I CONTAGI E LE BALLE

#Crisanti: “a Padova decine e decine di malati in terapia intensiva”.
Fact checkng: sono 6 in tutto il #Veneto [dall’altro ieri scesi a 5]

#Lopalco: “5 ventenni gravi in #Puglia”
Fact checking: 1 ottantenne pluripatologico a Bari.

E vediamo, sulla favola del signor palchetto, questi due significativi spezzoni di notiziari:

e il preciso rendiconto che segue.

Giorgio Bianchi

Rilancio questa segnalazione di Davide Viterbo con video annesso (vedi allegato), in quanto la ritengo paradigmatica della situazione paradossale che stiamo vivendo.

“Ciao Giorgio scusami ti disturbo con questa ulteriore contraddizione evidente della narrazione.
Tg3 regionale Puglia delle 19:30 del 15/08 e tg3nazionale delle 23:30 del 15/08.
per il primo i cinque giovani ricoverati in Puglia stanno bene per il secondo sono in condizioni gravissime.
grazie per il lavoro che fai. Un caro saluto”
La notizia è riportata su molti quotidiani e un po’ ovunque le condizioni dei giovani sono indicate essere “gravi”, “severe”, “critiche”.

Il Corriere del Mezzoggiorno che le indica come “severe” si affretta ad aggiungere che
“Il dato conferma che anche la giovane età non mette al sicuro da sintomi importanti”

https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/italia/1243123/covid-puglia-5-giovani-condizioni-severe.html

Tuttavia il punto veramente sconvolgente riguardo a questa notizia non è tanto il fatto che tutti i giornali calchino la mano sulle condizioni di salute dei cinque giovani per lasciar intendere che il virus sia pericoloso anche per loro, cosa che effettivamente non è, quanto piuttosto che i suddetti organi di (dis)informazione, TUTTI, omettano di dire che dei cinque giovani, quattro fossero immigrati appena trasferiti dalla Sicilia in Puglia.

Dalla rassegna stampa di Porro di ieri (minuto 3:37)

https://www.youtube.com/watch?v=5t9R_786Dl0

Il perché di questa clamorosa omissione ce lo spiega benissimo un articolo de Il Giornale:

Polizia e migranti in fuga: “L’ordine è di non fermarli”
non fermarli
I migranti, in sostanza, secondo quanto risulta da alcune ordinanze delle varie questure, debbono essere trattati «con umanità» qualora fuggano dai centri e debbono essere «invitati a rientrare». Insomma, tu malato di Covid o meno, tenti la fuga e io poliziotto non posso fermarti perché non ho chiare regole di ingaggio, ma anzi devo «invitarti a rientrare». Clandestini trattati coi guanti bianchi, in sostanza. «Perché la verità che nessuno dice – spiega un agente – è che siccome dal Viminale non sono arrivate regole chiare da seguire e siccome siamo in numero di molto inferiore rispetto agli ospiti dei centri, dalle questure i nostri superiori ci dicono chiaramente di lasciarli andare se dovessimo trovarci in difficoltà. Altrimenti potrebbe accadere come a Vicenza, dove un nostro collega ora si troverà punito per aver fatto il suo lavoro».

Ad Agrigento ci sono 400 aggregati provenienti dai reparti mobili di tutta Italia e con loro 6 funzionari. Ieri a Villa Sikania, una delle strutture, c’erano 231 ospiti con solo 20 poliziotti a far da guardia. A Casa dei gabbiani 60 persone sempre con 20 agenti e alla Mano di Francesco una settantina di migranti con poche divise. Gente allo stremo, che non può fare neanche bene il suo lavoro perché «in caso di rissa – prosegue uno di loro – prima di entrare perdiamo tempo a indossare tute e dispositivi di protezione». La paura di ammalarsi? «C’è e non solo di Covid – racconta un poliziotto – ma nessuno fa niente e noi stiamo mesi lontani da casa per questa stratosferica presa in giro che mette a rischio le nostre vite con immigrati che alla fine fanno ciò che vogliono, mantenuti da quegli stessi italiani che ora rischiano di essere infettati».

https://www.ilgiornale.it/news/politica/polizia-e-migranti-fuga-lordine-non-fermarli-1883598.html?fbclid=IwAR2tvpMDjtG5kEAv0Dj5_CWK00JRVtBzbDRsAEjZiW_gzU8b1e9rP53bTIM

Tornando alla questione iniziale dobbiamo constatare con amarezza che l’informazione pubblica si sta sempre di più allineando alle truppe cammellate di Cairo, quelle che ogni giorno ci tartassano per mezzo del Corriere delle tenebre, Kikko il Terribile e i loro sodali della cricca del Fatto.
Ieri il Corriere del tenebre titolava in prima pagina, ripeto in PRIMA PAGINA:
“Su i contagi, ma si balla”
nell’occhiello sotto il titolone rincarava la dose:
“impennata nuovi MALATI 574”
Infine nel sommario arriva la verità che confuta la fake news riportata appena una riga sopra:
“impennata nuovi CONTAGI 574”.

