E ORA STATE A SENTIRE QUESTA

che è fenomenale.

La Nuova Zelanda, la strage di Christchurch e il paradosso dell’antirazzismo

Il film “They are us”, che esalta il sostegno di un paese intero alla comunità islamica dopo la strage del 2019, viene criticato dai musulmani: «I bianchi non possono parlare di noi»

Degli incredibili cortocircuiti della nouvelle vague dell’antirazzismo e del politicamente corretto, quello che ha affossato in Nuova Zelanda il progetto di film They are us è forse uno dei più eclatanti. La pellicola, annunciata settimana scorsa, doveva raccontare la strage di Christchurch del marzo 2019, nella quale morirono 51 musulmani per mano del terrorista islamofobo Brenton Harrison Tarrant. L’obiettivo del film, prodotto da FilmNation Entertainment, era quello di raccontare «non tanto l’attentato ma la risposta all’attentato», mostrando come «un atto di odio senza precedenti è stato sommerso da un’ondata di amore e di sostegno», aveva dichiarato il famoso regista neozelandese Andrew Niccol.

«Loro siamo noi»

Per questo, figura centrale del film doveva essere la premier Jacinda Ardern (impersonata da Rose Byrne), celebrata in tutto il mondo per la sua pronta risposta alla strage: condanna del suprematismo bianco, visite ai familiari delle vittime con tanto di hijab in segno di rispetto verso i musulmani, riforma sull’uso delle armi, oltre a un famoso discorso in Parlamento nel quale pronunciò anche la frase utilizzata per il titolo del film:

«Il 15 marzo è stato il giorno in cui un semplice atto di preghiera, di pratica del loro credo musulmano e della loro religione, ha portato alla perdita delle vite dei loro cari. Quei cari erano fratelli, sorelle, padri e bambini. Erano neozelandesi, sono noi. E poiché loro sono noi, noi, come nazione, li piangiamo. Sentiamo un forte obbligo nei loro confronti. E, signor presidente, abbiamo tanto bisogno di dire e di agire».

I «bianchi» devono solo tacere

Tutto si aspettavano gli autori del film tranne che ricevere una valanga di proteste da parte della comunità musulmana neozelandese. L’Associazione giovanile nazionale islamica della Nuova Zelanda ha infatti lanciato una petizione, al momento firmata da 67 mila persone, per chiedere che la pellicola non venga girata. Secondo i musulmani è inaccettabile che «il film si concentri su voci di persone bianche», reinterpretando nell’ottica dei bianchi «la violenza orribile perpetrata contro le comunità musulmane». Lo stesso regista Niccol è colpevole di «whitewashing»: «Un uomo bianco che non ha sperimentato su di sé il razzismo e l’islamofobia non dovrebbe condurre né ricavare profitti dal racconto di una storia che non è la sua». È anche «inappropriato che al centro del film ci sia la premier Jacinda Ardern, una donna bianca».
Insomma, non conta se Niccol è neozelandese, non conta se la tragedia ha toccato lui come tutti gli altri cittadini della Nuova Zelanda, non conta se la premier Ardern ha agito prontamente per onorare e difendere i musulmani, per ricordare che sono cittadini neozelandesi come tutti gli altri, che la differenza di credo non costituisce una linea di demarcazione e che non c’è alcuna divisione tra “noi” e “loro”, ma soltanto “noi”. Secondo i musulmani neozelandesi, la linea di demarcazione c’è: i bianchi parlino delle cose dei bianchi e i musulmani delle cose dei musulmani.

La Ardern sminuisce se stessa

La stessa premier, Ardern, si è affrettata a prendere le distanze dal film che la elogiava per il suo pronto intervento a difesa della comunità islamica con parole incredibili: «Ci sono molte storie sugli eventi del 15 marzo che potrebbero essere raccontate e non penso che la mia sia una di quelle».
Anche la produttrice del film, Philippa Campbell, ha abbandonato la produzione della pellicola: «Non voglio essere coinvolta in un progetto che provoca un tale disagio». Parole che stonano con il lancio del film, durante il quale la produzione aveva dichiarato, come confermato anche dalla petizione, di aver contattato molti musulmani della Nuova Zelanda per scrivere la sceneggiatura.

L’antirazzismo vuole dividere

They are us sarà sicuramente ritirato e difficilmente uscirà nelle sale, almeno nella forma in cui era stato progettato. Alla luce della piega che hanno preso gli eventi, fanno sorridere le parole pronunciate da Niccol il giorno della presentazione: «Il film riguarda la nostra comune umanità, è questo il motivo per cui penso che il film parlerà alle persone del mondo intero. È un esempio di come dovremmo rispondere quando c’è un attacco contro altri esseri umani come noi».
Questa visione, forse ingenua, non è aggiornata ai recenti sviluppi del movimento antirazzista, che ha preso le mosse dalle proteste di Black Lives Matter negli Stati Uniti. Non c’è più una «comune umanità», neanche tra persone legate dalla stessa cittadinanza all’interno dello stesso paese. Ci sono i bianchi, i neri, i musulmani, i cristiani. Tutti divisi, uniti soltanto da un rapporto di incomunicabilità reciproca. Tanto che un neozelandese bianco non può permettersi di occuparsi di una tragedia che ha coinvolto neozelandesi musulmani. Alle origini del movimento antirazzista, l’obiettivo era rivendicare la comune cittadinanza e umanità che rende tutti uguali al di là del colore della pelle. Oggi lo stesso movimento antirazzista persegue l’obiettivo opposto. E ai malcapitati di turno, colpevoli senza appello del più grave dei crimini, il “whitewashing”, non resta che cospargersi il capo di cenere. E scusarsi per aver cercato di unire ciò che a molti, anche con una notevole dose di autolesionismo, conviene che resti diviso.
Leone Grotti 16 giugno 2021, qui.

No scusate, datemi pure della cinica, ma a me viene da rotolarmi dalle risate: fratelli i nostri fratelli hanno ucciso i nostri fratelli siamo tutti fratelli, e quelli coosaaa?! Noi purissimi musulmani fratelli di voi pezzi di merda infedeli bianchi? È quello che succede quando ci si ostina a chiudere gli occhi di fronte alla realtà, e quando la realtà gli piomba addosso cosa fanno? Si scusano! Abbiamo sbagliato! Perdonateci! Non lo faremo mai più! Già tutto previsto, del resto (vedi anche il primo commento), non perché qui si abbiano doti profetiche, ma semplicemente perché io non tengo gli occhi chiusi, e quello che ho davanti lo vedo e lo guardo bene in faccia.
La prossima cosa invece mi scatena la voglia di prendere un bazooka. Sempre contro i buoni di professione, beninteso, i progressisti con la menzogna incorporata. Qualche giorno fa avevo letto che in Ungheria, dove regna il fascistissimo Viktor Orban, è stata approvata una legge ferocemente omofoba, e uno si chiede: cosa avrà mai combinato di nuovo il fellone? Froci in galera? Frustate sulla pubblica piazza? Castrazione cruenta senza anestesia? Bene, ha combinato quello che segue.

No a pedofilia e gender, ma i media attaccano l’Ungheria

Il Parlamento ungherese approva una rigorosa legge antipedofilia, con aggravi di pena per pedofili e autori di pornografia infantile. Un emendamento vieta l’indottrinamento Lgbt verso i minorenni e si scatena il finimondo, con articoli-fotocopia da parte del mainstream mediatico globale, dalla Reuters alla Bbc.

