NAHARAIM – L’ISOLA DELLA PACE (13/11)

Naharaim si trova qui,
Naharaim 1
Naharaim 2
lungo la riva del Giordano. In questo territorio, di proprietà ebraica già molto prima della rinascita dello stato di Israele, Pinchas Rutenberg, fondatore della Palestine Electric Company (“Palestine” esattamente come il Palestine Post e la Palestine Philharmonic Orchestra: il quotidiano ebraico, l’orchestra filarmonica ebraica, la compagnia elettrica ebraica in quella regione che i romani conquistatori avevano ribattezzato col nome di Palestina per cancellare quello di Israele, e di cui la Gran Bretagna aveva assunto il mandato conservandone il nome), nel 1927 firmò un accordo con l’emiro di Transgiordania Abdullah I per costruire una centrale idroelettrica, i cui impianti possiamo ancora oggi vedere, oltre a un resto della ferrovia a scartamento ridotto.
ferrovia
I canali e le dighe costruiti a questo scopo, in aggiunta ai fiumi Giordano e Yarmuk, hanno circondato questo territorio, trasformandolo in un’isola artificiale.
canali 1
canali 2
canali 3
canali 4
canali 5
canali 6
(sì, oltre ai mari sono storti anche i fiumi e i canali. Prendetene atto e rassegnatevi)
La centrale cominciò a produrre energia nel 1932, ma nel 1948, all’inizio della guerra arabo-israeliana, i lavori si fermarono.
Nel 1994, nell’ambito del trattato di pace israelo-giordano, Israele cedette l’area alla Giordania, che accettò di affittarla, con un contratto venticinquennale automaticamente rinnovabile, in modo che i contadini del vicino kibbutz Ashdot Ya’akov
Ashdod Ya'akov
potessero continuare a coltivarla. (In realtà l’indicatore di google maps è sbagliato: l’enclave giordana è quella più sopra) Tra la parte israeliana e quella giordana c’è un cancello transitabile dietro presentazione della semplice carta d’identità.
bandiere
Isola, dunque, si diceva, e della pace in quanto frutto di un trattato di pace. Ed è proprio questo luogo che, per uno di quei tragici paradossi che in queste terre sono purtroppo di casa, nel marzo del 1997 fu teatro di una orribile strage. Non ne avevo presente la collocazione, ma l’episodio sì. Per ricordarlo riporto l’articolo pubblicato all’epoca da Repubblica, in cui inserirò alcune delle foto scattate durante la visita.

