RULA JEBREAL E IL SUO COMMOVENTE MONOLOGO

Le vere donne violate di cui Rula non parlerà mai

di Lorenza Formicola

Succede che Sanremo finisce e che gli abiti sbrilluccicanti, che devono fare scena e rima con le parole da mettere al posto giusto perché nessuno deve sentirsi offeso, ritornano negli armadi. E succede che la protagonista del monologo che la critica ha giudicato da Oscar, Rula Jebreal, finisce di nuovo in prima pagina. Perché si può diventare l’eroina del giusto, del vero, del bello e del puro, per poi un attimo dopo prendere in giro sull’aspetto fisico il maschio bianco, il presidente Trump. Non le sue idee, non le sue parole, ma la sua esteriorità.

La Jebreal con una foto pubblicata su Twitter vorrebbe umiliare il presidente Usa e sbugiardare i capelli incollati alla testa e il colorito sistemato con il trucco. Fermo restando che la foto postata dalla Jebreal non sarebbe neanche l’originale, viene da notare subito due cose: che non c’è niente di più odioso che cercare di screditare qualcuno criticando il suo aspetto fisico e la contraddizione di un gesto che, se avesse avuto come protagonista il trucco e i capelli di una signora, sarebbe diventato la prova della “violenza sulle donne”. Già quella violenza tanto stigmatizzata e che ha commosso il mondo intero – giurano i titoli di giornale -, ma resta avvolta da un bel velo di patinata ipocrisia. Lasciamo perdere, infatti, chi bullizza l’aspetto fisico di Trump o di chi per esso. E, per una volta, invece di parlare di tutti, e quindi di nessuno, andiamo in fondo alla verità dell’argomento.

Chi sa o si ricorda di Rotherham? La cittadina inglese dove per anni almeno 1400 ragazze minorenni sono state aggredite sessualmente, molestate o violentate da gang di maschi islamici.

Per sedici anni i fatti sono stati taciuti da istituzioni negligenti e timorose di essere accusate di “razzismo” o “islamofobia”. Dagli assistenti sociali alla polizia fino ai giudici nessuno ha voluto sfiorare un argomento che avrebbe voluto dire denunciare il barcone del multiculturalismo.

Mohammed Shafiq, a capo di una organizzazione giovanile musulmana, la Ramadhan Foundation, confiderà al Daily Mail che “gli asiatici non tendono ad andare con ragazze delle loro comunità, perché qualcuno potrebbe venire a bussare alla loro porta. Non vogliono padri o fratelli, o leader delle comunità che si scaglino contro di loro”.

Nel 2015, un anno dopo che lo scandalo scoppiasse, la British Muslim Youth in un messaggio su internet ancora ordinava ai giovani musulmani di boicottare le indagini delle forze dell’ordine, magari facendo scoppiare qualche bella rivolta contro gli “islamofobi”. Eppure nessun discorso contro la violenza sulle donne ha mai osato denunciare fatti simili. Che poi non sono accaduti solo a Rotherham, ma anche a Oxford, e poi Bristol, Derby, Rochdale, Telford, Peterborough, Keighley, Halifax, Banbury, Aylesbury, Leeds, Burnley, Blackpool, Middlesbrough, Dewsbury, Carlisle… Sono più di 15 le città di una delle patrie per eccellenza del “multikulti”, il Regno Unito, in cui musulmani di origine pakistana e afghana andavano a caccia di bambine bianche.

“Per gli abusi sessuali si sono serviti di coltelli, mannaie, mazze da baseball, giocattoli sessuali… Gli abusi erano accompagnati da comportamenti umilianti e degradanti  – quanta delicatezza e parsimonia di giudizio! ndr – come mordere, graffiare, urinare, picchiare e ustionare le ragazzine. Le violenze sessuali sono state compiute spesso da gruppi di uomini e, a volte, la tortura è andata avanti per giorni e giorni. […] I luoghi in cui sono state effettuate le violenze spesso erano case private di Oxford. Gli uomini che pagavano per violentare le ragazze non erano sempre di Oxford. Molti venivano, appositamente, anche da Bradford, Leeds, Londra e Slough. Spesso previo appuntamento”, si leggerà in un estratto del rapporto della procura inglese alla fine di uno dei tanti processi degli ultimi anni. Tanti altri sono ancora in corso. E chissà  perché nessuno ne scrive.

