TUTTI IN PIAZZA PER LA LIBERTÀ E PER LA DEMOCRAZIA!

Sabato sera alle ore 22 avrà luogo al teatro Elfo Puccini di Milano uno spettacolo del cantante israeliano Idan Raichel. Naturalmente i soliti diversamente intelligenti, diversamente democratici, diversamente amanti della giustizia, della libertà, della pace e – decidiamoci a dirlo chiaro e forte, una buona volta – dei palestinesi (con le loro coraggiose azioni hanno messo sul lastrico novecento famiglie palestinesi che lavoravano a Maalè Adumim, per dirne solo una) si sono mobilitati per boicottarlo (qui, per chi non sia debole di stomaco, uno dei loro deliri).
Poiché noi, a differenza di loro, non amiamo la violenza, non amiamo gli scontri, non amiamo le provocazioni, non andremo a scontrarci con loro nel corso della loro manifestazione, ma andremo a far sentire la nostra presenza, la nostra voce a favore della democrazia, della pace e della libertà e, non ultimo, la nostra solidarietà a Idan Raichel, la sera alle ore 20.30 (cioè – NOTA per gli ebrei osservanti – dopo l’uscita di Shabbat), davanti al teatro.
Boicott
stop
odiano la democrazia
zittire
barbara

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IN MEMORIA DI CLAUDIO ABBADO

Di cui, come uomo, posso dire e ho detto tutto il male possibile, ma sull’artista non si discute. Dato che la cosa più ovvia – e più esaltante – l’ha già messa lui, io propongo quest’altra, che ho immensamente amato dalla prima volta che l’ho sentita, e che lui riesce a rendere struggente come nessun altro.

barbara

 

109 ANNI

(CENTONOVE)

Hitler è morto. Göring è morto. Goebbels è morto. Eichmann è morto. Heydrich è morto. Himmler è morto. Mengele è morto… Lei no.
Qui la sua storia (e chi è su FB può anche farle gli auguri) e qui una parte del film, in cui ritroverete alcune delle cose viste qui.

Non aggiungo alcun commento, perché sarebbe davvero superfluo.

