OGNI MEDAGLIA HA SEMPRE DUE FACCE

La Svezia per esempio ha questa

E poi ha questa

La Svezia apre alle spose bambine per “motivi speciali”

La socialdemocrazia capitola alla sharia e rigetta l’abolizione totale del matrimonio con minorenni. “E’ realtà nel paese”. Il relativismo morale li ha resi ciechi e paralizzati  

Il governo svedese dice sì ai matrimonio con le minorenni se ci sono “ragioni speciali”. E’ quanto afferma un disegno di legge che dovrebbe entrare in vigore il 1 luglio. L’opposizione di destra aveva chiesto il divieto totale di tutte le forme di matrimonio precoce. “Abbiamo ragazze e ragazzi in Svezia oggi, cioè cittadini svedesi, che convivono, che fanno sesso, che vivono insieme e che hanno figli insieme”, ha commentato invece il deputato socialdemocratico Hillevi Larsson.
La nuova proposta di legge abolisce l’attuale requisito di 18 anni per i matrimoni contratti in base al diritto straniero. Il governo lascerà alla magistratura decidere quali dovrebbero essere i “motivi speciali”. Secondo il testo giuridico, l’esenzione si applica se entrambe le parti hanno oggi più di 18 anni e la sposa era minorenne quando è stata sposata in Siria o in Afghanistan o in Somalia, prima di arrivare in Svezia. Nel 2016 si registrarono 132 matrimoni in cui la sposa era minorenne. In molti paesi africani si arriva a tassi del 50 per cento di matrimoni con minorenni. “È del tutto malato che non si possa semplicemente dire di no a qualcosa di così bizzarro come uomini adulti che hanno il diritto di sposare le bambine”, aveva detto Jimmie Åkesson, leader della destra dei Democratici svedesi. 
“Sentiamo parlare di questi casi tutto il tempo”, ha detto Sara Mohammad, fondatrice di GAPF, un’organizzazione svedese che si batte contro i matrimoni precoci. “Dobbiamo proteggere queste ragazze e abbiamo bisogno che la Svezia mostri al mondo che i matrimoni precoci non vanno bene”. Sara è arrivata in Svezia nel 1993 dopo essere fuggita dall’Iraq, dove suo fratello ha cercato di spararle dopo che era scappata dal suo matrimonio precoce. “Se la Svezia dimostra che questi matrimoni non sono consentiti, la maggior parte delle ragazze in matrimoni forzati non sceglierà di tornare dai propri mariti”, aveva detto alla Reuters. “Il governo deve dimostrare a queste ragazze che le proteggerà”.
Ma il relativismo morale li ha resi ciechi e paralizzati.
Giulio Meotti

Che è la stessa che abbiamo visto una, due, tre, quattro, cinque, sei, sette (ma forse anche di più) volte.

barbara

DENTRO E FUORI

Cominciamo dal fuori, che si fa prima.

La vera variante inglese: sui vaccini il modello è quello del “negazionista” Johnson

Vuoi vedere che aveva ragione Boris Johnson? Il piano di vaccinazioni inglese corre a tutta velocità dopo lo smarcamento di Londra dall’Unione europea e nel Regno Unito si parla di fine del lockdown, progetti per le vacanze estive, ripresa dell’economia, mentre la sterlina è ai massimi da tre anni. Un mondo di distanza rispetto a come la Commissione Von Der Leyen ha pasticciato sulle dosi e sui contratti con le case farmaceutiche: infatti mentre Israele, Regno Unito e Stati Uniti volano, Berlino, Parigi e, ahinoi, Roma restano ferme al palo.
Con oltre 18 milioni di vaccinati il Regno Unito vede la fine del terzo lockdown, istituito ormai due mesi fa, dopo la scoperta della cosiddetta “variante di Kent”, e l’allentamento delle restrizioni introdotte per contenere il Covid. Prime tra tutte il rientro a scuola a partire dall’8 marzo. Dal 29 marzo sarà possibile incontrare fino a 6 persone diverse da quelle del nucleo famigliare. Misure prese con cautela ma che segnano un parziale ritorno alla normalità. Nei mesi scorsi il leader Tory era stato sottoposto a pesanti critiche che avevano fatto salire la tensione in un partito in maggioranza anti-chiusurista. Tra i membri del Covid Group si era parlato anche di sfidare la leadership di BoJo. Steve Baker aveva prima scritto una lettera in cui paventava un nuovo contest per stabilire un percorso che avrebbe portato a sfidare Johnson, e poi aveva ritrattato sostenendo che Johnson fosse la migliore guida per i Conservatori in questo momento.
Il successo del piano vaccini ha riportato i Conservatori in vantaggio di 5 punti nei sondaggi, una cosa che non si vedeva da prima dell’estate. Mentre allo scoppio della pandemia il premier appariva titubante e quasi restio a prendere delle decisioni gravi ma per il bene del Paese, ora Johnson appare come un leader lungimirante, che aveva visto prima di tutti come le vaccinazioni fossero l’unica via d’uscita dalla pandemia. Dalla leadership nel Gavi a quella nel G7 – dove il Regno Unito si è anche speso per la fornitura dei vaccini in esubero ai Paesi in via di sviluppo – il “modello inglese” sta facendo il giro d’Europa, tanto che pare che pure il neo presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, guardi a Londra per dare un’accelerata al piano italiano.
Sembrano passati secoli da quando il Guardian titolava “Con la Brexit i vaccini arriveranno in ritardo nel Regno Unito”, e la stampa europea accusava, ingiustamente, Johnson di “negazionismo”, deridendo il suo piano vaccini con titoli come “Gli scimpanzè rigettano i vaccini di Johnson” (sic). Ora anche gli inglesi più filo-europei stanno iniziando a vedere il lato positivo dell’uscita dall’Unione europea.
Johnson è lieto di passare la palla della crisi interna a Sir Keir Starmer, il leader del Labour. Starmer è apparso sulle tv britanniche per tutto il week-end, dalla Bbc a Sky News, per ribadire la credibilità della sua leadership e del suo nuovo corso centrista, post-Brexit e patriottico. All’interno del movimento il rinnovo nelle cariche del maggiore sindacato affiliato ai laburisti, Unite, sta mettendo sul piede di battaglia la sinistra che si rifà all’ex leader Jeremy Corbyn. Starmer, che in aprile festeggerà il suo primo anno da Leader dell’Opposizione, sembra faticare a tenere insieme riformisti che si ispirano alla Società Fabiana e a Compass, e i radicali come l’ormai ex leader di Unite, Len McCluskey. Un report interno al Labour avverte: per vincere nel 2024 servirà un miracolo.
Daniele Meloni, 22 Feb 2021, qui.

Un miracolo, o delle miracolose macchinette da voto: funzionano che è una meraviglia.
E passiamo al dentro. Dentro la famigerata UE, ovviamente.

Un anno di Covid in Italia e i nemici della libertà sono sempre gli stessi: il virus, la paura e gli ipocriti

La notte del 21 febbraio 2020 viene accertato il primo caso italiano di positività al Sars-Cov-2: Mattia Mestri, 38 anni, ricoverato all’ospedale di Codogno.
Di lì a poche settimane, l’Italia avrebbe affrontato un evento di portata storica, senza dubbio il più drammatico dall’inizio della storia repubblicana: il lockdown.
In un primo momento, la misura viene circoscritta a determinate zone con un indice di trasmissibilità (Rt) stimato tra 2 e 3 (l’intera Lombardia insieme a molte province emiliane, venete e piemontesi), interessando un totale di circa 15 milioni di italiani. 
Nonostante tutto, ben presto ci si accorge dell’inefficacia dei provvedimenti. Nella notte tra il 7 e l’8 marzo, esattamente alle 2.30 e dopo ore di panico che hanno portato folle di italiani a salire su qualsiasi treno diretto verso Sud, il premier Giuseppe Conte decide di estendere le restrizioni a livello nazionale, ufficializzando il lockdown totale nazionale l’11 marzo.
Si può uscire – rigorosamente con autocertificazione alla mano – solo per comprovate esigenze di lavoro, di salute e per andare al supermercato. Qualsiasi evento pubblico è sospeso ed il motore produttivo del Paese viene spento.
Nonostante le iniziali rassicurazioni – il 27 gennaio Conte si presentava in televisione da Lilli Gruber esclamando il celebre “siamo prontissimi!” – nulla era stato pianificato: non ci sono mascherine, respiratori, camici, il piano pandemico è aggiornato al 2006 e le strutture sanitarie sono impreparate. 
Solo pochi giorni prima, i memorabili hashtag – ben presto scomparsi dai social – #AbbracciaUnCinese e #MilanoNonSiFerma, accompagnati dall’aperitivo a Milano del segretario del Pd Nicola Zingaretti (tra i primi politici a contagiarsi) e dalle foto al ristorante dei sindaci di Bergamo e Cremona, rispettivamente Giorgio Gori e Gianluca Galimberti. 
In questo contesto, il presidente della Lombardia Fontana, subito dopo la notizia della positività di una sua collaboratrice, appariva in un video indossando una mascherina chirurgica. Inutile ricordare le reazioni di giornali e politica: ondate di sdegno e Fontana colpevolizzato per aver contribuito a diffondere l’immagine dell’Italia come “Paese untore”.
Come ben sappiamo, pochi giorni dopo sarebbe cominciata la caccia mediatica (e non solo) all’untore senza mascherina, al runner e a chi portava a spasso il cane oltre 200 metri da casa.
Al di là di questi incredibili scivoloni ormai passati nel dimenticatoio, il coronavirus non ha innescato solamente la più grande crisi sanitaria dalla fine del secondo conflitto mondiale, ma ha creato una fortissima saldatura tra i due più grandi traumi del XXI secolo: l’attentato alle Torri Gemelle e la crisi economica del 2008.
Il primo fu un atto sconvolgente che mise a nudo le fragilità – anche della più grande democrazia occidentale – sul piano della sicurezza, mentre il crash finanziario certificò le nostre debolezze sotto il profilo economico (tristemente celebre è la foto del pensionato greco che piange davanti ad una banca di Salonicco).
La pandemia riassume malvagiamente il tutto: la facile perdita della libertà e della sicurezza, uno shock sanitario senza precedenti, un tracollo economico che ha trascinato nel baratro 500.000 imprese, oltre ad un milione di italiani che si trovano oggi in povertà assoluta. Dopo un anno di pandemia, i nemici sono sempre gli stessi di 12 mesi fa: il virus e la paura.
Matteo Milanesi, 22 Feb 2021, qui.

No, caro Milanesi: IL nemicO è sempre lo stesso: il governo. E dopo 13 mesi di dittatura terrorista sarebbe ora che ci ribellassimo davvero, altro che mettere a Palazzo Chigi un’altra marionetta al posto della marionetta di prima da parte del burattinaio di sempre. E per l’Italia

barbara

PERCHÉ ISRAELE SÌ E NOI NO

Tanto per cominciare vi faccio spiegare un po’ di cose da uno che le sa.

