ARIA NUOVA ANCHE ALL’ONU

All’uscita [Nikki] Haley, parlando con i giornalisti, ha affermato: “Sono nuova qui, ma questa riunione mi ha colpito in negativo. Con tutto quello che succede al mondo, dai missili della Corea del Nord a quelli iraniani, dalla Siria all’Isis, noi dobbiamo incontrarci ogni mese per attaccare Israele?” (qui)

(Grazie a Stefano Doglio per la segnalazione del video, a sua volta segnalatogli da Ardie Geldman)
Sono sempre più convinta che l’elezione di Trump non sia stata un male minore, bensì un bene maggiore. Non solo per l’America, non solo per Israele, ma per la pace nel mondo e per tutti noi.

barbara

LO STATO DI PALESTINA

Cioè quella cosa che non c’è. E il fatto che non ci sia è la causa di tutti i mali del mondo, di tutte le guerre, di tutto il terrorismo, di tutti gli sfracelli che si verificano in giro per il mondo, che se solo si decidessero a farlo nascere regnerebbe la pace universale e tutti gli uomini si abbraccerebbero e si amerebbero all’istante. Quello. E volete sapere perché non c’è? Ecco, guardate qui.
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E poi vi invito a leggere questo testo di Yair Lapid, precisando che Lapid è all’opposizione, vale a dire che non fa parte di quella compagine politica che le anime belle amano chiamare fanatici di estrema destra. Ecco il testo:

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, di cui ora l’Italia fa parte, recentemente ha approvato una risoluzione che dichiara illegali gli insediamenti israeliani – compresa la nostra capitale Gerusalemme e la spianata delle Moschee, dove sorgeva il Tempio – e chiede a Israele di lasciarli. Quando i membri del Consiglio si sono resi conto che la decisione ha indignato la grande maggioranza degli israeliani, compresa l’opposizione, hanno fatto finta di non capire. «Non è una decisione contro Israele» ci hanno detto i capi di governo di diversi Paesi, «riguarda solo gli insediamenti». È come se Israele annunciasse il suo appoggio alla Lega Nord che rivendica l’indipendenza del Nord Italia. «Non è una decisione contro l’Italia» potremmo dire ai nostri amici italiani, «si tratta solo di Milano». Credo che perfino i simpatizzanti della Lega Nord ci direbbero che è una grave interferenza negli affari interni italiani. L’ambasciatore israeliano sarebbe convocato dal ministro degli Esteri italiano e cortesemente invitato a non immischiarsi più in argomenti di cui non sa nulla. Ed è proprio così che ci sentiamo. Ci sono molti ostacoli che bloccano il processo diplomatico tra Israele e i palestinesi. Quello centrale è che per almeno tre volte i palestinesi hanno rifiutato di accettare uno Stato che comprendeva il 90% del territorio. Se davvero volevano uno stato bastava dire: «Sì». Invece hanno detto «No». Perché? Perché il Consiglio di Sicurezza dell’Onu li ha convinti che non c’è motivo di fare uno sforzo per raggiungere un compromesso che porterà alla pace. Tutto quello che devono fare è dire «no» e le pressioni su Israele cresceranno ancora. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha dimenticato che ogni volta che ai palestinesi è stata data l’opportunità di autogovernarsi hanno preferito ripiegare sul terrorismo. L’ultima volta è stato nel 2005 quando Israele si è ritirato dalla Striscia di Gaza senza lasciarvi nemmeno un soldato o un colono. I palestinesi hanno risposto eleggendo Hamas, un’organizzazione terroristica, e lanciando oltre 15 mila razzi sui civili israeliani. Se rivolgiamo lo sguardo a Nord, al nostro confine con la Siria, vediamo cosa accade ai Paesi che hanno perso il controllo della loro stessa sicurezza. Più di 400 mila persone sono state uccise in quella guerra civile e il Consiglio di Sicurezza si è limitato a esprimere educatamente il suo disappunto. Per qualche motivo il Consiglio di Sicurezza ha ritenuto più urgente attaccare Israele, un Paese che vuole la pace ed è ligio alla democrazia. Israele era, e rimane, intenzionato a cercare una soluzione diplomatica; semplicemente non vogliamo obbedire a ultimatum che arrivano dall’estero. I membri del Consiglio di Sicurezza probabilmente non si fanno problemi a mettere a rischio la nostra sicurezza ma se perdono la scommessa nessuno lancerà i prossimi 15 mila razzi sui bambini italiani. I bersagli saranno i bambini israeliani. I nostri figli. Per il futuro ci aspettiamo dall’Italia, nostra stretta amica e alleata, l’apporto di una voce più equilibrata e ragionevole in seno al Consiglio di Sicurezza. (La Stampa, 07/01/17, Traduzione di Carla Reschia)

