TORNIAMO A PARLARE DI COVID

E per oggi cerchiamo di fare il punto sulla situazione in merito al vaccino annunciato (scusate, ma un pelino di politica ce lo devo mettere) subito dopo che i mass media (loro e solo loro, NON gli organi competenti) hanno proclamato Biden vincitore e Trump sconfitto, cosa altamente apprezzata dalla signora Zampa, sottosegretario alla sanità

Giusto per dire in che mani si trova la nostra sanità. Bah.
Ma passiamo alle cose serie.

Il vaccino della Pfizer per il COVID-19: lo stato attuale e i passi successivi

Il 9 novembre, la multinazionale farmaceutica Pfizer insieme alla tedesca BioNTech hanno annunciato di aver prodotto un vaccino contro il COVID-19 in grado di proteggere dalla malattia. Il vaccino si chiama BNT162b2 ed è basato sull’mRNA. Perché questo tipo di vaccino? E come funziona? Quella dell’mRNA è stata una scelta quasi obbligata, vista l’urgenza di produrre un vaccino: l’utilizzo dell’mRNA rappresenta infatti l’approccio più flessibile e rapido.

Il vaccino

Il vaccino ad mRNA consiste in istruzioni molecolari – sotto forma di RNA messaggero (si legga l’ultimo paragrafo per dettagli al riguardo) – affinché le cellule umane producano la proteina Spike del coronavirus, il bersaglio principale del sistema immunitario per questo tipo di virus. Lo sviluppo di un vaccino a base di mRNA fornisce vantaggi significativi rispetto agli approcci vaccinali più tradizionali. A differenza dei vaccini vivi attenuati, i vaccini a RNA non comportano i rischi associati all’infezione e possono essere somministrati a persone alle quali non è possibile somministrare virus vivi (ad esempio donne in gravidanza e persone immunocompromesse). I vaccini a base di RNA sono prodotti tramite un processo in vitro senza l’uso di cellule. Questo consente una produzione facile e rapida, e la prospettiva di produrre un numero elevato di dosi di vaccino in un periodo di tempo più breve rispetto a quello ottenuto con gli approcci vaccinali tradizionali. Questa capacità è fondamentale per consentire la risposta più efficace per fronteggiare la pandemia.

La sperimentazione clinica di fase 3

La sperimentazione clinica di fase 3 del vaccino BNT162b2 è iniziata il 27 luglio e ha coinvolto più di 40000 partecipanti, 38.955 dei quali hanno ricevuto una seconda dose entro l’8 novembre 2020. Una metà dei partecipanti ha ricevuto il vaccino, l’altra metà un placebo, ma nessuno sapeva a quale dei due gruppi apparteneva. I partecipanti hanno ricevuto due dosi a distanza di tre settimane l’una dall’altra, dopodiché, una settimana dopo la seconda dose, si è iniziato a contare i casi di COVID-19 nei due gruppi. Ad oggi ne sono stati registrati 94, quasi tutti nel gruppo che ha ricevuto il placebo. Lo studio continuerà fino a quando non si saranno accumulati un totale di 164 casi confermati di COVID-19. Attualmente l’efficacia del vaccino è di più del 90%. Ripetiamo che lo studio non è ancora completato, e l’efficacia potrebbe diminuire, ma difficilmente scenderà sotto il 50%, che è la soglia stabilita dalla Food and Drug Administration per approvare un vaccino in caso di emergenza.

I dubbi che rimangono

Ciò che ancora non è noto sono i dettagli sulla natura delle infezioni da cui il vaccino può proteggere, sia che si tratti per lo più di casi lievi di COVID-19 o che includano anche un numero significativo di casi moderati e gravi. Ad esempio, sarebbe importante sapere se vi fosse almeno qualche caso di malattia grave nel gruppo placebo perché suggerirebbe che il vaccino ha il potenziale per prevenire tali casi.
Un’altra questione spinosa riguarda l’infettività degli asintomatici. Al momento non è chiaro se il vaccino prevenga che le persone asintomatiche o con sintomi lievi diffondano il virus. Chiaramente, un vaccino in grado di bloccare la trasmissione del virus potrebbe accelerare la fine della pandemia, ma sarà difficile determinare questa proprietà per il vaccino Pfizer o per qualsiasi altro candidato, dal momento che comporterebbe test di routine per tutti i partecipanti alla sperimentazione, e non è possibile farlo per 45000 persone (chiaramente tutti i casi registrati sono sintomatici).
Un altro dettaglio mancante riguarda l’efficacia del vaccino in diversi gruppi di partecipanti allo studio. Ad esempio non sappiamo se funziona nella categoria più a rischio, gli anziani. Nel comunicato stampa, Pfizer e BioNTech hanno riferito che il 42% dei partecipanti aveva “background razziali ed etnici diversi”, mentre nulla è stato riportato riguardo alla fascia d’età scelta.

Memoria immunitaria

Quanto durerà l’immunità garantita dal vaccino? Non è possibile saperlo. Sulla base di quando è iniziato lo studio e dei dati precedentemente pubblicati sulle risposte immunitarie nelle sperimentazioni in fase iniziale, è probabile che molti partecipanti allo studio abbiano ancora alti livelli di anticorpi nel sangue. Le risposte potrebbero arrivare per esempio dall’analisi delle risposte immunitarie delle persone che hanno preso parte alle sperimentazioni nella fase iniziale del vaccino, alcune delle quali potrebbero aver ricevuto il vaccino fino a sei mesi fa. Comunque, anche se la memoria immunitaria non dovesse durare, quello che serve adesso è un vaccino che possa dare anche solo una protezione temporanea, ma che possa permettere di ricominciare a vivere una vita normale.

