MA VOI LO SAPETE VERO

che i palestinesi muoiono di fame? Che tutto il mondo li ha abbandonati? Che bisogna combattere per attirare l’attenzione sulla loro tragedia vergognosamente ignorata e ristabilire la giustizia? Sì, vero, che lo sapete? (Se non sai l’inglese non preoccuparti: guarda le figure e vedrai che capirai abbastanza lo stesso).

Poi volendo ci sarebbero anche tutti quei cristiani ridotti a brandelli in Pakistan che però non lo sappiamo mica chi sia stato, perché se si sapesse il signor papa avrebbe sicuramente denunciato a chiare lettere gli autori di questo orrendo crimine (sempre che qualcuno non avesse insultato la loro mamma, beninteso, che in tal caso…), e quelle decine di ragazzini irakeni fatti a pezzi allo stadio, più qualche altra quisquilia in giro per il mondo, ma mi sa che devono essere finiti i gessetti.

barbara

UNA DOMANDA A PALLESTINISTI E PALLESTINARI

Quella terra, voi dite, è terra palestinese da sempre, giusto? Era palestinese prima dell’impero romano, prima dei faraoni, prima dell’età del bronzo, prima dell’età del rame, prima del neolitico e del paleolitico, giusto? E di ebrei, da quelle parti, prima del 1948 non ce n’era mai stato neanche mezzo, giusto? E infatti per turlupinare gli ingenui e far credere che ci erano stati anche prima hanno pagato i romani affinché fabbricassero un falso con una finta documentazione, ma noi non siamo ingenui e non ci facciamo mica menare per il naso, giusto? E sappiamo anche perfettamente che il profeta Issa figlio di Maryam, oltre a essere musulmano era anche arabo, essendo nato in Palestina, giusto? E quindi, non essendoci mai stati ebrei da quelle parti, non esistono neppure edifici ebraici, giusto? Ed è dunque chiaro che la tomba di Rachele, la tomba di Giuseppe, la tomba dei Patriarchi sono luoghi santi islamici, sono sempre stati islamici, non sono mai stati altro che islamici, giusto? Ecco, la domanda è questa: ma se quella è roba vostra, se nel corso dei millenni non è mai stata altro che vostra, se siete pienamente consapevoli del fatto che quegli edifici sono vostri e unicamente vostri, mi spiegate perché diavolo continuate a profanarli, devastarli, incendiarli?
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barbara

 

ERIC SALERNO

Qualche mese fa vi avevo proposto una mia recensione di circa dodici anni fa del libro su Israele di Ugo Tramballi. Adesso vi propongo quella, all’incirca contemporanea, del libro di Eric Salerno.

