E IL VAMPIRO HA MORSO ANCORA

e la giugulare, ormai semivuota, si sta afflosciando. Di cose da dire e citare ne avrei da qui all’eternità, ma per oggi mi accontento di questi due importanti articoli.
Le immagini che troverete inserite negli articoli, sono prese dalla rete e inserite da me
, e lo stesso vale per i video.

Così il Palazzo e i media complici cercano di screditare la protesta: i ceti invisi alla sinistra diventano fascisti e camorristi

È in atto un processo di cinesizzazione: i nuovi ultimi, piccoli imprenditori, bottegai e filistei invisi alla sinistra, non possono nemmeno lamentarsi. A Napoli, a Roma scendevano in piazza, miti anche da spaventati, da esasperati, ma con la complicità dell’informazione organica conviene dire che ogni protesta è infiltrata dalla delinquenza organizzata e dai fascisti, mai da altre forme. La sinistra sovversivista che sostiene le rivolte del Black Lives Matter in America, qui tiene i dimostranti in sospetto di criminali, di carogna e vuole sparargli addosso

L’infiltrazione è la strategia del potere quando vuole bloccare il malcontento. Ce la ricordiamo, noi figli del secolo scorso, avevamo imparato a sgamarli subito i personaggi targati alle manifestazioni sul terrorismo, la buonanima di Cossiga teorizzava apertamente la sedizione inscenata per poter domare quella vera. Serve a paralizzare la protesta ma, prima e meglio ancora, a ritorcerla, a strumentalizzarla. Roba da professionisti, ma l’hanno imparata subito gli avventizi attuali, che possono dire: avete visto, non siete affidabili; tumulti a Napoli, tumulti a Roma e noi chiudiamo tutto; lo facciamo per voi, per tenervi in sicurezza. È un colpo basso e lo sanno e lo sappiamo: a Napoli, a Roma scendeva in piazza la gente comune, i bottegai e i precari a vita, miti anche da spaventati, da esasperati, ma conviene dire che erano tutte escandescenze fasciste e camorriste. La verità essendo che in ogni adunata c’è una quota fisiologica di mattocchi o di provocatori e anche a Napoli, a Roma, a quelli di Forza Nuova si saldavano gli altri balordi dei centri sociali e la manovalanza delle famiglie di malaffare. A Napoli, poi! Dove i centri sociali sono tenuti in palmo di mano dal sindaco De Magistris che ha fatto assessora una di loro e di fronte allo spettacolo dei Masanielli magari si leccava i baffi.

e a proposito di infiltrati

Bello, vero?

Ma come la mettiamo col piazzale di Montecitorio, blindato ai cittadini e perfino agli operatori dell’informazione già sere prima degli scontri napoletani e romani, come ha fatto vedere Barbara Paolombelli? La mettiamo che il Potere – per una volta lasciatecelo identificare con la retorica maiuscola, pasoliniana – il Potere sa di essere inviso ai cittadini, per quanto l’informazione organica propali il contrario, e si premunisce; sa che le misure assurde, grottesche in gestazione potranno scatenare autentiche rivolte e agisce per neutralizzarle e per dirottarle.
C’è una tecnica del colpo di stato, ma anche una tecnica dello stato che colpisce, che protegge se stesso. Oggi la tecnica è elementare, sta in questo: dire che ogni protesta è infiltrata dalla delinquenza organizzata e dai fascisti – mai da altre forme. La sinistra sovversivista che sostiene le rivolte del Black Lives Matter in America, qui tiene i dimostranti in sospetto di criminali, di carogna e vuole sparare sulla feccia, come dice quell’esponente piddino.

occhio però, che a mandare le forze dell’ordine per sparare potrebbe andare a finire così

e per voi potrebbe non mettersi troppo bene

Annuncia la titolare del Viminale, la Lamorgese degli sbarchi incontrollati: sono pronta a militarizzare tutto il Paese.

Segnali preoccupanti, che l’informazione controllata non raccoglie e, se li raccoglie, è per legittimarli, per propagandarli. Il ministro Speranza va da Fazio a gettare il suo ballon d’essai, quasi a far intendere che si potrebbe mandare la polizia politica casa per casa, contando sullo spionaggio diffuso. Com’è ovvio ci rimette la faccia ma niente paura, c’è pronto lo Scanzi non più antipiddino il quale lo ospita nel suo piccolo talk show, gli stende rossi tappeti d’amore.

Ai tempi si chiamava collaborazionismo, oggi conviene dire senso di responsabilità. Come i testimonial del Covid, cantanti, sportive, perfino politiche in fama di gossippare che annunciano orgasmiche: anche io sono positiva! Sono spontanee o ispirate simili pagliacciate? Lo sanno o non lo sanno che così facendo contagiano di isteria somatizzante migliaia di anime semplici? Ma sì, ma quante storie, l’importante è esserci, mettersi in mezzo, ci può sempre scappare un affare, la logica influencer ha contagiato anche loro, ha contagiato tutti.
Il ceto medio che fu, la borghesia mercadora sempre in fama di meschina e farabutta, non ha più voce in capitolo; se scende in piazza la confondono coi fascisti e i mafiosi, se protesta in televisione la prendono in giro, la zittiscono. Pierluigi Bersani, che proviene dal PCI, ha fatto capire senza timor di vergogna che non meritano alcun sostegno perché tanto sono più o meno tutti evasori. Il governo che chissà perché si ostinano a definire rosso-giallo quando è semmai rosso antico, cambogiano o socialfascista, per l’intera filiera produttiva ha stanziato l’elemosina di 6 miliardi e il Pd è chiaramente per un atteggiamento punitivo, basta sentirli parlare. E più ci si sposta all’estrema e più si avallano misure concentrazionarie: chi è che spalleggia senza scrupoli le trovate devastanti e repressive di Conte? La sinistra fantasma delle sigle evanescenti di Liberi e UgualiSinistra e Libertà.
È in atto un processo di cinesizzazione, o, come diceva il Mussolini proveniente dal socialismo massimalista rivoluzionario: “Tutto nello stato, nulla al di fuori dello stato, niente contro lo stato”. Ma lo stato è in braghe di cartone e i soldi dell’Europa non arriveranno. I nuovi ultimi, i piccoli imprenditori, i bottegai e filistei invisi alla sinistra, e purtroppo anche alla destra romantica e parolaia, muoiono senza potersi neppure lamentare, ma solo chi ci è passato sa che abbassare una saracinesca per l’ultima volta non è la morte di un’attività ma della propria vita, dei propri sforzi, delle speranze, della fatica, della libertà di una vita.
Max Del Papa, 26 Ott 2020, qui.

Una Caporetto sanitaria, economica, giuridica. Ma ora guai a farsi tentare da “governissimi”

Che il governo fosse allo sbando, del tutto inadeguato ad affrontare questa emergenza, noi di Atlantico Quotidiano l’avevamo ben chiaro già dal marzo scorso [beh, non solo voi, ma chiunque avesse occhi da vedere, orecchie da sentire e neuroni da connettere]. Che l’uso, anzi l’abuso dei Dpcm fosse una deriva pericolosa, uno strappo allo stato di diritto e alla dinamica democratica, anche. Sulla comunicazione irresponsabile di Palazzo Chigi siamo tornati più volte. Ma tutto si sta ripetendo.

Sì, ma non proprio proprio uguale:

La linea dello scaricabarile sugli italiani non cambia: il governo è capace solo di scaricare l’emergenza su cittadini e attività economiche, cioè sulla sfera privata, prima imputando loro l’aumento dei contagi, poi disponendo obblighi e divieti, mentre continua a dimostrarsi totalmente incapace di occuparsi di ciò di cui è responsabile: la sfera pubblica. Le misure contenute nell’ultimo Dpcm – il terzo in dieci giorni! – ne sono la prova. Dopo nemmeno un mese di risalita dei contagi, il sistema sanitario (e di protezione civile) si trova nuovamente del tutto impreparato dinanzi a ciò che era ampiamente e da tutti previsto, nonostante il governo abbia avuto 5-6 mesi di tempo per rafforzarlo e riorganizzarlo.
Quello che andava fatto, e non è stato fatto, è sotto i nostri occhi

e oggi, a differenza della primavera scorsa, è sotto gli occhi dei cittadini, aumentandone l’esasperazione. Non sono state aumentate a sufficienza le terapie intensive né create strutture temporanee idonee a ospitare malati Covid; non è stato potenziato a sufficienza il personale negli ospedali e nelle Asl, per cui l’esito dei test non è ancora tempestivo come dovrebbe, il tracciamento dei contatti è lento ed è andato subito in tilt; non è stato potenziato il trasporto pubblico locale né sono stati implementati test rapidi per le scuole; non esistono protocolli per seguire nelle loro case i pazienti meno gravi, che invece vanno a intasare gli ospedali con ricoveri al 20-30 per cento non necessari.
Ad agosto, ricorderete, la telenovela del bando per i banchi a rotelle… Non sapevamo, all’epoca, che il bando per le nuove terapie intensive sarebbe arrivato solo a ottobre. E solo sabato scorso, 24 ottobre, la Protezione civile si è degnata di far partire i bandi per 1.500 unità di personale medico e sanitario e 500 addetti amministrativi a supporto del contact tracing.
Insomma, un disastro. Il conto, salato, è arrivato con il Dpcm di ieri a cittadini e imprese. Subdolamente: un inizio di lockdown senza chiamarlo lockdown.
Misure adottate con l’unico scopo di far vedere che il governo sta facendo qualcosa, purchessia. Il loro impatto sulla diffusione del virus sarà probabilmente trascurabile, visto che non sono supportate dai dati dei contagi nelle attività che si vanno a chiudere e limitare.

Si tratta quindi di misure prive di logica, ragionevolezza e proporzionalità, principi cardine che dovrebbero guidare le decisioni quando sono in gioco limitazioni così profonde delle libertà fondamentali. Esiste una stima dei contagi avvenuti nei locali di quelle attività, nelle ore in cui saranno obbligate a chiudere? Una rapida verifica si potrebbe fare: quanti ristoranti e locali sono stati chiamati dalle Asl per risalire ai contatti di un positivo tramite i loro registri? L’emergenza Covid sembra ormai autorizzare in astratto qualsiasi limitazione di diritti che, al pari della salute, sono tutelati dalla Costituzione. E per di più, con atto amministrativo, non avente forza di legge.
Bar e ristoranti, piscine e palestre, cinema e teatri, che in questi mesi hanno investito tempo e denaro per adeguare i loro locali, applicato i protocolli, insomma si sono preparati a tenere duro, rispettando le regole e accettando di dover comunque perdere clienti e fatturato, ora sono costretti di nuovo a chiudere da un governo che invece non ha fatto la propria parte, li ha (e ci ha) traditi.

Ieri il presidente del Consiglio Conte ha assicurato che le “misure di ristoro” per i titolari delle attività interessate dalla chiusura saranno in Gazzetta Ufficiale “già martedì” [con potenza di fuoco, immagino]. Ma quanto? Entro quando? In che forma? Con quali criteri? Ha parlato addirittura di accredito in conto corrente. Ma se si può fare oggi, perché non si è fatto la primavera scorsa?
Il ministro dell’economia e delle finanze Gualtieri ha parlato di indennizzi “entro metà novembre” per 350 mila aziende, credito di imposta sugli affitti, eliminazione della rata Imu, cassa integrazione per i dipendenti e 1.000 euro per i collaboratori.
Sono evidentemente consapevoli che la rabbia sta montando. Ma quale residua credibilità hanno, visto che le “misure di ristoro” promesse nei mesi scorsi, e introdotte con il “Decreto Agosto”, convertito in legge il 13 ottobre, non sono ancora arrivate?
Il Paese è una pentola a pressione pronta ad esplodere. Avrebbero dovuto immaginare – Daniele Capezzone, dalle trasmissioni tv in cui è ospite, lo ripete da mesi, fino alla noia – che in autunno i nodi di misure di “ristoro” gravemente insufficienti sarebbero venuti al pettine, e la crisi economica e sociale si sarebbe manifestata in tutta la sua drammaticità.
E per quanto il Palazzo e i media compiacenti possano chiamare in causa criminalità organizzata e fascisti per screditare le proteste, come spiega bene Max Del Papa oggi, sarebbe un grave errore sottovalutare l’esasperazione diffusa – e acuita dalla ormai palese inadempienza delle istituzioni. Sapevamo che il lockdown era una misura “one shot”, che un secondo sarebbe stato insostenibile, ma l’hanno sprecato…
Uno degli effetti dell’uso dei Dpcm, combinato con un sistema mediatico “corrotto”, perché militante,

è anche un processo decisionale deviato e un dibattito politico schiacciato sulle dinamiche interne alla maggioranza. Esautorato il Parlamento, le opposizioni si trovano in un cono d’ombra. Le misure da inserire nei Dpcm sono discusse in riunioni informali tra il premier, alcuni ministri e i capi delegazione dei partiti di maggioranza, poi tra governo e presidenti di regione,

e se i presidenti di regione – TUTTI i presidenti di regione – sono contrari, nessun problema: li si ignora, e si procede oltre:

quindi anticipate e commentate dalla stampa, e infine diventano esecutive senza passare per le aule parlamentari (che vengono “edotte” solo diversi giorni dopo). Le obiezioni di chi è fuori da questo circuito valgono quasi zero.
Da qui derivano, per esempio, le difficoltà del leader della Lega Matteo Salvini nel formulare una linea coerente, che rischia di venire contraddetta nella dialettica tra i governatori leghisti e il governo. E d’altra parte, farebbe il gioco dei suoi avversari se entrasse in conflitto aperto con essi su questa o l’altra misura. Non si parlerebbe d’altro.
In questa situazione di emergenza sanitaria ed economica, e di estrema debolezza del governo Conte, non sorprende che si torni a parlare di governo di unità nazionale – anche se ci sembra che non stiano arrivando segnali in questo senso dagli ambienti della maggioranza o dal Quirinale, e che si tratti più di un wishful thinking di alcuni commentatori e di settori dell’opposizione ansiosi di tornare in gioco.
Ma dopo essere state emarginate per mesi, le opposizioni dovrebbero davvero mettere la faccia nella gestione di un simile disastro? E per fare cosa esattamente?
Non vediamo all’orizzonte un “Dream Team” in grado di fare in 2-3 settimane ciò che si sarebbe potuto e dovuto fare in 5-6 mesi. La prima misura da adottare, condividendone la responsabilità, sarebbe un nuovo lockdown. L’unità nazionale sarebbe stata auspicabile all’inizio di questa emergenza, o al più tardi alla fine del lockdown della primavera scorsa, fissando una data certa entro cui tornare al voto. Ma oggi, se dovesse giungere un simile invito, sarebbe unicamente perché Pd e 5 Stelle non vogliono essere i soli a intestarsi il secondo lockdown. Hanno fatto un disastro e le opposizioni dovrebbero arrivare in soccorso per spartirsi le colpe? Ricordiamo, tra l’altro, che l’ultima volta, dopo le “larghe intese”, ci siamo ritrovati con un certo movimento prima al 25, poi al 33 per cento…
Basta isteria. Non si può ridurre alla fame metà della popolazione, i partiti di maggioranza e più alti sponsor di questo governo si assumano per intero la responsabilità della totale impreparazione alla seconda ondata, dei decessi e dei fallimenti, e si voti in primavera. Un governo di unità nazionale, oggi, servirebbe solo ad annacquare le responsabilità, non certo per trovare ricette miracolose.
“Quella di far passare gli anti-lockdown per negazionisti è forse una delle truffe intellettuali più miserabili degli ultimi decenni”, ha osservato su Twitter il nostro Enzo Reale. E, ha aggiunto:

“Se sul merito delle misure adottate o da adottare le opinioni possono essere divergenti, è stupefacente come si accetti senza fiatare la loro imposizione al di fuori delle minime garanzie costituzionali, rinunciando in nome dell’emergenza ai principi dello stato di diritto. Ancora più sorprendente se si pensa che questa rinuncia proviene da quella parte dello spettro politico che ha fatto della legalità la sua bandiera contro gli avversari politici negli ultimi tre decenni. Ma evidentemente è una legalità selettiva, come la memoria”.
Federico Punzi, 26 Ott 2020, qui.

