HAI DETTO 24 FEBBRAIO?

Ti sbagli, c’è un errore. O meglio: c’è un gigantesco imbroglio.

UCRAINA – Ecco (dai rapporti OSCE) cosa è successo al 16 febbraio 2022 (una settimana prima dell’invasione russa)

Fonte: Missione speciale di monitoraggio dell’OSCE in Ucraina

Riporto di seguito dalla pubblicazione di geopolitica Kanekoa, un interessante articolo corredato dalla documentazione OSCE in Donbass, che testimonia come “l’Ucraina ha iniziato a bombardare il popolo di lingua russa del Donbas il 16 febbraio 2022, mentre Joe Biden è andato in televisione e ha detto al popolo americano che la Russia stava per invadere l’Ucraina”.

A mio avviso, è impossibile non ravvisare in tutto questo se non una deliberata intenzione di innalzare il livello di confronto e far precipitare una situazione già deteriorata.
Ma ecco l’articolo in questiono tradotto in italiano, nelle sue parti più significative:
La missione di osservatore dell’OSCE fornisce mappe nei rapporti giornalieri che documentano l’ubicazione delle violazioni del cessate il fuoco e delle esplosioni lungo la linea di contatto tra l’esercito ucraino e le repubbliche del Donbas.
Queste mappe mostrano chiaramente che l’Ucraina ha iniziato attacchi di artiglieria contro le repubbliche del Donbas il 16 febbraio 2022.
In altre parole, l’Ucraina ha iniziato a bombardare le repubbliche indipendenti di Donetsk e Luhansk nove giorni prima che la Russia annunciasse la sua “operazione militare speciale” in Ucraina.
Mentre i media corporativi occidentali sono rimasti completamente in silenzio, le esplosioni documentate dall’OSCE sono aumentate da 76 il 15 febbraio, a 316 il 16 febbraio, a 654 il 17 febbraio ea 1.413 il 18 febbraio.
Se si osservano attentamente le mappe quotidiane di queste esplosioni [cliccare sull’immagine per ingrandire], è chiaro che la stragrande maggioranza delle esplosioni si è verificata sul lato separatista russo della linea del cessate il fuoco.

14 febbraio : 174 violazioni del cessate il fuoco, 41 esplosioni
15 febbraio : 153 violazioni del cessate il fuoco, 76 esplosioni
16 febbraio : 509 violazioni del cessate il fuoco, 316 esplosioni
17 febbraio : 870 violazioni del cessate il fuoco, 654 esplosioni
18 febbraio : 1.566 violazioni del cessate il fuoco, 1.413 esplosioni
19-20 febbraio : 3.231 violazioni del cessate il fuoco, 2.026 esplosioni
21 febbraio : 1.927 violazioni del cessate il fuoco, 1.481 esplosioni
21 febbraio : la Russia riconosce l’indipendenza di Donetsk e Luhansk
22 febbraio : 1.710 violazioni del cessate il fuoco, 1.420 esplosioni
24 febbraio: la Russia lancia “operazione militare speciale” [o invasione che dir si voglia].

