UNGHERIA AGGIORNAMENTO

Ieri sera sono stata a cena con la ragazza e suo marito: dopo mezzo anno di lavoro hanno avuto una settimana di ferie, e l’hanno usata per venire a sistemare un po’ di cose lasciate indietro al momento della partenza, e vedere un po’ di amici e parenti.
La situazione, lì, appare così stabile e solida che, dopo solo pochi mesi, hanno deciso che è arrivato il momento di fare un figlio, cosa impensabile quando erano qui. Lui poi ha detto che ha diversi amici ebrei, e da nessuno ha mai sentito parole di preoccupazione o inquietudine, né, parlando con la gente, gli capita di cogliere manifestazioni di antisemitismo.
Infine ne ho approfittato per togliermi una curiosità: se fanno lo stesso lavoro nella stessa azienda, come mai lui guadagna molto di più? Spiegazione semplicissima: lei fa otto ore al giorno cinque giorni la settimana, lui ne fa undici e lavora anche il sabato. E mi è piaciuta molto questa possibilità di scegliere l’orario di lavoro in base alla propria energia, alla propria resistenza, ai propri impegni (lei il pomeriggio deve andare a prendere il bambino a scuola, ha da fare in casa eccetera).
Magari, per carità, non sarà proprio un paradiso, ma a loro, venendo dall’Italia, è sembrato proprio quello.

barbara

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DUE PAROLE

Da lunedì mattina a giovedì sera sono stata fuori. Giovedì sera sono rientrata con l’angelo custode che mi ha assistita per il trasloco, giovedì sera e tutto venerdì abbiamo lavorato a imballare cose (in aggiunta alla quindicina di valigie che già avevo riempito io); sabato mattina sono arrivati quelli del trasloco e abbiamo lavorato fino alle quattro del pomeriggio di domenica. Poi siamo partiti e siamo arrivati qui alle undici di sera. Lunedì mattina in piedi alle sei e mezzo, lavoro ininterrotto fino all’una di notte, ieri in piedi alle otto, a mezzogiorno gli operai se ne sono andati e io ho continuato a lavorare con l’angelo custode fino alle due e mezza, quando l’ho accompagnato alla stazione. Sono tornata qui, un po’ di computer, una dozzina di valigie e cartoni vuotati, telefonata all’idraulico, quando finalmente dal caos sono emersi gli ugelli da gas, per sostituirli a quelli da bombola, corsa a un negozio di casalinghi per un paio di cose urgenti, corsa al supermercato appena in tempo prima che chiudesse, un boccone alle dieci e mezza quando sono riuscita a scovare una padella e la bottiglia dell’olio (i piatti no, ho mangiato su un piatto da portata, l’unico che sono riuscita a trovare, e bevuto in un bicchiere di carta), e sono andata a letto all’una e tre quarti. Adesso mi restano ancora un centinaio di cartoni borse e valigie ecc. da svuotare, pulire tutto a fondo e poi sono a posto.
Io sto bene. Sono felice. Sono piena di energia. E vi lascio con uno spettacolo che ha a che fare con ciò che ho davanti agli occhi dal posto in cui mi trovo in questo momento.


barbara

HALLELUYAH

Dal coro dell’esercito di difesa israeliano (Tzahal-IDF)

E alleluia anche per gli eroici boicottatori antiisraeliani, che sono finalmente riusciti a vincere la loro coraggiosa battaglia contro la SodaStream: l’impianto di Ma’ale Adumin, in “territorio occupato” verrà spostato. E 900 lavoratori palestinesi perderanno il lavoro. Novecento famiglie palestinesi perderanno la loro fonte di sostentamento, ma cosa sono queste bazzecole di fronte alla grande vittoria contro il sionismo?

barbara

E ANCORA

E ancora camminare, per vedere le meraviglie del parco archeologico

e arrampicarmi, per vedere le altre meraviglie lassù

e percorrere strade assolate per vedere il mare, ancora il mare, l’eterno mare dall’alto.




E ho lavorato (sì, anche questo!)

(sono orrenda, lo so, quindi risparmiatevi pure la fatica di dirlo)
E ho riso molto, a qualche volta perfino sorriso, e a volte pianto, di commozione, di emozione, e incontrato visi amici,

e mangiato un sacco di cose buone e parlato e ascoltato e visitato coloratissimi mercati e viaggiato e poi ancora (oh sì, ancora!) notti di musica,

un immortale Luigi Tenco, un imprescindibile Battisti, un ineludibile tocco di Dik dik, l’immancabile cazzeggino che fa tanto bene alla salute…
E poi l’ultima sera, e i canti organizzati per me che me ne andavo, conclusi naturalmente (naturalmente!) con il solito inno, e la bimba più bella del mondo con le manine a conca piene di gelsomini come dono d’addio, e poi baci e abbracci, mi raccomando, ritorna, sì sì, ritorno, altroché se ritorno…
(E la volta che la caviglia mi faceva così male che anche col bastone non riuscivo a camminare, e mi sono aggrappata al braccio di lei e poi lei è scivolata su una pozza di fango e siamo rimaste aggrappate tutte e due al mio bastone, in bilico, fra tutte e due, su una zampa e mezza… e la volta che non trovavo più la stanghetta degli occhiali e poi mi è stata trovata infilata nell’orecchio… e il Poeta dell’Ortigia che ogni tanto mi arrivava con una nuova poesia, ogni volta più erotica, a me dedicata… e l’abbraccio all’aeroporto col groppo in gola… Ma tanto ci torno, il volo è già prenotato, ormai non manca più molto)

barbara