SPIGOLATURE 3

Premessa importante: per ogni attività che fallisce, c’è un cinese pronto a comprarla per due soldi. E l’imprenditore fallito DOVRÀ vendergliela, perché lui deve mangiare, e nessun altro, qui, è in grado di comprargliela, perché chi non è ancora fallito è messo poco meno peggio di lui. E quando si saranno comprati tutta l’Italia, ci terranno per la gola, o per le palle, che dir si voglia, e faranno di noi tutto ciò che vorranno.

Cominciamo con qualcosa di leggerino, come quegli stuzzichini che accompagnano l’aperitivo e precedono l’antipasto che precede il pasto vero e proprio, per esempio queste vignette sulle misure prese dal nostro lungimirante governo per garantire le distanze di sicurezza, sul regime di semilibertà graziosamente concesso da Sua Maestà
15+1
bartobus
e questa dotata di didascalia
posso uscire
dpcm fase 2.

Posso uscire?
-siiiiiii?
-a no?
-boh!

(Piera Rossi, qui)
sulla classificazione dei beni di prima necessità, in cui i cani vengono prima degli umani,
tosacani
congiuparr
e sulla bizzarra questione di congiunti e affetti stabili – ma amici esclusi – con cui credo che ci siamo coperti di ridicolo di fronte al mondo intero
amico
E poi questa versione attualizzata di un’antichissima gag.

Il presidente Conte, in visita ufficiale in Germania, viene invitato per un tè da Angela Merkel.
Durante l’incontro le chiede qual è la sua strategia di leadership, e lei risponde che consiste nel circondarsi di persone intelligenti.
A questo punto Conte le chiede come fa a giudicare se siano intelligenti.
‘Lo capisco facendogli la domanda giusta.’, risponde la Merkel.
‘Mi permetta di dimostrarglielo.’
La Merkel allora telefona al ministro delle finanze Schauble e dice:
‘Signor Ministro, la prego di rispondere alla seguente domanda: sua madre ha un bambino, e suo padre ha un bambino, e questo bambino non è né
suo fratello né sua sorella. Chi è?’.
Schauble risponde:
‘Ovviamente sono io!’ [io che amo la logica qui interverrei a gamba tesa, perché non viene detto che il bambino del padre e quello della madre siano la stessa persona e non i due figli di primo letto di ognuno di loro, nel qual caso non sarebbero fratelli bensì fratellastri, per cui risponderebbero perfettamente alle caratteristiche descritte nell’indovinello. Poi volendo ci sarebbero ortografia e grammatica che ho dovuto correggicchiare qua e là, ma insomma, non si può pretendere tutto dalla vita. Soprattutto in tempi di coronavirus]
‘Corretto! Grazie, e a risentirci.’, dice la Merkel.
La Merkel attacca la cornetta e dice:
‘Ha capito Herr Conte?’.
‘Sicuro. Grazie mille. Farò senz’altro anch’io cosi!’.
Al rientro a Roma decide di mettere alla prova uno dei suoi ministri.
Fa quindi venire a palazzo Chigi Di Maio, e gli dice:
‘Ascolta, Gigì, mi chiedevo se potessi rispondere a una domanda.’.
‘Certamente, signor Presidente, cosa vuole sapere?’.
‘Ehm, tua madre ha un bambino, e tuo padre ha un bambino, e questo bambino non è ne tuo fratello ne tua sorella. Chi è?’.
Di Maio ci pensa un po’, poi imbarazzato dice:
‘Posso pensarci meglio e rispondere poi correttamente?’.
Conte acconsente, e Di Maio se ne va.
Appena uscito da palazzo Chigi, Di Maio prova a chiedere a Zingaretti, poi organizza subito una riunione con altri colleghi di partito, i quali si lambiccano il cervello per diverse ore, ma nessuno riesce a trovare la risposta giusta.
A un certo punto Di Maio decide di chiamare Salvini, e gli spiega la situazione.
‘Adesso ascolta la domanda: tua madre ha un bambino, e tuo padre ha un bambino, e questo bambino non è ne tuo fratello ne tua sorella. Chi è?’.
Salvini risponde subito:
‘Ovviamente sono io! Razza di deficienti!!’.
Estremamente sollevato, Di Maio corre a Palazzo Chigi e dice a Conte:
‘Presidente, so la risposta alla sua domanda! So chi è il bambino! E’ Salvini!’.
E Conte risponde, disgustato:
‘Cretino, è Schauble!’

E torno alla gravissima questione dei congiunti e degli affetti stabili che Sua Maestà graziosamente ci concede di incontrare – a patto beninteso che ci comportiamo bene, altrimenti la graziosa concessione ci verrà tolta.

Sui “congiunti” l’ennesimo pasticcio del governo Conte-Casalino: caos e invasione della sfera personale

Quello dei “congiunti” è l’ennesimo pasticcio del governo nella gestione della crisi causata dal coronavirus. Sembrerebbe un’inezia ma un’inezia non è, perché rappresenta plasticamente l’incapacità comunicativa e politica dell’Esecutivo Conte, oltre che una certa tendenza autoritaria. In una settimana, infatti, Palazzo Chigi non è riuscito a fare chiarezza su chi siano i congiunti. Dalla conferenza stampa di domenica scorsa si sono susseguite voci, smentite e controsmentite, ma non si è ancora capito chi si potrà visitare. Sicuramente i parenti, probabilmente i partner e forse gli amici che però sabato sera fonti di Palazzo Chigi ritenevano “affetti non stabili”. A parte l’assurdità secondo la quale spetta al governo stabilire chi è un affetto stabile e chi non lo è, resta l’incertezza. Conte aveva sostenuto che dal 4 maggio non ci sarebbe stato un liberi tutti. Ma se i congiunti oltre ai parenti sono amici e fidanzati si assisterà proprio a quello che l’Esecutivo aveva provato a scongiurare.

Le vie percorribili da Conte, in vista della graduale riapertura, erano sostanzialmente due: impedire per altre due settimane le uscite extra-lavorative e legate ai beni di prima necessità, o ristabilire la libertà di movimento, a patto del mantenimento delle norme del distanziamento sociale e delle precauzioni igienico-sanitarie. La scelta dei congiunti rappresenta invece la solita via di mezzo tipica del contismo, che lascia più dubbi che certezze e che richiede la presenza dello stesso Conte per sbrogliare una matassa appositamente creata. Un circolo vizioso che innesca anche un pericoloso percorso che rovescia la gerarchia delle fonti: le FAQ che devono interpretare i Dpcm che a loro volta devono essere chiarificate dalle veline di Palazzo Chigi. Un processo che, come si vede, necessita del duo Conte-Casalino per essere portato a compimento.

Con questo intricato sistema, tra l’altro, il governo riesce facilmente a inserirsi nella vita degli italiani, stabilendo la natura delle loro relazioni personali. Una pesante violazione della sfera individuale che viene praticamente invasa da uno Stato che si ritiene in diritto di giudicarne l’intimità. Un modo di agire che, ancora una volta, non sorprende vista la propensione di Conte a “concedere” diritti e libertà. Come sottolineato chiaramente dal sindaco di Roma Virginia Raggi, che in una sfortunata clip ha definito la riapertura dei parchi come una “concessione” di Palazzo Chigi, che dovremmo addirittura dimostrare di “meritarci”. Anche in questo caso lo Stato educa i suoi sudditi come un padre che eroga premi e punizioni. Bastone e carota per i cittadini, che qualcuno crede debbano essere rieducati più che serviti.

 Martino Loiacono, 4 Mag 2020, qui.

Valentino Baldacci

Il chiarimento ministeriale in base al quale i fidanzati possono vedersi ma non toccarsi pone un problema ben più serio dell’apparente ridicolaggine. E’ l’espressione del tentativo di entrare nel merito dei rapporti privati tra le persone al di là di ogni necessità di carattere medico, significa un passo in direzione del controllo dei comportamenti morali dei cittadini. Non stupisce che questo tentativo venga dai M5s, la cui indifferenza verso i principi liberali è nota così come il loro falso moralismo. Ma è inammissibile che venga accettato dal PD e anche da Italia Viva. Purtroppo in Italia è debole – a sinistra come a destra – il principio liberale fondato sul vincolo libertà-responsabilità. A ciò si aggiunge il fatto che questa prescrizione è contenuta in una FAQ governativa che così viene elevata a fonte del diritto, altra cosa inammissibile.

