MIGRANTI LA PAROLA ALL’ESPERTA

Anna Bono è stata docente di Storia e Istituzioni dell’Africa all’università di Torino.

“Bisogna scoraggiare gli africani a emigrare, ecco perché…“ – Anna Bono, africanista, svela verità scomode sulle migrazioni di massa, danno per tutti i popoli

Che i fenomeni migratori di questi anni dall’Africa rappresentano un dramma è ormai comprovato. Masse di persone si avventurano in viaggi disperati, affrontano lunghi e impervi percorsi a piedi, si riversano su barconi alquanto precari e, quando non finiscono negli ostili centri libici o inghiottiti dalle acque del Mediterraneo, giungono a destinazione senza trovare quell’Eldorado che avevano sognato. Ma se queste ondate migratorie svantaggiano i Paesi di emigrazione, quelli di immigrazione e soprattutto i migranti, bisognerebbe forse intervenire per porre un argine. Ma come? In Terris ne ha parlato con la prof.ssa Anna Bono, africanista ed ex ricercatore in Storia delle Istituzioni dell’Africa all’Università di Torino, autrice del saggio Migranti!? Migranti!? Migranti!? (ed. Segno, 2017). Secondo lei, per affrontare la questione, è fondamentale anzitutto sgombrare il campo dell’analisi da alcuni falsi miti che aleggiano ancora intorno a questo fenomeno.

Prof.ssa Bono, anzitutto chi sono gli immigrati che arrivano in Europa dall’Africa?
“Per lo più, oltre l’80 per cento, sono giovani maschi, di età compresa tra i 18 e i 34 anni, che viaggiano da soli. Le coppie e le famiglie sono una minoranza. Provengono da una serie di Paesi dell’Africa subsahariana, anche se quest’anno c’è stato un picco di emigranti tunisini, con una prevalenza dall’Africa centrale e occidentale, da Paesi come Nigeria, Senegal, Camerun, Costa d’Avorio, Ghana…”.

Mediamente qual è la condizione sociale di queste persone?
“Non è facile dirlo perché ci sono situazioni anche molto diverse tra loro. Va detto, comunque, che esiste sul tema dell’immigrazione un falso mito: la maggioranza non fugge da situazioni di estrema povertà. In genere sono persone provenienti da centri urbani, ed è lì che maturano l’idea di lasciare il Paese. Dunque mi sembra corretto sostenere che il grosso dei migranti appartenga al ceto medio: persone non ricche, ma nemmeno povere, in grado di pagare profumatamente chi organizza i viaggi”.

E allora come matura l’idea di emigrare, se non si è in condizioni di povertà e non si vive in zone di conflitto?
“Per rispondere ritengo importante citare il ministro dei Senegalesi all’Estero, che un paio d’anni fa ha detto in un’intervista: ‘Qui non parte gente che non ha nulla, parte gente che vuole di più’. L’idea diffusa in Africa è che basta arrivare in Europa per godere del benessere, senza considerare però che dietro la ricchezza prodotta ci sono dei sacrifici”.

Come si alimenta questa illusione?
“Ad alimentarla sono vari fattori. Uno su tutti: i trafficanti, che come è noto gestiscono la gran parte dei viaggi verso l’Europa. Sono loro che rafforzano questa idea, lo fanno ovviamente per procurarsi clienti. È utile sottolineare che il 13 giugno è stato pubblicato dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (Unodc) un rapporto dal quale emerge che nel 2016 queste organizzazioni criminali hanno trasportato almeno 2,5milioni di persone, delle quali quasi 400mila verso l’Italia, ricavandone in tutto da 5,5 a 7 miliardi di dollari. Il rapporto spiega dettagliatamente come funziona l’avvicinamento ai clienti, l’opera di convincimento, nonché quali sono le varie tariffe”.

Esiste però un’opera di dissuasione da parte di chi è già arrivato in Europa e si è reso conto che il “Bengodi” era un’illusione?
“Al contrario, chi arriva in Europa per lo più non fa altro che alimentare verso i propri parenti e amici in Africa l’idea che sia giunto ad un traguardo per cui vale la pena spendere e rischiare. La tendenza è quella di descrivere situazioni positive, anche quando non lo sono, per giustificare la propria scelta. Ma va detto che spesso, in effetti, chi arriva non ha nulla di cui lamentarsi: siccome quasi tutti chiedono e ottengono asilo, almeno nei primi anni godono di un sistema di protezione e di assistenza da far invidia a chi non è ancora partito”.

D’accordo, ma le notizie delle traversate nel deserto, dei campi di detenzione libici, delle tragedie nel Mediterraneo non dovrebbero rappresentare un deterrente nei confronti di chi vuole partire?
“Il punto è che queste situazioni le conosciamo più noi che loro. L’accesso ai mezzi d’informazione degli africani, anche di coloro che vivono nelle città, è molto limitato. Detto ciò, molti conoscono i rischi e sono disposti ad accettarli, così come non si può escludere che molti altri, magari in un primo momento intenzionati a partire, desistano proprio alla luce di queste tragedie. A tal proposito vorrei sottolineare l’importanza del lavoro di controinformazione che stanno svolgendo alcuni soggetti in Africa”.