Jacques Baud, un ex analista dell’intelligence della NATO, ha scritto sui rapporti dell’OSCE: “Il 17 febbraio, il presidente Joe Biden  ha annunciato  che la Russia avrebbe attaccato l’Ucraina nei prossimi giorni. Come ha fatto a saperlo? È un mistero. Ma dal 16, i bombardamenti di artiglieria contro la popolazione del Donbas sono aumentati drammaticamente, come mostrano i rapporti quotidiani degli osservatori dell’OSCE”.
Mentre i media occidentali hanno trascorso l’ultimo anno a riferire sull’accumulo di truppe russe al confine ucraino, non hanno informato il pubblico sul fatto che l’Ucraina ha accumulato “metà del suo esercito o 125.000 soldati ” lungo la zona di conflitto del Donbas durante lo stesso periodo di tempo.
L’Ucraina ha iniziato a riposizionare le sue forze lungo il Donbas già il 24 marzo 2021, quando Volodymyr Zelensky  ha emesso un decreto  per la  riconquista della Crimea e ha iniziato a dispiegare le sue forze nel sud del paese.
È improbabile che Zelensky faccia un decreto così aggressivo senza prima aver ricevuto l’approvazione degli Stati Uniti e della NATO.
Nell’aprile 2021, il governo ucraino ha annunciato pubblicamente che avrebbe cercato armi nucleari se non avesse ottenuto l’adesione alla NATO.
Ciò significava inoltre che l’Ucraina intendeva attraversare la linea di Vladimir Putin nella sabbia unendosi alla NATO o piazzando armi nucleari alle porte della Russia.
Nello stesso mese, il ministro della Difesa russo Sergey Shoygu ha accusato gli Stati Uniti e la NATO di spostare truppe ai confini della Russia.
“In Polonia e negli stati baltici, le forze statunitensi vengono rafforzate … l’intensità della ricognizione aerea è stata raddoppiata rispetto allo scorso anno e l’intensità della ricognizione navale è aumentata di una volta e mezza”, ha affermato.
Il ministro ha accusato gli Usa ei suoi alleati di svolgere attività militari attive “con un chiaro orientamento anti-russo”.
“Nella primavera di quest’anno, le forze armate congiunte della NATO hanno iniziato la più grande esercitazione degli ultimi 30 anni, Defender Europe 2021”, ha affermato.
Mentre entrambe le parti accusano l’altra parte di essere l’aggressore, le mappe dell’OSCE mostrano chiaramente che la parte ucraina, sostenuta dagli Stati Uniti e dalle forze della NATO, ha iniziato a bombardare la parte russa il 16 febbraio 2022.
Questo bombardamento è corroborato dal videogiornalismo sul campo di un giornalista indipendente di nome Patrick Lancaster (vedi qui: https://youtu.be/icgYDrUfpmQ ) che ha intervistato i civili nella zona di guerra dell’Ucraina orientale negli ultimi otto anni. (…)
L’Ucraina ha iniziato a bombardare il popolo di lingua russa del Donbas il 16 febbraio 2022, mentre Joe Biden è andato in televisione e ha detto al popolo americano che la Russia stava per invadere l’Ucraina.

(Tutto l’articolo è reperibile per intero qui: https://kanekoa.substack.com/p/osce-reports-reveal-ukraine-started )

Altri video:

https://youtu.be/cFl2IDsHsYk
https://youtu.be/aSimLXmcmWw

Patrizio Ricci, qui, con mappe e grafici.

E, come infinite volte documentato in questo blog, continuano, continuano, continuano…

“Proteggete la vita dei bambini del Donbass”: giornalista tedesca esorta gli europei a protestare contro l’invio di armi all’Ucraina
La giornalista freelance tedesca Alina Lipp, che vive nella città di Donetsk da oltre un anno e mezzo, ha esortato gli europei a opporsi all’invio di armi all’Ucraina da parte dell’Occidente, con le quali i civili del Donbass vengono uccisi “ogni giorno”.
“Perché l’Occidente invia armi qui? Perché finanzia queste uccisioni di civili?”, ha chiesto Lipp. “Popoli d’Europa! Per favore, esprimetevi contro l’invio di queste armi. Proteggete le vite dei bambini nel Donbass”, ha esortato.
Lipp, che sta affrontando un’indagine penale nel suo Paese per il suo “sostegno” alla “guerra aggressiva illegale” di Mosca contro Kiev, ha anche denunciato che i bombardamenti ucraini colpiscono i civili. “Qui siamo sotto tiro ogni giorno. I civili vengono uccisi ogni giorno”, ha detto. “E i bombardamenti non sono affatto diretti verso obiettivi militari”. 

