LA BARCA A VELA A ZERO EMISSIONI

Greta viaggia con Pierre Casiraghi, azionista di Monacair

Greta Thunberg si fa accompagnare in barca da Pierre Casiraghi ma il principino è azionista di Monacair, la prima società di trasporti in elicottero monegasca

Roberto Vivaldelli – Dom, 18/08/2019

È iniziata mercoledì scorso la traversata atlantica di Greta Thunberg, la giovane attivista svedese fondatrice del movimento Fridays for Future ed icona dell’ecologismo progressista.
Da Plymouth è iniziato il viaggio verso gli Usa con l’obiettivo di partecipare al vertice sul clima delle Nazioni Unite, la Cop25 in programma a New York il 23 settembre ma anche alle proteste contro i cambiamenti climatici che si svolgeranno il 20 e il 27 settembre. L’ispiratrice del movimento dei Fridays for Future ha preferito Malizia II, lo yacht da regata capitanato dal marinaio tedesco Boris Herrmann e Pierre Casiraghi di Monaco, a un più rapido e comodo viaggio in aereo. Decisione presa perché, ha spiegato la sedicenne, i voli emettono troppa CO2. L’imbarcazione scelta, invece, è “zero emissioni”: solo energia da fonti rinnovabili, garantita da pannelli solari e turbine sottomarine. Sul Malizia II non ci sono le docce [sai che profumo a bordo! ndb] né i servizi igienici: le persone a bordo devono usare un secchio [e buttare la merda in mare. Quanta merda produce in due settimane una mezza dozzina di persone? Ah già, ma la loro è merda ecologica, non inquina mica. ndb]. Mangeranno pasti liofilizzati  [quanta energia viene consumata nel processo di liofilizzazione? ndb] e confezionati sottovuoto, mentre per Greta sono a disposizione i kit vegani.
Insomma, un vero quadretto eco-chic, su cui però pesano incongruenze e contraddizioni, come rileva anche il Codacons in una nota: “Il viaggio dell’attivista svedese Greta Thunberg per il summit sul Clima di New York è stato presentato come ‘100% ecosostenibile, a zero emissioni di carbonio. Eppure, l’imbarcazione Malizia II, precedentemente utilizzata per regate, tra costruzione precedente e modifiche successive ha raggiunto un costo di produzione di 3,7 milioni di sterline, ovvero 4 milioni di euro [e oltre ai 4 milioni di euro, quanta energia per costruirla? ndb]. Un costo che non certo un cittadino comune, ma solo una danarosa élite come quella di Pierre Casiraghi, sponsor e membro dell’impresa, potrebbe permettersi. Eppure, il rampollo del principato potrebbe rappresentare uno degli esponenti che Greta Thunberg accusava il 14 dicembre 2018 – parlando ai leader mondiali: ‘La biosfera è sacrificata perché alcuni possano vivere in maniera lussuosa. La sofferenza di molte persone paga il lusso di pochi”.
A questo si aggiunge il fatto che i Casiraghi, che sostengono Greta nella scelta di evitare l’aereo per non inquinare, figurano tra i proprietari della compagnia Monacair – Monaco Helicopter Charter Company. Monacair è stata fondata nel 1988 da Stefano Casiraghi, e tra gli azionisti figurano proprio Pierre e Andrea Casiraghi. Gli elicotteri della compagnia monegasca decollano ogni 15 minuti da Nizza o da Monaco, per un totale di 50 voli al giorno durante tutto l’anno, con buona pace delle emissioni di CO2 e con costi che i normali cittadini non si possono permettere. Da una parte, insomma, difendono l’ambiente dai voli aerei e sostengono la battaglia di Greta, dall’altra fanno business in tutt’altro modo. E le contraddizioni sul viaggio “zero emissioni” non si fermano certo qui. L’obiettivo di ridurre i voli aerei, infatti, è stato raggiunto soltanto in parte. L’aereo è stato sostituito sì con l’imbarcazione ma due dei marinai che accompagnano Greta potranno tornare a casa volando. Allo stesso modo, è stato annunciato che due membri del Team Malizia II potranno raggiungere New York – sempre per via aerea – con lo scopo di riportare indietro la barca a vela utilizzata per raggiungere il summit newyorchese.
L’imbarcazione dovrebbe raggiungere New York in 12-13 giorni. A bordo, oltre all’ispiratrice del movimento “Fridays For Future” Greta Thunberg e agli skipper Boris Herrmann e Pierre Casiraghi, il padre della giovane, Svante, e un regista che gira un documentario. E anche in mezzo all’Atlantico, Greta Thunberg non rinuncia allo sciopero per il clima che l’ha resa celebre, non curante delle contraddizioni che la accompagnano in questo viaggio eco-chic. L’attivista svedese ha postato su Instagram una sua foto con l’ormai famoso cartello “Skolstrejk for Klimatet” (“Sciopero per il clima” in svedese), che dall’anno scorso espone ogni venerdì. “Potrei sentire un po’ di mal di mare e non sarà un viaggio comodo, ma posso farcela” ha raccontato l’attivista alla Bbc. “Se diventerà davvero difficile, penserò che è solo per due settimane” ha raccontato.
La traversata in barca è l’ultimo tassello di una “favola green” costruita ad arte. Il tutto nasce da un’accurata operazione di marketing promossa da Ingmar Rentzhog, esperto di pubblicità, proprietario della startup We Do not Have Time. Il 24 novembre 2018, Ingmar ha inserito la stessa Greta nel board della società. Solo 3 giorni dopo, We Do not Have Time (che è anche lo slogan di Greta) ha lanciato una campagna di crowfunding che ha raccolto 2,8 milioni di euro [intascati da chi? Usati come? ndb]. Rentzhog, inoltre, è stato assunto come presidente del think tank Global Utmaning nel maggio del 2018. Fondatrice di questo centro studi è Kristina Persson, ex ministro socialdemocratico svedese dello sviluppo. “È frustrante essere accusati di usare il nome di Greta Thunberg. Non l’abbiamo usata, l’abbiamo aiutata” ha dichiariato Rentzhog in un’intervista di qualche settimana fa, confermando la sua collaborazione con Greta. (qui)