Prego…
“Alcuni governi, così come molte conferenze episcopali africane, si stanno spendendo per spiegare ai giovani quanto costa, quanto si rischia e quanto poco si ottiene nel lungo periodo ad emigrare in Paesi dove non c’è occupazione né possibilità concreta di integrazione economica e sociale”.

Quali governi stanno svolgendo questo lavoro?
“Quello del Senegal, del Niger, dal 2014 anche quello del Mali, il quale sta facendo una forte propaganda per dimostrare che un Paese dal quale emigrano i suoi cittadini più giovani e forti non crescerà mai. E ancora: quello della Sierra Leone a partire dall’anno scorso e in collaborazione con le autorità religiose, sia quelle cristiane che islamiche. Sono piccoli passi in avanti che incoraggiano i giovani non a fuggire ma a restare per migliorare il proprio Paese”.

E i rifugiati? Qual è il loro numero esatto?
“L’ultimo rapporto dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) parla di oltre 60milioni di profughi in generale. Se poi parliamo di rifugiati, ovvero di persone che fuggono all’estero da guerre e persecuzioni, la cifra è di circa 20milioni. Di questi soltanto una minoranza esigua arriva in Italia, chiede asilo e lo ottiene: per quantificare, nel 2015 sono stati 3.555, nel 2016 4.940 e nel 2017 6.578”.

Perché sono così pochi? L’idea diffusa è che i conflitti siano la principale causa delle emigrazioni…
“Perché la maggior parte di chi fugge da una guerra trova asilo appena varca il confine, del resto la Convenzione di Ginevra prevede che il profugo chieda tempestivamente asilo nel primo Paese che ha firmato la Convenzione in cui mette piede. C’è poi un secondo motivo: chi fugge sotto la minaccia di persecuzione e di guerra cerca di rimanere il più vicino a casa perché l’idea è quella di tornarci il prima possibile”.

Quanto incide sull’emigrazione anche lo sfruttamento delle risorse? Penso ad esempio al land grabbing, ossia l’accaparramento delle terre da parte di Paesi stranieri o industrie…
“Sicuramente sono fattori che hanno una loro incidenza. Le responsabilità vanno trovate anzitutto nei governi africani, i quali – per restare al tema del land grabbing – preferiscono vendere le terre ad industrie o a Paesi che hanno fame di terre coltivabili (Cina, India, Arabia Saudita) incassando subito del denaro piuttosto che incentivare l’agricoltura locale anche tramite investimenti. L’Africa è ricca di risorse minerarie, penso al cobalto ma soprattutto al petrolio, il quale viene acquistato e pagato dalle compagnie, ma il problema è capire dove vanno a finire i soldi”.

Dove?
“Le do un dato: nel 2014 su 77miliardi di dollari che avrebbe dovuto incassare l’ente nazionale del petrolio nigeriano, 14 non sono mai stati depositati. Sono finiti in qualche conto corrente, mentre sarebbero dovuti servire per lo sviluppo sociale del Paese. La Nigeria, pur essendo il primo produttore di petrolio del Continente, importa il greggio già raffinato dall’estero. Tenga conto che l’Africa da oltre 20 anni registra una crescita economica notevole, e in prima fila ci sono i Paesi da cui proviene la maggior parte dei migranti, solo che queste risorse vengono dilapidate o se ne giovano poche elite”.

Al recente Consiglio europeo gli Stati si sono impegnati a contribuire ulteriormente al Fondo Ue per l’Africa inviando altri 500milioni. È un modo per “aiutarli a casa loro” o per alimentare la corruzione di cui ha parlato?
“Questi 500milioni sono un ulteriore quantitativo, che si aggiunge ai miliardi che ogni anno vengono destinati all’Africa dalla cooperazione allo sviluppo di Stati Uniti ed Europa. Infatti quando sento invocare un ‘piano Marshall’ per l’Africa resto basita, perché di risorse ne vengono già inviate in modo ingente, ma i destinatari, cioè i governi, sono poco affidabili. Le faccio un esempio: in Somalia, che è uno dei Paesi maggiormente assistiti, la Banca mondiale qualche anno fa ha dimostrato che ogni 10dollari che vengono elargiti al governo, 7 spariscono nel nulla”.

Lei ha citato la Somalia, dove forte è la presenza del radicalismo islamico: è possibile che questi soldi che spariscono nel nulla finiscano ad arricchire i gruppi jihadisti?
“Eh, chi lo sa… Certo è che questi gruppi hanno fonti di reddito molto robuste e sponsor molto potenti. Inoltre sono spesso invischiati in traffici illegali: spaccio di droga, di armi, bracconaggio. Anni fa si è scoperto che gli Al Shabaad della Somalia ottengono circa il 40 per cento dei proventi dalla vendita di zanne di elefante. Consideri che in Kenya c’è un detto: ‘Oggi è stato ucciso un elefante, domani sarà ucciso un uomo’, proprio per sottolineare la correlazione tra bracconaggio e terrorismo”.

