LA MATEMATICA, QUESTA SCONOSCIUTA

A proposito di religioni e di chiese e di incendi e altre simili amenità.

Il mistero delle chiese bruciate in Francia: 21 in due anni e oltre mille atti anti-cristiani nel solo 2019

 di Marco Cesario, 20 Lug 2020

Continua la misteriosa e persistente ecpirosi degli edifici cristiani in Francia. Dopo Nôtre-Dame e Saint Sulpice a Parigi, dopo Saint Denis, Grenoble, Tolosa, Rennes, Nancy, Pontoise, è la volta della splendida cattedrale gotica dei Santi Pietro e Paolo a Nantes, edificata tra il 1434 ed il 1891. Un violento incendio è scoppiato a livello del grande organo. Soltanto dopo circa tre ore i vigili del fuoco sono riusciti a domare le fiamme ma l’organo è andato completamente distrutto. L’organo dominava maestosamente la navata centrale dalla sua alta galleria eretta nel 1620, a cui si accede da una scalinata di ben 66 gradini, ed era opera del maestro Girardet. Un’inchiesta criminale è stata avviata in quanto l’incendio potrebbe essere doloso, come ha ribadito Pierre Sennes, procuratore di Nantes, menzionando una probabile origine dolosa, avendo i pompieri individuato tre diversi focolai [e certo, con tre diversi focolai “potrebbe”]. Interrogato sui primi elementi dell’indagine, il procuratore ha confermato l’arrivo, già sabato pomeriggio, di periti antincendio del laboratorio forense, incaricati di esaminare l’innesco dell’incendio e la configurazione dell’impianto elettrico della cattedrale.

La cattedrale di Nantes è l’ennesimo edificio religioso cristiano andato in fiamme per cause quasi sempre dolose. Checché [checché?] si siano additati di volta in volta i sistemi anti-incendio, il corto circuito, la vetustà degli impianti elettrici, la sbadataggine dei dipendenti o la lentezza dell’intervento dei vigili del fuoco, le cause sono nella maggior parte dei casi criminali. Lo dice un rapporto stilato dall’Osservatorio del Patrimonio Religioso (OPR) che in Francia ha elencato ben 21 chiese colpite da incendi e tentativi di incendio nell’arco di due anni, di cui almeno 15 di origine dolosa come dimostrato dalle inchieste effettuate dalla magistratura (solo in 6 casi dunque si presume l’origine accidentale [ecco, dici bene: si presume]). Di questi 15 incendi dolosi, 11 hanno causato danni considerati minori – che vanno da libri e documenti inceneriti, a tele d’altare bruciate o sagrestie danneggiate dalle fiamme, fino ad alcuni preziosi lavori di falegnameria perduti per sempre. Alcuni incendi sono stati accompagnati anche da atti di vandalismo su reliquie, statue, quadri, candelabri.

Quattro incendi dolosi hanno invece causato danni molto gravi: abbiamo già detto dell’organo della cattedrale di Nantes, che si aggiunge alla distruzione parziale di Nôtre-Dame – con il suo tetto composto da querce secolari e vecchio di oltre mille anni (la cosiddetta Forêt) andato in fumo e la Flêche di Viollet-le-Duc crollata – al portale del Settecento della chiesa di Saint Sulpice a Parigi completamente distrutto, all’interno devastato della chiesa Santa Brigida a Plappeville, e alla chiesa di San Giacomo di Grenoble, andata interamente distrutta da un incendio, tranne il campanile e la sua croce che rimangono ancora in piedi. Difficile oggi stabilire un’origine univoca di questi atti criminali [eh sì, moooolto difficile], che sembrano comunque inquadrarsi in una generale e diffusa ostilità verso tutto ciò che è cattolico o cristiano [gli atei nutrono una grande ostilità nei confronti di tutto ciò che è cattolico o cristiano, ma non ho mai sentito che abbiano l’abitudine di andare a incendiare le chiese].

