TUTTO IL GOVERNO FOTOGRAMMA PER FOTOGRAMMA

A casa dopo l’uragano

e fra qualche anno

(ma secondo me anche molto prima)

La ragazza con la valigia

Quando la montagna, sotto forma di discoteca, partorì il topolino

e ora si spera che torni a ingoiarselo.

Il braccio e la mente concentrati in un corpo solo

(Lercio non sbaglia quasi mai)

basti pensare che ha perfino, perfinissimo, addirittura, addiritturissima, lavorato negli uffici

(roba che se ci fosse in Italia il premio Stakanov…)

E fino all’ultimo ultimissimo ultimissimerrimissimo prima di schiodare il culo dalla poltrona

qui

Poi ho letto che Arcuri rimane comunque, e la voglia di cazzeggiare mi è passata, per cui lascio la parola a chi sa dire le cose molto meglio di me.

Ma c’è da salvare il Paese, o da salvare un sistema di potere e un circo di impresentabili?

Ma c’è da salvare il Paese o da testarlo? E testarlo in tutti i sensi, per dire verificarne la tenuta mentale e la pazienza di fronte alle situazioni più paradossali e incongrue. Nessuna promessa mantenuta, una sequela infinita di fallimenti, di smacchi, di figuracce. E ancora il Paese si adegua, ancora aspetta chissà quale miracolo, ancora spera, anche se nessuno saprebbe più dire cosa.
C’è da salvare il Paese o il Pd, questo partito di minoranza, che pochi gradiscono, dove regnano le faide, ma che non intende farsi da parte dopo abbondanti dieci anni di governo e malgoverno abusivo, non consacrato dal voto popolare?
C’è da salvare il Paese o il mutuo degli scappati di casa per riparare nelle due Camere, a cominciare da questi grillini incredibili, indecenti, rotti ad ogni tradimento, coerenti solo nell’utilitarismo più sbracato e svergognato?
C’è da salvare il Paese o l’ego a mongolfiera di Renzi, le sue trame da piccolo chimico, le sue ambizioni estreme, dalla segreteria Nato ai servizi segreti, dal bisogno politicamente patologico di stare al centro dell’attenzione all’altro, non meno insano, di dimostrare che lui è il jolly, sempre e comunque e può affondare chiunque gli vada sulle balle?
C’è da salvare il Paese o la carriera del supermanager dei superflop Arcuri, uno che sotto qualunque cielo sarebbe stato rimosso senza perdere un minuto e invece gli vogliono dare un ministero dopo lo sfacelo della gestione manageriale dell’emergenza pandemica?
C’è da salvare il Paese o Maria Elena Boschi, per la quale un ministero deve essere previsto, in modo fatale, inevitabile, indiscutibile, con la forza del destino, chissà poi perché?
C’è da salvare il Paese o garantire il futuro a figurine improbabili di un presepe grottesco, le Bellanova come le Azzolina, i Di Maio come i Di Battista, un altro che magari fa il guerrigliero fino a che non gli propongono un ministero?
C’è da salvare il Paese o qualche testata servile, in caduta libera e con lo spettro del crollo se il regime organico, più che amico, dovesse evaporare?
C’è da salvare il Paese o garantire il raddoppio a Mattarella, del quale sempre più si fatica a comprendere le decisioni o una assenza di decisioni che scivola pericolosamente verso la complicità per il governo più disastroso della storia democratica occidentale, che tuttavia si pretende continui a dispetto dei santi?
C’è da salvare il Paese o impedire di andare al potere “alle destre”, come ripete il democratico segretario postcomunista Zingaretti, col plurale che rafforza il disprezzo razziale?
C’è da salvare il Paese o la pletora di intellettuali organici, commentatori di servizio, pagliacci e parassiti che gravitano intorno alla sinistra delle pubbliche sovvenzioni, della lottizzazione culturale, del controllo gramsciano sull’editoria e la scuola, sulla burocrazia e sulla Rai propaganistica, insomma il sistema come lo abbiamo sempre subito?
C’è da salvare il Paese o una magistratura corrosa più che corrotta, al punto che neppure le incredibili confessioni, tardive, pelose, di Palamara scompongono più nessuno a cominciare dal vertice, il capo dello Stato che non dice e non fa niente, che fa finta di niente?
C’è da salvare il Paese o gli affari, spesso c’è da temere opachi, intorno alle mascherine, ai tamponi, ai vaccini, ai banchi a rotelle, a qualsiasi cosa si muova nello sfascio generale? [“c’è da temere” e “opachi” mi sembrano dei grossissimi eufemismi]
C’è da salvare il Paese o da modificarlo come predicano i compagni di prebende ossia renderlo più equo, più solidale, in una parola: più socialista, obiettivo retrologico che si può ottenere solo al prezzo dello sterminio della classe media, dell’iniziativa privata, del tessuto imprenditoriale, il che sta puntualmente avvenendo?
C’è da salvare il Paese o una Unione europea palesemente inadeguata su tutto e su ogni questione, ultima puntata i vaccini, la Ue ricettacolo di trombati, di riciclati e di nullità, se uno non vale niente un posto a Bruxelles è garantito?
C’è da salvare il Paese o da condannarlo fino a che non vorrà la cosca delirante dei virologi i cui sfondoni non si contano, così come non si contano le pretese demenziali (“lockdown duro e totale a tempo indeterminato”) e capisci che trattasi di gente con seri problemi che il circo mediatico ha criminalmente sguinzagliato?
C’è da salvare il Paese o consegnarlo alla Cina che peraltro lo sta già comperando pezzo a pezzo, giorno per giorno, senza che nessuno trovi niente da dire?
C’è da salvare il Paese o apparecchiarne la fine, per quelle misteriose, maligne congiunzioni che mettono gli ominicchi sbagliati nei posti sbagliati nel momento sbagliato, tutti insieme, senza la possibilità di metterci una pezza, senza più la forza di sottrarsi al vortice che risucchia?
Max Del Papa, 3 Feb 2021, qui.

E direi che ci sta molto bene questa osservazione

Enrico Richetti

anche Vittorio Emanuele III come garante dello Statuto ha pensato che delle elezioni si poteva fare volentieri a meno

Beninteso, dovendo scegliere fra Conte e Draghi non credo si possano avere dubbi, ma la vera libertà non è dovere scegliere, bensì potere scegliere. E noi non possiamo perché da due anni il signor Mattarella ce lo sta impedendo. Poi parlano di impeachment dall’altra parte dell’oceano col pretesto di un discorso che tutto è tranne che un invito all’assalto, e qui con un attentato alla costituzione sistematicamente perpetrato lungo due interi anni, con uno stato allo sbando, al disastro sanitario, alla bancarotta, col parlamento destituito e le forze dell’ordine che danno la caccia al sub e al canoista e al paralitico in sedia a rotelle e lasciano scorrazzare ladri e spacciatori e assassini, il tutto non semplicemente permesso ma attivamente incoraggiato, neanche un sopracciglino levato.

barbara

ZITTI TUTTI

Ora tacciano gli utili idioti dei tagliagole

Stiano zitti adesso. Tacciano quelli che fingono o addirittura ostentano costernazione ad ogni testa che rotola ma si avviluppano nelle formule più sconciamente conniventi, “sono solo fascioislamici”. Stiano zitti quelli che da vent’anni tacciano chiunque di fobico, di razzista se appena si dice spaventato, sconcertato.

Zitti quanti ci insegnavano che i terroristi non vengono con i barconi. Che le Ong sono la parte umana e pura del mondo infame. Che i porti debbono restare aperti, sempre più aperti. Che ogni controllo, verifica, censimento è già nazismo. E che se uno scanna una vecchia o un prete, è solo un malato di nostalgia, come dice la canzone. Al massimo un pazzo, un disadattato, una vittima della sporca società occidentale dell’egoismo e dell’individualismo.

Stiano zitti quelli che si muovono nella solita ambiguità, “ah, vedete, sono giovani di seconda, di terza generazione, sono nati qui, sono cittadini qui” e glissano sulla evidente totale impossibilità di integrarsi da parte di questi macellai. Che sono sempre di più, sempre di più. E sorvolano sulle infinite opportunità di cui hanno goduto, scuole, sanità, diritti ai quali hanno risposto con la violenza fanatica.

Zitti quelli che per ogni cosa scomodano la povertà delle periferie, delle banlieu, come fa fino dire, come se fosse una legittimazione a staccare teste dal collo. Zitti quelli che più a questi signori gli dai e più non basta, non basta mai, come se questo paese dissestato e disastrato fosse un infinito Bengodi.

Zitti quelli che non hanno mai voluto accettare che grandi diritti comportano anche qualche dovere, per esempio non ammazzare la gente per la strada, se questa gente bene o male ti ha accolto, ti aiuta, ti sopporta, se il sistema di questi infedeli ti riceve, ti ospita, ti tiene e ti mantiene.

Zitti quelli che in via Padova a Milano ci trovano “esperimenti sociali” anziché la constatazione del completo fallimento delle loro teorie oniriche.

Zitti quelli che a maggiore violenza vogliono reagire con sempre maggiore comprensione, e arrendevolezza, e cecità. Zitti tutti gli stronzi armati di palloncini, di gessetti, di slogan balordi, di lagne e girotondi, di esibizionismo sulla pelle dei trucidati, di una sola voglia forte, prepotente, violenta: non far niente, accettare tutto, incolparsi sempre per il sangue innocente.

Zitti quelli che non imparano dall’esperienza di mille traumi. Quelli che si amputano la memoria. Quelli che se bruciano una cattedrale ridono compiaciuti perché è il simbolo dell’imperialismo cristiano e in fondo sono tutti monumenti da demolire. Zitti quelli che sono sempre pronti ad incolpare Cristoforo Colombo, le Crociate, il Dio vendicatore della Bibbia.

Zitti quelli che non riescono a dire la parola magica e si rifugiano nelle circonlocuzioni vigliacche, i terrorismi “qualsivoglia”, il profondo dolore “per tutte le vittime”, il qualunquismo solidale per cui “ogni violenza è sbagliata”.

Zitti quelli che hanno imposto l’agenda e travolto la libertà prima di parlare, poi di pensare, infine di capire: lasciandoci solo quella di morire.

Zitta anche l’incredibile ministro della polizia, la Lamorgese che si arrampica sui vetri con le dita cosparse di sapone, nessuno poteva sapere, a nessuno risultava. Bella gente che hanno messo a tutelarci.

Zitti quelli che hanno spedito l’esercito a correr dietro a un vecchio con la mascherina di traverso e non a controllare queste schegge impazzite che non sono schegge, sono parte di un sistema diffuso e micidiale.

Zitta l’Unione europea che non ha saputo e non ha voluto mai intraprendere alcuna iniziativa, soluzione, prospettiva per combattere un terrorismo islamista ormai fuori controllo. Zitta la politica dei marinaretti al servizio di una noglobal troppo ricca e troppo annoiata, la politica surreale di quelli che volevano un tiranno come Erdogan in Europa. Stiano zitti anche quelli che stanno zitti perché un prete, un sagrestano, una anziana, un professore non valgono neppure un cordoglio di facciata.

Zitti i globalisti col culo degli altri, che vogliono sempre più afflussi ma poi li cacciano dai loro quartieri melliflui, dai loro parchi e giardini perché i poveri debbono stare coi poveri e debbono sbudellarsi tra loro.

Zitte le parlamentari cialtrone che vanno a parlare di diritti degli “ospiti” con la borsa griffata che costa come tre anni di affitto ad un povero diavolo che, magari, gli piglia un colpo e quando torna dall’ospedale trova il loculo occupato da una tribù che rifiuta di sgombrare.

Zitti i cardinali elemosinieri con le elemosine altrui, che aiutano gli accoglienti sovversivi a rubare l’energia elettrica e non solo quella. Zitto anche questo papa che non sta con gli ultimi, come sostiene, ma con quelli che gli piacciono, che considera ultimi a modo suo e gli altri li abbandona, nemmeno un pensiero di passaggio se cadono, da cristiani, sotto i fendenti di un coltello da cucina o una scimitarra.

Stiano zitti tutti questi, perché ad ogni testa che rotola cresce la loro complicità morale, la loro responsabilità di irresponsabili, il loro cinismo che li fa restare disumani.

Max Del Papa, 31 ottobre 2020, qui.

Nessuna aggiunta, nessun commento: è perfetto così.

barbara

HANNO OCCHI E NON VEDONO, HANNO ORECCHI E NON ODONO, HANNO NASO E NON ODORANO

(Salmo 115: 5-6)

Si riferisce agli idoli dei popoli pagani, statue di pietra o di legno, oggetti inanimati che, appunto, hanno parti a forma di occhi, di orecchie, di naso, ma non sono in grado di farne uso. Idoli fabbricati e messi lì da qualcuno affinché il popolo li adori, nonostante sia evidente che non sono in grado di fare alcunché di utile. La contemplazione dello sciagurato operato del governo, messo lì da un altrettanto sciagurato individuo per scopi tutt’altro che nobili, mi ha fatto venire in mente questi versi del salmo. E poi trovo in rete questo commento:

Ivana Guida
io ho un contatto, che ha detto ad una sua amica, rispetto al governo, “devi avere fede”.

