LE MORTI IN MARE

Chiariamo una cosa. La morte in mare di emigranti non è causata dalla chiusura dei porti italiani disposta da Salvini. È causata dal tentativo degli scafisti di farglieli riaprire.
Basta una semplice constatazione. Gli scafisti prendono 5.000 euro da ogni persona che mettono sui gommoni. Nell’anno di punta, in Italia sono entrati 180.000 clandestini. A 5.000 euro a testa, fanno 900 MILIONI DI EURO ALL’ANNO.
(E ha poco senso obiettare che qualcuno paga SOLO 3.000 euro. Si tratta comunque di non meno di mezzo miliardo l’anno. E al calcolo sfuggono gli “sbarchi fantasma”).
Di fronte a una misura che da un momento all’altro azzera i suoi vertiginosi guadagni, pensate che la mafia degli scafisti si ritiri in buon ordine? Che faccia spallucce e rinunci ad accumulare miliardi? Se lo pensate, non continuate a leggere. Il vostro livello intellettuale è quello di un’ameba, non potreste capire.
Se invece avete un’intelligenza superiore a quella di un’ameba, capirete che l’unica risposta possibile alle domande precedenti è NO.
Che cosa possono fare gli scafisti per riavviare il loro lucroso commercio di schiavi? Semplice, fare leva sull’arma più efficace a loro disposizione: il ricatto morale. Un’arma usata dai sequestratori, dai terroristi e da tante altre personcine ammodo.
Il trucco è elementare: si aumentano i morti in mare, così l’opinione pubblica, che subisce ogni giorno un profondo e capillare lavaggio del cervello da parte di chi, a sua volta, ricava ingenti vantaggi dall’invasione africana, mette in relazione i morti con la chiusura dei porti. Chiudono i porti, aumentano gli annegati: quindi la chiusura dei porti fa annegare la gente. Post hoc, ergo propter hoc.
I naufragi avvengono a 6 chilometri dalle coste libiche e a 450 chilometri da quelle italiane. Solo un imbecille potrebbe mettere in relazione diretta di causa-effetto i due eventi sopra richiamati. Se i gommoni sono in difficoltà appena partiti dalla Libia, perché dovrebbero essere portati a 450 miglia di distanza? E da chi, poi? Le acque territoriali libiche sono giustamente pattugliate dalle motovedette libiche, che ovviamente, dovendo mettere in salvo persone, li portano sulla costa più vicina, quella libica.
Ma questo elementare ragionamento è troppo difficile per i cervelletti sinistri, pieni di segatura centrifugata dalla propaganda di chi è in combutta morale e materiale con gli scafisti.
A costoro sfugge la verità lapalissiana: un naufragio a 6 chilometri dalla costa non è un evento casuale, dovuto alla sfortuna, e che possa essere prevenuto solo allineando navi ONG davanti alla Libia. È un evento voluto e accuratamente preparato. Si mettono in mare gommoni da 50 posti, stipati con 400 persone, e per giunta si lasciano nei loro serbatoi due gocce di benzina. I morti sono cercati, sono programmati, in quanto necessari al compimento del piano criminoso degli scafisti. Quei morti servono a esercitare un ricatto morale: “Ah, vuoi rovinarci chiudendo i porti? E noi ammazziamo sempre più gente per addossartene la colpa. Alla fine dovrai cedere, dovrai riaprire i porti e farci riprendere i nostri traffici di carne umana da un miliardo l’anno”.
Il cinico e spietato calcolo poggia sulla dabbenaggine, sull’immensa stupidità di chi è abituato a bersi tutte le panzane del Pensiero Unico di sinistra, da anni divulgato dalla dittatura dell’informazione, che ha fatto fuori dalle TV tutti i giornalisti non allineati.
È troppo difficile, per chi da tempo immemorabile ha rinunciato a esercitare il benché minimo spirito critico, rendersi conto che gli scafisti trattano i trasportati come merce. Gli agricoltori, quando il prezzo delle arance crolla, ne mandano tonnellate al macero: così le rimanenti acquistano valore. Gli scafisti si comportano allo stesso modo: la loro merce umana non rende più? Ne ammazzano qualche decina di migliaia di capi, per riaprire il mercato; e per giunta fabbricano foto taroccate con bambolotti bianchi spacciati per bambini africani; con gente a faccia in giù nell’acqua, che dovrebbe essere annegata, ma muove braccia e gambe perché non sa fare il morto a galla. Tutta l’industria del falso foto-cinematografico (ben nota col soprannome di PALLYWOOD) viene messa in moto. E immancabilmente ci sono persone che abboccano come pesci all’amo. Non si tratta solo di stupidi. Magari sono anche in gamba nel loro lavoro, ma quando si tratta di propaganda politica, fosse anche la più marcia e inverosimile, perdono la ragione. E li vedi sospirare e lacrimare per finti morti. E li vedi puntare il dito su chi viene ricattato, mai sul ricattatore.
Supponiamo (è come fare un disegnino, per farlo capire a chi proprio non ce la fa) che un delinquente sequestri un bambino e venga da te puntando una pistola alla tempia del bambino; e poi ti dica: “Se non mi dai un milione di euro, faccio saltare il cervello al bambino”. Tu non gli dai il milione, e lui spara. Di chi è la colpa della morte del bambino? Secondo la logica della sinistra è tua, perché non hai ceduto al ricatto morale del delinquente. Si rifiutano di riconoscere che l’unico colpevole è il sequestratore assassino. Sono incapaci di riflettere che, quand’anche tu avessi ceduto al ricatto, il giorno dopo sarebbero arrivati due rapitori con due bambini e due pistole, e il giorno dopo ancora ne sarebbero arrivati quattro. Fino a spogliarti di ogni avere, fossi pure l’uomo più ricco del mondo. Nel frattempo avrebbero comunque ammazzato qualche bambino, per metterti pressione.
Per la sinistra è colpevole chi non cede al ricatto, non chi ricatta. Con la stessa logica, dovrebbero dire che chi non paga il pizzo è un assassino, se la mafia gli ammazza il fratello.
Con la logica della sinistra, non è colpevole chi fa un traffico schifoso, immondo, di carne umana. Non è colpevole lo scafista, né la ONG, che collabora con gli scafisti, organizzando il trasbordo degli schiavi, né le Onlus che prendono 5 miliardi all’anno dallo Stato italiano per arricchirsi sulla pelle dei clandestini. Meno che mai, poi, è colpevole il PD, che a partire dall’operazione Mare Nostrum ha moltiplicato per 10 questa migrazione di massa.
Questa incoerenza logica ha la sua radice nell’ipocrisia più verminosa di un PD assetato di potere. Dato che gli italiani non lo votano più, allora sostituiamoli con gli africani, che per riconoscenza lo voteranno, appena sarà loro regalata la cittadinanza. Che poi gli italiani siano costretti a vedere bivacchi ovunque, che non si sentano più sicuri di uscire di casa per non incappare in qualcuno che li rapina, li stupra, li accoltella, li uccide; o per paura di trovare la casa occupata da chi pensa che ormai l’Italia è roba sua; tutto questo non ha alcuna importanza. Gli italiani possono crepare, tanto non votano più PD.
Per smascherare gli sciacalli, come si vede, basta fare due più due. Lo possono fare tutti. Ma gli sciacalli continueranno a diffondere le loro proterve menzogne. Loro, i veri schiavisti e razzisti. Perché da decenni hanno in mano le leve per manipolare l’opinione pubblica. Che, se apre gli occhi, non è perché qualcuno l’abbia fatta ragionare. È perché ha sbattuto il muso sulla realtà, si è fatta male, e da allora crede più ai propri lividi che alle panzane.”

