BOTTA E RISPOSTA


Mauro Munari 

Ciao “fratello” razzista
Vuoi sapere perché i migranti non vogliono essere riportati in Libia?
Ok
Ti risponderò con delle domande
Ti è mai capitato di violentare tua madre perché qualcuno ha il fucile puntato contro di te e contro di lei?
Ti è mai capitato di violentare tua sorella e di vedere nascere tuo figlio dalla pancia di tua sorella?
Sai quanti figli di scafisti abbiamo in Europa?
Cioè sai quante donne hanno partorito al loro arrivo dei bambini non voluti?
Sai cosa significa mangiare un pezzo di pane in 24 ore e vedere un pezzo di formaggino come fosse oro?
Ti è mai capitato di fare i tuoi bisogni dentro un secchio e davanti agli occhi di centinaia di persone?
Ti è mai capitato di avere le mestruazioni e non poterti lavare per settimane o mesi?
Ti è mai capitato di essere messo all’asta e venduto come uno schiavo nel 2020?
Ti è mai capitato di nutrire tuo figlio con the zuccherato e spacciarlo per latte?
Ti è mai capitato di essere picchiato a sangue perché chiedi l’intervento di un medico?
Ti è mai capitato d’essere fucilato per colpa di uno sguardo di troppo?
Ti è mai capitato di svegliarti con le urine versate in faccia?
Ti è capitato che qualcuno ti aprisse il corpo con un coltello e mettesse subito dopo del sale per sentire maggiormente le tue urla?
Per tutti questi motivi…caro razzista…ti posso classificare tra i criminali che hanno accettato un secondo Holocausto
-Nawal Soufi-

E figuriamoci se poteva mancare il mantra dell’olocausto. A questa ammucchiata di idiozie risponde da par suo Giovanni Bernardini.

Giovanni Bernardini 

RISPOSTA AD UNA DEMAGOGA

Val la pena di fare un piccolo sforzo e leggere questa “lettera aperta” ad un “fratello razzista”. L’autrice sostiene in sostanza che la Libia è un enorme mattatoio dove è in corso un nuovo (ennesimo) genocidio. Pertanto, logica conclusione, dobbiamo aprire le porte ai “profughi” ed accoglierli tutti, senza se e senza ma.
Vediamo di capirci qualcosa.
Procedo per punti al fine di essere sintetico.
1) In gran maggioranza coloro che arrivano dalla Libia NON sono libici. In Libia ci sono entrati. Non mi risulta che molti ebrei entrassero nella Germania nazista, neppure a scopo di transito.
2) La Libia è nella commissione ONU per i diritti umani, la stessa che condanna un giorno sì e l’altro pure Israele per i suoi (molto) presunti “crimini”, fra gli applausi di chi sostiene che dobbiamo accogliere tutti coloro che dalla Libia “fuggono”.
3) Nel mondo esistono miliardi di persone che soffrono angherie di vario tipo e la fame. Che fare? Si devono trasferire tutte in Europa, meglio, in Italia? È serio, è realistico spopolare enormi aree del mondo ed affollarne altre sino all’inverosimile? Una politica simile risolve i problemi dei paesi poveri? O non ha come conseguenza la rovina sia dei paesi poveri che di quelli relativamente ricchi? Basta fare la domanda per avere la risposta.
4) Anche se sono leciti i dubbi dò per scontato tutto ciò che la lettera descrive. In Africa ci sono regimi immondi che commettono crimini orribili, è vero. Ma non sarebbe bene combatterli, questi regimi? La fuga di massa contribuisce forse alla fine delle tirannie corrotte?
5) Anche la più corrotta delle tirannie ha bisogno di un certo consenso di massa per non collassare. In Libia è in corso una guerra civile. Le parti in lotta non godono di alcun sostegno di massa? Non direi. I vari governi africani tirannici e corrotti non godono di alcun sostegno popolare? È ridicolo il solo pensarlo. Si pone allora la domanda: CHI arriva qui da noi? Le vittime o i sostenitori di certi governi? O non arrivano più semplicemente giovanotti che sperano in una vita migliore qui da noi?
6) La stragrande maggioranza di chi sbarca in Italia è costituita da musulmani. Nell’Islam, lo sanno tutti, sono reati da punire anche con la morte l’adulterio, l’omosessualità, la apostasia, la bestemmia. CHI sbarca in Italia proveniente dalla Libia? Adultere che fuggono dalla lapidazione? Gay, apostati, bestemmiatori, liberi pensatori che cercano di salvarsi dal capestro? O non arrivano invece persone che ritengono “normale” lapidare o frustare una adultera, impiccare un gay, decapitare un apostata o un libero pensatore? Di nuovo, basta fare la domanda per avere la risposta.
7) Qualcuno si ricorda di Asia Bibi? Una cristiana pakistana condannata A MORTE per aver “bestemmiato”. In realtà non aveva bestemmiato, fu assolta, dopo 10 ANNI di carcere. Mezzo Pakistan si riversò sulle strade chiedendo la sua impiccagione. Moltissimi musulmani risiedenti in Gran Bretagna chiesero che alla poveretta NON venisse concesso asilo politico. Val la pena di ripetere la domanda: CHI, oltre ai giovanottoni in cerca di una vita migliore, arriva, in maggioranza, da noi? I perseguitati o i persecutori? Risponda la demagoga che ha compilato la “lettera aperta al fratello razzista”.
Tanto basta.