Sempre Porro nella sua rassegna stampa di ieri lo riassume benissimo:

https://www.youtube.com/watch?v=5t9R_786Dl0 (minuti iniziali)

Mi sembra evidente che l’operazione subdola e scriteriata che si sta portando avanti, direi anche con un certo successo, è quella di equiparare i cosiddetti “casi”, “positivi”, “contagiati” o come dir si voglia, ai “malati”.

Qualche altra utile spiegazione sui “casi”

Eugenio Capozzi (via Maria Teresa Leone)

L’incremento dei casi di Covid diagnosticati in Italia e in altri paesi europei nelle ultime settimane è determinato in massima parte da screening e tracciamenti sistematici effettuati su immigrati e viaggiatori di ritorno dall’estero, che portano alla luce residui di infezioni già esaurite da tempo e/o del tutto asintomatiche.

In pratica con questi monitoraggi mirati emerge una piccola parte di quella famosa massa sommersa dell’iceberg Covid di cui in Italia parlava il report Istat/Css nelle settimane scorse: quegli “entrati in contatto col virus” che sarebbero stati almeno 6 volte gli ufficialmente contagiati.
Ciò è dimostrato ampiamente dal fatto che sia in Italia che altrove la nuova crescita dei positivi diagnosticati coincide con il crollo della mortalità e della letalità del virus (nelle figure sotto, i dati di Regno Unito e Francia, fonte Worldometer).
Fr casi
Fr morti
GB casi
GB morti
In Italia, come risulta dalle tabelle giornaliere del ministero della sanità, all’aumento dei positivi corrisponde una stabilità o addirittura un calo di ricoverati in ospedale e in terapia intensiva (ci sarebbe peraltro da chiedersi quanti dei ricoverati attualmente abbiano davvero sintomi: vengono sospetti specialmente in regioni dove essi appaiono chiaramente sovradimensionati, come nel Lazio).
Quindi montare l’ennesima campagna terroristica su queste cifre, additare gli ennesimi untori (stavolta i turisti e i giovani che, orrore, vanno a ballare) e minacciare le ennesime chiusure – come sta facendo immancabilmente il governo italiano con i soliti scienziati intellettualmente autistici e media servili al seguito – non è soltanto politicamente criminale per una società già in ginocchio per le controproducenti restrizioni passate, ma è totalmente sconclusionato dal punto di vista scientifico.
Ovviamente anche adesso, come quando si allentarono le misure di lockdown, parte il coro dei professoroni e dei ministri menagramo: vedrete tra quindici giorni che succede! Avremo i reparti di terapia intensiva al collasso! Tutta colpa di quelli che non mettono la mascherina! Tutta colpa di quelli che si ostinano a vivere e non vogliono essere delle larve… [ve li ricordate i 153.000 ricoverati in terapia intensiva previsti per giugno a causa della cessazione della reclusione e degli sconsiderati che ne avrebbero approfittato?]
Le altre volte sappiamo come è andata. Ora facciamo i debiti scongiuri. Ma se è questo quello che temete, cari signori, allora, visto che DUE TERZI dei morti per Covid hanno beccato il contagio in ospedali, cliniche e Rsa, la cosa principale che dovreste fare sarebbe tenere queste strutture al sicuro dalle infezioni (che già senza Covid ammazzano in Italia decine di migliaia di persone all’anno, dato scandaloso … ) e smetterla di rompere le scatole a discoteche, turisti, movide, gente che si bacia e abbraccia. E che non ci si sogni per carità di tenere ancora chiuse scuole, università, eventi pubblici, cinema, teatri e simili. Sarebbe un naufragio totale per il nostro futuro. Se poi proprio si vuole proteggere il più possibile le categorie a rischio, allora si faccia una bella campagna informativa in cui si RACCOMANDA, oltre alle ovvie misure di igiene, ai giovani che hanno contatti sociali di stare lontani da nonni o genitori con patologie croniche e immunodepressi, di non sbaciucchiarli se li si va a trovare o di indossare in quel caso la famosa mascherina. Per il resto, per favore, basta con le psicosi pilotate, che vi conservano un altro po’ la poltrona ma uccidono una società intera.
In conclusione, i dati di queste ultime settimane, e la parziale emersione dell’iceberg di cui sopra, dimostrano sempre più quanto avesse ragione nella sostanza sir Patrick Valance, il consulente scientifico del governo britannico che a marzo scorso sosteneva come la politica meno peggiore fosse quella di lasciar circolare moderatamente il virus, proteggendo strettamente solo le fasce più a rischio, per arrivare alla immunità di gregge, raggiungibile se il 60% della popolazione fosse entrato in contatto con esso. O riesci a bloccare l’infezione sul nascere – come hanno fatto in Corea del Sud, a Taiwan, in Giappone – o è inevitabile che essa circoli, e si può solo con pragmatismo prendere misure che appiattiscano la curva, a meno di non avere un vaccino pronto ed efficace a portata di mano.
Ora che il virus mostra una carica virale così bassa misure di forte restrizione delle attività sociali ed economiche, oltre ad avere gli effetti collaterali disastrosi che sappiamo, sono anche del tutto inutili alla lotta al virus. Molto meglio sarebbe invece approfittarne per lasciarlo correre moderatamente nella popolazione under 50-60, in modo da aumentare considerevolmente e stabilmente il tasso di immunizzazione della società, e andare verso una risoluzione vera del problema.
Certo, ci vorrebbero classi politiche coraggiose, decise o (vedi Italia) non in malafede. Difficile. Ma l’alternativa è molto peggio: un’emergenza indefinita, società trasformate in prigioni piene di disadattati sociopatici, lacerazioni sociali senza precedenti, democrazie al collasso.