L’appello della giornalista tedesca dal Donbass arriva proprio nella giornata in cui il presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, ha nuovamente ripetuto la colossale bugia che le armi inviate al regime di Kiev servono all’Ucraina per difendersi dall’aggressione russa. 
Le armi inviate a Kiev provocano ulteriori morti, spargimento di sangue, distruzioni, vittime civili. L’Ucraina continua a bombardare, come da otto anni a questa parte, le popolazioni civili residenti nel Donbass. 
La Redazione de l’AntiDiplomatico, 20 Luglio 2022 12:32, qui.

Poi ci sono i coglioni di casa nostra in grande festa perché “l’Ucraina è in grande riscossa ed è riuscita a fermare i russi”: ecco, no, non è esattamente questo che sta succedendo. E lo sapreste anche voi se non foste così coglioni da castrarvi tutto ciò che viene dalla Russia, dalle informazioni alle dichiarazioni perché siete troppo vigliacchi per avere il coraggio di guardare in faccia la realtà.

La guerra per procura ha trasformato l’Ucraina in uno Stato fantoccio

Le forze della Nato sono ben presenti in Ucraina e stanno supportando attivamente, anche se nel segreto, l’esercito di Kiev. Così un articolo del New York Times, che dettaglia come nel territorio ucraino vi siano “soldati delle forze speciali e personale dell’intelligence” anche se lavorano “non in uniforme e molti di essi operano sotto varie coperture, tra le quali affiliazioni, a volte vaghe, con ambasciate straniere e ONG”.
Questa la sintesi dell’articolo del NYT commentato da Philip Giraldi in una nota per il Ron Paul Institute (titolo: “La guerra segreta di Biden in Ucraina“), nella quale si legga: “Sempre secondo il Times, anche se gli Usa e altri Stati della Nato non ammettono la presenza dei loro soldati paramilitari in ruoli operativi in ​​Ucraina, la Russia e altri servizi di intelligence nel mondo ne sono consapevoli”.
Insomma, il segreto di Pulcinella, che Giraldi commenta con le parole del tenente colonnello in pensione Karen Kwiatkowski, ex analista del Dipartimento della Difesa Usa: il dispiegamento di agenti e soldati non in uniforme, che possono essere disconosciuti in qualsiasi momento, “indica che siamo nelle fasi iniziali di una lunga guerra sostenuta dagli Stati Uniti, inoltre [tale presenza straniera, ndr] è utile per manipolare la politica a lungo termine del paese bersaglio”, cioè a fare dell’Ucraina uno Stato fantoccio.
“Questo è il futuro che gli ‘strateghi’ neoconservatori di Washington e i loro alleati britannici ed europei immaginano per l’Ucraina. Piuttosto che lavorare per una conclusione negoziata, con un nuovo ruolo per l’Ucraina come paese neutrale e produttivo, indipendente dalle influenze politiche, russe e statunitensi, il governo degli Stati Uniti e la CIA [e la Gran Bretagna, ndrvedono l’Ucraina come una satrapia tanto sacrificabile quanto utile per la loro sfida contro la Federazione Russa“.
“L’ex analista della CIA Larry Johnson – continua Giraldi – parla di tale attività in termini duri, aggiungendo che la CIA non ha vinto una guerra semi-clandestina contro forze ribelli in quarant’anni. Inoltre, osserva che l’Ucraina è diventato il terminale di una guerra per procura [cioè non è più uno Stato indipendente, particolare sul quale c’è molto da riflettere… ndr]. L’Occidente sta cercando di distruggere la Russia… è così semplice. E un conto è se la Russia fosse il regime più malvagio, oppressivo e autoritario del mondo. Ciò non è nemmeno vicino alla realtà, anche se l’Occidente continua a cercare di descrivere la Russia in questo modo. Il fatto è che l’Occidente vuole le risorse della Russia e intende controllarla”. Ma non accadrà, conclude l’analista CIA.