La parte organizzativa: il ruolo dell’OMS

Tutti i Paesi del mondo hanno un programma di vaccinazione per i bambini, ma quelli per gli adulti sono scarsi: nel 2017, solo 114 dei 194 stati membri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) avevano programmi di vaccinazione degli adulti contro l’influenza stagionale. Ad esempio, in India, l’unico vaccino attualmente raccomandato per gli adulti è contro il tetano, per le donne incinte. Altre nazioni consigliano invece l’immunizzazione per l’influenza stagionale solo a gruppi specifici, come gli anziani.
L’introduzione di un nuovo vaccino per gli adulti differisce in termini logistici di consegna, aspettative sociali, impegno della comunità, organizzazione dei fornitori e altro ancora. Quando i vaccini per COVID-19 saranno disponibili, circa il 40% dei Paesi affronterà queste differenze per la prima volta.
Diversi ostacoli ritardano il processo di registrazione nazionale per i vaccini e altre tecnologie sanitarie nei Paesi a basso e medio reddito, in quanto i produttori preferiscono concentrarsi sulla distribuzione dei loro prodotti prima nei Paesi ad alto reddito, dove possono realizzare un profitto maggiore. Ad esempio, uno studio del 2016 ha descritto un tipico intervallo di 4-7 anni tra la prima commercializzazione di un nuovo vaccino e la sua distribuzione nell’Africa subsahariana. Questa sequenza temporale non è sostenibile per un vaccino contro il COVID-19. Per risolvere la questione, sarebbe più efficiente utilizzare il programma di prequalificazione dell’OMS. Questo valuta la sicurezza, la qualità e l’efficacia dei vaccini pronti per la distribuzione. Il programma è stato implementato nel 2001 per migliorare l’accesso ai medicinali per curare l’AIDS, la malaria e la tubercolosi e nel 2019 è stato utilizzato per accelerare l’adozione del vaccino contro l’Ebola nei paesi a rischio.
L’OMS dovrebbe coinvolgere attivamente i Paesi appartenenti a tutti i livelli di reddito in un processo di prequalificazione progettato specificamente per i vaccini contro il COVID-19. L’OMS dovrebbe garantire che i fascicoli di presentazione e i risultati della sua valutazione siano resi completamente trasparenti e facilmente accessibili. Ciò sarà particolarmente importante per i prodotti controversi, come il vaccino COVID-19 della Russia, che ha aggirato alcuni dei soliti passaggi di sviluppo ed è ora in fase di preselezione. Idealmente, la registrazione di un vaccino COVID-19 approvato dall’OMS sarebbe automatica nelle nazioni aderenti, eliminando buona parte dei laboriosi processi burocratici.
Ogni paese deve progettare il proprio processo deliberativo per la vaccinazione contro il COVID-19. La maggior parte delle nazioni (170) dispone già di gruppi consultivi tecnici per l’immunizzazione nazionale o organismi equivalenti per selezionare i vaccini, determinare le popolazioni target, stabilire piattaforme di somministrazione e così via. Questi gruppi consultivi sono solitamente formati da esperti del settore sanitario. Tuttavia, poiché l’implementazione dei vaccini COVID-19 riguarderà tanto le economie nazionali quanto i valori sociali come la salute, le nazioni dovrebbero considerare la creazione di una task force specifica che coinvolga anche rappresentanti dei ministeri delle finanze, del lavoro, dell’economia, della sicurezza e dell’istruzione. Ciò garantirebbe che tutte le questioni siano prese in considerazione, dalla sicurezza e l’efficacia del vaccino ai fattori economici, sociali, logistici ed etici.
Ogni programma di vaccinazione dovrebbe essere valutato non solo in base al numero di persone immunizzate, ma anche se consente alle persone di vivere e lavorare in sicurezza. È probabile che ciò vari notevolmente tra Paesi, dal momento che i secondi parametri dipendono da fattori ambientali e sociali diversi. Per questo, i Paesi non dovrebbero fare affidamento alle misure adottate da altre nazioni, come fatto in passato, ma dovrebbero effettuare le proprie misurazioni dei tassi di infezione, malattia e mortalità tra la popolazione vaccinata e quella non vaccinata. I sistemi di monitoraggio e valutazione a livello nazionale saranno cruciali. Queste informazioni saranno necessarie per favorire l’allentamento delle politiche restrittive, come l’obbligo della mascherina o la quarantena dopo un viaggio.
Il 9 novembre, la multinazionale farmaceutica Pfizer insieme alla tedesca BioNTech hanno annunciato di aver prodotto un vaccino contro il COVID-19 in grado di proteggere dalla malattia. Il vaccino si chiama BNT162b2 ed è basato sull’mRNA. Perché questo tipo di vaccino? E come funziona? Quella dell’mRNA è stata una scelta quasi obbligata, vista l’urgenza di produrre un vaccino: l’utilizzo dell’mRNA rappresenta infatti l’approccio più flessibile e rapido.

Il vaccino

Il vaccino ad mRNA consiste in istruzioni molecolari – sotto forma di RNA messaggero (si legga l’ultimo paragrafo per dettagli al riguardo) – affinché le cellule umane producano la proteina Spike del coronavirus, il bersaglio principale del sistema immunitario per questo tipo di virus. Lo sviluppo di un vaccino a base di mRNA fornisce vantaggi significativi rispetto agli approcci vaccinali più tradizionali. A differenza dei vaccini vivi attenuati, i vaccini a RNA non comportano i rischi associati all’infezione e possono essere somministrati a persone alle quali non è possibile somministrare virus vivi (ad esempio donne in gravidanza e persone immunocompromesse). I vaccini a base di RNA sono prodotti tramite un processo in vitro senza l’uso di cellule. Questo consente una produzione facile e rapida, e la prospettiva di produrre un numero elevato di dosi di vaccino in un periodo di tempo più breve rispetto a quello ottenuto con gli approcci vaccinali tradizionali. Questa capacità è fondamentale per consentire la risposta più efficace per fronteggiare la pandemia.