E infatti…

Piergiorgio Molinari

Solamente un coglione o un comunista – chiedo venia per il pleonasmo – può credere che l’obbligo di mascherina dalle ore 18 alle 6 possa avere una qualche valenza sanitaria. Il provvedimento da poco emanato dai criminali al potere ha piuttosto tre funzioni:
la prima, ovvia, di far bullescamente capire che comandano loro;
la seconda, di preparare i sudditi con questo coprifuoco mascherato (o meglio, mascherinato) al futuro regime di vero coprifuoco – la scelta degli orari non è casuale – e di controllo totale;
la terza e più interessante, capire fin dove possono spingersi con provvedimenti assurdi e polizieschi. Perché è evidente che se neppure adesso si manifesta una ribellione diffusa a questa dilagante follia orwelliana, allora è la fine della libertà per come l’abbiamo teorizzata e conosciuta nel mondo occidentale.
(Inoltre, penso che Conte, il PD e i Cinque Stelle debbano essere trascinati a processo per i loro crimini, assieme ai magistrati eversivi e golpisti.)

E sembra che i savonarola della movida abbiano qualche difficoltà a capire che se per i ragazzi bar, ristoranti, discoteche e affini possono anche (molto anche) essere considerati uno sfizio, per proprietari e gestori di bar, ristoranti e discoteche, questo è pane quotidiano. La nostra superesperta in gaffe e cazzate varie miste ha suggerito che cambino mestiere, ma temo non sia facilissimo: tutti i settori di marciapiede disponibili se li sono già spartiti, e provare a inserirvisi è parecchio pericoloso, e altri mestieri, con attività che chiudono a rotta di collo e perdita percentuale del PIL a due cifre, non ne vedo all’orizzonte.

Proseguo con due considerazioni che condivido.

AGOSTO DUEMILAVENTI

Riceviamo e pubblichiamo da Paolo Becchi:

Che strana sensazione, sottile, quasi da “velo impalpabile” in questo mese di agosto duemilaventi. Spaesamento o forse solo un  senso pervasivo di smarrimento e di incertezza. Eppure il caldo e l’afa di questi giorni non sono niente di nuovo. È tutto normale. Ma non vi sembra singolare che nessuno si lamenti di questo, del caldo da “bollino rosso” intendo? Si continuano a contare i morti da Covid-19 e i contagiati, d’accordo, ma non si dà neppure notizia di coloro che stanno avendo dei malori per le alte temperature.
Nessun messaggio viene rivolto agli anziani, invitandoli a  non uscire di casa nelle ore più calde o in previsione dell’anticiclone africano. Non si poteva uscire di casa per il virus cinese, ma il caldo africano è un toccasana. A  differenza degli anni passati quest’anno il caldo non è un problema sanitario e viene anzi sopportato bene da tutta la popolazione.
Lo si ritiene benefico perché il virus non sopravvive ai raggi del sole e dunque ben venga anche la calura estiva. Questo è vero, però è strano che solo in questo mese di agosto duemilaventi non esista l’emergenza del caldo eccessivo, della siccità, dei danni all’agricoltura, degli incendi boschivi, dei colpi di calore. Insomma, di quello che succede normalmente tutte le estati in Italia.
No, oggi l’unica emergenza è quella epidemiologica. Ciò che conta è la vita del virus, quello nostro e quello degli altri. Sì perché se da noi è ancora sotto controllo siamo accerchiati dal nemico. Nemico? Forse ”oscuro oggetto del desiderio”, sì perché ormai si è creata una relazione tormentata di odio e amore tra noi e lui e in fondo, per quanto assurdo possa sembrare, non ne possiamo quasi più fare a meno. Sono mesi che non parliamo d’altro dalla mattina alla sera, senza pausa. Mascherina e guai a toccarsi, ma che dico a sfiorarsi, ma che dico a guardarsi. Potresti infettare il tuo prossimo anche con uno sguardo.
Che tristezza questo agosto duemilaventi. Non ci sono neppure le tradizionali feste parrocchiali nei paesi, e anche le grande città senza i turisti che le animano sembrano delle nature morte. Alla radio non si sentono neppure le solite effimere canzonette estive che rallegravano anche le spiagge di giorno e le discoteche di notte. Solo i giovani stimolati dagli ormoni brillanti continuano scatenati a ballare.
Ma come, ballano senza mascherina e strusciandosi un po’? E no e no, non si può. Per questo sono già stati annunciati dal governo nuovi dpcm che regoleranno danze e movida. Che irresponsabili questi giovani che non hanno paura di morire e vogliono vivere. La cultura del governo della morte  non ha ancora fatto effetto su di loro. Bisogna al più presto intervenire. Qualche psicoanalista ha già dato la sua disponibilità per sedute gratuite.
E intanto  siamo a ferragosto duemilaventi. Sia che abbiate deciso, nonostante tutto, di partire, sia che abbiate deciso di non farlo, non dimenticate il preservativo antiCovid, la mascherina. Si può di nuovo anche arrivare a Genova. C’è il ponte, ma “il coraggio di vivere, quello, ancora non c’è”. Non è un mese spensierato, sereno come dovrebbe essere almeno un mese all’anno, siamo angosciati, afflitti da pensieri cupi. Ecco, questo non è normale. Il mese di agosto, per tradizione, in Italia è il mese “sacro” delle ferie e delle vacanze.
Tutto si ferma, si stacca dal lavoro, persino il tuo panificio e il verduraio di fiducia staccano, e la sosta è vissuta come la felicità tanto attesa da mesi. C’è finalmente il tempo per divertirsi, riposarsi, svagarsi, annoiarsi, innamorarsi e cazzeggiare. Tempo libero per stare più in famiglia e con gli amici in allegria di fronte ad una grigliata e ad un bicchiere di vino, tempo libero anche per cercare “un centro di gravità permanente”, partendo dalla lettura di un buon libro.
Tutto si ferma, si stacca dal lavoro, e già ma questo è l’anno in cui siamo già stati fermi abbastanza, chiusi in casa, a lavorare “da remoto” e con l’autocertificazione per uscire in casi eccezionali.
Ne abbiamo passate tante in questi mesi di clausura, ci sarebbe bisogno ora di un po’ di ottimismo, di buon umore, di gioia di vivere, invece restiamo dominati dalle “passioni tristi” che ci portano a rinchiuderci in noi stessi e a vivere il rapporto col prossimo come una minaccia, l’altro come il potenziale infetto, con l’attesa quotidiana del bollettino dei morti che – per fortuna – non ci sono, ma che ci saranno di sicuro tra poche settimane e del numero dei contagiati – peraltro in larga parte sani – che ogni giorno sembra essere invece fuori controllo.
E così invece di vivere “gelassen”, sereni e tranquilli, abbandonandosi al flusso dei ricordi e godendo delle giornate di sole che il buon Dio ci sta regalando, ci arrovelliamo con quello che, stando agli esperti di ‘sto cazzo, succederà tra poche settimane.

Giancristiano Desiderio 

L’ho detto fin da febbraio (si dovrà pur tirar via un diario alla fine di questa brutta storia): non ho paura del virus, ho paura del governo. Autoritario senza autorevolezza, supponente senza sapienza, non garantisce ciò che deve e si rivale sui cittadini colpevolizzandoli i quali, a loro volta (una parte non irrilevante, almeno) sono disposti al turpe scambio tra Parigi e la messa, a barattare la libertà per la sicurezza, perdendo libertà, sicurezza e dignità. Il combinato disposto ideale di quell’individualismo statalista che è la radice dei nostri mali.

