LE NOTIZIE DA ISRAELE

E i miei commenti alle notizie

Gerusalemme, scontri alla Spianata delle moschee: tre palestinesi uccisi. Tre israeliani accoltellati a morte in Cisgiordania
Mi raccomando: PRIMA i morti palestinesi, POI quelli israeliani, non sia mai che ci dimentichiamo le priorità.

Gli incidenti dopo che il governo ha lasciato in funzione i metal detector
che sono, notoriamente, quella cosa che impedisce di portare con sé i libri di preghiera e quindi, giustamente, chi va a pregare protesta per questo inaudito impedimento
e inasprito le misure di sicurezza
e chissà mai perché il governo avrà avuto l’idea di mettere in atto misure di sicurezza
impedendo l’accesso agli under 50. Fonti mediche:
di quale parte?
quasi 200 feriti, contusi, ustionati e intossicati. Il presidente palestinese Abu Mazen sospende i rapporti per i colloqui di pace. E in serata un palestinese ha ucciso due donne anziane e un uomo in una colonia,
colonia, eh? Ricordiamoci che è una colonia, mica un posto in cui vivono esseri umani. Come Itamar, per dire
e ferendo una quarta persona prima di essere ucciso a sua volta

GERUSALEMME – Tre palestinesi sono stati uccisi negli scontri avvenuti a Gerusalemme est nei pressi della spianata delle moschee,
cioè il Monte del Tempio
dopo la decisione delle autorità dello Stato ebraico di permettere l’ingresso nel terzo luogo sacro dell’Islam esclusivamente alle persone con più di cinquant’anni di età. Secondo l’agenzia di stampa palestinese Maan una delle tre vittime è un ragazzo di 17 anni,
ragazzo, sottolineiamo ragazzo, cioè una creatura innocente, sarà stato lì a giocare a calcetto, immagino
colpito da un colono israeliano
colono, cioè di quelli cattivi. Perché l’avrà ucciso? Mah, non si sa
a Gerusalemme Est, nel quartiere a maggioranza araba di Ras Al-Amoud
diventato a maggioranza araba nel 1948 con l’occupazione illegale della Giordania che ne ha espulso tutti gli ebrei che ci vivevano (quindi in quel periodo era diventata non a maggioranza, ma esclusivamente araba), devastato sinagoghe e dissacrato cimiteri.
La seconda vittima è Muhammad Abu Ghannam. Il suo corpo è stato prelevato dalla famiglia dall’ospedale Muqassed di Gerusalemme est, per impedire che fosse preso in custodia dalle autorità israeliane.
Che cosa temevano che scoprissero, le autorità israeliane?
Testimoni hanno infatti raccontato che la polizia israeliana hanno fatto irruzione nella clinica per arrestare i palestinesi feriti che vi erano stati portati. Il terzo palestinese ucciso, un altro diciassettenne,
ragazzino, povero piccolo innocente. Ucciso perché? Non si sa. Mentre stava facendo che cosa? Non si sa. Forse si stava semplicemente scaldando per combattere il freddo polare di questi giorni, come questi altri suoi compari, tutti giovani, tutti angioletti
proteste 21-07
si chiamava Mohammed Mahmud ed è stato colpito al petto da un proiettile israeliano nel rione di Abu Dis.
La tensione, altissima, si è estesa in Cisgiordania,
si chiama Giudea-Samaria, (in ebraico: ושומרון יהודה, Yehuda VeShomron, in arabo: اليهودية والسامرة, al-Yahudiyyah was-Sāmarah: anche gli arabi sanno benissimo come si chiama)
già teatro di proteste durante la giornata: in serata un palestinese di 19 anni, Omar al Abed, proveniente dal vicino villaggio di Kobar, è riuscito ad infiltrarsi nella colonia di Neve Tsuf
che significa oasi del nettare
e ha accoltellato quattro coloni,
coloni, eh, ricordiamoci sempre che erano coloni, non esseri umani
uccidendone tre, due uomini di 40 e 60 anni ed una donna di 40. Ferita gravemente un’altra donna di circa 60 anni. Poi il giovane è stato a sua volta ucciso a colpi di pistola.
Poi hai dimenticato di dire che il “giovane” – mi raccomando, non dimentichiamo che era giovane, povero caro – era un affiliato di Hamas. Poi hai dimenticato di dire che due ore prima di colpire aveva chiamato, sulla sua pagina facebook, alla “difesa della moschea” sul Monte del Tempio: Take your weapons and resist… I only have a knife and it will answer the call of Al-Aqsa… I know I am going and will not return. Secondo varie testate israeliane comunque, ancora non si sa con certezza se sa stato ucciso o solo ferito. Il teatro della macelleria, chi è di stomaco molto molto robusto, può andarlo a vedere qui.
Alla periferia nord di Gerusalemme, nel rione di a-Ram, un bambino di sette anni è rimasto intossicato da gas lacrimogeni, mentre era nelle braccia del padre. Fonti palestinesi riferiscono che le sue condizioni sono ritenute gravi.
E che cosa ci faceva un bambino di sette anni in mezzo a quei violentissimi disordini? Perché, in previsione di violenti disordini, suo padre l’ha portato lì? Nella speranza di fabbricare un altro martire, come quest’altro padre?