La sperimentazione clinica di fase 3

La sperimentazione clinica di fase 3 del vaccino BNT162b2 è iniziata il 27 luglio e ha coinvolto più di 40000 partecipanti, 38.955 dei quali hanno ricevuto una seconda dose entro l’8 novembre 2020. Una metà dei partecipanti ha ricevuto il vaccino, l’altra metà un placebo, ma nessuno sapeva a quale dei due gruppi apparteneva. I partecipanti hanno ricevuto due dosi a distanza di tre settimane l’una dall’altra, dopodiché, una settimana dopo la seconda dose, si è iniziato a contare i casi di COVID-19 nei due gruppi. Ad oggi ne sono stati registrati 94, quasi tutti nel gruppo che ha ricevuto il placebo. Lo studio continuerà fino a quando non si saranno accumulati un totale di 164 casi confermati di COVID-19. Attualmente l’efficacia del vaccino è di più del 90%. Ripetiamo che lo studio non è ancora completato, e l’efficacia potrebbe diminuire, ma difficilmente scenderà sotto il 50%, che è la soglia stabilita dalla Food and Drug Administration per approvare un vaccino in caso di emergenza.

I dubbi che rimangono

Ciò che ancora non è noto sono i dettagli sulla natura delle infezioni da cui il vaccino può proteggere, sia che si tratti per lo più di casi lievi di COVID-19 o che includano anche un numero significativo di casi moderati e gravi. Ad esempio, sarebbe importante sapere se vi fosse almeno qualche caso di malattia grave nel gruppo placebo perché suggerirebbe che il vaccino ha il potenziale per prevenire tali casi.
Un’altra questione spinosa riguarda l’infettività degli asintomatici. Al momento non è chiaro se il vaccino prevenga che le persone asintomatiche o con sintomi lievi diffondano il virus. Chiaramente, un vaccino in grado di bloccare la trasmissione del virus potrebbe accelerare la fine della pandemia, ma sarà difficile determinare questa proprietà per il vaccino Pfizer o per qualsiasi altro candidato, dal momento che comporterebbe test di routine per tutti i partecipanti alla sperimentazione, e non è possibile farlo per 45000 persone (chiaramente tutti i casi registrati sono sintomatici).
Un altro dettaglio mancante riguarda l’efficacia del vaccino in diversi gruppi di partecipanti allo studio. Ad esempio non sappiamo se funziona nella categoria più a rischio, gli anziani. Nel comunicato stampa, Pfizer e BioNTech hanno riferito che il 42% dei partecipanti aveva “background razziali ed etnici diversi”, mentre nulla è stato riportato riguardo alla fascia d’età scelta.

Memoria immunitaria

Quanto durerà l’immunità garantita dal vaccino? Non è possibile saperlo. Sulla base di quando è iniziato lo studio e dei dati precedentemente pubblicati sulle risposte immunitarie nelle sperimentazioni in fase iniziale, è probabile che molti partecipanti allo studio abbiano ancora alti livelli di anticorpi nel sangue. Le risposte potrebbero arrivare per esempio dall’analisi delle risposte immunitarie delle persone che hanno preso parte alle sperimentazioni nella fase iniziale del vaccino, alcune delle quali potrebbero aver ricevuto il vaccino fino a sei mesi fa. Comunque, anche se la memoria immunitaria non dovesse durare, quello che serve adesso è un vaccino che possa dare anche solo una protezione temporanea, ma che possa permettere di ricominciare a vivere una vita normale.