“Tutte le donne bianche sono buone solo a una cosa. Per gli uomini come me sono da abusare e utilizzare come spazzatura. Nient’altro”, è un altro degli imputati, uno della gang islamica, a parlare.

Ed è meglio non approfondire i numeri, perché quelli lì sono davvero agghiaccianti.

La stessa Svezia che i media hanno continuato a difendere dagli “attacchi insensati” di Donald Trump; la Svezia dell’Ikea che ci ricorda ogni giorno che, a conti fatti, vale tutto, l’importante è sentirsi se stessi; la Svezia che ancora qualcuno osa portare a modello di integrazione e oasi di pace. Quella Svezia lì, come il Regno Unito, ha visto perpetrare abusi sessuali di massa da immigrati islamici nell’occasione di due affollatissimi festival musicali nazionali.

E sempre a proposito di violenza sulle donne, quanti monologhi sono stati fatti dopo il capodanno di Colonia del 2016? E sulle misure adottate per gli anni successivi? Sarebbe stato bello ascoltare, poi, monologhi sulla solidarietà femminile quando la deputata laburista Sarah Champion è stata costretta alle dimissioni. Perché dopo anni di denunce aveva osato scrivere un editoriale in cui denunciava le bande di pakistani che, a zonzo per il Paese, violentano le ragazzine bianche. Considerazioni troppo disdicevoli per la sinistra inglese. E cosa dire ancora delle oltre mille ragazze cristiane e indù che, ogni anno, vengono rapite, violentate, convertite forzatamente all’islam e costrette a sposare un musulmano molto più grande. Una barbarie che si compie con la complicità delle autorità. Solo qualche giorno fa l’Alta Corte del Sindh ha deciso che il matrimonio di una 14 enne cristiana con un musulmano – malgrado rapimento, violenza e tutto il resto – è da ritenersi valido.

Il Pakistan può continuare tranquillamente a perseguitare i cristiani, a favorire il rapimento e lo stupro delle ragazze cristiane, a uccidere chi chiede di non essere discriminato, tanto nessuno farà mai un monologo o una denuncia come si deve da nessun palco con una certa eco. E nessuno racconterà  delle torturatrici della polizia religiosa istituita dall’Isis a Raqqa. Dove l’organizzazione terroristica aveva istituito una vera gestapo al femminile.

Donne che torturano altre donne e una sola la parola d’ordine: rapire, colpire, torturare e uccidere le infedeli, le donne crociate o semplicemente senza velo. La violenza sulle donne è una cosa seria, ma di quella vera e diffusa nessuno ne parlerà mai, perché troppo brutale per i discorsi che devono piacere a tutti quelli che piacciono. Troppo complessa per l’evanescente ideologia di cui è imbevuta quella approvata dal pensiero unico. (qui)

E non è ancora tutto. Anzi, questo è ancora il meno

RULA JEBREAL HA RACCONTATO UNA MAREA DI BALLE SULLA SUA VITA? NEL 2011 DESCRIVEVA SUO PADRE COME UN EROE, MA PER FARE LA FENOMENA A SANREMO LO HA DESCRITTO COME UN MOSTRO

di Gianluca Baldini (tratto dal web)

Rula Jebreal sul palco di Sanremo ha raccontato di sua madre, morta suicida dopo anni di soprusi subiti dal padre.
Rula lacrime
Bene, in questa intervista recuperata dal webarchive (CLICCA QUI PER IL LINK) raccontava una storia profondamente diversa, dipingendo il padre come un santo che aveva subito le follie di una madre alcolizzata e promiscua e che aveva cercato in ogni modo di salvarla nonostante le sofferenze arrecate e le corna.
Il discorso di Rula è stato scritto da Selvaggia Lucarelli (evidentemente Rula non era in grado di scriverlo da sola), ma l’ha letto lei, avallando quella versione ritoccata.
Raccontando che il padre era uno stupratore e la madre una vittima.
Quale sia la verità lo sa solo lei, ma questo interessante aneddoto mette in evidenza l’ipocrisia, la falsità e l’opportunismo di questa donna, che infanga la memoria dei suoi cari per fare spettacolo.
Quando ho pubblicato la foto della Jebreal con Weinstein
jebreal-weinstein 1
jebreal-weinstein 2
qualcuno tra i miei contatti si era risentito.
Così ho dovuto spiegare che lei è una cara amica di Weinstein, che fu produttore del suo film e amico intimo dell’ex di Rula, nonché regista del medesimo film Julian Schnabel.
A casa di Schnabel si tenevano i festini in cui Weinstein incontrava le sue vittime (questo sostengono un certo numero di accusatrici) e in quella casa Rula ci ha vissuto per anni.
Sarà per questo che nel pieno dello scandalo #metoo si è tenuta a debita distanza dal dibattito social.
C’è altro da aggiungere? (qui)

