E MAGARI ANCHE AMNESTY INTERNATIONAL, SECONDO TE…

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Amnesty International poi è quella che
A giugno, il governo israeliano ha imposto un blocco senza precedenti nella Striscia di Gaza, imprigionandone di fatto l’intera sua popolazione pari a 1,5 milioni di persone, sottoponendole a punizione collettiva e provocando la più grave crisi umanitaria che si ricordi. (Amnesty International, rapporto annuale 2008)
GAZA AFFAMEE

Amnesty International poi è quella che ogni due per tre strilla alla violazione dei diritti umani e a ogni sorta di mostruosi crimini da parte di Israele e mai che dia un fiato sulle birichinate di Hamas e dell’ANP.

Amnesty International poi è quella che pubblica migliaia di pagine di condanna sull’uso sproporzionato della forza da parte di polizia ed esercito israeliani, e mai un fiato sull’uso che della propria forza fanno i terroristi contro Israele.

Amnesty International poi è quella che non si lascia scappare un’occasione per intimare a Israele di non rispondere ai lanci di missili, non rispondere agli atti di terrorismo, non rispondere agli assassini di bambini, non rispondere a nessuna azione da parte dei terroristi che fanno, sì, cose mica tanto belle, ma ciò non rappresenta una giustificazione alle reazioni israeliane.

Amnesty International poi è quella che nel periodo caldo dell’intifada levava almeno un paio di volte al mese alti lai per le terribili punizioni cui venivano condannati i soldati israeliani renitenti e disertori

COMUNICATO STAMPA Giornata Internazionale dell’Obiezione di Coscienza: le preoccupazioni di Amnesty International per la situazione in Israele In occasione della Giornata Internazionale dell’Obiezione di Coscienza, Amnesty International esprime forte preoccupazione per il crescente numero di soldati israeliani e riservisti detenuti a causa del loro rifiuto a svolgere il servizio militare nei Territori Occupati. Dall’inizio dell’Intifada almeno 114 obiettori di coscienza sono stati condannati a pene detentive, almeno venti di questi continuano ad essere ancora oggi detenuti. Gli obiettori di coscienza in Israele scontano condanne di alcune settimane, a volte anche mesi, al termine di processi iniqui. In molti casi,  vengono condannati a ripetuti periodi di detenzione. “Israele deve riconoscere il diritto di rifiutare il servizio militare in base a motivi di coscienza così come contemplato dal Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici che Israele ha sottoscritto” ha dichiarato oggi Amnesty International. “Le forze militari israeliane dovrebbero prestare maggiore attenzione alle preoccupazioni dei propri riservisti, soldati e coscritti. Perché esprimono un messaggio volto a fermare ogni azione che disattende gli standard internazionali sui diritti umani e le leggi umanitarie internazionali”. Lo scorso gennaio, 460 riservisti hanno sottoscritto una lettera aperta nella quale dichiarano di non voler partecipare ad azioni militari tese a sottomettere, espellere, affamare e umiliare un intero popolo. Già nel settembre 2001, 62 studenti tra i 15 e i 18 anni avevano dichiarato di non voler svolgere il servizio militare firmando un appello inviato al primo ministro Ariel Sharon. Uno dei firmatari, Ig’al Rosenberg ha appena cominciato il suo quinto periodo di detenzione. Per essersi rifiutato di svolgere il servizio militare, Ig’al ha già scontato 21 giorni di carcere dal 3 al 21 febbraio, 28 giorni dal 26 febbraio al 22 marzo, 14 giorni dal 10 al 22 aprile ed altri 14 dal 29 aprile: sono 77  complessivamente i giorni trascorsi in prigione. Ma dal 13 maggio, Ig’al è di nuovo in carcere e dovrà scontare ulteriori 14 giorni. Rafram Haddad, riservista, è stato recentemente condannato a 28 giorni di carcere per essersi rifiutato di prestare servizio come guardia alla prigione militare di Megiddo, dove i Palestinesi vengono detenuti per periodi molto lunghi senza un processo. Rafram Haddad, sergente maggiore, è un giornalista del settimanale “Kol Ha’ir” ed attivista della comunità pacifista di Gerusalemme. Uscirà di prigione il prossimo 24 maggio. Il 25 aprile 2002, Shay Biran, Yiftah Admoni, Alon Dror e Tomer Friedman sono stati condannati a 28 giorni di prigione per essersi rifiutati di prestare servizio come guardie alla prigione Ketziot (meglio nota come Ansar III) nel deserto di Negev, riaperta recentemente per trattenere centinaia di Palestinesi arrestati nelle recenti operazioni militari svolte dalle forze israeliane nei Territori Occupati. Amnesty International considera obiettore di coscienza qualsiasi persona soggetta alla chiamata al servizio militare o all’obbligo legale di assolvere il servizio militare che rifiuta di compiere il servizio stesso o di partecipare sotto  qualsiasi forma, diretta o indiretta, a guerre o conflitti armati, per motivi di coscienza o in ragione delle sue convinzioni religiose, etiche, morali, umanitarie, filosofiche, politiche o altre motivazioni analoghe. Tale diritto si estende anche a coloro che hanno già iniziato il servizio militare, come pure ai soldati che operano in eserciti professionali, che hanno maturato l’obiezione di coscienza dopo essersi arruolati. Chiunque venga detenuto per le predette ragioni, viene considerato da Amnesty International prigioniero di coscienza. Amnesty International chiede al governo israeliano il rilascio immediato e incondizionato di tutti coloro che sono detenuti per aver rifiutato di svolgere il servizio militare per motivi di coscienza. “Nella drammatica complessità del conflitto in Medio Oriente e nella spirale di violazione dei diritti umani che registriamo in quelle terre, non meno grave appare la situazione dell’obiezione di coscienza” dichiara Marco Bertotto, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International. “Nonostante l’ormai crescente riconoscimento di questo diritto nel mondo e le Raccomandazioni del Consiglio d’Europa, di cui è membro anche Israele, l’obiezione di coscienza in questo paese costituisce ancora un reato piuttosto che un valore e un principio di libertà di espressione e opinione. Il governo israeliano, pur in un periodo delicatissimo quale quello attuale, non può continuare a disattendere un diritto riconosciuto a livello internazionale e a imprigionare centinaia di suoi cittadini per una scelta di coscienza”. FINE DEL COMUNICATO Roma, 15 maggio 2002