Oggi vogliamo lanciare ai nostri lettori una sfida da trecentomila miliardi di dollari: leggete questo libro e trovateci UNA frase benevola nei confronti di Israele o degli israeliani, o UNA frase che contenga anche un solo frammento di verità.
Gli israeliani, tanto per cominciare, sono maleducati e arroganti. E violenti: la violenza nelle scuole, per esempio, sembra non avere pari in nessun altro stato. E razzisti, beninteso: incredibile quanto piaccia, al nostro Salerno, rotolarsi in bocca la parola “razzisti” appioppata agli israeliani, non perdendo occasione per continuare a ripeterla. Razzisti – va da sé – nei confronti degli arabi, ma razzisti anche fra di loro, fra askenaziti e sefarditi; gli ortodossi sono sempre e solo “questa gente” o “quella gente”: “Quella gente vestita di nero che ricorda tanto la gente vestita di nero di Teheran e quella dell’Afghanistan, che ha imposto alle donne di coprire testa e volto e tutto il resto in nome di non si capisce quale pudore”. E Israele come stato? È in prima fila nel riciclaggio del denaro sporco (e qui Salerno dà anche il voto: zero in condotta), è nella classifica mondiale dei paesi a più alta corruzione nell’apparato dello stato, e molto altro ancora.
Ciò che più di tutto colpisce in questo libro, definito dalla nota di copertina “un intenso sguardo dall’interno”, è l’estrema superficialità: un piatto quadro bidimensionale, un presente senza passato, una serie di eventi senza causa. Gli israeliani opprimono i palestinesi, i palestinesi soffrono, gli israeliani fanno la guerra, i palestinesi la subiscono, così, senza un perché. Il conflitto israelo-palestinese, pur essendo sempre presente, non è il protagonista del libro: protagonisti sono Israele e gli israeliani. E vediamo come Salerno interpreta la storia e la cronaca che coinvolgono Israele e gli israeliani.
Guerra dei sei giorni: “Dopo mesi di scontri minori nella regione, alle 7,45 del 5 giugno l’aviazione israeliana si levò in volo e attaccò l’Egitto distruggendo nel giro di poche ore l’intera forza aerea del più potente dei nemici dello Stato ebraico. Stessa sorte toccò agli aerei siriani e giordani mentre le truppe di terra israeliane sfondavano le difese arabe penetrando in Sinai, sul Golan siriano e in ciò che conosciamo oggi come Cisgiordania, ossia quella parte della Palestina allora amministrata dalla Giordania che comprendeva anche la parte orientale di Gerusalemme”. Non si sa in che cosa consistessero questi “scontri minori”, non si sa perché improvvisamente Israele decida di attaccare, la Cisgiordania con Gerusalemme est occupata e annessa illegalmente dalla Giordania viene blandamente definita “amministrata”.
Massacro di Pesach: “A Netanya, una cittadina balneare sulla costa mediterranea poche decine di chilometri a nord di Tel Aviv, un kamikaze semina lutto e terrore. La sala da pranzo di un albergo. Famiglie riunite intorno ai tavoli. Un massacro. Ventotto morti, a conti fatti, decine di feriti. Sharon non aspetta altro”: vorremmo parlare di cinismo, ma il termine è così assolutamente inadeguato che rinunciamo a qualificare l’atteggiamento del signor Salerno. Il quale si prodiga anche in citazioni di giornali israeliani e di testimonianze raccolte dalle sue attente orecchie. Per avere un’idea di come proceda, immaginiamo che qualcuno, per spiegare l’Italia a chi non la conosce, citi il manifesto per parlare del governo [all’epoca c’era Berlusconi] e Libero per illustrare l’opposizione, e riporti discorsi di Umberto Bossi per mostrare come si esprime il popolo italiano, e del sindaco di Treviso (quello che ha invitato i suoi concittadini a trattare gli extracomunitari come leprotti, sparandogli addosso) per chiarire come la pensa. Cita per esempio, fra tutti gli archeologi presenti in Israele, Ze’ev Herzog: ” ‘Gli israeliti non sono mai stati in Egitto, non hanno compiuto peregrinazioni nel deserto, non conquistarono questa terra con una campagna militare e non la trasferirono alle dodici tribù di Israele’. Le gesta dei patriarchi sono leggende e non vi sono tracce di un impero di Davide e Salomone, né delle fonti del credo nel Dio di Israele”. Altre dichiarazioni