A suffragare questa tesi un rapporto del Ministero degli interni, pubblicato nel gennaio scorso, che recensisce tutti gli atti antireligiosi, antisemiti, razzisti e xenofobi commessi su suolo francese. Le cifre del ministero sono impressionanti: nel solo 2019 sono stati recensiti ben 1.052 atti anti-cristiani, contro 687 atti antisemiti e 154 atti islamofobi. Leggendo i media in Francia sembra che gli atti antisemiti ed islamofobi siano di gran lunga superiori, dato che ricevono una copertura vasta e capillare e a volte anche sproporzionata, ma è chiaramente una percezione deformata della realtà, in quanto sono gli edifici religiosi cattolici a subire devastazioni e saccheggi maggiori (se guardiamo alle cifre annue del ministero), senza che per altro ciò sia veicolato dai media mainstream e senza che vi sia una presa di coscienza a livello civile. [La matematica non è il tuo forte, vero ragazzo? Ma non preoccuparti, ti aiuto io. I cristiani – quelli che si dichiarano cristiani, non semplicemente i cristiani per caso in quanto battezzati alla nascita e nient’altro – rappresentano il 60% della popolazione e, in base alle cifre che hai riportato, hanno subito il 56% di tutti gli attacchi di matrice religiosa (un quindicesimo in meno della loro proporzione); i musulmani sono il 9% della popolazione e hanno subito il 7,9% di tutti gli attacchi di matrice religiosa (un ottavo in meno della loro proporzione); gli ebrei sono lo 0,6% della popolazione e hanno subito il 35% degli attacchi di matrice religiosa (sessanta volte, ossia il 6000% in più della loro proporzione): sono un centesimo dei cristiani e gli attacchi che hanno subito sono i 5/8 di quelli dei cristiani. Vedi un po’ tu. Non è che il fatto che la cristianità è pesantemente sotto attacco sia una buona ragione per raccontare le balle sul resto. In ogni caso, come sempre, i dati dimostrano che i soliti musulmani chiagni e fotti sono quelli che frignano più a vanvera di tutti] Anche la politica si disinteressa completamente del problema ed anzi in un eccesso di politicamente corretto crea scompensi anche nella cosiddetta laicità alla francese: l’esempio del presidente Macron che rompe il digiuno per il Ramadan con responsabili della comunità musulmana francese (nel 2017) ed invece non fa neppure un augurio ai cristiani per il Natale la dice lunga sulla sproporzione nel trattamento.

Ma torniamo agli incendi dolosi e non accidentali. Mentre sulla cattedrale di Nantes la polizia ha già individuato un probabile sospetto, l’inchiesta sull’incendio di Nôtre-Dame sembra sia ad un punto morto. Nonostante la pista più accreditata al momento sia quella di un corto circuito elettrico nel dispositivo che azionava gli ascensori dell’impalcatura [posso fare una grassa risata?], altri elementi potrebbero invece far pendere la bilancia verso l’atto criminale. “L’indagine in corso è complessa, colossale”, ha ammesso il pubblico ministero parigino Rémy Heitz in un’intervista ad Europe 1. Nel corso delle indagini preliminari, concluse in poco più di due mesi, la procura di Parigi ha tenuto circa 100 udienze di testimoni e ha redatto 1.125 atti processuali. Quando a giugno aveva trasmesso gli atti a tre giudici istruttori, con più ampie prerogative, il procuratore aveva indicato di aver favorito la pista della sigaretta mal spenta o un malfunzionamento elettrico. Ma potrebbero esserci nuove prove a sostegno dell’ipotesi criminale. In un rapporto presentato il 22 ottobre 2019, il Laboratorio Centrale della Prefettura di Polizia (LCPP) ha raccomandato, secondo una fonte giudiziaria, di effettuare ulteriori indagini sull’area in cui è scoppiato l’incendio. Ma molte zone restano tutt’ora inaccessibili e l’inchiesta sembra ad un punto morto. Ad oggi, la causa precisa dell’incendio rimane sconosciuta.