Poi chi ha ancora un po’ di tempo ed è interessato ai numeri completi e non taroccati, può magari andare a dare un’occhiata qui.
Ricordiamo, in ogni caso, che il mondo ci guarda e ci ammira, ma proprio tanto tanto tanto

Comunque non è il caso di preoccuparci eccessivamente, dal momento che adesso sappiamo esattamente come si diffonde il contagio

e abbiamo a disposizione un modo sicurissimo per evitarlo

e sappiamo con certezza che prima o poi smetterà di piovere e sorgerà l’arcobaleno

So che c’è poi una domanda, di carattere lessical-giuridico, che vi tormenta, ma io ho trovato la risposta, eccola:

Un’altra ottima notizia è che, alla faccia di quel genio del virologo (VIROLOGO eh, ho detto VIROLOGO!) Fabrizio Pregliasco che raccomanda alle coppie sposate o comunque conviventi l’astinenza o il fai-da-te (separato, mi raccomando, non reciproco!) perché lì è tuttotuttotutto pericolosissimo, anche le variazioni sul tema, anche le posizioni diverse che permettono di non respirarsi in faccia, il pericolo è annidato ovunque, alla facciaccia sua, dicevo, il sesso sicuro esiste anche al tempo del coronavirus

e comunque dobbiamo stare tranquilli, perché sappiamo con certezza che

ANDRÀ TUTTO BENE!

barbara

UN PASSO AVANTI E DUE ANCORA PIÙ AVANTI – PARTE SECONDA

E ricomincia il carosello delle norme pasticciate, confuse, buttate là alla ‘ndo cojo cojo, che a voler pensare male – cosa che noi assolutamente non facciamo. Dico solo che se per caso uno fosse così malizioso da volere a tutti i costi pensare male – sembrerebbero studiate apposta per indurre la gente a fare la cosa sbagliata (tranne quelli che portano la mascherina anche in casa, anche se vivono soli, anche a letto, e quando parlano con qualcuno al telefono ne aggiungono una seconda per sicurezza) in modo da recuperare con le multe tutto quello che a causa della loro imbecillità, della loro incosciente cialtroneria e del loro criminale egocentrismo hanno perso di tasse. E del tutto indifferenti al piccolo dettaglio che le multe le estorcono a quelle stesse persone che non hanno pagato le tasse perché non hanno guadagnato.

Il pasticcio delle mascherine all’aperto: no se si fa jogging o si va in bici, sì per chi passeggia all’aperto

Sono esentati solo gli atleti impegnati in attività sportive. Intanto aumentano le multe in tutta Italia 

Anche chi fa attività motoria all’aperto dovrà indossare obbligatoriamente la mascherina. Lo scrive il Viminale in una circolare firmata nella serata di ieri dal capo di Gabinetto Bruno Frattasi con la quale vengono dati chiarimenti ai prefetti sul decreto legge approvato il 7 ottobre scorso. La disposizione che prevede l’uso della mascherina «esenta dall’obbligo di utilizzo – scrive Frattasi – solo coloro che abbiano in corso l’attività sportiva e non quella motoria, non esonerata, invece, dall’obbligo in questione». Nelle bozze del decreto circolate nei giorni scorsi era scritto che dall’obbligo di utilizzare la mascherina erano esentati «i soggetti che stanno svolgendo attività sportiva o motoria» ma nel testo pubblicato in Gazzetta l’esenzione è rimasta solo per coloro che fanno attività sportiva. 
Poi, però, oggi pomeriggio è arrivata una ulteriore precisazione. Secondo una circolare del Viminale è esentato dall’obbligo di indossare la mascherina all’aperto solo chi fa sport mentre chi svolge ”attività motoria”, come ad esempio passeggiando, dovrà indossarla. La precisazione è contenuta in una circolare del capo di Gabinetto Bruno Frattasi, inviata ai prefetti, che fornisce alcuni chiarimenti in merito ai profili più strettamente legati ai controlli amministrativi sulla corretta applicazione del quadro regolatorio statale e regionale. Sulla disposizione che introduce l’obbligo dell’uso all’aperto di dispositivi di protezione delle vie respiratorie, la circolare precisa che, tra i soggetti esentati, rientrano solo coloro che stiano svolgendo l’attività sportiva e non quella motoria, non esonerata, invece, dall’obbligo in questione.
La circolare evidenzia, inoltre, che il decreto legge 125 interviene anche sulla facoltà delle Regioni di introdurre misure derogatorie rispetto a quelle previste a livello nazionale, nelle more dell’adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. Modificando la precedente previsione, la novella legislativa stabilisce che tale facoltà derogatoria sia innanzitutto esercitabile ai fini dell’introduzione di misure restrittive, mentre quelle di carattere eventualmente ampliativo potranno essere adottate nei soli casi e nel rispetto dei criteri previsti dai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri e d’intesa con il ministro della Salute

Le multe
La circolare richiama inoltre l’attenzione su possibili condotte elusive in merito alla sospensione delle attività di ballo, all’aperto e al chiuso, previste dall’ordinanza del ministero della Salute, evidenziando sul punto che l’eventuale offerta di attività danzanti da parte di esercenti di altra tipologia (ristoranti, bar, pub, e simili) è da ritenersi anch’essa interdetta e passibile di sanzioni.
Intanto sono arrivate le prime multe nel weekend per chi non indossa la mascherine a Torino. In Lungo Po Cadorna, un 21enne è stato multato dalla polizia per non aver utilizzato il dispositivo. Il giovane è stato anche denunciato per resistenza, in quanto ha aggredito gli agenti. Senza mascherina anche due ventenni di origini marocchine, multati. 
Sono 50 le multe elevate ieri a Palermo per il mancato uso della mascherina in strada e nei pressi dei locali. Venerdì erano state 40. Gli agenti di polizia, insieme a carabinieri e guardia di finanza, stanno intensificando i controlli. Le multe soprattutto tra i giovani davanti ai locali del centro storico. 

C’è chi dice no
Fermano due persone invitandole a indossare le mascherine ma uno dei due li prende a calci e pugni poi scappa con ai polsi le manette. E’ successo a Savona, ieri sera, nei giardini delle Trincee. Nonostante le botte, i poliziotti sono riusciti a ammanettare l’uomo che però si è divincolato e è riuscito a fuggire. Le manette, che inizialmente sembrava gli fossero rimaste applicate al polso, sono state trovate in terra, poco distante dal luogo del fatto. Nel frattempo, in pochi istanti, i poliziotti si sono visti circondare da altre sei-sette persone, in atteggiamento aggressivo. Uno dei due poliziotti è stato costretto a esplodere due colpi di pistola in aria per indurre il gruppo ad allontanarsi, ma il gruppo lo ha fatto solo dopo l’arrivo di un’altra volante. L’uomo scappato, un trentatreenne di origine ecuadoriane, è stato arrestato stamani. Denunciato un suo connazionale e una ragazza italiana di 20 anni per violenza, minaccia e oltraggio a pubblico ufficiale. Gli agenti aggrediti hanno prognosi di15 e 10 giorni.
Ad Arezzo, poi gli agenti della polizia locale hanno invitato un 17enne a mettere la mascherina e per tutta risposta lui li ha aggrediti. Il fatto è accaduto ieri sera durante i controlli sulla movida in centro. Il giovane, fanno sapere gli investigatori, era in evidente stato di alterazione da alcol ed èstato denunciato. La situazione tuttavia è stata giudicata difficile dalla polizia municipale che lancia un appello ai genitori. “Occorre che le famiglie intervengano – sottolinea il comandante Aldo Poponcini – la situazione anche alla luce dei recenti provvedimenti restrittivi, non è soddisfacente. Troppi minori senza controllo che rendono difficili i controlli”.  (qui)

Torna il one man show di Conte

Winston Churchill, tranchant: “Date a un idiota un briciolo di potere e ne farete un tiranno”. Ora, il lettore si sarà già convinto di dove si vada a parare: ma il lettore si sbaglia. Conte, infatti, è tutto fuorché un idiota, e non è per niente uno sprovveduto, anzi è un parvenu che ha dato prova di una capacità manovriera, di una durata rotta a tutte le malizie.

Innamorato di sé

Una mano gliel’ha data il Covid: a gennaio, stava come d’autunno sugli alberi le foglie, a ottobre è diventato una sequoia e nessuno riesce a sradicarlo, tanto più che l’opposizione sembra non averne la minima voglia. Per cui, Churchill potrebbe essere riletto come segue: “date a un vanesio un briciolo di potere e ne farete un tiranno”. Vanitas vanitatum et omnia Giuseppi. Conte si piace un sacco, si ammira, si ama, si invita a cena: è innamorato di sé. E, siccome nel mondo il 99% delle cose è politica ma il 99% della politica in fondo è egolatria, a questo segno siamo dunque giunti. Decreto dopo decreto, l’avvocato del popolo è diventato il padre della patria: con un piccolo aiuto dal nonno: Mattarella.
Finché c’è virus c’è speranza; Conte dura più dell’omino Duracell quello delle pile: quando le cose si mettono male, lui spara un altro dipiciemme, lo presenta in una conferenza stampa glamour all’ora del vespro, e tira innanzi: chi tira la cinghia, sono gli italiani, che ormai si sentono rivolgere le raccomandazioni più patetiche, tipiche dell’autoritarismo paternalista: il dovere morale, la mascherina anche al cesso, vi strangolo dolcemente ma lo faccio per voi, razza d’ingrati; e il mondo me lo riconoscerà. Apres Giuseppy le deluge.
Conte è un uomo chiamato lockdown, un supereroe dei nostri tempi: così azzimato dietro la mascherina candida, giusto un accenno di patriottico tricolore, pare il babbo marpione che telefona di nascosto alle fidanzate dei figli. Conte è il maledetto gatto di Battisti: un poeta ma per poco, giusto per un platonico ricatto, maledetto d’un premier. The show must go on: e l’one man show è lui, Giuseppi. Attualmente su tutti i social, il brandello di stoffa sotto lo sguardo che fissa l’orizzonte: “La storia mi assolverà”, sembra pensare, alla Fidel Castro. Sì, ma ce ne vorrà, perché lo sfascio che sta accumulando è colossale.
Ma i dittatori, che si piacciono sempre tanto, non si preoccupano di certo dettagli e pensano: la storia sono io, attenzione, nessuno si senta escluso. Dalla clausura. Elegante, contenuto, un po’ ironico, garbato, misterioso, interessato, imbroglione, subdolo matto: maledetto d’un premier. Fesso il mio paese, quanto ingenuo non lo so, ti vorrei avvisare ma far questo non lo so, paternalista a questo punto non divento no, potresti incazzarti, ieri a chi scrive uno ha rivolto la seguente carineria: “spero che ti muoiano tutti quelli che ti stanno vicino, ammesso che ti sia rimasto qualcuno”. Si definiva “da sempre comunista”, ma era pleonastico, non sussistevano dubbi. Chi tocca Giusy se ne pente, perché lui si siede e lavora per noi. E ci raccomanda prudenza. E, la notte, non spegne mai la luce. E non si toglie mai la mascherina. E ha sempre ragione. Un intruso? Ma chi l’ha mai detto, maledetto d’un premier.

Lockdownman

Conte è un supereroe, è Lockdownman: ha il potere di bloccare qualunque cosa, attività, comparti industriali, distretti, filiere; con un dito, calmo e sereno, neutralizza un paese pieno; gli basta un balenar di mascherina per marmificare qualsiasi essere vivente, amici, nemici e semplici conoscenti. La sua autostima si nutre di restrizioni, si specchia nelle inibizioni, si riflette nelle proibizioni al popolo sovrano di obbedire; è un uomo intelligentissimo, ma buono: “Il paese si salva se è sano”, scolpisce. Perché è il tampone che traccia il contagio, ma è la mascherina che lo difende.
Anche Giusy sa bene che “governare gli italiani non è difficile, è inutile”, e, per non sbagliare, li incamicia a forza. E potrebbe ridurre l’aula sorda e grigia del Parlamento a un bivacco di manipoli: difatti l’ha fatto. Ed è a tanto così dal proclamare affacciato al balcone: “I popoli che non amano portare le proprie mascherine finiscono per portare le mascherine degli altri”. I cinesi, nella fattispecie.
Chi si ferma è perduto e Conte non è l’imbalsamatore di un passato ma l’anticipatore di un avvenire: agli arresti domiciliari. Egli sa bene che “l’avvenire della civiltà dipende dal compito che i cinesi si assumeranno in questo secolo”. Lui li asseconda senza limiti. Non dimentica che “Al popolo non resta che un monosillabo per affermare e obbedire. La sovranità gli viene lasciata solo quando è innocua o è reputata tale, cioè nei momenti di ordinaria amministrazione”. Non sia mai che al popolo spetti di decidere: per questo, dopo la consueta raffica di impedimenti serali, ha concesso, magnanimo, alle regioni: se volete, potete farne anche di più severe. Conte ha in testa un’idea meravigliosa, una personalissima Costituzione in tutto ottriata: io son ciò che vi ho concesso. E un giorno mi ringrazierete, ammesso che restiate vivi.
È sempre questo il dramma, quando un uomo solo al comando, un uomo della provvidenza si convince troppo, a tutti gli altri non resta che adeguarsi: l’avvocato foggiano ci ha preso gusto e non vuole tornare nel cono d’ombra, è un influencer del concentramento, non risponde a nessuno se non a Casalino, e i suoi selfie sono già leggenda: ti conosco, mascherina, e ti obbedirò alle prime luci della ribalta. La tua, solo la tua. Le sue tricoteuses sono i virologi del comitato tecnico scientifico, le sue milizie i troll e gli scalmanati su Twitter, le sue groupie le bimbe di Conte.
C’è da stupirsi se uno non voglia tornare nell’anonimato di provincia a cavillare per quattro capponi? Perché mai accontentarsi se i capponi possono essere 60 milioni e per giunta grati? Prepariamoci dunque a sostenere questo nostro Giusy fino a Natale, Capodanno, al 31 gennaio, in un eterno ritorno dello stato d’emergenza, fino alla fine del tempo e del mondo: finché c’è Covid c’è certezza che non ne usciremo, tutti clarisse, felici e impotenti. Ma niente paura, c’è chi veglia sulle nostre notti: Lockdownman è il nostro affezionato vicino di casta. Da un grande (anzi pieno) potere derivano grandi irresponsabilità.