No, in effetti. Al primo momento qualcosa pensavo di aggiungere, ma mi rendo conto che non ci sono aggettivi adeguati a qualificare questo essere che non solo mi rifiuto di chiamare donna, ma che ho anche qualche difficoltà a considerare umano.

barbara

MI STO SEMPRE PIÙ CONVINCENDO

che abbiano ragione coloro che sostengono che il signor Bergoglio sia l’Anticristo. Dico questo senza alcuna implicazione religiosa: Anticristo come essenza del male, intendo, come colui che è venuto per distruggere, disintegrare, annichilire. Per distruggere, in particolare, ciò che sarebbe stato chiamato a proteggere e salvare, anche a costo della sua stessa vita. Nel caso mi fosse rimasto qualche dubbio residuo – che comunque non avevo – a dissolverlo sarebbero più che sufficienti le due ultime esternazioni. O le ultime a me pervenute, per lo meno. La prima, in tema strettamente religioso, è l’ennesima gravissima eresia.

Il Papa: “Maria è madre e meticcia, ha reso meticcio anche Dio”

Le frasi rilasciate oggi dal Papa durante la celebrazione della Madonna di Guadalupe, che è la patrona del continente sudamericano, sono destinate a far discutere.

Oggi, Jorge Mario Bergoglio, ha detto quanto segue: “Si è meticciata per essere tutt’uno con l’umanità, Maria madre che riesce a fare questo meticciato con Dio, vero Dio e vero uomo“. Il riferimento è appunto alla Vergine Maria, per cui il vescovo di Roma ha individuato tre caratteristiche utili alla definizione: “donna”, “madre” e appunto “meticcia”. L’ex arcivescovo di Buenos Aires ha anche fatto intendere come non siano necessari nuovi dogmi dottrinali. Ma non è tutto.
Sempre il Santo Padre, durante le ritualità del caso, ha detto – stando all’Adnkronos – che la madre di Dio ha reso suo figlio meticcio. Un aggettivo – “meticcio” – che il Papa utilizza spesso per prendere posizione in favore del multiculturalismo e dell’accoglienza dei migranti. Qualche Natale fa, aveva fatto discutere l’asserzione secondo cui Gesù Cristo sarebbe stato figlio di migranti. Questo, secondo Vatican News, è il virgolettato completo: “Ha voluto essere meticcia, si è mescolata ma non solo con Juan Diego, è diventata meticcia per essere madre di tutti, si è meticciata con l’umanità. Perché lo ha fatto? Perché lei ha ‘meticciato’ Dio e questo è il grande mistero: Maria madre meticcia, che ha fatto Dio, vero Dio e vero uomo, in suo Figlio Gesù“.
Con le considerazioni odierne, è possibile che nasca una nuova bufera teologico-mediatica. Perché non tutti sono d’accordo con questi aspetti della pastorale di Bergoglio. Poi il riferimento al ruolo che le donne occupano all’interno della Chiesa odierna: “Quando cerchiamo il ruolo della donna nella Chiesa possiamo seguire la strada della funzionalità ma quello ci porterebbe solo a metà strada. La donna nella Chiesa va oltre, con questo principio mariano che maternalizza la Chiesa e la trasforma nella Santa Madre Chiesa. Maria donna, Maria madre. Senza altro titolo essenziale“.

In seguito alle dichiarazioni del pontefice, è arrivato un commento proveniente dal cardinal Marc Oulett, prefetto della Congregazione per i vescovi: “Non tutti capiscono le sue decisioni (del Papa, ndr) – ha detto il canadese – ma il popolo di Dio è incoraggiato”.

