QUELLA FOTO SCANDALOSA

Oscena, indecente, disgustosa, inaccettabile, insopportabile. E infatti non sopportata, qui.
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barbara

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ITALIANI BASTARDI ITALIANI DI MERDA

Ovverosia Dacia Valent un’altra volta.
italiani bastardi

Questo testo è stato garantito autentico da un sito antibufala: questa cosa va precisata perché i deliri sono a un livello tale che qualunque dubbio sarebbe legittimo.

Voi non riuscite nemmeno a immaginare quanto sia difficile per me scrivere, tentando di non ferire le vostre povere sensibilità di piccoli bianchi, totalmente ignoranti del loro passato di carnefici di neri, ebrei e musulmani.
Non conoscete nulla di quello che avete nel vostro DNA storico, vi riempite la bocca di ebrei solo per salvarvi la coscienza, raccontando di come gente tipo Perlasca – un fascista di merda che dovrebbe morire mille volte solo per essere stato fascista ed aver sostenuto fossanche per un solo minuto quel regime – ne ha salvato alcuni.
Siete un popolo senza futuro perché siete un popolo senza memoria.
Me ne fotto degli italiani brava gente. Anzi, mi correggo, me ne fotto degli italiani bianchi e cristiani, naturalmente brava gente.
Non lo siete.
Siete ignoranti, stupidi, pavidi, vigliacchi.
Siete il peggio che la razza bianca abbia mai prodotto.
Brutti come la fame, privi di capacità e di ingegno se non nel business della malavita organizzata e nella volontà delle vostre donne (studentesse, casalinghe, madri di famiglie) di prostituirsi e di prostituire le proprie figlie.
Anche quando dimostrate un barlume di intelligenza, questa si perde nei rivoli del guadagno facile e del tirare a fregare chi sta peggio di voi.
Nessuna delle vostre battaglie ha un senso per altri se prima non produce un tornaconto per voi stessi.
Dalla politica alla religione, dal sociale alla cultura, siete delle nullità.
Capaci di raccogliere firme e manifestare, salvo poi smentire con ogni vostro atto quotidiano quello che a grande voce dichiarate pubblicamente. Andate a marciare da soli, che marci siete e marci rimarrete e non vi voglio profumare.
Non avete una classe media, siete una penosa e noiosa classe mediocre, incivile e selvaggia. I giornali più venduti sono quelli che trattano di gossip e i programmi televisivi più gettonati – al fine di vendere le proprie figlie come bestiame, come le vacche che sono destinate inevitabilmente a diventare, vista la vostra genia – sono i reality.
Avete acclamato qualsiasi dittatore e sottoscritto qualsiasi strage, salvo poi dimenticarvene ed assurgere come vittime di un élite. Non avete un’élite, coglioni, fatevene una ragione: i vostri deputati e senatori sono delle merde tali e quali a voi, i vostri capitani d’azienda sono dei progetti andati a male dei centri di collocamento, ma che o avevano buoni rapporti famigliari o il culo l’hanno dato meglio di voi.