Ecco, appunto: fede (e magari sono quelli che sbeffeggiano coloro che hanno una fede religiosa). Fede in un branco di feticci ciechi, sordi, parestesici, asimpatetici. E la stessa percezione nei confronti di chi ci governa ho ritrovato in questo articolo, che chi ha almeno sessant’anni, sicuramente capirà fin troppo bene.

Spuntano i negazionisti della protesta

Scrivo a caldo, all’una di notte, dopo aver seguito l’ultima puntata di Quarta Repubblica e scrivo perché uno come me, che non fa altro nella vita, se non scrive non si calma, non prende sonno. Scrivo per dire che sono ancora inquieto, preda di fantasmi: c’era questo Rinaldo Satolli, questo sindacalista per me indecifrabile, scorrevano le immagini dei tumulti, a Milano, a Napoli, a Torino, vetrine in frantumi e auto incendiate e cariche di polizia, corso Buenos Aires lampeggiante di blindati, camionette in assetto di guerra e il nostro eroe, imperturbabile, polemizzava, ridacchiava, forse ricordando l’odore del Napalm della gioventù dei formidabili anni. [Il video ve lo risparmio, perché qualche briciola di misericordia mi è rimasta. Se proprio volete, lo trovate al link giù in fondo]

Sindacalista lunare

Lo guardavo e non capivo come potesse non capire ma lui sembrava preoccupato solo di fare il suo show da sindacalista influencer finalmente strappato al grigiore del funzionariato, circolari, tavoli, brioscine, sigarette e rivendicazioni surreali come il buono pasto per quelli del pubblico impiego che stanno a casa. Daniele Capezzone perfido gli ha ricordato che ormai è una macchietta, il personaggio più malsopportato d’Italia e mi è parso di scorgere nei suoi occhi sindacali un lampo di soddisfazione, si capiva che più dell’amato Marx gli passava davanti Oscar Wilde: sì, ma intanto io ce l’ho fatta, sono famoso, poi possono dire quello che vogliono. E magari si vedeva proiettato alla Camera o in qualche ministero.
Questi davvero non capiscono. Questi davvero non si rendono conto. Sia nostalgia giovanile, irresponsabilità o cinismo, non gli passa per la testa che il paese, stremato e furibondo, si va avvitando per una spirale micidiale. Ma che dovrebbe pensare uno come me, cresciuto in via Monte Nevoso a Milano quando il commando del generale Dalla Chiesa irrompeva nel covo al pianoterra, di fronte alla mio balcone da cui vedevo in diretta la cattura dei nove brigatisti tra cui Azzolini e la Mantovani, che in preda al panico fuggivano stupidi infilandosi in trappola nel bar Franco d’angolo con via Porpora? E subito manine discrete mettevano le mani sul Memoriale Moro per farlo avere, prima che alla magistratura, ad Andreotti che ne purgava i passaggi più scabrosi come quello su Gladio.
C’era di tutto in quel quartiere, i brigatisti come i servizi segreti, il bandito Vallanzasca come i fascisti che ammazzavano inspiegabilmente Fausto e Iaio, due innocui ragazzini del Leoncavallo. E c’era, nell’aria, sempre, sapore di polvere e piombo, di sangue rappreso e Napalm, di rabbia e di paura; ogni sabato un corteo e sprangate e pistolettate e roghi urbani, cariche della polizia.
Adesso rivedo le stesse scene, risento lo stesso odore anche se vivo altrove, odore di Napalm, di qualcosa che non si capisce bene e penso che al governo ci stanno quattro avventizi che non hanno la minima idea di come fare; cercano di giocare l’unico gioco che conoscono, la distorsione dei fatti, della realtà: i contestatori tutti fascisti, tutti camorristi, ma a Torino ad assaltare le vetrine sono stati nordafricani in combutta coi balordi del famigerato Askatasuna che nessuno si decide a chiudere. Il solito modo degli struzzi per non vedere le cose come stanno, come si preparano. E non vogliono vederle perché non sanno come affrontarle. Anzi le causano e le aggravano, le complicano.

Piazze e cervelli in fiamme

Sapevano che con le loro misure tardive e velleitarie saremmo arrivati allo sbando sociale ma insistono, anche loro posseduti dallo spirito da influencer, dalla vanità suicida. Ma queste escandescenze sono solo un prodromo, non si spegneranno da sole e non si spegneranno presto. Qualcuno ha gettato il cerino acceso e la prateria ha preso fuoco. Anche i cervelli di molti sono in fiamme: la sinistra possibilista, complice morale delle barricate americane del Black Lives Matter contro Trump, vuole sparare sulla feccia, annuncia la militarizzazione dura e già i carabinieri si schierano con i dimostranti sapendoli brava gente disperata e infiltrata da facinorosi chissà quanto spontanei.
C’è, anche se nessuno lo dice, un pericolo nel pericolo, la potenziale saldatura della sovversione interna col radicalismo islamista che è l’antico sogno brigatista, terrorista. Il calcolo è chiaro: più casini scoppiano e più abbiamo il destro per imporre un coprifuoco, uno stato autoritario con la scusa della sicurezza pubblica e sanitaria. Ma, essendo dilettanti, non hanno calcolato la forza dei venti una volta scoperchiato o lasciato scoperchiare il vaso di Pandora.
Sì, uno come me, che scrive per riflettere, ricorda bene e sa che certi scenari sono inequivocabili, che certe derive sono inarrestabili e a questi scalcagnati Stranamore si sente di dire: state attenti, perché non avete idea di cosa state preparando. La situazione vi è già sfuggita di mano e chi deve saperlo lo sa. E mandare avanti i vostri fantocci con le solite provocazioni mediatiche non serve più, se continuate a dipingere morìe dove non ci sono, come in Svezia, se continuate a chiudere tutto, ad imporre veti e divieti demenziali, a prendere per il culo coi gerundi e con le furbate contabili dei bonus, dei crediti d’imposta chi non può pagare le imposte, perché sta perdendo pane e lavoro, e sono milioni, e non sanno perché, è la guerra civile.
E nemmeno i Satolli che ridacchiano sotto i baffi, compiaciuti di trovarsi nel mirino di una telecamera ad impiccarsi da soli, ne usciranno salvi, non avranno più nessuno da tutelare. Nemmeno loro stessi. I buoni pasto non li prenderà più nessuno. Incredibile e agghiacciante è l’astrazione al potere, l’incomprensione degli eventi, la perdita di ogni senso di realtà, la rimozione di quanto si prepara e velocemente si prepara. A meno che non sia un copione preciso, da rispettare alla lettera, un copione cinese.

Comunque sia, non è più tempo di perdere tempo, di trastullarsi con la pornografia ludica e gossippara, con l’egocentrismo osceno. Fuochi si levano ovunque, ne spegni uno a Milano ne appiccano un altro a Roma, a Napoli, a Palermo. Odore del Napalm di notte e presto anche di mattina. Odore di perdita di sicurezza e di libertà, di democrazia. E una sensazione di tutto sospeso, precario, di totale incertezza su quello che verrà, ignoto ma spaventoso. Se hai l’età giusta, certi fantasmi li riconosci dal primo frusciare. Brutto, bruttissimo momento.
Max Del Papa, 28 ottobre 2020, qui.

E non solo i boss, ma anche i gregari, gli scagnozzi, i picciotti:

Qui (Avete fatto caso a quanto assomiglia a Soleimani? Solo, con un’aria più da sfigato)

Strategia della tensione, governo che si sostiene tramite il terrore generalizzato e mantenuto a forza di menzogne. Qualcuno cerca di spiegare che dire la verità sarebbe più proficuo

(aveva avvertito già mesi fa, Bassetti, che col terrore isterico sistematicamente diffuso, con l’arrivo dell’autunno masse di cittadini terrorizzati si sarebbero precipitati al pronto soccorso al primo starnuto, e gli ospedali sarebbero andati in tilt) e qualcuno, come tristemente vediamo e sentiamo, fissato su un unico obiettivo, riesce a non capire quello che gli si sta dicendo nel modo più chiaro. Perché per molti, per troppi, come vediamo in questo video con un esempio sicuramente ingenuo ma ugualmente paradigmatico, andare controcorrente, anche se si vede chiaramente che la corrente sta andando nella direzione sbagliata, è qualcosa di troppo superiore alle proprie forze, al proprio coraggio

E, come si suol dire, quando si crede che abbiano toccato il fondo, hanno già cominciato a scavare, ed ecco quindi a voi il mirabile virologo Lopalco con una perla che voi umani non avreste mai potuto immaginare neanche con un’overdose di acidi:

Nel frattempo la ‘azzolina non si lascia scappare l’occasione di regalarci la sua ennesima gaffe (si scrive gaffe, si legge puttanata), di persona che più è ignorante e più pretende di mettere bocca. Vi toccherà sopportare la vista e l’udito di Fabio Fazio, ma ne vale la pena, credetemi

E già che ci sono, ripesco anche quest’altra:

Concludo con una cosa che non c’entra, ma forse, in tema di idoli falsi e bugiardi, un po’ anche sì.

Giulio Meotti

Sono profondamente indignato per il comunicato del Vaticano dopo la strage di Nizza: “È un momento di dolore, in un tempo di confusione. Il terrorismo e la violenza non possono mai essere accettati. L’attacco di oggi ha seminato morte in un luogo di amore e di consolazione, come la casa del Signore. Il Papa è informato della situazione ed è vicino alla comunità cattolica in lutto. Prega per le vittime e per i loro cari, perché la violenza cessi, perché si torni a guardarsi come fratelli e sorelle e non come nemici, perché l’amato popolo francese possa reagire unito al male con il bene”. E’ una dichiarazione talmente banale, priva di verità e di spina dorsale che avrebbe potuto uscire da un qualunque ufficio stampa. Oggi alle 15 le chiese francesi suonano a lutto. Perché è stato un attacco alla cristianità. Se non il giorno in cui decapitano fedeli cristiani nella cattedrale di Nizza, quando il Papa condannerà l’Islam radicale? Noi giudeocristiani siamo pecore al macello al grido di “Allahu Akbar”, non “Fratelli tutti”.

Papa al servizio della menzogna, dell’ipocrisia, dell’asservimento al padrone più forte, del vigliacco mescolamento, in un unico calderone, di carnefici e vittime. D’altra parte, da uno che ha fatto la sua carriera ecclesiastica sotto Videla, come potremmo aspettarci pietà per le vittime e condanna dei carnefici? Infame quanto il governo, colpevole quanto il governo, delinquente quanto il governo.

barbara

E IL VAMPIRO HA MORSO ANCORA

e la giugulare, ormai semivuota, si sta afflosciando. Di cose da dire e citare ne avrei da qui all’eternità, ma per oggi mi accontento di questi due importanti articoli.
Le immagini che troverete inserite negli articoli, sono prese dalla rete e inserite da me
, e lo stesso vale per i video.

Così il Palazzo e i media complici cercano di screditare la protesta: i ceti invisi alla sinistra diventano fascisti e camorristi

È in atto un processo di cinesizzazione: i nuovi ultimi, piccoli imprenditori, bottegai e filistei invisi alla sinistra, non possono nemmeno lamentarsi. A Napoli, a Roma scendevano in piazza, miti anche da spaventati, da esasperati, ma con la complicità dell’informazione organica conviene dire che ogni protesta è infiltrata dalla delinquenza organizzata e dai fascisti, mai da altre forme. La sinistra sovversivista che sostiene le rivolte del Black Lives Matter in America, qui tiene i dimostranti in sospetto di criminali, di carogna e vuole sparargli addosso

L’infiltrazione è la strategia del potere quando vuole bloccare il malcontento. Ce la ricordiamo, noi figli del secolo scorso, avevamo imparato a sgamarli subito i personaggi targati alle manifestazioni sul terrorismo, la buonanima di Cossiga teorizzava apertamente la sedizione inscenata per poter domare quella vera. Serve a paralizzare la protesta ma, prima e meglio ancora, a ritorcerla, a strumentalizzarla. Roba da professionisti, ma l’hanno imparata subito gli avventizi attuali, che possono dire: avete visto, non siete affidabili; tumulti a Napoli, tumulti a Roma e noi chiudiamo tutto; lo facciamo per voi, per tenervi in sicurezza. È un colpo basso e lo sanno e lo sappiamo: a Napoli, a Roma scendeva in piazza la gente comune, i bottegai e i precari a vita, miti anche da spaventati, da esasperati, ma conviene dire che erano tutte escandescenze fasciste e camorriste. La verità essendo che in ogni adunata c’è una quota fisiologica di mattocchi o di provocatori e anche a Napoli, a Roma, a quelli di Forza Nuova si saldavano gli altri balordi dei centri sociali e la manovalanza delle famiglie di malaffare. A Napoli, poi! Dove i centri sociali sono tenuti in palmo di mano dal sindaco De Magistris che ha fatto assessora una di loro e di fronte allo spettacolo dei Masanielli magari si leccava i baffi.

e a proposito di infiltrati

Bello, vero?

