I VACCINI, L’ANESTESISTA*, LA MAMMA INFORMATA

(*sempre lui, quello strafigo strafighissimo da urlo)
(conversazione svoltasi in spiaggia)

Senta signora, chiudiamo qui il discorso, perché poi se no divento sgarbato e vorrei evitarlo.
Ma guardi che io mi informo, leggo…
Dipende da che cosa legge: se legge pubblicazioni scientifiche ci trova le stesse cose che dico io; se dicono cose diverse, si tratta di ciarpame che non vale niente.
Ma lei crede di stare parlando con un’ignorante?! Io ho un dottorato!
In che cosa?
In filologia romanza.

Non c’è niente da fare: più sono ignoranti, e più si danno da fare per dimostrare che sono molto più ignoranti, oltre che molto più deficienti, d quello che avevi pensato.
Anti-Vaxxer
barbara

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GUARDATE CHE RAZZA DI LIQUAME FANNO GIRARE

Riuscite a immaginare una più abissale ignoranza della storia? Un più infame insulto alle vittime vere del nazismo vero? Una più volgare e disgustosa diffamazione degli avversari politici? Una più gigantesca malafede? Perché per arrivare a sprofondare nel letame fino a questi livelli non basta l’ignoranza, e non basta la stupidità: ci vogliono anche tonnellate della più bieca malafede. Poi si stupiscono che la parte politica dei buoni di professione sprofondi sempre più. E avrei proprio voglia di vederli quando, dopo tanti al lupo al lupo a vanvera, arriverà il lupo vero. Se non fosse che quel lupo, poi, farà la festa anche a noi che da sempre tentiamo di suonare l’allarme.

barbara

SÌ, LO SO, SONO UNA BRUTTA PERSONA BIS

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Ma ora passiamo alle cose serie.

INTERVISTA A GRETA

Ho provato a intervistare Greta Thunberg… spenta, sorvegliata a vista, non risponde a nessuna domanda

I più fervidi difensori del «clima» non sanno nulla del «clima»

Volevo sapere se i partecipanti allo «sciopero per il clima» sapevano di cosa stavano parlando. Sono andato a vedere Greta Thunberg e alcuni dei suoi ammiratori. E lì, ho saputo.
A febbraio, una marcia per il clima guidata da Greta Thunberg ha attraversato Bruxelles. Ero lì e interrogando i giovani partecipanti, mi sono reso conto che non conoscevano l’ABC della causa per cui stavano manifestando: il riscaldamento globale.
Una settimana dopo ho intervistato un insegnante di scuola superiore che incoraggiava i suoi studenti a manifestare per il clima: non ne sapeva più degli studenti.

Supponendo che sia meglio rivolgersi al buon Dio piuttosto che ai suoi santi, ho deciso di interrogare Greta Thunberg stessa. Ho preso l’aereo (lo ammetto…) per Stoccolma per trovarla davanti al parlamento svedese, dove ogni venerdì tiene il suo sciopero scolastico. Sfortuna: aveva preso il treno per manifestare a Berlino.

QUANDO GRETA THUNBERG SI TOGLIE IL BERRETTO…

Da quel testardo che sono, la settimana dopo ho ripreso l’aereo (sì…). Dopotutto, Stoccolma è una città molto bella. Vittoria: questo venerdì Greta è al suo posto. Chiacchiera con un gruppetto di giovani francesi e aspetto il mio turno per abbordarla:
«Ti ho vista a Bruxelles, c’era un sacco di gente… Ho sentito che suggerivi ai giovani di studiare il clima. Mi piacerebbe parlare un po’ di questo, se sei d’accordo…»
Annuisce, ma la sento spaurita, a disagio: ho l’impressione che dica «sì», ma pensi «no». In quel momento, si toglie il berretto. È un segnale. Immediatamente, una donna bionda sulla cinquantina con gli occhiali scuri, che seguiva la scena dietro di me, si avvicina con un sorriso finto:
«Ciao, mi dispiace, abbiamo qualcosa da fare adesso. Devo portarla via, grazie…»
Fine dell’intervista. Una guardia del corpo vestita di nero – anch’essa, come vediamo nel video, mi  sorvegliava – le accompagna qualche metro più in là: la «cosa da fare» era quella di mettere Greta al riparo dalle mie domande.

A differenza dei giovani manifestanti di Bruxelles, Greta non ha risposto a nessuna domanda. Mi sono trovato di fronte a una bambina spenta, senza passione, manipolata da persone inquietanti, una bambina impaurita.
È programmata per discorsi apocalittici e provocatori di pochi minuti di fronte ai grandi di questo mondo. Forse si evocherà il suo «mutismo selettivo» legato all’autismo, ma si nota che ha risposto compiacentemente alle domande (aneddotiche) poste dai giovani prima di me.
Strano leader del clima che non accetta domande sul clima. Ci si può solo prosternare e il mondo non si tira indietro: Angela Merkel, Emmanuel Macron, Jean-Claude Juncker, giuria del premio Nobel, a quando il Papa…?

LA RELIGIONE DEL CLIMA

Qualche ora dopo, tornando nello stesso posto, Greta è sempre lì, tra poche persone. Le sue guardie del corpo sono state sostituite da due nuovi gorilla.
A un impercettibile segnale, recupera il suo cartello «SKOLSTREJK FÖR KLIMATET» (Sciopero per il clima) e, come un automa, si piazza contro la ringhiera del fiume per una foto di gruppo con dei bambini. Il balletto pubblicitario è perfettamente regolato…
Sono stato accusato di «tendere agguati» ai giovani manifestanti. Oggi potrei essere accusato di blasfemia. Ciò che osservo è una folla di ciechi guidata da una persona cieca, come nel Vangelo. (qui, traduzione mia)