I CONGIUNTI ED IL TOTALITARISMO STRISCIANTE

Ieri sera il leader maximo ha sentenziato: “si potranno andare a visitare i congiunti”.
Subito, in tutti, sorge l’angoscioso dilemma: CHI sono i congiunti?
Il vocabolario italiano della lingua Treccani così definisce la parola “congiunto”:
participio passato di congiungere.
Chi è legato ad altri da un vincolo di parentela.
Affine, consanguineo, familiare, parente.
Lasciamo perdere i participi. E’ “congiunto” il parente, quindi il grande Conte ci permette di visitare i parenti.
Nuova angosciosa domanda: e i fidanzati e le fidanzate?
Possibile che Tizio possa visitare un cognato ma non Tizia, sua amata fidanzata?
Nuove angosciose ricerche, nuovi studi di ermeneutica per interpretare il pensiero autentico di Winston Conte.
Interviene il ministro (la ministra per i politicamente corretti) De Micheli che twitta:
“i congiunti sono anche i fidanzati, e si possono incontrare ovviamente mantenendo le distanze…”.
Tutto risolto? NO. Chi lo dice che i fidanzati siano congiunti? Legalmente questo non è vero. La figura del “fidanzato” non ha valore legale. L’articolo 80 del codice civile definisce il così detto fidanzamento come un “ mero fatto sociale e non produttivo di alcun effetto giuridico diretto”.
Siamo di nuovo in alto mare. I fidanzati sono congiunti o no? Tra l’altro chi fa più ormai, in Italia ed in occidente, cerimonie ufficiali di fidanzamento? Su, siamo seri.
Qualcuno avanza l’ipotesi che i fidanzati, per essere considerati congiunti, devono avere un rapporto stabile. Ma, QUALE rapporto è stabile? Due che si vedono da solo un mese ma sono innamorati cotti hanno un rapporto poco stabile? Altri due che si vedono da anni solo per farsi una scopatina ogni tanto lo hanno più stabile? Misteri.
E gli amanti? Di certo loro non sono congiunti, come la mettiamo?
E gli omosessuali? Il loro è un rapporto fra “congiunti” o no? Attento signor Conte che rischia qualche accusa di “sessismo”!
Scherzi a parte, i casi sono due: o andare a trovare persone che conosciamo può provocare migliaia di morti, ed allora la cosa va vietata, congiunti o non congiunti. O non ha simili tragiche conseguenze ed allora distinguere fra congiunti e non congiunti è semplicemente ridicolo.
SOLO IO posso decidere chi mi va di vedere. Solo io posso stabilire se, PER ME, è più importante vedere un cognato o un caro amico.
Dietro alle direttive di Conte si nasconde, malamente, una mostruosa mentalità autoritaria: è lo stato a stabilire chi è importante PER TE. E’ il presidente del consiglio che decide chi tu hai diritto di incontrare e chi no, quali fra i sentimenti che tu provi nei confronti di altre persone sono degni di essere soddisfatti e quali no. Qui l’emergenza sanitaria non c’entra, c’entra una possibile emergenza totalitaria.
Non mi stupirei se dopo la commissione contro l’odio e la task force conte le fake news il grande Conte mettesse su una task force che controlli i nostri sentimenti, magari anche le nostre passioni e pulsioni.
Fuor di ironia e di sarcasmo: non se ne può più di questo incredibile personaggio!!!! (qui)

E chiudo con questo intenso intervento di Vittorio Robiati Bendaud (l’audio parte dal minuto 1)

barbara

CARA CINA TI SCRIVO 1

Premessa importante: per ogni attività che fallisce, c’è un cinese pronto a comprarla per due soldi. E l’imprenditore fallito DOVRÀ vendergliela, perché lui deve mangiare, e nessun altro, qui, è in grado di comprargliela, perché chi non è ancora fallito è messo poco meno peggio di lui. E quando si saranno comprati tutta l’Italia, ci terranno per la gola, o per le palle, che dir si voglia, e faranno di noi tutto ciò che vorranno.

Comincio con questo pezzo di Giulio Meotti.

Straordinaria l’ex ambasciatrice americana all’Onu Nikky Haley contro la Cina. “Mentre l’Unione Sovietica stava diffondendo il suo controllo sull’Europa orientale dopo la Seconda guerra mondiale, l’allora ex primo ministro britannico Winston Churchill fu profetico nella sua descrizione di ciò che sarebbe bastato per sopravvivere all’impero comunista senza ricorrere alla guerra. ‘L’unica cosa da fare’, disse Churchill, ‘è convincerli che hai una forza superiore. . . è la strada più sicura per la pace’. All’epoca, la profezia di Churchill non era gradita nell’Ovest stanco della guerra. Tuttavia, i successivi presidenti degli Stati Uniti hanno ampiamente aderito al suo consiglio. I comunisti sovietici non furono mai convertiti o persuasi. Furono sconfitti, soprattutto senza guerra, da una potenza economica, diplomatica e militare occidentale superiore e da una visione più determinata e stimolante dell’umanità. La sfida odierna dei comunisti cinesi deve essere vista allo stesso modo. Come ai tempi di Churchill, la maggior parte degli americani non vuole saperne delle minacce epiche. Siamo stanchi delle continue battaglie con i terroristi e dei grandi pericoli e delle perturbazioni associate alla pandemia. Con bugie e insabbiamenti, la Cina continuerà a cercare di nascondere la propria responsabilità su un virus iniziato a Wuhan, che sta uccidendo centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo e sta compiendo una distruzione economica indicibile. Ma l’inganno riguardo al virus non è il peggior pericolo per il comunismo cinese. È solo il suo sintomo più evidente. A Hong Kong, ha arrestato importanti attivisti per la democrazia e sta tentando di criminalizzare le critiche al governo cinese. Sta aumentando le sue azioni ostili nel Mar Cinese Meridionale, che attraversa un terzo delle spedizioni mondiali. A livello nazionale, ha notevolmente ampliato le sue capacità militari, creato uno stato di sorveglianza orwelliano e costretto oltre 1 milione di cittadini di minoranza nei campi di ‘rieducazione’. A livello internazionale, ha assunto il controllo di agenzie delle Nazioni Unite come l’Organizzazione mondiale della sanità, ha esercitato la sua influenza sui paesi poveri con terribili contratti di debito e ha molestato i suoi vicini asiatici, nessuno più delle persone libere di Taiwan. Dagli anni ’70 fino all’amministrazione Obama, i leader americani di entrambe le parti hanno operato secondo la teoria per cui più la Cina sarebbe diventata forte economicamente più libera e meno aggressiva sarebbe diventata. Nel caso della Cina, questa teoria è disastrosamente sbagliata. Perché la Cina è diversa? Si torna alla spiegazione di Churchill. Il Partito Comunista controlla le forze armate, il commercio, la tecnologia e l’istruzione della Cina. Tutto ciò che i suoi leader fanno è finalizzato ad espandere il potere del partito. È per questo che purificano etnicamente le minoranze, che impongono uno stato di sorveglianza, che non possono tollerare la libertà a Hong Kong, che insistono che subentreranno a Taiwan, che cercano di dominare i paesi poveri e le organizzazioni internazionali, che espandono il loro arsenale nucleare. La Cina è una potenza pericolosamente diversa perché è fermamente impegnata in un’ideologia comunista che vede il suo sistema come superiore. Negli ultimi cento anni, abbiamo fermato la Germania due volte e l’Unione Sovietica per questo motivo. Ora affrontiamo una Cina comunista espansionista il cui potere economico supera di gran lunga qualsiasi cosa avessero i sovietici durante la Guerra fredda. Questa non è la sola sfida americana; i paesi liberi devono unirsi per affrontarla. Come notò Churchill, la preparazione è la strada più sicura per la pace”. E’ la grande differenza fra un paese ancora libero e ancora vivo come l’America e l’Europa da operetta che sul letto di morte dice “grazie Cina”

Giulio Meotti

Dateci ancora quattro anni d Trump e poi otto di Nikki, e forse saremo salvi.

Da Trump altre bordate contro Pechino e Oms. Mentre in Italia il “partito cinese” vuole resistere