L’Ungheria approva una durissima legge antipedofilia, in un paragrafo si vieta indottrinamento gender e transgender sino ai 18 anni e scoppia un imbarazzante finimondo mediatico. Martedì 15 giugno, il Parlamento ungherese ha approvato con una maggioranza schiacciante, con un solo voto contrario (157-1), le nuove norme restrittive contro la pedofilia. Le minoranze, unite in una grande coalizione con l’obiettivo di sconfiggere Orban il prossimo anno, si sono spaccate alla prima prova parlamentare. Le forze democratiche di sinistra e liberali non hanno partecipato al voto, mentre i rappresentanti dell’estrema destra di Jobbik hanno votato a favore del provvedimento.

La maggioranza che guida l’Ungheria da più di un decennio, ne abbiamo parlato altre volte, negli ultimi anni ha moltiplicato le proprie misure per la famiglia e promosso norme che proteggono la natura biologica umana, la genitorialità, il diritto dei bambini di avere una mamma e un papà.

Lo scorso 4 giugno, il Governo Orban presentava in Parlamento la nuova proposta di legge per combattere la pedofilia, introducendo un registro pubblico dei criminali pedofili e incrementando le pene per i reati di pedofilia. Nel dibattito di quel giorno, non si parlava di divieti verso l’indottrinamento Lgbt, eppure già si doveva prendere atto della spaccatura delle opposizioni: Jobbik si diceva favorevole, le sinistre democratiche e liberali erano molto critiche. Le coincidenze sono importanti. L’8 giugno, inopinatamente, l’ex presidente degli Usa, Barack Obama, rilasciava un’intervista alla CNN che faceva il giro del mondo mediatico nei giorni successivi, nella quale si soffermava su Polonia e Ungheria, descrivendo il Governo Orban come un “esempio di distruzione della democrazia”. Il 9 giugno il Governo Orban presentava alcuni emendamenti alla legge antipedofilia, tra essi anche l’emendamento contro l’indottrinamento Lgbt verso i minori. La notizia dell’emendamento infuocava i mass media internazionali, dopo che la Reuters ne dava notizia e la colorava con gli strali delle organizzazioni Lgbt.

Articoli-fotocopia che riprendevano le dichiarazioni delle lobby Lgbt si moltiplicavano per tutta la giornata: Associated Press (l’Ungheria vuol bandire l’omosessualità per i minori di 18 anni), Amnesty International (attacco frontale alle persone Lgbt), BBC (vietata la letteratura Lgbti ai minorenni). Dimenticato il contrasto alla pedofilia, si cavalcava la protesta Lgbt, invocando azioni internazionali in difesa dello “stato di diritto” e il 14 giugno la commissaria per i Diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatović, invitava, con un comunicato ufficiale, il Parlamento ungherese ad opporsi agli emendamenti che avrebbero “vietato ogni discussione sull’identità di genere e la diversità sessuale” con i ragazzi. Lo stesso giorno, poche migliaia di persone, sostenute da Amnesty International e Human Rights Watch, si riunivano davanti al Parlamento per protestare contro la legge antipedofilia e l’emendamento antindottrinamento. La notizia delle manifestazioni veniva ripresa con enfasi dal tam-tam del politically correct mondiale, dal sito di notizie europee Euractiv a France24, dal Washington Post a USNews, al Times of India… Il mondo doveva conoscere l’unica fake news: l’Ungheria stava per vietare alle persone Lgbt di esser tali, con un legge simile alle norme ‘omofobiche’ approvate in Russia.

Nei giorni in cui i giornali mondiali riportavano le critiche del G7 contro l’autoritarismo di Russia e Cina, la macchina del fango imponeva la somiglianza autoritaria tra Putin e Orban; Orban, il distruttore della democrazia (come descritto da Obama).

Tuttavia, dal voto finale del 15 giugno emergono due verità. Primo, la coalizione delle opposizioni appunto si è spaccata su un tema cruciale per qualunque governo futuro, con i Socialisti contrari e Jobbik che ha votato a favore della legge antipedofilia. Secondo, nonostante la grancassa mediatica, dalla Reuters in giù, si contestano la lotta alla pedofilia e un governo che si oppone ai dogmi innaturali della dottrina Lgbt. La legge approvata cosa dice? Si crea un “database elettronico” pubblico che conterrà i nomi dei pedofili e consentirà ai genitori e altri parenti delle vittime di denunciare; il Codice penale modificato garantisce che gli autori di pornografia infantile ricevano una pena detentiva di 20 anni senza possibilità di libertà vigilata (se le vittime hanno meno di 12 anni di età). Altri aggravi di pena includono gli abusi sessuali sui bambini, le molestie o le violenze commesse da funzionari pubblici o soggetti recidivi. Nei casi di reati gravi di pedofilia, la prescrizione non si applica più. Il divieto permanente di impiego per i pedofili nella sanità o nell’educazione viene esteso ai lavori legati al tempo libero dove potrebbero esserci minori, come spiagge, parchi di divertimento, zoo e associazioni sportive.

I pedofili saranno banditi dai posti di governo o di leadership politica. Per quanto riguarda l’educazione sessuale nelle scuole, il materiale non deve contenere nulla che miri a cambiare genere o a promuovere l’omosessualità. Oltre agli insegnanti della scuola, solo le persone o le organizzazioni incluse in un registro ufficiale, continuamente aggiornato, possono tenere lezioni di educazione sessuale. Inoltre, il diritto di un bambino di identificarsi secondo il suo sesso alla nascita è custodito dalla legge (“…l’Ungheria protegge il diritto dei bambini a un’autoidentità corrispondente al loro sesso alla nascita…”) sotto l’egida del sistema di protezione dell’infanzia. È vietato promuovere materiali rivolti ai giovani al di sotto dei 18 anni che abbiano un contenuto pornografico o che promuovano l’omosessualità o un’identità di genere diversa dal sesso alla nascita. Lo stesso vale per le pubblicità. Le stazioni televisive saranno obbligate a segnalare l’avviso di divieto di visione per gli under 18 per i film e la programmazione con contenuti che si discostano dalle restrizioni della legge, mentre l’Autorità vigilante sui mass media sarà tenuta a vigilare ed eventualmente sanzionare chi commette le violazioni.

Un ottimo provvedimento, quindi. Ma che fanno i paladini dei “diritti umani”? Human Rights Watch chiede che il presidente della Repubblica ungherese ponga il veto e fermi questa legge antipedofilia. Si tenta di falsificare la realtà, ma i vergognosi fatti di questi giorni parlano da soli.
Luca Volonté, qui.

Se solo pensiamo che il più giovane transessuale ha tre anni perché già da quando aveva 18 mesi i genitori hanno notato segni inequivocabili del fatto che si sentiva di un sesso diverso da quello biologico, a quello che la mamma ha “accontentato” trattandolo da bambina perché ha sempre mostrato preferenza per il colore rosa (è noto che la preferenza del rosa per le femmine e dell’azzurro per i maschi è genetica, e chissà che razza di genetica avranno mai i cinesi che usano – o almeno usavano in passato, adesso non so – l’azzurro per le femmine e il rosso per i maschi), i bombardamenti di ormoni per bloccare la pubertà praticati a scuola anche contro la volontà dei genitori, se pensiamo a tutto questo abbiamo davvero il diritto, nonostante qualche possibile esagerazione, di criticare l’Ungheria per questa legge? Senza dimenticare che il dominio assoluto del pensiero unico comunista l’Ungheria, così come tutti gli stati satelliti dell’Unione Sovietica, lo ha conosciuto fin troppo bene sulla propria pelle per interi decenni, per avere voglia di rischiare una ricaduta.(E tenetevi pronti per quello che vi preparo per domani)

barbara

IDIOTI E PER GIUNTA COPIONI

Le scuole in America cancellano le feste cristiane 

I giacobini in Francia divisero il tempo in unità “razionali e naturali”. Nel calendario ci misero le festività patriottiche ispirate a valori civili: Virtù, Genio, Lavoro, Remunerazione. Santa Cecilia divenne il giorno della rapa, Santa Caterina il giorno del maiale, Sant’Andrea il giorno della zappa… E fra una testa e l’altra che ghigliottinavano, anche l’ape regina divenne “l’ape che depone le uova” [e dunque, oltre che coglioni, i nostri contemporanei politicamente corretti, sono anche incapaci di essere originali], la Chiesa di San Lorenzo divenne il tempio del Matrimonio e della Fedeltà, Notre Dame il tempio della Ragione e Montmartre divenne Monte Marat…

