TROVA LA DIFFERENZA

E poi fila di corsa a leggere questo.

barbara

ADESSO VI FACCIO IL DISEGNINO

Così si capisce meglio.
Questa è una gravissima, gigantesca, intollerabile, inaccettabile, mostruosa minaccia alla pace
costruzioni

E questa no
iran-zionism
Iran_s_nuclear_programnuclear-weapons
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Qui tutti i dettagli dell’accordo. E poi va assolutamente letto questo (ma vi suggerisco di seguire costantemente tutto il blog). E, naturalmente, l’imprescindibile Ugo Volli.

barbara

E DOPO UN ATTIMO DI TREGUA

Dopo il doveroso attimo di tregua (ogni tanto bisogna pur tirare il fiato) torniamo a calarci nella drammatica realtà dei nostri giorni: sto parlando della tragedia che si è consumata a Ginevra, per commentare la quale penso che la cosa migliore sia cedere la parola a Ugo Volli.

Finalmente siamo arrivati a Monaco
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Cari amici,
ve lo avevo annunciato con un paio di settimane di anticipo per via dell’imprevisto intervento francese, ma stavolta, con la firma degli accordi di Ginevra, l’Impero americano è veramente morto. Dopo aver tentato di “guidare da dietro” la guerra alla Libia, col risultato che si è visto, la dissoluzione del paese in parti tribali e la reintroduzione della Shari’a; dopo essersi ritirato precocemente dall’Iraq, con un identico risultato e in più l’egemonia iraniana; dopo aver tentato di instaurare un regime islamista in Egitto e regalato alla concorrenza russa, ora l’Egitto tornato su una strada di laicità (non ditemi che c’entra la democrazia, perché le elezioni che hanno eletto Morsi erano chiaramente taroccate); dopo aver fatto giravolte infinite sulla Siria minacciando un intervento, poi riducendolo a “piccolissimo”, infine cedendo alla Russia, grande protettrice di Siria e Iran; adesso Obama cede su una politica trentennale di contenimento e lascia agli ayatollah mano libera in Medio Oriente.  Il risultato sarà un Iran economicamente ricco, senza più vincoli nel procurarsi le armi, in condizione di produrre la bomba atomica in tre settimane, per nulla pacificato nei confronti di Israele.
Un disastro: l’8 settembre americano. Tutti a casa, ma non la fine della guerra, bensì il suo inizio.
Quando cadono gli imperi, o si suicidano, come in questo caso, non succede un’idilliaca libertà generale, ma la legge della jungla. Tutti si armano (in questo caso tutti in Medio Oriente si forniranno di un armamento nucleare) e ciascuno combatte per sé.
Lasciatemi spiegare il punto fondamentale, che i giornali non hanno mai raccontato, tutti intenti a cantare le lodi della pace raggiunta, come facevano in Inghilterra nei confronti di Chamberlain che tornava da Monaco con un accordo in cui cedeva a Hitler la Cecoslovacchia.
Il punto è l’arricchimento dell’uranio. Dovete sapere che l’Uranio si presenta in natura in diversi isotopi, cioè sostanze che hanno le stesse proprietà chimiche, ma diversi comportamenti fisici. L’isotopo di peso atomico 238 è il 99% ed è fisicamente inerte. Quello di peso atomico 235 è radioattivo, cioè tende a spaccarsi spontaneamente emettendo neutroni ed energia.
Anche se è colpito da un neutrone, un atomo 235 si scinde. È dunque possibile un processo a catena, che dipende dalla massa del materiale e dalla percentuale di presenza dell’isotopo 235. Le centrali nucleari tradizionali funzionano con qualche tonnellata di uranio, in cui la presenza del 235 è arricchita al 2 o 3 %, “moderata” da acqua e grafite; dal 20% in poi vi sono le condizioni perché il processo diventi esplosivo, ma con l’arricchimento al 90% bastano 50 chilogrammi per una bomba atomica, che viene fatta brillare con dell’esplosivo tutto attorno che la fa implodere e concentrare abbastanza perché il processo porti all’esplosione nucleare che conosciamo.
Vedete che il processo di arricchimento è decisivo; esso si compie di solito con delle centrifughe che separano gli isotopi in base al loro peso. Dato che la separazione è proporzionale, la parte difficile è portare la concentrazione al 20%, l’arricchimento ulteriore è facile e veloce. Non vi sono praticamente  usi civili per l’uranio arricchito oltre il 3%.
L’Iran afferma il suo diritto ad arricchire l’uranio quanto vuole (il che significa armarsi di bombe atomiche). Il trattato gli impone di arrestare l’arricchimento, ma non di smantellare le sue 18.000 centrifughe, solo di fermarle.
Si è calcolato che rispetto alla massa di uranio arricchito che dichiara, bastano 3 settimane per avere la quantità di materiale fissile necessario per una bomba. Questo senza contare i siti clandestini che continuano a essere scoperti (e chissà quanti ce ne sono).
In sostanza le sanzioni vengono tolte in cambio di una sospensione ovviamente reversibile, alla soglia della bomba atomica, raggiungibile in pochissimo tempo una volta che la comunità internazionale abbia altro da fare. Un accordo di sospensione del genere fu fatto nel 2004 con la Corea del Nord, e dopo tre anni i coreani fecero esplodere la loro prima atomica. A modo loro, del resto, gli ayatollah sono onesti: sono passati appena un paio di giorni dacché il vero capo dell’Iran (che non è il bravo attore comico Rohani, ma la “guida suprema” che in tedesco si traduce Führer), ha detto che Israele è un “cane rabbioso” destinato a essere soppresso).
Chiaro, no, che cosa vogliono farsene del loro uranio arricchito? Pur di andarsene a casa, l’America di Obama ha fatto agli ayatollah un “incredibile regalo di Natale“, come ha detto Netanyahu e in sostanza ha certificato la propria uscita dal Medio Oriente, e con ciò la fine del “secolo americano”. Obama stesso aveva dichiarato questo programma all’Onu a settembre, con un discorso in cui annunciava al mondo il suo bye-bye. Senza essere complottisti e pensare che queste scelte derivino da un’appartenenza islamica su cui spesso si è parlato , è chiaro che vi è una base ideologica per lo smantellamento dell’Occidente (che da un secolo è il nome collettivo degli alleati dell’impero americano).
Di fine dell’impero parlano con soddisfazione da tempo gli intellettuali della sinistra americana e lo scenario è spesso stato analizzato nel dettaglio. Ora siamo arrivati alla sua certificazione ufficiale. Non rallegriamoci però noi europei. Perché la nostra pace durata quasi settant’anni è stata garantita dall’ombrello americano che per noi ha, per esempio, contenuto le pretese russe e ha reso impossibile una guerra fra gli alleati. Ora l’ombrello non c’è più e la pioggia farà presto a raggiungerci.
Da Sudest, dove l’aggressività islamica non si fermerà certo più alla lenta invasione degli immigrati; e da Est, dove la Russia è impaziente di riconquistare il suo impero continentale. A questa svolta è assai più preparato Israele, che sa da sempre di doversi difendere, di un’Europa che si sogna accogliente e disarmata.
Meno di un anno dopo gli accordi di Monaco, quando un trionfante Chamberlain fu acclamato per aver ceduto a Hitler, scoppiava la seconda guerra mondiale. Che il cielo non voglia che anche a noi sia riservata la stessa sorte. (Ugo Volli su Informazione Corretta; qui qualche altro importante dettaglio)