Una ricerca delle Nazioni Unite rivela che nel 2050 ci sarà un’ulteriore crescita demografica dell’Africa e un declino dell’Occidente. L’immigrazione di massa non sarà sempre più un fenomeno ineluttabile?
“Anzitutto si tratta di proiezioni, non di dati certi. Non è affatto detto che tra trent’anni la situazione rimarrà la stessa di oggi in termini demografici. Delle buone politiche familiari e un cambio culturale potrebbero invertire la tendenza demografica in Occidente, così come è possibile in primo luogo che la popolazione africana non aumenterà come l’Onu prevede (già si registra una piccola variazione verso il basso rispetto ai pronostici di pochi anni fa) e poi che l’Africa diventi finalmente un continente in grado di svilupparsi e di convincere i propri giovani a non fuggire alimentando i traffici clandestini di migranti”.

Parlando di Italia, come valuta le recenti polemiche tra il governo italiano e le ong?
“A mio avviso il modus operandi di molte ong è molto discutibile, perché entrano in contatto diretto con i trafficanti e prevedono il trasbordo quasi in acque territoriali libiche per poi dirigersi verso l’Italia, anche se battono bandiera di un altro Stato e se il porto più vicino sarebbe altrove. Già il precedente governo, con il ministro Minniti, aveva sollevato il problema e aveva pensato di prendere provvedimenti. Il nuovo governo si sta dimostrando solo più determinato, ma l’intento è rimasto quello di far rispettare la sovranità nazionale e le leggi internazionali”.

Non c’è il rischio, per mutuare il motto di una recente iniziativa, che chiudendo i porti “non si resti umani”?
“L’Europa in generale, ma nello specifico l’Italia sono molto lontane dalla fase più prospera della loro storia: gli ultimi dati ci parlano di 5milioni di italiani in povertà assoluta e centinaia di migliaia di italiani emigrano all’estero, l’Italia è 20esima tra i Paesi di emigrazione. In questa situazione, è solo giusto impedire a delle persone di raggiungere un Paese che può assisterli nel breve periodo, ma che non è in grado di garantire loro un futuro dignitoso. Chi arriva dall’Africa in Italia ha remotissime possibilità di costruirsi una vita: il più delle volte è destinato a vivere di espedienti, a lavorare in nero e in condizioni disumane magari in qualche campo di pomodori oppure ad ingrossare le fila della criminalità organizzata”.

Chiudere i porti dunque può essere un modo per scoraggiare i viaggi clandestini?
“Esattamente. È importante che si alimenti il passaparola tra migranti stessi. Esistono tantissime testimonianze di giovani che hanno iniziato il viaggio verso l’Europa ma che non sono riusciti ad arrivare a destinazione, i quali affermano che se lo avessero saputo non avrebbero speso soldi e sprecato anni della propria vita per un’impresa così aleatoria. L’unico modo per scoraggiare questi progetti senza futuro è proprio quello di dimostrare che il viaggio della speranza è un’illusione, che a destinazione non si arriva: e chiudere i porti è il messaggio più netto che possa giungere”.

Federico Cenci, 11 luglio 2018, qui.

Chiudo con alcune considerazioni mie.

  1. I fautori della cosiddetta accoglienza sono come i novax: “salvi” un bambino dal vaccino, lui ne infetta dieci e uno di quei dieci muore; “salvi” cento migranti, dietro a loro, sapendo che si viene “salvati”, ne partono altri diecimila e mille di loro muoiono (gli altri invece arrivano qui e vanno a raccogliere pomodori – per fare contenta la signora Bonino – a mezza lira al giorno per orari massacranti, o trovano accoglienza fra i boss della droga e criminalità varie miste. Poi magari la droga te la viene a chiedere una ragazzina di diciotto anni sbandata problematica forse un po’ fuori di testa e tu la torturi, la stupri, l’ammazzi e poi la fai in venti pezzettini, che a te la carne piace alla tartara, lo sappiamo).
  2. I fautori dell’accoglienza sono DI FATTO, come ha spiegato Kawtar Barghout, complici dei trafficanti di carne umana: qualunque favola bella vi raccontiate per sentirvi moralmente superiori, cari signori, LE VOSTRE MANI SONO SPORCHE DI SANGUE.
  3. Accoglienza delenda est. Andrebbe ripetuto come quella di Cartagine, alla fine di ogni discorso, sistematicamente, a proposito e a sproposito: accoglienza delenda est. Se non siete d’accordo siete complici dei trafficanti di carne umana e le vostre mani sono sporche di sangue.

