VIA DALL’INFERNO

Via dall’inferno per i residenti di Mariupol, finalmente liberati dall’esercito russo

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“Grazie per averci tirato fuori da questo inferno!” – residenti di Mariupol
Dopo aver trascorso più di un mese negli scantinati, i residenti dei quartieri liberati di Mariupol escono per incontrare i nostri militari. Grazie e chiedi una foto (traduttore automatico)

Via dall’inferno per Anna Ivanova Malygina, 97 anni, tenuta in ostaggio dai neonazisti di Azov per 23 giorni. In sedia a rotelle. Per una settimana ha bevuto solo acqua.

Questa è la seconda prigionia di Anna Ivanovna in mano ai nazisti: la prima volta è stata nel 1942 quando i nazisti tedeschi la portarono nella città tedesca di Birkenfeld; anche allora a liberarla furono i russi, nel 1945.

E questa è un’ambulanza ucraina

usata per trasportare i combattenti, esattamente come quelle palestinesi. Prepariamoci a sentire gli strilli sui crimini di guerra russi, quando ne colpiranno una. Tra l’altro hanno anche provato a mandare al macello i combattenti stranieri, che però non ci hanno messo molto ad aprire gli occhi e darsela a gambe.

Questo è invece l’attore, beccato per una volta senza essersi preparato la parte

(Un Ebreo che glorifica il collaboratore dei nazisti Stepan Bandera.
Un Russo che ha basato la sua carriera sulla derisione dei Russi per alimentare l’odio verso di loro.
Un Ucraino che ha portato il suo paese in guerra perché pagato profumatamente per farlo – FDD.
No, non sono tre persone, è sempre lui, la marionetta dei dem americani)

E pensare che già sette anni e mezzo fa Nigel Farage aveva fortemente raccomandato di smetterla di provocare Putin, perché a forza di insistere, prima o poi lo avrebbero costretto a rispondere, prima o poi si sarebbe arrivati alla guerra

E sembra davvero difficile dubitare del fatto che l’America, l’America dei democratici, l’America di Obama e Biden e Clinton e Pelosi e ora anche Harris abbia voluto e voglia la guerra con tutte le proprie forze, anche nucleare se necessario, pur di mettere in ginocchio la Russia. Una guerra da combattere fino all’ultimo ucraino – o anche fino all’ultimo europeo, tanto l’Atlantico è largo a sufficienza.

Quanto al “massacro di civili di Bucha” denunciato dai degni allievi dei pallestinari e, come quelli, immediatamente propagandato dai media compatti:

Mosca: “I video di Bucha sono un’altra produzione del regime di Kiev per i media occidentali”

Pubblichiamo la traduzione della dichiarazione del Ministero della difesa russo a proposito dei “crimini russi” a Bucha  in Ucraina divenuta virale attraverso i media filo Nato occidentali

 “Tutte le fotografie e i materiali video pubblicati dal regime di Kiev, che testimoniano i “crimini” del personale militare russo nella città di Bucha, regione di Kiev, sono un’altra provocazione.
Durante il periodo in cui quest’area era sotto il controllo delle forze armate russe, nessun residente locale civile ha subito azioni violente.
Vorremmo soprattutto sottolineare che tutte le unità russe si sono ritirate completamente da Bucha il 30 marzo, il giorno dopo il round di colloqui faccia a faccia tra Russia e Ucraina in Turchia.
Inoltre, il 31 marzo, il sindaco della città di Bucha, Anatoly Fedoruk, ha confermato nel suo video messaggio che non c’erano militari russi in città, ma non ha nemmeno menzionato alcun residente locale colpito nelle strade con le mani legate.
Pertanto, non è sorprendente che tutte le cosiddette “prove dei crimini” a Bucha siano apparse solo il quarto giorno, quando gli ufficiali dell’SBU (servizio di sicurezza ucraino) e i rappresentanti della televisione ucraina sono arrivati in città. Particolarmente preoccupante è il fatto che tutti i corpi delle persone le cui immagini sono state pubblicate dal regime di Kiev, dopo almeno quattro giorni, non si sono induriti, non hanno le caratteristiche macchie cadaveriche e c’è sangue sulle ferite.
Tutto questo conferma inconfutabilmente che le fotografie e i video di Bucha sono un’altra produzione del regime di Kiev per i media occidentali.” (Qui)

Pallywood in versione ucraina ha colpito ancora, e il pubblico beota come al solito si beve tutto. Non vi fidate delle fonti russe? Mi sembra giusto, si sa che i russi sono mentitori nati. E allora guardiamo questo video di cinque secondi in cui si vede un “cadavere” che muove una mano e un altro, inquadrato nello specchietto retrovisore, che appena passato il convoglio si tira su a sedere. Precisi identici a quelli palestinesi.