Altri incendi invece, che inizialmente i media avevano liquidato come accidentali, si sono poi rivelati dolosi dopo le inchieste della magistratura. I numeri dunque certificano una situazione ben peggiore di quanto i media raccontino o di quanto si possa immaginare anche a livello di percezione di pericolo. Oltre mille atti ostili in un solo anno e 21 chiese bruciate in due anni sono cifre che ci aspetteremmo in Paesi come l’Egitto, o dove i cristiani vengono normalmente perseguitati, ma non ce li aspetteremmo certo in Francia, nel cuore dell’Europa e in uno dei Paesi che per primo abbracciò la religione cristiana. Ma forse è pur vero che oramai la Francia – cattolica per quasi 1.300 anni (dalla conversione di Clodoveo nel 496 d.C. alla presa della Bastiglia nel 1789) – non è più un Paese per cattolici. (qui)

Intendiamoci, l’ho scelto perché è un articolo sostanzialmente fatto bene, con le cose giuste al posto giusto, ma i numeri sparati come freccette al luna park proprio non si possono sentire, anche perché la cavolata degli attacchi agli ebrei che “sembrerebbero di più” perché ricevono maggiore copertura dai media mainstream è talmente mastodontica che dovrebbe saltare agli occhi anche di chi non mastica matematica come pane quotidiano.

Degli attacchi ai luoghi e ai simboli di culto cristiani in Francia si è già parlato in questo blog qui e qui. Probabilmente anche da altre parti, che però non ho voglia di andare a cercare.

barbara

SICCOME HO SEMPRE AMATO I NUMERI

Quando ho sentito degli 11 miliardi di tonnellate di ghiaccio sciolto in Groenlandia, proprio perché è una cifra così terrificante, e come al solito è stata data senza termini di riferimento, mi è venuto da chiedermi: sì, ma in concreto quanto è? Quale percentuale di ghiaccio si è sciolta? Quanto ghiaccio si è sciolto rispetto a tutto quello che c’è? Perché se non prendi i numeri e mi fai due conti, io non posso sapere se è tanto o poco, se è grave o no, se ci dobbiamo preoccupare o possiamo stare tranquilli, se ci dobbiamo suicidare istantaneamente in massa come vorrebbe santa Greta del Ciodue o possiamo almeno fumarci l’ultima sigaretta. Per fortuna qualcuno i conti si è preso la briga di farli. Ascoltiamolo.

Panico per i ghiacciai sciolti in Groenlandia. Ma è tutto normale

di  Franco Battaglia

Non so chi di voi rammenti Il Dentone, esilarante cortometraggio del 1965 con attori di primo piano, e con Alberto Sordi protagonista nella parte di aspirante lettore del telegiornale in qualità di concorrente in un concorso ove tutti gli altri sono raccomandati eccetto lui, il Dentone, che però sbaraglia gli avversari grazie ad una preparazione di ferro e malgrado il difettuccio fisico. Ne consiglio la visione perché fa ridere di cuore, e la cosa non guasta.
Tutta un’altra forza i presentatori dei Tg d’oggi. Col Dentone, nulla in comune: tutti molto fotogenici, questo sì, ma cosa ci sia dietro quel volto, cioè dentro la testa, non è dato sapere.
Ordunque la notizia diffusa da tutti i Tg, locali e nazionali, del 3 agosto è la seguente: «11 miliardi di tonnellate di ghiacci della Groenlandia si erano sciolti il giorno precedente». La notizia farebbe notizia (tanto da meritare di essere letta in tutte le edizioni dei Tg) perché sarebbe mostruosamente preoccupante e come tale viene letta.
A differenza dei moderni colleghi, il Dentone avrebbe fatto l’aritmetica del caso, prima di fare la figura del fesso al cospetto di milioni d’italiani. Avrebbe egli calcolato: 11 miliardi di tonnellate d’acqua fanno 11 miliardi di metri cubi d’acqua; ma la superficie della Groenlandia coperta da ghiacci è 1.7 trilioni di metri quadrati, cosicché dividendo volume per area di base, cioè 11 miliardi per 1.7 trilioni, si ottengono 6 millimetri di altezza.
Allora i ghiacci della Groenlandia si sono assottigliati di 6 millimetri. La cosa è preoccupante? Il Dentone sa che i ghiacci della Groenlandia hanno una profondità media di 2 chilometri cosicché una riduzione di 6 millimetri su un’altezza di 2 chilometri sembra più irrilevante che preoccupante, tanto più che il Dentone sa anche che fra pochi mesi l’estate sarà passata e tutto tornerà come prima.
Ma se non è preoccupante, la cosa è almeno una notizia? Cioè è qualcosa di cui meravigliarsi, tanto da essere declamata in tutti i Tg? Il Dentone conosce anche il calore latente di fusione del ghiaccio, nonché il suo calore specifico, e avrebbe calcolato che la quantità d’energia che il Sole fa pervenire alla superficie della Groenlandia è appunto a quella richiesta per far passare allo stato liquido 11 miliardi di tonnellate di ghiaccio con temperatura di 35 gradi sotto lo zero. Insomma, è accaduto ciò che ci si attende accada, l’evento non desta più meraviglia di quello d’un gelato che si scioglie al sole, e non è una notizia. Il Dentone sarebbe andato dal direttore del suo Tg e avrebbe detto, lui romanaccio doc: io ‘sta fregnaccia non la leggo.
Peccato non ci siano Dentoni in giro. (qui)

