NON È FRANCESCA

Inizierò questo post con qualche nota personale.
Da quando è iniziata la guerra, sulla quale fin dal primo giorno ho preso una posizione molto netta, parecchi dei miei lettori si sono riposizionati – non tutti allo stesso modo. Qualcuno “non mi riconosce” (il motivo è molto semplice: non mi conosceva, anche se credeva di sì). Qualcuno non mi capisce, mi critica, e occasionalmente me lo dice, educatamente (le mie risposte lo sono state un po’ meno, oggettivamente, e me ne scuso. A proposito, se sei interessato a conoscermi, qui di fianco c’è un indirizzo email). E poi c’è chi, a causa della posizione che ho preso e del tipo di documenti che pubblico, ha smesso di leggermi. Ovviamente il fatto di perdere un lettore è l’ultima cosa al mondo a preoccuparmi, la qualità mi interessa molto più della quantità. Quello che non solo mi preoccupa, ma proprio mi fa paura, è la quantità di gente che si rifiuta di affrontare qualunque cosa che contrasti con la vulgata: vedo il rifiuto totale della discussione, del confronto, il rifiuto totale di qualunque microscopica divergenza dall’unico pensiero consentito; vedo gente che banna a dozzine per volta dai propri profili coloro che osano scrivere commenti scomodi perché “non voglio dover leggere idiozie”; vedo giornalisti che fanno quello che dovrebbe essere l’unico compito di un giornalista, ossia porsi e porre domande, indagare, mettere in discussione qualunque verità preconfezionata, li vedo, dicevo, derisi, sbeffeggiati, insultati, cacciati dai programmi che li ospitavano e dalle università in cui insegnano, intimati a riconsegnare premi ricevuti per la loro attività di indagine e ricerca della verità come inviati di guerra, inviti a metterli a tacere (come Mussolini per Matteotti?), chiudere loro la bocca, silenziarli. E ho visto amicizie pluridecennali chiuse con un lapidario “non posso continuare a dialogare con te”. Nessun argomento ha diritto di cittadinanza al di fuori di quelli conformi al Verbo stabilito, perché quello, e solo quello è LA Verità. E c’è stato chi è addirittura arrivato all’infamia di tirare fuori il termine negazionismo (giuro, mi viene freddo a scriverlo) nei confronti di chi sottolinea le palesi incoerenze e contraddizioni.  Qualcuno ha citato Katyn, per dire che i russi sono stati capaci di commettere una tale mostruosa strage attribuendone poi la paternità ai tedeschi, e quindi perché non dovremmo credere che adesso abbiano fatto quella di Bucha? Ecco, Katyn mi sembra un ottimo esempio: uno dei belligeranti ha perpetrato un orribile eccidio e poi ne ha attribuito la responsabilità al nemico, e dato che quel nemico era l’invasore, il colpevole, il cattivo per definizione, la menzogna è stata creduta. Le successive indagini, effettuate prima dall’accusato, poi da fonti indipendenti, hanno poi dimostrato che l’attribuzione dell’eccidio era falsa. Adesso abbiamo dei morti civili sulle strade di una città ucraina, e una delle due parti in causa ne incolpa l’altra. E nonostante i numerosissimi elementi che contrastano con la versione ufficiale, nonostante l’illogicità della cosa, nonostante sia nota e ben documentata l’efferata spietatezza dei nazisti ucraini, nonostante la prudenza che l’esperienza dovrebbe suggerire, tutti ci credono. Ci credono perché si rifiutano di prendere in considerazione le prove contrastanti, o addirittura di leggere i documenti in questione, per non rischiare che i fatti si scontrino con l’ideologia e la verità precostituita. E a me questa gente fa paura. Questa gente è quella che il Duce ha sempre ragione, il Führer ha sempre ragione, il compagno Stalin ha sempre ragione, gli ebrei sono la causa di tutti i nostri mali, lo ha detto lui, i kulaki sono la causa di tutti i nostri mali, lo ha detto lui, i russi sono un pericolo per l’Ucraina e per l’Europa e per il mondo intero, dobbiamo strangolarli economicamente e armare i loro nemici perché Russia delenda est, e se dissenti, anche solo in minima parte, sei un nemico del popolo, da cancellare, da spazzare via. Indegno di esistere. E chissà se questa brava gente – parecchi di loro ebrei, parecchi di loro, anche fra i non ebrei, filoisraeliani – si rende conto che questo è lo stesso, identico giochetto che dal ’67 in poi viene fatto con Israele (a proposito: è iniziato il mese sacro di Ramadan ed è partita la solita mattanza in Israele: ve ne siete accorti? Questa invece è la lotta contro l’apartheid israeliana nei campus americani

