UNA COSA, COMUNQUE, È CERTA

Interi quartieri delle maggiori città europee sono stati trasformati in zone franche per il terrorismo, sulle quali gli stati che le contengono non hanno alcuna sovranità, anzi, per dirla tutta, c’è uno stato che la propria sovranità l’ha letteralmente venduta su tutto il territorio nazionale. Il terrorismo islamico si allarga a macchia d’olio e le carneficine sono all’ordine del giorno (anche se all’attenzione dei mass media ne arrivano solo alcune, accuratamente selezionate – meglio quando le vittime non sono portatrici di sangue giudeo). Aeroporti e metropolitane saltano in aria, portando non solo morte e distruzione, ma anche un pesante blocco, sia pure momentaneo, nelle comunicazioni di mezza Europa, ossia in uno dei pilastri del nostro concetto di vita civile.
In mezzo a tutto questo, la domanda da porsi, la domanda essenziale, la domanda VERA, la domanda che i VERI intellettuali ansiosamente si pongono è una sola:

CHE COSA FA SALVINI?

(poi volendo qui ci sarebbe anche un abbozzo di risposta)

barbara

SASSI CONTRO CARRI ARMATI

Che già i razzi sono razzetti artigianali incapaci di far del male a una mosca, figuriamoci i sassi. Che se li tirassero davvero contro i carri armati, di male ne farebbero effettivamente pochino; il fatto è che non li tirano contro i carri armati: li tirano contro i parabrezza delle auto, loro, e contro le teste dei bambini, gli eroici combattenti per la libertà, i coraggiosi resistenti contro l’occupazione. Non farò l’elenco dei bambini ebrei assassinati in questo modo, perché non ho così tanto tempo da dedicare a questo post da poter fare la lista completa, e quindi ricorderò solo l’ultima, Adele Bitton, colpita due anni fa, rimasta per lunghissimo tempo fra la vita e la morte, poi apparentemente ripresasi, e alla fine stroncata dalle conseguenze dell’attentato. Prima dell’incontro coi bambini dei sassi (povere povere povere vittime, di cui per fortuna qualcuno si ricorda) era così
Adele 3-year old terror victim
adesso è così.
adele bitton
E poi vai a leggere il solito, imprescindibile, Ugo Volli.

barbara

E SE RESTI PARALIZZATO

In Israele provvedono, e con 350 dollari tornerai a fare un sacco di cose:

APRITI SESAMO!

Qui le spiegazioni; chi non sa l’inglese lo metta in google translate o in bing.

Questa invece
fatah skull
è l’immagine pubblicata nella pagina facebook di Fatah – quelli moderati, quelli buoni, quelli che si possono ragionevolmente considerare come validi partner per la pace – per celebrare il 50° anniversario della sua fondazione.
E poi vai a leggere Ugo Volli, che c’entra sempre.

barbara

LA LICENZA

Di una licenza per le festività di fine anno, si tratta. Dalla guerra d’Algeria, quella guerra terribile, condotta senza esclusione di colpi da entrambe le parti: terrorismo indiscriminato, stragi, tortura generalizzata, rappresaglie, napalm… (il bellissimo “La battaglia di Algeri” di Gillo Pontecorvo ne dà un’idea piuttosto realistica), che alla fine farà contare 300.000 morti. In Algeria, come troppo spesso accade, il gruppo più estremista impone la propria egemonia sulle formazioni politiche più moderate; in Francia le scelte si giocano tra le varie ideologie. Il tutto sulla pelle dei ragazzi mandati a combattere.