Questa la conclusione dell’articolo di Giraldi, che poi si interpella sul perché il NYT abbia pubblicato un articolo tanto sorprendente e perché l’abbia fatto in questo momento: “Finora i media mainstream hanno avuto il ruolo di cheerleader del sostegno aggressivo degli Stati Uniti all’Ucraina e a Zelensky, ma adesso iniziano a fare un passo indietro, così come è avvenuto anche per il Washington Post e altri mezzi di comunicazione. Forse si stanno convincendo che il gioco di Washington e dai suoi alleati europei difficilmente avrà successo senza che le loro economie paghino un caro prezzo”.
Larry Johnson la mette così: “Penso che lo scopo di questo articolo […] sia solo quello di gettare le basi per spiegare perché non possiamo né dobbiamo inviare personale militare statunitense o agenti della CIA in Ucraina; perché […] sta diventando troppo rischioso a causa del successo della Russia sul campo di battaglia”. Si potrebbe anche aggiungere che è anche molto pericoloso. Un passo falso o una false flag intenzionale di una delle parti potrebbe facilmente trasformare il conflitto in guerra nucleare”.
Concludiamo con due osservazioni ironiche, ché l’ironia aiuta a stemperare la tragedia della guerra. La prima riguarda un articolo del Wall Street Journal che lamenta come gli ucraini abbiano scoperto che maneggiare le armi Nato è più complicato di quanto immaginavano e il loro utilizzo presenta tante criticità, a iniziare dalla mancanza di pezzi di ricambio e di munizioni.
Insomma, sono davvero tanti i problemi logistici, che i più interessati al tema possono leggere nell’articolo citato, il cui titolo appare più che significativo:  “L’Ucraina affronta diverse difficoltà nel portare le armi occidentali in prima linea“.
L’altra osservazione riguarda le dichiarazioni rese ieri da Zelensky, il quale, nonostante la perdita di territori e le tante difficoltà, ha rilanciato con forza la magia delle armi Nato. Tali armamenti, ha detto, stanno iniziando a fare la “differenza” sul campo di battaglia, aggiungendo soddisfatto: “Siamo riusciti a stabilizzare la situazione” (Ansa).
Ripresa con enfasi da tutti i media d’Occidente, la versione di Zelensky serve a rilanciare la propaganda e, ovviamente, ad allontanare la diplomazia, non necessaria dal momento che è arrivato il momento della riscossa.
Peccato che solo pochi giorni fa, dopo aver annunciato il successo della campagna russa nella regione di Lugansk, ormai sotto il controllo russo, Putin abbia dichiarato una pausa delle operazioni per i militari impegnati in tale regione, per ripristinare la macchina bellica e concedere loro un po’ di riposo (BBC). Essendo le forze russe concentrate in tale regione, è ovvio che ciò determina un forte rallentamento della campagna anche altrove.
Insomma, Zelensky si è rivenduto questa pausa come un successo del suo esercito e delle magiche armi Nato.
La propaganda è parte essenziale della guerra, e ci sta che il presidente ucraino ne usi e abusi. Ma se la propaganda prende il posto della realtà e diventa la base sulla quale prendere decisioni cruciali, come aprire un negoziato o meno, il disastro è assicurato. Purtroppo, è il caso ucraino.

E c’è chi si scandalizza e inorridisce per le dichiarazioni di Putin che “non ci fermeremo al Donbass”. Ma veramente vi sempre così strano? Veramente vi sembra così scandaloso? Se l’obiettivo del comico e dei suoi pupari fosse quello di riprendersi il Donbass sarebbe perfettamente ovvio che quello della Russia fosse di tenerlo, come era all’inizio, ma essendo l’obiettivo dichiarato della controparte quello di sconfiggere e disintegrare la Russia, mi pare perfettamente logico che la Russia provveda a ricalibrare il tiro: solo dei ritardati in malafede possono non vederne la logica. E, soprattutto, i responsabili.
E a questo punto direi che ci sta più che bene un bell’inno sulla Piazza Rossa (Krasnaja Plosciad: quella che mi sono distratta e sono scesa dalla metropolitana una fermata prima e mi sono persa, che avventura ragazzi!)