Ma come la mettiamo col piazzale di Montecitorio, blindato ai cittadini e perfino agli operatori dell’informazione già sere prima degli scontri napoletani e romani, come ha fatto vedere Barbara Paolombelli? La mettiamo che il Potere – per una volta lasciatecelo identificare con la retorica maiuscola, pasoliniana – il Potere sa di essere inviso ai cittadini, per quanto l’informazione organica propali il contrario, e si premunisce; sa che le misure assurde, grottesche in gestazione potranno scatenare autentiche rivolte e agisce per neutralizzarle e per dirottarle.
C’è una tecnica del colpo di stato, ma anche una tecnica dello stato che colpisce, che protegge se stesso. Oggi la tecnica è elementare, sta in questo: dire che ogni protesta è infiltrata dalla delinquenza organizzata e dai fascisti – mai da altre forme. La sinistra sovversivista che sostiene le rivolte del Black Lives Matter in America, qui tiene i dimostranti in sospetto di criminali, di carogna e vuole sparare sulla feccia, come dice quell’esponente piddino.

occhio però, che a mandare le forze dell’ordine per sparare potrebbe andare a finire così

e per voi potrebbe non mettersi troppo bene

Annuncia la titolare del Viminale, la Lamorgese degli sbarchi incontrollati: sono pronta a militarizzare tutto il Paese.

Segnali preoccupanti, che l’informazione controllata non raccoglie e, se li raccoglie, è per legittimarli, per propagandarli. Il ministro Speranza va da Fazio a gettare il suo ballon d’essai, quasi a far intendere che si potrebbe mandare la polizia politica casa per casa, contando sullo spionaggio diffuso. Com’è ovvio ci rimette la faccia ma niente paura, c’è pronto lo Scanzi non più antipiddino il quale lo ospita nel suo piccolo talk show, gli stende rossi tappeti d’amore.

Ai tempi si chiamava collaborazionismo, oggi conviene dire senso di responsabilità. Come i testimonial del Covid, cantanti, sportive, perfino politiche in fama di gossippare che annunciano orgasmiche: anche io sono positiva! Sono spontanee o ispirate simili pagliacciate? Lo sanno o non lo sanno che così facendo contagiano di isteria somatizzante migliaia di anime semplici? Ma sì, ma quante storie, l’importante è esserci, mettersi in mezzo, ci può sempre scappare un affare, la logica influencer ha contagiato anche loro, ha contagiato tutti.
Il ceto medio che fu, la borghesia mercadora sempre in fama di meschina e farabutta, non ha più voce in capitolo; se scende in piazza la confondono coi fascisti e i mafiosi, se protesta in televisione la prendono in giro, la zittiscono. Pierluigi Bersani, che proviene dal PCI, ha fatto capire senza timor di vergogna che non meritano alcun sostegno perché tanto sono più o meno tutti evasori. Il governo che chissà perché si ostinano a definire rosso-giallo quando è semmai rosso antico, cambogiano o socialfascista, per l’intera filiera produttiva ha stanziato l’elemosina di 6 miliardi e il Pd è chiaramente per un atteggiamento punitivo, basta sentirli parlare. E più ci si sposta all’estrema e più si avallano misure concentrazionarie: chi è che spalleggia senza scrupoli le trovate devastanti e repressive di Conte? La sinistra fantasma delle sigle evanescenti di Liberi e UgualiSinistra e Libertà.
È in atto un processo di cinesizzazione, o, come diceva il Mussolini proveniente dal socialismo massimalista rivoluzionario: “Tutto nello stato, nulla al di fuori dello stato, niente contro lo stato”. Ma lo stato è in braghe di cartone e i soldi dell’Europa non arriveranno. I nuovi ultimi, i piccoli imprenditori, i bottegai e filistei invisi alla sinistra, e purtroppo anche alla destra romantica e parolaia, muoiono senza potersi neppure lamentare, ma solo chi ci è passato sa che abbassare una saracinesca per l’ultima volta non è la morte di un’attività ma della propria vita, dei propri sforzi, delle speranze, della fatica, della libertà di una vita.
Max Del Papa, 26 Ott 2020, qui.

Una Caporetto sanitaria, economica, giuridica. Ma ora guai a farsi tentare da “governissimi”

Che il governo fosse allo sbando, del tutto inadeguato ad affrontare questa emergenza, noi di Atlantico Quotidiano l’avevamo ben chiaro già dal marzo scorso [beh, non solo voi, ma chiunque avesse occhi da vedere, orecchie da sentire e neuroni da connettere]. Che l’uso, anzi l’abuso dei Dpcm fosse una deriva pericolosa, uno strappo allo stato di diritto e alla dinamica democratica, anche. Sulla comunicazione irresponsabile di Palazzo Chigi siamo tornati più volte. Ma tutto si sta ripetendo.

Sì, ma non proprio proprio uguale:

La linea dello scaricabarile sugli italiani non cambia: il governo è capace solo di scaricare l’emergenza su cittadini e attività economiche, cioè sulla sfera privata, prima imputando loro l’aumento dei contagi, poi disponendo obblighi e divieti, mentre continua a dimostrarsi totalmente incapace di occuparsi di ciò di cui è responsabile: la sfera pubblica. Le misure contenute nell’ultimo Dpcm – il terzo in dieci giorni! – ne sono la prova. Dopo nemmeno un mese di risalita dei contagi, il sistema sanitario (e di protezione civile) si trova nuovamente del tutto impreparato dinanzi a ciò che era ampiamente e da tutti previsto, nonostante il governo abbia avuto 5-6 mesi di tempo per rafforzarlo e riorganizzarlo.
Quello che andava fatto, e non è stato fatto, è sotto i nostri occhi

e oggi, a differenza della primavera scorsa, è sotto gli occhi dei cittadini, aumentandone l’esasperazione. Non sono state aumentate a sufficienza le terapie intensive né create strutture temporanee idonee a ospitare malati Covid; non è stato potenziato a sufficienza il personale negli ospedali e nelle Asl, per cui l’esito dei test non è ancora tempestivo come dovrebbe, il tracciamento dei contatti è lento ed è andato subito in tilt; non è stato potenziato il trasporto pubblico locale né sono stati implementati test rapidi per le scuole; non esistono protocolli per seguire nelle loro case i pazienti meno gravi, che invece vanno a intasare gli ospedali con ricoveri al 20-30 per cento non necessari.
Ad agosto, ricorderete, la telenovela del bando per i banchi a rotelle… Non sapevamo, all’epoca, che il bando per le nuove terapie intensive sarebbe arrivato solo a ottobre. E solo sabato scorso, 24 ottobre, la Protezione civile si è degnata di far partire i bandi per 1.500 unità di personale medico e sanitario e 500 addetti amministrativi a supporto del contact tracing.
Insomma, un disastro. Il conto, salato, è arrivato con il Dpcm di ieri a cittadini e imprese. Subdolamente: un inizio di lockdown senza chiamarlo lockdown.
Misure adottate con l’unico scopo di far vedere che il governo sta facendo qualcosa, purchessia. Il loro impatto sulla diffusione del virus sarà probabilmente trascurabile, visto che non sono supportate dai dati dei contagi nelle attività che si vanno a chiudere e limitare.

Si tratta quindi di misure prive di logica, ragionevolezza e proporzionalità, principi cardine che dovrebbero guidare le decisioni quando sono in gioco limitazioni così profonde delle libertà fondamentali. Esiste una stima dei contagi avvenuti nei locali di quelle attività, nelle ore in cui saranno obbligate a chiudere? Una rapida verifica si potrebbe fare: quanti ristoranti e locali sono stati chiamati dalle Asl per risalire ai contatti di un positivo tramite i loro registri? L’emergenza Covid sembra ormai autorizzare in astratto qualsiasi limitazione di diritti che, al pari della salute, sono tutelati dalla Costituzione. E per di più, con atto amministrativo, non avente forza di legge.
Bar e ristoranti, piscine e palestre, cinema e teatri, che in questi mesi hanno investito tempo e denaro per adeguare i loro locali, applicato i protocolli, insomma si sono preparati a tenere duro, rispettando le regole e accettando di dover comunque perdere clienti e fatturato, ora sono costretti di nuovo a chiudere da un governo che invece non ha fatto la propria parte, li ha (e ci ha) traditi.

Ieri il presidente del Consiglio Conte ha assicurato che le “misure di ristoro” per i titolari delle attività interessate dalla chiusura saranno in Gazzetta Ufficiale “già martedì” [con potenza di fuoco, immagino]. Ma quanto? Entro quando? In che forma? Con quali criteri? Ha parlato addirittura di accredito in conto corrente. Ma se si può fare oggi, perché non si è fatto la primavera scorsa?
Il ministro dell’economia e delle finanze Gualtieri ha parlato di indennizzi “entro metà novembre” per 350 mila aziende, credito di imposta sugli affitti, eliminazione della rata Imu, cassa integrazione per i dipendenti e 1.000 euro per i collaboratori.
Sono evidentemente consapevoli che la rabbia sta montando. Ma quale residua credibilità hanno, visto che le “misure di ristoro” promesse nei mesi scorsi, e introdotte con il “Decreto Agosto”, convertito in legge il 13 ottobre, non sono ancora arrivate?
Il Paese è una pentola a pressione pronta ad esplodere. Avrebbero dovuto immaginare – Daniele Capezzone, dalle trasmissioni tv in cui è ospite, lo ripete da mesi, fino alla noia – che in autunno i nodi di misure di “ristoro” gravemente insufficienti sarebbero venuti al pettine, e la crisi economica e sociale si sarebbe manifestata in tutta la sua drammaticità.
E per quanto il Palazzo e i media compiacenti possano chiamare in causa criminalità organizzata e fascisti per screditare le proteste, come spiega bene Max Del Papa oggi, sarebbe un grave errore sottovalutare l’esasperazione diffusa – e acuita dalla ormai palese inadempienza delle istituzioni. Sapevamo che il lockdown era una misura “one shot”, che un secondo sarebbe stato insostenibile, ma l’hanno sprecato…
Uno degli effetti dell’uso dei Dpcm, combinato con un sistema mediatico “corrotto”, perché militante,

è anche un processo decisionale deviato e un dibattito politico schiacciato sulle dinamiche interne alla maggioranza. Esautorato il Parlamento, le opposizioni si trovano in un cono d’ombra. Le misure da inserire nei Dpcm sono discusse in riunioni informali tra il premier, alcuni ministri e i capi delegazione dei partiti di maggioranza, poi tra governo e presidenti di regione,

e se i presidenti di regione – TUTTI i presidenti di regione – sono contrari, nessun problema: li si ignora, e si procede oltre:

quindi anticipate e commentate dalla stampa, e infine diventano esecutive senza passare per le aule parlamentari (che vengono “edotte” solo diversi giorni dopo). Le obiezioni di chi è fuori da questo circuito valgono quasi zero.
Da qui derivano, per esempio, le difficoltà del leader della Lega Matteo Salvini nel formulare una linea coerente, che rischia di venire contraddetta nella dialettica tra i governatori leghisti e il governo. E d’altra parte, farebbe il gioco dei suoi avversari se entrasse in conflitto aperto con essi su questa o l’altra misura. Non si parlerebbe d’altro.
In questa situazione di emergenza sanitaria ed economica, e di estrema debolezza del governo Conte, non sorprende che si torni a parlare di governo di unità nazionale – anche se ci sembra che non stiano arrivando segnali in questo senso dagli ambienti della maggioranza o dal Quirinale, e che si tratti più di un wishful thinking di alcuni commentatori e di settori dell’opposizione ansiosi di tornare in gioco.
Ma dopo essere state emarginate per mesi, le opposizioni dovrebbero davvero mettere la faccia nella gestione di un simile disastro? E per fare cosa esattamente?
Non vediamo all’orizzonte un “Dream Team” in grado di fare in 2-3 settimane ciò che si sarebbe potuto e dovuto fare in 5-6 mesi. La prima misura da adottare, condividendone la responsabilità, sarebbe un nuovo lockdown. L’unità nazionale sarebbe stata auspicabile all’inizio di questa emergenza, o al più tardi alla fine del lockdown della primavera scorsa, fissando una data certa entro cui tornare al voto. Ma oggi, se dovesse giungere un simile invito, sarebbe unicamente perché Pd e 5 Stelle non vogliono essere i soli a intestarsi il secondo lockdown. Hanno fatto un disastro e le opposizioni dovrebbero arrivare in soccorso per spartirsi le colpe? Ricordiamo, tra l’altro, che l’ultima volta, dopo le “larghe intese”, ci siamo ritrovati con un certo movimento prima al 25, poi al 33 per cento…
Basta isteria. Non si può ridurre alla fame metà della popolazione, i partiti di maggioranza e più alti sponsor di questo governo si assumano per intero la responsabilità della totale impreparazione alla seconda ondata, dei decessi e dei fallimenti, e si voti in primavera. Un governo di unità nazionale, oggi, servirebbe solo ad annacquare le responsabilità, non certo per trovare ricette miracolose.
“Quella di far passare gli anti-lockdown per negazionisti è forse una delle truffe intellettuali più miserabili degli ultimi decenni”, ha osservato su Twitter il nostro Enzo Reale. E, ha aggiunto:

“Se sul merito delle misure adottate o da adottare le opinioni possono essere divergenti, è stupefacente come si accetti senza fiatare la loro imposizione al di fuori delle minime garanzie costituzionali, rinunciando in nome dell’emergenza ai principi dello stato di diritto. Ancora più sorprendente se si pensa che questa rinuncia proviene da quella parte dello spettro politico che ha fatto della legalità la sua bandiera contro gli avversari politici negli ultimi tre decenni. Ma evidentemente è una legalità selettiva, come la memoria”.
Federico Punzi, 26 Ott 2020, qui.

