I CONTI IN TASCA + VARIE ED EVENTUALI

Conti legali, dico. In tasca alla piratessa.

Breve e sicuramente incompleto – non sono giurista e non credo di conoscere tutti i fatti – dei reati commessi dalla sopracitata criminale internazionale:

– violazione delle acque territoriali libiche
– interferenza con l’azione della guardia costiera libica
– sottrazione a quest’ultima di decine di persone che sarebbero state di sua competenza
– partecipazione attiva nella tratta dei negri in combutta con organizzazioni negriere internazionali
– tenuta in ostaggio di decine di prigionieri per due settimane
– violazione delle acque territoriali italiane
– speronamento di una motovedetta della Guardia di Finanza italiana
– tentato omicidio delle persone a bordo della motovedetta

Credo che un bel po’ di decine di anni di galera lì dentro ci siano (e si guardi bene il signor Avvocato dal venirmi a dire che sbaglio) e spero proprio che almeno un bel po’ se li faccia, anche se la Germania ha la faccia da cunicolo di venirci a dire che l’arresto è sbagliato perché salvava vite. È proprio vero che la Germania che prima deportava ebrei adesso ha cambiato ramo e si è messa a deportare negri. E forse qualcuno dovrebbe informare il Signor Presidente della Repubblica Tedesca che l’occupazione tedesca del territorio italiano è terminata da quasi settantacinque anni, anche se forse il suo cuore dice di no. D’altra parte sembrerebbe esserci una bella botta di tedeschi che sulla loro antigonessa nazionale  non sembrano nutrire sentimenti di grandissima solidarietà (nei commenti; chi non conosce il tedesco li metta in un traduttore automatico).

Che poi, a proposito di Antigone, chissà se le pasionarias dell’identificazione sono al corrente del fatto che in quella originale, quella di Sofocle, la storia si conclude col palcoscenico pieno di cadaveri; la circostanza potrebbe dare spunto a interessanti considerazioni psicanalitiche nei confronti dei fautori dell’accostamento fra le due donne, non trovate?

Per concludere aggiungo alcune interessanti osservazioni di Marcello Veneziani, un Nicola Porro incazzato di brutto,

quello che è stato giustamente definito il migliore commento dell’anno
commento
e infine il peggiore, in assoluto, fra tutti i disastri provocati dalla signora Carola:
gretacarola
barbara

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LA NOSTRA FUTURA PIDDINA

Eccovela qui

e qui

e ancora qui

dove vieppiù dimostra il suo spiccato senso del dialogo, del rispetto, della moderazione, per non parlare della competenza politica. Grazie a lei sicuramente le sorti del PD si risolleveranno con una risalita da elicottero.

e non posso rinunciare a riproporre questo gioiello,

che mi suggerisce qualche considerazione supplementare:
1. Apostrofare una persona come “tu uomo bianco”, oltretutto contrapposto a “una donna [chiaramente autoidentificantesi come non bianca] come me” non è forse razzismo?
2. Se un uomo mi dice “tu, donna, va’ a casa a fare la calza” sta chiaramente parlando in qualità di uomo, rivolgendosi a me in qualità di donna, dimostrandosi inequivocabilmente sessista – oltre che pesantemente maleducato. Ma se mi sta criticando per qualcosa che ho detto e che – a ragione o a torto – lui ritiene sbagliato, c’entrano qualcosa i nostri rispettivi sessi? E dunque, il chiamarli in causa non è sessista?
3. Se dico “Tu uomo bianco non puoi parlare così con una donna come me”, non sto automaticamente dicendo che con una donna come te (cioè bianca) puoi invece farlo benissimo, ossia che a me devi un rispetto maggiore, ossia che la mia razza è superiore alla tua?
4. Se dico “Non ti devi arrabbiare e diventare rosso” a una persona che sta esponendo dei fatti (e che io interrompo parlandogli sopra per impedirgli di esporli), a cui di arrabbiarsi non passa neanche per la testa, non sto dimostrando una gigantesca coda di paglia?
5. E se nella stessa frase, senza neppure una virgola in mezzo, passo dall’economia inglese alla politica italiana sull’immigrazione… No, qui non c’è neppure bisogno di porre la domanda.
E pensa se davvero il PD la candida, e se lei accetta la candidatura, e se viene eletta, e se magari in un prossimo governo ce la ritroviamo ministro degli Esteri, o dell’Interno… Basta, fatemi andare a prendere un paio di damigiane di Maalox.

PS: ho deciso di non postare il video, a proposito di Salvini “Rispetto il voto democratico ma…” perché troppo lungo, ma il titolo dice già tutto, come sempre quando l’incipit politicamente corretto (non sono antisemita, non sono razzista, Israele ha il diritto di esistere – magari addirittura di difendersi, non giustifico il terrorismo…) è seguito dal fatidico “ma”.

barbara

GNOCCA SENZA TESTA

Ve la ricordate? Stava intervistando/interrogando/sottoponendo a terzo grado Antonio di Pietro, e non appena lui apre bocca per rispondere lo blocca, gli fa altre domande, incalza, obietta, protesta, aggredisce, in studio ridono tutti, lei sembrerebbe convinta che siano divertiti mentre è evidente che stanno ridendo di lei, finché in sottofondo si sente l’ormai famoso “gnocca senza testa”.