barbara

LA 613ª MITZVÀ

Memoria – Un canto per 613 mitzvot

È noto che il Terzo Reich, nella sua propaganda antisemita di discriminazione e persecuzione della popolazione ebraica d’Europa, abbia utilizzato numeri, date e simboli pertinenti l’ebraismo per denigrarne cultura, storia, tradizione. La Kristallnacht, la famigerata Notte dei Cristalli durante la quale migliaia di ebrei tedeschi furono arrestati e deportati in Campi di lavori forzati (vennero distrutte le vetrine dei loro negozi, incendiate sinagoghe, uccise 91 persone) cadde la notte del 9 novembre 1938 ossia il 9 del penultimo mese dell’anno civile, data non affatto casuale perché il 9 di Av ossia il 9 del penultimo mese del calendario ebraico (Tisha beAv) cade il ricordo delle peggiori tragedie accadute al popolo ebraico (distruzione del primo e secondo Tempio, Beitar rasa al suolo, la caduta di Masada, cacciata degli ebrei dalla Spagna); le camere a gas del Campo di Treblinka erano dodici, come le tribù d’Israele e appositamente Kurt Franz, comandante tedesco del Campo, chiamava quelle camere “lo stato ebraico”, alludendo all’unico posto che secondo lui spettava al popolo israelita. Nei Campi aperti dal Reich nella Polonia occupata, in spregio alla tradizione ebraica e “ispirandosi” a immagini oleografiche dell’antico popolo d’Israele che attraversa il deserto, alcuni ufficiali erano usi durante le adunate per gli appelli indossare strane kippoth, mantello, impugnare un bastone e così conciati dirigere il “coro” ebraico di deportati che doveva improvvisare canti in lingua yiddish; in tal modo nascono a Sobibor Wie lustig ist da unser Leben di Shaul Flajszhakier e Moses, Moses; ma al di là del della perversione comportamentale delle SS, l’antisemitismo del Reich non era emotivo ma “scientifico” e pianificato, Adolf Eichmann (responsabile dell’uccisione di migliaia di ebrei ungheresi, impiccato nel 1962 a Ramla, Israele) conosceva l’aramaico e l’ebraico (si recò persino nella Palestina Mandataria per vivere in un kibbutz e familiarizzare con la vita ebraica), grazie a ciò riuscì a studiare il Talmud e snidare ebrei e loro provenienza durante le retate al solo sentirne accento e idioma. E le 613 mitzvoth, i precetti della Torah scritta e orale che costituiscono l’ossatura stessa dell’ebraismo? Sicuramente non sarebbero mai sfuggite al Reich che trovò comunque il modo di “utilizzare” il numero più universale dell’ebraismo per distruggerlo simbolicamente, mortificarlo, trasformare la vita che emana dalle mitzvot in morte. Questo e altro mi racconta Jack Garfein, ruteno di nascita e oggi cittadino statunitense, celebre direttore teatrale e cinematografico nonché tra i più grandi docenti di recitazione cinematografica (insegna a Parigi, Londra, Budapest, New York e Los Angeles), a lungo sposato con la celebre attrice Carrol Baker e che in qualità di regista ha diretto divi del cinema e della commedia americana come Ben Gazzara, Artur Miller e nel 2012 è stato premiato con la Masque d’Or. Jack fu deportato con la madre, il padre e la sorella ad Auschwitz Birkenau; aveva soltanto 13 anni ma dinanzi al famigerato dottor Josef Mengele dichiarò di averne 16 per non correre il rischio di finire immediatamente alla gasazione come la maggior parte dei ragazzi. Nel settembre 1943 il Reich elaborò il Project Riese, nome in codice di un progetto di costruzione del quartier generale del Führer e di complessi militari e industriali sotterranei collegati da strade, rete ferroviaria, approvvigionamento idrico, elettricità e linee telefoniche sotto la catena montuosa del Góry Sowie nella Bassa Slesia (oggi in Polonia), nel novembre 1943 vennero aperti Campi di lavoro coatto e la rete di questi Campi costituì lo Arbeitslager Riese; prigionieri di guerra sovietici, internati militari italiani e prigionieri civili ungheresi, polacchi, ruteni, greci, rumeni, cecoslovacchi, olandesi, belgi, tedeschi principalmente ebrei provenienti da Auschwitz per un totale di circa 13.000 lavoratori forzati vennero impiegati nel Project Riese, le vittime di malnutrizione, esaurimento, infortuni mortali e crudele trattamento da parte delle guardie tedesche furono circa 5.000. Märzbachtal (oggi Marcowy Potok, Polonia), aperto nell’ottobre 1944, era uno dei sub–Campi dello Arbeitslager Riese, ivi erano alloggiati 1.200 ebrei prevalentemente ungheresi e polacchi dei quali circa la metà al di sotto dei 16 anni tra i quali Jack Garfein (allora il suo nome era Jakob), alloggiato con centinaia di giovani ebrei impiegati al lavoro coatto; verso la fine del 1944 un suo coetaneo ebreo ortodosso polacco (le guardie tedesche separarono i cosiddetti ebrei religiosi da quelli cosiddetti sionisti) creò il canto in lingua yiddish Zi is mein herz; dopo poche settimane 613 ragazzi del Campo furono fatti salire dalle guardie tedesche su autocarri con il pretesto che sarebbero stati trasferiti in Gran Bretagna nell’ambito di uno scambio di prigionieri. Ma i ragazzi ebrei erano abilissimi a contarsi, avrebbero avuto il presagio di ciò che da lì a poco sarebbe accaduto e, ad ogni buon conto, perché mai le autorità britanniche avrebbero voluto esattamente 613 ebrei per uno scambio di prigionieri, tante quante le mitzvot? Opportunamente, le guardie tedesche cancellarono un ragazzo dalla conta e chiusero il numero a 612. Tuttavia, durante il carico degli autocarri i ragazzi risultarono 615 anziché 612, pertanto le guardie tedesche ordinarono a tre “volontari” di scendere; Garfein prima indugiò poi alzò la mano e scese con altri due suoi compagni di prigionia. La realtà fu tragica; i 612 ragazzi furono condotti a Birkenau e vennero gasati compreso il ragazzo autore del canto, la storiella dello scambio di prigionieri era una farsa per non provocare disordini e ribellioni; Garfein si salvò perché era il 613esimo, tutta la sua famiglia morì ad Auschwitz. Agli inizi del 1945 Garfein e altri prigionieri vennero condotti a Bergen–Belsen dove vennero liberati dalle truppe britanniche nell’aprile del medesimo anno; dopo la Guerra, rimasto orfano e su una sedia a rotelle, venne trasferito a Malmö (Svezia) grazie a un visto temporaneo. In pochi mesi riacquistò l’uso delle gambe, nel 1946 si trasferì negli U.S.A., iniziò a studiare inglese e nel 1947 il Jewish Appeal United gli assegnò una borsa di studio per studiare recitazione e regia con Lee Strasberg e Erwin Piscator. Garfein divenne una leggenda del cinema ma doveva liberare la melodia di quel polacco, farla planare sulla carta; per questo alcuni giorni fa, mentre era a Trani per lavoro, mi contattò chiedendomi di incontrarci e io lo invitai presso i giardini del Castello di Barletta. Seduti dinanzi al Castello e con il sottoscritto armato di penna e fogli pentagrammati, Jack ha liberato la sua anima, la melodia gli è sgorgata con le parole nella tipica lingua yiddish, all’inizio con qualche problema di intonazione poi sempre più sicuro sino a quando l’abbiamo cantata insieme; la musica era finalmente stata liberata dal Lager. Quando mi ha raccontato dei 612 ragazzi condotti con l’inganno alla gasazione e di come lui si sia salvato, istintivamente gli dissi: “Jack, sei tu la 613ma mitzvà!” e tra ebrei ci siamo capiti subito: Jack era “l’ultimo dei precetti”, doveva vivere e raccontare un giorno la sua storia e gli anni non hanno mai cancellato quella melodia che da Los Angeles via Parigi è venuta a liberarsi sul litorale pugliese della città di Eraclio. Il canto Zi is mein herz che Garfein ha ricordato a Barletta entrerà nei 10 volumi del Thesaurus Musicae Concentrationariae che pubblicherò nel 2015; il 7 novembre presso il Consiglio d’Europa farò ascoltare la canzone ricordata da Jack, perché tutti sappiano che c’è ancora tanta musica che dobbiamo liberare dai Lager e che non una sola melodia, non un solo frammento di musica, non una sonata per violino creata nei Lager andrà perduta, non finché ci sarà qualcuno armato di penna e carta pentagrammata e qualcuno come Jack il ruteno che ha dato mani e piedi all’ultima mitzvah e dinanzi al castello di Barletta si è messo a cantare l’ultimo canto yiddish degli ebrei d’Europa.

Francesco Lotoro (clic)

(Moked, 1 novembre 2013)
Lotoro-Garfein-Barletta-15_10_2013

Oggi è il 9 novembre 2013, settantacinquesimo anniversario della Notte dei Cristalli. Credo che la pubblicazione di questa storia meravigliosa, questa storia di amore e di arte e di speranza e di VITA sia il modo migliore per celebrarlo.

barbara