In America da oggi le feste si chiameranno “giorni liberi” [e questi sì che sono cambiamenti epocali!]. Racconta Newsweek che è la decisione del consiglio scolastico di Randolph Township nella contea di Morris, New Jersey, che ha votato all’unanimità per rimuovere i nomi delle festività dal calendario accademico. Basta Natale, Pasqua, Giorno del Ringraziamento e Memorial Day, così come le festività ebraiche come Rosh Hashanah e Yom Kippur. “Se non abbiamo nulla sul calendario, non avremo nessuno con i sentimenti feriti o qualcosa del genere”, ha detto il membro del consiglio Dorene Roche. [GRANDE! Smettiamo di parlare e non avremo nessuno che si sentirà offeso, smettiamo di compiere qualunque gesto e non avremo nessuno che potrà risentirsi, suicidiamoci in massa tutti sette miliardi e otto, e sulla Terra la pace regnerà sovrana. Ma vaffanculo, va’]

E’ la decisione presa anche dal più grande distretto scolastico dello stato americano del Maryland, Montgomery County, racconta il Washington Post. Lì è cominciato quando un gruppo di musulmani ha chiesto di inserire la festa dell’Eid. Per non scontentare nessuno, o meglio per erigere il multiculturalismo a politica di stato, ha cancellato anche il Natale e il Venerdì santo, Yom Kippur e Rosh HaShanà. Stessa scelta di alcune scuole in California: via le festività cristiane.

Questo delirio “inclusivo” arriverà anche in Europa. Anzi, è già qui.

L’Osservatorio della laicità in Francia – l’organo istituito dal presidente François Hollande per coordinare le sue politiche neolaiciste – ha proposto di eliminare alcune feste nazionali cristiane per far posto a quelle islamiche. L’annuale processione a lume di candela di Santa Lucia (“Sankta Lucia”), una tradizione cristiana svedese che si celebra da centinaia di anni, “sta scomparendo”. Uddevalla, Södertälje, Koping, Umeå e Ystad sono alcune del crescente numero di città che non ospitano più questa bella manifestazione culturale. Secondo Jonas Engman, un etnologo del Museo nordico, l’interesse sempre minore per la processione di Santa Lucia accompagna una disaffezione radicale verso la cultura della Svezia cristiana. Dame Louise Casey, “zar” dell’integrazione del governo britannico, ha avvertito che “le tradizioni come la celebrazione del Natale scompariranno”. In Belgio, la democrazia più islamizzata d’Europa, a Holsbeek, alle porte di Bruxelles, non è stato allestito il presepe per “non offendere i musulmani” [Non ho capito: se Gesù, Issa in arabo, è un profeta musulmano (e palestinese, non dimentichiamolo!), che cosa c’è che non va bene nel festeggiare la sua nascita?]. Come riportato dal quotidiano La Libre, i calendari scolastici della comunità francofona del Belgio stanno utilizzando una nuova terminologia: la festa di Ognissanti (Congés de Toussaint) viene chiamata “congedo di autunno”; le vacanze di Natale (Vacances de Noël) diventano “vacanze d’inverno” e le vacanze di Pasqua (Vacances de Pâques) sono diventate “vacanze di primavera” (Vacances de Printemps).

Ha ragione Charles Consigny quando sul settimanale Le Point scrive che “a forza di questa tabula rasa del nostro passato faremo piazza pulita del nostro futuro”.

Ci stanno rubando tutto. Guardiamoci almeno qualche minuto di Santa Lucia, prima che la caccino anche da Youtube.

barbara

UN PAIO DI DOMANDE INDISCRETE

Bisogna dire “genitore che partorisce”, perché la parola “madre” è discriminatoria nei confronti delle “ragazze col cazzo” come a volte amano dichiararsi con grandi cartelli, che madri non possono essere. Ma queste ragazze col cazzo che non possono diventare madri, possono per caso partorire? Qual è il guadagno nell’orrenda sostituzione? Se vanno in crisi per il sostantivo che indica ciò che non potranno mai essere, ci andranno di meno con il verbo che indica ciò che non potranno mai fare? Perché non ci son santi ragazzi, se non nasci con vagina utero tube ovaie e un bel XX, puoi farti castrare e pompare di ormoni quanto ti pare, e farti chiamare Loretta fino allo sfinimento, ma di partorire te lo sogni.
E quelle donne nate donne, rimaste donne, che si sentono donne, che possono benissimo diventare madri adottando ma non possono partorire  a causa di un’isterectomia, di un’ovariectomia bilaterale, di tube non pervie, perché affette da sindrome di Turner o altro ancora, come dobbiamo chiamarle? Se madri no perché se no i trans poverini poverini si avviliscono, dobbiamo chiamare anche loro genitori che partoriscono aggiungendo al danno la beffa – la presa per il culo, per chiamare le cose col loro nome – oltre alla palese falsità?

E poi non bisogna dire donna, bensì mestruante. I trans non “mestruano”, ovviamente, perché gli uomini non mestruano, da che mondo è mondo, e quindi invece che con l’aborrito “uomo” li chiamiamo col bellissimo “non mestruante”. Però anch’io sono non mestruante, da una ventina d’anni: sono equiparabile a un trans? Anche se ho vagina e ovaie e non pisello e palle? Anche se non ho avuto bisogno di pomparmi di ormoni per avere le tette? Anche se ho XX e non XY? E, per inciso, anche le figlie della mia vicina che vanno all’asilo sono sicuramente non mestruanti, epperò non mi sembra che assomiglino molto a dei trans.

La prossima domanda la faccio fare all’amico
Renato Miele

Domanda ingenua: perché nel caso di Saman, la ragazza pachistana di cui si sospetta [di cui ora è certa] l’uccisione, non si è ancora sentita la parola FEMMINICIDIO?

È una domanda difficile, e dubito che qualcuno riuscirà a trovare una risposta.

Qualcuno  suo tempo ha ammonito che quando si bruciano i libri, prima o poi si bruceranno le persone. Nel 1933 hanno bruciato i libri

e meno di dieci anni dopo bruciavano le persone in quantità industriale. Adesso stanno decapitando le statue.

USA COLUMBUS STATUE BEHEADING

Fra quanto tempo…? Ah no, che domanda stupida: è da quel dì che i seguaci della religione di pace stanno decapitando le persone in quantità industriale e addestrando anche i bambini a tale nobile attività. A casa loro? No, cari, anche a casa nostra, dove le anime belle continuano a predicare accoglienza.

barbara

IL J’ACCUSE DELLA MUSULMANA

Questo articolo è di tre anni e un mese fa.

