A PROPOSITO DI BICICLETTA

Un po’ di cose che un sacco di ciclisti ignorano.
bicicletta
Peccato che, a quanto pare, le ignorino anche i vigili.

barbara

FRIDAY FOR FUTURE

Si è dunque svolto lo sciopero per la terra, per il nostro futuro, per la nostra casa che è in fiamme, sciopero di protesta contro l’intero establishment che ci sta mandando a morte senza muovere un dito, per commentare la quale rubo le parole a Giuliano Guzzo:

UNA DOMANDA

Cari studenti, cari giovani, cari ragazzi che avete riempito 180 piazze italiane (così recitano i titoloni, che pigramente prendo per buoni), una domanda. Una sola. Forse non ve ne siete accorti, ma oggi avete manifestato con l’indiscutibile favore, nell’ordine: dei media – che da settimane ci rompono gli zebedei con i Fridays for future -, del governo – che ha inauditamente intimato alle scuole di ritenervi assenti giustificati – e di larghissima parte dei cosiddetti opinionisti, che così vengono chiamati, vien da pensare, non perché esprimono un’opinione ma perché ripetono tutti la stessa.
Avete quindi sfilato, dicevamo, con questi appoggi immensi e sulla scia della figlia di una cantante e di un attore, una in odore di premio Nobel, un’amica di prìncipi monegaschi pronti a ospitarla in barca, una accolta con baci e abbracci nelle cancellerie di mezzo mondo. Ora, ecco la domanda: in tutto ciò dove sarebbe la ribellione? Dov’è finito il vostro anticonformismo? Non vi puzza che ad appoggiare il vostro cambiamento del mondo sia chi già lo comanda? Siete quindi proprio sicuri che, anziché cogliere un’occasione, non stiate seguito un copione? Non saranno belli come i sogni di cui vi hanno derubato ma spero possiate comunque apprezzarli, questi dubbi.
Giuliano Guzzo (qui)

E come si è svolta questa manifestazione contro l’inquinamento in nome della coscienza ambientalista? Una testimonianza arriva da “Erasmo”:

Oggi, Milano bloccata dalla manifestazione per il clima. Suppongo anche le altre città. Migliaia di macchine ferme in coda, col motore acceso. I gretini inquinano [sì, lo dice anche Sallusti]. Poi ho visto il filmato di piazza Duomo. Tutti arrampicati sul monumento (incivili) mentre davano fuoco a una palla di cartapesta (incivili).
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E chissà com’era la piazza dopo che sono andati via.

Questo te lo faccio vedere io
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Sbaglia però chi crede che questi giovani abbiano da proporre solo critiche e non soluzioni: ne hanno parecchie, invece, di idee su come salvare la Terra:
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Ne aggiungo due, di cui manca la documentazione fotografica, riferite da Giulio Meotti:

Ci piace il buco ma non dell’ozono, ride dicks not cars (per i non anglofoni: cavalcate i cazzi, non le auto. Ma vale anche per i signori? Tutti tutti senza eccezione?)

Oltre ai preziosi suggerimenti, impariamo, ad osservare le immagini di questa memorabile giornata, altre cose interessanti, per esempio che Homo Sapiens non è stato il primo essere pensante del pianeta,
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(ma se avessero pensato diversamente, avrebbero trovato il modo per evitare il meteorite?), o che il tempo corre maledettamente veloce: pensate, appena cinque mesi fa avevamo ancora 12 anni, e adesso siamo già scesi a 11!
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Qualcuno ha anche provveduto a ricordare ai ragazzi una quisquilia a cui forse non avevano fatto caso
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Io comunque darei il Nobel per l’onestà (come? Non esiste? E inventatelo, per la miseria!) al ragazzino che portava un cartello con su scritto:
“Greta mi sta sul cazzo ma avevo 2 ore di matematica”.

Passo a due prese di posizione decisamente serie

Voi siete la prima generazione che ha preteso l’aria condizionata in ogni sala d’aula; le vostre lezioni sono tutte fatte al computer; avete un televisore in ogni stanza; passate tutta la giornata a usare mezzi elettronici; invece di camminare a scuola prendete una flotta di mezzi privati che intasano le vie pubbliche; siete i maggiori consumatori di beni di consumo di tutta la storia, comperando in continuazione i più costosi capi di abbigliamento per essere ‘trendy’; la vostra protesta è pubblicizzata con mezzi digitali e elettronici.
Ragazzi, prima di protestare, spegnete l’aria condizionata, andate a scuola a piedi, spegnete i vostri telefonini e leggete un libro, fattevi un panino invece di acquistare cibo confezionato.
“Niente di ciò accadrà, perché siete egoisti, mal educati, manipolati da persone che vi usano, proclamando di avere una causa nobile mentre vi trastullate nel lusso occidentale più sfrenato. Svegliatevi, maturate e chiudete la bocca. Informatevi dei fatti prima di protestare”. un giornalista di SkyNews Australia (per la verità mi disturba un po’ che l’autore non sia identificato, ma le osservazioni mi sembrano comunque condivisibili

Cara Greta, non ti ho rubato proprio niente

Alessandro Sallusti – Mer, 25/09/2019

«Come osate, avete rubato i miei sogni e la mia infanzia, io non vi perdono», ha tuonato ieri l’altro la giovane ecoattivista Greta rivolta ai grandi del mondo, riuniti all’ assemblea dell’ Onu, perché a suo dire «siamo all’inizio di un’estinzione di massa».
In effetti non siamo messi bene, ma tutti gli studi provano che siamo messi molto meglio del passato e che il futuro che ci attende è meglio di quanto si possa pensare.
Qualche esempio. Un milione e ottocentomila bambini muoiono ogni anno nei paesi in via di sviluppo, a causa della diarrea da acqua insalubre e da condizioni igieniche inadeguate. Non è una strage del progresso, è il suo opposto, cioè parliamo di persone ancora non toccate dal progresso, dalle tecnologie, impossibilitate a raggiungere gli ospedali più vicini per mancanza di strade, di auto, di aerei, in sintesi di tutto ciò che Greta vorrebbe mettere all’indice con la sua retorica da professorina.
Ciò nonostante le generazioni che Greta «non perdona» qualcosa hanno fatto. La mortalità infantile in quegli stessi paesi nel 1980 era del 20 per cento, oggi è pressoché dimezzata e la percentuale di persone denutrite dal 1970 a oggi è scesa dal 35 al 15 per cento, prova che è il progresso, con la sua sempre maggiore mobilità di persone e merci che può togliere l’uomo dal degrado ed evitare le catastrofi. Oggi – come documenta una ricerca pubblicata in America da Peter Diamandis – un guerriero masai con un cellulare dispone della stessa connettività con il resto del mondo che il presidente degli Stati Uniti aveva solo pochi anni fa, nel 2005.
Il progresso inquina? Certo, ma le nostre generazioni sono state capaci di passare dal fuoco al carbone ai pannelli solari in cent’anni, dai calessi alle auto a gasolio a quelle elettriche in cinquanta attraverso errori non evitabili. Thomas Edison raccontò di avere inventato la lampadina dopo avere fallito mille volte di fila. E, accusato di questo, rispose: «Io non ho fallito, ho solo scoperto mille modi che non funzionano».
I predecessori di Greta non sono stati – non siamo stati, parlo della mia generazione – «ladri di sogni» ma sognatori che hanno combattuto – e in buona parte sconfitto – la malvagità degli uomini e migliorato il mondo, in una corsa a tappe tuttora in corso. Non sarà Greta a rubarci questi meriti e vediamo se i gretini saranno altrettanto capaci. Occhio, che per farlo più che manifestare serve studiare. (qui)

