I GUADAGNI SUI VACCINI

A farmi tornare sul tema sono stati i commenti lasciati in questo post da una signora, appartenente all’eletta categoria degli informati: all’autore del post che spiega che, non essendo medico, ed essendo quindi privo di piena cognizione di causa, ha finora evitato di esprimersi in materia, replica veemente (avevo scritto veementemente, ma ho preferito, pur se grammaticalmente meno corretto, mettere l’aggettivo al posto dell’avverbio, che suona proprio bruttino) (scusate, la pignoleria, ma nei confronti della lingua italiana sono una purista) (forse potrei dire addirittura puritana) (in altri ambiti un po’ meno, per la verità) (e riscusate se la sto buttando che sembra quasi una barzelletta, ma a indurmene è il tenore dei commenti della suddetta signora, che se non fossero istigazioni alla strage sarebbero davvero una barzelletta) (vabbè, riparto) veemente, dicevo, replica la signora:

Quando si hanno figli, anche se non si è medici, credimi, è meglio informarsi
Non bisogna mai dimenticarsi che, per molti, i soldi sono più importanti della salute del prossimo (enfasi mia)

[interessante, tra l’altro, l’approccio alla questione: bisogna informarsi “anche se non si è medici”: alla signora evidentemente sfugge che è esattamente quando non si è medici che bisogna – che bisognerebbe – informarsi: i medici sono GIÀ informati]

E, alla risposta dell’autore,

Anche allarmare la popolazione di una grande epidemia di morbillo (inesistente) è sbagliato
I soldi fanno gola a molti
Io preferisco avere dei figli sani

I soldi, certo. La famigerata Big Pharma che specula sulla nostra salute e inventa storie inesistenti, allarmi inesistenti, bisogni inesistenti per indurci a fare vaccini assolutamente non necessari, e per giunta spaventosamente pericolosi, ma per fortuna ci sono gli illuminati che hanno capito il gioco, e adesso che sono arrivati i castigamatti possono finalmente gioire.
crimini vaccinali
OK, smetto di chiacchierare e cedo la parola al dottor Roberto Burioni, medico e virologo di straordinaria preparazione e competenza, che ha scelto di dedicare molto del suo tempo alla lotta contro il delirio antivaccinista. Purtroppo sugli antivaccinisti convinti i suoi inoppugnabili argomenti non possono fare presa, perché nessun argomento razionale può far presa su una mente delirante, ma agli indecisi, a coloro che, nel turbine delle troppe esternazioni contrastanti si trovano in difficoltà a distinguere il grano dal loglio, a loro probabilmente una parola chiara, informata, documentata, potrà essere utile.

Roberto Burioni, Medico

“Le multinazionali”. Nei giorni del dibattito sui vaccini nelle piazze e purtroppo anche in parlamento ha risuonato spesso – gridata da volti paonazzi – la frase “gli interessi delle multinazionali” collegata ai vaccini.
Le multinazionali farmaceutiche sono aziende votate al profitto, ma di profitto sui vaccini ne fanno veramente poco. Invece di fermarci alle chiacchiere di vocianti senatori omeopatici e di genitori informati, guardiamo i numeri, perché su quelli c’è poco da discutere.
Nel rapporto OSMED sulla spesa sanitaria 2015 è riportato quanto si spende per i diversi farmaci. I farmaci per l’epatite C, contro la quale non abbiamo un vaccino, hanno venduto per un totale di 1 miliardo e 721 milioni di euro nel 2015.
Tutti i vaccini (proprio tutti presi complessivamente) hanno venduto nel 2015 per 317 milioni di euro. Pensate, hanno venduto meno della metà dei farmaci contro HIV (altro virus per il quale non abbiamo il vaccino) che hanno fatturato 672 milioni di euro. Per darvi un’idea, i soli farmaci contro l’ulcera hanno fatturato un miliardo di euro.
Ripeto per i senatori magari distratti dal loro alto mandato: nel 2015 farmaci anti HCV (non abbiamo un vaccino), 1,721 milioni di euro; farmaci anti HIV (non abbiamo un vaccino) 672 milioni euro, vaccini (tutti, dal primo all’ultimo, compreso l’antinfluenzale per il nonno) 317 milioni di euro.
Aggiungete a questo che la quasi totalità dei vaccini non è più coperta da brevetto (che dura 20 anni) e capirete che il vero favore alle multinazionali lo fa chi non vaccina i propri figli e chi invade le piazze bestemmiando la parola “libertà”, visto che la libertà che chiedono è quella di fare tutto ciò che gli pare anche se danneggia gli altri.

PS: vi segnalo l’apertura di una bellissima pagina dedicata alla diffusione della scienza e della verità da parte di due bravissimi amici e colleghi, Andrea Cossarizza e Guido Silvestri. Sono due scienziati a livello mondiale e sono felice che abbiano deciso di dedicare un poco del loro prezioso tempo a questa importante missione, che forse noi medici e ricercatori per troppi anni – visti i risultati – abbiamo delegato a figure del tutto inadeguate. Dobbiamo fare da soli, perché “rem tene, verba sequentur”. Complimenti a Guido e Andrea, la pagina la trovate qui.

Fonti

Ed ecco una tabella riassuntiva di quanto contenuto dell’articolo:
spese vaccini
La prima colonna indica la spesa in milioni di euro, la seconda la percentuale rappresentata dalla classe di farmaci nella spesa complessiva, la terza i milioni di dosi giornaliere consumate per milione di abitante.