Forte, no?). In realtà è tutto sotto gli occhi di tutti, ma siccome abbiamo deciso che non è Francesca, bisogna per forza che sia Filippa Maria. E tuttavia ci sono quelle famose riprese satellitari, che smentiscono irrefutabilmente la vulgata antirussa, ma tranquilli, non è Francesca. E ci sono le foto col bracciale bianco – quei “collaborazionisti” dai quali i miliziani ucraini, appena rientrati, si sono precipitati a ripulire la città

e sui quali Capuozzo, sì, il solito rompiscatole di Capuozzo, si pone qualche domanda, ma non preoccupatevi, non può essere Francesca. E poi c’è questo organo ucraino in cui si lamenta che i russi hanno lasciato mine dappertutto, ma nessun cenno di morti, ma è escluso che possa essere Francesca. E c’è anche questa splendida registrazione, in cui uno dei due interlocutori è incazzato nero perché non è stata messa sulla strada neanche una donna, il che toglie parecchia credibilità alla narrazione del massacro di civili da parte dei russi e l’altro gli assicura che non succederà più – cioè che la prossima volta che insceneranno una strage russa lavoreranno con più attenzione – ma non agitatevi, non è Francesca, garantito. E ci sono quelle foto (un’immagine vale più di mille parole, lo sappiamo, e quindi le guardiamo, le foto, tutte, con molta molta attenzione) coi morti per strada e la gente che ci passeggia in mezzo, con aria del tutto indifferente, come se non ci fossero,

che addirittura ci cammina sopra senza neppure accorgersene, proprio come se non ci fossero,

ma voi dormite i vostri sonni sereni: è chiaro che non può essere Francesca. Ed è anche sempre più chiaro chi e perché ha tutto l’interesse a fomentare la narrazione dei crimini di guerra russi e io, davvero, non capisco come qualcuno abbia potuto inventarsi che fosse Francesca. Poi adesso è arrivato un missile a Kramatorsk,

lanciato naturalmente dai russi, che ha provocato una trentina di morti e un centinaio di feriti Si tratta di un Tochka U, di fabbricazione russa ma non più usato in Russia da tre anni e attualmente in dotazione unicamente all’esercito ucraino. Nella foto sottostante si può vedere un esemplare di questo tipo di missile, i rottami del missile atterrato a Kramatorsk e un missile Iskander, quello usato dai russi.

Inoltre il missile è arrivato da sud-ovest, zona attualmente sotto controllo ucraino, ma Francesca a Kramatorsk non ci è neppure andata, figuriamoci.
E arrivati a questo punto, direi che vale la pena di ascoltare anche un po’ di gente che le guerre le ha conosciute da vicino.

Giancarlo Vitali Ambrogio

Come ormai mi capita di dire spesso non ho più parole per descrivere gli orrori di questa guerra scellerata e non ho più parole per descrivere, anticipandolo, il burrone dentro cui ci sta spingendo Biden con la complicità dei governi europei e di una “stampa” senza più misura nell’accompagnarli per mano, ubbidiente e compatta: non più diplomazia, pressione politica, accordo di pace ma, guerra permanente e ucraini sacrificabili sognando la distruzione della Federazione russa e di conseguenza un’equa ridistribuzione delle enormi riserve di materie prime strategiche presenti nel sottosuolo dello “Zar”.
Mi chiedo se gli ucraini ne siano coscienti.
Malauguratamente per ora i risultati sono questi:
– morte, distruzione, sofferenze e dolore senza una fine prevedibile per il popolo ucraino e presto per quello russo;
– seri rischi che la guerra possa estendersi all’Europa o alla meglio che possa trasferire pur a distanza i suoi pesantissimi, inevitabili effetti sociali ed economici;
– aver “spinto” forse definitivamente la Cina e la Russia ad abbracciarsi in una alleanza che lascia prevedere il risorgere della guerra fredda di recente memoria, anzi freddissima, perché questa volta non sarà più fra occidente e Russia ma fra occidente e oriente, con tutte le terribili conseguenze che comporterà.
Complimenti alla Politica d’occidente!
Si poteva fare meglio?
Leggete sotto cosa racconta il Wall Street Journal
P.S. consigliato a chi è interessato a vedere tutta la storia al di la di Putin boia: oggi il Fatto Quotidiano riporta quello che definisce lo scoop di febbraio del Wall Street Journal. La ricostruzione dei fatti ricorda che cinque giorni prima dell’invasione russa, il cancelliere tedesco propose all’Ucraina un accordo con la Russia che sarebbe stato siglato da Biden e Putin in persona, nel quale Kiev si impegnava a dichiararsi neutrale rinunciando alla Nato: Kiev, cioè Zelens’kyi, non accettò sostenendo “di non credere che Putin avrebbe tenuto fede a un accordo di quel tipo” e perché ” la maggioranza degli ucraini vuole la Nato”
Di nuovo, non ho parole!