Riporto una seconda risposta.

Milena Todesco 

Caro immigrato che prendi il barcone ed entri a casa mia senza chiedere il permesso, ho sentito una sfracca di volte certi ‘ben pensanti’ paragonare la tua situazione a quell’ATROCITA’ che il mio Popolo ha vissuto in passato. Li ho sentiti darmi in continuazione della fascista/nazista – solo perché non voglio essere invasa.
Lascia che spieghi a loro e te perché certi paragoni mi hanno rotto le palle e perché NON ACCETTO di essere chiamata ‘fascista’.
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Al tempo in cui c’erano Hitler e Mussolini, la mia gente non veniva da lontano, come te, e non cercava in alcun modo di soppiantare le tradizioni cristiane dell’Europa, con le nostre. Eravamo normali cittadini tedeschi, italiani, polacchi, francesi, spagnoli con una religione diversa dalla maggioranza, ma sempre rispettosi della Patria. Operosi. Grandi lavoratori.
Siamo stati traditi spesso dal vicino di casa cristiano, quello che ci salutava ogni mattina, con un sorriso.
Ci hanno tolto ogni libertà, del lavoro, del diritto allo studio, del pensiero politico. Ci hanno impedito di spostarci, hanno controllato chi frequentavamo. E tutto questo solo perché esistevamo.
Poi ci hanno presi, con la forza dalle nostre case, mandati in carcere da innocenti, stipati come acciughe su carri bestiame, privati di ogni dignità umana e perfino del nome. ERAVAMO NUMERI. E poi uccisi, nei modi peggiori, che non ti voglio dire, caro immigrato con l’i-phone nuovo. Ci odiavano perché eravamo nati.
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Io non ti odio perché hai un colore di pelle diverso dal mio.
Non ti odio perché chiami D-o con un altro nome.
Non ti odio perché sei nato.
Non voglio strapparti la dignità, la libertà di movimento, né il nome.
Se venissi in pace, saresti mio fratello.
Ma visto che vieni a portare caos, distruzione, illegalità, violenza, misoginia, terrore, maleducazione… Userei ogni mezzo per cacciarti da casa mia.
Ti prego, caro immigrato, di non osare paragonarti mai più agli ebrei… NO!
Shalom e addio. L’Italia è casa mia, non è il tuo porcile.

E due parole le voglio dire anch’io, tra le righe.