Non solo quelli al governo (o che fanno capo all’area governativa), anche e soprattutto quelli che fanno capo all’opposizione.
Da quelli oggi al governo non ci aspettiamo nulla se non quello che da anni ci danno: razzismo, esclusione, spedizioni punitive, insulti ed umiliazioni.
Ma da quelli all’opposizione, quelli che si sono arricchiti con anni di Arci, Opere Nomadi, Sindacati Confederali, e sempre sulla nostra pelle, facendoci perdere diritti che ormai davamo per acquisiti, ci aspettiamo che si facciano da parte.
Sono ormai troppi anni che deleghiamo le nostre lotte a persone che in teoria dovrebbero averle fatte proprie, dimenticandoci l’infima qualità dell’italiano pseudobianco e pseudocristiano: non vale un cazzo perché non ha valori che valgano.
Un popolo di mafiosi, camorristi, ignoranti bastardi senza un futuro perché non lo meritano: che possano i loro figli morire nelle culle o non essere mai partoriti.
Questo mondo non ha bisogno di schiavi dentro come lo siete voi, feccia umana, non ha bisogno di persone che si inginocchiano a dei che sia chiamano potere e denaro e nemmeno di chi della solidarietà ha fatto business.
Ha bisogno di altro, che voi non avete e quindi siete inutili.
Dite che non è così?
Ditelo ai Rom perseguitati in tutta Italia, ditelo ad Abdoul, ditelo ai 6 di Castelvoturno, ditelo a Emmanuel, ditelo ai gay massacrati da solerti cristiani eterosessuali.
Ditelo a mio fratello, bastardi.*
Ditelo alle decine di persone vere, non zecche e pulci come voi, che non denunciano perché sanno che se vanno dalla vostra polizia bastarda e assassina li umilieranno e magari li picchieranno di più e forse li uccideranno come l’Aldro [ammazzato come un cane perché pensavano fosse un extracomunitario], e se sono donne le violenteranno, e non avranno nessuno a cui rivolgersi per essere difesi.
Ditelo a quelli che rinchiudete per mesi nei vostri campi di concentramento senza alcun genere di condanna, solo per gonfiare le casse di qualche associazione che finanzierà un qualche partito, generalmente di sinistra, ditelo a quelli che lavorano per i vostri partiti e sindacati da lustri senza avere un contratto ma in nero, ditelo a quelli che si sono fidati di voi per anni, ditelo a quelli che raccolgono l’ultimo respiro di quei maiali dei vostri vecchi, e a quelli che si sfilano dalle fighe delle nostre ragazze per infilarsi in quelle larghe e flaccide delle vostre donnacce, ditelo ai nostri ragazzi che vincono medaglie e che saranno il futuro di questo paese, ditecelo, figli di puttana.
Ditelo col cappello in mano, e gli occhi bassi, cani bastardi. Ma sappiate che la risposta ve l’hanno già data a Castevolturno: Italiani bastardi, Italiani di merda. Io ci aggiungo bianchi, perché il discrimine è questo. Valete poco perché avete poco da dire e nulla da dare.
Dacia Valent

