I CRIMINALI ABUSI DEL GOVERNO – PARTE TERZA

E ancora una volta do spazio ai lati oscuri di questo oscuro nonché abusivo governo. Comincio con il vergognoso abuso di potere da parte delle forze dell’ordine, che lasciano gli spacciatori liberi di girare, di assembrarsi, di spacciare, per correre dietro a chi nuota o cammina.

Dagli all’untore, l’avvocato Edoardo Polacco spopola sul web (video)
inseguimento
È partita da qualche settimana la stagione della caccia all’untore. Mentre politici e scienziati di tutto il mondo brancolano nel buio e ci danno indicazioni parziali e contraddittorie, in Italia abbiamo capito dove sta il problema. Questo terribile coronavirus non si riesce a sconfiggere perché c’è qualcuno che si ostina a non restare a casa. Non sono i partigiani dell’ANPI che festeggeranno il 25 aprile, state tranquilli. Per quelli c’è il salvacondotto politico, si sa che anche il virus in fondo è antifascista. E nemmeno ci riferiamo a chi sta in coda ore e ore al supermercato. Perché la spesa bisogna farla comunque, e quello è un rischio calcolato. Ma a chi magari non ce la fa più a stare in casa prigioniero da due mesi. E senza dare fastidio a nessuno, la mattina presto si ritaglia un’ora d’aria. Una passeggiatina anche se magari non ha il cane. Una corsetta timorosa su un lungomare deserto. Una immersione al largo, per chi ha la passione di fare il sub. Apriti cielo. Elicotteri, droni, missili e raggi laser. E spesso giornalisti al seguito. Il che ad essere maliziosi fa pensare male. O come dice l’avvocato Edoardo Polacco, ricorda da vicino una buffonata di Stato.

Edoardo Polacco, usiamo elicotteri e polizia contro gli spacciatori

Avete visto quello lì, quello del gabibbo (Vittorio Brumotti, ndr). Che va in bicicletta a pizzicare gli spacciatori nelle piazze d’Italia. Sono decine di persone, stanno tranquille con le loro dosi di droga. E non si trova una volante della Polizia neanche a pagarla. L’Avvocato Edoardo Polacco è scatenato in un video che vi proponiamo come 7Colli. E che fa effettivamente riflettere. Perché le Forze dell’Ordine stanno facendo un grandissimo lavoro in questo periodo, e non solo. E spesso con risorse scarse. Ma la caccia all’untore lanciata da quello che Porro chiamerebbe il partito unico del virus sta sconfinando nel ridicolo. È questo il senso della denuncia di Polacco, che non si ferma qui. Droni, elicotteri, missili, questo spiegamento di forze non si era mai visto. E poi chi vanno a prendere? Un sub che se ne sta da solo a trecento metri dalla riva. Che ovviamente non può infettare nessuno perché è sott’acqua. Ma chi ha autorizzato un’operazione di quel tipo? Chi pagherà i costi dell’elicottero?

Polacco, l’inseguimento sulla spiaggia è stato ridicolo. E ne risente anche il prestigio dell’Arma

L’avvocato Edoardo Polacco è titolare di un prestigioso studio legale a Roma. E ha voluto registrare un video vestito di tutto punto con la sua toga. Come se fosse un avvocato del Popolo. Quello vero però, e ogni rifermento all’attuale premier è puramente voluto. Il video è ironico, ma anche tremendamente serio. Perché va a fustigare alcuni vecchi vizi italici duri a morire. Dare la colpa agli altri, fare sceneggiate inutili. Farsi prendere dalla sindrome dello sceriffo e comunque godere un po’ nel torturare le altre persone. Ma avete visto quel poveraccio che correva la mattina presto sul bagnasciuga? Tutto deserto, non c’era una persona nel raggio di chilometri. Inseguito e poi braccato fin dentro al paese, con tanto di volanti a sirene spiegate. Una buffonata di Stato, conclude Polacco. E anche una cattiva figura per l’Arma dei Carabinieri, che sicuramente merita di essere impiegata con il proprio prestigio in operazioni diverse da queste. I nostri lettori la potranno pensare ovviamente come vogliono, ma che forse si stia un po’ esagerando se ne stanno accorgendo in molti. Bene i controlli, ma con il dagli all’untore sarebbe il caso di darsi tutti quanti una bella calmata.