Il Patto di Monaco, di 75 anni fa, ha aperto la porta alla seconda guerra mondiale, che è costata oltre settanta milioni di morti. E non c’era, allora, la bomba atomica (la somma dei morti di Hiroshima e Nagasaki rappresenta lo 0,2% del totale dei morti a causa della guerra): il solo pensare alle possibili conseguenze di questa nuova capitolazione, mette i brividi (io, personalmente, sono terrorizzata). Sembra, per fortuna, che Israele non sia del tutto sola a fronteggiare l’apocalisse che si avvicina, ma questo non basta certo a farci dormire sonni tranquilli.

NB per i lettori: se per caso coltivaste la bizzarra idea che difendersi dall’annientamento sia un diritto, se per caso foste dell’assurda opinione che uno stato abbia il dovere di difendere i propri cittadini, se per caso foste così folli da pensare che sia giusto cercare di restare vivi, ebbene, signori, VOI SIETE NAZISTI, sappiàtelo (nei commenti alla fine del blogroll).
bomba-atomica-2
barbara

LA LOGICA DI JOHN KERRY

Kerrys-Logic
Quello che gioca a fare strame degli accordi di Oslo.
Poi magari date un’occhiata anche qui: Kerry to senators
Una cosa, comunque, è chiara come il sole: se quell’accordo con l’Iran dovesse passare, a Israele non resterà altra scelta che attaccare immediatamente. Con tutto ciò che ne potrà conseguire.
L’Iran, nel frattempo, mostra tutta la sua riconoscenza all’America per la politica della mano tesa di Obama.
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barbara

SIA IL DISONORE CHE LA GUERRA

Bernard-Henri Lévy : 
” Aiutare Assad non avvicina la pace. Il prezzo (pesante) d’un accordo “
CORRIERE della SERA 19-09-2013  

Come ho già avuto occasione di dire, non sono favorevole a un intervento armato in Siria oggi. Ne consegue che non condivido completamente quanto afferma in questo articolo Bernard-Henri Lévy. Ritengo tuttavia che ci siano diversi spunti interessanti che lo rendono meritevole di attenzione. Inserirò in corsivo nel testo alcune annotazioni.

