LA TERZA GUERRA MONDIALE È PROPRIO INIZIATA

Ovvero “83 anni più tardi…

Nessuno si faccia illusioni. (Ho preso il testo del traduttore automatico, che mi sembra eccellente, inserendo solo qualche correzione e aggiustamento) L’articolo è lungo, ma va letto tutto, perché spiega in modo chiaro ed esauriente come si è arrivati dove si è arrivati, ossia alla terza guerra mondiale sostanzialmente in atto.

Gli architetti del nostro presente disastro

La politica estera americana sta cedendo alle sue stesse contraddizioni. Non abbiamo più il lusso della decadenza.

Di Benjamin Braddock

14 marzo 2022

Girando e girando nel vortice allargato Il falco non può sentire il falconiere; Le cose non andarono a buon fine; il centro non può reggere; La mera anarchia si scatena sul mondo, la marea offuscata dal sangue si scatena, e dappertutto  la cerimonia dell’innocenza è annegata; I migliori mancano di ogni convinzione, mentre i peggiori  sono pieni di appassionata intensità.

—William Butler Yeats, “La seconda venuta”

Il centro non regge, le cose stanno andando in pezzi. Siamo passati dalla psicosi di massa per i vaccini alla psicosi di massa per l’urgente necessità di entrare in guerra con la Russia.
Le sanzioni sono già abbastanza gravi; le prime ricadute economiche che ne derivano stanno già causando dolore ai lavoratori e alla classe media americana. Ma abbiamo fatto sanzioni la scorsa settimana, il pubblico chiede di più. Fai qualcosa, anche se quella cosa è orribile nelle sue implicazioni. Due anni di rabbia dissociata repressa vengono incanalati e reindirizzati verso un obiettivo esterno dalle stesse persone responsabili della risposta al COVID-19, tra le peggiori atrocità della storia americana.
Gli americani di origine russa – la stragrande maggioranza dei quali non ha alcuna associazione con Putin o con lo stato russo, non che il loro maltrattamento sarebbe giustificato se lo facessero – stanno sopportando il peso maggiore di una campagna particolarmente feroce di odio razziale e attacchi. Piuttosto il contrasto con i primi giorni del COVID, quando i liberali inciampavano su se stessi per raggiungere il ristorante cinese più vicino per dimostrare che il razzismo era il vero virus. Joe Biden non ha trovato il tempo nel suo discorso sullo stato dell’Unione per menzionare i 13 americani uccisi in Afghanistan, ma ha trovato il tempo per celebrare l’idea dei pensionati ucraini che si gettano sotto le tracce dei carri armati russi. È difficile immaginare una fine più ignominiosa della Pax Americana.

La Pax Americana è morta e l’abbiamo uccisa.

Non doveva essere così. Mi viene in mente una citazione di Condoleezza Rice sulla mattina dell’11 settembre. Sapeva che le forze statunitensi che sarebbero andate a DEFCON-3 avrebbero innescato un’escalation simile da parte della Russia, quindi ha chiamato il presidente Putin e gli ha detto che i nostri militari sarebbero stati in allerta. Le disse che lo sapeva e che aveva ordinato alle sue forze di ritirarsi. Poi ha chiesto se c’era qualcosa che poteva fare per aiutare. La Rice ha raccontato di aver avuto un momento di riflessione: “La Guerra Fredda è davvero finita”.

La lacrima”, memoriale per le vittime dell’11 settembre donato dalla Russia agli Stati Uniti. Per quanto riguardava la Russia, la Guerra Fredda era veramente finita (immagini inserite da me).

Ma le scelte fatte all’indomani di quel giorno da persone come lei hanno scatenato uno zeitgeist distruttivo nella politica estera di Washington che ci ha portato a questo punto in cui lo spettro della guerra nucleare è ora sospeso nell’aria come durante i momenti più tesi della Guerra Fredda.
Gli attacchi dell’11 settembre 2001 sono stati l’inizio della fine per la finestra di opportunità che avevamo per stringere una partnership con la Russia. Solo un anno prima, il presidente Putin aveva espresso interesse ad entrare a far parte della NATO durante la visita del presidente Clinton a Mosca. La risposta esatta di Clinton non è stata riportata pubblicamente ma non è stata affermativa. In retrospettiva, era esattamente la partnership di cui l’Occidente aveva bisogno per contrastare l’ascesa della Cina. Ma Washington aveva passato il decennio precedente a trattare la Russia come un vassallo colonizzato, c’era scarso interesse nel permettere a un paese così arretrato e umiliato di entrare nelle sale dorate della NATO.
La Russia negli anni ’90 era un relitto. Sulla scia della caduta dell’Unione Sovietica, il governo russo divenne uno stato fantoccio dell’America e dell’Occidente e la sua economia fu un disastro monumentale. Le persone hanno smesso di essere pagate, l’inflazione mensile era a due cifre, i risparmi di una vita sono scomparsi dall’oggi al domani, le banche sono scomparse dall’oggi al domani. Il tasso di fertilità è crollato, insieme all’aspettativa di vita, con oltre cinque milioni di morti in eccesso registrate nel decennio, principalmente per morti per disperazione. Durante la privatizzazione post-sovietica, le grandi imprese statali venivano vendute per pochi penny sul rublo a persone politicamente ben collegate, ed è così che la maggior parte degli oligarchi ha acquisito le proprie fortune. E anche gli americani politicamente ben collegati hanno fatto fortuna in Russia.
Wayne Merry, un funzionario statunitense presso l’ambasciata a Mosca negli anni ’90, ha dichiarato in seguito: “Abbiamo creato un negozio virtuale aperto per il furto a livello nazionale e per la fuga di capitali in termini di centinaia di miliardi di dollari, e lo stupro di risorse naturali e industrie su una scala che dubito abbia mai avuto luogo nella storia umana”. Fu in questo contesto che Putin salì al potere. Abbastanza divertente, quando Boris Eltsin scelse Putin come suo successore presidenziale, chiamò Bill Clinton per ottenere l’approvazione. Putin è salito al potere con un desiderio ardente: rendere di nuovo grande la Russia e impedirle di essere umiliata come era nel suo decennio perduto.
Mentre Putin ricostruiva la Russia, l’America stava portando avanti progetti di rimodellamento nazionale in Iraq e Afghanistan che erano stati abbandonati appena dopo la fase di demolizione. L’idea era quella di diffondere i “valori” americani e il nostro “modo di vivere”, non importa quanto terribili fossero le conseguenze per le persone coinvolte. Il mio amico Sam Finlay ha descritto la situazione come quella in cui le azioni aggressive di un paese normale sono come quelle di un lupo: uccide per mangiare. L’aggressione serve in qualche modo gli interessi materiali di quel paese. Ma la politica estera americana è come un grosso cane stupido, cattura un coniglio per divertimento, lo uccide nel frattempo, e poi perde interesse e torna dentro a mangiare crocchette.