Il grande j’accuse della musulmana Sonia Mabrouk

Roma. In un ritratto, Le Monde la chiama “l’anticonformista”. Ex redattrice di Jeune Afrique, Sonia Mabrouk è una musulmana tunisina e uno dei volti in ascesa del giornalismo televisivo francese, la star di “Public Sénat”. Cresciuta nel porto di Tunisi La Goulette, da piccola Mabrouk frequentava Habib Bourguiba, suo nonno era ministro e uno zio ambasciatore a Parigi. Ma nonostante questo milieu, la giornalista e scrittrice ha un motto inusuale: “Combattere il conformismo”.
Adesso Mabrouk pubblica il secondo libro da Plon, Dans son cœur sommeille la vengeance. Il cuore è quello dei convertiti francesi all’islam e la vendetta è quella che consumano contro la cultura occidentale. “Le nostre strade sono disseminate di soldati ma le nostre menti sono deboli” pensa Lena, protagonista del romanzo. Il suo alter ego è Amra, foreign fighter in Siria, che le dice: “Dubitate di tutto, anche di voi stessi. L’islam è molto più sicuro del vostro cristianesimo. La vostra società è senza fiato, tutto crolla, la civiltà marcisce dalla testa, come il pesce. E sarà sostituita. Le vostre chiese sono vuote. Vuote! Le trasformeremo in moschee. La vostra cultura si spegne, la vostra spiritualità si spezza, le vostre tradizioni spariscono”.
Amra lo ha imparato in carcere. “L’islam crescerà e conquisterà più territori, cuori e menti. Faremo molti bambini che brandiranno la religione con orgoglio. E finirete per convertirvi”. L’occidente, scrive Mabrouk tramite Amra, è in vendita. “Tutto. I vostri ideali, i vostri princìpi, le vostre terre. I vostri soldati si nascondono dietro gli schermi, bombardano da aerei sofisticati e non metteranno mai piede in terra nemica, spaventati. In questa guerra asimmetrica, sarete i vinti della storia”.
In una intervista al settimanale Valeurs Actuelles di questa settimana, Mabrouk spiega cosa l’ha spinta a scrivere il libro: “La civiltà sopravviverà se i valori cristiani saranno difesi” dice la giornalista franco-tunisina. Mabrouk non pensa sia finita. “C’è chi tende a vedere la civiltà cristiana come un’immensa fragilità. Credo che di fronte all’islam politico conquistatore, questa apparente fragilità diventi una forza. Qualcosa mi colpisce quando vedo le chiese in Francia: non sono affatto vuote! Vedo famiglie, bambini, sanno bene cosa ci stanno facendo lì. Per troppo tempo, i programmi televisivi hanno sostenuto i sostenitori dell’islam politico”. I terroristi hanno un vantaggio: “Sono capaci di morire per le proprie idee. Ma lo ha fatto anche Arnaud Beltrame (il poliziotto sgozzato dall’Isis a Trèbes, ndr) e mi ha profondamente segnato. Il movimento con cui la Francia ha acclamato quest’uomo dimostra che nulla è perduto. E incarna, con il suo gesto, un progetto spirituale inaudito e noi, nei media, non ne parliamo, abbiamo paura. Quando torno in Tunisia e sento il muezzin, mi succede qualcosa, non potrei spiegarlo, è irrazionale. Oggi parliamo di lotta al terrorismo, ma i mezzi non sono sufficienti. Nel libro, Lena lo comprende. Mi chiedo come possa farlo un paese”. Che se lo chieda una musulmana e non gli occidentali ci dice già moltissimo. Forse troppo.
Giulio Meotti,  13 mag 2018, qui.

Questo articolo è di un mese fa.

“Ogni due settimane in Francia nasce una moschea e scompare una chiesa”

“Una chiesa scompare in Francia ogni due settimane, bruciata, venduta, abbattuta”. È la conclusione agghiacciante di Edouard de Lamaze, presidente dell’Observatoire du patrimoine religieux di Parigi, l’organizzazione più importante che monitora lo stato dei luoghi di culto nel paese più travolto dallo choc di civiltà.Lamaze sta lanciando l’allarme sui media sulla scomparsa degli edifici religiosi in un paese noto come “la figlia maggiore della Chiesa”, da quando il re Clodoveo I abbracciò il cattolicesimo nel 496. L’appello di Lamaze è arrivato dopo che un incendio ha distrutto la chiesa di Saint-Pierre del XVI secolo a Romilly-la-Puthenaye, in Normandia, nel nord della Francia. L’incendio è avvenuto il 15 aprile, esattamente due anni dopo quello che ha devastato la cattedrale di Notre-Dame a Parigi. Oltre a spiegare che un edificio religioso scompare ogni due settimane – per demolizione, trasformazione, distruzione da incendio o crollo – Lamaze ha detto che “due terzi degli incendi nelle chiese sono dovuti ad atti dolosi. “Anche se i monumenti cattolici sono ancora avanti, una moschea viene eretta ogni quindici giorni in Francia, mentre un edificio cristiano viene distrutto allo stesso ritmo”, ha detto Lamaze. “Crea un punto di svolta sul territorio che dovrebbe essere preso in considerazione”. 
Lamaze dice anche che in media ogni giorno vengano presi di mira più di due monumenti cristiani. Nel solo 2018 sono stati registrati 877 attacchi a luoghi di culto cattolici in tutto il Paese. “Queste cifre sono quintuplicate in soli dieci anni”, ha detto Lamaze, osservando che 129 chiese erano state vandalizzate nel 2008. “All’inizio degli anni ’70, lo scrittore e giornalista Michel de Saint Pierre pubblicò un libro dal titolo ‘Chiese in rovina, Chiesa in pericolo’, in cui lanciava già l’allarme. Ma da allora la situazione è decuplicata, addirittura centuplicata”. 
Al di là dell’aspetto religioso, conclude Lamaze, è in gioco la cultura del paese, “perché questi gioielli di arte e architettura sono parte integrante dello spirito e della grandezza della Francia. E se continuiamo così, un giorno la nostra eredità sarà completamente distrutta. Perderemo tutto”. 
Nel 1904 Marcel Proust, l’autore di Alla ricerca del tempo perduto, agnostico, pubblicava un saggio che iniziava così: “Supponiamo per un istante che la religione cattolica sia spenta da secoli, che le tradizioni del suo culto siano perdute. Sole, monumenti fatti inintelligibili ma rimasti mirabili, di una fede obliata, sopravvivono le cattedrali, mute e dissacrate…”.
Nel 2021 non c’è bisogna di troppa immaginazione. Basta aprire gli occhi…
Giulio Meotti, 5 mag 2021.

Profetica da un verso, troppo ottimista dall’altro la giornalista musulmana. E non è questione di essere o non essere religiosi, essere o non essere credenti, e addirittura neanche di essere o non essere cristiani: è semplicemente un dato di fatto che solo il cristianesimo può salvare il mondo dalla catastrofe.

barbara

MINESTRONE DI VERDURE POLITICAMENTE CORRETTE

Anzi correttissime. Comincio con la gravissima emergenza omofobia, che ci sta togliendo il sonno

ll

E infatti

Una splendida lezione di correttezza al malefico BoJo:

E anche il mondo dei motori si adegua alla correttezza politica:

e quello delle favole

e dei rapporti famigliari

(ma com’è che a nessuna vedova o ragazza madre è mai venuto in mente di chiedere l’abolizione della festa del papà?)