barbara

REFERENDUM

Luciana Littizzetto

ha detto che si può andare al mare. Quindi, grazie alla signora Littizzetto, ora sappiamo che cosa è giusto fare. Poi Enrico letta:

E ora, grazie al signor Letta, sappiamo anche come è giusto votare. Poi c’è che, a quanto leggo in giro, i nostri mass media non sembrano molto interessati a dare informazioni in merito, quindi, per chi ancora non avesse le idee chiare, vi propongo questa tabella che mi sembra spieghi le cose in modo chiaro e conciso (cliccare sull’immagine per ingrandire).

E dato che è appena passata la festa della repubblica: 

Poi, visto che ci siamo per un momento allontanati dal Grande Tema del momento, vi offro una bella lezione sull’alimentazione

e una di grammatica

E già che ci siamo, anche una di pronuncia:

A proposito di Israele, vi ricordate Shireen Abu Akleh, la giornalista di al Jazeera rimasta uccisa durante uno scontro fra Israele e palestinesi? Finalmente le indagini israeliane sono giunte al termine; indagini complicate dal rifiuto palestinese di consegnare il proiettile, che avrebbe immediatamente indicato la provenienza (o almeno fotografarlo), di fare un’autopsia, che avrebbe mostrato da quale parte era arrivato il proiettile, e anche di condurre un’indagine congiunta. Comunque i risultati sono arrivati, e sono questi 

Poi, volendo, ci sarebbe anche questa cosa qui

Proseguo con un’esemplificazione di un modo di acquistare piuttosto in voga di questi tempi

per tornare poi alla guerra in corso, con la doverosa denuncia di un’altra terribile nefandezza commessa dai russi

Concludo riprendendo una riflessione fatta all’inizio della guerra: l’unica speranza che non vada a finire troppo male, la ripongo sui nervi saldi di Putin, che forse riuscirà a resistere a tutte le provocazioni, o a rispondervi in maniera sufficientemente moderata da non scatenare la catastrofe. Di avere nervi d’acciaio lo sta dimostrando da vent’anni, e una piccola prova del suo eccezionale autocontrollo l’abbiamo anche qui

C’è da dire, comunque, che gli egiziani sembrano avere un’attitudine particolare per gli inni nazionali:

Beh no, non solo gli egiziani

barbara

TAL FLICKER

Che è questo qui,
Tal-Flicker
il judoka israeliano a cui la Turchia ha tentato in tutti i modi di impedire di partecipare al campionato di Abu Dhabi. Non ci è riuscita, e lui è andato, però da anonimo: sulla casacca niente stemma israeliano bensì quello della Federazione Internazionale di Judo, e quando ha vinto – perché ha vinto, sìssì, hahaha, e guardate con quanta grazia, con quanta eleganza

non è stata innalzata la bandiera israeliana, bensì quella della Federazione Internazionale di Judo, e non è stato suonato l’inno israeliano, bensì quello della Federazione Internazionale di Judo. Però se guardate la sua bocca, ci leggete le parole dell’inno nazionale israeliano, haTikvah.

E visto che non gliel’hanno suonato loro, glielo suono io, tiè.

PS: fra i commenti al video della premiazione con l’inno della Federazione, si trova anche questo: “What a Shame. We, the AfD, the new german party support you Tal. God bless Israel.”

barbara

AGGIORNAMENTO: leggere qui (imperativo categorico).

IL RE È NUDO

E qualcuno, per fortuna, ha il coraggio di dirlo.

21/06/2013

Mazel Tov, Mister Peace!

