SE INCONTRATE QUEST’UOMO

Quest’uomo che ha dedicato tutta intera la sua vita all’odio. Quest’uomo che ha dedicato tutta intera la sua vita alla menzogna. Quest’uomo che ha dedicato tutta intera la sua vita al tradimento. Se lo incontrate, sputategli in faccia.
Chomsky
(noi ci vediamo fra qualche giorno)

barbara

AVREI VOLUTO PARLARE DI TUTT’ALTRO, OGGI

Perché non mi piace l’idea di avere un blog monotematico. E perché non mi piace parlare sempre di tragedie e di odio e di terrorismo e di crimini efferati, non mi piace proprio per niente. Davvero, avevo tutt’altro genere di post in mente, per oggi. Ma non me lo lasciano fare. Quelli che hanno fatto della morte altrui una missione di vita non me lo permettono.

E dunque mi tocca parlare di Chaya, che aveva tre mesi,
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come Hadas Fogel: come lei è stata immolata sull’altare del dio dell’odio e della morte. E come per Hadas, anche per Chaya gli assassini sono stati celebrati come eroi (e venitemi a raccontare che sono vittime incolpevoli di un regime oppressivo. Venitemi a raccontare che non dobbiamo confondere loro con il loro regime. Venitemi a raccontare che loro la pace la vorrebbero).
Certo è difficile aspettarsi qualcosa di diverso da gente i cui bambini giocano così


(non ci sono didascalie, ma credo che le immagini siano sufficientemente chiare).
E ora andate a leggervi il bellissimo e toccante pezzo di Deborah Fait.
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E quelli che hanno regalato agli assassini miliardi di dollari perché possano al più presto ricominciare, mi raccomando, vadano a spremere bene la loro solita lacrimetta al prossimo ventisette gennaio, per ricordarci quanto ma quanto ma quanto gli piacciono gli ebrei morti. Sepolcri imbiancati li chiamava un ebreo di una certa notorietà.

barbara

I CANI DI PAVLOV

La storia è vecchia, e la conosciamo bene: i giornalisti che vogliano lavorare nei territori controllati dall’Autorità Palestinese (o da Hamas) devono impegnarsi a rispettare un certo numero di regole – anche se, c’è da dire, la maggior parte dei giornalisti non ha affatto bisogno di imposizioni per incensare i terroristi e buttare fango su Israele. Ricordiamo tutti, credo, l’infame storia dell’infame Riccardo Cristiano (meno nota, ma altrettanto autentica, la vicenda del corrispondente belga che un bel giorno ha fatto le valigie ed è tornato a casa, spiegando poi ai telespettatori che gli era stata presentata l’alternativa: o raccontare quello che volevano loro o rischiare la pelle). Ultimamente il tema è stato trattato da Rightsreporter, ma se ne era già occupato, un po’ più di cinque anni fa, Ugo Volli, sotto forma di saggi consigli ai giornalisti impegnati a fare “informazione” sul Medio Oriente. Su questo suo lavoro due amici e io abbiamo fatto un video, nel quale compare questa schermata:
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(clic per ingrandire)

Ebbene, nella pagina FB di Arrigoni è comparso in questi giorni questo commento
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Sembrerebbe una barzelletta, o meglio, la caricatura di una barzelletta, e invece l’autore di quel commento è serissimo – ed è questa la cosa tragica! Convinti di essere quelli furbi, quelli che non si bevono la “verità ufficiale” (propagandata dalla famosa lobby ebraica, as you know), quelli che sanno “che cosa c’è dietro”, quelli che smascherano i complotti. E non sono che dei poveri cagnetti di Pavlov, che appena suoni il campanellino con l’etichetta “Israele” cominciano a sbavare il loro odio purulento.
Per chi fosse interessato a vederlo, comunque, il video è questo:

 

barbara

TRE DITA E UN FORNO

Lei è Samantha Comizzoli, quella che qualche giorno fa aveva definito i tre ragazzi rapiti “3 coloni nazisti israeliani”. Adesso ha messo su FB questa significativa immagine
samanta
Ora, considerando che la “signora” non fa di mestiere né la fornaia, né la pizzaiola, vogliamo fare uno sforzo per immaginare quale possa essere il significato del forno? (Sì, lo so, si chiama legittima critica eccetera eccetera) (E non mi si venga a dire che questo liquame va ignorato: questo liquame va combattuto, questo liquame va eliminato. Per fortuna che ogni tanto ci pensano i loro amici palestinesi, a eliminarli, come hanno fatto con quell’altro. Speriamo che prima o poi lo facciano anche con lei)

barbara

LA PROSTITUZIONE È UN MESTIERE REDDITIZIO

Gli ebrei dei ‘treni della pace’ contro Israele
di Giulio Meotti
(Traduzione dall’inglese di Yehudit Weisz)

http://frontpagemag.com/2012/06/25/peace-trains-jews-against-israel/ 

Karl Marx è morto molto tempo prima che lo Stato di Israele fosse stato creato. Ma quel che rese il fondatore del comunismo un anti-sionista ante litteram, è stata la sua opposizione all’idea stessa di una identità ebraica. La spiegazione  è nei suoi scritti. Ne “La questione ebraica”, Marx aveva fatto molte affermazioni antisemite, del tipo: “Il denaro è il dio geloso di Israele, accanto a lui nessun altro dio può esistere”. “In ultima analisi, l’emancipazione degli ebrei è l’emancipazione dell’umanità dal giudaismo”.
Se si pensa che l’umanità debba essere emancipata (leggere: liberata) dal giudaismo, si deve affermare allora che gli ebrei devono essere privi di potere e assimilati. Ecco perché i nuovi marxisti ebrei hanno trasformato l’anti-sionismo in una delle loro priorità più alte.
Dal 1970, le università israeliane e molti circoli intellettuali occidentali sono diventati sedi di una nuova generazione di intellettuali ebrei che demonizzano e boicottano Israele e, fondamentalmente, minano la sopravvivenza del popolo ebraico dopo la Shoah.
Oltre il 90% delle accuse di “crimini di guerra israeliani”, citati nel vergognoso rapporto Goldstone sono stati forniti da 16 organizzazioni non governative che hanno ricevuto quasi 8 milioni di dollari dal New Israel Fund, un’organizzazione guidata dall’ex deputata del Meretz e docente neo-marxista, Naomi Chazan.
L’elenco degli “squilibrati odiatori di ebrei che, se ascoltati, non farà altro che spianare la strada alla prossima tragedia” (come la coraggiosa Caroline Glick li definì una volta), è lungo e molto ricco. Steve Plaut ne ha stilato un elenco completo per il Middle East Quarterly e nel suo pamphlet del Freedom Center,” Ebrei che incitano alla guerra contro Israele”.
Studenti e professori dell’Università di Tel Aviv hanno recentemente commemorato la “Nakba”, la “catastrofe”, come gli arabi chiamano la data della creazione dello Stato di Israele nel 1948. Ayal Nir, lettore presso la Ben-Gurion University, nella sua pagina Facebook, ha incitato a “rompere il collo agli attivisti di destra”. Il professore israeliano Shlomo Sand ha raggiunto la celebrità in Europa con la pubblicazione di un libro in cui nega l’esistenza del popolo ebraico, mentre il professor Oren Yiftachel ha definito Israele “una bianca … pura società coloniale di insediamenti”. Larry Derfner, giornalista, che in passato aveva fatto parte dello staff del Jerusalem Post, ha dichiarato pubblicamente che l’uccisione di cittadini israeliani è un’arma legittima in mano ai palestinesi per contrastare “l’occupazione”.
All’Università Ben-Gurion, il prof. Nevè Gordon ha accusato i soldati dell’IDF di essere “criminali di guerra” e ha promosso il boicottaggio di Israele in un editoriale sul Los Angeles Times.
Due giorni dopo che due ragazzi ebrei erano stati uccisi a Tekoa, dove vivevano, il professor Ze’ev Sternhell aveva pubblicato un articolo intitolato “Contro il governo pazzo”, in cui scrisse: “Se i palestinesi avessero più buon senso punterebbero la loro lotta contro gli insediamenti. Così potrebbero anche evitare di collocare cariche esplosive ad ovest della linea verde”. In altre parole, Sternhell, uno dei simboli più famosi del disfattismo della  sinistra israeliana, si augura che delle bombe esplodano contro gli ebrei.
