BOLSONARO

Bolsonaro
Questo è il figlio, accanto a lui durante la campagna elettorale.
Aggiungiamo che il suo primo (credo; o comunque uno dei primi) atto di governo è stato di mettere a capo della Giustizia l’uomo che più ha dato prova di competenza, determinazione, onestà e incorruttibilità: quello che si chiama partire col piede giusto. Buona fortuna, ragazzo! E non lasciarti fermare dai corvi neri – anche se pretendono di essere rossi.

barbara

Annunci

L’IRAN AVEVA RAGIONE!

furto nuvole
Questi sono gli agenti del Mossad, sorpresi mentre trafugavano le nuvole
Clouds-in-Italian-Quarter
e queste sono le nuvole iraniane rubate dai malefici sionisti, ritrovate a Gerusalemme, precisamente in quello che una volta era indicato come quartiere italiano (sarà un caso?)

barbara

SALVATI DA ISRAELE 4

L’ultima, naturalmente, è la strepitosa missione del Mossad in Iran, con il trafugamento dei documenti più segreti nel posto più segreto sorvegliati dai sorveglianti più attenti e professionali, da affiancare all’incredibile missione di Entebbe (uno, due, tre, quattro), alla cattura di Eichmann in Argentina, all’eliminazione degli autori della strage di Monaco. Più tutte quelle di cui non sappiamo niente, e chissà quante ce ne sono.

Il blitz perfetto del Mossad in Iran. In una notte rubati i segreti nucleari

Svelatala la missione con cui gli 007 israeliani hanno messo le mani sull’archivio di Teheran.

Mezza tonnellata di documenti e fotografie, una montagna di materiale cartaceo da trasportare dall’Iran a Israele, due Paesi a un passo dalla guerra, con i Guardiani della rivoluzione che avevano fiutato l’operazione ed erano alle calcagna degli agenti del Mossad. È questo l’aspetto più spettacolare, da film di spionaggio della Guerra fredda, del colpo che ha permesso ai servizi israeliani di mettere le mani sull’archivio segreto del programma nucleare iraniano. Una mole di dati che dimostrano, secondo il premier Benjamin Netanyahu, come l’Iran abbia mentito alla comunità internazionale e quindi non possa essere creduto neppure ora.
Fin dal 2015, dalla firma dell’accordo sul nucleare che ha portato alla fine della maggior parte delle sanzioni occidentali, il Mossad era in azione a Teheran per trovare qualcosa che gli ispettori dell’Aiea non avevano mai trovato. La «pistola fumante» delle ambizioni atomiche degli ayatollah. Netanyahu l’ha mostrata al pubblico lunedì, in una presentazione ad alto impatto mediatico. Ma le decine di slide che scorrevano sui teleschermi di tutto il mondo erano il frutto di una missione al limite che si è conclusa in una notte ad altissima tensione.
Nel febbraio del 2016 le spie israeliane individuano un magazzino nel sobborgo di Shorabad, a Sud di Teheran, una zona industriale. Il magazzino è dimesso, sembra abbandonato, ma dentro c’è un tesoro. I «55 mila file» che documentano la storia del programma nucleare iraniano. L’edificio viene posto sotto sorveglianza continua e il Mossad deve chiedere rinforzi ed espandere la sua rete di agenti. Gli iraniani hanno già spostato l’archivio più volte, possono farlo di nuovo, non lo si deve perdere d’occhio neppure un minuto.
Nel gennaio di quest’anno un fonte interna rivela che nel magazzino ci sono alcune «casseforti speciali». È il momento di agire. La squadra del Mossad fa irruzione, in piena notte, prende tutti i documenti dalle casseforti e li trasferisce in un edificio sicuro. Sono decine di migliaia di file cartacei che pesano «più di mezza tonnellata», molto ingombranti. Bisogna farli uscire dall’Iran senza dare nell’occhio e già questa è un’operazione complessa. Nei piani doveva svolgersi in più fasi, ma appena arrivati nell’edificio sicuro gli 007 si rendono conto che i Servizi dei Pasdaran, un corpo d’élite fondato da Ali Khamenei nel 2009, si sono insospettiti e li stanno seguendo.
Si tratta di scappare portandosi via una carico che occupa almeno un furgoncino, a giudicare dai file mostrati da Netanyahu in tv, con gli agenti segreti braccati dalle Guardie rivoluzionarie come nel film «Argo». «Li avevamo alle calcagna», ha rivelato una delle spie alla tv Hadashot. Non ha spiegato come sono riusciti a seminarli, ma il ministro dell’Intelligence Israel Katz ha precisato che si è trattato di un’operazione «senza precedenti nella storia di Israele», un Paese che, a cominciare da Entebbe, ha vissuto molti momenti di questo tipo: «Quando ho conosciuto i dettagli non potevo credere che avessero potuto farcela», ha commentato.
A non poterci credere sono anche gli iraniani. Tutto il corpo dei Servizi dei Pasdaran è sotto inchiesta. Secondo media del Golfo, come Channel 10, è già scattata un’ondata di arresti e i responsabili delle sorveglianza del magazzino «rischiano la fucilazione». I documenti rubati e lo show di Netanyahu hanno convinto in maniera definitiva, salvo sorprese, il presidente americano Trump a ritirarsi dall’accordo sul nucleare. Ma l’Intelligence israeliana punta ora a convincere un altro attore fondamentale, l’Aiea. Se anche l’Onu concluderà che l’Iran ha barato allora l’intesa sarà seppellita del tutto. E lo scontro fra Israele e la Repubblica islamica andrà al calor bianco.
(Giordano Stabile, La Stampa, 3 maggio 2018)