Max Del Papa, 9 ottobre 2020, qui.

Una cosa che ho verificato all’università, in particolare in occasione degli esami, sia prima a lettere che poi a medicina: i docenti veramente validi, di solida cultura, di grande competenza, di forte personalità, possono essere esigenti, possono essere severi, anche molto, ma rarissimamente sono delle carogne; quella è una caratteristica specifica delle mezze calzette, sia sul piano professionale che su quello umano. Valendo da 0 a 0,1, per darsi consistenza esercitano tutta intera quella microscopica briciola di potere che hanno, terrorizzando, bocciando, abbassando i voti, obbligando gli studenti a sgobbare, per passare i loro esami, il doppio di quello che fanno per gli altri docenti. Nient’altro che miserabili mezze calzette, che godono nel rendere la vita degli altri un inferno e magari, se ci riescono, a rovinargliela del tutto, perché solo così possono darsi l’impressione di valere qualcosa. Poi ogni tanto interviene anche qualche circostanza che gli dà una mano:

E ora leggete questa cosa straordinaria.

Solženicyn

Una volta non osavamo fiatare, far sentire un fruscio. Adesso scriviamo per il «Samizdat», lo leggiamo, e ritrovandoci nei fumoir degli istituti di ricerca diamo sfogo al nostro malcontento: Quante ne combinano quelli, dove ci stanno portando! L’inutile smargiassata cosmica, con lo sfasciume e la povertà che c’è nel paese; rafforzano folli regimi all’altro capo del mondo; attizzano guerre civili; hanno dissennatamente tirato su (a spese nostre) quel Mao Tse-tung, e ancora una volta manderanno noi a combatterlo, e ci toccherà andarci, cosa vuoi fare? Mettono sotto processo chi vogliono, la gente sana la fanno diventare matta – loro, sempre loro, e noi siamo impotenti.
Stiamo ormai per toccare il fondo, su tutti noi incombe la più completa rovina spirituale, sta per divampare la morte fisica che incenerirà noi e i nostri figli, e, noi continuiamo a farfugliare con un pavido sorriso:
– Come potremmo impedirlo? Non ne abbiamo la forza.
Siamo a tal punto disumanizzati, che per la modesta zuppa di oggi siamo disposti a sacrificare qualunque principio, la nostra anima, tutti gli sforzi di chi ci ha preceduto, ogni possibilità per i posteri, pur di non disturbare la nostra grama esistenza. Non abbiamo più nessun orgoglio, nessuna fermezza, nessun ardore nel cuore. Non ci spaventa neppure la morte atomica universale, non abbiamo paura d’una terza guerra mondiale (ci sarà sempre un angolino dove nascondersi), abbiamo paura soltanto di muovere i passi del coraggio civico. Ci basta non staccarci dal gregge, non fare un passo da soli, non rischiare di trovarci tutt’a un tratto privi del filoncino di pane bianco, dello scaldabagno, del permesso di soggiornare a Mosca.
Ce l’hanno martellato nei circoli di cultura politica e il concetto ci è entrato bene in testa, ci assicura una vita comoda per il resto dei nostri giorni: l’ambiente, le condizioni sociali, non se ne scappa, l’esistenza determina la coscienza, noi cosa c’entriamo? non possiamo far nulla.
Invece possiamo tutto! Ma mentiamo a noi stessi per tranquillizzarci. Non è affatto colpa loroè colpa nostra, soltanto NOSTRA!
Si obietterà: ma in pratica che cosa si potrebbe escogitare? Ci hanno imbavagliati, non ci danno retta, non ci interpellano. Come costringere quelli là ad ascoltarci?
Fargli cambiare idea è impossibile.

[…] Davvero non c’è alcuna via d’uscita? E non ci resta se non attendere inerti che qualcosa accada da sé?
Ciò che ci sta addosso non si staccherà mai da sé se continueremo tutti ogni giorno ad accettarlo, ossequiarlo, consolidarlo, se non respingeremo almeno la cosa a cui più è sensibile.
Se non respingeremo la MENZOGNA.
Quando la violenza irrompe nella pacifica vita degli uomini, il suo volto arde di tracotanza ed essa porta scritto sul suo stendardo e grida: «IO SONO LA VIOLENZA! Via, fate largo o vi schiaccio! ». Ma la violenza invecchia presto, dopo pochi anni non è più tanto sicura di sé, e per reggersi, per salvare la faccia, si allea immancabilmente con la menzogna. Infatti la violenza non ha altro dietro cui coprirsi se non la menzogna, e la menzogna non può reggersi se non con la violenza. Non tutti i giorni né su tutte le spalle la violenza abbatte la sua pesante zampa: da noi esige solo docilità alla menzogna, quotidiana partecipazione alla menzogna: non occorre altro per essere sudditi fedeli.
Ed è proprio qui che si trova la chiave della nostra liberazione, una chiave che abbiamo trascurato e che pure è tanto semplice e accessibile: IL RIFIUTO DI PARTECIPARE PERSONALMENTE ALLA MENZOGNA. Anche se la menzogna ricopre ogni cosa, anche se domina dappertutto, su un punto siamo inflessibili: che non domini PER OPERA MIA!
È questa la breccia nel presunto cerchio della nostra inazione: la breccia più facile da realizzare per noi, la più distruttiva per la menzogna. Poiché se gli uomini ripudiano la menzogna, essa cessa semplicemente di esistere. Come un contagio, può esistere solo tra gli uomini.
Non siamo chiamati a scendere in piazza, non siamo maturi per proclamare a gran voce la verità, per gridare ciò che pensiamo. Non è cosa per noi, ci fa paura. Ma rifiutiamoci almeno di dire ciò che non pensiamo.
È questa la nostra via, la più facile e accessibile, data la nostra radicata e organica codardia, una via molto più facile che non (fa spavento il nominarla) la disubbidienza civile alla Gandhi.
La nostra via è: NON SOSTENERE IN NESSUN CASO CONSAPEVOLMENTE LA MENZOGNA. Avvertito il limite oltre il quale comincia la menzogna (ciascuno lo discerne a modo suo), ritrarsi da questa cancrenosa frontiera! Non rinforzare i morti ossicini e le squame dell’Ideologia, non rappezzare i putridi cenci: e saremo stupiti nel vedere con quale rapidità la menzogna crollerà impotente e ciò che dev’essere nudo, nudo apparirà al mondo.
Ognuno di noi dunque, superando la pusillanimità, faccia la propria scelta: o rimanere servo cosciente della menzogna (certo non per inclinazione, ma per sfamare la famiglia, per educare i figli nello spirito della menzogna!), o convincersi che è venuto il momento di scuotersi, di diventare una persona onesta, degna del rispetto tanto dei figli quanto dei contemporanei.  (Continua a leggere qui)

Mosca, 12 febbraio 1974 [Giorno dell’arresto di Solženicyn, precedente all’espulsione dall’URSS].

In realtà nessuno si illude di poter far cessare la menzogna e far cadere i falsari solo rifiutandosi di propagarla, però sarebbe già un buon inizio, considerando poi che questa non è una predica da un qualche pulpito, ma viene da qualcuno che, come tanti altri simili a lui, per il rifiuto di propagare la menzogna e servire i potenti ha affrontato la Siberia, e la Lubjanka, e i sotterranei della Lubjanka.

barbara

FACCIAMO IL PUNTO DELLA SITUAZIONE, PARTE QUINTA E STAVOLTA DAVVERO (CREDO) PENULTIMA

Per non allontanarmi troppo dal post precedente, comincio coi numeri, per la precisione quelli di quella pagliacciata che è il quotidiano bollettino del coronavirus. Quello in questione è quello del 2 settembre, pubblicato su La Repubblica.

Sale a 109 (+2 rispetto a ieri) il numero dei malati ricoverati in terapia intensiva. Si sta tornando quindi ai livelli della seconda metà del luglio scorso. Secondo il bollettino sono 1.437 i ricoverati con sintomi (+57 rispetto a ieri) e 26.271 i pazienti in isolamento domiciliare. In tutto, le infezioni attualmente in corso riguardano 27.817 persone (+1.063).
Sono 257 i nuovi guariti/dimessi segnalati nelle ultime 24 ore dal ministero, in calo rispetto a ieri, quando erano stati 291. Il totale dei guariti/dimessi sale così a 208.201.

Vediamo una per una le boiate contenute in queste poche righe.

  1. Sale (di 2 unità!) il numero dei ricoverati in terapia intensiva. Sappiamo – è documentato – che viene considerato covid chiunque abbia un tampone positivo (e qualche volta anche con tampone negativo), anche se è entrato a causa di un incidente stradale e di sintomi di covid non ne ha neanche mezzo, per cui queste cifre non hanno alcun valore, ma per perpetuare il terrorismo mediatico le citano, precisando che “sono aumentate”, anche se in misura talmente irrisoria da rendere ridicola la precisazione.
  2. Il confronto coi livelli della seconda metà di luglio: ha un senso? No. Ha un significato? No. Ha uno scopo? Sì, chiaro come il sole: suggerire che “stiamo tornando indietro” e perpetuare il terrorismo psicologico.
  3. In tutto, le infezioni attualmente in corso riguardano 27.817 persone (+1.063). Siccome i numeri sono ridicolmente bassi, decisamente troppo bassi per poter terrorizzare con quelli, per dare un effetto volume, come millantato da certi shampo, fanno un bel mucchio schiaffando insieme ricoverati in terapia intensiva, ricoverati in corsia e i pazienti (“pazienti”?!) in isolamento domiciliare, ossia tutti quelli che sono risultati positivi a un tampone, buona parte dei quali sono quelli, di cui già si è parlato, non più malati e non più contagiosi da mesi ma costretti all’isolamento da un’assurda norma applicata – sarà un caso? – unicamente in Italia.
  4. E questa è veramente spettacolare: i ricoverati con sintomi sono 57 più del giorno prima; poi, ben distanziato, mettendoci in mezzo, per distrarre l’attenzione, come i prestigiatori che fanno venti movimenti apparentemente inutili ma utilissimi allo scopo di distrarre la nostra attenzione da là dove stanno facendo il trucco, i pazienti (pazienti!!) in isolamento domiciliare, il totale delle “infezioni” in corso, l’aumento del numero totale delle “infezioni” in corso, ci dice che i nuovi guariti sono 257, con la speranza che non ci accorgiamo – e contando sul fatto che non tutti hanno tale dimestichezza coi numeri da notare i nessi a colpo d’occhio – che i nuovi guariti sono esattamente quattro volte e mezza i nuovi malati. E per meglio focalizzare il concetto che “stiamo andando male, molto male, sempre più male”, aggiunge “in calo rispetto a ieri, quando erano stati 291”. Il giorno in cui tutti quelli che dovevano morire saranno morti e tutti quelli che dovevano ammalarsi si saranno ammalati e tutti quelli che dovevano guarire saranno guariti e avremo 0 malati e 0 morti, ci comunicheranno sconsolati e in tono drammatico: “Non accenna a diminuire il numero dei malati e quello dei morti”.

Pennivendoli marchettari al servizio della strategia del terrore, criminali quanto i loro mandanti e pagatori. E a chi si beve le cifre senza metterle in discussione e senza verificarle, propongo questo

E mi sa che è giusta la seconda: non lo capiranno mai.

Proseguo con lo smascheramento (già fatto da me, ma se lo fa un giornalista coi fiocchi e controfiocchi è decisamente meglio) dell’ennesimo guru passato armi e bagagli al nemico, ossia al terrorismo sanitario perpetrato dal governo e dalle veline di regime.

Crisanti si converte al terrorismo virale

Dottor Crisanti è un genetista e microbiologo di Padova, assai stimato e con ragione: è principalmente lui l’artefice del metodo che ha salvato il Veneto, e il suo governatore, da guai peggiori conseguenti al coronavirus; disattendendo i confusi, velleitari orientamenti governativi per concentrarsi subito su uno screening a tappeto fatto di tamponi tamponi tamponi. Salvato il Veneto, evviva dottor Crisanti, diventato il simbolo gentile, mitemente sfinito, dell’attendibilità scientifica, della sagacia tempistica, di un decisionismo magari eretico, pure contro l’Oms, ma, come nelle più belle favole, capace di raggiungere un lieto fine, seppur relativo. Senonché, a un certo punto, dottor Crisanti si è trasformato in Mr Hyde: quando tutti si aspettavano identica prudenza, il solito tratto rassicurante, bonario, sdrammatizzante circa la fantomatica seconda ondata, il medico ha preso via via ad assumere un contegno sempre più preoccupato, ansioso, ansiogeno spiazzando tutti a cominciare da Zaia, che difatti ci ha attaccato quasi subito baruffa chiozzotta.
Crisanti muta in Cassandra, ogni giorno la sua pena in forma di allarme: occhio, i contagi risalgono, attenti, i numeri dimostrano, pericolo, c’è la sottostima della realtà, dannazione, siamo ai livelli di marzo, anatema, i comportamenti non vanno bene, mamma mia, la movida è scriteriata, sapevatelo, la chiusura è una possibilità. Ma che è successo? A pensar male si fa peccato ma ci si indovina, diceva Andreotti che era malevolo ma saggio; noi non siamo Andreotti, non pensiamo male e ci limitiamo a mettere in fila gli eventi. Che sono i seguenti: Dr Crisanti ha cambiato registro, sicuramente per fondate ragioni scientifiche; ha cominciato ad avallare letture preoccupanti; è stato arruolato nel team di governo come consulente; e che a questo punto Mr Hyde è diventato uno dei più ortodossi difensori del catastrofismo virale.
Il fatto, in prospettiva squisitamente tecnica, è che Crisanti tende, comprensibilmente, ad allargare la strategia dei tamponi, vincente in Veneto a suo tempo, a tutto il paese e ad ogni situazione. Quindi insiste, più tamponi per tutti: “I contagi sono gli stessi di marzo, ma allora erano solo la punta dell’iceberg. Dobbiamo portare i test a 400 mila al giorno. Più persone si incontrano e più aumenta la probabilità di infettarsi”. E ancora: “Ogni bambino positivo genera la necessità di fare 100-150 tamponi”. Di più, ultima esternazione fresca fresca: “Le mascherine vanno portate anche al banco”, perché i ragazzini parlano, quindi potenzialmente infettano. Ma non tutti la pensano come lui, e anche questo è normale. Il più possibilista, e rilassante, Matteo Bassetti, infettivologo, direttore di Malattie Infettive al San Martino di Genova, non si stanca di placare le fobie. E osserva che un uso indiscriminato di tamponi non solo non serve, ma sarebbe persino impossibile. “Al ritmo di 300 mila tamponi al giorno, in 6 mesi avremmo testato l’intera popolazione italiana. Non serve, sia perché l’esito potrebbe mutare nell’arco di pochi giorni o ore, in caso di contatto con un infetto, sia perché ci pone di fronte a un dilemma: se fossimo tutti positivi, anche gli asintomatici, dovremmo chiudere tutto? Se avessimo il 3-4% della popolazione italiana positiva cosa faremmo? Non ha senso: con questo virus si deve convivere, non esserne terrorizzati”. Rincara Bassetti, dritto al punto: Il modello di Vo’ Euganeo non è estendibile all’intero Paese. In quel caso si è isolato e testato un paese di 3 mila anime, meno di coloro che lavorano all’ospedale San Martino di Genova. Senza contare le ricadute in termini di costi immediati per eseguire i tamponi e di lungo periodo su un’economia già in ginocchio”.
A questo punto, liberi tutti. Di dividersi, di tifare, di sospettare, di preoccuparsi, di incazzarsi. E, alla fine della storia, è proprio questo il problema: che, a distanza di sette mesi da un virus inafferrabile, mutante, tuttora ignoto quanto alle origini, generatore di dietrologie, insomma di una incertezza di fondo che ha scatenato una destabilizzazione globale, gli scienziati non sembrano riuscire a trovare un accordo, un punto fermo da cui partire, una base per lavorare insieme. Il virus ha diviso i morti dai vivi, i sani dai malati, la destra dalla sinistra (ancor di più), i virologi dai microbiologi, i cittadini dai cittadini. Amicizie profonde s’incrinano per una mascherina, un parere su un social. Clientele storiche vanno a ramengo, la diffidenza di noi contro di noi ci scava ed è peggio del contagio, è contagio a sua volta, sfibrante, devastante
La scienza, la divulgazione scientifica non ne escono, ne risultano frammentarie e dissociate, la confusione avvolge tutto, l’insofferenza cresce, incrociata dei paranoici verso i lassisti, di questi ultimi contro i primi. Pare “dotti medici e sapienti”, la canzone di Bennato coi luminari che, al cospetto del paziente, non si mettono d’accordo: dovremmo, come quello, alzarci e scappare? Tutti quanti? E dove? Speriamo almeno che anche dottor Bassetti, domani, non si trasformi in Mr Hyde.

