INSOMMA, IO BISOGNA CHE LO DICA

e poi sarà quel che sarà: cicciobello “guardate-quanto-sono-figo”
BHL
Bernard-Henry Lévy è un mastodontico pezzo di merda e una mastodontica testa di cazzo. Ecco, adesso mi sento decisamente meglio. Ho cominciato a pensarlo quando ha aderito a JCall, filiale europea di JStreet, organizzazioni sedicenti filoisraeliane, fautrici del BDS, finanziate, tra gli altri, da Richard Abdoo, membro dell’Arab American Institute, da Genevieve Lynch, membro del National Iranian American Council, dall’avvocato Nancy Dutton, già rappresentante dell’ambasciata saudita a Washington, dal National Iranian American [informazioni prese qui] e – sorpresa sorpresa – dal signor Soros [informazione presa qui]. Ho continuato a pensarlo in numerose occasioni nel corso degli anni.  Ne ho avuto la conferma definitiva, se mai ne avessi avuto bisogno, quando ho letto che è andato provocatoriamente in mezzo ai jihadisti libici che, inaspettatamente, gli hanno detto brutte parole come sporco ebreo, che veramente chi mai avrebbe potuto immaginare che facessero una cosa simile, povero cicciobello. Potrebbe bastare? A me sì, a cicciobello no, e così ha la brillante idea di venire a dare lezioni di democrazia in casa nostra. Al governo che ha avocato a sé tutti i poteri, che ha licenziato il Parlamento, cancellato la Costituzione, legiferato per decreto personale come, se non peggio, le peggiori dittature, che ha messo in galera 60 milioni di cittadini innocenti e stabilito multe, per una passeggiata solitaria sulla battigia o una vogata altrettanto solitaria a centinaia di metri dalla riva, multe, dicevo, degne di un’aggressione a mano armata? Ma neanche per sogno! Con l’opposizione, se l’è presa, all’opposizione ha spudoratamente impartito lezioncine di democrazia, il marxista ammiratore del ripugnante pedofilo Sartre, all’opposizione che vorrebbe quelle democratiche elezioni che il governo da un anno impedisce con tutte le proprie forze. E non dovrei dire che è un mastodontico pezzo di merda? Non dovrei dire che è una mastodontica testa di cazzo? Glielo dico sì che glielo dico, e lo mando anche affanculo. E poi gli faccio dire un paio di cosine anche da quest’altro signore.

Quell’arrogante francese che ci offende in diretta tv

Che il virus renda folli, come recita l’ultimo pamphlet del filosofo francese Bernard-Henri Lévy, ce l’ha fatto ben capire il suo autore protagonista – lunedì sera – di un borioso testa a testa con Matteo Salvini nel corso del programma di Nicola Porro Quarta Repubblica su Rete4. Reduce da un viaggio in Libia dove è stato accolto al grido di «uccidi il cane ebreo» e salutato con festose raffiche di kalashnikov ad altezza d’uomo il filosofo ha preferito però concentrarsi su «xenofobia, nazionalismo e sovranismo» mettendo sotto accusa i «barbari» italiani colpevoli di dar la caccia ai migranti «diventati i principali untori del coronavirus». Insomma per l’ex nouveau philosophe il principale problema non è il contenimento di un morbo responsabile della morte di 35mila nostri concittadini, ma la protervia «sovranista» di chi vorrebbe bloccare i migranti infetti bollandoli come possibile causa di una seconda ondata di contagi. In preda a un delirio auto-referenziale il cui unico obiettivo sembrava la conquista delle fila anti-salviniane [che però sarebbero file: le fila sono un’altra cosa. Abbiate pazienza, ma l’italianista che è in me, a questi obbrobri reagisce sempre con acuti crampi allo stomaco] e la vendita di qualche copia in più Henri Lévy è arrivato a liquidare come «terribili ignobili e vergognose» le parole del sindaco di Lampedusa Totò Martello, già simbolo dell’accoglienza solidale e progressista. La colpa imperdonabile del povero Totò, trasformato in icona della peggior xenofobia, è quella di spiegare come i pescatori tunisini, oltre a traghettare migranti a pagamento, gettino le reti nelle acque territoriali di Lampedusa sottraendo pesci e proventi ai loro colleghi italiani. Una verità chiaramente illustrata nel reportage della brava Lodovica Bulian sottotitolato in francese per renderlo comprensibile anche all’ospite francese. Ma per l’indispettito Lévy quelle riprese non contano nulla. Anzi è «vergognoso mostrare immagini di questo genere come se rappresentassero l’opinione del popolo italiano». [perché lui lo sa qual è l’opinione del popolo italiano, urca se lo sa!] Insomma per il presunto campione del pensiero liberale d’oltralpe sarebbe meglio non far vedere – ovvero censurare – un servizio colpevole di «stigmatizzare e individuare come problema qualche barchetta che viene a pescare al largo delle coste italiane». Che quelle barchette abbiano scaricato un terzo dei 12mila migranti arrivati quest’anno – dopo i 600mila sbarcati dalla fine del 2013 – è ça va sans dire irrilevante. I veri problemi degli italiani li conosce un filosofo pronto a dipingere l’Italia come un Paese piegato da mafia e terrorismo e pronto a vendersi a Putin. Un Paese che – come ripete Lévy rivolgendosi a Salvini – «senza l’Europa sparirebbe dalla mappa dell’Europa e dell’economia». «Voce del sen fuggita» – verrebbe da dire visto che l’Italia durante il contagio ha subito il blocco delle forniture sanitarie e ha dovuto attendere cinque mesi per veder abbozzata la promessa, ancora virtuale, del Recovery Fund. Ma per sfortuna degli spettatori di Quarta Repubblica, abituati a dibattiti più pertinenti e informati, la performance del filosofo francese non si ferma là. La vera ciliegina arriva alla fine quando il «filosofo» spiega sotto gli sguardi sconcertati di Porro, che soltanto grazie ai migranti potremo trovare cure e vaccino contro il Covid 19. «Senza immigrazione maghrebina e africana non c’è ricerca e non si troverà mai un vaccino o una cura contro il Covid» ripete l’invasato Lévy citando l’infettivologo di Marsiglia Didier Raoult più famoso, in verità, per aver curato il Covid con la clorochina. «Quindi – conclude – se in Francia o in Italia si troverà un vaccino bisognerà dire grazie ai migranti». A quel punto Henry Lévy avrà anche conquistato qualche lettore anti-salviniano, ma Salvini, in compenso, ha moltiplicato i propri voti.

