CI CONCEDIAMO UN MOMENTO DI TREGUA?

Turchia, Nizza, Heidingsfeld, Kabul, Monaco, e l’egiziano che dà fuoco alla moglie e il tunisino che accoltella la compagna e il siriano che uccide una donna incinta col machete e qui ci si ferma per ragioni pratiche ma potremmo andare avanti all’infinito. E allora propongo di concederci un attimo di tregua con una delle musiche più belle che siano mai state scritte.

barbara

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UNA COSA, COMUNQUE, È CERTA

Interi quartieri delle maggiori città europee sono stati trasformati in zone franche per il terrorismo, sulle quali gli stati che le contengono non hanno alcuna sovranità, anzi, per dirla tutta, c’è uno stato che la propria sovranità l’ha letteralmente venduta su tutto il territorio nazionale. Il terrorismo islamico si allarga a macchia d’olio e le carneficine sono all’ordine del giorno (anche se all’attenzione dei mass media ne arrivano solo alcune, accuratamente selezionate – meglio quando le vittime non sono portatrici di sangue giudeo). Aeroporti e metropolitane saltano in aria, portando non solo morte e distruzione, ma anche un pesante blocco, sia pure momentaneo, nelle comunicazioni di mezza Europa, ossia in uno dei pilastri del nostro concetto di vita civile.
In mezzo a tutto questo, la domanda da porsi, la domanda essenziale, la domanda VERA, la domanda che i VERI intellettuali ansiosamente si pongono è una sola:

CHE COSA FA SALVINI?

(poi volendo qui ci sarebbe anche un abbozzo di risposta)

barbara

SASSI CONTRO CARRI ARMATI

Che già i razzi sono razzetti artigianali incapaci di far del male a una mosca, figuriamoci i sassi. Che se li tirassero davvero contro i carri armati, di male ne farebbero effettivamente pochino; il fatto è che non li tirano contro i carri armati: li tirano contro i parabrezza delle auto, loro, e contro le teste dei bambini, gli eroici combattenti per la libertà, i coraggiosi resistenti contro l’occupazione. Non farò l’elenco dei bambini ebrei assassinati in questo modo, perché non ho così tanto tempo da dedicare a questo post da poter fare la lista completa, e quindi ricorderò solo l’ultima, Adele Bitton, colpita due anni fa, rimasta per lunghissimo tempo fra la vita e la morte, poi apparentemente ripresasi, e alla fine stroncata dalle conseguenze dell’attentato. Prima dell’incontro coi bambini dei sassi (povere povere povere vittime, di cui per fortuna qualcuno si ricorda) era così
Adele 3-year old terror victim
adesso è così.
adele bitton
E poi vai a leggere il solito, imprescindibile, Ugo Volli.

barbara

E SE RESTI PARALIZZATO

In Israele provvedono, e con 350 dollari tornerai a fare un sacco di cose:

APRITI SESAMO!

Qui le spiegazioni; chi non sa l’inglese lo metta in google translate o in bing.

Questa invece
fatah skull
è l’immagine pubblicata nella pagina facebook di Fatah – quelli moderati, quelli buoni, quelli che si possono ragionevolmente considerare come validi partner per la pace – per celebrare il 50° anniversario della sua fondazione.
E poi vai a leggere Ugo Volli, che c’entra sempre.

barbara

LA LICENZA

Di una licenza per le festività di fine anno, si tratta. Dalla guerra d’Algeria, quella guerra terribile, condotta senza esclusione di colpi da entrambe le parti: terrorismo indiscriminato, stragi, tortura generalizzata, rappresaglie, napalm… (il bellissimo “La battaglia di Algeri” di Gillo Pontecorvo ne dà un’idea piuttosto realistica), che alla fine farà contare 300.000 morti. In Algeria, come troppo spesso accade, il gruppo più estremista impone la propria egemonia sulle formazioni politiche più moderate; in Francia le scelte si giocano tra le varie ideologie. Il tutto sulla pelle dei ragazzi mandati a combattere.