per non parlare delle manifestazioni sociali,

dei giochi dei bambini

dei criteri per concedere le interviste

(certo che anche con le cozze vale il detto che Dio le fa e poi le accoppia)

e nella politica americana

Poi vi mostro un magnifico esempio di educazione politicamente corretta

di emoticons politicamente corretti

di diritto alla difesa politicamente corretto

Proseguo con quattro importanti lezioni

(giusto e sbagliato non dipendono dai numeri)

e le profezie dei nostri due migliori profeti

(in Italia abbiamo circa 9000 posti in terapia intensiva; il 28 maggio i posti occupati erano 1142; il 29 maggio 1095; il 30 maggio 1061; il 31 maggio 1033; il 3 giugno 989)

Concludo con una lezione sui sintomi del covid

un’esibizione di striptease estremo

un saluto molto molto politicamente corretto, inclusivo e zaniano (zanoso? zanesco? azzannato?)

e una pazza scriteriata talmente folle da credere che solo le donne abbiano il ciclo, al punto da metterlo addirittura nel titolo

Roba da matti.

barbara

OGNI MEDAGLIA HA SEMPRE DUE FACCE

La Svezia per esempio ha questa

E poi ha questa

La Svezia apre alle spose bambine per “motivi speciali”

La socialdemocrazia capitola alla sharia e rigetta l’abolizione totale del matrimonio con minorenni. “E’ realtà nel paese”. Il relativismo morale li ha resi ciechi e paralizzati  

Il governo svedese dice sì ai matrimonio con le minorenni se ci sono “ragioni speciali”. E’ quanto afferma un disegno di legge che dovrebbe entrare in vigore il 1 luglio. L’opposizione di destra aveva chiesto il divieto totale di tutte le forme di matrimonio precoce. “Abbiamo ragazze e ragazzi in Svezia oggi, cioè cittadini svedesi, che convivono, che fanno sesso, che vivono insieme e che hanno figli insieme”, ha commentato invece il deputato socialdemocratico Hillevi Larsson.
La nuova proposta di legge abolisce l’attuale requisito di 18 anni per i matrimoni contratti in base al diritto straniero. Il governo lascerà alla magistratura decidere quali dovrebbero essere i “motivi speciali”. Secondo il testo giuridico, l’esenzione si applica se entrambe le parti hanno oggi più di 18 anni e la sposa era minorenne quando è stata sposata in Siria o in Afghanistan o in Somalia, prima di arrivare in Svezia. Nel 2016 si registrarono 132 matrimoni in cui la sposa era minorenne. In molti paesi africani si arriva a tassi del 50 per cento di matrimoni con minorenni. “È del tutto malato che non si possa semplicemente dire di no a qualcosa di così bizzarro come uomini adulti che hanno il diritto di sposare le bambine”, aveva detto Jimmie Åkesson, leader della destra dei Democratici svedesi. 
“Sentiamo parlare di questi casi tutto il tempo”, ha detto Sara Mohammad, fondatrice di GAPF, un’organizzazione svedese che si batte contro i matrimoni precoci. “Dobbiamo proteggere queste ragazze e abbiamo bisogno che la Svezia mostri al mondo che i matrimoni precoci non vanno bene”. Sara è arrivata in Svezia nel 1993 dopo essere fuggita dall’Iraq, dove suo fratello ha cercato di spararle dopo che era scappata dal suo matrimonio precoce. “Se la Svezia dimostra che questi matrimoni non sono consentiti, la maggior parte delle ragazze in matrimoni forzati non sceglierà di tornare dai propri mariti”, aveva detto alla Reuters. “Il governo deve dimostrare a queste ragazze che le proteggerà”.
Ma il relativismo morale li ha resi ciechi e paralizzati.
Giulio Meotti

Che è la stessa che abbiamo visto una, due, tre, quattro, cinque, sei, sette (ma forse anche di più) volte.

barbara

IL TASSELLO MANCANTE

Malika Chalhy e la sua storia – quella vera

La cronaca non esiste più, esiste solo la propaganda, in questa versione peggiorativa dell’incubo orwelliano che sono i tempi in cui ci è dato vivere. Non è che il Media Unico politicamente corretto deformi la realtà, siamo oltre: non esiste nessuna realtà, se non quella che conferma i tic, le pose, l’ideologia perbene e pettinata del suddetto Media Unico. Prendete la storiaccia di Malika Chalhy, la ventiduenne di Castelfiorentino cacciata di casa perché lesbica. Insultata, minacciata di morte, diseredata. Tra il campionario offerto dai famigliari gentiluomini: «Se torni ti ammazziamo, meglio 50 anni di carcere che una figlia lesbica» (i genitori); «ti taglio la gola» (il fratello); «io non so chi sia questa persona» (la madre, dopo che la ragazza è tornata a casa in compagnia dei Carabinieri per ritirare almeno qualche effetto personale). Grande e sacrosanto baccano mediatico attorno a Malika, giustamente presentata a testate unificate come vittima di un’omofobia cieca, fanatica, bestiale. Scatta una gara di solidarietà tra i vip arcobaleno, la cantante Elodie lancia una raccolta fondi in sostegno della giovane che ha già superato i 30mila euro (applausi), Vladimir Luxuria definisce, con tutte le ragioni, «contronatura» i genitori che bandiscono la figlia, i sostenitori della legge Zan ne approfittano per inondare le agenzie di dichiarazioni sulla retriva e patriarcale inclinazione italica all’omofobia. Chi non resiste a buttarla direttamente in politica è Fedez, che nella veste di opinionista riesce a essere perfino più mediocre che in quella canora, e se la prende con «i vari Pillon, associazioni cattolico-estremiste, antiabortisti» (la colpa è di senatori leghisti e Chiesa cattolica, in sintesi). Tutto bene, anzi no, perché nessuno cita un lievissimo, infinitesimale dettaglio, quello per cui i famigliari di Malika, gli odiatori contro il diritto e perfino contro il proprio stesso sangue, sono di cultura islamica. Lo ha ricordato il portale FeministPost, non esattamente un covo di fascio-sovranisti. Che racconta come il padre si chiami Aberrazak e sia di origine marocchina, il fratello si chiami Samir, e soprattutto sul profilo Facebook del primo circolino foto di tutta la famiglia con le donne velate. Come riporta lo stesso sito, è impossibile stabilire il livello di ortodossia religiosa di quella casa, ma quel che è certo è che la tragedia di Malika ha come sfondo un contesto (pseudo)culturale musulmano. Spiace, editorialisti e musicanti che vi retwittate a vicenda, ma in questa storia inascoltabile non c’entra l’associazionismo cattolico, non c’entra nemmeno la tessera della Lega, c’entra invece quella che la grande scrittrice e dissidente somala Ayaan Hirsi Ali ha definito «la più pericolosa forma di omofobia ai giorni nostri»: quella «islamica». Del resto, per quanto non sia mai un tema gettonato negli appelli filo-gender della buona società nostrana, i gay vengono decapitati nella sunnita Arabia Saudita, impiccati nello sciita Iran, gettati dai tetti nei territori ancora controllati dall’Isis. Dove c’è Islam, spesso c’è persecuzione omicida e fondata teocraticamente delle persone omosessuali. Una lunga scia di odio, che può prolungarsi anche fino a un piccolo borgo sui colli fiorentini. Ma, statene certi, non arriverà mai sulle prime pagine dei giornaloni.
Giovanni Sallusti, qui.