Vorremmo credere che l’accordo russo-americano di sabato sulla Siria costituisca davvero il «passo avanti» di cui ci si riempie la bocca quasi ovunque.
E preghiamo affinché la fermezza della Francia — l’unica a dimostrarla! — sia una volta ancora proficua e finisca per trascinare la comunità internazionale.
Ma per il momento, che bilancio!
Non parlo del documento dell’accordo, al cui proposito gli esperti hanno subito osservato che era:

1) inapplicabile (come si può, in un Paese in guerra, raggruppare e poi distruggere mille tonnellate di armi chimiche disseminate su tutto il territorio?);
2) incontrollabile (sarebbe necessario, secondo le stime più ragionevoli, un numero venti volte maggiore d’ispettori rispetto a quelli mobilitati dalle Nazioni Unite l’estate scorsa, la maggior parte dei quali rimasero chiusi in albergo o furono portati in giro dal regime);
3) non finanziabile (gli Stati Uniti hanno investito fra gli otto e i dieci miliardi di dollari per distruggere le proprie armi chimiche e, vent’anni dopo, il lavoro non è finito);
4) sottoposto a un calendario (la «metà del 2014») che, oltre a non significare tecnicamente nulla, suona come una farsa in un Paese dove da due anni e mezzo vengono uccisi, con armi convenzionali, centinaia di civili al giorno;
5) equivalente a un gioco di destrezza il cui principale effetto sarà, scaricando il problema sugli ispettori, d’«esternalizzare» la tragedia e di tornare, con la coscienza perfettamente tranquilla, a dormire il sonno dell’Ingiusto (pensiamo, a prescindere dai morti, a quegli imprenditori mascalzoni che, all’alba della crisi finanziaria degli anni Duemila, isolavano i loro attivi tossici nelle filiali fantasma dove non li si vedeva più, ma da dove continuavano a emettere le loro radiazioni malefiche)…

Parlo invece di Bashar Al Assad che, come per incanto, passa dallo status di criminale di guerra e contro l’umanità (Ban Ki-moon dixit) a quello d’interlocutore inevitabile, addirittura corretto e di cui, scommetto, non si tarderà a riconoscere lo spirito di cooperazione e di responsabilità [e queste, con più o meno tutti i peggiori terroristi e assassini, sono giravolte a cui purtroppo siamo ben abituati].
Parlo di Putin che compie l’impresa — facendo intanto dimenticare i propri crimini in Georgia, in Cecenia, in Russia — di presentarsi come uomo di pace con la stessa disinvoltura con cui si presentava, l’estate scorsa e le precedenti, come l’atleta superman che stronca le tigri, le balene o i lucci giganti [e magari aggiungiamo, giusto per completare il ritratto del personaggio, che quando il presidente israeliano Katsav è stato condannato per violenza sessuale alquanto plurima, ha commentato ammirato: “Lui sì che è un vero uomo!” – senza ovviamente dimenticare questo].
Parlo dell’America esitante, timorosa, che abbiamo visto — nell’incredibile sequenza in cui entrarono in contraddizione il saggio e forte discorso di John Kerry [anche se io, a dire la verità, la mano sul fuoco sulla saggezza di uno che si sveglia dopo centomila morti, non so se ci metterei la mano sul fuoco] e quello, stranamente indeciso, di Barack Obama — assumere successivamente e quasi simultaneamente tutte le posizioni geopolitiche disponibili;
parlo dell’America che si fa debole senza ragione [sempre ammesso che sia vero, che lo fa senza ragione] e che lo stesso Putin, con la sua scandalosa lezione di morale democratica pubblicata sulle colonne del New York Times, si è concesso il lusso di andare a umiliare a domicilio.
Parlo della Corea del Nord o dell’Iran dove si avranno buone ragioni di pensare, ormai, che la parola dell’Occidente, le sue messe in guardia, le promesse fatte ai suoi alleati, non valgono niente:  sarà falso?
Imprudente? [Oddio, a voler essere appena appena un pelino pignoli, all’Iran è da più di dieci anni che vengono intimati ultimatum a raffica – ULTIMATUM ALL’IRAN -: davvero possiamo immaginarci che possa cominciare adesso a pensare che  le parole dell’Occidente valgano meno di zero?]
E gli stessi che avranno concesso ad Assad il permesso di uccidere s’irriteranno, quando saranno gli ayatollah a varcare la soglia del nucleare? Forse.
Ma il solo fatto che si possa pensarlo, il fatto che un qualsiasi islamista fanatico o un qualsiasi dittatore folle credano di poter godere, d’ora in poi, di un’impunità stile Damasco, costituisce nelle relazioni internazionali una fonte di malinteso, quindi d’instabilità, incomparabile con quello che sarebbe stato il colpo d’avvertimento militare programmato, poi abbandonato, dal Pentagono e dalla Francia [anche il più scalcinato maestrino supplente alla prima nomina sa che non c’è niente di più micidiale di una minaccia di punizione a cui non segue una punizione: evidentemente abbiamo a che fare con gente dalla competenza inferiore a quella di uno scalcinato maestrino supplente alla prima nomina].
Infine penso, nella stessa Siria, ai civili che ancora non sono stati uccisi, né messi in fuga dai bombardamenti e che si trovano più che mai stretti in una morsa: da un lato, l’esercito governativo, appoggiato dai suoi consiglieri russi, dai suoi ausiliari Hezbollah e dai suoi Guardiani della rivoluzione giunti da Teheran; dall’altro, i gruppi jihadisti che inevitabilmente addurranno a pretesto la dimissione dell’Occidente e si presenteranno, più che mai, con tutte le conseguenze che si possono immaginare, come l’unico scudo per un popolo allo stremo.