Esportare la democrazia

Durante tutta la sua carriera politica, Vladimir Putin ha assistito alla politica estera americana che si è scatenata nel mondo come un toro in un negozio di porcellane. Ha imparato come operano i nostri leader e comprende il tradimento di cui sono capaci. La Libia è un buon esempio. Il colonnello Gheddafi aveva collaborato con gli Stati Uniti. Interruppe il suo programma nucleare, rinunciò alle sue armi di distruzione di massa e iniziò ad aprire il suo paese e la sua economia al mondo. Verso il 2008, i leader militari statunitensi chiamavano la Libia uno dei principali alleati degli Stati Uniti nella lotta al terrorismo transnazionale. Gheddafi permise l’apertura di un’ambasciata americana e, prima ancora che la vernice si asciugasse, i diplomatici e le spie appostate stavano già lavorando al suo rovesciamento. Hanno collaborato con ONG e fondazioni statunitensi e transnazionali per formare attivisti “pro-democrazia” e fondare un movimento di opposizione.
Quando è scoppiata la Primavera Araba nel 2011, in Libia sono scoppiate violente proteste, guidate da gruppi radicali armati di nascosto dagli Stati Uniti e dai loro alleati, e il governo ha cercato di sedare la ribellione e ristabilire l’ordine. Il ripristino dell’ordine è stato ritenuto pesante dagli Stati Uniti e dalla NATO e quindi è stato stabilito il pretesto per l’intervento. La NATO ha iniziato l’intervento istituendo una no-fly zone sulla Libia, che si è rapidamente trasformata in una campagna di bombardamenti e missili da crociera contro installazioni militari e infrastrutture civili.
La ricompensa del colonnello Gheddafi per aver collaborato con il governo americano è stata di essere sodomizzato con una baionetta sulla strada per la sua esecuzione sommaria. Piuttosto che esprimere rammarico o addirittura rispondere con un minimo di discrezione, il Segretario di Stato Hillary Clinton ha cantato: “Siamo venuti, abbiamo visto, è morto “. Il vicepresidente Joe Biden ha fatto eco ai suoi sentimenti, “Che sia vivo o morto, se n’è andato. Il popolo libico si è sbarazzato di un dittatore. La NATO ci ha azzeccato”. Sulla scia dell’omicidio di Gheddafi, la Libia si è trasformata in una totale anarchia con mercati degli schiavi dove si poteva comprare un essere umano per $ 40 e una guerra civile che è durata fino al 2020. Il paese è diventato un vivaio di terroristi. Il regime di Gheddafi si era fermato tra l’Italia e l’Africa subsahariana. Con lui fuori dai giochi, l’Italia e il resto dell’UE sono stati rapidamente invasi da immigrati illegali.
Il messaggio che l’episodio della Libia ha inviato ai governi di tutto il mondo è stato chiaro: puoi fare tutto ciò che gli americani chiedono, ma c’è ancora un’ottima possibilità che ti piantino un coltello nella schiena. Divenne dolorosamente ovvio che la politica estera americana era stata completamente separata da qualsiasi obiettivo razionale. Da quel momento in poi, Putin ha iniziato a lavorare attivamente contro l’interventismo americano, in particolare in Siria con il suo sostegno al governo del presidente Assad nella sua lotta contro ribelli e gruppi terroristici come l’ISIS, molti dei quali sono stati addestrati e armati dal governo degli Stati Uniti. Man mano che la Russia si allontanava ulteriormente dall’Occidente, l’antagonismo del governo statunitense nei confronti della Russia aumentò ulteriormente. Il prossimo obiettivo di una rivoluzione colorata sarebbe l’Ucraina.
Nel novembre 2013, un movimento di protesta noto come Maidan è iniziato nella piazza centrale di Kiev dopo che il presidente Yanukovich ha rifiutato una proposta di associazione politica e accordo di libero scambio con l’Unione europea. L’accordo avrebbe aperto i mercati dell’Ucraina alle importazioni europee mantenendo i mercati dell’UE chiusi alle merci ucraine. Le proteste sono continuate per mesi e le richieste dei manifestanti sono cambiate da un appello a firmare l’accordo a una richiesta di dimissioni di Yanukovich e del suo governo. Queste proteste sono state esplicitamente sostenute dallo stesso governo degli Stati Uniti e dalle sue ONG partner. Centinaia di milioni di dollari sono stati versati in Ucraina da questi gruppi, tra cui l’Open Societies Institute di George Soros, la Freedom House e il National Endowment for Democracy finanziato dai contribuenti statunitensi.
La persona di riferimento per gli sforzi del Dipartimento di Stato americano per rovesciare il governo Yanukovich è stata Victoria Nuland, un’ex consigliera di Dick Cheney che ha servito come portavoce del Segretario Clinton prima di essere promossa a Assistente Segretario di Stato per gli affari europei ed eurasiatici. Ha visitato i manifestanti con l’ambasciatore statunitense Pyatt, annunciando “Siamo dall’America” ​​alla folla che non parla inglese e offrendo pezzi di pane da un sudicio sacchetto di plastica della spesa (i manifestanti sembravano disorientati e la maggior parte non ha preso il pane). In seguito si è vantata che gli Stati Uniti avevano speso cinque miliardi di dollari per “promuovere la democrazia” in Ucraina.
È trapelata una telefonata intercettata in cui Nuland e Pyatt hanno discusso i loro piani per chi avrebbe guidato un nuovo governo in caso di cacciata di Yanukovich, già una conclusione scontata a giudicare dal tono della conversazione . Da notare: Nuland dichiara “Penso che Yats sia il ragazzo che ha l’esperienza economica, l’esperienza di governo. Ciò di cui ha bisogno sono Klitschko e Tyahnybok all’esterno”, riferendosi ad Arseniy Yatsenyuk, Vitali Klitschko e Oleh Tyahnybok; Pyatt ha detto “vogliamo cercare di convincere qualcuno con una personalità internazionale a venire qui e aiutare a fare l’ostetrica in questa cosa” e Nuland ha risposto che Joe Biden era disposto; così come Nuland che dichiara “F-k l’UE”.
Il 20 febbraio 2014, i cecchini di Maidan hanno aperto il fuoco . Quando finalmente il fumo si è diradato, 48 manifestanti e quattro poliziotti giacevano morti nella piazza. La narrazione prese rapidamente piede secondo cui furono i paramilitari del governo a compiere il massacro. Quando il processo per il massacro si è finalmente tenuto anni dopo, la maggior parte dei sopravvissuti feriti ha testimoniato di essere stati uccisi dagli edifici tenuti da Maidan lungo la piazza o di aver visto cecchini posizionati in quegli edifici. L’ex capo dei servizi di sicurezza ucraini, Aleksandr Yakimenko, ha affermato che si trattava di mercenari portati da coloro che complottavano per abbattere Yanukovich. Erano lì tutti i giorni”.
L’operazione ha raggiunto il suo obiettivo. Il 21 febbraio Yanukovich, in un ultimo disperato tentativo di prevenire ulteriori violenze, ha firmato un piano mediato franco-tedesco-polacco per accettare poteri ridotti e ha chiesto elezioni anticipate in modo da poter essere rimosso dal potere. Il 22 febbraio, Right Sektor e le milizie neonaziste hanno preso d’assalto gli edifici governativi e hanno costretto Yanukovich e molti funzionari a fuggire da Kiev. Nuland ha disposto una procedura incostituzionale in parlamento per togliere la presidenza a Yanukovich. Arseniy Yatsenyuk, il “ragazzo” di Nuland, è stato nominato primo ministro e le potenze occidentali guidate dagli Stati Uniti lo hanno immediatamente dichiarato legittimo. L’80° tentativo di colpo di stato americano dal 1953 è stato un successo.
La base politica di Yanukovich ha reagito rapidamente, tenendo referendum per l’indipendenza dall’Ucraina; prima in Crimea, poi nella regione del Donbass, con la formazione della Repubblica popolare di Luhansk e della Repubblica popolare di Donetsk. Inizialmente, la Russia ha accettato il referendum in Crimea – dopotutto, la Marina russa ha mantenuto un porto fin dai tempi di Nicola II – ma era riluttante quando si trattava del Donbass. Fu solo quando il governo di Kiev inviò milizie neonaziste a svolgere operazioni di “antiterrorismo” a Donetsk e Luhansk che la Russia iniziò a prestare un tacito sostegno ai separatisti, anche se a volte li ostacolavano direttamente.
I separatisti hanno quasi preso Mariupol durante la controffensiva dell’agosto 2014. L’esercito ucraino è fuggito dalla città ed era aperta alla presa. Con la presa di questa importante città industriale, l’indipendenza del Donbass sarebbe stata un fatto compiuto . Ma la Russia li ha fermati, minacciando di chiudere il confine ed espellere i familiari dei miliziani che avevano cercato rifugio in Russia. I miliziani indietreggiarono e l’esercito ucraino riconquistò la città. Da quel momento in poi, il conflitto è rimasto in gran parte congelato.
Un mio conoscente russo si offrì volontario per combattere per la “Repubblica popolare di Donetsk”. Dal modo in cui ha parlato delle condizioni lì, ho pensato che fosse una causa persa, ma come meridionale, sono un fanatico delle cause perse. Il mio amico temeva che fosse un uomo segnato, che se mai fosse tornato in Russia potesse essere arrestato per la sua partecipazione. Privo di uomini, denutriti e disarmati, lui e i suoi compagni patrioti hanno resistito durante una guerra brutale che imperversa dal 2014, con numerose atrocità perpetrate sia dal governo ucraino che dai “battaglioni punitori” neonazisti contro la popolazione civile di Donetsk e Luhansk.
In una di queste atrocità, un uomo fu inchiodato a una croce imbevuta di benzina e bruciato vivo. In un altro, un uomo e una donna incinta avevano delle corde legate al collo, le corde passavano su una traversa sospesa tra due alberi e legata al retro di un’auto. L’auto è stata lentamente spinta in avanti e le due vittime sono state lentamente sollevate in aria e strangolate a morte. Le forze ucraine hanno bombardato a intermittenza gli abitanti di Luhansk e Donetsk, anche con munizioni al fosforo bianco contro obiettivi civili.
Complessivamente, la guerra nel Donbass è costata almeno 14.000 vittime, ne ha ferite altre decine di migliaia e ha sottoposto la popolazione di oltre 2,3 milioni di persone a Donetsk e Luhansk alle difficoltà della vita in una zona di guerra. Questo è stato un osso nella gola di molti russi, che vedono gli abitanti etnicamente russi di Donetsk e Luhansk come loro parenti. Ma fino a questo punto Putin ha scelto di non essere coinvolto militarmente in modo significativo. Il punto di svolta per l’invasione non è stata la sopravvivenza del Donbass, ma la sopravvivenza della stessa Russia.

Nato in espansione

Per decenni, la Russia ha chiarito che considera l’espansione verso est della NATO verso i suoi confini come una minaccia esistenziale. E i migliori diplomatici ed esperti di politica estera americani hanno compreso questa posizione. Il segretario di Stato James Baker ha dato alla Russia una “garanzia di ferro” che la NATO non si sarebbe espansa “di un pollice a est” della Germania se i russi avessero collaborato sulla questione della riunificazione tedesca. George Kennan, architetto della strategia statunitense della Guerra Fredda, ha definito l’espansione della NATO un “tragico errore”. Henry Kissinger ha affermato che, a causa della sua storia unica con la Russia, “l’Ucraina non dovrebbe aderire alla NATO”. John Mearsheimer ha avvertito: “L’Occidente sta guidando l’Ucraina lungo il sentiero delle primule e il risultato finale è che l’Ucraina andrà in rovina… Quello che stiamo facendo è infatti incoraggiare quel risultato.
Ma il governo degli Stati Uniti ha portato avanti la sua agenda espansionistica della NATO. È ciò che ha portato alla prima grande frattura nelle relazioni USA-Russia nel 2008, quando l’amministrazione del presidente George W. Bush ha spinto con successo l’alleanza ad affermare alla conferenza di Bucarest che Georgia e Ucraina sarebbero diventate membri della NATO. Ciò ha portato a una rottura delle relazioni diplomatiche tra Russia e Georgia e allo scoppio della guerra russo-georgiana. Ciò avrebbe dovuto inviare un chiaro messaggio all’Occidente che la Russia era seriamente intenzionata a non accettare l’espansione della NATO alle sue porte. Era per la Georgia, che ha ritirato la sua offerta della NATO e da allora è stata in pace con la Russia.
L’establishment della politica estera statunitense o non ha recepito il messaggio della Russia, o l’ha fatto, e ora sta deliberatamente tentando di farci entrare in guerra con la Russia. È un pensiero inquietante ma in linea con il loro comportamento provocatorio.
Quando Hillary Clinton era in corsa per la presidenza, sostenne una no-fly-zone sulla Siria contro l’aviazione russa, che stava assistendo il presidente Assad nella sua lotta contro una conflagrazione di ribelli e terroristi armati e sostenuti da una serie di interessi esterni. Se la Clinton fosse stata eletta, la sua intenzione dichiarata era di incaricare l’aviazione degli Stati Uniti di abbattere i piloti russi e condurre attacchi aerei contro le unità di difesa aerea russe. L’elezione di Donald Trump ha impedito che quello scenario si verificasse. Invece, le forze armate statunitensi e russe hanno collaborato nel teatro siriano per portare a termine la distruzione dell’ISIS. Con il presidente Trump in carica, i peggiori eccessi dei Chickenhawks sono stati frenati, ma mentre le foto presidenziali negli uffici del Dipartimento di Stato e del Pentagono erano cambiate, non lo erano le persone che in quegli uffici lavoravano.
Nel 2019, il segretario di Stato Mike Pompeo sembrava cercare un ripristino diplomatico con il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, che aveva legami di lunga data con la Russia ma cercava anche relazioni con l’Occidente per evitare una dipendenza unilaterale da Mosca. Un accordo per le spedizioni di petrolio dagli Stati Uniti è stato concordato senza condizioni politiche. Ma durante la pandemia di COVID-19, Lukashenko è stato oggetto di aspre critiche dai media occidentali per essersi rifiutato di imporre restrizioni ai suoi cittadini, consigliando invece di praticare sport, bere vodka, recarsi regolarmente in sauna e lavorare nei campi per mantenersi in salute. Ha respinto le misure adottate da quasi tutti gli altri paesi definendole “psicosi”. Le sue azioni lo hanno reso una specie di paria tra i tecnocrati globali. In una telefonata con Lukashenko, il Fondo monetario internazionale ha offerto miliardi di dollari in finanziamenti alla Bielorussia, se il paese avesse implementato restrizioni di quarantena, isolamento e coprifuoco. Lukashenko ha rifiutato.
È stato in questo contesto che le relazioni tra l’Occidente e la Bielorussia, che si stavano risacaldando, hanno preso una svolta gelida. Più di un mese prima delle elezioni presidenziali, il Consiglio Atlantico ha pubblicato un post intitolato “Minsk Maidan?” che ipotizzava che Lukashenko sarebbe stato “cacciato via da una rivolta del potere popolare in stile Maidan simile alle rivoluzioni ucraine del 2004 e del 2014”. Prima che fosse espresso il primo voto, i media occidentali sostenevano già che qualsiasi vittoria di Lukashenko sarebbe stata necessariamente il risultato di una frode elettorale. Ma non importa, il  Time ha dichiarato: “Le battaglie di Lukashenko non finiranno con la sua vittoria quasi certa in elezioni fraudolente”. E avevano ragione. Lukashenko vinse facilmente il voto e poi trascorse le settimane successive combattendo una rivoluzione colorata sostenuta dagli Stati Uniti. Il funzionario del Dipartimento di Stato che sedeva nella sezione della Bielorussia? George Kent, un “esperto di rivoluzione colorata” che era stato coinvolto nella rivoluzione colorata del 2014 in Ucraina e ha testimoniato contro il presidente Trump nel suo primo processo di impeachment.
La rivoluzione colorata bielorussa del 2020 è stata un fallimento. Lukashenko ha mantenuto il potere in gran parte grazie all’attiva assistenza russa nel contrastare le tattiche occidentali. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno risposto con sanzioni e il rifiuto di riconoscere la legittimità di Lukashenko. Le aperture di Lukashenko all’Occidente sono state accolte con uno schiaffo in faccia. Da allora, è stato al passo con i russi, consentendo ai loro militari di attaccare l’Ucraina dal territorio del suo paese e inviando unità dell’esercito bielorusso in loro aiuto. Ma mentre gli Stati Uniti non sono riusciti a rovesciare l’ultimo uomo forte d’Europa, hanno avuto la possibilità di affinare il loro playbook della rivoluzione dei colori. Il prossimo non si svolgerà nell’Europa dell’Est, ma proprio qui negli Stati Uniti.

