SPIGOLATURE

Isole a confronto

Eh sì, brutta cosa il capitalismo

con la sua orribile logica del mercato

E veniamo al nostro governo

il quale ormai

Visto coi miei occhi: “Siamo come il Cile di Pinochet”, “No, peggio”; “Siamo peggio della Corea del Nord”… Ma perché non ci andate cazzo!
E parlando del governo non possiamo esimerci da

E qualcuno, a proposito della seconda, ha chiesto se non ci sia per caso un doppio senso… No, non c’è un doppio senso: ce n’è uno solo.
Ora due parole sul razzismo

E infatti

Una brutta notizia per gli amici vegani

E una buona per la scienza: finalmente scoperta la causa dell’estinzione dei dinosauri

Qualche istruzione per l’uso per chi si trova ad avere a che fare con una donna congenita

Un suggerimento in merito ai vaccini

(ma non ci sarà qualche conflitto di interessi?)

Un’importante messa in guardia

E infine un’importante riflessione sull’imminente ricorrenza di Halloween

Continua.

barbara

IL BELLO DI AVERE TUTTE LE FORTUNE

La fortuna di essere troppo vecchia per rischiare di essere curata dai futuri medici

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E anche abbastanza vecchia da non avere più niente a che fare con questi giochi

Interessanti, per inciso, le quote rosa insieme al merito
Per non parlare dell’università

La fortuna di non avere nipoti che verrebbero educati da gente che esce da queste scuole

Sì, per una volta perfino Gramellini ha segnato l’ora giusta

La fortuna di non essere novax

qui
qui

La fortuna di non essere un filosofo

E si noti la finezza di quel “non ariani”: chi c’era di non ariano in Italia all’epoca? La parola “ebreo” fa schifo all’insigne filosofo? Senza contare che nel manifesto della razza, pur facendo riferimento all’origine ariana, si parla di razza italiana, non ariana: anche ignorante, oltre che deficiente. Per inciso, a suo tempo avevo letto alcune citazioni del suo libro, che mi erano sembrate interessanti, e lo avevo scaricato: beh, a parte giusto quel paio di cose citate, il nulla assoluto, la banalità totale, insulsaggini e luoghi comuni e nient’altro.
La fortuna di essere vissuta abbastanza a lungo da avere potuto vedere non solo questo

ma anche questo

E poi ancora questo

E la condanna di questo lurido individuo

Luigi Pajalich 

Sono tornato.
Cosa è accaduto in questi giorni? Vediamo un poco.
Ad esempio la condanna di Mimmo lucano. Tutti scandalizzati per qualcosa che era prevedibile ed infatti avevo previsto in epoca non sospetta.
Tutti a difenderlo, senza neppure conoscere esattamente i capi di imputazione ed i fatti CONTESTATI ED ACCERTATI. Tutti convinti che la condanna sia abnorme e per aver fatto del bene ai migranti e non PER AVERLI SFRUTTATI.
Le stesse persone, però, attaccano Morisi, sostanzialmente solo indagato e per fatti che la procura ritiene irrilevanti. Le colpe di Morisi? Prenderlo nel di dietro e drogarsi… Praticamente se non fosse stato un salviniano sarebbe stato un idolo di certa sinistra.
Ma torniamo a mimmetto bello. Invece delle solite chiacchiere da bar, vediamo i fatti.
Ad esempio che per i capi di imputazione relativi all aver favorito l immigrazione clandestina con matrimoni falsi e documenti veri ma falsi… Il pm ha rinunciato (sic!) all azione penale. Gli analfabeti però ignorano che nel nostro ordinato è un o dei reati più gravi. I somma gli hanno dato una bella salvata!!!!
Per cosa in realtà è stato condannato? Roba da nulla… Reati associativi… Soldi (tanti) scomparsi… Soldi destinati agli stranieri ma finiti in altre tasche…. Peculato, truffa… Ed altri reati simpatici. Vi invito a leggere le carte ufficiali ossia i capi di imputazione (norme violate e fatti specifici) così ve ne farete una idea. In particolare soffermatevi sui capi 5 e 9! (qui, con tutta la documentazione)

Ma soprattutto la fortuna di essere vissuta abbastanza a lungo da arrivare a vedere questo

barbara

E ANCORA UN ALTRO PAIO

Poi passo ad altro. Se non mi fanno ulteriormente incazzare.

Alessandro Rico

Uno degli aspetti più allarmanti della trasformazione delle nostre società (in atto da almeno due decenni, ma ora sensibilmente accelerata) è il repertorio di argomenti che giustificano il ricorso al “pilota automatico”. Fate caso ai discorsi di Draghi, o di un qualsiasi tecnocrate o capo di governo: ogni provvedimento viene presentato come “necessario”. La politica (anche per colpa di un’oggettiva squalificazione dei suoi esponenti) si ritira, soppiantata dalla policy. Come già dinanzi alle crisi dell’euro, così, di fronte alle “transizioni” (agghiacciante linguaggio dirigista, che anziché spaventarci ci entusiasma), non c’è “possibilità” di “scelta”, ma solo la “necessità” di “agire” e “fare presto”. La naturale conseguenza è che il dissenso (lo si vede bene nella retorica dell’olismo sanitario) non è più un’opzione legittima, ancorché minoritaria, bensì, più semplicemente, un errore scientifico. E l’errore può solo essere corretto.

Già: è stato stabilito che fare sub a trecento metri dalla costa farà morire di covid almeno otto miliardi di persone, è stato stabilito che la nostra casa brucia e abbiamo (avevamo, due anni e mezzo fa) dodici anni di tempo prima che sia troppo tardi (troppo tardi per cosa, esattamente? Qualcuno lo ha per caso spiegato?), e quindi giù multe se ti immergi e giù tasse e bollette se… No, qui niente se: te le becchi e basta perché vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e guai a te se ti azzardi a dimandare.
E leggiamo ora questo meraviglioso articolo di Marcello Veneziani.

Ma il futuro non riguarda solo il clima

Faceva una certa impressione l’altro giorno vedere il Ministro per la Transizione Ecologica Stefano Cingolani quasi inginocchiato davanti alla madonnina del Pianeta, Greta Thunberg che lo guardava col suo sguardo torvo, punitivo,

e in segno di ostilità aveva pure i piedi ritorti all’interno, sulla difensiva. Era già successo ad altri grandi della terra. Un ministro esperto di tecnologia stava lì supplicante e prostrato ai suoi piedi per farsi assolvere dai peccati ecologici dalla Madrina della Terra, che rappresenta lo Spirito del Mondo e il Tribunale Planetario del Futuro.
Già, il Futuro. Da tempo ormai si parla di futuro solo per riferirsi al pianeta in pericolo, la terra intesa come ambiente. L’attesa del futuro, dacché esiste un barlume di coscienza nell’umanità, è sempre stata collegata alla speranza di un mutamento storico, sociale, politico, economico; un progresso o un miglioramento delle condizioni di vita personali o collettive; o un cambiamento spirituale, che in linguaggio religioso si chiama metanoia, palingenesi, prospettiva escatologica, speranza di salvezza. Ora, invece, l’unico modo consentito di pensare al futuro è nella difesa dell’ambiente, del pianeta, del clima, dell’aria e dell’acqua; non si mettono in discussione gli assetti sociali, culturali, economici e politici. Ma le emissioni nocive. Anche Bergoglio avalla questo riduzionismo climatico del futuro.
Non c’è dunque un’aspettativa di cambiamento positivo ma solo un timore, l’angoscia del cambiamento, la minaccia globale, il pericolo mortale. L’idea di futuro è associata al degrado, perciò l’unico progetto sul futuro è salvare il clima dall’incoscienza del presente. Siamo così passati da un’idea innovativa ed evolutiva del futuro, nel segno del progresso o della rivoluzione, a un’idea reazionaria ed involutiva del futuro, nel segno della conservazione.
Il futuro è inteso come minaccia di perdere una condizione di vita. Questa svolta coincide anche con la mutata composizione sociale del mondo progressista: la classe di riferimento non è più quella dei ceti proletari, dei poveri che sognavano di cambiare l’oggi per avere un futuro migliore, ma è quella dei nuovi borghesi che temono di perdere lo status presente e vogliono fermare il mondo, tutelarlo dal futuro. Vogliono salvaguardarsi dalla minaccia del futuro. Provate a chiedere in giro che aspettativa c’è del futuro, a parte quella personale e privata: non c’è traccia di alternativa, si è insecchito pure il petulante leit motiv di sognare un mondo migliore. C’è solo da evitare il peggio; di conseguenza l’arma migliore per il futuro è il freno d’emergenza, o al più, per dirla con Latouche la “decrescita felice”, o meno infelice possibile.
La rinuncia al futuro diventa anche abdicazione in favore dei migranti: gli unici titolari viventi del diritto a un futuro migliore vengono riconosciuti in coloro che lasciano le proprie terre, le loro famiglie, il loro mondo nell’aspettativa di un futuro migliore. Il nostro futuro è il loro, o meglio loro sono il nostro futuro, noi siamo solo residui del passato che si attardano sulla difensiva prima di essere sostituiti da loro o spazzati via dal collasso planetario, per ragioni d’inquinamento e aridità, denatalità o sovraffollamento. Siamo disabilitati al futuro e nostro compito è consentire il passaggio di proprietà del pianeta in loro favore.
Per portare a compimento il messaggio stanno costruendo e lanciando in orbita terrestre, accanto al drone Greta, un drone di colore, che possa integrare il tema ecologico col tema del razzismo: abbiamo visto al suo fianco una ragazza ugandese, Vanessa Nakate, nuova testimonial della lotta per l’ambiente e insieme della lotta antirazzista. La fabbrica degli idoli partorisce un nuovo prodotto per una campagna in apparenza spontanea, in realtà tutta prefabbricata, programmata a tavolino e gonfiata dai media.
La denuncia ambientale scatena intanto una gara internazionale d’ipocrisia: non c’è multinazionale, catena d’ipermercati, impresa alimentare, securitaria o assicurativa, che non faccia pubblicità vantando il suo prodotto non per le sue qualità ma perché ecosostenibile, perché rispetta i protocolli della retorica ambientalista, partecipa alle campagne contro la plastica, alla raccolta volontaria dei rifiuti, al riciclo e al catechismo idrogeologico e atmosferico delle giovani marmotte. È solo fuffa, o al più gesto simbolico, per raggirare gli utenti e invogliarli ai consumi con la falsa coscienza di servire la causa nobile del Pianeta da Salvare. Il futuro sostenibile è venduto in confezione unica dagli emissari del potere ideologico, merceologico e commerciale. Tra un futuro come minaccia globale per spaventare i cittadini e un ambientalismo ecofurbo per carpire la buona fede degli stessi, è venuta meno l’attesa più autentica dell’avvenire. Che non riguarda solo il clima ma l’umanità, i sistemi politici, economici e sociali, la condizione spirituale e morale, la giustizia.
Chi ci deruba del futuro? L’Ingranaggio ci impedisce di pensare al futuro come diverso dal presente. Si oppone al futuro chi domina il presente: chiamatelo establishment, mainstream, sistema, assetto vigente. Ci è vietato di pensare al futuro se non come la perpetuazione dell’oggi; è impossibile e perfino impensabile fuoruscire dal suo modello, dalla sua ideologia e dai suoi canoni. La diagnosi è radicale ma il proposito di ribaltare il dominio ci pare velleitario. Intanto, però, rendiamoci conto in che mondo ci troviamo, chi sono i padroni del tempo che ci rubano il futuro e ci dicono che è solo una questione meteo. Una volta si cantava: il domani appartiene a noi… E invece, come diceva Paul Valéry: “Non c’è più il futuro di una volta”. Il postuomo non dovrà pensare ma solo funzionare.

MV, La Verità (1 ottobre 2021, qui)

Per dirla nel modo più semplice, che anche un cervello da gallina lo possa capire:

GRETA, YOU STOLE MY FUTURE! HOW DARE YOU?!

E, giuro, questa frase l’avevo pensata prima di leggere l’articolo di Veneziani. Fermo restando che Greta vale come metonimia, dato che

Non a caso tutte le scempiaggini prive di senso che continua a blaterare sono perfettamente in linea con la politica di chi dalla rivoluzione verde conta di intascare miliardi di miliardi di dollari, evitando accuratamente di disturbare chi, se andasse lì a proporre il nuovo Discorso della Montagna, la butterebbe fuori a calci in culo e si vendicherebbe con chi l’ha mandata

In una cosa comunque dobbiamo dire che Greta ha indovinato, come acutamente segnala questo post di due mesi fa

Certo è che questo immondo baraccone fa venire in mente il grido degli imbonitori dei circhi di una volta: “Venghino signori, venghino, che più gente entra e più bestie si vedono”.

barbara

ANCORA DUE PAROLE SUL COSIDDETTO RISCALDAMENTO GLOBALE

e cosiddetto (presunto. Supposto. Dichiarato) antropogenico. Inizio da due riflessioni, parzialmente  a margine, piene di buon senso di Giovanni Bernardini.