Beh, Israele non è abituata a questo. Sto parlando dei festeggiamenti per il 90° compleanno di Shimon Peres, nostro Presidente!
Da non credere, personalità americane importanti, artisti di Hollywood, cantanti ebree americane del calibro di Barbra Streisand, gente straricca e famosa, che non si è mai sognata di metter piede in Israele quando qui si moriva ogni giorno di terrorismo, per farci sentire un po’ di solidarietà, e arriva adesso, bella bella e sorridente, per festeggiare Shimon Peres.
Anni fa avevo scritto qualcosa sull’argomento, molto delusa e piena di rabbia, perché, mentre i palestinesi ci ammazzavano e personalità americane e europee andavano dal terrorista Arafat a dirgli quanto lo amassero e quanto noi ebrei fossimo tanto perfidi da volerci persino difendere dai suoi kamikaze, nessuno, dico nessuno, veniva in Israele dove si saltava per aria ogni giorno.
Intorno a noi solo morte seguita da silenzi e accuse.
Tra i più noti amici di Arafat: Oliver Stone, Josè Saramago che non si vergognarono di urlare ai microfoni delle TV mondiali che Israele era uno stato nazista… perché, aggiungo io, per non essere nazisti avremmo dovuto lasciarci ammazzare senza reagire.
In quel periodo dunque, durato 5 anni, non 5 giorni, nessuna personalità del mondo ebraico americano ha pensato di venire a metterci una mano sulla spalla per dirci “non siete soli” ed è per questo motivo che non sono per niente emozionata che la Streisand, che ammiro molto  come cantante, si sia degnata di arrivare in Israele dopo 30 anni. Dicono che il suo concerto in onore di Peres, a Gerusalemme, sia stato meraviglioso e sono convinta che ascoltare “Avinu Malkeinu” cantato dal vivo dalla voce meravigliosa della cantante sia un’esperienza indimenticabile.
Benissimo! Brava Barbs!
Se fosse venuta a cantare questa preghiera nel 2001 o nel 2004 sarebbe stato ancor più commovente e significativo, come dire, ha perso un treno importante la Streisand ma ormai è inutile recriminare.
E che dire dei 500.000 dollari chiesti da Clinton per una conferenza di una sera?
Vergogna chiederli e vergogna pagarli!
Dicevo che Israele non è abituata ai culti di personalità e siamo tutti un po’ sorpresi che Shimon Peres  sia arrivato a tanto dopo aver detto, tempo fa, di aver imparato da sua moglie Sonja la grande lezione della modestia. Se tanto mi dà tanto… chissà cosa accadrà al suo centesimo compleanno.
Non si può dire che Peres sia molto amato in Israele dove viene chiamato The looser per non aver mai vinto un’elezione ed essere sempre arrivato secondo a qualcun altro. Qui ancora non gli perdoniamo  quell’immagine che fece il giro del mondo,
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provocando in Israele non pochi mal di stomaco da nausea, quando fu ripreso mentre saliva sul palco del Nobel tenendo affettuosamente per manina l’assassino di migliaia di ebrei, Yasser Arafat il terrorista.
Oggi Peres dice di non essersi pentito di aver voluto gli accordi di Oslo, peccato per lui visto che il seguito fu  un’ondata di terrorismo mai vista prima in Israele, ondata che precedette la seconda intifada durata fino alla morte dell’arciterrorista premio Nobel della vergogna.