“Yes I have. Yes I have”. Ha ripetuto due volte la sua risposta il presidente Trump nella conferenza stampa di giovedì sera. La domanda era questa:
“Ha visto qualcosa a questo punto che le dà un alto grado di sicurezza che l’Istituto di Virologia di Wuhan sia stato l’origine di questo virus?”
E ha aggiunto subito: “Penso che l’OMS dovrebbe vergognarsi di se stessa, perché è come se fossero l’agenzia di pubbliche relazioni della Cina”.
Due nuove bordate a Pechino e all’Oms lanciate dal presidente Usa, che senza troppi giri di parole dice di aver visto, tra le informazioni raccolte dalla comunità di intelligence, “qualcosa” che indica con “un alto grado di sicurezza” che sia stato proprio un laboratorio di Wuhan l’origine del nuovo coronavirus.
Rispondendo ad un’altra domanda, Trump ha evocato la possibilità che qualcosa sia accaduto deliberatamente. “È accaduta una cosa terribile”, ha detto il presidente: “Che abbiano fatto un errore, o sia cominciato per errore e poi ne hanno fatto un altro, o qualcuno ha fatto qualcosa di proposito… Non capisco come i movimenti di persone non erano permessi nel resto della Cina ma lo erano verso il resto del mondo. È una domanda difficile a cui rispondere per loro”.
E ancora: “È qualcosa che poteva essere contenuto nella sua località di orgine, penso in modo relativamente facile. La Cina è un Paese molto evoluto, potevano contenerlo, o non sono stati capaci o hanno scelto di non farlo”.
In una intervista ristretta nello Studio Ovale, Trump fa capire che in ogni caso è pronto ad una revisione delle relazioni tra Stati Uniti e Cina. Diverse opzioni sono sul tavolo come “conseguenze” per Pechino: “Ci sono molte cose che posso fare”. “Stanno costantemente usando le pubbliche relazioni per provare a passare per innocenti”. “Stiamo cercando di capire cosa è successo. Poi decideremo come rispondere”, ha detto ribadendo di poter “fare molto” per impedire a Pechino di sfuggire “alle sue responsabilità”.
Da quando il virus ha colpito duramente anche gli Stati Uniti e Washington ha deciso di reagire all’offensiva propagandistica di Pechino sulla pandemia (di cui abbiamo più volte parlato su Atlantico Quotidiano), altri governi occidentali si sono più o meno esplicitamente associati, esprimendo perplessità e chiedendo un’indagine indipendente su come il virus ha iniziato a diffondersi a Wuhan. Regno Unito, Francia, Germania, Svezia e Australia – queste ultime ricevendo dure rappresaglie verbali da parte di Pechino.
Tra gli attacchi più duri rivolti al presidente cinese Xi Jinping quello della tedesca Bild: “Sei un rischio per il mondo”. “Perché i tuoi laboratori non sono sicuri come le tue prigioni per i prigionieri politici? Non è ‘amicizia’ inviare mascherine in tutto il mondo. È imperialismo dietro un sorriso, è un cavallo di Troia”.
Nelle scorse ore persino la cauta e paludata Bruxelles si è unita al coro di richieste di una inchiesta sull’origine del nuovo coronavirus. Parlando alla Cnbc, la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, ha detto che le piacerebbe vedere la Cina lavorare insieme alla Commissione e ad altri Paesi per andare in fondo su come esattamente è iniziato.
Insomma, pare che la narrazione che Pechino ha spinto in queste settimane per presentarsi come modello di successo nella lotta al virus, la politica degli “aiuti” e le reprimende verso i Paesi “ingrati”, non abbiano avuto l’effetto sperato. L’immagine della Cina è in caduta verticale e le critiche stanno montando, non solo negli Stati Uniti e in Australia, ma anche in Europa. Non sarebbe il momento migliore per una Guerra Fredda: la sua mancanza di trasparenza, la sua propaganda e le sue reazioni aggressive stanno ricompattando l’Occidente.
Con una sola eccezione: l’Italia. Il nostro governo è l’unico tra quelli dei grandi Paesi europei, e tra i pochi in Occidente, a non essersi associato alle richieste di chiarimenti, se non alle critiche. Il “partito cinese” nel nostro Paese – che non è, come a qualcuno fa comodo far credere, Di Maio e Dibba – è in altre faccende affaccendato, impegnato a salvare il salvabile del suo potere, come vedremo tra poco.
Ma torniamo alla domanda iniziale: l’origine del virus. “È da gennaio che ripeto che il più probabile punto di partenza della crisi coronavirus è una fuga accidentale dall’Istituto di Virologia cinese a Wuhan”, ha twittato giorni fa Jamie Metzl, membro del comitato consultivo internazionale dell’Oms ed ex membro del Consiglio di sicurezza nazionale Usa. “Poiché la Cina sta ancora insabbiando e bloccando l’accesso, non è possibile dirlo con certezza. Vale il rasoio di Occam”.
In ogni caso, “qualunque sia stata l’origine”, ragiona Metzl, “le attività pericolose e l’insabbiamento delle informazioni in corso in Cina sono alla base di questa crisi”.
Pechino, quindi, ma come Trump anche l’Oms è oggetto delle critiche di Metzl:
“Avrebbe potuto scatenare l’inferno quando la Cina ha negato l’accesso agli esperti dell’Oms in quelle prime settimane critiche. Non avrebbe dovuto inizialmente fare il pappagallo della propaganda cinese e avrebbe sicuramente potuto dare l’allarme prima”.
La prima e a quanto ci risulta unica missione in Cina dell’Oms, per la precisione congiunta Oms-Cina, sull’epidemia è del 16 febbraio (fino al 24, una settimana), con un breve passaggio a Wuhan. Quindi, l’Oms è riuscita a mettere piede in Cina, per una sola settimana, un mese e mezzo dopo il primo allarme del 31 dicembre 2019. Per la precisione, alcuni esperti Oms avevano effettuato una brevissima visita Wuhan il 20 e 21 gennaio. Tutto qui.
Giovedì ha parlato a Sky News il dottor Gauden Galea, rappresentante dell’Oms in Cina, rivelando che “l’organizzazione non è stata ancora invitata da Pechino a prendere parte all’indagine cinese sull’origine del virus, nonostante abbia richiesto di essere inclusa”. Ha confermato che anche gli esperti dell’Oms ritengono che l’origine del virus sia a Wuhan e che sia naturale, non fabbricato. Ciò nonostante, secondo il dottor Galea, i registri di laboratorio “dovrebbero essere parte di un rapporto completo su tutto” riguardo la storia delle origini. Basterebbe, aggiungiamo noi, che Pechino rivelasse l’identità e le condizioni di salute da novembre ad oggi di tutti i ricercatori e dipendenti dei laboratori di Wuhan.
E poi naturalmente Galea giustifica la sua organizzazione: “Sapevamo solo ciò che la Cina ci riportava”. E dal 3 al 16 gennaio, ricorda, i funzionari di Wuhan non hanno riportato alcun nuovo caso di coronavirus rispetto ai 41 già noti: “Possibile che c’erano solo 41 casi in quel periodo di tempo? Penserei di no”.
Il 14 gennaio, come noto, l’Oms ancora negava vi fossero prove di trasmissibilità da uomo a uomo. Solo il 20 diventerà ufficiale, perché annunciato dalla Cina stessa.
Abbiamo quindi un periodo di almeno – vogliamo essere prudenti – 20 giorni di insabbiamento e depistaggi da parte di Pechino, ai danni o con la complicità dell’Oms.
Poi, accade qualcosa forse ancora più grave, su cui è tornato in questi giorni lo stesso presidente americano Trump. Tra il 14 (ma solo dal 20 pubblicamente) e il 23 gennaio il governo cinese adotta le prime misure, tra cui la chiusura di Wuhan (23 gennaio). Non proprio una chiusura totale, dal momento che Pechino sospende i collegamenti e i voli interni, ma non quelli internazionali.
“Perché la Cina ha permesso agli aerei di uscire ma non potevano andare all’interno della Cina? Hanno permesso agli aerei di uscire… e gli aerei escono da Wuhan e vanno dappertutto nel mondo. Vanno in Italia. Sono andati totalmente in Italia, ma andavano dappertutto nel mondo e non volavano all’interno della Cina”.
Perché? Se lo chiede il presidente Trump, mentre in Italia nessuno sembra interessato, né il governo, né le forze politiche, né i media.
In quegli stessi giorni, come riportato già a febbraio dal Wall Street Journal, Pechino esercitava con successo le sue pressioni sull’Oms affinché non dichiarasse già nel meeting del 22-23 gennaio l’”Emergenza di salute pubblica di carattere internazionale” (da non confondere con la dichiarazione di pandemia). La dichiarazione arriverà solo il 30 gennaio, due giorni dopo la visita del direttore Tedros a Pechino. Il governo italiano decide quindi il 31 gennaio di dichiarare l’emergenza sanitaria e di bloccare i voli diretti dalla Cina, nonostante l’Oms continuasse a raccomandare di non farlo, bollando la misura come dannosa e ingiustificata. L’amministrazione Trump vieta l’ingresso negli Stati Uniti agli stranieri passati in Cina negli ultimi 14 giorni. Ovvio che queste misure potevano essere adottate una settimana prima, se l’Oms dietro pressioni di Pechino non avesse ritardato di una settimana nel dichiarare l’emergenza.
Non solo la Cina non ha fermato i voli internazionali. Non ha effettuato screening dei passeggeri in partenza, né ha preso nota dei nomi dei passeggeri provenienti da Wuhan imbarcati sui voli internazionali comunicandoli agli altri Paesi.
Insomma, ci sono elementi a sufficienza per sospettare che, ormai in piena epidemia, avendo accettato di dover chiudere mezzo Paese, con danni enormi all’economia, la leadership di Pechino abbia valutato di non fare nulla perché il contagio non si diffondesse anche nel resto del mondo, e in particolare nei Paesi con i quali ha più collegamenti aerei, come l’Italia.
Solo che il nostro governo, la classe politica e i big dell’informazione sono concentrati su altro in questi giorni. Come ha egregiamente spiegato Mattia Magrassi su Atlantico qualche giorno fa, è iniziata la caccia al capro espiatorio. D’un tratto, i giornali e le stesse forze di maggioranza si sono tutti accorti che i Dpcm firmati da Conte sono non solo liberticidi ma anche incostituzionali e hanno cominciato a criticarlo per quei “pieni poteri” che ormai due mesi fa, non ieri, gli hanno concesso senza battere ciglio. Un calcolo cinico, perché ora che stiamo per entrare nella fase di uscita dall’emergenza sanitaria (e dopo le nomine dei vertici delle società pubbliche…), sperano di cavarsela incolpando Conte e, magari, trovare un sostituto per affrontare la drammatica crisi economica e sociale che abbiamo davanti a noi.
“Mai inteso procedere per via estemporanea, improvvisata e tantomeno solitaria“, ha chiarito Conte nella sua informativa di giovedì scorso alla Camera. Tutte le misure sono state adottate “in concertazione” con i membri del governo e della maggioranza. Insomma, una chiamata in correità di chi, ora, sta cercando di sfilarsi dopo due mesi di Dpcm senza fiatare.
Non poteva che esserci la copertura del Quirinale sull’uso dei Dpcm (che, ricordiamolo, violano la riserva di legge assoluta prevista dalla Costituzione per introdurre limitazioni alle libertà personali per motivi sanitari), come conferma un articolo di Claudio Tito giovedì su Repubblica (L’ombrello del Quirinale sui decreti di Conte, “Costituzione rispettata”). Firmando il decreto-legge dei “pieni poteri”, che ha attribuito cioè carta bianca a Conte per agire via Dpcm, oltre che velocizzare il processo decisionale, il presidente Mattarella si è risparmiato di dover mettere la faccia su ogni sorta di restrizione, anche le più impresentabili.
La copertura presidenziale sull’uso dei Dpcm non equivale però ad una totale copertura politica. Il Quirinale si premura di cancellare le proprie impronte. Come ha ricordato il quirinalista del Corriere Marzio Breda, sempre giovedì, “Mattarella non co-governa e quindi non vuole passare per la balia di Conte”. Certo, avverte il Colle, “chiunque aprisse oggi una crisi senza la prospettiva di formare una nuova compagine, e dunque al buio, si assumerebbe una responsabilità enorme”. Ma il premier non può stare sereno. Quel passaggio infatti significa che Conte è blindato da Mattarella solo fintantoché le attuali forze di maggioranza (e, magari, una new entry…) non concordino sul nome di un sostituto, non trovino cioè quella soluzione “già pronta” senza la quale il presidente non darebbe mai luce verde ad un cambio in corsa.
I catto-dem resistono ma, come ha spiegato Francesco Galietti su Atlantico, non per Conte. Se necessario, “per salvare la legislatura, mettere in sicurezza la successione al Quirinale, ed evitare l’avvento delle destre”, sono pronti a scaricarlo addossandogli la colpa di tutti gli errori della gestione dell’emergenza. Un gioco evidentemente rischioso quello in cui è coinvolto il capo dello Stato. Deve blindare Conte, ma al tempo stesso poterlo mollare senza perdere la faccia quando le condizioni lo permetteranno. E prima che l’opzione bazooka di Mario Draghi, figura avvertita come distante dai catto-dem, divenga inevitabile.
Nel frattempo, sempre giovedì è arrivato da Washington un vero e proprio warning al partito filo-cinese italiano – non solo Conte e i 5 Stelle, ma anche i catto-dem, lo stesso presidente Mattarella, sotto i cui auspici, non va dimenticato, è stato firmato il memorandum per la nuova Via della Seta, e il Vaticano.
“C’è preoccupazione in America per l’avvicinamento dell’Italia alla Cina, per come Pechino userà una potenziale dipendenza da sé per cercare di manipolare il vostro Paese”, ha detto al Corriere Richard Haass, da 17 anni presidente del prestigioso Council on Foreign Relations.
“Avvicinandosi così tanto alla Cina, [il governo italiano] sta gettando i semi per seri problemi nel lungo periodo. Non parlo ovviamente a nome del mio governo, ma chiunque abbia a cuore le relazioni transatlantiche (e abbia a cuore l’Italia), deve chiedersi quanto sia saggio per il vostro governo entrare in questo rapporto così stretto. Niente si fa per niente. Se la Cina aiuta l’Italia, prima o poi verrà l’ora di pagare”.
Attenzione: Haass è tutt’altro che trumpiano, anzi è una voce del Deep State Usa. Membro del Consiglio di sicurezza nazionale di Bush padre, di cui fu assistente speciale, gode di stima bipartisan. E di questi tempi sta velocemente mutando l’atteggiamento dei Democratici, a cui naturalmente guardano i nostri catto-dem, nei confronti della Cina. Il “grande divorzio” tra Cina e Stati Uniti, scrive The National Interest, è arrivato. E nessuno potrà fare finta di niente.
Altre voci, anzi cinguettii, giungono dagli Stati Uniti – dove prosegue l’indagine del procuratore Durham sulle origini dello Spygate e proprio in questi giorni stanno uscendo documenti che scagionano il generale Flynn e inguaiano invece l’FBI di Comey. L’Attorney General William Barr, che ha parlato di recente di “un intero schema di eventi” per sabotare la presidenza Trump, avrebbe un file di 25 mila pagine su alcuni politici italiani (e potrebbe anche trattarsi di gigabyte…).