Sono centinaia le persone ferite da proiettili di gomma o intossicate da gas lacrimogeni. Le forze israeliane hanno impedito alle ambulanze palestinesi di raggiungere la zona degli scontri
in nessun posto al mondo è consentito ai veicoli – di qualunque genere – di entrare nelle zone di scontri durante gli scontri, imbecille!
e la Mezzaluna rossa ha fatto sapere che alcuni suoi addetti sono stati colpiti da candelotti lacrimogeni.
Cioè stai dicendo che, non potendo arrivare lì con le ambulanze, hanno raggiunto la zona degli scontri a piedi: per fare cosa? Per partecipare agli attacchi, come spesso succede?
Altri incidenti si sono verificati in Cisgiordania: all’ingresso di Betlemme e al valico di Qalandya, presso Ramallah.
Sempre secondo la Mezzaluna Rossa,
eh, quella sì che è una fonte attendibile!
i feriti sono almeno 193, sia a Gerusalemme sia in Cisgiordania.
? 193 a Gerusalemme e 193 in Giudea-Samaria?
Oltre 4 poliziotti, sono 41 i feriti nel centro di Gerusalemme, portati in centri di soccorso medico, in maggioranza perché sono stati colpiti da oggetti,
? Oggetti? Gli israeliani tirano “oggetti”? Scarpe, paralumi, posacenere, bicchieri da cocktail, soprammobili di ceramica, bambole da collezione…
proiettili di gomma e hanno riportato ustioni,
ustioni? Ustioni come? Gli israeliani gli hanno dato fuoco?
mentre altri 31 sono stati curati sul posto. Nel quartiere di Isariya, due persone sono state ferite da munizioni vere, 10 da proiettili di gomma, 40 sono state curate per aver inalato gas lacrimogeni e ustioni.
In Cisgiordania, 11 feriti sono stati registrati a Ramallah, a causa di granate stordenti, gas lacrimogeni e munizioni vere, mentre 38 a Betlemme, in gran parte per asfissia da gas.
Bella questa ammucchiata di numeri: dobbiamo sommarli? Dobbiamo aggiungerli ai primi dati? Lo scopo, comunque, è chiaramente quello di “fare mucchio” per impressionare il lettore.
Disordini sono avvenuti anche nel nord e nel sud del Territorio paletinese,
territorio conteso: NON esistono territori palestinesi, perché gli arabi hanno sempre rifiutato uno stato palestinese, nel 1937, nel 1947, nel 1967, nel 2001…
con tre feriti a Qalqilia, sei a Tulkarem e sei a Hebron, di cui due per proiettili veri.
E gli altri?
La Spianata delle moschee – per gli ebrei il monte del tempio,
“Spianata” maiuscolo, “monte” minuscolo
ugualmente un luogo santo – è stata fonte di gravi tensioni negli ultimi giorni in seguito all’attacco terroristico contro due poliziotti israeliani, uccisi il 14 luglio scorso: gli assalitori infatti vi si erano rifugiati prima di essere abbattuti
abbattuti! Ma quanto ci piace questo verbo: abbattuti come selvaggina, come birilli, come innocenti passanti dai perfidi cecchini appostati sui tetti
dalla sicurezza.
Poi – alla scuola di giornalismo non lo insegnano più che le notizie devono essere date in modo completo? – ci sarebbe da dire che non vi si erano semplicemente rifugiati “dopo”: ci erano stati anche prima per prendersi le armi, perché la moschea – a suo tempo ne ho postato la documentazione – è un vero e proprio deposito di armi.
Da allora il governo israeliano ha deciso di installare dei metal detector all’ingresso del sito, misura aspramente contestata dai palestinesi che per protesta hanno deciso da domenica scorsa di radunarsi a pregare all’esterno della spianata.
metal detector
Poi arriva il re dell’Arabia Saudita a spiegare che i metal detector nei luoghi santi sono una cosa assolutamente normale, ma pensa te.
Proprio per evitare un eccessivo affollamento della città vecchia nel venerdì, principale giornata di preghiera islamica, e quindi ulteriori problemi di sicurezza
bello quel “quindi”: pregare significa porre automaticamente problemi di sicurezza, come quando le nostre bisnonne dopo avere lavato i piatti recitavano il rosario, vi ricordate? Tutta la polizia in allarme coi mitra spianati
la polizia israeliana ha deciso di consentire l’ingresso nella zona ai soli ultracinquantenni, provvedimento peraltro non inedito e che mira a ridurre il rischio di attentati.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha tuttavia più volte assicurato di non voler alterare in alcun modo lo statu quo (non scritto) che permette ai musulmani di accedere liberamente al sito mentre gli ebrei devono limitarsi ad ore precise e senza potervi pregare. Di fatto lo stato ebraico controlla l’accesso alla spianata ma la gestione degli edifici di culto è affidata alla Giordania.