Francesco Boezi – 12/12/2019, qui.

Qualche considerazione e qualche domanda. Maria (Miriam, a voler essere precisi), a meno che il signor Bergoglio non abbia informazioni precise sulle attitudini sessuali di sua madre, era ebrea. E meticci si può nascere a causa di scelte e comportamenti dei genitori, non diventare o “farsi”. A voler essere proprio cattivi – ma io non lo sarò – qualcuno potrebbe insinuare che “meticcio” si potrebbe considerare come sinonimo di “bastardo” e questa, oltre che l’ennesima eresia, sarebbe anche l’ennesima bestemmia. Noto poi quel “ha voluto”: forse qualcuno dovrebbe regalare al signor Bergoglio un vangelo, e obbligarlo a leggerlo, visto che finora non ha ancora mai trovato il tempo di farlo. Dell’ultimo virgolettato invece non ho capito niente, proprio non ho la più pallida idea di che cosa possa significare. Quanto al commento del cardinale MarCoulett, “il popolo di Dio è incoraggiato”, vorrei chiedere: incoraggiato a cosa? Non sarebbe stato meglio precisare, giusto per non indurre noi poveri peccatori in tentazione di pensare chissà che cosa? Segue quest’altra allucinante dichiarazione:
papa martiri
Si noti, per prima cosa, la forma passiva priva di complemento d’agente: chi sarà mai a perseguitarli? Chi sarà mai a ucciderli? Chi sarà mai a chiuderli nelle chiese e poi incendiare queste ultime, esattamente come facevano le SS con gli ebrei nelle sinagoghe? Mistero, come quello del meticciato della madonna: evidentemente ha scelto per se stesso il ruolo di Signore dei Misteri; e per seconda cosa, il chiarissimo messaggio lanciato ai terroristi musulmani (perché è questo il complemento d’agente, e qualcuno dovrà pure avere il coraggio di dirlo, visto che lui non ha la minima intenzione di farlo): avanti, carissimi fratelli musulmani, non esitate, continuate pure a macellare i cristiani, che farsi macellare è la loro missione. Andate e macellate, e abbiatevi la mia Santa Benedizione, esattamente come i nazisti croati andavano a fare strage di serbi e di ebrei con la Santa Benedizione di monsignor
Alojzije Viktor Stepinac, arcivescovo di Zagabria, elevato all’onore degli altari da Giovanni Paolo II, quello che ha inventato il fortunato slogan “ponti, non muri”. A quanto pare, il Gesù del signor Bergoglio, da figlio di Dio si è convertito a figlio di Allah e alla religione della morte e dei sacrifici umani.E pensare che era nato in una religione il cui comandamento più importante è “E tu sceglierai la vita”.

barbara

LOTTA DURA SENZA PAURA

contro del maschio la dittatura
il femminicidio noi fermeremo
e parità finalmente otterremo.

Ma mi raccomando: scegliamo un modo che sia VERAMENTE efficace!

Leggo poi in un commento: “sono a Parigi e questa manifestazione di cui molte persone ignoravano l’esistenza ha portato la città al collasso. Bus deviati, corse annullate, traffico allucinante in una città che grazie a Hidalgo è strangolata e in cui è difficile circolare. La manifestazione organizzata da #Noustoutes contro la violenza verso le donne ha visto raccogliere intorno ad essa tutto il repertorio di matrice sx : contro il patriarcato, contro il machismo, parità di genere [ecco, soprattutto parità di genere, sulla quale le vediamo particolarmente impegnate, al pari di queste altre loro sorelle nella parte finale di questo post]. Ci sono anche le Femen. Nessun accenno alle costrizioni imposte da un certo Islam: velo e violenze familiari. On ne touche pas à l’islam.”(appunto)