LETTERA DI 10 EX CORRISPONDENTI DI GUERRA CONTRO LA PROPAGANDA DEI NOSTRI MEDIA

“Ecco perché sull’Ucraina il giornalismo sbaglia. E spinge i lettori verso la corsa al riarmo”: lo sfogo degli ex inviati in una lettera aperta. “Basta con buoni e cattivi, in guerra i dubbi sono preziosi”
Undici storici corrispondenti di grandi media lanciano l’allarme sui rischi della narrazione schierata e iper-semplicistica del conflitto: “Viene accreditato soltanto un pensiero dominante e chi non la pensa in quel modo viene bollato come amico di Putin”. L’ex inviato del Corriere Massimo Alberizzi: “Questa non è più informazione, è propaganda. I fatti sono sommersi da un coro di opinioni”. Toni Capuozzo (ex TG5): “Sembra che sollevare dubbi significhi abbandonare gli ucraini al massacro, essere traditori, vigliacchi o disertori. Trattare così il tema vuol dire non conoscere cos’è la guerra”.
“Osservando le televisioni e leggendo i giornali che parlano della guerra in Ucraina ci siamo resi conto che qualcosa non funziona, che qualcosa si sta muovendo piuttosto male”. Inizia così l’appello pubblico di undici storici inviati di guerra di grandi media nazionali (Corriere, Rai, Ansa, Tg5, Repubblica, Panorama, Sole 24 Ore), che lanciano l’allarme sui rischi di una narrazione schierata e iper-semplicistica del conflitto nel giornalismo italiano (qui il testo integrale sul quotidiano online Africa ExPress). “Noi la guerra l’abbiamo vista davvero e dal di dentro: siamo stati sotto le bombe, alcuni dei nostri colleghi e amici sono caduti”, esordiscono Massimo Alberizzi, Remigio Benni, Toni Capuozzo, Renzo Cianfanelli, Cristiano Laruffa, Alberto Negri, Giovanni Porzio, Amedeo Ricucci, Claudia Svampa, Vanna Vannuccini e Angela Virdò. “Proprio per questo – spiegano – non ci piace come oggi viene rappresentato il conflitto in Ucraina, il primo di vasta portata dell’era web avanzata. Siamo inondati di notizie, ma nella rappresentazione mediatica i belligeranti vengono divisi acriticamente in buoni e cattivi. Anzi buonissimi e cattivissimi“, notano i firmatari. “Viene accreditato soltanto un pensiero dominante e chi non la pensa in quel modo viene bollato come amico di Putin e quindi, in qualche modo, di essere corresponsabile dei massacri in Ucraina. Ma non è così. Dobbiamo renderci conto che la guerra muove interessi inconfessabili che si evita di rivelare al grande pubblico. La propaganda ha una sola vittima: il giornalismo”.
“L’opinione pubblica spinta verso la corsa al riarmo” – Gli inviati, come ormai d’obbligo, premettono ciò che è persino superfluo: “Qui nessuno sostiene che Vladimir Putin sia un agnellino mansueto. Lui è quello che ha scatenato la guerra e invaso brutalmente l’Ucraina. Lui è quello che ha lanciato missili provocando dolore e morte. Certo. Ma dobbiamo chiederci: è l’unico responsabile? Noi siamo solidali con l’Ucraina e il suo popolo, ma ci domandino perché e come è nata questa guerra. Non possiamo liquidare frettolosamente le motivazioni con una supposta pazzia di Putin“. Mentre, notano, “manca nella maggior parte dei media (soprattutto nei più grandi e diffusi) un’analisi profonda su quello che sta succedendo e, soprattutto, sul perché è successo”. Quegli stessi media che “ci continuano a proporre storie struggenti di dolore e morte che colpiscono in profondità l’opinione pubblica e la preparano a una pericolosissima corsa al riarmo. Per quel che riguarda l’Italia, a un aumento delle spese militari fino a raggiungere il due per cento del Pil. Un investimento di tale portata in costi militari comporterà inevitabilmente una contrazione delle spese destinate al welfare della popolazione. L’emergenza guerra – concludono – sembra ci abbia fatto accantonare i principi della tolleranza che dovrebbero informare le società liberaldemocratiche come le nostre”.