Pikachu

Che poi, a ben pensarci, l’accostamento alla bambola assassina non è poi così azzardato: anche la povera Greta non è altro che un bambolotto privo di volontà propria, privo di iniziativa propria, privo di pensiero, manipolato da una banda di sordidi individui senza scrupoli, usata per assassinare il pensiero. E non so a che cosa sia dovuto – sicuramente non alla vera o presunta sindrome di Asperger (io propendo decisamente per la montatura; tra l’altro una caratteristica della sindrome di Asperger è l’intelligenza brillante, unita a un’estrema difficoltà nei rapporti sociali: caratteristiche veramente difficili, entrambe, da trovare in quella bambina) – l’aspetto da bambina di otto anni di questa che, ci raccontano, dovrebbe averne sedici. Non mi meraviglierei se venisse fuori che è stata in qualche modo manipolata anche in questo. Io comunque mi auguro, per il bene di tutti, che questo osceno baraccone finisca al più presto.

barbara

LETTERA APERTA A NADIA TOFFA E AL SUO PROFESSORE DI STORIA

nadia toffa
Gentile Nadia,

Oggi ho letto il suo Tweet sull’olocausto e i palestinesi. Temo abbia un po’ di confusione in testa.
Olocausto è la parola italiana per indicare il nome di un sacrificio che veniva offerto nel santuario di Gerusalemme e interamente bruciato per D-o. Dell’animale non rimaneva nulla, se non un mucchio di cenere.
Quando i nazisti progettarono l’olocausto lo immaginarono e progettarono in questo modo.
In seguito alla soluzione finale degli ebrei non avrebbe dovuto rimanere più nulla. Se non delle saponette e della cenere.
Uomini, donne e bambini vennero caricati su carri bestiame senza aria ne’ cibo. I più forti che sopravvissero a quei trasporti al di là dell’umanità, trovarono la morte nelle camere a gas, nei forni crematori.
Durante l’Olocausto nessun paese aiutò gli ebrei, nessuno si adoperò per la loro causa.
Gli ebrei vennero abbandonati da tutti. Vennero assassinati nel silenzio del mondo sei milioni di essere umani. Come se gli abitanti di Milano e il suo hinterland sparissero tutti, fino all’ultima persona.
L’Olocausto fu una macchina di sterminio premeditata, in cui l’ebreo, come essere umano, perse ogni connotato di umanità agli occhi dei nazisti, dei polacchi, dei tedeschi, degli ungheresi, dei francesi, degli italiani.
Essere ebrei in Europa tra il 1938 e il 1945 significava una morte quasi certa.
I palestinesi sono arabi trapiantati in quelle terre per volere dei paesi arabi. Come disse Zahir Muhsein, i palestinesi vennero inventati per controbilanciare gli ebrei che arrivavano a vivere nelle terre deserte dell’allora Palestina.
I palestinesi non hanno mai vissuto in quella terra per tremila anni.
Gli ebrei su quella terra ci hanno vissuto davvero senza interruzione.
Durante gli ultimi secoli la presenza ebraica in Palestina si è rinforzata.
In Europa, ben prima del nazismo, gli ebrei venivano massacrati nei pogrom, accusati ingiustamente di tradimento, bruciati vivi perché non andavano in chiesa.
Nella Palestina di allora gli ebrei portarono con se’ valori troppo distanti da quelli dei paesi circostanti.
E quella democrazia poi nata nel 1948 e chiamata Israele diventò come una spina nel fianco delle dittature arabe. Quel piccolo paese in cui il tasso di analfabetismo è pari a zero, in cui tutti, a prescindere dal colore della loro pelle e dalla religione, hanno gli stessi diritti, in cui le donne guidano governi e pilotano aerei, in cui vive un milione di cittadini arabi che vanno a votare i propri rappresentanti nel parlamento israeliano, questa minuscolo puntino con altissima concentrazione di valori umani, si è trasformato in una miccia che potrebbe mettere in testa idee destabilizzanti agli abitanti dei paesi limitrofi.
Israele non ha mai smesso di dare ai palestinesi l’elettricità, l’acqua, le medicine, pagate con dichiarazioni di odio e attacchi terroristici.
Israele continua ad accogliere i malati palestinesi nei propri ospedali, li opera, li cura. Alcuni di essi sono tornati a ringraziare con addosso cariche di tritolo in grado di fare saltare per aria un intero reparto ospedaliero.
Nessun governo israeliano e nessuno israeliano si è mai sognato o prefisso di uccidere deliberatamente un solo palestinese.
Per gli ebrei la vita anche di un nemico, ha un valore intrinseco.
Se cerca qualcuno su cui addossare la colpa, non valichi con la sua mente il confine che ancora tutela la salvaguardia dei cittadini israeliani.
Passeggi per le vie di Gaza alla ricerca dei giornalisti che riprendono le manifestazioni contro il governo palestinese. Cerchi gli oppositori del regime, si prefigga l’obiettivo di trovare un solo ebreo.
Non troverà niente di tutto questo.
Come non troverà risorse spese nella ricerca ne’ finanziamenti europei investiti nello sviluppo. Perché tutto il denaro viene speso per mantenere in vita la violenza, l’ignoranza e l’odio.
Con la speranza che il suo professore di storia accorra in suo aiuto e ripari i danni causati dal fumo antisemita mediatico con cui troppe persone vengono accecate ogni giorno.

Gheula Canarutto Nemni (qui)

Spettacolare quel “la storia dice” (“fabula narratur”, effettivamente…) Ma anche “capisco profondamente” non è male – e quanto profondamente, ha provveduto subito a dimostrarlo – per non parlare della logica del passaggio (anche nell’ipotesi che la seconda parte dell’assunto fosse corretta).
Nel frattempo, a ulteriore conferma di quanto sono perfidi i perfidi giudei, avrete appreso che la strage in Nuova Zelanda l’ha fatta il Mossad.

barbara

CORREVA L’ANNO 1972

E dopo quarantasette anni i catastrofisti ancora non si sono accorti che non una delle loro catastrofiche previsioni si è avverata, non una. E piuttosto che agli scienziati preferiscono affidarsi alle apocalittiche profezie, agli slogan, alle “analisi medico-scientifiche” (“…gas di scarico passano attraverso i polmoni delle donne incinte e si accumulano nella placenta. Il rischio di parti prematuri, scarso peso alla nascita e disfunzioni cognitive che questi materiali causano è una catastrofe di sanità pubblica”) di una ragazzina ossessionata, tanto ignorante quanto arrogante – alla quale a nessuno è venuto in mente di chiedere credenziali di attendibilità – manovrata (munta come una mucca ha detto – forse meno elegantemente ma con tutta probabilità più correttamente – qualcuno) da questi due eleganti signori
Thunbergs
che grazie a lei, e con l’aiuto del loro agente (insomma, un giro in cui, checché ne dica, nella sua sgangheratissima prosa, il signor Cazzullo, il più pulito ha la rogna) si sono già intascati la bellezza di trecentomila euro: vent’anni di stipendio di un operaio.