barbara

NEL NOME DI ALLAH

Tanto mi sono innamorata di 2084, quanto mi ha delusa questo, scritto qualche anno dopo, che racconta la nascita del totalitarismo estremista. E che ci spiega, tanto per cominciare, che l’islamismo ha corrotto l’islam, che è un fulgido messaggio di amore e di pace, e che quindi dobbiamo stare attenti a non confondere mai islam con islamismo. Sennonché  ad un certo punto passa a dire che per difenderci dall’islamismo estremo dovremmo sostenere l’islamismo moderato (sic!) che, come dice la parola stessa, è moderato, appunto. Poi ci racconta della meravigliosa esperienza della Turchia, lampante dimostrazione, con Erdogan, di come l’islam più rigoroso possa perfettamente sposarsi con la democrazia più completa. È vero che il libro è di qualche anno fa, ma è anche vero che Erdogan ha cominciato fin dall’inizio a decapitare i vertici dell’esercito, unico baluardo contro la deriva islamica, ad avere il record mondiale di giornalisti in galera, a malmenare e imprigionare gli studenti, a modificare le leggi fino a concentrare su di sé un potere pressoché assoluto e a imporre sempre più il rigore islamico, con conseguente riduzione degli spazi di libertà.  Per non parlare delle “reazioni” alla pubblicazione delle vignette su Maometto da parte del giornale danese Jyllands-Posten, al cui proposito scrive:

La “piazza araba” ha reagito solo varie settimane dopo la pubblicazione delle caricature, come se aspettasse un ordine che tardava ad arrivare. […]
la “piazza islamista” si è imposta, occupando quasi quotidianamente le televisioni e Internet, e ha forgiato non solo nei paesi arabi e musulmani, ma nel mondo intero, un’opinione pubblica islamista che intende insorgere ed esprimere la sua rabbia ogniqualvolta l’Islam venga criticato, ovunque accada e chiunque se ne renda responsabile.

Innanzitutto la “reazione” è iniziata cinque mesi, e non varie settimane, dopo; in secondo luogo, stando alla narrazione di Sansal, dovremmo credere che milioni di individui analfabeti o semianalfabeti avrebbero letto il giornale danese, si sarebbero indignati, ma avrebbero aspettato  gli ordini superiori prima di lasciare via libera alla propria rabbia devastando, assassinando, e bruciando migliaia di bandiere danesi spuntate da chissà dove. In realtà sappiamo benissimo che quei cinque mesi sono stati impiegati dagli attivisti per fabbricare la rabbia presso gente che della Danimarca ignorava persino l’esistenza. Ancora più grottesca, se possibile, l’affermazione che segue:

Osservo, ed è un paradosso, che comunque gli unici veri dibattiti sull’Islam e sul suo Profeta si svolgono proprio nei paesi musulmani, con critiche talvolta audaci.

E tutti gli impiccati e i lapidati per avere manifestato il più modesto dissenso nei confronti dell’islam, ce li siamo inventati noi?

Pur contenendo anche pagine utili, nel complesso direi che il libro è sostanzialmente da bocciare, soprattutto per l’inganno che opera nel presentare come religione di luce e di pace un’istituzione politica nata con la violenza, cresciuta con la violenza, nutritasi di violenza e che la violenza, per quattordici secoli, non ha mai smesso di perpetrare, predicando l’odio nei confronti di tutto il resto dell’umanità.

Boualem Sansal, Nel nome di Allah, Neri Pozza
nel nome di allah
barbara

2084

Che prende chiaramente le mosse dall’antenato orwelliano nel dipingere l’incubo di un totalitarismo che incatena anche il pensiero. E se nel primo il modello era il comunismo staliniano, qui è chiaramente l’islam, con un dio che si chiama Yölah e il suo delegato che fabbrica le leggi man mano che servono e la Giusta Fraternità. Anche qui abbiamo una nuova lingua che ha cancellato la precedente, e abbiamo una guerra perenne, in cui “noi” siamo perennemente vincitori – ma se abbiamo vinto com’è che la guerra continua? Il popolo non se lo domanda, come non si domanda perché sia vietatissimo avvicinarsi al confine (quale confine, se il mondo è tutto nostro?), ma anche qui, come nell’altro, una mente che sfugge alla dittatura del pensiero unico obbligato e nota le crepe e si pone domande, c’è. È un libro bello e potente, tanto quanto il predecessore, con una forse ancora più accurata indagine psicologica nel seguire i pensieri di una mente semplice ma, grazie anche alle circostanze, non ottusa. Forse, chissà, a mantenere non del tutto inerte la sua mente ha giocato anche il fatto di essere stato di aspetto piacevole, con la conseguente necessità di ingegnarsi in tutti i modi per sfuggire alle grinfie di uomini vogliosi – senza peraltro grande successo.