Enrico Casaburi (che non ho idea di chi sia, ma di sicuro è uno che sa far funzionare la testa)

Concludo con questo delizioso video

(traduco riassumendo dalla nota che accompagna il video) Siamo davanti alla costa libica, e la guardia costiera libica si accinge a “salvare” gli occupanti di un gommone. Guardateli: tutti uomini, e il gommone fermo, non tenta neppure di muoversi, semplicemente aspettano di venire recuperati da una delle due navi di una Ong spagnola che fino a poco prima (prima che arrivasse la guardia costiera libica) erano state nelle vicinanze pronte a raccoglierli.

Di sicuro nessuno può immaginare che quella gente abbia pensato per un solo momento di accingersi ad attraversare il Mediterraneo.

barbara

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A PROPOSITO DI QUEI TRE BAMBINI TRAGICAMENTE VESTITI DI ROSSO

Comincio con questo post, che analizza alcune parti di un “normale” articolo tutto pancia e sentimento.

Strumentalizzare le notizie sui migranti 1

Questo articolo è decisamente polemico verso un certo modo di dare le notizie mescolando fatti ed opinioni in maniera che appaiano “pro domo sua”; più che della questione migranti, ma questi giochi i media li fanno spesso. Una fake news non è una notizia al 100% falsa, anzi le migliori fake news son notizie in cui l’80% è vero, il 10% inventato e il restante 10% omesso. È con l’omesso e l’inventato che spingono il vero a supportare l’interpretazione della notizia verso la direzione voluta.

Sotto è riportato un articolo che tratta del presunto naufragio di 120 migranti;

fonte: http://www.corriereromagna.it/news/cesena/27300/sono-120-vittime-le-vittime-su-un-gommone-alla-deriva.html

CESENA

«Sono 120 vittime le vittime su un gommone alla deriva»
L’esperienza da incubo vissuta da una giovane cesenate
27/06/2018 – 15:34
«Sono 120 vittime le vittime su un gommone alla deriva»
CESENA. Ha 25 anni ed ha appena vissuto un’esperienza che segnerebbe gli incubi di tutti. [piccola nota pedante da prof in pensione: a me le esperienze drammatiche segnano la vita, disturbano il sonno e provocano incubi. Cosa vuol dire “segnare gli incubi”?] A vita.

Giulia Bertoni, cesenate, ha vissuto da volontaria a bordo della nave di una Ong per alcune settimane. Ed ha dovuto assistere impotente al diniego di un salvataggio. (…)
«Ho ancora gli incubi ed i sensi di colpa per quella notte – ha raccontato a Repubblica – Sono 120 le persone su un gommone probabilmente annegate pur avendo la salvezza vicina. Hanno attraversato deserto e violenze. Vicino a loro c’era un mercantile che non si è mosso. A noi il coordinamento della capitaneria italiana a Roma ci ha imposto di non andare a soccorso. Noi abbiamo ubbidito, sbagliando. La mattina solo una giacca galleggiate era l’unica cosa rimasta in mare». (…)

presentata così la notizia sembra che da roma sia arrivato un ordine secco: “non muovetevi”. In realtà la vicenda si è svolta in maniera leggermente diversa, come si scopre leggendo in seguito; roma non da un ordine secco: “non andate” quanto risponde: “noi non siamo competenti, contattate i libici”. La differenza sembra piccola ma è sostanziale.

«La notte del giorno 18 ero di vedetta. Turni di 4 ore sul ponte della barca, al radar a controllare un mare sempre più mosso. Il nostro segnale radar non funzionava e quindi non eravamo visibili a nessuno. Ma abbiamo potuto comunque sentire su un canale delle emergenze, la conversazione tra un aereo (che segnalava ad 11 miglia un gommone con 120 persone) e una nave mercantile vicina e disponibile ad aiutare. Dopo vari scambi in realtà nessuno si è mosso per quel gommone. Ma li c’erano dei disperati al buio, con le onde che crescevano. Allora abbiamo deciso di chiamare il coordinamento a Roma».
«Cosa ci hanno risposto dal coordinamento? In sintesi non ci riguarda, chiamate la capitaneria libica – spiega la 25enne cesenate – Noi per rispettare il codice di condotta che ci obbliga a non superare le 24 miglia dalla Libia a meno che non ci sia un ordine, ci siamo allontanati. Non abbiamo soccorso il gommone in difficoltà».

Roma non ha detto di non andare in aiuto; ha detto che l’SOS era nella zona di competenza libica e che quindi erano da contattare le autorità libiche. E questo spiega molte cose; il centro di coordinamento di Roma non può autorizzare interventi al di fuori della propria zona SAR; nella zona libica, per le norme internazionali, son competenti le autorità libiche. Anche se Roma avesse autorizzato, l’autorizzazione era carta straccia e non sarebbe stata opponibile alle autorità libiche in caso di “problemi” e in più poteva causare qualche “imbarazzo” diplomatico con le autorità libiche.
Il 10% omesso: di cui parlavo sopra: roma non è competente, roma non può autorizzare e anche se avesse autorizzato tale autorizzazione sarebbe stata carta straccia.
Faccio notare come lo scrivere: “A noi il coordinamento della capitaneria italiana a Roma ci ha imposto di non andare a soccorso.” invece di scrivere: “Non siamo competenti; dovete contattare i libici” faccia interpretare la vicenda in maniera profondamente diversa.

Non sono stati nemmeno chiamati i Libici: «Il capitano non ha voluto, non so il perché. I migranti? Quella notte la Lifeline, più grande anche di noi che ci occupiamo di primo soccorso, era molto lontana.

Altra frase che ci fa porre delle domande anche gravi; perché il capitano non è intervenuto? Dare la colpa a roma è un pretesto infantile in quanto Roma non ha il potere di autorizzare l’intervento fuori dalla propria zona SAR. Quali sono i motivi reali per i quali non si son mossi? perché non hanno contattato le autorità libiche? Volendo fare il gombloddista fino alla fine, perché la nave navigava con il segnale radar non funzionante? avaria o spegnimento volontario?

Alla mattina è arrivata in zona e abbiamo pattugliato le acque dove avrebbe dovuto essere il gommone, restando comunque nei limiti. Di quelle persone nessun segno. Morte, probabilmente, annegate mentre noi tutti stavamo fermi. Della guardia costiera libica mai visto traccia». (…)

Io vedo un incendio, non chiamo il 115 e poi mi lagno che non sono arrivati i pompieri. Se li avessi avvisati poi potrei giustamente recriminare per il loro mancato arrivo, ma se non lancio l’allarme?

Un’Europa che si sta dimostrando razzista, secondo la 25enne cesenate: «Sono sicura che se ci fossero stati 100 tedeschi o italiani a bordo, nessuno avrebbe accettato questi ordini. E invece quel gommone con 120 persone è stato fatto affondare».

Ecco il 10% di impressioni e di opinioni che servono per piegare l’80%; velatamente si scrive che son stati fatti morire perché erano migranti e non perché erano cittadini europei. Che raccordato con la frase ad inizio articolo: “A noi il coordinamento della capitaneria italiana a Roma ci ha imposto di non andare a soccorso. ” porta il lettore, distratto, a concludere Italiani rassisti.
Peccato che all’interno dell’articolo emergano alcuni punti, diciamo controversi. Punti che una volta notati paradossalmente portano a pensare che si stia cercando un pretesto per attaccare il governo italiano. La nave sta ferma perché Roma non da un ordine che non poteva legittimamente dare, la nave non contatta i libici ma la colpa è del razzismo europeo. Alla fine molti finiranno a pensare: le solite finction strappalacrime fatte per indurre sensi di colpa.
Zappa sui piedi che si traduce in propaganda pro Salvini. E poi ci si stupisce che Salvini, nonostante le cazzate colossali, continui ad avere seguito, anzi dia l’impressione di essere più convincente. (qui)

Proseguo con questo post appartenente al genere cuore-che-sanguina, in cui inserirò qualche nota in corsivo.