(in situazione di guerra si chiama alto tradimento; in qualunque Paese normale tali soldati finirebbero davanti alla Corte Marziale e con tutta probabilità condannati a morte) e non un fiato sul destino riservato ai palestinesi non ossequienti alla volontà dei loro padroni
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Amnesty International poi è quella impegnata a tempo pieno a diffondere ogni sorta di menzogne (compresa quella, tredici anni fa, che Israele condannerebbe a morte i bambini, con un articolo pubblicato dalla sezione norvegese, “documentato” da un volgare fotomontaggio. Questa purtroppo non la posso documentare perché era fra le cose che mi sono andate perse quando i pallestinisti mi hanno distrutto il computer bombardandomelo di virus micidiali).

Amnesty International poi è quella che si dedica a condannare ogni starnuto di Israele con tanta intensità, con tanta passione, che poi non le resta più tempo e spazio per condannare praticamente nient’altro.
Mi fermo, ma potrei continuare ancora molto molto molto molto a lungo.

barbara

E NON BASTAVA LA SODASTREAM!

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E poi leggiti questo – non azzardarti a svicolare! – e poi questo e infine questo. Vabbè, se a questo punto sei stanco rimanda la lettura a un altro momento e accontentati di guardare le figure (ma poi torna e leggi: guai a te se non lo fai!)

POST SCRIPTUM: per tutti quelli che giustificano boicottaggi e affini col fatto che “Israele occupa” e che questo sarebbe “illegale in base alla legge internazionale”: non è curioso che nessuno sia mai mai mai mai mai stato in grado di citare questa fantomatica “legge internazionale” in base alla quale i cosiddetti “territori occupati” sarebbero occupati illegalmente? D’altra parte basta pensare che gli stessi soggetti chiamano la linea verde “confine internazionalmente riconosciuto” quando l’altra accusa, parallela, sistematicamente rivolta a Israele è quella di non avere confini definiti: serve altro per misurare il grado di imbecillitudine di questi soggetti che si riempiono la bocca di mantra senza neppure sapere di che diavolo stiano parlando?

barbara

STASERA INIZIA L’ULTIMO GIORNO DI SUKKOT

E per l’occasione vi propongo questa bella immagine di una sukkah a Gerusalemme nel 1900.
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(No, un momento, come sarebbe a dire? Nel 1900?)
(Sì, nel 1900)
(A Gerusalemme?)
(Sì, a Gerusalemme. Perché?)
(Ma c’erano ebrei a Gerusalemme nel 1900? Non sono arrivati nel 1948?)
(No, cosa dici! Gli ebrei ci sono sempre stati, a Gerusalemme! Nel 1948, al contrario, su una parte di Gerusalemme è iniziata l’occupazione illegale della Giordania e gli ebrei sono stati cacciati dalle loro case in cui vivevano da generazioni, alcune famiglie addirittura ininterrottamente dai tempi della Bibbia, pensa un po’…)
(Ma allora dici che mi hanno raccontato balle?)
(Eh, sapessi quante ne raccontano, di balle! Per esempio, hai sentito quella storia dei diplomatici stranieri aggrediti e maltrattati dai soldati israeliani?)
(E come non l’ho sentita! Una cosa vergognosa, quella povera donna presa con la forza e scaraventata a terra…)
(Ecco, proprio quella cosa lì, dicevo. Beh, non è mai successa)
(No?)
(No)

Felice conclusione di sukkot a tutti.