E per concludere, le immancabili “varie ed eventuali” (se un governo può convocare un consiglio dei ministri con solo le varie ed eventuali come ordine del giorno, non posso metterle io come aggiuntina a un post decisamente corposo?) Comincio coi dentini di Greta,
denti
con la speranza che passi di qui un dentista per dirmi se la mia impressione che siano denti da latte è giusta o sbagliata. Passo al pasto gretinico in treno:
ciboplastica
Qualcuno ha commentato che viaggiando, i cibi industriali confezionati e trasportati in contenitori di plastica non hanno alternative. Cosa sicuramente (quasi) vera per chi viaggia per lavoro, senza il quale non può mantenere la famiglia, non per chi non solo sceglie di viaggiare, ma per farlo disattende anche un preciso dovere. E concludo con due immagini a confronto.
Grant_DeVolson_Wood_-_American_Gothic
Malena-Ernman-Greta-Thunberg
(dove tra l’altro si vede quanto è racchia la mamma senza photoshop)

barbara

MISCELLANEA GRETIANA

(Post lungo. Vi ho fatto battere la fiacca più che a sufficienza, adesso è ora di tornare al lavoro)

Inizio con qualche foto, partendo con la rabbiosa accusa della nostra martire, rivolta, suppongo, a tutti noi
infanzia
Proseguo con questa, che dimostra inconfutabilmente che il livello di delirio si sta pericolosamente alzando
super
Il Toscano irriverente commenta:
“Telling bullshit is not a superpower”, io osservo che da superpower a Übermensch il passo non è lunghissimo, e i toni messianici che, da buona commediante fortemente indottrinata, esibisce nelle sue seguitissime rappresentazioni, mostrano che vi si è avviata di buona lena. E tra il Savonarola e il profeta Geremia, la sentiamo declamare, passando dall’una all’altra di queste terrificanti espressioni
facce
cose come questa

”People are suffering, people are dying, entire ecosystems are collapsing. We are in the beginning of a mass extinction and all you can talk about is money and fairytales of eternal economic growth.”

Ma vediamo questo breve video

Parecchie cose impressionano: l’insulsa retorica delle frasi che sputa fuori, la recitazione (difficile pensare che rabbia e odio – soprattutto odio – siano davvero spontanei quando vengono manifestati mentre si sta leggendo) decisamente eccessiva, i coglioni che applaudono, forse non avendo capito che è esattamente di loro che sta parlando, i due burattini seduti al suo fianco che fanno sì sì con la testolina come i cagnetti sul lunotto posteriore della macchina, e quell’allucinante “non vi perdonerò mai” che fa venir voglia di dire oh oh oh, sveglia! Ma chi cazzo credi di essere? E se avete ancora una manciatina di minuti provate a fare un esperimento che ho fatto io: togliete l’audio e riguardatelo: il viso contratto, gli occhi sbarrati, le parole sputate, i gesti concitati… No, non scriverò che cosa mi ricorda, però me lo ricorda. Poi arriva il momento drammatico:

Trump incrocia Greta Thunberg: lo sguardo che fulmina il Presidente Usa (qui)

e infatti si vede benissimo che il povero Trump si sta cagando addosso, mentre nei commenti al video qualcuno ha scritto: “Reports are saying that her cold stare just lowered the planet by 2 degrees” (viene riferito che il suo sguardo freddo ha appena abbassato la temperatura del pianeta di due gradi). Su Trump invece penso che valga la pena di leggere questo.
Ma lasciamo per il momento la cialtroncella ignorante, per dedicarci alla scienza vera.

Mentre Greta sbrocca all’Onu, ascoltiamo gli scienziati: in 500 dicono che la nostra casa non è in fiamme

di Federico Punzi [lo conosco da una vita: è una garanzia]

Ieri, al vertice sul clima in occasione della 74esima sessione dell’Assemblea Generale dell’Onu, Greta Thunberg ha pronunciato un discorso che qualcuno ha definito “iconico”, ma che ad un osservatore disincantato è apparso solo molto scomposto, squilibrato, ai limiti del parossismo (guardare per credere).

Tra smorfie e lacrime di rabbia, Greta ha letteralmente perso il controllo, qualsiasi freno, scagliandosi contro i leader mondiali – a molti dei quali in questi mesi ha stretto la mano e sorriso lei stessa – e confermando tutte le peggiori impressioni, di cui abbiamo scritto ieri, sul movimento di cui è ispiratrice e testimonial: il suo fanatismo, il catastrofismo, i toni apocalittici, millenaristici, e il pregiudizio anti-capitalistico.

“Venite a chiedere la speranza a noi giovani? Come vi permettete? Avete rubato i miei sogni e la mia infanzia con le vostre parole vuote”, ha tuonato esibendo una retorica davvero degna di miglior causa, pensando ai milioni di bambini nel mondo a cui davvero, tutti i giorni, vengono “rubati sogni ed infanzia”. Bambini che tribolano nella fame, nella miseria, nello sfruttamento sessuale, nelle guerre. Anzi, come abbiamo cercato di spiegare ieri, è proprio la religione di Greta che rischia di “rubare i sogni” di miliardi di persone, negando loro la possibilità di sviluppo, di benessere, con ricette che in nome dell’ambiente sacrificano la crescita economica. Ed è lei stessa a rivendicarlo, rimproverando ai leader “tutto ciò di cui parlate sono soldi e favole di eterna crescita economica? Come vi permettete?”.

Quindi, il pentitevi o morirete tutti: “Le persone stanno soffrendo, stanno morendo. Interi ecosistemi stanno collassando. Siamo all’inizio di un’estinzione di massa… Il mio messaggio è che vi teniamo gli occhi addosso”.

Ma almeno una cosa, ieri, Greta l’ha detta giusta: “Non dovrei essere qui, dovrei essere a scuola, dall’altro lato dell’oceano”.

A proposito di scuola, sempre ieri in Italia il ministro dell’istruzione Fioramonti (quello che vuole tassare le merendine) ha pubblicato una sua circolare in cui si invitano le scuole a giustificare le assenze degli studenti che venerdì 27 settembre parteciperanno al Global Strike di Greta, “stante il valore civico che la partecipazione riveste”, si legge. E se gli studenti vorranno partecipare a scioperi contro la guerra il lunedì, contro la povertà il martedì e via dicendo di nobile causa in nobile causa, godranno della stessa giustificazione? Come ciascuno può facilmente comprendere si tratta di un precedente scivoloso, dato che ciascun ministro potrebbe in futuro riconoscere lo stesso “valore civico” nella partecipazione alle manifestazioni politiche che condivide.