Il Deep State al Dipartimento di Stato

Nell’agosto 2020, il Washington Post ha pubblicato un articolo d’opinione , “Quello che gli americani dovrebbero imparare dalla Bielorussia” come parte di una raffica di articoli in cui si affermava che Trump era destinato a perdere le elezioni e che avrebbe tentato di prendere il potere con mezzi autoritari quando ciò fosse accaduto. Ha tracciato direttamente parallelismi tra le proteste del BLM e le proteste bielorusse e le ha correttamente identificate come lo stesso fenomeno. Non è stato detto che nessuno dei due movimenti era organico, ma in realtà erano manifestazioni di terrorismo sponsorizzato da élite contro le norme democratiche di ordinati processi politici e civili.
Un mese dopo, il giornalista investigativo Darren Beattie ha pubblicato un’indagine in cui avverte che la stessa costellazione di ONG e apparatchik di Washington che hanno coordinato le rivoluzioni colorate all’estero ne stavano attivamente pianificando una proprio qui a casa. Venne la notte delle elezioni e accadde: il famigerato arresto del conteggio dei voti; la dichiarazione coordinata dei media secondo cui Biden era stato eletto presidente prima del completamento del conteggio dei voti. Poi è arrivata l’immediata messa al bando sui social media di chiunque pubblicasse prove di frode elettorale. È stato un momento surreale nella storia americana. Chiunque mettesse in dubbio i dettagli o sottolineasse la natura coordinata di questa operazione è stato bollato come un teorico della cospirazione o addirittura come un traditore che tentava di sovvertire la democrazia.
Mesi dopo, il Time ha pubblicato un articolo intitolato “La storia segreta della campagna ombra che ha salvato le elezioni del 2020”. Ha spiegato: “C’era una cospirazione che si stava svolgendo dietro le quinte, che ha ridotto le proteste e coordinato la resistenza degli amministratori delegati. Entrambe le sorprese sono state il risultato di un’alleanza informale tra attivisti di sinistra e titani degli affari” e hanno descritto “una vasta campagna interpartigiana per proteggere le elezioni”. Ecco quanto sono sfacciate le persone che lo stanno facendo. Accendono a gas chiunque si accorga di quello che stanno facendo mentre lo stanno facendo, e poi si girano e si vantano di quello che hanno fatto dopo il fatto.
Il successo del rovesciamento della presidenza Trump ha riportato al potere lo stesso cast di personaggi che aveva portato avanti la rivoluzione colorata in Ucraina nel 2014. Joe Biden, che come vicepresidente aveva guidato l’accordo per istituire un regime fantoccio in Ucraina è ora presidente. Victoria Nuland è tornata come sottosegretario di Stato per gli affari politici. Jen Psaki, che ha servito come portavoce della propaganda per il Dipartimento di Stato durante l’amministrazione Obama, è ora il portavoce della propaganda per la Casa Bianca di Biden. Biden ha dichiarato al suo insediamento: “L’America è tornata”, il che è vero solo se si definisce l’America come un governo gestito da pazzi pagliacci cleptocratici le cui capacità di risoluzione dei problemi equivalgono a quelle di un contadino che dà fuoco ai suoi campi di cotone per scacciare i punteruoli.
Queste sono persone che pensano di essere abbastanza intelligenti da affrontare potenti paesi stranieri gestiti da persone sane. Non lo sono, e quelle potenze straniere ne hanno preso atto. Il tipo di americani che il mondo teme o rispetta è stato espulso dal governo e dalla leadership militare e sostituito da un serraglio di pazienti in case di cura, donne delle risorse umane, assunzioni di azioni affermative, degenerati sessuali e generali obesi a quattro stelle che cercano posti nel prossimo consiglio di amministrazione di Theranos. Il giorno della resa dei conti è arrivato. Leader come Putin, Xi e Mohammed bin Salman non sono più suscettibili di essere presi in giro e moralmente perseguitati dai fanatici del circo che costituiscono il governo degli Stati Uniti.
La cabala di Washington ha a lungo trattato l’Ucraina come il proprio parco giochi personale. Dalle avventure di Hunter Biden con Burisma ai laboratori di armi biologiche finanziati dagli Stati Uniti allo status dell’Ucraina come principale paese di origine per le donazioni della Fondazione Clinton e per i bambini schiavi del sesso, il posto è una base per l’élite occidentale più corrotta. Non vogliono lasciarlo andare, che è in parte il motivo per cui hanno propagandato l’intero mondo occidentale in una mania frenetica per un’operazione militare che finora ha evitato la popolazione civile in misura molto maggiore rispetto alle passate operazioni della NATO in Libia e Jugoslavia.

Una terza guerra mondiale

Siamo già entrati funzionalmente in una qualche versione di una terza guerra mondiale. Finora, sia Biden che Putin hanno evitato un conflitto militare diretto, ma resta il pericolo che la logica degli eventi possa degenerare in una guerra disastrosa tra Russia e NATO. I repubblicani del Senato stanno facendo pressioni su Biden per alzare la posta fornendo all’Ucraina aerei da combattimento. I politici di entrambe le parti chiedono una no-fly zone, che, se ricorderete l’esempio della Libia, è il primo passo verso una guerra generale. Anche senza un coinvolgimento militare diretto ci troviamo già di fronte a ricadute economiche paragonabili a quelle di una guerra mondiale.
Le sanzioni contro l’economia russa stanno già reagendo contro il nostro stesso popolo. Attualmente, questo è sotto forma di aumento dei prezzi alla pompa di benzina e presto quei prezzi del gas influiranno sul costo dei generi alimentari e di altri beni. Ciò aumenterà i pericoli inflazionistici di cui avevo avvertito alla fine dell’anno scorso . La Russia ha anche sospeso l’esportazione di alcune materie prime chiave verso “paesi non amici” che porteranno a dolorose carenze globali, la più allarmante dei fertilizzanti, di cui la Russia produce oltre la metà della fornitura globale. È probabile che ciò porti a una resa dei raccolti significativamente inferiore, che porterà a una carenza di cibo per centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. L’instabilità geopolitica che ciò causerà avrà conseguenze disastrose per il mondo.
Non ci siano dubbi: questo non è un momento transitorio ma l’ingresso in un nuovo paradigma geopolitico. Invece di tornare alla normalità come ci era stato promesso, l’emergenza COVID è stata sostituita con l’ennesima emergenza, mentre il COVID stesso continua a permanere e mutare attraverso la nostra popolazione. Siamo in un momento straordinario che rappresenterebbe una sfida per i leader più competenti. Al momento non ne abbiamo nessuno a portata di mano, ma forse lo avremo abbastanza presto.
L’impero americano sta cedendo alle sue stesse contraddizioni. Non abbiamo più il lusso della decadenza. Gli uomini deboli hanno creato tempi difficili, ma i tempi difficili creeranno uomini forti e, con uomini forti, il cambio di regime potrebbe finalmente essere alla nostra portata. (Qui, con tutti i link, che non mi è stato possibile inserire)

Ma dopo quanti morti e quanta distruzione e quanta miseria?

barbara

E ANCORA UCRAINA

Speravo potesse bastare ma invece no.

Un po’ di pre-storia.

Fulvio Del Deo

Capisco che in tanti nel 2014 dormissero.

(di Claudia Monteverdi)

Un colpo di stato è stato attuato in Ucraina sostenuto ovviamente dagli Usa. Biden all’epoca era agli esteri e la cara Hillary Clinton alla difesa [errore: Biden era vicepresidente, Hillary Clinton è stata ministro degli esteri fino al 2013, seguita, dopo il disastro della strage di Bengasi per la quale è stata direttamente responsabile, da John Kerry; e alla presidenza indovina chi]. Hanno tolto di mezzo il presidente filorusso e grazie al battaglione Azov e al Pravy sector, costole della destra hitleriana ucraina finanziati da Soros, hanno preso il potere.
L’Ucraina è divisa in due dal Dneper. Da una parte ucraini, nazionalisti e vicini all’Europa, dall’altra, compresa la Crimea, i russi. La Crimea indisse un referendum e poiché il 90% (per l’esattezza il 95,32% nota di FDD) decise di voler stare con la Russia, senza colpo ferire, ci fu l’annessione.
Mentre per le altre province sono passati otto anni di lacrime e sangue e di persecuzioni. Sono persino arrivati a fare multe se si parlava in russo e a sparare a chi pregava in russo.
Dati OSCE riferiscono di 14000 morti, fra civili e militari nel Donbas in questi anni. Informatevi di cosa sia stata la famosa strage di Odessa, che ovviamente i media occidentali se ne sono guardati bene di raccontare nei dettagli [informazioni qui, qui e soprattutto qui]. Gli squadristi nazisti incendiarono un sindacato in cui si erano riuniti uomini donne e bambini che, non appena hanno cominciato a darsi alla fuga, vennero impallinati dai cecchini.
Arrivò la presidenza Trump. Egli fece mancare ogni appoggio all’Ucraina in quanto a lui “non interessavano” le loro questioni. Venne attuato il cessate il fuoco e furono fatti gli accordi di Minsk che prevedevano il riconoscimento da parte dell’Ucraina delle due repubbliche come regioni a statuto speciale. Purtroppo questi accordi rimasero solo sulla carta.
Appena eletto, il presidente Biden attaccò Putin definendolo un killer e che gliela avrebbe fatta pagare. Chiese l’ingresso dell’Ucraina nella Nato. Ma secondo voi è accettabile che il nemico ti possa puntare missili con testate nucleari da una posizione che dista 300 km da Mosca?!?!?.
Da dicembre, gli esportatori di democrazia d’oltreoceano hanno iniziato a esaltare quel pupazzo di Zelensky, a promettergli sostegno militare, e così ha iniziato a bombardare di nuovo il Donbas per riprenderselo. Come un pollastro è cascato nel trappolone tesogli dai Dem americani che si sono così costruiti il pretesto per poter attaccare adesso quel cattivone di Putin, al quale peraltro è stato negato ogni tentativo di accordo. La risposta è sempre stata che l’Ucraina ha il diritto di entrare nella Nato.
A questo punto fate i vostri ragionamenti e se vedete in giro la coatta della Garbatella provate ad erudirla e se ci riuscite raccontate questa storiella anche a quello che mangia Nutella. Forse è meglio.
(Claudia Monteverdi)

