PICCOLO DIARIO DA GERUSALEMME

8 marzo 2015
oggi è stata senz’altro una giornata particolare : shopping insieme a mio figlio che in genere non chiede mai nulla e che mal sopporta i negozi.
aveva cominciato all’alba andando a salutare due suoi compagni che questa mattina si sono arruolati. dopo questa commovente prima mattinata mi ha chiesto di accompagnarlo a comprare tutto ciò che dovrà mettere nello zaino, suo compagno di viaggio, di giorno e di notte, per i prossimi tre anni: domenica prossima sarà il suo turno, il giorno del suo ghius (arruolamento).
abbiamo comprato calzini anti-fungo, mutande anti-infiammazione, magliette anti-sudore, sacco anti-odore, zaino anti- dolore alla schiena, insomma è stato tutto un “anti”. ma è stata anche una giornata emozionante : non c’è stata commessa o venditore che non gli abbia chiesto il perché degli acquisti. alla risposta “domenica comincio la zavà (esercito)” , uno gli ha stretto la mano, una gli ha dato una pacca sulla spalla, un altro gli ha piazzato un “five” ed un vecchio signore gli ha regalato una collanina con la ‘benedizione della strada” ( che augura di uscire be-shalom-in pace- e di ritornare be-shalom-in salute-) e lo ha abbracciato forte come fosse stato suo nipote, sussurrandogli ad un orecchio di “essere vigile su se stesso” .
sulla porta del negozio mio figlio ha incontrato un suo compagno di scuola col quale ha condiviso dall’asilo, tutte le classi. non si vedevano da tempo. il suo compagno inizierà giovedì prossimo, e anche lui faceva lo stesso shopping. si sono abbracciati e detti ” behazlacha’ achì- buona fortuna, fratello mio!- “, così, semplicemente, ma con tutto l’amore che hanno sempre avuto l’uno per l’altro.
siamo ritornati a casa ed abbiamo scaricato i pacchi.
ho visto mio figlio sfilarsi la collanina e legarla allo zaino. mi ha guardato e, accorgendosi che la cosa un po’ mi dispiaceva, mi ha detto che ai soldati è vietato portare catenine al collo perché si dovrà portare solo il dischetto di identificazione, ma la “benedizione della strada” che il vecchio signore oggi gli ha regalato , sarà con lui, appesa allo zaino.
non nascondo che ho dovuto ingoiare una lacrima , mi sono allontanata in modo che imanuel non si accorgesse di nulla.
anche questo è l’8 marzo delle mamme qua in Israele.

15 marzo 2015
“In un mondo in cui non ci sono uomini, cerca di essere un uomo”. Pirkè Avot- Massime dei Padri Così abbiamo salutato nostro figlio e tutti i soldati che sono anche loro nostri figli. Preghiamo che tornino in pace ed in salute e che gli insegnamenti ricevuti in famiglia, nella scuola, nella mehinà e nella società, illuminino la loro strada, non sempre facile e felice.
Tutte le famiglie che accompagnano i loro figli alla Ghivat Hatacmoshet, si stringono attorno ai loro ragazzi e i loro amici, si scambiano telefoni ed informazioni. Ed i genitori, prima di lasciarli andare, seguendo un’antica tradizione pongono le mani sulla testa del loro figlio e lo benedicono.
E come sempre continueremo ad evocare la pace, vocabolo più usato nelle nostre preghiere.

16 marzo
Kerry ieri aveva dichiarato che per mettere fine alla guerra in Siria non c’è che una strada: trattare con Assad, 300.000 morti sono troppi. La risposta dell’Inghilterra è stata ferma: Assad non è previsto nel futuro della Siria. In nottata, una nota della Casa Bianca chiariva la posizione americana e affermava che la politica estera degli USA non cambierà nei riguardi della Siria.
E mancano due lunghi anni alla fine di questa amministrazione.