riportate: “Gli ebrei sono tornati dopo duemila anni per rivendicare il diritto a una terra ormai abitata da altri e da trentacinque anni Israele sopprime un intero popolo, quello palestinese” (ed è un po’ arduo capire come ci siano ancora palestinesi vivi, dopo trentacinque anni di “soppressione”); “È una classe, quella degli arabi d’Israele, contro la quale vige, sottolinea il geografo, e non soltanto lui, ovviamente, una sorte di discriminazione e questa discriminazione, spiega, è sancita dalle leggi dello stato e messa in pratica dai suoi dirigenti”. Ripesca anche Deir Yassin: “un massacro ammesso e cinicamente giustificato dai suoi autori”. Peccato che studi recenti, anche di studiosi arabi, abbiano dimostrato che non ci fu alcun massacro, ma solo una violentissima battaglia, e che i morti siano stati circa un quinto di quelli riportati da Salerno, e quasi tutti combattenti. Peccato che proprio Salerno, che accusa Israele di trasformare in storia miti e leggende, peschi a piene mani fra tutti i miti e tutte le leggende in grado di demonizzare Israele. Al punto da ricordarci che se gli ebrei hanno avuto la Shoah, i palestinesi in compenso hanno avuto Sabra e Chatila. Cita naturalmente Benny Morris, salvo evitare accuratamente ogni riferimento alle sue prese di posizione più recenti. E ci racconta che Israele ha espropriato in gran quantità case e terre dei palestinesi approfittando della mancanza di documenti catastali; il fatto è che noi sappiamo che gli archivi del catasto ottomano erano estremamente accurati: e che cosa significherà dunque il fatto che proprio quei palestinesi che denunciano espropriazioni siano privi di documenti atti a comprovare i loro presunti diritti? Ma questo non è ancora tutto, e non è neanche il peggio. Salerno ci spiega anche le cause del fallimento di Camp David: è fallito per gli errori di Clinton, che aveva troppa fretta di far dimenticare lo scandalo Lewinsky, e per gli errori di Barak, che “ha la grinta del generale e non la finesse dello statista”. E Arafat? No, lui niente. Lui, poverino, era solo, e gli israeliani “non intendevano concedergli altro spazio”, qualunque cosa ciò significhi. E ancora. A proposito delle dicerie sul complotto sionista che sarebbe dietro agli attentati dell’11 settembre: “Troppi dubbi, troppe incertezze, troppe domande resteranno senza risposta nei mesi a venire”. L’ebrea russa, residente in Israele da oltre trent’anni e che si identifica con Israele è “irritante”, il ragazzo israeliano che lo invita a riflettere sul fatto che i palestinesi vogliono la distruzione di Israele è uno che “infila la testa sotto la sabbia per non dover più ragionare (…) Uno slogan dietro l’altro senza veramente capire o approfondire”. A proposito dei profughi: ” ‘Non li abbiamo cacciati noi, se avessero voluto sarebbero potuti restare’ è il ritornello tedioso e acritico della maggior parte degli israeliani”, incurante del fatto che siano proprio i giornali arabi dell’epoca a documentare il fatto che sono stati gli arabi a indurli ad andarsene. E su Durban: israeliani e americani “sostengono che gli arabi vogliono delegittimare lo stato ebraico” – e qui sfioriamo veramente il ridicolo. E, a proposito di ridicolo, non mancano amenità come “Pesach, la cosiddetta pasqua degli ebrei” o “le cosiddette forze dell’ordine”. E quest’altra chicca: “Il giorno dell’esplosione al Dolphinarium centinaia di ebrei sottolinearono rabbia e razzismo attaccando una moschea davanti al luogo dell’attentato”: e poco male se si accontentasse di dirlo; il fatto è che questo episodio viene riportato per ben tre volte, in modo da dare al lettore l’impressione che le moschee assaltate siano tre. E che dire di questa perla? A Hebron vivono “cinquecento fanatici, compresi i poveri bambini”: giusto per non essere razzisti!
Un libro, per concludere, di disinformazione pura, un collage di menzogne e stereotipi, frasi fatte e luoghi comuni, slogan e proclami. E infine, pur consapevoli del fatto che questo spazio non è dedicato alla critica letteraria, ci sia consentita un’ultima nota: se il signor Salerno volesse prendere qualche lezione di italiano, non gli farebbe niente male.