Massacro di bambine nella valle del giordano

NAHARAIM (confine israelo-giordano) – Una fiammata d’odio anti-israeliano ha bruciato ieri le vite acerbe di sette ragazzine tutte intorno ai 13 anni d’età. Le ha uccise un soldato giordano mentre si trovavano assieme ad altre decine di compagne, sei delle quali sono state ferite, in gita scolastica all’’isola della pace’, un’isoletta piena di verde, al confluire del fiume Giordano con lo Yarmuk, lungo quella che storicamente rappresentava l’unica vera frontiera tranquilla d’Israele, la frontiera con il regno hashemita di re Hussein. Dal punto di vista dei simboli, il massacro non poteva avvenire in un luogo più carico di significati né in un momento peggiore, data la tensione polemica che da alcuni giorni domina le relazioni tra il primo ministro Netanyahu e il monarca che regge le sorti del piccolo regno, considerato fino a ieri un amico, se non il solo amico d’Israele nel mondo arabo. Il luogo, Naharaim, è uno di quei frammenti di territorio giordano in cui, in base al trattato di pace dell’Aravà, firmato nell’ottobre 1994, gli israeliani hanno libero accesso. Queste enclave lungo il confine, dove da tempo s’erano insediati gli agricoltori israeliani, anziché tornare in possesso della Giordania sono state date in affitto, praticamente perpetuo, agli stessi kibbutzim. Una decisione che Hussein ha dovuto difendere contro le aspre critiche del mondo arabo. E tuttavia, in omaggio alle speranze accese dalla pace, l’isoletta è diventata meta di scolaresche israeliane che lì possono trovare un pezzo di storia del loro paese compreso in un giro d’orizzonte di rara bellezza. A destra i monti aspri della Giordania, diventati finalmente accessibili. Risalendo verso nord, ecco il confine con la Siria, il nemico sempre restio, mentre ancora più a nord, in lontananza, sfuma il profilo del Golan, l’altopiano al centro della contesa con Damasco.
paesaggio 1
paesaggio 2
paesaggio 3
paesaggio 4
E lì, tra le barriere di filo spinato arrugginito che delimitano la terra di nessuno, un monumento al sionismo, i resti della prima centrale elettrica costruita negli anni Venti da Pinhas Rutemberg, un ingegnere ebreo di origine russa.
centrale idroelettrica 1
centrale idroelettrica 2
E’ questo il luogo in cui ieri mattina alle 10 si sono incrociati i destini di una scolaresca di Beith Shemesh, una cittadina in via di sviluppo a trenta chilometri da Gerusalemme, direzione Tel Aviv, e di un suddito di sua maestà hashemita, Ahmed Mussa, 26 anni, autista che i suoi commilitoni, dopo il fatto, si sono affrettati a qualificare come “un pazzo”. Loro, le ragazzine di Beit Shemesh, 120 venti divise in tre autobus, allieve di un istituto religioso, erano arrivate lì di buon mattino, accompagnate dal vicepreside, da due insegnanti e da una guardia del corpo armata che, svolgendosi la gita in territorio sotto sovranità giordana, aveva lasciato l’arma sul pullman. Esauriti rapidamente i controlli, la scolaresca si era diretta verso la collina sormontata da una torretta, su cui sventolava una grande bandiera giordana,
torretta
il luogo migliore per osservare quel pezzo di mondo tanto sublime nella natura dei luoghi quanto difficile per il carattere degli uomini. Rosa Himi, è una delle due insegnanti che accompagnava le ragazzine. “Eravamo scese dall’autobus e ci eravamo raccolte intorno alla nostra guida per sentire le sue spiegazioni – racconta la professoressa – quando improvvisamente ho sentito gli spari. Ho girato lo sguardo per capire da dove provenivano, da dove dovevamo difenderci e ho visto che a spararci addosso era un soldato giordano appostato sopra la torre. “Le ragazze sono corse vie, alcune si sono nascoste dietro ai cespugli, ma lui, sceso di corsa dalla sua postazione, le ha inseguite continuando a sparare. Quando ha finito il primo caricatore s’è fermato e ha cercato di inserirne un altro, ma non c’è riuscito. E a questo punto i suoi compagni l’hanno bloccato”. Non è facile immaginare la scena di dolore e di morte che s’è presentata davanti alle stesse ragazzine sopravvissute, prima che ai loro soccorritori. “Tutti piangevano, gridavano aiuto, fuggivano da ogni parte. Ho visto Ivri, la mia amica più cara colpita alla spalla, rotolare sull’erba in un lago si sangue. Poi ha finito di respirare”, racconta Rifka dal suo lettino d’ospedale. Mentre il “pazzo” veniva disarmato, altri soldati giordani prestavano i primi soccorsi. “Troppo lenti, in grave ritardo”, accusano gli israeliani.
Un particolare è destinato ad accendere le polemiche. Sebbene gli accordi di pace consentano agli israeliani di entrare in quelle particolarissime enclave in caso d’incidente, ieri a Naharaim i giordani non lo hanno permesso. Così, la gran parte dei morti e dei feriti sono stati portati in un ospedale giordano non lontano dal confine, mentre solo quelli tra i sopravvissuti che sono riusciti a risalire sugli autobus con cui erano arrivati la mattina hanno potuto cercare soccorso in Israele. Al pomeriggio, comunque, tutti i morti e i feriti erano stati rimpatriati. (La Repubblica, 14 marzo 1997)

(Si noti che vent’anni fa “pazzo” veniva messo fra virgolette)

In seguito a questa tragedia i soldati furono sostituiti da membri dalla guardia personale del re, da lui personalmente scelti e che a lui personalmente rispondono. In ricordo delle sette ragazze uccise si possono ora vedere questa grande tavola con le loro foto,
ragazze
e questo cippo, che reca la scritta “In ricordo dei fiori che sono stati recisi”
cippo
(grazie a Rachel per la traduzione). In un altro luogo che non abbiamo visitato si trova questo memoriale con i nomi delle sette vittime.
Naharayim memorial 1
Naharayim memorial 2
Poi vi faccio vedere la postazione militare israeliana,
caserma
e questo albero che vi ho fotografato perché è tanto grande e tanto bello (contenti?)
albero
e infine la vostra beniamina
io
con le ossa intatte ancora per meno di quarantott’ore.

barbara

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