Sergio Marchi – 23 Aprile 2020, qui.

 

Proseguo con la vergognosa incapacità del governo di fare alcunché di utile, mentre è bravissimo in tutto ciò che è illegale e anticostituzionale, oltre che responsabile di un gigantesco sperpero di denaro pubblico, mentre già una consistente fetta di popolazione è letteralmente alla fame.

Il moltiplicarsi delle task force certifica l’inadeguatezza del governo: oltre alla competenza manca il coraggio
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E guardate com’è caruccio – qualcuno di nostra conoscenza direbbe caruccetto – il nostro maestrino tra il preside severo e Pierino messo in castigo!

Vogliamo dire una cosa chiara, senza tanti paroloni e senza tirare in ballo filosofia, sociologia, arte della politica? Se qualcosa è certo in questa gestione italiana della crisi Covid-19 è che siamo in mano a troppe persone dalle mani piuttosto tremanti. Non possiamo permetterci che un’intera classe governativa impari a fare il suo mestiere, perdinci! Abbiamo tempi brevi, che non decidiamo noi, esigenze insormontabili di efficacia e di certezza per affrontare la fase due dell’emergenza con la necessaria competenza e diligenza. Come potremmo ancora attendere che chi governa impari pian piano a non fare gaffes, predisponendo invece strutture importantissime e prendendo decisioni efficaci per evitare che, come si suol dire, chi non morirà di virus non muoia di fame? Assistiamo al quotidiano moltiplicarsi di commissioni estemporanee, denominate con il guerresco termine task force, che di guerresco non hanno proprio nulla, almeno dal punto di vista del coraggio, dell’armamento e dell’addestramento. A sentire in tv gli eminenti componenti di dette task force, tutti si accomunano nel mettere le mani avanti e prendere tempo in attesa “dell’arrivo dei dati”. Ma quali dati? Forse quelli che garantiscano loro l’ombrello della impunità personale, nel momento in cui, bene o male, le cose saranno decise e giungerà il giorno del redde rationem? Assistiamo impotenti alle dichiarazioni degli stessi “espertoni” che spiegano meccanismi, definiti salvifici, che prevedono addirittura il tracciamento satellitare di tutti noi, con l’utilizzo di quelle applicazioni informatiche che, fino a ieri, condannavamo unanimemente se introdotte da Apple o Google e che oggi vorrebbero propinarci come conseguenza della fine degli arresti domiciliari. Fino a due mesi fa la privacy era il sommo bene da tutelare ed oggi una scemenza senz’importanza. Ma si rendono conto, oltretutto, che non siamo nemmeno in grado di tracciare efficacemente i soggetti sottoposti al braccialetto elettronico (e sono poche centinaia) in quanto sottoposti a misure di vigilanza penale?

Se non fosse drammatico, verrebbe da ridere considerando che proprio i pretesi paladini delle libertà individuali, quegli esponenti della sinistra che hanno fatto della tutela della privacy una bandiera, facendo persino rimuovere dai documenti d’identità l’indicazione del nostro stato civile, vogliono adesso seguire ogni nostro spostamento, alla faccia del dettato costituzionale, ed imporci precetti giuridici inesistenti quanto inaccettabili. Quali? Il più bestiale è dire: “o installi – volontariamente – l’app immuni oppure non esci di casa nemmeno dopo la riapertura dei cancelli”. Soluzioni tanto gravemente lesive dei diritti fondamentali degli italiani non se ne vedevano da tantissimi anni, e non erano propriamente anni che questi ineffabili governanti abbiano scelto ad esempio e vogliano riportare in auge, se non ricordo male.