Dario Sanchez

Parliamoci chiaramente: Israele ha tanti difetti – oltre che molti pregi – alcuni dei quali sotto traccia, e noti soltanto a chi ci vive da molto tempo ed è ottimamente integrato nella società.
Fatta questa doverosa premessa, mettiamo da parte le statistiche e i numeri, e domandiamoci come mai Israele sta riuscendo ad affrontare in maniera decisamente migliore la pandemia di coronavirus rispetto all’Italia, mettendo in campo una campagna di vaccinazione portentosa, che a partire da domani permetterà a chiunque lo voglia, a partire dai 16 anni, di vaccinarsi.
Io credo che per rispondere a questa domanda bisogna guardare a monte, e domandarci piuttosto come mai la classe dirigente italiana, a differenza di quella israeliana, si sta dimostrando così poco all’altezza della situazione. E di conseguenza, dovremmo chiederci in cosa differisce la selezione della classe dirigente in Israele e in Italia.
Io, nato in Italia e diplomato al Liceo Classico, spesso rimprovero ai miei coetanei israeliani di essere molto ignoranti per quanto riguarda tutto il campo umanistico, in particolare in Storia e Filosofia l’ignoranza è davvero abissale.
E qui mi fermo.
Come mai? Perché la maturità, a parità di età, di un teenager israeliano è di gran lunga superiore a quella della stragrande maggioranza dei loro coetanei italiani. Cominciamo dal fatto che in Israele è molto raro trovare figli unici: le famiglie sono di media numerose, e si è portati ad avere più responsabilità ed autonomia fin da piccoli. Passiamo poi al fatto che grazie al servizio militare obbligatorio e universale, i diciottenni/diciannovenni israeliani sono impegnati a fare delle cose incredibili rispetto ai loro coetanei italiani. Trovatemi un fotoreporter militare, un analista di polizia, un tecnico aero-meccanico di f-16 e f-35 in Italia che abbia meno di vent’anni. Non lo troverete nemmeno se alzate l’asticella a 25, e probabilmente nemmeno a 30.
L’esercito obbligatorio e universale è una grande palestra di cittadinanza, a base fortemente meritocratica, e per molti è un vero e proprio ascensore sociale, in grado di tirare fuori veri e propri talenti da situazioni di povertà e disagio talvolta anche estreme. Una palestra di vita che è aperta a pari modo tanto per gli uomini quanto per le donne.
Esistono i raccomandati in Israele? Certamente. Ma per via della natura stessa dell’esercito, nessun ufficiale che abbia un minimo di senno si arrischierebbe al punto che la sua unità sia composta per la maggioranza da figli di papà: le conseguenze, in tempi di conflitto/emergenza sarebbero devastanti per tutti. Cosa fanno dunque nell’esercito i raccomandati? Il più delle volte incarichi di poco conto, dietro le linee, relativamente sicuri e la cui operatività è facilmente rimpiazzabile.
Arriviamo dunque all’università. L’università israeliana è estremamente più selettiva e intensiva per carico di studio rispetto a quella italiana, fin a partire dai test di ingresso. È un mondo, quello accademico israeliano, che conosco benissimo al pari dell’esercito… essendo in procinto di laurearmi quest’anno (Laurea specializzata a ciclo unico di 4 anni in Comunicazione Fotografica). Sono anche stato iscritto in Italia a Storia Moderna e Contemporanea alla Sapienza e dunque posso fare un paragone tra le due esperienze, e dirvi che a livello di impegno e fatica quotidiana non c’è storia.
Cosa voglio dire con questo? Che il successo di Israele nella sua capacità di far fronte alla pandemia è da attribuire al suo modo di selezionare la sua classe dirigente, a ogni grado e livello.
Il virus lo stiamo sconfiggendo grazie ad efficienza, rapidità, competenza, coraggio, spregiudicatezza e meritocrazia. Tutti valori che sono alla base dell’Esercito e del mondo accademico israeliano, che a quanto pare, a differenza dell’Italia, è in grado di formare uomini e donne all’altezza della gestione di questa emergenza sanitaria.
L’Unione Europea – e l’Italia con essa – è incapace di far fronte alla pandemia perché è fortemente decadente, e produce una classe dirigente che non è all’altezza né di una emergenza sanitaria né di una guerra. Da un lato, mortifica costantemente nel nome del multiculturalismo e di un buonismo ipocrita ciò di cui dovrebbe essere più fiera: il suo patrimonio storico/artistico, il suo passato imperiale (e perché no, imperialistico) e l’eredità classica. Dall’altro, ha smesso da tempo di essere meritocratica, bloccando ogni forma di ascensore sociale per tutelare ai massimi livelli i figli e i nipoti di una altissima borghesia che è sempre più parassitaria e improduttiva, impegnata in attività per lo più di tipo speculativo, sganciate dalla realtà concreta.
Milioni di ragazzi e ragazze potenzialmente in grado di apportare linfa vitale alla dirigenza vengono puntualmente scartati perché nati nel posto “sbagliato” o dai genitori “sbagliati”.
Totali imbecilli, “figli di”, li ritrovi già maturi a capo di importanti realtà imprenditoriali e complessi industriali che non hanno alcuna capacità di condurre, mentre veri e propri geni mancati, ma figli di impiegati e operai – talvolta laureati – a consegnare le pizze di Just Eat…
A proposito: lo sapete che uno dei due figli maschi di Nethanyau … quello più intelligente … fa il cameriere in una tavola calda di Gerusalemme?
Ricapitolando:
Gerontocrazia oligarchica / istruzione per lo più scadente / assenza totale di ascensori sociali / raccomandazioni endemiche
cosa manca per completare il quadro di questa catastrofe?
una visione dell’adolescenza tipica dei paesi dell’europa occidentale sempre più distorta e malata, che si prolunga e prolunga fino ad arrivare ai 40 anni. Uomini e donne incapaci di affrontare le sfide che si trovano davanti con determinazione e coraggio. Uomini e donne isterici, profondamente infantili. O al limite bestie ferite, rabbiose e assassine… prive di ogni senso civico e asservite a una visione dell’esistenza basata sul sopruso quotidiano, unicamente muscolare.
Davvero pensate che ne uscirete? Buona fortuna.

A proposito delle italiche adolescenze che arrivano a quarant’anni. Non molto tempo fa, parlando con una signora, mi ero lamentata di alcuni comportamenti estremamente sgradevoli e offensivi (non solo nei miei confronti) di un tizio di comune frequentazione, e lei ha ribattuto: “Ma perché è immaturo! Renditi conto che è un bambino!” “Un bambino?! Ha venticinque anni!” “Appunto. Mi sembra di vedere mio figlio”.
A venticinque bambini, a quaranta adolescenti, a cinquanta-sessanta, quando ci governano, ancora devono raggiungere la maturità e l’assunzione di responsabilità.

Poi abbiamo cose come questa

Matteo Bassetti

Vedere che la Germania ha deciso di acquistare gli anticorpi monoclonali e che l’Italia è ancora ferma al bando per lo studio, non fa onore alla medicina italiana.
Nonostante l’impegno di Giorgio Palù che ha cercato di spingere per accelerare la sperimentazione, ad oggi se io ne avessi bisogno per un mio paziente, non li potrei utilizzare.
Ma noi li possiamo usare anche se sono prodotti proprio a Latina?
NO
Potevamo essere il primo paese in Europa a usarli e sperimentarli e invece qualcuno ha deciso di ignorare la strada dei monoclonali.
Chi lo ha fatto ha sbagliato e dovrebbe assumersene la responsabilità facendo un passo indietro.
Chi è stato l’esperto o gli esperti che hanno preso questa decisione o hanno fatto prendere questa decisione?
Anche in questo caso non si sono ascoltati i numerosi medici e ricercatori che chiedevano da tempo di poterli utilizzare.
Un’altra occasione persa. L’ennesima.

E quest’altra, opportunamente evidenziata da Mario Pacifici.

Mario Pacifici

Sei un padre.
Tuo figlio ti chiede di avallare un prestito che si accinge a chiedere alla Banca.
La prima domanda che gli poni è: come intendi impiegare tutti quei soldi?
È ovvio che, per quanto amore tu provi per tuo figlio, la sua risposta sarà decisiva per la tua decisione.
Se intende comprare casa, firmerai la fideiussione a cuor leggero. Ma se intende regalarsi una bella vacanza, un suv di ultima generazione e una festa con centinaia di invitati, cercherai di farlo ragionare.
L’Italia si trova nelle stesse condizioni.
Il governo sta prendendo prestiti di straordinaria entità e noi stiamo inconsapevolmente firmando fideiussioni in conto nostro, dei nostri figli e dei nostri nipoti.
Abbiamo il diritto di chiedere come saranno spesi tutti quei soldi. E il governo ha il dovere sacrosanto di vigilare su quella montagna di risorse prese in prestito, garantendone un uso responsabile e trasparente.
È questo che sta accadendo?
Leggo che i banchi scolastici sono costati mezzo miliardo e la lotteria degli scontrini quattro miliardi.
Decine di milioni per incentivare l’acquisto di monopattini e biciclette dei cui ordini si avvantaggeranno solo i cinesi che ne sono i principali produttori mondiali.
400.000 euro per ogni padiglione di vaccinazione con la primula e nessuno sa quanti ne siano stati acquistati e chi li produca. Ma soprattutto nessuno sa a cosa servano quando alle stesse finalità potrebbero essere adibiti padiglioni fieristici, sale congresso in disuso causa Covid, grandi spazi museali [alberghi, palestre, piscine, scuole chiuse,caserme in disuso, nelle zone turistiche le colonie estive finché siamo fuori stagione, tende degli alpini…]
Senza contare i vari aiuti a pioggia, assistenziali, fuori da ogni logica produttiva e di rilancio della crescita. Al di fuori di ogni piano strategico di ampio respiro.
Al pensiero mi si accappona la pelle. Siamo nelle mani di una classe politica incapace e irresponsabile, decisa a cristallizzare in proprie mani un potere che usa come uno status personale, al di fuori di ogni regola di buon senso.
Non sono un qualunquista e aborro i populisti. Nutro rispetto per il Parlamento e sono consapevole che la democrazia con tutte le sue possibili falle è pur sempre il migliore dei possibili sistemi di potere.
Detto questo però mi sorge un pensiero.
La più bella Costituzione del mondo, come amiamo chiamarla, fu redatta da uomini di grande cultura e di grande esperienza, forgiati dalle tragedie della guerra e di un regime asfissiante e criminale.
Nel redigerla pensavano a un Parlamento popolato da gente della loro stoffa.
Non potevano prevedere che sarebbe finito in mano a pupazzi del calibro di Di Maio e dei suoi adepti, a omuncoli del calibro dei nostri uomini di governo o agli esagitati che animano un certa sguaiata opposizione.
Perfino Mameli oggi rabbrividirebbe. L’Italia che amava e che amiamo non s’è desta… si va piuttosto assopendo in un coma letargico.

Poi, fra gli infiniti sperperi (di soldi nostri) di faccia-da-porcellino, c’è la faccenda delle siringhe. E il povero Crisanti ormai in preda a delirium tremens che vuole impedirci di andare in spiaggia la prossima estate perché se andiamo a nuotare a luglio è ovvio che poi ci ritroviamo contagiati a ottobre, per non parlare dello spettacolare Ferruccio Sansa che vuole impedirci di scopare e di alleviare il dolore alle emorroidi per fare dispetto a Pfizer. E poi abbiamo gli sproloqui dello sciroccato fuori di senno Montagnier, convinto sostenitore dell’omeopatia, convinto sostenitore della cagata della memoria dell’acqua dopo che è stato stradocumentato che tutta la storia era nata da delle provette lavate male le cui pareti avevano conservato tracce del contenuto precedente, che da ogni pulpito disponibile continua a tuonare, insieme a Tarro e compagni di merenda vari misti, contro il vaccino (eccheccazzo, ma proprio tutti noi ce li dobbiamo ritrovare gli scappati dal manicomio?!) A proposito del vaccino, comunque, proviamo a leggere anche qualcosa di serio.