Nel vile sollievo che si percepisce quasi dappertutto all’idea che, qualunque siano le conseguenze, «si allontani la prospettiva dell’intervento armato», c’è un segnale che può solo far venire in mente odiosi ricordi.
Poiché la Storia ha più immaginazione degli uomini, supponiamo che Assad, inebriato da questa incredibile dilazione, commetta un nuovo «massacro di troppo»; o che un tragico contatore superi un altro record (150 mila morti? 200 mila?), improvvisamente ritenuto insopportabile dall’opinione pubblica che ormai decide sulla pace e sulla guerra; o che le ispezioni prendano una svolta drammatica [per esempio questa] di cui non si osa formulare lo scenario ma che obbligherebbe, stavolta, a una risposta e a un intervento militare.
Allora ci si ricorderà, fatte le debite proporzioni, di queste celebri e funeste parole:
«Per evitare la guerra, abbiamo scelto il disonore; in fin dei conti, avremo sia il disonore sia la guerra». [Infatti anche in Siria, come nella seconda guerra mondiale, l’intervento armato sarebbe stato da effettuare subito, alle prime notizie dei bambini rapiti torturati castrati e assassinati dal regime: sarebbe stato (quasi) pulito, rapido, avrebbe risparmiato quella mostruosa quantità di morti e mutilati e profughi e devastazioni che abbiamo quotidianamente davanti agli occhi. Ma quando fra la guerra e il disonore si sceglie il disonore, l’unico possibile risultato è quello di avere entrambi. E nella forma peggiore]. [E spacciare la propria vigliaccheria per amore per la pace è la peggiore delle ipocrisie]

E adesso andate a guardarvi questo

barbara

Piccola aggiunta dell’ultima ora: e, come sempre, mentre a Roma si discute Sagunto cade. Se poi oltre a commuovervi volete anche fare qualcosa di concreto, cliccate qui.