* Il fratello è stato assassinato a 16 anni da due compagni di classe, rei confessi: “Era uno sporco negro, si dava delle arie, abbiamo deciso di dargli una lezione”. Essere negro e darsi arie può essere una buona ragione per far fuori uno, se si è sufficientemente razzisti, ma difficilmente basta il razzismo a spiegare le sessantatre coltellate che gli sono state inferte. E in effetti ci sono alcuni aspetti che non sono mai stati chiariti. In ogni caso ad ammazzare Giacomo Valent sono stati i due compagni di classe, non sessanta milioni di italiani.

Qualche nota buttata giù così.
Giorgio Perlasca era “un fascista di merda che dovrebbe morire mille volte solo per essere stato fascista ed aver sostenuto fossanche per un solo minuto quel regime”. Giusto. Mica come quelle brave persone dei tuoi correligionari arruolate nelle SS islamiche.
Le nostre “povere sensibilità di piccoli bianchi”. La mia cugina più giovane, nata settimina, è un metro e novantaquattro. Vedi un po’ tu. Se poi intendi piccoli in altro senso potrebbe venirmi in mente il dottor Angelo Beccari, il dottore che mi curava quando ero piccola. Non aveva mai soldi in tasca perché i suoi pazienti erano tutti poveri e non aveva il coraggio di chiedere soldi. E il pane che avanzava all’ospedale lo portava a casa per i suoi figli. Lavorava una quantità spropositata di ore, perché non diceva di no a nessuno, a nessuna ora del giorno o della notte, e ha finito per morire di infarto sul lavoro a cinquant’anni o giù di lì. E ce ne sono tanti di così, sai, sapessi quanti. Ma forse ho capito di nuovo male; forse intendevi dire che noi bianchi siamo una razza inferiore, il che mi pare giusto, da parte di una che guidava coraggiosamente battaglie antirazziste.
E non conosciamo nulla di quello che abbiamo nel nostro DNA storico (qualunque cosa possa significare); giustamente: quando mai le razze inferiori hanno coscienza di sé? Tu invece che appartieni a una razza superiore lo conosci benissimo il tuo DNA, tanto è vero che hai sempre raccontato di essere figlia di una principessa somala. Si dà però il caso che io la Somalia la conosca bene. Lì non c’è un’aristocrazia con marchesi e baroni e principi e granduchi. Non c’è neppure mai stata una monarchia, ma unicamente tribù raggruppate in clan. Forse tua madre era figlia del capo di una tribù di qualche centinaio di persone, chissà, ma anche se così fosse, in quanto somala e donna valeva comunque meno di una capra che vale meno di un cammello che vale meno di un uomo. La gerarchia sociale è questa, e vale per tutti. In tutti gli altri Paesi dominati dalla legge islamica la testimonianza di una donna vale la metà di quella di un uomo: in Somalia vale un terzo. Vedi un po’ tu.
E qui mi fermo, perché per commentare ogni delirio dovrei occupare lo spazio di Guerra e pace. Ma tanto ti commenti giù sufficientemente da sola. Solo un’ultima cosa: i nostri figli vengono partoriti e crescono ed escono dalla culla e vanno per il mondo. Alla facciaccia tua e del tuo patetico odio psicopatico.