Alberizzi: “Non è più informazione, è propaganda” – Parole di assoluto buonsenso, che tuttavia nel clima attuale rischiano fortemente di essere considerate estremiste. “Dato che la penso così, in giro mi danno dell’amico di Putin”, dice al fattoquotidiano.it Massimo Alberizzi, per oltre vent’anni corrispondente del Corriere dall’Africa. “Ma a me non frega nulla di Putin: sono preoccupato da giornalista, perché questa guerra sta distruggendo il giornalismo. Nel 1993 raccontai la battaglia del pastificio di Mogadiscio, in cui tre militari italiani in missione furono uccisi dalle milizie somale: il giorno dopo sono andato a parlare con quei miliziani e mi sono fatto spiegare perché, cosa volevano ottenere. E il Corriere ha pubblicato quell’intervista. Oggi sarebbe impossibile“. La narrazione del conflitto sui media italiani, sostiene si fonda su “informazioni a senso unico fornite da fonti considerate “autorevoli” a prescindere. L’esempio più lampante è l’attacco russo al teatro di Mariupol, in cui la narrazione non verificata di una carneficina ha colpito allo stomaco l’opinione pubblica e indirizzandola verso un sostegno acritico al riarmo. Questa non è più informazione, è propaganda. I fatti sono sommersi da un coro di opinioni e nemmeno chi si informa leggendo più quotidiani al giorno riesce a capirci qualcosa”.
Negri: “Fare spettacolo interessa di più che informare” – “Questa guerra è l’occasione per molti giovani giornalisti di farsi conoscere, e alcuni di loro producono materiali davvero straordinari“, premette invece Alberto Negri, trentennale corrispondente del Sole da Medio Oriente, Africa, Asia e Balcani. “Poi ci sono i commentatori seduti sul sofà, che sentenziano su tutto lo scibile umano e non aiutano a capire nulla, ma confondono solo le acque. Quelli mi fanno un po’ pena. D’altronde la maggior parte dei media è molto più interessata a fare spettacolo che a informare”. La vede così anche Toni Capuozzo, iconico volto del Tg5, già vicedirettore e inviato di guerra – tra l’altro – in Somalia, ex Jugoslavia e Afghanistan: “L’influenza della politica da talk show è stata nefasta”, dice al fattoquotidiano.it. “I talk seguono una logica binaria: o sì o no. Le zone grigie, i dubbi, le sfumature annoiano. Nel raccontare le guerre questa logica è deleteria. Se ci facciamo la domanda banale e brutale “chi ha ragione?”, la risposta è semplice: Putin è l’aggressore, l’Ucraina aggredita. Ma una volta data questa risposta inevitabile servirebbe discutere come si è arrivati fin qui: lì verrebbero fuori altre mille questioni molto meno nette, su cui occorrerebbe esercitare l’intelligenza”.
Capuozzo: “In guerra i dubbi sono preziosi” – “Sembra che sollevare dubbi significhi abbandonare gli ucraini al massacro, essere traditori, vigliacchi o disertori”, argomenta Capuozzo. “Invece è proprio in queste circostanze che i dubbi sono preziosi e l’unanimismo pericolosissimo. Credo che questo modo di trattare il tema derivi innanzitutto dalla non conoscenza di cos’è la guerra: la guerra schizza fango dappertutto e nessuno resta innocente, se non i bambini. E ogni guerra è in sè un crimine, come dimostrano la Bosnia, l’Iraq e l’Afghanistan, rassegne di crimini compiute da tutte le parti”. Certo, ci sono le esigenze mediatiche: “È ovvio che non si può fare un telegiornale soltanto con domande senza risposta. Però c’è un minimo sindacale di onestà dovuta agli spettatori: sapere che in guerra tutti fanno propaganda dalla propria parte, e metterlo in chiaro. In situazioni del genere è difficilissimo attenersi ai fatti, perché i fatti non sono quasi mai univoci. Così ad avere la meglio sono simpatie e interpretazioni ideologiche”. Una tendenza che annulla tutte le sfumature anche nel dibattito politico: “La mia sensazione è che una classe dirigente che sente di avere i mesi contati abbia colto l’occasione di scattare sull’attenti nell’ora fatale, tentando di nascondere la propria inadeguatezza. Sentire la parola “eroismo” in bocca a Draghi è straniante, non c’entra niente con il personaggio”, dice. “Siamo diventati tutti tifosi di una parte o dell’altra, mentre dovremmo essere solo tifosi della pace”.

