IL NUOVO MEDIO ORIENTE

Che si va sempre più chiaramente profilando.

Gli arabi: “I palestinesi ripetono gli stessi errori”

di Khaled Abu Toameh

Diverse fazioni palestinesi hanno esortato la leadership palestinese a ritirarsi dalla Lega Araba per protestare contro il rifiuto dei Paesi arabi di condannare la normalizzazione delle relazioni con Israele. All’inizio di questo mese, i ministri degli Affari Esteri della Lega Araba si sono rifiutati di approvare un progetto di risoluzione palestinese che condanna gli EAU per la loro decisione di fare pace con Israele.
I palestinesi hanno richiamato i loro ambasciatori negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein per protestare contro la firma degli accordi di pace tra i due Paesi del Golfo Persico e Israele. I palestinesi minacciano ora di ritirare i loro inviati da qualsiasi Paese arabo che faccia altrettanto e stabilisca relazioni con Israele.
Inoltre, diverse fazioni palestinesi hanno esortato la leadership palestinese a ritirarsi dalla Lega Araba per protestare contro il rifiuto dei Paesi arabi di condannare la normalizzazione delle relazioni con Israele. All’inizio di questo mese, i ministri degli Affari Esteri della Lega Araba si sono rifiutati di approvare un progetto di risoluzione palestinese che condanna gli EAU per la loro decisione di fare pace con Israele.
“Le risoluzioni della Lega Araba sono vincolate all’amministrazione americana sionista”, hanno asserito le fazioni in un comunicato. “La normalizzazione delle relazioni [con Israele] è un grosso tradimento della questione palestinese e una pugnalata ai sacrifici e al dolore dei palestinesi e degli arabi”.
Le minacce di ritirarsi dalla Lega Araba e di richiamare gli ambasciatori palestinesi dai Paesi arabi che stabiliscono relazioni con Israele hanno suscitato scherno e scatenato una raffica di commenti nel mondo arabo, in particolare negli Stati del Golfo. Il tema principale delle critiche è che i palestinesi non imparano dai loro errori.
Le critiche arabe, dirette principalmente contro i leader dei palestinesi, sono l’ennesimo segnale del crescente antagonismo tra i palestinesi e il mondo arabo. Di questo passo, i palestinesi potrebbero svegliarsi una mattina e scoprire di non avere più amici nei Paesi arabi.
Molti arabi hanno espresso indignazione per le minacce palestinesi, così come per gli attacchi quotidiani agli Emirati Arabi Uniti e al Bahrein. Tali attacchi includono le accuse secondo cui i due Stati del Golfo Persico hanno “tradito la Moschea di al-Aqsa, Gerusalemme e la questione palestinese” accettando di stabilire relazioni con Israele. Gli arabi rammentano altresì ai palestinesi le numerose opportunità che hanno perso quando hanno respinto un certo numero di iniziative e di piani di pace.
Il giornalista palestinese Khairallah Khairallah si è indignato del fatto che la cerimonia della firma degli accordi tra Israele, gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein alla Casa Bianca sia stata etichettata come un “giorno nero”.
Khairallah ha rilevato che i palestinesi fanno riferimento alla loro espulsione dalla Giordania avvenuta all’inizio degli anni Settanta, definendola “Settembre nero”. All’epoca, egli ha dichiarato, una fazione separatista palestinese con quel nome cercò di creare in Giordania uno Stato dentro lo Stato e di uccidere Re Hussein di Giordania. Il sovrano, dopo la sua sconfitta nel 1967 nella guerra dei Sei Giorni, aveva consentito all’OLP di istituire basi militari nel suo regno, presumibilmente per attaccare Israele. Ma quando i palestinesi cercarono di rovesciare il governo giordano Re Hussein li espulse dal territorio giordano e loro si rifugiarono in Libano. Lì parteciparono alla guerra civile iniziata nel 1975 e continuarono a lanciare attacchi terroristici contro Israele. Nel 1982, dopo che Israele guidò un’invasione in Libano, i palestinesi vennero nuovamente espulsi, stavolta in Tunisia.
“Cinquant’anni dopo ‘Settembre nero’ o come lo si voglia chiamare, non è cambiato nulla”, ha scritto Khairallah .