[segue]

barbara

CONOSCETE LILLI GRUBER?

I più giovani magari mica tanto, o per lo meno non in tutte le sue sfaccettature. È per questo, per riempire questa lacuna, che sono andata a ripescare nei miei archivi alcuni miei pezzi scritti per Informazione Corretta fra la primavera e l’estate del 2002, all’epoca dell’operazione Scudo di difesa, messo in atto per fermare la micidiale ondata di attentati che aveva provocato qualche centinaio di morti e un numero infinito di feriti, alcuni gravissimi e destinati a restare mutilati o comunque invalidi permanenti.

UNO STATO PALESTINESE PER SALVARE LA DEMOCRAZIA IN ISRAELE
di Lilli Gruber, 13/04/2002

Il nuovo attacco antiisraeliano di Lilli Gruber (dai toni – dobbiamo riconoscerlo – un po’ meno astiosi di quelli a cui ci aveva da lungo tempo abituati) ricorre a una tecnica divenuta ormai classica: si prendono alcune dichiarazioni – spesso estrapolate dal contesto – di un israeliano “dissidente” e si riportano come se fosse vangelo, come se le sue proposte fossero “la” soluzione. In questo caso si tratta di Ami Ayalon. Con una citazione non virgolettata Lilli Gruber fa notare che
l’uso della forza non attenuerà la rabbia palestinese, e che nemmeno l’uccisione di Arafat li farà desistere dal loro obiettivo: creare uno stato sovrano, in grado di sopravvivere dal punto di vista politico ed economico.
E noi non possiamo non chiederci: se l’obiettivo è la creazione di uno stato sovrano, perché da 54 anni non solo lo stanno rifiutando, ma stanno anche lottando con tutte le proprie forze per impedirgli di nascere? Non sorge in Lilli Gruber il sospetto che l’obiettivo possa essere un altro? E ancora:
“Tsahal è più forte che mai, i nostri servizi segreti sono eccellenti, allora perché il problema non è ancora risolto?”
A noi la risposta sembra molto semplice: perché Tsahal finora ha usato sì e no un centesimo della sua forza. Prosegue sostenendo che c’è un unico modo possibile
per fermare la violenza: smantellare le colonie ebraiche di Gaza e Cisgiordania e ristabilire la continuità territoriale dei due lembi di terra.
Forse la signora Gruber ha già dimenticato, a meno di due anni di distanza, che questo è esattamente quanto era stato proposto a Camp David, ed è stato rifiutato. Dimentica che quando Barak è arrivato ad offrire tutto e non gli è rimasto più niente da negoziare, Arafat ha scatenato la guerra. Dimentica che vari sondaggi hanno rilevato che la maggioranza dei palestinesi è decisa a continuare la guerra contro Israele anche in caso di completo ritiro dai territori. E conclude:
è ormai chiaro che solo l’istituzione di uno Stato palestinese preserverà il carattere ebraico e democratico di Israele.
Peccato che lo stato Palestinese come lo intendono i palestinesi si estenda dal Giordano al mare e non preveda affatto la presenza dello stato di Israele, democratico o no. Siamo sicuri che sia ragionevole chiedere a Israele di accettare questo?