barbara

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L’INTERVENTO DI MATTARELLA: QUALCHE UTILE PUNTUALIZZAZIONE

POTERI

Qualcuno è convinto che, visto che la costituzione afferma che il capo dello stato è anche capo delle forze armate, lo stesso capo dello stato può stabilire se una nave militare può o non può attraccare nei porti italiani.
Un po’ come dire che il ministro dell’interno può stabilire se un commissario di polizia di Frosinone debba o non debba emettere un fermo a carico di Tizio. O che il ministro della pubblica istruzione può stabilire chi promuovere e chi bocciare fra i candidati alla maturità.
In quanto capo delle forze armate il presidente della repubblica presiede il consiglio supremo di difesa di cui fanno parte anche il presidente del consiglio, il ministro della difesa, il capo di Stato maggiore della difesa, nonché i ministri di interno, esteri, tesoro e industria e commercio.
La funzione presidenziale di capo delle forze armate si esplicita in una guida generale e collegiale delle operazioni relative alla difesa, e non dà, con tutta evidenza, al capo dello stato il potere di decidere, DA SOLO tra l’altro, se una nave militare carica di clandestini possa o non possa attraccare in un porto italiano.
Ormai però la sgangherata sinistra italiana vede nel capo dello stato un prezioso salvagente.
Prima hanno stabilito che, visto che il capo dello stato nomina il presidente del consiglio e, su proposta di questo, i ministri sarebbe possibile al capo dello stato ignorare il risultato elettorale e nominare chi gli pare e piace. A cosa diavolo servano le elezioni resta in questo modo un mistero.
Poi trasformano la facoltà di indirizzo generale delle forze armate in un potere discrezionale su tutto ciò che riguarda, direttamente o indirettamente le stesse.
Governo e parlamento non conterebbero una mazza e tutti i poteri reali sarebbero del capo dello stato, eletto da una maggioranza del tutto diversa dalla attuale e, non dimentichiamolo, frutto di una legge elettorale dichiarata incostituzionale.
E poi questi signori pretendono di essere autentici democratici garantisti.
Stanno scherzando col fuoco.

Come sempre, del Grande Saggio Giovanni Bernardini, che ha il coraggio di dire quello che è davanti agli occhi di tutti ma che nessuno osa dire, condivido anche le virgole. A questo faccio seguire un – – articolo (la doppia lineetta è dovuta al fatto che ho messo e via via levato almeno una mezza dozzina di aggettivi; levati perché mi sembra che non esistano aggettivi all’altezza di – – di questa roba) di Enrico Mentana, che pare si stia sempre più specializzando nell’arte di farla fuori dal vaso. Inserirò, come ormai mia inveterata abitudine, alcuni commenti in corsivo.

Enrico Mentana

13 luglio alle ore 11:44

Sulla vicenda Salvini-Mattarella-migranti sarebbe il caso di uscire dalla solita logica da stadio, quella del tifo a prescindere. E non sarebbe difficile farlo: basterebbe aspettare pochi giorni. Alfredo Morvillo, fratello di Francesca e cognato di Giovanni Falcone,
? Perché questa aggiunta? Essere parenti di persone assassinate dalla mafia è un titolo di merito? Conferisce maggiore intelligenza? Maggiore acutezza? Maggiore lungimiranza? Maggiore equilibrio? Maggiore indipendenza di pensiero? Maggiore imparzialità? E, a parte questo, che cosa ha a che fare col merito della questione, ossia “quel che accadde davvero a bordo della nave italiana Vos Thalassa”?

è uno stimato
stimato è un valore assoluto? C’erano un sacco di persone che non stimavano per niente Falcone, per dire: questo significa che Falcone valeva di meno?

magistrato da sempre impegnato nella sua Sicilia.
E questo che cosa ha a che fare col merito della questione, ossia “quel che accadde davvero a bordo della nave italiana Vos Thalassa”?

È il procuratore di Trapani, e nelle sue mani sono le indagini su quel che accadde davvero a bordo della nave italiana Vos Thalassa dopo il salvataggio dei 67 migranti.
Che si sia trattato di salvataggio è una sua personale opinione, signor Mentana. E quei signori erano clandestini.

Non è in apparenza un’indagine proibitiva: il comandante e i dodici membri dell’equipaggio sono tutti italiani, esiste traccia e registrazione dei messaggi inviati alla nostra Guardia Costiera, sono a disposizione degli inquirenti anche gli uomini della nave Diciotti si cui sono stati trasferiti i migranti
clandestini

dalla Vos Thalassa. Ora sono a disposizione delle autorità giudiziarie anche gli stessi 67 migranti, infine sbarcati nel porto siciliano. Non era pensabile che una nave della Guardia Costiera italiana non potesse entrare in uno scalo portuale italiano per decisione del governo italiano,
non so se gliel’hanno detto, signor Mentana, ma Matteo Salvini è il ministro dell’Interno, non il capo del governo. Non è mica reato informarsi sulle cose di cui si intende scrivere, sa. A parte questo, davvero non è pensabile che a una nave italiana sia negato l’ingresso in uno scalo portuale italiano? E se, per dire, trasportasse qualche tonnellata di droga? Nessuno avrebbe il diritto di bloccarla?