Qualcuno ha detto che c’è un solo modo per far nascere lo stato di Palestina: obbligare i palestinesi con la forza ad accettarlo. Io, per la verità, conoscendo la loro ferrea determinazione a rifiutarlo, pronti da sempre a combattere fino alla morte per impedirne la nascita, sono convinta che non ci si riuscirebbe neanche in quel modo lì.

barbara

E PER CHIUDERE L’ANNO IN BELLEZZA

Questa mi sembra la cosa più adatta

People of the Year: Israele

Nessuno lo potrà ammettere fino in fondo ma anche per i campioni del politicamente corretto e dell’islamicamente corretto il 2016 è stato l’anno in cui l’Europa ha cominciato a poco a poco ad aprire gli occhi e a capire che non sono lupi solitari, che non sono pazzi omicidi, che non sono depressi, che non sono folli, che non sono squilibrati, che non sono poveri, che non sgozzano preti per caso, che non finiscono per caso al volante di un tir nel centro di una città, che non uccidono infedeli per capriccio, che non massacrano omosessuali per diletto e che non scelgono per sbaglio di uccidere solo chi non conosce a memoria alcuni passi del Corano. Nessuno lo potrà ammettere fino in fondo, anche se ormai lo abbiamo capito tutti, ma il 2016 è stato l’anno in cui tutti i paesi d’Europa — chi vedendo scorrere sangue sul proprio territorio. chi vedendo scorrere il sangue dei propri cari in un paese amico — hanno sperimentato sulla propria pelle cosa significa vivere a contatto con il terrorismo di matrice islamista. Cosa significa vivere sotto assedio. Cosa significa combattere contro un nemico invisibile che uccide mosso non solo dall’odio ma da un unico e totalizzante progetto omicida: eliminare gli infedeli. Nessuno lo potrà ammettere fino in fondo, anche se ormai lo abbiamo capito tutti, ma il 2016 è stato l’anno in cui i cittadini europei, e anche quelli italiani, hanno capito per la prima volta che cosa significa essere Israele. Hanno capito — loro, noi, meno le cancellerie, meno le burocrazie europee che scelgono di marchiare i prodotti israeliani, meno i paesi che triangolando con l’Unesco provano a cancellare la storia di Israele, e stendiamo un velo pietoso su Obama — che la guerra dalla quale l’Europa e l’occidente devono difendersi è la stessa guerra dalla quale deve difendersi Israele ogni giorno della sua vita. La guerra che l’Europa combatte con scarsa convinzione e poca consapevolezza contro lo Stato islamico è la stessa guerra mortale combattuta da Israele sui suoi confini. Contro Hezbollah. Contro Hamas. Contro l’Isis. Contro tutti coloro che ogni giorno minacciando la vita di un israeliano mettono in discussione la libertà dell’occidente. Nessuno lo potrà ammettere fino in fondo ma la violenza islamista contro la quale Israele combatte da anni è la stessa che negli ultimi mesi ha attraversato Parigi e Nizza, Berlino e Istanbul, Bruxelles e Baghdad, Tel Aviv e Gerusalemme, Minnesota e New York, Sydney e San Bernardino, la stessa che ha colpito cristiani, ebrei, donne, omosessuali, yazidi, curdi e musulmani innocenti, la stessa che ha costretto alla fuga dalle loro terre milioni di profughi fuggiti per non essere macellati. Nessuno lo potrà ammettere fino in fondo, ma il 2016 ci ha dimostrato, semmai ce ne fosse ancora bisogno, che nonostante Obama, nonostante l’Onu, nonostante l’Unesco, Israele siamo noi. Lo abbiamo capito dopo una lunga striscia di sangue. Lo abbiamo capito dopo aver messo insieme i tasselli del mosaico dell’orrore. Con gli attentati riusciti e quelli non riusciti, di cui oggi il Foglio vi dà conto. “La sconfitta dell’islam militante — ha detto a settembre Benjamin Netanyahu di fronte alle stesse Nazioni Unite che provano ogni giorno a rosicchiare via un pezzo di storia di Israele — sarà una vittoria per tutta l’umanità, ma sarebbe soprattutto una vittoria per quei tanti musulmani che cercano una vita senza paura, una vita di pace, una vita di speranza. Ma per sconfiggere le forze dell’islam militante, dobbiamo lottare senza tregua. Dobbiamo combattere nel mondo reale. Dobbiamo combattere nel mondo virtuale. Dobbiamo smantellare le loro reti, interrompere i loro finanziamenti, screditare la loro ideologia. Possiamo sconfiggerli e noi li sconfiggeremo. Il medievalismo non può competere con la modernità. La speranza è più forte dell’odio, la libertà più forte della paura. Possiamo farcela”. Israele siamo noi. E il paese dell’anno, il paese modello, non solo per questo 2016, non può che essere questo. Buon Capodanno a tutti. E mai come oggi viva Israele.
Claudio Cerasa, Il Foglio, 31/12/2016