barbara

QUESTA È LA STORIA DI MOHAMMED AL-FARRA

bambino palestinese mutilato, abbandonato dai genitori e curato in Israele

Durante la sua breve vita Mohammed al-Farra, bimbo palestinese di tre anni e mezzo, ha potuto conoscere una sola casa: le corsie gialle dell’ospedale israeliano di Tel Hashomer, sobborgo di Ramat Gan.
Nato a Gaza con una rara malattia genetica, Mohammed ha subito l’amputazione delle braccia al livello del gomito e dei piedi, a causa di alcune complicazioni mediche. I suoi genitori lo hanno abbandonato, le autorità palestinesi non sono in grado di pagare le spese mediche, così il bimbo vive in ospedale accudito dal nonno.
«A Gaza non ci sono le possibilità per prendersi cura di lui, lì non c’è una casa dove può vivere – spiega il nonno Hamouda al-Farra – mio nipote è privo di autonomia, non è in grado di mangiare da solo, di vestirsi e di compiere i gesti più comuni. La sua vita sarebbe zero senza aiuto».
Subito dopo la nascita Mohammed fu portato nell’ospedale israeliano per cure urgenti. La sua malattia genetica ne aveva indebolito gravemente il sistema immunitario. Un’infezione aveva colpito i suoi arti costringendo i medici ad amputarli. «Durante le cure sua madre lo ha abbandonato perché il padre, provando vergogna per la disabilità, l’aveva minacciata di prendere una seconda moglie se non avesse lasciato il figlio e non fosse tornata a casa», ha dichiarato al-Farra.
Oggi Mohammed, sempre bisognoso di cure, passa i suoi giorni imparando a usare le protesi costruite apposta per lui. Suo nonno lo segue. L’ospedale, grazie a delle donazioni, riesce a sostenere le spese mediche e il soggiorno del nonno. Ancora non si sa quanto dovrà stare in ospedale. Come palestinese, Mohammed non ha diritto alla residenza permanente in Israele. I suoi genitori, come precisato dal nonno, non intendono riprenderlo con sé.
Il dottor Raz Somech, primario fisiatra presso il reparto di immunologia pediatrica dell’ospedale di Tel Hashomer, attribuisce la responsabilità del difetto genetico del bambino alla reiterata pratica dei matrimoni tra consanguinei nella sua famiglia, inclusi i genitori: «La pratica delle unioni tra cugini, quando è ripetuta per generazioni, può generare figli con difetti genetici. Un terzo dei pazienti del mio reparto è costituito da palestinesi figli di parenti. Nelle zone meno avanzate di Gaza alcuni uomini riescono a ottenere la mano della cugina anche contro la sua volontà, reclamando il “diritto di prima scelta sulla parente”. Spesso i genitori approvano questa pratica per rafforzare i legami di famiglia».
A Gaza è praticata la poligamia, anche se è poco diffusa. Secondo quanto riportato da dati ufficiali dell’Ufficio di statistica palestinese pubblicati nel 2011, a Gaza 183mila persone su un totale di 1,7 milioni soffre per disabilità che colpiscono la salute mentale, la vista, l’udito o la mobilità. Circa 40mila persone soffrono di disabilità gravi.
(Il Messaggero, 20 settembre 2013, Federico Tagliacozzo, ripreso da qui, con molti più particolari)

Voi lo sapete – vero? – che in Israele si pratica l’apartheid. E lo sapete che decretano a sangue freddo la morte dei bambini palestinesi per l’unica colpa di essere nati nel popolo sbagliato, come ha scritto in una lettera ad Ariel Sharon la signora Teresa Sarti coniugata Strada – riposi in pace se può, con tutto quello che ha sulla coscienza – che mai ha trovato due minuti per scrivere qualche parola anche al signor Arafat. E lo sapete che Israele pratica la pulizia etnica sui palestinesi. E che ne sta perpetrando il genocidio. E che il loro unico sogno è di vederli tutti morti. Eccetera eccetera eccetera. Vero che lo sapete?
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barbara

AGGIORNAMENTO SETTEMBRE 2014: leggere qui per vedere l’immondo uso che gente immonda ha fatto di questo bambino!
AGGIORNAMENTO BIS: vedo che la pagina linkata è stata eliminata. Diceva che il bambino è stato ridotto in queste condizioni dai bombardamenti al fosforo israeliani.