Ma le task force, già da sole, bastano ed avanzano a certificare, con tanto di Dpcm, la totale inadeguatezza di chi ci governa. Non esistono  forse già gli stessi ministeri a doversi occupare della regolamentazione particolareggiata delle disposizioni del ministro? Non abbiamo già enti specifici, e persino dotati di facoltà legislativa, come il Dipartimento della Protezione civile, a regolamentare nello specifico l’applicazione delle misure di tutela della pubblica incolumità? Non bastavano, evidentemente, ed al capo Dipartimento hanno dovuto affiancare un super commissario e – poteva mancare? – una apposita task force supra-dipartimentale. Siamo alla follia, all’inarrestabile autoproduzione di strutture burocratiche che si sovrappongono tra loro, il tutto in assenza assoluta del minimo avvallo parlamentare. Altro che colpo di stato, altro che uomo solo al comando! Ma almeno fosse uno solo, l’uomo al comando! Rimosso quello, all’ennesima cavolata commessa, si sarebbe risolto il problema. Avete idea di quanto tempo ci vorrà per toglierci dai piedi i super esperti? E con quali mezzi farlo, dato che, almeno ufficialmente non percepiscono un centesimo per la loro opera, non hanno prestato alcun giuramento (e ricordo che in Italia giurano persino i netturbini) e, nello specifico, non hanno un programma pubblico ed una serie di obiettivi altrettanto pubblici o, quantomeno, conoscibili, da perseguire? Il vero colpo di stato, se proprio vogliamo cercarne uno, è già stato messo in atto da un po’, avendo posto il Parlamento in posizione di assoluta ininfluenza ed avendo completamente stravolto l’organigramma statale di gestione della pubblica difesa. Uno strano e malsano mix di desiderio di protagonismo da una parte e di altrettanto agognata impunità personale, nel caso le cose si mettessero al peggio, contraddistingue i nostri attuali comandanti, quelli che dovrebbero essere sul ponte della nave che ci porti al sicuro dal fortunale, che, tuttavia, assomigliano sempre più al poco coraggioso capitano della nave malamente incagliata a pochi metri dalla riva. Come cambiano le cose entrando in politica e, magari in maggioranza, lo saprà certamente l’ex ufficiale del “torni a bordo, cazzo!”, amaramente constatando, glielo auguro, che la fama dell’eroe a volte passa in fretta, soprattutto quando si scelga di continuare il viaggio su altra nave, con compagni ancor meno coraggiosi del povero capitano di Sorrento, marinai di bassa forza che, non avendo mai minimamente immaginato di doversi confrontare con immensi problemi reali, non sanno far di meglio che delegare ad altri (si spera meno sprovveduti) come portare a casa la pelle. Perché, sia detto per inciso, possiamo nutrire umana comprensione per chi si sia trovato, da un giorno all’altro, a dover fronteggiare questa immensa buriana con pochissimi mezzi, e penso ai tanti “nuovi eroi” di oggi, ai quali auguro che nessuna Procura della Repubblica venga in mente di andare a cercare colpe che non hanno assolutamente, poveracci. Noi facciamo presto a dare una botta di “eroe” a chi non abbiamo messo in condizione di operare senza dover dimostrare eroismo, perché questo dovrebbe essere, salvo poi farlo diventare un fannullone o incapace poco dopo, a piacimento del politico scarica-barile di turno e di una magistratura non sempre all’altezza. Medici ed infermieri senza nemmeno le mascherine messi caoticamente a contatto con decine di pazienti positivi al virus? Tutti eroi, e se muoiono facciamo una bella fiaccolata e siamo a posto.

A nessuno dei tanti componenti delle troppe task force, la maggior parte dei quali boiardi di stato o imprenditori d’assalto, verrà certamente in mente la soluzione perfetta, semplicemente perché non esiste. Andrà a finire, nella sostanza, come nessuno riuscirà ad impedire che vada, e la bastonata formidabile che questa crisi assesterà all’economia, che purtroppo è fatta assai più di rispettabili famiglie di gente che lavora e assai meno di poco rispettabile spread, ce la porteremo addosso per chissà quanto tempo. Ma una cosa, una sola, vorrei consigliare a quelli che se la facevano addosso dalla gioia per tante belle facce nuove, per l’onestah, per gli apritori del Parlamento come fosse una scatoletta di sardine (queste ultime, nel frattempo, divorate dai pescecani). Adesso le facce nuove, i giovani, gli onestih, li avete sul ponte di comando (oddio, un po’ affollato) e quindi siate fiduciosi e tranquilli. Magari il braccialetto elettronico sarà solo l’inizio e la vostra dignità continuerà ad essere offesa da un imbecille che multa il vecchietto per tre bottiglie di vino nella borsa, ma questi formidabili nuovi politici, alla peggio, nomineranno sempre nuove task force, secondo la bisogna. E il Parlamento? Più che aprirlo come una scatoletta, è stato ingloriosamente messo nel cesso. Ma andrà tutto bene.