Amman ha chiesto la “immediata e totale” riapertura del sito ai fedeli, lanciando un appello alla comunità internazionale perché intervenga sulla questione. Ieri era stato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan a chiedere la rimozione dei metal detector “vista l’importanza della spianata delle moschee per tutto il mondo musulmano” e sembrava che il premier ne stesse valutando la rimozione per oggi, giorno della preghiera del venerdì. Ma dopo le consultazioni con i capi della sicurezza e i membri del governo, Benjamin Netanyahu ha deciso di mantenerli attivi.
(se li toglieva andavo a castrarlo col machete, andavo)
Nei giorni scorsi il Mufti di Gerusalemme ha ordinato che le moschee cittadine siano tenute chiuse e che i fedeli convergano invece verso la Spianata, al massimo delle loro capacità date le limitazioni imposte dalla polizia. In ogni caso, ha aggiunto, i fedeli avrebbero dovuto rifiutarsi di passare dalle porte elettroniche. Il presidente palestinese Abu Mazen ha convocato a Ramallah in Cisgiordania una riunione urgente dei vertici dell’Olp e di al-Fatah per discutere la “pericolosa escalation israeliana alla moschea al-Aqsa”.
Lo so che non dovrei, perché sono cose serie, ma a me, quando sento queste sparate, scappa tanto da ridere.
Abu Mazen è stato costretto ad abbreviare una visita ufficiale in Cina per seguire da vicino l’evolversi della crisi a Gerusalemme. In serata il presidente ha annunciato il congelamento dei contatti con le autorità israeliane fino a che non sarà risolta la crisi dei metal detector agli ingressi della Spianata. (qui)

Diceva un mio amico americano: se non leggi il NYT sei uninformed, se lo leggi sei misinformed. Mi sembra che la definizione vada benissimo anche per parecchie testate nostrane.

barbara

IMMAGINA…

tunnel costo
Immagina come sarebbe Gaza oggi se Hamas avesse investito nella popolazione civile, invece di incanalare buona parte delle risorse nelle sue immense infrastrutture del terrore (e moltiplica quei dati per tutti i tunnel costruiti).

