LE MIE AVVENTURE IN TERRA D’ISRAELE

E la prima che devo citare è quella con la matematica. Il mio amore per la matematica risale alla prima infanzia e devo dire che è stato, per fortuna, un amore discretamente ricambiato. E dunque succede che alla prima delle nostre uscite serali si prende chi una cosa e chi un’altra e poi alla fine si chiede il conto, sul quale va calcolata la mancia del 10% e, per non complicarci la vita coi calcoli individuali, si divide in parti uguali tra i presenti. Uno tira fuori la calcolatrice, fa il conto e dice: “25 shekel”. Io immediatamente dico no, vengono solo 3 shekel di mancia, dobbiamo metterne 27. Rifà il conto, viene di nuovo 25, io insisto, qualcuno dice che però forse effettivamente ho ragione io, e alla fine anche la calcolatrice ammette che è così. Le volte successive è stato deciso che era meglio lasciar fare i conti a me, ma ugualmente qualcuno, non fidandosi troppo, prendeva la calcolatrice, e mentre quello stava digitando il totale io davo il risultato – e dopo che al totale aveva aggiunto il dieci per cento e poi diviso per il numero di presenti, si confermava che il mio calcolo era esatto. E queste sono soddisfazioni, lasciatemelo dire.

La scalata. Prima vi mostro la foto nuda
scalata 1
poi quella con la freccia che indica il punto di passaggio.
scalata 2
Nella prima parte ci sono quei gradini scavati nella roccia che rendono la salita abbastanza agevole, ma nella parte più in alto ci sono solo i massi, e ancora peggiore è la parte che non si vede, mentre migliora un po’ nella discesa
scalata 3
Considerando che questo viaggio è stato la mia prima uscita “tosta” dopo l’incidente di gennaio e con vari segni dell’incidente ancora presenti in tutto il corpo, direi che non mi posso lamentare delle mie prestazioni.

Poi c’è stata la traversata del mar Rosso. Sono stata un po’ meno brava di Mosè, e non sono riuscita a farlo aprire del tutto, come potete vedere,
mar Rosso
ma insomma alla fine sono riuscita comunque ad approdare.

E concludo con gli incontri ravvicinati di un tipo che è meglio non prendersi troppa confidenza perché potrebbe anche andare a finire non troppo bene.
gatto
barbara

VEDERE CON LA MENTE

Emma Castelnuovo: 12 dicembre 1913 – 13 aprile 2014

“Emma Castelnuovo, la matematica che vedeva con la mente”, di Michele Emmer

«Nel 1932 mi iscrivo all’Università, matematica e fisica: Ero sempre andata male in matematica: ho avuto per gli otto anni di scuola secondaria un insegnamento formale e ripetitivo. Mi iscrivo a matematica e fisica con l’idea di passare a fisica: dopo un anno, sono passata a matematica. Nel 1934-35 al 3° anno seguo il corso di Federico Enriques. Ho ancora i quaderni di appunti, anche se era impossibile prendere appunti. Il nostro era un continuo esercizio a vedere con la mente». Chi scrive queste parole ha avuto Enriques come zio, Guido Castelnuovo come padre, due dei più importanti matematici italiani del novecento, ben noti nel mondo. Emma Castelnuovo, che di lei si tratta, ha avuto una vita piena di interessi e di idée. Una vita attivissima che si è interrotta a 100 anni domenica 14 aprile.
Raccontava Emma: «Nel 1938 fu proibito in Italia, ai bambini, ai ragazzi, ai giovani ebrei di frequentare le scuole pubbliche e l’università. E fu proibito, naturalmente, ai professori ebrei di insegnare. Nelle grandi città come Roma, Milano fu organizzata una scuola ebraica elementare e secondaria. Gli insegnanti erano di ruolo, allontanati dalle scuole pubbliche; io ero fra questi: avevo vinto il concorso nell’agosto del ’38, e avevo perso il posto pochi giorni dopo». Negli anni 1941-43 a Roma funzionò una università clandestina in cui insegnarono diversi matematici.
Una delle grandi idée di Emma Castelnuovo è stata quella di far «vedere con la mente» il maggior numero di persone. «L’obiettivo del libro è quello di far capire qualcosa di matematica e anche qualcosa del modo di ragionare del matematico a chi ha frequentato, e anche male, la scuola dell’obbligo». Ha scritto nella presentazione del suo libro Pentole, ombre, formiche: in viaggio con la matematica (La Nuova Italia, 1993). Un viaggio «per soddisfare le curiosità partendo da qualche teoria suggerita da problemi di pentole, da osservazioni sulle ombre, e da riflessioni fatte da una formica pensierosa». Con lo scopo, che è stata da sempre la missione di Emma, di «abituare i ragazzi alla ricerca autonoma, proponendosi di svilupparne le possibilità di osservazione, l’intuizione, il senso critico, e, in generale, alcune fondamentali attitudini di pensiero. Ciò è particolarmente utile nella vita di oggi che, diventando sempre più complicata, rischia di non essere compresa da una larga massa di persone, in tal modo relegate a un atteggiamento puramente passivo». Parole scritte nel 1975 nella presentazione di quel libro straordinario Matematica nella realtà (Con Mario Barra, Bollati Boringhieri) che raccoglieva i materiali delle prime mostre di matematica realizzate da Emma Castelnuovo nell’aprile del 1974 alla scuola media Tasso di Roma.
Ecco che cosa rispondeva anni fa alla domanda su a che cosa serve la matematica nella società: «Mi sembra una domanda assurda, lo sappiamo benissimo che serve moltissimo, però l’insegnamento della Matematica è rimasto molto arretrato. Direi che l’Italia, per quello che riguarda l’insegnamento della Matematica nella scuola media è fuori di dubbio sia stata all’avanguardia per i programmi del ’79. Quei programmi sono ben noti perché sono dei programmi non specifici, non dettagliati, ma dalle idee larghe. A qualche insegnante possono rimanere difficili proprio perché non ci sono i dettagli, ad altri, agli insegnanti aperti, riescono belli e interessanti proprio perché sono aperti e uno può insegnare come vuole. L’Italia, dobbiamo tutti riconoscerlo, ha sempre avuto una grande libertà nella scuola secondaria e uno può fare, e infatti l’ho fatto, le pazzie che vuole. Comunque, oggi come oggi, quello su cui si deve insistere a mio avviso è la fantasia che occorre per fare il matematico, perché, con i mezzi formidabili che abbiamo, ci sono tante, a volte troppe, informazioni e bisogna saperle scegliere, e ci vuole anche il posto per l’intuizione e la fantasia del matematico». Senza grandi proclami, senza alte grida e facili entusiasmi Emma Castelnuvo si è da sempre proposta di far comprendere come si può «vedere con la mente». L’utopia di credere nelle capacità dell’umanità tutta. E sappiamo quanto bisogno abbiamo di utopie. Addio Emma.

L’Unità 17.04.14

Chi fosse interessato a saperne di più su questa straordinaria persona, può andare a leggere qui.
Emma Castelnuovo
barbara