Qualcuno la chiama ipocrisia, io la chiamo infame malafede, volgare disinformazione, vergognosa mistificazione dei fatti. Con, in questo caso, lo sciacallaggio su una povera ragazzina e il marchio del disonore gettato su chi non potrebbe essere più estraneo alla vicenda.. E chissà se tutte quelle anime belle continueranno a sostenerla quando sarà impossibile per chiunque continuare a fingere che sia vittima del patriarcato italico, del cattolicesimo bigotto, dell’«ostinato conservatorismo», come qualcuno lo ha definito, della scandalosa destra.

barbara

QUANDO L’ISLAM NON VIENE FERMATO, PARTE SECONDA

Il suicidio dell’Europa: invasione musulmana e libertà di parola sotto attacco

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo intervento di Armando Simón *

[testo tradotto con traduttore automatico, con correzioni e aggiustamenti miei]

L’Europa è sotto una costante invasione dall’Africa subequatoriale e dai paesi musulmani, da quando la perfida Merkel ha annunciato al mondo che l’Europa li avrebbe accolti a braccia aperte. Il risultato è stato catastrofico per gli europei che, come le pecore, non si sono ribellati ai loro governanti per averli traditi, permettendo e incoraggiando questa invasione.
Ci sono stati culti suicidi nel corso dei secoli (il suicidio di massa del 1978 dei comunisti in Guyana è il più famoso). La situazione in Europa è un altro culto suicida di persone di sinistra che odiano i loro paesi, le loro culture, la loro religione. Se tali individui vogliono suicidarsi, questa è una loro prerogativa, ma pretendere che partecipiamo è chiedere troppo. È interessante che questo culto suicida esista nell’Europa occidentale, non nell’Europa orientale. Questo perché i marxisti nell’Europa occidentale, per oltre mezzo secolo, hanno fatto tutto il possibile per minare la fiducia degli europei attraverso varie forme di propaganda. I paesi dell’Europa orientale come la Polonia e l’Ungheria non hanno subito questa erosione perché erano già all’interno della cortina di ferro. L’Unione Sovietica può anche essere scomparsa, ma l’effetto di questa ideologia sull’Europa occidentale può essere sentito ancora oggi.
Quanto agli immigrati, hanno intrapreso un percorso di costante attività criminale, distruzione delle istituzioni e parassitismo nei confronti degli europei:
A Cremona, un immigrato senegalese ha rapito un autobus carico di bambini e ha tentato di bruciarli tutti vivi. In seguito ha detto che se ne avesse avuto la possibilità, lo avrebbe fatto di nuovo cento volte . In precedenza, aveva tentato lo stupro di una ragazza italiana.
A Parigi, tre immigrati africani da Capo Verde hanno aggredito un uomo e hanno iniziato a mangiarlo vivo , ma è riuscito a scappare.
Roma, un africano immigrato dalla Somalia ha tentato di stuprare una donna in un ospedale che stava andando in travaglio.
In Francia , un immigrato africano dal Marocco ha picchiato la stessa donna che lo aveva aiutato a ottenere la residenza nel paese.
Como , un immigrato africano dalla Tunisia ha accoltellato a morte un popolare sacerdote.
Nel Limburgo , in Germania, un immigrato tunisino ha ucciso sua moglie con una mannaia. La polizia dell’Assia ha minacciato di arrestare chiunque avesse propagato un video con commenti odiosi sull’evento. Diverse spie di sinistra hanno consegnato alla polizia le persone che lo hanno fatto.
Francoforte , un immigrato eritreo ha spinto a morte un bambino davanti a un treno in arrivo. In precedenza, era stato indicato come “un esempio di integrazione di successo”. Quindi, invece di illustrare l’incidente come un comportamento tipico degli africani, le autorità hanno indicato che era dovuto a … malattie mentali.
Quando l’ Algeria ha vinto la Coppa d’Africa, gli immigrati africani dall’Algeria e da altri paesi africani hanno conquistato parti di Parigi, terrorizzando i civili francesi.
In Svezia , gli immigrati provenienti da paesi non specificati hanno tagliato il collo dei cigni.
Un immigrato tunisino ha aggredito con un machete due passanti nella città di Augusta.
Un immigrato africano dal Camerun ha commesso una rapina in Svizzera ed è stato infine espulso. D’altra parte, la Gran Bretagna ha rifiutato di espellere un immigrato africano dalla Somalia che ha commesso 33 crimini e ha minacciato di uccidere la regina. Un altro dalla Somalia era in procinto di essere espulso, ma sull’aereo ha iniziato a urlare delle sue sofferenze e i passeggeri di sinistra si sono opposti alla sua espulsione. Il povero, innocente, somalo aveva precedentemente partecipato a uno stupro di gruppo . Nessuno dei passeggeri sembrava turbato da questo.
Parigi , centinaia di immigrati africani hanno preso d’assalto il Pantheon per chiedere alloggi gratuiti, cittadinanza e lavoro facile.
Mirandola , un immigrato africano ha bruciato una stazione di polizia e nella circostanza sono morti due italiani.
Parigi , 500 immigrati dall’Africa e dal Pakistan hanno invaso l’aeroporto, provocando il caos e gridando che “la Francia non appartiene ai francesi!”
Parigi , undici immigrati da paesi non specificati hanno violentato una ragazza.
Lesbo, un gruppo di immigrati afghani ha appiccato degli incendi che hanno ucciso almeno una donna e un bambino.
In Irlanda , migliaia di ragazze sono state sottoposte a mutilazioni genitali femminili da parte di immigrati dall’Africa e da paesi musulmani.
Nel Regno Unito , immigrati dal Ghana e dall’Uganda sono stati condannati per aver eseguito mutilazioni genitali femminili.
Schkeuditz , in Sassonia, una donna di 88 anni è stata assassinata da un musulmano ceceno.
Un immigrato marocchino , cittadino italiano naturalizzato, ha ucciso un uomo a Stefano Leo, perché? Perché era bianco ed era felice.
Rouen , una coppia è stata assassinata nel loro appartamento pochi giorni prima di Natale da un ruandese. Quella stessa città ha visto un prete assassinato in chiesa da due musulmani. Le sue ultime parole furono: “Vattene, Satana!”
Vicino a Bonn , una coppia era in campeggio quando un ghanese si intromise e iniziò a violentare la donna, mentre la l’uomo non si muoveva perché il selvaggio lo minacciava.
Una ragazza italiana è stata violentata, poi è stata smembrata ancora in vita da un nigeriano.
In Svezia, un somalo , affermando di essere un bambino ma in realtà un uomo, ha ucciso un lavoratore di un centro di accoglienza.
Due immigrati nigeriani hanno pugnalato a morte un soldato a Woolwich e poi hanno cercato di tagliargli la testa. In prigione, i due sono stati picchiati. [E meno male!]
Heraklion , un africano algerino ha vandalizzato una chiesa cristiana.
Nizza , un tunisino ha ucciso tre persone con un coltello.
Sempre a Nizza , ancora un altro tunisino, ha sequestrato un camion e usandolo come arma, ha ucciso 84 persone che celebravano la presa della Bastiglia.
In Belgio , una troupe cinematografica è dovuta fuggire quando è stata attaccata da numerosi immigrati africani. Sembra che in molte zone d’Europa gli europei non siano autorizzati a mettere piede. Nel loro paese.
Kaufbeuren , due siriani hanno assassinato un cieco handicappato. Uno dei fratellini degli immigrati è un ladro.
In Finlandia , 16 immigrati provenienti da diversi paesi musulmani hanno violentato bambini di dieci anni per un periodo di mesi. Uno degli immigrati è fuggito ed è stato catturato in Germania ed è stato rilasciato. Il primo ministro finlandese, Juha Sipilä, ha condannato “l’incitamento all’odio” contro gli stupratori di bambini.
I medici svedesi hanno riferito che c’è stato un forte aumento del numero di casi di leishmaniosi, un raro parassita letale che è stato portato nel paese dagli immigrati.
In Svezia , 8 su 10 “stupri stranieri” sono commessi da immigrati che sono stati ammessi nel Paese come richiedenti asilo. A Oslo , il 70% dei crimini violenti è commesso da immigrati.
Un razzista del Senegal e capo di un gruppo anti-odio ha chiesto l’omicidio dei bianchi.