Tre bimbi vestiti di rosso

[Che “bimbi” fa molto più strappacuore del banale bambini]

Li hanno vestiti di rosso, perché speravano così che in mare sarebbero stati più visibili, e sarebbero stati salvati.
[Nel senso che sapevano che avrebbero fatto naufragio, che tutti sarebbero finiti in acqua, che moltissimi sarebbero annegati, e ci hanno portato lo stesso i bambini ma con la precauzione di vestirli di rosso? Ma che carini! Ma che amore di genitori! Ma quanta prudente sollecitudine!]

Non è bastato. Non sono bastati i vestitini rossi e le scarpine allacciate con amore per salvarli dalla paura, dall’acqua e dalla morte.
[Nel senso che se qualcuno mi allaccia le scarpe con amore poi non rischio più di avere paura? Meno che mai di morire? Ganzo!]

Pensateci, voi che avete commentato sotto l’immagine di quei poveri corpicini scrivendo: “Tanto vale che siano morti, tanto qui sarebbero diventati delinquenti e spacciatori”.
Pensateci, ogni volta che allacciate ai vostri figli le scarpine, ogni volta che scegliete per loro un vestitino, un maglione, un paio di calzettoni.
[Nel senso che se compro un paio di calzettoni per mio figlio sono obbligata a pensare che tanto poi muore lo stesso?]

Pensateci, voi che con quei gesti vi definite buoni padri e madri, e brave persone.
[Nel senso che se un bambino muore con le scarpe addosso perdo il diritto di ritenermi una buona madre e anche una brava persona? Cioè che fra me e Mengele non c’è praticamente nessuna differenza?]

Pensateci, e pregate che i vostri dei siano più magnanimi di voi e il fato non voglia rendervi la pariglia.
[? Pariglia? Questa ho qualche difficoltà a seguirla]

Pregate che non vi tocchi mai allacciare scarpine e scegliere il colore di un vestito sperando che questo possa forse evitare ai vostri figli la morte.
[Posso fare una battutaccia beceramente misogina se non addirittura quasi fallocratica? Solo una professoressa zitella racchia frustrata appartenente alla razza moralmente superiore di quelli di sinistra può arrivare a questi livelli di vomitevole cinismo]

Erano vestiti di rosso, erano tre bimbi.
[Eggià, eran trecento eran giovani e forti ma porcaputtana sono morti lo stesso]

Non fate finta che la cosa non vi riguardi, non è così.
[Ecco, ti sei scaricata la coscienza: contenta?]
Qui. (Visto? Ho citato la fonte. Non ho tentato di spacciare per mio questo sublime capolavoro come fanno quelli invidiosi della tua eccelsa arte, quindi non avrai bisogno di fare un altro post per denunciare le internettian-blogghistiche malefatte perpetrate ai tuoi danni)

Infine una riflessione su questa foto,
bimbo in rosso
pubblicata da Michael Sfaradi su FB.

Salve a tutti. Sono anni che analizzo le fotografie pubblicate dai media e scoprire i falsi è ormai diventato un Hobby.

Le foto generalmente ritraggono momenti agghiaccianti che, a prima vista, non ci permettono di ragionare, i sentimenti hanno ragione sulla razionalità. Pallywood ci ha tristemente abituato a queste ciniche rappresentazioni. Ricorderete i giocattoli nuovissimi e pulitissimi e gli zainetti nuovi di fabbrica poggiati sulle macerie [qui, ndb]. La foto che vi faccio vedere è una di quelle dei tre bambini morti nel naufragio davanti alle coste libiche, sinceramente non so se è un falso ma qualche dubbio mi viene. Innanzitutto le ombre dei due uomini sulla sinistra non sono parallele e quella dell’uomo con la divisa blu va in altra direzione. I vestiti del bambino sono troppo puliti invernali a maniche lunghe (siamo in piena estate) e non sono bagnati, mentre le scarpette sono bene allacciate e anche loro nuovissime e asciutte. Dopo essere rimasto nell’acqua sarebbe almeno presumibile che le scarpe le avesse perse, difficile che un cadavere ripescato abbia ancora le scarpe, soprattutto quelle che non hanno i lacci ma dei semplici strap a feltro. Dalle pieghe dei pantaloncini, all’altezza delle ginocchia, si vede che non sono neanche umidi. Mentre i pantaloni della divisa blu sono bagnati lo si vede dal colore più scuro. Il bambino tiene il braccio sinistro, l’unico visibile, verso l’alto. un cadavere avrebbe il braccio a penzoloni e, soprattutto, dopo essere stato diverse ore in acqua avrebbe anche il pancino con rigonfiamenti post mortem, invece è liscio e uniforme.

Spero con tutto il cuore di non sbagliare e che si tratti di un falso teso solo a destabilizzare e a mantenere lo status quo.

RIPETO NON HO ALCUNA CERTEZZA, CONDIVIDO CON VOI I MIEI DUBBI

Prudentemente – e diplomaticamente – Sfaradi parla di dubbi; io, che non ho la responsabilità di un giornalista di professione come Sfaradi, ma ho in comune con lui una discreta competenza in fatto di foto tarocche, mi permetto di dire che di dubbi ce ne possono essere davvero pochi.
Alle osservazioni di Sfaradi aggiungo la posizione del tutto innaturale dell’uomo di spalle (chi porta un bambino lo tiene accostato al proprio corpo, non scostato di una buona ventina di centimetri, e tiene il busto eretto e non curvo in avanti, per non perdere l’equilibrio spostando il baricentro fuori dalla base del proprio corpo), mentre l’uomo di fronte ha la posizione di chi sta sorreggendo qualcosa, ma NON sta sorreggendo il bambino, senza contare che per portare un bambino di quella corporatura non servono di sicuro due uomini robusti.

Concludo con un augurio: voi, buoni di professione, voi che come avvoltoi, dalle vostre tiepide case, vi avventate famelici su ogni cadavere, meglio se bambino, per brandirlo contro i vostri avversari politici, voi che non solo non avete pietà per alcuna tragedia, ma arrivate addirittura a sperarle per farne un’arma politica, non vi augurerò che vi si sfaccia la casa, che la malattia vi impedisca, che i vostri nati torcano il viso da voi: mi limito ad augurarvi che il vostro marciume arrivi prima o poi a soffocarvi. Quando quel giorno arriverà, il mondo sarà sicuramente un posto migliore.

barbara

SU AQUARIUS E DINTORNI 4

(ultima, salvo imprevisti)

Inizio con qualche informazione su chi tira i fili e incassa i soldi del fenomeno migratorio, che trovate qui.

Proseguo con questo strepitoso video, che dimostra che forse qualcosa, in ambito giornalistico, sta cominciando a muoversi

e concludo con quest’altro video di tre anni fa con protagonista Gianluca Buonanno, prova vivente, anzi, ex vivente, dato che se n’è andato appena cinquantenne due anni fa, che è proprio vero che sono sempre i migliori che se ne vanno (mentre io sono ormai la prova vivente che è proprio vero che i peggiori restano, e qualcuno dovrà prima o poi farsene una ragione).

barbara

AGGIORNAMENTO: qui. (Posso farmi una grassa risata?)