Roberto Ezio Pozzo, 25 Apr 2020, qui.

E concludo con lo sfacelo della democrazia.

Quel virus illiberale che ha colpito la democrazia

Come credevamo di essere immuni, così riteniamo di essere democratici per natura. Si tratta di due errori grossolani. Il virus, che immaginavamo dall’altra parte del mondo, è arrivato e ha messo in crisi il nostro servizio sanitario. Il governo, a sua volta, ha trasformato una chiara difficoltà sanitaria in una crisi istituzionale adottando provvedimenti illiberali che hanno impoverito il Paese sia economicamente sia moralmente. Fare ora la storia di come si sia giunti fin qui serve, forse, a poco. Invece, ciò che è utile tener presente è che da questa situazione data – illibertà e povertà – non si trova e si fatica a rintracciare una celere via d’uscita, mentre lo stesso governo è tenuto a galla dall’emergenza. Le forze pauperiste – il M5S e ampi spezzoni della sinistra – ostacolano la ripresa delle attività spingendo così l’Italia verso la trasformazione nel Venezuela del Mediterraneo che guarda a Oriente. L’opposizione, purtroppo, non è migliore del governo e non ha capito che niente è come prima, ragion per cui vanno ripensati sovranismo, europeismo ed antieuropeismo. C’è bisogno di un fronte liberale e occidentale che capisca che in gioco c’è molto ma molto di più della salute: in gioco ci sono la libertà individuale e il destino della ex democrazia italiana.

Il Covid-19 non è la causa della crisi. L’epidemia è l’occasione che ha accelerato lo sfarinamento nazionale ma lo sfarinamento era già in atto da molto tempo. Il Coronavirus non si è abbattuto su un Paese di sana e robusta costituzione ma su una democrazia che già era fragile di suo e non ha trovato di meglio da fare che abolire la Costituzione. L’epidemia contagiando lo stesso corpo istituzionale ha messo in luce quanto si intuiva ma non si aveva il coraggio di confessare a sé stessi: l’Italia è stata per mezzo secolo una democrazia non per sua virtù ma soltanto grazie al contesto internazionale e al ruolo che le veniva concesso di recitare. Mutato lo scenario internazionale ecco venir fuori tutta la debolezza della democrazia italiana, tanto sul piano politico-istituzionale quanto (ed è inevitabile) sul piano culturale.

Le scuole o culture politiche che hanno caratterizzato la vita civile italiana dal dopoguerra alla fine del comunismo e oltre sono state i due grandi partiti di massa: la Dc e il Pci. Ma nessuno dei due era realmente ispirato da una cultura democratica. Al contrario, il loro obiettivo era quello di impossessarsi della macchina statale per piegarla agli interessi del proprio blocco sociale. La concezione che l’anima comunista e l’anima cattolica avevano dello Stato era quella di uno Stato-partito o di uno Stato-chiesa ossia una istituzione salvifica in cui gli italiani in genere potevano identificarsi per essere governati ed accuditi dalla nascita alla morte all’insegna del paternalismo e del primato della sicurezza come facoltà di badare ai propri interessi mettendo in conto i debiti allo Stato. Le forze laiche – la cosiddetta terza forza, i liberali, i repubblicani, i socialdemocratici, il tardo socialismo di Craxi – hanno inciso per come hanno potuto e la loro influenza culturale in alcuni momenti, si pensi alla stessa genesi della Costituzione, è stata anche superiore alle loro forze e alle legittime attese. La democrazia italiana è stata a tutti gli effetti il risultato della divisione del mondo con gli accordi di Yalta.