Olga Juravlyova

Per otto anni, il mondo democratico ha guardato senza passione il bombardamento del Donbass. Salutando via le case distrutte, i quartieri residenziali distrutti, uccisi e feriti donne, bambini e anziani.
Nei miei sentimenti, il punto di non ritorno è stato superato quando le parole di Vladimir Putin, Cancelliere tedesco, Olaf Scholz, hanno cominciato a raccontare con sorriso quanto è divertente. Si è divertito a guardarci, con gli occhi di Alley Angels a Donetsk e Gorlovka, lastre di marmo, lavate con i nomi dei bambini, accanto ai giocattoli di peluche.
Parallelamente, in tutti questi otto anni, ci hanno detto senza esitazione come avrebbero distrutto la Russia. Combatti la Crimea, arma Ucraina, Georgia e altri paesi secondo gli standard della NATO. I politici ucraini, senza essere confusi, hanno parlato di attacchi terroristici in territorio russo, hanno strangolato la Crimea con un blocco di acqua, energia e trasporti. Minacciato la diffusione della NATO e fatto questo.
E la Russia è stata strangolata dalle sanzioni. Per Skripali, per interferenze nelle elezioni, per Navalny, per qualsiasi cosa, se fosse possibile sfruttare gli interessi della Russia, non danneggiare i tuoi.
All’inizio eravamo colpevoli. Russo significa, puoi sparare e persino uccidere. I nostri media possono essere chiusi, i nostri progetti (anche puramente economici) possono essere strangolati. Puoi intervenire apertamente nei nostri rapporti con la Cina e qualsiasi altro paese, senza esitare a interrompere nessuno dei nostri piani.
E la Russia taceva. Ho continuato a preservare il mondo con tutte le mie forze. Ha fornito oltre il 40 per cento del gas necessario per sopravvivere all’Europa – la stessa Europa che, senza confusione, ce la bloccherebbe, se ne avesse l’opportunità. Ma noi non siamo loro. Non combattiamo per la pace. Non blocchiamo l’acqua alle città.
Il 24 febbraio 2022, l’Occidente collettivo ha finalmente risvegliato l’orso russo. La stessa cosa di cui proprio questo occidente si è dimenticato da tempo e se ha menzionato, poi con un sorriso e una battuta.
Sette ore e mezza per arrivare a Kiev. Battuto i carri armati con i bruchi e disperso la polvere degli investimenti multimiliardari di otto anni degli Stati Uniti e della NATO in Ucraina. Che doveva diventare la punta d’acciaio della lancia, diretta nel cuore della Russia, e si è rivelata uno straccio imbevuto d’acqua.
È ora di parlare con USA e NATO alla pari. Per una ragione del genere, “dimenticheremo” i loro brillanti risultati in Afghanistan e certamente non li paragoneremo all’operazione in Ucraina, per non allontanare “partner costosi” nella pittura e nell’invidia.
Sì, siamo forti. Sì, abbiamo un numero enorme di risorse. Sì, abbiamo uno degli eserciti più potenti e moderni per proteggerci. E no, non siamo timidi al riguardo.
Igor Mityushkin da LinkedIn

Già: quanti programmi televisivi sono stati dedicati alle stragi dei russi da parte degli ucraini? Quante pagine di giornale? Quanti inviatiti di guerra sono andati a coprire le vicende? Quante condanne dall’Onu o da Amnesty (ah no, a loro non si può chiedere: sono troppo occupati a tempo pieno col loro stato-canaglia preferito)? Quanti sit in davanti all’ambasciata? Quanti gessetti colorati? Quanti utenti di social selvaggiamente scatenati? E poi i paragoni, quei grossi, grassi e succulenti paragoni che riempiono così bene la bocca!

Lorenzo Capellini Mion

History Reminder

Se fosse come Hitler oggi Kiev sarebbe ridotta come ridussero Coventry.
Se fosse come gli “Alleati” oggi Kiev sarebbe ridotta come ridussero Dresda.
Se fosse come Stalin oggi Kiev sarebbe ridotta come ridussero Berlino.
Se fosse come Bush jr oggi Kiev sarebbe ridotta come ridussero Kabul.
Se fosse come Clinton oggi Kiev sarebbe ridotta come ridussero Belgrado.
Se fosse come Obama oggi Kiev sarebbe ridotta come ridussero Aleppo o Tripoli .
Se fosse.
Demilitarizzandola, denazificandola e portando l’Ucraina alla neutralità l’intervento armato, oltre a proteggere i perseguitati del Donbass, potrebbe davvero prevenire la Terza Guerra Mondiale.
Certamente chi è interessato a certi traffici tra i quali quelli di virus, danaro sporco, organi ed esseri umani etc non sarà contento.
Preghiere per le vittime innocenti di una e dell’altra parte

E poi le traduzioni:

Da sempre, quando hanno a che fare con lingue poco conosciute, i nostri giornalisti danno libero sfogo alle proprie fantasie – e ideologie. Ricordo tanti anni fa una manifestazione di protesta di israeliani contro i continui tiri palestinesi su Gilo, e qualcuno aveva un cartello con scritto “shalom”. Naturalmente tutti sanno che cosa significa questa parola, ma il cartello era scritto in ebraico, e non molti erano in grado di leggerlo, così il giornalista ha pensato bene di raccontare che era scritto “Morte agli arabi”.
E adesso vediamo un po’ di figure, che coi disegnini si capisce meglio. Innanzitutto vediamo la prova inconfutabile che Putin, con la sua ossessiva sindrome di accerchiamento, è proprio paranoico pazzo demente eccetera eccetera

Poi ci sono questi due signori, molto più furbissimi assai di tutti noi, che hanno capito che cosa VERAMENTE sta dietro all’improvvida mossa di Putin

E da Babbe bibbo bu Boccuccia di rosa ve lo faccio anche sentire,

(certo che con una faccia così, non se la meriterebbe una bella Patente pirandelliana?)

e per finire una cosa finalmente seria, serissima

Gli attacchi di isteria senile di Biden col chiodo fisso del nemico nemicissimo mi hanno fatto venire in mente la moglie di un collega, tanti (tanti tanti tanti) anni fa, che si era messa in testa di avere motivo di essere gelosa di me; non ne aveva, in realtà, ma ero talmente diventata un’ossessione per lei, che non faceva altro che parlare di me, e questo povero collega, che mi vedeva servita a colazione pranzo e cena, ha cominciato a guardarmi con occhi diversi, e ad un certo punto ha finito per succedere quello che senza l’ossessione di sua moglie con tutta probabilità non sarebbe successo mai.
Un’ultima considerazione (ultima di questa puntata). Da quando è iniziata la pandemia, e ancora di più, molto di più, da quando sono arrivati i vaccini, siamo circondati da una marea di gente che si fa un vanto di non credere una sola parola di quello che dicono i mass media e le varie autorità: non “so che a volte (tante, poche) mentono, quindi verifico ogni parola che dicono, cerco prove, faccio controlli incrociati”, no: lo dicono i mass media? Allora sono matematicamente sicuro che è falso. Lo dice il governo? Allora sono matematicamente sicuro che è falso. Lo dicono gli esperti o sedicenti tali? Allora sono matematicamente sicuro che è falso. E ora? Mass media governo ed esperti gridano che Putin è un criminale di guerra? Tutti a strillare che è un criminale di guerra e a sperare che qualcuno lo uccida. Mass media governo ed esperti parlano di distruzioni immani e immani ecatombi? Distruzioni ed ecatombi sono verità di vangelo. Per non parlare di questa spettacolare inviata di guerra con elmetto che con indomita fierezza e sprezzo del pericolo sfida la morte per informarci

o di questa altrettanto spettacolare notizia che qualcuno ha fortunatamente colto al volo:
ore 11:30. abbattuti 4 carri armati russi.
abbattuti?? carri armati volanti??

Con tutto questo sto dicendo che Putin è un santo, che in Ucraina è tutto tranquillo, che la Russia è il paradiso in terra? No. Sto semplicemente dicendo che primo, per poter giudicare correttamente il presente bisogna conoscere – e ricordare – la storia; secondo, stabilire a priori di non credere una parola di quanto dicono i mass media e, alternativamente, di bersi avidamente ogni parola di quanto dicono i mass media, non è segno di grandissima intelligenza; terzo, se vi indignate a morte per quanto sta accadendo a mezza Ucraina oggi e non vi siete indignati almeno altrettanto per quanto sta succedendo all’altra metà da otto anni, se vi indignate per il colpo di mano di Putin oggi e non vi siete indignati altrettanto per il colpo di stato di otto anni fa, siete solo dei maledetti ipocriti. Vergognatevi.

barbara

LA GUERRA È PACE, LA LIBERTÀ È SCHIAVITÙ, L’IGNORANZA È FORZA

E il razzismo più becero è antirazzismo.

L’America in rivolta perché a scuola i Dem dividono i bambini in base alla razza

L’America è in rivolta per la “teoria critica della razza” nelle scuole pubbliche. Una oscura ideologia accademica formulata negli anni Settanta, spiega il Wall Street Journal, è oggi al centro del dibattito politico. I legislatori della California e dei distretti scolastici di Washington e dell’Oregon l’hanno introdotta nel curriculum; i legislatori del Texas, dell’Idaho, dell’Oklahoma e, più recentemente, della Florida, hanno vietato agli insegnanti di promuovere in classe la teoria critica della razza. 
Cosa sia lo spiega su Usa Today il ricercatore che segue questo filone da un anno, Christopher Rufo del Manhattan Institute. “La teoria della razza critica è una disciplina accademica che afferma che gli Stati Uniti sono stati fondati sul razzismo, sull’oppressione e sulla supremazia bianca e che queste forze sono ancora alla radice della nostra società. Riformula la vecchia dialettica marxista di oppressore e oppresso, sostituendo le categorie di classe di borghesia e proletariato con le categorie di bianco e nero. Ma la conclusione fondamentale è la stessa: per liberare l’uomo, la società deve essere trasformata attraverso la rivoluzione morale, economica e politica”. 
Una forma di “marxismo basato sulla razza”, scrive Rufo, che fa molti esempi della sua penetrazione. A Cupertino, in California, una scuola ha costretto i ragazzi di terza elementare a decostruire le loro identità razziali e sessuali e classificarsi in base al loro “potere e privilegio”. A Springfield, nel Missouri, una scuola media ha costretto gli insegnanti a collocarsi su una “matrice di oppressione”. “Maschi, cristiani, etero di lingua inglese sono i più grandi oppressori”. A Filadelfia, una scuola ha costretto gli alunni di quinta elementare a celebrare il Black Communism e simulare un raduno del Black Power. A New York, un preside di una scuola pubblica ha inviato ai genitori materiale sostenendo la completa “abolizione dei bianchi”. A Portland, in Oregon, gli studenti sono istruiti sulla giustizia razziale in termini di “rivoluzione e/o resistenza”. In pratica, scrive Rufo, la teoria critica della razza nelle scuole è una forma di razzismo approvato dallo stato. 
La Stanford University ha obbligato i dipendenti a partecipare a “gruppi di affinità” basati sulla razza per riflettere sui propri pregiudizi. Due ebrei hanno denunciato la Commissione sulle pari opportunità per essere stati costretti a partecipare al gruppo dei bianchi, i quali hanno dovuto discutere il loro “privilegio razziale in quanto bianchi” e le “responsabilità dei bianchi”. Rufo ha anche diffuso i documenti relativi alle “sessioni di formazione” imposti dalla città di Seattle: dipendenti comunali e comuni cittadini vengono invitati a elaborare i loro white feelings, sentimenti di “tristezza, vergogna, paralisi, confusione, negazione”. 
“Se insegniamo che in qualche modo la fondazione degli Stati Uniti d’America era in qualche modo imperfetta, era corrotta, era razzista, è davvero pericoloso”, ha detto l’ex segretario di Stato Mike Pompeo a “The Cats Roundtable”. “Colpisce le… fondamenta stesse del nostro Paese. Si chiama teoria critica della razza, ma alla fine stanno attaccando le intese centrali che abbiamo condiviso insieme per 245 anni e tentano di dividere il Paese”. “Non dovrebbe essere difficile capire che risolvere il vecchio razzismo con un nuovo razzismo produrrà solo più razzismo” scrive anche Bret Stephens sul New York Times
Ma voci di rivolta contro questa ideologia arrivano anche dal mondo afroamericano. “I democratici lavorano notte e giorno per mantenere in buona salute l’ideologia della razza”. Lo scrive Barrington Martin II su Newsweek, che definisce la teoria critica della razza “un enorme business e fornisce un importante capitale politico ai democratici che desiderano far credere ai neri americani che il razzismo è onnipresente”. È in nome della teoria critica della razza che “stanno indottrinando questa generazione, invitando i nostri figli a guardarsi per il colore della pelle”. 
E non se ne esce. Come dice il ricercatore James Lindsay, uno dei principali critici di questa teoria: “Noti la razza? E’ perché sei razzista. Non la noti? E’ perché sei privilegiato, quindi razzista”. Nel dubbio non resta che inginocchiarsi.
Giulio Meotti