La nuova pubblicazione ebraica “Tachlit Re’uya” di Ruti Eiskowitch fa luce su questa “disumanizzazione dei coloni”, diffusa da esponenti israeliani. Moshe Zimmerman dell’Università Ebraica ha detto che considera i bambini ebrei di Hebron, come la Hitlerjugend. Dopo che degli arabi avevano sadicamente sfondato i crani di due “bambini coloni” nel deserto della Giudea, la psichiatra israeliana Ruchama Marton aveva dichiarato che “i coloni allevano piccoli mostri”. Anat Matar dell’Università di Tel Aviv aveva apertamente sostenuto il boicottaggio della sua università, mentre Ilan Pappe, professore dell’Università di Haifa aveva accusato lo Stato ebraico di “pulizia etnica”. Ran Hacohen dall’Università di Tel Aviv aveva descritto “Israele come il sogno esaudito di Hitler” e a proposito dell’assassinio del leader di Hamas Ahmed Yassin, come “una pietra miliare nel processo di imbarbarimento del genere umano”. Lev Grinberg dell’Università Ben-Gurion, a un’emittente belga, aveva accusato il governo israeliano, di “terrorismo di stato”.
Negli ultimi anni, nell’Anglosfera, la critica più incessante a Israele è venuta da intellettuali ebrei. Ogni giorno, ebrei famosi – scrittori, artisti, accademici – descrivono Israele come un’entità “razzista”, “depravata” e “disumana”, che deve essere smantellata. Molti di loro hanno assunto ruoli chiave nella campagna di dismissione dello Stato ebraico. I loro attacchi implacabili potrebbero portare davvero alla fine della vita di Israele.
George Steiner, che è stato proclamato “il critico letterario più importante del mondo”, ha messo in dubbio la necessità dell’esistenza di Israele. Eric Hobsbawm, uno degli storici viventi più noti, ha sostenuto la seconda Intifada, approvando “la causa della liberazione”. Marek Edelman, uno dei leaders della rivolta del ghetto di Varsavia, aveva scritto lettere ai “partigiani palestinesi” durante l’Intifada. Il defunto storico Tony Judt era stato esplicito nel suo rifiuto del diritto di Israele ad esistere e aveva augurato agli israeliani la sorte di altre minoranze religiose in Medio Oriente. L’inviato delle Nazioni Unite Richard Falk è uno dei più radicali demonizzatori dello Stato ebraico. Lo storico Norman Finkelstein è uno dei più strenui sostenitori occidentali di Hezbollah. Il Premio Nobel Harold Pinter e i registi Ken Loach e Mike Leigh, sono stati i più famosi registi anti-israeliani del Regno Unito. L’iniziativa di un boicottaggio anti-israeliano a Londra è stata decisa da Stephen e Hilary Rose, due rinomati accademici ebrei. Il linguista Noam Chomsky, “il padrino intellettuale” della campagna anti-israeliana negli Stati Uniti, proclama apertamente l’abolizione dello Stato ebraico. La filosofa ebrea Judith Butler è alla guida del disinvestimento economico da Israele. La rivista del rabbino Michael Lerner, Tikkun, è la pubblicazione più violentemente anti-israeliana mai stampata nel mondo ebraico.
Insieme a speculatori ebrei come George Soros, che finanzia a livello mondiale i gruppi radicali, e che ritiene la politica estera americana guidata da una “lobby sionista” e il cui denaro va a organizzazioni anti-Israeliane, come Amnesty International e Human Rights Watch, si trova anche la maggior parte degli intellettuali ebrei influenti negli Stati Uniti che hanno abbandonato e hanno attaccato un eroe contemporaneo ebreo come Jonathan Pollard, chiamandolo un “fanatico” (Robert Friedman del Washington Post), “un’aberrazione” (Rabbi Arthur Hertzberg), e “una vipera” (Marty Peretz del New Republic).
Come Karl Marx, questi ebrei celebri hanno guadagnato la fama attaccando il loro stesso popolo. Si sono auto-proclamati “ebrei migliori”, per distinguersi dalla massa degli israeliani e si presentano come  possessori di una saggezza più cosmopolita, più liberale, più umanistica e, quindi, davvero ebraica. Più loro attaccano altri ebrei, più dimostrano di non esserlo più. Sono più pericolosi degli anti-semiti dichiarati. “Ebrei buoni” che stanno cercando di caricare Israele su ciò che Hillel Weiss, evocando i carri-bestiame che portavano gli ebrei nei campi di concentramento nazisti, superbamente chiamò “i treni della pace”. (Pubblicato in italiano da Informazione Corretta e da Kolot)