E ora, prima di chiudere, un bel ballo

Irina Rodnina (60 anni al momento di questo spettacolo, e due figli) e Aleksej Tikhonov

barbara

ASPETTANDO IL VOTO

A preparare il caos sono i Democratici: le pericolose connessioni con Antifa e BLM e il rischio brogli

Il ribaltamento della narrazione: i media attribuiscono ambizioni tiranniche e golpiste a Trump, mentre è l’altra parte a praticare la violenza squadrista di strada e a prepararsi a contestare, o rubare, le elezioni… Voto per posta e ballot harvesting hanno provato più e più volte di essere vulnerabili a errori e brogli. E tutti i movimenti radicali, da Antifa a Black Lives Matter, nati o cresciuti all’ombra della “Resistenza” anti-Trump, sono legati ai Democratici e persino “istituzionalizzati”
Se Hollywood fosse ancora quella che era nei suoi anni d’oro, la storia delle elezioni presidenziali del 2020 diventerebbe un giorno un grande kolossal. Gli elementi ci sono tutti. Basta girare sui media e social media americani per ricevere una doccia fredda di emozioni contrastanti: passione, speranza, anticipazione, suspence.
Ormai da mesi i sondaggi ci dicono che Trump perderà, ma come in ogni thriller che si rispetti, i sondaggi si sono riavvicinati nell’ultima settimana negli Stati chiave, creando nei sostenitori di Biden un rinnovato panico. I sostenitori di Trump dal canto loro rimangono speranzosi. Indicano le folle che Trump è capace di riunire ai suoi comizi e i molti aneddoti su amici, parenti e conoscenti che voteranno Trump, ma hanno paura a dirlo pubblicamente come indizio che i sondaggi sono o clamorosamente sbagliati, o clamorosamente falsi. È il 2020, tutto può succedere…
Quest’anno la politica americana, citando il Covid a pretesto, ha anche fatto di tutto per assicurarsi che il già incasinato sistema elettorale lasci ancora più dubbi sulla possibilità di errori e brogli. Non bastavano la mancanza di carte di identità ai seggi e la curiosa pratica del ballot harvesting, che consente a operatori politici di raccogliere le schede di voto direttamente a casa degli elettori, creando strane situazioni per cui a distanza di giorni dall’elezione continuano a spuntare casse piene di voti. Quest’anno è stato aggiunto il mail-in voting, che consente agli Stati di inviare schede elettorali in massa a casa della gente, che poi vota e le rispedisce per posta, con solo una firma a controprova.
Tutti questi sistemi hanno provato più e più volte di essere vulnerabili a errori e brogli. Soprattutto col mail-in voting, si moltiplicano le storie di gente che riceve a casa schede elettorali a nome di gente morta, che non abita più o non ha mai abitato lì. Ad Atlanta una scheda elettorale a nome di un gatto morto è stata recapitata al domicilio degli ex proprietari. In New Jersey, solo pochi mesi fa, si è dovuta annullare una intera elezione speciale a causa del mail-in voting. L’organizzazione di giornalismo investigativo di area conservatrice Project Veritas negli ultimi mesi ha scoperto numerosi casi di brogli elettorali attuati anche col ballot harvesting.
Per giunta Stati e corti supreme hanno reso la situazione ancora più precaria annacquando ulteriormente le regole. Ad esempio, non richiedendo nemmeno la verifica via firma, oppure sentenziando che vengano accettati voti ricevuti fino a nove giorni dopo le elezioni (North Carolina).
Entrambe le parti in causa si preparano ad una lunga battaglia legale. La campagna di Biden, già mesi fa, curiosamente ancora prima che il sistema del mail-in ballot di massa venisse finalizzato, ha assunto un team di oltre 600 avvocati specializzati in contese elettorali. Trump dal canto suo, ha più volte asserito che non concederà la vittoria la notte delle elezioni se il risultato è in dubbio [si noti: “se il risultato è in dubbio”. I nostri mass media di regime hanno scritto che “Trump ha dichiarato che in caso di sconfitta non accetterà il risultato”].
Questo ha amplificato nei media e nel Partito Democratico le rivendicazioni secondo le quali Trump è un tiranno che si prepara a restare al potere con la forza. Ma i sostenitori di Trump rispondono che queste accuse servono in realtà a preparare il terreno a un rifiuto di concedere la vittoria a Trump da parte di Biden.
La timeline in effetti coincide con la seconda possibilità più che con la prima. I primi articoli su Trump che si rifiuta di abbandonare la Casa Bianca e deve essere portato via a forza dai militari, una specie di fantasia porno-politica della Resistenza, sono vecchi di anni. Hillary Clinton, già ad agosto, prima che il sistema del mail-in ballots venisse finalizzato, aveva ammonito che Biden non dovrebbe concedere la vittoria “in nessun caso”.