E questo è uno che è pagato per informare… Interessante comunque, per ricollegarci all’attualità, che un radicale nemico di Israele non abbia il minimo problema a chiamarlo “lo stato ebraico” mentre veri o presunti amici di Israele inorridiscono all’idea che possa essere definito tale: ma sarà poco buffo il mondo che ruota intorno a Israele, ovverosia il “National home for the Jewish people”, che è la ragione sociale dell’esistenza di Israele?

barbara

INFORMAZIONI A CONFRONTO 2

Silvio Cerulli, giornalista di Liberazione, ha raccontato ai suoi lettori tutto ciò che egli aveva “visto” coi propri occhi: «A Jenin vi erano esecuzioni e fosse comuni, corpi anneriti e straziati, brandelli di carne umana … 1200 profughi sono ancora dispersi … sono almeno 150 i corpi delle vittime che sono già state identificati. Nessuno conosce il destino dei 500 partigiani che per otto giorni difesero Jenin dallo strapotere militare israeliano. Secondo la gente del campo molti corpi sono stati gettati dai bulldozers nella rete fognaria, altri sono stati bruciati o sepolti in fosse comuni in uno speciale cimitero dove l’Idf seppellisce i corpi di forze nemiche o terroristi».

ANALISI E DOCUMENTAZIONE DELL’OSSERVATORIO ONU DI GINEVRA

Mercoledì 1 maggio 2002, Pubblicazione n 81

Notizie:

La commissione incaricata di indagare su Jenin dell’ex premier finlandese Martti Ahtisaari, dell’ex alto commissario per i rifugiati Sadako Ogata e dell’ex capo della CRI Cornelio Sommaruga è a Ginevra aspettando il raggiungimento di un accordo tra Onu e lo stato di Israele sui termini della missione.

Analisi:
Mentre si continua la discussione politica a New York e i 3 della commissione aspettano a Ginevra, l’ONU è già al lavoro per valutare la situazione a Jenin.
In data 29 aprile 2002 l’ufficio dell’Onu per il coordinamento delle relazioni umanitarie (OCHA) ha rilasciato un resoconto intitolato “Statistiche e informazioni dal campo di Jenin”.
Questo rapporto conferma che il numero delle vittime tra il 4 aprile, quando l’operazione israeliana è cominciata, e il 20 aprile ammonta a 53.
44 palestinesi sono stati uccisi nel campo profughi di Jenin e 9 nella città di Jenin.
260 sono stati feriti.
Quale è la fonte dell’ONU? L’ufficio del governatore di Jenin.
Se i governanti locali palestinesi non sostengono che è stato un massacro e l’Agenzia dell’Onu sul posto conferma questi dati, perché bisogna dare credito alle accuse di Yasser Arafat e dei suoi seguaci su un omicidio di massa?
E per quanto riguarda le accuse palestinesi su centinaia di persone che mancano all’appello e che sono state seppellite in fosse comuni segrete? L’ufficio per il coordinamento per i diritti umani dell’Onu (OCHA) ha riferito la mancanza di 8 persone dal campo profughi e 17 persone dalla città. Qual è la loro fonte? UNRWA, l’agenzia dell’Onu che si occupa dei rifugiati palestinesi. Il comitato internazionale della Croce e l’UNRWA hanno intervistato 150 famiglie di Jenin. Oltre a questi numeri non risulta mancare nessuno.
L’ONU è attualmente in possesso delle prove che le leggi umanitarie sono state violate dai combattenti palestinesi in Jenin, in specifico con l’uso di mine e trappole esplosive in aree civili densamente popolate. L’ufficio per il coordinamento degli affari umanitari ha documentato i seguenti fatti:
“Ci sono molti ordigni inesplosi e molti ordigni esplosivi improvvisati nel campo (esempio: in 4 giorni sono stati scoperte 285 trappole esplosive) che devono essere urgentemente rimossi”. Alcune squadre internazionali hanno compiuto accertamenti ma questi non potevano ancora essere rimossi. UNRWA ha richiesto all’ufficio del coordinamento per gli affari umanitari di fornire l’assistenza di esperti per sminare il campo profughi. L’ufficio per il coordinamento degli affari umanitari ha creato i contatti con il servizio sminamento dell’ONU per ottenere l’impiego immediato di un esperto (già arrivato sul posto) per provvedere allo sminamento a Jenin.
In particolare è un esperto di trappole esplosive improvvisate.”
Immaginatevi quanto intensamente il campo era minato se l’ONU ha scoperto 285 trappole esplosive e ha richiesto un esperto di trappole improvvisate.
Anche l’agenzia dell’ONU per i bambini UNICEF si trova nel campo.
Loro avevano lo spiacevole compito di informare l’ufficio per il coordinamento degli affari umanitari che un bambino è stato ucciso da una di queste bombe improvvisate. Altri 5 bambini e 8 adulti sono stati feriti da questi ordigni, secondo l’UNICEF.
Hanno inventariato anche le palazzine distrutte e pericolanti e i servizi di acqua, elettricità e le fogne distrutti.
In conclusione le agenzie dell’ONU sul terreno hanno confermato il numero dei morti, dei feriti e dei mancanti, confutando il mito dei palestinesi di un massacro e di fosse comuni.
Il campo di battaglia è stato esaminato e le accuse israeliane di minare massivamente una zona densamente popolata, da parte dei palestinesi è stato confermato.
Mentre si discute ancora sul mandato della commissione, i fatti sul campo sono ormai chiari.