Quando raddrizzava le spalle, chiudeva le labbra sui denti guasti e si concedeva un sorriso, poteva passare per un bell’uomo. Di sicuro lo era stato, ancora ricordava quanto ciò lo avvilisse perché la bellezza fisica è una tara, gradita al Rinnegato, attira irrisioni e violenze.
Nascoste dietro gli spessi veli e i burniqab, compresse dai bendaggi e sempre ben custodite nei loro spazi, le donne non soffrivano troppo, ma per gli uomini dotati di una certa avvenenza era un supplizio continuo. Una barba incolta imbruttisce, modi rozzi e un abito da spaventapasseri risultano sgradevoli, ma purtroppo per Ati quelli della sua razza erano glabri di pelle e gentili di modi, e lui lo era particolarmente, con in più una timidezza da giovincello che faceva venire l’acquolina in bocca ai tizi grandi, grossi e sanguigni. Ati rammentava la propria infanzia come un incubo. Non ci pensava più, la vergogna aveva innalzato un muro. Solo in sanatorio, dove gli ammalati abbandonati a se stessi davano libero sfogo agli istinti più bassi, gli era tornata in mente. Soffriva vedendo i poveri ragazzini scappare e divincolarsi, ma tale era la persecuzione che finivano per cedere, non potevano resistere alla brutalità degli aggressori e alle loro astuzie. Di notte li si sentiva gemere da spezzare il cuore. Ati aveva perso la speranza di capire come mai il vizio proliferi proporzionalmente alla perfezione del mondo.

Tuttavia una differenza rispetto al precedente c’è: se lì la cupezza disperata pervade tutto, senza una possibilità, neppure teorica, di sfuggire, senza un dove in cui sfuggire e alla fine il sistema riesce a saldare tutte le crepe e spegnere fino all’ultima scintilla di pensiero, qui, se non proprio una speranza, almeno la speranza di una speranza rimane. Non sappiamo se quel dove esista, e nel caso esista se sia possibile raggiungerlo, e nel caso sia possibile raggiungerlo, se il nostro eroe ci sia riuscito, ma la possibilità non è esclusa. Certo, per non far morire quel barlume di speranza, bisogna lottare, lottare tanto, con tutte le proprie forze, essendo pronti a mettere in gioco tutto. (Noi siamo pronti a farlo?)

Boualem Sansal, 2084 La fine del mondo, Neri Pozza
2084
barbara

AVETE PRESENTE IL VELO ISLAMICO?

Quella roba che Dio me l’ha data e guai a chi me la tocca? Quello che è un mio diritto perché io mi vesto come mi pare? Quello che è un simbolo della mia identità e io sono fiera di portarlo? Quello che io in Francia porto il velo e se non vi piace andatevene fuori dai piedi? Quello che sono io che scelgo di portarlo e nessuno me lo impone? Avete presente? Ecco, di quello sto parlando. Ora, se qualcuno gentilmente mi aiutasse a capire la logica…
Banalisation de la Shoah
barbara

LA TEORIA…

allah loves equality
e la pratica

(no ma cosa c’entra è un caso isolato quello non è il vero islam non bisogna generalizzare l’uomo nasce buono è il capitalismo che lo rende gretto e cattivo dobbiamo essere più accoglienti e inondarli del nostro amore io credo nell’amore universale dobbiamo porgere l’altra guancia l’altra recchia l’altra chiappa e se la sventola è talmente forte da tramortirci pazienza, cercheremo di essere ancora più buoni la prossima volta – e infatti, anche se nel video non si sente, ho letto che la signora buona ha detto alla signora cattiva “We still love you, you will not shame me”. Buona. E soprattutto intelligente. E soprattuttissimo acuta. E soprattuttissimissimo razionale. E soprattuttissimerrimissimo sveglia)
(certo, comunque, che il fatto che sia consentito girare senza mostrare neppure  il viso, e che oltretutto l’uomo debba impegnarsi a proteggere la vecchia ellegibittì piuttosto che ad arrestare o almeno scaraventare fuori a calci la tenda beduina,  è l’ennesima prova del fatto che l’Inghilterra  ormai è definitivamente perduta)
(se penso che la mia generazione è cresciuta a suon di Beatles,