Aggiungo qui qualche stralcio di questo ottimo articolo che invito tutti a leggere.

Greta è facile da amare, suscita tenerezza, non ci informa, non ci mette davanti a scelte dolorose e costose, chiede solo un’adesione generica a un paio di slogan vuoti e ci culla nella consolante illusione che la colpa sia “degli altri” (governi, multinazionali, petrolieri senza cuore, neo liberismo avido, ecc.) e non, prima di tutto, del semplice fatto che siamo 7,5 miliardi di persone in crescita. Signori, lo vogliamo dire che il surriscaldamento globale è essenzialmente un problema demografico e non di avidità? Toglie troppo romanticismo alla questione non avere dei nemici brutti e cattivi? […]
Greta, inoltre, non può sapere che le multinazionali e i grandi stabilimenti sono il modo più efficiente che abbiamo per produrre inquinando il meno possibile. Si chiamano economie di scala e sono un modo per avere da una data quantità di input produttivi (materie prime, elettricità, altre fonti di energia, lavoro umano, ecc.) il massimo dell’output. In parole povere inquinano di più un milione di artigiani che producono una scarpa al giorno di un mega stabilimento che produce un milione di scarpe nella stessa unità di tempo. Inoltre questi famigerati profitti che sarebbero frutto dell’inquinamento non vanno a finire in una cassaforte sul pianeta Marte, diventano poi investimenti che danno lavoro, stipendi, dividendi agli azionisti che compreranno a loro volta prodotti e servizi da altre persone. Le multinazionali mettono a disposizione dei consumatori prodotti e servizi economici proprio perché sono efficienti. Non esiste un inquinamento che va a vantaggio di pochi privilegiati. Cerchiamo di essere seri, mi rivolgo agli adulti più che ai ragazzi. Tutti siamo interessati a voli aerei a basso prezzo, elettrodomestici dal costo accessibile, complesse macchine diagnostiche prodotte in serie e abbastanza abbordabili per i servizi sanitari nazionali, cellulari e pc economici, ecc. Un milionario, aereo privato a parte, non consuma nelle sue attività quotidiane molto più energia elettrica più di noi. Cerchiamo di uscire dalla vulgata che ci sono pochi privilegiati che si avvantaggiano delle attività inquinanti. […]
Un’altra concezione errata di Greta è che ci sia un mondo ricco che inquina sfruttando un mondo povero che non inquina. Tutto l’inquinamento del mondo sarebbe quindi a vantaggio di un miliardo di privilegiati (i paesi occidentali). Peccato che il primo stato produttore di CO2 sia di gran lunga la Cina che ha promesso di arrestare la crescita di emissioni di C02 solo dal 2030. Mentre l’Occidente è riuscito sostanzialmente a stabilizzare/diminuire le emissioni. […]
Un’altra retorica abbastanza fastidiosa nel messaggio di Greta (o in chi quel messaggio glielo ha suggerito), è la contrapposizione tra giovani coscienti e informati vs adulti egoisti e disinformati. Il diktat conseguente è che gli adulti devono decidersi ad ascoltare i giovani (altro slogan vacuo ma che fa una certa presa). Certo, i giovani sono innocenti per definizione. Ma se nell’era dell’informazione accessibile a tutti non cercano di capire la complessità delle cose, non saranno certamente adulti migliori di noi. Innanzitutto da “vecchietto” direi che i giovani occidentali dovrebbero almeno ringraziare i loro padri, nonni e bisnonni, per essere cresciuti in un’epoca in cui cibo, cure mediche e istruzione sono accessibili sostanzialmente a tutti. Dovrebbero ringraziare per essere cresciuti in mondo senza guerre e dove i diritti civili sono cresciuti di pari passo con il benessere economico. Non erano cose così scontate in un passato non tanto remoto. […]
C’è sempre un implicito messaggio pauperista e anti modernista negli appelli di Greta. Greta non fa visite ai laboratori e ai centri di ricerca di tutto il mondo per porre l’attenzione sul ruolo centrale della tecnologia. Però (la cosa conta visto che è un simbolo) ci tiene a farci sapere che pur di non prendere l’aereo si sottopone a estenuanti viaggi in treno. Padronissima di farlo ovviamente, ma non è questa la risposta a cui ispirarsi. Come si diceva il problema non è tanto il nostro modello di sviluppo ma la demografia. Se avessimo le tecnologie di metà ‘800 e la popolazione attuale, semplicemente avremmo disboscato ogni singolo angolo del pianeta per produrre cibo, vestiti e altri beni di prima necessità per tutti (si pensi solo alle rese agricole). Tornare indietro non è la soluzione, a meno che non si decida di estrarre a sorte qualche miliardo di persone a cui levare cibo, vestiti, scuole, trasporti, medicinali, ospedali e macchine diagnostiche, piccoli elettrodomestici, libri, cellulari, cinema, teatri, ecc.. La verità è che siamo impegnati in una sorta di gara tra crescita demografica e tecnologie sempre più efficienti e sempre meno inquinanti. La lentezza con cui scopriamo e implementiamo queste nuove tecnologie può farci affermare con sicurezza che siamo troppo poco moderni non troppo moderni. Qualsiasi suggestione pauperista non solo non sarà accettata dalla maggior parte della popolazione, ma non funzionerà. I piccoli comportamenti e le piccole attenzioni quotidiane, invece, semplicemente non saranno sufficienti, anche se è giusto sollecitarle. Abbiamo bisogno di aerei che inquinino la metà (o un quarto o un decimo) di quelli attuali, non di obbligare le persone ad andare in treno anche quando la cosa è palesemente anti economica. Sostanzialmente la nostra unica speranza è più tecnologia: magari ricaveremo cibo da colonie di batteri, troveremo una tecnologia per ottenere idrogeno a buon mercato, produrremo accumulatori elettrici sempre più efficienti per sfruttare meglio l’energia solare ed eolica, inventeremo nuovi materiali che sostituiranno le plastiche, i metalli, la carta, le fibre vegetali e che saranno biodegradabili, riciclabili al 100% e prodotti con pochissimi input energetici. Come si faccia a stimolare la scoperta di nuove tecnologie è discorso complesso che non è il caso di affrontare in questa sede. Tuttavia mi preme davvero sottolineare che tutta la vuota retorica che condanna la “crescita senza fine” è appunto questo, pura retorica da quattro soldi. La crescita è senza fine perché è legata alla tecnologia che non ha dei limiti teorici.