Giovanni Bernardini

NON SENSO

Viviamo in un’epoca nichilista. Uno dei suoi aspetti è il nichilismo linguistico. Il nichilismo linguistico si esplicita nell’uso di termini ed enunciati privi di senso. Ne è pieno il misticismo ecologico. Vediamone alcuni.
“Vogliamo un pianeta pulito”. Termini come “pulito” o “sporco” hanno senso solo se riferiti agli umani, non ne hanno nessuno se riferiti al “pianeta”. Forse che il petrolio è “sporco” mentre la neve è “pulita”? Una eruzione vulcanica è “sporca” o “pulita”?
Una volta camminando in montagna mi sono imbattuto nella carcassa di un camoscio. Era in parte divorata dagli uccelli e coperta di formiche. Era qualcosa di “sporco” o di “pulito”?>
“Il pianeta è malato”. Idem come sopra. La luna è “malata” perché non ha atmosfera? Era “malata” la terra quando sulla stessa non esistevano forme di vita? Si “ammalerà” il sistema solare quando il sole collasserà?
“Salviamo il pianeta”. Si confonde la “salvezza” del pianeta col tentativo di salvaguardare certe caratteristiche dello stesso che noi umani riteniamo utili alla nostra sopravvivenza. Parlare di “salvezza del pianeta” e come parlare di salvezza dei milioni di stelle destinate ad essere risucchiate in un buco nero. Un puro non senso.
Si potrebbe continuare. Il dibattito politico è ormai intossicato dalla ideologia nichilista che trasforma il linguaggio in un bla bla privo di senso. Gli slogan e gli anatemi stanno sostituendo il dibattito razionale. Davvero triste…

Questo pezzo è del 21 settembre, e già presagiva i bla bla bla del potente discorso di Santa Greta dei Dolori Climatici.

Giovanni Bernardini

IL SIGNOR MALTHUS

Gli esseri umani si procurano oggi ciò che è necessario alla loro esistenza usando tecniche, strumenti, modi di lavorare e produrre che hanno un impatto ambientale enormemente superiore rispetto a quelli usati in passato. Questa è una delle idiozie più largamente diffuse e propagandate dai mistici dello pseudo ambientalismo. La sostengono un po’ tutti, da papa Bergoglio a Greta Thunberg. In passato esisteva una dolce armonia fra uomo e natura, questa è stata brutalmente rotta dalla rivoluzione industriale. Da allora è iniziata la marcia dell’umanità verso la distruzione.
Ma stanno così le cose? Vediamo.
I nostri antichissimi progenitori erano cacciatori e raccoglitori. Si procuravano il cibo cacciando i più disparati animali e mangiando frutti erbe e bacche che trovavano sul loro cammino.
Proviamo a fare un esperimento mentale. Tralasciamo ogni considerazione su tutti i beni diversi dal cibo di cui oggi disponiamo. Limitiamoci alla pappa e facciamoci la seguente domanda: cosa succederebbe se noi OGGI ci procurassimo il cibo usando solo caccia e raccolta? La risposta è incredibilmente semplice: nel giro di pochissimo tempo distruggeremmo ogni traccia di vita animale e vegetale sul pianeta e morremmo a centinaia di milioni. Lo stile di vita dei cacciatori- raccoglitori era quanto di più distruttivo per l’ambiente si possa immaginare. Come mai allora qualche millennio fa l’ambiente non era a rischio? La risposta di nuovo è semplicissima: l’ambiente non era a rischio perché il modo usato dagli umani per procurarsi da vivere impediva lo sviluppo demografico. Gli uomini erano pochissimi, la mortalità altissima, la vita breve e difficile. Per questo caccia e raccolta, per quanto distruttive, avevano effetti molto limitati.
Le grandi rivoluzioni nei modi di produzione, a partire dalla invenzione dell’agricoltura e dell’allevamento nel neolitico, hanno introdotto modi di produrre più efficaci ed efficienti e a minor impatto ambientale. Questo e solo questo ha permesso il miglioramento delle condizioni di via degli esseri umani, l’allungamento della speranza di vita e lo sviluppo demografico.
I veri ambientalisti oggi dovrebbero chiedere che vengano introdotti modi di produrre energia e beni sempre più efficaci ed efficienti che, proprio per questo, hanno un minore impatto ambientale. Il nucleare è uno di questi. Produce enormi quantità di energia a costi limitati e ad impatto ambientale zero. L’eolico fa l’esatto contrario: produce poca energia a costi elevatissimi e ad altissimo impatto ambientale.
Non proseguo in un discorso che potrebbe diventare lunghissimo. Aggiungo solo una cosa: do per scontato che nessuno si proponga di ridurre di qualche miliardo di persone il genere umano. Molti mistici dello pseudo ambientalismo lo fanno: i più coerenti fra loro auspicano l’estinzione volontaria del genere umano (spero siano sinceri quando usano il termine “volontaria”). Altri, meno coerenti, a cominciare da Greta Thunberg, non arrivano a tanto ma questo è il senso delle loro farneticazioni: dobbiamo diventare tutti più poveri e ridurre drasticamente il nostro numero. Punto e basta. Resta aperto un problemino: CHI deve abbandonare questo mondo brutto e consumistico?
Ovviamente non scoprono nulla di nuovo. Il vecchio signor Malthus li ha anticipati di oltre due secoli. E dire che la sinistra del suo tempo lo considerava un terribile reazionario!

Io un’idea l’avrei: una legge che imponga l’eutanasia immediata di chiunque affermi che la specie umana rappresenta un disastro, che la specie umana è la peggiore fra le specie viventi, che la specie umana è un errore biologico, che meriteremmo l’estinzione, che bisogna ridurre la popolazione e altre analoghe affermazioni: se pensate che la specie umana debba essere eliminata, siate coerenti e autoeliminatevi, prima lo fare e meglio è per tutti, a partire da voi.
E passiamo ora a qualcosa di più prettamente scientifico con questo articolo di due anni e mezzo fa.

Riflessioni sul pubblico dibattito sulla teoria dell’AGW

Il successo e il clamore della recente testimonianza della giovane Greta ha riportato alla ribalta temi di attualità come clima e ambiente. Cosa c’è di fondato dietro la preoccupazione per la salute del pianeta, e quanto sono utili i richiami a politiche di intervento?

Luciano De Stefani – Componente del Consiglio Direttivo e della Giunta Esecutiva ALDAI-Federmanager

Le recenti manifestazioni dei giovani sulla necessità di proteggere l’ambiente hanno spinto due nostri colleghi ad intervenire sull’AGW, l’acronimo che indica il RISCALDAMENTO GLOBALE (GW) dovuto all’uomo (A = ANTHROPOGENIC). Essi sono membri di alcuni Gruppi di Lavoro della Commissione Studi ALDAI ed hanno scritto le loro idee sul riscaldamento globale del pianeta terra. 
Qui di seguito vi è il primo articolo di Giuliano Ceradelli, da 50 anni ingegnere del Politecnico di Milano e con una lunga esperienza tecnica e manageriale nel settore energetico in Italia ed all’estero. 
Egli è uno “scettico” della teoria AGW e ne spiega le ragioni. Il prossimo articolo seguirà a breve. Ambedue, come di consueto, verranno pubblicati prima sulla Rivista Dirigenti Industria Digitale.

Giuliano Ceradelli

Socio ALDAI-Federmanager

Prima di rispondere alla domanda proposta nel sottotitolo, è utile fare una premessa su cosa si intende per inquinamento. Spesso, troppo spesso si fa confusione tra clima e (inquinamento dell’) ambiente.
Un noto quotidiano italiano il 3 maggio del 2017 titolava: “Mauna Loa – Emissioni CO2, record di anidride carbonica: sfondata quota 410 ppm (0.04% in volume), l’aria nel mondo non è mai stata così inquinata”.
Mentre la CO2 e gli altri gas serra (Protocollo di Kyoto) –  non sono inquinanti o tossici, va sottolineato che Mauna Loa-Kilauea è un vulcano tra i più grandi e attivi del pianeta e quindi ci viene spontaneo domandarci con quale criterio si sia scelto di localizzare proprio lì la stazione di rilevamento delle concentrazioni di CO2 in atmosfera, quando è chiaro che un vulcano è naturalmente prono ad emettere CO2 oltre ad altre sostanze inquinanti. Se quindi la CO2 e gli altri gas serra antropici del Protocollo di Kyoto non sono inquinanti, clima e inquinamento non possono e non devono essere confusi, a meno che si voglia creare ad arte sconcerto e confusione nelle menti di chi legge o ascolta.
Vale la pena notare che nei paesi occidentali negli ultimi decenni sono stati compiuti notevoli progressi nel raggiungimento degli obiettivi di qualità dell’aria e si sono ridotti i livelli di tutti gli inquinanti atmosferici primari grazie alle innovazioni tecnologiche in vari settori, come quello dei trasporti, della produzione di energia, del riscaldamento e dell’industria, ma moltissimo evidentemente resta ancora da fare. Pertanto l’impegno dei più giovani e l’entusiasmo con cui si possono intestare grandi battaglie ideologiche, fatto encomiabile per quanto attiene in particolare all’inquinamento, dovrebbe essere incanalato dagli adulti nella giusta direzione e non dovrebbe essere confuso con la loro accoglienza acritica ed ipocrita da parte dei governi e delle organizzazioni internazionali. A loro spetta infatti educare i giovani a distinguere tra clima e inquinamento e a riconoscere le reali dimensioni del problema e cosa, negli anni, ha contribuito a ridurne l’impatto.