E con questo colpo magistrale si spera che almeno uno dei criminali disastri con impatto sull’intero pianeta perpetrati da Obama possa essere disinnescato. Se poi qualcuno si chiedesse come mai l’AIEA non abbia trovato quelle prove, la risposta è molto semplice:
not us
A questo va aggiunto che anche in un’altra delle imprese recenti a quanto pare c’è lo zampino del Mossad. Come si suol dire, se Israele non esistesse, bisognerebbe inventarla, ma per fortuna hanno già provveduto gli ebrei. Più o meno tremilacinquecento anni fa. 
E ora la difendono e ci difendono.

barbara

SALVATI DA ISRAELE 2

La seconda volta è stato undici anni fa, in Siria. Per chi segue la stampa ebraica sono fatti noti, ma i retroscena sono nuovi anche per noi.

Per capire l’emozione che come un’onda altissima ha investito Israele ieri mattina, quando a 11 anni di distanza sono stati resi noti i particolari della distruzione della base atomica siriana di Deir al Zur, bisogna mettersi nei panni di un padre che ha salvato il figlio da morte certa riprendendolo per un braccio, e questo figlio non è soltanto il popolo di Israele ma il mondo intero: infatti la sede della centrale, Deir al Zur, la città più grande della Siria orientale fu catturata dall’ISIS nel 2014 ed è rimasta nelle sue mani per più di tre anni. Immaginiamoci quindi non solo cosa sarebbe successo se oggi Assad, insieme ai suoi amici iraniani e Hezbollah, avesse nelle mani il plutonio e le strutture per la bomba atomica, ma anche quali pazzeschi ricatti i tagliagole avrebbero potuto imporre a tutti se Israele non avesse lanciato i suoi F16 e F15 in questa operazione di salvataggio del suo popolo e del mondo.
“È molto raro che il capo del Mossad chieda al Primo Ministro di vederlo immediatamente” racconta nel suo libro appena uscito l’ex premier israeliano Ehud Olmert  “stavolta mi disse” ecco lo smoking gun”. E sul tavolo si dispiegarono le incredibili foto rubate a Vienna a Ibraim Matman, il capo siriano dell’Operazione bomba, per cui quel cubo laggiù nel deserto, di cui né il Mossad né la CIA avevano indagato l’uso, si dimostrava  un reattore nucleare che nel giro di giorni, se non immediatamente, sarebbe stato in grado di fornire a quell’individuo pazzoide e feroce che è Assad di Siria la bomba atomica.
La tecnologia, fu subito chiaro era fornita dalla Corea del Nord, ma la timidezza dei servizi israeliani era legata all’incapacità, a suo tempo, di capire che il Pakistan aveva fornito a Gheddafi la possibilità di costruire il suo reattore.
Ma adesso Olmert vede la realtà dispiegata sul tavolo, la minaccia è immediata: il Mossad portò la “pistola fumante”. Tuttavia già la discussione ferve e Aman, i servizi militari, rivendica la sua parte nell’osservazione dei fatti che tuttavia non era giunta alla conclusione.
Il Mossad porta 30 foto rubate a Vienna dal computer del capo progetto siriano impegnato nel bar di un albergo con una signorina mentre vengono forzate la sua stanza e il suo computer.
Olmert dopo riunioni molto nervose, mentre soprattutto ci si interroga sul pericolo che la struttura sia già “calda” e quindi, se colpito e ridotto in fumo, in grado di contaminare tutto il Medio Oriente, parla con George Bush. Alla fine di una discussione gentile e simpatetica Bush dice tuttavia che gli USA tenteranno la strada diplomatica. Olmert risponde: “Noi sappiamo che la struttura è pronta a usare la bomba, e quindi dobbiamo agire subito”. Israele agisce da sola.
Il raid di otto velivoli contro quell’anonimo quadrato di cemento prende corpo pochi minuti dopo la mezzanotte fra il 5 e il 6 di settembre. Un complicato sistema elettronico confonde il sistema anti-aereo siriano, tonnellate di esplosivo distruggono fino nel profondo della terra il progetto imperialistico di uno dei peggiori tiranni del Medio Oriente, una struttura quasi identica a quella di Yonbyon in Nord Corea.
Adesso il velo del silenzio è stato sollevato, le due grandi agenzie segrete di Israele confliggono; Ehud Barak che era Ministro della Difesa si difende dalle accuse di Olmert di aver cercato di ritardare l’operazione. Israele è una società molto litigiosa, sempre. Resta il fatto che il mondo è già stato salvato dalla minacciata nucleare due volte dal coraggio di Israele: nell’81 con la distruzione della struttura di Osirak, in Iraq, dove Saddam voleva costruire l’arma del suo impero, nel 2007 da quella di Assad… Il seguito alla prossima puntata?
Fiamma Nirenstein, Il Giornale, 22 marzo 2018

