VIETNAM

di Max Hastings. È un malloppone di oltre 1000 pagine ma vale la pena di leggerlo, e comunque scorre via bene. E vale anche la pena di ricordare un paio di cose. La prima è che in quella che è passata alla storia come la sporca guerra del Vietnam di Nixon boia, l’escalation è stata iniziata da John Kennedy, democratico, e portata poi avanti dal suo vice, diventato poi presidente, Lyndon Johnson, democratico. Richard Nixon, repubblicano, quello rozzo, quello antipatico, quello col mascellone da duro, quello da cui nessuno avrebbe comprato un’auto usata, è stato quello che la guerra l’ha fatta finire. Il bilancio finale è stato di oltre 58.000 soldati statunitensi uccisi e più di 153.000 feriti. Il calcolo dei morti vietnamiti va da almeno mezzo milione fino a 4 milioni. La guerra è costata quasi 150 miliardi di dollari. I termini del trattato che ha posto fine a dieci anni di guerra sanguinosissima e alla carneficina da entrambe le parti sono gli stessi abbozzati da La Pira e Ho Chi Minh già otto anni prima. La seconda è che tutto è cominciato con l’invio di soldi, tanti tanti soldi, per sostenere governi amici, non importa quanto corrotti, poi anche armi, poi colpi di stato, anche cruenti, per sostituire i governi quando non erano più utili (il burattino Zelensky, socio e complice di Hunter Biden nei suoi sporchissimi affari e a conoscenza di tanti segreti che potrebbero renderlo scomodo, farebbe bene a ricordarsene. Sempre che lo abbia mai saputo. E sicuramente a ricordarglielo non sarà che gli scrive quei bellissimi e tanto commoventi copioni da recitare di fronte ai parlamenti mondiali). Meditate gente, meditate.

Vorrei poi farvi leggere questa lettera meravigliosa

Salvino Glam

Caro Vlodomor Zelenskyj, [non so se sia un refuso o se sia intenzionale, ma è comunque bellissimo]
Allora chiariamo un po’ di cose…
Tu sei il perdente qui e Israele di solito si allinea con il perdente perché la verità è che in ogni guerra che abbiamo combattuto, eravamo i perdenti perché eravamo in inferiorità numerica, isolati e paesi come il tuo hanno scelto di allinearsi con il nostro nemico. Nel tuo caso, più di 35 volte negli ultimi anni.
Sia chiaro, Israele non deve NULLA all’Ucraina. È nostra scelta inviare l’aiuto che riteniamo appropriato e che abbiamo. Grandi quantità di aiuti umanitari, assistenza medica, ambulanze antiproiettile e altro ancora.
Prego.
Il tuo confronto tra l’Olocausto e la lotta odierna è ripugnante e storicamente impreciso. Gli ebrei non avevano un esercito, missili antiaerei, 100.000 fucili da distribuire al nostro popolo e nessun addestramento militare.
Nessuno ha inviato missioni di soccorso e soccorso e non iniziamo nemmeno a descrivere come la maggior parte degli ucraini ha trattato il nostro popolo.
Senti che ti dobbiamo perché sei ebreo… i tuoi genitori sono ebrei.
Immagino che non menzioneremo che i tuoi figli non solo non sono ebrei, ma sono stati battezzati, con il tuo permesso.
Quindi facciamolo. Smetti di lamentarti del fatto che Israele non sta facendo abbastanza, inizi a dire grazie e la prossima volta che arriverà un voto all’ONU, ricordati quanti paesi arabi sono rimasti a guardare, mentre Israele ha agito.
E se vuoi che Israele CONTINUI a sostenere l’Ucraina, non osare paragonare la tua situazione, in cui sono morti tragicamente oltre 900 persone, al massacro di oltre sei milioni di ebrei nella seconda guerra mondiale, alle vittime che giacciono in fosse comuni, come Babi Yar.
Ti aiuteremo… non perché tu sia ebreo, ma perché NOI siamo ebrei.

E questo è lui: godetevelo in tutto il suo splendore!