 Federico Punzi, 2 Mag 2020, qui

Già, l’Italia. Non ricordo più chi sia stato quel tale, tanto tanto tempo fa, che disse che anche una donna onesta ha il diritto di fare ogni tanto un giro di valzer con un uomo diverso dal marito, ma l’Italia di giri di valzer ne stava facendo un po’ troppi. E storicamente l’Italia è famosa per non avere mai finito una guerra dalla stessa parte da cui l’aveva cominciata (compresa l’ultima), tranne qualcuna durata abbastanza a lungo da avere il tempo di cambiare fronte due volte. E ancora una volta stiamo voltando le spalle a chi ci ha sempre tirati fuori dalla merda in cui ci eravamo ficcati, e tuttora si sta dando da fare a tirarcene fuori, e baciando appassionatamente i piedi e offrendo il proprio tafanario a chi nella merda ci ha intenzionalmente e premeditatamente scaraventati (particolarmente significativa la circostanza, segnalata da Punzi, dei voli interni sospesi, e liberi invece quelli verso l’estero mentre imperversava l’epidemia, unita all’altra circostanza, che già in altra occasione avevo fatto notare, che non hanno dato l’allarme se non quando sono stati ben sicuri che il virus aveva attecchito alla grande in mezzo mondo. Tengo a precisare che all’origine artificiale del virus non credo; detto questo, per il resto concordo su tutto. Poi può forse interessare anche questo.

POST SCRIPTUM a proposito di Italia e Cina: come si chiamano quelle signore che svolgono la loro professione con le gambe aperte? 
italia_cina
barbara

I CRIMINALI ABUSI DEL GOVERNO – PARTE TERZA

E ancora una volta do spazio ai lati oscuri di questo oscuro nonché abusivo governo. Comincio con il vergognoso abuso di potere da parte delle forze dell’ordine, che lasciano gli spacciatori liberi di girare, di assembrarsi, di spacciare, per correre dietro a chi nuota o cammina.

Dagli all’untore, l’avvocato Edoardo Polacco spopola sul web (video)
inseguimento
È partita da qualche settimana la stagione della caccia all’untore. Mentre politici e scienziati di tutto il mondo brancolano nel buio e ci danno indicazioni parziali e contraddittorie, in Italia abbiamo capito dove sta il problema. Questo terribile coronavirus non si riesce a sconfiggere perché c’è qualcuno che si ostina a non restare a casa. Non sono i partigiani dell’ANPI che festeggeranno il 25 aprile, state tranquilli. Per quelli c’è il salvacondotto politico, si sa che anche il virus in fondo è antifascista. E nemmeno ci riferiamo a chi sta in coda ore e ore al supermercato. Perché la spesa bisogna farla comunque, e quello è un rischio calcolato. Ma a chi magari non ce la fa più a stare in casa prigioniero da due mesi. E senza dare fastidio a nessuno, la mattina presto si ritaglia un’ora d’aria. Una passeggiatina anche se magari non ha il cane. Una corsetta timorosa su un lungomare deserto. Una immersione al largo, per chi ha la passione di fare il sub. Apriti cielo. Elicotteri, droni, missili e raggi laser. E spesso giornalisti al seguito. Il che ad essere maliziosi fa pensare male. O come dice l’avvocato Edoardo Polacco, ricorda da vicino una buffonata di Stato.

Edoardo Polacco, usiamo elicotteri e polizia contro gli spacciatori

Avete visto quello lì, quello del gabibbo (Vittorio Brumotti, ndr). Che va in bicicletta a pizzicare gli spacciatori nelle piazze d’Italia. Sono decine di persone, stanno tranquille con le loro dosi di droga. E non si trova una volante della Polizia neanche a pagarla. L’Avvocato Edoardo Polacco è scatenato in un video che vi proponiamo come 7Colli. E che fa effettivamente riflettere. Perché le Forze dell’Ordine stanno facendo un grandissimo lavoro in questo periodo, e non solo. E spesso con risorse scarse. Ma la caccia all’untore lanciata da quello che Porro chiamerebbe il partito unico del virus sta sconfinando nel ridicolo. È questo il senso della denuncia di Polacco, che non si ferma qui. Droni, elicotteri, missili, questo spiegamento di forze non si era mai visto. E poi chi vanno a prendere? Un sub che se ne sta da solo a trecento metri dalla riva. Che ovviamente non può infettare nessuno perché è sott’acqua. Ma chi ha autorizzato un’operazione di quel tipo? Chi pagherà i costi dell’elicottero?