18 marzo
Elezioni politiche, il giorno dopo
Di analisi del prima e del dopo, non ne posso più.
Profonda ed onesta una critica che ho sentito alla radio poco fa: la vittoria di Netaniahu ci farà avere molte sorprese quando si scoprirà che molte persone, quelle che ieri si vergognavano di dire per chi avevano votato, oggi lo dichiarano. E non sono delle periferie ma del centro del paese, quello ricco ed acculturato, perfino di Rh Shenkin , nel cuore di Tel Aviv, perché alla fine hanno scelto l’unica persona che si è mostrata leader. La stampa deve fare una bella autocritica e anche mettere al bando quelle organizzazioni , che , a suon di milioni di dollari, hanno tentato di deviare le scelte politiche degli Israeliani.
Io, personalmente, speravo in un risultato che portasse sul piano delle priorità i problemi più urgenti da risolvere, ma il popolo ha detto la sua ed il popolo è sovrano. Questa è la democrazia e che non vengano a darci lezioni quegli italiani che hanno dei governi che da tre mandati non sono frutto di elezioni popolari.
Buon giorno da una bella e tiepida giornata di sole da Gerusalemme.

22 marzo
Due giorni fa le tanto impeccabili quanto solerti Nazioni Unite, hanno condannato Israele per le sue violazioni ai diritti delle donne. Se si voleva una prova ulteriore che all’ONU si occupano solo ed esclusivamente di Israele, ora non avrete dubbi. A memoria mi sembra che sia l’unica condanna su questo tema. Abbiamo preceduto l’Arabia Saudita, l’Afganistan e vi risparmio una lunga lista di nazioni del mondo che non solo considerano le donne meno che animali (senza offesa naturalmente per queste creature), ma possesso assoluto dell’uomo e del padre che ne decidono vita, schiavitù e morte.

23 marzo
La Commissione dei Diritti dell’Uomo alle UN, dedicherà l’intera giornata di oggi a discutere ben 7 punti all’ordine del giorno , tutti dedicati a Israele e che lo vedranno unico paese al mondo sul banco degli imputati per crimini contro l’umanità.
Alla radio reshet bet, hanno riferito che in Israele , questa giornata è stata definita “il giorno dell’odio contro Israele organizzato dall’ONU.”
Qualcuno si preoccupa delle conseguenze di questo bombardamento di veleno ?
E già sappiamo come andrà a finire.

25 marzo
Devo dire che l’intervento di Obama che la tv israeliana ha trasmesso ieri sera, mi ha inquietato abbastanza.
Non trovo del tutto campate per aria le argomentazioni di Netaniahu circa la realizzazione di uno Stato di Palestina, nella situazione attuale e nella geopolitica caotica e pericolosa nella quale ci troviamo ( non solo in Israele). L’Isis è alle porte anche dell’Europa; guerre religiose interne al mondo islamico, guerre civili e tribali hanno prodotto disgregazioni di Regimi e Stati e annullamenti di frontiere; l’Iran firmerà a breve con USA e UE un accordo vantaggioso solo al suo programma nucleare, e Obama si preoccupa di “scongiurare il caos in Israele”? In questo momento credo fermamente che sia compito d’Israele difendere i suoi confini alla luce di tutte le minacce che la riguardano direttamente. Non credo che rispetto a questo punto, altri governi israeliani si comporterebbero diversamente.
Credo anche che sia piuttosto “ingenuo” il pensiero di Obama: “si eviterebbe il caos se si realizzano le aspirazioni legittime dei Palestinesi e quindi, di conseguenza, si garantirebbe la sicurezza di Israele e la stabilità nella regione”.
Intanto tutte le scelte di questa amministrazione americana che avrebbero dovuto portare garanzia e stabilità sono fallite ovunque, e, sono proprio quelle, che hanno portato instabilità e caos. Fossero vere le affermazioni di Obama, avremmo dovuto vedere Abu Mazen seduto al tavolo di una trattativa già da anni, ma perché mai dovrebbe farlo, se in questo modo avrà la strada spianata alle NU, evitando la guerra civile con Hamas e tutti gli altri gruppi di jahadisti presenti a Gaza e in Cisgiordania?
Ho molto ragionato sul personaggio Obama e penso fermamente che questo accanimento gli venga dal suo complesso represso di inferiorità dovuto al colore della sua pelle: per lui i palestinesi sono una minoranza da difendere e non si rende conto che la minoranza da difendere è invece Israele con la metà del popolo ebraico che ci vive. Israele non ha avuto nessuna assicurazione alla sua sopravvivenza dall’oltre un miliardo di musulmani che abitano intorno allo Stato Ebraico e nel mondo e abbiamo imparato, a nostre spese e troppo spesso, che la legittimazione del mondo non basta per sopravvivere.