E ancora un piccolo promemoria

Dove eravate voi “pacifisti” quando…

“I Pacifisti. Avrei voluto che tutti coloro che ora si ergono a “paladini della Pace”, i nuovi pacifisti, fossero venuti con me nel Donbass in questi anni, a vedere cosa è successo in tutti questi 8 lunghi folli anni, le distruzioni, i cimiteri e le chiese scoperchiate, le fosse comuni, avrei mostrato loro i bambini trucidati nelle foto appese nel Museo degli Angeli in una piccola cittadina della repubblica di Donezk, avrei tradotto in simultanea i racconti della gente comune per strada, avrebbero visto le lacrime negli occhi dei vecchi che mai dimenticherò.
Avrebbero visto la forza e la dignità del popolo del Donbass, che nonostante la guerra che il governo filo-nazista ucraino (messo al potere dagli Stati Uniti d’America, appoggiati dall’UE) ha scatenato contro di loro SOLO per il fatto che era per l’amicizia con la Russia e voleva vivere secondo i suoi principi.
Avrebbero visto gli stenti della gente in condizioni di blocco economico, di tubature di gas, acqua saltate in aria a causa dei bombardamenti ucraini, le case mezze rotte con le finestre coperte di cellophan e i tetti sfondati.
Tutti ora in Italia, sono diventati pacifisti, d’improvviso scoprono che la guerra è “male e distruzione”.
Non solo il popolo, ma tutti i capi politici nostrani, i cantanti in prima fila contro la guerra. E non importa se non conoscono nulla di Russia, Ucraina, nemmeno sanno dove si trovi il Donbass.
Questi “pacifisti” in 8 anni non hanno MAI alzato un dito, MAI protestato nelle piazze italiane, sui social.
SILENZIO assoluto, ovattati nel loro rammollito confort.
Protetti dalla cappa di censura e dittatura ideologica dell’Ue.
L’Unione Europea traccia con metodi fascisti un solco sempre più profondo con la Russia.
Superba, piena di sé, razzista nei confronti dei russi, malata di russofobia si è trasformata in un mostro. Per il suo degrado morale, l’Europa non è capace di capire la Russia. Facendo finta di condannare la guerra, è l’Europa che dichiara guerra alla Russia. Chiude completamente lo spazio aereo a tutti gli aerei russi, a ogni tipo di velivolo, charter, privato, che sia appartenente o registrato o sotto il controllo della Russia.
Poi tutte le sanzioni nel campo finanziario per strangolarla. Quaranta associazioni europee di giornalisti premono per vietare il canale russo russa Today nell’Unione Europea per solidarietà con all’Ucraina.
La Ue è arrivata a VIETARE la libertà di parola ai russi. La voce dei giornalisti russi, viene bollata già a priori come “portatrice di disinformazione”. Basta ascoltare quanto dichiara un giornalista ex militare che sceglie le notizie da pubblicare per Rai 2, le notizie dalla Russia non le prende nemmeno in considerazione “perché sono tutte false.”
Quindi ai canali russi va definitivamente chiusa la bocca.
L’Italia a Milano il sindaco caccia il Maestro russo perché si è rifiutato di fare una dichiarazione pubblica di condanna di Putin. Anche il pensiero la Ue dirige e punisce se non si conforma al Pensiero Unico.
Come i fascisti.
La Russia va punita con metodi barbari, incivili e disumani.
E dove eravate voi “pacifisti”, quando gli Stati Uniti hanno distrutto paesi interi, massacrato i legittimi capi di stato, ucciso milioni di persone e agli americani nemmeno una sanzione!
L’Unione Europea che insieme agli americani ha bombardato Belgrado, ha smembrato la Jugoslavia, chi le ha dato questo diritto? L’Italia in primo luogo, nessuna “mea culpa” e nemmeno una sanzione. Dove eravate??
Adesso tutti contro la Russia. Almeno tacete e occupate il tempo a studiare prima di aprire bocca. Chiedetevi perché in questo nuovo mondo, disegnato e occupato dalle Forze del Male, vi abbiano formattato il cervello a tal punto da non riconoscere dove sta la Verità, il Bene.”
Marinella Mondaini, 28 febbraio, qui.