«Volevo proporvi» cominciò lentamente Luc Giraud (e più tardi Lachaume pensò che quell’esitazione fosse sincera), «volevo proporvi» riprese «di andare, insieme ai comunisti e ai cattolici, di andare a far firmare una petizione per la pace…»
«Dove?» domandò ottusamente Lachaume, con voce strozzata.
«Ma nel quartiere, per esempio… Oppure… »
«Sentimi bene, Luc!» lo interruppe Jean Valette. «Non credi che sarebbe ora di avere qualche idea nuova? Non credi?» ripeté, alzando il tono. «Io sono soltanto uno sbarbatello dell’Unione della Gioventù, come dicono al Partito. D’accordo, ma ho comunque due parole da dire: cinquecentomila giovani dove fanno più scalpore, secondo te? In seno alle famiglie o là? Perché è la nostra gioventù che se ne va. Sotto tutti i punti di vista! Devo farti un disegno? La nostra gioventù e tutta la nostra vita, se continua così. Non parlo di quelli che ci lasciano le penne e dei tanti che ce le lasceranno. Sentimi bene: parlo di quelli che torneranno… Cos’avranno, loro, se continua così? Una motoretta, forse, con i soldi della paga che avranno messo da parte. Ma cos’altro? Cosa, oltre alla motoretta? Cosa nella testa? Cosa nel cuore? Tutta la nostra giovinezza, tutta la nostra vita che se ne va» ripeté con voce strozzata. «Dunque, cinquecentomila giovani non meriterebbero, secondo te, qualche idea nuova? Qualcosa di diverso dalle firme e dai palloncini che volteggiano con dei volantini attaccati al filo… Qualche idea semplice e incisiva. Perché, vedi, anche in cinquecentomila noi non sostituiamo le idee che mancano! E, a ben guardare, dovresti accorgerti che, da una parte come dall’altra, la sola idea che c’è siamo noialtri! I coloni dicono: con cinquecentomila soldati, alla lunga, vinceremo la guerra. E i compagni dicono: con cinquecentomila giovani là, alla lunga, si farà scalpore e si imporrà la pace. E noialtri, in tutto questo?» urlò d’improvviso. «E la nostra giovinezza che se ne va?»
E, interrompendosi di colpo, uscì dalla stanza per nascondere le lacrime.

È un libro cupo – come cupa è la tragedia che incombe sui tre protagonisti, e sugli altri cinquecentomila mandati a combattere, e sugli algerini contro cui si sta combattendo – e tuttavia bellissimo. Da leggere tutto d’un fiato.

Daniel Anselme, La licenza, Guanda
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barbara

AVREI VOLUTO PARLARE DI TUTT’ALTRO, OGGI

Perché non mi piace l’idea di avere un blog monotematico. E perché non mi piace parlare sempre di tragedie e di odio e di terrorismo e di crimini efferati, non mi piace proprio per niente. Davvero, avevo tutt’altro genere di post in mente, per oggi. Ma non me lo lasciano fare. Quelli che hanno fatto della morte altrui una missione di vita non me lo permettono.

E dunque mi tocca parlare di Chaya, che aveva tre mesi,
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come Hadas Fogel: come lei è stata immolata sull’altare del dio dell’odio e della morte. E come per Hadas, anche per Chaya gli assassini sono stati celebrati come eroi (e venitemi a raccontare che sono vittime incolpevoli di un regime oppressivo. Venitemi a raccontare che non dobbiamo confondere loro con il loro regime. Venitemi a raccontare che loro la pace la vorrebbero).
Certo è difficile aspettarsi qualcosa di diverso da gente i cui bambini giocano così


(non ci sono didascalie, ma credo che le immagini siano sufficientemente chiare).
E ora andate a leggervi il bellissimo e toccante pezzo di Deborah Fait.
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E quelli che hanno regalato agli assassini miliardi di dollari perché possano al più presto ricominciare, mi raccomando, vadano a spremere bene la loro solita lacrimetta al prossimo ventisette gennaio, per ricordarci quanto ma quanto ma quanto gli piacciono gli ebrei morti. Sepolcri imbiancati li chiamava un ebreo di una certa notorietà.