«Volevo proporvi» cominciò lentamente Luc Giraud (e più tardi Lachaume pensò che quell’esitazione fosse sincera), «volevo proporvi» riprese «di andare, insieme ai comunisti e ai cattolici, di andare a far firmare una petizione per la pace…»
«Dove?» domandò ottusamente Lachaume, con voce strozzata.
«Ma nel quartiere, per esempio… Oppure… »
«Sentimi bene, Luc!» lo interruppe Jean Valette. «Non credi che sarebbe ora di avere qualche idea nuova? Non credi?» ripeté, alzando il tono. «Io sono soltanto uno sbarbatello dell’Unione della Gioventù, come dicono al Partito. D’accordo, ma ho comunque due parole da dire: cinquecentomila giovani dove fanno più scalpore, secondo te? In seno alle famiglie o là? Perché è la nostra gioventù che se ne va. Sotto tutti i punti di vista! Devo farti un disegno? La nostra gioventù e tutta la nostra vita, se continua così. Non parlo di quelli che ci lasciano le penne e dei tanti che ce le lasceranno. Sentimi bene: parlo di quelli che torneranno… Cos’avranno, loro, se continua così? Una motoretta, forse, con i soldi della paga che avranno messo da parte. Ma cos’altro? Cosa, oltre alla motoretta? Cosa nella testa? Cosa nel cuore? Tutta la nostra giovinezza, tutta la nostra vita che se ne va» ripeté con voce strozzata. «Dunque, cinquecentomila giovani non meriterebbero, secondo te, qualche idea nuova? Qualcosa di diverso dalle firme e dai palloncini che volteggiano con dei volantini attaccati al filo… Qualche idea semplice e incisiva. Perché, vedi, anche in cinquecentomila noi non sostituiamo le idee che mancano! E, a ben guardare, dovresti accorgerti che, da una parte come dall’altra, la sola idea che c’è siamo noialtri! I coloni dicono: con cinquecentomila soldati, alla lunga, vinceremo la guerra. E i compagni dicono: con cinquecentomila giovani là, alla lunga, si farà scalpore e si imporrà la pace. E noialtri, in tutto questo?» urlò d’improvviso. «E la nostra giovinezza che se ne va?»
E, interrompendosi di colpo, uscì dalla stanza per nascondere le lacrime.

È un libro cupo – come cupa è la tragedia che incombe sui tre protagonisti, e sugli altri cinquecentomila mandati a combattere, e sugli algerini contro cui si sta combattendo – e tuttavia bellissimo. Da leggere tutto d’un fiato.

Daniel Anselme, La licenza, Guanda
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barbara

AVREI VOLUTO PARLARE DI TUTT’ALTRO, OGGI

Perché non mi piace l’idea di avere un blog monotematico. E perché non mi piace parlare sempre di tragedie e di odio e di terrorismo e di crimini efferati, non mi piace proprio per niente. Davvero, avevo tutt’altro genere di post in mente, per oggi. Ma non me lo lasciano fare. Quelli che hanno fatto della morte altrui una missione di vita non me lo permettono.

E dunque mi tocca parlare di Chaya, che aveva tre mesi,
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come Hadas Fogel: come lei è stata immolata sull’altare del dio dell’odio e della morte. E come per Hadas, anche per Chaya gli assassini sono stati celebrati come eroi (e venitemi a raccontare che sono vittime incolpevoli di un regime oppressivo. Venitemi a raccontare che non dobbiamo confondere loro con il loro regime. Venitemi a raccontare che loro la pace la vorrebbero).
Certo è difficile aspettarsi qualcosa di diverso da gente i cui bambini giocano così


(non ci sono didascalie, ma credo che le immagini siano sufficientemente chiare).
E ora andate a leggervi il bellissimo e toccante pezzo di Deborah Fait.
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E quelli che hanno regalato agli assassini miliardi di dollari perché possano al più presto ricominciare, mi raccomando, vadano a spremere bene la loro solita lacrimetta al prossimo ventisette gennaio, per ricordarci quanto ma quanto ma quanto gli piacciono gli ebrei morti. Sepolcri imbiancati li chiamava un ebreo di una certa notorietà.

barbara