La teoria dell’AGW

La scienza ufficiale ritiene che ciò che era precedentemente chiamato Riscaldamento Globale (GW), ora chiamato per convenienza Climate Change, sia addebitabile all’azione dell’uomo, con le sue emissioni antropiche di CO2 connesse all’uso dei combustibili fossili. Si tratta di un postulato che, purtroppo per i sostenitori di tale tesi, trova poco riscontro nelle evidenze empiriche. Le svariate linee di evidenza empirica ci dicono semplicemente che il clima del nostro pianeta stà cambiando, come ha fatto altre volte nel passato, ma non ci dicono che ciò derivi in prevalenza dalle azioni umane.
Anzitutto la CO2 è nutrimento per la flora che ci rende l’aria respirabile ed il mondo vivibile, ma non è il principale gas serra. Il principale agente nell’effetto serra – trascurato dal Protocollo di Kyoto – è invece l’acqua sotto forma di vapore che, a volte scalda (dense nubi trappola di radiazioni), ma a volte raffredda l’atmosfera e il suolo (precipitazioni). Per inciso, durante le precipitazioni (pioggia, neve, grandine) anche la CO2 presente in atmosfera precipita al suolo.
La CO2, inoltre, non è solo di origine antropica. Grandi quantità vengono scagliate in atmosfera dalle eruzioni vulcaniche. Queste ultime sono fortemente clima alteranti, ma verso il freddo!
Per inciso, sulla base di dati ufficiali (La Quere et al., 2013; IEA, 2013; IPCC 4th Assessment Report, 2007 ) le emissioni naturali annue – ossia non antropiche – di CO2 sono superiori a 770 miliardi di tonnellate, mentre le emissioni causate dall’uomo sono stimate in circa 39 miliardi di tonnellate (media su range SRES IEA: 29-49 mld ton CO2), ossia circa 20 volte meno delle emissioni naturali che occorrono spontaneamente. 
Con la teoria dell’AGW, la scienza si è nutrita di slogan a suon di previsioni catastrofiche sul cambiamento climatico diffondendo allarmismi che gli scettici ritengono ingiustificati. Spesso lo hanno fatto mescolando meteorologia e climatologia, che sono discipline scientifiche affini, ma diverse: l’una studia il tempo nel breve, l’altra il clima nel medio-lungo periodo (almeno 30 anni). Entrambe le discipline hanno una vocazione comune: fare previsioni future. Ma prevedere è alquanto complicato perché presuppone una completa conoscenza della realtà fisica che ruota intorno al nostro Pianeta, che ancora oggi è insufficiente, nonostante le rassicurazioni di molti scienziati sostenitori dell’AGW supportati dalla politica, in contrasto con altri scienziati che invitano invece alla prudenza su un tema assai complesso e poco conosciuto come è quello della scienza climatica.
Qualche anno fa scoppiò lo scandalo del Climategate, emblematica situazione che descrive bene i guasti che possono derivare dalla politicizzazione della scienza. Si era creato un pericoloso meccanismo collusivo, che continua potenziato ancora oggi, tra alcuni interessi politici e commerciali e il gruppo di studiosi foraggiati dai finanziamenti. Ciò è preoccupante se si pensa alla rilevanza delle politiche che da anni sono state adottate, in Europa e altrove, nel nome proprio di questa visione dello “stato dell’arte” sul clima (Accordo di Parigi)
Il risultato: ingenti somme di denaro pubblico vengono sprecate in misure e progetti che non hanno solide basi scientifiche e quindi non portano beneficio alcuno per l’uomo (es. gli incentivi alle così dette fonti rinnovabili, la Carbon Tax, ecc). Infatti anche se, per assurdo, si riuscissero ad azzerare le emissioni antropiche (su quelle naturali niente si può fare), bloccando così lo sviluppo mondiale ed incamminandoci in quella che viene definita la “decrescita felice”, forse si riuscirebbe, ad essere ottimisti, ad abbassare la temperatura media del pianeta di solo qualche decimo di grado!
La scienza del clima non è ancora in grado di spiegare compiutamente il fenomeno del riscaldamento globale e ogni allarmismo riflette non certezze scientifiche, ma un’agenda politica o ideologica. In realtà numerosi sono i punti su cui la comunità scientifica è divisa o, semplicemente non è stata ancora in grado di trovare una risposta. Il motivo principale risiede nel fatto che i modelli dell’IPCC (Intergovermental Panel for Climate Change) esplorano il clima assumendo come dato di fatto che l’uomo e la sua attività sia il principale (l’unico dopo il 1970) attore della modifica del clima e la CO2
In realtà invece molti sono i meccanismi climatici che non sono noti nei dettagli: processi fisici, astrofisici, cosmologici, le maree luni-solari, le macchie solari, il vulcanesimo terrestre e sottomarino, i movimenti tellurici, l’inclinazione dell’asse terrestre, ecc e le leggi o i fattori che li regolano o li influenzano. 
Forse la chiave interpretativa del GW sta nell’effetto ionizzante dei flussi di alta energia di origine cosmica e solare. Queste energie interagiscono soprattutto con l’atmosfera come del resto, quando ci sono eruzioni, le alte colonne eruttive di vulcani esplosivi. E se l’ozonosfera viene perforata, i raggi ultravioletti solari entrano in atmosfera. D’altro canto gli effetti gravitazionali delle maree luni-solari sollecitano zone di faglia instabili del Pianeta, eccitandole (specie Indonesia e Oceano Pacifico) causando potenti e diffusi eventi tellurici (vulcani, terremoti e tsunami), che si uniscono alle periodiche fasi del Nino.
Si producono pertanto complesse interazioni tra eventi clima-alteranti ed effetti di clima alterato con oscillazioni termiche annesse (variazioni climatiche) e, talvolta, manifestazioni di eccezionale energia distruttiva (eventi estremi).
Dunque le cause prime sarebbero prevalentemente cosmiche, extraterrestri ed extrasolari e la CO2 (la quota parte antropica)? O non c’entra affatto, oppure, nella migliore delle ipotesi, può considerarsi una semplice concausa con un ruolo assolutamente marginale. 
La scienza si nutre di dubbio e scetticismo e non dovrebbe accettare dogmi, verità imposte su base maggioritaria, boicottaggi che impediscano di esprimere liberamente idee diverse e di discuterle con chi la pensa diversamente. Chi accetta tutte queste cose senza esprimere dubbi è più un “credente” che un seguace della scienza.
Negli anni ’70 gli stessi “scienziati” che ci mettevano in guardia per un’imminente nuova era glaciale, da 30 anni ormai lanciano proclami catastrofisti del tipo “abbiamo solo 20 anni per salvare il pianeta” (COP24 di Katowice – Polonia) senza che sia visibile alcun effetto “sul pianeta” che non sia stato già visto nel passato, ma con tragici effetti sulla qualità della vita nei paesi occidentali, vessati da rozzi tentativi di trasferire ricchezza verso i paesi in via di sviluppo, vita che è peggiorata notevolmente, come testimoniano le recenti manifestazioni di piazza dei “gilet jaunes” in Francia.
I modelli climatici utilizzano come variabile principale la CO2: in essi è contenuta, come unica “manopola” per cambiare il clima (tipo la manopola della sintonia di una radio), la quantità (concentrazione) di CO2. È questo che giustifica la lotta senza quartiere all’anidride carbonica in tutte le raccomandazioni dell’IPCC e il fatto che la maggioranza delle persone la consideri un veleno, quando in realtà è l’elemento fondamentale per la fotosintesi, da cui deriva, anche per l’aumentata concentrazione, un beneficio per la biosfera.
Tutti conoscono cosa sia l’effetto serra, ma la correlazione tra CO2 e GW non è affatto biunivoca, né unidirezionale. Evidenze storiche del passato per es. periodo romano e periodo medievale caldi, quando la CO2 – in questo caso di origine prettamente naturale – era ad un livello, secondo i sostenitori dell’AGW, non superiore ai 280 ppm (0, 028% in volume), dimostrano che la relazione di causa-effetto non regge. Anzi altre evidenze paleo climatiche segnalano che in taluni periodi di correlazione tra CO2 e GW, è quest’ultimo che precede l’aumento di CO2, e non viceversa. E pensare che nell’ormai lontano 2001 il Working Group 1 dell’IPCC scriveva nel suo Report annuale: “In climate research and modelling, we should recognize that we are dealing with a coupled non-linear chaotic system, and therefore the long-term prediction of future climate states is not possible”. Beh, c’è stato da allora un bel cambiamento, perché seguendo il filone delle carriere professionali, delle prebende e dei finanziamenti, l’IPCC e le istituzioni scientifiche ad esso collegate, ora dichiarano, con la sicumera che li contraddistingue, che sono in grado di definire la temperatura terrestre con l’approssimazione del decimo di grado e dichiarano – quasi del tutto inascoltati, almeno stando ai fatti – che, se noi attuassimo le misure che ci raccomandano da anni, ciò consentirebbe di contenere l’aumento di temperatura del Pianeta entro i 2°C , evitando così … la sicura catastrofe e la sparizione dell’uomo dalla faccia della Terra! Con la popolazione mondiale di oltre i 7 miliardi di persone, in costante ed inarrestabile crescita in particolare nei paesi in via di sviluppo (Asia, Africa), di energia c’è sempre più bisogno e uno degli ormai annosi quesiti che riaffiora in discussioni, dibattiti e simposi in Italia e nel mondo riguarda la nostra possibilità di generare sempre maggiore energia elettrica usando i combustibili fossili. Possiamo farlo o invece dobbiamo, o avremmo dovuto già da tempo, come sostengono gli ambientalisti, gradualmente disfarcene perché “energia non pulita”? Considerando il quesito in un contesto globale, la domanda ha una sola risposta: se vogliamo preservare l’ambiente che ci circonda e renderlo sempre più vivibile dobbiamo essere liberi di usare anche i combustibili fossili, perché solo loro sono in grado di fornirci energia abbondante, sicura e a basso costo.

A conclusione della presente nota invitiamo il lettore ad esaminare il grafico di Fig.1 ( Institute for Marine and Coastal Sciences and Department of Earth and Planetary Sciences, Rutgers University, 71 Dudley Road, New Brunswick, NJ 08901, USA. Lamont-Doherty Earth Observatory of Columbia University, Palisades, NY 10964, USA. Department of Geology and Geophysics, Woods Hole Oceanographic Institution, Woods Hole, MA 02543, USA) che ci fa notare che i cambiamenti globali della temperatura superficiale di questi ultimi anni sono semplicemente un ritorno parziale al clima “normale” generale degli ultimi due millenni e che l’unico aspetto notevole dei cambiamenti climatici negli ultimi secoli è stato il raffreddamento anomalo che si è verificato durante la Piccola Era Glaciale.
Infine, il riscaldamento su scala emisferica di qualche grado nell’arco di pochi decenni – e l’innalzamento globale del livello del mare si sono verificati in modo naturale o senza cambiamenti nella concentrazione di CO2 nell’atmosfera. E, per dirla in breve, non c’è nulla di remotamente straordinario negli ultimi decenni nel riscaldamento globale.

01 aprile 2019, qui.

In poche parole, ci stanno fottendo (e non finisce qui).

barbara

RISCALDAMENTO CIODUE EMERGENZA CLIMATICA E BLABLABLA

Dell’imminente glaciazione anzi no dell’imminente scioglimento di tutti i ghiacciai della terra anzi no ci stiamo raffreddando ma è per colpa del caldo lo stesso e comunque ci sono i cambiamenti climatici e comunque c’è l’emergenza climatica e da almeno una sessantina d’anni abbiamo dieci anni per invertire la rotta prima che il mondo sia distrutto, di questo abbiamo già abbondantemente parlato in questo blog. Oggi torno sul tema per dimostrare che OGGI ci sono i cambiamenti climatici, come possiamo vedere qui

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Ah no, forse mi ero sbagliata, quelli c’erano anche mille anni fa, duemila anni fa, tremila anni fa, quattromila anni fa… No vabbè, però adesso ci sono gli eventi estremi di cui una volta quando non c’era il malefico essere umano o almeno quando non c’era questo consumismo selvaggio degli ultimi anni non c’era traccia. Giusto?

Ehm, no forse mi sono sbagliata di nuovo, non ci sono neanche quelli. PERÒ C’È LA CIODUE, LA FAMIGERATA CIODUE! Provate a negarlo se avete il coraggio. La ciodue che distruggerà il pianeta e tutta la vita su di esso. Guardate, lo dice anche questo signore qui che siamo pieni di ciodue.

MUTANDE PAZZE

PUBLISHED ON 19 AGOSTO 2021BY ROBERTO

Autore: Massimo Lupicino
Data di pubblicazione: 17 Agosto 2021
Fonte originale:  http://www.climatemonitor.it/?p=55496