Ma non illudetevi di tirare il fiato, cari antivaccinisti: tornerò da voi molto presto.

barbara

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ALLARME METEO: VENTI GELATI SULL’ITALIA

meteo
Ma nonostante i venti gelati, per la prima volta dopo decenni oggi andrò a votare: mi fanno schifo tutti, ma fermare i grillini è una priorità assoluta, e quindi mi sacrificherò e farò la croce su qualcuno che, per quanto mi faccia schifo, è utile a contrastarli numericamente. Come cantava Caterina Caselli: si muore un po’ per poter vivere.

barbara

ANCORA SUL MOVIMENTO 5 STELLE

Ogni tanto do un’occhiata a una ex collega su FB. Quando è uscita la storia dell’infermiera antivaccinista che fingeva di vaccinare i bambini e buttava via le fiale, ha scritto un post schiumante di rabbia; a parte la richiesta di ripristinare la pena di morte, non mancava niente. È furiosamente contraria allo ius soli. È moderatamente pro Israele, nel senso che non se ne occupa e non prende posizione, ma se le si chiede come la pensa, mostra di avere perfettamente chiaro chi è che attacca e chi si difende. Il 4 marzo ha deciso di votare 5 stelle, perché è finalmente qualcosa di nuovo rispetto al politicume stantio. Chiaro che chi fa un ragionamento di questo genere non è dotato di capacità di ragionare, perché quel discorso poteva forse essere valido prima che i grillini cominciassero a governare, ma ormai è una buona manciata di anni che li stiamo vedendo in azione, e “qualcosa di nuovo” non sono più. Meno che mai qualcosa di meglio. Io comunque sono testarda, e continuo a provarci. E per prima cosa propongo questo articolo, che non posto perché è molto lungo, ma suggerisco a chi ha un po’ di tempo di leggerlo, perché è straordinariamente interessante. Altre cose interessanti si trovano nell’articolo che segue.

Il M5s e il leader soldo al comando

Tra i molti spunti di riflessione offerti dalla tragicomica storia dei bonifici taroccati da alcuni parlamentari del Movimento 5 stelle ce n’è uno in particolare che vale la pena mettere a fuoco per inquadrare la vera dimensione del dramma grillino. Coincide con la risposta a una domanda: perché i populisti hanno un problema irrisolto con il denaro? Se ci pensate bene, per capire molti dei guai del Movimento 5 stelle non serve seguire complicati retroscena ma serve semplicemente seguire la traccia del denaro. Antonio Padellaro, ex direttore del Fatto, ha notato giustamente che la truffa da quattro soldi del Movimento 5 stelle ci dovrebbe far riflettere su un tema importante, di cui finalmente si è accorto persino il Fatto: ma se i grillini “non sono capaci di controllare i conti di qualche centinaio di persone come possono tenere in ordine il bilancio di una intera nazione?”. Lo spunto è giusto ma non è sufficiente per capire in che senso i grillini, di fronte al denaro, finiscono spesso in mutande e vengono messi letteralmente a nudo. Il primo esempio riguarda la risposta a un’altra domanda: chi comanda davvero nel Movimento 5 stelle? Tutti i fili del denaro portano ovviamente al signor Davide Casaleggio: fino a qualche tempo fa, con la sua srl, raccoglieva i soldi generati dalla pubblicità prodotta dalle attività presenti sul blog di Grillo; oggi, con la sua associazione privata Rousseau, di cui è presidente e tesoriere, si prepara invece a raccogliere altro denaro attraverso versamenti da 300 euro al mese che ciascun grillino dovrà versare una volta eletto in Parlamento.
I rapporti di forza nel grillismo si misurano attraverso i fili del denaro e il denaro ci dice molto anche delle ragioni relative al distacco tra Beppe Grillo e il Movimento 5 stelle, avvenuto evidentemente anche per questioni di carattere economico: questioni emerse in modo plastico e in modo comico il giorno in cui il clown genovese, per rispondere a una querela per diffamazione presentata dal Pd arrivò a far dire al suo avvocato che Grillo non è “direttamente responsabile” dei post che vengono pubblicati sul blog di Beppe Grillo e che il leader dei Cinque stelle “non è responsabile, né gestore, né moderatore, né direttore, né provider, né titolare del dominio, del blog, né degli account Twitter, né dei tweet e non ha alcun potere di direzione né di controllo sul blog, né sugli account Twitter, né sui tweet e tanto meno su ciò che ivi viene postato”. La pista dei soldi ovviamente ci aiuta a capire molto altro. Ci aiuta a capire il sentimento di disprezzo per la democrazia rappresentativa che cova nel mondo di Grillo: la multa truffa da 100 mila euro prevista nel codice etico per tutti i parlamentari ribelli, in aperta violazione dell’articolo 67 della Costituzione, è la perfetta fotografia della incostituzionalità del M5s. Ci aiuta a capire il non sense del programma del Movimento: su Repubblica, il professor Roberto Perotti ha calcolato che produrrebbe un disavanzo di 63 miliardi di euro all’anno. Ci aiuta a intuire quando nasceranno i veri problemi del grillismo: il giorno in cui si capirà chi è che in tutti questi anni ha finanziato in modo non trasparente un partito attraverso un blog sarà uno spasso. E ci aiuta infine a capire anche la ragione per cui il grillismo laddove governa è destinato a produrre immobilismo. Lo ha ammesso candidamente due giorni fa Alessandro Di Battista in una delle sue rare interviste da Giovanni Floris, rispondendo così a una domanda sull’incapacità di controllare i bonifici: “Sa perché non c’è stata possibilità di controllo? Perché noi siamo incredibilmente onesti. Noi non abbiamo restituito questi soldi in un fondo intermedio del M5s, perché non volevamo che quei soldi minimamente transitassero in nessun fondo o conto corrente del M5s, e li abbiamo destinati direttamente al ministero dello Sviluppo economico. Non li volevamo toccare”. Le parole di Dibba, in fondo, spiegano il grillismo più di mille bonifici. Non toccare nulla per non sporcarsi le mani. Non maneggiare soldi per non cadere in tentazione. Non fare nulla per evitare di sbagliare qualcosa – pensate alle Olimpiadi di Virginia Raggi. I grillini con le mani nella marmellata sono parte di un problema più grande dove al centro di tutto c’è la propensione naturale a essere in imbarazzo di fronte al denaro, a usare i soldi in modo opaco, a trasformare la ricchezza in un tabù. L’incapacità del grillismo – e anche i suoi guai futuri che non verranno a mancare – non la si può capire fino in fondo se non si parte prima di tutto da qui.
Claudio Cerasa, Il Foglio, 15/02/2018 

Per quanto riguarda i bonifici, nel caso per qualcuno non fosse chiaro il meccanismo, risulterà perfettamente comprensibile con questo schemino:
honestà
Qui invece qualche conto in tasca agli honesti sui rimborsi spese  (altro che il giornalista che inseriva quotidianamente la voce “l’uomo non è di legno”!)
rimborsi
E per concludere, questa esilarante intervista, rubata qui.