Lo ricordo bene quel bombardamento “strano” sul quale la Siria, quella volta, non ha levato neppure le solite proteste formali, per non parlare di minacce di ritorsione: niente, silenzio assoluto, come se niente fosse accaduto. E proprio questo ha indotto, da subito, a supporre che il bersaglio fosse un impianto nucleare. Adesso abbiamo la conferma che ancora una volta, dopo il bombardamento di Osirak, Israele ha salvato il mondo intero (e poi sì, c’è stata una prossima puntata con un seguito).

barbara

INFORMAZIONE IMPORTANTISSIMA PER TUTTI VOI

Come ormai tutti sicuramente saprete, dopo la coraggiosa denuncia di Asia Argento nei confronti del maiale Havey Weinstein, EBREO, suo amante per cinque anni reo di averla stuprata approfittando della sua giovinezza e della sua ingenuità, il mostro che le ha fatto vivere un incubo,
Asia-Harvey
adesso «ha paura, non esce più di casa per timore degli agenti del Mossad assoldati da Weinstein: questa è gente che spara, che minaccia. Asia teme per la vita sua e dei suoi figli», e ancora, «sono agenti segreti, sono del Mossad che è poi uno dei servizi segreti più crudeli del mondo», come rivela suo padre, quel sant’uomo di Dario Argento. Vi viene da ridere? Fate male, anzi malissimo! Potreste giurare di non avere mai dato dell’imbecille a un ebreo? Eh? Potreste metterci la mano sul fuoco? Dopotutto mica tutti sono ortodossi, mica tutti girano con kippà, peot e le quattro frange del talled che escono da sotto la camicia o, in alternativa, un tatuaggio sulla fronte che dice “io sono ebreo”. Magari non lo sapevate affatto che era ebreo, ma lo era, e voi gli avete dato dell’imbecille e adesso avete il Mossad alle calcagna
Uncle_Sam_pointing_finger
e non lo sapete, non vi rendete conto dei pericoli che state correndo e che state facendo correre ai vostri figli, razza di incoscienti che non siete altro.

E adesso vi racconto una storia mia. Vengo da una famiglia poverissima, sono nata in una stanza in subaffitto con un gabinetto in comune con altre tredici persone, e ci sono rimasta fino a otto anni. Per poter studiare ho sempre lavorato, facendo praticamente di tutto, anche l’operaia e la donna di servizio. Un giorno, durante l’estate, un tizio che frequentava un circolo che frequentavo anch’io, mi propone di lavorare per una settimana in un suo ufficio al posto di un’impiegata che è in ferie, e naturalmente accetto di corsa. Il terzo giorno mi dice: “Tu che sei brava in matematica, vieni nell’altro ufficio a darmi una mano a sistemare la contabilità”. Usciamo dall’ufficio, entriamo in un condominio poco più in là, saliamo al terzo piano ed entriamo in un appartamento adibito (anche) a ufficio. Ci sediamo a una scrivania, uno di fronte all’altra, e comincia a raccontarmi che la tale impiegata è stata per anni la sua amante e quando si è sposata le ha fatto un ricchissimo regalo, e che l’ultima impiegata (quattordicenne!) è anche lei la sua amante e le fa sempre dei generosissimi regali, poi ha provveduto a informarmi che gli altri appartamenti di quel piano e tutto il piano sotto e tutto quello sopra sono vuoti e quello è blindato e uno potrebbe urlare fino a frantumarsi le corde vocali, garantito che nessuno lo sentirebbe, dopodiché mi è saltato addosso. La fortuna è stata che da due mesi, in quel circolo, tutti i giorni prendevo una barca e remavo per un paio d’ore.
Il tizio in questione non aveva un nome che sta sui giornali, e come lui ce ne sono milioni. Le donne che finiscono sotto le mani di questi individui sono decine, centinaia di milioni, non sempre hanno braccia allenate da un centinaio di ore di voga, e non sempre hanno alle spalle una famiglia poverissima, ma che un piatto di minestra riesce bene o male a metterlo in tavola. E non hanno nomi che permettano loro di ottenere attenzione da giornali e televisioni. Che cosa vuole significare questa storia? Niente, assolutamente niente: è una banalissima storia identica a milioni di altre storie altrettanto banali, tranne che per me dopotutto è finita bene e per tantissime altre invece no. E nessuna di noi si è fiondata a vantarsi anch’io anch’io (#metoo), perché quando si subiscono violenze vere c’è davvero poco da fare le belle statuine davanti alle telecamere.

PS 1: ma sarà poco carina la storia del più potente servizio segreto del mondo che si fa assoldare da un porcellucolo di mezza tacca che sta dall’altra parte del mondo per andare ad ammazzare le sue accusatrici? E che, in aggiunta, ordisce complotti inventando stupri e sevizie ai danni di un onest’uomo musulmano puro e innocente come acqua di sorgente?