Poi chi ha ancora un po’ di tempo ed è interessato ai numeri completi e non taroccati, può magari andare a dare un’occhiata qui.
Ricordiamo, in ogni caso, che il mondo ci guarda e ci ammira, ma proprio tanto tanto tanto

Comunque non è il caso di preoccuparci eccessivamente, dal momento che adesso sappiamo esattamente come si diffonde il contagio

e abbiamo a disposizione un modo sicurissimo per evitarlo

e sappiamo con certezza che prima o poi smetterà di piovere e sorgerà l’arcobaleno

So che c’è poi una domanda, di carattere lessical-giuridico, che vi tormenta, ma io ho trovato la risposta, eccola:

Un’altra ottima notizia è che, alla faccia di quel genio del virologo (VIROLOGO eh, ho detto VIROLOGO!) Fabrizio Pregliasco che raccomanda alle coppie sposate o comunque conviventi l’astinenza o il fai-da-te (separato, mi raccomando, non reciproco!) perché lì è tuttotuttotutto pericolosissimo, anche le variazioni sul tema, anche le posizioni diverse che permettono di non respirarsi in faccia, il pericolo è annidato ovunque, alla facciaccia sua, dicevo, il sesso sicuro esiste anche al tempo del coronavirus

e comunque dobbiamo stare tranquilli, perché sappiamo con certezza che

ANDRÀ TUTTO BENE!

barbara

UN PASSO AVANTI E DUE ANCORA PIÙ AVANTI – PARTE SECONDA

E ricomincia il carosello delle norme pasticciate, confuse, buttate là alla ‘ndo cojo cojo, che a voler pensare male – cosa che noi assolutamente non facciamo. Dico solo che se per caso uno fosse così malizioso da volere a tutti i costi pensare male – sembrerebbero studiate apposta per indurre la gente a fare la cosa sbagliata (tranne quelli che portano la mascherina anche in casa, anche se vivono soli, anche a letto, e quando parlano con qualcuno al telefono ne aggiungono una seconda per sicurezza) in modo da recuperare con le multe tutto quello che a causa della loro imbecillità, della loro incosciente cialtroneria e del loro criminale egocentrismo hanno perso di tasse. E del tutto indifferenti al piccolo dettaglio che le multe le estorcono a quelle stesse persone che non hanno pagato le tasse perché non hanno guadagnato.

Il pasticcio delle mascherine all’aperto: no se si fa jogging o si va in bici, sì per chi passeggia all’aperto

Sono esentati solo gli atleti impegnati in attività sportive. Intanto aumentano le multe in tutta Italia 

Anche chi fa attività motoria all’aperto dovrà indossare obbligatoriamente la mascherina. Lo scrive il Viminale in una circolare firmata nella serata di ieri dal capo di Gabinetto Bruno Frattasi con la quale vengono dati chiarimenti ai prefetti sul decreto legge approvato il 7 ottobre scorso. La disposizione che prevede l’uso della mascherina «esenta dall’obbligo di utilizzo – scrive Frattasi – solo coloro che abbiano in corso l’attività sportiva e non quella motoria, non esonerata, invece, dall’obbligo in questione». Nelle bozze del decreto circolate nei giorni scorsi era scritto che dall’obbligo di utilizzare la mascherina erano esentati «i soggetti che stanno svolgendo attività sportiva o motoria» ma nel testo pubblicato in Gazzetta l’esenzione è rimasta solo per coloro che fanno attività sportiva. 
Poi, però, oggi pomeriggio è arrivata una ulteriore precisazione. Secondo una circolare del Viminale è esentato dall’obbligo di indossare la mascherina all’aperto solo chi fa sport mentre chi svolge ”attività motoria”, come ad esempio passeggiando, dovrà indossarla. La precisazione è contenuta in una circolare del capo di Gabinetto Bruno Frattasi, inviata ai prefetti, che fornisce alcuni chiarimenti in merito ai profili più strettamente legati ai controlli amministrativi sulla corretta applicazione del quadro regolatorio statale e regionale. Sulla disposizione che introduce l’obbligo dell’uso all’aperto di dispositivi di protezione delle vie respiratorie, la circolare precisa che, tra i soggetti esentati, rientrano solo coloro che stiano svolgendo l’attività sportiva e non quella motoria, non esonerata, invece, dall’obbligo in questione.
La circolare evidenzia, inoltre, che il decreto legge 125 interviene anche sulla facoltà delle Regioni di introdurre misure derogatorie rispetto a quelle previste a livello nazionale, nelle more dell’adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. Modificando la precedente previsione, la novella legislativa stabilisce che tale facoltà derogatoria sia innanzitutto esercitabile ai fini dell’introduzione di misure restrittive, mentre quelle di carattere eventualmente ampliativo potranno essere adottate nei soli casi e nel rispetto dei criteri previsti dai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri e d’intesa con il ministro della Salute

Le multe
La circolare richiama inoltre l’attenzione su possibili condotte elusive in merito alla sospensione delle attività di ballo, all’aperto e al chiuso, previste dall’ordinanza del ministero della Salute, evidenziando sul punto che l’eventuale offerta di attività danzanti da parte di esercenti di altra tipologia (ristoranti, bar, pub, e simili) è da ritenersi anch’essa interdetta e passibile di sanzioni.
Intanto sono arrivate le prime multe nel weekend per chi non indossa la mascherine a Torino. In Lungo Po Cadorna, un 21enne è stato multato dalla polizia per non aver utilizzato il dispositivo. Il giovane è stato anche denunciato per resistenza, in quanto ha aggredito gli agenti. Senza mascherina anche due ventenni di origini marocchine, multati. 
Sono 50 le multe elevate ieri a Palermo per il mancato uso della mascherina in strada e nei pressi dei locali. Venerdì erano state 40. Gli agenti di polizia, insieme a carabinieri e guardia di finanza, stanno intensificando i controlli. Le multe soprattutto tra i giovani davanti ai locali del centro storico. 

C’è chi dice no
Fermano due persone invitandole a indossare le mascherine ma uno dei due li prende a calci e pugni poi scappa con ai polsi le manette. E’ successo a Savona, ieri sera, nei giardini delle Trincee. Nonostante le botte, i poliziotti sono riusciti a ammanettare l’uomo che però si è divincolato e è riuscito a fuggire. Le manette, che inizialmente sembrava gli fossero rimaste applicate al polso, sono state trovate in terra, poco distante dal luogo del fatto. Nel frattempo, in pochi istanti, i poliziotti si sono visti circondare da altre sei-sette persone, in atteggiamento aggressivo. Uno dei due poliziotti è stato costretto a esplodere due colpi di pistola in aria per indurre il gruppo ad allontanarsi, ma il gruppo lo ha fatto solo dopo l’arrivo di un’altra volante. L’uomo scappato, un trentatreenne di origine ecuadoriane, è stato arrestato stamani. Denunciato un suo connazionale e una ragazza italiana di 20 anni per violenza, minaccia e oltraggio a pubblico ufficiale. Gli agenti aggrediti hanno prognosi di15 e 10 giorni.
Ad Arezzo, poi gli agenti della polizia locale hanno invitato un 17enne a mettere la mascherina e per tutta risposta lui li ha aggrediti. Il fatto è accaduto ieri sera durante i controlli sulla movida in centro. Il giovane, fanno sapere gli investigatori, era in evidente stato di alterazione da alcol ed èstato denunciato. La situazione tuttavia è stata giudicata difficile dalla polizia municipale che lancia un appello ai genitori. “Occorre che le famiglie intervengano – sottolinea il comandante Aldo Poponcini – la situazione anche alla luce dei recenti provvedimenti restrittivi, non è soddisfacente. Troppi minori senza controllo che rendono difficili i controlli”.  (qui)

Torna il one man show di Conte

Winston Churchill, tranchant: “Date a un idiota un briciolo di potere e ne farete un tiranno”. Ora, il lettore si sarà già convinto di dove si vada a parare: ma il lettore si sbaglia. Conte, infatti, è tutto fuorché un idiota, e non è per niente uno sprovveduto, anzi è un parvenu che ha dato prova di una capacità manovriera, di una durata rotta a tutte le malizie.

Innamorato di sé

Una mano gliel’ha data il Covid: a gennaio, stava come d’autunno sugli alberi le foglie, a ottobre è diventato una sequoia e nessuno riesce a sradicarlo, tanto più che l’opposizione sembra non averne la minima voglia. Per cui, Churchill potrebbe essere riletto come segue: “date a un vanesio un briciolo di potere e ne farete un tiranno”. Vanitas vanitatum et omnia Giuseppi. Conte si piace un sacco, si ammira, si ama, si invita a cena: è innamorato di sé. E, siccome nel mondo il 99% delle cose è politica ma il 99% della politica in fondo è egolatria, a questo segno siamo dunque giunti. Decreto dopo decreto, l’avvocato del popolo è diventato il padre della patria: con un piccolo aiuto dal nonno: Mattarella.
Finché c’è virus c’è speranza; Conte dura più dell’omino Duracell quello delle pile: quando le cose si mettono male, lui spara un altro dipiciemme, lo presenta in una conferenza stampa glamour all’ora del vespro, e tira innanzi: chi tira la cinghia, sono gli italiani, che ormai si sentono rivolgere le raccomandazioni più patetiche, tipiche dell’autoritarismo paternalista: il dovere morale, la mascherina anche al cesso, vi strangolo dolcemente ma lo faccio per voi, razza d’ingrati; e il mondo me lo riconoscerà. Apres Giuseppy le deluge.
Conte è un uomo chiamato lockdown, un supereroe dei nostri tempi: così azzimato dietro la mascherina candida, giusto un accenno di patriottico tricolore, pare il babbo marpione che telefona di nascosto alle fidanzate dei figli. Conte è il maledetto gatto di Battisti: un poeta ma per poco, giusto per un platonico ricatto, maledetto d’un premier. The show must go on: e l’one man show è lui, Giuseppi. Attualmente su tutti i social, il brandello di stoffa sotto lo sguardo che fissa l’orizzonte: “La storia mi assolverà”, sembra pensare, alla Fidel Castro. Sì, ma ce ne vorrà, perché lo sfascio che sta accumulando è colossale.
Ma i dittatori, che si piacciono sempre tanto, non si preoccupano di certo dettagli e pensano: la storia sono io, attenzione, nessuno si senta escluso. Dalla clausura. Elegante, contenuto, un po’ ironico, garbato, misterioso, interessato, imbroglione, subdolo matto: maledetto d’un premier. Fesso il mio paese, quanto ingenuo non lo so, ti vorrei avvisare ma far questo non lo so, paternalista a questo punto non divento no, potresti incazzarti, ieri a chi scrive uno ha rivolto la seguente carineria: “spero che ti muoiano tutti quelli che ti stanno vicino, ammesso che ti sia rimasto qualcuno”. Si definiva “da sempre comunista”, ma era pleonastico, non sussistevano dubbi. Chi tocca Giusy se ne pente, perché lui si siede e lavora per noi. E ci raccomanda prudenza. E, la notte, non spegne mai la luce. E non si toglie mai la mascherina. E ha sempre ragione. Un intruso? Ma chi l’ha mai detto, maledetto d’un premier.