NOTA: Per quanto riguarda il primo video mi si segnala, con annessa documentazione, che il montaggio non è del tutto rispettoso dell’esatta sequenza dei fatti.

SU AQUARIUS E DINTORNI 2

Oggi comincio con l’angolo della bontà: i buoni di professione, i moralmente superiori, quelli sempre dalla parte giusta, antifascisti, antirazzisti, antidiscriminatori, antifrontiere (magari anche antivax, che non stona mai e si porta bene su tutto): insomma, i sinistri. Di cui abbiamo tutti sentito un esemplare campione, che vi voglio riproporre:

C’è una sola cosa, fra quelle dette dal signor Albinati, che non credo neanche morta, e sono sicura di non avere bisogno di dire quale. Ho sempre sostenuto che alle due infinità di Einstein ne va aggiunta una terza: la perfidia dei buoni di professione, e ogni volta che incontro un rappresentante della categoria, la mia convinzione viene ulteriormente rafforzata: sono perfidi, cinici, maligni, malvagi, di una crudeltà sconfinata, anime nere marce putrefatte. Dante ha sbagliato a fermarsi alla quarta zona del nono cerchio: al di sotto di quella c’è una quinta zona, o un decimo cerchio, che li aspetta tutti. Poi magari andate a leggervi queste considerazioni, dal tono decisamente più pacato del mio, del solito mitico Giovanni. Del quale vi propongo anche quest’altro post di qualche giorno fa, pieno, come sempre, di ragionevoli riflessioni.

AQUARIUS

Non so come andrà a finire il braccio di ferro sulla “Aquarius”. Se Salvini fosse costretto cedere molti, fra un saltello di gioia e l’altro, direbbero: “visto? Una cosa sono le promesse elettorali, altra cosa affrontare concretamente i problemi”.

Prima lavorano per rendere in problemi insolubili, poi si fanno forti di questa presunta insolubilità. Per anni hanno lavorato per trasformare l’Italia in una sorta di terra di nessuno, nel campo profughi d’Europa, e ora fanno i saggi. Ogni commento è superfluo.

Ciò detto val la pena di fare alcune telegrafiche considerazioni, per punti.

1) L’Italia non sta violando alcun trattato, alcuna legge internazionale. Non sta scritto da nessuna parte che quelli italiani siano gli unici porti sicuri cui debbano attraccare le varie navi piene di migranti. Nessuna convenzione prevede che navi battenti bandiere tedesca o spagnola debbano attraversare mezzo mediterraneo per approdare sempre e solo in porti italiani, lasciandosi alle spalle altri porti di altri paesi. E’ addirittura successo, in passato, che i migranti si siano rifiutati di sbarcare in porti non italiani costringendo il comandante della nave che li trasportava a far rotta verso l’Italia. Questo sarebbe diritto?

2) Le navi delle ONG non effettuano, nella maggioranza dei casi, alcun salvataggio in mare. Non soccorrono dei naufraghi. Fanno servizio taxi per migranti. Si recano a pochi chilometri dalle coste libiche e lì accolgono i migranti, spesso mettendosi d’accordo con gli scafisti. Lo hanno detto alcuni serissimi magistrati, non dei pericolosi populisti.

3) La gran maggioranza delle persone trasportate nelle navi delle ONG non sono profughi. I profughi rischiano grosso per abbandonare i paesi da cui fuggono. I passeggeri delle navi ONG partono alla luce del sole, indisturbati. I paesi da cui i veri profughi fuggono molto spesso rivogliono indietro i fuggitivi, ne reclamano il rimpatrio. Quelli da cui salpano i migranti invece non vogliono che torni indietro nessuno. Li lasciano partire indisturbati poi dicono: “teneteveli”.

4) E’ triste assistere alle sofferenze di persone in mare da molti giorni. Ma non si può continuare a cedere ai ricatti morali. Il problema non sono i passeggeri della “Aquarius”. Quei passeggeri sono stati preceduti, e potrebbero essere seguiti, da decine, centinaia di miglia di altri. I finti buoni sminuzzano i problemi, li riducono ad una serie di casi isolati e lacrimevoli. Invece bisogna vedere il problema nella sua interezza e complessità, per cercare una buona volta, se non di risolverlo, almeno di renderlo meno acuto.

5) Nessuno stato può delegare a delle organizzazioni private (tali sono le ONG) la gestione di un problema assolutamente fondamentale come quello del controllo dei flussi migratori. Sarebbe come affidare la difesa ad eserciti privati o la giustizia a tribunali privati.

6) In queste ore l’Italia non sta tenendo alcun comportamento particolare. Sta facendo esattamente ciò che fanno praticamente TUTTI gli stati del MONDO. Qualcuno crede sul serio che la “Acquarius” potrebbe approdare in un porto giapponese o statunitense, o australiano? O in un qualsiasi porto europeo non italiano? Perché il signor Macron, tanto bravo nel lodare l’impegno dell’Italia sui migranti, non la fa approdare a Marsiglia?

7) L’Europa non esiste, non ha uno straccio di politica comune su un problema assolutamente fondamentale come quello del rapporto con le migrazioni. La cosa non sorprende nessuno, penso.

8) Al di la di tutti i discorsi e le polemiche una cosa dovrebbe essere chiara: non siamo di fronte ad una serie di emergenze. Quello che è in corso da anni è un autentico trasferimento di popolazioni, una migrazione nel senso storico del termine. Un fenomeno che se non bloccato o controllato seriamente ed in maniera coordinata è destinato a cambiare, e di certo non in meglio, dalle fondamenta la natura sociale, politica, economica, culturale del nostro continente.

E ora, aspettiamo l’evolversi degli eventi…

E concludo (per oggi) con un altro eccellente video del nostro giovane geniaccio Luca Donadel

(continua)

barbara

POI L’ORCO SAREBBE WEINSTEIN

Scandalo sessuale travolge Oxfam: ad Haiti chi doveva soccorrere partecipava a orge