PS 2: se in una notte senza luna, in mezzo a un bosco, disarmati, vi trovaste di fronte il capo del Mossad
yossi-cohen
e questo tizio qui,
dario_argento
qual è che vi farebbe più paura?

barbara

IL BAMBINO OMBRA

Una notte. Di più davvero non ti puoi concedere per leggerlo, perché mollarlo lì per andare a lavorare senza averlo finito è veramente impensabile, quindi regolati. Thriller, è qualificato, e in effetti lo è, con la sua robusta dose di morti ammazzati e misteri e tutto il resto, però è anche un thriller a modo suo, tra riti macabri e ombre del passato che ritornano e quando ritornano fanno maledettamente male, ma guai se non tornassero.
Per qualche aspetto ricorda I sei giorni del condor, precisamente per il fatto che ad un certo punto non si sa più quali siano gli amici e quali i nemici, e quando si crede di avere ormai capito tutto, tutto si ribalta e bisogna ricominciare tutto da capo.
E poi il bambino ombra del titolo: è il bambino che in un caldo giorno d’estate improvvisamente scompare e non riappare (forse) mai più. Con un bel po’ di colpa da parte del padre, della sua distrazione, di un’incredibile botta di ingenuità e di qualche birra di troppo. Ma chissà se poi, senza la distrazione, senza l’ingenuità, senza le birre, non sarebbe magari scomparso lo stesso.
Poi non so se il fatto che gli unici due ebrei di questa storia facciano parte dei buoni, e che neanche il Mossad, in fin dei conti, ne esca male, sia un caso.
Da leggere, comunque.

Carl-Johan Vallgren, Il bambino Ombra, Marsilio
il bambino ombra
barbara

HA UNA SUA COERENZA, PERÒ

DEMENZA DIGITALE – PELÙ, L’ISIS E IL GRANDE COMPLOTTO

“Io non ci credo che la Cia, il Mossad e i servizi segreti di tutto il mondo occidentale non sapessero nulla della nascita dell’Isis. Io non ci credo che non sappiano come debellarlo in una settimana senza far scoppiare l’ennesima Terza guerra mondiale. Io non ci credo che non si sappia come interrompere i fiumi di miliardi di dollari che alimentano questa nuova Jihad. Io non ci credo ai governi occidentali”. Musicista sul viale del tramonto con velleità di politologo ed esperto di conflitti internazionali, Piero Pelù torna a colpire attraverso il proprio profilo Facebook. Non pago di essersi coperto di ridicolo già a sufficienza nel recente passato, il volto storico dei Litfiba entra nel vivo di nuove questioni diffondendo sulla rete il peggior campionario complottista del terzo millennio. “Io credo che l’Isis sia l’immagine riflessa amplificata e distorta dell’arroganza colonialista occidentale reiterata per secoli e sempre peggiore. Io non ci sto che il mio destino sia in mano a un esercito di aguzzini guerrafondai assetati di denaro e sangue”, scrive l’artista fiorentino aggiungendo alle parole l’immagine di due mani insanguinate che si stringono. Nelle maniche di camicia le bandiere di Israele e Stati Uniti, mentre le gocce di liquido vitale cadono sopra una cartina artificiosa della Palestina che assorbe i confini dello Stato ebraico e non ne contempla l’esistenza. E viene da chiedersi: ma è lo stesso Piero Pelù che la scorsa estate si faceva fotografare sorridente davanti alla sinagoga di Firenze assistendo compiaciuto al successo del Balagan Cafè o si tratta in realtà di un suo sosia alla disperata ricerca di attenzioni e visibilità? (17 febbraio 2015, qui)

D’altra parte ricordiamo come abbia iniziato la sua carriera con un possente rutto: perfettamente logico, dunque, che la concluda con una scorreggia. Loffia, oltretutto. (Interessante, tra l’altro, quella “ennesima terza guerra mondiale”: voi quante terze guerre mondiali ricordate?)