Quindi è chiaro: è assolutamente escluso che possa essere Francesca.

barbara

SGOMENTA

Ho trovato in giro diversi commenti che, senza nominarmi esplicitamente, parlano di me: con stupore, con delusione, con incredulità, incapaci di capire come una persona solitamente così lucida possa avere preso una simile deriva. Ebbene: la cosa è assolutamente reciproca. Anch’io non riesco a capacitarmi che persone fino a ieri così lucide si siano lasciate prendere dal pensiero unico del nemico comune, che abbiano sostituito gli orwelliani due minuti di odio con ventiquattr’ore di odio ininterrotto, pronti a bersi la più becera propaganda distribuita a piene mani, si siano accodati al terrorismo mediatico che imperversa ovunque e che ha affiancato quello sanitario (calano fortemente i ricoveri ordinari, calano fortemente le intensive, calano i morti MA i contagi sono aumentati dell’ 0,7%, guai abbassare la guardia!), e soprattutto stiano facendo di tutto per estendere il conflitto a livello globale, e pazienza se poi diventerà nucleare e farà qualche miliardo di morti e ridurrà il pianeta all’età della pietra. Non riesco a capacitarmene e sono sgomenta. Atterrita. Pietrificata.

Vogliamo parlare del terrorismo mediatico? Uno dei temi grossi del momento è Chernobyl: il bombardamento dei russi su Chernobyl, l’incendio della centrale nucleare di Chernobyl, il rischio di olocausto nucleare da Chernobyl: TUTTE le notizie in questione sono clamorosamente false, documentatamente false, e anche se fossero vere il rischio sarebbe comunque pari a zero (e magari se non avete fretta leggete anche questo). Ma voi continuate a diffondere terrorismo.

Quanto alla campagna di odio abbiamo la notizia che campeggia ovunque: BOMBE SUI BAMBINI! con tutto il corollario di indignazione, raccapriccio, odio, maledizioni, anatemi, grida di vendetta. Ma il fatto, puro e semplice, è che in quell’ospedale non c’erano né bambini né puerpere: c’erano i miliziani nazisti del battaglione Azov, che ne avevano cacciato dieci giorni prima i legittimi occupanti per installarvi il proprio covo (identici ancora una volta ai palestinesi), cosa che, in base alle Convenzioni di Ginevra e dell’Aja ha automaticamente reso l’edificio legittimo obiettivo militare, essendo stato trasformato in edificio militare (chi volesse saperne di più sul battaglione Azov può documentarsi qui). Dite che avete visto le immagini di quella povera donna incinta, col bellissimo viso ferito,

evacuata con mezzi di fortuna?

Sì, l’ho vista anch’io:

Tra l’altro, non è curioso che prima scende le scale e attraversa a piedi, da sola, lo spiazzo antistante l’ospedale, con tutte le sue cose tra le braccia, e poi (o era prima?) la devono trasportare con quella specie di barella improvvisata? E comunque già in precedenza la Russia aveva informato l’Onu che l’ospedale era stato trasformato in base militare

– non che alle menzogne e alle vigliacche partigianerie dell’Onu non siamo più che abituati.

Poi ci sarebbe quella bazzecolina dei laboratori di armi biologiche che l’America ha impiantato in Ucraina, che la Russia ha denunciato,

ma ci hanno assicurato che non era vero niente, era la solita disinformazione da parte della Russia E se lo ha detto la Russia è chiaro che deve per forza essere una menzogna, no?

E io vi chiedo, anime belle: chi ha portato la guerra a casa di chi?