In realtà lo sanno tutti, anche se la scienza ufficiale si ostina a rifiutarla, che l’energia pulita a costo zero ed emissioni zero esiste, ed è il famoso e-cat (ossia motore a gatto imburrato) inventato da Andrea Rossi. In questo video – e con questo concludo – potete vedere come questa cosa straordinaria è stata scoperta.

barbara

LO STATO EBRAICO

Recupero, da un commento lasciato da “amica” in questo blog poco meno di tre anni fa, questo testo, che mi sembra il commento più adeguato all’indomani delle manifestazioni per la liberazione dell’Italia dal nazismo, in cui le bandiere dei liberatori – che per liberarci hanno combattuto e sono morti – sono state fischiate e insultate dagli adoratori dei discendenti delle SS islamiche e attuali sterminatori di ebrei e di altri innocenti.

È difficile da credere, ma è successo davvero. Università. Dipartimento di Lingue (uno dei migliori d’Italia). Sessione estiva. Esame di “Teoria della Traduzione”. Corso di Laurea Magistrale in “Traduzione”. Propongo alla studentessa che già ha risposto bene a varie domande, quale sia l’argomento che più l’ha interessata (“vediamo se posso darle trenta” − penso tra me). La studentessa, senza indugio, risponde: “La traduzione della Bibbia” (ovviamente, oltre alle lezioni a cui non era mai venuta, aveva libri appositi su cui prepararsi). Dopo un po’, dicendo cose molto confuse, afferma con perentorietà: “La Bibbia è scritta in ebraico, lingua che da duemila anni nessuno conosce più, è una lingua morta e del tutto ignota”. Il mio giovane collega coglie il fremito sul mio viso e mi previene, guardando la fanciulla con condiscendenza: “Dottoressa, se ci pensa, non è possibile quello che ha detto: non solo l’ebraico è sempre stato coltivato dagli studiosi della Bibbia (… e se no come avrebbero potuto tradurla − penso io), ma, se ci pensa, nello Stato Ebraico che lingua si parla oggi?” La ragazza (per altro, già laureata alla triennale, e quindi, come prevede lo Stato italiano, effettivamente “dottoressa”) ci fissa con uno sguardo vitreo, come non avesse affatto capito la domanda. Mi impensierisco e le chiedo: “Lei sa, vero, che esiste uno Stato Ebraico?”. “No − risponde quella con aria sinceramente stupita − non lo sapevo”. Il mio collega, per evitare che il mio fremito persistente esploda in una reazione poco professorale, interviene di nuovo: “Ci pensi, dottoressa, certo che lo sa, se ne parla spesso, se ne parla sempre: mai sentito del Medio Oriente?”. Quella allora smuove gli occhi, come avesse finalmente percepito un’illuminazione: “Ah, sì, ma voi intendete l’Iran!” − dice, un po’ stupita che le chiedano simili banalità. Mi paralizzo, non riesco a reagire. Poi respiro profondamente e alzo un po’ la voce. “Ma che sta dicendo?! Scusi, vorrebbe farmi credere che in 23 anni di vita non ha mai sentito parlare di Tel Aviv, di Gerusalemme, di Israele?”. “Sì, credo di sì,” − fa lei. − “ci stanno i palestinesi. Ma non sapevo che c’entrassero con l’ebraico…”. Ora vi chiederete voi: ma di chi è la colpa? Di nessuno? Di tutti? Io non lo so. Questo è certo il frutto della falsa democratizzazione della cultura che, invece di un’alta cultura per pochi, propone una non-cultura per tutti. E vi chiederete: cosa si fa in questi casi? Niente. Non si può bocciare uno studente perché confonde l’Iran con Israele, perché − come prontamente ha rimarcato la studentessa stessa − “alle altre domande ho risposto bene…”. Alla fine, segnandole il voto sul libretto, le chiedo: “Ma lei si rende conto della ragione per cui sono sconvolta? Non le interessa?”. “No.” − risponde − “Posso andare ora?”.
Laura Salmon, slavista

E, giusto per amore di coerenza, “Palestina libera, Palestina rossa”: rossa e libera come l’Unione Sovietica, come la Cina, come la Corea del Nord, come la Cambogia dei kmer rossi, come Cuba… Ah, il profumo della libertà! Lo sentite anche voi, vero, questo meraviglioso, inebriante profumo.

barbara

 

DUE PAROLE SUI TERREMOTI

Alcuni chiarimenti su fraintendimenti comuni in caso di terremoto.

1) Gli animali non prevedono i terremoti. Alcuni possono avvertire solo pochi secondi prima gli infrasuoni, che noi non udiamo, ma nulla di più. Se al tg dicono “i cani abbaiavano ben mezz’ora prima” non vuol dire niente, è pieno di cani che non hanno abbaiato affatto, solo che non fa notizia dirlo.

2) Il sito INGV può andare offline perché saturato di richieste allo stesso momento, se tutti si collegano contemporaneamente il server va in sovraccarico. Loro non ne hanno colpa.

3) Esistono differenti scale di misurazione. La magnitudine locale (Ml) è una, la magnitudine di superficie (Ms) è un’altra e la magnitudine momento (Mw) è un’altra ancora. Sono vari modi matematici di calcolare l’energia di un sisma e possono non coincidere. Ci sono motivazioni storiche e tecniche del perché non sono la stessa cosa e non è certo per confondere la gente. Inoltre non hanno nulla a che vedere con la scala Mercalli che misura i danni causati dal terremoto. Un sisma Mw 8 nel deserto del Sahara non farà danni e sarà grado Mercalli 0. Un sisma Mw 4 in una città costruita con le carte da gioco spianerà tutto e sarà grado Mercalli massimo.