Max Del Papa, 4 settembre 2020, qui.

Aggiungo un commento lasciato sotto l’articolo, che ritengo particolarmente interessante in quanto viene da un medico.

Serafo

Io francamente non capisco e da medico dico che a questo punto siamo in una situazione normale in una epidemia, passata la fase critica in cui al contagio corrisponde la malattia con conseguente intasamento del sistema sanitario si entra nella fase in cui non è il contagio a mutare ma la manifestazione clinica. Attualmente i dati sono questi: 1) una buona parte degli italiani ha già incontrato il virus; 2) i sintomatici sono pochi e con quadri clinici tali da non condizionare il sistema assistenziale che invece per la paura sta trascurando altre patologie con danni elevatissimi. Conseguentemente non c’è alcun senso nel proporre le limitazioni e restrizioni attuali, anzi andrebbero eliminati verificando che comunque i dati relativi alle manifestazioni cliniche non cambierebbero. Sicuramente però nella situazione attuale c’è già un business che spera di continuare a fare affari d’oro con tamponi, reagenti, mascherine, banchi a rotelle e sopratutto comitati scientifici e commissari straordinari.

A proposito del dottor Crisanti e affini, ritengo non inutile ricordare che per i cristiani il Messia è già venuto; per gli ebrei invece ancora no, ma non risulta che colui che deve venire si trovi fra i già nati – meno che mai fra i già nati non ebrei – anche se in passato hanno fatto cose eccellenti. Di conseguenza sono dell’opinione che non sia il caso di trattarli da “Io sono la Via, La Verità e la Vita”.

Concludo questa forse penultima parte con una interessante lettura da parte di Enrico Montesano

e con un fervido auspicio

barbara

A UNO POI PIACEREBBE CAPIRE

In spiaggia: bambini che giocano tutti ammucchiati.
Nei parchi giochi: bambini che giocano tutti ammucchiati.
Nei cortili dei condomini: bambini che giocano tutti ammucchiati.
Nei giardini delle case private: bambini che giocano tutti ammucchiati.
Poi inizia la scuola: alt! Fermi tutti! I bambini devono stare lontani! Pericolo di morte!
E allora che cosa si fa? Si provvede, logico. Con la competenza e la sagacia che in ogni momento ha mostrato il nostro ineffabile governo [Treccani: Ineffàbile – che non si può esprimere o manifestare con parole. E in effetti davvero non si può] E come provvede? Con questo gingillo
monobanco
con tanto di moscone compreso nel prezzo. Ma ora ascoltiamo i dettagli.

La Marianna

SILENZIO, PARLA ARCURI

Domenico Arcuri, il Super Commissario alla qualunque, il cui compenso rimane un segreto di Stato, ha combinato un nuovo disastro. Dopo aver garantito nel pieno dell’emergenza che le mascherine fossero introvabili ma a prezzo di Stato. Dopo aver ordinato cinque milioni di tamponi dimenticandosi di ordinare anche i reagenti. Dopo aver garantito il clamoroso flop della mitica app Immuni, che il 90% degli italiani si rifiuta di scaricare.
Dopo questi travolgenti successi – da lui stesso commentati il 4 giugno con un umile “Siamo stati straordinari, tutti dovrebbero riconoscerlo” – Giuseppi gli ha consegnato una nuova missione spaziale: garantire la riapertura delle scuole il 14 settembre, rispettando il mandato imperativo della nuova burocrazia sanitaria dell’onnipotente Comitato tecnico-scientifico. Le scuole si potranno riaprire solo garantendo almeno un metro di distanza fra le “rime buccali” degli alunni.
D’intesa con l’altro genio che fa il ministro dell’Istruzione, il duo Arcuri-Azzolina ha partorito la soluzione: occorrono subito tre milioni di nuovi banchi. [E i vecchi? Acquistiamo/affittiamo, sempre a spese del contribuente, chilometri quadrati di capannoni per stivarceli dentro?] E così, alle ore 19:05:23 del 20 giugno, Capitan Arcuri ha indetto una “Gara in procedura aperta semplificata e di massima urgenza” per l’acquisto di 1,5 milioni di banchi monoposto tradizionali e 1,5 milioni di sedute [che se non sbaglio, in uno dei suoi significati, dovrebbe essere sinonimo di WC] attrezzate di tipo innovativo [la parola “innovativo” è una di quelle che mi fanno correre la mano alla pistola] con sei ruote. [E chiunque si sia trovato a dover usare quella roba sa quanto siano scomode: un libro e un quaderno insieme non ci stanno, apri il quaderno e ti casca il libro, raccogli il libro e scivola giù la penna che non ha nessun punto fermo in cui stare…]
La scadenza per la presentazione delle offerte è fissata per il 30 luglio. La sottoscrizione dei contratti avverrà entro il 7 agosto e le imprese che si aggiudicheranno la gara dovranno garantire l’imballaggio, il trasporto, la consegna e il montaggio dei prodotti entro il 31 agosto 2020.
Letto il bando e i suoi cinque allegati, le aziende italiane del settore hanno fatto sapere che non sta né in cielo né in terra e “andrà sicuramente deserto”, perché “in pratica significa che dal 7 al 31 agosto, cioè in 23 giorni compresi tutti i festivi, dovrebbe essere concentrata la produzione di 5 anni”.
“Non è il momento di fare polemiche”, ha replicato ancora una volta, come un disco rotto, Capitan Arcuri, quello che a fine aprile aveva attaccato i “liberisti che emettono sentenze quotidiane da un divano con un cocktail in mano”.
E ora che hanno intenzione di fare l’Asina Azzolina, il bullo di Stato Arcuri e il suo mandante Giuseppi? Il 14 settembre terranno ancora le scuole chiuse e gli studenti a casa per settimane in attesa dei banchi monoposto spaziali con sei ruote? O a casa, con tutte le polemiche del caso, non è forse ora che ci vadano finalmente loro, con le loro “rime buccali” e i loro bandi demenziali, finendo di infliggere danni al paese?

www.lamarianna.eu

E probabilmente andrà a finire così.
banchi
D’altra parte però è anche vero che, se in questo momento in virus non c’è perché già almeno un mese fa era sostanzialmente sparito, non è affatto escluso che per settembre starà di nuovo infuriando alla grande, perché il nostro governo è un governo di parola (e il capo del governo, parola di Antonio, è un uomo d’onore): aveva promesso che in autunno l’epidemia sarebbe tornata, e ora si sta dando indefessamente da fare affinché ciò avvenga.

Minacciano gli italiani, ma il virus lo portano i clandestini

di Max Del Papa

Eh, no. Non è “per quattro disperati su un barcone”. Chi ragiona così, o rimuove la realtà o la sua intelligenza. E passi il cittadino comune, mediamente frastornato, disinformato da una propaganda criminale, ma quando lo ripetono certi apprendisti giornalisti, la faccenda si fa preoccupante. Manco le basi der mestiere. Basterebbe ascoltare la sinistrissima Rainews 24, che peraltro non nasconde il compiacimento: “A Lampedusa 800 sbarchi in 48 ore”. Fanno 400 clandestini al giorno, “se andiamo avanti così”, come cantava Celentano, diventano dodicimila al mese eccetera. Basterebbe consultare lo specchietto del Dipartimento della Pubblica sicurezza sulle nazionalità dichiarate al momento dello sbarco per il 2020, aggiornato al 22 luglio: Tunisia 3686, Bangladesh 1786, Costa d’Avorio 799, eccetera, totale: 10463. Con una avvertenza in calce: nessuno può dire se chi dice di essere sia davvero chi dice di essere, quasi tutti buttano in mare i documenti all’atto di essere “salvati”.
Ed è difficile, se non impossibile, stabilire anche quanti siano effettivamente positivi, le voci, le illazioni, si scatenano come uscite dal vaso di Pandora: i tamponi sono farlocchi, i tamponi non funzionano, i dati sono addomesticati, i contagiati sono il doppio dei dichiarati eccetera. Diciamo, per stima prudenziale, uno su due: davvero è questione di “quattro disperati su un barcone”: e così i focolai, piccoli ma veri, scoppiettano allegramente: in Sicilia; in Puglia, a Taranto; in Umbria; forse nelle Marche, hotel House e dintorni (qui censire i presunti positivi diventa roba manicomiale); eccetera, con buona pace del De Luca che, al colmo del delirio, vuole chiudere negozi e botteghe dove non ci si strangola con le mascherine, o come quell’altro bel tipo dell’assessore laziale alla Sanità, si fa per dire, che sogna disperati mascherati a 35 all’ombra, anche all’aperto, soprattutto all’aperto. C’è del sadismo di potere, in tutto questo.
Gli italiani non hanno futuro? Dategli le mascherine, che stanno buoni e non rompono i coglioni. Intanto la ministra Luciana Lamorgese ipotizza un travaso dalla Libia all’Italia, saranno pure contagiati ma sono tanto buoni. Ma è vero o no che il masaniello Conte si è ridotto a pietire euroelemosine “in nome dei morti di Covid”? Ed è vero o no che, off the record, queste cose non si dicono, non si scrivono, gli è stato risposto “sì, ma tu devi prorogare il terrorismo sanitario e imbarcare quanti più clandestini possibili”? Le due cose vanno di pari passo e dietro l’emergenza ci sono troppe ragioni, private come eterodirette: Conte ha bisogno di durare, questo lo hanno capito tutti, l’Unione Europea pure ha bisogno di durare e soprattutto di incamerare e il disegno, a farla breve, è sempre quello: frantumare la fascia mediterranea, ridurla un lander o una colonia pechinese. Briciole che già ci appartengono da ripagare care e da impiegare in controriforme che finiranno di accoppare il cavallo agonizzante: più tasse, più spesa ma più tagli sociali, rigore contabile, mani legate.
L’ultima trovata distopica della purtroppo ministra Azzolina sta nei banchi con le rotelle, utili come la App immuni: costano sui 300 euro cadauno, gli studenti in Italia sono circa 7 milioni, la mangiatoia è colossale, questi attrezzi verranno prodotti dalla Cina e veicolati attraverso l’Unione con tanto di bollino di regolarità; che altro resta da dire? L’Italia è il paese in cui fioriscono non i limoni, come voleva Goethe, ma i paradossi: più sale la psicosi e più si assorbono positivi, ma il paradosso è solo fittizio, c’è del metodo in questa follia. Ha detto Alberto Zangrillo, giustamente, aizzato da quel trascurabile provocatore di Parenzo, il piddino ridens: “Io sono mesi che dico le cose che vedo, che so e quello che so è che il Covid oggi non è più pericoloso; se il paese non riparte, a ottobre Conte dovrà chiedere non 80 miliardi ma 800”. E che problema c’è? Chi promette non spianta casa, si dice nelle Marche. Al che i raffinati, quelli che avevano ragione ad avere torto, passati dallo sputare sulle mascherine al totemizzarle, dall’abbracciare cinesi all’abbracciare bangladesi, replicano in modo raffinato: ah ma quello è il medico di Berlusconi. No, è che Berlusconi, avendo fatto i soldi, può permettersi un luminare e a quello si affida, non a certi virologi che non assolderebbe manco per Colpo Grosso.
Dal Bangladesh sbarcano, è sempre l’assessore sanitario laziale ad ammetterlo, 240 Bangladesh positivi alla volta ma si pretende di stritolare commerci, attività turistiche, psiche: avete rotto i coglioni. Sono riusciti a mettere noi contro di noi, hanno frugato nelle paure ancestrali finendo per concentrarle tutte nel virus cinese, da esorcizzare con uno scampolo di stoffa da parati, di carta da culo; c’è gente che, se le fai notare che l’informazione teppista chiama “morta di Covid” una che è spirata per leucemia, ti toglie il saluto, ti cancella dai social. Siamo 4 gatti, davvero, a mantenere la barra della logica e dell’onestà intellettuale, 4 gatti dell’informazione contro un sistema sciagurato che mente, che sforma, distorce per complicità con le logiche camorristiche, massoniche irriferibili.
Saremmo tenuti a distinguere tra pericolo cattivo, quello indigeno, degli italiani da movida o da spiaggia, e contagio buono, dei clandestini che scappano, non si capisce da cosa. Hanno perfino inventato lo stigma del “negazionismo”, come già per il fantomatico riscaldamento globale: se non credi che a ottobre moriremo tutti sei un nazista, uno che rifiuta il Covid. Sono cose che, a lungo andare, neanche tanto lungo, si pagano. Poi entri in un qualsiasi supermercato, vedi la commessa che stramazza sotto la mascherina e le chiedi: ma come fai a resistere? “Non me ne parli, li odio tutti, non serve a niente, ma bisogna farlo”. Bisogna? In nome di che? È sbottato Zangrillo, e veniva voglia di gettargli le braccia al collo: “Sono stanco, comincio ad averne le palle piene”. Sapesse noi, professore.

Max Del Papa, 23 luglio 2020, qui.

E l’allarme per la spada di Damocle che pende sulla nostra testa arriva anche dall’alto

E poi andate qui a vedere lo sfacelo di Roma – guardate anche il video – provocato dai clandestini che il governo ci porta a casa e scarica poi sulle nostre spalle. E infine godetevi questa chicca, che fino a tre quarti sono stata convinta che fosse una clamorosa presa per il culo e invece no, è una roba serissima. Praticamente uno stato trasformato in una scenetta di Lercio.

barbara

GAME OVER

OVVERO

Tutto quello che avreste sempre voluto dire sulle femministe

ma non ne avete mai avuto il coraggio.