LONDRA – “Un fallimento morale”. Così Penny Mordaunt, ministra britannica per la Cooperazione Internazionale, definisce lo scandalo sessuale che ha investito la Oxfam, una delle maggiori organizzazioni umanitarie al mondo. Inviati ad Haiti per le operazioni di soccorso del devastante terremoto del 2010, che causò oltre 300 mila morti sull’isola caraibica, alcuni dei suoi funzionari organizzavano incontri con prostitute, forse anche minorenni, e “orge stile Caligola”, secondo quanto ha rivelato nei giorni scorsi un’inchiesta del Times.
Oggi i giornali inglesi allargano le accuse anche ad altre associazioni di beneficenza. Il Sunday Times riferisce che nel 2017 la stessa Oxfam sarebbe stata coinvolta in 87 episodi di ‘comportamento improprio’ da parte del suo personale in missione all’estero, 53 dei quali denunciati alla polizia, con 20 addetti licenziati, rivelando che l’organizzazione ‘Save the Children‘ risulta coinvolta in 31 casi del genere (10 denunciati alle autorità) e Christian Aid in 2. Il Guardian scrive che la Oxfam era già stata denunciata per rapporti del suo staff con giovani prostitute nel 2006 in Ciad, dove il capo missione era sempre Roland van Hauwermeiren, in seguito costretto a dimettersi per i festini ad Haiti. E perfino la Croce Rossa britannica ammette 5 casi di sospette molestie sessuali avvenute nel Regno Unito. Con una mano aiutavano, insomma, con l’altra abusavano.
Anche il mondo delle ong e delle campagne umanitarie, molte delle quali hanno a Londra il proprio quartier generale, finisce dunque nel ciclone delle accuse di abusi sessuali, che partito dal cinema di Hollywood ha fatto emergere comportamenti simili in vari settori della società britannica, dalla politica alla City. Uno scandalo aggravato da accuse di ‘cover up’ alla Oxfam, sospettata di avere tenute nascoste le dimissioni dei funzionari coinvolti, alcuni dei quali hanno così potuto trovare di nuovo lavoro presso altre agenzie umanitarie. Pur negando gli insabbiamenti, la Oxfam riconosce che i comportamenti di “una piccola parte” dei suoi dipendenti sono stati ‘vergognosi’ e “hanno tradito gli alti valori che guidano il lavoro di Oxfam e la fiducia dei sostenitori in Gran Bretagna e delle migliaia di persone che ogni giorno sono al nostro fianco per combattere l’ingiustizia della fame e della povertà”.
Molto netta la risposta pubblica di Save the Children: l’organizzazione precisa di aver essa stessa segnalato ai media – a partire dall’agenzia di stampa Reuters lo scorso novembre –  le 31 accuse di molestie sessuale che alcuni membri dello staff avevano mosso nei confronti di altri membri e sulle quali erano state svolte accurate indagini”. Ribadendo la “tolleranza zero” nei confronti di episodi di abusi e molestie.
Ma l’ammissione non sembra abbastanza, come segnalano le parole della ministra della Cooperazione Internazionale, dicastero da cui la Oxfam ha ricevuto lo scorso anno 32 milioni di sterline di finanziamenti pubblici. Per domani è in programma a Downing Street un incontro con i vertici dell’organizzazione umanitaria: il governo minaccia di tagliare i propri contributi. “Darò loro l’opportunità di dirmi di persona cosa hanno fatto dopo questi eventi e vedrò se dimostrano le qualità morali di cui credo abbiano bisogno”, afferma la ministra Mordaunt. “Se non forniranno tutte le informazioni che hanno sul caso, non lavoreremo più insieme”.

ENRICO FRANCESCHINI, qui.

Dalle Ong colluse coi terroristi a quelle colluse con gli scafisti (ossia schiavisti) a quelle colluse con chiunque le riempia di soldi… Se dovessimo metterci a fare la lista degli operatori “umanitari” in confronto ai quali, in tutti i campi, Weinstein potrebbe andare a fare il chierichetto, fra sei mesi saremmo ancora qui a elencare. Dire associazioni per delinquere di stampo mafioso fondate a scopo di lucro, sarebbe ancora poco.

barbara

QUALCHE RIFLESSIONE SU UN CARTELLO

Che sarebbe questo.
illegale
E devo dire che raramente, negli ultimi tempi, mi è capitato di vedere una cosa tanto veritiera. Perché è verità sacrosanta che tutto, assolutamente tutto ciò che riguarda Israele è illegale: illegali le risoluzioni dell’Assemblea Generale dell’ONU, illegali le risoluzioni della commissione per i diritti umani, illegali le risoluzioni dell’UNESCO, illegali le iniziative BDS, illegali le manifestazioni anti israeliane con bandiere bruciate e slogan di odio, illegale il sostegno e il finanziamento al terrorismo che colpisce Israele, illegali la stragrande maggioranza delle ONG che divorano miliardi di dollari per fare propaganda anti israeliana, illegale la politica leccaculiana nei confronti della lobby del petrolio da parte della stragrande maggioranza degli stati europei, illegali un’infinità di articoli di giornale e servizi televisivi che si occupano di Israele, illegale l’attività di moltissimi giornalisti e fotografi accreditati in Israele, pagati per fare propaganda anti israeliana (si chiama prostituzione, e a differenza della prostituzione onesta che si pratica sui marciapiedi, questa prostituzione qui è la quintessenza della disonestà), illegali i ministri che si astengono perché non sanno se il Tempio ebraico in cui Gesù è stato presentato, circonciso, riscattato, ha fatto il bar mitzvah (la “disputa coi dottori” a dodici anni), da cui ha cacciato cambiavalute e venditori di colombe, in cui si è seduto a insegnare ai suoi discepoli, sia esistito o no (mentre non c’è ombra di dubbio sull’esistenza dell’asino che ha portato Maometto in cielo partendo da una moschea costruita settantatre anni dopo la sua morte), illegale la pretesa che le guerre scatenate e perse non siano state scatenate e non siano state perse, illegale la pretesa che ciò che è stato reso judenrein di fatto tramite la violenza diventi judenrein anche di diritto, illegale obbligare Israele a trattare con chi vuole unicamente la sua distruzione, illegale arrogarsi il diritto di decidere quale debba o non debba essere la capitale di Israele…
Io per il momento mi fermo, ma se a qualcuno non basta, posso tranquillamente continuare.

barbara

AMORE PATERNO

Il bimbo palestinese costretto dal papà a provocare i soldati

La combinazione telecamera+bambino in avanscoperta, tanto cara ai palestinesi, si è rivelata un boomerang.
Come si può vedere dal video, il tentativo consisteva nell’usare un bambino come scudo, sperando di provocare una reazione sbagliata da parte delle guardie di frontiera israeliane in modo da diffondere l’ennesimo video propagandistico.
Alle spalle del bambino ci sono uomini adulti, tra cui presumibilmente il padre che lo fomenta. Potrebbero essere loro ad affrontare gli uomini in divisa. Invece no, viene mandato avanti il bambino, istruito e redarguito, a scopo propagandistico. Un bambino che, quindi, è costretto a rischiare sulla sua pelle.
Qualcosa va storto. Mentre alcuni membri delle Ong “pacifiste” urlano ai megafoni, quello che appare come il padre del piccolo spinge il figlio verso i militari, urlando “Sparategli”. Alto concetto del valore della vita del proprio figlio.
Il bambino però non risponde alle speranze dell’affettuoso papà, si avvicina al soldato e ricambia il “cinque” che quest’ultimo gli offre.
A quel punto scatta il piano b: il padre ordina al piccolo di lanciare sassi, il bimbo senza capire è costretto ad eseguire l’ordine impartito, liberando peraltro la strada dagli ostacoli.
Un video che dice tutto: la propaganda palestinese, lo scarso rispetto per la vita persino dei bambini, la vigliaccheria, le telecamere nascoste a riprendere scene studiate a tavolino (provocazioni nei confronti dei soldati, bambini usati come scudi).
(Sostenitori.info, 30 luglio 2016)
http://www.ilvangelo-israele.it/

Di solito funziona. Nel senso che è chiaro come il sole che si tratta di messinscene – a volte addirittura grottesche, come quella del bambino che zoppica perché lo hanno colpito alla gamba, poi si siede perché gli viene da vomitare, poi si alza e si dimentica di zoppicare, poi se ne ricorda e zoppica con l’altra gamba, poi arriva l’ambulanza e gli fasciano il braccio – ma riescono almeno a produrre un fotogramma da ritagliare accuratamente con cui “documentare” la violenza israeliana sui bambini. Stavolta invece gli è proprio andata buca, ma talmente buca che la Fossa delle Marianne in confronto è un buchetto scavato con un ditale.

barbara

RISERVISTI CONTRO BREAKING THE SILENCE

Decine di riservisti dell’esercito israeliano hanno costituito un’organizzazione chiamata “Riservisti sul fronte” per denunciare l’ONG Shovrim Shetika (Breaking the Silence) nei tribunali per diffamazione. Amit Dray, comandante della riserva e leader di questa lotta dice: “Per molto tempo abbiamo raccolto documenti che dimostrano che Shovrim Shetika mente e falsifica i fatti al fine di infangare i soldati e gli ufficiali di Tsahal, in Israele e all’estero”. Egli accusa questa ONG per prendere casi isolati, spesso inventati o approssimativi, per presentarli come se fossero la norma in vigore nell’esercito. Questo gruppo si rivolgerà la settimana prossima al consigliere legale del governo al fine di ottenere l’autorizzazione a presentare denuncia per diffamazione perché si tratta di soldati dell’IDF. Il gruppo ha anche scritto al primo ministro, accusando Shovrim Shetika di alimentare la campagna BDS. Tra il primo ministro e una delegazione del gruppo di riservisti è stato fissato un incontro. (qui, traduzione mia)