25 marzo
Immaginate , solo per un momento, che Israele chiuda i rubinetti che forniscono il gas nella Striscia di Gaza. Il motivo è l’enorme debito, in centinaia di milioni di dollari che Hamas ha accumulato e mai pagato. E immaginate, solo per un momento, quale sia la risposta del mondo.
Questa mattina l’Egitto, senza se e senza ma, l’ha fatto e per le stesse motivazioni. E il mondo?
Angela Polacco Lazar

Un’occhiata dal di dentro può essere utile, ogni tanto.

barbara

SIA IL DISONORE CHE LA GUERRA

Bernard-Henri Lévy : 
” Aiutare Assad non avvicina la pace. Il prezzo (pesante) d’un accordo “
CORRIERE della SERA 19-09-2013  

Come ho già avuto occasione di dire, non sono favorevole a un intervento armato in Siria oggi. Ne consegue che non condivido completamente quanto afferma in questo articolo Bernard-Henri Lévy. Ritengo tuttavia che ci siano diversi spunti interessanti che lo rendono meritevole di attenzione. Inserirò in corsivo nel testo alcune annotazioni.

Vorremmo credere che l’accordo russo-americano di sabato sulla Siria costituisca davvero il «passo avanti» di cui ci si riempie la bocca quasi ovunque.
E preghiamo affinché la fermezza della Francia — l’unica a dimostrarla! — sia una volta ancora proficua e finisca per trascinare la comunità internazionale.
Ma per il momento, che bilancio!
Non parlo del documento dell’accordo, al cui proposito gli esperti hanno subito osservato che era:

1) inapplicabile (come si può, in un Paese in guerra, raggruppare e poi distruggere mille tonnellate di armi chimiche disseminate su tutto il territorio?);
2) incontrollabile (sarebbe necessario, secondo le stime più ragionevoli, un numero venti volte maggiore d’ispettori rispetto a quelli mobilitati dalle Nazioni Unite l’estate scorsa, la maggior parte dei quali rimasero chiusi in albergo o furono portati in giro dal regime);
3) non finanziabile (gli Stati Uniti hanno investito fra gli otto e i dieci miliardi di dollari per distruggere le proprie armi chimiche e, vent’anni dopo, il lavoro non è finito);
4) sottoposto a un calendario (la «metà del 2014») che, oltre a non significare tecnicamente nulla, suona come una farsa in un Paese dove da due anni e mezzo vengono uccisi, con armi convenzionali, centinaia di civili al giorno;
5) equivalente a un gioco di destrezza il cui principale effetto sarà, scaricando il problema sugli ispettori, d’«esternalizzare» la tragedia e di tornare, con la coscienza perfettamente tranquilla, a dormire il sonno dell’Ingiusto (pensiamo, a prescindere dai morti, a quegli imprenditori mascalzoni che, all’alba della crisi finanziaria degli anni Duemila, isolavano i loro attivi tossici nelle filiali fantasma dove non li si vedeva più, ma da dove continuavano a emettere le loro radiazioni malefiche)…