Boschi, Boldrini, Castelli: il femminismo è una via di fuga

di Max Del Papa

La profeta è Laura. Non profetessa, troppo indulgente, troppo ammiccante, basta profeta, tanto finisce con la “a”. La profeta è Boldrini, Laura Boldrini, questa Giovanna d’Arco del vittimismo femminista o del femminismo vittimista, “a piazèr” (la stupenda Monica Vitti dei crauti) [ve la metto, perché merita] :

con quel marxismo può dire ciò che vuole e se tu non sei d’accordo, pronta la lettera scarlatta a la carte: sessista, misogino, misofobo. È un bel gioco che purtroppo non dura poco, gira in eterno e il trucco è elementare, sta nella probatio diabolica: come fai a discolparti da una colpa a senso unico, stabilita solo da chi si dice attaccato, juris et de jure, senza facoltà di prova contraria? Laura la profeta è tutto: parte lesa, pubblica ministera, giudicia, secondina e, se non dispiace, boia (tanto finisce con la “a”). Con quella bocca comunista può dire ciò che vuole, tu invece non puoi dire un accidente di niente, appena fiati sei nel peccato originale e lo sei perfino se taci. Perché chi tace acconsente. Insomma, sei maschio – non gender, maschio e basta – e di conseguenza brutto sporco e cattivo; se poi sei pure bianco e occidentale, apriti cielo, non hai speranze, meglio un maiale.

La profeta è Laura, le discepole sono tante. Con licenza di spaziare, prendiamo le solite due a caso, una è la inafferrabile Mara Carfagna alla quale altre femmine non perdonarono mai né i calendari della fase velina né i trascorsi berlusconiani, e lo fecero con accenti particolarmente osceni, su tutte la Sabina Guzzanti: tout est pardonne, lei ormai gravita nell’alone della sinistra arcobalenata e come tale è assurta al Cenacolo. [Di Sabina Guzzanti su Mara Carfagna avevo parlato qui RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI 1 al 9 luglio] Difatti non manca mai di lamentare quel sessismo, quel machismo che temporibus illis non poteva far valere, arrivandole come uno stormo di Stukas dalle donne.

L’altra, mutatis mutandis, è Meb, che non sta per un finanziamento europeo ma per Maria Elena Boschi, una che di sinistra, modestamente, vi nacque e dunque ha l’allenamento muscolare, appena la guardi lei scatta, sgrana gli occhioni blu e ti fulmina soave: ah, che sessista. Prima lo diceva anche dei Trav, i Vauro, gli altri vignettari o guitti Fattoidi che – ricordate, ai tempi delle disavventure bancarie di famiglia? – la ritraevano come una honky tonk woman, adesso non può più perché c’è alleanza nell’aria, sofferta, tormentata ma finché tiene… E così non le resta che additare, sinistramente, in genere il porco mondo maschio, tanto i bersagli si trovano, si trovano: Salvini, Trump, i sovranisti, “le destre”, il popolaccio che in banca ci entra con gli spiccioli, quella roba lì.

Ma quelle che hanno imparato meglio e più presto sono le parvenu del potere, è la novelle vague grillina, ecco qua una Lucia Azzolina che, catafratta all’autoridicolo, si intigna con Salvini: “Ah te la prendi con me perché sono donna e giovane”. E perché no bella, bellissima? No, me la prendo perché sei una incapace, ha replicato il Matteo milanese. “Ah, sessista, leghista”. A ruota un’altra grilletta, Laura Castelli, tallona: “Se la prendono con me perché sono donna”. No, te ne dicono di tutto e di peggio perché hai appena consigliato ai ristoratori di andare a morire ammazzati se non sanno cambiare mestiere. Ma il femminismo come via di fuga (non ho detto altro: ma fuga, fuga, fuga) incassa sempre e non paga mai. Poi è una foglia di fico che sta bene su tutte, dall’infantilismo saccente di Greta al sovversivismo di classe di Carola, alla imbecille o mascalzona di turno che scende in piazza bevuta a sputare in faccia alle divise. Funziona meno se per caso violentano, drogano e poi smembrano una sventurata sbandata, magari con l’intenzione di mangiarla per farla sparire del tutto. Ma sono dettagli, casi irrilevanti, tra femminismo e migrantismo vince il secondo.

Il femminismo è un pendolo tra vittimismo e opportunismo: Veronica Lario, già signora Berlusconi, venne crocifissa alle sue ville per anni dalla solita compagnia di giro del Trav, di Micromega (più micro, in verità), dei postcompagni sempre molto compagni della galassia giornalistica ztl, poi quando si scatenò, su Repubblica e in tribunale, contro il Cavaliere delle feste goderecce, le sentinelle del sessismo titolarono: grande Veronica, brava Veronica, una di noi Veronica. Senza pudore, more solito. Il femminismo di ridotta è un passepartout: una donna, o anche solo percipiente tale, può combinarne più di Carlo in Francia ma è inattaccabile: “Ah ce l’avete con me perché sono femmina; giudicatemi su quello che faccio”. Appunto: hai fatto e disfatto questo e quello e quest’altro. “Ah, visto? Ce l’hai con me perché sono donna”. Non se ne esce. Il femminismo vero è l’antifemminismo, è la donna, la femmina, la primaministra, come ti pare, che se ne frega di tutto, sì; Margaret Thatcher era invisa alle militanti in rosa perché le fulminava: “Il femminismo è veleno”.

Era donna, certamente: ma nessuno se n’è mai accorto, nel senso che nessuno si è mai sognato di attaccarla o difenderla per questioni ormonali; le andava benissimo, le facevano un mazzo tanto ma lei dura, imperturbabile, e la spuntava lei con la sua clamorosa cotonatura e il filo di perle polemicamente démode. Di un’altra enorme donna, Golda Meir, questa statista israeliana con due gonadi così*, è Indro Montanelli a raccontare un episodio definitivo: “Una volta mi fece vedere una lettera di Ben Gurion“, litigavano sempre: “sei la solita vecchia puttana corrotta”, c’era scritto nella lettera. La risposta: “Vecchia è vero, puttana non più delle altre, corrotta mai”. Artro che c*zzi, esclamerebbe il Marchese del Grillo. Senza vittimismo strategico, le donne erano più donne, artro che. Non si nascondevano, ricevevano un insulto e, nel loro modo inarrivabile per i maschi bovini, lo restituivano con una caterva d’interessi. Senza imbrogli, senza lagne, con una boccata di sigaretta: game over. (qui)

* Espressione che detesto come poche altre al mondo. Dire, per mostrare apprezzamento nei confronti di una donna, che ha le palle, è espressione del più schifoso e becero maschilismo fallocratico e fallocentrico, convinto che i propri pendagli siano il meglio del meglio della creazione, scrigno di ogni virtù. Quando lo dicono a me mi incazzo di brutto. E meno altrettanto di brutto.

E adesso che vi siete divertiti con le ochette femministe, andate a leggere anche questo, perché, se vogliamo sopravvivere, la lotta sarà dura, ed è meglio sapere che cosa ci aspetta ed esservi preparati.

barbara

LUCIOBATTISTEGGIANDO

Con spolverate e spruzzate (“sbiansi” dalle mie parti) di altre rime. Inclusive, beninteso.

Azzolina, la ministra “inclusiva” della scuola-marasma

Io vorrei… non vorrei… ma… se vuoi… Canta Lucia Azzolina, in arte ministra dell’Istruzione. Le sue trovate paiono roba da liceale, fortemente indecisa a tutto, Azzolina una non ne fa ma cento ne pensa: poi dà regolarmente la colpa agli altri. Gli alunni imbalsamati e insaccati come profilattici: no, mi avete frainteso, non volevo dire quello. I banchi incapsulati come astronavi di plexiglas: no, che vi salta in mente, non sono stata io. Lo smart learning fino al 2050: sì, cioè no, ma chi l’ha detto, dipende dai tecnici. Le lezioni tassativamente anche di sabato: “macché, ci sarà una diversa modulazione settimanale del tempo”.
Praticamente una supercazzolina con scappellamento in Venezuela. Avanti tutta a marcia indietro. Lucy! Lucy, ah! Di solito così non si fa… Azzolina ha una task force di 150 persone, che spremono trovate a getto continuo: come fa una scoglia, a arginare il mare, di cazzate immense, che son lì a volare. Adesso Lucy in the Sky with Diamonds, o meglio con le scie chimiche, ha trovato una nuova frontiera, la scuola diffusa, l’edilizia leggera, “portiamo gli studenti nei cinema, nei teatri, nei musei, nei parchi, facciamo in modo che respirino la cultura di cui hanno bisogno”. Sembra il sindaco di Stromboli, quello di Caro Diario, di Nanni Moretti, “e allora piazze, strade, fontane, teatri…”, quello che voleva importare le palme da Los Angeles e ingaggiare Storaro per i tramonti.
E infatti anche il viale Trastevere, sede del ministero, è un viale del tramonto, però con nessuna luce e tutte ombre: il marasma regna sovrano, le linee guida sono tutte storte per la disperazione di governatori, sindaci, presidi, professori, studenti, genitori, operatori e chi più ne ha più la dimetta, per carità. Più che linee rette sono arabeschi flainaeschi, ma Lucy non si arrende, lei ha un asso nella manica, la parola magica, la dimensione che aggiusta tutto: l’inclusione.
Ogni cosa, ogni problema, ogni urgenza, ogni prospettiva nella visione azzolinesca è inclusiva. La scuola inclusiva anche se all’aperto, diffusa, polverizzata; i banchi inclusivi; le mascherine perpetue, inclusive; le rime buccali inclusive, absit injuria pornis; gli scuolabus inclusivi; la riapertura inclusiva. Azzolina: e sai cosa includi. Azzolina, e non sai cosa studi. Azzolina, per lo studente che non deve chiedere mai, tanto la risposta, amico mio, soffia nel vento. Io questa Azzolina me la porto a scuola. Azzolina appena arriva a palazzo Chigi chiede un caffè inclusivo, la sua dieta è inclusiva, e anche le sue tesine di laurea: includevano da qualche altro. E se davvero tu vuoi vivere una vita più inclusiva e più fragrante.
Ma Conte la espungerebbe, è disperato, l’hanno sentito canticchiare per i saloni di Villa Pamphilj triturando stuzzichini: ma che disastro, io ho creato un mostro; ho fatto l’Azzolina per ministro; ma il mio mestiere è tirare innanzi; che a dire che son ganzo pensa Scanzi. Io non posso stare ferma con le mani nelle mani tante cose ho da sfasciare prima che venga domani e se un prof già sta dormendo io non posso riposare farò in modo che al risveglio non mi possa più scordare. Questo è poco ma sicuro.
Sì, ma quando si riapre? Il 14 settembre, è deciso: seduto in quel caffè (inclusivo), io non pensavo a te. Pensavo solo che, la scuola non fa per me. Parlo, rido e tu, tu non sai perché, fo il ministro e tu, tu non sai perché. Chi entra, chi esce? Chissà chi lo sa. Ingressi e uscite “differiti e scaglionati”, e che vor dì? Lo scopriremo solo studiando, se ci riusciamo. E come funzioneranno le lezioni “a turni differenziati”? Ma lascia stare, ma chi te lo fa fare. Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più? E come stai? Domanda inutile, stai al ministero e ci scappa da ridere. Azzolina nuntereggaepiù. Felicità è vedere Azzolina su una panchina, la felicità, ché la scuola declina e lei la destina con felicità, a sicura rovina, questa Azzolina, ma dov’è che va, cos’è che fa?
È un mondo bizzarro e, nella totale bagarre, Azzolina è regina. Ce li ha tutti addosso ma non molla: si costerna s’indigna s’impegna rimane al suo posto con gran dignità; lei si chiama Azzolina Lucia e fa la ministra d’a scuola suvvia; gliene dicon di tutti i colori, le dicon “sei fuori”, risponde: perché? E al centesimo twittaccio, alla sera si sente uno straccio, tutto il giorno con quattro infamoni, briganti, papponi, cornuti e lacchè. Tutte l’ore co’ ‘sta fetenzia che sputa minaccia e s’a piglia co’ me. Ma mi dico che così è la vita.
Mentre studio un po’ le linee guida. Mi consiglio con don Peppiniè: mi spiega che penso e beviamo ‘o café. Ohi che bello cafè. Pure al Miur ‘o sanno fa. ‘A ricetta di don Casalino che strano destino ritrovarlo qua. Però intanto s’è fatta ‘na certa. Mi rannicchio di sott ‘ ‘a coperta. Quant’è bello se bussa ‘o bidello, “”vulite ‘a tisana inclusiva o ‘o cafè?”.

Max Del Papa, 28 giugno 2020, qui.

E far guidare un’Azzolina a neuroni spenti nella scuola per vedere
che è proprio tanto facile morire
Parlar del più e del meno con un pescatore per ore ed ore
per non pensar che adesso la scuola muore
E stringere le mani per cercare qualcosa che
servirebbe a te
ma nella mente sua non c’è…
Capire tu non puoi,
tu chiamala se vuoi
la Ministra…

barbara

GEOGRAFIA FISICO-POLITICA

Descrizione

Da decenni soffro di sciatica. A sinistra. Da molto tempo soffro anche di artrosi a entrambe le spalle. Ma a sinistra di più. Soffro anche di artrosi alle anche, entrambe. Ma a sinistra di più. Mi crea pure grossi problemi una tendinite all’inguine. Da tutte e due le parti, però quella a sinistra è molto più tremenda. Anche le fratture vertebrali sono entrambe sulla parte sinistra delle rispettive vertebre, e così pure le tre ernie e le due protrusioni.

Diagnosi

La sinistra è malata.