Ed ecco i risultati del lavoro dei riservisti, persino al di là delle più pessimistiche previsioni. Chi chiama fascista la cosiddetta destra israeliana e progressista nonché incommensurabilmente buona la sinistra, sarà il caso che si decida a farsi un esame di coscienza. Poi, nel caso a qualcuno fosse sfuggito, ci sono anche i veri e propri boia, complici diretti di torture e assassini. Sempre a sinistra, ovviamente, fra i belli buoni progressisti antifascisti.

barbara

PERCHÉ LE ONG EUROPEE E LA CROCE ROSSA SONO I REALI NEMICI IN ISRAELE

L’autore scopre che la Terra promessa ha un problema tedesco

Di Tuvia Tenenbom – Traduzione di Davide Levy, originale qui.

Da Forward.com, domenica 8 gennaio 2015

Il mio vero nome, per quelli che mi conoscono con altri nomi, è Tuvia.
Sono nato in una comunità ebraica estremamente anti-sionista, ultra-ortodossa in Israele conosciuta come “Hazon-Ishnikes”, tra gente che è certa che loro sono il popolo più vicino a Dio e che loro sono gli unici suoi rappresentanti sulla Terra. Mettiamola facile, sono nato nell’élite dell’élite dell’ebraismo religioso odierno.
Seguendo i passi dei miei avi, una lunga serie di rabbini, nella mia gioventù ho passato ogni momento da sveglio studiando le regole di Dio. Vero, la vita non era sempre perfetta, specialmente nei mesi estivi quando la temperatura raggiungeva i 100 gradi (fahrenheit, circa 40 gradi Celsius n.d.t) e dovevo andare in giro con quello che i miei maestri mi insegnavano essere i “vestiti ebraici”, un cappotto di lana nero e un cappello pesante, ma oltre a questo, onestamente, la vita era non meglio che perfetta.
Ma poi, in un freddo giorno invernale, ho avuto nelle mie mani tutti i tipi di libri e immagini e ho trovato che mi avevano mentito. I nostri vestiti neri da “ebrei” mi facevano spaventosamente sembrare come i nobili non ebrei polacchi e i borghesi austriaci di due secoli fa; la glorificazione nella nostra comunità delle vergini era più in linea con le idee nelle società islamiche; e il modo in cui i miei rabbini mi prevenivano da ogni interesse verso la sessualità, “tu non devi mai guardate le femmine” mi ricordavano sempre, mi sembrava più di radice cattolica che ebraica.
In linea con la mia natura di rappresentante di Dio, ho consultato il cielo e ho lasciato il movimento ultra ortodosso. Mi sono unito al mondo Modern Orthodox e, nel processo, sono diventato un fervente sionista di destra.
E con il passare di qualche anno mi sono arruolato nell’esercito israeliano. Come soldato, mi sono sentito un vero padrone. Guidavo carri armati nel deserto e portavo un grosso fucile d’assalto quando ero in città. Un giorno, quando camminavo nelle strade di Gerusalemme, credendo di essere il Re David della bibbia, i miei occhi incontrarono quelli di una ragazzina araba vestita in un lungo vestito bianco che stava sul tetto della sua casa. Lei stava là, in piedi e fiera. Mi guardò e poi cantò una piacevole canzone in arabo che catturò il mio cuore e la mia mente. La guardai anche io, una estrema bellezza, con una voce da angelo e mi innamorai di lei di colpo. La sua canzone, conclusi immediatamente, era molto più pericolosa di ogni mio proiettile.
Proprio in quel giorno divenni di sinistra, di estrema sinistra per essere esatti, e mi innamorai di tutti gli arabi.
Essendo giovane e ingenuo, pensavo che il mio nuovo amore corresse giù e si precipitasse nelle mani di Re Davide, cioè io.
Semplicemente non successe. Lei ignorò questo Re.
Non ci volevo credere. Come non poteva innamorarsi di un uomo sexy come me?
Sì, ero sexy!
Vedete, in quegli anni, giovani volontari tedeschi venivano in Israele in massa per aiutare gli ebrei dello stato ebraico, perché si sentivano in colpa per quello che avevano fatto i loro genitori, zii e zie agli ebrei qualche decina di anni prima. Per loro, io ero il più sexy uomo vivente perché i miei genitori sopravvissero a malapena ai nazisti e gran parte della mia famiglia evaporò in cielo attraverso qualche forno crematorio.
Già, tristemente per la bellezza araba io non ero niente di speciale.
Ci volle tempo ma realizzai con il fatto di essere rifiutato dalla ragazza araba, in quei giorni loro erano “arabi” non “palestinesi”. E passando gli anni, abbandonai il fucile e decisi di essere di centro e di studiare in una università.
Ma mia madre, che credeva che andare in una università laica fosse la peggior cosa che un ebreo potesse fare, non poté smettere di piangere quando le riferii la mia decisione.
Non augurando a mia madre ciò che le fecero i nazisti, lasciai Israele.
Questo fu 33 anni fa.
Andai negli USA e passai i successivi 15 anni in diverse università, studiando tutto e qualsiasi cosa pensassi fosse interessante. Ho fondato il Teatro Ebraico di New York, dove circa 20 mie commedie sono state rappresentate e iniziai a scrivere per varie testate americane e europee, soprattutto per il giornale tedesco Die Zeit.
Alla fine del 2012, il mio libro “Ho dormito nella stanza di Hitler” (“Allein unter Deutschen” in tedesco), un viaggio di sei mesi nella psiche dei tedeschi contemporanei, fu pubblicato. Il libro, che documenta la scioccante profondità dell’antisemitismo tedesco odierno, è diventato un best seller di Spigel. Un anno dopo, il mio editore mi chiese se volessi scrivere un libro su Israele, usando la stessa tecnica che ho impiegato per il primo libro, formalmente: viaggiare per il paese, guardando tutto e tutti, parlando a chiunque e poi scrivere su tutto questo, dettaglio dopo dettaglio.
Accettai e volai in Israele.
I giorni e i mesi sono passati e sono ancora in Israele.
L’Israele di questi giorni non è l’Israele che ricordavo. Andate, per esempio, le belle volontarie tedesche.
No, no, lasciatemi essere più preciso, loro sono qui, le giovani tedesche, ma adesso, per la maggior parte almeno, sono occupate a fare cose che ti fanno sentire colpevole. In questi giorni sono molto occupate a insegnare agli Arabi il migliore metodo per combattere gli ebrei. Lasciatemi tornare indietro. Questi volontari tedeschi si sentono molto colpevoli per quello che i loro nonni fecero agli ebrei e perciò, adesso, loro aiutano gli arabi per combattere contro gli ebrei.
Questo può non avere molto senso per voi, ma per questi tedeschi, la logica non gioca un ruolo principale.
Qui un esempio: ero seduto vicino a una coppia di giovani ragazze tedesche in un evento anti-israeliano che si teneva alla Università Al-Quds in Gerusalemme, nella quale ci veniva detto che lo stato di Israele fu creato da bande di massacratori ebrei che vennero in questa parte del mondo per nessuna ragione ovvia e sgozzarono migliaia di civili addormentati nel mezzo della notte. Le ragazze applaudirono. “tre anni fa” una di loro mi disse ” sono stata volontaria per Israele e mi sono innamorata del popolo ebraico”.