Ho visto poi, su più profili FB, un video sull’Holodomor, lo sterminio perpetrato novant’anni fa da Stalin, per mezzo di una carestia fabbricata a tavolino, sul ceto contadino in generale e su quello dell’Ucraina in particolare (tema di cui questo blog si è più di una volta occupato), affinché non si dimentichi chi sono i russi, che cosa sono capaci di fare, e quali sono i loro sentimenti nei confronti degli ucraini. Quindi nessuno si stupirà se per spiegare che razza di feccia immonda sono gli italiani e di come dobbiamo guardarcene vi ricorderò di quando, ottant’anni fa, requisivano agli ebrei (notoriamente tutti ricchissimi) vecchi zoccoli di legno, stracci usati, uncinetti termometri schiaccianoci calze rammendate pettini bicchieri portasapone lampadine rotte mestoli scolapasta pantofole gomitoli di lana… Spero che a nessuno al mondo venga mai in mente di fidarsi di questa gentaglia e di credere a quello che dice. Adesso, per inciso, tramite l’invio di armi all’Ucraina abbiamo di fatto dichiarato guerra alla Russia, che non aveva portato la guerra a noi, ed è la seconda volta che lo facciamo. Spero che stavolta ci costi un po’ meno di 77.000 morti e dispersi (ma secondo altre fonti oltre 90.000 ) e 40.000 feriti e congelati, lo spero davvero, però ce lo meriteremmo – o almeno lo meriterebbe chi lo ha deciso, chi lo ha fatto e chi ha caldamente approvato. Il problema è che noi – non solo nel senso di noi italiani – non siamo molto bravi a vedere la realtà che ci sta davanti, e preferiamo crogiolarci in qualche sogno di pace universale, siamo tutti fratelli, il mondo non ha confini – tranne quando vengono violati dal nemico che ci è stato ordinato di odiare –, se qualcuno ti odia tu dagli amore e anche lui ti amerà.

“L’Occidente viveva in un paradiso. Non ha avuto realismo nei rapporti con la Russia”

Intervista-podcast per la newsletter con Efraim Inbar, uno dei maggiori strateghi in Israele. “Tutti sapevano che avvicinare l’Ucraina alla Nato avrebbe innescato una reazione dell’orso russo”

La terribile guerra in Ucraina ha due settimane. Ma in questo breve lasso di tempo lo spazio del dibattito si è già fortemente ristretto. Nessun punto di vista è stato stigmatizzato così rapidamente come la teoria secondo cui l’espansione sempre più a est della Nato ha svolto un ruolo significativo nell’infiammare le tensioni tra la Russia e le potenze occidentali e nel far precipitare la guerra. Chi lo dice è “pagato dal Cremlino” o è il “sicofante di Putin”.
La Federazione Russa ha spiegato cosa vuole dall’Ucraina: no all’ingresso nella Nato, indipendenza del Donbass e riconoscimento della Crimea nella Russia (il presidente ucraino Zelensky ha aperto al compromesso). Donbass e Crimea erano da anni già di fatto indipendenti, il primo come repubbliche non riconosciute e la seconda come parte della Russia dopo un referendum. Perché Vladimir Putin insisteva tanto per tenere l’Ucraina fuori dalla Nato?
“I tanti esperti russi nei ‘think tank’ pensavano davvero che Putin avrebbe piazzato un esercito al confine con l’Ucraina perché si stancava di rievocare la battaglia di Borodino con i soldatini di latta?”, si domanda Henryk Broder su Die Welt.
Già nel 1997 Joe Biden, allora senatore del Delaware, diceva che “l’unica cosa che potrebbe provocare una risposta russa ‘vigorosa e ostile’ sarebbe se la Nato si espandesse oltre gli stati baltici”.
Sempre nel 1997 Jack F. Matlock Jr., ambasciatore degli Stati Uniti in Unione Sovietica dal 1987 al 1991, avvertì che l’espansione della Nato “incoraggia una catena di eventi che potrebbe produrre la più grave minaccia alla sicurezza dal crollo dell’Unione Sovietica”. Anche nei giorni scorsi, Matlock è tornato a spiegare perché l’apertura della Nato all’Ucraina è stato un errore strategico.
Il segretario alla Difesa di Bill Clinton, William Perry, nelle sue memorie scrive che per lui l’allargamento della Nato è la causa della “rottura dei rapporti con la Russia” e che era così contrario che “forte della mia convinzione, ho pensato di dimettermi”.
Stephen Cohen, uno dei più famosi studiosi americani di Russia, avvertiva nel 2014 che “se spostiamo le forze della Nato verso i confini della Russia questo militarizzerà la situazione e la Russia non si tirerà indietro, è esistenziale per loro”.
Il direttore della CIA di Biden, William J. Burns, ha messo in guardia sull’effetto provocatorio dell’espansione della NATO dal 1995. Fu allora che Burns, ufficiale dell’ambasciata americana a Mosca, riferì a Washington che “l’ostilità nei confronti dell’espansione della Nato è quasi universalmente avvertita in tutto lo spettro politico”.
Nel 1997, 50 diplomatici americani scrissero una lettera in cui spiegavano che “l’espansione della Nato sarebbe un errore di proporzioni storiche”.
Cosa sapevano tutti questi dirigenti americani?
Che in gioco nella mentalità russa c’è il “divario di Volgograd”, la fascia di terra fra il Mar Caspio e il Mar Nero. Durante la Seconda guerra mondiale, i nazisti la conquistarono, arrivando al Caspio e fermati soltanto a Stalingrado (al costo di 1.1 milioni di vite russe). Un anno fa, nell’aprile 2021, Caspian Report ha pubblicato un dossier dal titolo “Russia e Ucraina preparano una nuova guerra”, in cui si spiegava l’importanza della regione per tutti.
Ora si aprono due scenari.
Se la Russia assumerà il controllo totale dell’Ucraina, creerà una nuova minaccia alla sicurezza dell’Occidente e assisteremo alla nascita di un nuovo ordine mondiale, con la creazione di una nuova cortina di ferro che andrà dai confini orientali della Finlandia ai confini sudorientali della Romania.
Se l’Ucraina si unisse alla Nato, i Russi dovrebbero difendere 1.500 chilometri di pianura. In questo scenario, la Nato si troverebbe a 200 chilometri da Volgograd (ex Stalingrado). Questo è il motivo per cui, nella “logica” della Russia, Mosca deve assicurare la neutralità dell’Ucraina, anche a costo di questa guerra spaventosa. Anche il generale Marco Bertoliniex comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze, ha spiegato che l’Ucraina nella Nato avrebbe “privato la Russia dell’accesso al Mar Nero”.
Chiunque, fino al 20 febbraio, credeva che non sarebbe successo niente facendo dell’Ucraina il grande terreno di scontro fra due super potenze atomiche e che ora pensa che tutto “tornerà alla normalità” vive in un pericoloso paradiso per stolti.
C’è una parte del discorso di Putin che avrebbe dovuto allarmarci: “Non ho più spazio per arretrare”. E un impero, perché è così che si sente ancora la Russia, quando non arretra, attacca…