Rimborsi M5S, 46 mila euro in pasti – Fantinati: “Basta, sono soldi privati”

  • Domanda: Onorevole, è lei ad avere il primato fra i parlamentari pentastellati?
  • Mattia Fantinati: Non lo so.
  • Domanda: La cifra riportata dal sito è sbagliata?
  • Mattia Fantinati: Non ho mai verificato.
  • Domanda: Però dai resoconti risulta questa numero.
  • Mattia Fantinati: Guardi, la voce vitto è una voce tecnica. All’interno della quale sono state inserite altre spese. Le ripeto, non ho pasteggiato a caviale e champagne. Ho solo inserito all’interno del vitto altre cose.
  • Domanda: Quali?
  • Mattia Fantinati: Ho utilizzato parte di quel budget per alcune consulenze con professionisti. Alcune spese le ho messe lì per comodità e leggerezza.
  • Domanda: Ma questa prassi era consentita o è stato lei ad aggirare l’ostacolo?
  • Mattia Fantinati: A un certo punto ci hanno detto di specificare ogni cosa. Infatti, si può notare che negli ultimi due anni sono più preciso e regolare.
  • Domanda: Riavvolgiamo il nastro. In questi cinque anni dove ha abitualmente pranzato o cenato?
  • Mattia Fantinati: Dice sul serio o sta scherzando? Se vuole può chiedere ai commessi della Camera che mi hanno visto o alla buvette o alla mensa dei dipendenti. Eppoi con i vostri potenti mezzi potete controllare dove mangiavo, a che ora la facevo e quanto spendevo.
  • Domanda: Quanto ha speso mediamente per i pranzi e per le cene?
  • Mattia Fantinati: Per carità, perché insiste? Posso capire che sia molto più interessante sapere dove mangi. Ma sono davvero questi i problemi degli italiani? Io vorrei parlare di lavoro, immigrazione, di programmi.
  • Domanda: Ritorniamo sui 46.391 euro di cui si parla nel rendiconto.
  • Mattia Fantinati: Basta, sono soldi privati. Perché non ponete la stessa domanda a qualsiasi altro parlamentare di qualsiasi altro gruppo? A giudicarmi saranno gli attivisti dei cittadini che dovranno trarre le loro conclusioni.

Ecco, io direi che più ancora per i loro imbroglietti squalliducci, più ancora che per la loro assoluta incapacità a governare, più ancora che per le loro puttanate quali novax, scie chimiche, microchip sottopelle e complottismi vari misti, questi andrebbero condannati a cinquemila anni più le spese per quanto sono stupidi. Sul serio: il reato di stupidità dovrebbe essere introdotto nel codice penale (sì, lo so: “vaste programme”, direbbe il generale).

barbara

CHI HA IL CORAGGIO DI DIRE CHE IL M5S È UN PERICOLO PER L’ITALIA?

Ritengo sia il caso di dedicare un paio di post al movimento 5 stelle. Me ne ero già occupata una decina di giorni fa, ma nella speranza di aprire gli occhi a qualcuno ed evitare di spingere l’Italia nel baratro, a costo di essere noiosa ritorno sul tema, oggi con due articoli che ho trovato interessanti e utili, e che forse non tutti hanno avuto l’occasione di leggere.

La nostra classe dirigente non può più permettersi di essere neutrale.

Appello

A poche settimane dalle elezioni presidenziali francesi, dunque circa un anno fa, la stragrande maggioranza degli imprenditori, della classe dirigente, degli intellettuali, degli editorialisti e dei direttori dei giornali della Francia scelse di utilizzare ogni mezzo a disposizione per spiegare che cosa avrebbe rischiato il proprio paese sottovalutando la minaccia di un partito antisistema come il Front national. A poche settimane dalle elezioni politiche tedesche, circa sei mesi fa, la stragrande maggioranza degli imprenditori, della classe dirigente, degli intellettuali, degli editorialisti e dei direttori dei giornali tedeschi scelse di utilizzare ogni mezzo a disposizione per spiegare che cosa avrebbe rischiato il proprio paese sottovalutando la minaccia di un partito antisistema come Alternative für Deutschland. A poche settimane dalle elezioni politiche italiane, la stragrande maggioranza degli imprenditori, della classe dirigente, degli intellettuali, degli editorialisti e dei direttori dei giornali ha scelto invece di non utilizzare alcun mezzo per spiegare che cosa rischierebbe il nostro paese a sottovalutare la minaccia di un partito antisistema come il Movimento 5 stelle. Mancano 24 giorni alle elezioni, ma allo stato attuale possiamo dire che la maggioranza dell’establishment italiano sembra avere fatto una precisa scelta: considerare il partito di Luigi Di Maio un partito come tutti gli altri, e i leader politici tutti indistintamente dei populisti. Tutti uguali, tutti pericolosi, tutti cialtroni, tutti impresentabili, tutti invotabili. C’è solo un piccolo problema: non è così. Non è così perché in questa campagna elettorale c’è un partito che rappresenta un pericolo per la nostra economia, per la nostra democrazia, per la nostra Costituzione, per il nostro stato di diritto, persino per la nostra salute. Un partito che sogna di disincentivare il lavoro attraverso il reddito di cittadinanza. Un partito che sogna di smantellare il nostro welfare attraverso l’abolizione di leggi che hanno salvato l’Italia. Un partito che sogna di abolire la democrazia rappresentativa trasformando i parlamentari in sudditi di una srl privata. Un partito che sogna di calpestare la Costituzione promettendo leggi, come quella sulla prescrizione, fatte per non assicurare la ragionevole durata di un processo. Un partito che sogna di abolire in Parlamento il voto segreto facendo propria una legge che un altro partito italiano, avete capito quale, portò già in Parlamento il 19 gennaio 1939. Un partito che prova ogni giorno a sopprimere il dissenso attraverso lo strumento della gogna. Un partito che traccia i voti dei suoi iscritti creando sistemi di votazione che rendono “possibile controllare e ricostruire le preferenze espresse dai votanti a causa della mancanza di anonimato”. Un partito che da una parte dice ‘non vi preoccupate, non siamo antieuropeisti’, mentre dall’altra continua a tenere in vita, con tanto di tesoretto economico, un “Comitato Promotore per l’Indizione del Referendum sull’euro”. Un partito che in un momento in cui l’export italiano corre come un treno sogna di seguire il modello dei dazi alla Trump perché anche nel nostro paese, sostiene Manlio Di Stefano, responsabile esteri del M5s, “ci vorrebbe un po’ di sano protezionismo”. Un partito che gioca con la salute dei nostri figli lasciando intendere che sui vaccini è bene che ognuno faccia come crede, senza ricordarsi che fare come si crede significa mettere in pericolo i più deboli, cioè chi i vaccini non li può fare. Chiaro? Chiaro. A poche settimane dalla campagna elettorale, a parte qualche eroico caso isolato – Angelo Panebianco ed Eugenio Scalfari, che rappresentando però più le proprie idee che quelle dei giornali su cui scrivono – nessun pezzo da novanta della classe dirigente italiana è ancora sceso in campo per dire in modo esplicito che il Movimento 5 stelle è un pericolo per l’economia, per la democrazia, oltre che ovviamente per la grammatica. Non sappiamo se da qui alle elezioni qualcuno lo farà. Ma da queste colonne ci permettiamo di ricordare una cosa semplice: mai come oggi essere neutrali significa avere già deciso da che parte stare.
Claudio Cerasa, Il Foglio, 08/02/2018