Lockdownman

Conte è un supereroe, è Lockdownman: ha il potere di bloccare qualunque cosa, attività, comparti industriali, distretti, filiere; con un dito, calmo e sereno, neutralizza un paese pieno; gli basta un balenar di mascherina per marmificare qualsiasi essere vivente, amici, nemici e semplici conoscenti. La sua autostima si nutre di restrizioni, si specchia nelle inibizioni, si riflette nelle proibizioni al popolo sovrano di obbedire; è un uomo intelligentissimo, ma buono: “Il paese si salva se è sano”, scolpisce. Perché è il tampone che traccia il contagio, ma è la mascherina che lo difende.
Anche Giusy sa bene che “governare gli italiani non è difficile, è inutile”, e, per non sbagliare, li incamicia a forza. E potrebbe ridurre l’aula sorda e grigia del Parlamento a un bivacco di manipoli: difatti l’ha fatto. Ed è a tanto così dal proclamare affacciato al balcone: “I popoli che non amano portare le proprie mascherine finiscono per portare le mascherine degli altri”. I cinesi, nella fattispecie.
Chi si ferma è perduto e Conte non è l’imbalsamatore di un passato ma l’anticipatore di un avvenire: agli arresti domiciliari. Egli sa bene che “l’avvenire della civiltà dipende dal compito che i cinesi si assumeranno in questo secolo”. Lui li asseconda senza limiti. Non dimentica che “Al popolo non resta che un monosillabo per affermare e obbedire. La sovranità gli viene lasciata solo quando è innocua o è reputata tale, cioè nei momenti di ordinaria amministrazione”. Non sia mai che al popolo spetti di decidere: per questo, dopo la consueta raffica di impedimenti serali, ha concesso, magnanimo, alle regioni: se volete, potete farne anche di più severe. Conte ha in testa un’idea meravigliosa, una personalissima Costituzione in tutto ottriata: io son ciò che vi ho concesso. E un giorno mi ringrazierete, ammesso che restiate vivi.
È sempre questo il dramma, quando un uomo solo al comando, un uomo della provvidenza si convince troppo, a tutti gli altri non resta che adeguarsi: l’avvocato foggiano ci ha preso gusto e non vuole tornare nel cono d’ombra, è un influencer del concentramento, non risponde a nessuno se non a Casalino, e i suoi selfie sono già leggenda: ti conosco, mascherina, e ti obbedirò alle prime luci della ribalta. La tua, solo la tua. Le sue tricoteuses sono i virologi del comitato tecnico scientifico, le sue milizie i troll e gli scalmanati su Twitter, le sue groupie le bimbe di Conte.
C’è da stupirsi se uno non voglia tornare nell’anonimato di provincia a cavillare per quattro capponi? Perché mai accontentarsi se i capponi possono essere 60 milioni e per giunta grati? Prepariamoci dunque a sostenere questo nostro Giusy fino a Natale, Capodanno, al 31 gennaio, in un eterno ritorno dello stato d’emergenza, fino alla fine del tempo e del mondo: finché c’è Covid c’è certezza che non ne usciremo, tutti clarisse, felici e impotenti. Ma niente paura, c’è chi veglia sulle nostre notti: Lockdownman è il nostro affezionato vicino di casta. Da un grande (anzi pieno) potere derivano grandi irresponsabilità.

Max Del Papa, 9 ottobre 2020, qui.

Una cosa che ho verificato all’università, in particolare in occasione degli esami, sia prima a lettere che poi a medicina: i docenti veramente validi, di solida cultura, di grande competenza, di forte personalità, possono essere esigenti, possono essere severi, anche molto, ma rarissimamente sono delle carogne; quella è una caratteristica specifica delle mezze calzette, sia sul piano professionale che su quello umano. Valendo da 0 a 0,1, per darsi consistenza esercitano tutta intera quella microscopica briciola di potere che hanno, terrorizzando, bocciando, abbassando i voti, obbligando gli studenti a sgobbare, per passare i loro esami, il doppio di quello che fanno per gli altri docenti. Nient’altro che miserabili mezze calzette, che godono nel rendere la vita degli altri un inferno e magari, se ci riescono, a rovinargliela del tutto, perché solo così possono darsi l’impressione di valere qualcosa. Poi ogni tanto interviene anche qualche circostanza che gli dà una mano:

E ora leggete questa cosa straordinaria.

Solženicyn

Una volta non osavamo fiatare, far sentire un fruscio. Adesso scriviamo per il «Samizdat», lo leggiamo, e ritrovandoci nei fumoir degli istituti di ricerca diamo sfogo al nostro malcontento: Quante ne combinano quelli, dove ci stanno portando! L’inutile smargiassata cosmica, con lo sfasciume e la povertà che c’è nel paese; rafforzano folli regimi all’altro capo del mondo; attizzano guerre civili; hanno dissennatamente tirato su (a spese nostre) quel Mao Tse-tung, e ancora una volta manderanno noi a combatterlo, e ci toccherà andarci, cosa vuoi fare? Mettono sotto processo chi vogliono, la gente sana la fanno diventare matta – loro, sempre loro, e noi siamo impotenti.
Stiamo ormai per toccare il fondo, su tutti noi incombe la più completa rovina spirituale, sta per divampare la morte fisica che incenerirà noi e i nostri figli, e, noi continuiamo a farfugliare con un pavido sorriso:
– Come potremmo impedirlo? Non ne abbiamo la forza.
Siamo a tal punto disumanizzati, che per la modesta zuppa di oggi siamo disposti a sacrificare qualunque principio, la nostra anima, tutti gli sforzi di chi ci ha preceduto, ogni possibilità per i posteri, pur di non disturbare la nostra grama esistenza. Non abbiamo più nessun orgoglio, nessuna fermezza, nessun ardore nel cuore. Non ci spaventa neppure la morte atomica universale, non abbiamo paura d’una terza guerra mondiale (ci sarà sempre un angolino dove nascondersi), abbiamo paura soltanto di muovere i passi del coraggio civico. Ci basta non staccarci dal gregge, non fare un passo da soli, non rischiare di trovarci tutt’a un tratto privi del filoncino di pane bianco, dello scaldabagno, del permesso di soggiornare a Mosca.
Ce l’hanno martellato nei circoli di cultura politica e il concetto ci è entrato bene in testa, ci assicura una vita comoda per il resto dei nostri giorni: l’ambiente, le condizioni sociali, non se ne scappa, l’esistenza determina la coscienza, noi cosa c’entriamo? non possiamo far nulla.
Invece possiamo tutto! Ma mentiamo a noi stessi per tranquillizzarci. Non è affatto colpa loroè colpa nostra, soltanto NOSTRA!
Si obietterà: ma in pratica che cosa si potrebbe escogitare? Ci hanno imbavagliati, non ci danno retta, non ci interpellano. Come costringere quelli là ad ascoltarci?
Fargli cambiare idea è impossibile.

[…] Davvero non c’è alcuna via d’uscita? E non ci resta se non attendere inerti che qualcosa accada da sé?
Ciò che ci sta addosso non si staccherà mai da sé se continueremo tutti ogni giorno ad accettarlo, ossequiarlo, consolidarlo, se non respingeremo almeno la cosa a cui più è sensibile.
Se non respingeremo la MENZOGNA.
Quando la violenza irrompe nella pacifica vita degli uomini, il suo volto arde di tracotanza ed essa porta scritto sul suo stendardo e grida: «IO SONO LA VIOLENZA! Via, fate largo o vi schiaccio! ». Ma la violenza invecchia presto, dopo pochi anni non è più tanto sicura di sé, e per reggersi, per salvare la faccia, si allea immancabilmente con la menzogna. Infatti la violenza non ha altro dietro cui coprirsi se non la menzogna, e la menzogna non può reggersi se non con la violenza. Non tutti i giorni né su tutte le spalle la violenza abbatte la sua pesante zampa: da noi esige solo docilità alla menzogna, quotidiana partecipazione alla menzogna: non occorre altro per essere sudditi fedeli.
Ed è proprio qui che si trova la chiave della nostra liberazione, una chiave che abbiamo trascurato e che pure è tanto semplice e accessibile: IL RIFIUTO DI PARTECIPARE PERSONALMENTE ALLA MENZOGNA. Anche se la menzogna ricopre ogni cosa, anche se domina dappertutto, su un punto siamo inflessibili: che non domini PER OPERA MIA!
È questa la breccia nel presunto cerchio della nostra inazione: la breccia più facile da realizzare per noi, la più distruttiva per la menzogna. Poiché se gli uomini ripudiano la menzogna, essa cessa semplicemente di esistere. Come un contagio, può esistere solo tra gli uomini.
Non siamo chiamati a scendere in piazza, non siamo maturi per proclamare a gran voce la verità, per gridare ciò che pensiamo. Non è cosa per noi, ci fa paura. Ma rifiutiamoci almeno di dire ciò che non pensiamo.
È questa la nostra via, la più facile e accessibile, data la nostra radicata e organica codardia, una via molto più facile che non (fa spavento il nominarla) la disubbidienza civile alla Gandhi.
La nostra via è: NON SOSTENERE IN NESSUN CASO CONSAPEVOLMENTE LA MENZOGNA. Avvertito il limite oltre il quale comincia la menzogna (ciascuno lo discerne a modo suo), ritrarsi da questa cancrenosa frontiera! Non rinforzare i morti ossicini e le squame dell’Ideologia, non rappezzare i putridi cenci: e saremo stupiti nel vedere con quale rapidità la menzogna crollerà impotente e ciò che dev’essere nudo, nudo apparirà al mondo.
Ognuno di noi dunque, superando la pusillanimità, faccia la propria scelta: o rimanere servo cosciente della menzogna (certo non per inclinazione, ma per sfamare la famiglia, per educare i figli nello spirito della menzogna!), o convincersi che è venuto il momento di scuotersi, di diventare una persona onesta, degna del rispetto tanto dei figli quanto dei contemporanei.  (Continua a leggere qui)

Mosca, 12 febbraio 1974 [Giorno dell’arresto di Solženicyn, precedente all’espulsione dall’URSS].

In realtà nessuno si illude di poter far cessare la menzogna e far cadere i falsari solo rifiutandosi di propagarla, però sarebbe già un buon inizio, considerando poi che questa non è una predica da un qualche pulpito, ma viene da qualcuno che, come tanti altri simili a lui, per il rifiuto di propagare la menzogna e servire i potenti ha affrontato la Siberia, e la Lubjanka, e i sotterranei della Lubjanka.

barbara

FACCIAMO IL PUNTO DELLA SITUAZIONE, PARTE QUINTA E STAVOLTA DAVVERO (CREDO) PENULTIMA

Per non allontanarmi troppo dal post precedente, comincio coi numeri, per la precisione quelli di quella pagliacciata che è il quotidiano bollettino del coronavirus. Quello in questione è quello del 2 settembre, pubblicato su La Repubblica.

Sale a 109 (+2 rispetto a ieri) il numero dei malati ricoverati in terapia intensiva. Si sta tornando quindi ai livelli della seconda metà del luglio scorso. Secondo il bollettino sono 1.437 i ricoverati con sintomi (+57 rispetto a ieri) e 26.271 i pazienti in isolamento domiciliare. In tutto, le infezioni attualmente in corso riguardano 27.817 persone (+1.063).
Sono 257 i nuovi guariti/dimessi segnalati nelle ultime 24 ore dal ministero, in calo rispetto a ieri, quando erano stati 291. Il totale dei guariti/dimessi sale così a 208.201.

Vediamo una per una le boiate contenute in queste poche righe.

  1. Sale (di 2 unità!) il numero dei ricoverati in terapia intensiva. Sappiamo – è documentato – che viene considerato covid chiunque abbia un tampone positivo (e qualche volta anche con tampone negativo), anche se è entrato a causa di un incidente stradale e di sintomi di covid non ne ha neanche mezzo, per cui queste cifre non hanno alcun valore, ma per perpetuare il terrorismo mediatico le citano, precisando che “sono aumentate”, anche se in misura talmente irrisoria da rendere ridicola la precisazione.
  2. Il confronto coi livelli della seconda metà di luglio: ha un senso? No. Ha un significato? No. Ha uno scopo? Sì, chiaro come il sole: suggerire che “stiamo tornando indietro” e perpetuare il terrorismo psicologico.
  3. In tutto, le infezioni attualmente in corso riguardano 27.817 persone (+1.063). Siccome i numeri sono ridicolmente bassi, decisamente troppo bassi per poter terrorizzare con quelli, per dare un effetto volume, come millantato da certi shampo, fanno un bel mucchio schiaffando insieme ricoverati in terapia intensiva, ricoverati in corsia e i pazienti (“pazienti”?!) in isolamento domiciliare, ossia tutti quelli che sono risultati positivi a un tampone, buona parte dei quali sono quelli, di cui già si è parlato, non più malati e non più contagiosi da mesi ma costretti all’isolamento da un’assurda norma applicata – sarà un caso? – unicamente in Italia.
  4. E questa è veramente spettacolare: i ricoverati con sintomi sono 57 più del giorno prima; poi, ben distanziato, mettendoci in mezzo, per distrarre l’attenzione, come i prestigiatori che fanno venti movimenti apparentemente inutili ma utilissimi allo scopo di distrarre la nostra attenzione da là dove stanno facendo il trucco, i pazienti (pazienti!!) in isolamento domiciliare, il totale delle “infezioni” in corso, l’aumento del numero totale delle “infezioni” in corso, ci dice che i nuovi guariti sono 257, con la speranza che non ci accorgiamo – e contando sul fatto che non tutti hanno tale dimestichezza coi numeri da notare i nessi a colpo d’occhio – che i nuovi guariti sono esattamente quattro volte e mezza i nuovi malati. E per meglio focalizzare il concetto che “stiamo andando male, molto male, sempre più male”, aggiunge “in calo rispetto a ieri, quando erano stati 291”. Il giorno in cui tutti quelli che dovevano morire saranno morti e tutti quelli che dovevano ammalarsi si saranno ammalati e tutti quelli che dovevano guarire saranno guariti e avremo 0 malati e 0 morti, ci comunicheranno sconsolati e in tono drammatico: “Non accenna a diminuire il numero dei malati e quello dei morti”.

Pennivendoli marchettari al servizio della strategia del terrore, criminali quanto i loro mandanti e pagatori. E a chi si beve le cifre senza metterle in discussione e senza verificarle, propongo questo

E mi sa che è giusta la seconda: non lo capiranno mai.

Proseguo con lo smascheramento (già fatto da me, ma se lo fa un giornalista coi fiocchi e controfiocchi è decisamente meglio) dell’ennesimo guru passato armi e bagagli al nemico, ossia al terrorismo sanitario perpetrato dal governo e dalle veline di regime.