Un giorno gli alieni atterreranno sulla Terra. Probabile che la troveranno ricoperta in buona parte di ghiacci, come ciclicamente accade al nostro Pianeta, che ha passato più tempo a battere i denti dal freddo nelle ere glaciali, che a godersi un piacevole tepore  durante i fortunati periodi inter-glaciali come quello che stiamo vivendo (pur lamentandocene).
Per ritrovare testimonianze di una civiltà umana ormai purtroppo estinta, gli alieni ricorreranno a carotaggi nel ghiaccio, che restituirà loro vestigia del passato di una gloriosa civiltà la cui auto-distruzione sarà diventata materia di studio presso tutte le università aliene della Galassia.
Eh sì, perché gli alieni saranno davvero affascinati alla scoperta del modo originalissimo in cui una civiltà in apparenza progredita come quella umana riuscì a suicidarsi nell’incredibile convincimento che la CO2, il cibo delle loro piante e il mattone elementare della loro vita, fosse invece un pericoloso inquinante capace di alterare in modo catastrofico il clima del loro Pianeta. Da lì seguirono una serie di scelte economiche sciagurate che gettarono le economie occidentali nella depressione economica e nel caos, e prepararono le basi per un conflitto mondiale senza vincitori.
In una missione dedicata a quella che fu l’Italia, i carotaggi avverranno nelle valli alpine, che saranno ricoperte da strati di ghiaccio spessi centinaia di metri, come accadde all’apice dell’ultima glaciazione. Gli alieni scopriranno anche in Italia (come negli altri paesi europei) gli stessi segni e testimonianze di come, a fronte di un cambiamento del clima terrestre verso condizioni molto più fredde, la “comunità scientifica” negò con forza l’evidenza.
Ci si dedicò infatti inizialmente a raffinatissimi esercizi di “omogeneizzazione” dei data-set climatici per dimostrare che il passato era stato ancora più freddo, anche se nessuno se n’era accorto. Infine, si attribuì il troppo freddo al troppo caldo, in un inspiegabile esercizio oratorio che con la scienza non aveva niente a che vedere, ma che era perfettamente in linea l’approccio da “scienza molle” che si era deciso di dare alla ricerca in campo climatico.
Ma la narrativa era dettata dai media, e la scienza si era messa diligentemente al servizio di chi i media li governava (e le ricerche sul clima le finanziava), come accade in tutte le civiltà in cui la concentrazione di poteri, ricchezze e associate influenze supera un livello critico ben noto agli studiosi e ai politici alieni.
E poi quel finale tragicomico, con la popolazione intirizzita chiamata a sbrinare le pale eoliche e a rimuovere la neve dai pannelli solari, in un tentativo disperato di rendere utilizzabili le stesse fonti energetiche che già mostravano tutta la loro inefficienza in condizioni climatiche più favorevoli. Le stesse fonti energetiche su cui gli umani facevano incredibilmente affidamento per salvarsi dalla morte imminente per “troppo caldo” profetizzata dagli scienziati di allora.
Ma tra tutti i carotaggi ce ne sarà uno che lascerà gli alieni decisamente interdetti.
Si tratterà di un manifesto pubblicitario di un “body contenitivo”: un capo di biancheria che gli alieni liquideranno irrispettosamente come un paio di mutandoni elastici per terrestri con problemi di linea. Ma ad attrarre l’attenzione sarà una nota sul manifesto pubblicitario, in apparenza criptica: “Emissioni CO2 compensate”. Un vero rompicapo per gli alieni, inizialmente incapaci di comprendere l’associazione tra l’acquisto di un bene voluttuario come un paio di mutandoni smagrenti, e la questione scientifica politico-economica delle emissioni di CO2.
Trattandosi di una civiltà progredita, gli alieni riusciranno comunque a capire che il riferimento alla “compensazione” andava inteso come una forma di auto-tassazione dei produttori di mutande per flagellarsi davanti ai loro clienti del fatto di emettere CO2 nel processo produttivo della lingerie. Ridicolo e grottesco, certo, ma comunque comprensibile alla luce del fatto che i terrestri, sulle fondamenta di quella scemenza assoluta del pericolo-CO2, avessero costruito un monumento alla stupidità che non risparmiava assolutamente nulla, nemmeno la biancheria intima.
Semmai gli alieni ne faranno una questione di marketing: considerata l’ignoranza media dell’essere umano (ritenuta dagli alieni la causa prima della sua propensione ad accettare come realistiche e credibili le ridicole profezie climatiche veicolate dai media di allora), cosa avrebbe potuto capire l’acquirente di mutande da quel riferimento alle emissioni “compensate”? Intrigati dal mistero, e solleticati dall’argomento invero pruriginoso (anche gli alieni indosseranno le mutande per nascondere e al tempo stesso valorizzare le loro vergogne?) avranno fatto alcune ipotesi:

  • Il terrestre avrà colto l’essenza del messaggio pubblicitario? Ovvero che il produttore di mutande con quella curiosa espressione intendeva in effetti avvertirlo che il costo della biancheria sarebbe aumentato a causa delle tasse sulle emissioni di CO2? Gli alieni concluderanno di no: perché sarebbero state necessarie conoscenze economiche che il terrestre medio decisamente non aveva.
  • Allora forse il terrestre avrà ritenuto che le mutande servissero a contenere inopinate e imbarazzanti flatulenze? In effetti il produttore avrebbe potuto “compensarle” grazie ad un sistema di contenimento a micro-filtri adsorbenti collocato nella parte posteriore della mutanda… Col risvolto climaticamente virtuoso di ridurre le emissioni in atmosfera di gas-serra di origine intestinale.
  • Oppure il terrestre avrà pensato ad un sistema di sconti per chi era afflitto da problemi di meteorismo? Qualcosa del tipo: compra le mie mutande e ti ri-compenso se emetti molte flatulenze? Sarebbe servito un certificato medico per usufruire dello sconto? O piuttosto una dimostrazione dal vivo in negozio in appositi stanzini dotati di gas detector?
  • O al contrario, il potenziale acquirente le avrà viste come qualcosa di minaccioso? Del tipo: guarda che se emetti troppe flatulenze finirai per far aumentare i gas-serra. E quindi le mutande me le paghi di più! Una interpretazione non lontana dal punto 1) ma più alla portata del terrestre medio.
  • E infine un’ultima ipotesi: ovvero che l’acquirente di mutande avrebbe liquidato la pubblicità con una alzata di spalle, come l’ennesima clima-cazzata. E come l’ennesimo, goffo esempio di “virtue-signalling” da parte dell’azienda di turno.

Ipotesi, quest’ultima, scartata con decisione dagli alieni. Perché se ci fosse stata una coscienza vera e diffusa della ridicolaggine e della ascientificità della narrativa allora dominante sul “Climate Change”, forse gli esseri umani si sarebbero salvati. E forse, delle clima-cazzate del ventunesimo secolo avrebbero potuto ancora raccontare di persona, tra le risate generali degli umani e degli alieni stessi. (qui)

Poi guardate qui

e ditemi se possono sussistere dubbi sul fatto che sia ritardata, per non parlare di quel ghigno da psicopatica – da psicopatica pericolosa, maligna, perfida, sadica, così, insomma. E tocca perfino assistere a questo

Precisando che la ritardata bianca, anche se dimostra 11 anni, ne compirà 19 fra tre mesi, mentre la ritardata nera ne ha 23. Mala tempora currunt, fratelli, e nessuno che vada in giro ad agitare qualche campanello per svegliare il branco di idioti che si accoda a queste pericolose stronzette analfabete.
E alla fine di tutto, non resterà che questo:

barbara

CHI SONO I RESPONSABILI DELLA FAME NEL MONDO

Il capitalismo? Dai, su, non diciamo eresie: anche se i soliti noti tentano di negarlo, è ampiamente documentato che dove è arrivato il capitalismo è regredita la miseria e aumentata l’aspettativa di vita,

e magari può aiutare dare un’occhiata a come si è ridotto il Venezuela – Paese modello dei grillini – da quando è salito al potere il comunismo, guardando magari anche questa tabella.

Il numerino là sopra è 312.700 miliardi

I dittatori? Sicuramente hanno un ruolo non indifferente, dato che mettono le mani su tutto quello che c’è lasciandone privo il popolo, ma il loro impatto è unicamente locale, e comunque alla base di tutto c’è l’insufficienza delle risorse. No, l’affamatore del mondo è un altro.

Istituto Liberale

La carenza di vitamina A è responsabile della morte prematura di 700.000 persone all’anno nei paesi poveri. Inoltre fa sì che i bambini diventino ciechi e perdano le loro difese immunitarie.
Fortunatamente, questo problema sta diventando sempre più facile da risolvere.
Un tipo di riso geneticamente modificato, creato dagli scienziati Ingo Potrykus e Peter Beyer, contiene grandi quantità di vitamina A, a differenza del riso ordinario. Ha 23 volte più beta-carotene del riso bianco, che gli ha dato il colore giallo e il nome di “riso dorato”.
Questa varietà di riso richiede molti meno pesticidi e fertilizzanti. Anche se il progetto del riso dorato è open-source, per permettere a chiunque di piantarlo senza pagare royalties, deve affrontare barriere legali come il protocollo di Cartagena e il lobbismo degli attivisti.
Il progetto è nato negli anni ’90 ed è senza scopo di lucro. Può aiutare almeno 250 milioni di bambini nei paesi poveri che hanno una dieta a base di riso e soffrono di carenza di vitamina A.
Tuttavia, i movimenti ambientalisti sono riusciti a impedire la coltivazione e la distribuzione di questo alimento.
Greenpeace è uno di questi movimenti.
E fa pressione sulle autorità di tutto il mondo per imporre regole più severe sugli OGM.
“Greenpeace si oppone all’approvazione di colture geneticamente modificate, compreso il riso dorato. Le colture GM sono soggette a effetti indesiderati che possono rappresentare un rischio per l’ambiente e la sicurezza alimentare”, dice Greenpeace Southwest Asia in un testo del 2013.
Sempre nel 2013, una piantagione sperimentale di riso dorato delle Filippine è stata distrutta dai manifestanti.
108 premi Nobel sono intervenuti. Nel 2016, hanno inviato una lettera dicendo che la ONG sta commettendo un “crimine contro l’umanità” per le sue azioni contro gli alimenti GM e in particolare il riso dorato, che non ha effetti negativi. È stato inutile. Greenpeace ha continuato a fare pressione contro il riso dorato.
“Il riso dorato geneticamente modificato non esiste, non è disponibile. È un progetto fallito” ha risposto Greenpeace, che ha dimenticato di dire che non è ancora stato approvato per colpa dei suoi attivisti.

“Crimini contro l’umanità” mi sembra la definizione giusta per l’operato di Greenpeace e di molte, se non tutte, delle associazioni cosiddette ambientaliste: stanno intenzionalmente, programmaticamente, cinicamente condannando a morte milioni di persone, e a una vita di stenti e sofferenze centinaia di milioni di altre. E se fra i miei lettori ci fosse qualcuno terrorizzato dall’idea degli OGM, vorrei ricordargli, per dirne solo una, che le carote “naturali” erano di colore viola scuro: il colore arancione e il sapore dolce lo hanno assunto nel XVI secolo grazie a… interventi di modificazione genetica, identici a quelli subiti nel corso dei secoli e dei millenni da ogni singolo frutto e da ogni singola verdura che entra nelle nostre bocche. E a chi è pronto a pagare il triplo del loro valore prodotti che hanno appiccicato un pezzetto di carta con su scritto “bio” – che io evito come la peste, conoscendo fin troppo bene gli imbrogli che stanno dietro a quella dicitura – ricordo che esiste un solo tipo di cibi realmente biologici: quelli OGM, gli unici che possono essere coltivati senza l’uso di pesticidi. A tutti raccomando caldamente il prezioso e documentatissimo “Contro natura: Dagli OGM al “bio”, falsi allarmi e verità nascoste del cibo che portiamo in tavola” di Dario Bressanini, Rizzoli.
Aggiungo, per completare il discorso, un invito a rileggere in uno e due vecchi post qualche esempio dei disastri ambientali di cui sono responsabili ambientalisti ed ecologisti vari misti, e magari diamo un’occhiata anche alla catastrofe ambientale rappresentata dalle famigerate pale eoliche. Credo che sia arrivato il momento di sottrarre il pianeta dalle mani di questi folli e riappropriarcene, prima che sia troppo tardi.

barbara

L’AMBIENTE È UNA COSA TROPPO SERIA

per lasciarla in mano agli ambientalisti. Delle devastazioni immani provocate da questi pazzi criminali e ignoranti come peggio non si potrebbe, ho già parlato qui, qui, e qui. Oggi vedremo qualche altro disastro.

Il più grande parco fotovoltaico d’Italia si trova a Foggia: è costato 94,5 milioni di euro

Il più grande parco fotovoltaico d’Italia è costato 94,5 milioni di euro e si estende per l’equivalente di 200 campi da calcio. Si trova in provincia di Foggia.

Il fiore all’occhiello delle rinnovabili italiane si trova in provincia di Foggia, nella località di Troia. È il più grande parco fotovoltaico d’Italia ed è stato finanziato con un maxi-investimento da 94,5 milioni di euro — grazie alla partecipazione dei colossi Natixis e Unicredit.
È stato inaugurato a giugno dell’anno scorso, in un anno che nonostante sia stato caratterizzato dalle prime ondate della pandemia non è riuscito a fermare alcuni progetti altamente innovatici e strategici per il futuro della nazione.
Le dimensioni sono estremamente importanti: si estende per 1.500.000 metri quadrati, ossia – come notava all’epoca dell’annuncio il Giornale di Puglia – l’equivalente di circa 200 campi da calcio. È in grado di alimentare una città da 200.000 abitanti. Con una potenza di 103 MW, produrrà 150.000.000 KWh di energia pulita all’anno.
Dietro al progetto troviamo la European Energy, azienda leader di nazionalità danese.
“L’Italia è un mercato molto importante per noi, siamo pronti ad investire all’incirca altri 800 milioni nei prossimi anni in progetti nel vostro paese dove, come noto, i giorni di sole aiutano il ritorno su questo tipo di investimenti”
aveva spiegato Knud Erik Andersen, CEO di European Energy.
L’inaugurazione dell’enorme parco fotovoltaico di Troia, notano diverse persone esperte di questo fenomeno, segna anche un accelerata importante su un trend che preoccupa più di qualcuno: ossia la dismissione di sempre più ettari di terreno una volta occupati dai granai e oggi occupati dalle distese di pannelli fotovoltaici.
Quello di Troia non è l’unico parco fotovoltaico di dimensioni importanti nel nostro Paese. Il podio vede, rispettivamente nella seconda e terza posizione, gli impianti di Montalto di Castro (84MW) e Rovigo (70MW). L’impianto di Foggia, per dimensioni e potenza, è il 17esimo in Europa.
Umberto Stentella, qui.