Sì, lo so, i negazionisti continueranno ostinatamente a negare, ma io continuerò, altrettanto ostinatamente, a sbattergli in faccia la loro ipocrisia. E aggiungo ancora un piccolo promemoria qui e una riflessione importante

Quest’ultima cosa la dedico a coloro che fremono per allargare il più possibile il conflitto

barbara

ASPETTANDO IL VOTO

A preparare il caos sono i Democratici: le pericolose connessioni con Antifa e BLM e il rischio brogli

Il ribaltamento della narrazione: i media attribuiscono ambizioni tiranniche e golpiste a Trump, mentre è l’altra parte a praticare la violenza squadrista di strada e a prepararsi a contestare, o rubare, le elezioni… Voto per posta e ballot harvesting hanno provato più e più volte di essere vulnerabili a errori e brogli. E tutti i movimenti radicali, da Antifa a Black Lives Matter, nati o cresciuti all’ombra della “Resistenza” anti-Trump, sono legati ai Democratici e persino “istituzionalizzati”
Se Hollywood fosse ancora quella che era nei suoi anni d’oro, la storia delle elezioni presidenziali del 2020 diventerebbe un giorno un grande kolossal. Gli elementi ci sono tutti. Basta girare sui media e social media americani per ricevere una doccia fredda di emozioni contrastanti: passione, speranza, anticipazione, suspence.
Ormai da mesi i sondaggi ci dicono che Trump perderà, ma come in ogni thriller che si rispetti, i sondaggi si sono riavvicinati nell’ultima settimana negli Stati chiave, creando nei sostenitori di Biden un rinnovato panico. I sostenitori di Trump dal canto loro rimangono speranzosi. Indicano le folle che Trump è capace di riunire ai suoi comizi e i molti aneddoti su amici, parenti e conoscenti che voteranno Trump, ma hanno paura a dirlo pubblicamente come indizio che i sondaggi sono o clamorosamente sbagliati, o clamorosamente falsi. È il 2020, tutto può succedere…
Quest’anno la politica americana, citando il Covid a pretesto, ha anche fatto di tutto per assicurarsi che il già incasinato sistema elettorale lasci ancora più dubbi sulla possibilità di errori e brogli. Non bastavano la mancanza di carte di identità ai seggi e la curiosa pratica del ballot harvesting, che consente a operatori politici di raccogliere le schede di voto direttamente a casa degli elettori, creando strane situazioni per cui a distanza di giorni dall’elezione continuano a spuntare casse piene di voti. Quest’anno è stato aggiunto il mail-in voting, che consente agli Stati di inviare schede elettorali in massa a casa della gente, che poi vota e le rispedisce per posta, con solo una firma a controprova.
Tutti questi sistemi hanno provato più e più volte di essere vulnerabili a errori e brogli. Soprattutto col mail-in voting, si moltiplicano le storie di gente che riceve a casa schede elettorali a nome di gente morta, che non abita più o non ha mai abitato lì. Ad Atlanta una scheda elettorale a nome di un gatto morto è stata recapitata al domicilio degli ex proprietari. In New Jersey, solo pochi mesi fa, si è dovuta annullare una intera elezione speciale a causa del mail-in voting. L’organizzazione di giornalismo investigativo di area conservatrice Project Veritas negli ultimi mesi ha scoperto numerosi casi di brogli elettorali attuati anche col ballot harvesting.
Per giunta Stati e corti supreme hanno reso la situazione ancora più precaria annacquando ulteriormente le regole. Ad esempio, non richiedendo nemmeno la verifica via firma, oppure sentenziando che vengano accettati voti ricevuti fino a nove giorni dopo le elezioni (North Carolina).
Entrambe le parti in causa si preparano ad una lunga battaglia legale. La campagna di Biden, già mesi fa, curiosamente ancora prima che il sistema del mail-in ballot di massa venisse finalizzato, ha assunto un team di oltre 600 avvocati specializzati in contese elettorali. Trump dal canto suo, ha più volte asserito che non concederà la vittoria la notte delle elezioni se il risultato è in dubbio [si noti: “se il risultato è in dubbio”. I nostri mass media di regime hanno scritto che “Trump ha dichiarato che in caso di sconfitta non accetterà il risultato”].
Questo ha amplificato nei media e nel Partito Democratico le rivendicazioni secondo le quali Trump è un tiranno che si prepara a restare al potere con la forza. Ma i sostenitori di Trump rispondono che queste accuse servono in realtà a preparare il terreno a un rifiuto di concedere la vittoria a Trump da parte di Biden.
La timeline in effetti coincide con la seconda possibilità più che con la prima. I primi articoli su Trump che si rifiuta di abbandonare la Casa Bianca e deve essere portato via a forza dai militari, una specie di fantasia porno-politica della Resistenza, sono vecchi di anni. Hillary Clinton, già ad agosto, prima che il sistema del mail-in ballots venisse finalizzato, aveva ammonito che Biden non dovrebbe concedere la vittoria “in nessun caso”.