SIGNORE E SIGNORI, ECCO A VOI IL PARADISO IN TERRA

Ovverosia il Socialismo Reale dell’Unione Sovietica

In Urss si vive così bene

I pochi comunisti italiani ancora vivi nei campi di concentramento dell’estremo Nord non ricevettero mai da parte dei dirigenti del Pci alcuna attenzione, essendo, anzi, del tutto cancellati ed esorcizzati come tabù. Forse, l’unica consolazione per loro fu l’essere almeno scampati alla notizia del premio alle «madri gloriose» e alle «madri eroine» e alla lettura delle domande-risposte di Robotti sulla vita sovietica, che nel 1950 furono raccolte in volume e diffuse tra il popolo comunista.
È il caso di citarne alcuni passaggi per capire sino in fondo i meccanismi del lavaggio del cervello:

Domanda: Perché nell’Unione Sovietica non si sciopera?
Risposta:  perché sul luogo di lavoro esistono le possibilità e i mezzi per dirimere le vertenze che, in generale, in altri paesi, determinano gli scioperi. […] Ogni lavoratore nell’Unione Sovietica comprende che facendo sciopero agirebbe contro i propri interessi. Infatti in numerosi anni di permanenza nelle officine sovietiche  non mi è mai capitato di sentire operai o impiegati proporre  di fare sciopero  Nell’Unione Sovietica, dal 1945 al mese di marzo 1950, il salario dei lavoratori è aumentato di oltre il 48 per cento, non attraverso un aumento delle tariffe orarie, ma attraverso la rivalutazione del rublo e a tre successive riduzioni di tutti i prezzi dei prodotti alimentari e industriali di largo consumo, destinati a tutta la popolazione.  È errato credere che nell’Unione Sovietica non si sciopera per paura: milioni e milioni di lavoratori che hanno valorosamente combattuto in guerra hanno dimostrato che la paura non è un elemento del loro carattere. Non è la paura di scioperare che essi hanno,
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ma la coscienza di essere i responsabili diretti della gestione economica del paese.  Quando le classi lavoratrici cessano di essere sfruttate e diventano classi dominanti, la loro vecchia arma non serve più. Da quel momento essi si pongono come obiettivo l’aumento della produzione. E questo aumento non arricchisce più le società anonime: arricchisce tutta la società. […]
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Domanda: Quali sono attualmente le mansioni di Stalin?
Risposta: Erroneamente molti credono che Stalin sia il capo dello Stato sovietico e che, come tale, abbia poteri dittatoriali. Ma non è affatto così… Il fatto che Stalin goda di una grande autorità, di un vasto prestigio e di una popolarità che certamente, dopo Lenin, non ha mai circondato nessun uomo di Stato o capo religioso nella propria patria e nel mondo intero è dovuto:
a) alla indiscussa fedeltà di Stalin ai principi del socialismo e alla causa dei lavoratori;
b) al coraggio con il quale egli, per lunghi anni, ha affrontato i non comuni sacrifici della dura e aspra vita del militante rivoluzionario; [infatti quando era in Siberia, sotto lo zar, era famoso fra tutti i deportati per il fatto che non si separava mai dalla sua trapunta rosa, ndb]
c) alla tenacia con la quale egli ha seguito, realizzato, perfezionato e sviluppato l’insegnamento di Lenin partecipando alla creazione, alla direzione e al rafforzamento organizzativo, politico e ideologico del Partito comunista (bolscevico); [bolscevico viene da bolscioi, grande, e significa partito di maggioranza. In realtà all’unica elezione vera dell’Unione Sovietica hanno beccato il 25%, perciò è stato deciso che il popolo non era ancora maturo per votare, e infatti di elezioni vere non ce ne sono state mai più. E loro si sono presi lo stesso il nome di maggioranza, ndb]
d) alla grande capacità dimostrata nell’organizzare la lotta armata dei lavoratori russi per la conquista e la difesa del potere socialista durante il periodo rivoluzionario e quello della guerra civile;
e) alle sue geniali capacità di tradurre in pratica e di perfezionare, sviluppandoli, gli insegnamenti di Lenin sulla costruzione del socialismo in un solo paese circondato dal mondo capitalista;
f) alla giusta direzione data al Partito comunista (bolscevico) dell’Urss per la industrializzazione e la collettivizzazione e per l’impostazione e la realizzazione dei piani quinquennali;
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g) alle grandi, impareggiabili capacità politiche e strategico-militari dimostrate durante la guerra conclusasi con la distruzione del nazi-fascismo e la liberazione di decine di milioni di cittadini dell’Europa orientale dal regime capitalista;
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h) all’aver impostato e diretto una giusta politica di ricostruzione post-bellica, politica che ha permesso all’Urss, unico paese in Europa, di raggiungere e sorpassare in soli quattro anni il livello di anteguerra della produzione industriale e agricola …;
i) all’aver dato al mondo intero una concreta dimostrazione della completa emancipazione politica, economica e culturale dei popoli coloniali oppressi;
l) all’aver dato agli uomini della cultura e della scienza – attraverso lo sviluppo e l’arricchimento della teoria e delle leggi del materialismo dialettico e storico – la guida per nuove grandi conquiste che hanno permesso e permettono agli uomini della società socialista di dominare i fenomeni della natura frantumando le leggende dei miracoli e strappando il velo del mistero con la forza creatrice del lavoro, della tecnica e della scienza, diventati garanzia e patrimonio dell’intera società dei produttori.