Che poi comunque non è che i tunnel portino miseria a tutti, no no, proprio per niente!
Gaza
barbara

 

CHI NON MUORE SI RIVEDE

Stiamo parlando dell’immarcescibile Massimo D’Alema, che ha deciso di rinnovare i vecchi fasti. Che forse non tutti conoscono e ricordano; per questo ripropongo un vecchio post.

QUOUSQUE TANDEM D’ALEMA …?

Comunicato Honest Reporting Italia 23 gennaio 2007

Honest Reporting, notoriamente, si occupa di mass media e non di politica. Ma quando un politico con responsabilità di governo eccede oltre ogni limite di decenza nelle sue esternazioni intrise di livore antiisraeliano, quando ogni sua frase è una vergognosa falsificazione della storia e della cronaca, quando lo squilibrio si fa tanto evidente da diventare persino imbarazzante, ci sentiamo in dovere di segnalarlo. Riportiamo qui di seguito alcune dichiarazioni del signor D’Alema raccolte qua e là, sottolineando alcuni passaggi particolarmente significativi.

«Ci sentiamo egualmente vicini – dice – alle ragioni del popolo palestinese, e a quelle del popolo israeliano e, aggiungo, a quello del popolo libanese, messi in pericolo per responsabilità dei terroristi, ma insieme per la reazione sproporzionata dello stato ebraico». (dsonline, 17 luglio 2006)

«La reazione di Israele, pur legittima in base al principio di autodifesa secondo la carta dell’Onu – spiega il ministro di fronte all’aula – è andata aldilà di ogni ragionevole proporzione» per quanto riguarda «le vittime civili e l’attacco alle centrali elettriche di Gaza» le cui conseguenze per la popolazione civili sono «gravi». «Disintegrare il Libano – avverte il vice premier – non rafforzerebbe Israele», così come una visione della sicurezza solo «militare» che Gerusalemme ha fatto «prevalere fin qui produce insostenibili costi umani e fa crescere il livello di odio e insicurezza». (Corriere della Sera, 18 luglio 2006)

Il ministro italiano degli Esteri ha annunciato che domenica sarà in visita a Gerusalemme, e ha deplorato che l’appello alla moderazione rivolto allo Stato ebraico non abbia “raccolto una eco concreta”. Il capo della diplomazia italiana ha sottolineato che, per una soluzione della crisi in Medio Oriente è necessario coinvolgere la Siria e l’Iran. (Repubblica, 27 luglio 2006)

Il ministro degli Esteri Massimo D’Alema ha sottolineato l’importanza della posizione raggiunta oggi a Bruxelles e auspicato che Israele «tenga conto dell’appello a cessare immediatamente le ostilità». (Radio Radicale, 2 agosto 2006)