E ANCORA DUE PAROLE SUL COMICO

L’antisemitismo chiaro e lampante di Beppe Grillo

Nel 2012 è stato il “suocero iraniano”, nel 1996 fu la marmitta di Cesare Romiti. Allora toccò a Enrico Deaglio sull’Unità denunciare le allucinazioni ideologiche di Beppe Grillo: “Fa parte dell’antisemitismo di base, quello da bar, da barzelletta, che è la base di quello politico, ridicolizzare l’Olocausto”, scrisse Deaglio. Il motivo? Il paragone del futuro fondatore del Movimento 5 stelle fra il regista dello sterminio degli ebrei, Adolf Eichmann, e il presidente della maggiore fabbrica italiana di automobili. “Chi è il serial killer”, arringò Grillo dal palcoscenico. “Eichmann ha gassato tre milioni di persone per un ideale distorto. C’è uno che gassa milioni di persone per un conto corrente…”. Sullo sfondo appare la foto dell’allora presidente della Fiat. “Paragonare i gas di scarico della propria marmitta al genocidio degli ebrei in Europa” è inaccettabile, scrisse Deaglio sul giornale fondato da Antonio Gramsci. “Il signor Grillo parla di tre milioni di persone, invece furono sei milioni di ebrei”. E ancora: “Nella sua scala di valori il comico preferisce Eichmann (che comunque aveva un ideale benché distorto) a Romiti che agisce solo per il proprio conto corrente”. Una volta le idee di Beppe Grillo circolavano soltanto nella piccola e petulante corporazione di pistaroli. Adesso il leader del Movimento 5 stelle quelle idee le ha sdoganate e ci ha costruito sopra il primo partito d’Italia. C’è dentro di tutto in questa visione complottistica della storia che proietta paranoicamente sui “nemici” una grande ossessione. C’è l’umanitarismo dei corifei del dottor Gino Strada, ci sono le bufale di “Loose Change”, il film sul complotto dell’11 settembre (le Torri non sono crollate per l’incendio, ma in seguito all’esplosione di cariche piazzate in precedenza, e il Pentagono non è mai stato centrato da un aereo), c’è la difesa amorosa del Mullah Omar scritta da Massimo Fini (“si tratta di una battaglia che, una volta tanto, è davvero lecito definire epocale, fra le ragioni della Modernità e quelle del Medioevo. E noi siamo contro la Modernità a favore delle ragioni del Medioevo”), c’è soprattutto l’odio nei confronti di Israele e degli Stati Uniti. Beppe Grillo è un geniale mistagogo della cospirazione. E tocca spesso vette inusitate. “Le Brigate rosse sono state finanziate e addestrate dai servizi segreti della Germania orientale, la Stasi, e anche i servizi segreti israeliani, il Mossad, offrirono il loro aiuto”, ha scritto il leader del Movimento 5 stelle. È questa paranoia il vero “inferno di Beppe”, per usare il titolo di un reportage del New Yorker sulle elezioni italiane. L’11 settembre? “La Cia è coinvolta negli attentati? Non è da escludere”, ha scritto Grillo. “L’Amministrazione americana sapeva molto di più di quanto ha ammesso? Sembra certo”. Le parole usate con strepito e scandalo sono sempre state per Grillo un privilegiato passe-partout per cancellare giusto e sbagliato, vero e falso, dicibile e indicibile. Ovunque verità nascoste, ovunque attori clandestini, ovunque ombre della scena visibile. Costernazione. Sospetto. Caccia al traditore. Eccitazione da vendetta. È la grande saga del cacciatore di trame internazionali. Nella fiumana ideologico-politica di Grillo la realtà sparisce, sopraffatta dagli agguati della dietrologia. In cima alla piramide vigila l’occhio massonico. Un fenomeno, non sempre direttamente riconducibile alla bocca di Grillo, ma ben descritto in una lettera al Corriere della Sera da Enrico Sassoon, l’ex della Casaleggio Associati demonizzato dalla rete grillina proprio per le sue origini ebraiche, che ha denunciato un ritorno ai toni della fosca teoria “del complotto pluto-giudaico-massonico di memoria zarista e hitleriana”. Per questo il Consiglio di rappresentanza delle istituzioni ebraiche di Francia (Crif) ha appena dichiarato che Grillo è “profondamente antisemita”. Secondo l’associazione ebraica francese, Grillo e il M5s godono di un considerevole sostegno da parte di gruppi “profondamente radicati nel tristemente celebre falso antisemita dei Protocolli dei savi di Sion” di fine Ottocento, che accusa gli ebrei di tutti i mali del mondo. Il leader 5 stelle “ha sempre rivendicato senza alcuna ambiguità il suo antisemitismo” sia nei suoi comizi che sul blog, sul quale “sono stati pubblicati centinaia di messaggi anti israeliani”. Secondo il Crif, Grillo difende la repubblica islamica degli ayatollah. “Per Beppe Grillo – ha denunciato il Crif – l’Iran degli ayatollah è un paese pacifico costantemente sotto attacco, che ha il diritto di difendersi perché aggredito; e il presidente iraniano Ahmadinejad” secondo l’ex comico genovese “non ha mai negato l’Olocausto e non ha mai sostenuto la distruzione dello stato ebraico”. In un documento pubblicato sul proprio sito, il Crif ha ricordato che in un’intervista concessa al quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth Grillo ha detto: “Tutto quel che in Europa sappiamo su Israele e Palestina è filtrato da un’agenzia internazionale che si chiama Memri. E dietro Memri c’è un ex agente del Mossad. Ho le prove”. Gli ebrei francesi citano anche le dichiarazioni ironiche di Grillo, “infarcite con i classici stereotipi antisemiti”, al giornalista ebreo Gad Lerner. “Né la classe politica né la cittadinanza italiana – ha concluso il Crif francese – hanno reagito alle sue posizioni antisemite o alla sua difesa del regime iraniano. Gli italiani sono in procinto di tornare a una parte oscura della loro storia”. Il Crif evoca anche i presunti legami fra