Domanda: Si può aderire facilmente al Partito comunista bolscevico?
Risposta: L’iscrizione al partito è volontaria. L’accesso all’impiego, alle università, oppure a una carriera, in nessun caso richiede l’appartenenza al Partito comunista. Il membro del Partito comunista bolscevico è come un soldato: va dove il Partito comunista lo manda. Molti ritengono che i posti di direzione nell’Unione Sovietica siano affidati solo ai comunisti. Ciò è errato  Altri pensano che i comunisti nell’Unione Sovietica siano retribuiti meglio che gli altri cittadini. Anche ciò non è vero.

Domanda: Perché vi è un solo partito – il Partito comunista bolscevico – nell’Unione Sovietica?
Risposta: Il perché lo si comprende esaminando prima di tutto la situazione dalla quale scaturì la nuova organizzazione del potere e, secondariamente, la composizione della società sovietica… Oggi la società sovietica è composta non più da classi sociali aventi interessi contrastanti (capitalisti e operai, grandi proprietari di terra e contadini poveri e braccianti), ma da gruppi sociali (operai, contadini kolchoziani e intellettuali lavoratori) aventi interessi comuni. 

Domanda: Come si esercita la libertà di critica nell’Unione Sovietica?
Risposta: La libertà di critica – come altre libertà – non basta concederla o riconoscerla: occorre garantirla fornendo ai cittadini i mezzi e la possibilità perché si possa esercitare, organizzare e sviluppare. Non vi è certamente nessun altro paese nel quale la critica si eserciti in modo così vasto ed efficace come nell’Urss; non vi è nessun altro paese dove la critica giusta abbia rapida corrispondenza nei fatti.
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Domanda: Come avvengono le elezioni nell’Unione Sovietica?
Risposta: Le elezioni avvengono sulla base del voto diretto, uguale e segreto, per tutti i cittadini che hanno compiuto i diciotto anni di età. Nell’Urss non esistono elezioni di secondo grado e non esistono limitazioni di voto sulla base di discriminazioni razziali o del censo  Ogni sezione elettorale è sempre munita di numerose cabine per facilitare la rapidità delle votazioni.

Domanda: Esiste la prostituzione nell’Unione Sovietica?
Risposta: L’Unione Sovietica, sola fra tutti i paesi moderni, già dal 1917 abolì la prostituzione, dando così l’esempio al mondo civile. La «civiltà» americana non è ancora arrivata a tanto.

Domanda: Esiste ancora nell’Unione Sovietica l’infanzia abbandonata?
Risposta: Il fenomeno dell’infanzia abbandonata con tutte le sue conseguenze, è stato un triste retaggio del vecchio regime zarista.
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Domanda: Come nella realtà della vita si esprime l’uguaglianza dei diritti della donna nell’Unione Sovietica?
Risposta:  alla donna sono aperte tutte le vie dell’attività economica, sociale e politica e, secondariamente, nel fatto che alla donna sono riconosciuti gli stessi diritti che hanno gli uomini… In queste condizioni spariscono certe tendenze della donna, tradizionali nei paesi dove essa non ha ancora ottenuto l’emancipazione sociale: dare la caccia al «buon partito», sentirsi inferiore all’uomo in tante attività sociali, considerare il lavoro nella produzione industriale come cosa sgradevole e disdicevole.

Domanda: Come sono assistite la maternità e l’infanzia nell’Unione Sovietica?
Risposta:  Lo Stato sovietico cura l’infanzia e conduce una lotta accanita contro la mortalità infantile. La medaglia d’oro della «Madre eroina» è stata assegnata a 1800 madri che hanno più di dieci figli, e la medaglia d’argento della «Madre gloriosa» è stata assegnata a 1.700.000 madri cha hanno da cinque a dieci figli.

Domanda: In quali condizioni viene a trovarsi nell’Unione Sovietica una donna che lavori e abbia dei bambini?
Risposta: Nell’Unione Sovietica l’allevamento dei bambini è affidato ai genitori i quali, insieme allo Stato, sono responsabili della loro educazione. Un altro aiuto le donne di casa lo hanno attraverso la istituzione dei negozi di generi alimentari presso le officine in modo che, sia andando al lavoro che uscendo, possono ordinare e prendere ciò che loro occorre. Inoltre molte lavoratrici… hanno la possibilità di procurarsi la persona di servizio che accudisce alle faccende domestiche. Ciò è anche più conveniente da un punto di vista sociale generale, perché una operaia qualificata o una donna specializzata possono rendere molto di più alla società con il loro lavoro di quanto potrebbe rendere una persona di servizio. Il lavoro di quest’ultima è però ugualmente utile alla società in quanto concorre al rendimento del lavoro della donna specializzata.

Domanda: Qual è la situazione dei tecnici e degli scienziati nell’Urss?
Risposta: Intellettuali  costituiscono per l’Unione Sovietica un patrimonio per il quale si hanno tutte le cure indispensabili.  «Da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo il suo lavoro.» Quindi non vi è nessun livellamento degli stipendi.