Crisanti si converte al terrorismo virale

Dottor Crisanti è un genetista e microbiologo di Padova, assai stimato e con ragione: è principalmente lui l’artefice del metodo che ha salvato il Veneto, e il suo governatore, da guai peggiori conseguenti al coronavirus; disattendendo i confusi, velleitari orientamenti governativi per concentrarsi subito su uno screening a tappeto fatto di tamponi tamponi tamponi. Salvato il Veneto, evviva dottor Crisanti, diventato il simbolo gentile, mitemente sfinito, dell’attendibilità scientifica, della sagacia tempistica, di un decisionismo magari eretico, pure contro l’Oms, ma, come nelle più belle favole, capace di raggiungere un lieto fine, seppur relativo. Senonché, a un certo punto, dottor Crisanti si è trasformato in Mr Hyde: quando tutti si aspettavano identica prudenza, il solito tratto rassicurante, bonario, sdrammatizzante circa la fantomatica seconda ondata, il medico ha preso via via ad assumere un contegno sempre più preoccupato, ansioso, ansiogeno spiazzando tutti a cominciare da Zaia, che difatti ci ha attaccato quasi subito baruffa chiozzotta.
Crisanti muta in Cassandra, ogni giorno la sua pena in forma di allarme: occhio, i contagi risalgono, attenti, i numeri dimostrano, pericolo, c’è la sottostima della realtà, dannazione, siamo ai livelli di marzo, anatema, i comportamenti non vanno bene, mamma mia, la movida è scriteriata, sapevatelo, la chiusura è una possibilità. Ma che è successo? A pensar male si fa peccato ma ci si indovina, diceva Andreotti che era malevolo ma saggio; noi non siamo Andreotti, non pensiamo male e ci limitiamo a mettere in fila gli eventi. Che sono i seguenti: Dr Crisanti ha cambiato registro, sicuramente per fondate ragioni scientifiche; ha cominciato ad avallare letture preoccupanti; è stato arruolato nel team di governo come consulente; e che a questo punto Mr Hyde è diventato uno dei più ortodossi difensori del catastrofismo virale.
Il fatto, in prospettiva squisitamente tecnica, è che Crisanti tende, comprensibilmente, ad allargare la strategia dei tamponi, vincente in Veneto a suo tempo, a tutto il paese e ad ogni situazione. Quindi insiste, più tamponi per tutti: “I contagi sono gli stessi di marzo, ma allora erano solo la punta dell’iceberg. Dobbiamo portare i test a 400 mila al giorno. Più persone si incontrano e più aumenta la probabilità di infettarsi”. E ancora: “Ogni bambino positivo genera la necessità di fare 100-150 tamponi”. Di più, ultima esternazione fresca fresca: “Le mascherine vanno portate anche al banco”, perché i ragazzini parlano, quindi potenzialmente infettano. Ma non tutti la pensano come lui, e anche questo è normale. Il più possibilista, e rilassante, Matteo Bassetti, infettivologo, direttore di Malattie Infettive al San Martino di Genova, non si stanca di placare le fobie. E osserva che un uso indiscriminato di tamponi non solo non serve, ma sarebbe persino impossibile. “Al ritmo di 300 mila tamponi al giorno, in 6 mesi avremmo testato l’intera popolazione italiana. Non serve, sia perché l’esito potrebbe mutare nell’arco di pochi giorni o ore, in caso di contatto con un infetto, sia perché ci pone di fronte a un dilemma: se fossimo tutti positivi, anche gli asintomatici, dovremmo chiudere tutto? Se avessimo il 3-4% della popolazione italiana positiva cosa faremmo? Non ha senso: con questo virus si deve convivere, non esserne terrorizzati”. Rincara Bassetti, dritto al punto: Il modello di Vo’ Euganeo non è estendibile all’intero Paese. In quel caso si è isolato e testato un paese di 3 mila anime, meno di coloro che lavorano all’ospedale San Martino di Genova. Senza contare le ricadute in termini di costi immediati per eseguire i tamponi e di lungo periodo su un’economia già in ginocchio”.
A questo punto, liberi tutti. Di dividersi, di tifare, di sospettare, di preoccuparsi, di incazzarsi. E, alla fine della storia, è proprio questo il problema: che, a distanza di sette mesi da un virus inafferrabile, mutante, tuttora ignoto quanto alle origini, generatore di dietrologie, insomma di una incertezza di fondo che ha scatenato una destabilizzazione globale, gli scienziati non sembrano riuscire a trovare un accordo, un punto fermo da cui partire, una base per lavorare insieme. Il virus ha diviso i morti dai vivi, i sani dai malati, la destra dalla sinistra (ancor di più), i virologi dai microbiologi, i cittadini dai cittadini. Amicizie profonde s’incrinano per una mascherina, un parere su un social. Clientele storiche vanno a ramengo, la diffidenza di noi contro di noi ci scava ed è peggio del contagio, è contagio a sua volta, sfibrante, devastante
La scienza, la divulgazione scientifica non ne escono, ne risultano frammentarie e dissociate, la confusione avvolge tutto, l’insofferenza cresce, incrociata dei paranoici verso i lassisti, di questi ultimi contro i primi. Pare “dotti medici e sapienti”, la canzone di Bennato coi luminari che, al cospetto del paziente, non si mettono d’accordo: dovremmo, come quello, alzarci e scappare? Tutti quanti? E dove? Speriamo almeno che anche dottor Bassetti, domani, non si trasformi in Mr Hyde.

Max Del Papa, 4 settembre 2020, qui.

Aggiungo un commento lasciato sotto l’articolo, che ritengo particolarmente interessante in quanto viene da un medico.

Serafo

Io francamente non capisco e da medico dico che a questo punto siamo in una situazione normale in una epidemia, passata la fase critica in cui al contagio corrisponde la malattia con conseguente intasamento del sistema sanitario si entra nella fase in cui non è il contagio a mutare ma la manifestazione clinica. Attualmente i dati sono questi: 1) una buona parte degli italiani ha già incontrato il virus; 2) i sintomatici sono pochi e con quadri clinici tali da non condizionare il sistema assistenziale che invece per la paura sta trascurando altre patologie con danni elevatissimi. Conseguentemente non c’è alcun senso nel proporre le limitazioni e restrizioni attuali, anzi andrebbero eliminati verificando che comunque i dati relativi alle manifestazioni cliniche non cambierebbero. Sicuramente però nella situazione attuale c’è già un business che spera di continuare a fare affari d’oro con tamponi, reagenti, mascherine, banchi a rotelle e sopratutto comitati scientifici e commissari straordinari.

A proposito del dottor Crisanti e affini, ritengo non inutile ricordare che per i cristiani il Messia è già venuto; per gli ebrei invece ancora no, ma non risulta che colui che deve venire si trovi fra i già nati – meno che mai fra i già nati non ebrei – anche se in passato hanno fatto cose eccellenti. Di conseguenza sono dell’opinione che non sia il caso di trattarli da “Io sono la Via, La Verità e la Vita”.

Concludo questa forse penultima parte con una interessante lettura da parte di Enrico Montesano

e con un fervido auspicio

barbara

A UNO POI PIACEREBBE CAPIRE

In spiaggia: bambini che giocano tutti ammucchiati.
Nei parchi giochi: bambini che giocano tutti ammucchiati.
Nei cortili dei condomini: bambini che giocano tutti ammucchiati.
Nei giardini delle case private: bambini che giocano tutti ammucchiati.
Poi inizia la scuola: alt! Fermi tutti! I bambini devono stare lontani! Pericolo di morte!
E allora che cosa si fa? Si provvede, logico. Con la competenza e la sagacia che in ogni momento ha mostrato il nostro ineffabile governo [Treccani: Ineffàbile – che non si può esprimere o manifestare con parole. E in effetti davvero non si può] E come provvede? Con questo gingillo
monobanco
con tanto di moscone compreso nel prezzo. Ma ora ascoltiamo i dettagli.

La Marianna

SILENZIO, PARLA ARCURI

Domenico Arcuri, il Super Commissario alla qualunque, il cui compenso rimane un segreto di Stato, ha combinato un nuovo disastro. Dopo aver garantito nel pieno dell’emergenza che le mascherine fossero introvabili ma a prezzo di Stato. Dopo aver ordinato cinque milioni di tamponi dimenticandosi di ordinare anche i reagenti. Dopo aver garantito il clamoroso flop della mitica app Immuni, che il 90% degli italiani si rifiuta di scaricare.
Dopo questi travolgenti successi – da lui stesso commentati il 4 giugno con un umile “Siamo stati straordinari, tutti dovrebbero riconoscerlo” – Giuseppi gli ha consegnato una nuova missione spaziale: garantire la riapertura delle scuole il 14 settembre, rispettando il mandato imperativo della nuova burocrazia sanitaria dell’onnipotente Comitato tecnico-scientifico. Le scuole si potranno riaprire solo garantendo almeno un metro di distanza fra le “rime buccali” degli alunni.
D’intesa con l’altro genio che fa il ministro dell’Istruzione, il duo Arcuri-Azzolina ha partorito la soluzione: occorrono subito tre milioni di nuovi banchi. [E i vecchi? Acquistiamo/affittiamo, sempre a spese del contribuente, chilometri quadrati di capannoni per stivarceli dentro?] E così, alle ore 19:05:23 del 20 giugno, Capitan Arcuri ha indetto una “Gara in procedura aperta semplificata e di massima urgenza” per l’acquisto di 1,5 milioni di banchi monoposto tradizionali e 1,5 milioni di sedute [che se non sbaglio, in uno dei suoi significati, dovrebbe essere sinonimo di WC] attrezzate di tipo innovativo [la parola “innovativo” è una di quelle che mi fanno correre la mano alla pistola] con sei ruote. [E chiunque si sia trovato a dover usare quella roba sa quanto siano scomode: un libro e un quaderno insieme non ci stanno, apri il quaderno e ti casca il libro, raccogli il libro e scivola giù la penna che non ha nessun punto fermo in cui stare…]
La scadenza per la presentazione delle offerte è fissata per il 30 luglio. La sottoscrizione dei contratti avverrà entro il 7 agosto e le imprese che si aggiudicheranno la gara dovranno garantire l’imballaggio, il trasporto, la consegna e il montaggio dei prodotti entro il 31 agosto 2020.
Letto il bando e i suoi cinque allegati, le aziende italiane del settore hanno fatto sapere che non sta né in cielo né in terra e “andrà sicuramente deserto”, perché “in pratica significa che dal 7 al 31 agosto, cioè in 23 giorni compresi tutti i festivi, dovrebbe essere concentrata la produzione di 5 anni”.
“Non è il momento di fare polemiche”, ha replicato ancora una volta, come un disco rotto, Capitan Arcuri, quello che a fine aprile aveva attaccato i “liberisti che emettono sentenze quotidiane da un divano con un cocktail in mano”.
E ora che hanno intenzione di fare l’Asina Azzolina, il bullo di Stato Arcuri e il suo mandante Giuseppi? Il 14 settembre terranno ancora le scuole chiuse e gli studenti a casa per settimane in attesa dei banchi monoposto spaziali con sei ruote? O a casa, con tutte le polemiche del caso, non è forse ora che ci vadano finalmente loro, con le loro “rime buccali” e i loro bandi demenziali, finendo di infliggere danni al paese?

www.lamarianna.eu

E probabilmente andrà a finire così.
banchi
D’altra parte però è anche vero che, se in questo momento in virus non c’è perché già almeno un mese fa era sostanzialmente sparito, non è affatto escluso che per settembre starà di nuovo infuriando alla grande, perché il nostro governo è un governo di parola (e il capo del governo, parola di Antonio, è un uomo d’onore): aveva promesso che in autunno l’epidemia sarebbe tornata, e ora si sta dando indefessamente da fare affinché ciò avvenga.