Vale poi la pena di ricordare che Groenlandia significa “terra verde”. Vale a dire che quando è stata scoperta e le è stato dato il nome, i ghiacci non c’erano. Vale a dire che quando non c’erano fabbriche e auto e aerei e riscaldamento domestico e sette miliardi e mezzo di persone che inquinano, da quelle parti faceva molto più caldo di adesso.

barbara

SU AQUARIUS E DINTORNI 1

Cominciamo coi numeri

Quelli veri. Perché di balle io mi sono rotta.

Diamo un po’ di numeri (veri) sull’immigrazione, l’unico tema di cui può e vuole parlare il governo al momento, visto che se si mette a discutere di deficit, pensioni e bilancio, in mezz’ora arrivano la Troika, Mazinga e pure l’Ebola a sterminarci.
Partiamo da una certezza: le sparate di Salvini sono le stesse da dieci anni. Ma se dieci anni fa servivano solo a raccattare consensi ed erano perlopiù slegate dalla realtà, oggi le cose sono cambiate, e parecchio. E l’enorme problema della sinistra, quello che le ha fatto perdere rovinosamente le elezioni, è che ripete in modo automatico le risposte di dieci (e venti) anni fa, ignorando che nel frattempo c’è stata la più grande recessione delle nostre vite  – ci scusiamo con coloro che erano vivi e si sono presi pure quella del ’29 – e la più grande ondata migratoria DALLA SECONDA GUERRA MONDIALE (Fonte: Alto Commissariato per i Rifugiati).
Dunque: Salvini dice le stesse cose, la sinistra risponde le stesse cose. Con la differenza che uno dei due, nel corso di dieci anni, è passato dalla parte del torto, ma non lo capisce, finge di non capire, non si vuole aggiornare, è terrorizzato dal sembrare uno schifoso razzista, teme che dando ragione a Salvini le pareti del casale in Umbria cominceranno a sanguinare e arriverà qualcuno a strappargli toppe dai gomiti della giacca di tweed.
E infatti i profili Facebook e Twitter delle persone più colte, progressiste e pigre d’Italia in questi giorni sono stati tappezzati da uno schemino molto semplice: quanto ”accogliamo” noi rispetto agli altri paesi europei, secondo l’Alto Commissariato per i Rifugiati (ancora lui)? Ebbene, si legge che l’Italia ha un numero di rifugiati rispetto alla popolazione totale (2,4 su 1000) molto più basso rispetto a Francia (4,6) e Germania (8,1), per non parlare della Svezia (23,4) e della piccola e vituperata Malta (18,3). Stiamo parlando di un’infografica, che trovate qui accanto, tratta dal settimanale Internazionale, cosa che rende la citazione ancora più chic.
diagramma-immigrazione
Qual è il problema della fotina tanto semplice e carina? È un modo rapido per dire ai nostri contatti “Ehi, io non mi faccio fregare dai leghisti!”, ma è pure un modo truffaldino di rispondere alle sparate di Salvini. Perché i rifugiati sono coloro che HANNO GIÀ OTTENUTO la cosiddetta ”protezione internazionale”, e non il totale degli immigrati giunti in Italia.
I rifugiati sono una parte minoritaria dei richiedenti asilo, visto che sempre l’Alto Commissariato ci fa sapere che meno del 40% delle domande ricevono una risposta positiva. Perciò parlare di 150mila rifugiati (il 2,4 per mille della popolazione) non esaurisce affatto il problema.
Andiamo avanti. Leggendo ”Vita” – periodico del Terzo Settore, delle Acli e delle Coop, non esattamente La Gazzetta di Marine Le Pen – i richiedenti asilo sono passati da 12mila nel 2010 a 84mila nel 2015 e poi 123mila nel 2016, il record storico. Applicando le medie dell’Alto Commissariato (circa il 40% delle richieste viene accettato), solo negli anni 2015-16 ci sono state 124mila persone che hanno visto la loro domanda RESPINTA e, pertanto, avrebbero dovuto lasciare immediatamente l’Italia e tornare a casa propria.