Domanda: Com’è organizzata la pubblica istruzione nell’Unione Sovietica?
Risposta:  il potere sovietico ha dedicato alla pubblica istruzione il massimo interessamento e il massimo sforzo… si abituano gli allievi a lavorare anche a casa.  Prima di lasciare l’Urss – alla fine del dicembre 1946 – trovandomi una sera presso una famiglia russa, fui sorpreso dalla quantità di recipienti vari nei quali germogliavano grano, segale, cipolle e altre colture. Si trattava di esperimenti che faceva una bambina di undici anni la quale mi disse che stava realizzando alcuni insegnamenti di genetica dell’accademico Lysenko.

Domanda: Si possono ascoltare le emittenti straniere?
Risposta:  Se, come molti affermano, non fosse possibile ai cittadini sovietici ascoltare emissioni straniere, come si spiegherebbe il fatto che il governo americano ha stanziato 11.500.000 dollari all’anno per sovvenzionare le trasmissioni in lingua russa della famosa «Voce dell’America»? Come si spiegherebbe che varie volte al giorno la «Voce di Londra» trasmette in lingua russa? Come si spiegherebbe che la Radio vaticana due volte alla settimana compie trasmissioni in lingua russa appositamente destinate all’Unione Sovietica?

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Robotti scrive queste cose, mentre Clementina Perone Parodi, una vittima della famiglia Robotti, è ancora vilipesa, umiliata e torturata nel gulag. E nessuno del Pci, a cominciare da Togliatti, per finire con Giovanni Parodi (il marito diventato numero due della Cgil), muoverà un dito per farla liberare. (Carnefici e vittime, pp.40-43)

Di commenti non credo ne servano, resta solo da aggiungere lo stupore nel constatare che c’è ancora qualcuno che pretende di “rifondare” il comunismo e si dichiara orgogliosamente comunista.

barbara

OGGI VI PORTO A FARE UN GIRO

in una terribile prigione a cielo aperto (sì, quella)

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No, queste immagini di due dei cinque parchi divertimenti di Gaza non provengono dalla propaganda sionista: sono prese da testate palestinesi, come potete vedere dalle scritte in sovraimpressione e come potete verificare nel sito di Paltoday.
Stiamo, come detto, parlando di quella terrificante prigione a cielo aperto, cosa dico, campo di concentramento, cosa dico, campo di sterminio, a causa della quale giustamente mezzo mondo boicotta Israele e nella quale si muore di fame, come tutti sanno e come è stato documentato in questo video al quale ho l’onore di avere intensamente collaborato. Poi, già che ci siete, date anche un’occhiata qui.

barbara

ALMENO UNO GLIELO DEVO DEDICARE

Non sono mai stata una fan di Michele Serra, ma questo pezzo, pubblicato sull’ultimo numero dell’Espresso, merita davvero di essere letto. In rete l’ho trovato qui, pubblicato da una certa Tiziana, che ringrazio per avermi risparmiato la fatica di scannarlo io.

Grillino esperto in chiuse fluviali

La grande novità di queste elezioni politiche sono i parlamentari delle Cinque Stelle. Rappresentano l’avanguardia delle nuove generazioni, i trenta/quarantenni che si sono formati in Rete. Mettiamo da parte ogni pregiudizio e conosciamoli meglio.

BERTO ANTONAGNI Trentaseienne, ingegnere idraulico, ambientalista, magro e stempiato, single, onestissimo, è esperto di grate semoventi per chiuse fluviali. Ha deciso di impegnarsi personalmente nel movimento perché i partiti non hanno alcuna competenza di grate semoventi per chiuse fluviali. “Fascismo, comunismo, democrazia – scrive sulla sua pagina Facebook – sono solo pretesti per non occuparsi concretamente della riforma delle chiuse fluviali”. Sul Web è stato animatore di un lungo dibattito, durato mesi, sulle grate semoventi per chiuse fluviali, che gli è valso grande popolarità e autorevolezza. Intende raggiungere Roma su un kajak a due posti lungo il Tevere con la fidanzata Wally, anch’essa deputata delle Cinque Stelle. Al suo esordio alla Camera indosserà eccezionalmente la cravatta sopra la tuta di caucciù da canoista.

WALLY BRUSALBRIGHI Fidanzata di Antonagni, trentaseienne, assistente universitaria alla Facoltà di psicologia di Ferrara, ha pubblicato numerosi studi sulla depressione indotta dalle conversazioni noiose. Non si è mai interessata di politica, anzi la detesta, ma si è ritrovata capolista alla Camera grazie ai suoi amici di Facebook che volevano farle uno scherzo e l’hanno votata in massa alle primarie via Web delle Cinque stelle. Sperava di essersi liberata del fidanzato, eletto deputato, invece si ritrova capogruppo alla Camera. Ha chiesto se è necessaria la presenza a Roma o se si può sbrigare il lavoro via mail.