Per mesi il Partito Democratico ha condotto wargames in cui Trump rifiuta di concedere la vittoria e deve essere rimosso, arrivando a minacciare se necessario la secessione degli Stati blu. In molti tra i “trumpisti” hanno fatto notare che tra i più assidui sostenitori di questi scenari ci sono i più instancabili fan delle cosiddette “rivoluzioni colorate” all’estero, che da manuale partono proprio da un risultato elettorale dubbio o contestato, e vengono attuate mobilitando le piazze. In fondo, sono stati i Democratici a insistere per tutti gli innovativi nuovi sistemi di voto…
E poi c’è l’ininterrotta sequenza di manifestazioni e violenze degli ultimi mesi, scatenatesi in nome della protesta contro la brutalità poliziesca, ma che sin dall’inizio hanno assunto un carattere più ampio, decisamente reminiscente di una rivoluzione culturale e politica ad ampio spettro. Si tratta di coincidenze che generano speculazioni e allarme.
Parte della narrazione secondo cui Trump sarebbe un dittatore in nuce si fonda sulla vulgata che avrebbe delle milizie di strada pronte ad intervenire per mantenerlo al potere. Nel corso degli ultimi mesi la campagna di Joe Biden, i Democratici, e la stampa liberal hanno alternato nel sostenere che disordini come quelli di Portland e Kenosha sono “perlopiù pacifici” e, se violenza c’è, è opera di “right wing militias”. In questo ruolo sono state additate organizzazioni come i Boogaloo Boys, i Proud Boys, e i convogli di pick-up sventolanti bandiere pro-Trump. Ma i Boogaloo Boys sono in genere anarco/libertari che frequentemente si sono uniti a BLM nelle proteste, i Proud Boys sono qualcosa di più simile a una fratellanza da college, e i convogli di pick-up imbandierati sono organizzati ad hoc.
Per quanto sia vero che occasionali scontri tra manifestanti ed episodi discutibili ci siano stati, impallidiscono a paragone col miliardo di dollari di danni stimati provocato da organizzazioni come Antifa e Black Lives Matter.
Black Lives Matter non è un’organizzazione per i diritti civili. È un’organizzazione apertamente marxista con una piattaforma omnicomprensiva e radicale. Non è composta da pochi volontari che donano il loro tempo libero, ma da attivisti professionali addestrati, la maggior parte dei quali (75 per cento circa) non sono nemmeno afroamericani. I loro eventi non sono spontanei, ma organizzati a tavolino di tutto punto.
Il loro funding è milionario, e non proviene certo da afroamericani delle Inner Cities che hanno rotto il porcellino. I principali finanziatori di BLM sono organizzazioni come la Open Society e la Ford Foundation [e sappiamo di chi è la “Open Society”, sovvenzionata con 19,59 miliardi di dollari, vero?]. Anche le piccole donazioni private non hanno nulla di bipartisan. Andando sul sito di BLM e cliccando sul pulsante “donate”, si viene portati dritti ad Act Blue. Un’infrastruttura del Partito Democratico.
Anche Antifa ha rivelato negli ultimi mesi alcune connessioni col partito dell’asinello. Ci sono stati casi di Antifa arrestati nel corso di proteste violente che erano politici democratici locali. Il Bail Project, un fondo destinato a pagare la cauzione di manifestanti arrestati, che ha spesso fatto liberare membri di Antifa, riceve donazioni non solo dalla solita coterie di miliardari liberal e stelle del cinema, ma anche da membri della Campagna Biden. Kamala Harris e Chelsea Clinton hanno entrambe sollecitato donazioni.
Una impiegata del Bail Project è stata poi sorpresa a usare i fondi donati per noleggiare e guidare fino a Louisville un furgone pieno di materiale da rivolta (scudi, elmetti, corpi contundenti), che poi è stato distribuito agli Antifa già sul posto. Sara Iannarone, l’attuale candidato democratico in testa nelle elezioni comunali a Portland, che ha ricevuto l’endorsement di Bernie Sanders, è una Antifa dichiarata.
Quando Black Lives Matter occupa una zona pubblica in una città americana è il sindaco di sinistra che gli fornisce tutti i permessi. Quando BLM commette un atto di vandalismo o di violenza, i media arrivano in soccorso minimizzando, e spesso proprio mentendo. E se i manifestanti vengono arrestati, pubblici ministeri compiacenti li rilasciano con, o più spesso senza, una bacchettata sulle dita. Quando qualcuno reagisce, si oppone, si difende, o anche aggredisce i manifestanti, gli stessi pubblici ministeri lo colpiscono con tutta la forza della legge.
Tutti questi movimenti “di strada”, da Black Lives Matter alla Women’s March, e al limite dello spettro Antifa, sembrano essere istituzionalizzati. E tutte queste organizzazioni sono nate o cresciute all’ombra della “Resistenza” varata all’indomani della vittoria di Trump, e ne rappresentano il culmine.
Tutto ciò lascia la sensazione tra i sostenitori di Trump che sia in atto un capovolgimento delle narrazioni. Che la narrazione ufficiale attribuisca ambizioni tiranniche e golpiste alla propria parte, mentre è l’altra parte a praticare la violenza squadrista di strada e a prepararsi a contestare, o rubare, le elezioni.