Ovviamente ciò non è avvenuto, e queste persone si sono trasformate in veri e propri FANTASMI che abitano le nostre città e non solo, facilmente sfruttati dalla criminalità e senza più nulla da perdere. Inutile parlare dei profughi in Svezia: l’Italia è il Paese di primo ”arrivo” e chi sbarca dal Mediterraneo può chiedere solo a noi il riconoscimento dello status di rifugiato. Se non ottiene qualche forma di protezione, muoversi per l’Europa senza documenti diventa difficilissimo e rischioso, e abbiamo già assistito all’atteggiamento dei nostri vicini austriaci e francesi, che nei momenti più caldi della crisi si sono limitati a chiudere le frontiere, smollando a noi la patatona bollente.
In Svezia, secondo la locale Agenzia per i Migranti, gli immigrati irregolari sono circa 50mila, e persino il governo di Stoccolma ha cambiato orientamento dopo brutti episodi di terrorismo e cronaca nera, attivando operazioni di ricerca, identificazione ed espulsione di chi non rispetta i requisiti per restare nel Paese.
Adesso arriviamo al punto: quanti sono in Italia gli immigrati irregolari, che tecnicamente stanno compiendo un crimine? Già, perché ci duole ricordare ai fan di Roberto Fico portatori di kefiah che il M5s non intende affatto abolire il “reato di ingresso e soggiorno illegale degli stranieri” (l. 94/2009), anzi, quando due parlamentari pentastellati proposero di cancellarlo, Beppe Grillo specificò che si trattava di una posizione ”del tutto personale”.
Beh, è difficile da credere, ma il numero arriva dall’ultima fonte che vi sareste immaginati: Laura Boldrini, già Presidente della Camera, già portavoce (oh yes) dell’Alto Commissariato per i Rifugiati. Ieri, per attaccare Salvini, gli ha fornito un’arma preziosissima. ”In Italia ci sono 600mila immigrati irregolari, che Salvini non riuscirà a espellere come promesso in campagna elettorale”.
Ohibò, 600mila ci risulta essere l’1% della popolazione, qualcuno direbbe il 10 per mille. Una percentuale che si avvicina molto a quei paesi bravi e virtuosi citati dalla fotina di Internazionale, una percentuale che addirittura supera in scioltezza nazioni di dimensioni e demografia simili come Francia (che ha tra i 2 e i 400mila irregolari stimati su una popolazione di 67 milioni) e Germania, dove le stime sono molto confuse dal milione di siriani entrato nell’arco di pochissimo tempo.
Per continuare a giocherellare coi numeri, avendo la Svezia 10 milioni di abitanti, i suoi 50mila immigrati irregolari sono solo lo 0,5% del totale, o il 5 per mille. Per quelli che amano le fotine piene di proporzioni, esattamente metà dell’Italia.
Che poi, MAGARI l’Italia avesse più profughi! I richiedenti asilo e protezione internazionale che Angela Merkel ha fatto entrare a braccia aperte nel 2015 venivano quasi tutti dalla Siria, e si trattava di persone con un livello di istruzione e professionalità altissimo rispetto alla media dei migranti africani. Accogliendo più siriani avremmo fatto un gesto umanitario e insieme accolto più medici, ingegneri, operai e artigiani specializzati.