Dai FridaysForFuture ai sabati fascisti è un attimo.

Ma mentre tutti i riflettori sono puntati sulla giovane attivista svedese, facciamo come dice Greta, ascoltiamo gli scienziati. Nell’indifferenza delle istituzioni e dei media mainstream, 500 di loro hanno indirizzato al segretario generale dell’Onu Guterres una lettera contro l’allarmismo climatico. Lanciata da Guus Berkhout, geofisico e professore emerito presso l’Università dell’Aia, l’iniziativa è il risultato di una collaborazione tra scienziati e associazioni di 13 Paesi. Pubblicato in un momento in cui l’agenda internazionale pone di nuovo il clima in cima alla lista delle preoccupazioni, questa “Dichiarazione europea sul clima” ha lo scopo di far sapere che non c’è urgenza né crisi climatica. Chiede quindi che le politiche climatiche vengano completamente ripensate, riconoscendo in particolare che il riscaldamento osservato è inferiore al previsto e che l’anidride carbonica, lungi dall’essere un inquinante, ha effetti benefici per la vita sulla Terra.

Di seguito riportiamo una traduzione della lettera:

Eccellenze,

Non c’è emergenza climatica

Una rete mondiale di oltre 500 scienziati e professionisti esperti del clima e di campi correlati hanno l’onore di inviare alle Vostre Eccellenze l’annessa “Dichiarazione europea sul clima”, di cui i firmatari di questa lettera sono gli ambasciatori nazionali.

I modelli di divulgazione generale sul clima su cui si basa attualmente la politica internazionale sono inadeguati. È pertanto crudele nonché imprudente sostenere la perdita di trilioni di dollari sulla base dei risultati di modelli così imperfetti. Le attuali politiche climatiche indeboliscono inutilmente il sistema economico, mettendo a rischio la vita nei Paesi a cui è negato l’accesso all’elettricità permanente a basso costo.

Vi invitiamo a seguire una politica climatica basata su solida scienza, realismo economico e reale attenzione a coloro che sono colpiti da costose e inutili politiche di mitigazione.

Vi invitiamo inoltre a organizzare con noi all’inizio del 2020 un incontro costruttivo di alto livello tra scienziati di fama mondiale di entrambe le parti del dibattito sul clima. Questo incontro renderà effettiva l’applicazione del giusto e vecchio principio di buona scienza e giustizia naturale secondo il quale le due parti devono poter essere ascoltate in modo completo ed equo. Audiatur et altera pars!

Rispettosamente,

Gli ambasciatori della Dichiarazione europea sul clima:
Guus Berkhout, professore (Paesi Bassi)
Richard Lindzen, professore (Stati Uniti)
Reynald Du Berger, professore (Canada)
Ingemar Nordin, professore (Svezia)
Terry Dunleavy (Nuova Zelanda)
Jim O’Brien (Irlanda)
Viv Forbes (Australia)
Alberto Prestininzi, professore (Italia)
Jeffrey Foss, professore (Canada)
Benoît Rittaud, docente (Francia)
Morten Jødal (Norvegia)
Fritz Varenholt, professore (Germania)
Rob Lemeire (Belgio)
Viconte Monkton of Brenchley (Regno Unito)

Dichiarazione europea sul clima

Non c’è emergenza climatica
Questo messaggio urgente è stato preparato da una rete globale di 500 scienziati e professionisti. La scienza del clima deve essere meno politicizzata, mentre la politica del clima deve essere più scientifica. Gli scienziati devono affrontare apertamente le incertezze e le esagerazioni nelle loro previsioni sul riscaldamento globale, e i leader politici devono valutare in modo spassionato i benefici e i costi reali dell’adattamento al riscaldamento globale, nonché i costi reali e i benefici attesi della mitigazione.

Un riscaldamento è causato da fattori naturali e antropici
La documentazione geologica rivela che il clima della Terra varia da quando esiste il pianeta, con fasi naturali fredde e calde. La piccola era glaciale si è conclusa solo di recente, intorno al 1850, quindi non sorprende che oggi stiamo vivendo un periodo di riscaldamento.

Il riscaldamento è molto più lento del previsto
Il mondo si è riscaldato con un ritmo inferiore alla metà di quanto era stato inizialmente previsto, e meno della metà di ciò che ci si poteva aspettare basandosi sulla forzatura netta umana e allo squilibrio radioattivo. Questo ci dice che siamo lungi dal comprendere il cambiamento climatico.

La politica climatica si basa su modelli inadeguati
I modelli climatici presentano molte carenze e sono difficilmente sfruttabili come strumenti decisionali. Inoltre, probabilmente esagerano gli effetti dei gas serra come la CO2. Infine, ignorano il fatto che arricchire l’atmosfera con CO2 è benefico.

La CO2 è il cibo delle piante, il fondamento di tutta la vita sulla Terra
La CO2 non è un inquinante. È essenziale per tutta la vita sulla Terra. La fotosintesi è una benedizione. Più CO2 fa bene alla natura, rende la Terra verde: l’aggiunta di CO2 nell’aria ha portato ad un aumento della biomassa vegetale globale. È anche buono per l’agricolutura, aumentando i raccolti in tutto il mondo.

Il riscaldamento globale non ha per forza causato disastri naturali
Non ci sono prove statistiche che il riscaldamento globale stia intensificando uragani, alluvioni, siccità o altri disastri naturali simili, né che li renderebbe più frequenti. Al contrario, le misure di mitigazione della CO2 sono devastanti quanto costose. Le turbine eoliche uccidono uccelli e pipistrelli e le piantagioni di olio di palma distruggono la biodiversità delle foreste tropicali.

L’azione politica deve rispettare le realtà scientifiche ed economiche
Non c’è emergenza climatica. Non vi è quindi motivo di panico e di allarmarsi. Ci opponiamo fermamente alla politica inutile e irrealistica di neutralità carbonica proposta per il 2050. Fino a quando non emergeranno approcci migliori, il che certamente accadrà, abbiamo ampio tempo per riflettere e adattarci. L’obiettivo della politica internazionale deve essere quello di fornire energia affidabile ed economica, permanentemente e in tutto il mondo. (qui)

Avrei voluto tradurre e postare uno splendido articolo segnalato ieri dall’amico Myollnir, ma purtroppo è stato rimosso: conteneva un elenco di una cinquantina di catastrofiche previsioni climatiche fatte nell’ultimo mezzo secolo che il clima ha puntualmente (per pura cattiveria secondo me) evitato di realizzare: se faremo questo e non faremo quest’altro entro dieci anni le calotte polari saranno completamente sciolte, interi stati saranno sommersi eccetera eccetera. Come Greta, insomma, che oltre a tutto il resto non è neanche capace di essere originale. È stato rimosso, dicevo; cercando in rete ne ho trovato uno che presenta le stesse cose, solo che invece dell’elenco delle catastrofiche previsioni ci sono le foto degli articoli che le contengono, comunque se avete voglia di vederlo – è straordinariamente interessante, e utilissimo come promemoria per quando il prossimo messia verrà ad annunciarci un’altra volta che abbiamo i giorni contati – lo trovate qui. E per chiudere in bellezza, è arrivato el merendinero
assenze
POST SCRIPTUM: ho visto che qualcuno ha preso a chiamarla Cassandra; niente di più sbagliato: Cassandra preannunciava cose vere e nessuno le credeva, Greta dice puttanate senza fondamento e le credono tutti.