Per mesi il Partito Democratico ha condotto wargames in cui Trump rifiuta di concedere la vittoria e deve essere rimosso, arrivando a minacciare se necessario la secessione degli Stati blu. In molti tra i “trumpisti” hanno fatto notare che tra i più assidui sostenitori di questi scenari ci sono i più instancabili fan delle cosiddette “rivoluzioni colorate” all’estero, che da manuale partono proprio da un risultato elettorale dubbio o contestato, e vengono attuate mobilitando le piazze. In fondo, sono stati i Democratici a insistere per tutti gli innovativi nuovi sistemi di voto…
E poi c’è l’ininterrotta sequenza di manifestazioni e violenze degli ultimi mesi, scatenatesi in nome della protesta contro la brutalità poliziesca, ma che sin dall’inizio hanno assunto un carattere più ampio, decisamente reminiscente di una rivoluzione culturale e politica ad ampio spettro. Si tratta di coincidenze che generano speculazioni e allarme.
Parte della narrazione secondo cui Trump sarebbe un dittatore in nuce si fonda sulla vulgata che avrebbe delle milizie di strada pronte ad intervenire per mantenerlo al potere. Nel corso degli ultimi mesi la campagna di Joe Biden, i Democratici, e la stampa liberal hanno alternato nel sostenere che disordini come quelli di Portland e Kenosha sono “perlopiù pacifici” e, se violenza c’è, è opera di “right wing militias”. In questo ruolo sono state additate organizzazioni come i Boogaloo Boys, i Proud Boys, e i convogli di pick-up sventolanti bandiere pro-Trump. Ma i Boogaloo Boys sono in genere anarco/libertari che frequentemente si sono uniti a BLM nelle proteste, i Proud Boys sono qualcosa di più simile a una fratellanza da college, e i convogli di pick-up imbandierati sono organizzati ad hoc.
Per quanto sia vero che occasionali scontri tra manifestanti ed episodi discutibili ci siano stati, impallidiscono a paragone col miliardo di dollari di danni stimati provocato da organizzazioni come Antifa e Black Lives Matter.
Black Lives Matter non è un’organizzazione per i diritti civili. È un’organizzazione apertamente marxista con una piattaforma omnicomprensiva e radicale. Non è composta da pochi volontari che donano il loro tempo libero, ma da attivisti professionali addestrati, la maggior parte dei quali (75 per cento circa) non sono nemmeno afroamericani. I loro eventi non sono spontanei, ma organizzati a tavolino di tutto punto.
Il loro funding è milionario, e non proviene certo da afroamericani delle Inner Cities che hanno rotto il porcellino. I principali finanziatori di BLM sono organizzazioni come la Open Society e la Ford Foundation [e sappiamo di chi è la “Open Society”, sovvenzionata con 19,59 miliardi di dollari, vero?]. Anche le piccole donazioni private non hanno nulla di bipartisan. Andando sul sito di BLM e cliccando sul pulsante “donate”, si viene portati dritti ad Act Blue. Un’infrastruttura del Partito Democratico.
Anche Antifa ha rivelato negli ultimi mesi alcune connessioni col partito dell’asinello. Ci sono stati casi di Antifa arrestati nel corso di proteste violente che erano politici democratici locali. Il Bail Project, un fondo destinato a pagare la cauzione di manifestanti arrestati, che ha spesso fatto liberare membri di Antifa, riceve donazioni non solo dalla solita coterie di miliardari liberal e stelle del cinema, ma anche da membri della Campagna Biden. Kamala Harris e Chelsea Clinton hanno entrambe sollecitato donazioni.
Una impiegata del Bail Project è stata poi sorpresa a usare i fondi donati per noleggiare e guidare fino a Louisville un furgone pieno di materiale da rivolta (scudi, elmetti, corpi contundenti), che poi è stato distribuito agli Antifa già sul posto. Sara Iannarone, l’attuale candidato democratico in testa nelle elezioni comunali a Portland, che ha ricevuto l’endorsement di Bernie Sanders, è una Antifa dichiarata.
Quando Black Lives Matter occupa una zona pubblica in una città americana è il sindaco di sinistra che gli fornisce tutti i permessi. Quando BLM commette un atto di vandalismo o di violenza, i media arrivano in soccorso minimizzando, e spesso proprio mentendo. E se i manifestanti vengono arrestati, pubblici ministeri compiacenti li rilasciano con, o più spesso senza, una bacchettata sulle dita. Quando qualcuno reagisce, si oppone, si difende, o anche aggredisce i manifestanti, gli stessi pubblici ministeri lo colpiscono con tutta la forza della legge.
Tutti questi movimenti “di strada”, da Black Lives Matter alla Women’s March, e al limite dello spettro Antifa, sembrano essere istituzionalizzati. E tutte queste organizzazioni sono nate o cresciute all’ombra della “Resistenza” varata all’indomani della vittoria di Trump, e ne rappresentano il culmine.
Tutto ciò lascia la sensazione tra i sostenitori di Trump che sia in atto un capovolgimento delle narrazioni. Che la narrazione ufficiale attribuisca ambizioni tiranniche e golpiste alla propria parte, mentre è l’altra parte a praticare la violenza squadrista di strada e a prepararsi a contestare, o rubare, le elezioni.