Ciao “fratello” razzista – Ciao cara. Spero che non ti offenderai se non ti chiamo sorella.
Vuoi sapere perché i migranti – clandestini ragazza, si chiamano clandestini – non vogliono essere riportati in Libia?
Ok
Ti risponderò con delle domande
Ti è mai capitato di violentare tua madre perché qualcuno ha il fucile puntato contro di te e contro di lei? Uno che è pronto a violentare sua madre per essere lasciato vivere un po’ più a lungo dovrebbe suscitare la mia solidarietà?
Ti è mai capitato di violentare tua sorella e di vedere nascere tuo figlio dalla pancia di tua sorella?
Sai quanti figli di scafisti abbiamo in Europa? – Cioè stai dicendo che le donne che arrivano sono tutte sorelle degli scafisti?
Cioè sai quante donne hanno partorito al loro arrivo dei bambini non voluti? – Nove mesi per attraversare il Mediterraneo?! Ellamiseria!
Sai cosa significa mangiare un pezzo di pane in 24 ore e vedere un pezzo di formaggino come fosse oro? – Ho controllato: una scatola di Bel Paese Galbani da otto formaggini costa 1,49€, cioè un formaggino 18 centesimi, un pezzo di formaggino, facciamo un terzo di formaggino, diciamo 6 centesimi: e uno che ha speso migliaia di euro per pagare la traversata vede come oro una roba da 6 centesimi?
Ti è mai capitato di fare i tuoi bisogni dentro un secchio e davanti agli occhi di centinaia di persone?
Ti è mai capitato di avere le mestruazioni e non poterti lavare per settimane o mesi? – In effetti no, non ho mai avuto mestruazioni durate settimane o addirittura mesi.
Ti è mai capitato di essere messo all’asta e venduto come uno schiavo nel 2020? – No: non vivo in una popolazione musulmana, io!
Ti è mai capitato di nutrire tuo figlio con the zuccherato e spacciarlo per latte? – Nel senso che raccontano al figlio che quello è latte e il figlio – neonato, suppongo, visto che viene nutrito col latte – crede che sia latte. O che altro?
Ti è mai capitato di essere picchiato a sangue perché chiedi l’intervento di un medico? – Qualche caso concreto?
Ti è mai capitato d’essere fucilato per colpa di uno sguardo di troppo? – Sinceramente non credo che ci siano in circolazione molte persone in grado di raccontare di essere state fucilate. Tu lo sei stata?
Ti è mai capitato di svegliarti con le urine versate in faccia?
Ti è capitato che qualcuno ti aprisse il corpo con un coltello e mettesse subito dopo del sale per sentire maggiormente le tue urla? – Scusa cara, ma se in Libia fanno tutte queste cose orrende, mi spieghi perché diavolo ci vanno?
Per tutti questi motivi…caro razzista…ti posso classificare tra i criminali che hanno accettato un secondo Holocausto – Cioè, quelli scelgono di andare in Libia, in Libia gli fanno tutto sto po po di roba, e i criminali saremmo noi?! Ma tu hai il baco nel cervello ragazza mia. Curati, che sei messa male ma proprio male forte.

Poi c’è giustamente anche chi commenta che

Quella del tozzo di pane e del formaggino è epica: quando arrivano in Italia succede questo. Qui ci metto solo questa immagine, giusto per gradire,

ma se cliccate ne trovate anche delle altre. Poi direi che ci sta bene anche questa osservazione,

e sono anch’io convinta che

barbara

C’È COMICO E COMICO

C’è chi, smessi i panni del comico, sale su un palco a gridare vaffanculo, fonda uno dei più deleteri movimenti della storia, ne fa un partito e lo mette interamente in mano a un losco figuro che lo manovra a proprio piacimento senza dover rendere conto, né politicamente né finanziariamente, a nessuno, e chi…

È nel dopo che “si parrà la tua nobilitate”: se c’è del buono emergerà il buono, se c’è del marcio emergerà il marcio.