barbara

RESTANDO IN TEMA DI IMBECILLITUDINE

Ricorderete sicuramente che quando la stella di Gheddafi era ormai al tramonto, odiato da tutti, abbandonato da tutti, è improvvisamente saltata fuori la leggenda che sarebbe stato ebreo – cosa che, da quelle parti, è molto peggio che essere ladro, stupratore, assassino, e anche tutte e tre le cose insieme. A tirarla fuori, a dire la verità, era stata solo una signora israeliana che raccontava di una bisnonna in comune, che avrebbe abbandonato il marito ebreo per seguire lo sceicco arabo di cui si era innamorata (sceicco? Ma Gheddafi non era di modestissima famiglia beduina, nato in una tenda, talmente abituato a quel tipo di abitazione da preferirla alle abitazioni in muratura e portarsela dietro anche nelle visite di stato?). E pensa un po’: decenni sulla scena e mai nessuno aveva avuto sentore di questa sua ebreitudine, e nel momento in cui cade in disgrazia, improvvisamente salta fuori questa storia bizzarra e, incredibilmente, un sacco di gente se la beve, la pubblicano blog e siti e forum. Dimenticata l’immediata espulsione, subito dopo aver preso il potere, degli ultimi ebrei ancora rimasti in Libia, dimenticata la requisizione di tutti i loro beni, dimenticate le requisitorie contro Israele responsabile di tutti i mali e di tutte le guerre del mondo, evviva Gheddafi ebreo. Qualcosa del genere, se non ricordo male, era venuta fuori anche con Saddam Hussein. Ecco, adesso che il “male assoluto” di turno è l’ISIS, viene fuori questa cosa qua:
isis
che tu ti aspetti che chiunque sia dotato di mezzo neurone, ma anche un quarto, un ottavo, un sedicesimo, un trentaduesimo, reagisca con un pernacchio da fare impallidire quello di Eduardo al duca Alfonso Maria di Sant’Agata dei Fornari. E invece no, giù blog e pagine facebook a rivelare la strepitosa scoperta, raccomandando di diffonderla, perché “i giornali di sicuro non ve lo racconteranno” – tutti in mano alla famigerata lobby ebraica, as you know, quella che seguendo le direttive del primo Rothschild magistralmente spiegate nei Protocolli, adesso stanno organizzando il Nuovo Ordine Mondiale (quello talmente segreto che un miliardo di blog hanno pubblicato i loro “Dieci modi per dominare il mondo”) – ma per noi che siamo infinitamente più furbi dei furbissimi giudei, smascherarli è un giochetto da ragazzi, tzè! Smascheriamo e riveliamo, così come riveliamo che è dal 1931 che è stata scoperta la VERA causa del cancro ma non ve la vogliono dire, così come riveliamo quello che il 90% di voi ignora (che sondaggi precisi, cazzarola!) ossia che l’acqua ossigenata è praticamente la panacea di tutti i mali, raccomandata soprattutto per usi orali (giuro che non me la sto inventando: sta girando in un bordello di blog e pagine FB, con la viva raccomandazione di diffondere perché, appunto, il 90% di voi lo ignora, e dopo che avrà fatto il giro dell’orbe terracqueo, continuerete a leggere che voi ignoranti siete ancora il 90%, fatevene una ragione), e i vaccini che provocano l’autismo e guai a dimenticarsi le scie chimiche. E in mezzo a tutto questo bordello ti casca l’occhio su un post intitolato “Dubbi sulla vicenda del giornalista americano”. Si parla della decapitazione di James Foley, naturalmente, e tu ti chiedi: dubbi da parte di chi? Qualche servizio segreto? Controspionaggio? No, niente, è il titolare del blog che vedendo il video della decapitazione, così, a naso, ha l’impressione che non sia autentico, che ci sia qualcosa di stonato, che qualcuno sicuramente è stato decapitato ma va’ a sapere chi sarà in realtà. E qui mi sa che non basta neppure il pernacchio di cui sopra.
Quanto a quelli dell’ISIS, comunque, ma quali cattivi? Quali feroci? Quali spietati? Ma se li avevano anche avvertiti prima, li avevano!

barbara

AGGIORNAMENTO SULLA BUFALA DELL’ACQUA OSSIGENATA: qui.