la galassia grillina e il giornalista, ex Avvenire, Maurizio Blondet, che secondo Stefano Gatti, stimato ricercatore all’Osservatorio dell’antisemitismo di Milano, “è il più palese fra tutti i polemisti di stampo antisemitico”. Fra le molte macchinazioni, Blondet ha parlato di “Osama bin Mossad”, lo sceicco sarebbe in realtà un agente israeliano. I libri di Blondet, come 11 settembre: colpo di stato in Usa, vendono migliaia di copie. Non entrano nel circuito di distribuzione ufficiale, ma i fan li acquistano via Web sul sito di Effedieffe.com, l’editore che realizza il giornale online omonimo, dove il giornalista pubblica articoli fluviali. Tempo fa, Blondet aveva detto Beppe Grillo ha uno staff e so che spesso riprende le mie tesi”. Gli ebrei francesi paragonano Grillo al comico Dieudonné M’bala M’bala, l’esponente della Francia musulmana e militante nonché uno degli attori più popolari di Parigi, noto per essere andato in tv a dire: “Con la bandiera israeliana mi ci pulisco il culo”. Per Grillo era legale e legittima persino la dittatura dei talebani: “Perché siamo in Afghanistan? Sono passati dieci anni e non lo sappiamo ancora. Bin Laden era arabo, non afghano. Nel 2001 il Mullah Omar era il capo riconosciuto di uno stato legittimo”. Sempre sull’Afghanistan, Grillo nega i legami fra i talebani e al Qaida: “Non vi sono prove del coinvolgimento del governo afghano nell’attacco alle Torri gemelle. L’Afghanistan era uno stato sovrano a cui è stata dichiarata una guerra”. In un comizio del 2002, Grillo parla di Afghanistan e di kamikaze, a suo dire ritratti in maniera ingenerosa sulla stampa occidentale: “È la guerra dei grassi contro i magri (…) Dicono che i grassi che sganciano le bombe sono coraggiosi, mentre i magri che si fanno esplodere sono dei codardi”. E cosa pensare della strage di Nassiriya, in cui persero la vita venticinque fra civili e militari italiani vittime di un attentato suicida? “A trecento metri dalla caserma di Nassirya c’è un pozzo di petrolio e una sede dell’Eni. Ecco perché siamo lì”. Nel 2003 Grillo voleva processare l’Amministrazione Bush: “Saddam Hussein è sotto processo a Baghdad per delitti contro l’umanità e Bush è in libertà provvisoria nel suo ranch nel Texas. Perché non processarli insieme?”. Nel gennaio di quell’anno, al Sistina di Roma, Grillo consiglia a Saddam di puntare bene i suoi missili Cruise su un punto preciso della cartina italiana, della quale fornisce l’esatta latitudine e longitudine: la casa di Silvio Berlusconi ad Arcore. Due mesi dopo l’attentato alle Torri gemelle, Grillo definisce Bush “il più grande serial killer della storia”. Il Crif ha ragione, le parole di Grillo non indignano. Non lo hanno fatto quando ha umiliato Rita Levi Montalcini (“quella con lo zucchero filato in testa”) o quando ha detto di Gianfranco Fini di ritorno da Gerusalemme, nel 2004: “In Israele s’è messo la papalina, ha dato due testate al Muro del pianto, si è circonciso da solo tre volte”. Parole simili furono proferite sull’ex presidente della Camera dall’allora senatore del Pdl Giuseppe Ciarrapico (“Spero che Fini abbia già ordinato le kippah”), ma ebbero ben altre reazioni di indignazione. “Grillo e il suo Movimento 5 stelle godono di un grande sostegno di buona parte della sfaccettata galassia del complottismo nostrano, un vivace mondo trasversale con molti ‘follower’ e articolato in numerosi e attivissimi spazi online e da prolifiche case editrici, dove però, a fianco di temi ecologisti, esoterici e di controinformazione, trovano spazio anche stereotipi antisemiti che affondano le loro radici nel famigerato falso antisemita dei Protocolli dei savi di Sion”, dice l’esperto di antisemitismo italiano Stefano Gatti. I follower di Grillo indulgono nella polemica di marca anti israeliana e spesso antisemita ormai da anni, nei loro spazi online è consuetudine trovare migliaia di commenti simili: “Fosse per me prenderei a cannonate Israele da mattina a sera e gli farei rimpiangere i metodi usati dallo zio Adolf”, “The Shoà Must Go On”, “Sono il popolo maledetto da Dio”, “È brutto da dire non sono razzista o fascista, Hitler era sicuramente un pazzo malato, ma la sua idea di eliminare gli ebrei era per eliminare la loro dittatura finanziaria”, “Se il mondo avesse la palle, Israele sarebbe già scomparsa da due decenni, e poi trasferiteli in qualche atollo nel Pacifico, dove non possono rompere le palle a nessuno”. Il turpiloquio è come il prezzemolo. A favore di Grillo va detto che il leader non è responsabile di quanto lettori e fan lasciano scritto sul suo blog (i moderatori dei siti però sì) e lui stesso ha chiesto alla magistratura di eliminare commenti disdicevoli (che però continuano a campeggiare sul portale). Eppure che esista un problema serio nelle piattaforme di Grillo è un fatto riconosciuto da molti osservatori, come Pierluigi Battista sul Corriere della Sera. Inoltre il livore pervade non solo i fan, ma anche i responsabili del movimento Un post del 5 Stelle Veneto sul blog di Grillo accusa Israele di pianificare un genocidio: “I bambini di Gaza studiano. Studiano sotto le bombe d’Israele. Israele gestisce la loro vita come vivessero in una gabbia, centellinando anche gli aiuti che provengono dall’esterno. Vivono in una gabbia. E se osano alzare la testa, se qualcuno di loro, anche solo uno osa, tutti diventano bersaglio della rappresaglia, anzi, i più piccoli lo diventano per primi. Perché Israele sa. Sa che la disperazione e la guerra perpetua producono follia e odio e questo non porterà mai pace e convivenza. E allora meglio programmare scientemente l’eliminazione del popolo