4) Il fatto che la magnitudine segua una scala logaritmica vuol dire che un sisma di grado 7.0 è circa 30 volte più forte di un sisma di grado 6.0. Se vi sembra che da 6.1 a 6.5 non cambi molto, in realtà cambia per davvero in termini di energia sprigionata, anche se la percezione inganna. Però se un sito allarmistico titola “omg terremoti 30 volte più potenti!!!”, occhio che non intende dire che ci sarà un terremoto di grado 30×6=180 (che sarebbe equivalente a una piccola supernova più o meno), sta sfruttando la vostra paura per guadagnare visite.

5) Non esiste alcuna legge Monti che dice “se il grado è inferiore a 6.1 lo stato non risarcirà i danni”. Per due motivi: il primo è che il governo Monti fece un disegno di legge nel 2012, prima del terremoto emiliano, che contemplava questa parte, ma questa disposizione non passò, quindi letteralmente non c’è nulla, è invenzione; il secondo è che il riferimento è ai danni valutati dalla scala Mercalli, quindi non c’entra niente in ogni caso la magnitudo misurata da INGV (vedere punto 3 sopra).

6) Strumenti diversi possono dare valori diversi a seconda di vari fattori. La magnitudine non si misura come il peso su di una bilancia, ma ci vogliono alcuni calcoli triangolando più strumenti e i calcoli sono suscettibili a rettifiche man mano che sono disponibili dati più accurati. Per questo INGV tende ad aggiornare la magnitudine. Inoltre i siti delle agenzie geologiche straniere sono leggermente meno attendibili di INGV, sia perché a distanze maggiori c’è un margine di errore lievemente maggiore, sia perché sono tarati per suoli dalle caratteristiche geomorfologiche diverse (per stimare correttamente la magnitudine di un luogo bisogna tenere conto anche di varie caratteristiche del suolo). Aspettate sempre qualche minuto e fate riferimento solo a INGV per aggiornamenti.

7) Le valutazioni sulla sicurezza degli edifici le può fare solo un ingegnere strutturale sul posto, non chiedete su internet e non affidatevi a chi non ha un titolo di studio consono.

8) L’Italia è un paese ad alto rischio sismico, lo è sempre stato e se la penisola esiste è perché il pianeta è geologicamente attivo e ci troviamo in un punto in cui le placche continentali si scontrano. La domanda non è cosa fare se ci sarà un terremoto, ma quando. Non si può affrontare un terremoto senza conoscerlo e senza un adeguato monitoramento. Siamo giovanissimi da un punto di vista geologico: 65 milioni di anni fa, per esempio, non esisteva alcuna Italia, era tutto ancora sommerso dalle acque. Se non fosse così, non esisterebbero la tettonica a placche con la deriva dei continenti, il campo magnetico terrestre che ci scherma dalle radiazioni cosmiche e trattiene l’atmosfera, le Alpi, le Hawaii, la vita stessa. Marte non è geologicamente attivo ed è quello che è.

9) In Italia non si pratica fracking.

10) I terremoti non uccidono. Gli edifici che crollano sì. La prevenzione prima di tutto.

Di Alessandro Mattedi, via Buseca.

Ecco qui. Un po’ perché mi sono stufata di sentire cazzate, anche del filone complottista, un po’ perché, avendo il culo praticamente sopra l’epicentro, in questo momento il terremoto è un tema molto “mio”, ritengo utile proporre questi chiarimenti.

barbara

CONOSCETE LILLI GRUBER?

I più giovani magari mica tanto, o per lo meno non in tutte le sue sfaccettature. È per questo, per riempire questa lacuna, che sono andata a ripescare nei miei archivi alcuni miei pezzi scritti per Informazione Corretta fra la primavera e l’estate del 2002, all’epoca dell’operazione Scudo di difesa, messo in atto per fermare la micidiale ondata di attentati che aveva provocato qualche centinaio di morti e un numero infinito di feriti, alcuni gravissimi e destinati a restare mutilati o comunque invalidi permanenti.

UNO STATO PALESTINESE PER SALVARE LA DEMOCRAZIA IN ISRAELE
di Lilli Gruber, 13/04/2002

Il nuovo attacco antiisraeliano di Lilli Gruber (dai toni – dobbiamo riconoscerlo – un po’ meno astiosi di quelli a cui ci aveva da lungo tempo abituati) ricorre a una tecnica divenuta ormai classica: si prendono alcune dichiarazioni – spesso estrapolate dal contesto – di un israeliano “dissidente” e si riportano come se fosse vangelo, come se le sue proposte fossero “la” soluzione. In questo caso si tratta di Ami Ayalon. Con una citazione non virgolettata Lilli Gruber fa notare che
l’uso della forza non attenuerà la rabbia palestinese, e che nemmeno l’uccisione di Arafat li farà desistere dal loro obiettivo: creare uno stato sovrano, in grado di sopravvivere dal punto di vista politico ed economico.
E noi non possiamo non chiederci: se l’obiettivo è la creazione di uno stato sovrano, perché da 54 anni non solo lo stanno rifiutando, ma stanno anche lottando con tutte le proprie forze per impedirgli di nascere? Non sorge in Lilli Gruber il sospetto che l’obiettivo possa essere un altro? E ancora:
“Tsahal è più forte che mai, i nostri servizi segreti sono eccellenti, allora perché il problema non è ancora risolto?”
A noi la risposta sembra molto semplice: perché Tsahal finora ha usato sì e no un centesimo della sua forza. Prosegue sostenendo che c’è un unico modo possibile
per fermare la violenza: smantellare le colonie ebraiche di Gaza e Cisgiordania e ristabilire la continuità territoriale dei due lembi di terra.
Forse la signora Gruber ha già dimenticato, a meno di due anni di distanza, che questo è esattamente quanto era stato proposto a Camp David, ed è stato rifiutato. Dimentica che quando Barak è arrivato ad offrire tutto e non gli è rimasto più niente da negoziare, Arafat ha scatenato la guerra. Dimentica che vari sondaggi hanno rilevato che la maggioranza dei palestinesi è decisa a continuare la guerra contro Israele anche in caso di completo ritiro dai territori. E conclude:
è ormai chiaro che solo l’istituzione di uno Stato palestinese preserverà il carattere ebraico e democratico di Israele.
Peccato che lo stato Palestinese come lo intendono i palestinesi si estenda dal Giordano al mare e non preveda affatto la presenza dello stato di Israele, democratico o no. Siamo sicuri che sia ragionevole chiedere a Israele di accettare questo?