Stando così le cose non è possibile meravigliarsi – lo dico prima di tutto a me stesso – se oggi la vecchia, stanca e stantia democrazia del passato si è rapidamente trasformata in una democrazia dittatoriale o in un regime dispotico in cui tutte ma proprio tutte le libertà civili sono state sospese con un banale comunicato (televisivo), esattamente come avviene nella classica tecnica del colpo di Stato descritta a suo tempo da Malaparte (un altro arci-italiano che della democrazia, tutto sommato, non sapeva che farsene ma che sapeva pur sempre guardare in faccia la realtà e non temeva la verità come, invece, ne hanno paura i suoi e miei connazionali). C’era da aspettarselo da un Paese in cui la cultura politica non è mai uscita dal dibattito strumentale intorno all’ombelico del fascismo e dell’antifascismo senza riuscire mai a uscire e riveder le stelle di una libertà che costa doveri e fatica perché mette in scacco l’idea schiavistica dei totalitarismi novecenteschi che or ora ritornano sotto altra natura.

Come andrà a finire? Pensare di ritornare alla situazione precedente è ingenuo. La libertà una volta accantonata non si riapre come se fosse un ombrellone. Gli italiani, del resto, si sono rifugiati sotto l’ombrellone statale con il convincimento che garantisca l’ombra della sicurezza, anche mettendo in conto l’impoverimento sociale, già visibile a occhio nudo nelle strade deserte e depresse, e un governo assoluto che grava sul corpo e sull’anima per chi ce l’ha. Così avanza l’antica arte della dissimulazione onesta e persino le amicizie e le antiche abitudini cambiano sapore.

Giancristiano Desiderio, 23 aprile 2020, qui.

E a proposito del 25 aprile, più sopra evocato
bologna-rimini
E torno a ripetermi: dobbiamo ribellarci. Con la scusa di salvarci dal virus ci fanno morire di fame, di altre malattie che non saremo più in grado di curare, e infine di qualunque abuso il delirio di onnipotenza di questa gente abbia voglia di suggerire.

barbara

LA FAMOSA STRAORDINARIA EFFICIENZA CINESE

Cina, la realtà

Esiste da molti anni un hype che riguarda l’incredibile modernità e l’incredibile efficienza dei cinesi. Si continua a celebrare la loro capacità di costruire un ospedale in 10 giorni (che poi è un ospedale militare, quindi 10 giorni sono anche TROPPI), ma non ci si chiede cosa possiamo dedurre dal caso “coronavirus”, sullo stato reale del paese.
Certo, chi va in Cina scopre che le strade sono pulite e gli edifici sono nuovi. Questo è abbastanza normale per tutte quelle nazioni che costruiscono ogni cosa partendo da una situazione “green field”, cioè partendo dal nulla. Tutto è nuovo, tutto usa tecnologie recenti, tutto ha un design moderno.
E la stampa italiana, gestita da imprenditori che sognano lo sweatshop cinese dove si lavora 24/7 (con l’aggiunta dello Jus Primae Noctis), ovviamente si è sempre guardata bene dallo scavare un attimo dentro l’ascesa della Cina. E hanno aiutato la propaganda cinese a costruire il mito del paese supermoderno.
Ma questa è tutta estetica.
Prendiamo per esempio la storia dell’ospedale da 1000 posti costruito in 10 giorni. Sembra una cosa incredibile, se andiamo a confrontarlo con i tempi europei, e se pensiamo che sia un vero ospedale.
Ma non è un vero ospedale. È praticamente fatto di container, niente di più di quanto la Protezione Civile italiana costruisce ad ogni terremoto. Che costruiscano containers per 1000 persone in dieci giorni è una prestazione, onestamente, MEDIOCRE. È vero che la protezione civile italiana in questa cosa eccelle per via della storia di terremoti (durante il disastro di Haiti gli americani mostrarono limiti ben peggiori, dal ridicolo al patetico) ma d’altro canto, stiamo parlando di un paese che la stampa italiana continua a vendere come modernissimo ed efficientissimo.
Ma il problema è ancora peggiore se osserviamo il contesto. Il contesto è quello di una zona di 57 milioni di abitanti (in pratica, la popolazione dell’Italia), che non riesce a sistemare in ospedale 1000 persone. Ora, secondo i dati ufficiali del ministero della Sanità italiano, la tanto vituperata sanità italiana fa questo:
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http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2879_allegato.pdf