Santa Greta del ciodue ora pro nobis. Ecco, questi sono proprio i casi che mi fanno dire: che mondo di merda.

barbara

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QUESTA, COME HA DETTO QUALCUNO,

greta trattiene
è la faccia di una che sta trattenendo le scorregge per non inquinare.
Questa invece è una che, come tutti noi comuni mortali, quando deve prendere un treno si tiene ben stretto con le due manine un cartello 80X40,
treno
così, per viaggiare più comodi.
E qui è dove ci supplica di smetterla di risaldare il pianeta,
clima
caldo
che tutto questo caldo, oltre a far soffrire orribilmente lei, sta anche provocando disastri immani, guarda per esempio tutte queste chiese che si bruciano per autocombustione, un’altra anche ieri, sempre in Francia, la Notre-Dame-de-Grace ad Eyguières: ha preso fuoco il confessionale, sicuramente, appunto, per via del troppo caldo  (“per il momento, secondo una fonte della polizia, l’origine dell’incendio non è stata stabilita”). La fortuna è stata che si sono immediatamente levate fiamme alte diversi metri che uscivano dalla chiesa: uno che abita lì di fronte le ha viste ed è subito intervenuto facendo accorrere i vigili del fuoco; anche così è andata distrutta una superficie di una ventina di metri quadri, e senza quel pronto intervento sarebbe sicuramente andata distrutta l’intera chiesa. Che uno si chiede, ma il sor Ciccio, che tanto si preoccupa per l’ambiente e il clima ecc. ecc., con tutto il CO2 che viene fuori da un incendio, moltiplicato per tutte le chiese che stanno andando a fuoco (in Medio oriente sono molte migliaia), come mai non ha ancora detto una parola su tutto questo? Mah, misteri della Fede.
Ma tornando alla piccola Greta, una cosa che mi vado chiedendo dal momento in cui la suddetta piccola Greta è salita alla ribalta mondiale per via del vizietto di far sega a scuola con una scusa un po’ più furba di quelle usuali, è: ma veramente questa bambinetta di scuola elementare,
16
con un corpo da bambinetta di scuola elementare, una statura da bambinetta di scuola elementare, una faccia da bambinetta di scuola elementare, un’espressione da bambinetta di scuola elementare, treccine da bambinetta di scuola elementare, avrebbe sedici anni? Arimah.
Infine due parole alla mammina: signora, se gliele hanno rifatte così male,
mamma
brutte, asimmetriche e sbilenche, non sarebbe meglio coprirle? Quella volta che le hanno raccontato che più si mostra e più i maschietti si eccitano, non gliel’hanno mica raccontata giusta, sa? Cioè, in linea di massima è vero, ma hanno tralasciato una parte di non trascurabile importanza. E per concludere
3 volte natale
E adesso che hai finito qua, corri a leggere .