“Hezbollah è un partito politico” (Yediot Aharonot, 7 settembre 2006) «E bisogna agire spingendo Israele…». «La cosa che mi colpisce di più è l’isolamento delle voci ragionevoli, anche rispetto alle grandi comunità ebraiche democratiche. La comunità ebraica americana comincia a dividersi su questo punto, ma ciò non sembra avvenire nel nostro Paese […] «C’è chi di fronte a questa tragedia [Beit Hanun] ha parlato di un “errore”. Come un “errore”! Quello che è accaduto a Beit Hanun è il frutto di una politica, è lo sbocco di una scelta. Israele ha reagito alla crisi che si è aperta con il rapimento del caporale Shalit con una offensiva militare che ha prodotto 360 morti e 4000 feriti. Hanno bloccato i Territori, impedendo persino l’afflusso di medicinali. Non metto nel conto le persone che sono morte negli ospedali per mancanze di cure. Hanno distrutto le centrali elettriche, i servizi essenziali. A Beit Hanun sono morti 8 bambini in un colpo solo e questo ha fatto notizia, ma giorno dopo giorno ne sono morti 57, di bambini palestinesi, nella indifferenza pressoché totale dell’opinione pubblica internazionale. Oltretutto, la escalation militare è intervenuta anche ad ostacolare l’avvio di un processo politico nuovo tra i palestinesi, perché è evidente che la violenza chiama altra violenza, esplode la rabbia e si finisce per vanificare gli sforzi del presidente Abu Mazen di fare un governo di unità nazionale per indurre Hamas a riconoscere Israele e a riprendere il negoziato. In questo senso, quindi, Beit Hanun rappresenta il risultato di una politica che affida in modo esclusivo all’uso della forza la sicurezza di Israele, una politica sbagliata per questioni di principio – il rispetto della vita umana, il fatto che in questo modo si colpiscono civili inermi – ma anche perché questa strategia risponde a una logica tutta interna a Israele…». «Mi riferisco a un governo indebolito dalla guerra in Libano, incalzato da destra, con l’accusa di non essere stato abbastanza determinato nelle operazioni militari e che per questo colpisce i palestinesi per dimostrare che invece è forte. Io trovo che questa è una spirale politicamente disastrosa». […] Qualche anno fa non c’era Hamas e non c’era Hezbollah. Tra qualche mese a Gaza non ci sarà più soltanto Hamas, ci sarà il rischio di una infiltrazione anche di Al Qaeda. È inevitabile che senza speranze e sotto il peso di un attacco militare spietato che semina vittime tra i civili, prenda piede una radicalizzazione estrema. […] Bisogna chiedere, e l’Europa deve essere portatrice di questa istanza, che si fermi l’attacco militare israeliano. Si tratta di una richiesta minima, elementare…». (L’Unità, 10 dicembre 2006)

Il ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, prima di giungere al Consiglio europeo, ha commentato così l’incidente che ieri ha coinvolto il premier palestinese Ismail Hanyeh al valico di Rafah. Secondo D’Alema, chiudendo il valico Israele di fatto “ha ostacolato la piena attuazione dell’accordo per la libertà di accesso e di movimento a Gaza”. (AGI 15 dicembre 2006)

D’Alema: «Questo il piano, ma Israele si fermi» (L’Unità, 21 gennaio 2007)

Dunque, riassumendo brevemente, l’unico che si deve fermare è Israele, chiamando addirittura “richiesta minima” quella di rinunciare all’autodifesa, la responsabilità di qualunque cosa, perfino delle faide interne palestinesi, è di Israele, danni e vittime sono unicamente quelli provocati da Israele. Un solo, vago, accenno al terrorismo, nessun accenno all’ormai secolare rifiuto di dialogo da parte palestinese, nessun accenno alle vittime e alle devastazioni provocate dal terrorismo in Israele; gli atti di guerra palestinesi e libanesi sono “crisi”, mentre le risposte di difesa israeliane sono “offensiva militare”, “escalation militare”, “attacco militare spietato”. Per non parlare dell’inaudito attacco frontale, in cui addirittura si arriva ad accusare Israele di strage premeditata, messo in atto nell’intervista dell’Unità del 10 dicembre da parte di chi per mestiere sarebbe chiamato a mediare tra le parti in causa. Aggiungiamo la vergognosa accusa di colpire i palestinesi per logiche di politica interna, l’arroganza di permettersi di dare pagelle (“una politica sbagliata”), condiamo il tutto con una incredibile ignoranza della storia e della cronaca (“visione della sicurezza solo «militare» che Gerusalemme ha fatto «prevalere fin qui”, “Hezbollah è un partito politico”, “Qualche anno fa non c’era Hamas e non c’era Hezbollah”), e concludiamo con la chiamata in causa di non meglio identificate “comunità ebraiche democratiche” (sicuri che siamo ancora dentro il limite della “legittima critica all’operato del governo israeliano”? Sicuri che siamo noi ad avere le idee confuse quando parliamo di antisemitismo?). Poiché riteniamo che il signor D’Alema abbia, con queste esternazioni, con questi giudizi, con questi violentissimi attacchi frontali, decisamente superato il limite delle sue competenze (e anche della decenza), vi invitiamo a scrivere lettere aperte ai vostri giornali e anche al signor D’Alema direttamente ai seguenti indirizzi:
m.dalema@massimodalema.it
DALEMA_M@camera.it