convivente che non si assoggetta a essere brutalmente recluso”. Sull’Iran, Grillo accusa l’occidente di bramare per la guerra: “Bomba o non bomba, arriveremo a Teheran. Lo scienziato nucleare iraniano Mostafa Ahamadi-Roshan è stato ucciso con un ordigno collegato alla sua auto. Non è il primo. La caccia agli scienziati nucleari iraniani è aperta sin dal 2007. È in atto lo strangolamento economico dell’Iran attraverso l’embargo. A Palazzo Chigi comanda Obama”. Grillo non soltanto nega che il nucleare iraniano abbia una origine bellica: “Nessuna delegazione internazionale ha dimostrato che Teheran abbia altri scopi per il nucleare che non siano civili”. Ma rivendica apertamente il diritto di Teheran a un programma atomico: “Mi sembra una barzelletta che i cinque paesi membri permanenti (Cina, Russia, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti) abbiano deciso di deferire l’Iran al Consiglio di sicurezza Onu per il suo programma nucleare. E che chiedano all’Iran di ‘ripristinare la sospensione delle attività collegate all’arricchimento dell’uranio’. Ma forse per entrare nel club delle atomiche bisogna avere alcune buone qualità che ancora mancano all’Iran. Come, ad esempio, essere membro permanente dell’Onu, o una superpotenza o, meglio ancora, alleato degli Stati Uniti”. Per Grillo non è l’Iran che minaccia di distruggere Israele, l’Iran è vittima del famelico Israele: “Perché scoppi una guerra è necessario un nemico da odiare. È indispensabile che la macchina dei media manovrata dai governi crei il mostro (…) L’ultimo chiodo nella bara sarà l’Iran, che è l’obiettivo principale di Israele”. E ancora: “La macchina della guerra non può fermarsi, il pil sprofonderebbe. Sotto a chi tocca, come nei saloon del Far West. In lista ci sono Siria e Iran. Quest’ultimo nel mirino di Israele”. E se non bastasse: “Qualunque stato, quando gli ammazzano gli scienziati nucleari o lo attaccano coi virus informatici, si sente sotto attacco”. La guerra d’Israele contro Hamas a Gaza nel 2009? “Una tonnara con i palestinesi chiusi tra mare e terra”. Oppure: “La Palestina è sotto il tallone di Israele, alleata degli Stati Uniti”. A Beppe Grillo è capitato persino di difendere Mel Gibson. Il regista e attore viene arrestato dalla polizia nei pressi di Los Angeles perché trovato al volante con un tasso di alcol elevato nel sangue. Una volta fermato, Gibson inizia a bestemmiare e a comportarsi in modo violento, lanciandosi in una violenta tirata antisemita. “F…ti ebrei, gli ebrei sono responsabili per tutte le guerre del mondo”, “Anche tu sei ebreo?”, chiede l’attore all’agente di polizia. Scrive Grillo: “Hollywood lo vuole mettere al bando. Alcuni opinionisti americani dicono che le scuse non bastano. Mel Gibson ha sbagliato e deve pagare. E i produttori di origine ebraica, e anche gli altri se ci sono, non devono dargli una seconda opportunità. Se avesse detto: ‘Israele è responsabile della guerra in Libano’, oppure: ‘Israele con il suo comportamento può fare scoppiare la terza guerra mondiale’ forse avrebbero riaperto Alcatraz solo per lui e buttato via le chiavi. Israele fa paura. Il suo comportamento è irresponsabile. Ecco, l’ho detto. E non sono neppure ubriaco”. Per questo il portavoce della sinagoga milanese Beth Shlomo, Davide Romano, ha detto che “Grillo è sicuramente in buona fede ed è anche un non violento, però forse ha un problema, non solo con Israele, ma anche con gli ebrei”. Persino nella guerra in Ossezia Grillo ha visto ovunque stelle di David: “La Georgia è armata da Israele e dagli Stati Uniti. (…) Dietro Israele ci sono gli Stati Uniti o dietro gli Stati Uniti c’è Israele, chi è la causa e chi l’effetto?”. Ancora su Israele: “Il regime cinese si dimostrò più umano”. Qui il paragone è con la strage di piazza Tiananmen. Dal novembre 2011: “Dopo Bin Laden e Gheddafi ora vogliono lo scalpo di Mahmoud Ahmadinejad. Aspettare per credere”. Oppure: “Gli Stati Uniti fanno le guerre a quegli stati che sono passati dal dollaro all’euro. L’Iraq vendeva in euro, la Corea del nord vende in euro, l’Iran vende in euro. Gli americani hanno capito che il mondo può fare a meno di loro, ma loro non possono fare a meno del mondo”. Fosse per Grillo, Israele sarebbe già in giudizio al tribunale dell’Aia: “Si può dire, gridare che chi uccide i bambini, in modo deliberato, ovunque nel mondo, è un assassino? E che va giudicato per crimini contro l’umanità da un tribunale internazionale?”. Israele ossessiona a tal punto Grillo che il comico la usa come metafora delle vicende italiane: “La Val di Susa è diventata la Striscia di Gaza dell’Europa. I suoi abitanti sono tenuti nella stessa considerazione dei palestinesi, la loro volontà è ignorata (…) I valsusini sono i palestinesi d’Italia”. Nel gennaio 2004, alla presentazione di un libro di Nicolò Scialfa, Grillo criticò “l’industria dell’Olocausto”. “Chi è che gridava ‘dopo di me non crescerà più l’erba’?”, diceva in uno show del 2000. “Chi? Ve lo ricordate? Attila. Oggi gli israeliani cosa dicono, ‘dopo di noi non cresceranno più palestinesi’?”. La migliore definizione di Grillo l’ha fornito Richard Hofstadter nel 1965, quando dissezionò lo “stile paranoico” in politica. La paranoia come “delirio di persecuzione o di grandezza”. La grandezza, perché chi ha la fissa del complotto finge di sentirsi perseguitato. In realtà lo cerca, lo brama. E’ un megalomane che non tollera anonimato. Pretende che il mondo si occupi di lui. Anche nella forma del complotto? Meglio di niente. Perché la paranoia, ci dicono gli psicoanalisti, è una forma molto accentuata di noia. (Giulio Meotti, Il Foglio)