Concludo con questa spettacolare genialata della fiorellina nostra, che da quando non può più fare la portavoce delle cazzate di giulietto chiesa, causa defungimento del suddetto, è costretta a inventarle in proprio. Guardate che spettacolo!
elefanti
Sarà il caso che glielo diciamo che la gravidanza degli elefanti dura 22 mesi, che 22 mesi fa non c’era l’epidemia e che la gente viaggiava liberamente in lungo e in largo? Ma magari è anche inutile provare a dirglielo: chissà se sarà capace di contare fino a un numero così stratosferico come il 22.

barbara

AGGIORNAMENTO


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SE NON SI TRATTASSE DI UNA TRAGEDIA

sembrerebbe una scena di teatro comico, un po’ come quella canzone di Monica Vitti che faceva Ricordo una sera a Varazze, che venivo giù da Savona, no, non era Varazze, e non era neanche Savona, poi non era nemmeno quella volta lì. La notizia, tragica e grottesca al tempo stesso, la riprendo da Progetto Dreyfus.

LA DISINFORMAZIONE NON HA RISPETTO NEMMENO PER I MORTI

Il 22 ottobre scorso l’agenzia stampa iraniana Fars News, batte questa notizia. “Le forze di sicurezza hanno catturato un colonnello israeliano”, afferma un comandante delle forze popolari irachene che aggiunge “l’ufficiale sionista è un colonnello e ha partecipato alle azioni terroristiche per conto di Daesh (Isis). Il suo nome è Yusi Oulen Shahak, fa parte della Brigata Golani dell’esercito del regime sionista e il suo numero di matricola è Re34356578765az231434.”
Il comunicato termina affermando che il colonnello è stato arrestato con altri militanti dell’Isis e saranno sottoposti ad un interrogatorio. Mettono on line la foto che abbiamo pubblicato con una didascalia che successivamente cancelleranno sostituendola con un’altra con persone, quasi tutte di spalle, che festeggiano sollevando i loro i fucili.
Così la velina iraniana comincia a planare nel web, passa qualche giorno e oggi Rai News pubblica questa notizia: “La sicurezza irachena ha arrestato nei giorni scorsi un colonnello israeliano della Brigata del Golan insieme ad un gruppo di terroristi dell’Isis”.
La notizia è stata diffusa dall’agenzia iraniana Fars. Il colonnello arrestato si chiama Yusi Oulen Shahak e l’agenzia fornisce anche il suo numero di matricola. Le forze di sicurezza irachene lo stanno interrogando per capire le ragioni della sua presenza fra i combattenti dell’Isis.

Ma quello nella foto non è un colonnello ma un sergente maggiore.
Ma quello nella foto non si chiama Yusi Oulen Shahak ma Oron Shaul.
Ma quello nella foto non è stato arrestato perché è stato ucciso il 20 luglio 2014 da Hamas
durante l’Operazione Margine di Protezione e il suo corpo è ancora in mano ai terroristi che governano la Striscia di Gaza in attesa di scambiarlo con decine o magari centinaia di galeotti vivi e vegeti che occupano le carceri israeliane.

Anche questo genere di (dis)informazione contribuisce ad aumentare l’odio verso gli ebrei, gli israeliani e Israele. Per gli iraniani, l’Isis e Israele sono due nemici da demonizzare e questo genere di invenzioni rappresentano il classico detto “due piccioni con una fava” a differenza di certa stampa italiana di cui non si può fare a meno di notare la leggerezza con la quale controllano la veridicità delle veline informative.

Fonti > http://english.farsnews.com/newstext.aspx?nn=13940730000210
Fonti > http://www.rainews.it/…/ContentItem-70366234-7bfa-4e06-9e67…
(nei commenti si possono trovare altre informazioni importanti)
Oron Shaul
Io, che di informazione su Israele mi occupo praticamente a tempo pieno da quindici anni, sono abituata alle notizie manipolate, sono abituata alle notizie strategicamente tagliate, sono abituata alle notizie addomesticate, e sono abituata anche alle notizie fabbricate di sana pianta. Sono abituata, e tuttavia non ci ho ancora fatto il callo, e ogni volta non manco di stupirmi del livello di spudoratezza che questa gente riesce a raggiungere.

barbara