Domande sul vaccino anti-Covid: risponde il dottor Anthony Fauci

Il Dottor Fauci, medico ed immunologo laureato in Medicina alla Cornell University, ha lavorato per gli ultimi 6 presidenti statunitensi e svolto oltre 30 anni di ricerca accademica all’NIH. È inoltre uno dei membri di spicco della task force statunitense per far fronte alla pandemia di Covid. Insomma, se dici Covid, ti viene in mente lui. Recentemente ho guardato una sua intervista sull’argomento (in particolare sul vaccino) e ho pensato di tradurla in questo articolo.

Per produrre il vaccino così in fretta, sono stati sottovalutati o affrettati gli studi sulla sua sicurezza?

Non ci sono state scorciatoie, la sicurezza del vaccino non è stata compromessa. La sua velocità di produzione è dovuta esclusivamente all’evoluzione tecnologica della ricerca in campo biomedico avvenuta negli ultimi 10-15 anni. Grazie ad essa, in breve tempo si è riusciti a decodificare il codice genetico del virus, così da poter estrapolare la sequenza del gene che codifica per la proteina Spike e consegnarla alle nostre cellule tramite il vaccino. In questo modo il nostro organismo viene istruito su come codificare gli anticorpi necessari per combattere il virus. Infine la sequenza del gene viene distrutta, lasciando le cellule immunizzate contro il Covid-19.
Per dimostrare che un vaccino funziona e non provoca effetti collaterali, quando si verificano pochi casi di infezione nella società possono essere necessari anche 7 anni di ricerca. Invece i test per il vaccino contro il Covid sono stati eseguiti nel mezzo di una feroce pandemia globale, il che ha praticamente azzerato i tempi di attesa, fornendo risposte nette ed immediate. Il test clinico di Moderna ha coinvolto 30.000 persone, quello della Pfizer 44.000, che sono state più che sufficienti per confermare la sicurezza e l’efficacia dei vaccini testati.

Quindi non esiste la possibilità che si manifestino effetti collaterali a lungo termine dopo la somministrazione del vaccino?

La possibilità è incredibilmente bassa. Se guardassimo la storia di tutte le vaccinazioni e chi chiedessimo “qual è la tempistica degli effetti collaterali a lungo termine?“, scopriremmo che più del 90% di questi si verificano tra i 30 e i 45 giorni dalla somministrazione del vaccino. Ecco perché l’FDA richiede che passino 60 giorni dal termine del trial clinico prima di approvare il vaccino per la commercializzazione. Il dottor Fauci racconta “non ho mai visto una persona essere vaccinata nel 1982 e avere effetti collaterali nel 1986, con nessun tipo di vaccino“.

Posso essere ancora contagioso dopo essermi vaccinato? Dovrò continuare a indossare la mascherina?

Sì. È possibile essere infettati dopo la vaccinazione e essere asintomatici: anche se il vaccino protegge dalla malattia, non sappiamo ancora se protegge dall’infezione. Potremo metter via le mascherine solamente quando avremo una copertura vaccinale sufficientemente alta da raggiungere l’immunità di gregge. In questa situazione la quantità di virus circolante sarebbe così bassa che non rappresenterebbe più una minaccia. Ancora non sappiamo quale sia la percentuale di popolazione da vaccinare per raggiungere l’immunità di gregge, ma possiamo stimarla intorno al 70-85%.

Perché non possiamo raggiungere l’immunità di gregge lasciando il virus libero di circolare?

Il livello di immunità nella popolazione statunitense al giorno d’oggi è di circa il 10-12%. A New York è arrivata al 22% perché all’inizio della pandemia è stata colpita maggiormente. Negli USA contiamo ad oggi 352.000 morti per Covid. Se ipotizzassimo (esagerando) un grado di immunità nell’intera popolazione americana del 20%, significherebbe che per raggiungere l’immunità di gregge servirebbe sacrificare 1.200.000 persone nei soli Stati Uniti: una follia. L’unica strada per raggiungere l’immunità di gregge è la vaccinazione.

Dopo quanto tempo dalla somministrazione del vaccino sarò immune?

Entrambi i vaccini, Pfeizer e Moderna, richiedono due dosi per garantire l’immunità. Possiamo considerarci protetti a partire da 10-14 giorni dopo il richiamo (quindi dopo la seconda dose).

Posso vaccinarmi se sono immunodepresso?

Gli immunodepressi possono vaccinarsi. L’unica situazione in cui un immunodepresso non può vaccinarsi è quando il vaccino si basa su un virus vivo attenuato, perché in quel caso il virus potrebbe replicarsi nell’organismo, invece di essere eliminato come succede in una persona con un sistema immunitario funzionante. Per un immunodepresso è importante vaccinarsi contro il Covid, perché anche se la risposta immunitaria fosse debole, una debole risposta è comunque meglio di nessuna risposta.

Quando potranno essere vaccinati i bambini?

I bambini e le donne incinte sono più vulnerabili. Per questo, come da sempre nella storia dei vaccini, non si immunizzano bambini e donne incinte fino a quando non si è provato che il vaccino li protegge e induce su di loro la stessa risposta di quella provocata negli adulti. In questo periodo si stanno iniziando i test clinici sui bambini.

Cosa dobbiamo aspettarci dai prossimi mesi?

Quando saranno vaccinate tutte le persone a rischio, la situazione tornerà quasi alla normalità, con la riapertura di tutte le attività, ma mantenendo attive le misure di prevenzione. Quindi non saremo ancora pronti ad abbandonare le mascherine e il distanziamento, ma i bambini potranno sentirsi sicuri a scuola, potremo partecipare ad eventi sportivi, cenare al ristorante, eccetera. Il dottor Fauci stima che negli USA questo succederà a partire da Aprile. Se poi le vaccinazioni continueranno spedite, allora sarà possibile tornare all’assoluta normalità entro la fine dell’anno. [Chiaramente in questa previsione ottimistica non sono considerati ritardi nelle consegne da parte delle aziende produttrici e altri deficit organizzativi e per gli altri Paesi le tempistiche potrebbero variare considerevolmente.]

Cosa vorrebbe dire il Dottor Fauci a chi non vuole vaccinarsi contro il Covid?

Queste persone dovrebbero fare una riflessione per capire il motivo di tale scelta. Se questa si basasse solamente su fake news e presunti complotti, dovrebbero rivedere i rischi e i sacrifici che abbiamo dovuto affrontare negli ultimi mesi. Lo scorso anno è entrato nella storia, una simile pandemia non si vedeva da 102 anni, e tutta questa insensatezza basata su fandonie e fake news porterà solo alla morte di molte più persone. Il vaccino è assolutamente sicuro ed efficace. Non ci sono motivi per non volerlo fare.

Qui sotto, l’intervista originale. (qui)

Per oggi è tutto, linea allo studio.

barbara

COVID, VACCINI E ALTRE STORIE

Partiamo da Israele.

Covid, Israele: vaccini record per la sicurezza di tutti

Ieri Israele è entrato nel terzo lockdown. Dicono sarà l’ultimo, dopo l’avvio della campagna vaccini a ritmo serrato, con l’obiettivo dichiarato di festeggiare senza restrizioni la Pasqua ebraica, a fine marzo. Il via l’aveva dato in diretta televisiva il premier Netanyhau otto giorni fa e, da allora, la prima dose del vaccino Pfizer è stata somministrata ad altri 300.000 israeliani, portando il Paese in testa alle classifiche mondiali per numero di vaccinati. La risposta della popolazione è stata immediata e più entusiastica del previsto: i centralini delle quattro casse mutua sono stati presi d’assalto, con il calendario degli appuntamenti che si allunga fino a marzo, gente che accetta appuntamenti anche in città a ore di viaggio da casa, file che si formano già dall’alba per essere i primi a ricevere l’agognata iniezione.
Al momento possono accedere al vaccino solo i cittadini sopra i 60 anni, persone con malattie pregresse e personale medico, tra due settimane il vaccino verrà esteso ad altre categorie. Ma c’è chi ha scoperto, così ha raccontato un gruppo di giovani, che se si arriva verso la fine del turno degli ambulatori, si può ricevere le dosi avanzate, che non possono essere ricongelate. Le casse mutua hanno arruolato personaggi famosi per invitare la gente a prendere appuntamento. La foto a spalla nuda e iniezione è la nuova moda. Da ieri anche gli ospedali sono coinvolti nell’operazione per alleggerire il carico sulle casse mutua. Alcuni centri hanno iniziato a lavorare non stop, notti e sabati inclusi, con l’imprimatur dato dai rabbini che hanno invitato i fedeli a vaccinarsi «senza perdere tempo, per prevenire il pericolo per sé e per gli altri». Il sindaco di Gerusalemme Moshè Leon ieri si è recato, insieme agli imam locali, in uno degli ambulatori di Sheikh Jarrah, quartiere est della città, per sensibilizzare la popolazione che, stando ai dati finora, è la più esitante a vaccinarsi. Netanyahu ha alzato la puntata annunciando che entro la fine di questa settimana si arriverà a 150.000 vaccini al giorno (ieri ne sono stati somministrati 80.000) e che l’obiettivo è in due mesi vaccinare metà del Paese, che conta 9 milioni di abitanti. Con le quarte elezioni in meno di due anni fissate per il 23 marzo, il premier in carica ha fatto dell’operazione vaccini e della promessa che questo sarà l’ultimo lockdown il proprio cavallo di battaglia. La campagna elettorale si giocherà tutta tra l’uscita dalla pandemia e — sul fronte delle opposizioni, a sinistra come a destra — l’uscita di scena del premier più longevo della storia del Paese.
Sharon Nizza, qui.

Da noi si parla (e sappiamo quanto valgono le parole della feccia che ci governa) di settembre-ottobre. E non mi si venga a dire che loro sono 9 milioni e noi 60: siamo sette volte tanti e abbiamo sette volte tanti medici e sette volte tanti ospedali; l’unica differenza è che noi siamo governati da individui tanto inetti quanto criminali. E veniamo dunque alle cose di casa nostra (o dovrei forse dire di Cosa Nostra, viste tra l’altro le intimidazioni mafiose di certi personaggi quando qualche eroico giornalista osa porre domande scomode?)

Eugenio Capozzi

Secondo uno studio della Società italiana di Cardiologia la mortalità per infarto è triplicata rispetto al 2019. Un effetto evidente della psicosi da Covid che ha bloccato le strutture sanitarie e scoraggiato i pazienti da prevenzione, terapie e interventi per molte patologie.
Questo vuol dire che se il trend continua così a fine anno si conteranno 500.000 morti in più per malattie cardiovascolari. Cinquecentomila. Quasi 10 volte i morti (dichiarati, e che sarebbero tutti da verificare) per il Covid.
È una cifra spaventosa, che parla da sola. E che conferma dolorosamente quello che io e altri pochi matti andiamo predicando nel deserto da mesi: non c’è una emergenza sanitaria Covid, ma un’emergenza politica, quella del regime autoritario sanitocratico; un’emergenza economica, quella dello sfacelo da esso provocata; e un’emergenza psicologica, quella di una società che per la psicosi di salvare a tutti i costi la “nuda vita” la sta perdendo.