E poi devi andare a leggere questo. E poi non riscrivo quello che penso di chi l’ha votato, perché tanto non ho cambiato idea: penso sempre quella cosa lì.

barbara

LA PIPÌ, ISTRUZIONI PER L’USO

Il mio presidente di commissione è caruccio. Giovane e caruccio. Con la boccuccia a bocciolo di rosa e la voce bassa e soave. Con un principio di pancetta strizzata in un paio di pantaloni a vita bassa di cinque sei chili fa e la giacchetta di suo fratello più piccolo. Su alcune cose si è dimostrato piuttosto elastico, su altre invece parecchio rigido, come sulla questione dei gabinetti. Ora capisco che per l’esame di matematica è di fondamentale importanza evitare che gli scolari si incontrino, e anche per quello di inglese, che consiste in esercizi di grammatica, ma per italiano e tedesco, dove devono scrivere temi? Vabbè, niente, gli scolari non si devono incontrare. E così ha preparato la tabella dei gabinetti: le sezioni A e B vanno in quello del corridoio della sezione E; la C e la D in quello del corridoio delle aule di musica. Ecc. In quello del corridoio della sezione E la sezione A potrà andare dalle 9.30 alle 10.00, dalle 10.30 alle 11.00 e dalle 11.30 alle 12.00; la sezione B potrà andare dalle 10.00 alle 10.30, dalle 11.00 alle 11.30 e dalle 12.00 alle 12.30. Tranne che in caso di urgenza. Così quando si è allontanato ho detto scusate, mi dispiace disturbarvi ma devo farvi una comunicazione importante. I vostri orari di uscita sono il tale e il talaltro. Al di fuori di questi orari sono autorizzata a lasciarvi uscire solo in caso di urgenza, quindi se qualcuno mi chiederà di uscire fuori orario gli chiederò se è urgente: se mi risponderà di sì lo lascerò uscire, altrimenti no.
E così ad ogni uscita ci siamo regalati la nostra bella sceneggiatina, e ci siamo divertiti anche all’esame.

(Questo invece è molto meno divertente)

barbara