E ANCORA DUE PAROLE SUL COMICO

L’antisemitismo chiaro e lampante di Beppe Grillo

Nel 2012 è stato il “suocero iraniano”, nel 1996 fu la marmitta di Cesare Romiti. Allora toccò a Enrico Deaglio sull’Unità denunciare le allucinazioni ideologiche di Beppe Grillo: “Fa parte dell’antisemitismo di base, quello da bar, da barzelletta, che è la base di quello politico, ridicolizzare l’Olocausto”, scrisse Deaglio. Il motivo? Il paragone del futuro fondatore del Movimento 5 stelle fra il regista dello sterminio degli ebrei, Adolf Eichmann, e il presidente della maggiore fabbrica italiana di automobili. “Chi è il serial killer”, arringò Grillo dal palcoscenico. “Eichmann ha gassato tre milioni di persone per un ideale distorto. C’è uno che gassa milioni di persone per un conto corrente…”. Sullo sfondo appare la foto dell’allora presidente della Fiat. “Paragonare i gas di scarico della propria marmitta al genocidio degli ebrei in Europa” è inaccettabile, scrisse Deaglio sul giornale fondato da Antonio Gramsci. “Il signor Grillo parla di tre milioni di persone, invece furono sei milioni di ebrei”. E ancora: “Nella sua scala di valori il comico preferisce Eichmann (che comunque aveva un ideale benché distorto) a Romiti che agisce solo per il proprio conto corrente”. Una volta le idee di Beppe Grillo circolavano soltanto nella piccola e petulante corporazione di pistaroli. Adesso il leader del Movimento 5 stelle quelle idee le ha sdoganate e ci ha costruito sopra il primo partito d’Italia. C’è dentro di tutto in questa visione complottistica della storia che proietta paranoicamente sui “nemici” una grande ossessione. C’è l’umanitarismo dei corifei del dottor Gino Strada, ci sono le bufale di “Loose Change”, il film sul complotto dell’11 settembre (le Torri non sono crollate per l’incendio, ma in seguito all’esplosione di cariche piazzate in precedenza, e il Pentagono non è mai stato centrato da un aereo), c’è la difesa amorosa del Mullah Omar scritta da Massimo Fini (“si tratta di una battaglia che, una volta tanto, è davvero lecito definire epocale, fra le ragioni della Modernità e quelle del Medioevo. E noi siamo contro la Modernità a favore delle ragioni del Medioevo”), c’è soprattutto l’odio nei confronti di Israele e degli Stati Uniti. Beppe Grillo è un geniale mistagogo della cospirazione. E tocca spesso vette inusitate. “Le Brigate rosse sono state finanziate e addestrate dai servizi segreti della Germania orientale, la Stasi, e anche i servizi segreti israeliani, il Mossad, offrirono il loro aiuto”, ha scritto il leader del Movimento 5 stelle. È questa paranoia il vero “inferno di Beppe”, per usare il titolo di un reportage del New Yorker sulle elezioni italiane. L’11 settembre? “La Cia è coinvolta negli attentati? Non è da escludere”, ha scritto Grillo. “L’Amministrazione americana sapeva molto di più di quanto ha ammesso? Sembra certo”. Le parole usate con strepito e scandalo sono sempre state per Grillo un privilegiato passe-partout per cancellare giusto e sbagliato, vero e falso, dicibile e indicibile. Ovunque verità nascoste, ovunque attori clandestini, ovunque ombre della scena visibile. Costernazione. Sospetto. Caccia al traditore. Eccitazione da vendetta. È la grande saga del cacciatore di trame internazionali. Nella fiumana ideologico-politica di Grillo la realtà sparisce, sopraffatta dagli agguati della dietrologia. In cima alla piramide vigila l’occhio massonico. Un fenomeno, non sempre direttamente riconducibile alla bocca di Grillo, ma ben descritto in una lettera al Corriere della Sera da Enrico Sassoon, l’ex della Casaleggio Associati demonizzato dalla rete grillina proprio per le sue origini ebraiche, che ha denunciato un ritorno ai toni della fosca teoria “del complotto pluto-giudaico-massonico di memoria zarista e hitleriana”. Per questo il Consiglio di rappresentanza delle istituzioni ebraiche di Francia (Crif) ha appena dichiarato che Grillo è “profondamente antisemita”. Secondo l’associazione ebraica francese, Grillo e il M5s godono di un considerevole sostegno da parte di gruppi “profondamente radicati nel tristemente celebre falso antisemita dei Protocolli dei savi di Sion” di fine Ottocento, che accusa gli ebrei di tutti i mali del mondo. Il leader 5 stelle “ha sempre rivendicato senza alcuna ambiguità il suo antisemitismo” sia nei suoi comizi che sul blog, sul quale “sono stati pubblicati centinaia di messaggi anti israeliani”. Secondo il Crif, Grillo difende la repubblica islamica degli ayatollah. “Per Beppe Grillo – ha denunciato il Crif – l’Iran degli ayatollah è un paese pacifico costantemente sotto attacco, che ha il diritto di difendersi perché aggredito; e il presidente iraniano Ahmadinejad” secondo l’ex comico genovese “non ha mai negato l’Olocausto e non ha mai sostenuto la distruzione dello stato ebraico”. In un documento pubblicato sul proprio sito, il Crif ha ricordato che in un’intervista concessa al quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth Grillo ha detto: “Tutto quel che in Europa sappiamo su Israele e Palestina è filtrato da un’agenzia internazionale che si chiama Memri. E dietro Memri c’è un ex agente del Mossad. Ho le prove”. Gli ebrei francesi citano anche le dichiarazioni ironiche di Grillo, “infarcite con i classici stereotipi antisemiti”, al giornalista ebreo Gad Lerner. “Né la classe politica né la cittadinanza italiana – ha concluso il Crif francese – hanno reagito alle sue posizioni antisemite o alla sua difesa del regime iraniano. Gli italiani sono in procinto di tornare a una parte oscura della loro storia”. Il Crif evoca anche i presunti legami fra la galassia grillina e il giornalista, ex Avvenire, Maurizio