IN MEMORIA DELLE VITTIME DELL’IMMIGRAZIONE

PG Molinari

Oggi è la giornata in cui si ricordano le vittime dell’immigrazione. Giusto. Ricordiamo quindi: Alessandro Carolè (40 anni), Daniele Carella (21 anni) ed Ermanno Masini (64 anni) uccisi a picconate a Milano; Pamela Mastropietro (18 anni), stuprata, uccisa, e poi lasciata a pezzi in due trolley a bordo strada; Desirée Piovanelli (17 anni) drogata e uccisa (poi violentata anche da morta) nel bresciano; Ulderico Esposito (52 anni), tabaccaio napoletano ucciso a pugni in metropolitana; Maurizio Gugliotta (51 anni), sgozzato a Torino; Vincenzo Solano (68 anni) e sua moglie Mercedes Ibanez (70) coniugi, uccisi in casa propria a Palagonia (lei anche stuprata e poi gettata dal balcone); l’anonima turista polacca malmenata e stuprata a Rimini con tanta violenza da costringere i medici ad asportarle l’utero; il controllore dell’ATM al quale è stato quasi staccato un braccio a colpi di machete e i controllori ferroviari presi a pugni e calci quotidianamente; le anonime donne prese a pugni in faccia nei sottopassi ad Arezzo e Lecco; gli anonimi agenti di polizia e militari accoltellati, morsicati, malmenati ogni giorno; le svariate migliaia di donne di colore schiavizzate, seviziate e costrette a prostituirsi da connazionali, ecc. ecc.

Che a me sembrano gli unici meritevoli di essere ricordati come “vittime dell’immigrazione, dal momento che non hanno scelto di riempirsi di clandestini, a differenza dei clandestini che hanno scelto di venire.

barbara

I NOSTRI POVERI MIGRANTI

Migranti 1: dobbiamo accoglierli perché sono in cerca di una vita migliore.

Migranti 2: dobbiamo accoglierli perché fuggono da guerre e miseria, hanno fame, stanno morendo di fame

Davanti al centro d’accoglienza nel Municipio IX di Roma il cibo destinato agli immigrati gettato nell’immondizia.

barbara

QUEI POVERI DISPERATI MIGRANTI

In fuga da guerra, terrore, miseria. Laceri e macilenti. Senza neppure la forza di levare lo sguardo, senza il coraggio di emettere un fiato.

Identici agli ebrei braccati dai nazisti, strappati alle loro case,
deportazione 1
caricati su carri bestiame,
deportazione 2
inviati direttamente al gas quelli più deboli,
in camera a gas
sfruttati, quelli più forti, fino allo sfinimento
deportazione 3
o usati per gli esperimenti
deportazione 4
e poi anche loro infilati in una camera a gas e cremati, o scaraventati in una fossa comune.
deportazione 5
E i pochi sopravvissuti ridotti così.
deportazione 6
deportazione 7
Identici: stesso sterminio, stesso genocidio, stesso olocausto, stessa shoah, come ha insistentemente ripetuto il nostro sindaco in sinagoga in occasione della giornata della memoria: “È la stessa cosa, è la stessa cosa, è la stessa cosa”.

barbara