Vista amara. Elogia la poligamia, considera Israele uno stato terrorista, mette «la mano sul fuoco cento volte sull’innocenza di Tariq Ramadan», vuole costruire una moschea vista mare. Si chiama Davide Piccardo (Imperia, 1982), è un esponente di primo piano della comunità islamica. Figlio di Hamza Roberto Piccardo (Imperia, 1952), fondatore dell’Ucoii, l’unione delle comunità islamiche, ma ora in posizione marginale, che alle spalle ha già tre matrimoni (la terza moglie è stata ripudiata con un sms). A «La Zanzara», Davide ha dichiarato: «Le donne hanno rapporti più stabili, è raro che abbiano amanti a lungo o doppie vite». Intanto Ramadan, il discusso professore di Oxford, che grazie a grandi affabulazioni maschera con successo la sua appartenenza all’islam dei Fratelli musulmani, è stato arrestato a Parigi con l’accusa di stupro. Davide Piccardo lo difende a spada tratta dal suo blog sull’Huffington Post Italia. Vorrebbe anche aprire nella sua Imperia «una moschea vista mare, magari al parco Urbano che potrebbe riqualificare la zona». Da ultimo, ha dichiarato che voterà M5S, come molti islamici italiani. «Vaste programme», come diceva il generale De Gaulle a chi gridava «Mort aux cons!»: poligamia, annientamento di Israele, difesa di Ramadan, moschea vista mare. E poi il grillismo. Come ultimo approdo moderato.
Aldo Grasso, Corriere della Sera, 4 febbraio 2018

Ecco. dovesse passare da queste parti qualche indeciso, mediti intanto sulle questioni affrontate in questi due articoli. Domani arriverà dell’altro.

barbara

DEDICATO A CHI VOTA 5 STELLE

Vedo in giro che c’è ancora – per quanto incredibile possa sembrare – qualcuno che si propone di votarli perché “finalmente qualcosa di nuovo” e perché “loro almeno sono puliti” e “l’honestà” e “la trasparenza”. Ecco, leggete.