BUSH E SHARON: LA FORZA VINCE SUL CAMPO
di Lilli Gruber, 18/05/2002

Ancora una volta Lilli Gruber, in questo suo sconclusionatissimo articolo pubblicato su Io donna del 18 maggio, si dedica al suo sport preferito: il tiro al bersaglio su Israele.
La conclusione più importante che ha tratto l’America – dopo un mese di violenze nei territori palestinesi – è che nel mondo “squilibrato” in cui domina, d’ora in poi nulla e nessuno si potrà opporre alla sua forza e a quella dei suoi alleati.
Viene da chiedersi da dove la signora Gruber abbia tratto la conclusione che l’America abbia tratto questa conclusione, dal momento che l’America non ha ancora mosso un dito, in nessun campo. Viene da chiedersi quale sia questo mondo squilibrato in cui dominerebbe l’America. E già che ci siamo, decidiamo di esagerare, e ci chiediamo anche come mai si occupi così appassionatamente del mese di violenze israeliane nei territori palestinesi e non si sia mai occupata dei cinquantaquattro anni di violenze palestinesi in territorio israeliano.
Ne era convinto anche il vicepresidente Cheney, appena rientrato dai paesi arabi, alla vigilia delle operazioni israeliane.
Gliel’ha detto lui? A noi non ha detto niente!
La “lezione israeliana” sarà perciò centrale nella decisione di attaccare l’Iraq.
No, un momento: se la decisione è stata presa ALLA VIGILIA delle operazioni israeliane, come fa ad essere una conseguenza della lezione israeliana?
L’Autorità palestinese è stata distrutta, politicamente e fisicamente
dunque, dato che sono state distrutte le strutture del terrorismo e sono stati eliminati o imprigionati i terroristi, la signora Gruber ammette che l’essenza dell’autorità palestinese è il terrorismo
Arafat è solo e umiliato.
Proprio lui che è tanto buono: che sofferenza!
I villaggi autonomi sono stati assediati, bombardati
bombardati no: in questo caso non ci sarebbero state decine di morti israeliani!
devastati
soprattutto dalle mine palestinesi (clic 1, clic 2)
Molti civili sono arrestati, interrogati, detenuti.
E perché non glielo va a dire lei che sono tutti innocenti e innocui come agnellini!
Gli impegni
quali?
e la legalità internazionale sono stati ancora una volta ignorati dal governo Sharon.
Non potrebbe essere un po’ più precisa e fare qualche esempio concreto, invece di lanciare sempre e solo discorsi vaghi?
Così come le risoluzioni dell’Onu.
Anche gli arabi. Tutti. Sempre. Come mai non se ne ricorda?
Seguono aspre rampogne ai paesi arabi che non si muovono mentre “la Palestina è in pericolo” e agli europei che invocano sanzioni contro Israele ma senza poi metterle in atto.
Mai però lo scetticismo è stato così forte rispetto alla validità nel lungo periodo del metodo antiterrorismo di Sharon.
Scetticismo? Dopo un mese quasi senza attentati? Ma dove vive la signora Gruber? Quanto al metodo antiterrorismo di Sharon, certo, sappiamo benissimo che la signora apprezza molto di più il metodo pro-terrorismo del suo carissimo amico Arafat …
Chiunque conosca la storia di queste terre ricorda l’invasione del Libano nell’82, conclusasi con una sonora sconfitta per Israele.
Noi conosciamo la storia di queste terre, ricordiamo l’invasione del Libano, e sappiamo che i risultati non sono stati quelli sperati perché Israele, i cui metodi non assomigliano a quelli dei suoi avversari, ha evitato di bombardare il centro di Beirut per non provocare troppe vittime civili e perché Israele, arrendendosi agli appelli internazionali, non è andato fino in fondo nella sua lotta al terrorismo e non ha eliminato il terrorista Arafat. Successi molto maggiori li ha invece ottenuti la Siria che, anziché il 5% del Libano, come Israele, ne ha occupato il 95% e non se n’è più andata.
E chi analizza le motivazioni dei terroristi sa che disperazione e desiderio di vendetta sono importanti.
E chi analizza le motivazioni dei terroristi sa che indottrinamento, lavaggio del cervello a partire dalla prima infanzia, libri di testo e programmi televisivi, in atto fin dal momento della nascita dell’ANP, sono molto più importanti. E una domanda: quale motivo di disperazione e di desiderio di vendetta avevano i palestinesi che, nel momento in cui è iniziata questa bestiale ondata di terrorismo, erano in procinto di ottenere lo stato, Gerusalemme est come capitale e lo smantellamento degli insediamenti, vale a dire una Palestina judenrein come la vogliono loro – e come, a quanto pare, la vuole anche Lilli Gruber?
La vicenda israeliana ha comunque confortato Bush nella sua convinzione che i paesi arabi – a prescindere dalle loro dichiarazioni pubbliche di ostilità -, gli europei – a prescindere dalla loro ostentata opposizione – e i russi – a prescindere dai loro ammonimenti – non hanno i mezzi per impedire agli Stati Uniti un attacco contro Saddam Hussein.
E allora perché non l’hanno ancora fatto – a prescindere dai vaneggiamenti della signora Gruber?

Caro Musharraf, rifletta sull’sperienza di Arafat
di Lilli Gruber, 24/08/2002

In questo straordinario pezzo Lilli Gruber riesce a dare prova, in una volta sola, di tutte le sue doti: fantasia sfrenata, sovrana indifferenza nei confronti della realtà, eroico sprezzo del senso del ridicolo.