Polacco, l’inseguimento sulla spiaggia è stato ridicolo. E ne risente anche il prestigio dell’Arma

L’avvocato Edoardo Polacco è titolare di un prestigioso studio legale a Roma. E ha voluto registrare un video vestito di tutto punto con la sua toga. Come se fosse un avvocato del Popolo. Quello vero però, e ogni rifermento all’attuale premier è puramente voluto. Il video è ironico, ma anche tremendamente serio. Perché va a fustigare alcuni vecchi vizi italici duri a morire. Dare la colpa agli altri, fare sceneggiate inutili. Farsi prendere dalla sindrome dello sceriffo e comunque godere un po’ nel torturare le altre persone. Ma avete visto quel poveraccio che correva la mattina presto sul bagnasciuga? Tutto deserto, non c’era una persona nel raggio di chilometri. Inseguito e poi braccato fin dentro al paese, con tanto di volanti a sirene spiegate. Una buffonata di Stato, conclude Polacco. E anche una cattiva figura per l’Arma dei Carabinieri, che sicuramente merita di essere impiegata con il proprio prestigio in operazioni diverse da queste. I nostri lettori la potranno pensare ovviamente come vogliono, ma che forse si stia un po’ esagerando se ne stanno accorgendo in molti. Bene i controlli, ma con il dagli all’untore sarebbe il caso di darsi tutti quanti una bella calmata.

Sergio Marchi – 23 Aprile 2020, qui.

 

Proseguo con la vergognosa incapacità del governo di fare alcunché di utile, mentre è bravissimo in tutto ciò che è illegale e anticostituzionale, oltre che responsabile di un gigantesco sperpero di denaro pubblico, mentre già una consistente fetta di popolazione è letteralmente alla fame.

Il moltiplicarsi delle task force certifica l’inadeguatezza del governo: oltre alla competenza manca il coraggio
conte_speranza_coronavirus
E guardate com’è caruccio – qualcuno di nostra conoscenza direbbe caruccetto – il nostro maestrino tra il preside severo e Pierino messo in castigo!

Vogliamo dire una cosa chiara, senza tanti paroloni e senza tirare in ballo filosofia, sociologia, arte della politica? Se qualcosa è certo in questa gestione italiana della crisi Covid-19 è che siamo in mano a troppe persone dalle mani piuttosto tremanti. Non possiamo permetterci che un’intera classe governativa impari a fare il suo mestiere, perdinci! Abbiamo tempi brevi, che non decidiamo noi, esigenze insormontabili di efficacia e di certezza per affrontare la fase due dell’emergenza con la necessaria competenza e diligenza. Come potremmo ancora attendere che chi governa impari pian piano a non fare gaffes, predisponendo invece strutture importantissime e prendendo decisioni efficaci per evitare che, come si suol dire, chi non morirà di virus non muoia di fame? Assistiamo al quotidiano moltiplicarsi di commissioni estemporanee, denominate con il guerresco termine task force, che di guerresco non hanno proprio nulla, almeno dal punto di vista del coraggio, dell’armamento e dell’addestramento. A sentire in tv gli eminenti componenti di dette task force, tutti si accomunano nel mettere le mani avanti e prendere tempo in attesa “dell’arrivo dei dati”. Ma quali dati? Forse quelli che garantiscano loro l’ombrello della impunità personale, nel momento in cui, bene o male, le cose saranno decise e giungerà il giorno del redde rationem? Assistiamo impotenti alle dichiarazioni degli stessi “espertoni” che spiegano meccanismi, definiti salvifici, che prevedono addirittura il tracciamento satellitare di tutti noi, con l’utilizzo di quelle applicazioni informatiche che, fino a ieri, condannavamo unanimemente se introdotte da Apple o Google e che oggi vorrebbero propinarci come conseguenza della fine degli arresti domiciliari. Fino a due mesi fa la privacy era il sommo bene da tutelare ed oggi una scemenza senz’importanza. Ma si rendono conto, oltretutto, che non siamo nemmeno in grado di tracciare efficacemente i soggetti sottoposti al braccialetto elettronico (e sono poche centinaia) in quanto sottoposti a misure di vigilanza penale?

Se non fosse drammatico, verrebbe da ridere considerando che proprio i pretesi paladini delle libertà individuali, quegli esponenti della sinistra che hanno fatto della tutela della privacy una bandiera, facendo persino rimuovere dai documenti d’identità l’indicazione del nostro stato civile, vogliono adesso seguire ogni nostro spostamento, alla faccia del dettato costituzionale, ed imporci precetti giuridici inesistenti quanto inaccettabili. Quali? Il più bestiale è dire: “o installi – volontariamente – l’app immuni oppure non esci di casa nemmeno dopo la riapertura dei cancelli”. Soluzioni tanto gravemente lesive dei diritti fondamentali degli italiani non se ne vedevano da tantissimi anni, e non erano propriamente anni che questi ineffabili governanti abbiano scelto ad esempio e vogliano riportare in auge, se non ricordo male.

Ma le task force, già da sole, bastano ed avanzano a certificare, con tanto di Dpcm, la totale inadeguatezza di chi ci governa. Non esistono  forse già gli stessi ministeri a doversi occupare della regolamentazione particolareggiata delle disposizioni del ministro? Non abbiamo già enti specifici, e persino dotati di facoltà legislativa, come il Dipartimento della Protezione civile, a regolamentare nello specifico l’applicazione delle misure di tutela della pubblica incolumità? Non bastavano, evidentemente, ed al capo Dipartimento hanno dovuto affiancare un super commissario e – poteva mancare? – una apposita task force supra-dipartimentale. Siamo alla follia, all’inarrestabile autoproduzione di strutture burocratiche che si sovrappongono tra loro, il tutto in assenza assoluta del minimo avvallo parlamentare. Altro che colpo di stato, altro che uomo solo al comando! Ma almeno fosse uno solo, l’uomo al comando! Rimosso quello, all’ennesima cavolata commessa, si sarebbe risolto il problema. Avete idea di quanto tempo ci vorrà per toglierci dai piedi i super esperti? E con quali mezzi farlo, dato che, almeno ufficialmente non percepiscono un centesimo per la loro opera, non hanno prestato alcun giuramento (e ricordo che in Italia giurano persino i netturbini) e, nello specifico, non hanno un programma pubblico ed una serie di obiettivi altrettanto pubblici o, quantomeno, conoscibili, da perseguire? Il vero colpo di stato, se proprio vogliamo cercarne uno, è già stato messo in atto da un po’, avendo posto il Parlamento in posizione di assoluta ininfluenza ed avendo completamente stravolto l’organigramma statale di gestione della pubblica difesa. Uno strano e malsano mix di desiderio di protagonismo da una parte e di altrettanto agognata impunità personale, nel caso le cose si mettessero al peggio, contraddistingue i nostri attuali comandanti, quelli che dovrebbero essere sul ponte della nave che ci porti al sicuro dal fortunale, che, tuttavia, assomigliano sempre più al poco coraggioso capitano della nave malamente incagliata a pochi metri dalla riva. Come cambiano le cose entrando in politica e, magari in maggioranza, lo saprà certamente l’ex ufficiale del “torni a bordo, cazzo!”, amaramente constatando, glielo auguro, che la fama dell’eroe a volte passa in fretta, soprattutto quando si scelga di continuare il viaggio su altra nave, con compagni ancor meno coraggiosi del povero capitano di Sorrento, marinai di bassa forza che, non avendo mai minimamente immaginato di doversi confrontare con immensi problemi reali, non sanno far di meglio che delegare ad altri (si spera meno sprovveduti) come portare a casa la pelle. Perché, sia detto per inciso, possiamo nutrire umana comprensione per chi si sia trovato, da un giorno all’altro, a dover fronteggiare questa immensa buriana con pochissimi mezzi, e penso ai tanti “nuovi eroi” di oggi, ai quali auguro che nessuna Procura della Repubblica venga in mente di andare a cercare colpe che non hanno assolutamente, poveracci. Noi facciamo presto a dare una botta di “eroe” a chi non abbiamo messo in condizione di operare senza dover dimostrare eroismo, perché questo dovrebbe essere, salvo poi farlo diventare un fannullone o incapace poco dopo, a piacimento del politico scarica-barile di turno e di una magistratura non sempre all’altezza. Medici ed infermieri senza nemmeno le mascherine messi caoticamente a contatto con decine di pazienti positivi al virus? Tutti eroi, e se muoiono facciamo una bella fiaccolata e siamo a posto.

A nessuno dei tanti componenti delle troppe task force, la maggior parte dei quali boiardi di stato o imprenditori d’assalto, verrà certamente in mente la soluzione perfetta, semplicemente perché non esiste. Andrà a finire, nella sostanza, come nessuno riuscirà ad impedire che vada, e la bastonata formidabile che questa crisi assesterà all’economia, che purtroppo è fatta assai più di rispettabili famiglie di gente che lavora e assai meno di poco rispettabile spread, ce la porteremo addosso per chissà quanto tempo. Ma una cosa, una sola, vorrei consigliare a quelli che se la facevano addosso dalla gioia per tante belle facce nuove, per l’onestah, per gli apritori del Parlamento come fosse una scatoletta di sardine (queste ultime, nel frattempo, divorate dai pescecani). Adesso le facce nuove, i giovani, gli onestih, li avete sul ponte di comando (oddio, un po’ affollato) e quindi siate fiduciosi e tranquilli. Magari il braccialetto elettronico sarà solo l’inizio e la vostra dignità continuerà ad essere offesa da un imbecille che multa il vecchietto per tre bottiglie di vino nella borsa, ma questi formidabili nuovi politici, alla peggio, nomineranno sempre nuove task force, secondo la bisogna. E il Parlamento? Più che aprirlo come una scatoletta, è stato ingloriosamente messo nel cesso. Ma andrà tutto bene.