BUSH E SHARON: LA FORZA VINCE SUL CAMPO
di Lilli Gruber, 18/05/2002

Ancora una volta Lilli Gruber, in questo suo sconclusionatissimo articolo pubblicato su Io donna del 18 maggio, si dedica al suo sport preferito: il tiro al bersaglio su Israele.
La conclusione più importante che ha tratto l’America – dopo un mese di violenze nei territori palestinesi – è che nel mondo “squilibrato” in cui domina, d’ora in poi nulla e nessuno si potrà opporre alla sua forza e a quella dei suoi alleati.
Viene da chiedersi da dove la signora Gruber abbia tratto la conclusione che l’America abbia tratto questa conclusione, dal momento che l’America non ha ancora mosso un dito, in nessun campo. Viene da chiedersi quale sia questo mondo squilibrato in cui dominerebbe l’America. E già che ci siamo, decidiamo di esagerare, e ci chiediamo anche come mai si occupi così appassionatamente del mese di violenze israeliane nei territori palestinesi e non si sia mai occupata dei cinquantaquattro anni di violenze palestinesi in territorio israeliano.
Ne era convinto anche il vicepresidente Cheney, appena rientrato dai paesi arabi, alla vigilia delle operazioni israeliane.
Gliel’ha detto lui? A noi non ha detto niente!
La “lezione israeliana” sarà perciò centrale nella decisione di attaccare l’Iraq.
No, un momento: se la decisione è stata presa ALLA VIGILIA delle operazioni israeliane, come fa ad essere una conseguenza della lezione israeliana?
L’Autorità palestinese è stata distrutta, politicamente e fisicamente
dunque, dato che sono state distrutte le strutture del terrorismo e sono stati eliminati o imprigionati i terroristi, la signora Gruber ammette che l’essenza dell’autorità palestinese è il terrorismo
Arafat è solo e umiliato.
Proprio lui che è tanto buono: che sofferenza!
I villaggi autonomi sono stati assediati, bombardati
bombardati no: in questo caso non ci sarebbero state decine di morti israeliani!
devastati
soprattutto dalle mine palestinesi (clic 1, clic 2)
Molti civili sono arrestati, interrogati, detenuti.
E perché non glielo va a dire lei che sono tutti innocenti e innocui come agnellini!
Gli impegni
quali?
e la legalità internazionale sono stati ancora una volta ignorati dal governo Sharon.
Non potrebbe essere un po’ più precisa e fare qualche esempio concreto, invece di lanciare sempre e solo discorsi vaghi?
Così come le risoluzioni dell’Onu.
Anche gli arabi. Tutti. Sempre. Come mai non se ne ricorda?
Seguono aspre rampogne ai paesi arabi che non si muovono mentre “la Palestina è in pericolo” e agli europei che invocano sanzioni contro Israele ma senza poi metterle in atto.
Mai però lo scetticismo è stato così forte rispetto alla validità nel lungo periodo del metodo antiterrorismo di Sharon.
Scetticismo? Dopo un mese quasi senza attentati? Ma dove vive la signora Gruber? Quanto al metodo antiterrorismo di Sharon, certo, sappiamo benissimo che la signora apprezza molto di più il metodo pro-terrorismo del suo carissimo amico Arafat …
Chiunque conosca la storia di queste terre ricorda l’invasione del Libano nell’82, conclusasi con una sonora sconfitta per Israele.
Noi conosciamo la storia di queste terre, ricordiamo l’invasione del Libano, e sappiamo che i risultati non sono stati quelli sperati perché Israele, i cui metodi non assomigliano a quelli dei suoi avversari, ha evitato di bombardare il centro di Beirut per non provocare troppe vittime civili e perché Israele, arrendendosi agli appelli internazionali, non è andato fino in fondo nella sua lotta al terrorismo e non ha eliminato il terrorista Arafat. Successi molto maggiori li ha invece ottenuti la Siria che, anziché il 5% del Libano, come Israele, ne ha occupato il 95% e non se n’è più andata.
E chi analizza le motivazioni dei terroristi sa che disperazione e desiderio di vendetta sono importanti.
E chi analizza le motivazioni dei terroristi sa che indottrinamento, lavaggio del cervello a partire dalla prima infanzia, libri di testo e programmi televisivi, in atto fin dal momento della nascita dell’ANP, sono molto più importanti. E una domanda: quale motivo di disperazione e di desiderio di vendetta avevano i palestinesi che, nel momento in cui è iniziata questa bestiale ondata di terrorismo, erano in procinto di ottenere lo stato, Gerusalemme est come capitale e lo smantellamento degli insediamenti, vale a dire una Palestina judenrein come la vogliono loro – e come, a quanto pare, la vuole anche Lilli Gruber?
La vicenda israeliana ha comunque confortato Bush nella sua convinzione che i paesi arabi – a prescindere dalle loro dichiarazioni pubbliche di ostilità -, gli europei – a prescindere dalla loro ostentata opposizione – e i russi – a prescindere dai loro ammonimenti – non hanno i mezzi per impedire agli Stati Uniti un attacco contro Saddam Hussein.
E allora perché non l’hanno ancora fatto – a prescindere dai vaneggiamenti della signora Gruber?