Lettera immaginaria di Arafat a Musharraf, due leader che si confrontano con la politica Usa.

E già nel preambolo abbiamo due cantonate in una frase sola: primo, non sono loro due a confrontarsi con la politica Usa, bensì la politica Usa a doversi confrontare con loro due; secondo, Arafat non è un leader bensì un capo terrorista.
Caro presidente Musharraf, seguo le peripezie che sta attraversando il suo Pakistan e mi permetto di scriverle per evitarle qualche guaio con i nostri amici americani. Anch’io, sino a non molto tempo fa, ero uno dei loro atout più seri per fare la pace in Medio Oriente. Sono stato ricevuto alla Casa Bianca, quando arrivavo nella capitale federale ero ospite dei talk show e nella mia suite di un grande albergo entrava e usciva la gente che contava. Ma, come si sa, i presidenti cambiano,
a differenza di Arafat che, con grande coerenza, è rimasto sempre lo stesso terrorista
non come da voi
certo: quando mai nei Paesi arabi si sta a perdere tempo in quella pagliacciata che sono le elezioni? Lì prendi la guida del Paese e te la tieni finché crepi o finché ti ammazzano!
Avrà seguito su Cnn quanto mi è successo ultimamente: gli israeliani mi hanno chiesto di fare tutto ciò che potevo per fermare i terroristi, ma nello stesso tempo hanno distrutto il mio ufficio, tagliato le linee telefoniche, mi impediscono di uscire da casa mia.
Non esattamente. PRIMA è stato chiesto di fermare il terrorismo (e a Oslo Arafat si era impegnato a farlo); POI Arafat ha passato sette anni a fabbricare l’odio, a costruire il terrorismo e a preparare la guerra; DOPO è esplosa la guerra, e ALLA FINE, dopo un anno e mezzo di guerra spietata, Israele è intervenuto con le misure sopra elencate.
Come se non bastasse, il presidente Bush, dopo avermi chiesto di fare di più per garantire la sicurezza di Israele, decide che non sono più buono a nulla e che devo essere sostituito.
Non dopo avergli chiesto di fare di più per garantire la sicurezza di Israele, ma dopo aver constatato che sta facendo di tutto per conseguire la distruzione di Israele: anche se alla signora Gruber può non sembrare, è un dettaglio non del tutto insignificante.
È un po’ umiliante per chi ha fatto di tutto per accontentarli.
Se non stessimo parlando di una tragedia che sta portando alla distruzione di due popoli, potremmo premiare questa battuta come la miglior barzelletta del millennio.
Perciò le chiedo di stare attento. Gli americani le hanno chiesto una forte collaborazione nella guerra al terrorismo, tanto che i suoi concittadini l’hanno ribattezzata “Busharraf”. E le chiedono di più: bloccare gli estremisti che combattono nel Kashmir, chiudere le scuole islamiche, fermare i “barbuti” che hanno trovato rifugio nel suo Paese dopo l’attacco Usa contro l’Afghanistan.
Forse sarebbe il caso di precisare che quei “barbuti” non sono dei pittoreschi clochard, bensì gli appartenenti alla più feroce e micidiale organizzazione terroristica che mai il mondo abbia conosciuto. Temiamo che se questi “barbuti” continueranno a trovare rifugio, fra qualche tempo la signora Gruber potrebbe dover rinunciare ad esibire la sua famosa chioma rossa, e anche a firmare articoli sui giornali. Forse anche ad abitare su questo pianeta.
Intanto le organizzazioni per i diritti dell’uomo e il Congresso Usa si inquietano per il suo desiderio – legittimo peraltro per un generale – di avere un governo e deputati devoti.
Questo non è troppo chiaro: che cosa c’entrano le aspirazioni di un generale con la composizione del governo?
Tra poco le chiederanno di essere un dittatore contestualmente paladino della democrazia, e prevedo non sarà lontano il momento in cui cercheranno di farla fuori, perché non è riuscito nell’ardua impresa. Mi creda!
In psicanalisi si chiama “transfer”: la signora Gruber si è talmente immedesimata nella cultura arafattiana, da attribuire agli americani abitudini prettamente arabe.
Un’ultima cosa: ho saputo che gli israeliani venderanno sofisticati missili agli indiani. E che Casa Bianca e Pentagono non hanno nulla da ridire.
Un’ultima cosa: abbiamo saputo che vari Paesi islamici hanno venduto ad Arafat centinaia di tonnellate di armi pesanti. E che il resto del mondo, Lilli Gruber compresa, non ha avuto nulla da ridire.
Come vede, abbiamo entrambi gli stessi vicini di casa difficili.
Ma che disdetta, per uno che ha sempre dimostrato di essere un vicino di casa così pacifico, docile e malleabile come Arafat!
Cordiali saluti, Yasser Arafat.

Ancora una cosa vorremmo aggiungere: nonostante la scarsa stima che sempre abbiamo nutrito nei confronti di Arafat, siamo tuttavia convinti che una cosa tanto stupida non potrebbe mai arrivare a scriverla.

E questa è la signora Gruber, in carte e ossa – pardon, in botulino e silicone.
lilligruber
barbara

SE QUESTO È UN GIORNALISTA

Il Parmigiano Reggiano si inginocchia ad Israele: da oggi è kosher

27/10/2015, 19:57
MILANO – Anche il Parmigiano Reggiano decide di piegarsi agli ordini di Israele e il consorzio che lo produce modifica le sue regole. E così da oggi verrà prodotto il Parmigiano Reggiano kosher, cioè fedele alle regole stabilite dalla legge ebraica. La prima forma di questo tipo (con la ovvia stella di David stampata sopra) è stata aperta oggi al Padiglione Israeliano dell’Expo.
E così un altro pezzo della tradizione italiana è stato rovinato, in nome dell’espansione del mercato. Non che ce ne fosse bisogno, il Parmigiano Reggiano è un prodotto venduto in tutto il mondo; non per niente cercano di imitarlo in ogni maniera. Ma per accaparrarsi la simpatia di Israele – un must ormai per tutte le aziende, a quanto pare – il consorzio dei produttori ha deciso questa svolta. Ottenendo la certificazione della “Ok Kosher Certification”.
Quanto parmigiano verrà prodotto in questa maniera? Oltre 5000 forme l’anno, tanto per iniziare. Significa oltre il 50% della produzione totale.
Antonio Rispoli