né che qualcuno – migrante o membro di uno dei due equipaggi – potesse essere indagato o addirittura arrestato per diktat ministeriale.
Alla fine magari si scoprirà che i soli due sospettati (e allo stato nulla più)
ehm, no. Se lei avesse solo aspettato un po’ prima di scrivere questo cumulo di cazzate, avrebbe saputo che non è esattamente così che stanno le cose.

si saranno macchiati di reati terribili, e saranno processati e condannati di conseguenza. Oppure no. Ma le leggi e le pene non sono il frutto di paure o pulsioni.
Esatto, signor Mentana: non è che lei può far diventare sbagliato tutto quello che dice o fa Salvini solo perché Salvini le è antipatico.

Il diritto è freddo, nell’interesse di tutti.
Di tutti, bravo, non solo di negrieri e scafisti e Ong loro complici, a suon di miliardi di euro.

Dev’essere giusto, non esemplare. Le manette, il buttar via la chiave, di fronte a fatti specifici in pieno svolgimento, non dovrebbero mai essere evocati dai politici, di governo o di opposizione, e a maggior ragione da chi ricopre ruoli istituzionali. Se poi ci si vuole sfogare ci sono i social, dove si legge ogni tipo di nefandezza
di cui certi giornalistucoli approfittano a piene mani, vero Mentana?

(e tra qualche secondo ne leggerete anche sotto questo post, immancabilmente). Ma lo stato di diritto non è uno stato d’animo.
Ma lo stato di diritto non è uno stato d’animo. Concordo al cento per cento.

E passiamo a un articolo, che sembra un pelino smentire le idiozie sparate dal signor Mentana.

Vos Thalassa, fermati i due indagati

Fermati, Mentana, fermati: non “sospettati (e allo stato nulla più)”

Pubblicato il: 14/07/2018 20:33

Si aggrava la posizione dei due giovani migranti indagati per i tafferugli sulla nave Vos Thalassa, sbarcati due giorni fa dalla Nave Diciotti a Trapani. Il sudanese e il ghanese sono stati fermati dalla Procura di Trapani. Adesso non sono più accusati di violenza privata in concorso ma devono rispondere anche di resistenza, violenza e minaccia a pubblico ufficiale aggravata e continuata. I due sono anche accusati di concorso in favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
I due, si legge nell’atto di accusa della Procura di Trapani, “in concorso tra loro e con altre persone in numero complessivo maggiore di dieci allo stato non compiutamente identificate, usavano violenza e minaccia per opporsi al marinaio di guardia, al primo ufficiale, e al Comandante della Vos Thalassa Corneliu Dobrescu, mentre compivano un atto di ufficio e di servizio, quindi, usavano violenza e minaccia per costringere il comandante a compiere un atto contrario ai propri doveri o, comunque, per influire su di lui”.
In particolare, “dopo che il rimorchiatore Vos Thalassa (al cui comando vi era Corneliu Dobrescu) aveva proceduto al soccorso in area SAR Libica di 67 migranti di diversa nazionalità dandone comunicazione ad MRCC Roma che, a sua volta, interessava la Guardia Costiera Libica (competente in relazione alla zona SAR all’interno della quale era stato effettuato il soccorso) riservandosi di indicare ulteriori istruzioni e, dopo aver ricevuto direttive da parte della Guardia Costiera Libica di dirigersi verso le coste africane al fine di effettuare il trasbordo dei migranti su una motovedetta libica, gli indagati – unitamente ad altri soggetti allo stato non compiutamente identificati – dapprima accerchiavano, spintonavano, minacciavano ripetutamente di morte (mimando al contempo il gesto di tagliargli la gola e di gettarlo in mare) il marinaio di guardia al quale facevano notare che il rimorchiatore stava facendo rotta verso la Libia, quindi, reiteravano tale contegno violento e minaccioso nei riguardi del Primo Ufficiale”, scrivono i pm di Trapani nel decreto di fermo.
“Tali reiterate condotte costringevano il Comandante dapprima ad invertire la rotta e fare ritorno presso il punto di soccorso, quindi a richiedere con urgenza l’intervento delle autorità italiane onde evitare l’incontro con motovedette libiche e scongiurare la situazione di grave pericolo e, da ultimo, a fare senz’altro rotta verso nord (cioè verso le coste italiane) onde ricevere i soccorsi della nave militare Diciotti – spiegano i magistrati guidati da Alfredo Morvillo – Con l’aggravante dell’aver commesso il fatto in un numero superiore a dieci. A bordo del rimorchiatore Vos Thalassa (battente bandiera italiana), la notte tra l’8 ed il 9 luglio 2018”. (qui)

Vede, signor Mentana? Bastava aspettare solo un pochino, informarsi, ragionare con la testa e non con la pancia, e tutte quelle puttanate se le sarebbe risparmiate. Aggiungo ancora due parole di Kawtar Barghout, marocchina residente in Italia.