Caro Musharraf, rifletta sull’sperienza di Arafat
di Lilli Gruber, 24/08/2002

In questo straordinario pezzo Lilli Gruber riesce a dare prova, in una volta sola, di tutte le sue doti: fantasia sfrenata, sovrana indifferenza nei confronti della realtà, eroico sprezzo del senso del ridicolo.

Lettera immaginaria di Arafat a Musharraf, due leader che si confrontano con la politica Usa.

E già nel preambolo abbiamo due cantonate in una frase sola: primo, non sono loro due a confrontarsi con la politica Usa, bensì la politica Usa a doversi confrontare con loro due; secondo, Arafat non è un leader bensì un capo terrorista.
Caro presidente Musharraf, seguo le peripezie che sta attraversando il suo Pakistan e mi permetto di scriverle per evitarle qualche guaio con i nostri amici americani. Anch’io, sino a non molto tempo fa, ero uno dei loro atout più seri per fare la pace in Medio Oriente. Sono stato ricevuto alla Casa Bianca, quando arrivavo nella capitale federale ero ospite dei talk show e nella mia suite di un grande albergo entrava e usciva la gente che contava. Ma, come si sa, i presidenti cambiano,
a differenza di Arafat che, con grande coerenza, è rimasto sempre lo stesso terrorista
non come da voi
certo: quando mai nei Paesi arabi si sta a perdere tempo in quella pagliacciata che sono le elezioni? Lì prendi la guida del Paese e te la tieni finché crepi o finché ti ammazzano!
Avrà seguito su Cnn quanto mi è successo ultimamente: gli israeliani mi hanno chiesto di fare tutto ciò che potevo per fermare i terroristi, ma nello stesso tempo hanno distrutto il mio ufficio, tagliato le linee telefoniche, mi impediscono di uscire da casa mia.
Non esattamente. PRIMA è stato chiesto di fermare il terrorismo (e a Oslo Arafat si era impegnato a farlo); POI Arafat ha passato sette anni a fabbricare l’odio, a costruire il terrorismo e a preparare la guerra; DOPO è esplosa la guerra, e ALLA FINE, dopo un anno e mezzo di guerra spietata, Israele è intervenuto con le misure sopra elencate.
Come se non bastasse, il presidente Bush, dopo avermi chiesto di fare di più per garantire la sicurezza di Israele, decide che non sono più buono a nulla e che devo essere sostituito.
Non dopo avergli chiesto di fare di più per garantire la sicurezza di Israele, ma dopo aver constatato che sta facendo di tutto per conseguire la distruzione di Israele: anche se alla signora Gruber può non sembrare, è un dettaglio non del tutto insignificante.
È un po’ umiliante per chi ha fatto di tutto per accontentarli.
Se non stessimo parlando di una tragedia che sta portando alla distruzione di due popoli, potremmo premiare questa battuta come la miglior barzelletta del millennio.
Perciò le chiedo di stare attento. Gli americani le hanno chiesto una forte collaborazione nella guerra al terrorismo, tanto che i suoi concittadini l’hanno ribattezzata “Busharraf”. E le chiedono di più: bloccare gli estremisti che combattono nel Kashmir, chiudere le scuole islamiche, fermare i “barbuti” che hanno trovato rifugio nel suo Paese dopo l’attacco Usa contro l’Afghanistan.
Forse sarebbe il caso di precisare che quei “barbuti” non sono dei pittoreschi clochard, bensì gli appartenenti alla più feroce e micidiale organizzazione terroristica che mai il mondo abbia conosciuto. Temiamo che se questi “barbuti” continueranno a trovare rifugio, fra qualche tempo la signora Gruber potrebbe dover rinunciare ad esibire la sua famosa chioma rossa, e anche a firmare articoli sui giornali. Forse anche ad abitare su questo pianeta.
Intanto le organizzazioni per i diritti dell’uomo e il Congresso Usa si inquietano per il suo desiderio – legittimo peraltro per un generale – di avere un governo e deputati devoti.
Questo non è troppo chiaro: che cosa c’entrano le aspirazioni di un generale con la composizione del governo?
Tra poco le chiederanno di essere un dittatore contestualmente paladino della democrazia, e prevedo non sarà lontano il momento in cui cercheranno di farla fuori, perché non è riuscito nell’ardua impresa. Mi creda!
In psicanalisi si chiama “transfer”: la signora Gruber si è talmente immedesimata nella cultura arafattiana, da attribuire agli americani abitudini prettamente arabe.
Un’ultima cosa: ho saputo che gli israeliani venderanno sofisticati missili agli indiani. E che Casa Bianca e Pentagono non hanno nulla da ridire.
Un’ultima cosa: abbiamo saputo che vari Paesi islamici hanno venduto ad Arafat centinaia di tonnellate di armi pesanti. E che il resto del mondo, Lilli Gruber compresa, non ha avuto nulla da ridire.
Come vede, abbiamo entrambi gli stessi vicini di casa difficili.
Ma che disdetta, per uno che ha sempre dimostrato di essere un vicino di casa così pacifico, docile e malleabile come Arafat!
Cordiali saluti, Yasser Arafat.

Ancora una cosa vorremmo aggiungere: nonostante la scarsa stima che sempre abbiamo nutrito nei confronti di Arafat, siamo tuttavia convinti che una cosa tanto stupida non potrebbe mai arrivare a scriverla.

E questa è la signora Gruber, in carte e ossa – pardon, in botulino e silicone.
lilligruber
barbara

AVREI VOLUTO PARLARE DI TUTT’ALTRO, OGGI

Perché non mi piace l’idea di avere un blog monotematico. E perché non mi piace parlare sempre di tragedie e di odio e di terrorismo e di crimini efferati, non mi piace proprio per niente. Davvero, avevo tutt’altro genere di post in mente, per oggi. Ma non me lo lasciano fare. Quelli che hanno fatto della morte altrui una missione di vita non me lo permettono.

