo so che non è questo il modo di recensire un libro, ma il fatto è che questo è veramente bellissimo, e non ci posso fare niente. Ve ne avevo parlato quando è uscito e avevo detto che, conoscendo l’autore, conoscendo il suo stile di scrittura, ero sicura che si trattasse di un libro bellissimo. Bene, adesso l’ho letto e con piena cognizione di causa posso confermare: è davvero bellissimo (dite che sono un po’ ripetitiva? Forse è vero, ma non è colpa mia se questo libro è così incredibilmente bello). Quello che soprattutto colpisce, in questo romanzo scritto da un ragazzo poco più che ventenne,
somekh
è la straordinaria maturità, sia personale che espressiva nel narrare una storia parzialmente autobiografica, non nel dettaglio delle vicende ma nelle ambientazioni, nei sentimenti, nella maturazione della scelta di un proprio percorso di vita che si distacca da quello del proprio ambiente d’origine. Maturità anche espressiva, dicevo, ossia la capacità di reggere tutti i fili che compongono il romanzo, di gestire con mano salda tutti i personaggi che via via entrano nella storia; e la sobrietà dei dialoghi, mai una parola di troppo, mai una sbavatura; e le descrizioni, mai carenti né ridondanti. E l’approfondimento dei sentimenti, della psicologia dei personaggi, dai genitori dalla rigida religiosità alla zia dalla calda umanità, dall’amico “diverso” e perciò fatto a pezzi dalla oppressiva comunità, al rabbino capace, almeno in parte, di capire, ma incapace di opporsi al moralismo ottuso degli altri; senza mai indulgere alle caratterizzazioni di maniera, agli stereotipi, ai luoghi comuni. È un libro che attraversa molti mondi, e riesce a farceli conoscere e comprendere tutti. Se non lo leggete, vi sarete persi qualcosa.

Simone Somekh, Grandangolo, Giuntina
Grandangolo
barbara

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GRANDANGOLO

Ho conosciuto virtualmente Simone Somekh alcuni anni fa. Era un ragazzino di liceo, ma il genio si vedeva già tutto. Aveva un blog molto bello, e molto variegato, con riflessioni, racconti, foto delle sue variopinte creazioni culinarie (ed è stato lì che ho scoperto il suo unico ma gigantesco difetto: non gli piace l’aglio!), e scriveva articoli per varie testate: scriveva di musica, di moda, di attualità e tanto altro ancora. Poi quattro anni fa ho avuto il piacere di incontrarlo anche di persona, a Gerusalemme: all’epoca viveva a Tel Aviv dove studiava, scriveva articoli, lavorava in una radio. È stato un incontro molto bello, con un ragazzo intelligente, aperto, profondo, e dolcissimo. Adesso, a ventun anni, vive a New York, lavora, scrive articoli soprattutto in inglese, e ha pubblicato il suo primo romanzo; non l’ho ancora letto, ma sapendo come scrive sono sicura che varrà la pena di leggerlo. È una storia – credo in parte autobiografica – di crescita, di ribellione all’ambiente dell’ortodossia ebraica in cui è nato e cresciuto, di ricerca dei propri valori e delle proprie regole. Credo siano emblematiche queste parole che il protagonista rivolge alla madre:

Vi siete preoccupati così tanto di far combaciare tutti i pezzi che avete perso di vista quelli più importanti. Volevate una comunità e vi siete lasciati scappare la famiglia. Volevate Dio e vi siete dimenticati degli uomini. A volte penso che abbiate guardato alla realtà attraverso un grandangolo: pur di allargare gli orizzonti, avete permesso che la vista degli oggetti in primo piano venisse deformata.

E questo è lui, Simone, che ve lo racconta:

Adesso corro a prendermelo su Amazon, e guai a voi se non mi imitate.

Simone Somekh, Grandangolo, Giuntina

barbara