barbara

E NOI ALLA MORTE RISPONDIAMO CON LA VITA

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Finita la guerra in Israele, le persone uscite dai rifugi erano alla ricerca di una risposta forte a Hamas, e hanno trovato quello che cercavano: Hamas voleva la morte, così hanno deciso di rispondere con la VITA!
È iniziato un interessante progetto – ed è immediatamente partito in quarta, poiché il tempo è fondamentale.
Esattamente nelle aree in cui sono caduti oltre 1.000 razzi e missili, i contadini israeliani pianteranno 100.000 nuovi alberi da frutto! Cioè un rapporto di 100 a 1.
Molti di questi nuovi alberi di frutta saranno piantati proprio nelle buche fatte dai razzi!
Questa è una risposta positiva all’odio e alla distruzione!
Alberi da frutto significano nuova vita, sostentamento, cibo, bevande e benedizioni. Una coppa di vino per Shabbat, olio di oliva per accendere la Menorah e molto altro ancora.
Molte aziende agricole e vivai hanno dato a Zo Artzeinu alberi da piantare a credito, e gli agricoltori hanno fatto del lavoro straordinario per riuscire a piantare in tempo tutti gli alberi. Shmitta (l’anno sabbatico) inizia in Israele il capodanno ebraico Rosh Ha’Shanah (24 settembre), e per allora TUTTI gli alberi devono essere pagati.
La Torah lo dice molto chiaramente: “per sei anni puoi coltivare i tuoi campi… ma il settimo anno è uno Sabbath di Sabbath per la terra. È lo Sabbath di Hashem durante il quale non puoi coltivare tuoi campi…” (Vayikya / Levitico 25:3-4)
La più grande organizzazione in Israele per piantare alberi da frutto, “Zo Artzeinu” (ebraico per “Questa è la nostra terra”) condurrà questo progetto e assicurerà che tutto venga fatto correttamente.
I contadini israeliani hanno preparato il terreno e stanno facendo tutto il faticoso lavoro. Stanno facendo tutto il lavoro fisico, ma chiedono aiuto a tutto il mondo per l’acquisto degli alberi e del sofisticato sistema di irrigazione a goccia. Questo sistema è completamente computerizzato e utilizza una quantità di acqua minima per irrigare i campi.
Allora… fino a Rosh Ha’Shanah, è ANCORA possibile associarsi a un contadino, acquistare un albero da frutto e condividere il precetto e la benedizione di Shmitta, che avrà inizio a Rosh Hashana. Tutte le informazioni necessarie si possono trovare sul sito di Zo Artzeinu.
Oltre al precetto di Shmitta e all’aiuto agli agricoltori israeliani, questo progetto è anche un ottimo modo per portare benedizioni nella vostra vita!
Hashem promette di benedire chiunque aiuta ad osservare Shmitta, come si dice: Vitzivisi Et Birchasi, “destinerò la mia benedizione a voi” (Vayikra / Levitico 25: 20)
Infine, questo progetto non è solo una grande risposta ai nemici di Israele: è veramente il modo migliore per assicurare una pace duratura!
“Osservate i miei decreti e salvaguardate le Mie leggi. Se li osserverete, vivrete nella terra in modo sicuro. La terra produrrà il suo frutto, e voi mangerete a sazietà, vivendo così nella terra in sicurezza… Io dirigerò su di voi la mia benedizione…” (Vayikra / Levitico 25:18-21).
Auguriamo loro ogni bene per questo progetto di ricostruire la terra, piantare prima di Shmitta e portare una pace vera e duratura.

Per informazioni su questo progetto e su come piantare alberi, partecipare a Shmitta e condividere questa benedizione, andate al sito di Zo Artzeinu. (qui, traduzione mia)

barbara

… TI SARÀ CHIARO CHE LA VITA NON È UN FILM

non è un film
Questa è l’area presso la casa in cui è stato colpito e ucciso Daniel Tregerman.

Quest’altro invece è un brevissimo scorcio di ciò che è accaduto ieri (prestare attenzione agli orari):
allarmi

Che poi, se c’è da protestare
proteste
(ma siamo poi sicuri che sia davvero chiaro per tutti che cosa è un film e che cosa no?)

barbara

NON TI MUOVERE

Non ti muovere, perché sei lì, sospesa tra la vita e la morte – non hai rispettato lo stop, e non avevi allacciato il casco – e non so quale direzione potresti prendere, se dovessi muoverti.
È il padre che, dentro di sé, lo intima alla figlia, mentre la guarda impotente, mentre attende impotente che la natura decida quale direzione prendere. E in questa angosciante e impotente attesa comincia a snodarsi un intrico di ricordi, sepolti ben lontano dalla coscienza, che non venissero a disturbare il tranquillo tran tran della vita quotidiana. Ricordi di quell’amore che tutto sembrava tranne che amore, e forse, invece, era amore davvero. E anche allora, proprio allora mentre stava nascendo questa vita che ora sta rischiando di spegnersi, anche allora, anche lei non doveva muoversi, non avrebbe dovuto muoversi, e invece poi è andata come è andata – come se la vita non fosse già stata abbastanza crudele con quella donna, come se gli uomini non fossero già stati abbastanza crudeli con quella donna – e resta la devastante, annichilente coscienza delle proprie colpe, e il dovere di guardarle in faccia, almeno questo, una buona volta. E chissà se la figlia, almeno lei, sarà risparmiata.
È un libro duro, spietato (la vita lo è, dura e spietata, e se la vuoi raccontare non puoi scrivere un romanzo Harmony). Però bellissimo. O forse, proprio per questo bellissimo.

Margaret Mazzantini, Non ti muovere, Mondadori 

Non ti muovere
barbara