I pro – migranti un giorno dovranno rispondere per schiavismo e deportazione.
I gravi crimini contro l’umanità che state compiendo ai danni della meglio gioventù africana vi costeranno caro.
Non siamo nati ieri. Volete sradicare un popolo per continuare a rubare le sue ricchezze.
Ci guadagnate in Africa perché non ci saranno giovani che si ribelleranno ai vostri furti e ci guadagnate in Europa ad avere schiavi a basso costo.
Li mandate a morire in mare come i turchi mandavano gli armeni a morire nel deserto per poi godervi i loro averi.

Infine due parole su quella povera mamma morta in acqua insieme al suo figlioletto che tanto ha scosso le anime sensibili: non è vero niente, era una balla, non c’è stata nessuna mamma con figlio morta in acqua:

«Ne siamo sicuri, quando siamo andati via non c’era più nessuno in acqua». A parlare sono due giornalisti: Nadja Kriewald della tv tedesca N-tv e Emad Matoug freelance libico che nella notte di lunedì hanno assistito al salvataggio del gommone alla deriva. I due reporter erano sulla motovedetta libica e sostengono che quando le operazioni di salvataggio di 158 persone sono terminate non era rimasto più nessun corpo in mare.  (qui)

barbara

IL PROBLEMA NON SONO GLI IMMIGRATI

Che io ancora non ho mica capito perché ad un certo momento hanno preso a chiamarli migranti: scrivente è quello che sta scrivendo in questo momento, urlante è quello che sta urlando in questo momento, il mese corrente è quello che sta correndo adesso e fra venti giorni non correrà più, il dormiente sta dormendo adesso, poi fra un po’ si sveglia e non dorme più; quelli invece col piffero che sono in fase di migrazione: loro sono IMmigraTI e da qui non li schioda neanche un uragano. Forse hanno deciso di chiamarli così per tenerci buoni con l’illusione che prima o poi se ne andranno. Ma veniamo al fatto che non sono loro il problema, che deve essere sicuramente vero dal momento che lo dicono tutte le persone giuste, quelle buone, quelle aperte e progressiste, quelle che stanno dalla parte giusta della politica. E parto da questo video, girato a Parigi

e se Parigi piange, sicuramente Caserta non ride

Impressioni? Casi isolati? Non si direbbe, a giudicare da questa tabella, di fonte assolutamente insospettabile, ossia il Ministero dell’Interno, che di tutto potrà essere accusato tranne che di essere allarmista.
reati immigrati
E per commentare questi numeri vi invito a leggere il solito Grande Saggio Giovanni.

IMPRESSIONI E NUMERI TORTURATI 

Se ne incontrano tanti. Sono quelli che non giudicano in base a vaghe impressioni, che non si lasciano ingannare dalle apparenze. Loro si rapportano “scientificamente” al reale, sulla base di inoppugnabili dati statistici.
Ho avuto una discussione con uno di questi signori. Val la pena di parlare degli “argomenti” che ha tirato fuori dal cilindro; non perché abbiano una qualche dignità intellettuale, semplicemente perché sono un campione abbastanza rappresentativo dei sofismi da quattro soldi che in tanti usano per cercare di convincere la gente normale che non esiste alcuna relazione fra incremento della criminalità ed immigrazione fuori controllo.

Numeri torturati.

Il signore in oggetto ha iniziato presentando un grafico che relaziona il numero degli omicidi volontari con quello dei migranti. I migranti crescono e gli omicidi decrescono. L’immigrazione irregolare non c’entra nulla con la criminalità è stata la conclusione di questo sapientone.
Non approfondisco le ricerche sul grafico, non mi chiedo in base a quali criteri gli omicidi vengano o meno definiti “volontari”. Non serve perché in realtà il grafico non dimostra assolutamente NULLA. Prendiamo due serie di fenomeni, la serie X e quella Y. X aumenta ed Y diminuisce. La domanda da farsi è: Y diminuisce GRAZIE o MALGRADO l’aumento di X? Il numero degli omicidi volontari è diminuito grazie o malgrado l’aumento della immigrazione clandestina? In Italia le persone nate all’estero sono circa l’8% della popolazione globale, ma costituiscono quasi un terzo della popolazione carceraria. Si noti che nell’otto per cento di cui stiamo parlando sono compresi anche gli stranieri regolari. Se si restringesse il campo ai soli irregolari la sproporzione fra il loro numero e quello della popolazione carceraria sarebbe ancora più clamorosa. In particolare nel 2016 c’erano in Italia 2028 stranieri e 6781 italiani in carcere per omicidio volontario (quello del grafico) Insomma, l’8% circa della popolazione commette quasi un terzo degli omicidi! Con tutta evidenza la diminuzione nel numero degli omicidi è avvenuta malgrado, non grazie all’incremento della immigrazione irregolare. Se questa dovesse diminuire avremmo un calo più che proporzionale degli omicidi. Considerazioni simili, basate su cifre simili, possono farsi per i furti, le rapine, gli scippi e gli stupri.
Non contento di questo exploit il signore in oggetto ha tirato fuori un altro numero. Il tasso di criminalità per 100.000 stranieri è inferiore a quello per 100.000 italiani. Su ogni centomila italiani ci sono più delitti che su ogni centomila stranieri. Un dato davvero impressionante!
Che però non vale nulla. In questo caso bisogna infatti porsi due domande:

Prima domanda. Da quale campione sono estratti i famosi centomila? Se volessimo analizzare quanti delitti si commettono in Italia ogni centomila abitanti ed escludessimo dal campione gli abitanti delle regioni col più alto tasso di criminalità avremmo un risultato significativo? Se i centomila su cui conteggiare i delitti abitassero tutti nel centro di Milano il dato avrebbe un minimo di credibilità? NO, ovviamente. Parlare di “stranieri” è fuorviante perché esclude dal calcolo i clandestini che, appunto perché tali, sono difficilmente censibili, o non lo sono affatto. Se si paragonano con gli italiani gli stranieri regolari non stupisce che non ci siano variazioni importanti nei tassi di criminalità. Infatti il problema sono i clandestini. Elementare Watson!

Seconda domanda. A quali delitti si riferisce la cifra? Questo è il punto fondamentale. E’ infatti fin troppo evidente che ci sono crimini che la maggioranza degli stranieri e la totalità degli irregolari non possono commettere. Penso ai reati finanziari, alla corruzione, alla concussione o a tutta quella vastissima area di reati che presuppongono la buona conoscenza della lingua italiana (i vari tipi di truffa) o un buon inserimento in certi tessuti sociali (i reati di mafia).  Confrontare i delitti per centomila stranieri con quelli per centomila italiani ha poco senso se non si depura il numero dei delitti da quelli che sono preclusi o quasi a molti stranieri ed alla totalità degli irregolari.

Sempre per puntellare le sue tesi questo signore ha poi sottolineato che le denunce nei confronti di crimini commessi da stranieri sono diminuite (ci credo, per quello che servono) o che gli stranieri irregolari ricorrono meno alle misure alternative al carcere, dimenticando che queste misure, a mio avviso molto criticabili, riguardano persone considerate “recuperabili”. Evidentemente molti irregolari non sono giudicati tali. Infine ha esposto un “argomento” davvero persuasivo: per i reati che prevedono pene più brevi gli stranieri detenuti sono in numero maggiore degli Italiani. La percentuale di stranieri detenuti cala invece per i reati che prevedono pene più lunghe. Questo dimostrerebbe che il peso degli stranieri sul tasso di criminalità è scarsamente rilevante.
Dunque, per i reati che prevedono pene fino a 5 anni gli stranieri incarcerati sono in numero maggiore rispetto agli italiani, per gli altri sono invece in testa gli italiani. Ad esempio per i reati punibili da 10 a 20 anni di reclusione il 10,3% dei detenuti sono stranieri mentre il 17,2% sono italiani. Dati molto interessanti che vanno letti però partendo dalla premessa che la popolazione straniera è pari all’otto per cento della popolazione globale! Gli stranieri che scontano pene dai 10 ai 20 anni sono oltre la metà degli italiani pur essendo l’otto per cento della popolazione globale e questo avallerebbe la tesi che non esiste rapporto fra immigrazione e criminalità! E’ proprio vero che se torturi i numeri questi ti dicono quello che vuoi!
Ma quello che vorrei sottolineare è un altro aspetto della questione. Per i reati puniti con lunghe pene detentive la percentuale della popolazione carceraria italiana rispetto a quella straniera è gonfiata dal fatto che ad oggi sono in carcere italiani che hanno iniziato a scontare la loro pena dieci, venti o più anni fa, quando ancora non c’era il boom della immigrazione clandestina. Oggi gli stranieri sono l’otto per cento della popolazione totale; dieci, venti o trenta anni fa erano molto meno, quindi non potevano andare ad ingrossare di molto le fila dei condannati a 20, 30 anni o all’ergastolo. La cosa davvero clamorosa è che, malgrado questo evidente fattore attenuante, il peso degli stranieri in carcere sia pari a circa un terzo del totale dei carcerati

Percezioni e sensazioni.