Rolling Stones

e Mary Quant,
Mary_Quant
c’è veramente da piangere)

barbara

LEGGI O LETTORE

E impara dalla signora Cristina!
(In relazione a questo post  – il cannocchiale come al solito funziona a singhiozzo, quindi se non vi fa accedere e il tema vi interessa riprovate più tardi).

commento di Cristina

Sono musulmana italiana..amo il mio velo…e Iddio l’altissimo ha comandato la modestia…ad ogni modo per le sorelle che hanno deciso la copertura integrale vorrei farvi notare che le donne hanno anche una vita privata dove sono liberissime di scoprirsi..nei paesi islamici esistono luoghi(piscine,parchi,spiagge)ad uso esclusivo in cui una donna puo godersi tutto il sole che vuole…
e visto che si e’ aperto un discorso di quanto faccia male non prendere il sole(fatto unicamente per colpire nuovamente il mondo islamico) perche’ non parliamo di quanto e’ aumentato in italia il ricovero di ragazze per coliche renali e addominali a causa della moda dell’ombelico al vento…o di quanto faccia male prendere il sole in topless..o comunque senza le necessarie precauzioni…si parla tanto di prevenzioni contro i tumori della pelle!!!!
e per mia idea personale il velo e’ l’espressione di liberta’ piu’ forte che una donna possa scegliere..perche’ in questa societa’ maschilista non mi piego e non mercifico il mio corpo per soddisfacere il piacere maschile…basta pensare che per publicizzare uno yogurt bisogna mostrare una donna col seno al vento…nessuno parla di come la donna viene sfruttata solo come immagine di natura prettamente sessuale????!!!!!!!!
io non ho nessun uomo-orco padrone….non mi svendo,ma valorizzo davanti ad Allah la mia modestia.

commento di barbara

1. Potresti fornire qualche dato documentato sull’aumento dei ricoveri per coliche renali e addominali?
2. Potresti fornire qualche dato documentato sulla correlazione fra ombelico scoperto e coliche renali e addominali?
3. Sei sicura di sapere che cosa sia una colica renale o addominale?
4. Tu conosci personalmente qualcuno che a causa di una colica renale o addominale si sia fatto ricoverare? (io no)
5. Io l’esistenza di spazi separati la chiamo apartheid, non privilegio, e l’apartheid è figlia del più infame razzismo.
6. Non ti è mai venuto in mente che un uomo che ha bisogno che le donne si coprano per non cedere alla tentazione di saltare loro addosso non è un uomo bensì uno schifoso maiale? Se a te fa piacere vivere in mezzo ai maiali accomodati pure, io preferisco vivere in mezzo agli uomini.

Naturalmente la signora Cristina non ha risposto alle mie contestazioni delle sue grottesche corbellerie. Oltre a quanto già detto, vorrei aggiungere due riflessioni.
L’islam richiede la modestia, come giustamente ricorda la signora Cristina. Ora, la prima caratteristica di un abbigliamento modesto è quella di non attirare l’attenzione, e io chiedo: in casa nostra, per le nostre strade, nella nostra società, attira di più l’attenzione una minigonna o una abaya,
abaya
uno chador,
chador
un burqa,
burqa
un niqab?
niqab
Quando ero giovane e bella e con due gambe da sballo e giravo in minigonna, buona parte degli uomini restavano del tutto indifferenti (o, se non lo erano, non lo davano a vedere); parecchi mi guardavano con ammirazione, e si fermavano lì; qualcuno fischiava; qualcuno faceva commenti, a volte solo galanti, a volte pesanti; rarissimamente qualcuno tentava di andare oltre. C’erano amici e compagni di università che mi cercavano per la compagnia, per parlare, per discutere, per confrontarci su temi sociali, politici, culturali. Le donne musulmane invece – l’ho sentito dire molto spesso da loro e lo conferma anche la signora Cristina qui sopra – si coprono “per proteggere i loro fratelli”, si coprono perché altrimenti i loro uomini non potrebbero frenare le proprie pulsioni sessuali e salterebbero loro addosso. Ora, io chiedo, qual è la società che vede le donne unicamente come oggetti sessuali, la nostra, corrottissima, con le minigonne e lo yogurt pubblicizzato con le poppe al vento, o quella islamica?