Poi, visto che sei in vacanza e non hai niente da fare, vai a leggere anche questo.
E buon anno a tutti.

barbara

QUESTO È UN LEADER!

E parla come un leader.

“All’Onu, l’ennesima vergogna. Prenderemo provvedimenti”

La risoluzione dell’Onu che condanna degli insediamenti israeliani in Cisgiordania è una “vergogna” e lo Stato ebraico intende “interrompere i finanziamenti” alle istituzioni delle Nazioni Unite. Lo ha detto il premier israeliano Benyamin Netanyahu

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(nell’immagine durante l’ultimo intervento tenuto alle Nazioni Unite), citato dai media locali, nel primo intervento pubblico all’indomani del voto del Palazzo di Vetro.
“La risoluzione definisce la terra israeliana occupata, e questo è vergognoso”, ha detto il premier. Il presidente americano Barack Obama “si è schierato contro Israele”.
“Ho chiesto al ministero degli Esteri di avviare una rivalutazione entro un mese di tutti i nostri contatti con le Nazioni Unite, compresi i fondi israeliani alle istituzioni Onu e alla presenza di rappresentanti in Israele”, ha detto il premier.
Netanyahu ha poi annunciato di aver già disposto il congelamento di circa 30 milioni di shekel destinati a “cinque strutture Onu particolarmente ostili nei confronti di Israele”. (Moked, 25/12/2016)

E poi vai a leggere anche qui, qui e qui.

barbara

QUALCHE RIFLESSIONE SU UN CARTELLO

Che sarebbe questo.
illegale
E devo dire che raramente, negli ultimi tempi, mi è capitato di vedere una cosa tanto veritiera. Perché è verità sacrosanta che tutto, assolutamente tutto ciò che riguarda Israele è illegale: illegali le risoluzioni dell’Assemblea Generale dell’ONU, illegali le risoluzioni della commissione per i diritti umani, illegali le risoluzioni dell’UNESCO, illegali le iniziative BDS, illegali le manifestazioni anti israeliane con bandiere bruciate e slogan di odio, illegale il sostegno e il finanziamento al terrorismo che colpisce Israele, illegali la stragrande maggioranza delle ONG che divorano miliardi di dollari per fare propaganda anti israeliana, illegale la politica leccaculiana nei confronti della lobby del petrolio da parte della stragrande maggioranza degli stati europei, illegali un’infinità di articoli di giornale e servizi televisivi che si occupano di Israele, illegale l’attività di moltissimi giornalisti e fotografi accreditati in Israele, pagati per fare propaganda anti israeliana (si chiama prostituzione, e a differenza della prostituzione onesta che si pratica sui marciapiedi, questa prostituzione qui è la quintessenza della disonestà), illegali i ministri che si astengono perché non sanno se il Tempio ebraico in cui Gesù è stato presentato, circonciso, riscattato, ha fatto il bar mitzvah (la “disputa coi dottori” a dodici anni), da cui ha cacciato cambiavalute e venditori di colombe, in cui si è seduto a insegnare ai suoi discepoli, sia esistito o no (mentre non c’è ombra di dubbio sull’esistenza dell’asino che ha portato Maometto in cielo partendo da una moschea costruita settantatre anni dopo la sua morte), illegale la pretesa che le guerre scatenate e perse non siano state scatenate e non siano state perse, illegale la pretesa che ciò che è stato reso judenrein di fatto tramite la violenza diventi judenrein anche di diritto, illegale obbligare Israele a trattare con chi vuole unicamente la sua distruzione, illegale arrogarsi il diritto di decidere quale debba o non debba essere la capitale di Israele…
Io per il momento mi fermo, ma se a qualcuno non basta, posso tranquillamente continuare.

barbara

SE L’ONU SI È TRASFORMATO IN UNA GRANDE MOSCHEA

Mi sembra che questo articolo di Fiamma Nirenstein di qualche settimana fa, sia la cosa più adatta a commentare il post precedente.