Ampliando il sinistro discorso dalla geografia locale a quella nazionale:

ANDREA BISICCHIA

Prodi consiglia al governo in carica oltre a una patrimoniale anche una tassa sul contante, De Benedetti (tessera Pd) con residenza fiscale in Svizzera consiglia una patrimoniale annuale mentre l’ex deputata miracolata Leu ora piddina consiglia l’Imu sulla prima casa … Dunque, aveva ragione Montanelli quando affermava: “La sinistra ama talmente i poveri che ogni volta va al potere li aumenta di numero”? (Luisalu)

E poi anche

Il Paese sprofonda, ma Conte e i suoi perdono solo tempo

Quel che è Stati è Stati: dieci giorni a gozzovigliare, diciamo le cose come stanno, risultati: non pervenuti. I grillini da Quarto Stato a Stati Generali, da classe dirigente a digerente: stuzzichini e champagne, roba per palati fini, quanto ai piddì, loro ci sono abituati. L’orgia del potere ha partorito la solita conferenza stampa sull’imperial-cartonato: parole, parole parole, caramelle non ne vogliamo più, la luna e violini dalli a Casalino. Tanti confronti, cioè banchetti, e proposte concrete una e una sola: se ne riparla a settembre.
Quando, auspicabilmente, il paese sarà definitivamente steso e, dovesse ancora agonizzare, è pronta la seconda ondata made in virology. Si assiste a dibattiti surreali, Giuseppi: “Si potrebbe tutti quanti abbassare un po’ l’Iva”, il Pd: “No tu no, intanto facciamo la patrimoniale”. Fortemente indeciso a tutto, salvo che a durare, Conte ha finito le idee meravigliose; la preziosa ricerca bimbominkia di Colao cestinata senza neanche guardarla, i mugugni di Confindustria irrisi nel consueto stile alla cafona, in compenso largo spazio a giullari, guitti, istrioni e star da deep state, dagli archibugi Fuksas e Boeri ai professionisti della narrazione un tempo renziana come Baricco, fino alle coscienze artistiche, Guerritore, Tornatore: serenate a cura di Elisa, creazione di Caterina Caselli, che a questo punto dovrebbe avere, se c’è giustizia a questo mondo, l’estate rigurgitante di serate di piazza targate Pd e 5 Stelle lockdown permettendo, ma si sa che anche quello coi nemici si applica, coi compagni si interpreta.
Intanto, fuori. Fuori Villa Pamphilj, monopattini assassini cinesi falciano passanti. Pregiudicati blindati (dal Pd) importano carne umana nell’assoluta impunità. La magistratura corrosa si scioglie nel suo stesso acido. La filiera produttiva nazionale, che per l’80% è piccola per noi, troppo piccolina per sopravvivere allo scempio dell’isolamento, si dissolve. L’assistenza di stato non si vede ma il presidente dell’Inps grillino dice che gli imprenditori sono dei lazzaroni abituati ad andar di schiena. Gli ipocriti globali del Black Lives Matter Antifà, cioè neobrigatisti diffusi, finanziati dai soliti burattinai, sfasciano statue e memorie passando già ai viventi. La Ue, nostra signora del sussidio e del tormento, si rimangia per l’ennesima volta le allettanti promesse. Stragisti islamisti ammazzano a fil di lama tre incolpevoli ed altrettanti ne feriscono, ma non è terrorismo anzi lo è ma figlio del disagio mentale. Ce ne sarebbe da preoccuparsi a questo mondo, ma alla nobiltà stracciarola degli Stati Generali intenta a rincorrersi tra urletti divertiti, che gli frega?
Il paese sprofonda nella rassegnazione, non vede vie d’uscita, i cittadini non si scrollano di dosso una sindrome da isolamento che continua con altri mezzi ma nella stessa strategia, quella del terrore, dell’allarme, della dannazione per chi osa respirare; impossibile pensare ad una risalita in queste condizioni psicologiche. Ma a Conte che gli frega? Lui è qui per resistere, Mattarella non dà segni di vitalità, tutto pare scivolargli addosso, ha appena fatto un incredibile appello ad importare più clandestini, detti migranti, in assoluta consonanza con questo incredibile pontefice e c’è chi maligna: non è che ha voluto mandare un messaggio, continuate a difendere il Pd e le sue politiche oltre ogni limite, costi quel che costi? Magari no, ma, in assenza di alternative logiche, il sospetto è l’unica cosa che rimane. Dieci giorni di Stati Generali son volati, son serviti a perdere tempo per prendere tempo ma è ancora troppo presto per le ferie d’estate, tocca inventarsi qualche altra cosa come quando si faceva sega a scuola: morte di una nonna, gomme dal tram bucate, marziani, forse l’ultima è reclutare Greta e rilanciare l’allarme sul riscaldamento globale alimentato dal coronavirus alimentato dal riscaldamento globale. Se è vero che la luminare in treccine ha appena proclamato su Instagram, con la lucidità che la contraddistingue: “Si scopre che tutta la nostra società è solo un grande partito per nudisti”.
È vero, il re è nudo ma se a dirlo è il re, non serve a niente. Greta è spogliata, Giuseppi è spogliato, chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, tutto il potere non al popolo armato (di pazienza esagerata), ma al ministro chitarrista, Bella Ciao Gualtieri! In America buttano giù le statue dei padri della patria da Washington a Lincoln a, ultimo rimosso (da De Blasio, quello con figlia antifà) Roosevelt, in Germania tirano su quella di Lenin “pioniere della libertà e della democrazia”.
La storia riscritta con l’LSD, ma ecco l’idea! Un bel rave party, che duri almeno una settimana, e dentro tutti: da Giuseppi a Di Battista, da Casarini a Casalino, da Cesare Battisti, guest star, a Christian Raimo, Jovanotti, Fiorella, svariati figli d’arte senz’arte né parte, Silvia Aisha, una gradita delegazione del governo venezuelano, il pilota Hamilton che giustamente grida alla discriminazione etnica guadagnando appena 120 milioni l’anno e, naturalmente, non può mancare Sergio Sylvestre, ugola nobile, ultima vittima del razzismo montanelliano. L’intendenza seguirà, come diceva Napoleone, quello che si credeva Giuseppi.

Max Del Papa, 23 giugno 2020, qui.

Già, a proposito: ma è davvero tanto tanto tanto razzista dire che sta roba fa cagare

e che è una vergogna che uno che deve cantare una cosetta di due strofe non si prenda la briga di impararle? E sempre a proposito di razzismo, se per caso vi fosse piaciuta questa roba qui

vergognatevi, sporchi infami razzisti! (rubato qui)

Tornando poi alle infamie di questo nostro immondo governo di sinistra che ci sta trascinando nel baratro, questa è l’ultima della serie, sempre che mentre stavo scrivendo non abbiano combinato qualcos’altro. Peccato che non ci sia una sigla adeguata anche per loro.

barbara

UN MOMENTO DI TREGUA

statua lib
Dumbo
negrar
maschio e femmina
plastica in mare
parassiti
vite
Poi vi regalo un po’ di rosso, anzi profondo rosso, anzi tre profondi rossi.

E infine, anche se non c’entra molto e anche se da oltre mezzo secolo non mi interesso di calcio, non posso non ricordare il piede sinistro di Dio, con l’aggiunta del solito strepitoso Max Del Papa.

barbara

PERCHÉ I “PROGRESSISTI” ODIANO INDRO MONTANELLI

Per comprendere il retroterra può essere utile vedere prima questo video

“Sale juif” gridano i manifestanti antirazzisti: sporco ebreo (o “sporchi ebrei”: la pronuncia è pressoché identica). E ora leggiamo questo articolo.

Per conto del «Corriere della Sera», sono stato due settimane in Israele. Non c’ero mai andato. O, per meglio dire, c’ero passato un paio di volte nei miei viaggi in Estremo Oriente, ma non mi ci ero mai fermato. Stavolta la mia intenzione era di acquartierarmi a Gerusalemme e, con l’aiuto dei miei amici israeliani, che su questo argomento la sanno più lunga di chiunque altro, studiare tutta la situazione dei paesi arabi, che circondano e minacciano il nuovo Stato ebraico. Ma, dopo un paio di giorni avevo abbandonato il progetto, anzi me lo ero completamente dimenticato, tutto preso com’ero dall’interesse che in me suscitavano le cose locali. E, invece di restare nella capitale a frugare negli archivi del ministero degli Esteri e a raccogliere le confidenze dei vari servizi d’informazione su quanto avveniva oltre confine fra i Nasser, i Kassem e gli Hussein, ho trascorso il mio tempo a vagabondare tra le fertili piane dell’alta e della bassa Galilea e il deserto di Negev. Il frutto delle mie osservazioni sono gli articoli che compaiono sul «Corriere della Sera», e non intendo farne qui un duplicato. Voglio soltanto spiegare ai miei lettori della “Domenica” per quale motivo Israele mi ha fatto tanta impressione da indurmi ad accantonare il programma che mi ero tracciato prima di venirci e su cui avevo anche preso un preciso impegno col giornale. E il motivo è questo: che finalmente in Israele ho visto documentata nei fatti una verità nella quale, sotto sotto, avevo sempre creduto, ma di cui mi mancava la prova: e cioè che non sono i paesi a fare gli uomini, ma gli uomini a fare i paesi. Sicché quando si dice “zona sviluppata”, si deve sottintendere uomini e popoli energici e attivi; e quando si dice “zona depressa”, si deve sottintendere uomini e popoli depressi. Tutte le altre ragioni della depressione – clima, idrografia, orografia, eccetera – sono soltanto delle comode scuse quando non sono addirittura il frutto dell’incapacità e dell’accidia umane.

I padri del deserto

Israele, finché è stato un paese arabo, cioè fino a una trentina di anni or sono, era esattamente come l’Egitto (senza il Nilo), la Giordania e l’Arabia Saudita, coi quali confina: una landa brulla e assetata, senza un albero, un seguito di colline gialle e pietrose, su cui le capre avevano divorato fin l’ultimo filo d’erba e di cui gl’incontrastati signori erano i corvi e gli sciacalli. Di zone cosiffatte nel paese ce ne sono ancora, intendiamoci, qua e là, a chiazza. Sono quelle in cui gli arabi sono rimasti. Essi hanno l’acqua, ora, perché gli ebrei sono andati a cercarsela nel fiume Giordano e nel lago di Tiberiade. E con un sistema di acquedotti di lì l’hanno portata a irrigare tutto il paese. E hanno anche i trattori, perché il governo glieli dà. E hanno anche l’assistenza dei tecnici, perché lo Stato glieli mette a disposizione. E hanno perfino, tutt’intorno, l’esempio e la lezione pratica di come si fa a trasformare una terra arida e inospitale in un paradiso di agrumeti, di boschi di pini e di cipressi, di orti lussureggianti, di campi di grano e di cotone. Eppure, non ne profittano, o ne profittano poco. I loro villaggi sono rimasti delle cimiciaie spaventose, il loro aratro ancora a chiodo si limita a grattare la superficie della terra senza preoccuparsi di ricrearvi un “humus”, la loro accetta taglia spietatamente gli alberi, e le loro capre divorano sul nascere ogni accenno di vegetazione. Essi non sono affatto «i figli del deserto», come vengono chiamati nella retorica di coloro che, dei paesi arabi, conoscono solo «Le mille e una notte». Ne sono i padri. Essi non sono le vittime di un clima inclemente: «sono quelli che lo hanno provocato e aggravato, soprattutto distruggendo i boschi. E se soffrono la sete, bisogna dire che se la sono procurata rinunziando per accidia a regolare le acque, a trattenere in serbatoi la pioggia e a redistribuirla con canali. Finalmente ho capito perché gli arabi odino tanto gli ebrei. Non è la razza. Non è la religione, che li sobilla contro di essi. E’ l’atto di accusa, è la condanna, che gli ebrei rappresentano, agli occhi di tutto il mondo, qui nelle loro stesse terre, contro la loro ignavia, la loro mancanza di buona volontà, d’impegno nel lavoro, di entusiasmo pionieristico, d’intelligenza organizzativa.

Una grande avventura

Perché Israele dimostra ch’è proprio questo che manca alle zone depresse del Medio Oriente. Sono gli uomini che le abitano, non la natura o il buon Dio, che le hanno rese tali. Gli ebrei le hanno prese com’erano, cioè come sono gli altri paesi tutt’intorno: con quel sole scottante, con quella mancanza di precipitazioni atmosferiche, con quelle dune di sabbia, con quelle desolate brughiere, con quelle moschee, con quella malaria. E in trent’anni di dura fatica, ogni singolo posponendo il proprio tornaconto individuale all’interesse di tutti, ogni generazione, sacrificando il proprio comodo al bene di quelle successive, della zona depressa palestinese hanno fatto la pianura padana. Oggi questo paese è in piena crisi di sovrapproduzione. Non sa più dove mettere il suo grano, le sue uova, i suoi polli, il suo cotone, i suoi aranci e i suoi pompelmi. La sua produzione di latte è, proporzionalmente, la seconda del mondo, battuta soltanto da quella olandese: il che significa che dalla pietraia ha tratto anche dei meravigliosi pascoli. In trent’anni ha piantato oltre trenta milioni di alberi, e chi si attenta a toccarne uno va in galera. E anche il clima in trent’anni è cambiato, per effetto dei boschi e dell’irrigazione. E’ stata questa meravigliosa avventura umana che mi ha ipnotizzato, facendo passare in seconda linea il mio interesse (e purtroppo anche quello del giornale) sulla politica mediorientale. Perché essa rispondeva proprio, con fatti clamorosi e incontestabili, alla domanda che mi ero sempre posto: e cioè se siano i paesi a fare gli uomini, o gli uomini a fare i paesi. Amici miei, sono gli uomini a fare i paesi: gli uomini e soltanto gli uomini, la loro volontà, la loro fatica, la loro capacità di credere e di sacrificarsi per ciò che credono. Le zone depresse esistono soltanto lì, nel loro animo rassegnato, nel loro muscoli fiacchi, nel loro indolente cervello, nella rinunzia alla lotta, nella morale del «tira a campà» e del «chi me lo fa fare», insomma nella mancanza di un senso religioso della vita, e quindi nella disposizione a trarne soltanto profitti e godimenti immediati. Ecco, questo mi ha dimostrato Israele. E mi è parso più importante della politica del Nasser, del Kassem, e degli Hussein.

(Indro Montanelli, qui)

E ancora:

“Che i profughi palestinesi siano delle povere vittime, non c’è dubbio. Ma lo sono degli Stati Arabi, non d’Israele. Quanto ai loro diritti sulla casa dei padri, non ne hanno nessuno perché i loro padri erano dei senzatetto. Il tetto apparteneva solo a una piccola categoria di sceicchi, che se lo vendettero allegramente e di loro propria scelta.
Oggi, ubriacato da una propaganda di stampo razzista e nazionalsocialista, lo sciagurato fedain scarica su Israele l’odio che dovrebbe rivolgere contro coloro che lo mandarono allo sbaraglio. E il suo pietoso caso, in un modo o nell’altro, bisognerà pure risolverlo. Ma non ci si venga a dire che i responsabili di questa sua miseranda condizione sono gli «usurpatori» ebrei. Questo è storicamente, politicamente e giuridicamente falso.” (riportato qui)

Ecco, il vero, imperdonabile crimine di Indro Montanelli, il peccato originale che niente potrà mai lavare è questo: essere dalla parte di Israele, lo stato degli ebrei (anche se un buon 20% della popolazione non lo è) e l’ebreo degli stati. Quanto alla famigerata storia della moglie ragazzina comprata in Etiopia, potete leggerla raccontata da lui
Destà
(qui la trovate in formato più grande e meglio leggibile): a differenza del fascista Giorgio Napolitano, a differenza del repubblichino Dario Fo, che partecipava alle retate di partigiani e di ebrei, Montanelli non ha cambiato casacca all’indomani del cambio di regime, non è saltato sul carro del vincitore, non si è rifatto una verginità schierandosi dalla parte opposta; Montanelli è sempre rimasto coerente con le proprie idee e ha onestamente riconosciuto le proprie azioni. Ed è interessante, tornando ai fatti in questione, il cortocircuito mentale per cui viene additato al pubblico ludibrio l’uomo che ha comprato una moglie ragazzina ma si difende a spada tratta la “cultura” in cui è normale che un padre venda come moglie una figlia ragazzina. Ma fanno, i nostri amanti della giustizia sociale e del rispetto dei diritti umani, anche di peggio, come viene ricordato in questo articolo:

«Spose bambine, bugie di sinistra e doppiopesismo»

La richiesta di rimuoverne la statua non è seria e non ha vera dignità politica. Certo, i fautori della rimozione ora prendono le distanze dall’imbrattamento, precisano che la loro «proposta civile» «non contemplava altro» e dichiarano che «non c’è nessuna violenza nell’esprimere il proprio pensiero». Con altrettanta libertà possiamo dire che quella proposta denota solo ipocrisia. I promotori della rimozione straparlano di «violenza sulle donne» e parlano di «cultura patriarcale», addebitandola a Montanelli che nel 1935 – durante la guerra in Abissinia – si unì in una sorta di matrimonio con una giovane donna locale. La Fondazione Montanelli ha spiegato che «non ci fu alcuna violenza né tanto meno atteggiamenti razzisti da parte di Indro», ma l’adesione alla pratica del cosiddetto «madamato», oggi «deprecabile» ma allora in uso. Ma anche dando per buona e non lo è – l’assurda pretesa di giudicare oggi un fatto di 85 anni fa astraendolo dal suo contesto, come mai a sinistra si è improvvisamente risvegliato quest’interesse per l’episodio? Possibile che questa radicalità sia frutto di sincera intransigenza? Ovviamente no. Infatti chi rivolge quest’attenzione ossessiva alla presunta «cultura patriarcale» di un uomo che nel ’35 aveva 25 anni si disinteressa totalmente di casi più gravi che accadono oggi, 21° secolo. Nessuno per esempio – se non il centrodestra con Matteo Forte – ha proferito parola quando il più importante coordinamento di associazioni islamiche di Milano ha indetto un bando per borse di studio in collaborazione con la Diyanet, l’Agenzia turca per gli Affari religiosi, quella che ha abbassato a 9 anni l’età minima per sposarsi. Non ci sono state lettere o dichiarazioni: silenzio assoluto. A dimostrazione del fatto che siamo di fronte al solito doppio standard. E il doppiopesismo è sempre rivelatore di un inganno.