Sapevamo con certezza che con Biden, ossia il quadrumvirato (anche se in realtà sarebbe un triginato + un monovirato) Obama-Harris-Pelosi-Clinton alla Casa Bianca sarebbe iniziato un disastro planetario, sia per la pace mondiale che per la pace sociale interna, ma difficilmente si poteva immaginare che il disastro sarebbe stato di proporzioni così immani e di così rapida attuazione. Chi è credente preghi, chi non lo è si inventi qualche scongiuro o formula magica, perché il prossimo futuro lo vedo proprio nero nero, e non so se e fino a che punto sarà reversibile.

barbara

OBAMAGATE: LA GUERRA SEGRETA DI BARACK OBAMA CONTRO DONALD TRUMP

La questione Flynn era legata al tentativo di palesare una collusione tra Trump e la Russia, in modo da dimostrare che le elezioni del 2016 erano viziate e quindi da cancellarne il risultato, come se non fossero mai esistite. In un modo o nell’altro volevano mandare via Trump dalla Casa Bianca. Dimostrare che Flynn era colpevole era un primo passo importante per cercare di dimostrare la colpevolezza di Trump. La scoperta di documenti fino a poco tempo fa tenuti segreti ha ribaltato il tavolo, e ora quello che rischia di più non è Trump ma Obama. […]

Trump è stato dichiarato presidente eletto il 9 novembre del 2016, ma ha iniziato il suo mandato il 20 gennaio del 2017. Fino a quel momento è rimasto in carica Obama con pieni poteri. Ci sono quindi circa due mesi e mezzo di “interregno”. Questo dettaglio che non tutti conoscono, come vedremo, è fondamentale per lo sviluppo dell’Obamagate, perché i fatti contestati relativamente al caso Flynn sono avvenuti durante questa finestra temporale. […]

Le domande erano tutte a proposito del Russia-gate e della presunta collusione tra Trump e Putin. E che cosa si è scoperto leggendo queste audizioni segrete? Che nessuno dei protagonisti aveva la benché minima prova che Trump avesse avuto contatti con i russi. Né lui, né i suoi collaboratori. […]

La Fusion GPS viene pagata 12 milioni di dollari da Hillary Clinton e dal DNC (partito democratico americano) per fare una ricerca (opposition research) contro Trump. Curiosamente, la Fusion GPS aveva iniziato questo suo lavoro nel 2015 per mandato del Washington Free Beacon, finanziato da Paul Singer che al tempo stesso ha finanziato la campagna elettorale presidenziale di Jeb Bush e Marco Rubio. Dietro il famigerato Steele Dossier, c’erano inizialmente la famiglia Bush e Marco Rubio, rivali di Trump alle primarie repubblicane. Solo in un secondo momento sono subentrati i Clinton, apportando denaro fresco alla causa con ben 12 milioni di dollari (“The making of the Steele dossier”, The Washington Post, Feb. 6, 2018). Il dossier contiene materiale, a detta dello stesso autore, non verificato e proveniente da agenti segreti russi pagati da Steele coi soldi ricevuti da Simpson, a sua volta ricevuti da Hillary Clinton. Se già a questo punto vi chiedete come mai un dossier pagato da un avversario politico (e non verificato) possa essere usato per una indagine segreta dell’FBI e per una campagna di diffamazione a mezzo stampa durata per anni, senza che nessuno si chieda la legittimità di tutto questo, non siete i soli. […]

A metà del 2016 il figlio di Trump, Don Junior, incontra una avvocatessa russa che promette di avere prove contro la Clinton. Ovviamente era solo un adescamento, lei non aveva assolutamente nulla da dire. Questa avvocatessa di nome Natalia Veselnitskaya cena con Glenn Simpson sia la sera prima che la sera dopo l’incontro alla Trump Tower. Una curiosa coincidenza che fa sospettare l’ennesima trappola. Anche qui ci sarebbe da chiedersi come mai se Hillary Clinton può pagare 12 milioni per fare creare un dossier da agenti segreti inglesi e russi, allo stesso modo Don Junior non possa incontrare qualcuno che promette di avere documenti contro la Clinton. Perché se lo fa la Clinton pagando agenti russi si chiama “opposition research” ed è legale, mentre se lo fa il figlio di Donald Trump senza pagare nessuno si chiama collusione e tradimento ed è illegale? […] Dalle carte de-secretate si capisce che i vari componenti dei dipartimenti di giustizia uscente, DOJ FBI e CIA, scelti da Obama, la mattina venivano interrogati sotto giuramento in sessioni segrete dalla Commissione di controllo dei servizi segreti della Camera e dicevano di non avere prove; la sera andavano in TV sulla CNN e sulla MSNBC a dire che le evidenze erano chiare e inequivocabili contro Trump. […]

Tornando alle accuse verso l’amministrazione Obama molti sostengono in sostanza che si è trattato di un tentativo fallito di colpo di stato da parte dell’amministrazione Obama, dell’FBI, della CIA, con l’aiuto di alcuni media amici (e col supporto velato di una parte dell’establishment repubblicano), contro Trump. A parlare più esplicitamente di colpo di stato (coup d’état) è l’ex giudice Jeanine Pirro […].

I documenti segreti sono stati resi pubblici grazie a Richard Grenell: ambasciatore USA in Germania. […] Grenell, sorprende tutti, non guarda in faccia a nessuno, prende questi documenti segreti e li rende pubblici, forzando la mano all’attuale direttore FBI Christopher Wray (rimasto oramai quasi l’unico nemico interno visto che quasi tutti gli altri sono stati scoperti e sostituiti). […]
I documenti desecretati da Grenell, dicono tra l’altro che il 4 gennaio del 2017 – durante il periodo di transizione tra l’amministrazione uscente e quella subentrante – gli agenti dell’FBI […] dichiarano il caso Flynn sostanzialmente chiuso e Flynn innocente. A quel punto al 7 piano (dove risiede Comey, capo dell’FBI) si manda il chiaro ordine di tenere tutto aperto e di cambiare il verdetto. Il giorno dopo Obama chiama a sé tutti i suoi […] e ovviamente anche Joe Biden, per organizzare quello che a destra definiscono l’agguato al generale Flynn. Nelle riunioni che si susseguono e che sono documentate nelle carte Obama chiede a tutti come procedono le ricerche per incastrare Flynn, col quale aveva avuto pesanti screzi nel 2014.
Di che cosa è accusato Flynn? Di aver parlato con Sergey Kislyack, ambasciatore russo, pochi giorni prima. Loro lo sapevano perché lo stavano intercettando (anche lui con un ordine FISA che non trovava giustificazioni). Nelle telefonate i due non si dicono niente di strano, infatti nessuno contesta il contenuto in sé la telefonata. Va anche detto che Flynn in quei primi giorni di gennaio, sapendo di dover diventare DNI (ruolo poi preso da Coatts, poi Grenell ad interim, e successivamente Ratcliffe) parla con ambasciatori di mezzo mondo. Nelle note raccolte dall’FBI gli ordini erano precisi: confonderlo in modo che si potesse dire che aveva mentito per fare si che non diventasse DNI o che si dimettesse quanto prima e possibilmente che finisse sotto processo.
Altra cosa che va precisata: c’è una legge che prevede che quando un cittadino mente all’FBI è passibile di condanna penale, anche se non è sotto giuramento. Però dovrebbe essere almeno avvisato di essere sotto interrogatorio e questo non avvenne, inficiando l’intero impianto di accusa. Il 24 gennaio 2017 gli agenti dell’FBI, Pientka e Strzok, lo approcciano senza avvisarlo che lo stanno interrogando; nei film di solito c’è la frase “hai il diritto di restare in silenzio, quello che dici potrà essere usato contro di te”. In quel caso invece gli dicono che non c’è bisogno che ci sia un avvocato, quindi di fatto lo ingannano. Gli chiedono se ha parlato con l’ambasciatore Kislyak suggerendogli di non fare escalation (perché la Russia non aveva reagito alla espulsione di 35 russi su ordine di Obama), lui risponde “non proprio” (not really). In realtà dalla intercettazione si evince che lui aveva parlato della cosa sconsigliando ai russi di reagire in modo spropositato, facendo capire che se lo avessero fatto la nuova amministrazione non avrebbe potuto fare altro che rilanciare l’escalation (non la conversazione che ci si sarebbe aspettata tra due presunti cospiratori). Forse Flynn non si voleva sbottonare con loro, infatti i due non prendono inizialmente la cosa come una menzogna diretta. Fatto sta che dopo un consulto coi piani alti qualcuno dell’FBI va dal vice presidente Mike Pence e gli dicono che Flynn gli ha mentito perché non gli ha detto questo dettaglio della conversazione con Kislyak, facendo intendere che ci fosse una trama con la Russia. Pence interviene e chiede che Flynn si dimetta quanto prima. A quel punto l’FBI lo interroga di nuovo e viene accusato di aver mentito con quel “not really”. Lui non ricordandosi cosa aveva detto e intimorito (pare che abbiano minacciato anche di fare arrestare suo figlio se non avesse confessato) e senza poter nemmeno parlare con un avvocato confessa di aver mentito sul fatto che avesse sconsigliato ai russi di reagire. Confermerà successivamente la cosa una seconda volta davanti a un giudice (lui ha sostenuto poi di averlo fatto perché minacciato). Per completare l’informazione va detto che era stato Kislyak a chiamare Flynn (come molti altri ambasciatori del resto) per congratularsi della nomina, e che di seguito ci fossero state altre tre telefonate il 29 dicembre 2016 proprio a seguito delle sanzioni imposte da Obama contro la Russia che avevano portato alla espulsione di 35 russi. Flynn viene accusato di aver mentito all’FBI, non di aver complottato con la Russia. […] Oltretutto è chiarissimo dalla telefonata che Flynn era stato anche velatamente minaccioso con Kislyak, segno che non c’era alcuna intesa tra i due. Il senso della sua frase era “vedete di non esagerare con la reazione a queste sanzioni imposte da Obama contro di voi altrimenti alziamo la posta pure noi e non si sa dove si va a finire”. Nessuno, tranne Adam Schiff (ma di lui c’è poco da meravigliarsi), ha detto che in quella telefonata ci fossero i segni di un accordo tra Putin e Trump. […]

Ribadiamolo ancora una volta: a domanda, apparentemente informale da parte di un agente dell’FBI, che gli ha chiesto se avesse in qualche modo parlato coi russi per convincerli a non reagire alla espulsione dei famosi 35, ha risposto “non proprio” (not really), mentendo, perché in realtà era stato merito suo se i russi non avevano reagito. Per questa ragione il giudice Sullivan, che lo vorrebbe giudicare a tutti i costi anche se il dipartimento di Giustizia (DOJ) ha chiesto formalmente l’archiviazione, si auspica che lo si possa condannare a morte… Questo dà la misura del clima di isteria collettiva generato dai media contrari a Trump: quasi nessuno alza il dito per dire che è una caccia alle streghe e chi lo fa viene accusato di essere un traditore e un agente russo (abbiamo visto come Adam Schiff in diretta accusi Tucker Carlson proprio di questo). Altrettanto stranamente nessuno si è mai sognato di accusare Obama di complottare coi russi malgrado fosse stato colto a parlare di nascosto con Medvedev di “maggiore flessibilità” dopo la sua rielezione.