La parte organizzativa: il ruolo dell’OMS

Tutti i Paesi del mondo hanno un programma di vaccinazione per i bambini, ma quelli per gli adulti sono scarsi: nel 2017, solo 114 dei 194 stati membri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) avevano programmi di vaccinazione degli adulti contro l’influenza stagionale. Ad esempio, in India, l’unico vaccino attualmente raccomandato per gli adulti è contro il tetano, per le donne incinte. Altre nazioni consigliano invece l’immunizzazione per l’influenza stagionale solo a gruppi specifici, come gli anziani.
L’introduzione di un nuovo vaccino per gli adulti differisce in termini logistici di consegna, aspettative sociali, impegno della comunità, organizzazione dei fornitori e altro ancora. Quando i vaccini per COVID-19 saranno disponibili, circa il 40% dei Paesi affronterà queste differenze per la prima volta.
Diversi ostacoli ritardano il processo di registrazione nazionale per i vaccini e altre tecnologie sanitarie nei Paesi a basso e medio reddito, in quanto i produttori preferiscono concentrarsi sulla distribuzione dei loro prodotti prima nei Paesi ad alto reddito, dove possono realizzare un profitto maggiore. Ad esempio, uno studio del 2016 ha descritto un tipico intervallo di 4-7 anni tra la prima commercializzazione di un nuovo vaccino e la sua distribuzione nell’Africa subsahariana. Questa sequenza temporale non è sostenibile per un vaccino contro il COVID-19. Per risolvere la questione, sarebbe più efficiente utilizzare il programma di prequalificazione dell’OMS. Questo valuta la sicurezza, la qualità e l’efficacia dei vaccini pronti per la distribuzione. Il programma è stato implementato nel 2001 per migliorare l’accesso ai medicinali per curare l’AIDS, la malaria e la tubercolosi e nel 2019 è stato utilizzato per accelerare l’adozione del vaccino contro l’Ebola nei paesi a rischio.
L’OMS dovrebbe coinvolgere attivamente i Paesi appartenenti a tutti i livelli di reddito in un processo di prequalificazione progettato specificamente per i vaccini contro il COVID-19. L’OMS dovrebbe garantire che i fascicoli di presentazione e i risultati della sua valutazione siano resi completamente trasparenti e facilmente accessibili. Ciò sarà particolarmente importante per i prodotti controversi, come il vaccino COVID-19 della Russia, che ha aggirato alcuni dei soliti passaggi di sviluppo ed è ora in fase di preselezione. Idealmente, la registrazione di un vaccino COVID-19 approvato dall’OMS sarebbe automatica nelle nazioni aderenti, eliminando buona parte dei laboriosi processi burocratici.
Ogni paese deve progettare il proprio processo deliberativo per la vaccinazione contro il COVID-19. La maggior parte delle nazioni (170) dispone già di gruppi consultivi tecnici per l’immunizzazione nazionale o organismi equivalenti per selezionare i vaccini, determinare le popolazioni target, stabilire piattaforme di somministrazione e così via. Questi gruppi consultivi sono solitamente formati da esperti del settore sanitario. Tuttavia, poiché l’implementazione dei vaccini COVID-19 riguarderà tanto le economie nazionali quanto i valori sociali come la salute, le nazioni dovrebbero considerare la creazione di una task force specifica che coinvolga anche rappresentanti dei ministeri delle finanze, del lavoro, dell’economia, della sicurezza e dell’istruzione. Ciò garantirebbe che tutte le questioni siano prese in considerazione, dalla sicurezza e l’efficacia del vaccino ai fattori economici, sociali, logistici ed etici.
Ogni programma di vaccinazione dovrebbe essere valutato non solo in base al numero di persone immunizzate, ma anche se consente alle persone di vivere e lavorare in sicurezza. È probabile che ciò vari notevolmente tra Paesi, dal momento che i secondi parametri dipendono da fattori ambientali e sociali diversi. Per questo, i Paesi non dovrebbero fare affidamento alle misure adottate da altre nazioni, come fatto in passato, ma dovrebbero effettuare le proprie misurazioni dei tassi di infezione, malattia e mortalità tra la popolazione vaccinata e quella non vaccinata. I sistemi di monitoraggio e valutazione a livello nazionale saranno cruciali. Queste informazioni saranno necessarie per favorire l’allentamento delle politiche restrittive, come l’obbligo della mascherina o la quarantena dopo un viaggio.

Il ruolo di COVAX in un’equa distribuzione del vaccino per il COVID-19. Credit: Gavi, the Vaccine Alliance

Per impedire che solo i Paesi più ricchi abbiano accesso a un vaccino, l’OMS e i suoi organi collaboratori hanno lanciato un meccanismo globale per allocare le dosi una volta disponibili. Il servizio “COVAX” mira a garantire che ogni Paese possa vaccinare il 20% della sua popolazione, indipendentemente dal livello di reddito. Più di 170 nazioni sono impegnate a partecipare. Tuttavia questa collaborazione è circondata da incertezza: ad esempio, molte nazioni potrebbero non essere entusiaste della copertura al 20%, dal momento che le stime suggeriscono la necessità di una copertura superiore al 60-70% per ottenere l’immunità di gregge per il virus SARS-CoV-2 (la soglia alla quale un virus non può diffondersi in una popolazione perché la maggior parte delle persone è vaccinata). Ciò ha portato alcuni Paesi a stipulare già accordi indipendenti direttamente con le aziende. Gli Stati Uniti, ad esempio, hanno detto che non si uniranno a COVAX, e invece hanno investito miliardi di dollari nelle aziende produttrici in un programma chiamato “Operation Warp Speed”. Il Regno Unito si è impegnato con COVAX, ma ha anche acquistato 100 milioni di dosi del vaccino COVID-19 sviluppato dall’Università di Oxford e dall’azienda farmaceutica AstraZeneca. Questa tendenza suggerisce che i Paesi ricchi e i produttori opteranno per tali accordi bilaterali. Tuttavia, questo nazionalismo vaccinale provocherà guerre sui prezzi (che aumenteranno, come successo dopo che Regno Unito e USA fecero scorte di oseltamivir durante l’influenza aviaria del 2004) e porteranno a una ridotta copertura vaccinale in molte nazioni, a scapito di tutti. Anche se può essere difficile da credere, il nazionalismo dei vaccini potrebbe costare ai paesi ricchi circa 119 miliardi di dollari all’anno se i Paesi più poveri non dovessero averne accesso (leggasi questo articolo al riguardo).

Cos’è l’mRNA?

Davvero con il vaccino della Pfizer ci inietteranno del materiale genetico? Quindi diventeremo degli OGM?* È sicuro questo vaccino? Le risposte sono: sì, no, sì. Vediamo perché. (Continua)

DAVIDE BERTA

*La domanda, e relativa risposta, è resa necessaria da una sparata di quella sciroccata – o venduta, va’ a sapere – della Gismondo (quella che quando già eravamo sulla cinquantina di morti non si capacitava che un semplice raffreddore o giù di lì venisse spacciato per epidemia), che ha messo in guardia dal vaccino che ci trasformerebbe, appunto, in OGM, aggiungendo (cito a memoria) “avete paura dei pomodori OGM e volete trasformarvi in OGM voi?” – e stendiamo un velo pietoso sul fatto che può avere paura delle coltivazioni OGM unicamente chi non abbia la più pallida idea di che cosa sia un OGM.