Parlo invece di Bashar Al Assad che, come per incanto, passa dallo status di criminale di guerra e contro l’umanità (Ban Ki-moon dixit) a quello d’interlocutore inevitabile, addirittura corretto e di cui, scommetto, non si tarderà a riconoscere lo spirito di cooperazione e di responsabilità [e queste, con più o meno tutti i peggiori terroristi e assassini, sono giravolte a cui purtroppo siamo ben abituati].
Parlo di Putin che compie l’impresa — facendo intanto dimenticare i propri crimini in Georgia, in Cecenia, in Russia — di presentarsi come uomo di pace con la stessa disinvoltura con cui si presentava, l’estate scorsa e le precedenti, come l’atleta superman che stronca le tigri, le balene o i lucci giganti [e magari aggiungiamo, giusto per completare il ritratto del personaggio, che quando il presidente israeliano Katsav è stato condannato per violenza sessuale alquanto plurima, ha commentato ammirato: “Lui sì che è un vero uomo!” – senza ovviamente dimenticare questo].
Parlo dell’America esitante, timorosa, che abbiamo visto — nell’incredibile sequenza in cui entrarono in contraddizione il saggio e forte discorso di John Kerry [anche se io, a dire la verità, la mano sul fuoco sulla saggezza di uno che si sveglia dopo centomila morti, non so se ci metterei la mano sul fuoco] e quello, stranamente indeciso, di Barack Obama — assumere successivamente e quasi simultaneamente tutte le posizioni geopolitiche disponibili;
parlo dell’America che si fa debole senza ragione [sempre ammesso che sia vero, che lo fa senza ragione] e che lo stesso Putin, con la sua scandalosa lezione di morale democratica pubblicata sulle colonne del New York Times, si è concesso il lusso di andare a umiliare a domicilio.
Parlo della Corea del Nord o dell’Iran dove si avranno buone ragioni di pensare, ormai, che la parola dell’Occidente, le sue messe in guardia, le promesse fatte ai suoi alleati, non valgono niente:  sarà falso?
Imprudente? [Oddio, a voler essere appena appena un pelino pignoli, all’Iran è da più di dieci anni che vengono intimati ultimatum a raffica – ULTIMATUM ALL’IRAN -: davvero possiamo immaginarci che possa cominciare adesso a pensare che  le parole dell’Occidente valgano meno di zero?]
E gli stessi che avranno concesso ad Assad il permesso di uccidere s’irriteranno, quando saranno gli ayatollah a varcare la soglia del nucleare? Forse.
Ma il solo fatto che si possa pensarlo, il fatto che un qualsiasi islamista fanatico o un qualsiasi dittatore folle credano di poter godere, d’ora in poi, di un’impunità stile Damasco, costituisce nelle relazioni internazionali una fonte di malinteso, quindi d’instabilità, incomparabile con quello che sarebbe stato il colpo d’avvertimento militare programmato, poi abbandonato, dal Pentagono e dalla Francia [anche il più scalcinato maestrino supplente alla prima nomina sa che non c’è niente di più micidiale di una minaccia di punizione a cui non segue una punizione: evidentemente abbiamo a che fare con gente dalla competenza inferiore a quella di uno scalcinato maestrino supplente alla prima nomina].
Infine penso, nella stessa Siria, ai civili che ancora non sono stati uccisi, né messi in fuga dai bombardamenti e che si trovano più che mai stretti in una morsa: da un lato, l’esercito governativo, appoggiato dai suoi consiglieri russi, dai suoi ausiliari Hezbollah e dai suoi Guardiani della rivoluzione giunti da Teheran; dall’altro, i gruppi jihadisti che inevitabilmente addurranno a pretesto la dimissione dell’Occidente e si presenteranno, più che mai, con tutte le conseguenze che si possono immaginare, come l’unico scudo per un popolo allo stremo.

Nel vile sollievo che si percepisce quasi dappertutto all’idea che, qualunque siano le conseguenze, «si allontani la prospettiva dell’intervento armato», c’è un segnale che può solo far venire in mente odiosi ricordi.
Poiché la Storia ha più immaginazione degli uomini, supponiamo che Assad, inebriato da questa incredibile dilazione, commetta un nuovo «massacro di troppo»; o che un tragico contatore superi un altro record (150 mila morti? 200 mila?), improvvisamente ritenuto insopportabile dall’opinione pubblica che ormai decide sulla pace e sulla guerra; o che le ispezioni prendano una svolta drammatica [per esempio questa] di cui non si osa formulare lo scenario ma che obbligherebbe, stavolta, a una risposta e a un intervento militare.
Allora ci si ricorderà, fatte le debite proporzioni, di queste celebri e funeste parole:
«Per evitare la guerra, abbiamo scelto il disonore; in fin dei conti, avremo sia il disonore sia la guerra». [Infatti anche in Siria, come nella seconda guerra mondiale, l’intervento armato sarebbe stato da effettuare subito, alle prime notizie dei bambini rapiti torturati castrati e assassinati dal regime: sarebbe stato (quasi) pulito, rapido, avrebbe risparmiato quella mostruosa quantità di morti e mutilati e profughi e devastazioni che abbiamo quotidianamente davanti agli occhi. Ma quando fra la guerra e il disonore si sceglie il disonore, l’unico possibile risultato è quello di avere entrambi. E nella forma peggiore]. [E spacciare la propria vigliaccheria per amore per la pace è la peggiore delle ipocrisie]

E adesso andate a guardarvi questo

barbara

Piccola aggiunta dell’ultima ora: e, come sempre, mentre a Roma si discute Sagunto cade. Se poi oltre a commuovervi volete anche fare qualcosa di concreto, cliccate qui.