Blondet, che secondo Stefano Gatti, stimato ricercatore all’Osservatorio dell’antisemitismo di Milano, “è il più palese fra tutti i polemisti di stampo antisemitico”. Fra le molte macchinazioni, Blondet ha parlato di “Osama bin Mossad”, lo sceicco sarebbe in realtà un agente israeliano. I libri di Blondet, come 11 settembre: colpo di stato in Usa, vendono migliaia di copie. Non entrano nel circuito di distribuzione ufficiale, ma i fan li acquistano via Web sul sito di Effedieffe.com, l’editore che realizza il giornale online omonimo, dove il giornalista pubblica articoli fluviali. Tempo fa, Blondet aveva detto Beppe Grillo ha uno staff e so che spesso riprende le mie tesi”. Gli ebrei francesi paragonano Grillo al comico Dieudonné M’bala M’bala, l’esponente della Francia musulmana e militante nonché uno degli attori più popolari di Parigi, noto per essere andato in tv a dire: “Con la bandiera israeliana mi ci pulisco il culo”. Per Grillo era legale e legittima persino la dittatura dei talebani: “Perché siamo in Afghanistan? Sono passati dieci anni e non lo sappiamo ancora. Bin Laden era arabo, non afghano. Nel 2001 il Mullah Omar era il capo riconosciuto di uno stato legittimo”. Sempre sull’Afghanistan, Grillo nega i legami fra i talebani e al Qaida: “Non vi sono prove del coinvolgimento del governo afghano nell’attacco alle Torri gemelle. L’Afghanistan era uno stato sovrano a cui è stata dichiarata una guerra”. In un comizio del 2002, Grillo parla di Afghanistan e di kamikaze, a suo dire ritratti in maniera ingenerosa sulla stampa occidentale: “È la guerra dei grassi contro i magri (…) Dicono che i grassi che sganciano le bombe sono coraggiosi, mentre i magri che si fanno esplodere sono dei codardi”. E cosa pensare della strage di Nassiriya, in cui persero la vita venticinque fra civili e militari italiani vittime di un attentato suicida? “A trecento metri dalla caserma di Nassirya c’è un pozzo di petrolio e una sede dell’Eni. Ecco perché siamo lì”. Nel 2003 Grillo voleva processare l’Amministrazione Bush: “Saddam Hussein è sotto processo a Baghdad per delitti contro l’umanità e Bush è in libertà provvisoria nel suo ranch nel Texas. Perché non processarli insieme?”. Nel gennaio di quell’anno, al Sistina di Roma, Grillo consiglia a Saddam di puntare bene i suoi missili Cruise su un punto preciso della cartina italiana, della quale fornisce l’esatta latitudine e longitudine: la casa di Silvio Berlusconi ad Arcore. Due mesi dopo l’attentato alle Torri gemelle, Grillo definisce Bush “il più grande serial killer della storia”. Il Crif ha ragione, le parole di Grillo non indignano. Non lo hanno fatto quando ha umiliato Rita Levi Montalcini (“quella con lo zucchero filato in testa”) o quando ha detto di Gianfranco Fini di ritorno da Gerusalemme, nel 2004: “In Israele s’è messo la papalina, ha dato due testate al Muro del pianto, si è circonciso da solo tre volte”. Parole simili furono proferite sull’ex presidente della Camera dall’allora senatore del Pdl Giuseppe Ciarrapico (“Spero che Fini abbia già ordinato le kippah”), ma ebbero ben altre reazioni di indignazione. “Grillo e il suo Movimento 5 stelle godono di un grande sostegno di buona parte della sfaccettata galassia del complottismo nostrano, un vivace mondo trasversale con molti ‘follower’ e articolato in numerosi e attivissimi spazi online e da prolifiche case editrici, dove però, a fianco di temi ecologisti, esoterici e di controinformazione, trovano spazio anche stereotipi antisemiti che affondano le loro radici nel famigerato falso antisemita dei Protocolli dei savi di Sion”, dice l’esperto di antisemitismo italiano Stefano Gatti. I follower di Grillo indulgono nella polemica di marca anti israeliana e spesso antisemita ormai da anni, nei loro spazi online è consuetudine trovare migliaia di commenti simili: “Fosse per me prenderei a cannonate Israele da mattina a sera e gli farei rimpiangere i metodi usati dallo zio Adolf”, “The Shoà Must Go On”, “Sono il popolo maledetto da Dio”, “È brutto da dire non sono razzista o fascista, Hitler era sicuramente un pazzo malato, ma la sua idea di eliminare gli ebrei era per eliminare la loro dittatura finanziaria”, “Se il mondo avesse la palle, Israele sarebbe già scomparsa da due decenni, e poi trasferiteli in qualche atollo nel Pacifico, dove non possono rompere le palle a nessuno”. Il turpiloquio è come il prezzemolo. A favore di Grillo va detto che il leader non è responsabile di quanto lettori e fan lasciano scritto sul suo blog (i moderatori dei siti però sì) e lui stesso ha chiesto alla magistratura di eliminare commenti disdicevoli (che però continuano a campeggiare sul portale). Eppure che esista un problema serio nelle piattaforme di Grillo è un fatto riconosciuto da molti osservatori, come Pierluigi Battista sul Corriere della Sera. Inoltre il livore pervade non solo i fan, ma anche i responsabili del movimento Un post del 5 Stelle Veneto sul blog di Grillo accusa Israele di pianificare un genocidio: “I bambini di Gaza studiano. Studiano sotto le bombe d’Israele. Israele gestisce la loro vita come vivessero in una gabbia, centellinando anche gli aiuti che provengono dall’esterno. Vivono in una gabbia. E se osano alzare la testa, se qualcuno di loro, anche solo uno osa, tutti diventano bersaglio della rappresaglia, anzi, i più piccoli lo diventano per primi. Perché Israele sa. Sa che la disperazione e la guerra perpetua producono follia e odio e questo non porterà mai pace e convivenza. E allora meglio programmare scientemente l’eliminazione del popolo convivente che non si assoggetta a essere brutalmente recluso”. Sull’Iran, Grillo accusa l’occidente di bramare