barbara

DI MULINI A VENTO, DI FORMAGGINI IN PADELLA E DI ALTRE CONSIMILI MA ANCHE DISSIMILI STORIE

Mi è capitato abbastanza spesso di trovare l’espressione “combattere contro i mulini a vento” usata col significato di eroe solitario che combatte contro un potere molto più forte di lui (e se no che razza di potere forte sarebbe, se non fosse più forte di qualunque, per quanto eroico, avversario?), in un battaglia che si sa persa in partenza, ma non per questo meno degna del massimo rispetto. Ma nel Don Chisciotte non è affatto questo che succede. Don Chisciotte crede di avere di fronte dei pericolosissimi nemici, ma i nemici NON CI SONO, i nemici sono unicamente il frutto della sua mente malata, nell’episodio che ha dato origine all’espressione i “pericolosi nemici” sono degli innocui oggetti inanimati, ma in altri casi sono innocenti viandanti o pellegrini che, aggrediti con furia selvaggia, rimangono contusi o feriti, a volte anche in modo piuttosto grave. Cioè, quello che “combatte contro i mulini a vento” non solo non si sta battendo per una nobile causa, ma è un individuo pericoloso che come si muove fa danni. A questa categoria appartiene senza ombra di dubbio questa signora, dal cervello più fuso di un formaggino in padella:

Ancora più sconvolgenti, se possibile, i commenti su YT: coraggiosa, eroica, lei sì che ha le palle, finalmente qualcuno ha il coraggio di dire la verità, state barando: avete messo solo metà del suo discorso (evidentemente nell’altra metà che il canale non h avuto il coraggio di pubblicare presentava le “inoppugnabili prove” di quello che diceva. (Libertà di opinione? Opinione è se dico che Pippo è stronzo. Se dico che Pippo è ladro, o pedofilo, si tratta di cosa un tantino diversa)

Altrettanto fuso è il cervello di chi ha messo insieme il video che segue, come si può chiaramente capire dalle scritte che lo accompagnano, ma il video merita ugualmente di essere guardato con attenzione perché gli episodi che mostra, che mi sembrano assolutamente autentici, di sicuro non vi verranno mostrati dai nostri mass media, non sia mai che a qualcuno venga l’idea di imitarli.

E a proposito di poteri, ricordate gli alti lai per quei pieni poteri dell’ormai dittatore di estrema destra fascista populista sovranista xenofobo (dell’unico stato che non ha bisogno di polizia a difesa di sinagoghe e scuole ebraiche), che quei pieni poteri li aveva chiesti al parlamento, e dal parlamento concessi, per poter prendere senza intralci burocratici le decisioni necessarie a gestire l’emergenza? Bene:

MISSIONE COMPIUTA, ORBAN RESTITUISCE I PIENI POTERI AL PARLAMENTO

MAGGIO 16, 2020

L’Ungheria si avvicina alla fine dello Stato d’emergenza pandemica: lo ha detto Viktor Orban nel corso della sua visita in Serbia, dove ha incontrato il presidente Aleksandar Vucic.
Orban, all’inizio della crisi, aveva ottenuto dal Parlamento i pieni poteri in modo da poter agire via decretazione d’urgenza in risposta alla crisi del Covid.
Ora il premier ha detto che si avvia a restituire al Parlamento quei poteri straordinari che gli erano stati concessi.
Finita l’emergenza, come nell’Antica Roma, il dictator restituisce i suoi poteri eccezionali.
Noi, invece, oggi abbiamo un abusivo che decreta senza maggioranza.
Il partito di Orban, dopo l’ennesima grande vittoria elettorale, gode di un’ampia maggioranza in Parlamento. In Europa, fa ancora parte, ma in regime di sospensione, del Partito Popolare Europeo, insieme a Forza Italia e alla CDU di Angela Merkel. 

Noi invece non solo abbiamo, come ricorda anche l’articolo, un dittatore che i pieni poteri non li ha ottenuti dal parlamento bensì se li è arrogati, ma, oltre a non avere rimosso, con tali pieni poteri, il più microscopico intralcio burocratico (anzi!), li ha usati per provocare il peggiore disastro sanitario ed economico del mondo, tanto da meritarsi una nuova pesante bacchettata, per non dire frustata, o meglio randellata sulle gengive (ach, quanto mi piacciono le randellate sulle gengive! Una libidine ragazzi) dal NYT.

Per non parlare della faccenda del plasma, prima sbeffeggiato, poi boicottato e adesso, udite udite, questo salvavita offerto del tutto gratuitamente dai donatori, visto che realmente funziona diventa improvvisamente un lucrosissimo affare di famiglia. Famiglia PD, ovviamente.
E a proposito di plasma, al momento i maggiori donatori a New York sono gli ebrei ortodossi.
E sempre a proposito di dispositivi utili a combattere il contagio, qualcuno sembra convinto che se sono ammesse le mascherine, parimenti deve essere ammesso il burqa: logico, no?

E a proposito di gente che si presenta con paludamenti islamici, la polizia keniota racconta un’interessante storia, che può ovviamente essere falsa ma dopotutto potrebbe anche non esserlo, su un traffico illegale di avorio condotto da una signorina arrivata lì con la scusa del volontariato, che ad un certo punto a causa del rifiuto di pagare una partita sarebbe stata rapita per rifarsi della perdita col pagamento del riscatto, e successivamente venduta a una banda di terroristi islamici. Secondo me la tizia, da tutto quello che si è saputo finora, è talmente stupida che potrebbe davvero essersi imbarcata in un simile porcaio, e avere addirittura pensato di poter fregare quelli del mestiere.