Non solo Sonja avrebbe dovuto insegnare a Peres la modestia, potremmo citare Golda che riceveva i suoi colleghi della Knesset nella cucina di casa e preparava lei il caffè, potremmo citare Ben Gurion che festeggiò i suoi 80 anni nella sua casetta nel kibbuz di Sdè Boker, nel Neghev,  con due aranciate e qualche burekas.
Potremmo citare lo stesso Rabin rimasto soldato nonostante le manie di grandezza della moglie.
Altri tempi? Pare di sì e la prossima volta che mi recherò sulla tomba di Ben Gurion e Paula sua moglie glielo diro’: “altri tempi, caro David , oggi si usa così“.
Bisogna dire che non è tutta responsabilità di Peres, la verità à che dagli sfortunati accordi di Oslo, lui è riconosciuto dal resto del mondo come la “faccia buona” di Israele paragonata al resto di noi perfidi ebrei israeliani.
È il falso mondo pacifista che non riconosce a Israele il diritto di difendersi che ha fatto di Peres una specie di simbolo della pace, idealista e sorridente.
È l’ipocrisia del resto del mondo che si sbrodola con frasi del  tipo “fate un passo avanti nella pace, israeliani” oppure “fate un passo indietro e ritiratevi dai territori, israeliani”.
È l’odio del resto del mondo che coccola e difende i palestinesi e fa in modo che si sentano protetti e giustificati per quanto terrorismo facciano o per quanto rifiutino di sedersi intorno a un tavolo per parlare di qualcosa tipo la pacificazione, senza precondizioni.
Poco importa che Israele sia sempre sotto attacco terroristico da parte di Hamas, poco importa che Abu Mazen predichi che mai ricomincerà a parlare di “pace” con noi  finché non rinunceremo a Gerusalemme, finché non faremo entrare milioni di arabi in Israele, finché non ci ritireremo dietro le linee armistiziali (non sono confini!) del 1967.
Poco importa che il mondo ci boicotti e ci minacci.
Quello che importa, per soddisfare l’ipocrisia dei nostri tanti nemici, è dire che Peres sia l’anima “buona” di Israele, che questo sia costato migliaia di morti ebrei non interessa a nessuno.
Dobbiamo ammettere che grazie al nostro Presidente stiamo ospitando in Israele il Gotha  americano e europeo, roba mai vista prima: Bill Clinton, Barbra Streisand, Robert De Niro, Sharon Stone, Tony Blair, tutti insieme  qui a festeggiare e a intascare.
Beh, il mondo, per una volta, parla di Israele  senza cattiveria,  ci fa dimenticare, per un momento, quel cronista della RAI che, parlando dell’Under 21, disse che una della partite si stava svolgendo a Al Quds.
Gerusalemme? Boh, che è? Che Dio lo strafulmini… oops , mi perdoni, Mister Peace, signor Presidente,  sorridiamo, diventiamo un po’ idealisti  e diciamo che ci sarà la pace, che il Medio oriente diventerà una specie di paradiso dell’Eden, che i palestinesi sono buoni e tolleranti, che… che… che…
Del resto gli ebrei hanno sempre sperato, durante tutta la loro lunga storia, fino a titolare “La Speranza”, l’inno nazionale di casa loro, Israele!
Tanti auguri, fino a 120, e, a festeggiamenti conclusi, fra due mesi… chissà perché tanto anticipo se il suo compleanno è il 2 agosto… faccia un saltino su quella tomba che si trova a Sdè Boker, forse ricorderà qualcosa di importante per Israele, forse più importante di una falsa idea di pace: essere essenziale, semplice, diretta, coraggiosa e sionista.
Mazel Tov!