Roberto Ezio Pozzo, 25 Apr 2020, qui.

E concludo con lo sfacelo della democrazia.

Quel virus illiberale che ha colpito la democrazia

Come credevamo di essere immuni, così riteniamo di essere democratici per natura. Si tratta di due errori grossolani. Il virus, che immaginavamo dall’altra parte del mondo, è arrivato e ha messo in crisi il nostro servizio sanitario. Il governo, a sua volta, ha trasformato una chiara difficoltà sanitaria in una crisi istituzionale adottando provvedimenti illiberali che hanno impoverito il Paese sia economicamente sia moralmente. Fare ora la storia di come si sia giunti fin qui serve, forse, a poco. Invece, ciò che è utile tener presente è che da questa situazione data – illibertà e povertà – non si trova e si fatica a rintracciare una celere via d’uscita, mentre lo stesso governo è tenuto a galla dall’emergenza. Le forze pauperiste – il M5S e ampi spezzoni della sinistra – ostacolano la ripresa delle attività spingendo così l’Italia verso la trasformazione nel Venezuela del Mediterraneo che guarda a Oriente. L’opposizione, purtroppo, non è migliore del governo e non ha capito che niente è come prima, ragion per cui vanno ripensati sovranismo, europeismo ed antieuropeismo. C’è bisogno di un fronte liberale e occidentale che capisca che in gioco c’è molto ma molto di più della salute: in gioco ci sono la libertà individuale e il destino della ex democrazia italiana.

Il Covid-19 non è la causa della crisi. L’epidemia è l’occasione che ha accelerato lo sfarinamento nazionale ma lo sfarinamento era già in atto da molto tempo. Il Coronavirus non si è abbattuto su un Paese di sana e robusta costituzione ma su una democrazia che già era fragile di suo e non ha trovato di meglio da fare che abolire la Costituzione. L’epidemia contagiando lo stesso corpo istituzionale ha messo in luce quanto si intuiva ma non si aveva il coraggio di confessare a sé stessi: l’Italia è stata per mezzo secolo una democrazia non per sua virtù ma soltanto grazie al contesto internazionale e al ruolo che le veniva concesso di recitare. Mutato lo scenario internazionale ecco venir fuori tutta la debolezza della democrazia italiana, tanto sul piano politico-istituzionale quanto (ed è inevitabile) sul piano culturale.

Le scuole o culture politiche che hanno caratterizzato la vita civile italiana dal dopoguerra alla fine del comunismo e oltre sono state i due grandi partiti di massa: la Dc e il Pci. Ma nessuno dei due era realmente ispirato da una cultura democratica. Al contrario, il loro obiettivo era quello di impossessarsi della macchina statale per piegarla agli interessi del proprio blocco sociale. La concezione che l’anima comunista e l’anima cattolica avevano dello Stato era quella di uno Stato-partito o di uno Stato-chiesa ossia una istituzione salvifica in cui gli italiani in genere potevano identificarsi per essere governati ed accuditi dalla nascita alla morte all’insegna del paternalismo e del primato della sicurezza come facoltà di badare ai propri interessi mettendo in conto i debiti allo Stato. Le forze laiche – la cosiddetta terza forza, i liberali, i repubblicani, i socialdemocratici, il tardo socialismo di Craxi – hanno inciso per come hanno potuto e la loro influenza culturale in alcuni momenti, si pensi alla stessa genesi della Costituzione, è stata anche superiore alle loro forze e alle legittime attese. La democrazia italiana è stata a tutti gli effetti il risultato della divisione del mondo con gli accordi di Yalta.

Stando così le cose non è possibile meravigliarsi – lo dico prima di tutto a me stesso – se oggi la vecchia, stanca e stantia democrazia del passato si è rapidamente trasformata in una democrazia dittatoriale o in un regime dispotico in cui tutte ma proprio tutte le libertà civili sono state sospese con un banale comunicato (televisivo), esattamente come avviene nella classica tecnica del colpo di Stato descritta a suo tempo da Malaparte (un altro arci-italiano che della democrazia, tutto sommato, non sapeva che farsene ma che sapeva pur sempre guardare in faccia la realtà e non temeva la verità come, invece, ne hanno paura i suoi e miei connazionali). C’era da aspettarselo da un Paese in cui la cultura politica non è mai uscita dal dibattito strumentale intorno all’ombelico del fascismo e dell’antifascismo senza riuscire mai a uscire e riveder le stelle di una libertà che costa doveri e fatica perché mette in scacco l’idea schiavistica dei totalitarismi novecenteschi che or ora ritornano sotto altra natura.

Come andrà a finire? Pensare di ritornare alla situazione precedente è ingenuo. La libertà una volta accantonata non si riapre come se fosse un ombrellone. Gli italiani, del resto, si sono rifugiati sotto l’ombrellone statale con il convincimento che garantisca l’ombra della sicurezza, anche mettendo in conto l’impoverimento sociale, già visibile a occhio nudo nelle strade deserte e depresse, e un governo assoluto che grava sul corpo e sull’anima per chi ce l’ha. Così avanza l’antica arte della dissimulazione onesta e persino le amicizie e le antiche abitudini cambiano sapore.

Giancristiano Desiderio, 23 aprile 2020, qui.

E a proposito del 25 aprile, più sopra evocato
bologna-rimini
E torno a ripetermi: dobbiamo ribellarci. Con la scusa di salvarci dal virus ci fanno morire di fame, di altre malattie che non saremo più in grado di curare, e infine di qualunque abuso il delirio di onnipotenza di questa gente abbia voglia di suggerire.

barbara

I CRIMINALI ABUSI DEL GOVERNO – PARTE SECONDA

Iniziamo con la denuncia di nove magistrati.

“Le passeggiate non sono reati, contrastiamo invece la criminalità”

La lettera aperta di nove magistrati della Valle d’Aosta

Una lettera aperta alla cittadinanza valdostana, in cui dicono che le passeggiate non sono illeciti e che “il denaro pubblico è più utile se speso per contrastare la  microcomunità che per i controlli”. A scriverla sono nove magistrati di Aosta, che però intervengono in qualità di cittadini.

Eugenio Gramola, presidente del tribunale, i giudici Anna Bonfilio, Maurizio D’Abrusco, Luca Fadda, Davide Paladino, Marco Tornatore, Stefania Cugge (giudice a Ivrea) e i pm Luca Ceccanti ed Eugenia Menichetti scrivono che “Con estremo sconforto – soprattutto morale – abbiamo assistito – ed ancora assistiamo – ad ampi dispiegamenti di mezzi per perseguire illeciti che non esistono, poiché è manifestamente insussistente qualsiasi offesa all’interesse giuridico (e sociale) protetto”.

“In un territorio  qual è quello valdostano, ma anche altrove, in zone di campagna o collinari su tutto il territorio italiano, ove molti comuni hanno una densità di popolazione assai limitata a fronte di un territorio in gran parte esteso in zona rurale, che pericolosità rivestono le condotte di chi, per sopravvivere alla situazione pesante in cui tutti viviamo, avendo la fortuna di abitare in comune montano – o comunque in zone isolate – (con gli inconvenienti ben noti in condizioni normali, soprattutto in stagione invernale, per spostamenti anche ordinari) faccia una passeggiata nei boschi osando allontanarsi anche per qualche chilometro dalla propria abitazione, laddove superate le ‘quattro case’ del paese – proprio nel raggio delle poche centinaia di metri di spostamento consentito od almeno tollerato – si spinga fino alle zone solitarie di montagna dove – se ha fortuna – potrà incontrare forse qualche marmotta, o capriolo o volpe, transitando al più in prossimità di qualche alpeggio, al momento anche chiuso”.

Quindi “fermo restando che è compito delle Forze di Polizia, e prima ancora dell’autorità politica che ne dirige l’operare, decidere come e dove concentrare i controlli sull’osservanza delle disposizioni emanate dal Governo, è difficile non chiedersi se davvero non si sappia immaginare un modo più utile per spendere il danaro pubblico, in settori ove ce n’è ben più bisogno per le tante necessità urgenti delle strutture sanitarie o per più seri interventi di prevenzione e protezione degli anziani in strutture di accoglienza”.

“Tutto ciò avviene con sacrificio estremo, manifestamente non necessario, di diritti fondamentali di libertà personale e di circolazione dei cittadini di cui alla parte I della Costituzione, che meriterebbe rinnovata lettura ed attenta meditazione. Non dimentichiamo che le norme che vengano ad incidere e sacrificare diritti costituzionalmente garantiti, anche a tutela di altri diritti di pari rango che vengano a confliggervi, sono comunque sempre soggette a stretta interpretazione e perdono ogni legittimazione laddove le condotte sanzionate siano prive di lesività per il bene preminente salvaguardato”.Nell’ambito dell’emergenza da coronavirus, in Valle d’Aosta è prevista “in senso ulteriormente restrittivo” rispetto alla normativa nazionale (per via di una ordinanza regionale) la possibilità di svolgere attività motoria e di uscire con l’animale da compagnia “solo in prossimità della propria abitazione”, ricordano giudici e pm. Nella lettera aperta fanno riferimento in particolare alla “Circolare del Ministero dell’Interno 31.03.2020”, in cui si ricorda che “la finalità dei divieti” risiede “nell’esigenza di prevenire e ridurre la propagazione del contagio” e che “il perseguimento della predetta esigenza implichi valutazioni ponderate rispetto alla specificità delle situazioni concrete”.