per la guerra: “Bomba o non bomba, arriveremo a Teheran. Lo scienziato nucleare iraniano Mostafa Ahamadi-Roshan è stato ucciso con un ordigno collegato alla sua auto. Non è il primo. La caccia agli scienziati nucleari iraniani è aperta sin dal 2007. È in atto lo strangolamento economico dell’Iran attraverso l’embargo. A Palazzo Chigi comanda Obama”. Grillo non soltanto nega che il nucleare iraniano abbia una origine bellica: “Nessuna delegazione internazionale ha dimostrato che Teheran abbia altri scopi per il nucleare che non siano civili”. Ma rivendica apertamente il diritto di Teheran a un programma atomico: “Mi sembra una barzelletta che i cinque paesi membri permanenti (Cina, Russia, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti) abbiano deciso di deferire l’Iran al Consiglio di sicurezza Onu per il suo programma nucleare. E che chiedano all’Iran di ‘ripristinare la sospensione delle attività collegate all’arricchimento dell’uranio’. Ma forse per entrare nel club delle atomiche bisogna avere alcune buone qualità che ancora mancano all’Iran. Come, ad esempio, essere membro permanente dell’Onu, o una superpotenza o, meglio ancora, alleato degli Stati Uniti”. Per Grillo non è l’Iran che minaccia di distruggere Israele, l’Iran è vittima del famelico Israele: “Perché scoppi una guerra è necessario un nemico da odiare. È indispensabile che la macchina dei media manovrata dai governi crei il mostro (…) L’ultimo chiodo nella bara sarà l’Iran, che è l’obiettivo principale di Israele”. E ancora: “La macchina della guerra non può fermarsi, il pil sprofonderebbe. Sotto a chi tocca, come nei saloon del Far West. In lista ci sono Siria e Iran. Quest’ultimo nel mirino di Israele”. E se non bastasse: “Qualunque stato, quando gli ammazzano gli scienziati nucleari o lo attaccano coi virus informatici, si sente sotto attacco”. La guerra d’Israele contro Hamas a Gaza nel 2009? “Una tonnara con i palestinesi chiusi tra mare e terra”. Oppure: “La Palestina è sotto il tallone di Israele, alleata degli Stati Uniti”. A Beppe Grillo è capitato persino di difendere Mel Gibson. Il regista e attore viene arrestato dalla polizia nei pressi di Los Angeles perché trovato al volante con un tasso di alcol elevato nel sangue. Una volta fermato, Gibson inizia a bestemmiare e a comportarsi in modo violento, lanciandosi in una violenta tirata antisemita. “F…ti ebrei, gli ebrei sono responsabili per tutte le guerre del mondo”, “Anche tu sei ebreo?”, chiede l’attore all’agente di polizia. Scrive Grillo: “Hollywood lo vuole mettere al bando. Alcuni opinionisti americani dicono che le scuse non bastano. Mel Gibson ha sbagliato e deve pagare. E i produttori di origine ebraica, e anche gli altri se ci sono, non devono dargli una seconda opportunità. Se avesse detto: ‘Israele è responsabile della guerra in Libano’, oppure: ‘Israele con il suo comportamento può fare scoppiare la terza guerra mondiale’ forse avrebbero riaperto Alcatraz solo per lui e buttato via le chiavi. Israele fa paura. Il suo comportamento è irresponsabile. Ecco, l’ho detto. E non sono neppure ubriaco”. Per questo il portavoce della sinagoga milanese Beth Shlomo, Davide Romano, ha detto che “Grillo è sicuramente in buona fede ed è anche un non violento, però forse ha un problema, non solo con Israele, ma anche con gli ebrei”. Persino nella guerra in Ossezia Grillo ha visto ovunque stelle di David: “La Georgia è armata da Israele e dagli Stati Uniti. (…) Dietro Israele ci sono gli Stati Uniti o dietro gli Stati Uniti c’è Israele, chi è la causa e chi l’effetto?”. Ancora su Israele: “Il regime cinese si dimostrò più umano”. Qui il paragone è con la strage di piazza Tiananmen. Dal novembre 2011: “Dopo Bin Laden e Gheddafi ora vogliono lo scalpo di Mahmoud Ahmadinejad. Aspettare per credere”. Oppure: “Gli Stati Uniti fanno le guerre a quegli stati che sono passati dal dollaro all’euro. L’Iraq vendeva in euro, la Corea del nord vende in euro, l’Iran vende in euro. Gli americani hanno capito che il mondo può fare a meno di loro, ma loro non possono fare a meno del mondo”. Fosse per Grillo, Israele sarebbe già in giudizio al tribunale dell’Aia: “Si può dire, gridare che chi uccide i bambini, in modo deliberato, ovunque nel mondo, è un assassino? E che va giudicato per crimini contro l’umanità da un tribunale internazionale?”. Israele ossessiona a tal punto Grillo che il comico la usa come metafora delle vicende italiane: “La Val di Susa è diventata la Striscia di Gaza dell’Europa. I suoi abitanti sono tenuti nella stessa considerazione dei palestinesi, la loro volontà è ignorata (…) I valsusini sono i palestinesi d’Italia”. Nel gennaio 2004, alla presentazione di un libro di Nicolò Scialfa, Grillo criticò “l’industria dell’Olocausto”. “Chi è che gridava ‘dopo di me non crescerà più l’erba’?”, diceva in uno show del 2000. “Chi? Ve lo ricordate? Attila. Oggi gli israeliani cosa dicono, ‘dopo di noi non cresceranno più palestinesi’?”. La migliore definizione di Grillo l’ha fornito Richard Hofstadter nel 1965, quando dissezionò lo “stile paranoico” in politica. La paranoia come “delirio di persecuzione o di grandezza”. La grandezza, perché chi ha la fissa del complotto finge di sentirsi perseguitato. In realtà lo cerca, lo brama. E’ un megalomane che non tollera anonimato. Pretende che il mondo si occupi di lui. Anche nella forma del complotto? Meglio di niente. Perché la paranoia, ci dicono gli psicoanalisti, è una forma molto accentuata di noia. (Giulio Meotti, Il Foglio)

E poi devi andare a leggere questo. E poi non riscrivo quello che penso di chi l’ha votato, perché tanto non ho cambiato idea: penso sempre quella cosa lì.

barbara