Mi fermo qui, quasi all’inizio dell’incredibile serie di crimini perpetrati dalla cricca Obama-Clinton e soci per tentare di impedire a Trump, eletto alla presidenza, di entrare nel ruolo. Incredibile serie perché, trattandosi di storie fabbricate sul nulla, più di tanto non potevano reggere, e ogni volta che una veniva smontata, l’infaticabile banda immediatamente si attivava per fabbricarne un’altra. Dubito che un autore professionista di spy story riuscirebbe a mettere insieme un groviglio come quello realmente creato da questi sordidi personaggi – la maggior parte autodefinentisi “democratici” – per impedire alla democrazia di fare il suo corso. E, dato che nelle veline di regime queste cose non le trovate, aggiungo che tutto questo non è che una parte microscopica di quello che è stato tramato e perpetrato contro Trump per impedirgli di governare. E nonostante abbia dovuto spendere gran parte delle sue – fortunatamente cospicue – energie per difendersi da questo branco di bisonti, qualcosina è riuscito ugualmente a combinare: chi fosse interessato lo può trovare qui. Chiaro che con tutto quello che è riuscito a realizzare, l’America che lavora, che produce, lontana dai salotti radical-chic fabbricatori di chiacchiere e fumo, non poteva che scegliere di farlo restare per altri quattro anni e dunque la controparte ha provveduto a mettere in campo quella poderosa macchina di brogli che Nancy Pelosi aveva fatto intravvedere (“Biden sarà presidente, qualunque sia il conteggio finale”) e Biden in persona, probabilmente in uno dei suoi molti momenti di obnubilamento, come capita agli ubriachi, aveva apertamente annunciato. E di cui potete vedere qui documentato uno dei tanti episodi che hanno percorso l’intera America per fabbricare la vittoria di Biden, quella vittoria che gli elettori non sono stati disposti a regalargli

Qui l’articolo con tutti i dettagli

Quello che dovrebbe essere chiaro a chiunque abbia occhi e orecchie e cervello e cuore, è che se non riuscirà a far riconoscere quelli che si sono rivelati i peggiori brogli della storia americana e restare alla Casa Bianca, sarà una catastrofe di portata planetaria: torneranno le guerre a insanguinare il Medio Oriente, tornerà il finanziamento al terrorismo palestinese e ai deliranti progetti iraniani, impazzerà la violenza senza controllo in tutti gli Stati Uniti senza che nessuno tenti di fermarla (ma, non potendo più darne la colpa a Trump, non godrà della copertura di cui ha goduto finora, e noi non ne verremo messi al corrente), le Borse crolleranno e la miseria dilagherà, ma si troveranno comunque miliardi di miliardi di dollari per sostenere le allucinanti politiche gretiane, il politicamente corretto diventerà sempre più cogente e la libertà di pensiero, per non parlare di quella di parola e di stampa, cesserà di esistere.
Quanto al libro, lo raccomando fortemente, perché lì dentro ci trovate cose che voi umani non potreste nemmeno immaginare. E sono tutte vere e documentate, e agiscono sulle politiche di tutto il mondo, e quindi sulla vita di tutti noi. Leggetelo!

Gianluca Borrelli, Obamagate, la case books

barbara

QUEL GRAN GENIO DEL MIO AMICO

lui sa sempre come fare
anche con un bicchier d’acqua in mano fa miracoli…

Prima ve la faccio raccontare da Niram Ferretti, e poi ve la faccio vedere.

Niram Ferretti

RAMPE DA SCENDERE RAMPE DA SALIRE

A Tulsa, nel suo primo rally elettorale, Donald Trump si è mostrato in grande forma. Preciso, ironico, robusto. Sciolto nel parlare, senza neanche un momento di esitazione. Ha dipinto Joe Biden per quello che è, un ostaggio nelle mani del partito democratico sempre più prono alle sirene dell’estrema sinistra.
L’apparato mediatico di sinistra si è concentrato sul fatto che il luogo non fosse pieno, mostrando molti spalti vuoti.
L’ammiraglia antitrumpiana italiana, “La Repubblica” scrive online che si sarebbe trattato addirittura di un flop. “Il Corriere della Sera”, allineato, usa lo stesso termine. Il loro beniaminio è Joe Biden, si può capirli. Prima tifavano per Hillary, ora per Joe. Sono esaltati dal fatto che Biden è avanti nei sondaggi. Anche la loro beniamina era avanti nei sondaggi.
In una circostanza come questa, con il Covid-19 ancora in circolazione è già di per sé clamoroso che Trump sia riuscito a convogliare migliaia di persone, ma naturalmente, il fatto che siano rimasti molti posti vuoti all’Oklahoma Center, deve essere il focus principale della propaganda antitrumpiana.
E a questo proposito, Trump, da quel navigato showman che è, si è soffermato a lungo a raccontare come la sua esitante camminata lungo una rampa di acciaio dopo il discorso fatto ai cadetti di Westpoint, e il fatto di essersi portato alla bocca con due mani un bicchiere d’acqua, sia diventato l’oggetto principale di un altro esercizio di propaganda da parte della sinistra, teso a insinuare che il presidente non sta bene di salute.
“Avevo le suole delle scarpe di pelle e se non avessi camminato così lentamente sarei caduto rovinosamente sulla rampa”.
Trump rampa
Trump ha mimato l’azione, ha spiegato come, dopo seicento volte che faceva il saluto militare l’avesse stanca e che ha portato il bicchiere alla bocca con due mani per evitare che un po’ d’acqua gocciolasse sulla cravatta di seta.
“Amo le cravatte di seta, ma una volta macchiate, mi è già successo, non sono più come prima. Hanno detto che soffro di Parkinson”.
Joe Biden, che, durante i comizi, a volte non sa neanche in che Stato si trova (come ha ricordato Trump), o meglio, si trova in stato confusionale, quando lo incontrerà nel primo confronto tv, più che scenderla, la rampa dovrà salirla.

E ha qualcosa da dire anche agli italiani

Quanto agli spazi vuoti, a quanto pare, c’è una spiegazione:
vendetta
E qui qualche commento, a cui aggiungo un commento che ho lasciato sotto il post:

C’è un episodio analogo, ma di ben altra pregnanza, nel film Bolero – titolo originale “Les uns et les autres” – mandato alla televisione in sei ore a puntate, castrato per il cinema in tre ore, uno dei massimi capolavori del cinema mondiale ma inguardabile nella versione castrata. Il grande direttore d’orchestra tedesco, ricalcato piuttosto fedelmente su Von Karajan, con un attore che gli assomiglia anche fisicamente,
von K. Olbrychski
si esibisce a New York; gli ebrei della città comprano tutti i biglietti, tutti dal primo all’ultimo, e in sala ci sono unicamente due giornalisti, e nel momento in cui lui si affaccia sulla scena scendono dal soffitto migliaia di copie della foto in cui lui stringe la mano a Hitler, momento che ha dato il via alla sua sfolgorante carriera. Dire che questa ne è stata la brutta copia sarebbe un insulto a tutte le brutte copie quasi oneste e quasi dignitose del pianeta.

Venendo poi alla ormai prossima scadenza elettorale, sempre da Niram Ferretti:

Niram Ferretti

DODICI

Vi ricordate di quella che avrebbe dovuto essere la prima presidente donna degli Stati Uniti, Hillary Clinton?
Il 23 ottobre 2016 la CNN annunciava che Hillary Clinton aveva 12 punti di vantaggio su Donald Trump secondo un sondaggio di ABC News e che aveva un appoggio del 50% a livello nazionale.
Come è andata è storia.
Joe Biden, anche lui, a quattro mesi di distanza, sarebbe in vantaggio di 12 punti. Hillary lo era a meno di due settimane dal responso elettorale.
I giornali progressisti, in Italia tutti, con l’eccezione di “Libero” e la “Verità”, ci dicono che il comizio di Tulsa sarebbe stato un flop e gongolano pensando che il fatto che Trump non abbia riempito il Bok Center di Oklahoma sia un segno palese di crisi, un preludio per il tracollo.
Cari. Il loro wishful thinking è commovente. Sono gli stessi che davano a ogni elezione Benjamin Netanyahu spacciato. Si è visto. Non ne azzeccano mai una, neanche per sbaglio.
Trump, a Tulsa era in piena forma, solido come un Merkava.
Attendiamo fiduciosi il prossimo comizio e soprattutto il primo confronto con Joe Biden. Allora sì che ci sarà da divertirsi. Sarà come assistere a Godzilla vs Calimero.

Credo sia abbastanza realistica questa rappresentazione
silent majority
e non dimentichiamo che al suo fianco, contro la strumentalizzazione dell’omicidio di un avanzo di galera da parte di un altro delinquente, peraltro suo complice in affari sporchi, contro le devastazioni condotte da bande terroristiche, contro l’attacco allo stato e a Trump, ci sono anche questi qui
white lives
E non sono pochi.

Questo invece non c’entra niente (forse…) ma siccome è bellissimo ve lo schiaffo giù.

barbara

OBAMA E IL DISASTRO SIRIANO

Essendovi, in un precedente articolo, un accenno alla pesantissima eredità lasciata a Donald Trump da Obama, ritengo utile proporre questo articolo di poco meno di due anni fa.

Tre modi in cui Obama ha causato il disastro siriano

A Obama appartiene il disastro in Siria come a nessun altro. Tre delle sue politiche si sono intrecciate per provocarvi lo spargimento di sangue, la devastazione e gli orrori.