Esclusiva: così Davide Casaleggio è diventato il padrone del M5s

di Luciano Capone

Roma. “L’anno duemilasedici, il giorno otto del mese di aprile. In Milano, in una stanza dell’Istituto in via Mosè Bianchi n. 90. Davanti a me, notaio Enzo Sami Giuliano, sono presenti i signori Gianroberto Casaleggio e Davide Federico Dante Casaleggio…”. Inizia così il documento più importante – e forse proprio per questo tenuto segreto, anche dopo le nostre reiterate richieste di pubblicazione – della galassia di statuti e non-statuti che regolano la vita del M5s. È l’atto costitutivo dell’“Associazione Rousseau”, che il Foglio è in grado di rivelare in versione integrale qui, di quell’associazione non riconosciuta che coincide fisicamente con la sede della Casaleggio Associati e con la persona di Davide Casaleggio, attraverso cui il figlio di Gianroberto gestisce per discendenza diretta la democrazia diretta del M5s.
Al di là degli articoli dello statuto che indicano le finalità, gli organi e il funzionamento dell’associazione, ciò che è più importante per capire il contesto in cui sboccia il ruolo di dominus del M5s di Davide Casaleggio è proprio l’incipit del documento. Intanto la data: l’8 aprile del 2016. E poi il luogo: l’Istituto Auxologico di via Mosè Bianchi, dove in quei giorni Gianroberto era ricoverato sotto falso nome per esigenze di privacy. Quattro giorni prima della sua morte, avvenuta il 12 aprile 2016 al termine di una lunga malattia, un notaio viene convocato in una stanza d’ospedale per redigere un testamento politico che consegna al figlio il controllo del partito per via ereditaria. Così, se Beppe Grillo ha il ruolo di Garante del M5s, grazie a Rousseau Davide Casaleggio occupa quello di Garantito.
L’Associazione Rousseau, che ha lo scopo di “promuovere lo sviluppo della democrazia digitale nonché di coadiuvare il Movimento 5 Stelle” nella sua azione politica, è un’associazione composta da due persone: Gianroberto Casaleggio, che è in fin di vita, e il figlio Davide. Versano due quote da 150 euro, che costituiscono il fondo iniziale, e sono rispettivamente Presidente e vicepresidente, entrambi componenti dell’Assemblea e membri del Consiglio direttivo, mentre Davide è anche Tesoriere. Ma l’obiettivo dello statuto, date le condizioni di salute del padre, è assicurare al figlio il controllo perpetuo e assoluto su Rousseau. E il potere di Casaleggio jr. viene blindato da due articoli – il 6 e il 13 – che consegnano eternamente i ruoli e le funzioni più importanti ai “Fondatori”. Ma di fondatori ce ne sono due e dopo appena quattro giorni, in seguito alla morte di Gianroberto, ne resta solo uno: Davide.
L’art. 6 dello statuto sancisce che possono entrare nell’associazione persone “la cui ammissione è deliberata dal Consiglio direttivo”. Ma secondo l’art. 13 “il presidente del consiglio direttivo è nominato dall’Assemblea tra i soci fondatori” (quindi solo il Garantito, Davide Casaleggio). Il 12 aprile, il giorno della scomparsa di Gianroberto, tutte queste distinzioni non contano. L’Associazione Rousseau è una sola persona, in cui coincidono l’assemblea, il presidente, il consiglio direttivo e il tesoriere. Ma lo schema dello statuto è fatto per garantire a Casaleggio il dominio eterno sull’Associazione: è solo lui, l’unico Fondatore superstite, che può essere nominato presidente; ed è sempre lui che, attraverso il Consiglio direttivo, di cui è l’unico presidente possibile, a decidere chi può entrare e chi no nell’associazione. E’ in questo contesto di regole che il 5 maggio Davide fa entrare nell’Associazione Rousseau due nuovi soci, Max Bugani (consigliere comunale a Bologna) e David Borrelli (europarlamentare), il cui ruolo però è quello di fare numero. Sono solo figuranti. E questo lo ha dichiarato lo stesso Borrelli al Foglio il 4 gennaio 2018: “Sono in quell’associazione ma è come se non ci fossi. Tutti e tre gli incarichi sono intestati a Davide Casaleggio, bisogna chiedere a lui”.
E veniamo ai tre incarichi. Secondo quanto emerge dal rendiconto sommario del 2016 pubblicato sul sito, il Garantito Davide è contemporaneamente presidente, tesoriere e amministratore unico di Rousseau. Ciò vuol dire innanzitutto che rispetto allo statuto il Consiglio direttivo, l’organo collegiale che amministra l’associazione, è stato sostituito da una figura monocratica come l’Amministratore unico. Ma soprattutto che il figlio di Gianroberto concentra nella sua persona tutti i ruoli dirigenziali e di vigilanza, senza alcuna divisione dei poteri, e in pieno conflitto d’interessi. Secondo lo statuto il Consiglio direttivo (ora l’Amministratore unico) nomina il tesoriere, delibera i rendiconti predisposti dal tesoriere, decide sui contratti superiori ai 100 mila euro e sui propri rimborsi spese. Il tesoriere provvede alla gestione economico-finanziaria ordinaria e predispone il rendiconto. Il presidente presiede il consiglio direttivo e rappresenta l’associazione. In pratica Casaleggio nomina se stesso, autorizza se stesso, controlla se stesso e presiede se stesso. Una condizione che potrebbe portare a un disturbo della personalità, ma che di sicuro disturba il sano e trasparente funzionamento di qualsiasi organizzazione. In particolare di un’associazione come Rousseau che, a dispetto dal numero esiguo dei membri, maneggia una flusso enorme di danaro (finora oltre 550 mila euro), rendicontato in maniera approssimativa. Nessuno sa a chi sono andati centinaia di migliaia di euro finora spesi, se ad esempio la Casaleggio Associati – società che ha la stessa sede di Rousseau e lo stesso presidente garantito per diritto ereditario – è mai stata pagata per i servizi resi all’associazione e per aver “sviluppato” la piattaforma Rousseau. Nessuno sa quali e quanti siano i “rimborsi spese” che il garantito si è autorizzato. Non lo si può evincere dal rendiconto sommario pubblicato sul sito, non lo sanno i donatori, i militanti e gli eletti del M5s, non lo sanno neppure gli altri soci di Rousseau (“Ho partecipato a una sola riunione su Skype, ho visto il bilancio che è online e ho dato l’ok”, ha detto al Foglio Borrelli).
Il potere di Davide Casaleggio è ulteriormente rafforzato dalle nuove regole del M5s. L’art. 1 del nuovo statuto vincola per sempre il M5s all’associazione Rousseau e l’art. 6 del regolamento obbliga tutti i nuovi eletti in Parlamento a versare una tassa mensile da 300 euro a Rousseau (che fanno almeno 3 milioni di euro in 5 anni). Il movimento è così legato mani e piedi, giuridicamente, economicamente e tecnicamente, a un’associazione privata su cui non ha nessun potere o vigilanza. Il nuovo statuto prevede una procedura per sfiduciare il capo politico (Di Maio) e anche una per rimuovere il garante (Grillo), ma non ce n’è nessuna per recidere i legami con il garantito (Davide Casaleggio e la sua Associazione Rousseau). L’unica soluzione è modificare lo statuto. Ma per farlo serve una procedura complicatissima e una maggioranza irraggiungibile. E in ogni caso “la verifica dell’abilitazione al voto e il conteggio dei voti – dice lo statuto – sono effettuati in via automatica dal sistema informatico della Piattaforma Rousseau”. Non se ne esce, se non con una scissione. A supervisionare e gestire tutto c’è sempre lui, Davide Casaleggio, il Garantito che, per discendenza diretta e con soli 300 euro di capitale, ha preso il controllo assoluto ed eterno del primo partito italiano. (qui)

Poi magari, giusto perché su una torta che si rispetti non può mancare la ciliegina, ricordiamo (in ordine sparso) la guerra ai vaccini, ricordiamo l’impegno contro le scie chimiche, ricordiamo il filo arabismo e filo islamismo a oltranza, ricordiamo lo ius soli, ricordiamo le menzogne contro Israele, ricordiamo i microchip impiantati nel corpo e complottismi vari misti, e soprattutto non dimentichiamo l’indimenticabile campagna elettorale di Filippo Nogarin, a suon di molecole e atomi che muoiono e rinascono.

barbara

ALTRO CHE SCHELETRI NEGLI ARMADI!

Questi sono scheletri di dinosauro nel salotto di casa! E per chiarirlo parto da un mio post di un po’ più di dodici anni fa, che riporto integralmente.

E PENSARE CHE UNA VOLTA MI PIACEVA!