Max Balestra, 3 Nov 2020, qui.

Aggiungo la dichiarazione di Nancy Pelosi che Biden sarà presidente, qualunque sia il conteggio finale. Così a naso direi che l’unico modo perché si realizzi l’auspicio della signora, ossia che Biden diventi presidente “qualunque sia il conteggio finale” è che qualcuno ammazzi Trump subito dopo l’elezione e prima che abbia il tempo di nominare il vicepresidente, che in tal caso ne prenderebbe il posto. Conoscendo la signora, non mi stupirebbe affatto che il suo pensiero sia proprio questo. A confermare lo scenario arriva il signor Biden che in tutta tranquillità, anche se con le consuete difficoltà neurologiche a mettere insieme più di una manciata di parole per volta, racconta di avere messo insieme la più vasta organizzazione di brogli elettorali della storia politica americana. Ascoltare per credere:

Nel frattempo Nigel Farage ci mostra le precauzioni messe in atto a Washington in previsione di ciò che si scatenerà in caso di vittoria di Trump:

Concludo con un paio di cose che forse non tutti sanno: i creatori del KKL sono stati i democratici; sempre i democratici si sono opposti con tutte le proprie forze – non limitate a quelle dialettiche, come ben sappiamo e come ha sperimentato Martin Luther King – prima all’abolizione della schiavitù (Abraham Lincoln era repubblicano), poi dell’emancipazione dei negri (lo stesso John F. Kennedy, pur personalmente favorevole all’emancipazione, è sempre stato abbastanza cauto nelle sue prese di posizione ufficiali, per non rischiare di scontentare il suo elettorato). Ed è dovuto arrivare il cattivo uomo dal ridicolo ciuffo arancione per dichiarare il KKK movimento terroristico.

barbara

GRANDE TEATRO A BRUXELLES

E grande lezione di stile, di civiltà, di etica, ma soprattutto di storia, anzi, di Storia.

Grazie a Myollnir per la segnalazione del video e grazie a Erasmo per questo splendido pezzo.

PS: nel caso qualcuno non lo sapesse, il signor Tajani ha iniziato la sua militanza politica come monarchico, ossia dalla parte di quei signori Savoia che hanno consegnato l’Italia al fascismo, che hanno firmato le leggi razziali, che hanno accettato l’alleanza con la Germania nazista, insomma, tutte quelle cose contro le quali oggi si riempie la bocca di roboanti parole e, come tutte le testate titolano, “con un’occhiata gela Farage il Sovranista”, dopo averci informati che il suddetto Farage avrebbe riso della condanna del nazismo. Posso dire giornalisti di merda? No? È troppo volgare? OK, mi avete convinta, scrivere giornalisti di merda è troppo volgare, e quindi rinuncio: non scriverò che sono giornalisti di merda, uno più di merda dell’altro.

barbara