Aggiungo che il signor D’Alema ignora anche che l’infiltrazione di Al Qaeda a Gaza non è un rischio che si potrebbe realizzare fra qualche mese: è una realtà iniziata 17 mesi fa, subito dopo il ritiro israeliano. Ignora che la “radicalizzazione estrema” risale al 1921, per cui attribuirla alle azioni israeliane è segno, oltre che di crassa ignoranza, anche di suprema imbecillitudine, ignora un intero secolo di storia e non sembra minimamente intenzionato a fare qualcosa per riempire le sue abissali lacune.

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Certo che passare da questo
d'alema-marcegaglia
a questo
d'alema-hezbollah
è davvero un segno di decadenza di quelli proprio brutti.

barbara

LASCIATE CHE I BAMBINI VENGANO A ME

Ma per fortuna ci sono anche musulmani moderati, pacati e ragionevoli, come il padre di Syed Rizwan Farook, uno dei terroristi della strage di San Bernardino:

– Parlavate mai del terrorismo, dell’lsis?
«Certo. E chi non ne parla oggi? Lui diceva che condivideva l’ideologia di Al Baghdadi per creare lo Stato islamico, ed era fissato con Israele».

– Che vuol dire?
«Io gli ripetevo sempre: stai calmo, abbi pazienza, fra due anni Israele non esisterà più. La geopolitica sta cambiando: la Russia, la Cina, anche l’America, nessuno vuole più gli ebrei laggiù. Li riporteranno in Ucraina. A cosa serve combattere? Lo abbiamo già fatto e abbiamo perso. Israele non si batte con le armi, ma con la politica. Lui però niente, era fissato».

barbara

SE NON SI TRATTASSE DI UNA TRAGEDIA

sembrerebbe una scena di teatro comico, un po’ come quella canzone di Monica Vitti che faceva Ricordo una sera a Varazze, che venivo giù da Savona, no, non era Varazze, e non era neanche Savona, poi non era nemmeno quella volta lì. La notizia, tragica e grottesca al tempo stesso, la riprendo da Progetto Dreyfus.

LA DISINFORMAZIONE NON HA RISPETTO NEMMENO PER I MORTI

Il 22 ottobre scorso l’agenzia stampa iraniana Fars News, batte questa notizia. “Le forze di sicurezza hanno catturato un colonnello israeliano”, afferma un comandante delle forze popolari irachene che aggiunge “l’ufficiale sionista è un colonnello e ha partecipato alle azioni terroristiche per conto di Daesh (Isis). Il suo nome è Yusi Oulen Shahak, fa parte della Brigata Golani dell’esercito del regime sionista e il suo numero di matricola è Re34356578765az231434.”
Il comunicato termina affermando che il colonnello è stato arrestato con altri militanti dell’Isis e saranno sottoposti ad un interrogatorio. Mettono on line la foto che abbiamo pubblicato con una didascalia che successivamente cancelleranno sostituendola con un’altra con persone, quasi tutte di spalle, che festeggiano sollevando i loro i fucili.
Così la velina iraniana comincia a planare nel web, passa qualche giorno e oggi Rai News pubblica questa notizia: “La sicurezza irachena ha arrestato nei giorni scorsi un colonnello israeliano della Brigata del Golan insieme ad un gruppo di terroristi dell’Isis”.
La notizia è stata diffusa dall’agenzia iraniana Fars. Il colonnello arrestato si chiama Yusi Oulen Shahak e l’agenzia fornisce anche il suo numero di matricola. Le forze di sicurezza irachene lo stanno interrogando per capire le ragioni della sua presenza fra i combattenti dell’Isis.