  1. Il ritiro in Iraq
  2. La primavera araba
  3. L’accordo con l’Iran

Il ritiro di Obama in Iraq ha consegnato il paese all’Iran e all’ISIS. Le tensioni tra il regime fantoccio sciita di Baghdad (che Obama ha sempre sostenuto) e la popolazione sunnita hanno creato un ciclo di violenza che ha condotto il paese a una sanguinosa guerra civile tra le milizie sciite e Al Qaeda in Iraq.
Il crollo dell’esercito iracheno multiculturale ha permesso ad Al Qaeda in Iraq di impadronirsi di vasti territori. E l’ISIS e l’Iran hanno iniziato a spartirsi l’Iraq impadronendosi di territori etnicamente purificati.
Quindi la sua primavera araba ha autorizzato le forze sunnite dei Fratelli Musulmani a prendere il potere in vari paesi della regione circostante. A differenza dell’Egitto e della Tunisia, i cui governi caddero sotto la pressione della Casa Bianca, e della Libia, che Obama ha bombardato e invaso, gli iraniani e i russi non hanno liberato i loro alleati siriani.
La guerra civile irachena si è diffusa in Siria. All’inizio, Obama ha appoggiato le milizie della Fratellanza sunnita. Questi gruppi si presentavano come liberi, laici e democratici. In realtà non erano niente del genere. Ma quando la Libia e lo Yemen si sono trasformati in disastri e le milizie siriane hanno chiesto a gran voce un intervento militare diretto, Obama si è invece rivolto all’Iran. Gli islamisti sunniti non avevano funzionato, quindi ha stretto un accordo con gli sciiti.
Il nuovo accordo di Obama con l’Iran è stato siglato con una fortuna in valuta estera spedita illegalmente su aerei cargo non contrassegnati, un’autentica carta bianca per il programma nucleare iraniano, la cancellazione delle sanzioni e il ritiro del sostegno alle milizie sunnite in Siria. E questo ha lasciato all’Iran mano libera in Siria.
Se vuoi capire perché la Siria è un’area disastrata, questi sono i tre motivi.
Obama ha messo l’ISIS e l’Iran in condizione di mettere le mani sulla Siria. Quindi ha dato potere alle milizie musulmane e ad Al Qaeda in Siria. E infine ha rafforzato Iran, Assad e Russia in Siria.
Se avesse deciso di provocare quante più morti e devastazioni possibili in Siria, non avrebbe potuto fare più danni senza far cadere bombe atomiche o la sua propaganda elettorale nelle sue principali città.
Tutti i più grandi terroristi in Siria sono stati potenziati dalle terribili decisioni di Obama.
L’ISIS e l’espansionismo iraniano sono cresciuti nel vuoto creato dalle sue politiche. Ha appoggiato le milizie della Fratellanza e Al Qaeda con addestramento, supporto politico e spedizioni di armi. Quindi ha deciso di creare un altro vuoto che avrebbe permesso all’Iran di invadere la regione per fare al suo posto il lavoro sporco che lui non voleva fare.
La Siria è solo il culmine di una serie di decisioni sbagliate guidate da un’unica filosofia disastrosa.
La politica estera di Obama è stata una risposta di sinistra all’11 settembre e alla guerra in Iraq. La sua premessa centrale era che il terrorismo islamico era colpa nostra. I terroristi islamici ci avevano attaccato a causa del nostro sostegno ai governi Egiziano e saudita. Questa idea era implicitamente espressa nel suo discorso sulla guerra in Iraq.
“Combattiamo per fare in modo che i nostri cosiddetti alleati in Medio Oriente, i sauditi e gli egiziani, smettano di opprimere la propria gente, sopprimere il dissenso, tollerare la corruzione e la disuguaglianza e gestire male le loro economie in modo che i loro giovani crescano senza istruzione , senza prospettive, senza speranza, diventando così pronte reclute per le cellule terroristiche “, aveva dichiarato.
La soluzione era ritirarsi dall’Iraq. E togliere il sostegno politico ai nostri alleati.
I terroristi islamici si candideranno, vinceranno le elezioni e poi smetteranno di essere terroristi. O almeno limiteranno il loro terrorismo alla violenza domestica e regionale. Non ci saranno più giustificazioni per i nostri interventi militari “imperialisti” nella regione. Questa era la politica estera del “potere intelligente” di Obama.
Invece, tutto è andato storto.
Non ha mantenuto gli impegni in merito alla linea rossa.
L’alleanza tra i Fratelli Musulmani, il Qatar e il regime di Obama ha rovesciato governi amici e li ha sostituiti con stati terroristi in tutto il Medio Oriente. Ma le sollevazioni popolari contro il dominio islamista in Tunisia e in Egitto hanno deposto gli alleati di Obama: Mohammed Morsi e Rashid Ghannouchi. L’invasione illegale di Obama in Libia ha portato di tutto, dal ritorno dei mercati degli schiavi alle città controllate dell’ISIS. La Fratellanza libica alleata di Al Qaeda ha influenzato le milizie terroristiche che hanno portato all’attacco di Bengasi.
Gli altri peggiori disastri della primavera araba di Obama sono avvenuti in Siria e Yemen. L’Iran ha usato le offerte della Fratellanza per il potere come apertura. I combattimenti tra jihadisti sciiti e sunniti hanno devastato entrambi i paesi. Obama voleva che i Fratelli Musulmani vincessero, ma non voleva continuare a invadere i paesi per farlo.
I Fratelli Musulmani non potevano prendere il potere o conservarlo senza supporto militare. Hillary Clinton aveva convinto Obama a invadere la Libia. Ma lui non voleva più guerre. Soprattutto dopo la Libia.
Quando alcuni dei suoi consiglieri lo hanno esortato a intervenire più energicamente in Siria, ha esitato.
Il vincitore del premio Nobel per la pace, che è stato in vacanza in tutto il mondo,  non è riuscito a trovare nessuno,  tranne  i francesi,  a sostenere effettivamente l’azione in Siria. Ed era troppo abituato a guidare da dietro le quinte per prendere il comando. La linea rossa era stata superata. Si è trascinato lentamente fino alla soglia dell’azione e poi è scappato accusando pateticamente  gli inglesi  per la propria codardia, il doppio gioco e le promesse non mantenute.
L’ ex primo ministro britannico  avrebbe  descritto Obama come una delle “persone più narcisiste ed egocentriche”.
Obama ha evitato la guerra umiliando il proprio segretario di stato e colludendo con i russi. Ha rinunciato a rispettare gli impegni presi in merito alla sua linea rossa, accettando di fingere che la Siria avesse distrutto le armi di distruzione di massa.
Trionfali comunicati stampa e resoconti dei media hanno affermato che tutte  le armi chimiche  erano sparite.
Questo falso accordo sarebbe servito da precedente per un altro falso accordo per fermare il programma iraniano sulle armi di distruzione di massa. Entrambi gli accordi erano ugualmente privi di valore e sostenuti da esperti e giornalisti che ora chiedono di nuovo un’azione contro le armi di distruzione di massa siriane che, a dar retta a loro, non sarebbero dovute esistere.
“La credibile minaccia dell’uso della forza ha provocato un’apertura alla diplomazia, che ha portato a qualcosa che nessuno pensava fosse possibile”, ha detto Derek Chollet, ex vice segretario alla Difesa per gli affari della sicurezza internazionale.
Non vi era alcuna minaccia credibile di uso della forza. E c’era una ragione per cui nessuno pensava che fosse possibile: non lo era.
I russi e gli iraniani avevano giocato Obama. E avrebbero continuato a giocarlo. Ma Obama voleva essere giocato. Voleva salvare la faccia passando il suo disastro ai russi e all’Iran.
Voleva attuare il cambio di regime in Medio Oriente. Ma non voleva sporcarsi le mani.
Tutto è iniziato con il suo sostegno alle prese di potere islamiste sunnite. Quindi passò al sostegno degli islamisti sciiti.
Come disse una volta Hillary, “Che differenza fa?” Tranne che per i morti.
Supportiamo i mostri.
Questa è la consueta critica di sinistra della politica estera americana durante la guerra fredda. Gli stessi radicali che hanno sostenuto i razzisti sandinisti, che hanno cantato, “Ho Ho Ho Chi Minh, il NLF vincerà” ai loro raduni contro la guerra, e indossavano magliette rosse di Che, hanno affermato che abbiamo sbagliato a sostenere i dittatori anticomunisti.
Ma la sinistra è sempre due volte più colpevole di coloro che accusa.
In Siria, Obama non ha sostenuto solo un mostro. Ne ha sostenuti due. La carneficina in Siria è interamente il risultato delle sue decisioni. Ma non gli è bastato sostenere solo un gruppo di fanatici islamici genocidi in una guerra santa. In uno dei crimini più straordinari, li ha sostenuti entrambi.
E ha chiuso gli occhi e permesso a un terzo, l’ISIS, di innalzarsi.
Obama voleva rovesciare i dittatori che erano nostri alleati. E ha affidato il lavoro alla Fratellanza. E quando la Fratellanza non è stata in grado di resistere all’Iran o all’ISIS, si è rivolto all’Iran. Ha violato ripetutamente la legge, fornendo armi ai jihadisti sunniti e denaro ai jihadisti sciiti, lanciando una guerra illegale e minacciando di lanciarne un’altra, e tutto si è concluso in un miserabile disastro da cui è fuggito.
Il sangue di 500.000 persone è sulle sue mani.

Daniel Greenfield, 17/04/2018 (qui, traduzione mia)

Se penso che quando ho affermato che Obama era il più grande pericolo per la pace mondiale dopo Hitler, mi sono sentita dare della nazista. Se penso che sono stata criticata perché Oggi poi il mondo applaude a un passo verso la distensione [cioè l’accordo con L’Iran] qua non ne vedo parola e il terrorista che vuole la terza guerra mondiale [leggi Netanyahu] l’ha già criticato. Se penso a quante bende il mondo si mette diligentemente sopra gli occhi per impedirsi di vedere il baratro che gli viene scavato sotto i piedi, non posso meravigliarmi di quanto profondamente i nemici del genere umano siano riusciti a scavare. Ma non posso non meravigliarmi di come l’umanità possa avere sviluppato un tale istinto suicida, che finisce per portare al disastro anche chi al suicidio non aspira proprio per niente.

barbara

L’ENNESIMO REGALO DI TRUMP A ISRAELE

Cronaca: il ritiro di Trump allontana le forze anti-israeliane dal confine del Golan

Di David Israel 14 Tishri 5780 – 13 ottobre 2019

Secondo il NY Times, la decisione del presidente Donald Trump di aprire una strada per un’invasione turca di una larga striscia di terra sul lato siriano del confine tra i due paesi è stata presa sul momento, in una telefonata con il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan. Durante la notte, Trump ha aperto le porte a un massiccio assalto turco ai curdi siriani, e i media sono stupiti da questo apparente tradimento di un alleato chiave che aveva sacrificato migliaia di vite nella guerra contro l’ISIS.

Il commentatore politico israeliano ed esperto del Medio Oriente Guy Bechor non è impressionato dalla difficile situazione dei curdi, che secondo lui collaborano da diversi anni con il regime siriano. Inoltre, Bechor ritiene la mossa degli Stati Uniti, seguita dall’incursione turca, utile agli interessi di sicurezza israeliani.

Descrivendo la situazione relativa all’eterno conflitto sunnita-sciita che divide il mondo islamico da 1.300 anni, decennio più decennio meno, Bechor ha suggerito sabato che questa invasione turca (sunnita), con migliaia – che presto saranno decine di migliaia —di soldati sunniti ben addestrati e ben armati, crea problemi all’esercito del presidente Bashar al-Assad, e anche, soprattutto, le milizie sciite satellite dell’Iran (che presto includeranno Hezbollah) che hanno ricevuto l’ordine di abbandonare il confine meridionale con Israele e spostarsi a nord per costruire difese contro l’invasione.

In altre parole, la mossa di Trump, che ha portato alla mossa di Erdoğan, ha spostato la guerra civile siriana e il vortice che attira la violenza araba da tutta la regione. E questo, per quanto riguarda Israele, è un’ottima cosa.

Il cambiamento creato dal presidente Trump ritirando alcune decine di soldati statunitensi è stato così massiccio, che sabato il presidente russo Vladimir Putin, in un’intervista con Al Arabiya, Sky News Arabia e RT, ha affermato che “coloro che si trovano illegalmente in [ …] La Siria dovrebbero lasciare la regione”, vale a dire tutti i Paesi coinvolti. In effetti, Putin si è offerto di ritirarsi anch’egli dalla Siria se il governo siriano avesse deciso che le truppe russe devono partire.