E alle cause elencate da Capozzi, aggiungerei il sequestro di persona messo in atto dal governo per due interi mesi col divieto di allontanarsi da casa, che ha impedito alle persone consapevoli di essere a rischio di ridurre il rischio stesso con lunghe camminate all’aria aperta. Aggiungerei la depressione causata dal suddetto sequestro di persona e dal conseguente isolamento, che non è certo la migliore difesa della salute. E aggiungerei ancora la criminale complicità dei mass media col criminale governo nel fare del vero e proprio terrorismo sanitario, che su tante persone fragili e su tante menti deboli ha avuto uno spaventoso successo.
E poi c’è quest’altra cosa

Ugo Volli

Appena confermato al tg2: la Germania rompe il patto europeo e compra 30 milioni di vaccini BionTech-Pfizer fuori quota.
Secondo Der Spiegel, l’insufficiente numero di vaccini rispetto all’obiettivo dell’immunità di gregge in Germania e in Europa è colpa dell’atteggiamento della Commissione europea, che sotto la pressione del governo di Parigi avrebbe frenato sugli ordini a BionTech-Pfizer, nel tentativo di proteggere e raggiungere una sorta di parità con Sanofi, il gigante farmaceutico francese alle prese con lo sviluppo di un altro vaccino, che tuttavia, essendo basato su proteine ricombinanti, ha bisogno di più tempo. La Germania punta sia a nuovi accordi anche con Moderna e sia a intensificare la produzione del vaccino BionTech-Pfizer sul proprio territorio nazionale, facilitando l’operatività dei nuovi impianti della fabbrica di Novartis, di recente acquisita da BionTech a Marburg. Fine della storia triste: l’Europa è solo una questione di soldi. Da
Marcella Del Vecchio

Gerardo Verolino

La Germania ha avuto 150 mila dosi. La Svizzera 107 mila. In Israele, un Paese di 9 milioni di abitanti, si sono, già, vaccinati in 300 mila. L’Italia, con appena 9750 striminzite dosi ricevute, è al di sotto anche di Slovacchia, Bulgaria, Repubblica Ceca e Romania.
È proprio vero che, dopo un anno di politica comunista, a noi ci considerano come un Paese (minore) dell’ex Patto di Varsavia

Un numero simbolico, ha detto quello lì. Simbolo, appunto, per la cricca al governo, da appuntare alla giacca per mantenere ben saldo il tafanario alla poltrona, un po’ come la cimicetta fascista

per conservare i posti ministeriali. Gli altri ordinano i vaccini per trattare i propri cittadini, liberare lo stato e salvare l’economia, questi ordinano un simbolo da rifilare ai sudditi, una cimicetta, per salvare la poltrona.

Un breve salto all’estero, prima negli Stati Uniti

Lorenzo Capellini Mion

Per la cronaca il nostro Presidente preferito ha firmato il Tibetan Policy and Support Act (TPSA) che richiede formalmente la creazione di un consolato statunitense in Tibet nonché la costituzione di una coalizione internazionale per garantire, tra l’altro, che il prossimo Dalai Lama venga nominato esclusivamente dalla comunità buddista tibetana, senza l’interferenza del Partito Comunista Cinese.
Ci fu un tempo in cui la benemerita causa tibetana andava di moda anche a Hollywood, prima che la stessa diventasse provincia di Pechino.
The President of Justice

Donald J. Trump 

#enemedia #KAG #MAGA  

E se non ricordo male, il presidente musulmano si è rifiutato di ricevere il Dalai Lama, al pari del sedicente papa sedicente cattolico, del resto.
E dagli Stati Uniti passiamo all’Onu, che non delude mai:

qui

Chiudo con qualche immagine, per riscaldare l’atmosfera.

barbara

CARA CINA TI SCRIVO 1

Premessa importante: per ogni attività che fallisce, c’è un cinese pronto a comprarla per due soldi. E l’imprenditore fallito DOVRÀ vendergliela, perché lui deve mangiare, e nessun altro, qui, è in grado di comprargliela, perché chi non è ancora fallito è messo poco meno peggio di lui. E quando si saranno comprati tutta l’Italia, ci terranno per la gola, o per le palle, che dir si voglia, e faranno di noi tutto ciò che vorranno.

Comincio con questo pezzo di Giulio Meotti.

Straordinaria l’ex ambasciatrice americana all’Onu Nikky Haley contro la Cina. “Mentre l’Unione Sovietica stava diffondendo il suo controllo sull’Europa orientale dopo la Seconda guerra mondiale, l’allora ex primo ministro britannico Winston Churchill fu profetico nella sua descrizione di ciò che sarebbe bastato per sopravvivere all’impero comunista senza ricorrere alla guerra. ‘L’unica cosa da fare’, disse Churchill, ‘è convincerli che hai una forza superiore. . . è la strada più sicura per la pace’. All’epoca, la profezia di Churchill non era gradita nell’Ovest stanco della guerra. Tuttavia, i successivi presidenti degli Stati Uniti hanno ampiamente aderito al suo consiglio. I comunisti sovietici non furono mai convertiti o persuasi. Furono sconfitti, soprattutto senza guerra, da una potenza economica, diplomatica e militare occidentale superiore e da una visione più determinata e stimolante dell’umanità. La sfida odierna dei comunisti cinesi deve essere vista allo stesso modo. Come ai tempi di Churchill, la maggior parte degli americani non vuole saperne delle minacce epiche. Siamo stanchi delle continue battaglie con i terroristi e dei grandi pericoli e delle perturbazioni associate alla pandemia. Con bugie e insabbiamenti, la Cina continuerà a cercare di nascondere la propria responsabilità su un virus iniziato a Wuhan, che sta uccidendo centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo e sta compiendo una distruzione economica indicibile. Ma l’inganno riguardo al virus non è il peggior pericolo per il comunismo cinese. È solo il suo sintomo più evidente. A Hong Kong, ha arrestato importanti attivisti per la democrazia e sta tentando di criminalizzare le critiche al governo cinese. Sta aumentando le sue azioni ostili nel Mar Cinese Meridionale, che attraversa un terzo delle spedizioni mondiali. A livello nazionale, ha notevolmente ampliato le sue capacità militari, creato uno stato di sorveglianza orwelliano e costretto oltre 1 milione di cittadini di minoranza nei campi di ‘rieducazione’. A livello internazionale, ha assunto il controllo di agenzie delle Nazioni Unite come l’Organizzazione mondiale della sanità, ha esercitato la sua influenza sui paesi poveri con terribili contratti di debito e ha molestato i suoi vicini asiatici, nessuno più delle persone libere di Taiwan. Dagli anni ’70 fino all’amministrazione Obama, i leader americani di entrambe le parti hanno operato secondo la teoria per cui più la Cina sarebbe diventata forte economicamente più libera e meno aggressiva sarebbe diventata. Nel caso della Cina, questa teoria è disastrosamente sbagliata. Perché la Cina è diversa? Si torna alla spiegazione di Churchill. Il Partito Comunista controlla le forze armate, il commercio, la tecnologia e l’istruzione della Cina. Tutto ciò che i suoi leader fanno è finalizzato ad espandere il potere del partito. È per questo che purificano etnicamente le minoranze, che impongono uno stato di sorveglianza, che non possono tollerare la libertà a Hong Kong, che insistono che subentreranno a Taiwan, che cercano di dominare i paesi poveri e le organizzazioni internazionali, che espandono il loro arsenale nucleare. La Cina è una potenza pericolosamente diversa perché è fermamente impegnata in un’ideologia comunista che vede il suo sistema come superiore. Negli ultimi cento anni, abbiamo fermato la Germania due volte e l’Unione Sovietica per questo motivo. Ora affrontiamo una Cina comunista espansionista il cui potere economico supera di gran lunga qualsiasi cosa avessero i sovietici durante la Guerra fredda. Questa non è la sola sfida americana; i paesi liberi devono unirsi per affrontarla. Come notò Churchill, la preparazione è la strada più sicura per la pace”. E’ la grande differenza fra un paese ancora libero e ancora vivo come l’America e l’Europa da operetta che sul letto di morte dice “grazie Cina”

Giulio Meotti

Dateci ancora quattro anni d Trump e poi otto di Nikki, e forse saremo salvi.

Da Trump altre bordate contro Pechino e Oms. Mentre in Italia il “partito cinese” vuole resistere