Questo documento lo abbiamo mandato a tutti i giornali: nessuno lo ha pubblicato.

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Tornando ai giorni nostri, un’altra notizia che difficilmente i giornali pubblicheranno, è quella relativa all’ospedale che Israele ha costruito a ridosso della frontiera con Gaza per curare gli abitanti di Gaza feriti, i quali però hanno grosse difficoltà ad accedervi perché Hamas lo impedisce: i bambini morti fanno audience, quelli curati da Israele no.

barbara

LETTERA DI UNA STUDENTESSA NERA INCAZZATA

L’organizzazione studentesca Studenti per la giustizia in Palestina (SJP) è prominente in molti campus universitari, predicando il mantra “Palestina libera.” Si spaccia per un gruppo di diritti civili, ma non lo è. Anzi, in quanto afro-americana, sono profondamente offesa dal fatto che l’eredità del mio popolo venga scippata per un ordine del giorno così ripugnante. È dunque giunto il momento di esporre la sua agenda e mettere a nudo alcune delle falsità che queste persone diffondono.

• Se cercate di divulgare l’eredità dei primi colonialisti islamici che hanno stuprato e saccheggiato il Medio Oriente, soggiogato le popolazioni indigene che vivevano nella regione e imposto su di loro una vita di persecuzione e degrado — non potete rivendicare il titolo di “Combattenti per la libertà.”

• Se supportate una dottrina razzista di supremazia araba e desiderio (come corollario di tale dottrina) di distruggere lo stato ebraico, non potete sostenere che i pregiudizi che diffondete siano forme di legittima “resistenza”.

• Se i vostri eroi sono chierici che siedono in Gaza tramando il genocidio di un popolo; che piazzano i propri figli sui tetti, nella speranza che saltino in aria; che riempiono di lodi i membri della loro banda quando riescono a uccidere scolari ebrei e a bombardare i luoghi in cui si riuniscono gli ebrei, non potete atteggiarvi ad apollinei difensori della virtù umana. Non lo siete.

• Se vi dispiace che le prestazioni dei lanciatori di missili di Hamas siano tristemente incompetenti e di conseguenza milioni di ebrei siano ancora vivi – e i loro figli non siano stati assassinati dai loro razzi; le loro membra non siano state strappate; e non si possa godere del loro sventramento – non potete spacciarvi per difensori della giustizia. Fate mostra di essere irreprensibili. Assolutamente non lo siete.

• Se la vostra idea di una causa giusta comporta il prendere di mira e intimidire studenti ebrei nel campus, appropriarvi della loro storia di esilio e ritorno e modellarla a vostra somiglianza non potete raccontare che lo fate nome della libertà civile e della libertà di espressione.

• Non potete difendere regimi che uccidono, torturano, e perseguitano la propria gente, la tengono deliberatamente in miseria e le sottraggono miliardi di dollari – e pretendere di essere “pro-arabi”. Non lo siete.

• Non potete difendere un sistema in cui agli ebrei non è consentito acquistare terreni, viaggiare in determinate zone e vivere un’esistenza simile semplicemente perché sono ebrei — e sostenere di star promuovendo l’uguaglianza per tutti. Non potete promuovere boicottaggi di imprese, negozi ed entità di proprietà ebraica – e poi pretendere di essere “contro l’apartheid”. Ciò è male.

• Non potete giustificare calcolati e deliberati bombardamenti, percosse e linciaggi di uomini, donne e bambini ebrei trattando tali efferati episodi come parte di un nobile “rivolta” degli oppressi – questo è razzismo. È male.