Deborah Fait

09/08/2013

Shimon Peres si dimetta!

Premetto che sono furibonda, sono offesa e umiliata e furiosa!
Mi sembra un incubo.
Vi chiederete perché e ve lo spiego subito .
Il Barcellona calcio, col genio fuoriclasse da 580 milioni di euro Messi, è venuto da queste parti per giocare una partita per la pace.
L’idea in origine era di disputare una partita con giocatori israeliani e palestinesi ma  la cosa fu scartata immediatamente per la durissima opposizione dei palestinesi.
Palestinesi? Sì , amici, quelli con cui dovremmo fare la pace, sapete.
Si sono opposti e allora, col grazioso  consenso di Israele, sempre pronto a dare una mano per avere una pacifica convivenza (purtroppo colle belve feroci dei nostri nemici non si può fare) gli organizzatori hanno optato per una partita  in Israele e una vicino a Betlemme, allo stadio Dura.
Benissimo direte! Certo benissimo, sono andati a giocare a Betlemme… peccato che sempre i palestinesi, i nostri cosiddetti partner per la pace, si siano rifiutati di far partecipare alla partita anche tifosi israeliani.
Un comportamento indegno ma degno di quello che sono i palestinesi tanto amati dagli europei!
E va bene, stiamo zitti, dobbiamo fare la pace, vi ricordate?
Hanno giocato senza nemmeno un israeliano sugli spalti e prima dell’inizio della partita hanno suonato, come d’uso in tutto il mondo, gli inni, quello palestinese e l’inno catalano.
Il giorno dopo  la squadra del Barcellona è venuta a giocare la “partita per la pace” a Tel Aviv, allo stadio Bloomfield dove Israele aveva fatto entrare 500 tifosi palestinesi dei territori.
Siamo o non siamo generosi e civili noi? Era o non era una partita per la pace?
Certo, era una partita per la pace, quella che vuole la sparizione di Israele e così è stato perché il presidente del Barcellona, di cui mi schifa persino scrivere il nome, ha preteso che non si cantasse l’inno nazionale di Israele, la Hatikva, ma soltanto l’inno catalano.
Il motivo?
Non me ne frega niente del motivo.
A Betlemme hanno suonato l’inno di una nazione inesistente, in Israele NON abbiamo potuto suonare l’inno nazionale dello STATO SOVRANO che ospitava la squadra spagnola.
Il presidente della squadra di cui sempre mi schifa scrivere il nome lo ha preteso dagli organizzatori che sarebbero quelli del Centro per la Pace di Shimon Peres e costoro hanno chinato la testa obbedienti e hanno detto “va bene, padrone”.
Il tutto è stato fatto con il consenso, anzi con l’entusiastico consenso del Presidente dello Stato di Israele. Tale Shimon Peres, nobel per la pace.
Credo che non si sia mai verificato un simile scandalo in tutto il mondo.
Una Nazione, uno stato sovrano che, attraverso il suo presidente, accetta di non suonare l’inno nazionale è una vergogna, uno scandalo che non può passare senza che la gente insorga.
Quindicimila spettatori si sono recati allo stadio per vedere la partita e sognare alla performance del “580milionidieuro”. Quindicimila spettatori che sognavano di cantare tutti insieme la Hatikva, come sempre accade quando gioca Israele.
Niente, sono stati tutti umiliati e gabbati dal premio nobel per la pace presidente della nazione Shimon Peres.
L’unica nota di orgoglio l’hanno data il Ministero della cultura e quello delle finanze che hanno detto al Centro per la pace di Shimon Peres “Adesso pagatevi voi il milione di shekel per le spese”.
Certo, Israele non c’entra, chissà perché dovrebbe pagare questa vergogna dopo essere stato cancellato dal suo stesso presidente.
Pace? Quale pace?
Pace con chi?
Con i  sedicenti palestinesi che praticano l’apartheid e vogliono judenrein persino uno stadio di calcio?
Pace perché?
Per non poter nemmeno avere l’orgoglio di suonare l’inno nazionale prima di una partita di calcio?
Pace per essere cancellati come nazione?
Pace per consegnare il nostro paese a chi ci vuole distruggere, con la complicità di colui che, anziché proteggerci, ci umilia  e ci delegittima di fronte ai nostri nemici e a tutto il mondo!
Per questo motivo io chiedo le dimissioni di Shimon Peres che ha coperto Israele di vergogna!

Deborah Fait


Qualcuno, una decina d’anni fa, ha detto: “È più facile che Arafat diventi ebreo ortodosso piuttosto che Shimon Peres rinunci a una poltrona”. O a un onore, aggiungo io, o a qualunque cosa, per quanto effimera, possa dargli lustro. Viene da pensare, osservando la storia di quest’uomo, a quanto ebbe una volta occasione di dire Mussolini a proposito di De Bono: “È un vecchio rincoglionito. Non perché è vecchio, ma perché rincoglionito lo è sempre stato, e adesso in più è anche vecchio”. Signor Peres, dia retta alla nostra Deborah: si dimetta.

barbara