ERRI DE LUCA:

«Tutta la mia generazione è colpevole. L’unica strada è l’amnistia»

Ciò che segue è un collage di dichiarazioni di Erri De Luca intervistato da Enzo d’Errico sul Corriere di oggi. Con l’aggiunta di qualche commento da parte mia, perché quello che è troppo è troppo.
«Di quello che dice oggi Achille Lollo, m’importa ben poco. È un prurito di cronaca nera e nulla più.
E voilà, signori: che cosa saranno mai due ragazzi arrostiti? Un prurito, per il Nostro ineffabile!
Questi fatti, invece, andrebbero consegnati alla storia di un Paese capace finalmente di chiudere i conti con il suo passato».
Scusi, carissimo, ma questa mi pare di averla già sentita, solo che quelli, se non ricordo male, si chiamavano nazisti: voi non dovreste essere dalla parte opposta?
«Penso che abbiamo una sola strada in grado di condurci alla riconciliazione nazionale. Ed è l’amnistia.
Wonderful! E se gli regalassimo anche un bel pezzettino di terra, come ai soldati romani dopo una vita spesa a combattere per la Patria? Eh?
Soltanto così potremo strappare queste vicende alla pattumiera del resoconto quotidiano e deporle sugli scaffali di una memoria condivisa».
Io personalmente preferirei non deporle proprio da nessuna parte. Quello che deporrei davvero volentieri sono gli assassini: nelle Patrie Galere. E peccato che i lavori forzati non ci siano più.
«Fare dei nomi, poi, significa escluderne altri. A cominciare dal mio, che in quegli anni vivevo a Roma ed ero un militante della sinistra rivoluzionaria. L’unica chiamata di correo plausibile riguarda una generazione che pretese di agire come un solo corpo, a titolo collettivo». «Ai giudici io rispondo che siamo tutti colpevoli, perché nessuno di quei reati può essere iscritto in un conto individuale».
Quando un discorso analogo lo ha fatto Craxi tutti noi, giustamente, siamo insorti come un sol uomo a protestare contro una simile infamia e assurdità: ci sarà consentito, oggi, un flebile lamento?
«L’intensità degli scontri con i fascisti era quotidiana».
Sì, mi ricordo: c’ero anch’io. Anche il mio ragazzo le ha prese dai fascisti. E poi gliele ha restituite, naturalmente. Ma qui stiamo parlando di ragazzi arrostiti, signor De Luca: lei non ci vede qualche differenza? Differenzina? Differenzinetta … ? No? Niente niente?
Lollo sostiene addirittura che il rogo di Primavalle fu provocato dai Mattei e non dal suo gruppo. Lo pensa anche lei? «All’epoca dei fatti, era questa la nostra versione. E io ci credevo.
Ganzo, il De Luca!
Anzi, sospettavo
perché lui era più furbo anche degli altri furbi, cosa credete?
che si trattasse di una delle tante trappole che lo Stato faceva scattare contro di noi in quegli anni. Era un attentato completamente fuori scala rispetto al livello dello scontro. Dunque, o avevamo a che fare con un’azione sfuggita al controllo di chi l’aveva organizzata, oppure qualcuno ci aveva teso un tranello».
Il complotto! Il complotto!
E l’orrore di quella notte, con la foto di Virgilio Mattei carbonizzato alla finestra, non provocò alcun ripensamento? «No, per noi quello fu soltanto uno dei tanti micidiali scontri di allora.
Cioè, mi faccia capire, esimio: io me ne sto a casa mia, arrivata una certa ora me ne vado a letto; poi viene lei che mi arrostisce – pare che prima le porte siano state sigillate con la pece o qualcosa del genere, se ricordo bene, per non rischiare che qualcuno potesse sfuggire – e questo si chiama “scontro”? Ehi, De Luca, guardi che c’è una revisioncina da fare!
Vivevamo dentro una guerra civile a bassa intensità e la pietà verso fatti del genere era spenta».
Bella questa calma olimpica nei confronti di uno stupido ragazzo fascista che ha scelto di farsi arrostire piuttosto che stare dalla parte giusta. Bella, non c’è che dire. Persino quasi commovente, direi.
D’accordo, ma oggi? «Oggi mi sembrano più vicine le battaglie di Custoza che le nostre».
E questa, signori, lasciatemelo dire, questa è VERA GRANDEZZA, sì!
«Soltanto l’amnistia avrebbe potuto ricucire questa ferita,
specie alla mamma degli arrostiti, immagino
ma all’intera classe politica italiana manca il sentimento di responsabilità
o classe politica italiana imbecille! Perché non vai a lezione di sentimento di responsabilità da Erri De Luca? Eh? Perché non ci vai? Vergognati!
necessario per una scelta di riconciliazione. Si preferisce litigare e continuare a dividersi su vicende ormai più remote delle battaglie di Custoza».
Scusate, ma questa non la commento, che devo andare un attimo a vomitare.
Fratelli-mattei
barbara

Nessuno dei tre autori della strage ha mai fatto un giorno di carcere: due fuggiti subito, il terzo, Achille Lollo, scappato in attesa del processo d’appello con l’aiuto di Franca Rame e di Dario Fo – l’infame repubblichino responsabile di rastrellamenti, implacabile accusatore del commissario Calabresi, e tornato, alla fine della sua troppo lunga vita, agli antichi amori, con la vicinanza ai grillini e a Casa Pound. Dato che l’accusa iniziale di strage è stata in seguito derubricata a incendio doloso e omicidio colposo, con condanna a 18 anni, ciò ha fatto sì che ad un certo punto il reato cadesse in prescrizione, dopodiché Achille Lollo è rientrato in Italia. Perché ne riparlo adesso? Perché – la notizia è di qualche mese fa, ma io l’ho appreso solo ora – il signor Achille Lollo, rientrato in Italia da libero cittadino, lavora al servizio del movimento 5 stelle. D’altra parte, come stupirsi che il signor Grillo si trovi a proprio agio con gente che ha le mani sporche di sangue?

Qui un po’ di notizie per chi è troppo giovane per ricordare quell’atroce episodio.

barbara

 

REFERENDUM: LA PAROLA A UGO VOLLI

Che è infinitamente più bravo di me, e quindi lascio parlare lui.