GIOVANNI STUCHIS Magro e stempiato, questo ambientalista trentaseienne, progettista di un avveniristico sistema di riscaldamento a fiato bovino, è considerato il più autorevole esponente dell’ala dura del movimento. È contro la Tav, contro l’euro, le banche, le caste, l’industria, i surgelati, la plastica, gli assegni, i porti turistici, le autostrade, gli edifici di più di tre piani, le cromature e i pantaloni con il risvolto. Considera oscena ogni forma di  potere e di autorità, e quando ha saputo di essere diventato senatore si è sputato in faccia davanti allo specchio e si è dimesso. Lo sostituirà la trentaseienne Paujjjg56xxk4, prima dei non eletti, i cui programmi non sono noti perché il suo computer ha un virus.

GIANLUIGI BAZZANTIS Incarna l’anima naïf del movimento. Trentaseienne, magro e stempiato, non si è mai occupato di politica ma ha lavorato molto nel sociale come accompagnatore in rete di disabili. Non esce di casa dal 2004. Per recarsi al seggio a votare si è fatto accompagnare dalla madre. È tra quelli che hanno messo in Rete la foto che li immortalano mentre votano. Non sapeva che fosse reato, anzi era convinto che il voto fosse valido solo se veniva mipiacciato in rete. È rimasto molto sorpreso quando ha saputo che gli italiani avevano già votato in precedenti occasioni, e dunque questa non era la prima volta che si andava alle urne. Non sa se andrà in Parlamento perché è rimasto molto scosso dalla notizia che ci sono anche deputati di altri partiti.

GAVINO MIRTILAO Questo trentaseienne della provincia di Oristano, magro e stempiato, è diventato celebre in Rete con il suo blog “mandiamoli tutti a casa”, nel quale chiede che vengano immediatamente destituiti tutti i parlamentari e i sindaci, magistrati, carabinieri, poliziotti, primari, medici ospedalieri e ostetriche, arbitri di calcio, farmacisti, commercialisti, veterinari. Una volta azzerati tutti gli incarichi, Mirtilao e i suoi amici provvederanno ad amministrare il Paese grazie a una nuova app per smartphone di sua invenzione, “Et voilà!”, un sistema facile e divertente per regolare la vita sociale di sessanta milioni di italiani nei ritagli di tempo.

Concediamoci questo attimo di cazzeggio, che fra un po’ saranno cazzi per davvero. Perché quello ha veramente intenzione di farcelo così: a noi, alla democrazia, alla giustizia, all’onestà, alla civiltà.
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AGGIORNAMENTO: questi invece sono quelli veri (e fanno quasi rimpiangere quelli di Serra…)

barbara

ECCO FATTO

Ho dato un taglio al passato.

                                                       
E mi offro anche con doppia inquadratura, così i soliti noti potranno esibirsi in doppi peana alla mia inestimabile bruttezza.
E visto che sto postando, colgo l’occasione per dichiarare che questo blog festeggia con gioia la conclusione della troppo lunga vita del signor Roger Garaudy, antisemita fino alle budella, come si addice a un vero comunista tutto d’un pezzo, negazionista a oltranza, e convertitosi infine all’islam, come si addice a un vero ateo cultore del materialismo. E per tutte queste ragioni ammiratissimo e difeso con tutte le proprie forze dal santissimo abbé Pierre. Non requiescat.

barbara

È ARRIVATO IL MOMENTO

dieci anni dopo, di tornare a parlare di Jenin. Innanzitutto guardando questo video che qualcuno – non so chi – mi ha fatto arrivare all’account email del blog (se passa di qui colgo l’occasione per ringraziarlo/a)

E poi rileggendo questo articolo. O, più probabilmente, leggendolo per la prima volta, dato che, nonostante lo abbiamo mandato a tutti i giornali, a nessuno è venuto in mente di prenderlo in considerazione: si tratta di quei famosi fatti che contrastano con l’ideologia, e vanno pertanto rigorosamente ignorati. Anzi, meglio, cancellati.

barbara

IL MASSACRO DI JÓSEFÓW

Il libro della memoria contiene un resoconto del massacro perpetrato a Józefów la mattina in cui Felunia e suo fratello raccoglievano frutti di bosco. L’ha scritto Frantsishka Bram. Nelle prime ore di quel 13 luglio 1942 arrivò a Józefów un plotone tedesco incaricato di uccidere donne, bambini, anziani e malati. I maschi in grado di lavorare vennero separati dagli altri. Un viavai di camion prelevava le sventurate vittime dalla piazza del paese e le portava a morire nei boschi vicini.