Io, per dare l’idea delle dimensioni, più che ai campi di calcio farei riferimento ai campi di grano, o a giardini, prati, boschi: quanta roba buona ci hanno rubato per mettere al suo posto quell’obbrobrio? (e quanti soldi hanno rubato dalle nostre tasche per realizzarlo?) Israele in questo campo (anche in questo campo) è all’avanguardia nel mondo, ma i suoi impianti fotovoltaici li ha costruiti in mezzo al deserto, dove non rubano niente alla natura e agli uomini, e inoltre il sole è garantito sempre.

E altre catastrofi ambientali incombono:

Paesaggi della Tuscia

Catastrofe ambientale in Tuscia
La piccola Irlanda dell’Alto Lazio.
Presto trasformata in una distesa/discarica di migliaia di pannelli fotovoltaici

Aggiungo questo scambio, in merito, fra Fulvio Del Deo e David Perlmutter:

Fulvio Del Deo

E non hai idea dello scempio che si sta facendo anche nel piccolo delle ristrutturazioni “energetiche” finanziate col super bonus 110%! Alle villette accanto a casa mia, hanno tolto delle ottime persiane in pino douglas che finiranno in discarica, per fare posto a porcherie probabilmente di alluminio e plastica simil legno.

דוד פרלמוטר

Fulvio Del Deo

considerando l’inquinamento emesso per materiali, costruzione, manutenzione e smaltimento e l’impatto ambientale che si ha nell’oscurare vaste aree rivestendole di pannelli [per non parlare delle famigerate pale eoliche, aggiungo io], concludo per aiutare l’ambiente bisognerebbe fermare gli ambientalisti.

E passiamo alla benemerita Greenpeace.

Greenpeace è come l’ ‘uomo in frac’ di Modugno

Analisi di Antonio Donno

Greenpeace, nel suo piccolo, ha ripercorso la storia del comunismo marxiano, dagli splendori rivoluzionari dei primi tempi alla triste agonia di oggi. Dalla povertà proletaria iniziale alla ricchezza di una multinazionale, con uffici e impiegati in trenta paesi del mondo, Greenpeace ha percorso a ritroso il tragitto storico che Marx aveva preconizzato nelle sue opere: e così, il proletariato ambientalista si è fatto capitalista, accumulando una fortuna molto ragguardevole. Nel corso della sua esistenza, Greenpeace si è trasformata da un’organizzazione che difende l’ambiente ad una versione capovolta che usa la difesa dell’ambiente per far soldi. Oggi, di fronte all’ultima trovata di Greenpeace, sarebbe opportuno prendere atto della sua smisurata potenza economica: è il caso, dunque, di abbandonare la “pace verde” (Greenpeace) e modificarla in “Goldpeace”, la pace d’oro.

Molti di coloro che hanno fatto parte di Greenpeace, spesso ai livelli di vertice, se ne sono ritratti accusando quell’organizzazione di essere divenuta il contrario di quello che era all’atto della sua fondazione. Con il passare degli anni, la politica dell’organizzazione ha ripercorso la strada della “corsa all’oro”, magnificamente descritta nei romanzi di Jack London dedicati al Klondike, la regione dell’Alaska reputata ricca di giacimenti d’oro. Fu la corsa di molti disperati alla ricerca di fortuna, mentre, nel caso di Greepeace, è stata la corsa di un’organizzazione ferrea, un vero e proprio sistema militare, perfettamente gerarchizzato, che ricorda la struttura piramidale del sistema comunista descritto nelle pagine memorabili di 1984 di George Orwell.

La battaglia di Greenpeace contro i prodotti ogm è stata la dimostrazione più eclatante dell’ignoranza dell’organizzazione e della sua malafede. Dichiarati dall’organizzazione ambientalista pericolosi per la salute pubblica, tutte le ricerche scientifiche indipendenti hanno dimostrato che i cibi ogm sono privi di qualsiasi controindicazione. La loro coltivazione ha sottratto una parte considerevole dell’umanità alla fame cronica, ma Greenpeace è contraria al loro uso, scontrandosi con le posizioni di molti paesi del Terzo Mondo, che vedono nell’uso degli ogm un percorso di uscita dalla fame di intere popolazioni del continente. Ma la potenza intimidatoria di Greenpeace ha raggiunto vette così alte da condizionare i governi di molti paesi del mondo, in particolare quelli che fanno parte dell’Unione Europea.

Greenpeace è una sorta di “Grande Fratello”, uno spettro che si aggira in ogni angolo del mondo, spiando, insinuandosi, progettando denunce, attacchi, contestazioni. La vicenda degli ogm è paradigmatica della natura e degli scopi di Greenpeace. Essi rispecchiano i tre slogan del Partito in 1984 di Orwell: “La guerra è pace/La libertà è schiavitù/L’ignoranza è forza”. E così, la nostra organizzazione ambientalista ha finito per occuparsi di una molteplicità di eventi che spesso nulla hanno a che vedere con l’ambientalismo, trasformandosi in un potere sovranazionale che, influenzando l’opinione pubblica, ricatta i governi, costringendoli a piegare la testa per non essere esposti al ludibrio generale.

Il fisico e matematico Tullio Regge ebbe così a definire l’azione di Greepeace: “L’aggressione dei fanatici di Greenpeace è un ritorno al medioevo malamente mascherato da operazione di salvataggio”. Ora, tuttavia, i tempi stanno cambiando e la politica di Greenpeace va incontro a sempre più dure contestazioni alle sue elucubrazioni antiscientifiche. L’abbandono di molti suoi adepti è la dimostrazione che si è superato ogni limite di credibilità: si sono lasciati alle spalle il puritanesimo dei fanatici di Greenpeace, per i quali vale quanto scrisse Nathaniel Hawthorne in La bambina di neve: “Ma, infine, non vi è nulla da insegnare a uomini saggi. (…) Sanno tutto, oh, certo! tutto ciò che è stato e tutto ciò che è e tutto ciò che, per ogni possibilità futura, debba essere. E se qualche fenomeno della natura (…) dovesse trascendere il loro modo di pensare, essi non lo ammetterebbero mai”. (qui)

E a completare l’opera dei disastri ambientali perpetrati in nome della difesa dell’ambiente, ecco entrare in scena anche il governo italiano, comprensivo di “ministro della Transizione Ecologica” – qualunque cosa possa significare questa ridicola espressione.

Addio alle foreste e ai boschi italiani

Boschi e foreste italiani sotto attacco, anche il governo apre agli abbattimenti. L’importante è fare cassa

disboscamento in Calabria

Il 7 aprile scorso, Stefano Patuanelli, ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, ha scritto sulla sua pagina Facebook«Questa mattina con Roberto Cingolani, ministro della Transizione Ecologica, Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture e Mobilità Sostenibili, e con altri esperti e membri di Governo, ci siamo confrontati sul IV Rapporto Annuale sul Capitale Naturale. Capitale al quale le foreste e i boschi italiani possono fornire un contributo fondamentale in termini di valorizzazione delle biodiversità, turismo verde, produzione di legno. Basti pensare che l’80% del fabbisogno di legno per l’industria manifatturiera italiana è coperto dall’importazione di materia prima.

Gestione sostenibile dei boschi italiani?

Dobbiamo quindi avviare una gestione forestale sostenibile dei boschi italianiincrementando i prelievi laddove le realtà boschive lo consentano: in questo modo riduciamo l’importazione di legno e miglioriamo la gestione di boschi. C’è una forte convergenza tra i ministeri coinvolti, in merito alle azioni che coinvolgono il capitale naturale del Paese.Con una visione incentrata sulla sostenibilità, la riduzione dei rischi di dissesto idrogeologico, la produzione eolica, la conservazione delle foreste. Temi che trovano ampio spazio anche nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che comprenderà anche fondi specifici per la creazione di filiere forestali».

La visione utilitaristica dei boschi

Il post di Patuanelli esprime concetti devastanti attraverso parole edulcorate che possono trarre in inganno. Il confronto tra i vari ministri sul Capitale Naturale, cioè sulle foreste e sui boschi italiani, lascia perplessi.
Si evince chiaramente la visione utilitaristica del governo sul patrimonio forestale italiano. Il ministro afferma che le foreste e i boschi del Paese possono fornire un contributo fondamentale in termini di produzione di legno.
Abbattimenti, dunque. E, visto che l’80% del legname è di importazione, si deve – secondo il ministro – “avviare una gestione forestale sostenibile dei boschi italiani, incrementando i prelievi”.

Aumentare gli abbattimenti?

In altri termini, bisogna aumentare gli abbattimenti! Come se in tutta la penisola non fosse già in atto una distruzione senza precedenti del patrimonio boschivo.
Ma non finisce qui, poiché il ministro fa riferimento anche alla forte convergenza tra i dicasteri coinvolti (tutti complici per la devastazione) “in merito alle azioni che coinvolgono il capitale naturale del Paese”. Tenendo presente “la riduzione dei rischi di dissesto idrogeologico” (ma il ministro sa che gli abbattimenti aumentano questo rischio?), “la produzione eolica”, che non genera alcun vantaggio per il cittadino, ma ha distrutto interi paesaggi, “la conservazione delle foreste” (con i tagli?). Delirante e in continuità con il governo Gentiloni.

Il TUFF

Il governo Gentiloni, nei suoi ultimi giorni di attività, quando si sarebbe dovuto occupare solo dell’ordinaria amministrazione, licenziò il Testo Unico in materia di Foreste e Filiere Forestali.
Il TUFF equipara boschi e foreste italiane a vere e proprie “miniere energetiche”. Questo ha dato il via libera allo sfruttamento della risorsa legnosa, depauperando i boschi di molti esemplari. Alberi immolati nelle voraci fauci delle centrali a biomasse, sorte come funghi nell’intera penisola. Si distruggono i boschi per produrre energia classificata come rinnovabile. Ma la legna non è una risorsa rinnovabile. Gentiloni, dunque, assoggettò il patrimonio boschivo “alle esigenze socio-economiche locali, alle produzioni legnose e non legnose, alle esigenze di fruizione e uso pubblico del patrimonio forestale”. Come dire che dalla legna dei boschi si può/deve trarre un beneficio economico.

Boschi e mafie

L’affare dei boschi, peraltro, è un business milionario che arricchisce le organizzazioni criminali alla pari degli altri traffici illegali. Nella “Relazione sull’attività delle Forze di polizia sullo stato dell’ordine e della sicurezza pubblica e sulla criminalità organizzata” di qualche anno fa, nella sezione dedicata alle nuove minacce in ordine alla tutela ambientale, si legge: «Nel 2015 inoltre, anche a causa della crisi economica, si è assistito ad una recrudescenza di fenomeni di illegalità nei confronti della risorsa forestale. Da fenomeni più banali, quali il taglio condotto con modalità non conformi, si arriva ad irregolarità via via più gravi, con reati che assumono la dimensione del reato associativo, fino alla turbativa d’asta pubblica». L’operazione “Stige” condotta dalla DDA di Catanzaro un paio di anni fa è stata la dimostrazione di ciò che la relazione ha enunciato.
E il 27 aprile scorso, la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, diretta da Nicola Gratteri, ha assestato un colpo durissimo alle cosche con il sequestro di beni, mobili e immobili, per 50milioni di euro all’azienda Spadafora.

Il monopolio ‘ndranghetistico sui boschi

La Sila è gestita da decenni dalle cosche crotonesi che controllano l’imprenditoria agricola, il mercato degli animali, la guardiania dei fondi rustici, il taglio degli alberi e la vendita del legname.
Attività molto floride in mano soprattutto alla famiglia Spadafora che, secondo la DDA di Catanzaro, sarebbe collegata alla cosca Farao Marincola di Cirò. Dalle indagini è emerso che le imprese della famiglia Spadafora gestivano, in regime di monopolio ‘ndranghetistico, l’offerta di legname proveniente dai tagli boschivi effettuati nel territorio silano.
Gli Spadafora avevano costituito un cartello di controllo mafioso dei boschi, manovravano l’aggiudicazione delle gare d’appalto boschive con metodo mafioso, provocando danneggiamenti alle ditte che non intendevano allinearsi alle disposizioni della criminalità organizzata. Alcuni componenti della famiglia Spadafora sono stati posti sott’inchiesta e condannati a conclusione della maxinchiesta “Stige” (169 arresti), che ha ricostruito le infiltrazioni delle ‘ndrine crotonesi in Sila. 