Concludo con due cose amene: le facce dei direttori della sanità di Los Angeles e della Pennsylvania,
sanità LA
sanità Pennsylv
e un modo allegro per trascorrere il tempo in casa

barbara

A QUELLI CHE “OGM NO GRAZIE”

Ambiente, sviluppo e sostenibilità: perché ci servono gli ogm

Ho un sogno: che il nostro cibo sarà un giorno valutato per le sue caratteristiche nutrizionali e non per come è stato ottenuto il suo genoma. C. S. Prakash.

È probabilmente la proteina più abbondante in natura, così dichiara la ricercatrice Amanda Cavanagh parlando di RuBisCO, l’esotico acronimo usato per indicare l’enzima ribulosio-1,5-difosfato carbossilasi ossigenasi.
RuBisCO è il grande produttore di biomassa: prende il carbonio dell’anidride carbonica e lo usa per fare zuccheri durante la fotosintesi, sfruttando l’energia solare. Spesso però RuBisCO ossigena invece che carbossilare. Questo porta alla produzione di una sostanza tossica, il glicolato, che deve essere metabilizzato attraverso un processo chiamato “fotorespirazione”. Perciò l’eliminazione di questi sottoprodotti tossici sottrae energie alla piante, ne riduce l’efficienza e porta a perdite produttive del 20-50%. Questo è vero in particolare per le piante cosiddette C3, come frumento, soia, riso ecc.
Il problema della ridotta efficienza fotosintetica è ben noto ai ricercatori, che da molto tempo lo studiano per ridurlo. Cavanagh fa parte della squadra di scienziati finanziati da USDA e dalla Bill and Melinda Gates Foundation che ha recentemente pubblicato uno studio (P. F. South et al, Science, 2019) che dimostra come sia possibile alterare la via metabolica delle fotorespirazione. Usando le biotecnologie per promuovere vie metaboliche più efficienti e contemporaneamente inibire quelle originarie hanno ottenuto aumenti della produzione di biomassa in tabacco fino al 40%. Insomma risultati molto promettenti in una C3 fanno sperare in sviluppi anche su piante di maggiore interesse agrario.
Produrre il 20-40% in più per unità di terreno coltivato non è cosa da poco in tempi di cambiamenti climatici che devastano ampie aree agricole, desertificazione che avanza, popolazione mondiale in crescita. Ma guardiamola anche dal punto di vista degli agricoltori: se il resto del mondo dovesse adottare questa tecnologia, applicandola ad altre piante coltivate, i produttori italiani sarebbero spazzati via per impossibilità di competere con chi dovesse ottenere una capacità produttiva del genere. Non mi si dica che ci salveremo con il Made in Italy: tutti i nostri prodotti potrebbero beneficiare di varietà tipiche rese più produttive, più sane, più efficienti.
Non c’è solo questo in dirittura di arrivo. C’è riso il transgenico ad aumentata tolleranza alla siccità: grazie ad un gene della pianta Arabidopsis riduce le perdite in caso di stress idrico. Possiamo permetterci quelle perdite? Penso di no: un terreno coltivato, sottratto all’ecosistema naturale e che ha ricevuto input produttivi deve dare tutto il cibo che le nostre competenze possono chiedergli. Lasciare che quella coltivazione sia inefficiente è un lusso che non possiamo permetterci, prima di tutto dal punto di vista ambientale.
C’è la patata resistente alla peronospora, grazie a tre geni provenienti da solanacee selvatiche. Ottenuta da ricercatori di Uganda, Perù, Stati Uniti e Kenya, permette ai piccoli agricoltori africani di ridurre drasticamente i trattamenti fungicidi contro una malattia responsabile del 15-30% delle perdite di prodotto nell’Africa subsahariana. Vogliamo impedire loro di usarla?
E ancora, in Nigeria stanno lavorando al legume resistente a “Maruca”, un insetto che porta a perdite fino all’80%. Non esistono varietà resistenti da utlizzare, quindi l’unica soluzione sono gli insetticidi, fino a 8-10 volte le settimana. I livelli dei residui nei legumi nigeriani sono talmente alti che le esportazioni sono impossibili. Una pianta geneticamente migliorata per difendersi da sola è la soluzione più efficace. In Africa sta nascendo un movimento contro le ONG, prevalentemente europee, che, a quel che affermano i leader del movimento, spargono notizie false contro gli OGM, per esempio che provocherebbero cancro e sterilità. “Vogliono tenerci in una condizione di povertà perpetua”, lamentano.
Anche la Cina sta investendo cifre immense nel miglioramento genetico vegetale, concentrandosi soprattutto su riso, frumento e mais. Per loro la sicurezza nell’approvvigionamento alimentare è una priorità assoluta. Da noi? Si sente rispondere: non abbiamo bisogno delle commodities, le possiamo importare, siamo un Paese ricco. Sicuri? In caso di calamità e crolli delle produzioni dovuti per esempio a siccità o inondazioni, fenomeni sempre più frequenti, avremo davvero potere d’acquisto sufficiente? E in caso affermativo, questo significherà portare via cibo e risorse a chi non potrà permettersi di pagare quanto noi ricchi europei? Domande che abbiamo il dovere di porci.
E poi ancora c’è la banana arricchita di provitamina A, sviluppata in Australia con finanziamenti della Bill and Melinda Gates Foundation. Oppure la patata viola sviluppata in Perù, con altissimo potere antiossidante e un contenuto di ferro e di zinco pari quasi al doppio del normale. O la pianta da appartamento chiamata pothos, capace di rimuovere cloroformio e benzene dall’aria, dell’Università di Washington.
Di tutto questo in Italia non si parla.
È anche una questione etica: è morale non adottare tecnologie che offrono processi produttivi meno impattanti sull’ambiente? In nome di cosa, poi? È folle condannare la tradizione a non accogliere innovazioni utili: la si condanna a morte per incapacità di progredire e di migliorarsi. Non credo che possiamo permettercelo. Promuovere la guerra contro il miglioramento genetico o è il frutto dell’ignoranza o della volontà di cavalcare le paure delle persone per profitto. Ignoranza e paura non sono opportunità: guai a usarle per farsi pubblicità.
Se una società non è in grado di valutare e accettare quelle innovazioni utili al proprio sviluppo sostenibile significa che è destinata all’obsolescenza, è vecchia e incapace di investire nel proprio futuro. È destinata a essere soppiantata da società giovani, più ottimiste, in grado di scommettere sul futuro, sulla ricerca delle soluzioni, sull’innovazione per una crescita sostenibile.