“I leader palestinesi si rifiutano di imparare dalle esperienze passate. Le organizzazioni armate palestinesi hanno reiterato l’esperienza della Giordania in Libano. Hanno svolto un ruolo nella distruzione del Libano [durante la guerra civile]. La questione palestinese ne avrebbe beneficiato se le organizzazioni palestinesi fossero riuscite nel 1970 a rovesciare Re Hussein?”

Khairallah ha osservato che l’ex leader dell’OLP Yasser Arafat commise un “grosso errore” nel 1990 quando prese una posizione a sostegno dell’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein, Paese che aveva ospitato pacificamente quasi mezzo milione di lavoratori palestinesi. Dopo che il Kuwait venne liberato dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti nel 1991, centinaia di migliaia di palestinesi, considerati traditori, furono deportati [traduzione errata dall’inglese “deport” che significa in realtà espellere] dal Kuwait e da altri Stati del Golfo.
“Yasser Arafat non ha imparato dalle esperienze di Giordania e Libano”, ha aggiunto Khairallah.

“Ci si aspettava che Abu Mazen [Mahmoud Abbas] avrebbe imparato dagli errori di Yasser Arafat e da quelli delle esperienze di Giordania e Libano, ma lui ha preso il peggio da Arafat. Mezzo secolo dopo ciò che i palestinesi definiscono ‘Settembre nero’ non è cambiato nulla. I palestinesi hanno ancora la capacità di commettere gli stessi errori.” (Al-Arab, 20 settembre 2020)


L’analista politico saudita Sami al-Morshid ha precisato che la leadership palestinese in passato ha rigettato un certo numero di iniziative e di piani di pace. Ogni volta che i palestinesi fanno questo, ha affermato al-Morshid, “perdono”.

“Purtroppo, i leader palestinesi ripetono gli stessi errori. Hanno respinto le iniziative di pace egiziane e giordane [con Israele] e hanno rigettato l’iniziativa di pace del presidente americano Bill Clinton [al vertice di Camp David del 2000]. In questi giorni, respingono l’iniziativa di pace del presidente Donald Trump e infine hanno rigettato le iniziative di pace degli EAU e del Bahrein”.

Lo scrittore iracheno Farouk Youssef ha affermato che il problema dei palestinesi è che i loro leader non vogliono uno Stato palestinese. “I palestinesi non sono riusciti a creare il loro Stato”, ha osservato Youssef.

“I palestinesi non sono riusciti a stabilire il loro Stato. Hanno fallito perché non volevano crearlo. Qui mi riferisco ai leader politici, alcuni dei quali insistono ancora nel ripetere frasi rivoluzionarie. La creazione di uno Stato palestinese sarà un peso per i leader palestinesi e impedirà loro di praticare la corruzione. (…) L’Autorità Palestinese non è più adatta a rappresentare il popolo palestinese.” (Al-Arabiya, 19 settembre 2020)

Il giornalista egiziano Imad Adeeb ha scritto che se lui fosse stato al posto della leadership palestinese avrebbe preso le distanze dal Qatar, dalla Turchia e dall’Iran. Adeeb ha inoltre consigliato ai leader palestinesi di evitare insulti e calunnie nei confronti degli arabi:

“Se fossi stato uno dei leader palestinesi, avrei abbandonato l’intransigenza politica e l’uso di insulti, di calunnie e di un linguaggio finalizzato all’istigazione. (…) Se fossi stato al posto della leadership palestinese, avrei approfittato dell’iniziativa di pace degli EAU. Se fossi stato al posto della leadership palestinese, non avrei giocato al gioco del Qatar, della Turchia e dell’Iran contro i Paesi arabi moderati.” (Al-Watan, 8 settembre 2020)

Lo scrittore saudita Yusef al-Qabalan ha altresì accusato i leader palestinesi di aver respinto ripetutamente negli ultimi decenni le iniziative di pace. Rilevando che i palestinesi non sono riusciti a trarre vantaggio dall’Iniziativa di pace araba, adottata nel 2002 dai leader arabi, al-Qabalan ha scritto:

“La scelta realistica da parte dei leader palestinesi è stata quella di attivare a livello internazionale quell’iniziativa araba. Cosa è successo? I leader palestinesi hanno accolto le iniziative di pace con la retorica del tradimento e con slogan che non approdano a nulla. I leader palestinesi si sono rivolti ai trafficanti della loro questione, come l’Iran, la Turchia e il Qatar, e hanno perso la loro carta migliore, che è quella dell’unità nazionale. I leader palestinesi non sono riusciti a investire nelle opportunità. Non sono riusciti a prendere decisioni strategiche e hanno [piuttosto] preferito stringere un’alleanza con l’Iran.” (Al-Riyadh, 18 settembre 2020)

Il clerico islamico degli EAU, Wassem Yousef, rivolgendosi ai palestinesi e ad altri arabi che non accettano la pace con Israele, ha scritto su Twitter:

“Israele non ha distrutto la Siria; Israele non ha bruciato la Libia; Israele non ha rimpiazzato la popolazione egiziana; Israele non ha distrutto la Libia e Israele non ha fatto a pezzi il Libano. Prima di incolpare Israele, voi arabi guardatevi allo specchio. Il problema è dentro di voi.”

Intanto, i leader palestinesi ignorano i messaggi e i consigli dei loro fratelli arabi. Ai leader palestinesi in Cisgiordania e a Hamas nella Striscia di Gaza non piace che si ricordino i loro errori. Inoltre, non sono disposti ad accettare alcun consiglio, anche quando tali moniti provengono dai Paesi arabi che hanno versato loro miliardi di dollari. Ovviamente, i principali perdenti sono ancora una volta i palestinesi, i quali stanno rapidamente perdendo il sostegno di un crescente numero di arabi.


Khaled Abu Toameh è un pluripremiato giornalista [arabo, ndb] che vive a Gerusalemme. È Shillman Journalism Fellow al Gatestone Institute.(Gatestone Institute, 30 settembre 2020 – trad. di Angelita La Spada)

E non dimentichiamo una cosa estremamente importante: ogni stato in più che stabilisce rapporti di collaborazione con Israele, è uno stato in meno che finanzia il terrorismo palestinese; quando lo avranno fatto tutti, e a mantenere in vita il terrorismo resterà unicamente l’Europa (vale a dire le nostre tasche; teoricamente anche l’Iran, che però ormai sta implodendo), i palestinesi saranno costretti ad accettare finalmente, dopo un intero secolo, l’idea di costruirsi uno stato e guadagnarsi da vivere come chiunque altro al mondo.

E anche di tutto questo, grazie Trump, e 1493 (da oggi) di questi giorni.

E a proposito di collaborazione, questo duetto israelo-emiratino non sarà proprio il massimo in fatto di qualità, ma essendo il primo della storia vale la pena di salutarlo con gioia.

barbara

VENT’ANNI FA, DI QUESTI GIORNI

Vent’anni fa, di questi giorni, andava in scena l’orrenda farsa di Oslo, che ha portato un’incredibile impennata del terrorismo palestinese con migliaia di morti e decine di migliaia di feriti e invalidi da entrambe le parti, la distruzione della società palestinese, il lavaggio del cervello a partire dall’età dell’asilo (come ampiamente documentato in questo blog) e una spietata persecuzione delle comunità cristiane di Gaza e Cisgiordania, che ha portato alla loro quasi totale scomparsa. La drammatica impennata del terrorismo come diretta conseguenza degli accordi di Oslo risulta chiaramente da questa tabella
oslo1
Interessante poi osservare in quest’altra tabella
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l’andamento del terrorismo palestinese in funzione dei diversi governi israeliani, che dimostra meglio di qualunque discorso quanto sia vero che i pacifisti sono in assoluto i peggiori nemici della pace (e l’eventualità che qualcuno di loro possa essere in buona fede, lungi dall’essere un’attenuante è, al contrario, la peggiore delle aggravanti).
Vi propongo poi una terza tabella, che piacerà sicuramente a tutti coloro che si preoccupano costantemente di precisare quanti, fra i morti, sono civili (volendo, magari, si potrebbe far presente che non esiste la “divisa da terrorista”, dal momento che la finalità del terrorista è appunto quella di terrorizzare, facendo arrivare la morte da dove nessuno se l’aspetta, ma chi sta a badare a questi dettagli)
Summary
E infine andate a rileggere questo lucido documento di Khaled Abu Toameh, prezioso e coraggioso giornalista arabo israeliano.

barbara