Non è il caso di continuare. Ho dedicato spazio agli argomenti di questa persona solo perché, lo ripeto, sono un campione dell’armamentario propagandistico con cui i media ci martellano tutti i giorni.
Parlando di cose serie, è vero o non è vero che non bisogna affidarsi alle sensazioni? Che le impressioni sbagliano? Che la statistica deve sostituire l’esperienza?
Che impressioni e sensazioni possano sbagliare, che occorra un approccio più attento al reale è di certo vero. Ma è menzognero affermare che le impressioni siano sempre o quasi ingannevoli! La scienza spiega il reale a livelli profondi, ma non elimina la realtà. La teoria della gravitazione spiega perché la mela cade, non arriva alla conclusione che la mela è irreale! La fisica dei quanti cerca di scoprire cosa c’è sotto e dietro al mondo macroscopico, ma non dice che il mondo in cui esistono i tavoli ed i gatti sia un teatro di menzogne.
Soprattutto, nel campo del sociale, questa contrapposizione fra approccio “scientifico” e impressioni empiriche è completamente errata. Se esiste ed è estremamente diffusa la percezione empirica di un certo fenomeno questo fenomeno esiste. Le statistiche potranno quantificarlo, aiutarci a meglio comprenderlo, ma, se oneste, non potranno eliminarlo. Oggi esiste la diffusissima percezione di un incremento della insicurezza. Su cosa si basa questa percezione? Forse sulla propaganda dei “seminatori di odio”? Non diciamo idiozie! La propaganda va oggi, tutta, in direzione opposta. Dal papa al capo dello stato, dal presidente della repubblica ai presidenti di camera e senato, passando per il presidente dell’INPS, dai TG alla quasi totalità della carta stampata è tutto un coro di rassicurazioni. Non esiste alcun rapporto fra immigrazione irregolare, terrorismo e criminalità; i migranti sono preziose risorse che ci pagano le pensioni eccetera.
Però la gente non ci crede. Chi deve attraversare certe zone delle periferie, o viaggiare in treno o in metro non è tranquillo, e di certo non perché plagiato da Salvini.
La percezione che le cose non vanno si basa non sulla propaganda, ma sulla esperienza diretta di milioni di esseri umani. Persone normali che spesso neppure guardano in TV le trasmissioni politiche, ma che hanno paura e notano il fatto “strano” che da un po’ di tempo a questa parte le chiese sono presidiate e le piazze circondate da barriere di cemento.
Una cosa che gli pseudo intellettuali amanti delle statistiche non vedono è che è proprio questa percezione veritiera del reale ad influenzare le statistiche e a spiegare certi dati apparentemente rassicuranti.
La gente vede che la situazione peggiora e si comporta di conseguenza. Esce meno di casa, munisce gli appartamenti di nuove serrature, porte blindate o allarmi elettronici. Le ragazze non girano da sole dopo una certa ora, si prende meno il treno o il metrò, i bambini escono solo accompagnati e tutto questo provoca una moderata contrazione dei reati. Succede per la criminalità qualcosa di simile a quello che succede per il terrosismo. Si ha la percezione del pericolo terrorista, si prendono contromisure e questo attenua la portata del fenomeno. Per il progressista con le statistiche alla mano tutto questo però dimostrerebbe che “la percezione è sbagliata”. Patetico.
Le persone normali non sbagliano quando percepiscono il deteriorarsi della sicurezza. Per convincersi delle loro ragioni non occorrono statistiche, basta vivere. VIVERE la vita reale, qualcosa che i pseudo intellettuali “progressisti” disprezzano profondamente.
Preferiscono i numeri (torturati) e le statistiche (taroccate). (qui)

E qualche ulteriore utile considerazione qui.

Soluzioni? Qualcuno un’idea ce l’ha, come Filippo Facci, politicamente scorrettissimo, come sempre, come è inevitabile essere quando si vogliono usare cervello, logica e buon senso contro la dilagante e paralizzante melma del buonismo a manetta.

E poi vi invito a vedere anche Giorgia Meloni nel 2015, a confronto con un’educatissima nonché rispettosissima (come sono sempre i buoni di professione) controparte.

E chiudo con un’esternazione di Kawtar Barghout, marocchina residente in Italia.

Mettiamo pure che Salvini sia la causa del male, ma io ho delle domande:
Chi è il mandante del magrebino spacciatore che un pò di anni fa è entrato nel mio condominio per rubare i nostri beni ?
L’hanno rimandato a casa dopo innumerevoli processi, intanto girava ubriaco per le Piazze.
Chi è il mandante dei clandestini che alle 21 hanno terrorizzato mia madre alla fermata dell’autobus ?
Chi sono i mandanti di quelli che mi obbligano a girare impaurita in stazione pure di giorno ?
Vorrei una risposta, grazie e pure in fretta.
Il 4 Marzo non è lontano e il vittimismo non paga.

E adesso, da bravi, ripetete tutti con me

Il problema non sono gli immigrati
IL PROBLEMA NON SONO GLI IMMIGRATI
IL PROBLEMA NON SONO GLI IMMIGRATI

Ancora altre dieci volte, e poi ricominciate da capo, fino al completamento del lavaggio del cervello.

barbara