Invece da queste parti, sempre citando ”Vita” e la fondazione ISMU, “Nel 2016 si conferma il primato della Nigeria come primo Paese di nazionalità dei richiedenti asilo, pari a 27mila, un quinto del totale e in continua crescita (+48% rispetto al 2015). Seguono Pakistan (11% del totale), Gambia (7,2%) e Senegal (6,2%). Solo al quinto posto l’Eritrea con 7.483 richiedenti asilo nel 2016, a fronte – seppur i dati non siano del tutto comparabili – degli oltre 20mila sbarcati”.
Ah, la Nigeria. Continuiamo a dare i numeri: attualmente ha 190 milioni di abitanti, una media di figli per donna pari a 5,6 e si prevede (tutti dati ONU!) che raddoppierà la sua popolazione da qui al 2050, diventando il terzo Stato più popoloso al mondo. Secondo ”Open Migration” (di nuovo, non stiamo parlando dell’Eco di Borghezio, ma del megafono ufficiale della fondazione di Soros), solo il 5% dei nigeriani che fa domanda in Europa riceve lo status di rifugiato e circa il 25% ottiene qualche forma di protezione internazionale.
Il che vuol dire un’altra montagna di fantasmi, e le cose difficilmente cambieranno. Secondo ”Open Migration” i nigeriani vanno considerati ”in guerra” perché negli ultimi 18 anni circa 50mila persone sono morte per cause legate all’attività terroristica di Boko Haram. Potremmo scomodare le statistiche di altri paesi, tipo quelle del Messico dove in 9 anni sono morte 80mila persone per la guerra dei cartelli del narcotraffico, o potremmo ricordare che Boko Haram nel frattempo è stata praticamente sconfitta. In realtà basta soffermarsi su un macroscopico dettaglio: la Nigeria NON È UNO STATO FALLITO.
L’immaginario della sinistra italiana è fermo alle crisi umanitarie degli anni ’80 e ’90, quando guerre e carestie hanno letteralmente devastato paesi come Somalia, Eritrea, Ruanda, Sudan. Alcuni di questi luoghi restano in condizioni tremende, ed è giustissimo concedere a chi ne ha il diritto la protezione delle democrazie europee.
Ma la Nigeria non è la Somalia: il suo pil pro capite è passato dai 171 dollari del 1994 ai 3.200 del 2014. Ha le più grandi riserve di petrolio di tutta l’Africa, di cui è l’ottavo esportatore al mondo. Ok, è piena di corrotti e ha un governo che funziona male, ma alzi la mano chi non pensa la stessa cosa dell’Italia.
C’è il concreto problema della tratta delle donne, portate in Europa a prostituirsi sotto minaccia di morte, ed è necessario colpire gli sfruttatori e aiutare queste ragazze a integrarsi o, se lo desiderano, a tornare a casa. Ma è lampante che nessuno in Europa può permettersi di considerare automaticamente rifugiato chi arriva dalla Nigeria. E in effetti, come ammette sempre ”Open Migration”, nessuno (o quasi) lo fa. Non lo fa la Francia, la Germania e manco l’idilliaca Svezia.
Per concludere, che si fa? Continuiamo a sorbirci i monologhi di Saviano che in tv, sul web, con le dirette Facebook e pure al citofono ci dice che non abbiamo capito niente, che l’immigrazione è un falso problema, anzi una risorsa sempre e comunque?
Oppure ammettiamo che l’immigrazione c’è da quando esiste l’umanità e ha arricchito la nostra storia, che noi italiani siamo stati emigrati e pure maltrattati, e però questo non toglie che quando il numero di immigrati schizza oltre ogni proporzione nell’arco di un decennio, ciò ha delle conseguenze concretissime e niente affatto solo ”percepite” sulla popolazione locale, magari già impoverita da una lunga recessione?
Sicuramente, se la sinistra di lotta e non più di governo continua a rispondere con numeri incompleti e auto-assolutori a problemi veri, altro che il 51%: Lega e M5S al prossimo giro prenderanno l’80% e su Internazionale ci saranno solo le ricette di Elisa Isoardi. (qui, continua)