POST POST SCRIPTUM, FUORI TEMA: stasera ho brindato.

barbara

OGGI PARLIAMO DI BIOLOGICO

(avevo questo pezzo in archivio da alcuni mesi. Oggi lo pubblico. Voi leggetelo, anche se è lungo, e poi vi spiego perché)

Se famo du spaghi

Si sente sempre più spesso parlare di “alimenti bio”, dove per agricoltura biologica si intende un tipo di agricoltura che sfrutta la naturale fertilità del suolo favorendola con interventi limitati, che vuole promuovere la biodiversità delle specie domestiche e che esclude l’utilizzo di prodotti di sintesi e degli organismi geneticamente modificati.
Ma siamo sicuri che sia così? E che cos’è il biologico? Una moda, un lusso per pochi, una fissazione di alcuni o una certificazione di qualità che tutti dovremmo ricercare nei nostri acquisti?
Ho parlato recentemente di alimentazione in “La verità, vi spiego, sulla pasta“, spiegando come la qualità del grano incida notevolmente sul prodotto finale e come in altri luoghi del mondo l’utilizzo di pesticidi possa causare problemi alla salute.
In questo articolo proverò a capire se il cibo biologico è quello che dice di essere o se ci sia qualcosa “dietro”.
Intanto, cosa mettiamo realmente nel piatto quando mangiamo cibo considerato più naturale? E, soprattutto, perché il biologico ha prezzi ancora molto elevati rispetto al cibo “tradizionale”?
Intanto vediamo la produzione: un ettaro coltivato a grano con metodo biologico rende la metà rispetto a un ettaro di grano in agricoltura integrata. Questo significa che per produrre la stessa quantità di grano bio dovremmo occupare più terra e mettere in conto un aumento di emissioni nocive (derivanti dall’uso di macchine agricole su una superficie più estesa e dal dissodamento di una quantità maggiore di suolo), la distruzione della biodiversità e la sottrazione di nuove terre a foreste e praterie.
L’ideologia del bio (-logico o -dinamico) si riferisce all’attività che è biologica per eccellenza e cioè l’agricoltura, pretendendo di riportarla ad una purezza primigenia che poi sarebbero le tecniche in uso prima della rivoluzione scientifica dell’ottocento (per il biologico) o una congerie di procedure a base magica (il biodinamico).
Il danno è soprattutto culturale ed è enorme in quanto chi fa bio non si accontenta di sfruttare le nicchie di mercato che sarebbero il loro naturale punto d’approdo ma al contrario propone una vera e propria dittatura che imponga all’intera agricoltura mondiale il proprio punto di vista, rifiutando quel bagaglio di innovazioni che è stato alla base della rivoluzione che oggi ci consente di nutrire il mondo più e meglio di quanto si sia mai fatto in passato (la percentuale della popolazione mondiale al di sotto della soglia di sicurezza alimentare è scesa dal 50% del 1945 al 10% odierno).
Peraltro quello del bio è un “tormentone” che ci viene continuamente propinato da tutti i grandi media, dai quali il bio ci arriva condito da slogan di salvataggio del pianeta, lotta ai cambiamenti climatici, cibo puro, sostenibilità, cibo più gustoso, ecc. ecc.
Ma è vero? Vediamolo.

  • Il biologico non usa pesticidi: falso, nel senso che usa pesticidi di vecchia generazione (es: solfato di rame che persiste nel terreno per tempi indefiniti, insetticidi dannosi per la flora acquatica e la microflora del terreno).
  • Il biologico vuol bene alla natura: vediamo cosa c’è scritto sull’etichetta di alcuni pesticidi usati nell’agricoltura biologica: nei formulati insetticidi a base di Spinosad e Azaridactina si legge “Altamente tossici per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata.” (il secondo poi è un perturbatore endocrino). La “poltiglia bordolese”, fungicida a base di rame, poi è: “nociva se inalata, provoca gravi lesioni oculari, molto tossica per lunga durata per gli organismi acquatici”.
  • Il biologico vuol bene alle piante: è falso perché usando prodotti fitosanitari antiquati non le si difende adeguatamente dai nemici (sarebbe come se contro malattie umane terribili – polmonite, peste, vaiolo, colera, sifilide, ecc. – si rinunciasse all’uso degli antibiotici rinnegando le regole più elementari della nutrizione vegetale si affamano le piante negando loro il necessario apporto di nutrienti.
  • Il biologico fa bene al consumatore: sul piano della salubrità non si dovrebbero mai scordare i 54 morti e i 10 mila ricoveri in ospedale avvenuti i Germania e Francia nel 2011 a seguito di consumo di germogli di fieno greco prodotti da una azienda biologica tedesca e che contenevano tossine prodotte dal ceppo O104 di E. coli (Frank etal, 2011). Sempre sul piano della salubrità si ricorda l’articolo “Non crediamo in bio – La frutta e la verdura in commercio non sono più ricche di nutrienti né più salutari di quelle tradizionali. Ecco le prove.” uscito tempo fa su Altroconsumo (Freshplaza, 2015). In tale lavoro si ponevano a confronto alimenti bio con alimenti convenzionali mostrando la sostanziale equivalenza in termini di salubrità (salvo che per contenuto in nitrati per il quale i prodotti bio erano peggio rispetto ai convenzionali). Sul piano economico si rimanda invece al punto successivo.
  • Il biologico è sostenibile sul piano economico: per l’imprenditore agricolo può esserlo a patto di trovare “amatori” in grado di spendere il doppio o il triplo per lo stesso identico prodotto, visto che la produttività del bio è molto più bassa e i costi di produzione più elevati (basti pensare che il diserbo a mano di 1 ettaro di risaia comporta 450 ore di lavoro l‘anno contro meno di 10 ore l’anno richieste dal diserbo chimico).
  • Il biologico è sostenibile sul piano ambientale: è falso poiché se con una decisione sciagurata si decidesse di elevare tali agricolture a uniche agricolture a livello mondiale il risultato sarebbe che si dovrebbero raddoppiare le terre coltivate con effetti ambientali catastrofici (addio boschi e praterie). Siamo infatti parlando di una tecnologia che produce se va bene il 50% in meno di quella convenzionale, per cui i conti sulle necessità di suolo sono presto fatti.
  • Il biologico combatte i cambiamenti climatici: è falso. Se si fosse tradotto in legge il sogno di tutti i seguaci del bio e cioè quello di fermare le tecnologie in agricoltura a quelle in uso negli anni ‘60, per soddisfare l’aumento di domanda indotto dal passaggio dai 3 miliardi di abitanti del pianeta del 1960 agli oltre 7 miliardi odierni gli arativi sarebbero dovuti passare dagli 1,5 miliardi di ettari attuali a 3,2 miliardi di ettari e le emissioni annue del settore agricolo sarebbero salite dagli 1,4 miliardi di tonnellate di carbonio attuali a ben 6 miliardi, secondo stime effettuate da Burney et al. (2010).
  • Il biologico è naturale perché valorizza le varietà antiche: le varietà antiche sono le uniche in grado di essere gestite con le tecnologie antidiluviane adottate in ambito Bio. Se tali tecnologie fossero applicate a varietà moderne (più esigenti in termini di nutrizione, irrigazione e difesa) il risultato sarebbe il fallimento completo delle colture.