• Non potete comportarvi come se voi e Rosa Parks foste stati grandi amici negli anni Sessanta. Rosa Parks era una vera combattente per la libertà. Rosa Parks era sionista.
Coretta Scott King era sionista.
A. Phillip Randolph era sionista.
Bayard Rustin era sionista.
Count Basie era sionista.
Il dr. Martin Luther King Sr. era sionista.
Infatti, essi e molti altri uomini e donne hanno firmato nel 1975 una lettera che dichiarava: “Noi condanniamo la lista nera anti-ebraica. Abbiamo combattuto troppo lungo e troppo duramente per sradicare la discriminazione dalla nostra terra per stare a guardare con le mani in mano mentre interessi stranieri importano l’intolleranza in America. Avendo tanto sofferto per tale pregiudizio, consideriamo estremamente ripugnante il tentativo degli Stati arabi di usare il potere economico delle loro recenti ricchezze petrolifere per boicottare imprese che trattano con Israele o che hanno proprietari, direttori o dirigenti ebrei e di imporre precondizioni antiebraiche per fare investimenti in questo paese.”
Vedete, la mia gente è sempre stata sionista perché il mio popolo si è sempre schierato per la libertà degli oppressi. Quindi una cosa è certa: non potete appropriarvi culturalmente della storia del mio popolo per i vostri scopi. Non avete il diritto di invocare la lotta del mio popolo per i vostri miserabili scopi e non potete fare le vittime in nostro nome. Non avete il diritto di infangare il buon nome della mia gente e collegare la vostra causa a quella del Dr. King. Le nostre due cause sono agli antipodi.
La vostra causa è l’antitesi della libertà. È costata centinaia di migliaia di vite di ebrei e arabi. Ha separato questi popoli e ha fomentato l’ostilità tra di loro. Ha creato angoscia, tormento, morte e distruzione.
Naturalmente potete di continuare a utilizzare frasi fatte per la vostra causa. Avete tutto il diritto di cantilenare parole come “uguaglianza”, “giustizia” e “combattente per la libertà.”
Potete continuare a utilizzare quelle parole quanto volete. Ma non penso che sappiate cosa significano.
Chloe Valdary, 28/07/2014 (qui, traduzione mia)

E poi ricordate sempre che Israele è uno stato di apartheid,
arabs in Israel
clic per ingrandire

che quello che a voi potrebbe sembrare volgare antisemitismo, in realtà è solo legittima critica alle criminali politiche del governo fascista di Israele, e soprattutto che i palestinesi sono tanto tanto tanto poveri.
aid per cap

barbara

E MAGARI ANCHE AMNESTY INTERNATIONAL, SECONDO TE…

amnesty
Amnesty International poi è quella che
A giugno, il governo israeliano ha imposto un blocco senza precedenti nella Striscia di Gaza, imprigionandone di fatto l’intera sua popolazione pari a 1,5 milioni di persone, sottoponendole a punizione collettiva e provocando la più grave crisi umanitaria che si ricordi. (Amnesty International, rapporto annuale 2008)
GAZA AFFAMEE

Amnesty International poi è quella che ogni due per tre strilla alla violazione dei diritti umani e a ogni sorta di mostruosi crimini da parte di Israele e mai che dia un fiato sulle birichinate di Hamas e dell’ANP.

Amnesty International poi è quella che pubblica migliaia di pagine di condanna sull’uso sproporzionato della forza da parte di polizia ed esercito israeliani, e mai un fiato sull’uso che della propria forza fanno i terroristi contro Israele.

Amnesty International poi è quella che non si lascia scappare un’occasione per intimare a Israele di non rispondere ai lanci di missili, non rispondere agli atti di terrorismo, non rispondere agli assassini di bambini, non rispondere a nessuna azione da parte dei terroristi che fanno, sì, cose mica tanto belle, ma ciò non rappresenta una giustificazione alle reazioni israeliane.