Interessi mafiosi sulle biomasse

Le ditte boschive della ‘ndrangheta avrebbero fornito, nel 2016, biomasse per 9.110 tonnellate alla Centrale del Mercure. Più volte è stato lanciato l’allarme di interessi mafiosi nel settore delle biomasse, che in Calabria sembrano intrecciarsi con l’operato di politici e amministratori locali. 
Infatti, in una lettera aperta all’ex presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, nativo di San Giovanni in Fiore, il deputato M5S Giuseppe D’Ippolito gli chiese di «chiarire se ha ricevuto o meno contributi elettorali da una ditta boschiva di San Giovanni in Fiore in odor di ‘ndrangheta… Deve spiegare all’opinione pubblica come sono andati i fatti, che cosa sapeva e perché ha firmato le carte sulle spese elettorali (per le regionali del 2014) vidimate dalla Corte d’Appello, su cui figurava a chiare lettere il nome di un’azienda di legnami, del suo paese di origine, i cui effettivi proprietari erano già noti per specifiche frequentazioni e attitudini, come conferma l’ordinanza di custodia cautelare dell’operazione ‘Stige’».
Alle vicende degli Spadafora è collegata la posizione del maresciallo dei carabinieri forestali Carmine Greco, finito nelle maglie della maxinchiesta “Stige” e condannato a 13 anni di reclusione per mafia nel dicembre 2020. Greco è stato ritenuto dal Tribunale di Crotone responsabile di concorso in associazione mafiosa, favoreggiamento, rivelazione e omissione di atti di ufficio. Il sottufficiale avrebbe favorito – secondo la ricostruzione del pm antimafia Paolo Sirleo – in più occasioni i titolari dell’impresa boschiva Spadafora di San Giovanni in Fiore.  
Patuanelli e gli altri ministri coinvolti nell’operazione “prelievo nelle foreste” forse non sono a conoscenza che la risorsa forestale è nel mirino delle mafie e voler incrementare i tagli equivale non solo a devastare l’ambiente, ma anche a voler favorire la criminalità organizzata. Cui prodest?
By Francesca Canino, Aprile 29, 2021, qui.

Infine andate a guardarvi questo. Sono cose stranote, ma un ripassino non fa mai male.

barbara

CARA GRETA TI SCRIVO,

così rinsavisci un po’…
E: Cari gretini, scrivo anche a voi, per mostrarvi la realtà che la favola verde vi nasconde accuratamente.

La grande eresia: la rivoluzione verde è un’enorme fake news?

L’autore del post è Enrico Mariutti, ricercatore e analista in ambito economico ed energetico. Founder della piattaforma di microconsulenza Getconsulting e presidente dell’Istituto Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG). Autore di “La decarbonizzazione felice” 

Ogni anno l’uomo estrae dal suolo e dal sottosuolo terrestre 50 miliardi di tonnellate di materiali da costruzione, combustibili fossili, minerali e metalli. Per intenderci, una massa pari a quella di 140.000 Empire State Building.
A questo gigantesco prelievo di risorse naturali è correlato un devastante impatto ambientale.
Tutti abbiamo in mente le immagini delle petroliere in avaria che riversano in mare migliaia di tonnellate di greggio. Non tutti sanno, invece, che uno dei disastri ambientali più gravi degli ultimi decenni è stato causato da una miniera di rame (il disastro di Ok Tedi) o che una delle principali cause degli incendi boschivi in Amazzonia e in Africa è proprio l’attività estrattiva.
Per allentare la pressione antropica (umana) sull’ecosistema terrestre un gruppo agguerrito di scienziati, comunicatori, attivisti e politici è riuscito gradualmente a imporre a un’ampia fetta dell’opinione pubblica occidentale una nuova prospettiva di sviluppo, incentrata apparentemente su un consumo più razionale delle risorse naturali.
Invece di estrarre miliardi di tonnellate l’anno di carbone, petrolio e gas naturale dovremo imparare a sfruttare l’energia del Sole e del vento, risorse rinnovabili il cui sfruttamento non danneggia l’ecosistema.
Tutto giusto, no?
No, tutto sbagliato.
Pannelli solari, pale eoliche, batterie e auto elettriche sono dispositivi tecnologici fatti di cemento, plastica, acciaio, titanio, rame, argento, cobalto, litio e decine di altri minerali.
Un commentary uscito su Nature Geoscience pochi anni fa stima che, solo per convertire un settimo della produzione di energia primaria mondiale (25.000 TWh), potrebbe essere necessario triplicare la produzione di calcestruzzo (da poco più di 10 miliardi di tonnellate l’anno a quasi 35), quintuplicare quella di acciaio (da poco meno di due miliardi di tonnellate a poco più di 10) e moltiplicare di varie volte quella di vetro, alluminio e rame. E stiamo parlando di convertire alle energie rinnovabili neanche il 15% del fabbisogno energetico mondiale.
Non solo, va considerato anche un aspetto tecnico: il “filone d’oro” esiste solo nei fumetti. Per fare un esempio, mediamente in un giacimento di rame il rame è presente con una concentrazione di circa lo 0,6%. Questo vuol dire che per estrarre una tonnellata di metallo bisogna sbriciolare più di 150 tonnellate di roccia. Le grandi miniere d’oro sudafricane macinano 5/6.000 tonnellate di roccia al giorno per estrarre meno di 20 tonnellate di metallo prezioso l’anno.
Ma non basta. Come si produce l’alluminio? Beh, con un procedimento che consuma moltissima energia: per produrre una tonnellata di alluminio, infatti, sono necessari circa 30.000 kwh (tra energia termica ed elettrica). E anche la siderurgia è un’attività energivora: la produzione di una tonnellata di acciaio richiede tra gli 800 e i 5.000 kwh equivalenti.
Quindi, solo per produrre l’acciaio necessario a costruire pannelli e turbine eoliche sufficienti a generare 25.000 TWh l’anno di energia rinnovabile, potremmo avere bisogno di 7.000/40.000 TWh l’anno di energia fossile in più.
E non è finita qui. Di circa una decina di materiali alla base della “rivoluzione verde”, infatti, le riserve conosciute basterebbero a coprire solo pochi di anni di consumo in uno scenario 100% rinnovabili. L’Unione Europea, per esempio, prevede che, per centrare gli ambiziosi target del Green Deal, avrà bisogno di molte più terre rare di quante ne vengano estratte attualmente in tutto il mondo.

Gli scenari ipotizzati dall’Unione Europea

Il fabbisogno di materiali dell’industria fotovoltaica vs attuale produzione 2030-2050
(la linea nera indica l’attuale disponibilità a livello mondiale)

Dy: Disprosio; Nd: Neodimio; Pr: Praseodimio; Tb: Terbio.
Fonte: 
Commissione Europea

È bene sottolineare che queste stime non sono le maldicenze di un mercante di dubbi pagato da Big Oil. L’ONU, la Commissione Europea, la Banca Mondiale hanno prodotto ampi rapporti in cui arrivano a conclusioni analoghe: serviranno moltissime risorse naturali in più. Gli studi che approfondiscono l’argomento d’altro canto sono numerosi, e pubblicati sulle riviste scientifiche più autorevoli del mondo: PNASScienceNature.

Eppure, nonostante il vasto panorama di riviste divulgative che seguono da vicino la “rivoluzione verde”, da Le Scienze alle tante testate digitali, curiosamente in lingua italiana non esiste un singolo approfondimento su questo aspetto, così enorme e così contraddittorio.
La percezione, piuttosto diffusa a dire il vero, è che chi fa divulgazione scientifica da un po’ di tempo si sia arrogato il diritto di scegliere cosa divulgare e cosa no. Abbia deciso di fare politica invece che informazione, insomma.

Non si spiega, altrimenti, come sia possibile scagliarsi quasi quotidianamente contro il paradigma della crescita e, nello stesso tempo, appoggiare una “rivoluzione verde” che immagina di raddoppiare – quantomeno – il prelievo di risorse naturali in pochi decenni. Oppure come sia possibile che, mentre ci si indigna per i disastri ambientali in Amazzonia o in Australia, si progetti di scavare fosse profonde 170 km per cercare i metalli necessari a soddisfare il fabbisogno dell’industria eolica e solare (una prospettiva che per il momento, tra l’altro, è fantascienza pura, dato che si parla di operare a temperature e pressioni ingestibili con la tecnologia attuale).

La miniera d’oro di TauTona, in Sud Africa, è la miniera a cielo aperto più profonda del mondo e arriva a 3,9 km di profondità. Immaginatela 40 volte più grande.

Su Econopoly ci eravamo già occupati di questo aspetto e lo avevamo fatto ben prima che la pandemia di Covid-19 mettesse in luce che la Scienza non è affatto monolitica come la dipingono alcuni media (Sul clima impazzito ascoltate gli scienziati. Ok, ma quali?).

In definitiva, dietro a quella che chiamiamo “rivoluzione verde” si nasconde in realtà un programma per accrescere rapidamente e drasticamente il prelievo di risorse naturali. Con tutto quello che consegue per la salute degli ecosistemi e anche degli esseri umani: per estrarre miliardi tonnellate di ghiaia, argilla, ferro, bauxite e rame in più, distruggeremo altre foreste incontaminate, inquineremo ulteriormente aria e acqua, spingeremo verso l’estinzione decine di migliaia di specie animali.
Quindi, in buona sostanza, uno scenario molto diverso da quello che viene venduto all’opinione pubblica.
Non si tratta di una distopia, di un futuro lontano avvolto nelle nebbie del probabilmente e del forse: la Commissione Europea ha appena annunciato un programma di finanziamenti per l’industria mineraria europea e il prezzo del rame vola (+40% da marzo a oggi), trainato proprio dalla domanda legata alle auto elettriche cinesi e al Green Deal europeo. Ci siamo già dentro, stiamo già devastando centinaia di ecosistemi alla ricerca di litio e cobalto per le batterie o terre rare per i magneti delle turbine eoliche.

 Sospinti dall’emotività, alimentiamo una bolla epocale.
Ci sono altre soluzioni? La temperatura continua ad aumentare, non possiamo fare finta di niente. [Ecco, questa è una delle questioni sulle quali gli scienziati sono tutt’altro che unanimi, sia sull’aumento della temperatura, sia sulla causa antropica dei presunti cambiamenti climatici, sia sull’emergenza climatica, sia sulla possibilità umana di influire sul clima]
Certo che ci sono altre soluzioni.
E, di nuovo, ci si scontra con il muro di gomma della divulgazione: l’opinione pubblica è stata convinta che non ci siano altre strade ma in realtà non è così.
Prendiamo un caso esemplare: la Cattura Diretta in Atmosfera (DAC).
La cattura diretta è una tecnologia dall’apparenza pionieristica, ma in realtà molto semplice, che permette di separare l’anidride carbonica dall’aria. Niente di fantascientifico, esistono decine di impianti pilota perfettamente funzionanti in tutto il mondo.
Genericamente questa tecnologia viene ridicolizzata in quanto molto costosa: i risultati certificati a livello scientifico si attestano su un costo minimo di 94 dollari per ogni tonnellata di anidride carbonica catturata dall’atmosfera. Oggettivamente, un costo non indifferente dato che ne emettiamo quasi 37 miliardi di tonnellate l’anno.
Chiunque faccia notare che stiamo parlando dei dati relativi a un impianto pilota, molto piccolo, e che in un impianto di grandi dimensioni i costi potrebbero essere già ora molto più bassi, viene accusato di pensiero magico, nonostante il potenziale delle economie di scala sia noto e facilmente misurabile.
Oltretutto, si pretende che la cattura diretta competa con le rinnovabili senza beneficiare di incentivi pubblici, mentre le rinnovabili vengono generosamente sussidiate.
Beh, la cosa curiosa è che le stime attuali sui costi della “rivoluzione verde” si aggirano intorno ai 5.000/6.000 miliardi l’anno, mentre catturare l’anidride carbonica direttamente dall’atmosfera a 94 dollari la tonnellata (ripetiamolo: un costo irragionevolmente gonfiato immaginando un impiego su larga scala) costerebbe “solo” 3.000 miliardi l’anno! È veramente difficile capire come si possa definire la cattura diretta costosa, appoggiando contemporaneamente una soluzione che costa il doppio.
Da non dimenticare, poi, come sottolinea proprio Nature, che la cattura diretta ha un vantaggio fondamentale rispetto a tutte le altre soluzioni: minimizza l’incertezza, aggredisce il nocciolo del problema. Da una parte parliamo di ridurre l’aumento della concentrazione di anidride carbonica in atmosfera attraverso complessi meccanismi culturali e sociali, dall’altra di toglierla direttamente con una tecnologia.
Ancora più curioso è il caso della riforestazione e dell’agricoltura rigenerativa (da non confondere con l’agricoltura biologica o biodinamica: parliamo di agricoltura intensiva con rese superiori a quella chimica tradizionale), due opzioni perfettamente ecosostenibili che ci permetterebbero di tamponare rapidamente il problema del cambiamento climatico, con un dispendio di risorse limitato e ricadute socioeconomiche allettanti. Eppure, le iniziative in questa direzione sono continuamente sotto il fuoco degli scienziati, dei divulgatori e degli attivisti green. Un paradosso. L’accusa è spiazzante: l’adozione di queste soluzioni potrebbe rallentare la transizione verso le energie rinnovabili.
Ma l’obiettivo finale di questo gigantesco sforzo è mettere al sicuro il pianeta dall’incertezza climatica oppure far fare un mucchio di soldi alla lobby delle energie rinnovabili? Oramai è diventato molto difficile capirlo.
Elon Musk è indubbiamente un imprenditore brillante, un genio del nostro tempo, ma non per questo ci dobbiamo sentire obbligati a versargli 1.000/2.000 miliardi di dollari l’anno, generosamente irrorati da fondi pubblici che togliamo alla sanità o all’educazione, solo per fare due esempi.
Sarebbe bello poter chiosare, come d’altronde va molto di moda in questi tempi, dicendo che è sempre più importante studiare, informarsi, approfondire, perché ne va del nostro futuro. Ma se a monte c’è un filtro che seleziona quali informazioni devono arrivare ai media e quali no, questo diventa solo l’ennesimo esercizio di stile altezzoso e inconcludente.
“Va notato che l’IPCC nel suo quinto rapporto, coerentemente con tutte le precedenti relazioni di valutazione, non affronta esplicitamente la questione delle implicazioni materiali degli scenari di sviluppo climatico” (World Bank).
Twitter @enricomariutti (qui, e grazie all’amica Maria Teresa a cui l’ho rubato)