Max Balestra, 3 Nov 2020, qui.

Aggiungo la dichiarazione di Nancy Pelosi che Biden sarà presidente, qualunque sia il conteggio finale. Così a naso direi che l’unico modo perché si realizzi l’auspicio della signora, ossia che Biden diventi presidente “qualunque sia il conteggio finale” è che qualcuno ammazzi Trump subito dopo l’elezione e prima che abbia il tempo di nominare il vicepresidente, che in tal caso ne prenderebbe il posto. Conoscendo la signora, non mi stupirebbe affatto che il suo pensiero sia proprio questo. A confermare lo scenario arriva il signor Biden che in tutta tranquillità, anche se con le consuete difficoltà neurologiche a mettere insieme più di una manciata di parole per volta, racconta di avere messo insieme la più vasta organizzazione di brogli elettorali della storia politica americana. Ascoltare per credere:

Nel frattempo Nigel Farage ci mostra le precauzioni messe in atto a Washington in previsione di ciò che si scatenerà in caso di vittoria di Trump:

Concludo con un paio di cose che forse non tutti sanno: i creatori del KKL sono stati i democratici; sempre i democratici si sono opposti con tutte le proprie forze – non limitate a quelle dialettiche, come ben sappiamo e come ha sperimentato Martin Luther King – prima all’abolizione della schiavitù (Abraham Lincoln era repubblicano), poi dell’emancipazione dei negri (lo stesso John F. Kennedy, pur personalmente favorevole all’emancipazione, è sempre stato abbastanza cauto nelle sue prese di posizione ufficiali, per non rischiare di scontentare il suo elettorato). Ed è dovuto arrivare il cattivo uomo dal ridicolo ciuffo arancione per dichiarare il KKK movimento terroristico.

barbara