Gian Micalessin, qui.

Peccato che non l’abbia spiegata quella cosa del vaccino grazie al maghrebini e agli africani: sicuramente migliaia di scienziati, ma che dico migliaia, centinaia di migliaia di milioni di miliardi di scienziati sarebbero accorsi a pendere dalle sue turgide labbra sensuali per riceverne il Verbo. E rivaffanculo, va’.

Quanto al sovranismo, non sarebbe male ricordare che dal 1861 l’Italia è uno STATO SOVRANO, e fino a quando non verremo commissariati, o colonizzati da una potenza straniera, continuiamo a essere uno STATO SOVRANO, con confini internazionalmente riconosciuti e il sacrosanto diritto di difenderli. Alla faccia di chi sputa parole a vanvera.

barbara

RICORDIAMO CHE COS’È JCALL

Qualcuno, vuoi per ignoranza, vuoi per malafede, vuoi per intenzionale ignoranza programmata dalla malafede, si ostina a credere, o a fingere di credere, che JCall sia un movimento filoisraeliano. E dato che tutti sanno che JCall è finanziata da capitali arabi, di malafede ce ne vuole davvero tanta per poter raccontarsi e raccontare che sia una roba filoisraeliana, ma si sa che la fede è in grado di smuovere le montagne, figuriamoci se non è capace di smuovere le cattive coscienze. Comunque. Giusto come piccolo promemoria, propongo questo breve articolo di qualche giorno fa firmato dal giovane e bravo Daniel Funaro.

Il viaggio di JCall

Leggo da questa rubrica che in questi giorni si sta svolgendo  il viaggio di una delegazione di JCall in Israele e nei territori palestinesi. Per chi non lo sapesse, JCall è quell’organizzazione che, in nome della ragione, ritiene che il pericolo per lo Stato d’Israele non siano tanto i suoi nemici che vogliono distruggerla, come Hamas, Hezbollah o l’Iran, ma il fatto che esistano delle colonie. Non stupisce quindi che nell’incontro di martedì con il Primo Ministro palestinese Salam Fayyad, nel discorso del rappresentante di JCall, non vi fosse un minimo cenno di solidarietà alla famiglia dell’israeliano, padre di cinque figli, ucciso da un terrorista palestinese alla fermata dell’autobus di Tapuach, poche ore prima. Terrorista che fra l’altro apparteneva a Fatah, la stessa organizzazione di Fayyad. Eppure un accenno alla notizia c’era; si diceva che un palestinese e un colono (non un israeliano?) erano morti, senza sentire per esempio il bisogno di dire chi fosse la vittima e chi il carnefice, o come fossero andate le cose. Non che a Ramallah non lo sapessero, ma pare che si siano stupiti anche loro che tale notizia invece che essere accompagnata dalla richiesta di farla finita con il terrorismo, fosse invece associata ad un appello affinché le violenze dei “coloni” smettessero. Quelle dei “coloni” capito? E questi cari signori che leggete, sarebbero i nostri intellettuali, la coscienza critica del popolo ebraico. Quelli che affermano che esiste una crisi etica e democratica all’interno dello Stato d’Israele. Quello stesso Stato che, al contrario di come hanno riportato loro, il palestinese che ha compiuto l’attentato ha evitato di ucciderlo nello scontro a fuoco, ferendolo solo lievemente per poi curarlo in un ospedale israeliano, prima di metterlo in prigione. Una lezione di etica e democrazia che a quanto pare, i personaggi più in malafede, non vogliono imparare e non impareranno mai.

Daniel Funaro

E non è certo un caso che a JCall aderiscano tutti gli ebrei rinnegati di nostra conoscenza, quelli che dalla storia non hanno imparato niente, quelli che ancora si illudono che nutrendo il coccodrillo con la carne dei propri fratelli, verranno risparmiati, quelli che hanno dimenticato che i kapò sono stati infornati per ultimi. Ma SONO STATI infornati.

barbara