Amnesty International poi è quella che nel periodo caldo dell’intifada levava almeno un paio di volte al mese alti lai per le terribili punizioni cui venivano condannati i soldati israeliani renitenti e disertori

COMUNICATO STAMPA Giornata Internazionale dell’Obiezione di Coscienza: le preoccupazioni di Amnesty International per la situazione in Israele In occasione della Giornata Internazionale dell’Obiezione di Coscienza, Amnesty International esprime forte preoccupazione per il crescente numero di soldati israeliani e riservisti detenuti a causa del loro rifiuto a svolgere il servizio militare nei Territori Occupati. Dall’inizio dell’Intifada almeno 114 obiettori di coscienza sono stati condannati a pene detentive, almeno venti di questi continuano ad essere ancora oggi detenuti. Gli obiettori di coscienza in Israele scontano condanne di alcune settimane, a volte anche mesi, al termine di processi iniqui. In molti casi,  vengono condannati a ripetuti periodi di detenzione. “Israele deve riconoscere il diritto di rifiutare il servizio militare in base a motivi di coscienza così come contemplato dal Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici che Israele ha sottoscritto” ha dichiarato oggi Amnesty International. “Le forze militari israeliane dovrebbero prestare maggiore attenzione alle preoccupazioni dei propri riservisti, soldati e coscritti. Perché esprimono un messaggio volto a fermare ogni azione che disattende gli standard internazionali sui diritti umani e le leggi umanitarie internazionali”. Lo scorso gennaio, 460 riservisti hanno sottoscritto una lettera aperta nella quale dichiarano di non voler partecipare ad azioni militari tese a sottomettere, espellere, affamare e umiliare un intero popolo. Già nel settembre 2001, 62 studenti tra i 15 e i 18 anni avevano dichiarato di non voler svolgere il servizio militare firmando un appello inviato al primo ministro Ariel Sharon. Uno dei firmatari, Ig’al Rosenberg ha appena cominciato il suo quinto periodo di detenzione. Per essersi rifiutato di svolgere il servizio militare, Ig’al ha già scontato 21 giorni di carcere dal 3 al 21 febbraio, 28 giorni dal 26 febbraio al 22 marzo, 14 giorni dal 10 al 22 aprile ed altri 14 dal 29 aprile: sono 77  complessivamente i giorni trascorsi in prigione. Ma dal 13 maggio, Ig’al è di nuovo in carcere e dovrà scontare ulteriori 14 giorni. Rafram Haddad, riservista, è stato recentemente condannato a 28 giorni di carcere per essersi rifiutato di prestare servizio come guardia alla prigione militare di Megiddo, dove i Palestinesi vengono detenuti per periodi molto lunghi senza un processo. Rafram Haddad, sergente maggiore, è un giornalista del settimanale “Kol Ha’ir” ed attivista della comunità pacifista di Gerusalemme. Uscirà di prigione il prossimo 24 maggio. Il 25 aprile 2002, Shay Biran, Yiftah Admoni, Alon Dror e Tomer Friedman sono stati condannati a 28 giorni di prigione per essersi rifiutati di prestare servizio come guardie alla prigione Ketziot (meglio nota come Ansar III) nel deserto di Negev, riaperta recentemente per trattenere centinaia di Palestinesi arrestati nelle recenti operazioni militari svolte dalle forze israeliane nei Territori Occupati. Amnesty International considera obiettore di coscienza qualsiasi persona soggetta alla chiamata al servizio militare o all’obbligo legale di assolvere il servizio militare che rifiuta di compiere il servizio stesso o di partecipare sotto  qualsiasi forma, diretta o indiretta, a guerre o conflitti armati, per motivi di coscienza o in ragione delle sue convinzioni religiose, etiche, morali, umanitarie, filosofiche, politiche o altre motivazioni analoghe. Tale diritto si estende anche a coloro che hanno già iniziato il servizio militare, come pure ai soldati che operano in eserciti professionali, che hanno maturato l’obiezione di coscienza dopo essersi arruolati. Chiunque venga detenuto per le predette ragioni, viene considerato da Amnesty International prigioniero di coscienza. Amnesty International chiede al governo israeliano il rilascio immediato e incondizionato di tutti coloro che sono detenuti per aver rifiutato di svolgere il servizio militare per motivi di coscienza. “Nella drammatica complessità del conflitto in Medio Oriente e nella spirale di violazione dei diritti umani che registriamo in quelle terre, non meno grave appare la situazione dell’obiezione di coscienza” dichiara Marco Bertotto, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International. “Nonostante l’ormai crescente riconoscimento di questo diritto nel mondo e le Raccomandazioni del Consiglio d’Europa, di cui è membro anche Israele, l’obiezione di coscienza in questo paese costituisce ancora un reato piuttosto che un valore e un principio di libertà di espressione e opinione. Il governo israeliano, pur in un periodo delicatissimo quale quello attuale, non può continuare a disattendere un diritto riconosciuto a livello internazionale e a imprigionare centinaia di suoi cittadini per una scelta di coscienza”. FINE DEL COMUNICATO Roma, 15 maggio 2002