Il Giornale, 19 febbraio 2016

L’ONU riesce sempre a farti sbarrare gli occhi nonostante ormai il suo catalogo sia classicamente impregnato di odio antioccidentale, ossessione antisraeliana, abbandono dei diritti umani. Anche stavolta la famosa esperta Anne Bayefsky ci accompagna nei corridoi dell’edificio vetrato ornato, a New York, di tutte le bandiere del mondo. Ma un’occhiata all’interno ci porterà nell’edificio dell’Assemblea generale, a uno stupefacente cumulo di tappeti da preghiera e anche a mucchi di scarpe.
La preghiera è certamente una bella cosa, ma dentro l’Onu sembra essere praticata pubblicamente (un po’ come si vide nei boulevard di Parigi, o in piazza del Duomo a Milano) soltanto da una fede anche oltre la sala da meditazione che era nata per ospitare qualsiasi fede. Fu creata nel 1957 con la supervisione dell’allora segretario Dag Hammarskjold che voleva “uno spazio in cui le porte possano essere aperte alle infinite terre del pensiero e della preghiera”. Adesso, lo spazio è prenotato dalle 11,45 alle 3:00 (l’ONU non dice da chi) ogni giorno. Le preghiere musulmane sono divenute così popolari che i tappetini e le scarpe strabordano anche sui percorsi turistici.
I cristiani, gli ebrei, gli indù, invece, ed è certo una loro scelta, non compaiono mentre la fede islamica ci tiene a mostrarsi dentro il Consiglio Generale. È una ricca presenza anche il Qatar che ha investito milioni in una sala tutta broccati e ornamenti d’oro che Ban Ki-moon ha definito “perfetta per negoziati dietro le quinte”. Tutto questo non è folclore: per quanto la religione debba essere sempre rispettata in quanto tale, tuttavia qui non si può fare a meno di considerarne l’espressione strabordante come un simbolo dell’intera vicenda onusiana.
L’Onu, nato nel dopoguerra per diventare il difensore dei diritti umani contro la violenza e la dittatura dopo gli orrori passati, è stato poi divorato da logiche interne. La presenza strabordante di Paesi non democratici, soprattutto del blocco islamico (57 membri dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica) e dei cosiddetti “Paesi non allineati” (120) ha condotto a una sistematica demolizione dello scopo basilare delle Nazioni Unite, che ha 193 membri: è una pura questione matematica.
Così, per esempio, è stato sempre impossibile definire unanimemente il terrorismo, e possibile invece (sin dall’82) legittimare “la lotta dei popoli contro le occupazioni con tutti i mezzi a disposizione”, evitare la difesa delle persone omosessuali nell’ambito dei diritti umani, seguitare a far circolare l’idea che la Carta islamica dei diritti, in cui le donne sono discriminate e la sharia auspicata, sia una valida sostituta per quella approvata dalle Nazioni Unite, fare di Israele uno Stato canaglia con mille invenzioni pazzesche, e rendere un Paese che rappresenta lo 0,1 per cento della popolazione mondiale oggetto del 40 per cento circa delle risoluzioni dell’Assemblea e del Consiglio per i diritti umani, ignorare le grandi stragi, mettere Paesi come la Cina, la Libia, l’Arabia Saudita in posizioni preminenti nel Consiglio e in commissioni delicate e importanti come quelle per i diritti delle donne…
Insomma l’immagine di tutti quei tappeti e quelle scarpe è difficile da collocare in un ambito puramente religioso, quando pochi giorni fa Ban Ki-moon ha dichiarato che i quotidiani attacchi terroristici a Israele sono frutto della frustrazione causata dal ritardo di una ripresa delle trattative, mentre i giovani terroristi inneggiano alla Moschea di Al Aqsa e dichiarano su Facebook e ovunque possono il loro odio razzista per gli ebrei. Ma questo all’ONU non si dice, non si è mai detto, anzi, l’esaltazione della “causa palestinese” ne è uno dei maggiori oggetti di attivismo, mentre niente si fa per i milioni di vittime della corrente ondata di assassinii e di terrore in Medio Oriente.

E a questo sconfortante resoconto, non ho davvero niente da aggiungere.

barbara