E SE UN’AUTO HA UN INCIDENTE

E nell’incidente finisce contro un idrante. E se a causa dell’urto l’idrante esplode. Possono succedere cose strane.


In Israele, naturalmente. A Tel Aviv.

barbara

STAVOLTA IL POST PARASPLATTER VE LO BECCATE

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Ecco, questa è la mia gamba. Punti pochi perché, mi ha detto il dottore del pronto soccorso, sicuramente verrà un ematoma, e bisogna lasciargli spazio per espandersi. E infatti è venuto, ed è lui che dà l’effetto salsiccia. Pochi e larghi, perché largo è lo squarcio, e profondi, perché è profondo. Ed è (anche) per questo che la gamba resterà deturpata. Vabbè, un’altra medaglia di guerra al valore. Poi al termine indicato ero andata a farmeli togliere, ma appena tolto il primo i labbri della ferita hanno cominciato ad aprirsi, perché non si era ancora cicatrizzata, sicché ha dovuto interrompere la rimozione e mettere, nella parte già aperta, un cerottino speciale per tenere unita la ferita.
E ancora un aggiornamento sull’altro incidente. Fino a quattro mesi fa per lavarmi i capelli mi inginocchiavo accanto alla vasca da bagno. Oggi, dopo quattro mesi, ho provato a rifarlo, mettendomi sotto le ginocchia un cuscino imbottito di gommapiuma spesso una dozzina di centimetri. Il tempo di bagnarmi i capelli – pochi e corti – e ho avuto male alle ginocchia per più di un’ora.
Poi adesso anche la bronchite. Di quelle proprio proprio brutte, con un miliardo di aghi piantati in bronchi trachea e laringe e attacchi convulsi con crisi di soffocamento e tutti i muscoli della pancia che mi fanno male per la violenza della tosse.
Ma chi mi sta aspettando non si preoccupi: io sono questa qui:

barbara

AGGIORNAMENTO: oggi sono tornata a togliere i punti, a sedici giorni dall’incidente. E l’ultimo tratto è ancora aperto, da tanto che era profondo lo squarcio.

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uffa

NON TI MUOVERE

Non ti muovere, perché sei lì, sospesa tra la vita e la morte – non hai rispettato lo stop, e non avevi allacciato il casco – e non so quale direzione potresti prendere, se dovessi muoverti.
È il padre che, dentro di sé, lo intima alla figlia, mentre la guarda impotente, mentre attende impotente che la natura decida quale direzione prendere. E in questa angosciante e impotente attesa comincia a snodarsi un intrico di ricordi, sepolti ben lontano dalla coscienza, che non venissero a disturbare il tranquillo tran tran della vita quotidiana. Ricordi di quell’amore che tutto sembrava tranne che amore, e forse, invece, era amore davvero. E anche allora, proprio allora mentre stava nascendo questa vita che ora sta rischiando di spegnersi, anche allora, anche lei non doveva muoversi, non avrebbe dovuto muoversi, e invece poi è andata come è andata – come se la vita non fosse già stata abbastanza crudele con quella donna, come se gli uomini non fossero già stati abbastanza crudeli con quella donna – e resta la devastante, annichilente coscienza delle proprie colpe, e il dovere di guardarle in faccia, almeno questo, una buona volta. E chissà se la figlia, almeno lei, sarà risparmiata.
È un libro duro, spietato (la vita lo è, dura e spietata, e se la vuoi raccontare non puoi scrivere un romanzo Harmony). Però bellissimo. O forse, proprio per questo bellissimo.

Margaret Mazzantini, Non ti muovere, Mondadori 

Non ti muovere
barbara

ALLORA IO VADO

Purtroppo le conseguenze dell’incidente si sono rivelate molto più pesanti di quanto poteva sembrare all’inizio, e sono ancora abbastanza lontana dall’essermi ripresa. Oltre ai numerosi segni, evidenti e dolorosi, che l’incidente mi ha lasciato in tutto il corpo, i disturbi neurologici in particolare – oggettivamente confermati da una serie di test a cui ho cominciato a sottopormi, provocati dal danno cerebrale che secondo la neurologa, anche se non rilevato dagli strumenti diagnostici, indubbiamente c’è stato – sono piuttosto seri, e tali da impedirmi di svolgere una vita normale. Quindi, con la benedizione della fisioterapista e della neurologa, me ne vado per un po’, per cambiare aria, cambiare clima, cambiare ambiente, cambiare stagione, cambiare tutto. Le prossime due settimane sarò qui, e spero di tornare in condizioni migliori. E dato che fra le tante cose che l’incidente si è portato via, una almeno mi è rimasta, vi lascio con questa.

barbara

AGGIORNAMENTO:
mi sono accorta che il link non funzionava, però Andrea mi pare che abbia visto le immagini del resort, quindi non so in quale momento si sia verificato lo sfasamento. Adesso comunque dovrebbe essere a posto.