Inoltre “non sarebbe forse “strategicamente” più utile limitare l’applicazione dei provvedimenti in vigore nell’ambito effettivamente necessario per il perseguimento dei fini loro propri di contenimento dei rischi reali – e non immaginari – di diffusione dell’epidemia in atto, salvaguardando il più possibile le libertà fondamentali dei cittadini? Ciò perché i cittadini stessi, ben consapevoli e largamente convinti della necessità di un regime comunque restrittivo, poiché coscienti – per la maggior parte almeno – dei rischi conseguenti al mancato contenimento della diffusione epidemiologica in atto, sarebbero così assai più motivati e spontaneamente disposti al pieno rispetto della normativa vigente, ragionevole ed equilibrata, e non si sentirebbero invece costretti a cercare i più umilianti sotterfugi per sottrarsi a solerti controlli che finiscono per essere percepiti come gratuite persecuzioni di nessuna utilità per l’effettiva tutela del bene della salute pubblica”. Infine “se superassimo il pericolo da coronavirus lasciando sul tappeto libertà fondamentali e diritti primari di libertà che oggi vengono seriamente posti a rischio da condotte repressive non adeguate rispetto ai fini perseguiti, che risultato avremmo conseguito?”. (qui)

E proseguiamo con quella di ottanta avvocati.

80 avvocati contro le restrizioni alla libertà del Governo: “Applicate senza giusta disciplina giuridica”

23 aprile 2020

Ottanta avvocati hanno redatto e sottoscritto un appello nel quale hanno voluto segnalare all’opinione pubblica i profili di conflittualità con il nostro quadro costituzionale dei provvedimenti adottati in queste settimane dal Governo italiano. Secondo quanto riportato nello scritto, si evidenzia che “sono state applicate pesanti restrizioni alle libertà individuali (la libertà personale, la libertà di circolazione, la libertà di riunione, la libertà di culto), per il tramite di atti amministrativi (decreti ed ordinanze), in assenza di una puntuale disciplina legislativa e violando il principio di diversificazione delle competenze amministrative”. Gli avvocati hanno anche aggiunto che  essendo le restrizioni in questione avvenute sulla base di atti amministrativi, “le ha sottratte ad ogni forma di controllo preventivo e successivo”.

Il testo

L’emergenza sanitaria in atto ha dimostrato la fragilità del nostro sistema costituzionale e, in particolare, delle garanzie che i Padri costituenti avevano voluto scrivere a difesa delle libertà civili. Il Governo ha deciso di avocare a sé ogni competenza, utilizzando impropriamente lo strumento del decreto legge, con il quale sono stati solo genericamente descritti i “casi” di possibile restrizione delle libertà civili delegando al Potere esecutivo, nella persona del Presidente del Consiglio dei ministri, la scelta puntuale di quale misura adottare sia del grado di intensità della stessa. Tutto questo è stato fatto in ragione di uno stato di emergenza dichiarato dal Consiglio dei Ministri il 31 gennaio 2020, pur essendo noto che la nostra Carta costituzionale non prevede l’emergenza quale presupposto per derogare allo Stato di diritto. Ad entrare in crisi è stato innanzitutto il principio di divisione dei Poteri. La centralità del ruolo del Parlamento è stata sacrificata in forza della necessità ed urgenza dei provvedimenti da adottare. Il Potere esecutivo ha deciso di arrogarsi ogni decisione in materia, adottando decreti legge che hanno attribuito al Presidente del Consiglio il potere di integrarli ed attuarli in vista del fine del contenimento dell’epidemia coronavirus.

E’ stato posto in discussione anche il principio di competenza sia a livello centrale (comprimendo la competenza per materia dei vari dicasteri), sia a livello locale (residuando in capo alle Regioni solo un potere di intervento d’urgenza in attesa dell’adozione dei provvedimenti del Presidente del Consiglio). Il Decreto del Presidente del Consiglio è divenuto dunque una fonte strumentalizzata, dotato di un’efficacia tale da poter comprimere diritti costituzionalmente garantiti e da prevalere sui provvedimenti emessi dai singoli Ministri e sulle ordinanze emesse dagli enti territoriali (in primis le Regioni). Non è stato rispettato neppure il principio di gerarchia delle fonti. La libertà individuale gode di una protezione totale stante la riserva assoluta di legge (rinforzata), che impone al legislatore una descrizione precisa dei “casi” e dei “modi” di qualsiasi restrizione alla stessa. A sua tutela è pure prevista una riserva di giurisdizione. Anche la libertà di circolazione è garantita da una riserva di legge rinforzata; sono diritti soggettivi perfetti poi quelli di riunione, di associazione, di libertà di culto.

Solo una legge statale può limitare tali fondamentali libertà, e non certo una fonte secondaria governativa, e addirittura monocratica, quale il Decreto del Presidente del Consiglio. Ma anche accettando la possibilità dell’utilizzo della decretazione d’urgenza non c’è stato il rispetto del principio di tassatività: i due decreti legge adottati dal Governo hanno solo genericamente descritto i casi di possibile restrizione delle libertà civili, delegando ad un componente del Potere esecutivo, il Presidente del Consiglio dei Ministri, la titolarità di scelta sia del tipo di misura da adottare (i “casi”) sia del grado di intensità (i “modi). L’estrema genericità dei decreti legge contrasta poi con la Legge n. 400/1988, che richiede, per il rispetto dell’art. 77 Cost., l’emanazione di misure di immediata applicazione, con contenuto specifico ed omogeneo. Ed, anzi, un decreto-legge che abbisogni di un ulteriore provvedimento (nel caso un D.P.C.M.) per la sua attuazione, difficilmente può dirsi fondato su presupposti di straordinaria necessità e urgenza, poiché l’arco temporale necessario all’elaborazione della fonte secondaria smentisce in radice l’indifferibilità della misura.

In sintesi, sono state applicate pesanti restrizioni alle libertà individuali (la libertà personale, la libertà di circolazione, la libertà di riunione, la libertà di culto), per il tramite di atti amministrativi (decreti ed ordinanze), in assenza di una puntuale disciplina legislativa e violando il principio di diversificazione delle competenze amministrative. Il fatto poi che le restrizioni in questione siano avvenute appunto sulla base di atti amministrativi, le ha sottratte ad ogni forma di controllo preventivo e successivo. Tali provvedimenti, infatti, sono stati adottati dal Potere esecutivo (Presidente del Consiglio, Presidenti delle Regioni, Sindaci) in piena autonomia e senza una verifica da parte del Parlamento né un controllo del Presidente della Repubblica (previsto sugli atti aventi forza di legge e sui regolamenti governativi, questi ultimi adottati di solito con la forma del D.P.R.). La necessità che sia un atto avente forza di legge a limitare le libertà civili è del resto coerente con il nostro sistema di garanzie costituzionali: solo le leggi (ed atti equiparati ad esse) e non gli atti amministrativi (quali sono i decreti e le ordinanze) sono sottoponibili a giudizio di costituzionalità di fronte alla Corte Costituzionale, unico organo competente secondo il nostro Ordinamento a controllare, con efficacia erga omnes, la conformità alle norme e ai principi costituzionali degli atti legislativi, anche sotto il profilo della loro proporzionalità ed adeguatezza.

E’ mancata dunque qualsiasi verifica della conformità del mezzo (misure restrittive) con il fine (tutela della salute) nell’ottica di un bilanciamento con altri diritti cui la Costituzione riserva invece il grado più elevato di tutela: nessun controllo amministrativo, nessun passaggio parlamentare, nessuna verifica costituzionale. In conclusione gli scriventi ritengono che il fine non giustifica i mezzi. L’emergenza non può giustificare l’alterazione dei rapporti tra i poteri dello Stato e dello Stato con gli altri enti territoriali. Quando sono in gioco i diritti di libertà, allora l’alterazione delle garanzie costituzionali non riveste solo un aspetto formale, perché incide direttamente sulla tutela sostanziale di quei diritti che la Costituzione vorrebbe inviolabili. A meno che non si voglia incidere sulla forma dello Stato di diritto e infine sulla stessa forma di Governo.

I sottoscrittori (qui – e questa stampatevela e portatevela sempre dietro)

appello e sottoscrizioni-2

Poi arriva il 25 aprile, e salta fuori questa circolare ministeriale
25 APRILE
così commentata da

Simone Pillon

Nella foga di mettere a tacere le voci stridule di ANPI, il “Gabinetto del Ministro” autorizza le associazioni partigiane e combattentistiche ad affiancare le “Autorità deponenti”, purché lo facciano “in qualche modo”.
Guareschi ci avrebbe scritto sopra un romanzo.
Io, da giurista di campagna, mi limito a contemplare la morte del diritto: una circolare ministeriale che dispone in deroga di un Decreto Legge, e l’espressione “in qualche modo” che assurge a criterio giuridico. Tutto per non scontentare i sacerdoti del pensiero unico.