L’agricoltura è l’attività biologica per eccellenza in quanto sfrutta la fotosintesi per produrre cibo e altri beni di consumo; in agricoltura non importa come produci ma importa che alla fine il tuo prodotto risponda ai requisiti qualitativi previsti dalle normative vigenti. Da questo punto di vista è eticamente scorretto indicare i prodotti biologici come prodotti più sicuri in quanto la sicurezza è una cosa seria.
Il biologico parrebbe un cibo sano, pulito, salutare, sul quale tutti sono d’accordo. Eppure, proprio nel momento in cui si dovrebbe arrivare a una definizione più precisa e alla messa a punto di regole e tecniche, c’è chi si oppone e sostiene che i prodotti “organici” siano pericolosi.
La legge dichiara invece che la produzione biologica è attività di interesse nazionale con funzione sociale e ambientale in quanto settore economico basato prioritariamente sulla qualità dei prodotti, sulla sicurezza alimentare, sul benessere degli animali, sullo sviluppo rurale, sulla tutela dell’ambiente e dell’ecosistema e sulla salvaguardia della biodiversità, che concorre alla tutela della salute e al raggiungimento degli obiettivi di riduzione dell’intensità delle emissioni di gas a effetto serra.
Non tutti sono d’accordo.
“E’ un disegno di legge che promuove un metodo a discapito di un altro, scoraggia la ricerca scientifica, finanzia corsi che andrebbero a promuovere un marchio sostanzialmente privato come quello biodinamico che fa uso anche di pratiche esoteriche. In compenso l’Italia rimane un Paese dove è vietato non solo all’imprenditore agricolo di coltivare piante Ogm, ma perfino ai ricercatori pubblici di sperimentare in campo aperto piante geneticamente migliorate”, dice Deborah Piovan, imprenditrice agricola, una dei 400 firmatari di un documento che è stato inviato al Senato in vista della ripresa della discussione del disegno di legge in Commissione.
Di parere critico rispetto alla legge è anche Elena Cattaneo, farmacologa, biologa e senatrice, che ha condotto numerose campagne contro il biologico. In numerosi articoli ha sostenuto che i campi coltivati a biologico possono inquinare il terreno con un metallo pesante, il rame, più tossico del glifosato, il diserbante prodotto dalla Monsanto e ora da Bayer. Non solo è l’erbicida più usato in tutto il mondo, ma è noto alle cronache per numerosi articoli e istituzioni scientifiche, per esempio lo “Iarc”, acronimo di “International Agency for Research on Cancer”, ossia  l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, che lo hanno accusato di essere cancerogeno, di interferire a livello ormonale, di creare problemi ai reni, di abbassare il testosterone nell’uomo, di danneggiare le informazioni genetiche a livello cellulare, e anche di provocare la moria delle api. In Europa, ne è stata concessa l’autorizzazione per i prossimi 5 anni. La Francia ne ha vietato la vendita ai privati, l’Olanda prevede di bandirlo entro il 2025.
“Le campagne di criminalizzazione dell’agricoltura chimica sono pericolose. Non si può pensare a una agricoltura senza pesticidi. E le molecole che vengono usate sono tutte entro i limiti di legge. Il glifosato per esempio è un prodotto con un profilo tossicologico bassissimo. Mentre il rame, usato nel biologico, è più tossico”, sottolinea Donatello Sandroni, giornalista del settore agricoltura con un dottorato in eco tossicologia, un altro firmatario del documento.
Che dobbiamo fare? A chi credere? Ma il biologico è buono o no?
Io sinceramente non so più a chi credere, spero solo che chi legifera, lo faccia con una mano sul cuore e non sul portafogli, e che pensi più al futuro dei nostri figli e nipoti che non al proprio. (qui)

Letto tutto? Bene, allora adesso vi spiego perché oggi sono andata a ripescarlo:
bio
Leggo in giro, da parte dei sostenitori, che non è giusto criticarla per la scarsa scolarità, in quanto, da ex bracciante, per il ministero delle politiche agricole è più competente di chiunque altro. Ebbene no, titoli di studio a parte, quando si passa dalle parole ai fatti la signora ministro dimostra inequivocabilmente di non sapere niente e non capire niente. Ossia di essere tanto ignorante quanto stupida. Non perché non è andata a scuola, non perché, da sindacalista, non ha mai sentito il bisogno/desiderio/opportunità di integrare i suoi studi con una scuola serale (per quanto…), ma perché oggi, da ministro di uno specifico ministero, non si prende neppure la briga di informarsi sulle cose di cui intende parlare, prima di parlare.
Quanto a me, posso vantarmi di non avere mai, in tutta la mia vita, acquistato un prodotto bio, tranne le volte, peraltro rare, in cui era l’unico disponibile dell’articolo che mi serviva.

barbara

GRETA, L’ASPERGER E IL MUTISMO SELETTIVO

Naturalmente non ho guardato tutto il video: la mia povera ulcera richiede qualche riguardo. Ho retto per circa due minuti, sufficienti a farmi arrivare al limite della sopportazione, ma sufficienti anche a raccogliere un adeguato numero di informazioni.

La prima cosa che si nota è l’inconfondibile recitazione a memoria, strofa per strofa (la terra al nunzio sta – poi cosa viene, ah sì – muta pensando all’ultima) di un testo evidentemente preparato da altri, indicando anche le pause per dare al pubblico il tempo di ridere. Evidentemente ci devono essere i soliti avvisi per il pubblico per indicargli di ridere, dato che difficilmente, in quello che dice, qualcuno potrebbe ravvisare il benché minimo motivo di ilarità. O forse il segnale di ridere è dato proprio dalle sue pause, va’ a sapere. Ma non è di questo che voglio parlare.

L’altra cosa che si nota subito dopo è la stratosferica quantità di sciocchezze che snocciola, dato che i burattinai che tirano i fili della marionetta, di questi argomenti sanno meno di zero, ma quello che conta non è dire cose vere e cose esatte, bensì unicamente cose che facciano effetto. Ma non è di questo che voglio parlare.