In seguito si sono sentite allucinanti arrampicate sugli specchi in cui si sosteneva che non era di lei che si parlava (non voglia il Cielo che si critichi una “palestinese”!) e hanno tirato fuori che era riferito a Beatrice Borromeo. Ora: in scena c’era Rula; inquadrata era Rula; a parlare era Rula; ad essere cretinamente aggressiva e pesantemente maleducata era Rula: come diavolo può venire in mente di tirare fuori la Borromeo? Ma soprattutto, a qualcuno potrebbe venire in mente di definire gnocca – non importa se con o senza testa – questo asparago qui?!
beatrice-borromeo
Ma se qualcuno avesse ancora qualche dubbio, non c’è da fare altro che aspettare perché, come si suol dire, il tempo è galantuomo. E riecco dunque la nostra Rula poco meno di nove anni dopo, un po’ sfiorita ma sempre discretamente gnocca, e sempre inequivocabilmente senza testa.

A questa grottesca sceneggiata Maurizio Crippa dedica un delizioso articolo.

Il problema di Rula Jebreal non è il sessismo, è Fregoli

Difendere i colleghi, soprattutto se li conosci, soprattutto se sono maschi, non è elegante. Ma soprattutto se non ne hanno bisogno. Dunque non è per difendere Nicola Porro, che parliamo di Nicola Porro e di Rula Jebreal. E’ solo per un godibilissimo senso dello spettacolo, perché il nonsense è una forma di comicità meravigliosa. Insomma Rula Jebreal, “giornalista e scrittrice israeliana naturalizzata italiana, di origine palestinese”, era alla trasmissione di Formigli. Diceva un po’ la qualunque sull’economia. Del resto andrà, sempre con Formigli, al Cortile dei Gentili, e dunque a dire la qualunque deve allenarsi. A un certo punto, trovandosi a discutere con Nicola Porro, che al solito faceva un po’ il gigione, le si è chiusa la vena, come si dice: “Non mettermi il dito in faccia perché questa si chiama violenza”. Lui: “Rula, guarda che se qualcuno non è d’accordo con te, non è sessista”. Lei non ci ha visto più: “Intanto non devi arrabbiarti e diventare rosso quando parli di diritti della donna e poi sei un uomo bianco [i razzisti che discriminano in base al colore naturalmente siamo noi, ndb] che urla addosso a una donna come me. Quindi ti prego, abbassa i toni”. Insomma: stavano parlando di Brexit; poi lei è passata al sessismo; poi è trasmigrata sul razzismo, e in un battibaleno era sulla campagna del Giornale contro lo ius soli. Da restare estasiati. Non tanto per la qualità del giornalismo, non sapremmo dire. Ma la capacità di passare da una stronzata all’altra, senza uscire di scena, era meglio di Fregoli. (qui)

Finita qui? Ma neanche per sogno! Poliedrica, fregoliana, di multiforme ingegno che neanche Ulisse coi suoi cavalli di legno e trucchi antisirene e strategie ciclopicide eccetera eccetera, la nostra Rula riesce a collezionare figure di merda anche in inglese! Guardate che spettacolo!

Per chi non sa l’inglese voglio citare solo questa strepitosa perla: “Si può essere gay a Gaza?” “Sì” “Veramente?” “Sì” “E restare vivo?” (risate del pubblico) “Sì”. Non ha il senso della misura, non ha il senso del ridicolo, non ha il senso del grottesco, non ha il senso della vergogna. Non ha il senso (non ha la testa, come constatato fin dall’inizio).  Finita qui finalmente? Ma quando mai! Leggiamo dunque questo post.

P come Palestina?

Nell’ansia spasmodica di produrre una narrativa – oggi si suole parlare di “storytelling” – che ingeneri nella distratta opinione pubblica la sensazione che uno stato arabo chiamato “Palestina” sia sempre esistito; i filopalestinesi indulgono in iniziative che sfociano nel grottesco.
È il caso di un abecedario che ha fatto la sua comparsa in alcune librerie di New York. Eloquente il titolo: “P come Palestina”; non tanto per il proposito citato, quanto per un grossolano errore di partenza: la lettera “P” nell’alfabeto arabo non esiste; come d’altro canto l’equivalente della nostra lettera “G”.
Le mamme che hanno avuto la sventura di imbattersi in questo atto di propaganda hanno espresso tutto il loro disappunto alla stampa locale: lo stato di Israele non è riconosciuto; in compenso, la lettera “I” celebra l’intifada, che ha seminato orrore nella società israeliana nella prima metà dello scorso decennio.
L’autrice del “libro”, tale Golbarg Bashi, di origine iraniana, è cresciuta in Svezia prima di stabilirsi negli Stati Uniti, dove si è occupata di cultura persiana, prima di dedicarsi a questa opera, grazie ad una raccolta pubblica di fondi che le ha consentito di disporre di un gruzzolo di 15 mila dollari. Insegna storia alla Pace University.
Sul suo blog abbondano post antisemiti: «Israele è uno stato religioso e razziale, basato sull’apartheid». Forse anche per questo l’abecedario gode del sostegno di Rashid Khalidi («Questo libro fornisce un’introduzione alla cultura palestinese che sarà apprezzata dai bambini»), di Rula Jebreal («il libro è una imbarcazione che ci collega alla nostra patria») e, dulcis in fundo, da Linda Sarsour. Anche per questo, è facile pronosticarne il flop. (qui)

Qui il suo ruolo è piccolo piccolo, ma valeva la pena di parlarne. E per finire il suo delirante intervento sulle uova sode, che ho postato ieri. E niente: quando il talento c’è, neanche il tempo che passa può cancellarlo. Vai Rula che sei sòla!

barbara