“Yes I have. Yes I have”. Ha ripetuto due volte la sua risposta il presidente Trump nella conferenza stampa di giovedì sera. La domanda era questa:
“Ha visto qualcosa a questo punto che le dà un alto grado di sicurezza che l’Istituto di Virologia di Wuhan sia stato l’origine di questo virus?”
E ha aggiunto subito: “Penso che l’OMS dovrebbe vergognarsi di se stessa, perché è come se fossero l’agenzia di pubbliche relazioni della Cina”.
Due nuove bordate a Pechino e all’Oms lanciate dal presidente Usa, che senza troppi giri di parole dice di aver visto, tra le informazioni raccolte dalla comunità di intelligence, “qualcosa” che indica con “un alto grado di sicurezza” che sia stato proprio un laboratorio di Wuhan l’origine del nuovo coronavirus.
Rispondendo ad un’altra domanda, Trump ha evocato la possibilità che qualcosa sia accaduto deliberatamente. “È accaduta una cosa terribile”, ha detto il presidente: “Che abbiano fatto un errore, o sia cominciato per errore e poi ne hanno fatto un altro, o qualcuno ha fatto qualcosa di proposito… Non capisco come i movimenti di persone non erano permessi nel resto della Cina ma lo erano verso il resto del mondo. È una domanda difficile a cui rispondere per loro”.
E ancora: “È qualcosa che poteva essere contenuto nella sua località di orgine, penso in modo relativamente facile. La Cina è un Paese molto evoluto, potevano contenerlo, o non sono stati capaci o hanno scelto di non farlo”.
In una intervista ristretta nello Studio Ovale, Trump fa capire che in ogni caso è pronto ad una revisione delle relazioni tra Stati Uniti e Cina. Diverse opzioni sono sul tavolo come “conseguenze” per Pechino: “Ci sono molte cose che posso fare”. “Stanno costantemente usando le pubbliche relazioni per provare a passare per innocenti”. “Stiamo cercando di capire cosa è successo. Poi decideremo come rispondere”, ha detto ribadendo di poter “fare molto” per impedire a Pechino di sfuggire “alle sue responsabilità”.
Da quando il virus ha colpito duramente anche gli Stati Uniti e Washington ha deciso di reagire all’offensiva propagandistica di Pechino sulla pandemia (di cui abbiamo più volte parlato su Atlantico Quotidiano), altri governi occidentali si sono più o meno esplicitamente associati, esprimendo perplessità e chiedendo un’indagine indipendente su come il virus ha iniziato a diffondersi a Wuhan. Regno Unito, Francia, Germania, Svezia e Australia – queste ultime ricevendo dure rappresaglie verbali da parte di Pechino.
Tra gli attacchi più duri rivolti al presidente cinese Xi Jinping quello della tedesca Bild: “Sei un rischio per il mondo”. “Perché i tuoi laboratori non sono sicuri come le tue prigioni per i prigionieri politici? Non è ‘amicizia’ inviare mascherine in tutto il mondo. È imperialismo dietro un sorriso, è un cavallo di Troia”.
Nelle scorse ore persino la cauta e paludata Bruxelles si è unita al coro di richieste di una inchiesta sull’origine del nuovo coronavirus. Parlando alla Cnbc, la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, ha detto che le piacerebbe vedere la Cina lavorare insieme alla Commissione e ad altri Paesi per andare in fondo su come esattamente è iniziato.
Insomma, pare che la narrazione che Pechino ha spinto in queste settimane per presentarsi come modello di successo nella lotta al virus, la politica degli “aiuti” e le reprimende verso i Paesi “ingrati”, non abbiano avuto l’effetto sperato. L’immagine della Cina è in caduta verticale e le critiche stanno montando, non solo negli Stati Uniti e in Australia, ma anche in Europa. Non sarebbe il momento migliore per una Guerra Fredda: la sua mancanza di trasparenza, la sua propaganda e le sue reazioni aggressive stanno ricompattando l’Occidente.
Con una sola eccezione: l’Italia. Il nostro governo è l’unico tra quelli dei grandi Paesi europei, e tra i pochi in Occidente, a non essersi associato alle richieste di chiarimenti, se non alle critiche. Il “partito cinese” nel nostro Paese – che non è, come a qualcuno fa comodo far credere, Di Maio e Dibba – è in altre faccende affaccendato, impegnato a salvare il salvabile del suo potere, come vedremo tra poco.
Ma torniamo alla domanda iniziale: l’origine del virus. “È da gennaio che ripeto che il più probabile punto di partenza della crisi coronavirus è una fuga accidentale dall’Istituto di Virologia cinese a Wuhan”, ha twittato giorni fa Jamie Metzl, membro del comitato consultivo internazionale dell’Oms ed ex membro del Consiglio di sicurezza nazionale Usa. “Poiché la Cina sta ancora insabbiando e bloccando l’accesso, non è possibile dirlo con certezza. Vale il rasoio di Occam”.
In ogni caso, “qualunque sia stata l’origine”, ragiona Metzl, “le attività pericolose e l’insabbiamento delle informazioni in corso in Cina sono alla base di questa crisi”.
Pechino, quindi, ma come Trump anche l’Oms è oggetto delle critiche di Metzl:
“Avrebbe potuto scatenare l’inferno quando la Cina ha negato l’accesso agli esperti dell’Oms in quelle prime settimane critiche. Non avrebbe dovuto inizialmente fare il pappagallo della propaganda cinese e avrebbe sicuramente potuto dare l’allarme prima”.
La prima e a quanto ci risulta unica missione in Cina dell’Oms, per la precisione congiunta Oms-Cina, sull’epidemia è del 16 febbraio (fino al 24, una settimana), con un breve passaggio a Wuhan. Quindi, l’Oms è riuscita a mettere piede in Cina, per una sola settimana, un mese e mezzo dopo il primo allarme del 31 dicembre 2019. Per la precisione, alcuni esperti Oms avevano effettuato una brevissima visita Wuhan il 20 e 21 gennaio. Tutto qui.
Giovedì ha parlato a Sky News il dottor Gauden Galea, rappresentante dell’Oms in Cina, rivelando che “l’organizzazione non è stata ancora invitata da Pechino a prendere parte all’indagine cinese sull’origine del virus, nonostante abbia richiesto di essere inclusa”. Ha confermato che anche gli esperti dell’Oms ritengono che l’origine del virus sia a Wuhan e che sia naturale, non fabbricato. Ciò nonostante, secondo il dottor Galea, i registri di laboratorio “dovrebbero essere parte di un rapporto completo su tutto” riguardo la storia delle origini. Basterebbe, aggiungiamo noi, che Pechino rivelasse l’identità e le condizioni di salute da novembre ad oggi di tutti i ricercatori e dipendenti dei laboratori di Wuhan.
E poi naturalmente Galea giustifica la sua organizzazione: “Sapevamo solo ciò che la Cina ci riportava”. E dal 3 al 16 gennaio, ricorda, i funzionari di Wuhan non hanno riportato alcun nuovo caso di coronavirus rispetto ai 41 già noti: “Possibile che c’erano solo 41 casi in quel periodo di tempo? Penserei di no”.
Il 14 gennaio, come noto, l’Oms ancora negava vi fossero prove di trasmissibilità da uomo a uomo. Solo il 20 diventerà ufficiale, perché annunciato dalla Cina stessa.
Abbiamo quindi un periodo di almeno – vogliamo essere prudenti – 20 giorni di insabbiamento e depistaggi da parte di Pechino, ai danni o con la complicità dell’Oms.
Poi, accade qualcosa forse ancora più grave, su cui è tornato in questi giorni lo stesso presidente americano Trump. Tra il 14 (ma solo dal 20 pubblicamente) e il 23 gennaio il governo cinese adotta le prime misure, tra cui la chiusura di Wuhan (23 gennaio). Non proprio una chiusura totale, dal momento che Pechino sospende i collegamenti e i voli interni, ma non quelli internazionali.
“Perché la Cina ha permesso agli aerei di uscire ma non potevano andare all’interno della Cina? Hanno permesso agli aerei di uscire… e gli aerei escono da Wuhan e vanno dappertutto nel mondo. Vanno in Italia. Sono andati totalmente in Italia, ma andavano dappertutto nel mondo e non volavano all’interno della Cina”.
Perché? Se lo chiede il presidente Trump, mentre in Italia nessuno sembra interessato, né il governo, né le forze politiche, né i media.
In quegli stessi giorni, come riportato già a febbraio dal Wall Street Journal, Pechino esercitava con successo le sue pressioni sull’Oms affinché non dichiarasse già nel meeting del 22-23 gennaio l’”Emergenza di salute pubblica di carattere internazionale” (da non confondere con la dichiarazione di pandemia). La dichiarazione arriverà solo il 30 gennaio, due giorni dopo la visita del direttore Tedros a Pechino. Il governo italiano decide quindi il 31 gennaio di dichiarare l’emergenza sanitaria e di bloccare i voli diretti dalla Cina, nonostante l’Oms continuasse a raccomandare di non farlo, bollando la misura come dannosa e ingiustificata. L’amministrazione Trump vieta l’ingresso negli Stati Uniti agli stranieri passati in Cina negli ultimi 14 giorni. Ovvio che queste misure potevano essere adottate una settimana prima, se l’Oms dietro pressioni di Pechino non avesse ritardato di una settimana nel dichiarare l’emergenza.
Non solo la Cina non ha fermato i voli internazionali. Non ha effettuato screening dei passeggeri in partenza, né ha preso nota dei nomi dei passeggeri provenienti da Wuhan imbarcati sui voli internazionali comunicandoli agli altri Paesi.
Insomma, ci sono elementi a sufficienza per sospettare che, ormai in piena epidemia, avendo accettato di dover chiudere mezzo Paese, con danni enormi all’economia, la leadership di Pechino abbia valutato di non fare nulla perché il contagio non si diffondesse anche nel resto del mondo, e in particolare nei Paesi con i quali ha più collegamenti aerei, come l’Italia.
Solo che il nostro governo, la classe politica e i big dell’informazione sono concentrati su altro in questi giorni. Come ha egregiamente spiegato Mattia Magrassi su Atlantico qualche giorno fa, è iniziata la caccia al capro espiatorio. D’un tratto, i giornali e le stesse forze di maggioranza si sono tutti accorti che i Dpcm firmati da Conte sono non solo liberticidi ma anche incostituzionali e hanno cominciato a criticarlo per quei “pieni poteri” che ormai due mesi fa, non ieri, gli hanno concesso senza battere ciglio. Un calcolo cinico, perché ora che stiamo per entrare nella fase di uscita dall’emergenza sanitaria (e dopo le nomine dei vertici delle società pubbliche…), sperano di cavarsela incolpando Conte e, magari, trovare un sostituto per affrontare la drammatica crisi economica e sociale che abbiamo davanti a noi.
“Mai inteso procedere per via estemporanea, improvvisata e tantomeno solitaria“, ha chiarito Conte nella sua informativa di giovedì scorso alla Camera. Tutte le misure sono state adottate “in concertazione” con i membri del governo e della maggioranza. Insomma, una chiamata in correità di chi, ora, sta cercando di sfilarsi dopo due mesi di Dpcm senza fiatare.
Non poteva che esserci la copertura del Quirinale sull’uso dei Dpcm (che, ricordiamolo, violano la riserva di legge assoluta prevista dalla Costituzione per introdurre limitazioni alle libertà personali per motivi sanitari), come conferma un articolo di Claudio Tito giovedì su Repubblica (L’ombrello del Quirinale sui decreti di Conte, “Costituzione rispettata”). Firmando il decreto-legge dei “pieni poteri”, che ha attribuito cioè carta bianca a Conte per agire via Dpcm, oltre che velocizzare il processo decisionale, il presidente Mattarella si è risparmiato di dover mettere la faccia su ogni sorta di restrizione, anche le più impresentabili.
La copertura presidenziale sull’uso dei Dpcm non equivale però ad una totale copertura politica. Il Quirinale si premura di cancellare le proprie impronte. Come ha ricordato il quirinalista del Corriere Marzio Breda, sempre giovedì, “Mattarella non co-governa e quindi non vuole passare per la balia di Conte”. Certo, avverte il Colle, “chiunque aprisse oggi una crisi senza la prospettiva di formare una nuova compagine, e dunque al buio, si assumerebbe una responsabilità enorme”. Ma il premier non può stare sereno. Quel passaggio infatti significa che Conte è blindato da Mattarella solo fintantoché le attuali forze di maggioranza (e, magari, una new entry…) non concordino sul nome di un sostituto, non trovino cioè quella soluzione “già pronta” senza la quale il presidente non darebbe mai luce verde ad un cambio in corsa.
I catto-dem resistono ma, come ha spiegato Francesco Galietti su Atlantico, non per Conte. Se necessario, “per salvare la legislatura, mettere in sicurezza la successione al Quirinale, ed evitare l’avvento delle destre”, sono pronti a scaricarlo addossandogli la colpa di tutti gli errori della gestione dell’emergenza. Un gioco evidentemente rischioso quello in cui è coinvolto il capo dello Stato. Deve blindare Conte, ma al tempo stesso poterlo mollare senza perdere la faccia quando le condizioni lo permetteranno. E prima che l’opzione bazooka di Mario Draghi, figura avvertita come distante dai catto-dem, divenga inevitabile.
Nel frattempo, sempre giovedì è arrivato da Washington un vero e proprio warning al partito filo-cinese italiano – non solo Conte e i 5 Stelle, ma anche i catto-dem, lo stesso presidente Mattarella, sotto i cui auspici, non va dimenticato, è stato firmato il memorandum per la nuova Via della Seta, e il Vaticano.
“C’è preoccupazione in America per l’avvicinamento dell’Italia alla Cina, per come Pechino userà una potenziale dipendenza da sé per cercare di manipolare il vostro Paese”, ha detto al Corriere Richard Haass, da 17 anni presidente del prestigioso Council on Foreign Relations.
“Avvicinandosi così tanto alla Cina, [il governo italiano] sta gettando i semi per seri problemi nel lungo periodo. Non parlo ovviamente a nome del mio governo, ma chiunque abbia a cuore le relazioni transatlantiche (e abbia a cuore l’Italia), deve chiedersi quanto sia saggio per il vostro governo entrare in questo rapporto così stretto. Niente si fa per niente. Se la Cina aiuta l’Italia, prima o poi verrà l’ora di pagare”.
Attenzione: Haass è tutt’altro che trumpiano, anzi è una voce del Deep State Usa. Membro del Consiglio di sicurezza nazionale di Bush padre, di cui fu assistente speciale, gode di stima bipartisan. E di questi tempi sta velocemente mutando l’atteggiamento dei Democratici, a cui naturalmente guardano i nostri catto-dem, nei confronti della Cina. Il “grande divorzio” tra Cina e Stati Uniti, scrive The National Interest, è arrivato. E nessuno potrà fare finta di niente.
Altre voci, anzi cinguettii, giungono dagli Stati Uniti – dove prosegue l’indagine del procuratore Durham sulle origini dello Spygate e proprio in questi giorni stanno uscendo documenti che scagionano il generale Flynn e inguaiano invece l’FBI di Comey. L’Attorney General William Barr, che ha parlato di recente di “un intero schema di eventi” per sabotare la presidenza Trump, avrebbe un file di 25 mila pagine su alcuni politici italiani (e potrebbe anche trattarsi di gigabyte…).