Eravamo, se ricordo bene, negli anni Ottanta; i Verdi con le loro istanze ambientaliste stavano cominciando a emergere, e io ho detto a una collega, facendola inorridire, “Quella gente è pericolosa, mi fa paura”. Fanno paura perché la loro è una religione di quelle fanatiche, ricordano Arafat che esortava centinaia di bambini a diventare martiri per la causa della Palestina. Ricordano Ahmadinejad, che sapendo che a un eventuale attacco atomico Israele risponderebbe in uguale maniera, spiegava che anche se la bomba israeliana avesse ucciso trenta milioni di persone, era un prezzo che l’Iran poteva permettersi di pagare dato che Israele, infinitamente più piccolo, con una sola bomba sarebbe stato completamente distrutto. Il prezzo da pagare – e far pagare – non ha alcuna importanza, l’unica cosa che conta è vincere la battaglia. Anche se, come in questo caso, il prezzo sarà la totale distruzione del pianeta, oltre che della vita sia animale che umana su di esso.
Quanto al mio indirizzo iniziale, scherzavo naturalmente: non vivo nel mondo di Utopia, e non mi illudo che esista qualcosa in grado di far rinsavire la piccola analfabeta ritardata che non sa infilare due parole in croce se non ha davanti il testo fabbricato dai genitori da leggere (e non venitemi a parlare di Asperger: una delle caratteristiche peculiari degli Asperger è una spiccata intelligenza).

barbara

POST ESEMPLARE

Comincio con qualche esempio di riduzione in schiavitù
per amore della salute

per amore della sicurezza

per amore della Terra (qualunque cosa significhi) e comunque leggi qui che ti fa bene

per amore del potere, senza più infingimenti

Esempio di omicidio premeditato, sempre per amore della salute

La Stampa  

«Nelle Rsa non si muore più di Covid ma di isolamento. I nostri anziani si stanno lasciando andare perché continuano a non vedere i propri cari». È una denuncia che le associazioni dei familiari delle persone che sono nelle residenze sanitarie assistenziali si sentono ripetere spesso e che sta diventando un problema sempre più pressante. «È tutto bloccato, gli ingressi dei visitatori continuano a non esserci tranne che nelle strutture che hanno la stanza degli abbracci o dietro vetri. Molte Rsa, con la scusa della zona rossa, hanno chiuso di nuovo e anche le videochiamate si sono diradate. Chiediamo al presidente Cirio di intervenire per obbligare le visite. Le linee guida ci sono, non può essere tutto delegato alla discrezionalità dei singoli direttori» tuona Andrea Ciattaglia di Promozione Sociale Onlus, che dal 1970 si occupa dei diritti di anziani, malati cronici non autosufficienti e malati di Alzheimer.
Secondo gli ultimi dati, su 7700 tamponi agli ospiti, i positivi sono 77, lo 0,01% [Beh no, 77 su 7700 sono l’1%: non essere molto portati per la matematica va bene, ma sbagliare del 10.000%?!] e tutti asintomatici o paucisintomatici perché ormai vaccinati. «Se la situazione è questa – sottolinea Ciattaglia – temiamo che le chiusure siano per sempre. In questo momento sono tutti protetti dal virus e quelli che sono infettati hanno sintomi bassi o nulli. Le strutture sono sicure. Non si capisce, il perché. Delle oltre 700 Rsa in Piemonte l’80% sono Covid free. E anche l’adesione al vaccino del personale è molto buona: stiamo parlando di cicli vaccinali conclusi con la seconda dose». I numeri sulla diffusione del siero in queste strutture – il 94,5% dei vaccinati a Torino – è confermato anche dall’Unità di crisi.
Un caso è quello raccontato da Giovanni Battista Palmisano, il figlio della signora Caterina. «Mia madre è in una casa di riposo a San Secondo di Pinerolo. Ha fatto il vaccino a gennaio, ma non riesco a vederla e abbracciarla dal 9 marzo 2020. E non riesco a farle fare alcune visite specialistiche essenziali» spiega. «Capisco tutta la prudenza del direttore – aggiunge – Su di lui sono state scaricate le responsabilità che avrebbe dovuto assumersi il governo o la Regione, ma così non possiamo andare avanti. Mia madre ha già perso un occhio e abbiamo bisogno di programmare visite urgenti. Nonostante sia vaccinata dovrebbe essere trasportata in ambulanza, perché io non lo sono. E poi restare in isolamento per 10 giorni. Il vaccino a cosa è servito?»
Ne parla Claudia Luise su La Stampa

E un esempio, restando in tema, di sopraffina intelligenza accompagnata da inarrivabile astuzia

Ancora un esempio, di giusta precauzione da parte di una casa farmaceutica

Un esempio di omaggio alla lingua più bella del mondo, da parte di una che scrive e pubblica libri in cui insegna a usare correttamente la lingua italiana

Da una scrittrice di prim’ordine:

“Mi urta la mentalità che quella frase e altre simili le partorisce”

Siamo a cavallo, Madonna Grammatica Italiana!

E quest’altro è un esempio di come cavarsela quando non si è sicuri di conoscerla sufficientemente bene

ma per poterlo fare bisogna conoscerla sufficientemente bene da potersi rendere conto delle proprie lacune. In caso contrario la povera lingua italiana se ne va a signorine allegre, come più sopra si è visto. E, per non uscire troppo dal seminato, uno straordinario esempio di competenza nel campo delle etimologie

Infatti, come tutti sappiamo, ius deriva da juice, bevanda notoriamente invisa agli islamici

Un esempio di gratitudine nei confronti dello stato che ti ha accolto e sfamato

(lei la un s’offende miha se la chiamo nanerottolo di merda, vero?)

Un esempio di correttezza politica

Perché è chiaro che se dai vocabolari “per la plebe” cancelliamo la parola “figa”, in che modo potrebbe qualcuno trovare il modo di stuprare?

uno di politica corretta (nel senso in cui si parla di “caffè corretto”)

e un esempio di giustizia

e uno di giustizia ancora più giusta

240 euro per ogni anno di persecuzione, 20 euro al mese. E qualcuno, nei commenti al post che lo segnala, ha scritto: “Fammi capire: qual è il problema?” e qualcun altro: “???”

Un esempio di straordinario senso dell’umorismo

Uno di coerenza

e uno di coerenza ancora più coerente

e un esempio che dimostra che anche nei momenti più bui la specie umana riesce a produrre qualche esemplare degno di chiamarsi uomo

E infine un clamoroso esempio di bancarotta fraudolenta

14 mesi di fallimenti nell’emergenza Covid ci ricordano che lo Stato è il problema, non la soluzione

Quattordici mesi di gestione pubblica della pandemia da Covid-19 dovrebbero oramai rappresentare una prova inconfutabile della necessità di sottrarre allo Stato l’innumerevole mole di compiti che si è assunto e che, in un momento particolarmente grave, ha svolto in maniera del tutto fallimentare.
L’insieme delle autorità pubbliche, alle quali consegniamo più della metà di quello che produciamo, nel momento di maggiore necessità per i cittadini ha prodotto risultati catastrofici che sono sotto gli occhi di tutti. L’unica abilità che lo Stato e le Regioni hanno mostrato è stata quella di predisporre ordini liberticidi funzionali a nascondere l’incapacità di gestire e affrontare la pandemia. Ordini che la magistratura italiana, peraltro, sta provvedendo, in molti casi, a tramutare in carta straccia con argomentazioni irresistibili.
Non vi è stato alcun potenziamento del servizio sanitario sufficiente a fare fronte all’aumento intermittente dei ricoveri ordinari e di quelli in terapia intensiva; non è stata messa in campo alcuna operazione di tracciamento in grado di individuare velocemente e isolare altrettanto tempestivamente i soggetti contagiati. La creazione dell’applicazione web Immuni ha rappresentato un inutile dispendio di tempo, risorse ed energie; il funzionamento dei trasporti pubblici non è stato potenziato e modulato in modo da consentire una minore densità dei viaggiatori e una maggiore frequenza delle corse e dei servizi. Non vi è stata alcuna ricerca di soluzioni in grado di assicurare lo svolgimento delle lezioni scolastiche anche con i doppi turni o l’utilizzo di ulteriori e diversi immobili su tutto il territorio nazionale. È stata rifiutata a priori l’idea di proteggere, anche con maggiore isolamento, le fasce della popolazione che le rilevazioni dell’Istituto Superiore di Sanità hanno dimostrato essere maggiormente vulnerabili al virus.
Lo Stato ha deciso di calare dall’alto quelle che ha ritenuto essere le uniche acquisizioni scientifiche valide; ha imposto ai soggetti contagiati e senza sintomi di non curarsi e di aspettare in “vigilanza attiva”; ha vietato l’uso di farmaci che decine di medici di base hanno dichiarato essere efficaci nelle prime fasi della malattia; ha costretto le autorità giudiziarie a intervenire per dare speranza a chi aveva desiderio di curarsi e per svelare le evidenze scientifiche sulla necessità dell’uso della mascherina ai bambini di età compresa fra i 6 e gli 11 anni, nonostante l’OMS avesse sempre espresso parere contrario. I governi hanno fatto orecchie da mercante davanti ad analisi e osservazioni di organismi indipendenti che hanno sconfessato nessi di causalità fra le misure di isolamento sociale adottate e i miglioramenti dell’andamento della pandemia vantati. Solo le autorità giudiziarie hanno dato conto in alcune occasioni della necessità di fondare le decisioni di contrasto al Covid su evidenze quantomeno plausibili, mentre capi di Governo e presidenti di Regione si sono fatti guidare da sensazioni, paure e precauzioni irrazionali.
Lo Stato ha costretto i cittadini a ricorrere ai tribunali per avere accesso ai verbali del Comitato tecnico scientifico che contenevano i pareri sulle misure da adottare con i Dpcm e che hanno ristretto le libertà fondamentali di milioni di individui. Due deputati della Repubblica hanno dovuto chiedere al giudice amministrativo di avere accesso al piano di emergenza nazionale che il Governo non ha loro consegnato.
Le autorità pubbliche hanno deciso di gestire da sole la distribuzione dei vaccini sull’intero territorio nazionale e hanno escluso il prezioso apporto del mondo delle imprese private. L’idea di potenziarne la produzione è sempre di là da venire. Adesso hanno nelle loro mani la vita e la morte di milioni di individui; sono le autorità a decidere chi deve vaccinarsi prima e chi dopo, chi dovrà ancora attendere e affrontare un rischio importante e chi potrà cominciare a dormire sonni tranquilli. E tutto ciò, a quanto pare, a prescindere dal grado di rischio di esposizione al virus di ciascuno di noi. Ci hanno vietato di scegliere come vivere, ci hanno impedito di assumere un rischio con consapevolezza e responsabilità. Ci hanno impoverito e confortato con l’illusione del debito pubblico che a quanto pare nessuno dovrà pagare.
Mai come in questi ultimi mesi lo Stato ha dimostrato di essere il problema e non la soluzione,. Non è solo questione della qualità della classe dirigente nazionale; è l’idea di potere disporre dall’alto della vita di milioni di esseri umani senza mai prendere in considerazione la loro volontà, è l’idea di avere a disposizione tutta la conoscenza e gli strumenti che servono per risolvere problemi che sono troppo grandi e complessi, invece, per qualsiasi mente illuminata, per qualsiasi potere amministrativo. È l’idea che la tua vita è nelle mani di qualcun altro che ne farà ciò che vorrà. E tu non potrai fare nulla.
Rocco Todero, 29 Mar 2021, qui.