barbara

LETTERA APERTA A NADIA TOFFA E AL SUO PROFESSORE DI STORIA

nadia toffa
Gentile Nadia,

Oggi ho letto il suo Tweet sull’olocausto e i palestinesi. Temo abbia un po’ di confusione in testa.
Olocausto è la parola italiana per indicare il nome di un sacrificio che veniva offerto nel santuario di Gerusalemme e interamente bruciato per D-o. Dell’animale non rimaneva nulla, se non un mucchio di cenere.
Quando i nazisti progettarono l’olocausto lo immaginarono e progettarono in questo modo.
In seguito alla soluzione finale degli ebrei non avrebbe dovuto rimanere più nulla. Se non delle saponette e della cenere.
Uomini, donne e bambini vennero caricati su carri bestiame senza aria ne’ cibo. I più forti che sopravvissero a quei trasporti al di là dell’umanità, trovarono la morte nelle camere a gas, nei forni crematori.
Durante l’Olocausto nessun paese aiutò gli ebrei, nessuno si adoperò per la loro causa.
Gli ebrei vennero abbandonati da tutti. Vennero assassinati nel silenzio del mondo sei milioni di essere umani. Come se gli abitanti di Milano e il suo hinterland sparissero tutti, fino all’ultima persona.
L’Olocausto fu una macchina di sterminio premeditata, in cui l’ebreo, come essere umano, perse ogni connotato di umanità agli occhi dei nazisti, dei polacchi, dei tedeschi, degli ungheresi, dei francesi, degli italiani.
Essere ebrei in Europa tra il 1938 e il 1945 significava una morte quasi certa.
I palestinesi sono arabi trapiantati in quelle terre per volere dei paesi arabi. Come disse Zahir Muhsein, i palestinesi vennero inventati per controbilanciare gli ebrei che arrivavano a vivere nelle terre deserte dell’allora Palestina.
I palestinesi non hanno mai vissuto in quella terra per tremila anni.
Gli ebrei su quella terra ci hanno vissuto davvero senza interruzione.
Durante gli ultimi secoli la presenza ebraica in Palestina si è rinforzata.
In Europa, ben prima del nazismo, gli ebrei venivano massacrati nei pogrom, accusati ingiustamente di tradimento, bruciati vivi perché non andavano in chiesa.
Nella Palestina di allora gli ebrei portarono con se’ valori troppo distanti da quelli dei paesi circostanti.
E quella democrazia poi nata nel 1948 e chiamata Israele diventò come una spina nel fianco delle dittature arabe. Quel piccolo paese in cui il tasso di analfabetismo è pari a zero, in cui tutti, a prescindere dal colore della loro pelle e dalla religione, hanno gli stessi diritti, in cui le donne guidano governi e pilotano aerei, in cui vive un milione di cittadini arabi che vanno a votare i propri rappresentanti nel parlamento israeliano, questa minuscolo puntino con altissima concentrazione di valori umani, si è trasformato in una miccia che potrebbe mettere in testa idee destabilizzanti agli abitanti dei paesi limitrofi.
Israele non ha mai smesso di dare ai palestinesi l’elettricità, l’acqua, le medicine, pagate con dichiarazioni di odio e attacchi terroristici.
Israele continua ad accogliere i malati palestinesi nei propri ospedali, li opera, li cura. Alcuni di essi sono tornati a ringraziare con addosso cariche di tritolo in grado di fare saltare per aria un intero reparto ospedaliero.
Nessun governo israeliano e nessuno israeliano si è mai sognato o prefisso di uccidere deliberatamente un solo palestinese.
Per gli ebrei la vita anche di un nemico, ha un valore intrinseco.
Se cerca qualcuno su cui addossare la colpa, non valichi con la sua mente il confine che ancora tutela la salvaguardia dei cittadini israeliani.
Passeggi per le vie di Gaza alla ricerca dei giornalisti che riprendono le manifestazioni contro il governo palestinese. Cerchi gli oppositori del regime, si prefigga l’obiettivo di trovare un solo ebreo.
Non troverà niente di tutto questo.
Come non troverà risorse spese nella ricerca ne’ finanziamenti europei investiti nello sviluppo. Perché tutto il denaro viene speso per mantenere in vita la violenza, l’ignoranza e l’odio.
Con la speranza che il suo professore di storia accorra in suo aiuto e ripari i danni causati dal fumo antisemita mediatico con cui troppe persone vengono accecate ogni giorno.

Gheula Canarutto Nemni (qui)

Spettacolare quel “la storia dice” (“fabula narratur”, effettivamente…) Ma anche “capisco profondamente” non è male – e quanto profondamente, ha provveduto subito a dimostrarlo – per non parlare della logica del passaggio (anche nell’ipotesi che la seconda parte dell’assunto fosse corretta).
Nel frattempo, a ulteriore conferma di quanto sono perfidi i perfidi giudei, avrete appreso che la strage in Nuova Zelanda l’ha fatta il Mossad.

barbara

L’OLOCAUSTO, LA MEMORIA E LA LOBBY EBRAICA

smemoria
Ivan Paone, vice direttore dell’Unione Sarda, 27 gennaio 2019

Buongiorno direttore,
mi è stato inviato da Israele, e più precisamente da Deborah Fait, l’articolo pubblicato oggi scritto dal suo vice Paone.
Vivendo io a Torino non ho l’abitudine di seguire quanto viene pubblicato sul giornale da lei diretto.
Ho quindi voluto entrare nel profilo di Paone su FB e ho trovato la condivisione di quanto le allego.
paone1
paone2
Mi rendo conto che non tutti sono tenuti a conoscere la storia del conflitto che perdura da oltre 100 anni, ma ritengo pure che, prima di scriverne, un giornalista dovrebbe approfondire l’argomento.
Le propongo quindi di organizzare un dibattito pubblico su questo tema al quale sono pronto a partecipare. Sono certo che servirebbe a Ivan Paone e, soprattutto, ai lettori del giornale da lei diretto.
Distinti saluti
Emanuel Segre Amar