La straboccante generosità di quest’uomo …

Il presidente Trump, da parte sua, respinge l’affermazione secondo cui la sua mossa sarebbe stata un colpo di testa, insistendo sul fatto che il ritiro è l’adempimento della sua promessa elettorale:

“Sono stato eletto col compito di uscire da queste ridicole guerre senza fine, dove il nostro grande esercito esegue un’operazione di polizia a beneficio di gente che neppure ama gli Stati Uniti”, ha twittato il 7 ottobre. “I due paesi più scontenti di questa mossa sono la Russia e la Cina, perché adorano vederci impantanati a sorvegliare un pantano e spendere un sacco dollari per farlo. Quando ho preso il controllo, il nostro esercito era completamente impoverito. Ora è più forte che mai. Le guerre infinite e ridicole stanno FINENDO! Ci concentreremo sul quadro generale, sapendo che possiamo sempre tornare indietro e farci sentire!”

Domenica mattina, in risposta agli attacchi bipartisan sulla sua decisione di lasciare la Siria settentrionale, Trump ha twittato: “Le stesse persone che ci hanno trascinato nelle sabbie mobili del Medio Oriente, al costo di 8 trilioni di dollari e di molte migliaia di vite (e milioni di vite contando anche l’altra parte), ora stanno lottando per tenerci lì. Non ascoltate le persone che non hanno idea di che cosa si tratta: hanno dimostrato di essere inetti!”

Intendeva, più precisamente, il vecchio partito repubblicano, così come la senatrice Hillary Clinton (D-NY) e la maggior parte dei democratici del Senato, che nel 2003 appoggiarono la decisione del presidente GW Bush di invadere l’Iraq e sbarazzarsi di un uomo che una volta era stato “il più fedele alleato” degli Stati Uniti, Saddam Hussein. Facendo debiti, l’amministrazione Bush ha distrutto la minoranza sunnita al potere, trasformando l’Iraq in uno stretto alleato sciita dell’Iran, anche quando i sunniti si sono riorganizzati come ISIS, gettando paura nel cuore di ogni leader occidentale e musulmano per un decennio.

Bechor sostiene che ritirandosi dalla Siria settentrionale – ma mantenendo i circa 2000 soldati che ha nella Siria orientale, proteggendo lì i curdi e, cosa più importante, i giacimenti di gas ad ovest dell’Eufrate – Trump sta effettivamente ripristinando l’equilibrio religioso nella regione e indebolendo la presa dell’Iran sulle aree lungo il confine con Israele. (qui, traduzione mia)

Aggiungo una breve considerazione di puro buon senso, per ricordare quello che tutti oggi sembrano dimenticare

Che I Curdi abbiano “combattuto e sconfitto da soli l’Isis” è falso. Sono stati supportati da 22.000 missioni aeree USA. I Curdi avanzavano dopo che gli americani avevano fatto terra bruciata con le bombe (colpendo anche civili, inevitabilmente). Non ricordo però gli applausi dei pacifisti per questo sostegno militare ai valorosi combattenti curdi, alle fiere donne col mitra, che senza l’aviazione USA sarebbero forse finite col burka negli harem dei jihadisti. Ricordo anzi le proteste, gli slogan – “con la guerra non si risolve mai niente” – le invettive contro gli imperialisti a stelle a strisce, ricordo i ginostrada nei talk show dei conduttori sinistrati. Ora, ecco le stesse invettive antiamericane, ma non perché gli USA invadono, occupano, bombardano, ma perché non lo fanno più.
I pacifisti dovrebbero invocare la pace innanzitutto nel proprio cervello.
Angelo Michele Imbriani

e poi la raccomandazione di leggere questo.

E per concludere, abbiate pazienza, ma in mezzo a questo scomposto latrare e ringhiare, non posso farne a meno

e poi beccatevi anche questo (sì lo so, la scena della gomma è disgustosa, ma il resto merita)

E guardando – anche guardando – le facce di questi ragazzi mentre ascoltano il loro inno nazionale capiamo perché l’America è una nazione tanto grande.

barbara

TANTI AUGURI DONALD!

Durante tutta la campagna elettorale ho sperato che vincesse lui considerandolo il male minore; ho sperato che vincesse lui come unica chance per evitare la terza guerra mondiale e un’ulteriore estensione dei massacri e distruzioni innescati dal suo predecessore; ho sperato che vincesse lui perché chiunque era preferibile alla corruzione fatta persona dalle mani sporche di sangue impersonata dalla sua avversaria. E quando è arrivato il momento ho passato la notte a guardare continuamente gli aggiornamenti dello scrutinio dei voti fino a quando non vi è stata la certezza che la vittoria era sua. Poi, benché in tutti i modi ostacolato e sabotato dall’anatra zoppa, ha cominciato ad agire, e a poco a poco ho smesso di considerarlo un male minore per prendere atto che è invece un bene maggiore, con le idee chiare su cosa fare e come farlo, a partire dalle nomine, nelle quali non ha sbagliato un colpo. Per questo sono felice di associarmi agli auguri formulati da Ugo Volli in questo splendido articolo.

Cari amici,

proprio perché è stato un sostanziale fallimento e ha avuto risultati meno negativi di quel che ci si aspettava, vale la pena di fermarsi ancora un momento a riflettere sulla conferenza di Parigi. I suoi scopi erano stati delineati abbastanza chiaramente e io ve ne ho parlato il giorno stesso: http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=&sez=280&id=65053. Nei piani di Hollande e probabilmente anche di Obama, si trattava di disegnare, secondo il progetto palestinista le linee di una trattativa fra Israele e AP: blocco delle costruzioni negli insediamenti ebraici oltre la linea verde subito, fondazione e riconoscimento di uno stato di Palestina, confini predefiniti secondo le linee armistiziali del ‘49, cioè i famosi “confini di Auschwitz, compresa la cessione della sovranità della Città Vecchia di Gerusalemme agli arabi, magari una certa iniezione di “profughi” fra i cittadini israeliani, e dato che questa “carota” era certamente inaccettabile a Israele, minaccia di un bastone di sanzioni e isolamento internazionale, da far deliberare al consiglio di sicurezza dell’Onu subito dopo la fine della conferenza, prima dell’inaugurazione dell’amministrazione Trump. E, a proposito, solenne altolà ai progetti di trasferire l’ambasciata americana a Gerusalemme.
Bene, gran parte di ciò non è accaduto. Né la definizione di “parametri per la pace”, né la minaccia di boicottaggio, né la condanna dell’ambasciata, e anche se mancano tre giorni e non si può esserne assolutamente certi, neppure il passaggio all’Onu. Perché queste minacce sono cadute? La ragione, è evidente, ha innanzitutto nome Trump. La conferenza, che doveva essere la cristallizzazione delle posizioni “ragionevoli” e “progressive” (cioè in realtà suicide e antioccidentali) di Obama, Hollande, Merkel, ha mostrato invece come sono già cambiati gli equilibri. Kerry, che continua a essere un difensore senza dubbi della linea di Obama (http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/223388) non ha osato però mettere la sua firma su un comunicato in cui si provava e ricattare quello che da venerdì sarà il presidente degli Stati Uniti e dunque ha fatto cadere il punto sull’ambasciata.
L’ago della bilancia è la Gran Bretagna, con cui Trump mira a restaurare la tradizionale relazione privilegiata, ora che è libera dai vincoli europei (http://www.dailystar.co.uk/news/latest-news/559180/US-election-2016-Donald-Trump-President-Britain-Putin-changes-WW3-Brexit-Theresa-May) ed è stato ricambiato con entusiasmo. E’ arrivato a chiedere alla May di porre il veto se una risoluzione antisraeliana arrivasse al consiglio di sicurezza prima che possa farlo lui (http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/223335). E la Gran Bretagna non solo ha snobbato la conferenza di Parigi mandandoci solo un funzionario di quart’ordine, ma ha anche rifiutato di firmare il comunicato finale. Non è un atteggiamento tanto coerente con il voto favorevole che il Regno Unito aveva dato alla risoluzione antisrealiana all’Onu di dieci giorni fa (anzi di più, con il ruolo attivo che aveva giocato nella sua formulazione: http://www.humanrightsvoices.org/site/articles/?a=9474) ma proprio questo sbalzo mostra la svolta che ci è stata. Di più, i giornali non ne hanno quasi parlato, ma è stata la Gran Bretagna (insieme ad alcuni paesi dell’Est Europa) a bloccare la mozione del Consiglio Europeo proposta da Mogherini che riprendeva e induriva il comunicato finale della conferenza (http://www.jpost.com/Arab-Israeli-Conflict/Britain-Balkan-countries-keep-EU-from-adopting-Paris-declaration-478630).
Naturalmente la buona vecchia Inghilterra, che fu la sola potenza a riconoscere l’invasione giordana con la relativa pulizia etnica fra il 49 e il 67, a non votare per il riconoscimento dello Stato di Israele all’Onu e che è spesso stata duramente antisraeliana e che alberga una quantità di politici antisemiti, compreso il capo dell’opposizione Corbyn, non ha cambiato pelle d’improvviso e non è stata illuminata dalla luce divina. Ha capito però che il gioco della politica mondiale sta cambiando e si è adeguata con più lucidità degli europei “scandalizzati” dalle cose ovvie che ha detto Trump (l’Europa dominata dalla Germania, la Nato vecchia e impotente ecc. https://www.bloomberg.com/politics/articles/2017-01-15/trump-calls-nato-obsolete-and-dismisses-eu-in-german-interview), anche per via del riflesso condizionato da un secolo dell’alleanza anglosassone.
E, dato che ci siamo, vale la pena di dire che Trump non è certo un angioletto o una persona incapace di errori: quello che tutti volevano “santo subito” (o forse Nobel subito) era Obama. Semplicemente Trump è un uomo che ha vissuto nel mondo reale, non in quello onirico delle aule di Harvard e che è fornito di un solido buon senso e di un altrettanto chiaro senso per i problemi reali, non per le ideologie astratte. Uno che per esempio sa che se si vuole combinare qualcosa in politica bisogna aiutare gli alleati e combattere i nemici, non il contrario come faceva Obama. E che in politica interna capisce che il problema non è puntare a una giustizia astratta, magari assumendosi le colpe storiche degli antenati, ma dare lavoro e sicurezza alla gente. E’ possibile che questa logica molto concreta lo porti a commettere degli errori e certamente in questo caso lo criticheremo. Ma i primi risultati, ottenuti già prima dell’inaugurazione della presidenza, sono molto positivi. Certo, c’è l’isterica opposizione di uomini di spettacolo, politici e ahimè anche rabbini che hanno scambiato la loro sinagoga per una sezione del partito democratico (http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/223397). Ma questo fa parte di un conservatorismo della sinistra che ha letteralmente il terrore e il ribrezzo di tutto ciò che non sta nelle sue conventicole. Quel che conta è che in quel “villaggio elettronico” che è diventato il mondo, è arrivato un nuovo sceriffo, ben deciso a fare il suo lavoro. E questa è una cosa ottima. Con tre giorni di anticipo dico: Tanti auguri, Donald! Avevamo proprio bisogno di uno col tuo coraggio e con la tua indipendenza per dimenticare felicemente il pagliaccio che ti ha preceduto. (qui)

E dunque, grazie agli elettori americani che hanno evitato di ripetere il catastrofico errore di quattro anni fa, usando – checché ne dicano le anime belle (possiamo dire imbecilli? Vabbè, voi fate come volete, io dico imbecilli) – nel modo migliore lo strumento della democrazia, e grazie all’immediata mobilitazione del neoeletto presidente, la catastrofe avviata dal signor Hussein Obama, musulmano di religione e filo terrorista di professione, resterà incompiuta. E nessuno, possiamo esserne certi, considererà la sua incompiuta un capolavoro, a differenza di quest’altra.

barbara