Gentile signor Rispoli. In riferimento a questo articolo: http://www.julienews.it/notizia/cultura-e-tempo-libero/il-parmigiano-reggiano-si-inginocchia-ad-israele-da-oggi–kosher/357143_cultura-e-tempo-libero_8.html E’ così gentile da volermi spiegare perché secondo lei “un altro pezzo della tradizione italiana è stato rovinato”? Mi viene il dubbio che lei non sa affatto cosa voglia dire “kasher” e quale differenza questa cosa comporti nella lavorazione di un alimento, altrimenti non l’avrebbe presentata come una sorta di adulterazione, alla quale anche uno dei nostri prodotti tipici è stato costretto a sottostare per assecondare la leggi del marcato globale, bensì per quello che realmente è: una cosa che costituisce una garanzia in più.
Sicuramente anche lei ha già mangiato moltissimi prodotti kasher, senza neanche rendersene conto, sgranocchiando wafer o patatine, oppure gustando un bel piatto di spaghetti.
Ha mai mangiato la pasta Divella magari con i pelati Muttio o Cirio? Dia un’occhiata al pacchetto della pasta Divella, in un angolo c’è una K: K sta per kasher. Si sente male adesso?
In attesa di una sua gentile risposta, le porgo i miei più cordiali saluti.
Fulvio Del Deo
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Ho mangiato più di una volta prodotti kosher: quando sono invitato a casa di amici non ho l’abitudine di protestare per la cena, se non è assolutamente immangiabile. E hanno un sapore pessimo. I prodotti che elenca per esempio non li uso. Che ci vuol fare? Si vede che ho un palato diverso dal suo…
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Gentile signore. Da quanto scrive, mi conferma di non avere chiara una questione di fondo: il fatto che il Parmigiano sia kasher non ne altera il gusto, semplicemente è sottoposto all’approvazione di un rabbino, il quale verifica che non vi siano elementi impuri nella sua lavorazione. Il risultato è un Parmigiano dal gusto del tutto identico al solito, non tema. Anzi, lo assaggi. Se vuole, può anche fare una prova: acquistare un pacco di pasta Divella e verificare di persona che non è diversa della altre paste di media qualità.
Per quanto riguarda i suoi amici che cucinano kasher, molto probabilmente sono soltanto dei pessimi cuochi.
Cordiali saluti
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Vedo che lei è completamente a digiuno di alcuni dettagli. Perché ci sia l’approvazione di un rabbino ci sono degli “impegni” da rispettare nella filiera di produzione.
La pasta Divella l’ho comprata un paio di volte: decisamente pessima. Poco sapore, non si amalgama con il contorno.
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Gentile signore. Sicché io sarei “a digiuno di alcuni dettagli”. Molto interessante. Le chiedo di svelarmeli, per cortesia. Soprattutto vorrei capire quali sarebbero gli “impegni da rispettare nella filiera di produzione” che, nello specifico, pregiudicherebbero la qualità del Parmigiano Reggiano.
Per quanto concerne la pasta Divella, le ho parlato di quella perché è quella che porta più in evidenza il marchio Kasher. Tenga presente che anche tantissime altre paste sono kasher: De Cecco, La Molisana, Antonio Amato, Del Verde, Barilla, Agnesi, Ghigi ecc.
Le fanno schifo tutte? E’ sicuro di aver cucinate bene? Ha aspettato che bollisse l’acqua prima di calare la pasta nella pentola? Sa com’è, leggendo che vuole amalgamarla al contorno, mi viene il dubbio che lei sia all’oscuro della basi più elementari della gastronomia: nella cucina italiana la pasta costituisce un primo piatto, mentre il contorno accompagna i secondi.
Cordiali saluti
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Direi che non c’è bisogno di rispondere. La sua maleducazione risponde da sola
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Gentile signore Usa sempre questa risposta quando è a corto di argomenti?
Sappia che non ha alcun diritto d’insultare un lettore che le chiede ragguagli sugli strafalcioni da lei scritti su di una testata giornalistica.
Sottoporrò al mio legale questo nostro carteggio e lo renderò pubblico, essendo mio sacrosanto diritto salvaguardare la mia dignità dai suoi insulti gratuiti.
Ho avuto molta pazienza a leggere le sue risposte oltraggiose nei confronti degli ebrei e nei confronti della mia personale intelligenza.
Credeva forse che io bevessi le sue fandonie riguardo le sue fantasiose amicizie con ebrei? Non credo proprio che esistano ebrei disposti ad esserle amico, visto e considerato l’odio che lei nutre nei confronti di tale etnia, come ampiamente documentato dai suoi articoli che già più di una volta hanno richiamato l’attenzione del Consiglio di Disciplina dell’Ordine dei Giornalisti.
La saluto come finora ho fatto per buona educazione, cosa di cui lei invece non ha mai sentito la necessità.
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Io sono stato estremamente cortese con lei, a differenza di quanto da lei fatto. Sei lei è un cafone, mica è colpa mia. Detto questo, vada pure dal suo avvocato, così vi fate due chiacchiere, visto che la cosa la diverte. In quanto poi alle mie amicizie, lei non si preoccupi: non tutti gli ebrei sono come lei, pieni di odio verso i “gentili”. E io sto benissimo con loro come sto benissimo con chiunque sia educato e perbene.

Servono commenti?

barbara

 

ECCO QUA

Guardate come sto bene nella mia casa con vista mare!
casa nuova
E ora, poiché non c’è rosa senza spine, andate a leggere questa sfolgorante sfilata di intrepidi animalisti. Poi salta sempre fuori qualcuno a dire ah ma questi qua non sono mica veri animalisti, i veri animalisti non sono mica così… Beh, sono esattamente come quelli che, ogni volta che qualcuno uccide e massacra – dichiaratamente – in nome dell’islam, ci vengono a spiegare che quello, no, non è il vero islam.

barbara