L’argomento l’ho approfondito adeguatamente. Del resto uno che ha come idolo Netanyahu si qualifica da solo.
Mi spiace solo che lei abbia problemi di lettura, visto che del mio articolo non ha capito nulla.
Lei chiede un dibattito pubblico? Prontissimo. Mi stupisce però che per criticare me si sia rivolto al direttore. Non aveva il coraggio di scrivermi? Non mangio i bambini e comunque può sempre farsi proteggere dal potente esercito israeliano e da quell’esempio di democrazia rappresentato dal Mossad.
Distinti saluti
Ivan Paone

La sua lettera era finita nello spam, è stato un automatismo di grande precisione visto il contenuto della sua risposta.
Desidero informarla che non ho idoli essendo di fede ebraica, rigorosamente monoteista, non so lei. Quanto ai problemi di lettura, lasci il sarcasmo da ginnasiale e il guappismo anabolizzato a casa con la fionda, sia gentile.
Peccato che un talento come il suo si debba esercitare su un giornale di provincia. Lei merita un pubblico ben più ampio. Se crede possiamo provare a trovarle un posto a Roma, in una sede assai più prestigiosa. Lo dovrebbe sapere che abbiamo molte aderenze.
Distinti saluti a lei
Emanuel Segre Amar

Non dubito che abbiate molte aderenze. A casa mia si chiamano lobby. E non le sopporto, di qualsiasi fede, colore politico siano.
A proposito, confermo le sue difficoltà con la lingua italiana. La parola idoli, nel buon linguaggio corrente, non ha alcuna connotazione religiosa. E il rigorosamente monoteista poteva risparmiarselo. Perché una religione parzialmente monoteista non esiste. Infine, c’è chi usa la fionda e chi il mitra. Legga un po’ i  giornali per capire chi usa una o l’altro. Al contrario, lei non merita alcun palcoscenico,  provinciale o nazionale. Può consolarsi scrivendo sui muri o sui vagoni della metropolitana, a Roma è pratica comune.
Distinti saluti anche a lei.

Curioso che il bacchettatore della lingua italiana altrui sia convinto che il contrario di “rigoroso” sia “parziale”. Per quanto riguarda il merito, evito accuratamente di esprimermi, perché il mio patrimonio lessicale manca di termini adeguati.

barbara

AGGIORNAMENTO

Casa sua non l’ho mai frequentata, la suburra non è esattamente il mio habitat. E’ lei che ha grosse difficoltà con la lingua italiana e sicuramente anche con il greco, visto che “idolo” deriva dal greco “eidolon”, simulacro, e viene usato in senso metaforico nel linguaggio corrente. Naturalmente le è sconosciuta anche quella figura retorica che si chiama metafora e l’uso dell’ironia. Non mi meraviglio, se no non potrebbe scrivere quello che scrive.
Sulla storia delle religioni testimonia ancora di più la sua crassa ignoranza, poiché il monoteismo ha una storia, una evoluzione che culmina con quello rigoroso ebraico. Ma lei che non ha mai letto una pagina di Mircea Eliade o di Joseph Campbell non può saperlo. Scrive infatti per un piccolo giornale di provincia e lì resterà fino alla fine dei suoi giorni che le auguro serenamente lunghi.
Le scritte sui muri della metropolitana di Roma sono bellissime e hanno sicuramente un pubblico molto maggiore rispetto a quello di chi legge lei.
Si diverta.
ESA

La chiudo qua. Lei è uno sbruffone. Non conosce i miei studi né la mia storia e si permette di dare giudizi. Solo perché non sono filo israeliano come lei. Bell’esempio di tolleranza. A proposito di idoli, parlavo del linguaggio comune e in senso metaforico adesso non usiamo questo termine per indicare un dio. Il greco l’ho studiato, al liceo classico (lo stesso dove hanno studiato Segni, Berlinguer e Togliatti) e all’università, dove mi sono laureato con 110 e lode. Le letture? La mia prima in assoluto, da adolescente, è stata Se questo è un uomo di Primo Levi. E ha segnato la mia vita. Poi sono arrivati i sionisti come lei…
Buonanotte.
IP

Non è spettacolare questo trarre gloria dalle personalità che hanno frequentato il suo stesso liceo? E non è formidabile il portare vanto della comune frequentazione con uno dalle mani letteralmente grondanti di sangue? Carino anche il fatto che la sua prima lettura in assoluto l’abbia fatta da adolescente, il che spiega parecchie cose.