Perché votare sì al referendum
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Cari amici,
Informazione Corretta di regola non interviene in temi di politica interna e si limita a parlare di Medio Oriente e di temi connessi. Vi sono però delle eccezioni, e la mia cartolina di oggi è una di queste. Siamo a una settimana dal referendum e la discussione infuria, anche con toni molto violenti, soprattutto da parte dei sostenitori del no. Basta pensare agli ultimi interventi di Beppe Grillo, che ha dato a Renzi della “scrofa ferita” e agli elettori del sì il titolo di “assassini”. Altri interventi fanno meno notizia ma sono più pervasivi. A me hanno chiesto quanto ero stato pagato, mi sono arrivate fotografie di cani che defecavano sulla bandiera del PD, un’immagine di Hitler che fa un gesto come a indirizzare chi guarda di lato, con la didascalia “Alle docce!”. Hanno creduto di offendermi anche cambiando il mio titolo in “professoressa” Volli, come se il genere femminile fosse un’offesa. A parte questi tratti di fascismo verbale, che meritano di essere analizzati a parte, la questione del referendum è molto seria e merita di essere discussa razionalmente, per prendere una decisione sensata.
Non aiutano in questo i toni allarmistici e spesso isterici dei sostenitori del no, che parlano di “svolta autoritaria”, mentre il testo non rafforza affatto i poteri del presidente del Consiglio, com’era previsto in proposte precedenti; parlano di una riforma del Governo, mentre è stata votata dalle Camere (ciascuna in due letture; dicono che la scelta dell’elezione indiretta del senato (diffusa in diversi paesi democratici e già presente per altre cariche nella nostra legislazione) sarebbe una limitazione della libertà di voto, che il comma di un articolo in cui si dice che le leggi debbono tener conto dei vincoli degli accordi internazionali e dell’ordinamento dell’Unione Europea (un comma che c’era già e che al posto di “ordinamento dell’Unione Europea” si parlava di “ordinamento comunitario” facendo riferimento al vecchio nome dell’istituzione europea) sarebbe addirittura la “cessione della sovranità nazionale”. Per capire bene quali sono le novità vi consiglio di prendervi il tempo di confrontare il vecchio testo con il nuovo. Ci sono delle comode pagine a doppia colonna con il vecchio testo e il nuovo. Questo per esempio è il lavoro fatto dalla Camera dei Deputati: http://documenti.camera.it/leg17/dossier/pdf/ac0500n.pdf. Scoprirete al primo sguardo, per esempio, che i primi 48 articoli, quelli che riguardano i diritti fondamentali dei cittadini, non sono affatto toccati dalla riforma. Sul referendum bisogna giudicare razionalmente, lo ripeto. E questo va fatto su due piani. I contenuti della riforma e le conseguenze politiche del voto. Sul primo punto, diciamolo chiaramente, non cambia il contesto della nostra vita, non si toccano i diritti politici e civili, non si altera la forma di stato. Non è affatto una rivoluzione. E’ una riforma, solo una riforma, non una rivoluzione, della macchina politica. Le funzioni del parlamento, della Corte Costituzionale, del Governo, delle regioni, della magistratura, ecc. ecc. restano sostanzialmente le stesse. Vi sono alcune modifiche che razionalizzano il processo di decisione. Spariscono enti inutili come il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro e le province. Il Senato viene trasformato in una camera delle autonomie, con la riduzione del numero dei senatori e la loro elezione attraverso i consigli regionali e quelli comunali più importati.
Non essendo una fotocopia dell’altra camera ed essendo riunito solo part time, il senato perde molte funzioni, come la fiducia al governo, l’intervento nella legislazione ordinaria (ma non in quella di rilevanza regionale o in quella costituzionale). Come succede in molti paesi (fra cui per esempio la Gran Bretagna), la funzione parlamentare si accentra sulla Camera, che continua naturalmente a essere direttamente eletta da tutti. Il governo ottiene una corsia preferenziale per le sue proposte, ma in cambio le regole sui decreti sono più stringenti. E’ possibile consultare su certe leggi, come quelle elettorali, direttamente la Corte Costituzionale, evitando il ricorso ai tribunali dopo che sono entrate in funzione. Le leggi sono approvate senza il ping pong fra le due camere che ha rallentato e reso confusa la legislazione negli ultimi decenni. Alcune materie che erano competenza congiunta di Stato e regioni ritornano all’esclusiva legislazione statale, evitando conflitti logoranti e paralisi, come quella che ha fatto saltare ieri una parte della riforma della pubblica amministrazione perché le regioni erano state sì consultate e si erano pronunciate a maggioranza a favore, ma un paio non erano d’accordo. Insomma, la riforma semplifica la macchina dello stato, aiuta a prendere decisioni, chiarisce le responsabilità.
Si sarebbe potuti essere più radicali in queste scelte, ma il parlamento che ha approvato la riforma non consentiva interventi troppo decisi. E’ già un miracolo che il Senato abbia acconsentito alla diminuzione dei suoi poteri, difficilmente avrebbe accettato la sua abolizione pura e semplice. Il regime politico che esce dalla riforma è sostanzialmente lo stesso, solo ha perso i lacci e laccioli che erano stati imposti nel 1947, cioè in piena guerra fredda, per evitare che il governo potesse funzionare senza mettersi d’accordo con la minoranza. Il consociativismo, i compromessi, la partitocrazia, i mali riconosciuti da tutti del sistema politico italiano nascono da qui. E in effetti questa riforma non è molto diversa da quella che era stata scritta molte volte da esperti, commissioni, organi parlamentari. Come tutte le cose al mondo non è e non può essere perfetta. Ma è un progresso e grande. Per questo sul piano del contenuto il referendum merita il Sì.
Il secondo piano è quello delle conseguenze politiche. E’ abbastanza semplice ragionarci sopra. Se vince il sì, le cose continuano ad andare come sono andate finora. Nonostante tutte le polemiche che sono state sollevate, io penso che il governo Renzi sia il migliore da molto tempo. Ha fatto dei progressi notevoli in tema di diritti civili, organizzazione dello stato, gestione dell’economia, dialettica con l’Unione Europea. Su certe cose che ha fatto non sono affatto d’accordo, per esempio sull’”accoglienza” indiscriminata all’immigrazione irregolare. Ci sono stati un paio di brutti incidenti, molto significativi soprattutto per noi che ci occupiamo di Israele, come l’astensione all’Unesco e le lettere mandate agli italiani di Gerusalemme come se la città stesse in un’inesistente stato di Palestina. Ma queste sono state trappole costruite da pezzi di amministrazione che vorrebbero perseguire la tradizionale politica filoaraba dello stato italiano. E Renzi direttamente nel primo caso, il comitato per il Sì nel secondo sono intervenuti e hanno chiesto scusa – il che non è poco. In molte altre circostanze – visite di ministri, accordi internazionali, di recente l’appoggio contro gli incendi – questo governo ha mostrato una sincera volontà di amicizia con lo stato di Israele.