Significa che mille pazienti, in Italia, te li curano direttamente a casa con uno sforzo aggiuntivo pari all’uno PER MILLE dello sforzo a regime. UNO. PER. MILLE. Significa che se parliamo di percentuali, è il primo decimale dopo la virgola. Zero virgola qualcosa per cento.
Anche sul piano di coloro che si presentano in un pronto soccorso, i numeri italiani sono ENORMI:
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3,4 accessi per 10 abitanti, di cui il 14.3% ricoverati.
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I dati complessivi per l’attività di pronto soccorso: la popolazione italiana è grande quanto la zona infetta dall’ultimo coronavirus

Quando stiamo a decantare l’efficienza di un paese che costruisce un ospedale da ~1000 posti in dieci giorni, stiamo parlando di un paese che, per ~60 milioni di persone, non riesce a trovare mille posti. Cosa che in Italia non è neppure uno sforzo facilmente rilevabile su scala statistica. Con la stessa popolazione della zona infetta, l’Italia ha capacità di pronto soccorso di VENTI MILIONI DI CASI in un anno, di cui quasi TRE MILIONI i ricoverati.
In Cina, se servono mille posti devono costruire un ospedale da campo.
Dover costruire un ospedale da 1000 pazienti in una zona che ha 60 milioni di abitanti ci parla di un paese con un’organizzazione sanitaria DA TERZO MONDO.

Potranno avere le strade pulite e le ferrovie fiche quanto vogliono. Ma i cinesi hanno un sistema sanitario da TERZO MONDO. Punto. I numeri parlano chiaro.

Andiamo a vedere tutto il sistema di risposta. Perché qui siamo a livelli così penosi da far sembrare Chernobyl una sciocchezza.
Innanzitutto, i dati. I numeri che arrivano hanno poco senso, e sembra che il numero di morti sia corretto, mentre il numero di infetti sia sottostimato di un fattore dieci. Il guaio è che questo modo di procedere non ha soffocato l’allarme, ma lo ha AMPLIFICATO.
Se il numero di infetti e di morti fosse corretto, sapremmo che la nuova infezione uccide il 2% delle volte.
Se il numero di infetti è più grande di un fattore dieci, come si teme, allora questa nuova infezione uccide lo 0.2% delle volte. Il che ne fa una cosa preoccupante quanto un’infezione stagionale, o poco più.
Io non so chi sia stato il genio, nel partito comunista cinese, che ha avuto la geniale idea di sottostimare il numero di infetti. Ma se voleva stroncare il panico, avrebbe dovuto dare numeri corretti nel numero di morti, e numeri SOVRAstimati nel numero di infetti. Se infatti la Cina avesse denunciato 1000 morti ma detto che il 90% della popolazione cinese era infetta, le autorità di tutto il mondo se ne sarebbero strasbattute il cazzo.

Chiunque stia censurando i numeri dell’epidemia, sottostimando il numero di infetti, non sta solo facendo un lavoro criminale di censura perché offusca la vista della comunità scientifica. Sta anche facendo un lavoro PESSIMO di censura, perché riducendo il numero di infetti, a parità di morti, l’allarme non si abbassa, ANZI SI ALZA.

Stiamo parlando di censori, ma stiamo parlando di censori INCOMPETENTI.
La risposta delle autorità, comunque è stata penosa. Quando le autorità sovietiche tacevano sui problemi, come a Chernobyl, stavano nel frattempo lavorando forsennatamente per risolvere il problema, a costo di mandare a morire le persone.
Ma i cinesi hanno messo a tacere i medici che parlavano dell’infezione, SENZA cercare di fermarla. Hanno lasciato aperti i mercati degli animali SELVATICI vivi, per esempio. È come se a Chernobyl le autorità sovietiche avessero prima taciuto il problema (come hanno fatto) e nel frattempo ordinato di fare un altro “test”, identico a quello che ha causato il disastro, nei rimanenti reattori.

La gestione cinese non è solo stata criminale nel censurare le informazioni. È stata criminale E INCOMPETENTE. Incompetente perché si sono censurate le informazioni in modo da AUMENTARE il panico, e incompetente perché si sono ritardate le notizie SENZA usare il ritardo in maniera utile.

