E PERFINO DA UNA SEDIA A ROTELLE


Se tu guardi un ostacolo come un ostacolo, probabilmente ti abbatterà; se guardi un ostacolo come una sfida, allora farai del tuo meglio per superarlo.

Fra due ore inizia Yom Kippur: auguro a chi digiuna, un digiuno non troppo faticoso, e gmar chatima tova.
Noi ci rivediamo domani sera.

barbara

NON TEMERE E NON SPERARE

L’esercito come metafora? Potrebbe essere. Così come potrebbe essere, anzi, sicuramente è, tantissime altre cose: un trattato di psicologia, un trattato di sociologia (entrambi con approfondimenti che i normali trattati neppure si sognano), un romanzo di formazione, una storia a volte vagamente onirica, a tratti con reminiscenze kafkiane (mi è venuto da pensare, in più di un’occasione, a Gespräch mit dem Betrunkenen, Conversazione con l’ubriaco).
In realtà, lo confesso, sto un po’ menando il can per l’aia, perché questo è uno di quei libri talmente belli, talmente ricchi, in tutti i sensi, che non sai da che parte cominciare a recensirli, come quando hai tante emozioni che vorrebbero uscire tutte insieme, che ti si ingorgano le parole in gola e non ti esce niente; o come quando, più prosaicamente, capovolgi di colpo una bottiglia piena ed è l’acqua stessa a fare da tappo, e almeno per un momento non riesce a uscire. Per fortuna ho trovato in rete una bella recensione, questa, e vi invito a leggerla: è sicuramente molto migliore di quanto riuscirei mai a dire io.
Aggiungo solo un’ultima cosa, in merito al titolo: è una frase che un superiore dice a un sottoposto, di cui è stato compagno di scuola: non temere (vendette) e non sperare (favoritismi). Titolo lontanissimo da quello originale (Hitganvut yehidim, Infiltrazione individuale – o dei singoli – titolo di una delle parti del libro), e tuttavia significativo perché anche questa, volendo, si potrebbe considerare come una metafora della vita stessa.
non-temere-e-non-sperare
Yehoshua Kenaz, Non temere e non sperare, Giuntina


(c’entra, fidatevi)

barbara

SIETE INSODDISFATTI DEL VOSTRO ASPETTO?

Scontenti? Crucciati? Troppo alti/troppo bassi? Troppo grassi/troppo magri? Avete una fastidiosa pancetta che vi guasta il profilo? Il naso a peperone? Orecchie a sventola? Ginocchia sporgenti? Gambe che, come si dice dalle mie parti, ghe pasa un can co na fasina in boca? O forse avete veri e propri handicap? Avete avuto la poliomielite da piccoli? Siete spastici? Avete la lussazione congenita dell’anca (quelli che una volta si chiamavano storpi, o sciancati ma adesso non si può più e sono diventati via via invalidi, handicappati, disabili, diversamente abili, ma non è che chiamarli mmazza quanto sò abbili li aiuti granché a muoversi meglio)? La spina bifida che vi costringe a camminare coi tutori? E per questo motivo vi sentite sfortunati? Inadeguati? Ogni tanto vi viene voglia di piangervi un po’ addosso?

barbara