E dunque mi tocca parlare di Chaya, che aveva tre mesi,
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come Hadas Fogel: come lei è stata immolata sull’altare del dio dell’odio e della morte. E come per Hadas, anche per Chaya gli assassini sono stati celebrati come eroi (e venitemi a raccontare che sono vittime incolpevoli di un regime oppressivo. Venitemi a raccontare che non dobbiamo confondere loro con il loro regime. Venitemi a raccontare che loro la pace la vorrebbero).
Certo è difficile aspettarsi qualcosa di diverso da gente i cui bambini giocano così


(non ci sono didascalie, ma credo che le immagini siano sufficientemente chiare).
E ora andate a leggervi il bellissimo e toccante pezzo di Deborah Fait.
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E quelli che hanno regalato agli assassini miliardi di dollari perché possano al più presto ricominciare, mi raccomando, vadano a spremere bene la loro solita lacrimetta al prossimo ventisette gennaio, per ricordarci quanto ma quanto ma quanto gli piacciono gli ebrei morti. Sepolcri imbiancati li chiamava un ebreo di una certa notorietà.

barbara

I CANI DI PAVLOV

La storia è vecchia, e la conosciamo bene: i giornalisti che vogliano lavorare nei territori controllati dall’Autorità Palestinese (o da Hamas) devono impegnarsi a rispettare un certo numero di regole – anche se, c’è da dire, la maggior parte dei giornalisti non ha affatto bisogno di imposizioni per incensare i terroristi e buttare fango su Israele. Ricordiamo tutti, credo, l’infame storia dell’infame Riccardo Cristiano (meno nota, ma altrettanto autentica, la vicenda del corrispondente belga che un bel giorno ha fatto le valigie ed è tornato a casa, spiegando poi ai telespettatori che gli era stata presentata l’alternativa: o raccontare quello che volevano loro o rischiare la pelle). Ultimamente il tema è stato trattato da Rightsreporter, ma se ne era già occupato, un po’ più di cinque anni fa, Ugo Volli, sotto forma di saggi consigli ai giornalisti impegnati a fare “informazione” sul Medio Oriente. Su questo suo lavoro due amici e io abbiamo fatto un video, nel quale compare questa schermata:
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(clic per ingrandire)

Ebbene, nella pagina FB di Arrigoni è comparso in questi giorni questo commento
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Sembrerebbe una barzelletta, o meglio, la caricatura di una barzelletta, e invece l’autore di quel commento è serissimo – ed è questa la cosa tragica! Convinti di essere quelli furbi, quelli che non si bevono la “verità ufficiale” (propagandata dalla famosa lobby ebraica, as you know), quelli che sanno “che cosa c’è dietro”, quelli che smascherano i complotti. E non sono che dei poveri cagnetti di Pavlov, che appena suoni il campanellino con l’etichetta “Israele” cominciano a sbavare il loro odio purulento.
Per chi fosse interessato a vederlo, comunque, il video è questo:

 

barbara

TRE DITA E UN FORNO

Lei è Samantha Comizzoli, quella che qualche giorno fa aveva definito i tre ragazzi rapiti “3 coloni nazisti israeliani”. Adesso ha messo su FB questa significativa immagine
samanta
Ora, considerando che la “signora” non fa di mestiere né la fornaia, né la pizzaiola, vogliamo fare uno sforzo per immaginare quale possa essere il significato del forno? (Sì, lo so, si chiama legittima critica eccetera eccetera) (E non mi si venga a dire che questo liquame va ignorato: questo liquame va combattuto, questo liquame va eliminato. Per fortuna che ogni tanto ci pensano i loro amici palestinesi, a eliminarli, come hanno fatto con quell’altro. Speriamo che prima o poi lo facciano anche con lei)

barbara