Ne parlo per la newsletter con Efraim Inbar, uno dei maggiori strateghi in Israele, presidente del Jerusalem Institute for Strategic Studies e prima del Begin-Sadat Center, consigliere dell’ex premier Benjamin Netanyahu.

Lei ha scritto un articolo a ottobre sul Jerusalem Post in cui invitava al realismo nei rapporti con la Russia…
Ho proposto la realpolitik, sì. Nei media, che sono tutti di sinistra, dicono che dobbiamo essere più idealisti sull’Ucraina, ma questo non riflette la popolazione israeliana. Abbiamo un interesse diretto nel rapporto con l’orso russo. Gli ucraini non dovevano parlare di entrare nella Nato. Per i Russi sarebbe stato come per noi la Giordania che diventa un satellite dell’Iran.

Ok, ma le risponderebbero che la Nato non minaccia i propri vicini, a differenza della Russia…
Non importa, i Russi hanno paura della Nato. ‘Non è razionale’, dice l’Occidente, ma i Russi non ragionano così. Il governo israeliano per questo ora cerca di navigare fra considerazioni morali e strategiche. L’Occidente ha una posizione non realistica.

Molti ufficiali americani in passato hanno detto che sarebbe stato un errore strategico espandersi sempre più a est…
Sono d’accordo con loro. Ne ho scritto. Fu un errore strategico incorporare i paesi baltici. E ora abbiamo una crisi. E se l’Occidente non è disposto a combattere, perderà. Se uno viene con un fucile e l’altro con le parole, chi ha un fucile ha un vantaggio.

Lei sta dicendo, ‘se non sei disposto a vincere la guerra, devi fare un compromesso’…
La finlandizzazione dell’Ucraina era il compromesso. Consentire che l’Ucraina fosse una democrazia, ma nell’orbita di sicurezza russa. Realismo.

Cosa pensa del fatto che si dice che Putin sia irrazionale, folle e senza sostegno popolare….
Nessuno sa quello cosa pensi l’opinione pubblica russa. C’è una opposizione, ma è in galera. Putin è stato molto popolare, la sua idea ‘Make Russia great again’ ha un appeal nella popolazione.

La debacle americana in Afghanistan ha giocato un ruolo nella percezione della debolezza e della naiveté?
Certo. Ma da prima. Putin ha preso un pezzo di Georgia. E non è successo niente. Putin ha preso la Crimea. E non è successo niente. Putin ha stabilito due repubbliche in un pezzo di Ucraina. E non è successo niente. E ora l’Occidente si sveglia.

