RIPRENDO LA TELENOVELA

Quella dell’acqua in camera e del padrone di casa eccetera. Che alla puntata precedente si concludeva così:

E alla prossima pioggia…

Ecco. L’asfaltista è venuto e ha messo un po’ di guaina intorno a ciascuno dei due bocchettoni. Una settimana dopo è piovuto per alcune ore, e mi si è allagata la camera. Con nuovi buchi in aggiunta a quelli precedenti. L’ho visto quando sono entrata per andare a letto e mi è toccato ritirare fuori di corsa gli asciugamani e stenderli per terra e secchi e catini e tutto l’armamentario. E le macchie di umido sul soffitto ulteriormente allargate e l’intonaco con bolle e crepe, e quando ha smesso di piovere giù acqua ha attaccato a piovere giù intonaco. La mattina dopo ho chiamato il padrone di casa, che ha detto che avrebbe chiamato subito l’amministratore e lo avrebbe fatto venire da me insieme all’asfaltista. Dopo una settimana ho richiamato per sentire a che punto eravamo. Ho aspettato, dice lui, perché in tutti questi giorni c’è sempre stato il sole e anche per i prossimi giorni è previsto bel tempo, e volevo aspettare che piovesse per vedere cosa succede. E io ho cominciato a inquietarmi e agitarmi in pelino. Poi ha detto, Lei, signora Mella, deve essere buona. È stato lì che ho leggermente perso il controllo; tre ore e mezza dopo mi faceva ancora male la gola. Oggettivamente, quando mi incazzo sono molto sgradevole, e lui evidentemente non voleva rischiare di riavermi nelle orecchie un’altra volta incazzata; mezz’ora dopo mi ha richiamata per dirmi che nel pomeriggio si era impegnato a venire di nuovo l’asfaltista (il cialtrone dell’altra volta, quello che ha fatto la copertura tre anni fa e un anno e mezzo fa avevo già le macchie sul soffitto; quello che “ogni paio d’anni, quando piove forte è normale che succeda”, da cui si deduce che, primo, è destino ineluttabile che con un isolamento fatto da lui, ogni volta che piove forte l’acqua passi dalla terrazza alla stanza sottostante, secondo, che dopo che l’acqua ha aperto una mezza dozzina di buchi, poi i buchi si chiudono da soli e per un paio d’anni l’acqua non passa più; quello che ha risolto il problema e alla prima pioggia mi sono ritrovata con la camera allagata). Non è venuto, e il giorno dopo, benché fosse festa (il primo novembre), il vecchio ha mosso mari e monti e poi mi ha chiamata per dirmi che venerdì mattina sarebbe venuto l’altro asfaltista, quello che era venuto a vedere la situazione la prima volta. Naturalmente adesso si riscateneranno i condomini che dovranno pagare la loro parte, ma a quanto pare preferisce affrontare l’ira di una decina di condomini toccati nel portafogli che la mia. Poi nei giorni scorsi è piovuto e l’acqua non mi è scesa. Piccola nota a margine: dato che prima delle sei, sei e mezza non mi addormento, e il tizio sarebbe sicuramente venuto la mattina presto, la notte sono scesa ad attaccare sotto il campanello un bigliettino con su scritto “Asfaltista: suoni forte se no non mi sveglio!” L’asfaltista ha avuto pietà, e si è fatto aprire e dare la chiave della terrazza da qualcun altro. Poi, essendo proprio sopra la mia testa, a partire dalle sette e mezza ho sentito lavorare di gran lena, ma almeno mi ha risparmiato di alzarmi dal letto.

Già che siamo in tema di aggiornamenti, vi informo che ho fatto i raggi alla vertebra, e la situazione è ulteriormente peggiorata: l’avvallamento è aumentato (stronza). Poi dovrò anche fare un piccolo intervento. Avete presente l’alluce valgo? È quella cosa che viene ai comuni mortali. Naturalmente nessuno di voi si immagina che io sia una comune mortale, vero? E infatti non mi è venuto l’alluce valgo: mi è venuto il mignolo valgo. Un po’ stortino, fin dove arrivo a ricordare, l’ho sempre visto: stortino carino; simpatichino, anche. Ma adesso mi sono accorta che si sta proprio stendendo, e non voglio arrivare come quelle con l’alluce completamente di traverso sopra o sotto le altre dita, sicché quando, fra un mese, andrò a fare i nuovi raggi per la vertebra, li farò anche ai piedi e poi si farà l’interventino. L’ortopedica (la mia ortopedica d’oro), è d’accordo, e spero che mi operi lei.

Poi c’è un’altra grossa grossa grossa rogna, ma quella, se non si risolve, la scriverò a parte, perché voglio che la facciate girare e che la leggano almeno dodici miliardi di persone.

E visto che qua si sta praticamente scatenando la fine del mondo, regaliamoci almeno una fine del mondo… profumata.

barbara

VI PIACE L’ACQUA? VI PIACE RAVEL?

Sì, manca il gran finale, che è la cosa migliore, ed è un vero peccato, ma è tanto carino che ve lo propongo lo stesso.

E già che ci sono – crepi l’avarizia! – vi rimetto anche questo.

E poi questo.

E non poteva mancare questo.

C’è stato qualcuno che, a suo tempo, mi aveva perfino proibito di pronunciare il nome, sia dell’autore che dell’opera, sostenendo che porta sfiga. Bene, mi auguro con tutto il cuore che con questa quadruplice rappresentazione gliene arrivi addosso quanto basta a restituirgli almeno un frammento di ciò che si merita (abbiate pazienza per questa piccola digressione personale, ma bisogna sempre cercare di unire l’utile al dilettevole)

barbara