barbara

CORREVA L’ANNO 1972

E dopo quarantasette anni i catastrofisti ancora non si sono accorti che non una delle loro catastrofiche previsioni si è avverata, non una. E piuttosto che agli scienziati preferiscono affidarsi alle apocalittiche profezie, agli slogan, alle “analisi medico-scientifiche” (“…gas di scarico passano attraverso i polmoni delle donne incinte e si accumulano nella placenta. Il rischio di parti prematuri, scarso peso alla nascita e disfunzioni cognitive che questi materiali causano è una catastrofe di sanità pubblica”) di una ragazzina ossessionata, tanto ignorante quanto arrogante – alla quale a nessuno è venuto in mente di chiedere credenziali di attendibilità – manovrata (munta come una mucca ha detto – forse meno elegantemente ma con tutta probabilità più correttamente – qualcuno) da questi due eleganti signori
Thunbergs
che grazie a lei, e con l’aiuto del loro agente (insomma, un giro in cui, checché ne dica, nella sua sgangheratissima prosa, il signor Cazzullo, il più pulito ha la rogna) si sono già intascati la bellezza di trecentomila euro: vent’anni di stipendio di un operaio.

Aggiungo qui qualche stralcio di questo ottimo articolo che invito tutti a leggere.

Greta è facile da amare, suscita tenerezza, non ci informa, non ci mette davanti a scelte dolorose e costose, chiede solo un’adesione generica a un paio di slogan vuoti e ci culla nella consolante illusione che la colpa sia “degli altri” (governi, multinazionali, petrolieri senza cuore, neo liberismo avido, ecc.) e non, prima di tutto, del semplice fatto che siamo 7,5 miliardi di persone in crescita. Signori, lo vogliamo dire che il surriscaldamento globale è essenzialmente un problema demografico e non di avidità? Toglie troppo romanticismo alla questione non avere dei nemici brutti e cattivi? […]
Greta, inoltre, non può sapere che le multinazionali e i grandi stabilimenti sono il modo più efficiente che abbiamo per produrre inquinando il meno possibile. Si chiamano economie di scala e sono un modo per avere da una data quantità di input produttivi (materie prime, elettricità, altre fonti di energia, lavoro umano, ecc.) il massimo dell’output. In parole povere inquinano di più un milione di artigiani che producono una scarpa al giorno di un mega stabilimento che produce un milione di scarpe nella stessa unità di tempo. Inoltre questi famigerati profitti che sarebbero frutto dell’inquinamento non vanno a finire in una cassaforte sul pianeta Marte, diventano poi investimenti che danno lavoro, stipendi, dividendi agli azionisti che compreranno a loro volta prodotti e servizi da altre persone. Le multinazionali mettono a disposizione dei consumatori prodotti e servizi economici proprio perché sono efficienti. Non esiste un inquinamento che va a vantaggio di pochi privilegiati. Cerchiamo di essere seri, mi rivolgo agli adulti più che ai ragazzi. Tutti siamo interessati a voli aerei a basso prezzo, elettrodomestici dal costo accessibile, complesse macchine diagnostiche prodotte in serie e abbastanza abbordabili per i servizi sanitari nazionali, cellulari e pc economici, ecc. Un milionario, aereo privato a parte, non consuma nelle sue attività quotidiane molto più energia elettrica più di noi. Cerchiamo di uscire dalla vulgata che ci sono pochi privilegiati che si avvantaggiano delle attività inquinanti. […]
Un’altra concezione errata di Greta è che ci sia un mondo ricco che inquina sfruttando un mondo povero che non inquina. Tutto l’inquinamento del mondo sarebbe quindi a vantaggio di un miliardo di privilegiati (i paesi occidentali). Peccato che il primo stato produttore di CO2 sia di gran lunga la Cina che ha promesso di arrestare la crescita di emissioni di C02 solo dal 2030. Mentre l’Occidente è riuscito sostanzialmente a stabilizzare/diminuire le emissioni. […]