Deborah Piovan, 08/01/19, qui.

Ma in Italia, si sa, siamo sempre più furbi degli altri: rinunciamo al nucleare perché è pericolosissimo e compriamo a caro prezzo quello prodotto tre metri oltre le nostre frontiere, vietiamo gli OGM, non sia mai che poi ci vediamo crescere le orecchie d’asino (giuro, l’ho sentita, e non sono tanto sicura che fosse una battuta) e lo compriamo dall’estero, rinunciando all’autosufficienza – o alla quasi-autosufficienza – alimentare. E in compenso esportiamo cervelli alla grande.

barbara

ANCORA DACIA VALENT

Ancora sugli ebrei

[And the winner is…| 06/03/2006 | 11:26 ]

Ci sono momenti nei quali si sente che qualcosa è definitivamente cambiato. Certo, c’è la novità dei fratelli di Hamas al governo della Palestina liberanda, e la loro testarda difesa del diritto di dire di no al trito e ritrito ricatto della Shoah e del riconoscimento di quell’OGM coloniale innestato nella terra dei loro padri e delle loro madri, dei loro figli e delle loro figlie.
Come si fa a chiedere – a chi sta vivendo quotidianamente sulla propria pelle e su quella del proprio popolo il tentativo di distruzione, di annientamento di intere generazioni con le deportazioni, con le uccisioni, con l’isolamento – di riconoscere l’umanità dei propri aguzzini? È inconcepibile, inaccettabile. Sono disumani, sono dei mostri, brutti e cattivi. Le madri, imprigionate dalle catene del terrore imposto dalla pseudodemocrazia ebraica, sussurrano ai figli – mentre nelle notti lunghe dei coprifuoco l’unico rumore che sentono sono le pale degli elicotteri che guatano la preda palestinese, lo scoppio assordante del Mach 4 che annichilisce i feti nei grembi e ammutolisce i bambini nelle culle e il rumore crudele degli anfibi sull’acciottolato delle strade che furono di Gesù e dei profeti – che devono tacere, sennò l’ebreo cattivo li verrà a prendere.
Si, l’ebreo cattivo.
Perché non tutti gli israeliani sono ebrei. Sempre meno israeliani lo sono. Gli israeliani musulmani condividono la discriminazione ed il razzismo ebraico con il loro fratello palestinese, così come lo fanno gli israeliani cristiani, così come le fanno i milioni di ebrei contro l’occupazione. Perché in sono milioni a rinnegare la catena dell’odio che attanaglia l’intelligenza, rendendole piccoli sospiri abortiti nel vuoto lasciato dalla compassione uccisa dalle dite febbrili di chi sa di non avere ragione.
In quella terra, la terra più amata del mondo, amata anche da chi non ci è nato e da chi non ci morirà, esiste un unico aguzzino che per meglio guardare l’orrore che sta seminando, accende un candelabro a sette braccia e il suo cielo ha solo stelle a sei punte.
Dicono che dal deserto l’infame boia ha ricavato dei giardini. Non è vero, ma anche se fosse, ma le sue piante sarebbero marcite prima ancora di crescere, i suoi fiori appesterebbero l’aria ed i suoi frutti sarebbero avvelenati dall’odio di chi ha imparato a bere dalle acque sapide della negazione dell’altro. Queste bestie crudeli, capaci solo di odiare, senza cuore e senza pietà, che strappano gli occhi delle madri e si abbeverano delle lacrime dei bambini, mi fanno orrore, mi fanno pietà.
Hanno costruito un muro di odio che li circonda, e circondando loro circonda anche quelli di loro che provano il nostro medesimo orrore quando li vediamo e quando li pensiamo e quando il brivido di paura e disgusto ci graffia la pelle, quella vicina al cuore.
Volete che riconosciamo un vostro presunto diritto all’esistenza dello staterello sintetico che vi hanno regalato sulla nostra terra?
Ne parleremo quando avrete dato corso alle centinaia di risoluzioni delle Nazioni Unite che avete disatteso fino ad oggi, quando smetterete con le vostre incursioni omicide sulla nostra terra, quando i nostri figli potranno camminare senza temere di essere uccisi “per sbaglio” da qualche “bastardo eletto”, quando le nostre case non verranno demolite, quando non ruberete più i nostri soldi dalle nostre banche o quelli delle tasse e dei dazi che riscuotete in nostro nome, quando non profanerete più le Chiese cristiane e le Moschee musulmane, quando i nostri fratelli palestinesi – cristiani e musulmani – di cittadinanza israeliana avranno gli stessi diritti degli ebrei, quando i nostri figli potranno fare ritorno sulla terra che è la loro, quando smantellerete il vostro esercito e disarmerete i silos nucleari, quando chiederete perdono per questi anni di orrore che avete inflitto al mondo intero..
Il giorno in cui mostrerete rispetto lo otterrete, quando darete pace, l’avrete, quando smetterete di essere delle bestie assetate di morte e distruzione, vi tratteremo da persone umane, quando chiederete perdono, ci penseremo.
Solo allora, forse, potrete chiederci di vivere con noi, in pace. E forse, ma solo forse, vi diremo di si. E quando avremo guardato negli occhi dei vostri bambini, che sono come i nostri, allora diremo che è arrivato il momento di perdonare, perché è negli occhi dei nostri figli che si leggono le parola non ancora scritte ed è dalle loro mani che la musica che vorremmo ascoltare viene suonata.
Ma non era questo ciò di cui volevo parlare. Come al solito divago. Era un’altra cosa. Volevo parlare della scenografia che è cambiata e che vi svela per ciò che siete: non più povere vittime ma orrendi carnefici, e le vostre false lacrime, la vostre fasulle grida di allarme, giungono fievoli e fastidiose alle orecchie di un mondo che si è stancato di sentire le vostre puttanate e che ormai ha capito cosa siete e cosa volete. Questa notte, il Red Carpet del Kodak Theatre era un sentiero di Nablus, era una piazzola di Jenin, era un piccolo parco di Qibya e, contro ogni velleità di far valere la Shoah come cartellino rosso per espellere la Palestina dalla notte degli Oscar, malgrado le vostre raccolte di firme e la vostra presunzione di riuscire, noi eravamo li, in tasca un biglietto per l’Oscar già obliterato da un Golden Globe.
Il premio – quello più dolce – è stato sentire quel nome amato, caro nome amato, Palestina, sussurrato al microfono, ed urlato negli incubi di chi la Palestina vorrebbe vederla annientata e scordata.
Ed invece stanno dimenticando voi. E so che di quello che siete diventati non sentiremo affatto nostalgia.
Dacia Valent