Due albanesi musulmani e un egiziano hanno violentato una ragazza che aspettava i suoi amici sulla spiaggia di Lignano.
Tre immigrati albanesi musulmani e due marocchini hanno violentato quattro ragazze italiane che hanno rinchiuso in un appartamento.
San Lorenzo , Roma, un’adolescente è stata violentata e uccisa da un gruppo di sette immigrati arabi e africani. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha tentato di visitare la zona indossando una rosa bianca ma è stato bloccato dai manifestanti di estrema sinistra.
Newcastle , 17 pakistani sono stati condannati per aver violentato ragazze bianche. In Gran Bretagna, il pakistano è diventato sinonimo di stupratore. Nel frattempo, diversi parlamentari hanno chiesto alla Gran Bretagna di accelerare il suo suicidio aumentando di cinque volte il numero di immigrati in arrivo.
Coventry , un 40enne musulmano del Gambia (che è calvo) è stato messo in una scuola per bambini perché diceva di essere un “minorenne” e, ovviamente, essendo un immigrato, bisogna fare di tutto per renderlo felice. Quando i genitori si lamentavano, le sagge autorità scolastiche gli dissero di andarsene e di non disturbarli, che erano razzisti e dovevano vergognarsi di se stessi. I bambini, tuttavia, hanno messo la sua foto sui social media e gli imbecilli del distretto scolastico sono stati messi in ridicolo, così l’immigrato è stato portato fuori dalla scuola dei bambini. L’ uomo calvo , che si credeva avesse 11 anni, era ancora trattato come minorenne.
In Germania, i musulmani chiedono che sia nominato uno zar dell’islamofobia per perseguitare chiunque critichi i musulmani o la loro religione, o riferisca qualsiasi notizia che li faccia sembrare cattivi.
Friburgo, uno studente tedesco è stato ucciso da un afghano. L’afgano era stato condannato a dieci anni per tentato omicidio in Grecia ma è stato rilasciato dopo soli due anni.
Chemnitz , un siriano e un iracheno hanno pugnalato a morte un tedesco.
Ad Atene , due musulmani siriani hanno picchiato un prete davanti alla sua chiesa mentre a Lesbo una grande croce è stata distrutta da una Ong di migranti perché “la croce promuoveva l’odio”.
L’antiterrorismo italiano ha arrestato un somalo prima che potesse realizzare il suo piano di bombardare le chiese cristiane.
Un marocchino ha ucciso un regista per aver girato un film che mostra come i musulmani brutalizzano le donne.
Parigi , un insegnante è stato assassinato per aver insegnato ai suoi studenti il ​​concetto di libertà di espressione.
Si possono sempre trovare donne che vogliono dimostrare a tutti quanto sono progressiste facendo sesso con gli immigrati. A Nantes, una di queste donne ne ha scelto uno come fidanzato. Un giorno, il ragazzo l’ha legata con dei cavi e le ha picchiato il corpo con una verga, le ha rasato la testa e le ha messo la mano nell’acqua bollente. Alla fine è scappata, lui è stato arrestato e ora probabilmente sta cercando un altro immigrato.
L’Europa si sta trasformando . Per il peggio . Traditori funzionari governativi e giornalisti – tutti di sinistra – ordinano ai loro cittadini di regolare la loro vita in modo da non creare disturbo a gli immigrati, ripetono continuamente ai loro cittadini che essi si devono regolare, essi devono essere di mentalità aperta, essi devono essere idealisti, essi non devono respingere, essi devono accettare docilmente gli insulti dei nuovi arrivati ed essi devono accettare docilmente i loro crimini.
La perfida Merkel attende con impazienza quando la Germania diventerà musulmana (e tutte le sue opere d’arte saranno distrutte e i libri bruciati), mentre in Francia, Michel Houellebecq prevede quando la Francia sarà guidata dai Fratelli Musulmani e i ministri del governo svedese Mona Sahlin e Lise Bergh hanno espresso disprezzo per la cultura svedese mentre glorificano i musulmani. I musulmani, a loro volta, esprimono apertamente disprezzo per i valori e le istituzioni europee, dalla democrazia alla pulizia alla libertà di parola alla religione cristiana . Le donne vengono regolarmente violentate da questi immigrati.
Questo è in contrasto con il Dalai Lama che ha dichiarato che l’Europa appartiene agli europei.
I traditori non sono limitati al governo, ma sono anche all’interno della società. Un esempio calzante è dove alcuni leader religiosi di sinistra tradiscono la loro religione rimuovendo i simboli cristiani dalle loro chiese , in modo che i musulmani non vengano offesi. Si aspettano pienamente, se non esigono, che i loro cittadini sorridano con approvazione alle loro azioni illuminate.
Mentre i politici europei di sinistra si fanno in quattro per accogliere, umiliare o glorificare l’invasione, vanno in piena modalità di attacco a qualsiasi europeo che mostri una spina dorsale, e al diavolo la libertà di parola o qualsiasi altro diritto. La burocrazia legale si è decisamente schierata dalla parte dei fanatici musulmani . La libertà di parola è morta nella parte occidentale dell’Europa. Nel Regno Unito, Tommy Robinson ha coraggiosamente denunciato le orde di pakistani che hanno commesso stupri e per questo è stato demonizzato dalla Bbc, dal Guardian e da vari attivisti laburisti al punto che è stato arrestato, accusato, processato e condannato in sole due ore. Per aver denunciato una banda di questi stupratori, a quel punto è stato deliberatamente messo nella peggiore prigione, infestata da criminali musulmani (alcune persone erano sconvolte). Katie Hopkins è un’altra persona che ha fatto luce sui musulmani nel Regno Unito e, fortunatamente, non è stata punita come Robinson. Almeno non ancora. Geert Wilders dall’Olanda ha fortemente criticato l’afflusso di musulmani nel suo paese, con il risultato che un imam ha chiesto che fosse decapitato. Poiché ciò non è accaduto, il governo olandese di sinistra lo ha processato per aver criticato quella religione assassina e i suoi seguaci mentre il Regno Unito gli ha vietato di entrare nel paese.
Tutto questo, combinato con la propaganda costante e quotidiana dei media, ha portato a un continente pieno di pecore castrate. Va sottolineato che non sono solo i politici. Molti cittadini comuni hanno subito il lavaggio del cervello – a volte sembrano lobotomizzati – da anni di costante propaganda di sinistra. Aiuteranno gli immigrati a entrare illegalmente in Europa , a spostare i loro concittadini a loro vantaggio, o si rifiuteranno di collaborare con le autorità se gli immigrati li attaccano, temendo che vengano estradati. E si rifiuteranno di pubblicare il libro di un autore se lei li ha criticati.
L’Europa sta vivendo un’invasione, indipendentemente da ciò che affermano i sofisti di sinistra. Poiché non sono stati sparati colpi, può sembrare strano chiamarla invasione, ma c’è un precedente. Nel 1975, il governo marocchino fece in modo che 350.000 civili andassero semplicemente oltre il confine nel Sahara spagnolo. Poiché erano disarmati, non c’era resistenza, poiché un massacro sarebbe stato brutto e così, alla fine, il Marocco ha ottenuto il territorio, raddoppiando le sue dimensioni. Quindi solo perché il nemico non ha armi mentre attraversa il confine non significa che non sia un’invasione. Gli invasori usano i sentimenti umanitari degli europei come arma contro di loro, ma gli europei dovrebbero ricordare che l’Europa è sempre stata l’obiettivo dei musulmani. [già]
E come vi dirà qualsiasi generale, convincete un nemico che non dovrebbe resistere e la guerra è già vinta.
La soluzione all’invasione è ovvia e semplice; è la mancanza di volontà il problema. (qui)

* Armando Simón è un trilingue nativo di Cuba, uno psicologo in pensione con una laurea in storia. È autore di numerosi spettacoli teatrali, oltre a “When Evolution Stops”, “The U”, “Very Peculiar Stories” e “A Prison Mosaic” . Un altro libro, “Pandemic or No Pandemic I’m Getting Married !!” Sarà presto disponibile.