Sono sempre stata profondamente convinta che fra tutte le possibili forme di prostituzione, quella che si esercita sul marciapiede non è né la più disonesta, né la più sporca. Né, meno che mai, la più redditizia.
Sempre a proposito di prostituzione, invito tutti i miei lettori (sto educatamente usando un eufemismo: in realtà non è affatto un invito bensì un imperativo categorico) ad andare qui e leggere con particolare attenzione i commenti 3 e 4, cliccando tutto ciò che vi è da cliccare.
Infine un ultimo piccolo pensiero (trattandosi di personaggini piccoli piccoli non è davvero il caso di sprecare per loro pensieri grandi) sulle prostitute nostrane. Farebbero bene, costoro, a ricordare che gli ebrei che hanno accettato di collaborare con le SS sono stati infornati per ultimi. Ma sono stati infornati. La differenza fra i collaborazionisti di settant’anni fa e quelli attuali è che per quelli di allora il margine di scelta era quasi sempre pressoché nullo, mentre per i collaborazionisti attuali quella di mettersi al servizio del Male è proprio una scelta assolutamente libera. (Piccola nota a margine: uno di questi personaggini, una volta che parlavo delle mie solite drammatiche difficoltà finanziarie, mi ha suggerito – “ormai siamo amici da tanti anni, possiamo parlarci apertamente” – di trovarmi un amante ricco. Non credo di avere né la vocazione né la stoffa delle prostituta, ho detto. Ma no, ha replicato, chi parla di prostituzione, intendevo un amante fisso. Sì, ho risposto, ho capito, solo che fra darla per soldi a cinque uomini per sera e darla per soldi a uno sempre quello, io di differenze non ne vedo mica. Il discorso comunque è chiaro: se darla in cambio di qualcosa che non sia né l’amore né il piacere non è prostituzione, allora non sarebbe prostituzione neanche dichiarare – e non mi permetto di ipotizzare in cambio di che cosa – e scrivere che Arafat è un autentico democratico e che gli assassini hanno ragione e che i neonati ebrei sgozzati nella culla non sono fratelli e che “a me del muro del pianto non me ne frega un cazzo” e che “Abramo ha rinunciato a uccidere Isacco per insegnarci che ebrei e musulmani sono fratelli” – giuro, sentita con le mie orecchie, detta al microfono dal palcoscenico di fronte a molte centinaia di persone.  P.S.: il nome non lo scrivo perché ha già una volta minacciato di denunciarmi per avere riferito le sue parole).

barbara

ECCO FATTO

Ho dato un taglio al passato.

                                                       
E mi offro anche con doppia inquadratura, così i soliti noti potranno esibirsi in doppi peana alla mia inestimabile bruttezza.
E visto che sto postando, colgo l’occasione per dichiarare che questo blog festeggia con gioia la conclusione della troppo lunga vita del signor Roger Garaudy, antisemita fino alle budella, come si addice a un vero comunista tutto d’un pezzo, negazionista a oltranza, e convertitosi infine all’islam, come si addice a un vero ateo cultore del materialismo. E per tutte queste ragioni ammiratissimo e difeso con tutte le proprie forze dal santissimo abbé Pierre. Non requiescat.

barbara