DUE POESIE

L’OLOCAUSTO? GRANDE RAPINA!

Le meraviglie di Vienna, Praga e Leopoli
non riescono proprio a incantarmi;
osservo opere d’ingegno – appaiono Lager,
vagoni… Non è dato dirsi addio…

Noi siamo stati sotto l’impero austro-ungarico,
si andava a scuola, si lavorava, si costruiva;
questi, invece, ai forni ci hanno condannati,
“assicurandosi” in tal modo una buona vita.

Ci sono vie di Ebrei, ma non ci sono Ebrei:
questa contraddizione interna
tutti vi tormenta! Nella Giudea, a casa, qui
impazza l’eterno “Farli fuori TUTTIIIIIII!”.

24 aprile 2017, Giornata del Ricordo dell’Olocausto (in Israele)

ASSASSINIO DELL’AMICIZIA

Убийство дружбы

Quando ammazzano un amico, lui resta
con te fino alla morte. Tace la morte.
Lei, infatti, sa che la battaglia è persa,
ché il ricordo è come faro nella notte.

Ma quando se stesso uccide in te l’amico,
esulta allor la morte! Senza perdite, chissà?!
Tirandosi, nell’agitazione, un lembo del vestito,
deposta la falce accanto, “Okkèj!” lei dirà.

L’assassinio dell’amicizia l’assassinio fa dilagare:
cadono mogli, cadono figli e ogni vivente;
questa è morte per orrore! NON ammazzare!
Di tutti i dolori atroci è questo il più cocente.

di Ivan Navi, traduzione dal russo di Augusto Fonseca.

ALTRI SEI MILIONI?

JewishCemeteryinGreece_jpg
Come sarebbe altri sei milioni? Ma i sei milioni dell’altra volta non erano tutta una balla? Un’invenzione di quella famosa potentissima e pericolosissima lobby che controlla tutto il mondo, informazione compresa? Non erano quella cosa che i più saggi tra noi chiamano fantacausto e minchiacausto e che si prodigano indefessamente a smascherare? Boh, io non ci capisco più niente, guarda.

barbara

LA PRINCIPESSA SCHIAVA

Principessa vera, Jacqueline, moglie di un principe della famiglia reale della Malesia: bellissimo, affascinante, dolce, tenero, delicato, raffinato, appassionato, ma… musulmano. E fin dal giorno del matrimonio la vita della giovanissima sposa diventa quella di troppe altre sorelle di sventura: reclusione, umiliazioni, insulti, sesso violento, botte, sevizie, torture psicologiche, inganni, tradimenti – oltre a simpatiche manifestazioni di entusiasmo per quella meravigliosa “operazione di pulizia sociale” che dalle nostre parti è conosciuta col nome di Olocausto. Senza la possibilità – a portata di mano per qualunque donna in Europa o in America – di chiedere aiuto: non alla polizia, non alla famiglia, e neppure alla propria ambasciata, perché

«Lei è la benvenuta se teme di essere in pericolo, ma devo avvertirla che se ci venisse richiesto di consegnare i suoi figli, saremmo costretti ad accettare. Mi dispiace, ma non possiamo rischiare un incidente diplomatico.»
Cercai di discutere con lui, ricordandogli che eravamo tutt’e tre australiani, ma fu inutile. La posizione della mia ambasciata fu espressa con molta chiarezza: erano disposti ad aiutarmi, ma non a rischiare di suscitare le ire dei malesi proteggendo i miei bambini australiani. […]
Ero sconfitta. Ora non avevo più nessuno a cui rivolgermi.

E la discesa all’inferno continua inesorabile fino all’oltraggio supremo: il rapimento dei figli (con le autorità e la polizia australiane intensamente impegnate ad evitare ogni rischio di intercettare e fermare il rapitore) – e il lieto fine, almeno fino alla pubblicazione del libro, non c’è.