Ma quello nella foto non è un colonnello ma un sergente maggiore.
Ma quello nella foto non si chiama Yusi Oulen Shahak ma Oron Shaul.
Ma quello nella foto non è stato arrestato perché è stato ucciso il 20 luglio 2014 da Hamas
durante l’Operazione Margine di Protezione e il suo corpo è ancora in mano ai terroristi che governano la Striscia di Gaza in attesa di scambiarlo con decine o magari centinaia di galeotti vivi e vegeti che occupano le carceri israeliane.

Anche questo genere di (dis)informazione contribuisce ad aumentare l’odio verso gli ebrei, gli israeliani e Israele. Per gli iraniani, l’Isis e Israele sono due nemici da demonizzare e questo genere di invenzioni rappresentano il classico detto “due piccioni con una fava” a differenza di certa stampa italiana di cui non si può fare a meno di notare la leggerezza con la quale controllano la veridicità delle veline informative.

Fonti > http://english.farsnews.com/newstext.aspx?nn=13940730000210
Fonti > http://www.rainews.it/…/ContentItem-70366234-7bfa-4e06-9e67…
(nei commenti si possono trovare altre informazioni importanti)
Oron Shaul
Io, che di informazione su Israele mi occupo praticamente a tempo pieno da quindici anni, sono abituata alle notizie manipolate, sono abituata alle notizie strategicamente tagliate, sono abituata alle notizie addomesticate, e sono abituata anche alle notizie fabbricate di sana pianta. Sono abituata, e tuttavia non ci ho ancora fatto il callo, e ogni volta non manco di stupirmi del livello di spudoratezza che questa gente riesce a raggiungere.

barbara

SPUBBLICITÀ PROGRESSO

Quando vivevo nel domani

Proposta per un sottotitolo: “Perché la merda esiste: sappiatelo”.

L’ebreo avido, l’ebreo imbroglione, l’ebreo opportunista, l’ebreo insensibile, l’ebreo rozzo, l’ebreo cinico, l’ebreo sporcaccione, l’ebreo incivile, l’ebreo tonto, l’ebreo terrorista … Gli ebrei sgradevoli esistono, naturalmente – chi di noi non ne ha incontrati? – e anche gli ebrei farabutti: non è certo questo il problema. Il problema è che Linda Grant sembra ignorare totalmente l’esistenza di ebrei di altro tipo, e infatti solo ebrei di questo genere incontriamo nel suo romanzo, quasi interamente ambientato nella Palestina mandataria del 1946, alla vigilia della nascita dello stato di Israele. Per fortuna, anche nel peggiore degli ebrei può accadere che sopravviva un rimasuglio di umana coscienza, e così i nostri ebrei, se non altro, sono in grado di riconoscere “il grande male che abbiamo inflitto agli arabi rubando loro la terra”, “l’atteggiamento colonialista, identico a quello dei britannici”, “l’abominevole patriottismo”, “l’agghiacciante arroganza” e, verso la fine del romanzo, ai giorni nostri, “abbiamo distrutto Beirut” e “le testimonianze dei palestinesi sulle atrocità commesse dal nostro esercito. Storie strazianti. A volte le porta a casa per farmele leggere, ma io non riesco granché a tollerarle: mi viene il vomito a pensare che qualcuno possa fare certe cose, specialmente se è un ebreo”. C’è anche un “incidente” provocato dalla controparte: “Hamas ha messo un ordigno in un caffè e l’esplosione ha fatto schizzare frammenti di dolci in tutto il quartiere”, così sul muro è rimasta una macchia oleosa.
Quanto al romanzo, se fosse un tema scolastico scriveremmo: “Tema piuttosto confuso e sconclusionato”: la storia si trascina per un po’ in una certa direzione, poi l’abbandona per prenderne un’altra lasciando parecchi conti in sospeso, che non saranno saldati mai più per concludersi, senza alcun nesso con alcunché, con un’imprecazione contro “questo maledetto clima” di Israele.
Evitare accuratamente di regalarlo a chi non sia già antisemita di suo: potrebbe fare danni irreparabili. Evitare accuratamente anche di leggerlo se si è deboli di stomaco: sempre per via dei suddetti irreparabili danni.

barbara