Un’altra retorica abbastanza fastidiosa nel messaggio di Greta (o in chi quel messaggio glielo ha suggerito), è la contrapposizione tra giovani coscienti e informati vs adulti egoisti e disinformati. Il diktat conseguente è che gli adulti devono decidersi ad ascoltare i giovani (altro slogan vacuo ma che fa una certa presa). Certo, i giovani sono innocenti per definizione. Ma se nell’era dell’informazione accessibile a tutti non cercano di capire la complessità delle cose, non saranno certamente adulti migliori di noi. Innanzitutto da “vecchietto” direi che i giovani occidentali dovrebbero almeno ringraziare i loro padri, nonni e bisnonni, per essere cresciuti in un’epoca in cui cibo, cure mediche e istruzione sono accessibili sostanzialmente a tutti. Dovrebbero ringraziare per essere cresciuti in mondo senza guerre e dove i diritti civili sono cresciuti di pari passo con il benessere economico. Non erano cose così scontate in un passato non tanto remoto. […]
C’è sempre un implicito messaggio pauperista e anti modernista negli appelli di Greta. Greta non fa visite ai laboratori e ai centri di ricerca di tutto il mondo per porre l’attenzione sul ruolo centrale della tecnologia. Però (la cosa conta visto che è un simbolo) ci tiene a farci sapere che pur di non prendere l’aereo si sottopone a estenuanti viaggi in treno. Padronissima di farlo ovviamente, ma non è questa la risposta a cui ispirarsi. Come si diceva il problema non è tanto il nostro modello di sviluppo ma la demografia. Se avessimo le tecnologie di metà ‘800 e la popolazione attuale, semplicemente avremmo disboscato ogni singolo angolo del pianeta per produrre cibo, vestiti e altri beni di prima necessità per tutti (si pensi solo alle rese agricole). Tornare indietro non è la soluzione, a meno che non si decida di estrarre a sorte qualche miliardo di persone a cui levare cibo, vestiti, scuole, trasporti, medicinali, ospedali e macchine diagnostiche, piccoli elettrodomestici, libri, cellulari, cinema, teatri, ecc.. La verità è che siamo impegnati in una sorta di gara tra crescita demografica e tecnologie sempre più efficienti e sempre meno inquinanti. La lentezza con cui scopriamo e implementiamo queste nuove tecnologie può farci affermare con sicurezza che siamo troppo poco moderni non troppo moderni. Qualsiasi suggestione pauperista non solo non sarà accettata dalla maggior parte della popolazione, ma non funzionerà. I piccoli comportamenti e le piccole attenzioni quotidiane, invece, semplicemente non saranno sufficienti, anche se è giusto sollecitarle. Abbiamo bisogno di aerei che inquinino la metà (o un quarto o un decimo) di quelli attuali, non di obbligare le persone ad andare in treno anche quando la cosa è palesemente anti economica. Sostanzialmente la nostra unica speranza è più tecnologia: magari ricaveremo cibo da colonie di batteri, troveremo una tecnologia per ottenere idrogeno a buon mercato, produrremo accumulatori elettrici sempre più efficienti per sfruttare meglio l’energia solare ed eolica, inventeremo nuovi materiali che sostituiranno le plastiche, i metalli, la carta, le fibre vegetali e che saranno biodegradabili, riciclabili al 100% e prodotti con pochissimi input energetici. Come si faccia a stimolare la scoperta di nuove tecnologie è discorso complesso che non è il caso di affrontare in questa sede. Tuttavia mi preme davvero sottolineare che tutta la vuota retorica che condanna la “crescita senza fine” è appunto questo, pura retorica da quattro soldi. La crescita è senza fine perché è legata alla tecnologia che non ha dei limiti teorici.