Alberto Giannoni, ripreso qui.

Del resto anche parecchie delle mie studentesse all’università di Mogadiscio, nella seconda metà degli anni Ottanta, erano state sposate a quattordici anni, tutt’altro che liete, tutt’altro che consenzienti, ma senza la minima possibilità di sottrarsi.

Sembra invece interessare decisamente di meno l’unica vera infamia di Montanelli: la vergognosa lettera di solidarietà e comprensione a Priebke: che questi baldi giustizieri della sinistra così sinistra che più sinistra non si può nemmeno col sinistreggio, siano in realtà seguaci delle SS?

E chiudo con questa toccante lettera aperta dell’ormai mitico Max Del Papa.

Lettera aperta agli anonimi che hanno imbrattato la statua di Montanelli

Cari anonimi,
io non so chi voi siate, anche se aspetto di saperlo: presto vi rintracceranno e allora piangerete, invocando la mamma; poi, una volta capito che non rischiate niente, tornerete più arroganti di prima. Vi prenderanno a modello, costruiranno il giovane del futuro su di voi, diranno che avete agito per amore. Vi porteranno in processione per televisioni, per giornali, scoprirete l’ebbrezza di una notorietà stracciona e soffrirete nel lasciarla: ormai drogati, pronti a qualsiasi sacrificio, farete di tutto per restare nel cono di luce anche se una luce finta, torva, come un gelido neon che intossica. Cari anonimi, di voi si sa che apparterreste a un collettivo di studenti, quindi gente giovane, che ha tutta la vita davanti per imparare la vita: cominciate male, però, o forse, chi lo sa, avete già capito tutto. Per esempio, che, con le famiglie giuste alle spalle, ci si può concedere qualunque cosa, tanto, al momento opportuno, quelle stesse famiglie, vale a dire la borghesia che tanto fingete di odiare, vi riassorbirà nella bolla confortevole per smistarvi dove non si suda e non si teme: case editrici, media, burocrazia, o addirittura nel gran gioco della politica. Per meriti acquisiti.

Per il momento vi siete accaniti contro una statua, obbedendo come cani di Pavlov a un impulso dettato da tanti burattinai: i Sentinelli, dei quali non sospettavamo l’esistenza, e vivevamo benissimo così; il Partito democratico, i cui cascami hanno subito aderito entusiasti; la cantante Fiorella Mannoia [già megafono di Giulietto chiesa; ora, di lui orfana inconsolabile, si ritrova costretta a complottisteggiare in proprio], secondo la quale “non bisogna buttare giù le statue ma dotarle di una targa: fascista e razzista”. Voi, pronti, avete messo in pratica il delirio con il monumento a Indro Montanelli, del quale tutto ignorate: vi hanno raccontato che, a ventisei anni, ufficialino in Etiopia sotto il regime fascista, gli era stata consegnata una “moglie” di dodici o quattordici, secondo le usanze locali, ed egli ne aveva disposto fino al suo rientro in patria. Episodio che l’interessato non rinunciò mai a riconoscere, seppure gli sarebbe convenuto. Questi lacerti di storia, del tutto scarnificati da qualsiasi contesto, vi sono bastati per procedere come Sentinelli e Mannoie comandavano: statua di Indro coperta di rosso sangue e le scritte “stupratore e razzista”.

Ed è stata, credeteci, una bella vigliaccata. Perché le statue non possono difendersi, e perché avete agito di nascosto, come ladri, e poi siete fuggiti via. La vostra prodezza è stata talmente miserabile da impedirvi il brivido di una rivendicazione. Ma avrete tempo per quello. Sappiate, comunque, che se questo è il metro della vostra coscienza, non dovreste fermarvi: vi tocca scovare monumenti di Mao, con le sue vergini bambine; busti di Mario Mieli, che la pedofilia la teorizzava; di Daniel Cohn-Bendit – informatevi su chi fosse, comunque una icona del ’68 – il quale scriveva di quanto fosse “eccitante farsi spogliare da un bambino di 5 anni” [e raccontava che quando era maestro d’asilo “I bambini mi aprivano la patta dei pantaloni”]; e così via, in un reliquiario infinito al quale non è estraneo neppure Pier Paolo Pasolini, che di sicuro vi fanno leggere a scuola, ammesso che ci andiate. Sappiate pure che molti dei miti della Resistenza coi quali vi allevano, a 20 anni o giù di lì sfilarono con la divisa del medesimo regime fascista, condivisero idee anche aberranti, scrissero parole vergognose, si concessero privilegi e sbagli atroci; solo che, a differenza del vostro bersaglio, appena il vento cambiò si affannarono a rinnegare tutto scagliandosi a militare nell’armata avversa e reagendo furibondi ogni volta che qualcuno ricordava loro quegli imbarazzanti trascorsi.

È inutile spiegarvi il valore delle usanze, che riposano nel tempo: anche quelle più barbare, più sciagurate, e che oggi, ma solo oggi, consideriamo repellenti: il madamato etiope risale a un secolo fa, all’incirca, ed era praticato da soldati e ufficiali di ogni Paese; in verità, e in forme non ammesse, è praticato ancora oggi dai soldati di ogni Paese e perfino dall’esercito pacifista dell’Onu [anche con bambine molto più piccole, quando si presentano a chiedere cibo]. Ma lasciamo andare: non è il caso di farvi la lezione e tanto meno la predica. Il punto, cari anonimi, è che, percorrendo la vostra vita, avrete occasioni continue, infinite di vergognarvi l’indomani di qualcosa che avete fatto ieri: si chiama crescere, costa sangue – vero, non come la vernice che avete versato su Montanelli. La vita è tutta un pentimento, almeno per uomini e donne che sanno conquistarsi la loro dignità e il loro dolore. La vita fa giustizia di certezze, facili soluzioni e ancor più facili morali: vi capiterà, come è successo a chi vi scrive, d’imbattervi in qualcuno contro il quale avevate sostenuto pubblicamente le accuse peggiori e più sprezzanti: e di non sapervi sottrarre alla sua mano tesa. Non per vigliaccheria, né per opportunismo, ma perché quell’uomo, per quanto abietto possa essere stato il suo comportamento, non corrispondeva, non più almeno, al ritratto che ve n’eravate fatti, e che avevate dato in pasto a migliaia di persone. Forse era cambiato lui, forse voi. O forse nessuno: è che il giudizio, infine, è un peso troppo grave da scaricare e ancor più da portarsi addosso; è una responsabilità infame.
Scoprirete che avete tutte le ragioni di giudicare, nel vostro intimo: ma non di condannare. Che la vostra avversità, perfino il vostro odio, può anche avere un senso dentro la coscienza che vi siete costruiti o meglio che la vita ha plasmato dentro voi. Ma quando si tratta di palesarlo, con un getto di vernice o di parole rosso sangue, è una faccenda maledettamente diversa e più complicata. È come le sabbie mobili, ti c’impantani dentro e non ne esci, ne vieni sommerso.

Scoprirete, forse, che Montanelli, vostro bersaglio nel 2020, è stato un uomo, e un protagonista, di un secolo troppo lungo e spaventoso, per poterlo sbrigativamente archiviare come “razzista e stupratore”; che sapeva avvincere con le parole; che era fatto male, era nato per mettersi contro tutti, per farsi condannare a morte da quel fascismo al quale aveva aderito, e poi, scampatone, per farsi sparare addosso da quel comunismo che non aveva mai smesso di combattere; e che pure pretese di adottarlo, quasi novantenne, quando ebbe l’ultima pazzia d’inventarsi un quotidiano che andava contro al potere rampante di un Cavaliere che, all’epoca, andava di moda definire come “nuovo fascismo”, “nuovo Duce”. Allora, la sinistra cui voi vi rifate non ricordò più il matrimonio di Montanelli con la piccola etiope, glielo abbuonò volentieri. Ma lui, Indro, non si illudeva: sapeva che di eterno, negli uomini, c’è una sola cosa: l’ingratitudine, la dannazione della memoria da riscoprire ogni volta che fa comodo. Lui, Montanelli, fu giornalista e uomo di molti pregi e infiniti difetti, ma non fu mai meschino e non fu mai vile. Non si nascose e non nascose i suoi errori, né i suoi pensieri e parole, non cercò scuse, non si atteggiò mai a vittima. Seppe perdonare, e seppe chiedere perdono. In una parola, fu un uomo. Forse non il sommo giornalista del Novecento, perché scrivere è come suonare (anche questo, forse, scoprirete) e non ha senso stabilire a tavolino chi sia più bravo a toccare certe corde, a scuotere lettori, ad arricchire società: spesso è anche questione di sapersela giocare bene, di riuscire a vendersi, di imparare a stare al mondo. E questa è davvero la sfida più tremenda, imparare a stare al mondo da uomo o donna possibilmente liberi, cioè liberi per quanto la complessità dell’esistere con gli altri ci consente; riuscire a mantenere alta la testa anche dopo errori tragici o grossolani, a patto di averli saputi scontare. E morire da liberi, dopo avere dato tutto alla vita che tutto non ti dà mai.

Cari anonimi, forse qualcuno di voi, un giorno, scoprirà di invidiare quell’uomo nella statua, che una vita fa aveva coperto di vernice rosso sangue. Pregate che non sia troppo tardi per pentirsene e andare avanti. Che non sia mai troppo tardi, perché alla fine non conta il successo, non contano i miti da abbattere, e le statue da devastare, e la rabbia. Conta quello che resta, una brezza nell’anima che possa accompagnare alla grande scommessa dell’eternità. Come un sollievo. Una comprensione pacificata dell’assurdità del mondo, la consapevolezza che gli uomini sono dei pazzi, sì, ma, fino a che sapranno rimediare alla loro bestialità, un refolo di speranza ancora sopravvive.

Max Del Papa, 15 Giu 2020, qui.

Talmente bella, talmente intensa, talmente toccante da riuscire a commuovere nel profondo.

barbara

GUARDIE ROSSE CINESI?

O forse pasdaran iraniani? Squadre per la repressione del vizio e promozione della virtù? Carabineros cileni? Che cos’è esattamente che il governo sta progettando per consolidare il proprio potere assoluto e la nostra schiavitù? Ce lo spiega bene il solito Max Del Papa, che sa sempre dire tutto quello che vorrei dire io, ma molto meglio di me

L’esercito delle guardie rosse, ultima porcata di un governo che scherza col fuoco dell’esasperazione sociale

L’esercito delle sessantamila spie, pietosamente definite “assistenti civici”, è l’ultima e peggiore porcata di questo governo comunista, tetragono alla libertà, inconciliabile con la democrazia, che di spiate, di delazioni, di intrusioni si alimenta. Perché è la provocazione definitiva, in cerca dello scontro sociale. Al fondo non c’è solo la convinzione, come è stato detto, che gli italiani siano gentaglia da leninisticamente rieducare, c’è un preciso disegno, steso sull’asse pugliese (ministro Boccia da Bisceglie; presidente Anci Decaro, sindaco di Bari), ordito da Roma, Palazzo Chigi, consegnato alla Protezione Civile dell’ineffabile Borrelli. Disegno perverso: spingere gli italiani a scannarsi tra di loro dopo tre mesi di costrizioni psicotiche del tutto strampalate.
Chi sarebbero questi “assistenti civici”, questi zelanti? Già il frasario burocratese la dice lunga: “Lanceremo il bando per il reclutamento…”. Come una chiamata alle armi, affidata a chi? A “inoccupati, senza vincoli, percettori del reddito di cittadinanza o chi usufruisce di ammortizzatori sociali”. Al netto dei fisiologici casi sfortunati, incolpevoli, il governo va a pescare nella risacca di non riusciti, di fannulloni, di mantenuti, di lunatici grillini, gente rimasta ai margini, a vivere di espedienti; li aizza contro i “più fortunati”, e non è difficile capire per quale scopo: frustrati e rancorosi, appena gli consegni un lacerto di potere, ne abusano fatalmente, facendolo scontare al malcapitato di turno; il trionfo del dispetto, della faida paesana o familiare, della vendetta spicciola col pretesto della “assistenza civica” laddove, nella consueta genericità di lineamenti, indicazioni e limiti delle facoltà (“collaborare al rispetto del distanziamento sociale e dare un sostegno alla parte più debole della popolazione”) tutto sarà concesso: la prepotenza, la umiliazione per il metro in più o in meno, la parola della spia che vale quanto e più di quella della vittima, l’arroganza tra miserabili. Una dinamica malata sulla scia del “tu non sai chi sono diventato io”, cui verrà facilmente risposto: “no, infatti: chi c… sei? Non lo so e non mi curo di saperlo”.
Non bastavano gli abusi di tre mesi da parte di tutori dell’ordine trasformati in sbirraglia, spediti a multare poveri cristi che portavano a pisciare un cane, vogavano in mezzo al mare in compagnia dei gabbiani, guadagnavano un reparto di chemioterapia o, privi di una gamba, orinavano contro un muro nella disperata latitanza di un esercizio aperto (perché anche queste scene da macelleria sociale, son capitate). Non bastava il lamento pubblico di forze dell’ordine esasperate, imbarazzate, non più disposte a recitare la parte dei gendarmi che strizzano cittadini inermi e spaventati. Non bastava la psicosi, del tutto pretestuosa, della “movida” spacciata come irresponsabilità diffusa quando si tratta di fisiologico ritorno ad una normalità possibile. Non bastava la deriva sociale, quell’amaro naufragar nel mare di decreti, di prescrizioni demenziali o malfamate, no, bisognava escogitare l’accozzaglia degli opportunisti, che passano un tempo infinito di soprusi e un giorno hanno la splendida occasione di farli pagare tutti insieme a chi non c’entra. Tipo il megadirettore Còbram, quello di Fantozzi, che “dopo una vita di spiate, ricatti, servilismi, umiliazioni clamorose” riesce nella scalata aziendale, fa carriera e distrugge i dipendenti, “gli inferiori”, costringendoli a maratone ciclistiche disumane.
L’esercito delle sessantamila sgangherate guardie rosse sarà una resa dei conti tra incarogniti nella speranza che, dove non può più il coronavirus, possa il duello rusticano così da allungare l’elastico dell’emergenza: occorre prendere tempo per perderne altro, tutto quello che conta è durare, far fuori i concorrenti, organizzare il partitello di riferimento, rintuzzare quello alieno (Renzi, eccetera). Pessima politica. Criminale politica, cinica e irresponsabile. Si punta con tutta evidenza allo scontro di piazza, ad una sorta di strategia della tensione meno cruenta ma certo non innocua sulla quale potrebbe innestarsi di tutto. Oscena politica, che avendo finito le promesse ballerine s’inventa l’ennesimo sussidio per i peggiori, gli zelanti, i servi e lo chiama dovere civico, lo chiama assistenza sociale. Non eravamo mai arrivati così in basso, non avevamo mai visto, neppure durante la interminabile fase del terrorismo, un tale livello di irresponsabilità e di opportunismo del potere: allora si manovravano le frange estreme dell’esagitazione sociale, oggi si armano i peggiori, gli scioperati, i parassiti, contro i miti, che tirano la carretta, sempre, anche quando ha le ruote di legno, anche quando non ha più ruote, ma solo una pazienza sterminata, sì, ma già con la spia rossa della riserva.

