A MOMENTI MI FACEVANO SECCA UN’ALTRA VOLTA

Di nuovo sulle righe. L’auto era lontana, e quindi ho cominciato ad attraversare. Che in realtà si dovrebbe fermare anche se fosse vicino, tanto più che in pieno centro uno non dovrebbe andare a una velocità tale da non potersi fermare in un paio di decine di metri, ma dopo le drammatiche conseguenze dell’ultima volta che mi sono fidata dell’altrui civiltà, che a quattro anni di distanza ogni tanto scopro ancora qualche nuovo danno permanente, precedentemente occultato dalla gravità degli altri, preferisco non contarci troppo. E dunque questo era lontano, e io parto; non mi ero resa conto, proprio a causa della lontananza, che viaggiava a velocità folle; arrivata a metà strada, quindi non più di due-tre secondi, mi sono resa conto che mi stava piombando addosso, senza minimamente accennare a rallentare. Con uno scatto che se ero alle olimpiadi il podio non me lo toglieva nessuno sono schizzata via per l’altra metà della strada, e ho sentito dietro di me lo spostamento d’aria, tanto mi è passato vicino, sicuramente non più di qualche decina di centimetri. Adesso mi viene da pensare che se avessi avuto una pistola, avrei sparato, e non alle gomme, ma in realtà ero talmente scioccata che non ne avrei fatto niente. Però avrei fatto bene a sparargli: visto che quello prima o poi ci riesce a far fuori qualcuno, tratterebbesi di legittima difesa comune preventiva.
Vabbè, godiamoci questa nostra vecchia gloria, a cinquantotto anni dalla scomparsa.

barbara