(in situazione di guerra si chiama alto tradimento; in qualunque Paese normale tali soldati finirebbero davanti alla Corte Marziale e con tutta probabilità condannati a morte) e non un fiato sul destino riservato ai palestinesi non ossequienti alla volontà dei loro padroni
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Amnesty International poi è quella impegnata a tempo pieno a diffondere ogni sorta di menzogne (compresa quella, tredici anni fa, che Israele condannerebbe a morte i bambini, con un articolo pubblicato dalla sezione norvegese, “documentato” da un volgare fotomontaggio. Questa purtroppo non la posso documentare perché era fra le cose che mi sono andate perse quando i pallestinisti mi hanno distrutto il computer bombardandomelo di virus micidiali).

Amnesty International poi è quella che si dedica a condannare ogni starnuto di Israele con tanta intensità, con tanta passione, che poi non le resta più tempo e spazio per condannare praticamente nient’altro.
Mi fermo, ma potrei continuare ancora molto molto molto molto a lungo.

barbara

E NON BASTAVA LA SODASTREAM!

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E poi leggiti questo – non azzardarti a svicolare! – e poi questo e infine questo. Vabbè, se a questo punto sei stanco rimanda la lettura a un altro momento e accontentati di guardare le figure (ma poi torna e leggi: guai a te se non lo fai!)

POST SCRIPTUM: per tutti quelli che giustificano boicottaggi e affini col fatto che “Israele occupa” e che questo sarebbe “illegale in base alla legge internazionale”: non è curioso che nessuno sia mai mai mai mai mai stato in grado di citare questa fantomatica “legge internazionale” in base alla quale i cosiddetti “territori occupati” sarebbero occupati illegalmente? D’altra parte basta pensare che gli stessi soggetti chiamano la linea verde “confine internazionalmente riconosciuto” quando l’altra accusa, parallela, sistematicamente rivolta a Israele è quella di non avere confini definiti: serve altro per misurare il grado di imbecillitudine di questi soggetti che si riempiono la bocca di mantra senza neppure sapere di che diavolo stiano parlando?

barbara

STASERA INIZIA L’ULTIMO GIORNO DI SUKKOT

E per l’occasione vi propongo questa bella immagine di una sukkah a Gerusalemme nel 1900.
sukka-Gerus-1900
(No, un momento, come sarebbe a dire? Nel 1900?)
(Sì, nel 1900)
(A Gerusalemme?)
(Sì, a Gerusalemme. Perché?)
(Ma c’erano ebrei a Gerusalemme nel 1900? Non sono arrivati nel 1948?)
(No, cosa dici! Gli ebrei ci sono sempre stati, a Gerusalemme! Nel 1948, al contrario, su una parte di Gerusalemme è iniziata l’occupazione illegale della Giordania e gli ebrei sono stati cacciati dalle loro case in cui vivevano da generazioni, alcune famiglie addirittura ininterrottamente dai tempi della Bibbia, pensa un po’…)
(Ma allora dici che mi hanno raccontato balle?)
(Eh, sapessi quante ne raccontano, di balle! Per esempio, hai sentito quella storia dei diplomatici stranieri aggrediti e maltrattati dai soldati israeliani?)
(E come non l’ho sentita! Una cosa vergognosa, quella povera donna presa con la forza e scaraventata a terra…)
(Ecco, proprio quella cosa lì, dicevo. Beh, non è mai successa)
(No?)
(No)

Felice conclusione di sukkot a tutti.

barbara