 Federico Punzi, 2 Mag 2020, qui

Già, l’Italia. Non ricordo più chi sia stato quel tale, tanto tanto tempo fa, che disse che anche una donna onesta ha il diritto di fare ogni tanto un giro di valzer con un uomo diverso dal marito, ma l’Italia di giri di valzer ne stava facendo un po’ troppi. E storicamente l’Italia è famosa per non avere mai finito una guerra dalla stessa parte da cui l’aveva cominciata (compresa l’ultima), tranne qualcuna durata abbastanza a lungo da avere il tempo di cambiare fronte due volte. E ancora una volta stiamo voltando le spalle a chi ci ha sempre tirati fuori dalla merda in cui ci eravamo ficcati, e tuttora si sta dando da fare a tirarcene fuori, e baciando appassionatamente i piedi e offrendo il proprio tafanario a chi nella merda ci ha intenzionalmente e premeditatamente scaraventati (particolarmente significativa la circostanza, segnalata da Punzi, dei voli interni sospesi, e liberi invece quelli verso l’estero mentre imperversava l’epidemia, unita all’altra circostanza, che già in altra occasione avevo fatto notare, che non hanno dato l’allarme se non quando sono stati ben sicuri che il virus aveva attecchito alla grande in mezzo mondo. Tengo a precisare che all’origine artificiale del virus non credo; detto questo, per il resto concordo su tutto. Poi può forse interessare anche questo.

POST SCRIPTUM a proposito di Italia e Cina: come si chiamano quelle signore che svolgono la loro professione con le gambe aperte? 
italia_cina
barbara

UN GIORNO QUALCUNO SI È POSTO UNA DOMANDA:

Perché i giornalisti, con tutte le dovute protezioni, possono entrare negli ospedali per documentare quello che succede, e i parenti non possono dare un ultimo saluto ai propri cari? Nessuno è riuscito a trovare una risposta valida; in compenso qualcuno ha trovato valida la domanda, e l’ha presa in seria considerazione. Naturalmente siamo in Israele, e questo è il risultato

perché in Israele l’umanità finisce sempre per prevalere, in qualunque circostanza.
In questo articolo (chi ha difficoltà con l’inglese può sempre metterlo in un traduttore automatico: ne vale la pena) potete vedere il video con i sottotitoli in inglese. E si spiega, nell’articolo, che l’iniziativa di lasciar avvicinare i parenti per un ultimo saluto si è dimostrata un grandissimo regalo non solo per i pazienti, non più condannati a morire soli e lontani da ogni affetto, non solo per i famigliari, prima costretti a vedere i loro cari uscire di casa e scomparire per sempre dalla propria vita, ma anche per tutto il personale sanitario, oppresso dalla sofferenza umana di pazienti e famiglie. E naturalmente in Israele i funerali sono molto ristretti, con solo i parenti stretti autorizzati ad accompagnare le salme al cimitero, ma non sono mai esistiti seppellimenti senza funerale e senza presenze. Perché Israele, qualunque cosa accada, resta sempre Israele.

E in Italia? In Italia il 22 aprile, quarantacinquesimo giorno di quarantena, abbiamo avuto 437 morti e il 23 aprile 464. E un tale Luca Foresti, che non ho la più pallida idea di chi possa essere ma forse riuscirò a sopravvivere lo stesso, si chiede come mai la curva scenda così lentamente. E dopo che lo stato con la sua impreparazione, con le sue improvvisazioni, con la sua cialtroneria ha lasciato i suoi cittadini morire come mosche, dopo che li ha lasciati morire soli come cani, dopo che ha lasciato le famiglie fuori dalla porta, dopo che li ha fatti portare via coi camion militari perché nelle loro città non c’era più posto per seppellirli, dopo che li ha fatti cremare, senza preoccuparsi di chiedere se lo desiderassero o no, voi pensate che potesse bastare? Sì? Beh, siete poveri di fantasia, gente. No che non poteva bastare: adesso ha mandato alle famiglie il conto da pagare per il trasporto delle salme fuori città e per la cremazione. Comunque voi sorridete, che siamo lo stato migliore del mondo e tutti ci prendono a modello.
E anche se oggi non è il 12 dicembre mi sembra che ci stia bene, in questa Italia di oggi, presa a tradimento, assassinata dai giornali, colpita al cuore, dimenticata da chi la dovrebbe governare, solo galera senza più giardino, e che ha sempre più paura:

barbara

DONALD TRUMP

Il titolo di questo articolo rispecchia esattamente il percorso della mia posizione nei confronti di Donald Trump: autentico sconosciuto sulla cui elezione ho sperato come unica possibilità di evitare il disastro planetario rappresentato da Hillary Clinton, che avrebbe proseguito e completato il disastro obamiano, con le centinaia di migliaia di morti in tutto il Medio Oriente, la crescita esponenziale del potere del peggiore estremismo islamico, e tutto il resto. E poi, appena insediato, la sorpresa di un politico che mantiene le promesse elettorali, che gestisce con competenza e saggezza complicatissimi scenari, che serve il proprio Paese e non un’ideologia vuota e astratta, e giorno dopo giorno ha conquistato tutta la mia stima.

Trump da incognita a garanzia di stabilità, mentre tra i Dem regnano confusione e socialismo

Donald Trump rappresenta una figura politica destinata a rimanere nella storia. Anzi, senza timore di esagerare, pensiamo che il 45° presidente degli Stati Uniti d’America stia già facendo la storia, giorno dopo giorno, e questa verità dovrà essere riconosciuta prima o poi anche dai più feroci critici dell’ex-tycoon newyorchese. Durante l’inizio della sua avventura politica, ovvero le primarie repubblicane del 2016, conquistava progressivamente la maggioranza della base del partito, ma allo stesso tempo veniva visto come un marziano o un intruso dall’establishment del Gop e da quei repubblicani, per così dire, più tradizionali, abituati, per esempio, alla famiglia Bush. Molti conservatori e liberali classici, questi ultimi da non confondere con i liberal, si trovavano in parte spaesati di fronte alla dirompenza di un personaggio che andava oltre i consueti canoni del conservatorismo liberale ereditato da Ronald Reagan.

Una volta conquistata la nomination, ben pochi ritenevano che l’eccentrico milionario dalla bizzarra capigliatura potesse battere la ben navigata Hillary Clinton, e un certo scetticismo circa le possibilità di vittoria del candidato Trump non riguardava solo i radical chic di tutto l’Occidente, noti per la loro sicumera ma anche per le previsioni sballate, bensì diversi ambienti conservatori. Invece l’outsider Donald Trump, come ormai sappiamo, è riuscito a ribaltare tutti i pronostici, umiliando l’ex first lady democratica, la quale probabilmente aveva già organizzato il proprio trasloco nello Studio Ovale. Trump si è rivelato una sorpresa anche espletando il proprio mandato da presidente non in maniera negativa, almeno finora. Non ha tradito le promesse dei comizi, come al contrario può capitare ai politici, abituati a dirne una in campagna elettorale e a farne un’altra al raggiungimento della stanza dei bottoni. Donald Trump ha semplicemente adattato, con una coerenza di fondo, i toni di piazza alle complessità di una nazione particolare come gli Stati Uniti. Smentendo chi vedeva in questo leader, per molti aspetti inedito, quasi un fascista autarchico, l’isolazionismo trumpiano si è caratterizzato invece non per l’affossamento tout court della globalizzazione, bensì una ridiscussione di regole, e di qualche consuetudine squilibrata e sfavorevole all’America, con i principali competitor come la Cina, ma anche con gli alleati storici europei e i vicini Canada e Messico.

Lo stesso discorso può essere ripetuto per quanto riguarda la Nato, che non ha mai corso il rischio di subire un colpo di spugna da parte di Trump. Richiamare l’Europa, spesso distratta e dormiente, alle proprie responsabilità, anche economiche, verso l’Alleanza Atlantica, significa semmai volere più Nato, e non auspicarne lo scioglimento. L’America di Trump non si è affatto ritirata dal resto del mondo, e quando serve, (pensiamo all’eliminazione del generale iraniano Soleimani e alla costante salvaguardia della sicurezza di Israele), sa come ricordare la propria presenza ai nemici del mondo libero. In economia Donald Trump ha varato uno storico taglio delle tasse e ridotto il ruolo dello Stato. Grazie a questo la locomotiva a stelle e strisce non è mai stata forte come negli ultimi anni, a livello di Pil e di occupazione, e in tal modo è stato possibile rincuorare anche chi, giustamente, non vuole gettare alle ortiche gli insegnamenti reaganiani. Nemmeno l’assai presunto razzismo trumpiano, sventolato perlopiù dalla Cnn e dai commentatori liberal, può essere più un’arma credibile per screditare l’attuale presidente, visto che proprio la classe lavoratrice afroamericana vive meglio oggi che durante gli anni di Barack Obama.

L’imprevedibile outsider degli inizi ha dimostrato insomma di essere in grado di far politica e di saperla fare anche piuttosto bene, quindi, già solo a partire da questo, non è da escludere la sua rielezione. Ma il famoso “Four more years” diventa indispensabile se pensiamo al livello rasoterra a cui sono giunti gli avversari democratici. Trump potrebbe puntare ad essere riconfermato per i propri meriti, ma i demeriti altrui fanno del presidente in carica una garanzia di continuità e stabilità per gli Usa in primo luogo, ma anche per il resto del mondo, considerato il ruolo globale della democrazia americana.