In piazza, in mezzo alla folla disperata, c’era il Dottor Fürt, un ebreo di Vienna che aveva più di settant’anni ed era stato colonnello dell’esercito austriaco… Si voltò verso di noi e ci disse: “È duro morire, lo so. Consolatevi pensando che i vostri persecutori andranno incontro a una morte terribile. Le generazioni future non avranno pietà di loro. Sia maledetta la Nazione di questi scellerati.” Aveva parlato ad alta voce e in tedesco: loro lo guardarono esterrefatti… Videro le sue decorazioni della Grande Guerra. Il Dottor Fürt urlò poi agli ebrei: “Se qualcuno di voi sopravvive e per caso incontra mio figlio, gli dica che suo padre non ha avuto paura degli assassini al soldo di Hitler!”
I tedeschi lo fecero a pezzi. Sua moglie era una nobile austriaca, cristiana. Morì con lui.

Durante le incursioni nelle case degli ebrei, i tedeschi uccidevano sul posto i più vecchi e i più deboli, che non erano in grado di raggiungere la piazza. Fra loro ci fu anche Jacob Lipschitz, l’ultimo rabbino di Konin. Gli spararono nel letto.


Post scriptum   Nell’estate del 1993, quando avevo già scritto del massacro di Józefów, ho avuto occasione di leggere un libro agghiacciante, Uomini comuni, scritto dallo storico americano Christopher Browning. Studiando la documentazione sui crimini di guerra nazisti depositata a Stoccarda, sede del coordinamento delle indagini, Browning trovò un atto d’accusa contro il Battaglione di Polizia 101, unità della Ordnungspolizei, la polizia civile tedesca. Uomini comuni è basato sostanzialmente sui verbali degli interrogatori degli uomini del Battaglione, quasi tutti membri ormai di mezz’età della classe operaia di Amburgo. Per il Battaglione 101 le atrocità di Józefów dovevano essere una sorta d’iniziazione agli eccidi di massa. Il racconto di Browning di quel 13 luglio 1942 ci presenta il massacro attraverso un’ottica diversa, quella degli assassini. Salvo alcune marginali discrepanze, tutto coincide. Ma il quadro che emerge nel libro è assai più terrificante di quello lasciatoci dalle fonti ebraiche del Libro.
Browning ha scoperto che, mentre gli ebrei venivano rastrellati e condotti in piazza, il medico della squadra e un sergente tennero ai loro uomini un corso accelerato sul trattamento da riservare alle vittime. Il primo carico di trentacinque-quaranta ebrei fu portato nei boschi a qualche chilometro dalla città. (Browning non parla mai della cava di pietra.) Al loro arrivo «si fecero avanti altrettanti poliziotti della Prima Compagnia, che furono abbinati
faccia a faccia alle loro vittime». Agli ebrei fu ordinato di distendersi per terra, in fila. «I poliziotti, vennero avanti e piazzarono le baionette sulla spina dorsale delle loro vittime, al di sopra delle scapole, secondo le istruzioni ricevute» e, al segnale del sergente, spararono all’unisono.
«Quando giunse il rumore della prima salva, dalla piazza si levò un urlo terribile: gli sventurati avevano capito qual era il loro destino. Da quel momenta in, poi, tuttavia, gli ebrei manifestarono una compostezza “incredibile” e “sorprendente”.»
Le esecuzioni si protrassero per ore. Anche gli uomini della Seconda Compagnia parteciparono al massacro ma, diversamente dai loro commilitoni, non avendo ricevuto istruzioni sul modo di sparare, ignoravano che il modo migliore per uccidere fosse «innestare le baionette per prendere la mira». Browning cita le parole di uno degli uomini: «All’inizio sparavamo a mano libera. Se si mirava troppo in alto, esplodeva tutto il cranio: c’erano pezzi di cervello e di ossa dappertutto.» Puntando l’arma sul collo si rischiavano altri inconvenienti: «Con quello sparo a bruciapelo il proiettile colpiva la testa della vittima con una traiettoria che provocava l’esplosione dell’intero cranio o dell’intera nuca: sangue, frammenti di ossa e pezzi di cervello si spargevano ovunque, imbrattando gli uomini del plotone.» Ben pochi tedeschi avevano fatto richiesta di esenzione da quel lavoro, ed erano stati esauditi. Qualcuno trovò delle scuse per defilarsi. Terminato il lavoro tutti ricevettero dosi abbondanti di alcolici.
Alla fine di quel lungo giorno d’estate i tedeschi se ne andarono letteralmente saturi del sangue delle vittime, lasciando nel bosco 1500 cadaveri di donne, bambini e anziani. Alcuni giacevano morti sulle porte di casa, fucilati sul posto mentre tentavano di fuggire o di nascondersi. Mia zia Bayla doveva essere stata fra questi. (Konin, pp. 546-550)

Oggi, 27 di nissan, è Yom haShoah.

Qui qualche immagine di quel mondo che la Shoah ha cancellato dalla faccia della terra, ma che noi non ci stancheremo di far rivivere col nostro ricordo. Così come non ci stancheremo di di stare dalla parte degli ebrei vivi, combattendo sia chi cerca di eliminarli con le armi, sia chi cerca di eliminarli con le menzogne: mai più come pecore al macello.

am israel chai  

barbara