L’assalto al referendum non viene fatto per difendere la Costituzione, come recitano gli slogan, ma per azzoppare Renzi. E condotto da un’accozzaglia (il termine è stato criticato ma giusto, dato che significa “insieme disordinato di persone o cose, per lo più disparati tra loro” http://www.garzantilinguistica.it/ricerca/?q=accozzaglia), in cui si uniscono le posizioni più disparate: c’è l’Anpi e gli islamisti dell’Ucoi (questo non meraviglia, dato quel che fa l’Anpi il 25 aprile), c’è Vendola e Salvini, Berlusconi e De Magistris, D’Alema e Brunetta, Casa Pound e la CGIL, c’è naturalmente Grillo con i suoi, Zagrebelski e i no tav, il Manifesto, il Fatto e il Giornale.. Insomma tutta l’opposizione al governo e tutti quelli che sperano di ottenere vantaggi dalla sua caduta. E’ legittimo naturalmente.
Ma intanto lasciatemi notare che con un paio di eccezioni che certo non sono al centro dello schieramento (la Lega e Forza Italia, più qualche isolato), tutto il resto è fortemente antisraeliano, se non proprio antisemita. Nella compagnia c’è Piccardo, il capo della Fratellanza Musulmana in Italia e anche un certo Paolo Barnard, che è il più accanito predicatore antisionista sulla rete. E tutti gli altri. E’ un dato da considerare. Ma lasciamolo da parte e andiamo al sodo. Il problema è che succede si vince il no. O se vogliamo essere ancor più concreti, chi vince davvero. Mi sembra ovvio che in una coalizione, soprattutto se disorganica e senza patti, conti il più grosso. Bene, i sondaggi delle ultime settimane danno il PD fra il 33,5 e il 30% – ma il Pd per l’appunto sarebbe lo sconfitto , nella nostra ipotesi, battuto anche grazie al tradimento delle minoranze. Subito dopo viene il 5 stelle , fra il 27,6 e il 31,3. Gli altri soggetti sono terribilmente indietro: La lega è fra l’11 e il 13, Forza Italia fra il 10 e il 14, Fratelli d’Italia, Sel e Ndc stanno fra il 3 e il 5, tutti gli altri valgono come i prefissi telefonici, zero e qualcosa; insomma i 5 stelle valgono da soli ben più di tutto il resto dell’opposizione riunito (la fonte è questa: http://www.termometropolitico.it/sondaggi-politici-elettorali, ma più o meno tutti i sondaggi dicono lo stesso). Dunque è evidente, se il primo, il Pd, perde e litiga e magari si spacca, chi è il vincitore se prevale il No? Beppe Grillo e i suoi.
La spinta del referendum li porterà magari al sorpasso, è chiaro che Renzi sarà logorato e o subito o nel giro di qualche mese portato alle dimissioni. Si profila uno scontro elettorale all’inizio del ‘17, in cui vince il movimento 5 Stelle. Con le regole attuali avrà probabilmente la maggioranza in Parlamento. Se ci si mette d’accordo per cambiare la legge elettorale (ma non è affatto detto che ci si riesca), avrebbe comunque più di un terzo dei voti. E le maggioranze allora sono o un blocco da Bersani a Salvini, che mi sembra francamente improbabile; o una maggioranza fra estrema sinistra (Sel, Bersani, d’Alema) e i discepoli di Grillo. In ogni caso è molto probabile che chi vota no, consegni le chiavi del governo al Movimento 5 stelle. E questa, a mio modo di vedere è una catastrofe storica, paragonabile al calcolo dei comunisti che nel ‘22 in Italia e nel ‘33 in Germania, decidendo di non unirsi alla sinistra moderata (che chiamavano “socialfascisti”) consegnarono l’Europa ai fascisti veri, con tutto quel che ne seguì.
Sto esagerando? In tutta onestà, non credo. Il Movimento 5 stelle è la cosa più pericolosa che sia arrivata in Italia dal 1919, quando un giornalista al soldo dei francesi fondò i “fasci di combattimento”, facendo finta di essere modernissimo, al di là della destra e della sinistra, non corrotto come gli altri. Da un lato i 5 stelle sono l’equivalente di quel movimento di Tsipras che ha devastato la Grecia (anche se tutti danno la colpa all’Unione Europea, la responsabilità è loro), di Podemos in Spagna e soprattutto della catastrofe politica, umana ed economica del movimento di Chavez e Maduro in Venezuela. Che questi “movimenti popolari” abbiano la simpatia di un politico peronista come Bergoglio, rende più grave il mio allarme. Dall’altro l’organizzazione interna del movimento di Grillo è del tutto anomala anche rispetto ai totalitarismi. Se Stalin faceva almeno finta di fare i congressi e Mussolini fu rovesciato il 25 luglio da un organismo che si chiamava Gran Consiglio del fascismo, fra i 5 stelle non c’è neanche questa caricatura di democrazia. Il loro sistema di potere è quello di una società commerciale, con dei proprietari, non di un movimento politico. Infine il personale politico che ha raccolto è pessimo, impreparato, incapace di gestire le complessità della vita contemporanea, timoroso del nuovo, anche se finge di essere tecnologico. Una serie di cose che sono emerse in questi ultimi mesi mostrano anche che onestà e disinteresse assoluto proclamati sono quanto meno dubbi, nella realtà. Fra le altre cose, la loro ideologia è terzomondista e appassionatamente antisraeliana. Dunque un loro governo sarebbe la catastrofe. La distruzione economica del paese, la fine della libertà politica, l’instaurazione di un sistema di governo opaco e antidemocratico.
Basti pensare a come il giovane Casaleggio ha letteralmente ereditato dal padre dopo la sua morte il comando sul movimento, senza che nessuno abbia neanche finto di discutere l’eredità. Bisogna impedire questa catastrofe. Anche se la riforma fosse pessima, bisognerebbe votare sì. Ma pessima non è, è piuttosto buona, e quindi le persone che esaminino bene la scelta non possono non votare sì. Chi si illude che la vittoria del no significherebbe il ritorno di Berlusconi, il decollo di Salvini, la riaffermazione della prospettiva operaista, qualunque utopia di questo tipo, nutre illusioni masochiste e pericolose. C’è una sola strada per tenere aperta la partita della democrazia italiana ed è votare Sì. (pubblicato su Informazione Corretta)

Direi che questa è una delle migliori analisi uscite sull’argomento, e quindi la faccio mia.

ugo-volli
(P.S.: questa foto mi piace un sacco anche perché la kippà all’uncinetto che si intravede, è una che gli ho fatto io per un suo compleanno)

barbara