I mainstream media ci hanno annoiato con le prediche riguardanti i metodi rozzi e spicci del presidente americano, ma non vi è mai stato nulla di più volgare ed offensivo, nella storia politica recente degli Stati Uniti, del comportamento di Nancy Pelosi alla fine del discorso di Trump sullo stato dell’Unione. La speaker democratica, strappando platealmente i fogli contenenti il testo del discorso del presidente, ha pugnalato uno dei tratti distintivi della democrazia d’oltreoceano. Le campagne elettorali americane sono piuttosto dure e non mancano di certo i colpi bassi, ma dinanzi al vincitore, che diviene ormai il presidente di tutti gli americani, si palesa il rispetto istituzionale degli avversari, eppure la Pelosi ha ritenuto di calpestare tutto ciò. Lo stordimento ed una certa disperazione politica, che stanno caratterizzando in questo momento il partito dell’Asinello, possono portare evidentemente a gesti poco nobili. L’impeachment è finito in barzelletta e le primarie democratiche in Iowa si sono rivelate ancora più comiche. Non si riesce ad individuare un candidato forte da contrapporre a Trump, e per ora si agitano solo figure di vecchi socialisti come l’arcinoto Bernie Sanders o fragili come Pete Buttigieg. Si può obiettare che vi sia anche Michael Bloomberg, per ora impegnato a scaldare i motori dietro le quinte, e che le primarie Dem in Iowa e New Hampshire siano solo le prime e molto parziali prove. L’ex sindaco di New York ha anch’egli, riteniamo, più di una debolezza. Anzitutto, per quanto voglia rappresentare un’alternativa al trumpismo, rischia di esserne una copia sbiadita, con il conto corrente e l’età anagrafica simili a quelli del presidente uscente, e si sa, alle fotocopie si preferisce quasi sempre l’originale. Inoltre, non sarà facile per il “moderato” Bloomberg aggregare attorno a sé la base di un partito democratico che negli ultimi anni si è spostato molto a sinistra ed è caduto ostaggio dei vari Sanders e delle varie Ocasio-Cortez. I Democratici Usa, che ebbero in passato riferimenti del calibro di Roosevelt e Truman, oggi sembrano essere animati solo più da socialisti e pasticcioni di varia natura.

Roberto Penna, 15 Feb 2020, qui.

Aggiungo questo commento che condensa una serie di dati reperibili in vari articoli presenti in rete.

Il Presidente Trump in tre anni, ha portato gli Stati Uniti ad avere 7.300.000 persone in più al lavoro, un PIL che aumenta a una media del 3.00%, inflazione al 1.2%, una riduzione sostanziale delle tasse sia per le compagnie che per i privati, ora al 21%, aumento delle deduzioni per individui da 6.000 dollari a 12.000 per i singoli e da 12.000 a 24.000 dollari per le coppie. Aumento dei salari al più basso livello che permette un risparmio personale annuo di dollari 5.000.

Ha cambiato il disastroso (per gli USA) accordo Nafta con Messico e Canada ad un accordo più equilibrato che porterà circa 100.000 posti di lavoro in più negli USA nei settori agricolo e dei latticini. Ha firmato il primo accordo con la Cina per equilibrare la bilancia dei pagamenti degli USA.

Ha FATTO PAGARE AI PAESI Nato 400 MILIARDI di dollari IN PIÙ ALL’ ANNO PER LA DIFESA COMUNE dell’EUROPA. Ha eliminato tre dei più pericolosi terroristi islamici in circolazione, ha rimesso le sue forze armate dissestate da Obama ai livelli migliori nel mondo. Sta ritirando le truppe dalla Siria e dall’ Iraq e sta trattando con il Talebani per ritirarsi dall’Afghanistan. Ha dichiarato che non vuole che gli USA siano il poliziotto del mondo, né voler cambiar nessun regime di altri paese.

La borsa americana ha aumentato tutti i suoi indici. Il Dow Jones da 18.300 punti al momento in cui Trump ha preso il comando del paese è oggi a 29.200. Un aumento del 60% nei risparmi degli americani, specialmente per i possessori del sistema 401K per le pensioni.

Ha fatto rispettare e riconoscere non solo il diritto della donna di decidere sul destino del nascituro ma anche il diritto del nascituro stesso, diritto del quale non parla mai nessuno

E non ha ancora finito il suo primo mandato.

Donald Trump è il Presidente degli Stati Uniti e lavora per il suo paese.

Come andrebbe meglio il Mondo se tutti i capi di stato lavorassero per i loro cittadini come fa Trump per gli americani.

Lorenzo Roncari, qui.

La differenza fra l’Italia e gli Stati Uniti che quello che lavora per il bene dei cittadini è al comando e quelli che lavorano unicamente per abbatterlo sono all’opposizione, mentre qui chi ha tentato di lavorare per il bene dei cittadini è all’opposizione e quelli che lavorano per portare il Paese al disastro sono al comando e, non contenti di questo, continuano a lavorare per toglierlo di mezzo del tutto. Di stati in cui il governo combatte le opposizioni ne abbiamo visti diversi: la Germania nazista, l’Unione Sovietica soprattutto al tempo di Stalin, il Cile di Pinochet, l’Iran degli ayatollah… Ecco, più o meno è lì che ci vogliono portare.

barbara

I CRIMINI DI NETANYAHU

1.Il leader del Likud avrebbe ricevuto sigari cubani e un gioiello per la moglie (comprato dalla gioielleria Stern all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv) dal produttore miliardario di Hollywood Arnon Milchan, un vecchio amico dai tempi in cui Bibi era Ambasciatore in America, in cambio di esenzioni fiscali. Esenzioni fiscali che poi non ha mai ricevuto.

2.Netanyahu avrebbe discusso con il proprietario del giornale Yedioth Aharonoth, Arnon Moses, della possibilità di convincere Sheldon Adelson, proprietario del giornale Israel Hayom, l’unico vicino a Netanyahu, a ridurre la tiratura in cambio di un trattamento migliore sullo stesso Yedioth Aharonoth. Si è trattato di un dialogo avvenuto pubblicamente, di cui tutti gli israeliani erano al corrente, e che poi si è risolto con un nulla di fatto.

3.Netanyahu avrebbe favorito la fusione tra la rete satellitare Yes e la compagnia di telecomunicazioni Bezeq in cambio di un trattamento di favore sul sito Walla News, dello stesso proprietario di Bezeq, Shaul Elovitch. Anche questo avvenuto in dialoghi pubblici e non segreti.

4.Netanyahu e la moglie Sara avrebbero compiuto spese private con denaro pubblico (per somme che si aggirano ai 200 dollari). La denuncia è stata fatta da un cameriere che era stato licenziato.

Secondo il Premier tutte queste accuse sono inconsistenti e ha ribadito in più occasioni che se questa è corruzione sono corrotti tutti quelli che svolgono politica, anche nel modo più onesto. Per questo ha chiesto di trasmettere in tv le accuse reali in modo che tutti gli israeliani possano rendersi conto delle stesse e non valutare la sua posizione solamente in base a ciò che hanno raccontato giornalisti più o meno informati ma sicuramente di parte.

Intanto Avichay Mandelblit, il Procuratore Generale, fa il cerchiobottista fra il martello della stampa forcaiola e l’incudine di migliaia di prove su quattro procedimenti, prove che per la quasi totalità dei giornalisti sono schiaccianti mentre lui, da buon magistrato, sa che il collegio di difesa del Premier, formato da i dieci più importanti avvocati di Israele, potrebbe smontare uno a uno i procedimenti o sgonfiarli fino a renderli poco credibili o non penalmente perseguibili. In quel caso proprio Mandelblit si ritroverebbe con il cerino in mano mentre intorno a lui ci sarebbe un fuggi-fuggi generale, anche perché è lecito pensare che se fra quelle carte ci fosse stata veramente la metà di ciò che è stato pubblicato o raccontato in televisione, le manette da tempo sarebbero già scattate intorno ai polsi di Bibi Netanyahu.

Una conferma a tutto ciò è arrivata dalla professoressa Ruth Gavison, già Premio Israele per la Giustizia che, come riporta il quotidiano Israel Hayom, in una discussione che si è sviluppata sulla sua pagina Facebook ha dubitato sulle possibilità di Netanyahu di ottenere un giusto processo. La professoressa ha scritto: “Sono preoccupata che Netanyahu non abbia la possibilità di ottenere un processo giudiziario. Ci sono stati così tanti processi sulla stampa che ora un processo vero non riuscirebbe ad avere una sentenza diversa da quella già decisa sui media. Questa è una tragedia per Bibi ma anche una brutta pagina per il paese e per la società”.

Che la stampa israeliana sia quasi totalmente di sinistra, come ha spesso apertamente accusato il Premier Netanyahu, è un dato oggettivo, e nella rincorsa all’incriminazione ha esagerato al punto che, nell’inevitabile reazione, ha creato un fronte unico nel partito Likud a difesa del Premier, al punto che qualcuno già parlava di una consultazione interna per riconfermare Benjamin Netanyahu alla guida del partito e smentire in modo definitivo le voci che ci sarebbero dei pretendenti al posto di segretario disposti a defenestrare l’attuale leader.

Michael Sfaradi, 5 ottobre 2019, qui

Non solo in Italia è la magistratura a decidere la politica, per esempio assolvendo una negriera speronatrice di motovedette o perseguitando per un intero decennio un innocente.

barbara

SEA-WATCH E DINTORNI ANCORA

Un po’ di cose raccattate in giro per la rete, con alcune riflessioni che condivido e che ritengo utili (è un po’ tanta roba, ma portate pazienza che domani vi faccio riposare, così se volete potete leggere anche a rate).

In arrivo a Lampedusa una carovana di parlamentari del Pd a difesa della SeaWatch.
Siamo su Scherzi a Parte…
Per certi politici l’Italia non ha leggi, non ha confini, non ha regole, non ha dignità.
Per loro vengono prima i clandestini?

Vengono prima i soldi che ricavano dai clandestini.

Questa storia è scandalosa. I naufraghi proprio non interessavano a nessuno. Questa deficiente li ha portati a spasso per due settimane solo per entrare in Italia (aveva tutte le possibilità del mondo, ma non le interessavano). E i politici di sinistra stanno dimostrando che le leggi le debbono rispettare solo i loro nemici…
Ah, a proposito:ho le palle piene di sentir chiamare “flussi migratori” queste buffonate. Il flusso migratorio che viola coscientemente le leggi (piacciano o meno) è un atto delinquenziale come tutti gli abusi. E siccome di delinquenti ne abbiamo a sufficienza, questa capitana andrebbe punita senza sconti. (qui)

Da Ornella, che di Africa ne ha vista un bel po’.