Vi sembra di avere già sentito questa storia? Sì, avete ragione: è assolutamente identica a quella di decine di migliaia di altre storie – quasi tutte (le eccezioni sono rarissime) con protagonisti musulmani – accadute nel mondo, alcune delle quali sono state narrate nei libri scritti dalle vittime: Betty Mahmoody, Mai senza mia figlia; Zana Muhsen, Vendute!; Tehmina Durrani, Schiava di mio marito; Carmen Bin Laden, Il velo strappato; Stefania Atzori, L’infedele; Sandra Fei, Perdute (l’unica, fra quelle a mia conoscenza, con marito non musulmano).
Mi resta, tuttavia, difficile da capire come una donna possa accettare ogni sorta di violenze, dal primo brutale stupro (“lui non è così, chissà cosa gli è preso, sicuramente non succederà più”), al crescendo delle violenze (“è sotto pressione, devo evitare di irritarlo, prima o poi tornerà come prima”), al lasciarsi sodomizzare, sbattere la faccia contro il muro, la testa sul pavimento, fino a quando, con la nascita dei figli, non diventa schiava del ricatto della loro sottrazione, ed è troppo tardi per qualunque soluzione.
(Certo, se da bambina non avesse subito tutti quegli abusi, soprattutto sessuali, in casa di sua madre, magari non sarebbe stata così fragile, così vulnerabile, così pronta a qualunque cosa, pur di fuggire da quell’inferno, da non accorgersi che quello che le si apriva davanti era un inferno ancora peggiore)

(Ah, dimenticavo: lo sapevate che nell’islam ci sono i punti? Sì, come i punti Alitalia, o quelli della Despar, o di Cartasì. Se per esempio dovesse – diocenescampieliberi – capitarvi di pregare con l’ano poco pulito, ne perdete un bel po’, mentre se dopo avere stuprato qualcuno provvedete a lavarvi accuratamente dalla testa ai piedi, ne guadagnate – absit iniuria verbis – un bordello. A dire la verità non so se sia una norma generale oppure una variante locale, effettivamente questa cosa non l’avevo mai sentita prima, comunque almeno in Malesia l’islam funziona a punti, sappiatelo)

Jacqueline Pascarl, La principessa schiava, Piemme

barbara

LOGICA STRINGENTE

Negli anni Trenta, in Polonia, capitava che gli unici medici disponibili a lavorare gratuitamente per gli ospedali delle cooperative rurali fossero medici ebrei. I contadini però non sempre volevano lasciarsi curare da ebrei, e gli ospedali erano costretti a chiudere. Ergo, deduceva la stampa nazionalista, gli ospedali chiudevano per colpa degli ebrei.

Laura Quercioli Mincer, slavista

Questo splendido esempio di logica stringente ricordato da Laura Quercioli, mi ha riportato alla mente un testo scritto dal grande Toni circa dieci anni fa, ispirato da un episodio di cronaca, inducendomi a ripescarlo dal pozzo senza fine dei miei archivi.

I bambini erano in tenda a causa del fatto che gli ebrei gli avevano distrutto la casa. E quindi se gli ebrei non avessero distrutto la casa loro non sarebbero morti. Gli ebrei gli avevano distrutto la casa perché probabilmente da quella casa gli arabi sparavano agli ebrei. Ma se gli ebrei non fossero stati lì gli arabi non gli avrebbero mai sparato. Quindi la colpa è degli ebrei perché sono lì. Gli ebrei sono lì perché li abbiamo mandati noi occidentali a causa dei nostri sensi di colpa. I nostri sensi di colpa derivano dall’olocausto. Quindi se gli ebrei non avessero subito l’olocausto a causa dei nostri sensi di colpa i bambini non sarebbero mai morti. Quindi è colpa nostra? No, infatti se gli ebrei non fossero venuti qui non avrebbero subito l’olocausto. Quindi, per concludere la regressione, i bambini non sarebbero morti se non esistessero gli ebrei. A peggiorare la situazione sembra che la candela fosse stata fatta da una fabbrica di cui proprietario è un ebreo. Quindi se l’ebreo non avesse costruito quella candela i bambini non sarebbero morti. Anche la tenda era fatta da un ebreo, quindi se l’ebreo non avesse costruito e venduto quella tenda i bambini non sarebbero morti. I soliti ebrei così attaccati al denaro da uccidere, Gesù come tanti bambini arabi.

Naturalmente lo stato di Israele non è nato a causa del senso di colpa degli europei per la Shoah (questo, al massimo, può avere influito sulla votazione all’Onu, che ha semplicemente dato il proprio riconoscimento formale a una realtà che già esisteva sul terreno), e il grande Toni lo sa meglio di me. Ma c’è un sacco di gente in giro per il mondo che non lo sa, ed è più o meno così che quella gente ragiona.

barbara