In realtà lo sanno tutti, anche se la scienza ufficiale si ostina a rifiutarla, che l’energia pulita a costo zero ed emissioni zero esiste, ed è il famoso e-cat (ossia motore a gatto imburrato) inventato da Andrea Rossi. In questo video – e con questo concludo – potete vedere come questa cosa straordinaria è stata scoperta.

barbara

A PROPOSITO DI GRETA E DEL NOBEL PER LA PACE

che qualcuno ha proposto di assegnarle: pur con tutta la disistima che provo nei confronti di quella ragazzina invasata e ignorante e di quell’oscena pagliacciata mediatica, equipararla al terrorista Arafat, o a Obama che ha sulle coscienza (vabbè, si fa per dire) le centinaia di migliaia di morti di quell’immenso macello che ha attivamente contribuito a creare in tutto il Medio Oriente, mi sembra decisamente esagerato. Comunque per riempire almeno un pochino uno dei centomila abissi di ignoranza della bimba (ma avrà davvero 16 anni? L’aspetto è quello di una bambina di otto anni!) che chiama Trump pazzo pericoloso, considerandolo evidentemente l’unico responsabile dell’imminente morte del pianeta, potrebbe essere utile mostrarle questo
inquinamento nel mondo
sempre che non risponda che è una bufala fabbricata da Trump.
Poi suggerisco di leggere anche questa ragionata riflessione. E concludo con una domanda, che mi sembra pertinente.
controllo clima
barbara

DEDICATO A TUTTI I VEGETARIANI E VEGANI DI PASSAGGIO

La lattuga inquina tre volte più della carne di maiale
Lo dimostrerebbe uno studio americano della Carnegie Mellon University

Una dieta a base di verdura provocherebbe più danni all’ambiente di una basata su alimenti di origine animale. Ad affermarlo, in uno studio pubblicato sulla rivista Environment Systems and Decisions, sono i ricercatori della Carnegie Mellon University di Pittsburgh (Usa), secondo cui la produzione di lattuga determinerebbe un’emissione di gas serra tre vole maggiore rispetto a quella di carne di maiale.
Nel corso dello studio, gli autori hanno esaminato gli effetti sull’ambiente delle diverse fasi della catena alimentare negli Stati Uniti. In particolare, hanno analizzato l’inquinamento prodotto dalla coltivazione, dalla lavorazione, dal trasporto e dallo stoccaggio dei diversi cibi. Al termine della ricerca, hanno concluso che la produzione di verdura inquina tre volte di più di quella della carne di maiale. “La ragione principale per cui la lattuga produce una quantità tre volte maggiore di emissioni di gas serra rispetto alla pancetta è che si tratta di una pianta facilmente deperibile – spiega Paul Fischbeck, uno degli autori -. Contiene poche calorie, per cui deve essere prodotta in notevoli quantità per poter soddisfare la domanda della popolazione. Inoltre, il suo trasporto richiede l’impiego di un’enorme quantità di energia affinché arrivi integra sulla tavola dei consumatori”.
Secondo gli autori, pertanto, una dieta ricca di verdure ha un maggiore impatto sui cambiamenti climatici, rispetto a un regime alimentare che prevede la carne. Le linee guida emanate nel 2010 dal Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (Usda), che puntano ad aumentare il consumo di vegetali da parte della popolazione per salvaguardare l’ambiente, produrrebbero quindi un inquinamento maggiore di quello determinato dalla tradizionale dieta americana.
“Circa il 40% della lattuga viene trasportata lontano da dov’è stata prodotta – prosegue Fischbeck -. E l’energia utilizzata per mantenerla integra durante la spedizione ha un notevole impatto ambientale. Nel confronto, appare meno inquinante la carne di maiale, che è molto più facile da trasportare perché risulta meno deperibile. È questo il motivo per cui la lattuga produce più gas serra del bacon”.
Nadia Comerci (qui)

Sempre detto, io, che quella gente è la rovina del pianeta.

barbara