barbara

LE COLPE DEI PADRI

Le colpe dei padri, come tutti sanno, sono quella cosa che non deve mai ricadere sui figli. Mai. Neanche per sbaglio. Neanche per distrazione. Neanche per scherzo. Neanche per uno scherzettino bonario. Mai. Tranne il caso che i padri in questione appartengano alla razza bianca. La quale razza è quella cosa che – anche questo lo sanno tutti – assolutamente non esiste, tranne la razza bianca, che non solo esiste, ma è anche una razza inferiore in quanto colpevole di tutti i danni del pianeta, conosciuti e sconosciuti, e di tutti gli altri pianeti scoperti e coperti nonché di tutte le galassie scoperte e coperte. In questo caso le colpe dei padri ricadono sui figli fino alla seimiliardesima generazione. E dunque succede che noi – nel senso di immonda razza bianca – abbiamo avuto le colonie, abbiamo sfruttato il loro suolo e sottosuolo e la popolazione, arricchendoci alle loro spalle, e impoverendo loro in proporzione. (Come? Dici che dopo la fine del colonialismo sono arrivati dei satrapi corrottissimi che li hanno depredati ancora più di noi? Colpa nostra: se non ci fossimo stati prima noi non sarebbero arrivati neanche i satrapi) E dunque, per scontare le colpe dei trisnonni dei nostri trisnonni, adesso dobbiamo accogliere e nutrire tutti quelli che arrivano, da qualunque parte del mondo arrivino. Ne arriva un milione? Accogliamo un milione. Dieci milioni? Accogliamo dieci milioni. Cento milioni? Accogliamo cento milioni. Un miliardo? Accogliamo un miliardo. Continuando infaticabilmente a chiedere scusa e batterci il petto e cospargerci il capo di cenere: scusa per il male fatto dai trisnonni dei nostri trisnonni, scusa per avere sviluppato una cultura superiore alla loro, una scienza superiore alla loro, una tecnologia superiore alla loro, scusa per avere concepito l’idea dei diritti umani ed esserci dotati di democrazia, scusa per esistere.

E gli arabi – che dopo l’arrivo del cammelliere predone assassino pedofilo sono diventati musulmani? Hanno aggredito, invaso, occupato, islamizzato a suon di massacri, deportazioni, stupri etnici, conversioni forzate tutto il nord Africa, buona parte del centro Africa, tutto il medio oriente, parti dell’estremo oriente, i Balcani, parti dell’Italia, la Spagna (se ho dimenticato qualcosa aggiungetelo voi), hanno cancellato culture, lingue, etnie, hanno depredato e devastato, hanno fatto razzie per catturare schiavi (ricordiamo che non solo gli schiavi bianchi sono stati più numerosi degli schiavi neri, ma che anche per gli schiavi neri erano i capitribù locali a fare le razzie, e i mercanti arabi a farne commercio, vendendoli ai negrieri bianchi) e in varie parti praticano tuttora la schiavitù. E stanno conquistando fette sempre più grosse di Europa, terrorizzando gli autoctoni, imponendo loro il proprio stile di vita, limitando le loro libertà e i loro diritti. E loro? Niente colpe da scontare? Niente danni da risarcire? No. al contrario, dobbiamo accoglierli. Dobbiamo essere indulgenti perché loro non lo sanno che in Italia non si può stuprare sulla spiaggia, proprio non lo sanno. Dobbiamo essere comprensivi se addobbano le loro donne come tende beduine, perché è la loro cultura. Dobbiamo capirli se infibulano le bambine, perché da loro si fa così. Non dobbiamo criticarli se sposano bambine prepuberi, perché stanno seguendo l’esempio del loro Profeta, piss be upon him. No, nessun senso di colpa per loro. Ma perché Dai su, ragazzi, non potete fare domande così stupide! Perché loro non appartengono alla famigerata razza bianca, ecco perché.
child_brides
PS: mi è capitato di sentir dire: “Se Allah ha dato il petrolio a noi, ci sarà una ragione”. Ora, a parte il fatto che lo ha dato anche agli americani e ai nordeuropei e – orrore degli orrori! – anche agli ebrei in Terra d’Israele, ma se per poterlo estrarre e raffinare e utilizzare  Allah li ha fatti aspettare fino a quando non sono arrivati i famigerati colonizzatori bianchi, non avrà avuto le sue ragioni?

barbara