“E per questo che hai deciso di venire ancora?” chiesi.
“Sì”
“Tre anni fa ti sei innamorata degli ebrei e per ciò tu adesso aiuti i Palestinesi?”
Lei mi guardò incredula, molto arrabbiata: “che cosa stai tentando di dire?”
Sì, i volontari tedeschi sono cambiati. E anche gli ebrei sono altrettanto cambiati.
Per me, gli ultra ortodossi odierni sembrano più simili a fedeli pagani dell’età del bronzo che polacchi o austriaci del secolo passato. In questi giorni, per esempio, puoi vedere rabbino dopo rabbino fare i più strani “miracoli”, come aiutare la gente a “sembrare attrattiva” attraverso delle benedizioni, promettendo in oltre ai loro ingenui “seguaci” delle “comode suite in paradiso”, tutto questo con degli oboli straordinari, ovviamente.
Gli ultra-ortodossi non sono gli unici ad essere cambiati. I Modern-Orthodox adesso, con mia sorpresa, sono quasi l’esatta copia degli ultra-ortodossi della mia gioventù. 30 anni fa, i ragazzi e le ragazze Modern-Orthodox amavano ballare insieme il pomeriggio di shabbat. Adesso, ai ragazzi non è permesso toccare le ragazze, lasciamoli ballare tra di loro.
Oggigiorno anche la gente di sinistra ha subito un grosso cambio. Qualcuno dirige ONG che sono sovvenzionate con milioni e milioni di dollari da donatori stranieri e passano i loro giorni e notti seguendo un sogno: distruggere l’identità ebraica di questo paese.
“Alla fine qui ci dovrà essere uno stato singolo con un uomo un voto” un artista di sinistra mi ha detto.
Siccome i palestinesi sono quasi la maggioranza in questo stato singolo, lo stato ebraico cesserà di esistere, giusto? Chiesi
“Lo sogno questo!” ha detto
Ho incontrato molta gente come lui che orgogliosamente dichiaravano di amare la cultura palestinese.
Parli Arabo? chiedevo loro
“No” è la risposta che avevo
Hai letto il Corano o qualche altre fonte Islamica?
“Non ancora” era quando tendenzialmente mi dicevano
È sbalorditivo come gente che dedica la loro esistenza a proteggere l’identità e cultura palestinese non pensi neppure di studiarla questa cultura.
Io ho studiato arabo, il Corano, Hadith e qualsiasi altra cosa io potessi mettere le mani sopra e non vado ancora in giro a proclamare il mio amore. L’élite israeliana di sinistra che ho incontrato conosce Kant, Nietzsche, Sartre e Aristotele, ma non conosce Corano o Hadith e neppure la lingua araba.
A fianco degli ebrei ci sono gli arabi qui, ovviamente. Sono cambiati?
Oh, sì lo sono!
I sorrisi che ero abituato a vedere nelle loro facce 33 anni fa sono ora totalmente spariti. Prima Europa e America fornivano incalcolabili quantità di denaro in varie “iniziative di pace”, gli arabi e gli ebrei si mischiavano abbastanza bene. Non era il paradiso, ma nemmeno New York lo è. Ricordo che potevo andare a Ramallah, Nablus, Bethleem, proprio ovunque. Mi piaceva il cibo e la musica Araba e ne fruivo quando volevo. Adesso gli ebrei israeliani possono andare a Nablus, Gaza o Ramallah?
“C’era un bus qui,” un israeliano della città meridionale di Askelon mi ha detto “il bus pubblico numero 16, e potevamo andare a Gaza. Eravamo in buoni rapporti, i gazamiti e gli israeliani. Lavoravamo insieme, mangiavamo insieme e ci facevamo visita a vicenda. La vita era differente allora. Ora Gaza è un mondo separato. Non possiamo andare da loro e loro non possono venire da noi”
Sono stato nella casa di uno dei più importanti leader palestinesi, il General Maggiore Jibril Rajoub, un uomo che molti israeliani pensano essere il più moderato del OLP. “Se Hitler si svegliasse dalla sua tomba (è stato cremato, N.d.T.) e vedesse la brutalità di Israele, potrebbe essere scioccato”, mi ha detto.
Uno dei suoi uomini mi ha detto, abbracciandomi forte: “tutti noi, tutti i palestinesi, siamo tedeschi”.
Qui mi conoscono come “Tobi il tedesco”, un nome che uso quando sono con i palestinesi e loro amano me, un uomo ariano. Fossi stato Tuvia, un nome che mi identifica come ebreo, ci sarebbero state buone possibilità che non sarei in vita adesso. In nessun posto in Palestina, o “area A” secondo i termini di Oslo, non può trovare un ebreo, ameno che non sia stato rapito e probabilmente ucciso.
Jibril mi apprezzava. E, per essere onesto, anche a me piaceva. Mi disse che il mio nome non doveva essere più Tobi.
Questo padrone dello spionaggio palestinese trova che io non sono Tobi?
Per grazia e compassione di Allah, no. “Il tuo nome, da adesso è Abu Ali” mi ha detto. Abu Ali, che rappresenta rispetto e coraggio in arabo palestinese, è anche il nome con cui qualche palestinese chiama Adolf Hitler.
Ebbene sì: che differenza fanno 33 anni.
Come è avvenuto questo cambio nelle relazioni arabo-ebraiche? ci sono voluti mesi di vagabondaggio nelle strade per rivelare la presenza di persone che hanno lavorato duro per portare questo cambio in essere.
Chi sono queste persone?
Tristemente, loro sono gli attivisti delle ONG che vagabondano in questa terra spargendo odio. Non sono gli unici, c’è un altro colpevole: l’Unione europea.
Per essere onesto, non sono i soli colpevoli qui intorno. Nemmeno l’americana Agency for Inernational Development, differentemente al credo comune, è fatta di persone rette. Ma USAID è un piccolo attore comparato agli europei, così prendiamocela con gli europei per ora.
Sorpresi? Io lo sono stato. Ma la realtà è il più grande assassino delle sorprese, e la realtà qui è straordinariamente velenosa.
Se qui tu sei un turista, o se perfino vivi qui, molto probabilmente non fai molta attenzione a questo. Ma se tu devi scrivere un libro su questo paese e non puoi chiudere i tuoi occhi e le tue orecchie, la realtà rivela se stessa.
L’ho capita male? controlliamo.
Per piacere, venite con me in un viaggio a Yad Vashem, il museo dell’Olocausto di questo paese. Forse siete stati lì e oggi sto andando lì anch’io. Al contrario di molti di voi, penso, sto andando a Yad Vashem con un viaggio pagato dall’EU tramite un finanziamento della commissione europea.
Mi unisco a una ONG italiana, la “Casa della Pace” di Milano, che porta giovani italiani nel paese con l’intento di provare Israele in prima persona. Questa ONG utilizza anche una guida israeliana che si chiama Itamar.
“Benvenuti in Israele, Palestina” Itamar dice, parlando ad un microfono e poi ci dice di essere un ex-ebreo.
Mentre camminiamo attraverso il museo, Itamar fa del suo meglio per trasformare la storia della Seconda Guerra Mondiale in una storia contemporanea, facendo comparazioni tra i Nazisti di ieri ed Israele di oggi.
“In Israele oggi, gli africani sono stati messi in campi di concentramento” Itamar dice, riferendosi agli immigranti illegali sudanesi ed eritrei, che, apparentemente, ci fa credere che siano bruciati nei crematori dappertutto in Israele.