Parla poi dell’Asperger, diagnosticato all’età di 11 anni. Ora, l’Asperger è una sindrome che rientra nello spettro dell’autismo. Secondo una leggenda – fabbricata a scopo di lucro – in circolazione da qualche decennio, l’autismo sarebbe causato dal vaccino MPR. E da che cosa è sostenuta questa leggenda? Dal fatto che l’autismo – e le altre sindromi similari – si evidenziano nel momento in cui normalmente il bambino comincia a comunicare, e ci si accorge che non lo fa (autismo) o lo fa in modo non adeguato (Asperger e altro), momento che coincide più o meno con l’età in cui si pratica tale vaccino, ossia DUE ANNI. Un Asperger che compare dal nulla a 11 anni non sta né in cielo né in terra. Ma non è di questo che voglio parlare.

Racconta poi che il modo in cui la sua personalissima versione dell’Asperger si manifesta è il mutismo selettivo “ossia parlo solo quando ho qualcosa da dire”. Ora, a parte l’incredibile presunzione e arroganza di una simile affermazione, la nostra Greta ci sta dicendo che LEI decide quando parlare e quando no: e questa sarebbe una patologia?! Che poi in realtà, come abbiamo visto, il mutismo si manifesta quando un giornalista le pone qualche domanda sul clima, per l’evidente motivo che è un argomento di cui non sa assolutamente niente. Ma non è di questo che voglio parlare.

E poi parla di quando è stata male e ha smesso di parlare e di mangiare, ed è di questo che voglio parlare. È successo anche a un mio scolaro, a tredici anni. Il padre lo violentava e la madre lo seviziava. Ad un certo punto la sofferenza è diventata talmente intollerabile che è stato costretto a staccare la spina: ha smesso di mangiare, di parlare, di muoversi. Passava le giornate immobile a fissare il vuoto. Ed è paurosamente dimagrito. Come Greta. Poi, si sa, – Bibbiano insegna – manipolare i ricordi dei bambini, se ci si sa fare, e soprattutto se non si hanno scrupoli sul come farlo, è un gioco da ragazzi.

barbara

I VACCINI, L’ANESTESISTA*, LA MAMMA INFORMATA

(*sempre lui, quello strafigo strafighissimo da urlo)
(conversazione svoltasi in spiaggia)

Senta signora, chiudiamo qui il discorso, perché poi se no divento sgarbato e vorrei evitarlo.
Ma guardi che io mi informo, leggo…
Dipende da che cosa legge: se legge pubblicazioni scientifiche ci trova le stesse cose che dico io; se dicono cose diverse, si tratta di ciarpame che non vale niente.
Ma lei crede di stare parlando con un’ignorante?! Io ho un dottorato!
In che cosa?
In filologia romanza.

Non c’è niente da fare: più sono ignoranti, e più si danno da fare per dimostrare che sono molto più ignoranti, oltre che molto più deficienti, d quello che avevi pensato.
Anti-Vaxxer
barbara

GUARDATE CHE RAZZA DI LIQUAME FANNO GIRARE

Riuscite a immaginare una più abissale ignoranza della storia? Un più infame insulto alle vittime vere del nazismo vero? Una più volgare e disgustosa diffamazione degli avversari politici? Una più gigantesca malafede? Perché per arrivare a sprofondare nel letame fino a questi livelli non basta l’ignoranza, e non basta la stupidità: ci vogliono anche tonnellate della più bieca malafede. Poi si stupiscono che la parte politica dei buoni di professione sprofondi sempre più. E avrei proprio voglia di vederli quando, dopo tanti al lupo al lupo a vanvera, arriverà il lupo vero. Se non fosse che quel lupo, poi, farà la festa anche a noi che da sempre tentiamo di suonare l’allarme.

barbara

SÌ, LO SO, SONO UNA BRUTTA PERSONA BIS

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Ma ora passiamo alle cose serie.

INTERVISTA A GRETA

Ho provato a intervistare Greta Thunberg… spenta, sorvegliata a vista, non risponde a nessuna domanda

I più fervidi difensori del «clima» non sanno nulla del «clima»

Volevo sapere se i partecipanti allo «sciopero per il clima» sapevano di cosa stavano parlando. Sono andato a vedere Greta Thunberg e alcuni dei suoi ammiratori. E lì, ho saputo.
A febbraio, una marcia per il clima guidata da Greta Thunberg ha attraversato Bruxelles. Ero lì e interrogando i giovani partecipanti, mi sono reso conto che non conoscevano l’ABC della causa per cui stavano manifestando: il riscaldamento globale.
Una settimana dopo ho intervistato un insegnante di scuola superiore che incoraggiava i suoi studenti a manifestare per il clima: non ne sapeva più degli studenti.

Supponendo che sia meglio rivolgersi al buon Dio piuttosto che ai suoi santi, ho deciso di interrogare Greta Thunberg stessa. Ho preso l’aereo (lo ammetto…) per Stoccolma per trovarla davanti al parlamento svedese, dove ogni venerdì tiene il suo sciopero scolastico. Sfortuna: aveva preso il treno per manifestare a Berlino.

QUANDO GRETA THUNBERG SI TOGLIE IL BERRETTO…

Da quel testardo che sono, la settimana dopo ho ripreso l’aereo (sì…). Dopotutto, Stoccolma è una città molto bella. Vittoria: questo venerdì Greta è al suo posto. Chiacchiera con un gruppetto di giovani francesi e aspetto il mio turno per abbordarla:
«Ti ho vista a Bruxelles, c’era un sacco di gente… Ho sentito che suggerivi ai giovani di studiare il clima. Mi piacerebbe parlare un po’ di questo, se sei d’accordo…»
Annuisce, ma la sento spaurita, a disagio: ho l’impressione che dica «sì», ma pensi «no». In quel momento, si toglie il berretto. È un segnale. Immediatamente, una donna bionda sulla cinquantina con gli occhiali scuri, che seguiva la scena dietro di me, si avvicina con un sorriso finto:
«Ciao, mi dispiace, abbiamo qualcosa da fare adesso. Devo portarla via, grazie…»
Fine dell’intervista. Una guardia del corpo vestita di nero – anch’essa, come vediamo nel video, mi  sorvegliava – le accompagna qualche metro più in là: la «cosa da fare» era quella di mettere Greta al riparo dalle mie domande.

A differenza dei giovani manifestanti di Bruxelles, Greta non ha risposto a nessuna domanda. Mi sono trovato di fronte a una bambina spenta, senza passione, manipolata da persone inquietanti, una bambina impaurita.
È programmata per discorsi apocalittici e provocatori di pochi minuti di fronte ai grandi di questo mondo. Forse si evocherà il suo «mutismo selettivo» legato all’autismo, ma si nota che ha risposto compiacentemente alle domande (aneddotiche) poste dai giovani prima di me.
Strano leader del clima che non accetta domande sul clima. Ci si può solo prosternare e il mondo non si tira indietro: Angela Merkel, Emmanuel Macron, Jean-Claude Juncker, giuria del premio Nobel, a quando il Papa…?