“Questa presunzione tutta razzista, provinciale e presuntuosa per la quale si possa vivere una vita dignitosa soltanto in Europa, e in Africa no, mi ha veramente stancata. Sotto la retorica dell’accoglienza spesso e volentieri si legge un disprezzo per l’Africa, generalizzato e superficiale, che fa venire i brividi. L’Africa ha più di 50 paesi, diversissimi, con ricchezze e bellezze uniche, culture meravigliose e nuove opportunità. C’è la povertà, ma non c’è solo quella. Prima di tutto, un po’ di rispetto, questo continente lo merita.” (qui)

CAPITANA vs CAPITANO (qualcuno mi ricorda perché il semipremier lombardo ha questo soprannome??). Tra una vertigine e l’altra ho cercato di buttare giù qualche riga, alle quali premetterei che sarebbe ora in questo disgraziato Paese di rispettarci un po’ di più l’un con l’altro, comprendendo tanto le motivazioni di chi propende all’accoglienza tanto quelle di chi invece ha le sue ragioni per negarla. Direi che un po’ di visione a lungo termine e l’attuazione di un sano “principio di precauzione” sarebbe utile a tutti.
Ciò premesso, direi che la Capitana (della nave) ha avuto in vita sua tante possibilità, indubbiamente è preparata, è plurilaureata e ha un curriculum come un papiro, ma questo non le dà alcun diritto di sentirsi al di sopra della legge, né di infrangere le leggi degli Stati altrui, men che meno interpretare a suo insindacabile giudizio il Diritto marittimo. Aggiungerei che costei non ha studiato – se lo avesse, qualche sacrosanto dubbio dovrebbe averlo – un po’ di antropologia e di “antropologia delle migrazioni”: chi le dice che lei possa spostare persone, con relativi usi e costumi, dove più le aggrada, e che i riceventi debbano sottostare alla SUA visione del mondo senza esprimere alcuna forma di resistenza? Lei e i suoi fan non si rendono conto che se anche nel Sud d’Italia si è arrivati a votare un Salvini, probabilmente gli elettori (che saranno beceri, ma ne hanno il diritto; di sicuro non sono stupidi) hanno avuto le loro ragioni. IO personalmente non li approvo, ma questo non mi rende cieco di fronte alle loro motivazioni. Qualcun altro, dall’alto delle sue lauree e dei suoi curriculum, è invece cieco, ma solo in determinate direzioni guarda caso.
E non ho toccato il più grave argomento: quanto questa emigrazione dall’Africa PEGGIORA le condizioni degli Stati e delle popolazioni locali?? Perché ricordiamoci: l’Africa è un continente in grandissima parte in pace; dove la crisi alimentare è stata abbondantemente superata (e chi veramente muore di fame non emigra); ed è in forte sviluppo economico… Certo non è l’Europa, ma chi si sta muovendo in questa emigrazione economica sta togliendo al suo continente, al suo Paese, alla sua gente la speranza di un miglioramento futuro.
Ora, se è vero che, a detta di qualcuno, è impossibile fermare le migrazioni e la storia lo dimostrerebbe (a dire la verità, la storia dimostra che non è affatto detto: tante migrazioni sono state bloccate o abbondantemente diluite), è anche vero che quasi mai le migrazioni sono state accettate supinamente, anzi più erano incontrollate più hanno scatenato conflitti anche sanguinosi.
Gianni Pellegrini, qui.


Franco Londei

Come sapete non sono un salvinista, non condivido nulla delle idee di questo personaggio, NULLA, ma mentiremmo a noi stessi se non ammettessimo che in questa vicenda della Sea-Watch c’è una sfida palese alle leggi di questo paese, che possono essere giuste o sbagliate, ma che fino a che ci sono vanno rispettate. Che poi Salvini ne approfitti per fare propaganda è un altro paio di maniche, ma la sinistra pretenda pure il rispetto dei Diritti dei migranti a bordo, pretenda qualsiasi cosa e qualsiasi intervento di salvaguardia di quei poveracci in mare da settimane, ma non faccia l’errore di pretendere una sorta di salvaguardia per gli operatori della ONG. Io quando stavo bene ho collaborato con diverse ONG e la prima cosa che si impara in questo mestiere e che, d’accordo o meno, si rispettano le leggi del paese dove si opera. Non esiste nel Diritto Internazionale ed umanitario una regola che ti permetta di bypassarle. (qui)

Fulvio Del Deo

Parole come “umanità” e “accoglienza” non hanno nulla a che vedere con lo sporco traffico umano che questi nuovi negrieri stanno compiendo. Questo gioco criminale sta estirpando giovani dalla loro terra e li sta portando qui a vivere un’esperienza di vuoto ed emarginazione, di giornate caratterizzate dal nulla assoluto, di attese interminabili che renderanno piacevole perfino “essere liberi” di essere assunti per chiedere l’elemosina agli angoli delle strade e fuori ai supermercati, mettendo a posto i carrelli in cambio di qualche spicciolo.
Nella foto vedo solo uomini, giovani e forti (qui; cliccare sulla foto per ingrandire)
seawatch

Fulvio Del Deo

Nella generazione dei suoi nonni, anche loro bianchi e ricchi come lei, si sono dedicati allo spostamento di persone, via dalle loro case per eliminarle dal paese.
Adesso lei, insieme alla generazione dei suoi coetanei, continua a spostare persone, e le allontana dalle loro case per scaricarle in un paese da danneggiare. (qui)

Il fine dei pirati è demolire gli stati

Gian Micalessin

Adesso Sea Watch ha calato la maschera e issato la sua vera bandiera. Quella della pirateria umanitaria.
Una pirateria che, al pari delle navi corsare al servizio degli stati nazionali del XVII secolo non agisce per fini propri, ma per soddisfare gli interessi di nuove entità sovranazionali poco disposte a metterci la faccia. A garantire la «lettera di corsa» alle navi con teschio e tibie e il soldo ai loro capitani di ventura pensavano, un tempo, Paesi come Inghilterra, Francia e Spagna interessati a bloccare i commerci del nemico senza esibire e le proprie cannoniere. Oggi la pirateria umanitaria interpretata con un tocco di romantico femminismo dalla 31enne Carola Rackete, capitana di Sea Watch, svolge esattamente la stessa funzione. La capitana Rackete che si dice in dovere di forzare il blocco «per salvare 42 naufraghi allo stremo» sa bene di mentire. E sa altrettanto bene che il suo aiuto ai quei 42 «naufraghi» sarebbe stato molto più sollecito se li avesse sbarcati in Tunisia o in qualsiasi altro porto del Mediterraneo raggiungibile durante i 15 giorni trascorsi a comiziare e far politica davanti a Lampedusa. Ma la «lettera di corsa» garantitale formalmente dall’opaca organizzazione umanitaria di cui è al soldo le richiede altro. Le richiede di approdare solo ed esclusivamente in Italia perché solo da quel ventre molle, dove l’anomalia di un esecutivo giallo-verde ostacola la compattezza dell’Unione, può iniziare lo sfondamento dei cancelli della «fortezza Europa». La missione assegnata alla capitana Carola come a tanti altri capitani mercenari è insomma quello di penetrare in Italia per scavare una breccia nelle mura dell’Europa. Ma per conto di chi? La risposta è semplice. Per ottenerla basta seguire il denaro fatto affluire nelle casse di organizzazioni umanitarie come Sea Watch. Nel XVII e XVIII secolo i corsari servivano agli stati nazionali per garantirsi il controllo dei traffici. Oggi i «pirati umanitari» servono a fare carne di porco delle frontiere e delle ingombranti legislazioni nazionali per far spazio ad entità multi o sovra-nazionali. Entità come i giganti del web o le grandi aziende globalizzate che considerano gli stati, i loro confini, i loro sistema fiscali e le loro leggi sul lavoro alla stregua di limitazioni obsolete da abbattere quanto prima. Spazzare via il concetto d’inviolabilità delle frontiere legittimando l’arrivo di manodopera a basso costo da trasformare in futuri consumatori dei servizi delle aziende globali è la via più breve per accelerare la fine dei vecchi stati nazionali. Per questo la vera missione della capitana Carola non è quella di salvare o proteggere il carico umano di cui s’è impossessata andando incontro ai trafficanti e violando la zona di soccorso assegnata alla Libia. La vera missione di questa capitana di sfondamento è riversare quel carico umano nella breccia del vallo italiano per dividere il nostro Paese e spaccare l’Europa. Dribblando i divieti di Salvini e scaricando sulle coste italiane quei 42 migranti utilizzati alla stregua di ostaggi la Capitana avrà esaurito il suo compito. Potrà dimostrare a chi la paga di aver contribuito a inasprire i rapporti tra l’Italia e un’Olanda che offre ai pirati di Sea Watch la sua copertura di bandiera. Potrà consolare le anime belle di una Germania che mentre lascia agire impunemente la concittadina Carola Rackete scarica in Italia migranti narcotizzati e si vanta di aver deportato in un Paese in guerra come l’Afghanistan più di 530 migranti irregolari. (qui)

I PALADINI DELLA GIUSTIZIA

di Niram Ferretti

Tra i demagoghi di provincia, Leoluca Orlando è in pole position da anni. Re della retorica più melensa, delle banalità più insulse, patetico menestrello di un multiculturalismo da operetta, ora si fa promotore della cittadinanza onoraria all’equipaggio della Sea Watch.
«Per rendere omaggio a cittadini e cittadine che negli ultimi mesi sono protagonisti di una operazione di umanità e professionalità; un atto di amore e coraggio che giorno dopo giorno ha salvato e salva vite umane, ridato speranze e costruito un ponte di solidarietà nel mare Mediterraneo, anche contro logiche, politiche e leggi che poco hanno di umano e civile».
La logica del cuore, la nobiltà d’animo contro la durezza di leggi disumane come quelle volte a impedire l’immigrazione indiscriminata. Perché la vera nobiltà d’animo consiste nell’accoglienza sempre e comunque, anche di chi domani non vorrà integrarsi e costruirà società parallele come in Francia, Regno Unito, Belgio, Olanda, Svezia o, non trovando qui il Bengodi finirà sfruttato dalla criminalità organizzata come le donne nigeriane, oppure ne prenderà parte con solerzia.
Ma oggi la nuova figura iconica della sinistra a corto di proletari e rivoluzionari è quella del migrante. E’ il migrante infatti che riassume l’umiliato e offeso, il diseredato, l’uomo e la donna da riscattare e da redimere. E a sinistra sono tutti potenziali redentori, laici, si intende.
Leoluca Orlando appartiene alla luminosa genia dei Saviano, dei Lerner, dei Gino Strada, degli Ovadia. Loro stanno con l’Umanità oppressa, con quelle che identificano come vittime. Tutto il resto è secondario una volta che sono state individuate perché a quel punto si sa esattamente chi sono le canaglie e gli oppressori. E il gioco è fatto. (qui)

Ed ecco qui, in tutta la sua bellezza, il nostro bel satrapetto.
alibabaorlando
Poi c’è anche il Dalai Lama, che ha qualcosa da dire in merito

mentre su quelle famose “convenzioni internazionali” di cui i fans della novella Antigone che sfida le leggi in nome della giustizia morale (“se aveste un pizzico di cultura, sapreste che un tale di nome KANT scriveva:”Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me.”…. Ma immagino non sappiate nemmeno chi sia costui…. Figuriamoci se per voi possa esistere la LEGGE MORALE!!!” No, questo non vi dico dove si trova: non ho nessuna intenzione di fare pubblicità gratuita a qualcuno a cui non la farei neanche a pagamento), può essere utile dare un’occhiata qui. Quanto ai sinistri, a me fanno venire in mente questa:

PS: per un momento, girando oggi in rete (in realtà il calendario dice che sarebbe ieri, ma fino a quando non vado a letto rimane sempre oggi) mi era venuto il sospetto che il Ghisberto fosse passato di qui e mi avesse rubato un’idea; poi, prima di accusarlo di plagio, ho voluto verificare e ho constatato che in effetti no, semplicemente la stessa idea era venuta anche a lui, già qualche mese fa:
smartphone
barbara