Quando il tour prosegue, ci spostiamo nella sezione con più morti ebrei, dove un visitatore normale affronta la più potente fase dello stermino di massa di milioni di ebrei. Ma il nostro ex-ebreo ha altre cose in testa. Lui dice: “Quello che vedete qui (a Yad Vashem) è tutto delle vittime ebree, questo è dopotutto un museo ebraico. Ma quello che vedete qui, con ebrei e nazisti, sta anche succedendo oggi, in Palestina. Quello che sta avvenendo qui in Israele è un Olocausto.”
Sono felice, se si può dire così, che mia madre sia morta e non debba sentire questo.
Come persona privata, Itamar è autorizzato a queste sue visioni. Ma ciò che interessante qui è che the EU stia pagando un “ex-ebreo”, un uomo che loro dovrebbero sapere parlare male degli ebrei, per guidare un gruppo di turisti e a Yad Vashem.
E poi, c’è la Croce Rossa o come è conosciuta ufficialmente, ICRC. Questi sono la gente retta della Terra che guida meravigliosi camioncini bianchi con piccole croci rosse e stanno sempre aiutando la gente bisognosa di aiuto.
Bene, non proprio così.
La gente che ho incontrato della Croce Rossa qui fa cose molto più importanti che assistere i malati o prendersi cura delle persone bisognose. Per esempio: spende risorse reclutando e/o equipaggiando arabi con gli strumenti adatti per catturare e registrare i cattivi ebrei che vagabondano in questo pezzo di terra. Israele è un occupante, loro insegnano agli arabi e gli arabi devono combattere gli occupanti ebrei. Quando questa terra è stata occupata? No, no, non dire 1967. Questa terra fu occupata nel 1948.
Come lo so?
No, non ho letto della Croce Rossa nei giornali. I media qui, come ho imparato duramente, non è il posto dove si trovano i fatti. Per scoprire cosa stanno facendo le persone della Croce Rossa, mi sono unito a loro in un giro in una città araba, Jenin, e ho visto di prima mano come loro operano.
Il mio giorno con i ragazzi della Croce Rossa è iniziato stranamente. Mi sono mostrato negli uffici della ICRC nel quartiere di Sheikh Jarrah e mi sono imbarcato the furgone che mi avrebbe portato a Jenin.
Mentre stavamo guidando, il rappresentante della Croce Rossa mi ha parlato: “quando loro (Israele) demoliscono una casa, noi arriviamo insieme alla PRC (Pelestinian Red Crescent, Mezzaluna Rossa Palestinese n.d.t) e offriamo i kit per l’igiene e tende per le persone che hanno appena perso la casa. Tutti gli edifici in Sheikh Jarrah hanno ordini di evacuazione e Israele mette qui i coloni.”
Questo suona veramente male. Quante case sono demolite in Sheikh Jarrah fino ad ora? gli ho chiesto.
Lui ha provato di sommarli tutti nella sua testa ed è uscito con la somma esatta: ZERO.
Questo non ha molto senso, ma non sembra interessare. La Croce rossa non si vergogna nemmeno di condividere i suoi pensieri di odio per scritto, se sei un giornalista tedesco ovviamente. In una email dalla Croce Rossa, mi è stato detto che la Croce Rossa distribuisce le sue analisi sulle questioni dei diritti dell’uomo “con gli stati appartenenti alla Convenzione di Ginevra e loro seguono la nostra interpretazione della legge, con l’eccezione di Israele”
Israele, apparentemente, è il solo paese sulla terra che viola la Quarta Convenzione di Ginevra e i regolamenti della legge umanitaria internazionale. Mannaggia, gli ebrei.
In aggiunta alle ONG straniere operanti nell’area, le ONG israeliane sono anche loro molto attive qui, poiché la loro maggiore sorgente di introito viene dall’estero.
Una delle più famose ONG israeliane è B’Tselem, che è bellamente finanziata con mezzi tedeschi.
B’Tselem ha reso pubbliche varie storie sulla violazione di diritti umani da parte del governo ed esercito israeliano. Come l’hanno fatto? B’Tselem ha ricercatori sul campo, circa 10 in tutto, tutti questi palestinesi.
Ho incontrato un ricercatore di B’Tselem che si chiamava Atef e mi preso per testimoniare di prima mano le orribili cose che gli ebrei avrebbero fatto. Tristemente, quando siamo arrivati dove i cattivi ebrei avrebbero dovuto essere, non abbiamo visto alcun ebreo. Invece, Atef mi ha presentato alcuni abitanti del luogo.
Abbiamo parlato per un momento e improvvisamente il capo della famiglia mi ha accusato, dicendo che io “pago denaro agli ebrei!”
“Quando io ho pagato denaro a qualche ebreo?” Io, Tobi il Tedesco, ho chiesto.
“Beh, non tu personalmente ma il tuo popolo, i tedeschi” lui ha detto.
Ho ricordato ai miei nuovi amici che noi, i tedeschi, non abbiamo scelta che pagare gli ebrei perché li abbiamo ammazzati nella seconda guerra mondiale.
Atef, il ricercatore, ha interrotto: ” questa è una bugia, non ci credo” ha detto.”
L’olocausto così come noi tutti lo conosciamo è un invenzione degli ebrei.
E gli ebrei di B’Tselem stavano chiamando questo uomo un ricercatore di punta.
Queste storie sono solo una goccia nel secchio di quello che ho trovato in questa terra e per il tempo che ho passato, io sapevo come chiamare il mio nuovo libro: “Catch the Jew!” (Acchiappa l’ebreo, N.d.T.), tre parole che raccontano la storia moderna degli ebrei, arabi e l’illuminato mondo occidentale
Quando “catch the Jew!” usci in Israele, le stazioni TV israeliane trasmisero qualche video che io gli diedi, che descrivevano qualche storia che c’è nel libro. Un video era su B’Tselem. Ma B’Tselem si oppose al servizio e accusò che il video era stato tirato fuori dal contesto. Quindi misi una versione più lunga del video su Facebook.
Solo dopo che Haaretz riportò che io avevo citato correttamente il borsista di B’Tselem, l’organizzazione finalmente ammise la verità e licenziò Atef.
Ma Atef fu solo il caso. B’Tselem è una delle tante ONG che operano qui, ognuna dedicata ai “diritti dell’uomo” e alla “pace”, ma in realtà dedicate alla distruzione dello stato di Israele e alla delegittimazione dei cittadini ebrei.
Questo suona duro, lo so ma tristemente questa è la realtà.
Come puoi immaginare, le ONG costano, milioni su milioni e qualcuno deve pagare per loro. La questione è chi?
Secondo gli agenti dell’Intelligence con cui ho parlato, la maggior parte del denaro europeo anti-Israele viene dalla Germania. I finanziamenti tedeschi delle ONG piene d’odio non è il solo convogliamento tedesco in attività anti-israeliane qui. Guardate per un momento i vari partiti politici che operano qui attraverso il loro fondazioni affiliate. Per quanto loro pubblicamente lo neghino, loro coscientemente finanziano gli anti-semiti.
Siccome io sono sul punto di partire, mi chiedo che cosa sembrerà questo paese da qui a 33 anni. Non sono sicuro, siccome ho smesso di essere il rappresentante di Dio da tanto tempo, ma scommetto che se i tedeschi continuano sulla loro strada, in 33 anni non ci sarà un singolo ebreo qui.

Il prossimo libro di Tuvia Tenenbom “Catch the Jew!” sarà pubblicato in febbraio da Gefen Publishing.
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E adesso che lo avete letto, stampatelo, e imparatevelo a memoria.
Noi ci vediamo… boh, non lo so. Comunque ci vediamo.

barbara