LA RELIGIONE DEL CLIMA

Qualche ora dopo, tornando nello stesso posto, Greta è sempre lì, tra poche persone. Le sue guardie del corpo sono state sostituite da due nuovi gorilla.
A un impercettibile segnale, recupera il suo cartello «SKOLSTREJK FÖR KLIMATET» (Sciopero per il clima) e, come un automa, si piazza contro la ringhiera del fiume per una foto di gruppo con dei bambini. Il balletto pubblicitario è perfettamente regolato…
Sono stato accusato di «tendere agguati» ai giovani manifestanti. Oggi potrei essere accusato di blasfemia. Ciò che osservo è una folla di ciechi guidata da una persona cieca, come nel Vangelo. (qui, traduzione mia)

Pikachu

Che poi, a ben pensarci, l’accostamento alla bambola assassina non è poi così azzardato: anche la povera Greta non è altro che un bambolotto privo di volontà propria, privo di iniziativa propria, privo di pensiero, manipolato da una banda di sordidi individui senza scrupoli, usata per assassinare il pensiero. E non so a che cosa sia dovuto – sicuramente non alla vera o presunta sindrome di Asperger (io propendo decisamente per la montatura; tra l’altro una caratteristica della sindrome di Asperger è l’intelligenza brillante, unita a un’estrema difficoltà nei rapporti sociali: caratteristiche veramente difficili, entrambe, da trovare in quella bambina) – l’aspetto da bambina di otto anni di questa che, ci raccontano, dovrebbe averne sedici. Non mi meraviglierei se venisse fuori che è stata in qualche modo manipolata anche in questo. Io comunque mi auguro, per il bene di tutti, che questo osceno baraccone finisca al più presto.

barbara

LETTERA APERTA A NADIA TOFFA E AL SUO PROFESSORE DI STORIA

nadia toffa
Gentile Nadia,

Oggi ho letto il suo Tweet sull’olocausto e i palestinesi. Temo abbia un po’ di confusione in testa.
Olocausto è la parola italiana per indicare il nome di un sacrificio che veniva offerto nel santuario di Gerusalemme e interamente bruciato per D-o. Dell’animale non rimaneva nulla, se non un mucchio di cenere.
Quando i nazisti progettarono l’olocausto lo immaginarono e progettarono in questo modo.
In seguito alla soluzione finale degli ebrei non avrebbe dovuto rimanere più nulla. Se non delle saponette e della cenere.
Uomini, donne e bambini vennero caricati su carri bestiame senza aria ne’ cibo. I più forti che sopravvissero a quei trasporti al di là dell’umanità, trovarono la morte nelle camere a gas, nei forni crematori.
Durante l’Olocausto nessun paese aiutò gli ebrei, nessuno si adoperò per la loro causa.
Gli ebrei vennero abbandonati da tutti. Vennero assassinati nel silenzio del mondo sei milioni di essere umani. Come se gli abitanti di Milano e il suo hinterland sparissero tutti, fino all’ultima persona.
L’Olocausto fu una macchina di sterminio premeditata, in cui l’ebreo, come essere umano, perse ogni connotato di umanità agli occhi dei nazisti, dei polacchi, dei tedeschi, degli ungheresi, dei francesi, degli italiani.
Essere ebrei in Europa tra il 1938 e il 1945 significava una morte quasi certa.
I palestinesi sono arabi trapiantati in quelle terre per volere dei paesi arabi. Come disse Zahir Muhsein, i palestinesi vennero inventati per controbilanciare gli ebrei che arrivavano a vivere nelle terre deserte dell’allora Palestina.
I palestinesi non hanno mai vissuto in quella terra per tremila anni.
Gli ebrei su quella terra ci hanno vissuto davvero senza interruzione.
Durante gli ultimi secoli la presenza ebraica in Palestina si è rinforzata.
In Europa, ben prima del nazismo, gli ebrei venivano massacrati nei pogrom, accusati ingiustamente di tradimento, bruciati vivi perché non andavano in chiesa.
Nella Palestina di allora gli ebrei portarono con se’ valori troppo distanti da quelli dei paesi circostanti.
E quella democrazia poi nata nel 1948 e chiamata Israele diventò come una spina nel fianco delle dittature arabe. Quel piccolo paese in cui il tasso di analfabetismo è pari a zero, in cui tutti, a prescindere dal colore della loro pelle e dalla religione, hanno gli stessi diritti, in cui le donne guidano governi e pilotano aerei, in cui vive un milione di cittadini arabi che vanno a votare i propri rappresentanti nel parlamento israeliano, questa minuscolo puntino con altissima concentrazione di valori umani, si è trasformato in una miccia che potrebbe mettere in testa idee destabilizzanti agli abitanti dei paesi limitrofi.
Israele non ha mai smesso di dare ai palestinesi l’elettricità, l’acqua, le medicine, pagate con dichiarazioni di odio e attacchi terroristici.
Israele continua ad accogliere i malati palestinesi nei propri ospedali, li opera, li cura. Alcuni di essi sono tornati a ringraziare con addosso cariche di tritolo in grado di fare saltare per aria un intero reparto ospedaliero.
Nessun governo israeliano e nessuno israeliano si è mai sognato o prefisso di uccidere deliberatamente un solo palestinese.
Per gli ebrei la vita anche di un nemico, ha un valore intrinseco.
Se cerca qualcuno su cui addossare la colpa, non valichi con la sua mente il confine che ancora tutela la salvaguardia dei cittadini israeliani.
Passeggi per le vie di Gaza alla ricerca dei giornalisti che riprendono le manifestazioni contro il governo palestinese. Cerchi gli oppositori del regime, si prefigga l’obiettivo di trovare un solo ebreo.
Non troverà niente di tutto questo.
Come non troverà risorse spese nella ricerca ne’ finanziamenti europei investiti nello sviluppo. Perché tutto il denaro viene speso per mantenere in vita la violenza, l’ignoranza e l’odio.
Con la speranza che il suo professore di storia accorra in suo aiuto e ripari i danni causati dal fumo antisemita mediatico con cui troppe persone vengono accecate ogni giorno.

Gheula Canarutto Nemni (qui)

Spettacolare quel “la storia dice” (“fabula narratur”, effettivamente…) Ma anche “capisco profondamente” non è male – e quanto profondamente, ha provveduto subito a dimostrarlo – per non parlare della logica del passaggio (anche nell’ipotesi che la seconda parte dell’assunto fosse corretta).
Nel frattempo, a ulteriore conferma di quanto sono perfidi i perfidi giudei, avrete appreso che la strage in Nuova Zelanda l’ha fatta il Mossad.

barbara

CORREVA L’ANNO 1972

E dopo quarantasette anni i catastrofisti ancora non si sono accorti che non una delle loro catastrofiche previsioni si è avverata, non una. E piuttosto che agli scienziati preferiscono affidarsi alle apocalittiche profezie, agli slogan, alle “analisi medico-scientifiche” (“…gas di scarico passano attraverso i polmoni delle donne incinte e si accumulano nella placenta. Il rischio di parti prematuri, scarso peso alla nascita e disfunzioni cognitive che questi materiali causano è una catastrofe di sanità pubblica”) di una ragazzina ossessionata, tanto ignorante quanto arrogante – alla quale a nessuno è venuto in mente di chiedere credenziali di attendibilità – manovrata (munta come una mucca ha detto – forse meno elegantemente ma con tutta probabilità più correttamente – qualcuno) da questi due eleganti signori
Thunbergs
che grazie a lei, e con l’aiuto del loro agente (insomma, un giro in cui, checché ne dica, nella sua sgangheratissima prosa, il signor Cazzullo, il più pulito ha la rogna) si sono già intascati la bellezza di trecentomila euro: vent’anni di stipendio di un operaio.