Non è un regime tirannico ma efficiente, e non è un regime tirannico ma competente.

È un regime tirannico, E inefficiente E incompetente.

Ma torniamo al sistema sanitario, al capitolo “profilassi”. Nei paesi europei esiste una precisa profilassi per l’allevamento e la macellazione degli animali. Inoltre gli animali selvatici NON possono entrare in contatto con gli animali da allevamento, e la macellazione deve avvenire in un determinato ambiente, ove gli addetti sono vaccinati, hanno le maschere e le protezioni, e gli ambienti vengono lavati.
Questo è quello che avviene in un qualsiasi mercato cinese. Considerate che la stragrande maggioranza delle pandemie (la SARS, per esempio) si trasferiva da polli ad esseri umani, e considerate che quelle galline verranno macellate sul posto.
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E verranno macellate in un posto che ha queste condizioni igieniche:
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Se non sapete cosa ci sia di sbagliato, provate a farlo in Italia e aspettate che passino i NAS. Ve lo metteranno per iscritto.

Se facciamo un confronto con i metodi occidentali:
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USA: nemmeno un paese particolarmente restrittivo.

E anche la tanto vituperata italia.
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Possiamo criticare la farragginosa burocrazia europea quanto vogliamo, le norme sanitarie asfissianti e tutto quanto. Ma se facciamo vivere più di un miliardo di persone in queste condizioni, poi non dobbiamo stupirci se le epidemie passano “dagli animali all’uomo”. Chissà in che modo potrà mai succedere, eh?
Ora, di queste norme si occupa il governo. E se un governo come quello italiano (e senza particolari urgenze, visto che dall’Italia non sono partite, recentemente, particolari epidemie) riesce a tenere un livello di profilassi alta, è complesso ma non impossibile.
Allora, lo ripeto: potete tenere le strade pulite e i poliziotti in divisa immacolata e i treni puntuali. Ma se poi fallite sulle basi, il vostro governo è tutto tranne che competente e tutto tranne che efficiente. La Cina è più estetica che sostanza.
Ultima cosa, la questione delle mascherine. In un paese che vuole essere la zona industriale del mondo, trovarsi a chiedere mascherine ai paesi europei significa che qualcosa sta andando storto. MOLTO storto. Le mascherine sono dei dispositivi che si producono a milioni e milioni in pochissimo tempo. Non esistono cause di questa possibile carenza, a meno che… a meno che gli sweatshop non siano già lavorando al massimo.
Se prendiamo una fabbrica di mascherine europea, ove i lavoratori stanno al lavoro per 40 ore a settimana, possiamo chiedere uno sforzo straordinario e averli al lavoro altri due giorni, nei festivi. Possiamo anche organizzare turni più lunghi, e alla fine possiamo ottenere tranquillamente 70 ore a settimana. Possiamo quasi raddoppiare la produzione.
I cinesi sembrano incapaci di farlo. Perché? Perché se in uno sweatshop lavorano già 24/7, non puoi chiedere più di 24 ore al giorno. E non puoi chiedere più di 7 giorni a settimana.
Il punto è semplicemente questo. L’organizzazione del lavoro cinese è fragile, perché non flessibile: sebbene sembri efficiente far lavorare le persone 24/7, si dimentica sempre che in caso di emergenza non sarà possibile scalare ancora.
Questa emergenza sta mostrando il bluff dell’organizzazione statale cinese. Inesistente, incompetente, catastroficamente politicizzata, con una carenza assoluta di buone pratiche nei settori di base (sanitario e agroalimentare) e una classe politica che non capisce di cosa stia parlando e censura i dati nella maniera sbagliata.
Un paese del terzo mondo con punte di eccellenza, molto propagandate, ma quando alziamo il tappeto sotto c’è la sciatteria più totale.

E pregate che la cosa non colpisca gli USA, perché col loro sistema sanitario ci sarebbe da ridere. [Questa per la verità non l’ho capita, ma sarà sicuramente colpa mia] Qui, via Toscano irriverente.

E non è finita.

barbara