Max Del Papa, 26 Mag 2020, qui.

E Martino Loiacono

Arrivano gli “assistenti civici”, ultima trovata di un governo che non sa far altro che lo scaricabarile sugli italiani

Il governo vuole assumere 60 mila “delatori di quartiere”…

Prima erano i runner, poi i bagnanti e ora sono i giovani della movida. La ricerca del colpevole, del presunto untore, è diventato lo sport degli ultimi mesi. Uno sport sempre più popolare grazie alle mosse del governo che è riuscito, non senza abilità, a spogliarsi delle proprie responsabilità scaricandole sugli italiani. L’idea degli “assistenti civici” segna una nuova tappa in questo pericoloso processo in cui tutto il peso della fase due viene caricato sui sudditi, ritenuti senza esclusione potenziali indisciplinati, e rimosso dalle spalle dello Stato. Gli “assistenti civici”, forma edulcorata per evitare il più scomodo ma realistico “delatori”, avranno il compito di vigilare sui comportamenti degli italiani in una logica non troppo dissimile da quella dello Stato di polizia che tutto vede, controlla e conosce. L’idea su cui si basa l’introduzione di queste figure è quella del perenne sospetto nei confronti di sudditi da rieducare perché atavicamente poco disciplinati.
Impossibile parlare di cittadini vista l’operazione di natura ortopedico-pedagogica volta a raddrizzare le storture del popolino. Ancora una volta poco spazio viene lasciato alla responsabilità individuale che dovrebbe essere la via preferita per promuovere le norme anti-Covid, in un rapporto di reciproca fiducia tra Stato e individuo. Già nel corso del lockdown, sulla fiducia, aveva prevalso il sospetto, con droni ed elicotteri utilizzati per dare la caccia ai runner o a coloro che passeggiavano in riva al mare o prendevano il sole in spiaggia. Nella fase due, considerato l’andamento delle prime tre settimane, non è da escludere che possano perpetuarsi abusi simili anche grazie all’operato degli “assistenti civici”, i cui poteri non sono ancora stati chiariti.
A fronte di un’occhiutaggine simile risalta, per contrasto, l’assenza di un approccio strategico per affrontare i prossimi mesi. Il governo, puntualissimo nei controlli, risulta totalmente impreparato per la ripartenza. Come noto, non ha minimamente adottato il celebre approccio delle 3T (trace, test and treat), è clamorosamente in ritardo nello sviluppo dell’app Immuni, non ha un piano per la riapertura delle scuole e delle università (ma tratta i giovani come untori e criminali) e ha faticato a reperire le mascherine. Conte è sostanzialmente venuto meno a tutti gli obiettivi che si era posto, nonostante i numerosi annunci e proclami, e sta proseguendo a tentoni sperando di sfangarla. Se le cose dovessero andare per il meglio sarebbe pronto a intestarsi i meriti. Se dovessero andare per il peggio, con una crescita dei contagi, avrebbe già pronto lo scaricabarile. La colpa sarebbe degli italiani indisciplinati.

Martino Loiacono, 25 Mag 2020, qui.

Cui fa seguito un’interessante considerazione generale di Roberto Ezio Pozzo, accompagnata dalla rievocazione di un significativo vecchio episodio di cronaca

Mayday, Mayday! Principianti allo sbaraglio alla cloche nella peggiore crisi di sempre

Oggi vi parlerò di aerei, e più precisamente, di un piccolo aereo da turismo, un Siai Marchetti S205 decollato dall’aeroporto Cristoforo Colombo di Genova in un assolato pomeriggio del mese di Maggio 1986. A bordo, oltre al pilota, vi sono tre ragazzi di vent’anni che hanno deciso di fare colletta e regalarsi l’emozione del primo volo. Pochi minuti dopo il decollo, il velivolo si trova, relativamente basso, all’altezza della Riviera di Ponente ed il pilota viene colto da malore e, subito dopo, perde i sensi. Gli atterriti ragazzi a bordo, superato il primo momento di sbigottimento, decidono di fare qualcosa: uno cerca di rianimare il pilota, l’altro, che si trovava sul sedile  accanto ad esso, cerca di prendere i comandi dell’aeromobile, mentre il terzo, afferra il microfono della radio di bordo, che, per loro fortuna, si trovava ancora sintonizzata sulla torre di controllo di Genova, ed inizia istintivamente a gridare “Mayday… Mayday”. I controllori della torre del Colombo, ricevuto il drammatico messaggio, decidono di mettere in atto le procedure di emergenza e chiamano in torre un istruttore di volo del locale AeroClub (Luciano Sincich) ed il suo espertissimo presidente dell’epoca, un vero mito dell’aviazione civile, il celeberrimo Fioravante Sbragi, il quale, capito immediatamente che non c’era un minuto da perdere, salta su un aereo parcheggiato presso l’Aeroclub e, pur non avendo molto carburante a bordo, decolla subito in direzione Ponente. Mentre il paziente e freddissimo istruttore di volo instaura con i ragazzi una conversazione che illustra loro i principali comandi e strumenti del velivolo e la loro funzione, con una sorta di lezione di volo unica super-concentrata in pochi minuti, già il piccolo apparecchio di Sbragi ha affiancato il leggero Siai 205, che ballotta qua e là in aria senza controllo. La vista ravvicinata dell’aereo del comandante Fiore (come tutti chiamavano Sbragi in città) già da sola, infonde coraggio e speranza al giovane che ha preso i comandi, benché nulla sapesse di volo fino a quel momento, e lo stesso Sbragi, pure egli in collegamento radio coi ragazzi, dimostra loro come effettuare una virata, come richiamare il velivolo e farlo salire di quota, e, soprattutto, come evitare la collisione con le ciminiere della zona industriale di Genova, fattesi nel frattempo sempre più vicine e minacciose. Poco a poco, il giovane che si trova alla cloche di comando del piccolo aereo, prende confidenza con le principali manovre, sempre guidate in tandem da Sincich e Sbragi, ed addirittura riesce a portare il velivolo a terra, atterrando in modo persino accettabile sulla pista 27 del Cristoforo Colombo. Questa è una storia vera, accaduta tanti anni fa e che fece il giro del mondo nell’ambiente aeronautico e non soltanto in quello.

No, non mi sto sbagliando, e non sto pensando di scrivere per un giornale del settore. Ma questa vicenda che ha dello straordinario, mi è tornata in mente a proposito di capacità di gestire situazioni impreviste e dalle possibili letali conseguenze da parte di persone non addestrate e non adeguatamente preparate allo scopo. Tutto i tre giovani del Siai 205 potevano aspettarsi, salendo a bordo del velivolo, tranne che di doverlo pilotare per riportarlo al suolo. Accade pressappoco lo stesso ai novelli governanti che s’imbattono nella necessità di prendere decisioni che, pur avendo essi previsto di doverne genericamente assumerne anche delle difficili, di sicuro non potevano prevedere al momento della loro nomina che tali decisioni sarebbero state talmente spropositate, come lo è lo stato di emergenza a causa di una pandemia, da non sapere da che parte cominciare. Il nostro attuale governo, per quanto, onestamente, non possa essere ritenuto causa di tanto sfracello che ha messo in ginocchio il mondo intero, è tuttavia composto largamente da principianti dell’amministrazione dello Stato.
A chi avrebbero potuto lanciare il Mayday? A quelli più esperti di loro nella difficile arte del governare il Paese? Sì, ma a quale schieramento politico dovrebbero appartenere i salvatori, e con quali implicazioni per una incerta maggioranza nemmeno scaturita dalle urne? Parliamoci chiaro: a parte le inevitabili vanterie, tutte italiane, dei tutti allenatori, oggi tutti virologi, e di quelli che sanno sempre fare meglio degli altri per scelta, quanti Sincich e quanti Sbragi avrebbero potuto essere chiamati ad aiutare i pressoché sprovveduti ministri ad affrontare un disastro immane come il Covid-19? Ce n’erano, poi, di espertissimi e determinatissimi consiglieri ed istruttori, nei pressi di Palazzo Chigi, alla fine di febbraio scorso? Forse nemmeno uno, ammettiamolo. Chi avrebbe potuto alzarsi in volo in loro aiuto e dimostrare, con manovre semplici ed efficaci, come si porta a terra l’aeromobile impazzito? Provate pure voi a fare qualche nome, e nemmeno voglio provare a farne io, perché ho la pessima abitudine di giudicare la capacità dei politici soltanto dopo averli visti al governo del Paese e troppi degli attuali sono degli absolute beginners. Ma, accidenti, come può essere possibile che nel 2020 possa arrivare alle più delicate leve del comando un principiante assoluto? Chiediamolo magari a quelli che, resi allegri e confidenti dal vinello fresco dell’innovazione, delle facce pulite, dell’idiosincrasia per i politici navigati e volponi, finiscono per rimanere inebetiti e passivi per la sbronza subdolamente derivata dall’averne bevuto troppo, di quel vinello. E se il pilota al comando svenisse all’improvviso, che potremmo fare?
Intanto, non sembra sciocco chiedersi se i doppi comandi, obbligatori sugli aeromobili, ci siano effettivamente anche nello Stato. La risposta non è scontata. Forse ci sono, forse no, e, comunque, finora non sono stati sperimentati davvero. Malori a parte, dobbiamo anche considerare che per essere abilitati a pilotare anche un piccolo aereo da turismo bisogna aver frequentato un corso, fatto pratica, superato un esame. Ma quelli che decidono per tutti noi se dobbiamo o meno stare rinchiusi a casa, riaprire o meno le nostre aziende con le quali in quella stessa casa portiamo il pane quotidiano, che abilitazioni hanno conseguito? Quali esami, quali prove pratiche hanno superato? Abbiamo persino ministri con la terza media, o forse meno, e decidono su materie essenziali per il futuro economico e sociale italiano. Fermi tutti. Abbiamo però le (pletoriche) commissioni composte da centinaia di espertoni co-optati dagli stessi improvvisati governanti. Se le cose si mettessero al peggio, le fantastiche task force (e già il nome fa ridere) dovrebbero, in sostanza, salvare la baracca come fecero nel 1986 Sbragi e Sincich coi ragazzi improvvisati piloti. Ma ve li vedete, in 350, a spiegare le manovre agli atterriti ragazzi? Uno direbbe “sali di quota”, l’altro “scendi subito”, l’altro ancora “vira a destra”, “no, a sinistra” “Asp… che fra un po’ ti dico cosa fare” in una sconfortante e tragicomica serie di comandi illogici e contrastanti che fatalmente condurrebbero all’inevitabile  schianto. Meglio stare a terra, si potrebbe dire, ma il virus vola eccome e volano via con esso fin troppi di noi, come volano i nostri già pochi soldi. Sarò pure un sempliciotto, ma tra un governante un tantino ladrone ma navigato e capace, ed uno onestissimo che non abbia la minima idea della rotta da seguire nei momenti più drammatici, preferisco sempre il primo.

Roberto Ezio Pozzo, 25 Mag 2020, qui.

Parole sante. Certo che si preferirebbe l’esperto onesto, ma se questo non c’è sarebbe opportuno cercare chi ci consenta di portare a casa la pelle. Se col mio baco nel cervello dovesse mettersi male e ci fosse bisogno di trapanarmi il cranio per tirarlo fuori, nella ricerca del medico più adatto credo che avrei ben altre priorità che indagare se paga tutte le tasse, se è fedele alla moglie, se abbia mai sottratto all’ospedale una siringa da usare a casa.

Ancora due parole per quelli che si scandalizzano e si indignano e inorridiscono per i quelli che vanno al bar – con autentici rigurgiti di fogna come

Gli italiani siamo popolo latino e come tutti i popoli latini abbiamo bisogno di chi ci comanda ossia un dittatore in questo caso polizia e carabinieri….
Peccato che il Covid-19 non sia intelligente e giusto nella scelta delle sue vittime.
ora riparte il contagio e sarà peggio perché essendo quelli più a rischio verrà mascherato e la gente crederà che il virus si sia indebolito, quindi avremo una ondata pazzesca.
siamo imbarazzanti come razza umana
Lo avevo scritto io che non siamo all’altezza della democrazia, che i popoli che abitano sta porzione di crosta terrestre non hanno le facoltà mentali per una presa di decisione politica seria. […] Il popolo italiano ha bisogno di una raddrizzata seria, o si fa andar bene la autoraddrizzata o non si può lamentare delle conseguenze.
Guardando gli assembramenti di queste persone, penso che meritano di venir puniti, sia dalla vita che dal virus.
magari il virus no ma i lavori forzati e 4pedate in culo si
A volte, mi viene da pensare che il genere umano, meriti l’estinzione) –

uno dei più gettonati leitmotiv è “ma veramente questi si immaginano che l’aperitivo sia la vita?” Beh, per me no, ma per il barista sicuramente sì, l’aperitivo è proprio la vita, nel senso più letterale del termine: l’aperitivo è pane per mangiare, pane da portare a casa ai figli, sopravvivenza. Ma per qualcuno sono ragionamenti troppo complicati.

Poi volendo ci sarebbe questo sondaggio. Non che ai sondaggi creda molto, ma magari un’idea può anche darla.

A quale partito daresti il tuo voto oggi, in caso di elezioni anticipate?

Lega                                      49%

Partito Democratico          13%

Movimento 5 Stelle             8%

Fratelli d’Italia                     11%

Forza Italia                             3%

Italia Viva                             10%

+Europa                                  1%

La Sinistra                              1%

Europa Verde                        0%

Cambiamo                             0%

LeU                                         1%

Altre liste                               1%

Non voterei                           2%

37507 VOTI

Poi probabilmente coi pasdaran andrà a finire così
cazzimiei
In ogni caso mi auguro che ci sia qualche volenteroso che organizzi delle antironde di cittadini furibondi che pestino di santa ragione le ronde di regime. E poi c’è da guardare questo: buon divertimento

barbara