A cui io aggiungo: il più giovane dei partigiani, considerando tali anche i ragazzini che facevano le staffette per trasmettere ordini e comunicazioni e che non combattevano, oggi ha almeno 90 anni, i combattenti qualcuno in più: davvero ci sono ancora partigiani e combattenti iscritti all’ANPI che partecipano alle manifestazioni?

Prima di chiudere vi propongo questo accorato grido di dolore di Max Del Papa (e chissà se un giorno qualcuno scriverà una Pavana per una democrazia defunta) e infine questo sfogo esasperato di Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia.

(continua)

barbara

DEDICATO AI SINISTRI

E pensa, questo zingaraccio bastardo non ruba, non costruisce case abusive su terreni inedificabili (che in qualunque Paese civile sarebbero state bloccate all’inizio, o almeno demolite con le ruspe subito dopo), non invoca pallottole…

PS: lei si chiama Nada perché una zingara di nome Nada aveva predetto a sua madre che avrebbe avuto una figlia e che questa avrebbe avuto successo.

PPS: e guardate che bella, a sessant’anni suonati, con la ciccia e le rughe e i capelli bianchi!
Nada
PPPS: qui.

barbara

E ORA PARLIAMO DI BAMBINI

Cominciando con questo video

e proseguendo con alcune domande:

“Voi avete capito quel che succedeva a Bibbiano (Reggio Emilia)? Avete capito che portavano via i figli alle famiglie, accusando i genitori di abusi inventati di sana pianta, per lucrare e darli in affido a strutture e coppie gay? Avete capito che gli davano scariche elettriche per manipolarne i ricordi? Che falsificavano i disegni per avvalorare le accuse? Che omettevano di consegnare ai bambini lettere e regali dati dai genitori naturali? Avete capito che il Pd è solidale con il Sindaco arrestato? Avete capito che per 20 anni, senza che nessuno alzasse un dito, centinaia di bambini ai quali hanno fatto il lavaggio del cervello, sono stati strappati alle famiglie, mantenuti in affido e sottoporli a un circuito di cure private a pagamento?
Perché non vedo tutto questo sui giornali, tv e social?
Perché non leggo articoli dei noti soloni radical chic? Questo silenzio è la violenza più profonda.
Questo silenzio è inaccettabile.”

Don Francesco Minervino (qui)

Oltre a tutto ciò che c’è da dire e che, almeno in parte, è già stato detto, mi chiedo se qualcuno ha riflettuto sul ruolo determinante degli psicologi nelle sevizie cui sono stati sottoposti i bambini, allo scopo di strapparli alle famiglie con accuse di abusi sessuali mai avvenuti, per affidarli ad altri aguzzini loro complici e insieme intascare una barca di soldi. PSICOLOGI. Feccia dell’umanità, criminali psicopatici da chiudere in manicomio criminale e buttare via la chiave.
E infine una vecchia storia, con accuse false e morti veri, meritoriamente riesumata da Selvaggia Lucarelli. A forza di riempirci la bocca di politicamente corretti diritti – diritti dei bambini, diritti delle donne, diritti degli animali, diritti dei negri, diritti degli omosessuali, diritti dei trans, diritti di chi è uomo ma si sente donna ma il pisello se lo tiene ma guai se non lo fai entrare nelle toilette delle donne, diritti dei “migranti”… – ci siamo completamente dimenticati dell’umanità
.

barbara

LA SEA WATCH, I MINORI E IL DIRITTO DI NAVIGAZIONE

Iniziamo col colpo di genio del nostro brillante politico:
minori
Diamo poi un’occhiata più estesa ai bambini presenti sulla nave (ricordiamo che “minore” significa al di sotto di 14 anni. E non dimentichiamo che questi disgraziati sono in fuga da guerra miseria e fame, quindi sottonutriti, se non denutriti, e dunque con uno sviluppo ridotto rispetto ai coetanei cresciuti in condizioni normali nel nostro ricco Occidente. Per cui un tredicenne può facilmente essere assimilabile a un nostro bambino di nove anni)

Infine qui la docente di diritto di navigazione Elda Turco Bulgherini ci spiega le ragioni per le quali la Sea Watch non sarebbe MAI dovuta arrivare in Italia. Mi sia pertanto permesso di dire che trovo indecente la gioia che alcuni manifestano per il fatto che si è finalmente “trovata una soluzione”: per ogni nave fatta abusivamente arrivare in Italia per la quale si “trova una soluzione”, altre dieci navi verranno fatte abusivamente arrivare in Italia, contando sul fatto che tanto “una soluzione bene o male si troverà”, ossia si perpetrerà un assassinio premeditato della legalità, con conseguente distruzione della nostra società e anche – piccolo effetto collaterale – un nuovo aumento esponenziale delle morti in mare, dato che se partono in massa, non sarà comunque possibile arrivare a tutti. Mentre i trafficanti di carne umana e tutti i loro complici, fiancheggiatori e “utilizzatori finali” (di manodopera schiava, di prostitute, di fornitori – un tantino inconsapevoli – di organi) continueranno ad arricchirsi a dismisura, senza che ciò turbi la coscienza delle anime belle. Se poi vi restano ancora due minuti, vi suggerirei di leggere qualche riflessione qui.

PS: alle ultime elezioni non ho votato Salvini. Alle prossime lo farò.

barbara

IMMAGINO CHE QUESTO SIA UN POST ABBASTANZA IMPOPOLARE

L’ho detto fin dall’inizio: avere sofferto non è un titolo di merito. Se i senatori a vita devono essere persone che hanno guadagnato benemerenze nei confronti dello stato, persone che hanno dato lustro allo stato con le proprie azioni, l’avere sofferto non rientra in questa categoria. Se uno stato ha contratto dei debiti nei confronti di un gruppo di cittadini, paghi i suoi debiti, ma non li metta in posizioni dove possono far danni. Quello che voglio dire è che non ne posso più dei deliranti sproloqui della signora Segre, dei suoi osceni paragoni fra gli ebrei strappati alle loro case, portati contro la loro volontà a migliaia di chilometri di distanza, privati di tutto, sfruttati fino alla morte e infilati nelle camere a gas, e gente che sceglie di lasciare la propria casa, che entra illegalmente in un altro stato, che una volta giunta a destinazione vive di delinquenza. E che se qualcuno tenta di protestare e di riappropriarsi del proprio territorio reagisce così, qui in Inghilterra, prossimamente dappertutto

È veramente vergognoso che la mancanza di lucidità di una signora molto vecchia venga spudoratamente sfruttata da loschi figuri per sporche finalità politiche – politiche ai danni di tutti noi.

barbara

RIACE IN DUE BREVI SINTESI

RIPOPOLAMENTI

Il sindaco di Riace intendeva “ripopolare” con i migranti territori abbandonati. Ce lo hanno detto con voce tremante dall’emozione conduttori e conduttrici di vari TG. Poco mancava che aggiungessero: “ma che bravo!”.
Il sindaco di Riace non ha inventato nulla di nuovo. Popolare territori semi desertici con immigrati è stata una politica seguita negli Stati Uniti. Ma in quel caso si trattava di immigrati RICHIESTI dal governo di quel paese, gente di cui si aveva davvero bisogno.
C’è invece un precedente più antico ma molto più simile. Nella fase iniziale del suo disfacimento l’impero romano era pressato da popoli che cercavano di migrare in massa entro i suoi confini. Visto che era difficile e costoso tenerli tutti lontani si pensò di usarne una parte per ripopolare zone dell’impero che la crisi demografica aveva quasi spopolato. I migranti non erano necessari all’impero, semplicemente si sperava che sistemandoli in zone inospitali e semi desertiche si sarebbe allentata la pressione ai suoi confini. Si crearono invece dentro l’impero autentiche sacche di popolazioni che in larga misura erano estranee ai valori della romanità. Si ebbero in certi casi processi di integrazione, ma in larga misura le sacche restarono tali. Quando poi la pressione sull’impero si fece sempre più forte ed iniziarono le migrazioni-invasioni moltissimi degli accolti aiutarono gli invasori.
Cose vecchie? Forse, ma terribilmente attuali.
Giovanni Bernardini

Un sindaco che celebra e promuove matrimoni falsi è un caso gravissimo, proprio perché è un sindaco e ha il potere di mutare ilo stato delle persone. E’ un caso analogo, ma molto più grave dell’ipotesi che io, come professore, segnassi sul libretto dei voti a chi non ha fatto l’esame perché mi sta simpatico o perché appartiene alla mia parte politica. O un vigile cha facesse le multe ai suoi nemici. Sono cose gravissime, che “privatizzano” il potere pubblico e ne distruggono la credibilità. Che ci sia o meno interesse economico conta relativamente poco. Questo signore ci ha rubato ben più dei soldi di cui a quanto pare ha abusato, ha rubato la legalità stessa.
Ugo Volli

Giusto per dare un’idea:
Domenico Lucano
Per risolvere i problemi comunque c’è un sistema molto semplice: cancellare Salvini!

Che poi, diciamolo, Salvini ha dei gusti orridamente razzisti, guardate che roba!
salvini
Farebbe bene a prendere esempio da Macron, farebbe: lui si che è buono!
macron 1
AFP_19M3ZN
macron 3
(NOTA: quello a destra nella prima foto è un criminale appena uscito di galera. 

barbara