Cosa potrebbe succedere se ci fosse una disintegrazione russa? C’è un grande shock economico al momento…
Le sanzioni non funzionano. Cuba è sotto sanzioni e non è successo niente. L’Iran è sotto sanzioni e non è successo niente. La Corea del Nord è sotto sanzioni e non è successo niente. Non sono sicuro che la pressione economica avrà risultati tangibili. L’Occidente dovrebbe togliere la Russia alla Cina, la loro alleanza è il vero pericolo. Avremmo dovuto fare un accordo come Kissinger negli anni ’70.

L’Occidente non prende sul serio la storia come fanno i Russi o Israele…Perché?
L’Occidente è consumato dal presente. Vive bene. Non vuole sacrifici. E questo ha portato a una amnesia. E ora paga. Forse ci sarà un risveglio da quello che pensavate fosse il paradiso.
Giulio Meotti

Aggiungo ancora una riflessione pacata e sensata.

Debrief

Ciò che il Generale Marco Bertolini, già capo del Comando Cperativo interforze (COI) e presidente dell’Anpdi, che alla Verità e al Messaggero dice:
1. Le armi all’Ucraina sono “un atto di ostilità che rischia di coinvolgerci” nella guerra, mai visto prima: “Bastavano le sanzioni, anche inasprite”.
2. Putin non è un pazzo né il nuovo Hitler: “Voleva interrompere il percorso che avrebbe dovuto portare l’Ucraina nella Nato” per non perdere “l’agibilità nel Mar Nero”.
3. Il governo italiano non conta nulla e Di Maio che dà dell’ “animale” a Putin “ci taglia fuori da ogni trattativa”, diversamente dalla Francia di Macron.
4. Guai a seguire Zelensky sulla no fly zone, che “significherebbe avere aerei Nato sull’Ucraina e l’incidente inevitabile”.
5. I negoziati non sono un bluff, ma una “dimostrazione di buona volontà delle due parti”.
6. La sconfitta di Putin esiste solo nei nostri sogni e nella propaganda occidentale: la Russia s’è già presa l’Est, collegando Crimea e Donbass; “le grandi città al momento sono state risparmiate e non è partita la caccia a Zelensky” per “precisa volontà” di Mosca, che finora ha limitato al minimo “i bombardamenti dall’alto” per non moltiplicare le stragi e non provocare un “intervento della Nato”.
7. Putin non ha bombardato la centrale di Zaporizhzhia: “Non ho visto missili, ma bengala per illuminare gli obiettivi” degli scontri con gli ucraini lì vicino: le radiazioni avrebbero colpito pure il Donbass e la Russia, che le centrali vuole controllarle, non farle esplodere.
8. Putin non vuole conquistare l’Europa, né rifare l’Urss né “governare l’intera Ucraina”, ma “trattare una ricomposizione”: un regime fantoccio sull’intero Paese scatenerebbe anni di guerriglia antirussa.
9. “La Russia vuol essere europea e noi non facciamo che schiacciarla verso Asia e Cina”.
10. Un successo ucraino è, purtroppo, fuori discussione. I possibili esiti sono due: una vittoria russa dopo “una lunga guerra”; o un negoziato che i soli mediatori credibili – Israele, Francia, Cina e Turchia – possono favorire se aiutano le due parti a trattare con reciproche concessioni anziché “istigarle a proseguire” nella guerra.
Molti di noi avevano sollevato le stesse osservazioni giungendo alle medesime conclusioni.
Dire queste cose con pacatezza e realismo non significa prendere le parti di nessuno ma capire il perché del precipitare degli eventi.
Significa conoscere per deliberare e scongiurare altre inutili vittime.

POST SCRIPTUM, che ieri mi sono dimenticata di aggiungerlo: Hava Nagila suonata col cazzo – in realtà col playback, ma ai fini del discorso la cosa non cambia – è la dimostrazione di quanto questo pseudo ebreo sia disposto a prostituire il proprio ebraismo, esattamente come il nostro saltimbanco buffone ebreo di casa nostra, che mi rifiuto di nominare. Dedicato a chi si fida di lui “perché è ebreo”.
E per concludere, al posto dei soliti pattinatori russi, oggi vi regalo questa spettacolare intervista di una giornalista americana mandata, un anno e mezzo fa, a “demolire” Putin.

barbara