TUTTO PER NIENTE

L’avete sentita anche voi un sacco di volte, vero? Assicurati di avere le mutande pulite, non sia mai che fai un incidente e ti devono visitare. Ecco, io l’incidente l’ho fatto, e anche piuttosto brutto. E mi hanno dovuta visitare. E avevo le mutande pulite. Beh, ci fosse stato un cane che avesse avuto l’idea di venirmele a controllare.
Sprecato un paio di mutande pulite per niente.
(Lei, comunque, le aveva)
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barbara

VI AGGIORNO UN PO’ SUI FATTI MIEI

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Questo qui è il ginocchio sinistro, quello perfettamente completamente meravigliosamente guarito. La tumefazione che si vede sulla sinistra è molto dolorante, e anche la rotula mi fa molto male. Il destro invece no, non è guarito, c’è ancora un buco aperto che da una decina di giorni ha preso a sputazzarmi fuori una schifezza verdastra, e che richiede ancora due medicazioni la settimana. Altri due giorni la settimana sono impegnati con il linfodrenaggio alle gambe per via dell’edema, e al viso per via del naso ancora dolorante. Poi è risultato che il naso si è anche storto, mentre vicino alla radice c’è una deformazione dovuta alla rottura della cartilagine, e mi sa che mi dovrò tenere per sempre anche quella. Sulle gambe comunque adesso, a cinque settimane dall’incidente, riesco a passare il sapone e l’asciugamano senza strillare.
Ieri ho finalmente avuto la visita neurologica. Secondo la neurologa i disturbi sono compatibili sia con lo shock che con un danno cerebrale o alla cervicale. Per accertarlo mi ha prescritto tutti i controlli, riuscendo a fare una cosa che per me sarà abbastanza micidiale (dovrò alzarmi dal letto prima ancora di esserci andata), ma assolutamente formidabile: mi ha prenotato tac al cranio, raggi alla cervicale, elettroencefalogramma e successiva visita neurologica con tutti i referti, tutte cose che richiedono ognuna settimane di prenotazione, in un’unica mattinata, lunedì prossimo. Le ho prospettato la mia idea di andarmi a stendere un paio di settimane su qualche spiaggia tropicale, e lei ha entusiasticamente approvato. E dunque preparatevi a una mia prossima assenza, che appena sono in condizione di affrontare il viaggio parto.

barbara

NUNTIO VOBIS GAUDIUM MAGNUM

E cioè che il mio ginocchio sinistro, dopo 18 giorni, ha finalmente smesso di sanguinare. Il destro ancora no, ma insomma non si può avere tutto dalla vita. Le gambe, nel frattempo, sono arrivate ad avere più colori di una foresta in autunno, e se non fosse che sono le mie, e che per lavarmi asciugarmi e vestirmi le devo toccare, il che ogni volta mi fa cacciare una discreta dose di strilli, sarebbe anche divertente. Poi grazie all’ortopedico strafigo ho finalmente scoperto perché il naso solo a guardarlo mi fa urlare: perché nel corso del mio incontro con l’asfalto si è rotta la cartilagine. Smanettando un po’ nei punti in cui faceva un po’ meno male, sono riuscita a mandare un paio di pezzi a incastrarsi nel punto giusto, ma mi rimangono ancora un po’ di bitorzoli dolorosissimi (ed è abbastanza impressionante toccarmi il naso e sentire crac crac). E restano i problemi neurologici, e per la visita devo ancora aspettare più di due settimane, ma insomma, si sopravvivrà anche a questo, spero. In compenso ieri per la prima volta mi sono arrischiata a uscire senza bastone. Certo, resto ancora parecchio impedita, e per consolarmi della mia scarsa possibilità di movimento, mi consolo guardando muoversi gli altri.

barbara

ANGELI N°2

Oggi sono andata al pronto soccorso qui, che ritengo decisamente più affidabile. Ci sono dovuta andare in taxi, perché ieri quando, arrivando, mi ero fatta portare dal taxi al parcheggio della stazione dove avevo lasciato la macchina, l’avevo trovata murata da mezzo metro di neve, e quindi avevo dovuto lasciarla lì.
Il medico che mi ha vista è leggermente inorridito alla vista di come erano state trattate le mie ginocchia, e ha provveduto a rimuovermi pezzi di pelle necrotizzata lavorando sulla carne viva (grrrrrr!), e mi ha fissato un appuntamento per domani mattina dal dermatologo, che con maggiore competenza potrà completare il lavoro. Ho avuto la consolazione di apprendere che nelle gambe non c’è trombosi, come avevo temuto e come anche lui, al primo momento, aveva ipotizzato, ma solo – sì, vabbè… – dei mostruosi ematomi (avete presenti quei cocomeri bislunghi? Ecco, tagliatene uno a metà per il lungo e appoggiatevi quella metà sulla gamba: la mia gamba destra è così, oltre ad essere già di suo grossa circa il doppio del normale. La sinistra invece è sì grossa il doppio, ma con ematomi più umani. Non posso neppure portare gambaletti o calzettoni perché me le segano, mentre i collant non li posso portare per via della pressione sulle ginocchia).
Quando sono uscita ho richiamato il taxi, ed è ricapitato quello di prima, che mi ha portata alla stazione e hanno lavorato un buon quarto d’ora, lui e la moglie, per liberarmi la macchina, senza volere un centesimo di più della tariffa fissata per i tragitti urbani. Disponendo della macchina, poi, ho anche potuto fare la spesa, cosa che altrimenti mi sarebbe stata impossibile.