E mi raccomando: ricordatevi di porgere l’altra guancia. LA VOSTRA, possibilmente.

barbara

CHE COSA SUCCEDE QUANDO L’ISLAM NON VIENE FERMATO

Nelle scuole francesi regna il separatismo islamico

Per una strana coincidenza, la scuola di Battières, a Lione, che ha scioperato due giorni, è dove Samuel Paty, il professore assassinato il 16 ottobre 2020 a Conflans-Sainte-Honorine (Yvelines), ha iniziato la sua carriera poco prima del 2000. Scuola elementare che traccia un legame simbolico tra il terrorismo islamico, la libertà di espressione occidentale e il separatismo scolastico in Francia. Perché là un professore si è appena dimesso, ha lasciato l’insegnamento e si sta trasferendo in un’altra città in seguito alle minacce, protratte per mesi, di alcuni genitori islamici dopo una lezione sulla laicità e il libero pensiero.  

Una settimana dopo il tributo a Samuel Paty, un insegnante di storia e geografia teneva una lezione sulla libertà di espressione, come da programma scolastico, a una classe di quinta elementare. Ad un certo punto spiega perché Emmanuel Macron non è “islamofobo“, lo fa dopo le osservazioni di uno studente che accusa il governo francese di odio nei confronti dell’islam. Nella discussione s’intromettono due gemelli stranieri e che parlano male il francese, eppure riescono a cogliere bene di cosa si sta trattando. Tempo il giorno dopo e l’insegnante riceve la visita del padre dei bambini. Poi anche di altri genitori. Subisce minacce ed intimidazioni. Gli spiegano il confine tra quello che può dire e quello che ha detto. Il docente sporge denuncia, ma non riceve poi tutta questa solidarietà. Il 4 gennaio alcuni colleghi scioperano in sua difesa – chiedendo anche l’intervento delle istituzioni -, eppure il professore oggi è stato trasferito. In parte ha vinto anche la paura visto che nella borsa di uno degli studenti (un bambino di quinta elementare!) prima delle vacanze di Natale è stato trovato un coltello.

Paty doveva diventare il volto della Repubblica, ma a tre mesi da uno degli episodi più gravi di inciviltà e terrorismo degli ultimi tempi, i professori minacciati sono addirittura aumentati, forse perché gli odiatori sono stati galvanizzati da quel gesto esemplare. Recentemente il ministro Blanquer ha annunciato che la nota professoressa Fatiha Boudjahlat dopo aver rimproverato cinque studenti per non aver rispettato il minuto di silenzio per Samuel Paty è finita sotto scorta. I sindacati di sinistra, confessa Boudjahlat, hanno chiesto che ad essere punita fossi io.

“Sono passati diversi anni da quando ho parlato con i miei studenti della prima media del Corano, anche se è nel programma”Jeanne, è un’insegnante di francese in una scuola a Yvelines. A Le Figaro ha spiegato: “Lavoro in una zona dove gli studenti hanno un’educazione religiosa ben precisa. L’imam del loro quartiere è molto virulento. E non fanno che ripetere che il Corano ha sempre ragione, e la sua legge prevale sul diritto penale e i testi scientifici. Ho sempre sentito di essere su un terreno scivoloso, fino a quando ho smesso di parlarne. Inoltre sono una donna bionda, mi hanno fatto capire che rappresentavo un po’ la figura del diavolo”.  

Iannis Roder, professore associato di storia dal 1999 in un liceo a Seine-Saint-Denis e responsabile dell’Osservatorio sull’istruzione della Fondation Jean Jaurès, ha appena condotto un sondaggio (IFOP / Fondazione Jean Jaurès) sul separatismo scolastico in Francia.  

Ciò che l’indagine ha inteso per “separatismo religioso” è qualsiasi atto o manifestazione che si traduca in un rifiuto di attività, una richiesta specifica, una sfida all’educazione in nome delle convinzioni religiose. Il rapporto contiene discussioni circa i programmi e persino le discipline. Sono elencate per esempio le infinite controversie sull’educazione fisica avanzate da ragazzine cui l’islam impone un certo tipo di comportamenti e abbigliamento negli spogliatoi e nello sport. E poi le mense halal, le gite scolastiche e il velo.

I dati appena pubblicati raccontano di oltre il 59% degli insegnanti che dichiara di aver già incontrato una forma di separatismo religioso nel proprio istituto attuale. Ed è il 24% dei docenti a fare esperienza “regolarmente” o “di tanto in tanto” di sfide sfacciate al proprio insegnamento. Il dato è aumentato di 9 punti rispetto al 2018. Il rapporto rivela che i casi coinvolgono tutta la Francia, e non più solo periferie e banlieu. Diventa pertanto più importante l’autocensura degli insegnanti.

Molti per evitare una possibile destabilizzazione della classe e le manifestazioni di protesta di vario genere, preferiscono tacere ed evitare di affrontare determinati argomenti. È paura? Secondo chi ha redatto il rapporto, sì.  Più spesso perché si sentono abbastanza soli nell’eventuale battaglia. È sorprendente notare che il 16% degli insegnanti afferma di non denunciare gli incidenti di cui sono stati testimoni. D’altronde solo il 56% dichiara alla propria dirigenza le forme di separatismo, e quindi di rifiuto della Francia e delle sue leggi, cioè poco più di 1 su 2.

Il 49% degli insegnanti solo delle scuole secondarie afferma di essersi già auto-censurato durante le lezioni. Osservazione sconvolgente per gli analisti francesi se si considera che l’ultimo studio IFOP per la Fondazione Jean-Jaurès è stato realizzato in occasione del sesto anniversario dell’attentato a Charlie Hebdo. Un dato da evidenziare con l’assassinio di Samuel Paty perpetrato lo scorso ottobre e che è aumentato di 12 punti in meno di tre anni. L’islam ormai controlla le scuole francesi e i programmi. 

Aurélien, che insegna storia in un liceo nei distretti occidentali di Nîmes, ormai è terrorizzata quando le tocca parlare di Medio Oriente. “Faccio attenzione a ogni frase, a ogni parola. Qui, a seconda di come trasformi la frase, l’intera classe può affrontarti ed anche i genitori. Quando si parla di islam, l’atmosfera si fa subito tesa. Alcuni studenti delle superiori ci respingono e insultano. Ci dicono che non capiamo niente, che non li rispettiamo, che siamo ignoranti. Philippe Watrelot, professore di scienze economiche e sociali a Parigi, ha ricordato quanto successo ad un suo collega qualche settimana fa. “Voleva rievocare l’affare Mila – la ragazzina minacciata di morte dopo aver criticato l’Islam. All’improvviso, i suoi studenti sono diventati violenti. Si sono alzati in piedi per spiegare al professore che Mila meritava il suo destino e che non andava difesa”. 
Lorenza Formicola, qui.

E siamo tutti sulla buona strada per arrivare a questo traguardo, nessuno si faccia illusioni.

barbara