In ogni caso…
porti
barbara

IN RICORDO DI MARGHERITA HACK

Per ricordare degnamente la Grande Scienziata recentemente scomparsa, ripropongo questa lettera aperta scritta nel dicembre del 2007.

Lettera aperta a Margherita Hack

Gentile Signora Hack conoscendo la sua formazione scientifica, constatiamo con stupore come, assieme a noti antisemiti, lei abbia firmato l’appello “Gaza vivrà”, si veda il sito “www.gazavive.com”, pubblicato su un dominio registrato a nome di un noto militante dell’estrema destra nazifascista. In quell’appello si afferma testualmente che lo Stato di Israele sta compiendo un supposto “genocidio” ai danni dei palestinesi della striscia di Gaza “come nei campi di concentramento nazisti” e si domanda al governo Prodi di rifiutare la definizione, riconosciuta universalmente, di organizzazione terrorista, per Hamas. Da anni ormai la propaganda antisemita dipinge il governo di Gerusalemme ed il suo popolo come genocida, tralasciando di specificare come questo Stato viva, dal momento della sua fondazione, sotto minaccia di costante distruzione mediante guerre, azioni terroristiche, lancio di missili Qassam, rapimenti ed uccisioni di militari e di civili, e senza considerare la fine che Israele avrebbe da lungo fatto, se non avesse saputo o potuto difendersi.
La compassione per il popolo ebraico che ha visto cessare la minaccia dello sterminio per mano nazista nel momento stesso in cui è cominciata quella dell’annientamento per mano araba non può che associarsi al biasimo per quei dittatori arabi che, dopo aver mandato al macello i palestinesi contro Israele, si sono rifiutati di accoglierli come esuli e li hanno costretti a vivere nell’ignoranza, nel sottosviluppo e nella miseria dei campi profughi. Per fare in modo che sia gli israeliani che gli arabi abbiano un’opportunità di vivere nella sicurezza e nella pace, il contributo della comunità internazionale è senz’altro auspicabile. Ma la pace non può essere in alcun modo raggiunta sostenendo un’organizzazione terrorista come Hamas, un gruppo che compie stragi di civili e che nel suo Statuto dichiara espressamente la sua volontà di distruggere uno Stato internazionalmente riconosciuto, che impone al suo stesso popolo una sottomissione forzata ai dettami del più bieco fondamentalismo religioso e che usa i fondi degli aiuti internazionali per acquistare armi e ricompensare le famiglie dei terroristi suicidi.  Il sostegno fattivo alla pace richiede perseveranza, mediazione, comprensione e rispetto per chi ha duramente lottato e lavorato per inverare il sogno sionista e realizzare il diritto all’autodeterminazione del popolo ebraico, per un popolo che dopo millenni di persecuzioni è riuscito a costruire l’unico Stato democratico del Medio Oriente, pagando con ingenti sacrifici la sua volontà di resistere all’annientamento, alla colonizzazione araba e al terrorismo. Le abbiamo scritto questa lettera aperta per domandarle come si possa firmare un documento di così dubbia provenienza e che contiene così orribili menzogne, arrivando a paragonare Israele – il paese edificato dai sopravvissuti all’Olocausto – alla bestialità infame del nazismo. Un regime d’ispirazione nazista che di certo non avrebbe aspettato più di mezzo secolo per risolvere i problemi coi paesi ostili che minacciano i suoi confini, né restituito gran parte dei territori occupati vincendo delle guerre di aggressione, né tanto meno sobbarcandosi per anni il rifornimento energetico di un nemico che invece di sedersi al tavolo delle trattative continua ad aggredire le località di confine con quotidiani lanci di missili Qassam. Restiamo in attesa di conoscere come abbia trovato il coraggio di sottoscrivere un appello tanto ingiusto e menzognero.