Aggiungo qui qualche stralcio di questo ottimo articolo che invito tutti a leggere.

Greta è facile da amare, suscita tenerezza, non ci informa, non ci mette davanti a scelte dolorose e costose, chiede solo un’adesione generica a un paio di slogan vuoti e ci culla nella consolante illusione che la colpa sia “degli altri” (governi, multinazionali, petrolieri senza cuore, neo liberismo avido, ecc.) e non, prima di tutto, del semplice fatto che siamo 7,5 miliardi di persone in crescita. Signori, lo vogliamo dire che il surriscaldamento globale è essenzialmente un problema demografico e non di avidità? Toglie troppo romanticismo alla questione non avere dei nemici brutti e cattivi? […]
Greta, inoltre, non può sapere che le multinazionali e i grandi stabilimenti sono il modo più efficiente che abbiamo per produrre inquinando il meno possibile. Si chiamano economie di scala e sono un modo per avere da una data quantità di input produttivi (materie prime, elettricità, altre fonti di energia, lavoro umano, ecc.) il massimo dell’output. In parole povere inquinano di più un milione di artigiani che producono una scarpa al giorno di un mega stabilimento che produce un milione di scarpe nella stessa unità di tempo. Inoltre questi famigerati profitti che sarebbero frutto dell’inquinamento non vanno a finire in una cassaforte sul pianeta Marte, diventano poi investimenti che danno lavoro, stipendi, dividendi agli azionisti che compreranno a loro volta prodotti e servizi da altre persone. Le multinazionali mettono a disposizione dei consumatori prodotti e servizi economici proprio perché sono efficienti. Non esiste un inquinamento che va a vantaggio di pochi privilegiati. Cerchiamo di essere seri, mi rivolgo agli adulti più che ai ragazzi. Tutti siamo interessati a voli aerei a basso prezzo, elettrodomestici dal costo accessibile, complesse macchine diagnostiche prodotte in serie e abbastanza abbordabili per i servizi sanitari nazionali, cellulari e pc economici, ecc. Un milionario, aereo privato a parte, non consuma nelle sue attività quotidiane molto più energia elettrica più di noi. Cerchiamo di uscire dalla vulgata che ci sono pochi privilegiati che si avvantaggiano delle attività inquinanti. […]
Un’altra concezione errata di Greta è che ci sia un mondo ricco che inquina sfruttando un mondo povero che non inquina. Tutto l’inquinamento del mondo sarebbe quindi a vantaggio di un miliardo di privilegiati (i paesi occidentali). Peccato che il primo stato produttore di CO2 sia di gran lunga la Cina che ha promesso di arrestare la crescita di emissioni di C02 solo dal 2030. Mentre l’Occidente è riuscito sostanzialmente a stabilizzare/diminuire le emissioni. […]
Un’altra retorica abbastanza fastidiosa nel messaggio di Greta (o in chi quel messaggio glielo ha suggerito), è la contrapposizione tra giovani coscienti e informati vs adulti egoisti e disinformati. Il diktat conseguente è che gli adulti devono decidersi ad ascoltare i giovani (altro slogan vacuo ma che fa una certa presa). Certo, i giovani sono innocenti per definizione. Ma se nell’era dell’informazione accessibile a tutti non cercano di capire la complessità delle cose, non saranno certamente adulti migliori di noi. Innanzitutto da “vecchietto” direi che i giovani occidentali dovrebbero almeno ringraziare i loro padri, nonni e bisnonni, per essere cresciuti in un’epoca in cui cibo, cure mediche e istruzione sono accessibili sostanzialmente a tutti. Dovrebbero ringraziare per essere cresciuti in mondo senza guerre e dove i diritti civili sono cresciuti di pari passo con il benessere economico. Non erano cose così scontate in un passato non tanto remoto. […]
C’è sempre un implicito messaggio pauperista e anti modernista negli appelli di Greta. Greta non fa visite ai laboratori e ai centri di ricerca di tutto il mondo per porre l’attenzione sul ruolo centrale della tecnologia. Però (la cosa conta visto che è un simbolo) ci tiene a farci sapere che pur di non prendere l’aereo si sottopone a estenuanti viaggi in treno. Padronissima di farlo ovviamente, ma non è questa la risposta a cui ispirarsi. Come si diceva il problema non è tanto il nostro modello di sviluppo ma la demografia. Se avessimo le tecnologie di metà ‘800 e la popolazione attuale, semplicemente avremmo disboscato ogni singolo angolo del pianeta per produrre cibo, vestiti e altri beni di prima necessità per tutti (si pensi solo alle rese agricole). Tornare indietro non è la soluzione, a meno che non si decida di estrarre a sorte qualche miliardo di persone a cui levare cibo, vestiti, scuole, trasporti, medicinali, ospedali e macchine diagnostiche, piccoli elettrodomestici, libri, cellulari, cinema, teatri, ecc.. La verità è che siamo impegnati in una sorta di gara tra crescita demografica e tecnologie sempre più efficienti e sempre meno inquinanti. La lentezza con cui scopriamo e implementiamo queste nuove tecnologie può farci affermare con sicurezza che siamo troppo poco moderni non troppo moderni. Qualsiasi suggestione pauperista non solo non sarà accettata dalla maggior parte della popolazione, ma non funzionerà. I piccoli comportamenti e le piccole attenzioni quotidiane, invece, semplicemente non saranno sufficienti, anche se è giusto sollecitarle. Abbiamo bisogno di aerei che inquinino la metà (o un quarto o un decimo) di quelli attuali, non di obbligare le persone ad andare in treno anche quando la cosa è palesemente anti economica. Sostanzialmente la nostra unica speranza è più tecnologia: magari ricaveremo cibo da colonie di batteri, troveremo una tecnologia per ottenere idrogeno a buon mercato, produrremo accumulatori elettrici sempre più efficienti per sfruttare meglio l’energia solare ed eolica, inventeremo nuovi materiali che sostituiranno le plastiche, i metalli, la carta, le fibre vegetali e che saranno biodegradabili, riciclabili al 100% e prodotti con pochissimi input energetici. Come si faccia a stimolare la scoperta di nuove tecnologie è discorso complesso che non è il caso di affrontare in questa sede. Tuttavia mi preme davvero sottolineare che tutta la vuota retorica che condanna la “crescita senza fine” è appunto questo, pura retorica da quattro soldi. La crescita è senza fine perché è legata alla tecnologia che non ha dei limiti teorici.

In realtà lo sanno tutti, anche se la scienza ufficiale si ostina a rifiutarla, che l’energia pulita a costo zero ed emissioni zero esiste, ed è il famoso e-cat (ossia motore a gatto imburrato) inventato da Andrea Rossi. In questo video – e con questo concludo – potete vedere come questa cosa straordinaria è stata scoperta.

barbara