Quelli che seguono sono alcuni passi salienti del sopra riportato geniale pezzo della signora Valent, commentati da un amico.

Chi sono gli ebrei?
Ce lo spiega Dacia Valent
– Gulp! Ritiro tutto quello che ho detto della Valent nella nostra ultima  telefonata… e aggiungo: minkia!

di quell’OGM coloniale innestato nella terra dei loro padri e delle loro  madri, dei loro figli e delle loro figlie.
–  Parlando da biologo, è noto che gli OGM servono a migliore le colture e il  terreno, checché ne dicano gli scemi verdi. Quindi questo è un complimento.

Sono disumani, sono dei mostri, brutti e cattivi.
– E fanno la bua ai palestinesi, oserei dire.

lo scoppio assordante del Mach 4
–  Non si capisce bene cosa sia, ma se è (come penso) il bang di chi infrange  il muro del suono, allora non è che Mach 4 sia più rumoroso di Mach 1, 2 e 3.

che […] ammutolisce i bambini nelle culle
–  Comunque: potrei avere una registrazione, grazie?

e il rumore crudele degli anfibi sull’acciottolato delle strade che furono di Gesù e dei profeti – che devono tacere, sennò l’ebreo cattivo li verrà a prendere.
– Si, l’ebreo cattivo. Sempre quello della bua?

Dicono che dal deserto l’infame boia ha ricavato dei giardini. Non è vero, ma anche se fosse, ma le sue piante sarebbero marcite
–  Non so se si capisce di più dai contenuti o dalla forma, cos’ha in testa la ragazza…

quando li pensiamo e quando il brivido di paura e disgusto ci graffia la pelle, quella vicina al cuore.
–  Se ha la pelle vicino al cuore vuol dire che ha poche tette e QUESTA è la  cosa più imperdonabile di tutte.

Il giorno in cui mostrerete rispetto lo otterrete, quando darete pace, l’avrete, quando smetterete di essere delle bestie assetate di morte e distruzione, vi tratteremo da persone umane, quando chiederete perdono, ci penseremo.
–  “ci penseremo” è f-a-n-t-a-s-t-i-c-o!

Solo allora, forse, potrete chiederci di vivere con noi, in pace. E forse, ma solo forse, vi diremo di si.
–  Appunto, dicevo 🙂

E quando avremo guardato negli occhi dei vostri bambini, che sono come i nostri,
– Bontà sua.

Ma non era questo ciò di cui volevo parlare. Come al solito divago. Era un’altra cosa.
– Ah, ecco. Meno male, va là.

Volevo parlare della scenografia che è cambiata e che vi svela per ciò che siete: non più povere vittime ma orrendi carnefici, e le vostre false lacrime, la vostre fasulle grida di allarme, giungono fievoli e fastidiose alle orecchie di un mondo che si è stancato di sentire le vostre puttanate e che ormai ha capito cosa siete e cosa volete.
– Ah sì, bene bene… tutto diverso, vedo 🙂

Il premio – quello più dolce – è stato sentire quel nome amato, caro nome amato, Palestina, sussurrato al microfono, ed urlato negli incubi di chi la Palestina vorrebbe vederla annientata e scordata.
–  Questa però non è normale, seriamente.

Ed invece stanno dimenticando voi. E so che di quello che siete diventati non sentiremo affatto nostalgia.
Dacia Valent
– Amen. Ma dove scrive? La pagano per questi sproloqui (che sarebbero tali anche se tifasse per gli israeliani, sia chiaro).
Bello, comunque, grazie. Molto divertente 🙂
marco

Di mio aggiungo una sola annotazione: non è comico sentire una signora italo-somala, nata in Somalia da padre italiano e madre somala, residente in Italia, di religione cattolica fino a quando non si è convertita all’islam tre anni prima, parlare di “nostra terra”, “nostri figli”, nostre case”, “nostri soldi”, “nostre banche”?
[segue]

barbara