Distinti saluti

Abu Ibrahim Kalim

Seguono 3400 firme (qui un’altra presa di posizione)

Ecco,  a noi hanno sempre venduto la storia che la signora Hack sarebbe una scienziata, e noi sappiamo che  se c’è una cosa tipica dello scienziato, non dico di un grande scienziato, non dico di uno scienziato di medio calibro, dico anche dell’ultimo borsista neolaureato, è la VERIFICA. Lo scienziato, se mentre sta per uscire la mamma gli dice prendi l’ombrello che piove, guarda dalla finestra, verifica che sta effettivamente piovendo, e ALLORA prende l’ombrello. Non perché non si fidi della mamma, ma perché la verifica è nel suo DNA.  Ora, qui abbiamo una signora che secondo la vulgata dovrebbe essere una scienziata, addirittura una Grande Scienziata; qualcuno le racconta l’amena storiella del genocidio del popolo di Gaza,  le racconta che gli israeliani stanno facendo morire di fame i poveri innocenti palestinesi e lei che cosa fa? SE LA BEVE. Sarebbe bastato un semplice giro in internet per trovare documentazione dei mercati di Gaza pieni di ogni bendidio, centri commerciali con ogni sorta di merci, compresi beni di lusso, e strade piene di auto (= abbondanza di carburante) anche di grossa cilindrata, e giardini e ville e alberghi di lusso con giardini e terrazze e piscine, i parchi giochi per bambini che non hanno niente da invidiare ai nostri, le decine di camion che ogni giorno da Israele portano a Gaza cibo, medicinali e ogni genere di beni di prima e seconda necessità, le centinaia di persone che lasciano Gaza per andarsi a curare negli ospedali israeliani.  Sarebbe  bastato un quarto d’ora in internet per verificare (mentre è sufficiente un’occhiata ogni tanto ai quotidiani per sapere dei massacri perpetrati dai suoi amati palestinesi in ristoranti, pizzerie, autobus, discoteche, scuole, fino ai neonati sgozzati nella culla), ma la Grande Scienziata non lo ha fatto, non ha ritenuto opportuno farlo, non ha sentito la necessità di VERIFICARE. Quanto al “genocidio”, non posso fare altro che auto citarmi, riportando un mio pezzo di quattro anni e mezzo fa.

Gli armeni della Turchia hanno subito un genocidio: prima erano tre milioni, dopo breve tempo erano uno e mezzo. Gli ebrei d’Europa hanno subito un genocidio: prima erano 12 milioni, pochi anni dopo erano diventati 6. I cambogiani hanno subito un genocidio: prima erano quattro milioni e mezzo, dopo erano tre. I tutsi hanno subito un genocidio: erano un milione e mezzo e in brevissimo tempo si sono ridotti a mezzo milione. I palestinesi da sessant’anni stanno subendo un genocidio: nel 1947 erano un milione e duecentomila, oggi, dopo sessant’anni di ininterrotto genocidio, sono, a quanto pare, un po’ più di dieci milioni: due e mezzo in Cisgiordania, uno e mezzo a Gaza, uno e tre in Israele, e circa cinque milioni di cosiddetti profughi. Qualcuno, un giorno, ce la dovrà spiegare questa cosa.

Gli scienziati, in teoria, dovrebbero andare abbastanza d’accordo coi numeri, ma la signora Hack questi calcoletti semplici semplici da quinta elementare non li ha saputi fare. Non sarà che è stata così pronta a sposare la causa che le veniva proposta – quella di un feroce terrorismo genocida – perché così bene si sposava con quei sentimenti che l’avevano spinta, a suo tempo, a iscriversi al Partito Nazionale Fascista e a interrompere ogni rapporto con la sua insegnante ebrea cacciata dalla scuola con le leggi razziali?
(Poi, più o meno in tema, vai a dare un’occhiata anche qui e qui)

barbara