Anzi no, l’«infine» arriva adesso, con una sana lezione di convivenza civile, oltre che di legalità:

Scherzavo, ce n’è ancora uno, ma questo è proprio l’ultimo, giuro, in cui va in scena uno spettacolare esempio di politica intelligente, degna dello stato che ha fatto meglio di tutti gli altri, i quali ci invidiano a morte e ci prendono a modello.

La merceria è aperta, ma è autorizzata a vendere unicamente bavaglini per bambini e altri articoli analoghi. A me, così come al 99% (minimo) delle clienti, serve tutt’altro genere di mercanzia.
SITUAZIONE: io ho bisogno di alcune cose la cui vendita non è autorizzata, il negoziante ha bisogno di mangiare.
SOLUZIONE: il negoziante mi vende di contrabbando la merce che mi serve, e io lo pago in nero, ossia in contanti e senza scontrino, in modo da non lasciare tracce della vendita illegale che, se scoperta, gli costerebbe una multa da lasciarlo in mutande, oltre alla chiusura del negozio (a proposito: quando leggete delle attività chiuse per comportamento illecito, chiedetevi in che cosa sia consistito questo comportamento illecito).
CONSEGUENZE: io non pago l’IVA e il negoziante non paga le tasse, con grande giovamento delle casse dello stato.

barbara

LAUDATO SI’ MI’ SIGNORE PER SORA NOSTRA SANTA ECOLOGIA

che rende il nostro mondo il più bello che ci sia.

L’ideologia verde ha fatto aumentare la Co2

Prima ancora che il governo si formasse avevo bollato «delusione» quello, allora in fieri, guidato da Draghi, qualunque esso sarebbe stato. Una impertinente voce fuori dal coro concorde di alte speranze levato da sinistra, da destra, dall’alto e dal basso, fondate sul solo fatto che Draghi fosse migliore di Conte. Ben poco merito: chiunque, anche uno spaventapasseri, sarebbe stato migliore di Conte! Ora che il governo s’è formato, sono spiacente di dover confermare quella valutazione. Dirò di più (ma in realtà lo avevo ipotizzato prima): il problema del governo Draghi è Draghi medesimo, che si sta rivelando, appunto, debole di carattere. Vediamo perché.

Draghi, carattere debole

Innanzitutto perché ha riconfermato Di Maio agli Esteri e Speranza alla Salute. Trovo impossibile anche solo ipotizzare che sia stata una precisa volontà di Draghi. Di Maio – non va dimenticato – è quello che pubblicamente collocava Matera nelle Puglie, faceva bagnare le coste russe dal Mar Mediterraneo, si dispiaceva per il Venezuela oppresso dalla dittatura di Pinochet, e apostrofava il nome del premier cinese col nome del tennis da tavolo. Quanto a Speranza, dico solo che era il 2 febbraio 2020 quando, ospite in tv di Fabio Fazio, rassicurava gli italiani che il virus cinese non avrebbe scalfito l’Italia: il 2 marzo i morti erano già 52, e oggi sono quasi 100 mila.
Allora, se il più sprovveduto degli uomini cui fosse stato dato l’incarico di formare un nuovo governo avrebbe innanzitutto licenziato per direttissima quei due incapaci, perché Draghi, che sprovveduto non è, ha mantenuto proprio loro? Perché è un debole di carattere. Qualcuno deve avergli fatto notare che cambiare quei due significava bollarli di incapacità; sarebbe stata, sì, la verità, ma anche una macchia dalla quale il precedente governo bisognava lasciare non toccato. E v’è una sola persona in tutta l’Italia che ha il movente per non imbarazzare il precedente governo: quello che lo aveva fortemente voluto. Ecco perché Draghi conferma vieppiù il mio primitivo giudizio: un uomo disposto a sopportare un’ingerenza così inopportuna, appare un uomo debole di carattere.

Ministero ideologico e Gretino

Un’ulteriore conferma di questa debolezza è l’istituzione del Ministero per la Transizione Ecologica. Tutti i commentatori hanno presentato Draghi come l’uomo che, pur ponendo la questione ambientale al centro dell’azione di governo, sicuramente sarebbe stato scevro dalle ideologie e dai massimalismi dei Gretini. Nessuno però ha notato che il nome stesso del nuovo ministero è pregno di ideologia precostituita. La parola chiave è transizione.
Volendo cristianamente interpretare nel miglior modo possibile le azioni del prossimo, la presenza di quella parola presuppone che il compito del ministero sarebbe traghettare da una fase in cui lo sviluppo industriale non sarebbe attento alla questione ecologica ad una nella quale questa questione è posta al centro delle attività produttive. Si badi, qui non si tratta di punire chi ha a bella posta inquinato (per la cosa bastano i carabinieri, non un nuovo ministero). Qui si tratta di ripensare in modo diverso l’approvvigionamento energetico: cambiato quello, si ha la sospirata transizione. Non parlo giusto per parlare: il progetto mondiale, europeo, di Mattarella, è lo stesso progetto dei Gretini, e cioè azzerare le emissioni di Co2 e fantasticare di governare il clima.

Co2, il fallimento dei Verdi

A meno che non si faccia esattamente come Greta strilla di fare (con l’ecatombe che ne seguirebbe, ma pazienza), azzerare le emissioni di Co2 è pura ideologia. Basti pensare che nel 1978, quando nacquero i Verdi che, col loro Sole-che-Ride, vagheggiavano e promettevano un mondo senza nucleare e senza Co2, il contributo energetico da petrolio+carbone+gas+nucleare era l’87%. Quarant’anni dopo, e dopo che i partiti Verdi sono stati al governo di vari governi e, comunque, dopo l’affermazione dell’ambientalismo quasi come una nuova religione, nel 2018 quel contributo era ancora dell’86%. E, quanto alle emissioni di Co2 – che vari protocolli d’intesa internazionali sottoscritti dai responsabili di oltre il 60% delle emissioni mondiali vorrebbero ridurre – esse, che entro l’anno scorso avrebbero dovuto ridursi del 6% almeno rispetto a quelle del 1990, in realtà sono aumentate del 60%. Si veda la figura.

Allora, di tutta evidenza, i fatti sono una cosa, i desideri un’altra. Quando si insiste sui secondi contro ogni evidenza dai primi, quella si chiama ideologia precostituita. Che è quella di Draghi. Il quale, essendo una persona colta, non può ignorare i numeri detti sopra e l’impossibilità oggettiva di anche solo pallidamente avvicinarsi all’obiettivo fantasticato. Anche se tutto – dico tutto – il denaro del Recovery Fund (circa 200 miliardi) fosse speso per ridurre le emissioni di Co2, queste non si ridurranno per più dello 0.03%.
Abbiamo già fatto questa esperienza: negli ultimi 10 anni abbiamo già impegnato quella cifra per installare 20 gw fotovoltaici; che producono poco più di 2 gw elettrici, che sono meno del 7% dei nostri consumi elettrici. I quali contribuiscono per 1/3 alle nostre emissioni di Co2. Cosicché i 200 miliardi degli italiani spesi negli ultimi 10 anni nel solo fotovoltaico avrebbero ridotto le emissioni italiane di Co2, a essere generosi, del 3%. E quelle mondiali dello 0.03%, visto che le emissioni italiane sono l’1% delle mondiali.
Ho detto avrebbero, al condizionale. Perché la verità è che l’Italia, con la progressiva deindustrializzazione, il ricollocamento Oltralpe e Oltreoceano di attività produttive che aveva in patria, l’aumento d’acquisto di beni di consumo prodotti da altri (dalle auto agli elettrodomestici ai computer), non ha ridotto le emissioni – come cianciano alcuni sedicenti professori del Politecnico di Milano e che al Politecnico non hanno neanche una sedia dove sedersi – ma le ha aumentate: solo che emette nei cieli di Berlino o di Pechino anziché in quelli di Roma.

Per concludere, rinnovo la mia valutazione: Draghi è un uomo di governo troppo debole. Potrebbe essere perdonato se i suoi capitomboli fossero giustificati dall’obiettivo di allocarsi al Quirinale, per aspirare al quale avrebbe bisogno dei favori di questo parlamento. Così fosse, tutto tornerebbe. Devo dire che l’uomo farebbe la sua figura, lassù. E con lui anche noi italiani. Ma per questo ci vuol poco: con quel che passa il convento…
Franco Battaglia, 17 febbraio 2021, qui.

Quando nacque la figlia del re, tutte le fate furono invitate alla grande festa che si teneva a corte. Tutte, tranne una, della quale il re malauguratamente si dimenticò. Giunse dunque la fata dimenticata, che il rancore e la rabbia avevano trasformato in strega malefica, giunse nel bel mezzo dei festeggiamenti e gridò: “Per questo torto che mi avete fatto sarete tutti puniti! Nel giorno in cui la principessa compirà diciotto anni sorgerà la più micidiale arma di distruzione di massa che mai mente umana abbia potuto immaginare: l’ecologia. Quest’arma soggiogherà le menti deboli e taciterà quelle forti, e vi distruggerà”. Ciò detto se ne andò, lasciando al mondo annichilito la più perfida maledizione che mai avesse colpito l’umanità.
E adesso state a sentire questa:

Silvio Puzzolu

Giuseppe Amico
cit: M.N.

Nelle ore passate il Texas ha sperimentato blackout a causa delle cosiddette energie pulite. Una intensa ondata di freddo ha infatti causato un picco nella domanda di energia per i riscaldamenti.
Allo stesso tempo il sistema di produzione di energia eolica era compromesso per il blocco delle turbine delle pale eoliche, fermate per evitare danni causati dal vento fortissimo e dal ghiaccio. Su 25 GW di eolico installati, oltre 12 erano compromessi.
Per far fronte alla domanda si è dovuto usare i generatori a gas ma ovviamente gli operatori che gestiscono la rete sono stati colti impreparati visto che non erano previste scorte di gas sufficienti a generare sufficiente potenza di backup.
Il risultato è stato quello di generare lunghi blackout in tutto lo stato, alcuni programmati per proteggere la stabilità di rete, altri dovuti al fatto che la domanda troppo alta ha fatto saltare alcuni generatori. Il tutto mentre si registrano temperature più basse di quelle dell’Alaska. Nel frattempo il prezzo dell’energia è aumentato del 3500%.
Blackout d’estate in California in mezzo ad un’ondata di caldo, blackout d’inverno in Texas in mezzo ad un’ondata di freddo.
Questo è il vero volto della cosiddetta rivoluzione verde, la nuova crociata dei pianificatori socialisti che nonostante non siano in grado di pianificare una economia pensano di poter basare l’economia di un paese industrializzato sul vento.
L’Europa si spinge sempre più verso il baratro delle rinnovabili. Il bello è che delocalizza ogni porcheria in Cina – produzione e smaltimento – praticamente mette la polvere sotto il tappeto con ovviamente il beneplacito di Pechino.
Negli anni 70, Ayn Rand aveva previsto tutto nel libro “The New Left: The Anti-Industrial Revolution”. Venti e passa anni fa, nei sui editoriali su “Le Scienze”, Tullio Regge ci aveva avvertito sui rischi legati a questi sistemi di generazione di energia promulgati da una massa di dementi.
Almeno i comunisti sovietici pensavano di fornire energia a basso costo a tutti tramite il nucleare. I nostri dovrebbero essere arrestati.

E se fossi in voi andrei a leggere anche questo. Certo che avere messo l’Italia in mano a un gretino dopo averla lasciata per un tempo infinito in mano a un idiota la dice davvero lunga sul figlio di Bernardo.

barbara