Minacciano gli italiani, ma il virus lo portano i clandestini

di Max Del Papa

Eh, no. Non è “per quattro disperati su un barcone”. Chi ragiona così, o rimuove la realtà o la sua intelligenza. E passi il cittadino comune, mediamente frastornato, disinformato da una propaganda criminale, ma quando lo ripetono certi apprendisti giornalisti, la faccenda si fa preoccupante. Manco le basi der mestiere. Basterebbe ascoltare la sinistrissima Rainews 24, che peraltro non nasconde il compiacimento: “A Lampedusa 800 sbarchi in 48 ore”. Fanno 400 clandestini al giorno, “se andiamo avanti così”, come cantava Celentano, diventano dodicimila al mese eccetera. Basterebbe consultare lo specchietto del Dipartimento della Pubblica sicurezza sulle nazionalità dichiarate al momento dello sbarco per il 2020, aggiornato al 22 luglio: Tunisia 3686, Bangladesh 1786, Costa d’Avorio 799, eccetera, totale: 10463. Con una avvertenza in calce: nessuno può dire se chi dice di essere sia davvero chi dice di essere, quasi tutti buttano in mare i documenti all’atto di essere “salvati”.
Ed è difficile, se non impossibile, stabilire anche quanti siano effettivamente positivi, le voci, le illazioni, si scatenano come uscite dal vaso di Pandora: i tamponi sono farlocchi, i tamponi non funzionano, i dati sono addomesticati, i contagiati sono il doppio dei dichiarati eccetera. Diciamo, per stima prudenziale, uno su due: davvero è questione di “quattro disperati su un barcone”: e così i focolai, piccoli ma veri, scoppiettano allegramente: in Sicilia; in Puglia, a Taranto; in Umbria; forse nelle Marche, hotel House e dintorni (qui censire i presunti positivi diventa roba manicomiale); eccetera, con buona pace del De Luca che, al colmo del delirio, vuole chiudere negozi e botteghe dove non ci si strangola con le mascherine, o come quell’altro bel tipo dell’assessore laziale alla Sanità, si fa per dire, che sogna disperati mascherati a 35 all’ombra, anche all’aperto, soprattutto all’aperto. C’è del sadismo di potere, in tutto questo.
Gli italiani non hanno futuro? Dategli le mascherine, che stanno buoni e non rompono i coglioni. Intanto la ministra Luciana Lamorgese ipotizza un travaso dalla Libia all’Italia, saranno pure contagiati ma sono tanto buoni. Ma è vero o no che il masaniello Conte si è ridotto a pietire euroelemosine “in nome dei morti di Covid”? Ed è vero o no che, off the record, queste cose non si dicono, non si scrivono, gli è stato risposto “sì, ma tu devi prorogare il terrorismo sanitario e imbarcare quanti più clandestini possibili”? Le due cose vanno di pari passo e dietro l’emergenza ci sono troppe ragioni, private come eterodirette: Conte ha bisogno di durare, questo lo hanno capito tutti, l’Unione Europea pure ha bisogno di durare e soprattutto di incamerare e il disegno, a farla breve, è sempre quello: frantumare la fascia mediterranea, ridurla un lander o una colonia pechinese. Briciole che già ci appartengono da ripagare care e da impiegare in controriforme che finiranno di accoppare il cavallo agonizzante: più tasse, più spesa ma più tagli sociali, rigore contabile, mani legate.
L’ultima trovata distopica della purtroppo ministra Azzolina sta nei banchi con le rotelle, utili come la App immuni: costano sui 300 euro cadauno, gli studenti in Italia sono circa 7 milioni, la mangiatoia è colossale, questi attrezzi verranno prodotti dalla Cina e veicolati attraverso l’Unione con tanto di bollino di regolarità; che altro resta da dire? L’Italia è il paese in cui fioriscono non i limoni, come voleva Goethe, ma i paradossi: più sale la psicosi e più si assorbono positivi, ma il paradosso è solo fittizio, c’è del metodo in questa follia. Ha detto Alberto Zangrillo, giustamente, aizzato da quel trascurabile provocatore di Parenzo, il piddino ridens: “Io sono mesi che dico le cose che vedo, che so e quello che so è che il Covid oggi non è più pericoloso; se il paese non riparte, a ottobre Conte dovrà chiedere non 80 miliardi ma 800”. E che problema c’è? Chi promette non spianta casa, si dice nelle Marche. Al che i raffinati, quelli che avevano ragione ad avere torto, passati dallo sputare sulle mascherine al totemizzarle, dall’abbracciare cinesi all’abbracciare bangladesi, replicano in modo raffinato: ah ma quello è il medico di Berlusconi. No, è che Berlusconi, avendo fatto i soldi, può permettersi un luminare e a quello si affida, non a certi virologi che non assolderebbe manco per Colpo Grosso.
Dal Bangladesh sbarcano, è sempre l’assessore sanitario laziale ad ammetterlo, 240 Bangladesh positivi alla volta ma si pretende di stritolare commerci, attività turistiche, psiche: avete rotto i coglioni. Sono riusciti a mettere noi contro di noi, hanno frugato nelle paure ancestrali finendo per concentrarle tutte nel virus cinese, da esorcizzare con uno scampolo di stoffa da parati, di carta da culo; c’è gente che, se le fai notare che l’informazione teppista chiama “morta di Covid” una che è spirata per leucemia, ti toglie il saluto, ti cancella dai social. Siamo 4 gatti, davvero, a mantenere la barra della logica e dell’onestà intellettuale, 4 gatti dell’informazione contro un sistema sciagurato che mente, che sforma, distorce per complicità con le logiche camorristiche, massoniche irriferibili.
Saremmo tenuti a distinguere tra pericolo cattivo, quello indigeno, degli italiani da movida o da spiaggia, e contagio buono, dei clandestini che scappano, non si capisce da cosa. Hanno perfino inventato lo stigma del “negazionismo”, come già per il fantomatico riscaldamento globale: se non credi che a ottobre moriremo tutti sei un nazista, uno che rifiuta il Covid. Sono cose che, a lungo andare, neanche tanto lungo, si pagano. Poi entri in un qualsiasi supermercato, vedi la commessa che stramazza sotto la mascherina e le chiedi: ma come fai a resistere? “Non me ne parli, li odio tutti, non serve a niente, ma bisogna farlo”. Bisogna? In nome di che? È sbottato Zangrillo, e veniva voglia di gettargli le braccia al collo: “Sono stanco, comincio ad averne le palle piene”. Sapesse noi, professore.

Max Del Papa, 23 luglio 2020, qui.

E l’allarme per la spada di Damocle che pende sulla nostra testa arriva anche dall’alto

E poi andate qui a vedere lo sfacelo di Roma – guardate anche il video – provocato dai clandestini che il governo ci porta a casa e scarica poi sulle nostre spalle. E infine godetevi questa chicca, che fino a tre quarti sono stata convinta che fosse una clamorosa presa per il culo e invece no, è una roba serissima. Praticamente uno stato trasformato in una scenetta di Lercio.

barbara

GAME OVER

OVVERO

Tutto quello che avreste sempre voluto dire sulle femministe

ma non ne avete mai avuto il coraggio.

Boschi, Boldrini, Castelli: il femminismo è una via di fuga

di Max Del Papa

La profeta è Laura. Non profetessa, troppo indulgente, troppo ammiccante, basta profeta, tanto finisce con la “a”. La profeta è Boldrini, Laura Boldrini, questa Giovanna d’Arco del vittimismo femminista o del femminismo vittimista, “a piazèr” (la stupenda Monica Vitti dei crauti) [ve la metto, perché merita] :

con quel marxismo può dire ciò che vuole e se tu non sei d’accordo, pronta la lettera scarlatta a la carte: sessista, misogino, misofobo. È un bel gioco che purtroppo non dura poco, gira in eterno e il trucco è elementare, sta nella probatio diabolica: come fai a discolparti da una colpa a senso unico, stabilita solo da chi si dice attaccato, juris et de jure, senza facoltà di prova contraria? Laura la profeta è tutto: parte lesa, pubblica ministera, giudicia, secondina e, se non dispiace, boia (tanto finisce con la “a”). Con quella bocca comunista può dire ciò che vuole, tu invece non puoi dire un accidente di niente, appena fiati sei nel peccato originale e lo sei perfino se taci. Perché chi tace acconsente. Insomma, sei maschio – non gender, maschio e basta – e di conseguenza brutto sporco e cattivo; se poi sei pure bianco e occidentale, apriti cielo, non hai speranze, meglio un maiale.

La profeta è Laura, le discepole sono tante. Con licenza di spaziare, prendiamo le solite due a caso, una è la inafferrabile Mara Carfagna alla quale altre femmine non perdonarono mai né i calendari della fase velina né i trascorsi berlusconiani, e lo fecero con accenti particolarmente osceni, su tutte la Sabina Guzzanti: tout est pardonne, lei ormai gravita nell’alone della sinistra arcobalenata e come tale è assurta al Cenacolo. [Di Sabina Guzzanti su Mara Carfagna avevo parlato qui RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI 1 al 9 luglio] Difatti non manca mai di lamentare quel sessismo, quel machismo che temporibus illis non poteva far valere, arrivandole come uno stormo di Stukas dalle donne.

L’altra, mutatis mutandis, è Meb, che non sta per un finanziamento europeo ma per Maria Elena Boschi, una che di sinistra, modestamente, vi nacque e dunque ha l’allenamento muscolare, appena la guardi lei scatta, sgrana gli occhioni blu e ti fulmina soave: ah, che sessista. Prima lo diceva anche dei Trav, i Vauro, gli altri vignettari o guitti Fattoidi che – ricordate, ai tempi delle disavventure bancarie di famiglia? – la ritraevano come una honky tonk woman, adesso non può più perché c’è alleanza nell’aria, sofferta, tormentata ma finché tiene… E così non le resta che additare, sinistramente, in genere il porco mondo maschio, tanto i bersagli si trovano, si trovano: Salvini, Trump, i sovranisti, “le destre”, il popolaccio che in banca ci entra con gli spiccioli, quella roba lì.

Ma quelle che hanno imparato meglio e più presto sono le parvenu del potere, è la novelle vague grillina, ecco qua una Lucia Azzolina che, catafratta all’autoridicolo, si intigna con Salvini: “Ah te la prendi con me perché sono donna e giovane”. E perché no bella, bellissima? No, me la prendo perché sei una incapace, ha replicato il Matteo milanese. “Ah, sessista, leghista”. A ruota un’altra grilletta, Laura Castelli, tallona: “Se la prendono con me perché sono donna”. No, te ne dicono di tutto e di peggio perché hai appena consigliato ai ristoratori di andare a morire ammazzati se non sanno cambiare mestiere. Ma il femminismo come via di fuga (non ho detto altro: ma fuga, fuga, fuga) incassa sempre e non paga mai. Poi è una foglia di fico che sta bene su tutte, dall’infantilismo saccente di Greta al sovversivismo di classe di Carola, alla imbecille o mascalzona di turno che scende in piazza bevuta a sputare in faccia alle divise. Funziona meno se per caso violentano, drogano e poi smembrano una sventurata sbandata, magari con l’intenzione di mangiarla per farla sparire del tutto. Ma sono dettagli, casi irrilevanti, tra femminismo e migrantismo vince il secondo.

Il femminismo è un pendolo tra vittimismo e opportunismo: Veronica Lario, già signora Berlusconi, venne crocifissa alle sue ville per anni dalla solita compagnia di giro del Trav, di Micromega (più micro, in verità), dei postcompagni sempre molto compagni della galassia giornalistica ztl, poi quando si scatenò, su Repubblica e in tribunale, contro il Cavaliere delle feste goderecce, le sentinelle del sessismo titolarono: grande Veronica, brava Veronica, una di noi Veronica. Senza pudore, more solito. Il femminismo di ridotta è un passepartout: una donna, o anche solo percipiente tale, può combinarne più di Carlo in Francia ma è inattaccabile: “Ah ce l’avete con me perché sono femmina; giudicatemi su quello che faccio”. Appunto: hai fatto e disfatto questo e quello e quest’altro. “Ah, visto? Ce l’hai con me perché sono donna”. Non se ne esce. Il femminismo vero è l’antifemminismo, è la donna, la femmina, la primaministra, come ti pare, che se ne frega di tutto, sì; Margaret Thatcher era invisa alle militanti in rosa perché le fulminava: “Il femminismo è veleno”.

Era donna, certamente: ma nessuno se n’è mai accorto, nel senso che nessuno si è mai sognato di attaccarla o difenderla per questioni ormonali; le andava benissimo, le facevano un mazzo tanto ma lei dura, imperturbabile, e la spuntava lei con la sua clamorosa cotonatura e il filo di perle polemicamente démode. Di un’altra enorme donna, Golda Meir, questa statista israeliana con due gonadi così*, è Indro Montanelli a raccontare un episodio definitivo: “Una volta mi fece vedere una lettera di Ben Gurion“, litigavano sempre: “sei la solita vecchia puttana corrotta”, c’era scritto nella lettera. La risposta: “Vecchia è vero, puttana non più delle altre, corrotta mai”. Artro che c*zzi, esclamerebbe il Marchese del Grillo. Senza vittimismo strategico, le donne erano più donne, artro che. Non si nascondevano, ricevevano un insulto e, nel loro modo inarrivabile per i maschi bovini, lo restituivano con una caterva d’interessi. Senza imbrogli, senza lagne, con una boccata di sigaretta: game over. (qui)

* Espressione che detesto come poche altre al mondo. Dire, per mostrare apprezzamento nei confronti di una donna, che ha le palle, è espressione del più schifoso e becero maschilismo fallocratico e fallocentrico, convinto che i propri pendagli siano il meglio del meglio della creazione, scrigno di ogni virtù. Quando lo dicono a me mi incazzo di brutto. E meno altrettanto di brutto.

E adesso che vi siete divertiti con le ochette femministe, andate a leggere anche questo, perché, se vogliamo sopravvivere, la lotta sarà dura, ed è meglio sapere che cosa ci aspetta ed esservi preparati.

barbara

LUCIOBATTISTEGGIANDO

Con spolverate e spruzzate (“sbiansi” dalle mie parti) di altre rime. Inclusive, beninteso.