Nota per gli amici personali: i miei telefoni sono ancora staccati. Sono ancora parecchio frastornata, ho difficoltà di concentrazione, spesso nausea, e sto quasi tutto il tempo a letto, dove mi assopisco a orari strani mentre non dormo affatto in quelli normali, e quindi non posso rischiare di perdere quei momenti, di cui ho estremamente bisogno.

Questa la dedico ai miei angeli

e questa a me.

barbara

GLI ANGELI ESISTONO

Un guidatore distratto, che non mi vede, semplicemente non mi vede, e mi centra in pieno mentre attraverso sulle strisce (nel film che continua a girare nella mia testa si vedono due urti. L’ipotesi che posso formulare è che, poiché solo al momento dell’impatto si è accorto che c’era qualcosa davanti alla sua macchina, e solo in quel momento ha cominciato a frenare, l’urto mi ha sbalzata in avanti, e prima che cadessi ha fatto in tempo a colpirmi una seconda volta) e mi scaraventa a terra con la faccia sull’asfalto (e meglio con la faccia che con la testa comunque, vista la violenza dell’urto). Poi finalmente si ferma, con le ruote a pochissimi centimetri dal mio corpo, mente io urlo, urlo, continuo a urlare, non riesco a smettere di urlare – e non ci provo neanche, del resto, a trattenere questa interminabile serie di urla. Il dolore è atroce, ma so con certezza che non è quello a strapparmi quelle urla selvagge che sgorgano da ancestrali meandri del mio essere. Forse sono urla di terrore. Forse di protesta (mi accade a volte di protestare piuttosto rumorosamente, in effetti). Forse è il mio essere viva, nonostante tutto, che si fa prepotentemente sentire. Poi sollevo la testa di qualche centimetro e vedo la pozza di sangue (non macchia: pozza) sotto la mia faccia, abbastanza ricca da far rimbalzare le gocce di sangue che continuano a cadervi a ritmo sostenuto.

La prima cosa che sento è la mano, che si posa lieve sui miei capelli, le dita che mi accarezzano la testa. Poi arriva la voce, bassa, calma. Mi sente? Riesce a sentirmi? Capisce quello che dico? Ha battuto la testa? Ricorda di avere battuto la testa? Ha freddo? UNA COPERTA! QUALCUNO HA UNA COPERTA? Non dorma, non deve addormentarsi, continui ad ascoltarmi, no, non si muova, non si deve muovere, l’ambulanza sta arrivando (non era vero, lo diceva solo per tranquillizzarmi, però ha funzionato. Ha funzionato, incredibilmente, anche le altre due o tre volte che lo ha detto, anche se ormai lo sapevo che non era vero. Ha funzionato talmente bene che polso e pressione sono risultati perfettamente normali). SERVE QUALCOSA DA APPOGGIARE LA TESTA e arriva un rotolo di qualcosa di gomma, come quelle stuoie per fare ginnastica, in modo che ci possa appoggiare la fronte, senza doverla appoggiare sull’asfalto o tenere sollevata irrigidendo il collo. (E mentre sono lì per terra mi squilla il cellulare. So chi è, e devo rispondere. Non deve muoversi. Devo rispondere. Non deve muoversi. Devo rispondere. E riesco a raggiungere la tasca, ad estrarne il cellulare, e immaginatevi una povera disgraziata che sta chiamando per decidere quando e dove vederci e che, senza saluti né preamboli di sorta si sente dire sonoperterrainmezzoallastrada, mihatiratsottounamacchina, stoaspettandolambulanza, tirichiamoquandoposso). Ha sete? Vuole bere? Poi compare una bottiglia, compaiono dei fazzoletti, e comincia a pulirmi, delicatamente, la faccia imbrattata di sangue; finito questo lavoro, riprende ad accarezzarmi la testa, sempre continuando a parlare; rimane lì fino all’arrivo dell’ambulanza, e si offre anche di accompagnarmi.

Il risultato dell’incontro con l’automobilista distratto è: ecchimosi all’angolo interno di un occhio, escoriazione al naso tuttora sanguinante, naso gonfio come un peperone (e ancora dopo 4 giorni non riesco a soffiarlo), labbro che neanche Patti Pravo, le ginocchia due polpette sanguinolente che ancora stanno sanguinando, una gamba completamente addormentata, un braccio e una spalla doloranti e con mobilità limitata, lividi, ecchimosi, edemi ed escoriazioni profonde sparse per tutto il corpo, difficoltà a sopportare rumore e movimento.
Ma tanto a noi vecchie streghe chi ci ammazza?
(Adesso vado a stendermi, comunque, che sono proprio sfinita)

barbara