Azzolina, la ministra “inclusiva” della scuola-marasma

Io vorrei… non vorrei… ma… se vuoi… Canta Lucia Azzolina, in arte ministra dell’Istruzione. Le sue trovate paiono roba da liceale, fortemente indecisa a tutto, Azzolina una non ne fa ma cento ne pensa: poi dà regolarmente la colpa agli altri. Gli alunni imbalsamati e insaccati come profilattici: no, mi avete frainteso, non volevo dire quello. I banchi incapsulati come astronavi di plexiglas: no, che vi salta in mente, non sono stata io. Lo smart learning fino al 2050: sì, cioè no, ma chi l’ha detto, dipende dai tecnici. Le lezioni tassativamente anche di sabato: “macché, ci sarà una diversa modulazione settimanale del tempo”.
Praticamente una supercazzolina con scappellamento in Venezuela. Avanti tutta a marcia indietro. Lucy! Lucy, ah! Di solito così non si fa… Azzolina ha una task force di 150 persone, che spremono trovate a getto continuo: come fa una scoglia, a arginare il mare, di cazzate immense, che son lì a volare. Adesso Lucy in the Sky with Diamonds, o meglio con le scie chimiche, ha trovato una nuova frontiera, la scuola diffusa, l’edilizia leggera, “portiamo gli studenti nei cinema, nei teatri, nei musei, nei parchi, facciamo in modo che respirino la cultura di cui hanno bisogno”. Sembra il sindaco di Stromboli, quello di Caro Diario, di Nanni Moretti, “e allora piazze, strade, fontane, teatri…”, quello che voleva importare le palme da Los Angeles e ingaggiare Storaro per i tramonti.
E infatti anche il viale Trastevere, sede del ministero, è un viale del tramonto, però con nessuna luce e tutte ombre: il marasma regna sovrano, le linee guida sono tutte storte per la disperazione di governatori, sindaci, presidi, professori, studenti, genitori, operatori e chi più ne ha più la dimetta, per carità. Più che linee rette sono arabeschi flainaeschi, ma Lucy non si arrende, lei ha un asso nella manica, la parola magica, la dimensione che aggiusta tutto: l’inclusione.
Ogni cosa, ogni problema, ogni urgenza, ogni prospettiva nella visione azzolinesca è inclusiva. La scuola inclusiva anche se all’aperto, diffusa, polverizzata; i banchi inclusivi; le mascherine perpetue, inclusive; le rime buccali inclusive, absit injuria pornis; gli scuolabus inclusivi; la riapertura inclusiva. Azzolina: e sai cosa includi. Azzolina, e non sai cosa studi. Azzolina, per lo studente che non deve chiedere mai, tanto la risposta, amico mio, soffia nel vento. Io questa Azzolina me la porto a scuola. Azzolina appena arriva a palazzo Chigi chiede un caffè inclusivo, la sua dieta è inclusiva, e anche le sue tesine di laurea: includevano da qualche altro. E se davvero tu vuoi vivere una vita più inclusiva e più fragrante.
Ma Conte la espungerebbe, è disperato, l’hanno sentito canticchiare per i saloni di Villa Pamphilj triturando stuzzichini: ma che disastro, io ho creato un mostro; ho fatto l’Azzolina per ministro; ma il mio mestiere è tirare innanzi; che a dire che son ganzo pensa Scanzi. Io non posso stare ferma con le mani nelle mani tante cose ho da sfasciare prima che venga domani e se un prof già sta dormendo io non posso riposare farò in modo che al risveglio non mi possa più scordare. Questo è poco ma sicuro.
Sì, ma quando si riapre? Il 14 settembre, è deciso: seduto in quel caffè (inclusivo), io non pensavo a te. Pensavo solo che, la scuola non fa per me. Parlo, rido e tu, tu non sai perché, fo il ministro e tu, tu non sai perché. Chi entra, chi esce? Chissà chi lo sa. Ingressi e uscite “differiti e scaglionati”, e che vor dì? Lo scopriremo solo studiando, se ci riusciamo. E come funzioneranno le lezioni “a turni differenziati”? Ma lascia stare, ma chi te lo fa fare. Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più? E come stai? Domanda inutile, stai al ministero e ci scappa da ridere. Azzolina nuntereggaepiù. Felicità è vedere Azzolina su una panchina, la felicità, ché la scuola declina e lei la destina con felicità, a sicura rovina, questa Azzolina, ma dov’è che va, cos’è che fa?
È un mondo bizzarro e, nella totale bagarre, Azzolina è regina. Ce li ha tutti addosso ma non molla: si costerna s’indigna s’impegna rimane al suo posto con gran dignità; lei si chiama Azzolina Lucia e fa la ministra d’a scuola suvvia; gliene dicon di tutti i colori, le dicon “sei fuori”, risponde: perché? E al centesimo twittaccio, alla sera si sente uno straccio, tutto il giorno con quattro infamoni, briganti, papponi, cornuti e lacchè. Tutte l’ore co’ ‘sta fetenzia che sputa minaccia e s’a piglia co’ me. Ma mi dico che così è la vita.
Mentre studio un po’ le linee guida. Mi consiglio con don Peppiniè: mi spiega che penso e beviamo ‘o café. Ohi che bello cafè. Pure al Miur ‘o sanno fa. ‘A ricetta di don Casalino che strano destino ritrovarlo qua. Però intanto s’è fatta ‘na certa. Mi rannicchio di sott ‘ ‘a coperta. Quant’è bello se bussa ‘o bidello, “”vulite ‘a tisana inclusiva o ‘o cafè?”.

Max Del Papa, 28 giugno 2020, qui.

E far guidare un’Azzolina a neuroni spenti nella scuola per vedere
che è proprio tanto facile morire
Parlar del più e del meno con un pescatore per ore ed ore
per non pensar che adesso la scuola muore
E stringere le mani per cercare qualcosa che
servirebbe a te
ma nella mente sua non c’è…
Capire tu non puoi,
tu chiamala se vuoi
la Ministra…

barbara

GEOGRAFIA FISICO-POLITICA

Descrizione

Da decenni soffro di sciatica. A sinistra. Da molto tempo soffro anche di artrosi a entrambe le spalle. Ma a sinistra di più. Soffro anche di artrosi alle anche, entrambe. Ma a sinistra di più. Mi crea pure grossi problemi una tendinite all’inguine. Da tutte e due le parti, però quella a sinistra è molto più tremenda. Anche le fratture vertebrali sono entrambe sulla parte sinistra delle rispettive vertebre, e così pure le tre ernie e le due protrusioni.

Diagnosi

La sinistra è malata.

Ampliando il sinistro discorso dalla geografia locale a quella nazionale:

ANDREA BISICCHIA

Prodi consiglia al governo in carica oltre a una patrimoniale anche una tassa sul contante, De Benedetti (tessera Pd) con residenza fiscale in Svizzera consiglia una patrimoniale annuale mentre l’ex deputata miracolata Leu ora piddina consiglia l’Imu sulla prima casa … Dunque, aveva ragione Montanelli quando affermava: “La sinistra ama talmente i poveri che ogni volta va al potere li aumenta di numero”? (Luisalu)

E poi anche

Il Paese sprofonda, ma Conte e i suoi perdono solo tempo

Quel che è Stati è Stati: dieci giorni a gozzovigliare, diciamo le cose come stanno, risultati: non pervenuti. I grillini da Quarto Stato a Stati Generali, da classe dirigente a digerente: stuzzichini e champagne, roba per palati fini, quanto ai piddì, loro ci sono abituati. L’orgia del potere ha partorito la solita conferenza stampa sull’imperial-cartonato: parole, parole parole, caramelle non ne vogliamo più, la luna e violini dalli a Casalino. Tanti confronti, cioè banchetti, e proposte concrete una e una sola: se ne riparla a settembre.
Quando, auspicabilmente, il paese sarà definitivamente steso e, dovesse ancora agonizzare, è pronta la seconda ondata made in virology. Si assiste a dibattiti surreali, Giuseppi: “Si potrebbe tutti quanti abbassare un po’ l’Iva”, il Pd: “No tu no, intanto facciamo la patrimoniale”. Fortemente indeciso a tutto, salvo che a durare, Conte ha finito le idee meravigliose; la preziosa ricerca bimbominkia di Colao cestinata senza neanche guardarla, i mugugni di Confindustria irrisi nel consueto stile alla cafona, in compenso largo spazio a giullari, guitti, istrioni e star da deep state, dagli archibugi Fuksas e Boeri ai professionisti della narrazione un tempo renziana come Baricco, fino alle coscienze artistiche, Guerritore, Tornatore: serenate a cura di Elisa, creazione di Caterina Caselli, che a questo punto dovrebbe avere, se c’è giustizia a questo mondo, l’estate rigurgitante di serate di piazza targate Pd e 5 Stelle lockdown permettendo, ma si sa che anche quello coi nemici si applica, coi compagni si interpreta.
Intanto, fuori. Fuori Villa Pamphilj, monopattini assassini cinesi falciano passanti. Pregiudicati blindati (dal Pd) importano carne umana nell’assoluta impunità. La magistratura corrosa si scioglie nel suo stesso acido. La filiera produttiva nazionale, che per l’80% è piccola per noi, troppo piccolina per sopravvivere allo scempio dell’isolamento, si dissolve. L’assistenza di stato non si vede ma il presidente dell’Inps grillino dice che gli imprenditori sono dei lazzaroni abituati ad andar di schiena. Gli ipocriti globali del Black Lives Matter Antifà, cioè neobrigatisti diffusi, finanziati dai soliti burattinai, sfasciano statue e memorie passando già ai viventi. La Ue, nostra signora del sussidio e del tormento, si rimangia per l’ennesima volta le allettanti promesse. Stragisti islamisti ammazzano a fil di lama tre incolpevoli ed altrettanti ne feriscono, ma non è terrorismo anzi lo è ma figlio del disagio mentale. Ce ne sarebbe da preoccuparsi a questo mondo, ma alla nobiltà stracciarola degli Stati Generali intenta a rincorrersi tra urletti divertiti, che gli frega?
Il paese sprofonda nella rassegnazione, non vede vie d’uscita, i cittadini non si scrollano di dosso una sindrome da isolamento che continua con altri mezzi ma nella stessa strategia, quella del terrore, dell’allarme, della dannazione per chi osa respirare; impossibile pensare ad una risalita in queste condizioni psicologiche. Ma a Conte che gli frega? Lui è qui per resistere, Mattarella non dà segni di vitalità, tutto pare scivolargli addosso, ha appena fatto un incredibile appello ad importare più clandestini, detti migranti, in assoluta consonanza con questo incredibile pontefice e c’è chi maligna: non è che ha voluto mandare un messaggio, continuate a difendere il Pd e le sue politiche oltre ogni limite, costi quel che costi? Magari no, ma, in assenza di alternative logiche, il sospetto è l’unica cosa che rimane. Dieci giorni di Stati Generali son volati, son serviti a perdere tempo per prendere tempo ma è ancora troppo presto per le ferie d’estate, tocca inventarsi qualche altra cosa come quando si faceva sega a scuola: morte di una nonna, gomme dal tram bucate, marziani, forse l’ultima è reclutare Greta e rilanciare l’allarme sul riscaldamento globale alimentato dal coronavirus alimentato dal riscaldamento globale. Se è vero che la luminare in treccine ha appena proclamato su Instagram, con la lucidità che la contraddistingue: “Si scopre che tutta la nostra società è solo un grande partito per nudisti”.
È vero, il re è nudo ma se a dirlo è il re, non serve a niente. Greta è spogliata, Giuseppi è spogliato, chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, tutto il potere non al popolo armato (di pazienza esagerata), ma al ministro chitarrista, Bella Ciao Gualtieri! In America buttano giù le statue dei padri della patria da Washington a Lincoln a, ultimo rimosso (da De Blasio, quello con figlia antifà) Roosevelt, in Germania tirano su quella di Lenin “pioniere della libertà e della democrazia”.
La storia riscritta con l’LSD, ma ecco l’idea! Un bel rave party, che duri almeno una settimana, e dentro tutti: da Giuseppi a Di Battista, da Casarini a Casalino, da Cesare Battisti, guest star, a Christian Raimo, Jovanotti, Fiorella, svariati figli d’arte senz’arte né parte, Silvia Aisha, una gradita delegazione del governo venezuelano, il pilota Hamilton che giustamente grida alla discriminazione etnica guadagnando appena 120 milioni l’anno e, naturalmente, non può mancare Sergio Sylvestre, ugola nobile, ultima vittima del razzismo montanelliano. L’intendenza seguirà, come diceva Napoleone, quello che si credeva Giuseppi.

Max Del Papa, 23 giugno 2020, qui.

Già, a proposito: ma è davvero tanto tanto tanto razzista dire che sta roba fa cagare

e che è una vergogna che uno che deve cantare una cosetta di due strofe non si prenda la briga di impararle? E sempre a proposito di razzismo, se per caso vi fosse piaciuta questa roba qui

vergognatevi, sporchi infami razzisti! (rubato qui)

Tornando poi alle infamie di questo nostro immondo governo di sinistra che ci sta trascinando nel baratro, questa è l’ultima della serie, sempre che mentre stavo scrivendo non abbiano combinato qualcos’altro. Peccato che non ci sia una sigla adeguata anche per loro.

barbara